SPICE GIRLS

"Forever" Recensione di ROCKOL: “Voto: zero. In copertina sono in nero e il titolo è un po’ un epitaffio. Queste sono le Spice Girls che si preparano alla morte. E’ solo un album di R&B senza anima, privo di idee, noioso”.
Questo scrive il “New Musical Express” del terzo album delle ragazze-spezia. Ovvero: i media, megafono del sistema, stanno preparando i cannoni. Del resto, devono assolvere alla loro funzione: indicare alle genti la direzione da prendere. Siamo qui per creare re e regine, e per abbatterli, oppure, per citare “La società dello spettacolo” di Guy Debord, “Stalin come la merce fuori moda sono denunciati da quelli stessi che li hanno imposti, ogni nuova menzogna della pubblicità è altresì la confessione della sua menzogna precedente”. Prepariamoci quindi ad apprendere (da coloro che in questi anni le hanno coccolate e inseguite) che l’album delle ragazze-spezia è artisticamente privo di contenuti, irrilevante, inconsistente come la loro effimera proposta.
Ma è davvero inconsistente, “Forever”? Più dei due Spice-dischi precedenti, più di tanta altra roba che risuona gioiosa da MTV e dalle radio? In fondo, no: “Forever” è meglio del fortunatissimo disco delle TLC, e vale platino rispetto agli album di ‘N Sync e Westlife. Ha personalità e qualche idea, anche se il tentativo di diventare “adulte” scartando le canzonette e arruolando Rodney Jerkins le costringe a un compromesso r’n’b che forse Melanie C, unico talento vero tra le quattro, non ha accettato del tutto volentieri. Ma chiudiamo subito la parentesi, giacché commentare il disco è operazione fuorviante: qualcuno ha forse recensito gli altri accessori dello Spice-marketing, come la Spice-gomma da masticare o le Spice-bambole? No, non perdiamo tempo e scansiamoci: come le statue di Lenin laggiù ad Est, le effigi delle detentrici del potere (il girl power, nientemeno) stanno per rovinare al suolo. Tutto era scritto fin dal primo giorno: le ragazze-spezia hanno scelto di incarnare il volto della società dello spettacolo, che si regge su una serie di merci che regnano e che sono giovani, che si scacciano e rimpiazzano se stesse - dal nuovo cellulare al DVD, dal calciatore colombiano che nessuno ha mai visto giocare al nuovo eccitante gruppo in cui i teenagers non mancano di identificarsi (tanto, per quello che hanno da fare…). Si noti che quasi senza combattere, le ragazze-spezia accettano il loro fato: a loro tempo hanno firmato il patto faustiano che concedeva loro fama e fortuna; sapevano bene che non c’è “mania”, dai Beatles a Elvis ai Take That, che possa durare più di qualche anno senza conoscere una qualche forma di (necessaria) caduta degli dèi. Il gioco cui si sono prestate, inondando il globo (lo “Spice world” da esse vagheggiato) di Spice-patatine e Spice-diari, Spice-macchinefotografiche e Spice-scooter, ma soprattutto di immagini, sta entrando nella fase finale. Non c’è giornale che oggi non esiti di fronte alla prospettiva di metterle in copertina: c’è bisogno di immagini nuove. Viene in mente quel verso di Majakovskij più volte citato da Andrea Pazienza: “La vecchiezza è una Roma senza burle e senza ciance, che non prove vuole dall’attore ma una completa rovina”. Ci mancheranno le Spice Girls? Se dovessimo giudicare da quanto alle ex ragazzine urlanti mancano i Take That, no. Probabilmente, però, grazie agli stivaloni e ai vestiti-bandiera, tra dieci anni ci verranno riproposte a “Meteore”, e conosceranno un revival come i Village People o gli ABBA. Che nostalgia, vero? Come eravamo giovani. Ma dove se n’è andato il tempo? Da nessuna parte, naturalmente…

"Spiceworld" Recensione di ROCKOL:Se state leggendo queste righe, non è certo perchè Rock Online ha "sparato le Spice", come tutti gli altri giornali, e voi siete incappati nell'articolo quasi controvoglia. No, se vi trovate qui è perchè avete consapevolmente e responsabilmente cliccato sulla recensione del nuovo disco delle Spice Girls, SPICE WORLD. Quindi, visto il soggetto in questione, o siete fans delle cinque powergirls, oppure siete qui per curiosità, magari sperando in una recensione impietosa e massacrante.
Effettivamente, di fronte a un fenomeno così estremo, la tentazione di prendere una strada estrema è affascinante: farle sistematicamente a pezzi, oppure lanciarsi in un'apologia controcorrente e provocatoria? Beh, non vorremmo deludere nessuno, ma abbiamo cercato di essere obbiettivi, e di badare alla sostanza del disco. Il che non è semplice: come sanno benissimo i fans, la musica è solo una parte del prodotto Spice Girls, ed è il disco stesso a ricordarcelo, accludendo un gustoso catalogo di prodotti che hanno pari dignità rispetto al Cd o alla cassetta. Grazie al modulo accluso, potete infatti ordinare macchine fotografiche Spice, ben tre orologi (spicca la versione "girl power"), magliette, diversi tipi di tazze per la vostra spice-breakfast, e via dicendo. In ogni caso, il disco presenta due anime. Le Spice si dividono, con una certa equità, tra due coppie di autori-musicisti-produttori: gli Absolute, che conferiscono al loro lavoro un gusto retro-Wham (beh, le radici del fenomeno sono quelle) e la coppia Stannard-Rowe. I primi firmano "Stop" e "Too much", semplici con raffinatezza e piuttosto gradevoli, Jacksoneggianti (più nel senso di Janet che di Michael); i secondi pigiano l'acceleratore su atmosfere più artificiose e inconsistenti ("Spice up your life", "Never give up the good times") ma molto colorate, necessarie a conferire maggiore evidenza al prodotto. Sorprende la poca attenzione alle mode del momento, a sonorità jungle o altri giochi di prestigio. Sembra un po' di risentire la Madonna di TRUE BLUE, alla ricerca di un suono pop per tutte le stagioni, svincolato dalle mode del periodo. Non a caso, proprio come insegna Miss Ciccone, c'è il tributo agli ascoltatori ispanici ("Hasta manhana, viva forever").
Ovviamente le cinque cantano a turno, e nel CD non viene indicato nessun tipo di primato in un pezzo o nell'altro. Meglio così, perchè un paio di loro sembrano dotate anche di qualche dote vocale, mentre le altre si mascherano astutamente nel coro o in simil-rap che ne attenuino i problemi. Ansiosamente cerchiamo nei testi qualche curiosità da segnalare, ma da questo punto di vista, il marketing non concede nulla: è ammirevole come tutti i modi di comunicare "Spice up your life" siano utilizzati. Compare perfino, ripetuta ossessivamente, la parola "generation", ma non siamo
dalle parti di Pete Townshend: il vocabolo è libero di vagare decontestualizzato, ripetuto senza un perchè in "Move over". Forse si tratta di un sottilissimo messaggio, che sottolinea che le Spice si ergono a paladine di una generazione che si fa picca di essere una generazione punto e basta, senza essere "beat" nè "X", nè "pulp" nè "shampoo"... Sarebbe già carino, ma forse è una mera speranza. La sensazione è che anche le parole-chiave siano scelte come in uno spot pubblicitario, rispondendo alla domanda: "cosa dobbiamo comunicare?" Solo nella conclusiva "The lady is a vamp" compare un manifesto più dettagliato, sul quale vale la pena di soffermarsi. Ci viene detto che Elvis e Ziggy Marley (chissà perchè) non sono male, ma il tributo d'amore va a "power-girls" come le Charlie's Angels, le Supremes, Twiggy, Jackie Onassis, Marilyn Monroe, Sandy Denny (toh), delle quali si considerano le continuatrici: "Scary, Baby, Ginger, Posh, Sporty, ora tocca a noi". Bella lì. Finito il disco, nonostante lo sforzo degli Absolute, sembra di trovarsi di fronte a un disco prodotto per sostenere la Barbie o i telefilm interpretati da Cristina D'Avena qualche anno fa: la musica c'è ma è solo uno degli aspetti dello Spice World; è un pretesto per arrivare al target in un mondo in cui essere una poPstar è il mestiere più figo del mondo, specie se si è femminucce e non si gioca a calcio. Rimane la curiosità di sapere, quando le cinque si scioglieranno (il prodotto non è programmato per reggere altri tre anni; i Take That in questo senso avevano qualche chance in più dal punto di vista artistico), chi di loro insisterà con la musica, chi farà qualche filmetto e chi si limiterà a godersi il malloppo.
  

         MELANIE C       

"Northern Star" Recensione di ROCKOL:L’industria discografica inglese dimostra per l’ennesima volta di non avere concorrenti quando si tratta di riconvertire popstar dedite a bubble-gum music di successo in artisti – talvolta tormentati, finanche – dalla incensata credibilità e dal (finora nascosto) spessore musicale. Era successo con Robbie Williams, è andata meno bene con il duo Geri Halliwell e Gary Barlow, torna di grande livello il lavoro fatto con Mel C, al secolo Melanine Chisholm, Sporty Spice in carica nella formazione più pop degli anni ’90. Anche se in pochi se ne erano accorti, visto che le Spice Girls cantano spesso con la tecnica di Qui, Quo & Qua – cioè una strofa a testa, o un verso a testa, dipende – e se le sue tute Adidas poco potevano in attrattiva per essere all’altezza delle curve di Ginger, della panterona Mel B., della paffutella Emma e delle pose da mannequin di quartiere di Victoria, Mel C – come direbbero gli inglesi – can really sing. In questo album lo dimostra abbondantemente, spaziando da sonorità rock a tratti persino sperimentali a ballad meno teenage e più adulte, pur senza dimenticare di lasciar venire fuori il lato proto-motown tanto caro alla band delle sue amiche. Però “Northern star” è piacevole, e il pregiudizio Spice cade abbastanza miseramente. Merito sicuramente – e qui si torna al discorso iniziale – della squadra allestita per mettere insieme questo album, una sorta di ‘nazionale produttori’ che ha collezionato quasi soltanto grandi successi. Eccoveli presentati, uno per uno, come quando si viene annunciati ad una festa:
William Orbit: già con Beth Orton (la cocca di Springsteen), Blur e Ricky Martin, ha fatto il suo capolavoro producendo “Ray of light” di Madonna. Su “Northern star” produce “Go”, scritta e suonata anche da lui.
Marius De Vries: remixer per Bjork, Massive Attack, Fiona Apple, De La Soul, produttore per Madonna, Pj Harvey, Annie Lennox (non so se vi state rendendo conto!), ha scritto canzoni anche con Robbie Robertson (e andiamo…) e Neil Finn. Su “Northern star” suona, produce e programma la title track, “Goin’ down”, “Why”, “Closer” e “Follow me”.
Rick Nowels: già al fianco di Belinda Carlisle, Dido, Stevie Nicks, Sinead O’Connor, Madonna, Anita Baker, N’Sync, Celine Dion. Per “Northern star” ha scritto cinque pezzi – “Feel the sun”, “Northern star”, “Closet”, “I turn to you” e “If that were me” – e ne ha prodotti due (gli ultimi citati).
Rhett Lawrence: già produttore per Mariah Carey, Selena, Michael Jackson, Monica. Sull’album di Mel C produce e scrive “Never be the same again”, alla cui registrazione ha partecipato anche Lisa “Left eye” Lopes delle TLC.
Rick Rubin: uno degli inventori dell’hip hop in qualità di fondatore della Def Jam Records (Public Enemy, Beastie Boys, LL Cool J), ha prodotto album di Red Hot Chili Peppers, Tom Petty, Stayer, Johnny Cash. Per Mel C ha prodotto tre brani (“Suddenly monday”, “Ga ga” e “Be the one”).
Craig Armstrong: un protetto dei Massive Attack (incide per la loro casa discografica), ha lavorato anche con Nellee Hooper e U2. Qui ha arrangiato gli archi e collaborato alla produzione di “Feel the sun”.
Patrick McCarthy: produttore, sound engineer, ha già collaborato con Madonna, Indigo Girl, Joe Henry, Ricky Martin e REM. S’è occupato del missaggio di tutti i brani dell’album (tranne “Ga ga”).
Con una squadra così, viene da invertire la domanda e l’interlocutore: come volete che sia questo disco? La risposta: bello, perché è un’operazione di marketing perfetta. E ben riuscita. Il problema a questo punto sarà tenerre il piede in due scarpe, visto che il pubblico di “Northern star” e quello di “Wannabe” non sono esattamente gli stessi.

 

"Northern Star" Recensione di DIPPIU' MUSICA E FENOMENI:Se devo essere sincero di tutte le Spice Girls Melanie C è quella che apprezzo meno (il mio cuore batte per la pepata Mel G). Sarà forse dovuto alla sua violenta passione per le arti marziali o più probabilmente ad una femminilità ridotta ai minimi termini, fatto sta che mi sono avvicinato a questa "stella del nord" senza particolari entusiasmi. Mi sono dovuto ricredere perche' il debutto solista della sporty Spice non manca certo di argomenti convincenti a partire dalle aggressive chitarre del singolo Goin'down sino ad arrivare, attraverso le battute hip hop di Never Be The Same Again, ai suoni acustici di Be The One. Per chi è alla ricerca delle dolci e curate melodie che hanno fatto la fortuna del gruppo madre dell'atletica Mel C ci sono anche gli archi di Feel The Sun che sapranno placare la spasmodica attesa per il terzo album delle speziatissime ragazze inglesi.

 

"Reason" Recensione di ROCKOL:La ragione per cui Mel C (ovvero la Spice Girl sessualmente meno desiderata sul pianeta terra ai tempi in cui le “ragazze speziate” sconvolgevano gli ormoni di centinaia di ragazzi brufolosi) ha pubblicato un nuovo album è semplice: lei, universalmente conosciuta come “Sporty Spice”, ha sempre saputo di potercela fare anche da sola in questo pazzo, pazzo mondo. E adesso che tutte le altre ragazze sono (più o meno) state licenziate dalle loro etichette discografiche, per Mel C non c’è stato altro da fare che ritentare la fortuna e cercare di afferrare il discreto successo del suo album di debutto, “Northern star”. Ma povera Mel. Per farlo si è dovuta tramutare in donnina sexy. Guardatela, appiccicata sulla copertina del nuovo album, “Reason”. I capelli umidicci stropicciati tra le mani, la camicetta abbottonata giusto per coprire le vergogne, quel voluttuoso tatuaggio sotto l’ombelico, “Angel”, così ostentato. Non vorrà mica diventare una lolita, Mel C? Davvero ci permettiamo di non capire – e sostenere – questa sua nuova emancipazione dalle vecchie, sintetiche tute da ginnastica, in favore di completini succinti. Perché mai una come lei, che sinceramente è sempre stata la più simpatica tra le cinque Spice Girls, si è sentita in dovere di cambiare tanto? Non lo sapremo mai. Lei ci ha semplicemente detto che nella vita “si cambia”. Bella motivazione. Proprio da una così, che era diventata la paladina delle ragazze che alla discoteca preferivano il campo da calcio e che al rimmel preferivano i videogiochi. Questo mutamento, ovviamente, viene rispecchiato anche nella sua nuova musica. Che, molto significativamente, raccoglie un campionario di stili e umori che provano ad accontentare un pubblico più adulto e più vario possibile, ma che in definitiva finiscono solo per rendere poco omogeneo il suo secondo lavoro. Ci spieghiamo meglio. “Reason” contiene canzoni simil-brit-pop-simil-Robbie Williams (il singolo “Here it comes again”, in apertura), tenere ballate al pianoforte (“Reason”), groove funky (“Lose myself in you”), un episodio rock (“Let’s love”) e naturalmente anche un pezzo di disco music anni ‘80 (la chiusura “Yeh, yeh, yeh”).
Ma, come dicevamo poco fa, in tutta questa abbondanza, che sinceramente ci fa girare un po’ la testa, ciò che alla fine ci rimane davvero in testa è una frase che Mel canta nel quinto brano del disco, “Positively somewhere”: “Sto cercando di essere qualcuno, qualcuno che loro vogliono io sia”, dice Mel. E allora, cara Mel, proviamo a dirtelo ancora una volta, con il cuore in mano. A noi piacevi molto di più prima. Quando passavi la notte fuori casa a ballare sui tavoli e a sbronzarti di Guinness insieme a Nicole Appleton. Quando la cattiva stampa britannica ti criticava per il tuo aspetto poco femminile, e tu rispondevi con insulti che nemmeno un teppista di Brixton si sarebbe mai sognato di pronunciare. Cioè, per farla breve, quando invece di passare il tuo tempo con mascara e ombretti, te ne fregavi di tutto e di tutti.

 

"Reason" Recensione di RADIO 105:Melanie C, al secolo Melanie Chisolm, rompe un silenzio durato due anni e ci regala il suo secondo album, seguito del fortunato Northern Star. Si intitola Reason e conta 12 potenziali hit che dimostrano quanto la fragile Mel sia anche la Spice Girl più dotata. E se l’intensità che trasudava Never Be The Same Again, perla pop/r&b in cui Ms.Chisolm duettava con la compianta Left Eye, insinuò un ‘ragionevole dubbio’ nei detrattori dell’allora opulenta Spice, questa fatica in studio metterà tutti d’accordo su almeno un punto: la ragazza ci sa fare. Reason si apre con il primo singolo, Here It Comes Again, farina del sacco di Mel e del maestro Marius De Vries (Moulin Rouge) che detronizza in un sol colpo la concorrenza pop/rock, quella, per intenderci, delle colleghe Michelle Branch o Natalie Imbruglia. E’ una canzone esplosiva, ricca, piena di energia, malinconica e positiva nello stesso tempo. Proprio come la tormentata title-track, una ballata che rilegge si dei cliché pop/soul – un orecchio allenato si accorgerà della somiglianza dei cori alla struggente Home Again dei New Edition -, ma con grazia, stile e sorprendente capacità espressiva. Bontà del produttore Peter-John Vettese, già accanto a Jethro Tull. Il trittico d’apertura, si chiude con Lose Myself In You, continuazione ideale della Spice hit Too Much e preludio alla scoppiettante On The Horizon, una canzonetta old-fashion concepita al fianco di Rock Nowels e Gregg Alexander e che, udite udite, si avvale di una delle più blasonate sezioni di fiati della storia della musica, il trio Bill Reinchenbach, Jerry Hey e, forse al posto di Gary Grant, Brandon Fields. Segno che l’etichetta Virgin deve aver preso a cuore il progetto di Mel. Altro ‘partner in crime’ dell’ex Sporty Spice è Guy Chambers che, rifiutata l’esclusiva al long-time-friend Robbie Williams – si dice che l’eccentrico rock dj l’avrebbe voluto tutto per se (!) –, ha confezionato uno dei brani più belli di Reason, l’uptempo Melt. Il resto è pop (la dolcissima Do I, la notturna Soul Boy, l’eterea e sperimentale Water), trip-hop (Home), caustico rock’n’roll (Let’s Love) e dance…al grido di Yeh, Yeh, Yeh, per non dimenticare che al principio fu Spice Girl!

 

Concerto del 9 maggio 2003 a Londra; Recensione di DOTMUSIC: Vigorous, immediate, likeable, energetic. Mel C's performance tonight is everything that 'Reason' - the album it promotes - is not. About as popular with the public as SARS, though a great deal less infectious, 'Reason' seemed to show a bright star swallowed in a MOR black hole.Tonight's performance isn't enough to atone for that particular criminal act, but it does show that Mel C's rehabilitation isn't impossible. Her bold decision to shun digital tape and surround herself with a tight live band pays off. Most mainstream pop stars, shorn of the expensive FM production of their albums, flounder when performing live. Mel C blooms in the space it gives her to improvise and flex her impressive vocal muscles.And as a host, Mel C is faultless, filling up the Shepherd's Bush Empire with her surprisingly buoyant mood and chatty asides. "Tonight is the thirteenth show,"she announces early on,"and I refuse to make it unlucky". The positive sentiment may be pure LA but the delivery is hardcore Scouse.'Melt' - a rare highlight of the new album - sounds much better in this setting, its lovely, lilting tune contrasting beguilingly with her jagged voice. 'Positively Somewhere' overcomes its clichés - no small feat - to achieve the kind of soft rock breeziness that might have graced a seventies Fleetwood Mac album. Sadly, nothing can save 'Soul Boy', a song so torpid and dreary that Seal would have rejected it as a b-side.But it's the older material that best showcases the charm and energy that made Mel C the most interesting of the Spice Girls. 'Never Gonna Be The Same Again' is a brilliantly spiky pop song, met with a slow clapping, arms aloft reception that may have given the singer flashbacks to her Wembley Stadium heyday.Even better is when Mel C rocks out, on tracks like 'Home' and the growly 'Baby When You're Gone'. And 'Goin' Down' - sneered at on its release - sounds fabulously ragged and angry live, Mel C writhing on the stage full of a from-the-gut rage that Linkin Park can only daydream about.Of course, for every hit there are at least three misses, from the sickly 'On The Horizon' to the sloppy cover of Stevie Wonder's 'I Wish'. But the most hopeful moment comes in the middle of one of the worst songs, 'If That Were Me'. As she sings the official worst-lyric-of-all-time - "I couldn't live without my phone/ But you don't even have a home" - Mel C joins in giggling with the crowd at its banality.A little more humour, and a lot more following of her instincts, and there might be life left in this girl yet.

 

"Reason" Recensione di KISS ME!:Anticipato dal singolo "Here it comes again", ecco che arriva la seconda prova solista dell'artista un tempo nota come Sporty spice. Fin dalle prime note si capisce che "Reason" vuole mettere quanto più spazio possibile tra il frizzante Spice-mondo e quella che è la Melanie di oggi, decisamente più seria e adulta. Il risultato è un album di soft rock gradevole e di qualità, sulla scia della carriera solista di Ronan Keating. Brilla "On the horizon", scritta da Gregg Alezander dei New Radicals. TRE PUNTI

 

"Reason" Recensione di ALL MUSIC:Un bel disco, dodici canzoni che tirano fuori (e bene) la voce di Melanie Chisholm, ex Spice che dalla fine di quell'avventura ha solo musicalmente guadagnato: potente e rotondo il primo singolo "Here it comes again", addirittura appassionante "Reason", il pezzo che dà il titolo al lavoro, esplicativo "Posetively Somewhere", un pezzo che fa capire che la cantante oggi sta molto bene. Ovunque e con chiunque si trovi. E' un album che scorre bene, un disco che è si pop ma non totalmente frivolo come potrebbe essere il lavoro di una Britney o una Aguilera: gli anni in più che Melanie ha si fanno sentire positivamente, specie in canzoni come "Melt" e "Home". TRE PUNTI SU CINQUE  

 

Concerto del 22 maggio 2003 a Leeds; Recensione di TRIBE MAGAZINE: Durata: 40', Numero pezzi eseguiti: 11,Prezzo maglietta ufficiale: € 18,Numero spettatori: 300. Uno showcase atipico quello di Mel C. Il Corn Exchange non è un club ma un centro commerciale. Non ci sono biglietti in vendita ed i presenti sono stati tutti invitati dalla sua etichetta discografica o sono vincitori di concorsi televisivi e radiofonici. Lo show serve per presentare l'album "Reason". La voce è un po' fredda e solo con "Posetively Somewhere" che inizia a carburare. Brava in "When you're gone". Bravissima in "Never be the same again" in cui mostra una buona elasticità vocale. Dopo la pausa pipì, l'ha detto lei, non me lo sono immaginato io, lo show chiude con "I turn to you" cantata in solitudine, in totale assenza di musica. Di lei si diceva che era l'unica Spice che cantava della band. Dopo quanto visto stasera il dubbio, sempre che ne fosse rimasto un po'. è stato definitivamente fugato. TRE PUNTI SU CINQUE. 

 

"On the horizon" Recensione di DOTMUSIC: Yippee, summer is here! Sporty Spice is in love and everybody's happy! Let's go jumping around in the sunshine and ditch the angry rock... All we need now is blissed out pop!It's amazing what a nice boyfriend can do for a girl. 'On The Horizon' - the second single to be lifted from Melanie C's sophomore album - is a veritable slice of sunshine that oozes contentment, not to mention an extremely chirpy brass section.If you wanted to be cruel, you could dismiss this track as Ronan-lite radio fodder (it was unsurprisingly penned by Gregg 'Rollercoaster' Alexander). It's got commercial FM written all over it and is almost certain to hit the top five briefly before finding its way onto a GMTV ident.But unlike Ronan, Melanie C isn't offensive in her mediocrity and for that reason alone, this track works. She might not be a tortured musical genius, but those who once recognised her as Talented Spice will have their suspicions confirmed by this track. Be happy that she's happy and admit you like pop. punti 7/10

 

"Reason" Recensione di ANOUK ITALIA:A volte parlare di crescita musicale sembra gratuito per artisti con un passato estremamente pop. Ma qui ci si trova davanti ad un album fresco e innovativo. Il successo del precedente Northern Star era stato condizionato più dal suo lato pop. Con gran coraggio invece Melanie Chisholm presenta un album vagamente rock e di una qualità indiscutibile.A parte la hit "Here it comes again" l'album contiene pregevoli pezzi anche molto difficili da cantare, ma la sua voce molto particolare si adatta perfettamente.Un album abbastanza solare, testi inneggianti all'amore in tutte le sue forme ("On the horizon"), capace di consolarti ("Positevely somewhere") e tanti passaggi dal rock all'acustico ("Water") e anche molto toccanti ("Soul boy", "Melt").Melanie sorprende anche con alcune track veramente rock, su tutte "Yeah Yeah Yeah" e "Let's love".L'album è tutto da ascoltare,soprattutto per i più diffidenti che rimarranno piacevolmente sorpresi di avere fra le mani un disco che ha ancora molto da dire.Un ottimo lavoro!

 

"Reason" Recensione di GUFETTO.IT:Che delusione! Non si può dire altro, dopo aver ascoltato questo cd. Dopo il bellissimo "Northern Star", che conteneva, se non lo ricordate, la bellissima title track, la rockeggiante "Going down" e le superhits "Things will never be the same" e "I turn to you" che ci hanno fatto ballare per un bel po', ci si aspettava dalla ex sporty-spice una conferma alla sua carriera da solista. (Ma, non disperate, si vocifera una reunion delle Spice, a soli 5 anni dalla separazione!). Dopo la cura dimagrante (messa in bella mostra sulla cover del cd, con tanto di ombellico fuori), ad essere magri, tutto sommato, sono anche i risultati. Dove sono finite le ballate? E i ritmi? Tutto è accennato, approssimato: le ballate si trasformano in sonnolenti monologhi e le ritmiche fanno solo battere il piedino. Che delusione....Il cd si apre col primo singolo estratto "Here it comes again": inspiegabile la scelta di pubblicarlo come singolo. La title-track è insipida quanto la copertina, e "Lose myself in you" promette bene, ma si perde su un accenno di ritmo che non decolla. "Positively somewhere" aggiunge ben poco al calderone,  "Do I" è noiosa come un giorno di pioggia, come lo è "Soul boy". Oh, mamma mia... anche "Water". Con "Home" ci si risveglia dal letargo provocato dall'ascolto del cd. Le ultime tracce "Let's love" e "Yeh, yeh, yeh" sanno di rock, e ravvivano il finale di un cd noioso da morire. Cosa si salva, allora? La bella "Melt", la traccia migliore, e "On the horizon" (consigliato come secondo singolo) che sa di "Stop" delle Spice Girls; che da sole, purtroppo, non risollevano le sorti di un album deludente, per la maggior parte noioso e decisamente brutto.Che delusione...

 

"Reason" Recensione di MUSICA & DISCHI: Il paragone suonerà sicuramente eccessivo e irriverente ma, per quanto espresso in questo album, Melanie C con un po' di fortuna potrebbe diventare (a scoppio ritardato) il Robbie Williams delle Spice Girls. Certo l'ex Take That ha fatto molta strada e con risultati eccelsi, tuttavia Reason - meglio ponderato del debutto solista per la Sporty Spice, Northern Star (1999) - potrebbe essere la prima pietra di una carriera pop all'insegna della qualità. Dodici brani di gradevolissima musica "da classifica inglese", prodotti con gusto e contaminati da chitarre rock (Here It Comes Again, Let's Love), sonorità trip hop (Home e Lose Myself In You, con un motivo che ricorda tanto i fratelli Gibb di Island In The Stream) e qualche eco di anni '80. Melanie firma undici delle composizioni in scaletta, insieme ad apprezzati autori come Gregg Alexander e Rick Nowels, i cui nomi lasciano subito intuire le ambizioni di questo progetto. Da segnalare la ballata Reason e la fresca e ritmata On The Horizon, tanto simile a The Game Of Love di Santana che prima o poi sarà estratta come singolo.

Autore:Rossella Rambaldi 09/05/03

 

"Beautiful Intentions" Recensione di MUSICA & DISCHI:Avventura non certo inedita quella dell'album solista per l'ex-sport Spice. Dopo il ruvido (ancora oggi a chi meritatamente assegnare l'oscar per la voce più rauca!) duetto con Bryan Adams di qualche anno fa, Melanie C inasprisce ancor di più la sua immagine di rocker. Che nelle Beautiful Intentions dell'ex reginetta del pop ci fosse la voglia di sorprendere un pubblico conservatore legato ancora al suo passato patinato ce lo si poteva aspettare, ma questo nuovo lavoro solista va decisamente oltre ogni ragionevole previsione. Forse per merito di un agguerrito gruppo di produttori reclutati per l'occasione, forse nato come frutto di un'esauribile voglia di giocare con i propri limiti artistici, Beautiful Intentions risulta di facile e immediato ascolto, tanto da non sfigurare con le altre più quotate produzioni pop-rock che affollano le classifiche. Un abbondante ma sapiente uso dell'elettronica, lungi dallo smorzare la spigolosa voce di Melanie, regala al disco interessanti momenti di '80s revival, come in occasione di Don't Need This e You'll Get Yours. Apprezzerete la scanzonata irriverenza come in passato avrete amato i luccicanti lustrini del glam. (Punti 3.5/5)

 

"Beautiful Intentions" Recensione di TV SORRISI & CANZONI:L'ex Spice ci riprova. Delusa, disincantata e anche un po' arrabbiata. Melanie C, la vocalist più credibile tra le cinque Spice Girls, le prova tutte pur di non cadere nell'anonimato dopo il licenziamento decretato dalla Virgin. E messa in piedi una propria casa discografica (la Red Girl Records; un omaggio esplicito al Liverpool Football Club, la sua squadra del cuore) ha confezionato il terzo disco solista "Beautiful Intentions". Una raccolta di 12 canzoni pop-rock alla maniera di Avril Lavigne, molto radiofoniche (come il primo singolo "Next best superstar") ma che certo non brillano per originalità.

GERI HALLIWELL

"Passion" Recensione di TV SORRISI & CANZONI:Sapevate che Geri ama il jazz? A quattro anni dal suo ultimo album l'ex Spice Girl Geri Halliwell pubblica "Passion", trainato dal singolo apripista "Desire". Si tratta di 12 inediti molto orecchiabili (ascoltate "Ride it", "Love never loved me" o "Don't get any better"), tutti scritti da lei con autori di spicco come Guy Chambers che ha composto le canzoni più famose di Robbie Williams. Uno dei pezzi più originali è proprio quello che da il titolo al disco, in cui Geri so confronta con un genere che ama molto: il jazz. Lo fa in modo sensuale, ma senza prendersi troppo sul serio.

EMMA BUNTON

"A girl like me" Recensione di ROCKOL:"Adesso vorrei che tutti mi diceste cosa ne pensate del mio album”.
Emma Bunton, conferenza stampa del 2 maggio 2001.
Di cose inutili al mondo ce ne sono parecchie. Di recente mi è capitato tra le mani addirittura un’enciclopedia di oggetti imbarazzanti e di dubbia utilità: c’era l’imbuto per permettere alle donne di fare pipì in piedi come i maschietti (dopo la manifestazione in Gran Bretagna del secolo scorso, grazie alla quale il gentil sesso ottenne il diritto al voto, di strada ne abbiamo fatta, ma fin qui proprio non volevamo arrivare) e, vogliate credermi, nella sezione “Curiamo Il Nostro Corpo” perfino una bella coda d’armadillo che, se riscaldata, sarebbe in grado di effettuare una meticolosa pulizia delle orecchie grazie ai poteri sciamani che il povero animale possiederebbe. Nel manuale, spiace dirlo, potrebbe benissimo rientrare anche l’accozzaglia di suoni presentata da Emma Bunton; con la sola differenza che non sarebbero tanto divertenti – né strapperebbero sorrisi – quanto quelli raccolti nel dizionario sopra menzionato.
Emma è bassina, biondina e insipidina: scialba e banale proprio come i dodici brani che ha voluto a tutti i costi far conoscere al mondo intero, non avendo neppure la grazia – o il buon senso – di evitare di chiedere alla stampa (imbarazzata) un parere a riguardo. Però, eccoci qui, puntuali ad analizzare la musica realizzata (?) dalla Baby Spice che, presasi una breve vacanza dalle sue amichette Spice Girls, ha ben pensato di comporre (e non si sa come, visto che non sa neppure strimpellare una chitarra) il suo primo album da solista. Ma è pur vero, come ha puntualizzato la stessa Emma, che “la voce è il suo vero strumento”. Già. Ricordate la travolgente Aretha Franklin, la classica Patsy Cline o la sensuale disperazione di Janis Joplin, tanto per rimanere sul territorio dell’ovvio? Già. Pensate a questo ed immaginatevi il contrario. Pensate ad una vocina sepolta dai riverberi tanto alla moda, dai cori e da quant’altri sotterfugi la tecnologia è riuscita a produrre oggigiorno per nascondere le imperfezioni, in un’operazione di “chirurgia acustica” niente male. Il risultato è lei: che però non si ferma alla sostanza musicale, ma sfora anche nella poesia. Così arrivano parole d’impatto che mostrano tutte le angosce delle ragazze del terzo millennio: “Oh, fin dal principio hai toccato il mio cuore/non sapevi cosa dire/ma quando mi prendi la mano/tutto è OK” (dal singolo apripista “What took you so long”) o, ancora, “mi manchi/non puoi sapere cosa devo affrontare/quando sono senza di te” (dal pop spezzacuore di “A world without you”). Se poi, a tutto questo, si aggiunge anche un rifacimento tutt’altro che originale di “What I am” di Edie Brickell (sì, proprio quella che tutti hanno cantato almeno una volta a squarciagola), la frittata è fatta. Peccato la cuoca abbia dimenticato qualsiasi tipo di condimento.

 

"Free me" (singolo) Recensione di DOTMUSIC:If her presentation in the Spice Girls is to be believed, there was a time when 'Baby' Bunton was content to sit twiddling her ponytails and sucking on lollies all day. As a child star, it was a role in which she excelled as the Girls conquered the world and she became a millionaire.And since those days, people have given her more credit as a celebrity shopper than a singer with any interest in music. Part one of her solo career was always going to be futile struggle against the anti-Spice tide and so it proved with a few hits but too few fireworks.Now she's found sanctuary in the arms (and direction) of Simon Fuller once again and 'Free Me' is the first fruit of this joint labour - a Bond-esque jazzy little number. Stepping up the seduction factor, losing a few clothes and planting saucy seeds, Bunton is playing to her strengths while making "memorable" music for the first time as a solo artist.Free at last. punti 6/10

 

"Free me" Recensione di MUSICA - SUPPLEMENTO DI 'REPUBBLICA':Il più bel CD di una Spice dopo la fine delle Spice. Emma (Bunton) è solo Baby Spice. Non ha le doti vocali di Mel C, non è la mosca bianca come Mel B (che era l'unica nera), non ha lo slancio di Geri e non può contare su Beckham come Victoria. Eppure "Maybe" ha una freschezza miateriosa, come certe canzoni degli Swing Out Sister o di Matt Bianco, che a metà anni Ottanta squarciavano Londra con la loro inaccettabile leggerezza brasileria.
Dello stesso segno, e radiofonicissima, "Tomorrow", con tanto di fiati incandenscenti. Quindi "Breathing", "Amazing" (con Luis Fonsi), forse solo un gradino sotto per immediatezza sana. E gli echi di Bacharach di "No sign of life" e la splendida "You are". Brillanti sparsi di gran pop da gita estiva. E "Something so beatiful" può portarvi chissà dove...

VICTORIA BECKHAM

"Victoria Beckham" Recensione di ROCKOL:L’ex signorina Adams completa il giro. E (proprio come le altre Spice) “canta da sola”. Come darle torto? La tentazione di stare sulla copertina di un disco pantereggiando assieme a una pantera è praticamente irresistibile. A parte questo, sorpresa delle sorprese, Victoria mette assieme un album pop leggero e disimpegnato ma tutto sommato in buon equilibrio, con dodici canzoni diverse per stile (e gradevolezza: alcune sono più riuscite, altre meno, ma questo è normale). La voce è quella della Posh Spice che conosciamo: discreta, intonata, magari senza una fortissima personalità ma capace di adattarsi bene alle esigenze di ciascun brano. Così ci sono pezzi come “A mind of its own” in cui più che cantare Victoria sussurra (e ricorda un po’ Geri Halliwell), altre canzoni come la zuccherosa e lenta “I.O.U.” in cui viene più spontaneo accostare la signora Beckham a Madonna. Il singolo, “Not such an innocent girl”, è stato ed è un buon successo, come da copione; in generale l’album darà da pensare a tutti coloro (in particolar modo, i critici) che erano convinti del fatto che Victoria non potesse fare un disco da sola. “Tiè!” ci immaginiamo che stia commentando lei, immersa nella quiete del parco della sua villa da mille ettari. “Avete visto di cosa sono capace?”. Sì, e ti meriti un bel sette meno. Perché cosa succederà al tuo nome sui dischi se e quando (Dio non voglia) la tua storia d’amore con quel belloccio di un calciatore finirà?

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