L’ars Ludica e ludi plebei

I ludi erano in genere dedicati agli Dei, poiché i Romani credevano che i Dei stessi avessero fatto grande Roma e che la sostenessero nelle avversità. Erano organizzati principalmente prima di una guerra, dopo una vittoria, o addirittura per scacciare una pestilenza. Avevano una cadenza specifica, ma in occasioni particolari se ne potevano organizzare di straordinari. I ludi a Roma comprendevano generalmente spettacoli, corse di cavalli, combattimenti d’animali, esibizioni d’atleti, classificandoli in base al luogo dove si tenevano in ludi circenses e ludi scaenici; i primi prendono nome dal circus, mentre gli altri, gli spettacoli teatrali, erano caratterizzati dalla scaena, costruzione temporanea di tavole, davanti alla quale gli attori recitavano. I giochi erano una festa collettiva di carattere pubblico: potevano essere "istituzionalizzati" (quando erano inseriti nel calendario) o indetti da un privato (giochi in onore di un trionfo o per una cerimonia funebre); la differenza tra giochi pubblici e privati è comunque molto labile, giacché si tratta sempre d’eventi che coinvolgono il popolo romano in tutta la sua collettività. I giochi cominciano con una processione, che partiva dal Campidoglio e attraversava tutta la città fino al luogo dello spettacolo: sfilavano attori, ballerini, musicisti e artisti, capeggiati da una sorta di imperator, seguiti da tutti i cittadini divisi per classi di età (questo è un elemento che ci fa capire che i ludi non erano una sorta di Carnevale senza leggi né ordine). Una caratteristica dei giochi è la licentia, una specie d’impunità temporale che autorizza i Romani (o i legionari nel caso delle parate trionfali) a canzonare, durante il percorso, il generale portato in trionfo o il morto portato al rogo. Anche questa licentia aveva però un limite: sul palcoscenico era proibito deridere un personaggio vivente (come prescrivevano le leggi delle XII tavole). “I giochi non sono quindi il luogo del rovesciamento dei rapporti di potere o della derisione dei valori", come dice F.Dupont, ma sono più che altro il luogo del "non serio” come lo stesso termine ludere indica (significa giocare o combattere): per questo i giochi gladiatorii sono considerati munera e non ludi, in quanto veri e propri combattimenti. Incarnano questi principi i "ludioni" o ludiones, termine etrusco che indicava i musici, giocolieri, atleti e ballerini che partecipano alla processione e garantivano la continuità dei giochi, i quali non possono essere interrotti; la danza per i Romani spesso si coniuga con l'imitazione, è in sostanza una sorta di mimo. I giochi hanno anche connotazioni di rituale religioso anche se il circo e il teatro non sono luoghi consacrati. I ludi scaenici si svolgono in teatro, il quale, costruito in legno raramente è stabile: infatti, mentre il circo e l'anfiteatro sono vere e proprie strutture integrate nell'aspetto urbanistico della città, invece il teatro è solo un edificio temporaneo, almeno fino all'epoca tardo-repubblicana, quando nel 55 a.C. venne costruito il teatro di Pompeo. Oltre alla classificazione basata sul luogo dello svolgimento, venivano suddivisi anche in base al tipo di popolazione che vi prendeva parte: - quelli denominati "Ludi Romani", che avevano un carattere prettamente aristocratico; - altri invece si svolgevano per tutto il popolo e di conseguenza avevano forme assai diverse dai primi ed erano chiamati "Ludi Plebei". I ludi non erano considerati feriae, vale a dire feste, sebbene abbiano le loro origini dai riti religiosi ed i giorni di celebrazione erano considerati in ogni caso dies festi. I Ludi Romani o Ludi Maximi, erano più antichi e famosi, originariamente tenuti in onore di Giove Ottimo Massimo. Questi furono gli unici giochi pubblici fino all’istituzione dei Ludi Plebei. Secondo alcuni furono istituiti dopo la cacciata dei Re e secondo altri dopo la secessione della plebe sull'Aventino; vennero tenuti con regolarità però solo a partire dal Novembre del 220 a.C. (o per alcuni dal 216 a.C.) grazie al Censore Caio Flaminio Nepote (lo stesso che apri’ la Via Flaminia. Era quello un periodo critico della seconda guerra Punica, ed i giochi furono celebrati per sollevare il morale del popolo, a terra in seguito all’invasione d’Annibale. In ogni caso il terzo secolo a.C. fu il periodo di grande sviluppo per la storia dei giochi: la prima prova dell’utilizzo degli schemi greci la si trova nel contesto dei ludi Tarentini del 249 a.C. A partire poi dal 192 a.C. furono introdotte le corone per i vincitori, cosi’come testimoniato da Tito Livio. Quando furono tenuti con continuità, i Ludi Plebei trovavano una sede riservata nel Circo Flaminio, costruito un anno prima della loro istituzione. Questo circo fu eretto sempre dallo stesso censore (vinto poi da Annibale al Trasimeno). Era situato nella zona dell’attuale rione di Sant'Angelo (il più piccolo dei rioni di Roma), nell’area ancora chiamata Ghetto, adiacente all’alveo del Tevere. Essendo vicino al fiume, veniva spesso allagato intenzionalmente, come nel 2 a.C., quando sembra vi siano stati uccisi anche dei coccodrilli durante i giochi. Con la costruzione del Teatro di Marcello, iniziato da Cesare e terminato da Augusto nel 17 a.C., il circo fu in parte demolito e trasformato in piazza. Dell’antico monumento ormai non è rimasto più nulla, se non avere un’idea dal lastricato di marmo della pavimentazione del cosiddetto Portico d’Ottavia, che si riallacciava a quello del circo scomparso, inghiottito da altri palazzi dell’ansa tiberina. Ai giochi fu attribuita la commemorazione della riconosciuta sovranità popolare, in seguito alla riconciliazione del patriziato con la plebe, dopo la famosa secessione dell'Aventino; si celebravano dopo il banchetto sacrificale in onore di Giove che si svolgeva nel tempio capitolino il 4 novembre. Erano indetti dagli Edili della Plebe e finanziati, almeno in principio, sulle tasse imposte agli alleati Latini. Siccome per tali feste gli edili plebei ricevevano cento assi, quando si aggiunsero altri giorni in più rispetto ai due iniziali, comportando perciò spese maggiori, declinarono l'incarico. Fu creata in quell’occasione la "edilità curule" di spettanza patrizia alla quale molti ludi furono affidati. Gli edili plebei si occuparono anche dei Cerealia (12-19 Aprile), a partire dal 202 a.C. Essendo dei ludi pubblici sembra che un senatus consultum debba esser stato un prerequisito essenziale alla loro proclamazione. Svolgimento dei Ludi Plebei La forma aveva una sua particolare importanza presso i Romani, infatti, se per caso o per un impedimento i giochi si fossero sviluppati in maniera difforme dall’usuale svolgimento, o fossero stati interrotti, stava a significare che sulla città sarebbe caduta una sciagura, o si sarebbe perduta la guerra se si stava per intraprenderne una. Tutto ciò conseguentemente comportava la ripetizione dei giochi. Dapprima durarono un paio di giorni, poi passarono a 14, dal 4 al 17 novembre. Come tutti i ludi pubblici erano costituiti essenzialmente da una processione e da corse di cavalli. Rappresentazioni teatrali furono aggiunte a partire dal terzo secolo a.C., cosi’ è plausibile che i ludi plebei abbiano sempre visto questi eventi. In breve, riteniamo che la “scaletta” dei Ludi Plebei, nella sua forma più completa, sia stata la seguente: I. Il preludio era la pompa circensis dei ludiones, già accennata in precedenza, che consisteva anche di alcuni carri consacrati sui quali erano portati la folgore, lo scettro con l’aquila e la corona d’oro, vale a dire le exuviae (attributi) dei Dei protettori di Roma. Ma, come se essi stessi fossero gli invitati speciali per i quali si svolgevano i Ludi stessi, erano presenti anche le loro raffigurazioni, che formavano la parte più nutrita dello spettacolo. Erano trasportate su piattaforme di legno chiamate ferculae, se si trattava di immagini o materiali leggeri che erano quindi portate a spalla come nelle processioni odierne; thensae nel caso di statue, portate allora su ruote (ad esempio quella di Giove, come citato da Tertulliano e Dione Cassio). Il percorso del corteo era solitamente lo stesso, dal Campidoglio al Circo Flaminio, dove faceva il suo ingresso attraverso la Porta Triumphalis. II. Poi aveva luogo un sacrificio. Non c’è pressoché nessun tipo di documento che attesti che ci fossero sacrifici particolari per i ludi plebei. Si suppone che si potesse trattare di un maiale, una pecora e un toro (suovetaurilia). Solo per i Volcanalia, che si celebravano il 23 agosto, pare che venissero sacrificati altri animali: pesci nel fuoco, con l'intento di offrire al dio una vittima sacrificale inconsueta per il suo elemento. III. La corsa delle bighe si svolgeva su una distanza di sette giri: il cavallo vincitore era sacrificato a Marte per propiziare il raccolto. IV. A partire dall’anno 200 vi furono introdotte le rappresentazioni teatrali drammatiche in teatro, inaugurate con lo "Stichus" di Plauto. V. Gli ultimi tre giorni erano destinati a giochi circensi che consistevano in corse tra uomini e cavalli tenuti per il morso, o tra uomini e carri da lavoro, in base ad un'antica tradizione.

Siti consultati

‘Lo sport a Roma’, articolo del Liceo Scientifico Statale di Bologna A.B.Sabin. http://kidslink.bo.cnr.it/irrsaeer/ipersport/

‘Ludi circenses‘, della University of California, San Francisco http://itsa.ucsf.edu/~snlrc/encyclopaedia_romana/calendar/ludi.html

‘Ludi Publici’ della Ohio State University http://omega.cohums.ohio-state.edu:8080/

‘La concezione tradizionale dello sport’, articolo su ‘Il reazionario’ http://www.reazionario.org/Archiv_data/Numero2

tratto da ‘Frank Bernstein, Ludi publici: Untersuchungen zur Entstehung und Entwicklung der öffentlichen Spiele im republikanischen Rom’ http://ccat.sas.upenn.edu/bmcr/1999/1999-04-07.html#n2>

tratto da “Teatro Romano, la nascita ed i primi generi” di Nunzio Castaldi http://www.biblio-net.com/

tratto da ‘Gli spettacoli a Roma a cura di Barbara Meneghel, Silvia Minoretti e Giulia Alessandra Sapi http://www.bdp.it/~copc0001/spettacoli

tratto da ‘Volevate una SAGRA PAESANA anche in Latino? Eccola! Chiamatela LUDI PLEBEII’, sul sito della Pontificia Università Gregoriana http://www.unigre.urbe.it/vallejo/Maggio.html

tratto da ‘Lo sport nel mondo antico e nella società moderna’ di Mario Ierardi http://www.geocities.com/Athens/Agora/9259/sport.htm

‘El lenguaje de los espectáculos en la patristica de occidente (siglos iii-vi)’, Università di Barcelona http://www.ub.es/grat/grat45.htm

Sito sulla mitologia romana. http://www.avalonline.org/mitologie/romani2.htm

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