Architettura e urbanistiche
fasciste
Il
fascismo,
in
quanto
conservatore,
ad
opere
innovative
preferisce
architetture
tradizionali,
soprattutto
quelle
che
si
rifanno
genericamente
al
classicismo,
sia
perché
questo
significa
ordine,
sia
per
il
richiamo
alla
Roma
antica,
molto
sentito
ed
enfatizzato
da
un
regime
che
sostiene
di
voler
ridare
all’Italia
il
ruolo
di
dominatrice
che
le
compete
di
diritto
come
erede
di
Roma
e
per
riportare
la
città
moderna
al
livello
imperiale
di caput
mundi.
Ci
sono
due
aspetti
di
questa
politica
architettonica:
l’uno
rivolto
al
singolo
edificio,
l’altro
all’urbanistica.
Interprete
ufficiale
di
ambedue
è
Marcello
Piacentini.
Piacentini
impone
tutta
la
monumentalità
trionfalistica
che
il
regime
richiede
in
opere
come
il Palazzo
di
Giustizia
a
Milano
(1939-40)
o
la Città
degli
Studi
di
Roma,
fino
agli
edifici
per
l’Esposizione
Universale
romana
del
1942.

L’urbanistica
fascista
si
estende
a
intere
aree
urbane.
Ad
alcune
città
create
ex
novo
vennero
dati
interi
piani
regolatori
,
ad
esempio
quelle
dell’“agro
pontino”
(oggi
Latina,
Sabaudia,
Pomezia,
Aprilia,
Pontinia),
e
in
alcune
città
vennero
fatti
interventi
nei
centri
storici.
Si
“sventrano”
interi
quartieri
antichi
per
isolare
i
monumenti
di
fondamentale
importanza
e
farli,
come
disse
Mussolini,
“giganteggiare
nella
necessaria
solitudine”
privandoli
così
del
loro
tessuto
connettivo
che
li
coordinava
ai
loro
ambienti
per
relegarli
al
ruolo
di
oggetti
da
museo.
Si
crea
così
la
scenografica
Via
della
Conciliazione
a
Roma
che
annulla
gli
studi
prospettici
del
Bernini
su
San
Pietro;
si
apre
la
Via
dell’Impero
(Via
dei
Fori
Imperiali)
per
collegare
PiazzaVenezia
(con
il Vittoriano
e Palazzo
Venezia,
sede
di
Mussolini)
al Colosseo,
simbolo
della
grandezza
imperiale.
Altre
città
subiscono
lo
sconvolgimento
della
struttura
dei
loro
centri
storici:
Firenze,
Brescia,
Genova
e
Bolzano.
Oltre
all’effetto
monumentale
si
voleva
anche
risanare
i
quartieri
popolari
per
poter
incrementare
le
speculazioni
edilizie
e
costringere
la
popolazione
più
povera
trasferirsi
nelle
squallide
ed
isolate
borgate
di
periferia.
Tipici
esempi
architettonici:

Giuseppe Terragni;Casa del Fascio; 1932-1936; Como.
L’edificio
è
misurato
con
assoluta
precisione
in
un
totale
coordinamento
di
pianta
e
alzato.
Se
la
forma
è
quella
di
un
cubo
sezionato
orizzontalmente
a
metà
altezza,
non
ne
risulta
un
geometrismo
pesante,
per
il
diverso
aspetto
delle
quattro
facciate
e
per
l’attenta
e
calibrata
distribuzione
dei
pieni
e
dei
vuoti.

Pier
Luigi
Nervi,
Tribuna
coperta
dello
Stadio
Comunale;
1930-1932.
Firenze.
La pensilina di copertura si proietta nello spazio per 22 metri, appoggiandosi sulle elastiche travi curveggianti e, successivamente, scaricando i pesi sui pilastri verticali.

Pier
Luigi
Nervi,
Scala
elicoidale
all’esterno
delle
gradinate
dello
Stadio.
Firenze.
Le
scale
elicoidali
sono
il
punto
culminante
di
tutto
lo
Stadio
e
mostrano
lo
straordinario
equilibrio
delle
forze
strutturate
nel
cemento
armato
in
vista;
le
rampe
di
accesso
alle
tribune
sono
sostenute
da
una
trave
elicoidale
rinforzata
da
un’altra
trave
ruotante
in
senso
inverso.

Giovanni
Michelacci,
Stazione
di
Santa
Maria
Novella;
1933-1935;
Firenze.
La stazione di Firenze è terminale, non di passaggio, per cui i binari sono un fascio troncato in corrispondenza con la facciata al quale sono ortogonali. L’edificio è composto da tre corpi principali: i due laterali che fiancheggiano i binari, uniti a quello principale ad angolo retto.
![]() |
|||||


Aperta nel 1937 con la distruzione dell’antica spina dei Borghi, Via della conciliazione è stta terminata nel 1950. Per diminuire l’eccessiva larghezza venne aggiunta la doppia fila di obelischi sormontati da lanterna.