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Giornale: Io Donna / N°17 / 28.04.2001
Autore: Simona Vigna
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Nuvole di Fumo. Benefico, per una volta. E antidolorifico. La terapia del dolore ha trovato un'insolita fonte cui attingere: la canapa. La cannabis stiva, messa da sempre sotto accusa come droga (anche se leggera), sembra poter essere riabilitata come farmaco di punta per il trattamento del dolore acuto e di altre conseguenze di malattie debilitanti come cancro, sclerosi multpla o Aids.
Il Tetraidrocannbinolo (Thc), il controverso principio attivo contenuto nella cannabis e considerato il principale responsabile degli effetti prodotti in chi la fuma, sta trovando interessanti applicazioni nel campo medico tanto che comincia a entrare timidamente anche nella farmacopea commerciale. In Paesi come Gran Bretagna, Olanda, Stadi Uniti e Canada, alcuni farmaci a base di cannabis sono ufficialmente premessi sostto stretto controllo medico. In Germania, in particolare, ne é stato concesso l'utilizzo terapeutico per la cura di malati di tumore, sclerosi multipla, Aids, epilessia, oltre che di alcune complesse forme di emicrania. In America, invece, proprio in questi giorni la Suprema corte federale sta esaminando la possibilitá di legalizzazare il fumo di marijuana per pazienti affetti da gravi patologie. Mentre in sei Stati americani é giá permesso il "fumo" curativo purché ristretto a comunitá-club di pazienti autorizzati.
E in Italia? La campagna di informazione sulla terapia del dolore, lanciata soppratutto dal Tribunale per i diritti del malato, menziona una serie di alternative ai farmaci tradizionali: dalla morfina al metadone, dagli antinfiammatori fino alla fisioterapia. Ma non fa nessun particolare riferimento alla cannabis o ai suoi derivati. La legge da poco varata in tema di trattamenti analgesici non la contempla. Anche se nel privato, come ha documentato una recente inchiesta di Report, programma di approfondimento giornalistico di Rai 3, sono molti i malati che si autocurano con l'erba.
"La nostra posizione é precisa: non vogliamo lasciarci sopraffare dai pregiudizi che circondano l'uso di questa sostanza. Se esiste un'opportunitá terapeutica per il malato, ben venga. Naturalmente sotto preciso controllo medico, come succede per altri farmaci" commenta Alessandro Lamanna, del Tribunale per i diritti del malato.
Ma che cosa ne pensa la comunitá scientifica? "Personalmente sono favorevole all'impiego di cannabis a scopo terapeutico" racconta Gaetano Di Chiara, docente di Farmacologia all'Universitá di Cagliari. "Bisogna comunque chiarire che, a differenza di quanto si sente dire in modo un po' troppo semplicistico, a un malato che soffre non vanno offerti marijuana o hashish da fumare. Quello che si propone é l'uso, sotto forma di farmaci, di derivati di Delta-9-tetraidrocannabinolo, il principio attivo della pianta. Analoghi medicinali, sintetici o semisintetici, sono giá da tempo disponibili: se ne trovano di vario tipo e sono tutti concepiti in modo da evitare gli effetti psicoattivi normalmente provocati dall'assunzione di cannabis (ndr MC-2001: gli effetti psicoattivi nel trattamento delle malattie sono di certo indesiderati, ma di effetti collaterali l'uso -magari con pipe ad acqua - dell'erba non trattata, potrebbero essere eliminati)".
A livello di studi, del resto, il meccanismo attraverso il quale il Thc agisce sul cervello é diventato in tempi recenti uno dei piú fecondi cambi di indagine della neurofarmacologia e delle neuroscienze. Si é sperimentata non solo la sua azione analgesica, ma ne sono state dimostrati anche gli effetti antianoressizzanti (vale a dire stimolanti dell'appetito), antispastici e antiemetici (in grado di prevenire e reprimere il vomito). Il Thc sembra possedere inoltre proprietá terapeutiche in grado di combattere il glaucoma, una delle maggiori cause di cecitá, alleviando la pressione intraoculare. Proprio due mesi fa, infine, in Inghilterra, con il sostegno del Medical Research Council, é partito il piú vasto test clinico mai intrapreso sulla cannabis per verificarne l'efficacia nel controllo dei tremori indotti dalla sclerosi multipla. Come si spiegano queste capacitá? "Il sistema dei cannabinoidi endogeni, composti prodotti dal nostro corpo con una formula diversa ma una forma simile a quella del Thc, viene usato dal cervello per trasmettere una serie di funzioni, come dolore, nausea, fame, sazietá" spiega Di Chiara. "Ora il Thc puó intervenire su questo sistema con notevole specifivitá perché si lega agli stessi recettori".
Benché i ricercatori non lo dipingano come una panacea, ma piuttosto come una freccia in piú da inserire nell'arsenale farmacologico, rimane difficile accettare che il principio attivo della canapa sia un nuovo strumento terapeutico. Da considerare alla stegua degli oppioidi, almeno per quanto riguarda l'azione antidolorifica. Che cosa impedisce di apprezzare le capacitá medicinali dalla nocivitá della cannabis consumata come stupefacente e dalla paura che un beneplacito riguardante le sue proprietá curative sia un semaforo verde anche per il resto? "Ma questo é un aspetto che deve rimanere distinto" sostiene Di Chiara. "Se la sostanza é utile dal punto di vista terapeutico non significa che sia stata promossa su tutti i fronti. Che cosa dire della morfina, allora, che é la peggiore droga esistente dal punto di vista della dipendenza. Eppure nessuno puó negare che sia, allo stesso tempo un farmaco insostiuibile, un potentissimo analgesico: tutti i medici la tengono a portata di mano".
Non ha senso quindi, affermare che se la cannabis puó essere utilizzata come farmaco allora non fa male all'organismo (ndr. Scusate se intervengo, ma la signora autrice di questo articolo, ha malinterpretato il medico. Lui ha fatto riferimento alla morfina che é una droga ma il quale utilizzo medico é insostituibile per spiegare che se ci sono dei dubbi - e in questo caso solamente dei miti - su una sostanza, bisogna prima accertare i benefici e probabili danni, prima di gridare la sua nocivitá). Come non ha senso frenare le sperimentazioni cliniche di questo composto sulla base del suo potenziale abuso (ndr. e ce ne vogliono di canne per poter parlare di abuso nocivo).
"È il destino della cannabis quello di essere incompresa e sottovalutata" conferma Jane Marmor, oncologa, membro del Californian Medical Association, organizzazione che ha favorito la legalizzazione dell'uso di marijuana nello Stato di California. "Sono in contatto giornaliero con pazienti affetti da malattie croniche o terminali che ammettono di fumare marijuana. Se gli studiosi dimostreranno in maniera definitiva che la cannabis é efficace, anche solstanto per un numero ristretto di individui, dovrebbe essere ovunque autorizzata con regolare ricetta medica. Altrimenti dovrebbero vietare a un medico come me di prescrivere legalmente cocaina, sostanza che offre sicuramente maggiori opportunitá di cattivo uso".