Giornale: La Repubblica / 23.04.2001
Autore: Elena Dusi
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Roma - Individuata la chiave della dipendenza dalla droga. Il bisogno di assumere cocaina e eroina - ma anche sostanze più leggere come cannabis, ecstasy o nicotina - ha origine in una zona molto profonda del cervello che si chiama "conchiglia del nucleo accumbens". La scoperta, realizzata dai ricercatori del centro di neurofarmacologia del Cnr di Cagliari, è appena stata pubblicata sul Journal of Neuroscience. Individuato l'anello fondamentale della catena della dipendenza, sarà ora più facile tentare di spezzarla.
Il professor Gaetano Di Chiara del Cnr, in collaborazione con il collega Bruno Giros dell'Inserm di Parigi, ha ottenuto un ceppo di topi geneticamente modificati privi del recettore per la cocaina (chiamato Dat). Nonostante questo, con stupore degli scienziati, gli animali continuavano a cercare compulsivamente la droga.
"Abbiamo allora capito - spiega Di Chiara - che il meccanismo della dipendenza seguiva un circuito diverso da quello a noi noto". Agire sul recettore della sostanza stupefacente non bastava a ridurre il bisogno della droga. Occorreva andare a cercare altrove la causa profonda della dipendenza. L'obbiettivo è stato raggiunto quando si è andati a studiare la conchiglia del nucleo accumbens, un'area del cervello molto piccola ma fondamentale che, in caso di assunzione di droga, libera un neurotrasmettitore chiamato dopamina.
Proprio contro l'eccesso di dopamina nella conchiglia i ricercatori di Cagliari hanno puntato il dito. Lì starebbe infatti l'origine dei fenomeni di tossicodipendenza. "Grazie a tecniche di microdialisi nel cervello - ha spiegato Di Chiara - abbiamo misurato le sostanze prodotte dagli impulsi nervosi e abbiamo scoperto che la cocaina e l'anfetamina continuavano a provocare un aumento della dopamina anche nei topi privi del recettore Dat". La dopamina è una sostanza che - nella giusta quantità - regola il nostro comportamento istintuale, presiedendo all'alimentazione, all'attività sessuale e all'istinto materno.
Anche la conchiglia del nucleo accumbens è legata alla nostra natura più vicina agli animali. Si tratta infatti di un'area del cervello molto antica e profonda, presente anche negli esseri meno evoluti di noi. Le droghe scatenano in questa zona dei comportamenti simili a quelli dettati dal nostro istinto, ma in maniera assolutamente svincolata dai limiti che sono presenti in natura.
La scoperta apre la strada allo sviluppo di farmaci che, agendo selettivamente sulla trasmissione nervosa nell'area della conchiglia, possano spezzare la condizione di dipendenza senza produrre effetti collaterali. Secondo Di Chiara sarà in futuro possibile bloccare la dipendenza agendo direttamente sul piacere provocato dall'assunzione della droga. Le ricerche si incanaleranno ora nella creazione di una sostanza analoga al metadone, ma molto più mirata ed efficace. Saranno tuttavia necessari ancora molti esperimenti prima di poter applicare il farmaco sull'uomo.