Da "Il Manifesto" dell'08.03.2001
U
na Legge da Buttare
L' avvio della campagna "signor giudice ho piantato un seme" intende, attraverso la scelta radicale di una autodenuncia di massa, manifestare il dissenso verso le previsioni dell'ordinamento giuridico rispetto alle condotte legate all'uso personale delle sostanze stupefacenti. La normativa sulla coltivazione è rivelatrice della profonda distanza esistente, in materia di droghe, tra il sentire comune e la norma giuridica. I consumatori abituali od occasionali di droghe leggere sono milioni. Milioni di persone che provano piacere a fumare abitualmente o occasionalmente uno spinello, attività dagli effetti identici a quelli dati dal bere un bicchiere di vino, sono soggette, in base alla normativa prevista dal Dpr 309/90 (testo unico delle norme sulle sostanze stupefacenti) al rischio della sospensione della patente di guida, del passaporto, della licenza del porto d'armi, del permesso di soggiorno se cittadini extracomunitari (oltre al rischio sempre incombente dell'apertura di un procedimento penale).
Con la descritta gamma di sanzioni amministrative l'ordinamento giuridico continua a colpire le condotte funzionali all'uso personale di sostanze stupefacenti (acquisto, detenzione ed importazione) nonostante a seguito del referendum abrogativo del 18 aprile 1993 nessuna norma preveda il divieto di uso di sostanze stupefacenti. Come a dire che fumare uno spinello non è vietato (salvo le pene imposte dal codice della strada per chi guida sotto l'effetto di droghe) ma è punito chi acquista o possiede ciò che occorre per fumare. Tale impostazione normativa, illogica e contraddittoria, risulta fortemente punitiva per chi decida di provvedere personalmente alla produzione della sostanza stupefacente necessaria al proprio uso personale. La coltivazione infatti è considerata comunque un reato a prescindere dall'uso che il coltivatore voglia fare del prodotto.
Per le condotte diverse dall'acquisto, dalla detenzione e dalla importazione delle sostanze stupefacenti - in ordine alle quali è rilevante la distinzione tra l'impiego personale e la finalità di spaccio, applicandosi nel primo caso la sanzione amministrativa e nella seconda ipotesi la sanzione penale - si entra direttamente nel circuito penale (trattasi di condotte quali la coltivazione e l'esportazione). In tali casi l'accertamento della finalità dell'attività, uso personale o spaccio, non incide sulla natura della conseguenza giuridica, che sarà sempre e comunque una sanzione penale. Tutto ciò conduce ad una ingiustificata disparità di trattamento ed a conseguenze paradossali: si consideri l'ipotesi in cui l'indagato venga sorpreso dalle forze dell'ordine mentre coltiva di un numero limitato di piante di marijuana, a costui dovrà applicarsi la sanzione penale, mentre si applicherebbe la sanzione amministrativa al medesimo indagato che portata a termine la coltivazione abbia sradicato le piante detenendole in casa.
Il valore della campagna sta nell'affrontare anche questa contraddizione, e nel fare emergere i paradossi segnalati, che costituiscono comunque segnali di una legislazione complessivamente inadeguata e stupidamente repressiva.
*Associazione Progetto Diritti
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