VENERDI 12 - LE ORIGINI
PERSONAGGI
ROBERT (protagonista): Un ragazzo come tanti, se non fosse che una maschera gli copre perennemente il viso. Diventato deforme in seguito ad una maledizione, Robert non aspetta altro che la buona occasione per ritornare umano.
ELENA (ex del protagonista): L’ex ragazza di Robert. Dal fisico prorompente e la sensibilità di un bulldozer, Elena ha lasciato Robert in una maniera bruttissima, quasi in silenzio. L’unico ricordo che Robert ha di lei è un quadro che ha appeso nella sala principale della sua casa, e davanti al quale spera che l’amata Elena torni con lui.
GIUDA (maggiordomo di Robert): Il migliore amico di Robert, che gli fa anche da maggiordomo e factotum. Pronto a consolarlo ed aiutarlo, è la celebre “spalla su cui piangere”, sperando che non si scansi all’ultimo momento!
Un vecchio signore
Una signora anziana
Un oculista
Una ragazza cieca (Alice)
Una ragazza molto bella (Flonza)
Un’amica della ragazza molto bella, orrenda(Eleonora)
SCENA 1
(Robert, Elena, Vecchio signore, signora anziana)
Il respiro affannoso, pesante, dietro la maschera…il passo incerto, strascicato…le mani che, come artigli, arrancano lungo le pareti.
La creatura raggiunge il cornicione, gridando nella notte il suo dolore.
ROBERT: (verso il pubblico) MALEDETTIIIIIII! QUANDO VI DECIDERETE A METTERE L’ASCENSORE IN QUESTO DANNATO GRATTACIELO!?
Poi scompare in ciò che chiama “casa”, e forse per stanotte l’umanità potrà dormire tranquilla. Ma lo stesso non si può dire per quest’essere, tormentato da un unico pensiero.
ROBERT: (davanti a un quadro raffigurante una donna) Elena…mia dolce Elena…perché!? Perché!? (lentamente, si toglie la maschera) NO! NO! NON POSSO SOSTENERE LA MIA DEFORMITÀ! (prende lo specchio e lo lancia verso la quinta) È una delle due cose che non posso sostenere!
L’altra è la fattura del vetraio.
Quindi, raggiunto un imponente organo a canne, sfoga sui tasti la sua disperazione. Dopo 5 minuti…
ROBERT: Per oggi basta. La mia ferita è stata abbastanza riaperta. Abbastanza da rivedere ancora una volta il suo volto…il volto di Elena.
Si abbassano le luci. Viene puntato l’occhio di bue su Robert, che è seduto su una panchina accanto ad una ragazza che sta ferma, assorta nei suoi pensieri.
ROBERT: Eravamo fatti l’uno per l’altra: io l’adoravo e lei lo accettava. Ricordo che mi disse che non le piaceva il mio aspetto fisico: le piaceva la mia malleabilità. (le carezza i capelli e lei torna a muoversi)
ELENA: Amo la musica classica.
Robert: Hai molti dischi?
Elena: Nessuno, ma da bambina avevo un carillon con la ninna nanna di Brahms.
ROBERT: Elena…mi ami?
ELENA: Capitale della Florida.
Si riabbassano le luci. Elena si congela. Occhio di bue puntato su Robert.
ROBERT: La nostra storia era bellissima. Era come un film, come un’opera teatrale…(si riaccendono le luci. Elena torna a muoversi. Entrano due attori e cominciano a recitare una qualsiasi opera)
ELENA: Ma che fai, Robert? Piangi? Ma sei scemo!?
ROBERT: No, amore…è così straziante…e poi, gli attori sono bravissimi.
ELENA: Che pizza di opera! E poi, gli attori facevano schifo: recitavano peggio di cani che recitano da cani! Mettevi me e ti spiazzavo tutto il palco! (si riabbassano le luci. Occhio di bue puntato su Robert)
ROBERT: Due o tre spettatori vennero colti da improvviso malore.
Ma non me ne facevo un problema: un giorno avrebbe apprezzato questi capolavori.(si riaccendono le luci)
ELENA: (guardando l’orologio) EHI! Siamo ancora in tempo per vedere “Saranno Famosi”! (si riabbassano le luci. Occhio di bue puntato su Robert)
ROBERT: Il problema era vivere così a lungo da arrivarci, a essere famoso. A volte fantasticavo…se Elena mi avesse lasciato, non avrei fatto una piega, da vero signore…ma avrei avuto per lei un’ultima frase, che le sarebbe rimasta impressa per il resto della sua vita.
Si siede sulla panchina e prende un foglio di carta e una penna.
ELENA: (fuori campo) Non possiamo più vederci, Robert. Mi dispiace…
ROBERT: Amare significa non dover mai dire “Mi dispiace. Come in “Love Story”! MITICO! (si segna la frase. Si abbassano le luci. Entra Elena. Occhio di bue su Robert.) Con me, lei faceva tutto ciò che voleva. (si riaccendono le luci)
ELENA: Stasera non posso venire, Robert. Vado a conoscere un ragazzo che ho conosciuto in chat. Non ti dispiace, vero?
ROBERT: A me? Figurati! (Elena da un bacio sulla guancia a Robert ed esce. Si abbassano le luci. Occhio di bue su Robert) Era giusto che avesse la sua libertà, la sua vita e le sue esperienze. Anche se poi imprecai e bestemmiai per tutta la notte. Comunque, anch’io avevo la mia vita, mica pendevo dalle sue labbra: aspettavo sempre, dopo averle fatto uno squillo sul cellulare, che lei mi rispondesse. Lo faccio ancora adesso.
Il 12 di ottobre, un sabato, Elena avrebbe compiuto gli anni. Uscii in cerca del regalo: un carillon con la ninna nanna di Brahms.
Girai tantissimi negozi, ma nessuno aveva ciò che cercavo. Ero disperato! Fu allora che vidi, in quel vicolo, quella piccola vetrina male illuminata. Entrai, e mi apparve un vecchio dall’aria molto spettrale che, stranamente, aveva ciò che volevo. (si riaccendono le luci)
Entra il vecchio
VECCHIO: (con voce spettrale) Ecco qua…il più bel carillon con la ninna nanna di Brahms.
ROBERT: Stupendo! Quanto costa?
VECCHIO: (c.s.) Niente. Lo prenda, è suo. Ma stia attento: se lo regalerà a una donna che non la ama, si trasformerà in un mostro ripugnante e tale resterà per il resto dei suoi giorni. Ma potrà tornare umano se riuscirà a regalarlo ad una donna veramente innamorata di lei o, se questo non fosse possibile, uccidendo una giovane vergine.
Esce. Robert rimane in scena. Occhio di bue puntato su di lui. Si abbassano le luci.
ROBERT: Vecchietto gentile, ma come il carillon: un po’ suonato.
Quella sera, chiamai Elena. Mi disse che sarebbe andata a festeggiare con le sue amiche, ma che prima ci saremmo dovuti sicuramente vedere. Sarebbe passata alle 9 e 25.
Quando arrivò, era bellissima.(Si accendono le luci. Robert va da Elena e la saluta dandole un bacio sulla guancia) Ciao amore! A che ora ti trovi con le tue amiche?
ELENA: (seria) Alle 9 e mezza.
ROBERT: C’è…c’è qualcosa che non va?
ELENA: (c.s.) Sì. Ti lascio. Sei un rompiballe incredibile e non ne posso più di averti tra i coglioni tutte le volte. Sei proprio uno strazio…anzi, un tormentone. Ma nemmeno: sei soffocante!
ROBERT: (alzandosi) Ma Elena…che ne sarà di me?
ELENA: Francamente, me ne infischio. (si alza ed esce)
Robert: (serio) Come in “Via col vento”. Mitico. (si abbassano le luci. occhio di bue su Robert) Poi avvenne! Il mio corpo, i miei lineamenti…subirono l’orrenda trasformazione predettami dal vecchio, mentre dal carillon caduto a terra risuonavano le note della ninna nanna di Brahms. (le luci si accendono fino a diventare fioche) Corsi al negozio, in preda al terrore. Ma il negozio non c’era più, come se non fosse mai esistito.
Allora gridai al cielo la mia disperazione! (si becca un tuono in faccia) Ehm…decisi che un lamento sussurrato andava più che bene! UN MOSTRO! SONO DIVENTATO UN MOSTRO! (passa una signora anziana che lo nota)
ANZIANA SIGNORA: E le pare il caso di farsi tanta pubblicità? (esce)
SCENA 2
(Robert, Giuda poi l'Oculista)
Luci. Si vede Robert in ginocchio, al centro del palco.
Entra Giuda, il suo maggiordomo, posandogli amichevolmente una mano sulla spalla, strappando Robert al limbo dei ricordi.
GIUDA: Padrone, non dovete amareggiarvi continuamente.
ROBERT: Giuda, mio fedele servitore…solo l’amore di Elena o il sangue versato di una vergine potranno restituirmi il mio volto.
Avrei preferito qualcosa di più semplice tipo…che so…fare la ceretta a un gorilla.
GIUDA: Ero venuto ad avvisarvi che la cena è servita.
ROBERT: Grazie, Giuda, mio fedele servitore…ma questa volta non ho fame.
GIUDA: (preoccupato) Ma dovete mangiare, padrone! Avete un aspetto che fa paura!
ROBERT: (irritato) Giuda, mio fedele servitore…io sono un mostro! Che cavolo d’aspetto dovrei avere? Ho perduto la donna che amavo, e un’oscura maledizione mi ha trasformato in un essere ripugnante! Non ho voglia di niente, se non di perdermi nella non esistenza…e tu mi parli di mangiare!?
GIUDA: Avevo fatto le crocchette di pollo…(Robert va verso il quadro e comincia a piangere) BASTA, PADRONE! Basta, non posso più vedervi ridotto in queste condizioni!
ROBERT: (asciugandosi le lacrime) Mi dispiace, Giuda. Ma sento un dolore terribile che mi stringe le viscere…
GIUDA: (sospirando) Lo so. L’amore è spietato!
ROBERT: Parlavo delle crocchette.
GIUDA: (irritato) Volete smetterla una buona volta di soffrire!? Dovete dimenticarla, padrone…e io so come farvi avere la dimenticanza! (va verso un baule e comincia a rovistare tra ciò che c’è dentro)
ROBERT: (perplesso) La dimenticanza?
GIUDA: È una magia, padrone, che mi ha insegnato mia nonna Agata Hornussen Von Cockfresken. Una magia…badate…che funziona una volta sola. Vi spiego cosa dovete fare: a mezzanotte vi recherete in un campo, portando con voi una manciata di sale: il sale rappresenta le lacrime. (Robert comincia a ripetere il nome “Elena”) Lo terrete in mano, davanti a voi, e pronuncerete il nome di Elena per 18722 volte. (Robert continua) Fatto questo, getterete il sale dietro di voi e così facendo vi lascerete alle spalle tutto il dolore…e sarà come se niente fosse mai successo.(esce)
ROBERT: …e 18722! Addio, Elena! Sparirai per sempre dalla mia mente…e con te, tutto il mio dolore! (getta il sale. Improvvisamente, si trasforma e torna umano) Che…cosa…Dove mi trovo? Mi sento strano…(girando per il palcoscenico) Ma ho come un senso di libertà…di gioia! Come se la vita fosse ancora meravigliosa! (felice) Non mi ricordo cosa facessi laggiù, ma non m’importa più! ORA SONO DI NUOVO ROBERT! (a un oculista) E la mia faccia…è bellissima! È bellissima! Non è bellissima?
OCULISTA: (dandogli un biglietto) Tenga. Quando ha tempo, mi chiami. (esce)
ROBERT: (felice) E L’ARIA! L’aria ha ancora quel profumo di nuove promesse, di nuove sfide, di…ECCOMI! Casa! Pronto a ricominciare! Gesù, è stupendo. È stupen…(squilla il telefono)
Pronto?
GIUDA: Padrone? Sono io, Giuda. Volevo solo sapere se eravate riuscito a dimenticare Elena. (Robert torna mostro) Padrone? Padrone? Pronto?
E le tenebre calano sulla città portando in dono l’oblio…ma non a tutti.
Si sentono dei violenti colpi di mazza da baseball.
Cala il sipario.
SCENA 3
(Robert, Giuda, Elena poi Alice)
Sipario. Si vede Giuda che sta preparando una piccola festa. Robert entra. Appena Robert entra, Giuda gli fa un’accoglienza calorosissima sventolando bandiere, mettendo su la musica e anche con i palloncini e i coriandoli.
GIUDA: AUGURI! AUGURI! (va a prendere il carrello) E ORA…(lo apre) TATAAAA! LA TORTA! AUGURI! AUGURIIIIIIII!!!!!
ROBERT: (tra felice e commosso) Grazie, Giuda…ti giuro, sto quasi per piangere…ti ringrazio di tutto cuore, ma il mio compleanno è in maggio, non in ottobre.
GIUDA: Lo so. Infatti non festeggiamo il vostro compleanno! (tira fuori il calendario) OGGI È UN ANNO ESATTO CHE ELENA VI HA LASCIATO! AUGURI! AUGURIII!
Robert prende a calci Giuda fino alle quinte. Poi rimane solo, fissando uno specchio.
ROBERT: Un anno! È passato un anno da quel giorno maledetto in cui una magia oscura mi tramutò in questo…patetico…ributtante essere deforme che ho qua, davanti gli occhi.
RIFLESSO: Sì! Ha parlato Mr. Universo! (entra Giuda ancora dolorante)
ROBERT: Da quando questa maledizione mi affligge, l’unico modo per spezzare l’incantesimo è quello di versare il sangue di una vergine oppure cercare una donna che mi ami. Ma nessuno si innamorerà mai di me! Chi bacerebbe un rospo?
GIUDA: Una rospa. (Robert si gira)
ROBERT: Giuda, mio fedele servitore, tu scherzi con il mio dolore. (Giuda esce) Oh Elena, mia dolce Elena…tornerai mai da me?
VOCE: Se mi sparano alla nuca, mi fanno a pezzettini e mi mettono in una valigia e la spediscono ad un indirizzo a caso, che può risultare il tuo, ci sono forti possibilità!
Robert va a controllare dietro al quadro: è Giuda che gli ha fatto uno scherzo. Si sentono dei rumori violentissimi e poi esce Giuda, tutto dolorante. Giuda va verso la quinta.
Robert rimane solo. Si sente bussare alla porta
ROBERT: Chi è?
VOCE: Sono Elena, amore!
ROBERT: (prendendo un oggetto contundente) Porca miseria, Giuda! Ti faccio passare la voglia di questi scherzi del ca…
La porta si apre. E dietro la porta altri non c’è che Elena, vestita elegantemente.
ELENA: Posso entrare?
Robert rimane senza parole.
ELENA: Ti trovo cambiato, Robert…hai tagliato i capelli?
ROBERT: È Elena…il suo acuto spirito di osservazione è immutato! Elena…mia dolce Elena…(fa per abbracciare il quadro)
ELENA: Che fai, amore? Parli con un quadro?
ROBERT: (voltandosi) Eh…scusa…abitudini…Sai…io…non posso crederci! Sei proprio tu! In carne e ossa!
ELENA: (tenendo la mano di Robert) Oh, Robert…! Ho passato un anno d’inferno, piangendo…sola…mentre tu chissà quante donne hai avuto.
ROBERT: Diciamo che mi è sempre piaciuto scegliere…ora la destra, ora la sinistra…
ELENA: (abbracciandolo) Ma adesso sono tornata da te, Robert! Tutta per te…PER SEMPRE! (provocante) Avanti…fammi ciò che hai sempre sognato di fare!
Robert allora, deciso più che mai, va da Elena e comincia a tempestarla di pugni per tutto il male che lei gli ha fatto.
Poi si calma.
ROBERT: Scusami! Scusami, amore…io…non so cosa mi abbia preso…
ELENA: (ancora dolorante) Non preoccuparti caro…adoro gli uomini rudi e focosi…(provocante) Oh, Robert…abbiamo buttato via un anno…e la vita è così breve. Così…
Fa per baciarlo. Si spengono le luci. Quando si riaccendono, Elena non c’è più e Robert è per terra: era tutto un sogno. Entra Giuda.
GIUDA: Buongiorno padrone. Già alzato?
ROBERT: ’Giorno, Giuda. Sai, ho fatto un sogno così strano, di quelli che ti lasciano perplesso per tutto il giorno.
GIUDA: Oh, sciocchezze, padrone. I sogni sono solo sogni!
ROBERT: Ah, Giuda…oggi vado a una festa.
GIUDA: A fare cosa?
ROBERT: Beh, dovrò uscire, no? Conoscere nuovi posti, nuova gente…e poi, è un posto bello per versare sangue di vergini. E io voglio…ho bisogno di qualcuno che mi ami come prima!
GIUDA: (perplesso) “Prima” quando? (si becca una martellata in testa da Robert)
ROBERT: Sì! Stasera andrò a una festa! E là…là conoscerò la mia nuova compagna! Con la maschera avrò quel tocco di mistero che non guasta! (esce e va a cambiarsi. Poi rientra) Giuda, mio fedele servitore, come ti sembro?
GIUDA: La camicia sembra uno scarto di tappezzeria, ma il resto è orrendo! (martellata in testa)
ROBERT: (al quadro di Elena) Addio, Elena: è meglio che tu mi dimentichi!
VOCE: L’ho già fatto da un pezzo, imbecille! (Robert e Giuda si guardano con aria interrogativa)
Robert esce dalla porta. Si abbassano le luci. Si riaccendono con un mucchio di ragazzi normali, in una festa come tante, che ballano e parlano con i propri amici. Robert è estasiato.
ROBERT: (al pubblico) Ci sono un sacco di belle ragazze…ma nessuna è bella come Elena! Che stupido che sono…devo cambiare la mia vita, non rivangare i ricordi! (Robert urta una ragazza) Ops…scusami, mi ero distratto!
ALICE: No…scusami tu…ero nei piedi! Ti sei versato addosso qualcosa?
ROBERT: Niente che non fosse in tinta con la camicia.
ALICE: Come posso farmi perdonare?
ROBERT: Beh, potresti presentarmi le persone che conosci.
ALICE: Sarà difficile…sono cieca.
ROBERT: Ah! Di Praga?
ALICE: No. Dalla nascita!
ROBERT: (al pubblico) Sì! Cieca! Forse è la soluzione al mio problema! Non baderà al mio aspetto! (alla ragazza) Ti va di fare due chiacchere?
ALICE: Volentieri. Mi chiamo Alice.(stringe la mano)
ROBERT: Io sono Robert. (ricambia la stretta)
I due rimangono a parlare del più e del meno mentre la festa continua. Dopo un po’, Alice chiede a Robert l’ora.
ALICE: Oddio com’è tardi! (verso la quinta chiama qualcuno) RUFUS! RUFUUUS!
ROBERT: (preoccupato) Rufus? E chi…chi sarebbe?
ALICE: Rufus è il mio cane lupo. È strano…non si era mai allontanato senza di me. Piuttosto si farebbe sparare!
ROBERT: Beh…sarà andato a cercare qualche cagnetta. Se vuoi, posso riaccompagnarti io a casa.
ALICE: Non ti disturba, vero?
ROBERT: Ma figurati! È un piacere! Dove abiti?
ALICE: A Viale Marconi.
ROBERT: (tirando fuori una pistola e puntandola verso una quinta qualsiasi) Allora da quella parte! (si avviano)
Luci. Si sente un breve monologo di Robert.
ROBERT: Ero felice! Al diavolo Elena! E chi ci pensava più a Elena, ormai? Elena era un ricordo lontano, Elena svaniva come neve al sole…neve bianca come la sua pelle…ah, Elena…!
Si riaccendono le luci. Robert ed Alice sono sull’uscio di casa di lei.
ALICE: Sono arrivata, Robert. Grazie della bella serata.
ROBERT: Ehm…che ne dici se domani sera…(Alice gli prende la mano)
ALICE: Robert, sarò cieca ma non sono stupida…sento benissimo che sei ancora innamorato di un’altra. Non la dimenticherai stando insieme a me. Senti, è meglio se non ci vediamo più.
Esce. Robert se ne va, tutto solo. Si sentono degli abbai: è il cane che sta inseguendo Robert, furioso per quando gli ha sparato al sedere. Robert si nasconde verso la quinta, facendo al pubblico segno di stare in silenzio.
Ma anche lì il cane lo raggiunge.
SCENA 4
(Robert, Giuda, Flonza, Eleonora)
Robert è seduto su una poltrona, assorto nei suoi pensieri. Entra Giuda, pulendo e cantando un motivetto allegro. Continua a pulire finché nota il suo padrone triste come sempre.
GIUDA: Coraggio, padrone! Non potete stare ore e ore qui a fissarvi le mani!
ROBERT: Giuda, mio fedele servitore, da quando Elena mi ha abbandonato e un’antica maledizione ha fatto di me la mostruosa che hai davanti, ho perso ogni voglia di vivere!
GIUDA: Oh, non dite così, padrone! “Ho scarso interesse ad esistere” suona meglio! (prende una pompa per gonfiare le biciclette e la porge a Robert) Ma è ancora presto per gettare la spugna, padrone: un bel ragazzo come voi merita di avere una bella ragazza al suo fianco! (va verso un armadio) La volete bionda o bruna?
Squilla il telefono. Giuda va a rispondere.
GIUDA: Pronto? Oh ciao! Sì, sono io! Carissima! Aspettavo la tua chiamata con impazienza! Allora? Sei riuscita a convincere la tua amica? Come? Se lui è bello? Vuole sapere se lui è bello? (guarda Robert) Non si è mai visto nulla di simile, tesoro! Ci vediamo stasera! Ciao! (riattacca)
ROBERT: Posso sapere cosa stai tramando, Giuda, mio imprevedibile servitore?
GIUDA: Allegro, padrone! Ho appena convinto due ragazze a uscire con noi! Un’uscita a quattro! Così l’amore tornerà a sorridervi!
ROBERT: Un’uscita a quattro? Ma…
GIUDA: Niente “Ma”! Flonza se ne avrebbe a male se le tirassi il bidone!
ROBERT: (sorpreso) “Flonza”? “Flonza”!? Che razza di nome è “Flonza”!? Come posso uscire con una ragazza di nome Flonza!?
GIUDA: Flonza farà coppia con me, padrone. Voi farete coppia con la sua amica.
ROBERT: (incerto) E come si chiama la sua amica?
GIUDA: Tranquillo, state tranquillo. Nulla a che fare con “Flonza”. Si chiama Eleonora.
ROBERT: Però...Eleonora...nome nobile! È…è bella?
GIUDA: Non si è mai visto nulla di simile in giro, padrone! (esce)
Robert rimane a guardarlo, pietrificato. Dopo un po’, rientra Giuda vestito elegantemente.
GIUDA: Padrone! Dovete ancora prepararvi! Saranno qui a momenti!
ROBERT: (dirigendosi verso una quinta) Io…non so, Giuda…non sono convinto che sia una bella idea.
GIUDA: Su, su, coraggio! Non fate il timidone! (Robert esce) Forza, datevi una rinfrescata! Penaste che, finalmente dopo tanto tempo, passerete una serata in compagnia di una femmina! Così almeno c’era scritto alla voce “sesso” della sua carta d’identità.
Suona il campanello. Robert entra vestito molto elegantemente.
GIUDA: Padrone! Ma voi vi intendete di moda?
ROBERT: No…no, per nulla.
GIUDA: Ah. Mi pareva. Vado ad aprire.
Giuda va ad aprire la porta. Sull’uscio c’è una ragazza molto bella, una bomba esplosiva.
FLONZA: Tesoro!
GIUDA: Flonza! Carissima! (si arresta di colpo) Mmmm…che profumo deciso! Cos’è?
FLONZA: Ah…scusa, cucciolino! Ho pestato una cacca sul marciapiede qua di fronte!
GIUDA: Flonza, lui è Robert!
Robert e Flonza si stringono la mano. Flonza si volta verso la quinta.
FLONZA: Ele! Cara! Non vieni a conoscere il tuo cavaliere?
Dalla quinta entra una ragazza bruttissima, con gli occhiali e che sta mangiando una gomma da masticare. Robert la vede terrorizzato.
ELEONORA: Ciao. Ti spiace se tengo la gomma? Tanto non ci baceremo mica subito con la lingua!
Robert corre verso la quinta opposta a vomitare. Giuda lo segue. Flonza ed Eleonora escono dalla porta.
Rientrano Robert e Giuda.
GIUDA: Insomma, padrone! State offendendo Eleonora con il vostro comportamento! Avanti, adesso tornate lì e datele questo biscottino per farvi perdonare!
ROBERT: (irritato) Giuda, mio ingenuo servitore, non crederai che quella lì possa spezzare l’incantesimo che mi ha tramutato in un mostro?
GIUDA: Padrone, non importa se a voi non piace. L’importante è che si innamori lei. Mi capite? Se lei si innamora, voi tornerete umano!
ROBERT: (prendendo fiato) E va bene…e va bene…uscirò. Ma dove le portiamo? Dove!?
GIUDA: Ho un’idea, padrone: portiamole al circo!
ROBERT: Possibile che in una situazione delicata tu pensi soltanto a fare soldi?
GIUDA: Allora restiamo in casa! Quattro dischi e un po’ di whisky e tutto andrà bene ugualmente! (tornano dalle ragazze) Flonza? Eleonora? Robert non si sente molto bene…pensavamo di passare la serata in casa. Vi secca?
Robert e Eleonora si siedono vicini.
FLONZA: Per niente! (a Giuda) Vieni, cucciolino. Andiamo a preparare qualcosa da mettere sotto i denti!
GIUDA: Sì, cara. Lasciamo che i ragazzi facciano conoscenza! (escono)
ROBERT: (terrorizzato) Sei proprio…carina, Eleonora.
ELEONORA: Dici sul serio? Non mi stai prendendo in giro?
ROBERT: Dico sul serio!
ELEONORA: Guarda che se dici le bugie ti si allunga il naso e ti si accorciano le gambe!
ROBERT: Divertente! Ora scusami, devo andare a prendere una cosa!
Si alza ed esce. Rientrano Giuda e Flonza con degli stuzzichini. Giuda va a cercare Robert. Lo trova quando il padrone gli fa cenno di venire verso la quinta da dove era uscito prima.
GIUDA: Allora, Robert? Com’è Ele? Com’è?
Entra Robert con le gambe più corte e il naso lungo come quello di Pinocchio.
ROBERT: Bellissima! (esce per poi rientrare com’era prima)
FLONZA: Trovo che le stagioni non siano più quelle di prima…
GIUDA: (porgendo a Robert un fazzoletto) Tenete. Siate gentile, datelo ad Eleonora per pulirsi.
ROBERT: (terrorizzato) Vuoi un tovagliolino, cara?
ELEONORA: Grà!
ROBERT: (a Giuda) “Grà”?
GIUDA: Voleva dire “Grazie”. (si alza) Mettiamo su qualcosa di scatenato?
FLONZA & ELEONORA: Si si si!
Giuda mette un disco e le due si mettono a ballare. Poi il servo fa segno al padrone di venire da lui.
GIUDA: Padrone, perché non portate Eleonora in camera vostra…e le fate vedere la vostra collezione di farfalle? Pensate…misura 80 cm!
ROBERT: 80 cm di cosa?
GIUDA: Di tutto: seno, vita, fianchi, altezza e peso! Misura unica! Molto pratica!
ROBERT: E sia, Giuda: berrò il calice fino in fondo…ma…quanti anni ha? Non verrò mica arrestato per corruzione di minorenne, vero?
GIUDA: Al limite, per furto di bestiame!
Si abbassano le luci. Robert ed Eleonora sono nella camera di Robert e lui le sta facendo vedere la collezione di farfalle che ha.
ROBERT: Senti…Eleonora…perché non ci mettiamo più comodi? Torno tra un istante. Vado in bagno a prepararmi.
Si alza e va in bagno recitando una preghiera. Quando torna, è già cambiato e pronto per la notte.
ROBERT: Et voilà!
ELEONORA: (alzandosi) Va bene…ma rendiamo la cosa più stuzzicante…io spengo la luce e tu devi trovarmi al buio!
Si abbassano le luci. Comincia la caccia alla donna da parte di Robert, che dopo lunghi tentativi riesce a trovarla.
ROBERT: Dove sei? Tanto ti trovo…avanti…lo so che sei qui…AHI! A-HA! Eccoti qua! Bella animalona mia! Non vuoi seguirmi, eh? Mi piaci quando fai la riottosa! E vieni qua! Quanto pesi, tesoro? Eleonora! Su questo letto d’amore sarai mia!
iSi riaccendono le luci. E Robert può vedere con suo grande dispiacere che non era Eleonora quella che aveva preso, ma il suo comodino.
Si riabbassano le luci.
Si riaccendono con l’uscita furiosa delle due ragazze.
GIUDA: (guardando il comodino) Che figura, padrone! E io che pensavo che questi buchini li facessero i tarli…
ROBERT: (furioso) Per favore, Giuda, dacci un taglio! Non ne voglio più sapere delle tue trovate!
GIUDA: (arrabbiato) Sì, è meglio così! Non meritiate che mi dia tanto da fare per aiutarvi! A voi basta soltanto il vostro piangervi addosso e il vostro ricordo?! E sia! (prende una valigia e mette dentro la sua roba) Tenetevi i vostri stupidi lamenti! Mi avete stancato! Siete il peggiore che mi sia mai capitato di servire! (si avvia verso la porta)
ROBERT: Giuda…
GIUDA: (furioso) Non ne posso più di voi! Nessuno vi aiuterà! E non ritornerete mai umano, capito!? Mai!
Giuda esce sbattendo violentemente la porta. Robert rimane a guardarlo, solo con il suo dolore.
Cala il sipario.
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