L’ente radio rurale.

 Dalla metà degli anni ’30 l’Ente radio rurale, un’articolazione specifica della politica radiofonica del regime, nata da dieci anni, assume in sé il triplice compito di educare vaste masse di subalterni, raggiungendoli con apposite trasmissioni, nei campi, nelle scuole elementari, nelle caserme per l’educazione dell’italiano e per l’individuazione e l’equiparazione dei tre destinatari in tre diversi ordini di subalternità: il pubblico dei contadini, degli scolari e dei soldati.

Dal 1934 “La Radio Rurale”, affianca il “Radiocorriere” nella politica radiofonica di “andare verso il popolo”, di andare cioè verso quei tre grandi uditori di massa predisposti ad una posizione di massima recettività.

Il motto dell’ente è “Il villaggio deve avere la radio”, è anche una parola d’ordine di Mussolini e rappresenta la mobilitazione su tutto il territorio nazionale delle risorse, dei leader di opinione e di gruppo e degli ambienti di scuola, lavoro e parrocchia concretizzata attraverso cicli e programmi, nella scelta dei temi e collaboratori, nelle note e nei discorsi, ufficiali e non, esplicativi o polemici.

Questa catena di comunicazione ha un centro direzionale, che riguarda la volontà dell’emittente e la confezione del messaggio, e una periferia, dove è più difficile accertare in quale misura avvenne la ricezione del messaggio, con quale partecipazione e tramite quali mediazioni. A questo scopo è l’interesse dell’ente ai comportamenti di maestri, ufficiali e parroci.

L’organo, infatti, insiste di continuo sul principio che il maestro elementare e l’ufficiale sono i primi responsabili e i primi garanti che il messaggio radiofonico svolga fino in fondo la sua opera educativa e non venga fruito in atteggiamento distratto e passivo. Ogni o trasmissione va preparata prima e commentata dopo da chi conosce il gruppo d’ascolto e può porsi, quindi, come il mediatore tra esso e il discorso che arriva ad esso dai microfoni.

I santi, le memorie e le solennità della religione cattolico-romano ha un congruo spazio nei programmi radiofonici della Radio rurale in voluto parallelismo con i santi, le memorie e le solennità della patria. I grandi santi italiani, infatti, sono considerati “esempi di perfetto civismo”.  

I programmi.

Una rubrica radiofonica di contenuto ideologico e tecnico è, ad esempio, l’<<Ora dell’agricoltura>>.

Per una pedagogia di regime storia e religione rappresentano qualitativamente e quantitativamente le materie privilegiate della radiofonia. Argomenti tipici sono ad esempio: Giulio Cesare e il re, san Francesco e il duce, gli eroi del Risorgimento e della marcia su Roma, della grande guerra e della guerra di Spagna.  Si tiene conto che il racconto storico è produttore di realtà e che la storia esiste quando viene portata alla coscienza: nascono così le radioscene, importanti mezzi di suggestione di massa, che rappresenta le aristocrazie della storia. Tra esse scene di eroi, di dominatori, di condottieri e di santi.

Ecco invece un elenco di programmi dell’Ente radio rurale per le scuole elementari nel novembre 1938:

q       Voci di condottieri (classi III-IV-V);

q       Cantiamo insieme! (tutte le classi);

q       Il re alla guerra (classi III-IV-V);

q       La fondazione di Roma (classi III-IV-V);

q       Un cavaliere medioevale (classe V);

q       Al campo Mussolini (classi III-IV-V);

q       La battaglia di Legnano (classe V);

q       S. Francesco d’assisi (tutte el classi);

q       Glorie di legionari (classi III-IV-V);

q       Voci dalla Germania (classi III-IV-V);

q       S. Carlo Borromeo (classi IV-V);

q       La focaccina dell’amore (classi I-II-III);

q       Voci dalle Puglie (tutte le classi).

La seguente è, invece, una radioscena che i programmatori presentano per le caserme nell’anniversario dell’anno XVII, La Marcia su Roma:

La marcia su Roma, radioscena. Dopo la grande Guerra, dopo la Vittoria, per le strade, per le piazze d’Italia, la gente traviata offendeva Dio e la Bandiera; il nome d’Italia era deriso; la vittoria delle nostre armi calpestata e oltraggiata; i 650.000 morti della guerra dimenticati; i feriti, i mutilati, i decorati al lavoro, non potevano camminare per le strade senza essere scherniti e canzonati. Masse di popolo, come ubriacate dalle velenose parole di capi senza religione, senza patria, senza coscienza, erano spinte a gettare tutto il Paese nel disordine, fermando i treni, tagliando i fili dei telegrafi e dei telefoni, distruggendo i negozi, lasciando marcire i l grano e il fieno sui campi e morire il bestiame nelle stalle abbandonando le officine..Allora il DUCE, che era già stata in guerra e ferito più volte, e che voleva, a costo di qualunque sacrificio, farla grande questa Patria italiana così famosa e gloriosa fra tutte le genti dell’Universo, il DUCE giurò di far guerra ai traditori, ai vigliacchi, agli indegni figli che volevano assassinare quella che è la madre di tutti: l’Italia.

Ed ecco, al suo appello, accorrere a lui da ogni parte vecchi combattenti, studenti giovanissimi, operai e contadini: tutti animati da uno spirito guerriero, tutti accesi da una ardente fiamma di fede nel DUCE che li avrebbe condotti alla vittoria. I cento della prima adunata diventarono presto migliaia e migliaia; indossarono la camicia nera, che ricordava le eroiche imprese degli arditi in guerra; il tricolore venne difeso, le medaglie e i segni delle ferite ripresero a risplendere sul petto e sul braccio dei valorosi e i buoni cittadini cominciarono ad applaudire queste schiere forti ed audaci, che si chiamavano <<Squadre di azione>>.

Ma ormai occorreva impadronirsi del governo. Occorreva sostituire al debole Governo di allora un Governo forte, che sapesse rivendicare all’Italia al sua potenza di grande nazione e imporre agli italiani una ferrea disciplina. Questo nuovo governo non poteva avere per suo capo che Benito Mussolini, ormai riconosciuto e invocato DUCE della Nuova Italia.

Ed ecco la Marcia su Roma, 28 ottobre 1922. Alla stessa ora, in tutta la Penisola, i fascisti iniziano l’occupazione degli uffici pubblici, mentre tre colonne di Camicie nere si mettono in marcia verso al Capitale. Il DUCE da Milano, dal suo ufficio del “Popolo d’Italia”, diventano il quartiere generale della Rivoluzione, dirige il movimento. Il Quadrunvirato incaricato delle operazioni prende sede in Perugina. Siamo ormai nella notte dal 29 al 30 ottobre. La campagna romana è silenziosa. Roma è a pochi chilometri. Una colonna di fascisti si avvicina nel buio, procede verso al Capitale; la morte può essere in agguato ad ogni istante, dietro una siepe, dietro una finestra socchiusa… E’ a questo punto che comincia la radioscena di oggi.” (Per le caserme. La Marcia su Roma, in “La Radio Rurale”, 1938).

Come ciclo di programmi per le forze armate è quello del dicembre 1938: la parte che compete l’Ente radio rurale è di 20 minuti per ogni trasmissione di 40 minuti (altri 15 sono a cura dell’Eiar e i rimanenti 5 sono riservati al ministero della Guerra). Si tratta di quattro testi, uno per settimana: il primo dedicato a Santa Barbara, “la venerata protettrice delle Armi di Artiglieria, Genio e della Marina”; il secondo e il quarto dedicati a episodi della recente guerra d’Etiopia: Tenete duro!, Siamo qui!, e Natale dell’Impero; la terza è dedicata a L’azione di Cortellazzo.

L’ente, inoltre, fornisce gratuitamente pubblicazioni in adeguato numero di copie a tutte le Caserme e Istituti militari, perché i Comandi abbiano preventiva coscienza delle trasmissioni organizzate per i soldati.

Questa è la trasmissione del 4 dicembre:

“Santa Barbara, Vergine Martire. _ Nata a Nicomedia circa 200 anni dopo nostro Signore Gesù Cristo. Messa a supplizio atroce per aver abiurata la religione pagana. Lo stesso padre, subito dopo incenerito dalla vendetta divina con un fulmine, ebbe a mozzarle il capo. Il 4 dicembre la Santa è festeggiata dai cannonieri di terra e di mare, dai genieri, da tutti gli artificieri che hanno maneggiato di esplosivo. Ma perché mai tale culto devoto, sempre fervido? La domanda ha risposte varie. Molti, forse, non hanno avuto la possibilità di esaudirla. La radioscena vuole per l’appunto venire incontro a questi ultimi spiegando i motivi plausibili che dalla Santa Barbara fanno al venerata protettrice delle Armi di Artiglieria, Genio e della Marina”. (Per le forze armate. Santa Barbara, in “La Radio Rurale”, 1938).

E, infine, questa è una radioscena di attualità etiopica:

“ Tenete duro! Siamo qui!- Durante la guerra etiopica, un nostro battaglione, nel corso di una avanzata, venne a trovarsi isolato e circondato ad preponderanti forze abissine che lo assalgono da ogni lato. A causa della scarsità degli uomini e delle munizioni è costretto a chiedere soccorso al comando superiore.

<<Tenete duro! – è la risposta. – Inviamo un battaglione in vostro rinforzo!>> Poco dopo, le truppe assediate avvistano i soccorsi; ma alla gioia del primo momento subentra lo sconforto perché altre onde abissine, sopraggiunte, attaccano il battaglione mandato in rinforzo e lo costringono a fermarsi e a prendere posizione per provvedere alla propria difesa.

I comandanti dei due battaglioni in pericolo rivolgono un pressante appello al Comando superiore.

<<Tenete fermo! – è la nuova risposta. – Provvediamo>>. E’ l’ora dell’aviazione!

Poco dopo le radio dei due battaglioni intercettano un messaggio del comandante di uno stormo da bombardamento partito in loro aiuto, nonostante il tempo proibitivo.

I bombardieri sopraggiungono, disperdono le orde abissine, liberano e forniscono i due battaglioni. Gli indigeni fanno atto di sottomissione e si offrono di partecipare alla caccia ai guerrieri del negus.

<<Non credevo che con questo tempaccio poteste far qualcosa!>> dice, più tardi, il comandante di uno dei battaglioni al comandante dello stormo liberatore.

<<Dimenticate che oggi è la Madonna di Loreto, la nostra patrona, ed oggi è lei che ci regge in volo, più che le nostre ali”.

 

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