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03-02-2004
VERDENA - IL
SUICIDIO DEI SAMURAI
di Enrico Rigolin
Eccolo qui, il fatidico, famigerato,
soprattutto il difficile-terzo-album dei Verdena, “Il suicidio dei
samurai”. Potrei blablablare sul definitivo ingresso nella line-up
di Fidel Fogaroli (in veste di tastierista) o sulla produzione (da Giorgio
Canali a Manuel Agnelli, fino all’attuale autarchia), con l’ex-pollaio
che diventa studio di registrazione. Potrei propinarvi un bel Placebo,
servendovi in una ‘scatola-a-forma-di-cuore’ una pasticca
dal sapore Motorpsycho, o malignare sulla presunta mancanza di ‘profondità
poetica’, vecchio - ed invero motivato - pallino delle schiere di
detrattori del gruppo di Alberto Ferrari.
Ancora, potremmo dilungarci sul ‘ritorno alla forma-canzone’
e sulle cover che compaiono in ogni ep che precede un loro nuovo album;
oppure analizzare i brani minuziosamente, e via così cincischiando
ad oltranza. Ma non è questo, che volete, suppongo. Volete un bel
hara-kiri senza mezzi termini, come suggerisce il titolo?
Voilà: questo è un grande album. Questo è quello
che da anni non si sentiva da un gruppo italiano: non ci sono cadute di
tono, ma undici brani che reggono innumerevoli ascolti. Grandi ritornelli
e distorsioni, ‘pacca’ e divagazioni, ma anche parecchio gusto.
La voce, come al solito, rimane molto ‘dentro’, impedendoci
di fatto una disamina approfondita dei testi; così come le tastiere,
relegate piuttosto ai margini ad abbellire, ma senza mai essere invadenti.
Ma il lavoro svolto, la ricerca sui suoni, la probabile tranquillità
di queste session, ci dicono di un gruppo davvero in via di maturazione:
non sono più dei ragazzini, i Verdena, ma un gruppo (non dimentichiamolo
che si tratta dell’ultima band strettamente ‘rock’ su
cui una major italiana abbia investito) con un proprio rispettabilissimo
percorso, che aggiunge ora un ulteriore tassello.
Orfani del grunge, scettici colmi di sciocchi pregiudizi, curiosi e amanti
del rock ‘tout-court’ gioite! Da tempo,
in Italia, non usciva un album così, con questi suoni, con questa
verve, di questo livello.
Ora sono pronto alla flagellazione, ma ho detto la verità. Questo
è, e rimane, un grande album.
Musiche: Verdena
Testi: Alberto Ferrari
Registrazione: Alberto Ferrari e Davide Perucchini
Mixaggio: Alberto Ferrari presso Henhouse studio
Mastering: Ian Cooper e Alberto Ferrari presso Metropolis (Londra)
Produzione: Verdena
www.rockit.it
UP!
TORQUEMADA - TALES FROM
THE BOTTLE
"Tales from the bottle" è semplicemente il demo più
convincente di una band lombarda che mi sia capitato di ascoltare recentemente.
Sono solo quattro pezzi, neanche troppo nuovi, ma inquadrano una band
matura ed estremamente abile nell’uso dei propri mezzi; il
valore aggiunto poi è la registrazione indubbiamente ottima e i
suoni calibratissimi e indovinati: non a caso tutto si è svolto
all’Underlab studio di Davide Perucchini, bassista del gruppo bergamasco
e già fonico dei Verdena.
Il disco gira veloce e caldo, si fa ascoltare in loop senza annoiare;
ciò che i Torquemada propongono è un rock potente e diretto,
violenza stoner ma mood decisamente hard'n'roll anni '70.
Tutto qui? …ovviamente no di certo, dato che il trio si presenta
con le due voci, rispettivamente di chitarrista e batterista, a graffiare
e ad aggiungere incisività ai pezzi: le parti vocali sono azzeccatissime,
l’attacco di "Industrial noise post rock" -titolo programmatico!-
è da brivido, con i due che s’intersecano e Alfonso che riesce
veramente a graffiare il microfono. Il riffing del trio costituisce però
il primo impatto, spiazzante non tanto per l'aggressività sonica,
quanto per la compattezza del groove sostenuto dalle pelli ritmatissime
e incalzanti.
Il basso, poi, si muove sotto ad una chitarra ruvida e con un mordente
sonoro che costituisce buona parte del sound Torquemada, con una saturazione
meravigliosamente in bilico tra i suoni granitici dello stoner rock e
un'acidità molto più hard '70.
Ottime anche le parti più dilatate, come in "Who?", che
vestono le composizioni con venature psichedeliche, ma senza mai cercare
l’esagerazione sonica o lo stupore nell'ascoltatore, bensì
trascinandolo piacevolmente attraverso atmosfere che esplodono in corposità
quasi southern per il caratteristico impatto graffiante del trio.
Del resto, x=time, y=rough: Torquemada!
[Torquemada: Alfonso Surace – chitarra &
voce / Luciano Finazzi – batteria & voce / Davide Perucchini
– basso ------ Tracklist: 1. figure it out / 2. industrial noise
post rock / 3. infernalcoholic man / 4. WHO?]
www.cantieresonoro.it
VERACRASH -THE GHOST EP
Questi ragazzi sono un caso tutto particolare nell'attuale panorama rock
europeo. Cresciuti in una città del nord Italia, difficile e soffocante
come Milano... si sono trovati quasi per caso, provenienti da varie esperienze
musicali nell'ambito del rock indipendente e con ascolti che variano dagli
Slayer ai Beatles passando per Nirvana, Jesus Lizard, Helmet, Motorpsycho,
Pink Floyd e tanti altri, ma soprattutto innamorati della musica e decisi
a farne qualcosa di grande e bello. Natale 2003, la band registra un demo.
Al momento la band ha registrato con Davide Perucchini,
fonico dei Verdena ed ottimo produttore l'ep d'esordio, in uscita nel
2005.
www.veracrash.com
UP!
X-CHANGE - "ABSINTH, GIRLS AND RUBIK
CUBES"
Track List
1. Come on 2. Quality love 3. Chrome 4. In your orbit 5. Mr. Iceman 6.
Therapeutic 7. Follow a heaven new 8. Rubik cube.
Gli X-Change sono attivi dal 1998
e durante questi anni ne hanno passate davvero di tutti i colori: cambi
di nome, cambi di genere, cambi di formazione, e soprattutto la tragica
scomparsa di un membro del gruppo. Questa lunga gavetta e queste traversie
hanno fatto maturare un gruppo che aveva cominciato a suonare punk rock
e si è trovato oggi a fare un alternative rock sicuramente influenzato
dal punk ma che con questo genere ha ben poco a che fare. Direi molto
più grunge che punk, infatti l'aria dei Soundgarden si sente molto
soprattutto nella voce del cantante e bassista Fabio.
Un ottimo lavoro, con una registrazione magistrale
grazie anche all'aiuto del fonico dei Verdena Davide Perucchini, che si
lascia ascoltare volentieri, con dei buoni spunti e dei testi in
inglese non banali. Molto bravi.
(Spiz - 3/3/05)
X-CHANGE - "ABSINTH,
GIRLS AND RUBIK CUBES"
Crescita è la primo sostantivo
che sovviene accostandosi a questo nuovo ed intrigante lavoro della band
cremasca.
I toni rimangono cupi ed intensi raggiungendo positivamente l'intensità
che il genere necessariamente richiede.
Efficace quindi sia il lavoro di composizione ed arrangiamento per una
riuscita giustappunto maturata.
Anche a livello sonoro le pecche dei precedenti
lavori trovano maturazione con il lavoro al mixer da parte di Davide Perucchini
(tra le altre cose fonico dei Verdena).
Certo la strada pare ancora lunga per un ascolto fattosi gradevole ma
ancora non perfettamente scorrevole, ma questo in fin dei conti è
solo questione di tempo.
Cominciando a raccogliere i primi frutti...
www.cantieresonoro.it
X-CHANGE - "ABSINTH, GIRLS AND RUBIK
CUBES"
Lo ammetto, gli X-CHANGE mi hanno
conquistato al primo ascolto, così al loro demo "Be Happy"
avevo assegnato 4 entusiastiche stelle.
Ora me ne pento. Già, perchè non so quante stelle dare al
loro nuovo disco. Sei? Sette?
Absinth, Girls And Rubik Cube rappresenta un passo in avanti incredibile
rispetto al lavoro precedente sotto molti punti di vista. Proverò
a presentarne alcuni.
Otto tracce di lunghezza variabile tra i 4 e i 7 minuti, per un totale
di 45 minuti, nessun "riempitivo". Le canzoni sono inedite,
ma alcune vecchie anche di due anni (Be Happy è del giugno 2002,
questo lavoro è stato registrato tra settembre e dicembre 2004),
quindi rodate da una massiccia attività live. Infatti già
al primo ascolto sono stato in grado di seguire le trascinanti melodie
di Follow A Heaven New e Rubik Cube che (l'ho capito dopo) avevo sentito
ai loro concerti diversi mesi prima.
A onor del vero non tutti i brani sono inediti, viene infatti riproposta
Therapeutic, una vera e propria canzone simbolo del gruppo. Andate a leggere
la loro biografia per capire cosa intendo.
I testi sono arrabbiati, ma di una rabbia (pro)positiva e meno ripiegata
su se stessa, proiettata alla realizzazione di qualcosa di migliore. C'è
una vena di speranza che accompagna la disperazione dei momenti difficili.
Poi ci sono anche bei passaggi poetici e da questo punto di vista il meglio
lo si trova nella cavalcata di In Your Orbit.
Altra caratteristica di rilievo, un'incrementata
perizia tecnica, sicuramente dovuta ai tanti concerti, e sicuramente esaltata
dalla prestigiosa produzione di Davide Perucchini, fonico dei Verdena.
Un buon esempio di questa crescita può essere il tiratissimo brano
d'apertura, Come On, ma tutto l'album si fa ascoltare con piacere, aldilà
dei gusti, grazie ad uno stile maturo e ben definito. E se proprio non
ci credete provate a confrontare le due versioni di Therapeutic.
Infine un aspetto non meno importante dei precedenti è rappresentato
dalla grafica curatissima e molto accattivante, lontana anni luce dal
cupo (per quanto apprezzato) minimalismo di "Be Happy", anche
se sempre di responsabilità di Elena Viscardi (la sorella del cantante?)
con l'appoggio di Demis Martinelli per le fotografie. Meritano entrambi
una citazione.
Non aggiungo altro o finirete con il credere che sono stato pagato per
scrivere queste cose.
La verità è che mi sono trovato per le mani un lavoro di
qualità, fatto di canzoni che sono piacevoli di per se stesse,
e non perchè rappresentano una "realtà locale promettente",
e che in più trasmettono belle sensazioni di fiducia e determinazione
nell'affrontare il futuro.
Bravi ragazzi, proprio un bel disco, di quelli che si fa fatica a togliere
dal lettore CD.
www.cremonapalloza.org
UP!
JENNY'S JOKE - JENNY'S JOKE
Attivi da poco più di un
anno i Jenny's Joke si presentano con un gran bell'ep
di debutto, e per di più con l'aiuto di Davide Perucchini, fonico
dei Verdena.. il genere proposto dai Jenny's Joke si dipana su
territori post-rock delle origini ma non disdegna sterzate wave e passaggi
al limite del cantautorale e del pop.. insomma una proposta che tocca
vari generi ma tenendo sempre una direzione post e un percorso omogeneo..
..in termini di originalità però il prodotto non mostra
eccellenti vedute e sembra aver paura di esagerare, di osare, tenendosi
attaccato su percorsi già intrapresi e spesso terminati, ciònonostate
le canzoni scorrono bene e colpiscono l'ascoltatore, anzi, tranne Tokyo
Rodeo, le restanti tracce sono di altissimo livello, dalla pop-peggiante
opener, alla liquida The Gift, fino alla dolce e melodica "Talking
about her ghost", tra i migliori episodi nel disco.. e come non citare
le atmosfere wave di "Save Me", con quelle chitarre taglienti
e cariche di tristezza..
Insomma un bel disco, ben prodotto, ben suonato, che difetta forse di
ancora poco coraggio, e di alcune pecche con l'inglese di Maurizio (perchè
non cantare un pò in italiano?).. cosa chiedere di più?
niente. l'esperienza viene da sola, la qualità c'è.. non
credo ci vorrà ancora molto tempo prima di risentire parlare dei
Jenny's Joke, magari sotto qualche importante etichetta.
JENNY'S JOKE - JENNY'S JOKE
Musicextreme
What climatic album !! This guys know how to combine interesting dark
textures with powerful moments in order to create their own sound. Combine
a band like Pink Floyd with a more rocking band and you will have an idea
of how Jenny´s Joke sounds. "The Gift" is a calmer composition
with some introspective melodies. And an essential feature here are the
vocal melodies. they are kind of sad and at the same time powerful and
mysterious (as for example in "Tokyo Rodeo"). The most deppressive
moment here is "Talking ab out her ghost" with clean guitars
and some sad melodies created through arrangements. The
sound of the recording is clear letting all the good musicianship here
shine. A band that knows how to deliver the most climatic music
with power !
JENNY'S JOKE - JENNY'S
JOKE
www.29100.it
Da qualche giorno nelle amatissime pagine del nostro guest-FORUM-book
si parla con costanza e in alcuni casi con una certa indignazione di una
brutta abitudine italiana: quella di etichettare i gruppi con pseudo generi
e coordinate musicali.
Post-rock, indie , psichedelia , folk , pop e il vecchio amato e stra
usato Rock.
Ma che significa???
L’ultima fatica dei Jenny’s Joke ci fa capire come il tutto
sia niente... e fondamentalmente niente è tutto. Come a dire, anche
le ricette più ardite vengono bene se a cucinarle ci sta uno chef
armato di buon gusto. Il dinamismo nella musica è un’arma
a doppio taglio, ma in questo caso la vediamo impiegata con estrema disinvoltura.
E persino inutile, dunque, star qui a raccontarvi la “trama”
di questo disco. Come ogni buon lavoro, l’essenza propria del messaggio
prende il sopravvento sulla “forma” canzone.
Si divertono troppo a cambiare faccia i ragazzi.
Il loro nome forse già lo faceva prevedere.
Elettronica,post-rock, neo folk...finaloni noise-psichedelici.
Sarebbe persino tutto troppo perfetto, ma pure a questo hanno pensato.
Un soffice tocco di lo-fi (lo so...sono fissato..) “sporca”
quel tanto che basta. Sdrammatizza e personalizza il tutto.
Il fonico dei Verdena, Davide Perucchini ha curato il tutto. Si sente.
A ecco, una nota particolare la riserverei alla voce. Calda e “prepotente”…di
quelle che, come direbbe il buon Gigi Proietti:” a te piacciono...
a me ME piacciono”. (questa non la capiranno tutti ...ma pazienza).
Direte voi : “beh, si , ma dal vivo?” Fantastici.
Riescono quasi a fare cattiva pubblicità al loro ottimo lavoro
in studio.
Provare per credere.
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