LIBRO DEGLI OSPITI
In questo spazio potete scrivere le vostre impressioni sulle canzoni di Ivan, le emozioni che hanno suscitato in voi o qualche particolare ricordo cui sono legate. Potete anche raccontare di un concerto che avete visto, o di qualunque altra esperienza legata ad Ivan o al nostro fan club: raduni, incontri, scambi di foto, dischi e di qualunque altra cosa...
Grazie Ivan per tutte le emozioni che mi doni........ grazie di vero cuore!
Roberto
Per respirare di nuovo la vita....vissuta con te
Francesco Giuntoli
Perché Francesco é un pastore e ha vissuto trent`anni in un deserto di pietre per la sua veritá... Sì ma quei suoi fragili fiori hanno messo radici, son sbocciati nel vento, infiniti nel blú, infiniti nel blú....
Arrivederci caro IVAN, e per sempre GRAZIE
Paolo Beaco, Merano
Una sera di settembre 1992 ebbi la fortuna di conoscere Ivan, in un
concerto a Cerchio (L'Aquila) un amico strapatito più del sottoscritto, si portò dietro tutti gli album originali per farglieli firmare, lo intercettammo nei pressi del palco ci presentammo e Adriano gli chiese se gli firmava gli stessi, volete sapere la sua reazione? Si toccò i genitali e disse che firmare gli album prima di un concerto portava male e se ne andò.
Alla fine del concerto poi li firmò, e non potete capire che gioia, da
allora non ci siamo mai persi un concerto in zona fino al triste
evento, quello che io penso del mito è che sicuramente prima di tanti
artisti dei giorni nostri e forse più di tanti altri, Ivan era ed è
tuttora uno degli ultimi poeti dei nostri tempi nessuno come lui
riusciva a esprimere nelle canzoni quello che tutti quanti sentiamo ogni giorno in fondo al cuore e nel profondo dell'anima, nelle sue canzoni noi in poche parole quasi sempre ritroviamo molto spesso una parte di noi, vi dico una cosa ho cambiato molte ragazze e quando non sapevo più cosa fare un tempo che ero depresso ho sognato Ivan che mi ha detto cantando: "Ora sai i tuoi limiti, e perciò accontentati, e sarai un signore negli affari d'amore" una frase che a rileggerla più di qualche volta ha del profetico, ai posteri l'ardua sentenza. Se qualcuno avesse voglia di scambiare con il sottoscritto le proprie impressioni può farlo con il mio indirizzo di posta elettronica:
[email protected] il mio nome e' Luca. Un ciao a tutti, e per sempre Ivan.
Dio è un egoista: ti ha portato via per sentire le tue canzoni in Paradiso accanto a lui! Dio e' anche invidioso perchè nemmeno lui sa suonare la chitarra come la suoni tu. IVAN mi manchi tanto !!!!
Cristiano Soliera (MO)
Ciao a tutti,
mi chiamo Fabio e ho 38 anni, e ho scoperto l'esistenza di questo sito grazie alla
copertina dell'ultimo album inedito di Ivan Graziani. Sono contento che qualcuno abbia
ancora un po' di memoria per ricordare la voce, le parole e la chitarra di un artista che
il mondo del cd "usa e getta" ha tranquillamente dimenticato in nome della
clonazione di voci spesso insignificanti e costruite in laboratorio per obbedire
ciecamente alle esigenze di un mercato discografico sempre più incomprensibile...che
bella la storia quando si dipinge sulla copertina scolorita di un disco!
Fabio Marongiu
Anch'io, come Lara, mi sono innamorato gradualmente della voce e della musica di Ivan. Era il 1979 e proprio con le sue canzoni cominciai a suonare la chitarra: per puro caso scrissi la mia prima canzone col testo di Monna Lisa (non conoscevo ne la musica e ne quella canzone pubblicata su uno spartito che mi era stato regalato!!!). Adesso continuo ancora a scrivere ed con gli anni ho cercato di allontanarmi dal modo di cantare di Ivan, però Lui è sempre presente nel mio cuore, soprattutto quando suono la chitarra e quando canto. Grazie Ivan.
Carlo Audino
Sto scoprendo Ivan piano piano e mi da' sensazioni incredibili!!!! Ivan 6 un MITO!!!!
Alberto Nichelatti
IVAN perchè ci hai abbandonati ???Una parte del mio cuore si è spenta con te.........ma un'altra continua a vibrare acoltando la tua voce le tue storie.....ti prego continua a bruciare per sempre nei nostri cuori e continua a cantare x noi che ti abbiamo vissuto e ti teniamo dentro...
Isabella Cava
Ho radici nel vento ho
imparato da te! Son fedele a me stesso non ti tradirò mai...
Emanuela Baldassarri
Se è vero che IVAN è il contrario di NAVI, allora navighiamo insieme nel suo mare. Un saluto a tutti.
Michele Leonelli
Lui non sa che il Messico è lontano e l'Africa è vicina nei campi e nelle strade...
Alex Sinigaglia
Ivan... accendi ancora quelle luci per me...
Andrea Canzanese
Signore è stata una svista, abbi un occhio di riguardo per il tuo chitarrista!
Nicola Cianci
Speriamo che un giorno tornino a soffiare il libeccio ed il maestrale sul tuo mare.
Loris Ruggiero
Le sue canzoni sono il sole d'estate in questo inverno grigio.
Roberto Meco
Ieri ho sognato un giardino, nel sogno con me c'era un uomo di piccola statura che indossava un gilet e portava al collo una chitarra. Lui mi girava le spalle solo perché non vedessi il suo viso. L'ho pregato di restare con me ma è scappato, troppo preso per quello che succedeva sulla collina. Ho pensato di fare la strada del fiume, e in un'ora di essere su al passo. Lui ha già raggiunto la cima, insieme vedremo del fuoco sulla collina. E forse dopo canteremo. Grazie Ivan.
Roberto Bartomeoli
Ivan Graziani è stato e rimane un tramite tra la musica british - rock degli anni '60 - '70 d'oltre manica e d'oltreoceano e noi poveri musicisti di provincia o di città (che poi se guardi intorno vive in maniera uguale alla provincia) che abbiamo avuto modo di conoscere quella musica solo su riviste specializzate o per sentito dire. Il grande merito artistico di Ivan Graziani (e non meno quello musicale) è stato quello di avvicinare i testi e le sensazioni di quella musica a noi, facendocele sentire un po' nostre, diminuendo la distanza che ci separa da esse.
Emiliano Bellachioma
Tutta la tua Teramo che amavi ti amerà per sempre. Grazie Ivan.
Paolo De Berardis
Anche la mia chitarra piange dolcemente...
Giulio Sanseverino
Quella sera di settembre del 1993, quando conobbi Ivan Graziani, mi parve di avere realizzato un piccolo grande sogno; le sue canzoni, la sua poesia, quel misto di emozioni e di ironia che erano il tratto distintivo della sua arte, mi avevano accompagnato per tutta la vita, fin da quando, adolescente, iniziavo a strimpellare una chitarra imitando le sue ballate e il suo rock arrabbiato.
Eravamo in tanti, al Corso Speciale per Cantautori che Ivan aveva fortemente voluto e che finalmente si realizzava proprio a Teramo, nella sua città, argomento e sfondo di tante sue canzoni, da "Il Campo della fiera", "Signora bionda dei ciliegi". Alla fine di quella prima lezione mi avvicinai a lui, intimidito un po' ed emozionato per quell' incontro; quando Ivan iniziò a parlare in dialetto teramano ebbi subito l'impressione di ascoltare un vecchio amico che si rivede dopo tanto tempo e che ti racconta gli aneddoti di una vita avventurosa. Per me fu come rivivere in un attimo le mille storie delle sue canzoni, le donne e i luoghi, il lago di Lugano, la Signora bionda dei ciliegi, Firenze e Agnese, attraverso viaggi e intemperie della sua carriera artistica. Il Corso Speciale per Cantautori si tenne al CEDEM di Teramo, grazie anche alla spinta e all'iniziativa del suo direttore, Rodolfo Tulli, grande amico di Ivan, forse uno di quelli che lo conosceva meglio; c'erano allievi da Forlì, Roma, L'Aquila, Ascoli Piceno, Napoli, oltre a una cospicua rappresentanza teramana, tutti con una grande voglia di suonare e di apprendere i segreti del "maestro" Ivan.
I corsi regolari si svolgevano la domenica, ma dopo qualche settimana proprio l'insegnante iniziò a marinare le lezioni; era pienamente giustificato: in quel periodo, infatti, stava preparando "Maledette Malelingue", la canzone che avrebbe poi portato al Festival di Sanremo. Quando tornò al corso, dopo i tanti impegni alla radio e alla televisione, lo accogliemmo intonando la canzone con la quale si classificò al 7° posto al Festival. Ricordo bene quella scena: il suo viso si illuminò di gioia.
Qualcuno mi ha detto che Ivan mi considerava il suo allievo preferito: mi diceva sempre che gli sarebbe piaciuto molto che qualcuno si fosse avvicinato al suo modo di scrivere e di cantare in modo da ricordare Ivan Graziani come il capostipite di una scuola teramana di cantautori, sul genere di quella romana, milanese, bolognese o genovese. Forse per questo motivo, con me, si incazzava più che con gli altri, perché voleva che tirassi fuori il meglio di me stesso, convinto com' era che io potessi esprimere qualcosa di importante nelle mie canzoni. Un giorno d'estate, durante uno dei tanti "pellegrinaggi" nella sua casa/studio di registrazione a Novafeltria, ascoltando "Le Mani di Giulia", gli dissi che non sarei mai riuscito a scrivere in quel modo ma lui mi rispose dicendomi che era sufficiente un po' di esercizio e nulla più.
Che lui credesse in quello che facevo me lo ha dimostrato in più di una occasione. Quando nel Settembre del 1994 partecipai, per suo volere e per quello del suo amico di sempre, Rodoflo Tulli, alle selezioni per il Festival di Castrocaro Terme. La cosa che più mi fece piacere fu che Ivan accelerò il suo rientro, di ritorno da un concerto, per entrare nel teatro in tempo per ascoltare la mia esecuzione (alla quale aveva contribuito pure lui scrivendomi l'introduzione del pezzo).
Credo che il suo carattere forte e deciso gli venisse dalla lotta nel cercare di sconfiggere gli innumerevoli lupi e serpenti che deve aver incontrato nella sua lunga carriera artistica e di cui parla anche in una delle sue più belle canzoni dedicate alla nostra provincia: "Gran Sasso". Spesso mi aiutava a correggere i testi delle mie canzoni o mi suggeriva delle nuove melodie per renderle più piacevoli. Però non mi ha mai detto: "bravo questo si che è un bel pezzo" e credo di avere capito il motivo: stimolarmi ogni volta a fare di più e meglio. Per me, ormai, Ivan era diventato un fratello maggiore, dopo che per anni era stato prima modello, guida e poi maestro; ogni volta che ci vedevamo era un'occasione nuova per parlare di nuovi progetti, delle ambizioni sue e mie, per riunirci intorno a un tavolo e tirare tardi con una chitarra e un buon bicchier di vino.
Negli ultimi mesi aveva certamente capito che tipo di malattia lo aveva costretto ad annullare alcuni dei suoi concerti estivi; si era sottoposto ad intensive cure. Ma nonostante fosse malato, ha continuato a comportarsi come se fra lui e la vita non ci fosse una battaglia di resistenza, ma un rapporto ininterrotto di gioia e d'amore. Sul libro posto su un comodino all' ingresso della sua casa di Novafeltria dove ognuno poteva scrivere i propri pensieri sull' amico scomparso così ho scritto:
Ciao Maestro. Italo Ferrante
Il bisogno culturale di Ivan era la sua vivacità, il suo non fermarsi mai su di un piano. Leggeva i poeti, si interessava, discuteva: era un cantante che non accettava di essere solo un cantante, non si fermava mai.
Umberto Piersanti
Ivan fu, in un certo senso, il primo artista di rilievo a darmi fiducia. Alla fine degli anni settanta, lavoravo in una piccola radio privata e mi concedette un'intervista nel corso della quale suonò in diretta alcuni brani suoi. Fu un grande successo. Ivan non hai mai avuto il piacere di un primo posto in Hit Parade, ma per chi, come me, apprezzava le sue canzoni, ognuna era un Hit "ad honorem" per il sapore speciale che sapeva regalare.
Fabrizio Frizzi
For me, Ivan followed the path of being both a storyteller and a singer/songwriter. Being a storyteller means, to know how to live in dreaming, waiting, suffering. Being a singer/songwriter means, to weigh all elements equally: lyrics, meaning, expressivity, phrasing, arrangement, instrumentation, rhythm, the right timbre of the instruments, the melody, the voice, the music. Everything must be in order, yet this cannot happen "overnight". Everything converges step-by-step into a work (un'opera o un impegno).
The convergence of all these elements speaks to Ivan's singular 'opera d'arte' with "panache". Ivan left daily Italian life behind for a while, with its obscure mentality of "alla moda" and "di provincia", so he could develop his art properly. But later on, Ivan re-entered this mentality, with a bigness of hope, with an awareness of life and the world, that speak to his happiness in front of life. Ivan, you see, was a man of tradition and close to his roots. Ivan built upon these roots, by risking much to really study the history of the rock music sound. He risked much, just like his idols Ronnie Hawkins (whose successor as leader of The Band was Bob Dylan) and Ricky Nelson.
Ivan had the capacity to arouse the imagination for life itself, but especially for specific people, even though the whole story of the song might indicate a different outcome. I remember for many years I was struck by the chanting of "Dada" and "Ivette", against the syncopated rhythmic rolls of Ivan's guitar, until I understood the whole story! Ivan can make you think differently about a person. He can even make you think that the person is someone you have known in your own life! Ivan could express himself as a man through his songs very well. Look at the balance between the tender stanzas of "Signorina", and the bold, abandoned hard rock refrain of the same song, and you will see what I mean. Ivan also had the gift of melodies, easy to remember, play and sing, like Mozart, McCartney, Battisti.
Finally, Ivan occupies a living place in my life and heart, like a sign that risks and expresses life, even in suffering, like my mother. My mother died at age 56 on 24 May 1994 due to liver metastasis from pancreatic cancer. I am very glad that my life is connected with Ivan's, not only in a sympathetic way, but also in a heartfelt, "real" way (Ivan was helped during his illness by two close friends of mine, Enzo and Giampa). But let's not be sad! Courage and Hope! His soul lives without limitations now, like his music does. And his music grows with each one of us! I often console myself with the fact that my mother is damn lucky to meet both Signor Mastroianni and one of my heroes! Truly Ivan was a special person in the history of Italian music. Truly Ivan was "un bell'esempio per tutti quanti".
Thad Wick of Boston
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