I popoli alle origini di Roma
Tutti sappiamo come Roma sia stata la guida della prima unificazione della penisola, precorritrice dell�idea stessa di Italia, nonché luce della civiltà occidentale. Tu regere imperio populos, romane, memento (Eneide, VI, 851-853). E fra questi popoli in primis quello cui Roma appartiene, e che né è allo stesso tempo l�estensione, dalle Alpi e per tutto lo stivale: fecisti Patriam diversis gentibus unam (Rutilio Namaziano, magistrato di origine gallica nel 416 d.C.).
Ma a chi, a quale popolo Roma deve la sua stessa origine?
Come ben sappiamo la leggenda ci parla delle radici olimpiche e troiane; probabilmente la verità è stata un�altra, ma forse non tanto distante.
O forse andò in tutto altro modo da quello imparato sui libri di scuola. Come scopriremo ripercorrendo le diverse ipotesi, la cosa più semplice sembra quella che spiega Roma come una commistione più o meno contemporanea di popoli e culture diverse, che hanno avuto però a loro volta un�origine comune.
Le testimonianze archeologiche
Tra le più antiche testimonianze rinvenute a Roma c�è un bastione arcaico di 40 metri ai confini con il Foro, ritrovato nel 1988, da Andrea Carandini, S�ipotizza che sia quello costruito per delimitare il confine del Pomerium tra 750 e 725 a.C. E� la prova che "qualcuno" ha circondato il colle Palatino con delle mura che prima non esistevano.
A pochi metri di distanza i fondi di quattro capanne, chiamate comunemente Romulee, rinvenuti sul Palatino da Carlo Boni, e databili intorno al VIII secolo a.C.. Le tracce lasciate da quella meglio conservata hanno permesso di ricostruirne l'aspetto: misurava m 4,90 x 3,60 e presentava sette fori lungo il perimetro ed uno al centro. I fori corrispondevano ai pali che sostenevano l'alzato. La porta era preceduta da un piccolo portico. Il tetto era di paglia e a spiovente mentre le pareti erano fatte di canne ricoperte d'argilla. Al centro della capanna c'era un focolare.
Tutto questo sembra accertare che la data convenzionale della nascita di Roma sia da ritenersi in linea di massima giusta.
Tombe arcaiche (dal VIII al VI secolo) sono state ritrovate sia sul Palatino (il Sepulcretum) sia sul Quirinale: si tratta di tombe ad incinerazione che si mescolano ad altre più recenti ad inumazione. Che le tombe ad inumazione siano posteriori a quelle a cremazione si vede chiaramente, ad esempio sul Palatino, dove una tomba rotonda della prima specie viene tagliata da una oblunga dell�altra specie. Come si sa, il modo e il tipo di conservazione delle spoglie sono indici della diversità di cultura dei popoli. Il rito funerario dell�incinerazione o cremazione, così come anche asseriva il paleontologo Luigi Pigorini, farebbe protendere per una provenienza dal nord dei popoli. In particolare i primi Romani l�avrebbero ricevuto in eredità dagli Etruschi e/o dagli Italici che vivevano a nord del Tevere.
Sempre a supporto di questa provenienza, che chiameremo "nordica" per contraddistinguerla da quella tradizionale "orientale", la scoperta di resti arcaici che più interessa è quella di Sant�Omobono, nell�area del Foro Boario, avvenuta nel 1930. Questa attesta la presenza nella zona nel VI secolo, vale a dire nei cent�anni posteriori alla data convenzionale della nascita della città, di popolazioni con modi di vita etruschi (o quanto meno dell�Italia centrosettentrionale).
D�altro canto la provenienza "orientale", raccontata da molti storici dell�età repubblicana, fa precedere gli Etruschi da altri due popoli. Roma sarebbe nata dall�associazione di due villaggi fortificati, quello presente sul Palatino (vedi sopra) dei Rumni o Ramnes e quello presente invece sul colle Quirinale, occupato dai Tities o Titiensis di stirpe sabina. A quanto pare solo successivamente venne la tribu etrusca dei Luceres.
Gli etruschi Luceres
L�origine del nome Luceres sembra sia legato al culto della luce, propria delle popolazioni dell�alto Lazio. Nella Roma arcaica sono documentate le feriae luceriae, dedicate alle divinità boschive. Il lucus era un boschetto sacro (ad esempio il Lucus Feroniae, a pochi chilometri a nord di Roma e accessibile oggi dall�Autostrada del Sole presso Fiano Romano) probabilmente derivato dalla parola Vuvcis ed ancora dal vuku umbro, avente lo stesso significato.
Il popolo degli Etruschi, chiamati Tirreni dai Greci ed Etruschi o Tusci dai Romani, si autodefiniva con il nome di Rasenna. Secondo Erodoto, essi arrivarono nelle terre d�Etruria migrando dalla Lidia. Altri antichi, ad esempio Dionigi d�Alicarnasso, sostengono che erano popolazioni autoctone. In molte località villanoviane sorsero città etrusche senza apparente soluzione di continuità che sembrerebbe escludere l�ipotesi di migrazioni massicce. D�altro canto un�iscrizione di Lemno del VI secolo, in lingua etruscoide, fa considerare attendibile anche l�ipotesi di una provenienza orientale. La lingua etrusca, testimoniata all�incirca da seimila iscrizioni ritrovate, non fa parte del gruppo indoeuropeo.
Già noti ai tempi del poeta greco Esiodo nel 700 a.C., le testimonianze archeologiche dimostrano che già in quel tempo, nell'area definita Etruria, corrispondente ad una vasta zona dell'attuale Italia centrale, cominciava a diffondersi una grandissima civiltà.
La più importante popolazione della penisola italiana nell'età del Ferro, che ha presentato caratteristiche culturali comuni, è la cosiddetta Civiltà Villanoviana (da Villanova, nei pressi di Bologna, dove furono scoperti nel 1853 degli insediamenti tipici), da cui gli Etruschi derivano o con cui gli Etruschi hanno dovuto integrarsi. La manifestazione principale dei Villanoviani è la diffusione di cimiteri di cremati, trovati in pratica su tutto il territorio della penisola italica. Altre caratteristiche comuni riguardarono il metodo di lavorazione della ceramica e in seguito quello dei metalli, in particolare per la produzione di lamine per secchi, elmi, gambali e l�uso di fibule.
Il popolo etrusco praticava la cremazione dei morti secondo l�uso villanoviano, anche se in un secondo tempo si passò all�uso dell�inumazione con arricchimento del corredo funebre. Come detto prima, nel Foro Boario sono stati trovati resti di questo tipo di ceramica.
Il territorio degli Etruschi arrivava sin nel centro cittadino attuale di Roma, sulle prominenze del Gianicolo che si affacciano sul sottostante Tevere. Inoltre i re di stirpe etrusca testimoniano una presenza nella vita dell�Urbe sin dai suoi primi anni. Non scordiamoci che il nome stesso di Roma potrebbe essere derivato proprio da una parola etrusca, quel rumon che significa fiume. Lo stretto vincolo esistente è testimoniato poi da tutti quegli oggetti e costumi importati e fatti propri dai Romani stessi, come la toga purpurea, la sedia curule, i fasci, le scuri, i littori, gli auguri e gli anfiteatri.
Un�ultima considerazione: faceva comodo ai Romani non sentirsi eredi in qualche modo degli Etruschi, per dimostrare che tutto ciò che non era assimilabile in Italia, non proveniva dall�esterno ma era indigeno. I Romani si consideravano un popolo immigrato cui erano state donate quelle sacre sponde del Tirreno e del Tevere.
I latini Rumni
Lungo la costa tirrenica, alcuni ritrovamenti hanno permesso di individuare l�esistenza di una civiltà precedente alle altre italiche e conosciuta convenzionalmente con il nome di civiltà Protolatina.
Tali ritrovamenti dovrebbero testimoniare l�arrivo, intorno agli inizi del II millennio a.C. di popolazioni indoeuropee.
Altre testimonianze, che ci fanno ricostruire questo sistema protolatino, sono essenzialmente di tipo linguistico ed archeologico. Tra l�altro, come avviene anche nella leggenda virgiliana, gli antichi raccontavano di quest�origine "orientale" per i popoli latini.
Nella tradizione letteraria greco-sicula (Tucidide e Polibio) si ricorda la loro presenza nella penisola, chiamandoli col nome d�Ausoni, Enotri, Choni, Itali o ancora Morgeti. Il legame si nota in modo più marcato grazie ai Vasi di Centuripe. Centuripe fu città fondata dai Siculi, popolazione d�origine Osco-Umbra che emigrò in Sicilia probabilmente in epoca anteriore al X secolo a.C.
Il legame tra i popoli protolatini e Siculi è confermato dalla lingua usata da quest�ultimi: un�iscrizione assai nota, oggi ritenuta la più importante nella comprensione delle origini dei Siculi, è contenuta su un famoso askoi centuripino del VI secolo a.C., oggi conservato al Museo di Karslruhe in Germania. Quest�iscrizione, benché di non facile interpretazione, contiene inequivocabilmente elementi d�affinità stretta con il Latino.
Nel 1962 Mario Mazurco rinviene fortuitamente a Centuripe, un�antica iscrizione su pietra, un trattato di pace tra la città siciliota di Centuripe e Lanuvio nel Lazio, ove si metteva in risalto l'origine comune delle due cittadine, cosa che darebbe ulteriore conferma dello stretto legame esistente tra i due popoli. La lapide racconta appunto di una missione diplomatica di tre ambasciatori centuripini (Filarkos, Lampon, Zoarkos) che intorno al II sec a. C si sarebbero recati a Lanuvio e quindi a Roma per rinnovare la parentela fra i loro concittadini e i Lanuvini.
Chi crede nella discendenza dai Latini, come hanno riportato gli antichi, lega la loro provenienza all�area dell�Egeo. Alcuni fatti proverebbero quest�ipotesi. Ad esempio il culto di tutto il Pantheon dell�Olimpo greco, valido anche per altre popolazioni italiche e per gli Etruschi. Il mito di Enea che arriva sulle sponde laziali non appartiene alla sola saga dell�Eneide; furono ritrovate varie terrecotte datate V secolo, che rappresentano il figlio di Venere con Anchise sulle spalle. La tabula Iliaca è un importante altorilievo trovato in una villa a Roma.
Provando a calcolare lo spazio temporale intercorso da quegli eventi, Erotostene fissò la data della caduta di Troia al 1182 avanti Cristo. Sì tratta di ricostruire gli accadimenti avvenuti da quel momento fino alla data tradizionale della fondazione (753 a.C.). Quest�ultima assegnata secondo la tesi di Varrone che, partendo dal primo anno dei fasti consolari (505 a.C. � 248 anni ab urbe condita), ha considerato una media di 35 anni di regno per ognuno dei sette re. Parte di quel periodo "oscuro" è stato riempito da Catone che elaborò la lista dei 30 re di Lavinio e di Alba Longa. Ciò che manca è la prova della continuità degli insediamenti sino alla successiva fase dell�età del Ferro, nei primi secoli del I millennio, cosi come manca quella che lega Protolatini ai Latini.
A confutare la teoria della provenienza da Alba Longa ci sono una serie di considerazioni. In primis non c�è prova archeologica che Alba sia precedente alla stessa Roma. In secondo luogo, se Alba fosse stata effettivamente la madre patria dei Romani, come si giustifica che da quest�ultimi sia stata poi distrutta? Per nascondere questo fatto increscioso, gli storici romani, come Tito Livio, si sarebbero inventati la favola della sfida "salva popoli" tra Oriazi e Curiazi. C�è di più. Esaminando questi due nomi si dedurrebbe una storpiatura dal verbo axare, scegliere. Forse una scelta di tre uomini tra i Curi-axi e gli Hor-axi? Vale a dire una guerra tra i Sabini di Curi e gli Etruschi? (Hor, cosi come per il nome Horta (Orte, provincia di Viterbo), significa città in Etrusco.
I sabini Tities
Popolo indoeuropeo di origine villanoviana, che abitava la fascia preappennica con caratteristiche comuni agli altri popoli italici (o più limitatamente agli Osco-Umbri). Parlavano la lingua osca come gli altri ma secondo la tradizione erano il gruppo più antico, da cui sarebbero derivati i Sanniti. Oltre al territorio sopra citato s�impadronirono delle città presso in Tirreno di Terracina, Pomezia, Satricum e Velletri. Una tribu� del gruppo sabino-sannitico, i Sedicini, occupò Teano (Teanum Sedicinum).
Il legame con i Romani è tradizionale e storico. La tradizione racconta dell�episodio del Ratto delle Sabine per narrare la fusione dei due popoli ed il successivo regno in comunione di Romolo e Tito Tazio. Come si sa, i tre re successivi furono alternativamente di stirpe romana e sabina.
La derivazione del loro nome sembra provenire da Sabinus, che era stato un loro mitico re, figlio del Dio Sancus o anche dallo spartano Sabus. Quest�ultimo sembra aver dato vita ai Sabelli (altra tribu� dei Sabini).
Interessante la genesi del nome di Quirites che identificò in seguito gli stessi Romani. Quirino era un dio italico, poi associato alla sua morte allo stesso Romolo. Il Quirinale era il colle su cui sorgeva un tempio dedicato a Quirino, ma anche dove (vedi sopra) abitavano i Sabini, gli uomini di Quirinus. Inoltre Quirus era probabilmente un tipo di lancia usato dai Sabini. Un�altra provenienza fa derivare Quirites, come le Curie, da Co-vir o co-vir-ia, aggregazione di uomini importanti, in Latino arcaico. Le prime quattro curiae o co-vir a Roma furono la Foriensis, la Velitae, la Raptae e la Veliensis.
Una delle ipotesi più importanti, ed alternativa, è quella testimoniata da Zenodoto, Trezene e Dionigi di Alicarnasso (nella sua Antichità Romana, II,49,1). Il professor Bocci elabora cosi� la sua teoria: il nome di una delle quattro curie, la Veliensis, potrebbe significare coloro che vengono da Valensia/Valenzia. Valenzia, città sabina (o meglio Naharka) e, ancora più sorprendentemente, forse il nome stesso di Roma, il mitico altro nome che nessuno poteva pronunciare e conoscere per evitare la blasfemia nei suoi confronti. Questa ipotesi è suffragata anche dal Tocci nel suo dizionario mitologico.
Ma andiamo con ordine.
I Naharki, fondatori di Roma?
Chi erano i Naharki? Le tabulae Egubine, principale testimonianza della lingua umbra del VIII-VII secolo, la chiamano Naharki Numen, nazione naharka. In età protostorica (quella che va dal IX al VIII secolo) sembra sia avvenuta una migrazione di massa di popolazioni celtiche verso l�Italia. Di qua delle Alpi arrivarono i Senoni (che si stabilirono nell�Ager Gallicus, intono a Sena Gallica, Senigallia). Altre popolazioni galliche furono i Cenomani, i Salluvi, i Boi ed i Lingoni. Bocci pensa che i primi Celti, arrivarono dall�altra parte dell�Adriatico e non, come si può pensare, attraversa la "grande pianura". In particolare lo avrebbero fatto seguendo la Via del Ferro. A sostegno della sua tesi, in primis, usa la toponomastica dei luoghi, ottima prova storica delle interazioni tra uomini e territorio. La via del Ferro è segnata, con i toponimi, sulla striscia di terra che va dall�alto Adriatico (da Sena Gallica appunto) fino al territorio falisco.
Si notino i seguenti toponimi:
Iesi (Aesis), il fiume Esino, Cerreto d�Esi, Esanatoglia, Perugia (Perusia da per-eisen-al), per in umbro significa "al di là"), il monte Subasio (sub-aesis), Assisi (Asisium), San Anatoglia di Narco, Valenzia-Cesi (Val-eisen-al, Val Eisen, cioè la valle del ferro, quella della conca di Terni, patria dell�acciaio italiano).
Inoltre, in quest�ultimo termine, compare il legame tra la Via del Ferro e il nome Valenzia. A Terni c�è un vocabolo anch�esso denominato Valenzia, ad una ventina di km a nord c�è Col Valenza (sede di un famoso santuario) e lo stesso nome etrusco di Orvieto (benché più lontano) sembra provenire dalla stessa radice: Velzna o Velxa.
Cupra marittima e Cupra Montana, nelle Marche.
Fabriano (Faber Ianus), Torgiano (Tor-Ianus), Marsciano (Mar-Iuanus), Paciano (Pagus Iani), quest�ultimi tre tutti in provincia di Perugia.
Succedeva questo: il ferro ed il rame arrivavano sull�Adriatico e inviati a Sud (lungo quello che in parte dopo sarebbe diventato il percorso della Flaminia) fino alla zona a cavallo tra le provincie di Viterbo, Terni e Rieti. Da dove veniva quel materiale? Bene, dall�altra parte del mare c�è Jesenice in Slovenia (di nuovo eisen), e Noreja, sempre in Slovenia, tradotto comunemente in Italiano con Norcia, come l�omonima città nella zona del Ternano. Il popolo dei Naharki, si stabilì nella zona suddetta (sede della cultura protostorica detta "di Terni") e lasciò in seguito la propria eredità ai Falisci, agli Umbri ed ai Sabini.
Di quest�ultimi abbiamo già detto. Gli Umbri, secondo Plinio, erano gli ombrios, coloro che erano sopravvissuti alle piogge; notiamo le moltissime località in territorio storicamente umbro (quello alla sinistra del Tevere) che portano nella loro radice ancora il nome dei Naharki: Terni (Interamna Nahartium), il fiume Nera (Nahar), Narnia (il nome di Narni adottato dai Romani dopo la conquista della città nel 299 a.C.; prima era Nequinum, un nome per loro nefasto), la già citata S.Anatoglia di Narco. E poi la Val Nerina, la Valle del fiume Nera, che è chiamata a tutt�oggi in dialetto Vallinarca.
Secondo Cibrario gli Umbri hanno una provenienza orientale (dalla gente giapetica) ma ammette la congettura che li vedrebbe parte della nazione dei Celti. A quanto pare la diatriba gira intorno alla direzione presa nella loro migrazione: dal nord-est insieme alle popolazioni galliche attraverso la Pianura Padana (che d�altro canto era anche nota come Insumbria) o scavalcando l�Adriatico come detto o ancora lungo la costa occidentale del mare per poi essere stati scacciati dai Tirreni (gli Etruschi) in combutta coi Pelasgi (nel Polesine) a Sud e all�interno, per stabilirsi al di la� del Tevere nella zona dell�Appennino Umbro-Marchigiano.
Per quanto concerne i Falisci, situati poco più a Nord di Roma, lungo le sponde del Tevere, sembrano avere anch�essi la stessa origine. Il loro territorio si estendeva, all'origine, dai piedi del versante meridionale dei monti Cimini verso la campagna romana fino al confine dei Capenati, delimitato a sud-ovest dalla conca del lago di Bracciano e ad est dal fiume Tevere. Gli insediamenti più importanti dell'Agro Falisco possono essere identificati in Narce (nei pressi di Calcata) e Falerii Veteres e Nova (entrambe nei pressi di Civita Castellana, Viterbo). In territorio falisco c�è anche il paese di Gallese e di Rocca San Zenone che suscita memorie celtiche (San Senone?).
I Falisci ebbero, tra l�altro, un proprio alfabeto diverso dai contermini Sabini (l�Osco), Etruschi e Latini. Secondo la tradizione questo popolo indoeuropeo provenirebbe da colonizzazioni elleniche, avendo origine da Halisco, figlio d�Agamennone. Si svilupparono in
un territorio abitato continuamente già dall'età del Bronzo ma fu durante il periodo del Ferro, in cui nei popoli inizia una differenziazione storico-culturale, che assume un�autonoma fisionomia fino al IV sec. a.C.Siti consultati:
"Romolo e Romoletta" di Giulia Grassi
http://web.tiscali.it/scudit/mdromolo.htm"Il Foro Romano, Storia e monumenti" di Christian Hulsen
http://www.ku.edu/history/index/europe/ancient_rome/I/Gazetteer/Places/Europe/Italy/Lazio/Roma/Rome/Forum_Romanum"Le origini del popolo etrusco"
http://www.isa.it/tuscia/storia/etrus1.htm"La civiltà villanoviana"
http://www.comune.santamarinella.rm.it/museo/html/italiano/a12.html"I vasi di Centuripe"
http://www.geocities.com/BourbonStreet/Delta/1843/centurip.htm
Bibliografia
Storia dell�unità d�Italia (da Roma al Risorgimento)
Armando Lodolini, Biblioteca di storia patria, Roma 1963
Roma, Storia e monumenti
Tina Squadrilli, Rusconi, Roma 1984
Guida alla Storia romana,
Guido Clemente, Oscar Mondadori, 1977
Storia d�Italia vol.I,
Indro Montanelli, Fabbri Editori, 1994
Roma Antica, tra mito e scoperta
Claude Moatti, Universale Electa/Gallinard, 1992
Breve storia di Roma,
Armando Rovaglioli, Tascabili Economici Newton, 1993
I paleoumbri Nahrki,
Piero Bocci, Ed. Thyrus, 1997
Storia di Torino
Luigi Cibrario, 1861
Aeneide, Publio Virgilio Marone
De Iano, Teodosio Macrobio