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IL SOLE ALL'ORIZZONTE
Il Dubbio...
Sei ore dopo, Emmer era ancora sconvolto per l'incubo della notte appena
trascorsa. A malapena era riuscito a non urlare di paura, al risveglio improvviso da quell'allucinante esperienza. Si
era addirittura alzato e vestito per andare a sincerarsi che non si trovasse davvero in quella situazione. Intanto
qualcosa in lui era cambiato; non che le sue certezze scientifiche potessero essere intaccate, ma sicuramente era
cambiato il suo spirito, il suo approccio agli eventi che gli si sarebbero posti di fronte in futuro. Il 'giorno' trascorse
tutto sommato in modo tranquillo, anche se quell'inquietitudine continuava a tormentare la mente del povero
scienziato. Passarono alcune ore e le mille luci del cielo senza nuvole e la brezza che spettinava i capelli dei marinai
affacciati sul bordo della nave a guardare l'orizzonte, sembravano l'intervento di un Dio che volesse placare ogni
animo inquieto. Il firmamento nel suo splendore, l'enorme distesa del mare e la nave che stava di fianco
all'ammiraglia erano le cose che la vedetta, dall'alto della sua postazione, poteva ammirare e contemplare; e fu in
questa predisposizione d'animo che incominci� a notare che quel rossore che li aveva accompagnati fin dall'inizio del
viaggio era passato ad arancio intenso nello scorrere di poche ore, e in cielo quasi non si vedevano pi� le stelle, tanto
era il chiarore. Ci� voleva dire soltanto una cosa: presto ci si sarebbe trovati di fronte alla verit�. Avevano ragione le
ipotesi di Karl Emmer, o le antiche leggende tramandate dalla notte dei tempi? Questo si chiedeva in cuor suo la
vedetta, ma poi capiva che era meglio non stare troppo a pensarci.
Le navi si svegliarono all'ora prestabilita, il 'mattino' di centosettantacinque ore dopo la partenza (ottavo giorno). Si
svegliavano i marinai non ancora abituati all'idea che quegli albori mattutini non si sarebbero tramutati nella luce
intensa del giorno. E dire che era passato ormai parecchio tempo dall'Evento. Ma come ci si poteva abituare ad una
simile stranezza? No, non si poteva, ed anche chiamarla stranezza era come volerne sminuire il significato. Era
passato tanto tempo. Tempo, come si poteva parlare ancora di tempo, quando ogni riferimento naturale era
scomparso, e la natura si ripeteva senza sosta e sempre uguale? Ma il pensiero degli equipaggi in quel risveglio era
rivolto ad altro, a qualcosa di disperato, che il sogno di Emmer aveva in qualche modo anticipato.
Si incominci� dalla nave di supporto, in modo da non averla contro al momento di conquistare l'ammiraglia. La ciurma degli ammutinati riusc� ad infiammare i cuori del resto dell'equipaggio, e senza un capo, ma tutta unita, riusc� a conquistare la nave. Quasi contemporaneamente scoppi� la rivolta sull'ammiraglia, dove furono fatti prigionieri gli ufficiali di bordo e l'ammiraglio stesso quasi senza opporre resistenza. Per ultimo tocc� ad Emmer che chiuso nella sua cabina ascoltava cosa stesse succedendo. Non fu difficile irrompere e catturare lo scienziato che immobile aspettava la sua condanna. In tutti gli ammutinati vi era un solo pensiero, non delirante, ma lucido e inappellabile. Era come se qualcosa li avesse presi ed avesse catturato il loro cuore. Erano artefici e schiavi di un solo sentore. Tra di essi non vi erano pi� singoli individui, entit� assolute, e forse non v'erano mai state. Un tutto indistinto, ma cosciente di ci� che faceva. Nessuno aveva pi� vita a s�, sciolta dagli altri, neanche i prigionieri, e forse non l'avevano mai avuta. Nessuno tranne Karl Emmer che pens� a tutto questo in un attimo, o un milione di anni, o il tempo che impiega un uomo a morire, o a nascere, e si sent� come l'unico in quell'inferno a godere di vita propria e autonoma. L'inferno, gi�, forse era proprio questo. E non pass� neanche quel milione di anni che la voce di un marinaio, indistinta dalla folla, sentenzi� l'unanime decisione.
Poi non si sent� altro che il mare.
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