venerdì 7 marzo
2003
“Sull’Immagine”
L’immagine è un segno che serve da mediazione fra un concetto non immediatamente presente e il nostro bisogno di una sua rappresentazione “concreta” nella comunicazione. Dire che le immagini sono un linguaggio le associa alle parole e in effetti se intendiamo immagini e parole come strumento dell’attività comunicativa e soprattutto cognitiva risulta difficile fare un distinguo. Entrambe assolvono a funzioni e agiscono secondo regole simili.
L’immagine in tutti i sui aspetti
è basilare nel sistema della comunicazione, grazie alla sua capacità di “seducere”a. E’ seduttiva nel senso inteso da Kierkegard: l’assoluta assenza di
partecipazione al sentimento simulato al fine di giungere alla persuasione. E’
l’arte della persuasione, del traviamento. Il significato primario della
seduzione è “seductio”, scindere, portare al male.
La
seduzione si insinua nell’anima ma non è un elemento che parte delle immagini.
La capacità di farsi da esse sedurre è prerogativa dei sedotti, da essi parte
questo meccanismo di auto inganno. Essi costruiscono un “feticcio” in quale,
secondo Jung, ha una sua realtà soggettiva incarnata dall’immagine percepita.
E’ erroneo pensare che la seduzione provenga dall’esterno, essa si sviluppa
semmai all’internoc. La seduzione, o meglio la ricerca del seduttore è inconscia nel
sedotto. La capacità di penetrazione delle immagini, la loro proprietà di “seducere”,
deriva loro dal ricostruire nei sedotti un mondo, suscitando in questo modo
delle emozioni, soddisfacendo dei bisogni. Per questo sono lo strumento più
idoneo alla comunicazione moderna.
Evidenti
le similitudini fra le immagini e le parole. Rispondono a logiche simili: la
connotazione etimologica di un termine cambia nel tempo e similarmente cambia
la percezione sociale di una immagine, entrambe sono sottovalutate o
addirittura non valutate. La parola come sottolineava Ortega y Gasset è utilizzata intendendo il suo senso in modo
addormentatob. L’immagine prevede nel suo utilizzo di non essere percepita in quanto
tale ma di essere avvertita come un oggetto reale, concreto, palpabile. Tutte
connotazioni che essa è ben lontana dall’avere.
L’uso delle immagini allo scopo di
scatenare un meccanismo di seduzione nel destinatario della comunicazione è
stato reso estremamente raffinato Tuttavia essendo esse composte della materia
evanescente delle idee, è inevitabile che siano soggette a un margine di
indeterminatezza. Negli uomini tuttavia vi è una innata propensione ad
alimentarsi di cose vaghe e parole ed immagini non fanno eccezione.
Questa elasticità, nella elaborazione della suggestione giusta per un target destinatario, presta tuttavia il fianco ad un pericolo di vacuità. L’horror vacui cui i medium sembrano propendere (il vuoto non prevedendo un target di destinatario è idealmente “per tutti”) porta in certi casi alla profezia di Warhold, cioè una comunicazione composta di immagini vuote (in contraddizione con il fatto che le immagini sono un veicolo di significazione).
Vacuità da non confondere con la
falsità, caratteristica questa insita nella genesi delle immagini, sia nel loro
essere segni (“segno è tutto ciò che può essere usato per mentire” è una
famosa definizione di Umberto Eco) sia nella loro capacità di sedurre. Tuttavia
la maschera che le immagini portano fa parte della loro natura di
rappresentazioni, come sottolineò Erasmo Da Rotterdam: “la commedia umana
non consente altro svolgimentoe”.
a Maurizio Calvesi “Storia della seduzione” Sellerio editore
c C.G. Jung op. cit. a pag. 75
b Josè Ortega y Gasset “La Missione del Bibliotecario” Sugarco Edizioni
d Warlhol op. cit. a pag. 92
e Erasmo da Rotterdam “Elogio della Follia” Modadori