Enrico Fermi e la scuola di
Via
Panisperna
Mussolini
non
risulta
tanto
interessato
alle
scoperte
scientifiche
quanto,
invece,
all’immagine
che
l’Italia
ne
può
trarre
all’estero.
Il
fascismo,
quindi,
promuove
anche
la
ricerca
scientifica
e
l’istituzione
scientifica
italiana
più
importante
è
quella
della
scuola
romana
di
Via
Panisperna.
Essa
fu
creata
da
Enrico
Fermi
e
ruota
attorno
alla
sua
presenza.
Quando,
infatti,
nel
1938
il
fascismo
inizia
a
declinare,
anche
gli
aiuti
economici
alla
scuola
vengono
negati.
Inoltre,
a
causa
delle
leggi
razziali
in
Italia,
Fermi
è
costretto
ad
emigrare
negli
Stati
Uniti
dove
affronterà
studi
di
livello
superiore
e
di
importanza
mondiale.
La
fisica
italiana
potrà
rinascere
solo
nel
dopoguerra
grazie
all’aiuto
di
Amaldi.
Il
periodo
italiano
di
Fermi.
Enrico
Fermi
nasce
a
Roma
il
29
settembre
del
1901.
Nel
1920
Fermi
ha
già
studiato
a
fondo
la
teoria
di
Lorentz,
la
relatività
ristretta,
la
teoria
del
corpo
nero,
i
primi
lavori
di
Bohr
sullo
spettro
dell
’idrogeno,
ed
è
già
considerato
da
tutti
l’autorità
indiscussa
sulla
teoria
quantistica
di
Bohr-Sommerfeld,
di
cui
è
sostenitore.
Dopo
lo
studio
della
meccanica
quantistica,
Fermi
si
dedica
a
fondo
alla
relatività
e
nel
corso
del
terzo
anno
di
università
pubblica
i
suoi
primi
lavori
sui
problemi
di
elettromagnetismo:
“Sulla
dinamica
di
un
sistema
rigido
di
cariche
elettriche
in
moto
traslatorio”,
e
“Sull’elettrostatica
di
un
campo
gravitazionale
uniforme
e
sul
peso
delle
masse
elettromagnetiche”.
Il suo metodo di studio si basava sul considerare i dati di un determinato problema, elaborarli e poi confrontare i suoi risultati con quelli ottenuti dagli autori dei saggi.
Fermi
introduce
un
sistema
di
coordinate
spazio-temporali
(le
cosiddette
coordinate
di
Fermi)
particolarmente
adatto
per
seguire
l’evoluzione
temporale
di
fenomeni
che
avvengono
in
una
piccola
regione
di
spazio.
Dopo
aver
sottolineato
le
potenziali
quantità
di
energia
contenute
in
un
grammo
di
materia
in
base
alla
relazione
,
Fermi
sostiene
che:
“Non
appare
possibile
che,
almeno
in
un
prossimo
avvenire,
si
trovi
il
modo
di
mettere
in
libertà
queste
spaventose
quantità
di
energia,cosa
del
resto
che
non
si
può
che
augurarsi,
perché
l’esplosione
di
una
così
spaventosa
quantità
di
energia
avrebbe
come
primo
effetto
di
ridurre
in
pezzi
il
fisico
che
avesse
la
disgrazia
di
trovare
il
modo
di
produrla.”
Fermi
non
ha
tra
i
fisici
italiani
interlocutori
competenti
con
cui
discutere
delle
sue
ricerche
sulla
meccanica
quantistica
e
sulla
teoria
della
relatività:
solo
all’estero
conoscerà
scienziati
come
Lorentz,
Einstein
e
Pauli.
Tornato
a
Roma,
Fermi
scrive
una
breve
memoria
dal
titolo
“Sulla
probabilità
degli
stati
quantici”
che
può
essere
considerata
il
suo
primo
contributo
importante
alla
meccanica
quantistica.
Nel
1924
arriva
a
porsi
il
problema
della
ricerca
di
un
“principio
mancante”
per
spiegare
il
comportamento
di
particelle
identiche
che
obbediscono
alle
condizioni
della
meccanica
quantistica
di
Bohr-Sommerfeld
e
in
particolare
per
spiegare
l’annullarsi
dell’entropia
allo
zero
assoluto.
Almeno
due
anni
prima
di
scrivere
il
suo
famoso
lavoro
sulla
statistica
del
gas
ideale
Fermi
anticipa
senza
saperlo
il
principio
di
Pauli
scrivendo
“Considerazioni
sulla
quantizzazione
dei
sistemi
che
contengono
degli
elementi
identici”.
Non
appena
il
“principio
di
esclusione
”
verrà
enunciato
da
Pauli
(gennaio
1925),
egli
ne
comprenderà
immediatamente
le
ragioni
profonde
che
giustificano
la
sua
statistica,
a
cui
arriverà
appunto
partendo
da
basi
diverse
e
da
un
punto
di
vista
relativamente
indipendente
dallo
sviluppo
della
nuova
meccanica
quantistica
il
2
luglio
dello
stesso
anno.
Nel
1925
vengono
pubblicati
i
due
fondamentali
lavori
di
Einstein
sulla
statistica
quantistica
dei
gas.
Nell’estate
dello
stesso
anno
Heisenberg,
Born
e
Jordan
gettano
le
basi
della
nuova
meccanica
quantistica
che
Fermi
non
riesce
ad
apprezzare
trovando
la
formulazione
troppo
astratta.

E.
Fermi,
1926
Nel
1926
vince
la
cattedra
di
fisica
teorica
all’Università
di
Roma
e
pubblica
l’articolo
“Sulla
quantizzazione
del
gas
perfetto
monoatomico”.
Fermi
si
rende
conto
di
possedere
tutti
gli
elementi
per
formulare
una
teoria
del
gas
ideale.
L
’importanza
della
statistica
di
Fermi
per
gli
elettroni
in
un
metallo
viene
messa
in
luce
da
un
articolo
di
Pauli
di
poco
successivo
(10
febbraio
1927),
in
cui,
in
onore
di
Fermi,
tutte
le
particelle
che
obbediscono
a
questo
tipo
di
statistica,
come
gli
elettroni,
i
protoni
e i
neutroni,
vengono
attualmente
chiamate
fermioni.
Nel
1927
dopo
aver
sviluppato
la
statistica
di
un
gas
di
particelle
che
obbediscono
al
principio
di
esclusione
di
Pauli,
Fermi
crea
un
metodo
statistico
per
la
determinazione
di
alcune
proprietà
dell’atomo,
oggi
noto
come
metodo
di
Thomas-Fermi
per
l’interpretazione
del
comportamento
degli
elettroni
nei
metalli,
assolutamente
inspiegabile
in
base
alle
teorie
classiche.
Lo
stesso
Fermi
mette
in
evidenza
come,
a
questo
punto,
sia
ormai
del
tutto
chiaro
che
esistono
due
tipi
di
particelle:
quelle
che
obbediscono
alla
statistica
di
Bose-Einstein,
come
nel
caso
dei
quanti
di
luce
(attualmente
chiamate
bosoni)
e
quelle
che
obbediscono
al
principio
di
esclusione
di
Pauli,
come
gli
elettroni
e i
protoni
(attualmente
chiamate
fermioni)
e
che
seguono
appunto
la
statistica
di
Fermi.

E.
Fermi,
N.
Carrara,
F.
Rasetti
e
R.
Brunetti
(1925).
A
Roma
Fermi
forma
un
gruppo
di
studiosi
(tra
cui
Corbino,
Rasetti,
Pontecorvo)
e
di
studenti
(tra
i
quali
Segrè,
Amaldi
e
Majorana):
nasce
la
“scuola
di
via
Panisperna”.
I
membri
del
gruppo
di
Roma
iniziano
a
fare
lunghi
soggiorni
presso
i
maggiori
centri
di
ricerca
all’estero
per
acquisire
conoscenze
relative
a
tecniche
sperimentali
allora
sconosciute
in
Italia
(metodi
del
tipo
“fai
da
te”
che
sono
caratteristici
del
modo
di
lavorare
di
Fermi,
sia
a
livello
teorico
che
sperimentale).
Fino
alla
scoperta
del
neutrone,
all’inizio
del
1932,
si
continuerà
a
ritenere
che
i
nuclei
di
tutti
gli
elementi
siano
composti
di
protoni
e
elettroni,
sebbene
ipotesi
sull’esistenza
di
una
particella
neutra
pesante
fossero
state
avanzate
da
Rutherford
già
nel
1920.
Questa
ipotesi
presa
seriamente
in
considerazione
da
Bohr.
Pauli
pensa
che
Bohr
è
su
una
strada
completamente
sbagliata”
e
propone
che
insieme
all’elettrone
vengano
emesse
una
o
più
particelle
neutre,
che
saranno
dette
(su
proposta
di
Fermi)
“neutrini
”:
in
ogni
disintegrazione
l
’energia
liberata
nel
processo
si
ripartisce
tra
elettrone
e
neutrino
in
modo
che
l’energia
dell’elettrone
possa
assumere
tutti
i
valori
da
zero
fino
a
un
certo
massimo.
Questa
ipotesi
viene
formulata
informalmente
da
Pauli
in
una
lettera
scritta
il
4
dicembre
1930.
Proprio
per
fare
il
punto
sulle
questioni
ancora
irrisolte
in
fisica
nucleare
Fermi
ha
l’idea
di
organizzare
un
Congresso
internazionale
di
fisica
nucleare,
che
si
tiene
a
Roma
dall’11
al
17
ottobre
del
1931,
di
enorme
importanza
scientifica.
In
questa
occasione
Pauli
avanza
di
nuovo
l’ipotesi
dell’esistenza
di
una
nuova
particella
neutra,
leggera
e
molto
penetrante
per
salvare
il
principio
della
conservazione
dell’energia
nel
decadimento
a.
Tuttavia
è
ancora
una
ipotesi
abbastanza
vaga
e
in
ogni
caso
non
esiste
ancora
una
teoria
formale
del
processo
di
decadimento
a.
Due
mesi
dopo
Fermi
completa
il
suo
celebre
lavoro:
“Tentativo
di
una
teoria
dei
raggi
a”,
in
cui
applica
la
teoria
quantistica
dei
campi
alla
radioattività
a.
In
questo
modo
Fermi
apre
un
nuovo
campo
della
fisica
delle
particelle
elementari,
la
fisica
delle
interazioni
deboli.
Fermi
intuisce
immediatamente
che
i
neutroni
possono
essere
validamente
utilizzati
come
proiettili
per
indurre
la
radioattività
artificiale:
in
poco
tempo
vengono
irradiati
con
neutroni
una
sessantina
di
elementi
e
in
almeno
quaranta
di
questi
vengono
scoperti,
e
spesso
identificati,
nuovi
elementi
radioattivi.
Nel
marzo
1934
esce
l’articolo
“Radioattività
provocata
da
bombardamento
di
neutroni”,
il
primo
di
una
lunga
serie
di
lavori
che
vedranno
Fermi
protagonista,
insieme
al
suo
gruppo,
di
un
filone
di
ricerca
i
cui
esiti
sono
per
ora
assolutamente
insospettati.
I
risultati
ottenuti
dal
gruppo
dei
“ragazzi
di
via
Panisperna”
dimostrano
tutti
i
vantaggi
del
lavoro
d’equipe,
introdotto
per
la
prima
volta
proprio
a
Roma.
.

“I
Ragazzi
di
Via
Panisperna”
1934
(O.
D’Agostino,
E.
Segr`e,
E.
Amaldi,
F.
Rasetti
e
E.
Fermi).
Il
24
aprile
Ernest
Rutherford,
si
complimenta
con
Fermi
per
il
successo
degli
esperimenti:
“Mi
congratulo
con
lei
per
il
successo
della
sua
fuga
dalla
sfera
della
fisica
teorica.
Sembra
proprio
che
lei
abbia
trovato
una
buona
linea
di
ricerca
per
cominciare”.
Nel
procedere
con
il
bombardamento
sistematico,
Fermi
e
il
suo
gruppo,
arrivano
a
irradiare
l’uranio.
Nel
1935
Amaldi
e
Fermi
in
particolare
eseguono
ricerche
sulle
proprietà
dei
neutroni
lenti.
Intanto
in
Germania
è
in
pieno
sviluppo
la
politica
di
persecuzione
degli
oppositori
e
delle
minoranze
etniche
e
l’espansionismo
di
Hitler
fa
pesare
sull’Europa
la
prospettiva
di
un
conflitto
generale,
mentre
l’Italia,
con
aspirazioni
colonialiste,
si
prepara
alla
guerra
d’Etiopia
e
viene
perciò
isolata
dalla
Società
delle
Nazioni
con
alcune
sanzioni.
Tutti
i
membri
dell’Istituto
avvertono
improvvisamente
la
fine
di
un’epoca
e
in
effetti
la
situazione
politica,
che
si
sta
deteriorando
rapidamente,
fa
presagire
la
catastrofe
imminente.
Nel
frattempo
Fermi
riesce
a
far
approvare
insieme
a
Domenico
Marotta,
direttore
dell’Istituto
di
Sanità
Pubblica,
una
proposta
per
realizzare
un
acceleratore
in
grado
di
accelerare
particelle
fino
ad
un’energia
di
un
milione
di
volt.
Ormai
si
stanno
diffondendo
nei
maggiori
laboratori
acceleratori
che
permettono
di
disporre
di
sorgenti
artificiali
di
neutroni,
molto
più
intense
rispetto
a
quelle
fino
a
quel
momento
utilizzate
a
Roma.
Nel
frattempo
l’Istituto
di
Fisica
che
si
è
trasferito
da
via
Panisperna
alla
nuova
città
universitaria.
Nel
gennaio
dello
stesso
anno
Fermi
presenta
al
CNR
una
dettagliata
proposta
per
la
costituzione
di
un
Istituto
Nazionale
di
Radioattività,
nella
quale
fa
notare
come
l’Italia,
che
fino
a
quel
momento
ha
avuto
una
posizione
preminente
in
questo
campo
di
ricerca,
stia
perdendo
decisamente
terreno
rispetto
ai
laboratori
dotati
di
macchine
acceleratrici:
“E’
chiaro
come
queste
circostanze
rendano
vano
pensare
a
un’efficace
concorrenza
con
l’estero,
se
anche
in
Italia
non
si
trova
il
modo
di
organizzare
le
ricerche
su
un
piano
adeguato”.
Ma
nel
luglio
1937
muore
Guglielmo
Marconi,
che
nella
sua
veste
di
presidente
del
CNR
e
dell’Accademia
d’Italia
era
stato
un
valido
sostenitore
del
gruppo,
nonostante
le
sue
numerose
richieste
per
ottenere
fondi
per
la
ricerca
non
fossero
del
tutto
in
consonanza
con
l’idea
che
Mussolini
aveva
riguardo
al
ruolo
della
scienza
nello
Stato
fascista.
Ecco
cosa
scriveva
il
Duce
a
un
suo
aiutante
già
nel
1930:
“Le
rimetto
questa
doglianza
che
mi
è
stata
consegnata
da
S.E.Marconi,
Pres.
del
CNR
,
nonché
dell’Accademia
d’Italia.
Credo
che
gli
si
possono
dare
570.000
lire
dal
fondo
delle
spese
impreviste
e
non
un
soldo
di
più.
Salvo
a
vedere
se
questo
Consiglio
debba
ancora
funzionare
”.
Nel
maggio
del
1938
il
CNR
respinge
definitivamente
la
proposta
di
Fermi
per
l’Istituto
Nazionale
di
Radioattività
adducendo
la
limitata
disponibilità
di
fondi
e
poco
dopo
gli
assegna
un
contributo
che
Fermi
giudica
del
tutto
insufficiente
per
realizzare
qualsiasi
progetto.
E’
evidente
ormai
che
la
più
importante
istituzione
scientifica
italiana
non
è
in
grado
di
mettere
a
disposizione
di
Fermi
e
dei
suoi
collaboratori
i
mezzi
necessari
per
proseguire
ricerche
che
possano
competere
con
quelle
portate
ormai
avanti
nei
laboratori
più
avanzati.
.

Consiglio
di
Presidenza
del
CNR,
1931.
Nel
frattempo
la
situazione
politica
sta
precipitando.
In
luglio
inizia
anche
in
Italia
la
campagna
antisemita
con
la
pubblicazione
del
Manifesto
della
Razza.
Nei
mesi
successivi
vengono
promulgate
le
leggi
razziali:
comincia
l’espulsione
degli
ebrei
da
tutti
gli
impieghi
statali,
dalle
università
e
dalle
accademie,
oltre
all’esclusione
degli
allievi
ebrei
dalle
scuole
pubbliche.
La
moglie
di
Fermi,
Laura
Capon,
è
ebrea
e
all’inizio
di
settembre
i
coniugi
Fermi
decidono
di
emigrare.
Il
10
novembre
Fermi
riceve
l’annuncio
ufficiale
del
conferimento
del
premio
Nobel,
“Per
aver
dimostrato
l’esistenza
di
nuovi
elementi
radioattivi
prodotti
dall’irradiazione
mediante
neutroni
e
per
la
scoperta,
legata
alla
precedente,
delle
reazioni
nucleari
indotte
da
neutroni
lenti”,
e
decide
di
proseguire
direttamente
per
gli
Stati
Uniti
dopo
il
soggiorno
a
Stoccolma
per
la
cerimonia
di
conferimento
del
premio
il
10
dicembre.
Il
periodo
statunitense
di
Fermi
Siamo
nel
1939:
Fermi
arriva
a
New
York
il
2
gennaio
e
molto
presto
viene
a
conoscenza
della
scoperta
della
fissione
dell’uranio.
Nel
corso
della
VI
Conferenza
di
Fisica
Teorica
tenuta
a
Washington
il
26
gennaio
‘39,
Fermi
avanza
l’ipotesi
che
in
una
reazione
così
violenta
i
nuclei
possano
emettere
neutroni
i
quali,
a
loro
volta,
sarebbero
in
grado
di
provocare
una
nuova
fissione.Una
dimostrazione
del
processo
di
fissione
viene
organizzata
per
i
partecipanti
al
convegno
che
si
chiedevano,
soprattutto,
se
venivano
emessi
neutroni
nella
fissione
dell’uranio
e
se
si
poteva
fare
in
modo
che
questi
neutroni
producessero
ulteriori
fissioni.
Fermi
insiste
sulla
necessità
di
effettuare
misure
quantitative
si
concentra
sul
problema
dell’emissione
di
neutroni.
Nel
1940
il
reattore
nucleare,
viene
chiamato
pila,
termine
che
si
riferisce
alla
catasta
di
blocchetti
di
grafite
all’interno
della
quale
viene
inserito
l’uranio.
Nel
frattempo
sotto
la
pressione
dell’avanzata
di
Hitler
in
Europa,
Roosevelt
istituisce
il
National
Defense
Research
Commitee
(NDRC)
con
il
compito
di
coordinare
le
ricerche
connesse
con
i
problemi
della
difesa
e
organizzare
la
mobilitazione
della
comunità
scientifica
a
scopi
bellici.
Fino
all’estate
1941
le
ricerche
si
focalizzano
intorno
alla
possibilità
di
utilizzare
la
reazione
a
catena
per
la
produzione
di
energia,
piuttosto
che
per
la
produzione
di
un
ordigno
nucleare.
Ma
il
1941
finisce
con
l’attacco
dei
giapponesi
su
Pearl
Harbour
il
7
dicembre
e
l’entrata
in
guerra
degli
Stati
Uniti
determina
la
decisione
di
accelerare
al
massimo
gli
sforzi
di
ricerca
per
realizzare
un
ordigno
nucleare
sia
sul
piano
finanziario
sia
sul
piano
scientifico.
Fermi
si
trasferisce
a
Chicago
presso
il
Metallurgical
Laboratory
dove
inizia
la
costruzione
di
un
reattore
nucleare
a
uranio
naturale
e
grafite
di
cui
Fermi
assume
la
direzione
scientifica.
Nel
mese
di
giugno
il
presidente
Roosevelt
decide
di
procedere
con
un
programma
su
vasta
scala
finalizzato
alla
costruzione
di
bombe
a
fissione
e
affida
all’esercito
la
direzione
di
quello
che
verrà
chiamato
il
Progetto
Manhattan.
Nella
primavera
del
1945
più
di
duemila
persone
lavorano
ad
esso.
Fermi
ha
il
ruolo
di
superconsulente.
Dopo
la
resa
della
Germania,
avvenuta
l’8
maggio
dello
stesso
anno,
gli
scienziati
impegnati
nel
Progetto
Manhattan
sono
costretti
a
porsi
concretamente
l’interrogativo
sull’utilità
di
un
impiego
militare
degli
ordigni
nucleari
in
costruzione.
Nei
giorni
immediatamente
successivi
alla
fine
della
guerra
con
la
Germania
si
forma
un
comitato
formato
da
vari
scienziati
del
Metallurgical
Laboratory
di
Chicago,
che
sconsiglia
apertamente
“l’uso
delle
bombe
nucleari
per
un
attacco
precoce
contro
il
Giappone”
e
si
insisteva
che
fosse
data
una
dimostrazione
della
bomba
atomica
ai
capi
giapponesi
in
una
zona
disabitata,
prima
di
farne
uso
militare
per
sensibilizzare
le
massime
autorità
dello
Stato
e
gli
altri
scienziati,
ma
il
6 e
il
9
agosto
una
bomba
all’uranio
e
una
bomba
al
plutonio
vengono
sganciate
rispettivamente
sulle
città
giapponesi
di
Hiroshima
e
Nagasaki.
A
partire
dall’autunno
del
1945
molti
scienziati
che
avevano
lavorato
al
Progetto
Manhattan
si
mobilitano
per
sottrarre
ai
militari
il
programma
statunitense
di
sviluppo
dell’energia
atomica
e
per
indirizzare
le
ricerche
sulla
nuova
fonte
di
energia
verso
scopi
pacifici
e
socialmente
utili.
Fermi
prende
immediatamente
posizione
sulla
questione
dell’abolizione
del
segreto
militare,
una
condizione
che
considera
fondamentale
per
uno
sviluppo
della
ricerca
scientifica
basato
sulla
libera
circolazione
di
idee.
Intorno
a
Fermi
cominciano
a
radunarsi
molti
giovani
studenti
e
ricercatori,
e
Fermi
manda
avanti
in
parallelo
insegnamento
e
ricerca,
fra
i
quali
non
fa
una
vera
e
propria
distinzione.
Nel
1948
Fermi
partecipa
ad
una
conferenza
tenuta
al
Congresso
Internazionale
di
Como
sulla
fisica
dei
raggi
cosmici
e
Amaldi
gli
chiede
di
intercedere
presso
il
presidente
del
consiglio
Alcide
De
Gasperi
per
appoggiare
una
richiesta
di
aumento
degli
stanziamenti
per
la
ricerca
scientifica
in
Italia.
Dopo
la
partenza
di
Fermi,
Amaldi
si
era
accollato
il
duro
compito
della
ricostruzione,mantenendo
viva
in
Italia
la
tradizione
di
studi
e
ricerche
avviata
al
tempo
della
scuola
romana.
Negli
anni
successivi
diventerà
il
protagonista
della
riorganizzazione
e
della
rinascita
della
fisica
italiana.
Nel
1953
Fermi
ha
ormai
raggiunto
un
enorme
prestigio
nella
comunità
dei
fisici
americani:
all’inizio
di
quest’anno
viene
eletto
presidente
dell’American
Physical
Society.
Durante
l’estate
1954
Fermi
torna
in
Italia
per
la
seconda
volta
dalla
fine
della
guerra.
Durante
il
soggiorno
in
Italia
la
sua
salute
peggiora
rapidamente.
Tornato
negli
Stati
Uniti
gli
viene
diagnosticato
un
cancro
allo
stomaco.
Muore
a
Chicago
il
28
novembre
all’età
di
53
anni.