LUCA CORTE

 

PROESIA

 


 

 

 

 

 

 

 

 

 

Le mie parole sono sporche del mio sangue. Delle lacrime che ho pianto. Delle notti senza dormire. Dei sogni cancellati dal tempo. Sono vuote, se io sono vuoto. Sono cariche d'odio, se perdo il controllo. Sono inutili, come tutti i miei giorni. Sono una stella, se guardo il cielo. Sono piene di ogni paura. Di ogni dubbio. Di ogni speranza. Sono silenziose, come il mio urlo. Ma nel petto esplodono all'improvviso. Sono altro rispetto a me. Sono tatuaggi impressi nel mio cuore. Sono loro, e loro sono in me. Non cadranno nell'ombra del tempo. Le brucerò quando vedrò la fine. E fuggirò con loro.


INDICE

 

ONDE

NELLA VALLE

AD UN PASSO

CITTA'

IL TRENO

LOCALI

PIOGGIA

PRIMA DEL BUIO

SERPENTE

FINE

BALLO DI VITA

IL FUOCO

         INCUBI


ONDE

 

 

1

 

Ho camminato più di mezz'ora sugli scogli per arrivare fin qui. Ma ne è valsa la pena. Sono in  un luogo sperduto, davanti al mare. Non importa come si chiama. Nemmeno quale mare sia. Comunque, anche se qualcuno me lo chiedesse, non lo saprei. Ci sono arrivato per caso. Non ho voglia di scrivere. Un regalo per il mondo. Tiro fuori dallo zaino il libro che voglio leggere. Vivere in un pomeriggio la vita del protagonista. Un'intera esistenza in poche ore. Assaggiare una goccia dell'illusione creata dallo scrittore. E sparirvi dentro. Per sempre. Forse le porte aperte dalla mente verso l'immaginazione non sono altro che ricordi di vite precedenti. O strappi di infinito. A volte ho paura dell'immaginazione. È una forza che non si può controllare. E si nasconde nel lato oscuro della mente. Un vortice così profondo da ingoiare ogni ricordo, ogni sensazione. Così potente da riuscire a controllarlo, rielaborarlo, e farlo uscire di nuovo quando vuole. Sono in balìa del lato oscuro.

 

2

 

Immagini si creano nei sogni come onde, e come su scogli sfogano la loro potenza nella mia mente. Il sonno è un mare in tempesta,  non riesco a controllarlo. Ne ho paura, ma lo cerco. È l'unica prova che ho di non essere ancora morto dentro. Forse lo sono già, e questa è l'ultima illusione che mi resta. Non importa, se anche fosse mi va bene così. Una volta provavo a controllare queste esplosioni, ora non più. Mi limito ad attutire il più possibile l'impatto. Sono stanco. Vorrei dormire tranquillo. Ma sembra che sia impossibile. Troppi fantasmi mi perseguitano. Hanno trovato posto là dove non posso toccarli, e mi inseguono. Ovunque sia, qualsiasi cosa stia facendo. Ombre capaci di far male. Piene di vita, piene di morte, piene di essere. Ombre con un'anima. O solo frutti della pazzia. Adesso vorrei solo dormire.

 

 

 

 

3

 

il rumore del mare accompagna i miei pensieri. Vengo distratto da un granchio che cerca di salire sullo scoglio dove sono io. Osservo la sua lotta contro il mare. Sembra non contrastare le onde, ma sfruttare la loro forza per avanzare di qualche centimetro. Ma la stessa forza che lo spinge in alto, poi lo trascina di nuovo giù. Il suo istinto ordina alle chele di rimanere aggrappate alla roccia. Non importa quanto tempo impiegherà. Sa che solo arrivando in alto non rimarrà soffocato dalla marea. Non lotta per gioco. Non lotta per migliorare la propria condizione. Lotta per la sopravvivenza.  Non siamo diversi da lui. Ci illudiamo di esserlo, ma è solo ipocrisia. L'illusione che ci accompagna forse è la nostra unica arma per non impazzire. La mente ha preso il sopravvento sull'istinto. Lottiamo per gioco, perché non siamo più in grado di farlo per davvero. La paura è più forte della volontà. Un uomo avrebbe già rinunciato. E sarebbe già morto.

 

4

 

ho dimenticato il mondo. Passo così tanto tempo a cercare dentro di me, che non so più nemmeno dove vivo. Non so cosa cerco. Credo che a volte sia più facile chiudere gli occhi e rimanere dentro le proprie mura. Anche se spesso si perde la chiave. Non ricordo più come è fatto il cielo, il mare, le montagne. Vedo tutte le sere la luna. Forse non l'ho mai vista davvero. È come se una barriera protettiva sconnettesse gli occhi dalla mente senza la mia volontà. Quante cose succedono in me senza la mia volontà? Non so. Forse troppe. Forse la mia ricerca è solo un modo per riconquistare il controllo di me stesso. A volte credo sia impossibile. A volte preferisco rimanere abbagliato dalla luce esterna. Mi illudo di vedere ciò che voglio vedere. Sono stanco di combattere.

 

5

 

nella mia mente un fiume in piena di pensieri cancella tutto ciò che trova sulla propria ogni volta che chiudo gli occhi. I ricordi svaniscono, le frasi interrotte perdono senso. Vengo travolto. A volte temo di non riuscire a tornare a galla. Di impazzire. Poi, ad un tratto, calma. E tutto ritrova un ordine. Lentamente ogni tassello trova un posto.  Ho paura che un giorno da quella calma non esca più nulla. Che rimanga soltanto un mare di nulla. Vuoto. Forse sarà il momento in cui capirò di essere morto. Ciò che distrugge la mente è il sentimento di finitudine. L'istinto accetta l'eterno, la mente no . L'anima rincorre il sogno, il corpo rimane ancorato al terreno. Il sogno vola, le mie mani, no . ma non riesco ad accettare la fine.

 

6

 

la salsedine mi si sta attaccando addosso. Sento l'odore del mare entrare nei miei polmoni. Per un attimo, faccio anche io parte di questa galassia, racchiusa tra le onde e gli scogli. Cammino sui massi per arrivare a toccare l'acqua, immergo una mano e  accarezzo una goccia. Ne catturo un po’, la appoggio al volto, poi chiudo gli occhi. Il sale mi tira la pelle, brucia le labbra. Sapore della vita. Sento che mi sta parlando. Le mie orecchie però non capiscono. Sono consumate dal rumore dell'uomo. La mia mente è chiusa. Non vedo la luna. Non ascolto il mare. Forse sono già caduto nel limbo della sopravvivenza. Mi bagno con acqua dolce, il sale fa male. Non riesco nemmeno più a sopportare il sapore della vita.  Cosa mi resta? Forse solo l'illusione di poter tornare ancora in dietro. Forse solo l'illusione che la fine sia un inizio. Forse, nemmeno più l'illusione.

 

7

 

vorrei affogare in questo mare. Sparire così, all'improvviso. Lasciare il mio corpo lontano dalla mente. Poter attraversare tutte le acque del mondo, esplorare le coste, inseguire le navi. E poi ricominciare ancora. Ascoltare il silenzio dell'acqua, perdermi nell'oscurità dei fondali, assaporare il tramonto ogni sera e la luna ogni notte. Perdermi in mezzo al mare e sapere di essere comunque a casa, sentirmi avvolto sempre in una immensa culla. La vita è iniziata proprio nell'acqua, e forse solo un errore l'ha trascinata fuori. Vorrei poter regalare tutti i ricordi all'acqua, e rimanere ad ascoltarla per ore. Mentre resto seduto sugli scogli chiudo gli occhi e provo a sognare. Per un attimo, mi sento al sicuro

 

 

 

 

 

8

 

vorrei saper scrivere parole d'amore. Vorrei saper scrivere cose piacevoli da leggere, tipo romanzi, gialli o cose simili. Ma non ci riesco. A volte mi chiedo anche perché continuo. Non so. Forse è una sottile forma di perversione, per continuare a ricordarmi che non ne sono capace. Se non lo facessi, correrei il rischio di dimenticarmene. Così la ferita rimane aperta. Tante persone che conosco sanno scrivere veramente bene.  Ma ciò che scrivono non piace alla gente. Forse scrivono addirittura troppo bene. Se si è abituati ad un cibo cattivo, e si crede sia buono, non è detto che se ne preferisca uno davvero buono. Ciò che è cattivo diventa buono, per assurdo. Comincio a concepire pensieri troppo intricati. Il silenzio di questi scogli mi sta uccidendo. Comincio ad attraversare il lato oscuro della mente. Comincia la caduta. Devo reggermi.

 

9

 

un viaggio interiore potrebbe essere troppo difficile per me. Non è l'andata che mi preoccupa, ma il ritorno. Sta per calare il sole, e l'ombra della sera sta correndo sempre più veloce. Tra poco mi raggiungerà. L'unico vantaggio di rimanere qui è che non ci sono luci all'orizzonte, per cui il manto di stelle sembra illuminare tutto il mondo. Si riesce a camminare senza accendere la torcia. Ma voglio aspettare ancora un po’. I primi secondi dopo il tramonto hanno qualcosa speciale. Non sono più solo le onde a parlare, adesso. Sembra che dal profondo arrivi un altro canto. triste. Come se tutto ciò che è nascosto là sotto chiedesse di non essere dimenticato. Voglio provare ad ascoltarlo. No, forse è meglio di no. L'abbraccio del mare mi sta stritolando. Ho voglia di fuggire lontano. Ma non posso correre, è troppo pericoloso. Gli scogli amici potrebbero diventare nemici. E il mare, da culla, una prigione.

 

10

 

la luna sta per precipitare. Le stelle non brillano più. Là dove c'era la terra, adesso c'è acqua.  Tutto ciò che era stato creato, cancellato. Nemmeno una traccia del nostro passaggio. Non è rimasta una nostra lacrima. l'equilibrio della terra è stato distrutto. Forse non c'è mai stato l'equilibrio. È la vendetta della natura. Ha ripreso ciò che le appartiene. Il controllo. La terra. Abbiamo dimenticato che qui siamo soltanto ospiti. Non i padroni di casa. Accetto il mio destino. Cammino lungo la costa cercando di arrivare a casa. Pensieri strani mi invadono in mente. Le onde sono aumentate. Non parlano più, urlano. Fanno paura. Gridano vendetta. Avvertono che un giorno i miei incubi si avvereranno. Un nuovo mondo. Un nuovo inizio. Nuove regole. Il granchio sopravviverà,  perché ne ha la forza. Io no. Forse è giusto così.


NELLA VALLE

 

1

 

Il silenzio di questa valle a volte mi spaventa. Sembra di entrare in un'altra dimensione. Poter chiudere gli occhi e rimanere in ascolto soltanto dell'acqua della cascata ha un che di magico. Ma fa freddo. Tremo. In questa stagione nessuno viene quassù perché è umido e  freddo. E non tutti possono piantare il lavoro e andare via. È la stagione che preferisco. I sassi sono ancora bagnati dall'umidità della notte, e l'acqua che si perde nell'aria vicino alla cascata crea un piccolo arcobaleno che danza ad ogni soffio di vento. È il mio arcobaleno personale. Passerei tutto il giorno a guardarlo. Nel pomeriggio l'inclinazione della luce cambia e scompare; forse potrei vederlo se mi spostassi anche io, ma non è così facile muoversi in questo bosco. Ed ogni giorno, prima di scomparire, mi dedica un ultimo ballo. Poi, lentamente, mi saluta.

 L'odore di terra bagnata mi riempie i polmoni. Per un attimo una sensazione di gioia mi avvolge. Per un attimo vorrei piangere.

 

2

 

È incredibile come il flusso del tempo qui sembra non esistere. Da quando sono nato nemmeno una roccia si è spostata. Potrei ricostruire questa pozza d'acqua a memoria. Persino gli alberi sembrano sempre uguali. Controllo ogni giorno che la scritta sulla roccia che feci quando ero piccolo non sia scomparsa. È ancora perfetta. Tutto è uguale, tranne un pino caduto, che adesso viene usato come ponte. È stato vittima della nevicata di due anni fa. Normalmente chi prova a percorrerlo non riesce ad arrivare nemmeno a metà della strada. E l'acqua è fredda. Un altro soffio di vento mi fa tremare. Ormai è la sola prova che ho di essere vivo. Solo il freddo fa tremare, nient'altro. E forse dentro ho ancora più freddo.

Scrivo parole a caso sul blocchetto che tengo in mano, provo a materializzare le sensazioni. Poi le rileggo. Fanno schifo. Straccio un altro foglio. Mi siedo sul tronco e penso. No, meglio di no. Pensare fa male.

 

 

 

3

 

Il rumore dell'acqua è sincronizzato a quello del cuore, e mi sento parte di questo universo. Forse ne ho fatto parte fin dalla nascita, ma non me ne sono mai accorto. La sensazione di essere nel posto sbagliato, nel momento sbagliato mi travolge sempre più spesso. Forse sono solo io che non sto bene con me stesso. Meglio non pensarci. Una foglia mi passa tra le gambe trasportata dalla corrente. La saluto come una sorella in partenza per un viaggio senza ritorno. Quando sono qui faccio cose folli. Almeno non ci sono intervalli pubblicitari. O nessuno che mi dice cosa fare e cosa non. La foglia non si perde nel suo viaggio, perché rimane imprigionata tra due rocce. Mi sento in dovere di aiutarla. Anche io mi sento come lei. Ma posso fare qualcosa. La libero. Anche oggi ho compiuto la mia buona azione. Ma adesso sono rimasto di nuovo solo.

 

4

 

Fa così paura la solitudine?  Sì, a me sì. ma è come un'amante: a volte la cerco, a volte vorrei lasciarla, a volte ne rimango abbagliato dalla bellezza e dal terrore. Ma alla fine torna sempre. Soffro di solitudine perché non so davvero chi sono, non riesco a trovarmi. Sono perso, e mi nascondo nella vita di tutti i giorni. Là posso concedermi il lusso di dimenticare certi pensieri, perché molti altri affollano la mia mente. Qui no. L'acqua che cade tra le rocce sembra mi voglia parlare, ma non capisco. Ascolto, ma non capisco. Mi avvicino, ma non ci riesco. Forse non è ancora arrivato il momento. Ritorno dov'ero e aspetto. Niente. Anche per oggi non avrò nemmeno una risposta. Comincio a giocherellare con un rametto, tanto per avere le mani  e la mente occupate e non avere la tentazione di scrivere. Ogni volta mi arrabbio con me stesso. Non mi piace quello che scrivo. Il ramoscello si spezza. Fine del gioco. Prendo la penna.

 

5

 

quando ero piccolo ero convinto che il bosco fosse vivo, che avesse un'anima. Che fosse soltanto una specie diversa di essere vivente. Più grande, più strano, ma non diverso dagli altri. E il mistero tra queste rocce mi ha sempre attirato. Forse però ancora adesso in fondo ne sono convinto.Parla con il suono dell'acqua, si muove con la danza del vento, piange con la resina  e sorride con i fiori. Nasce, cresce e muore. Soffre, combatte. No, non è molto diverso da qualsiasi altro essere vivente.

Forse è la solitudine che mi porta a questo delirio. Immagino le case di una città come esseri dall'anima in cemento, mentre qui tutto ha all'interno una goccia di vita. Mi immagino i sentieri come le vene e le arterie di un organismo perfetto, gli alberi come illusioni di toccare il cielo, come guardiani di un segreto nascosto nella montagna. Vorrei anche io potermi illudere di toccare il cielo.

In questo silenzio riaffiorano ricordi talmente lontani che sembrano sogni. Forse lo sono stati, ma il velo del tempo che li avvolge non mi permette di distinguerli. E, in fondo, non fa molta differenza. 

 

6

 

è bello poter avere ancora sogni. Chiudere gli occhi e aprire la mente ad un nuovo mondo. Credere in qualcosa, lottare per averlo. Arrivare a non distinguere più la realtà dal sogno. In fondo, chi può dire che "questa" realtà non sia in verità l'"altra"? che ciò che crediamo sogno sia la realtà, e ciò che crediamo reale, sogno? Mi stendo sull'erba del prato e chiudo gli occhi. Davanti a me, buio. La mia mente ha chiuso le porte all'altro mondo. È già abbastanza confusa in questo. E fuggire è impossibile. Forse sognare mi aiuterebbe, forse no. Forse sono solo pensieri inutili di chi ha solo un muro davanti a sé. E nessuna via d'uscita. Non c'è luce, non c'è aria. A volte credo sia meglio non chiudere gli occhi. Il buio può essere molto più spaventoso di qualsiasi incubo. Ecco un'altra cosa che mi fa tremare. Però tremo dentro, ed è una sensazione terribile.

 

7

 

l'umidità comincia ad entrarmi nelle ossa, ho i vestiti bagnati. Continua a fare freddo. Il mio corpo è steso, gli occhi sono chiusi, ma non riesco a dormire. Eppure ne avrei molto bisogno. Il canto dell'acqua mi dovrebbe conciliare il sonno. Lo ascolto. Niente. Forse sarebbe meglio se, a questo punto, me ne tornassi a casa. Ma non ne ho voglia. Rimanere chiuso in casa da solo è peggio. Almeno qui posso illudermi che qualcuno, arrivando dal sentiero, abbia voglia di scambiare quattro chiacchiere con me. Mi possa dare una risposta. Già questo mi basterebbe. A volte mi rendo conto di non stare bene con me stesso. È possibile restituire la merce difettosa? Potrei estirparmi un pezzo di cervello e sostituirlo. Forse sono ancora in garanzia. La pubblicità mi  è entrata dentro. Adesso anche quando penso organizzo le frasi come uno spot. Come se mi dovessi convincere da solo. Patetico.

 

8

 

certe sensazioni spariscono ancora prima di essere nate, altre rimangono impresse nel cuore. Un soffio di vento mi ha appena portato l'odore dei funghi. In un attimo, come un interruttore, ha acceso dentro me una serie incontrollabile di ricordi. Forse questi sono i miei sogni, e non lo capisco. Forse non ho mai vissuto i momenti che ho impresso nella mente, ma li ho solo sognati. Non importa. Sorrido. Per un attimo mi sento bene. Riapro gli occhi, e la magia finisce. Fosse successo qualche anno fa, forse sarebbe scesa anche una lacrima. Adesso non succede niente. Tutto è tornato nell'abisso della memoria, nella zona d'ombra in cui è vietato l'accesso. Troppo in fretta. Provo a cercare qualche altro frammento nella mente, ma sono di nuovo davanti al muro. Voglio aprire questa porta.

 

9

 

nella corsa per provare a vivere, è andata a finire che mi sono dimenticato cosa sia la vita. Sono stato troppo preoccupato a sopravvivere, per godermi la vita. Finchè, ad un certo punto,  mi sono  accorto che quella strana nebbia che offuscava la mente, a poco a poco si è fatta sempre più consistente, e adesso mi impedisce di vedere cosa succede dentro e fuori me stesso. Ma forse ormai è troppo tardi, e allora mi illudo che non ci sia. O semplicemente faccio finta di non vederla. Quel sogno nel cassetto non era poi così importante, questa vita non è poi così male, e per non impazzire mi convinco che davvero è così. Follia. Sta calando il sole lentamente, e il vento adesso è continuo. Fra poco sarà buio,e può essere pericoloso rimanere qua. Non per animali selvatici o serpenti, ma se dovesse succedermi qualcosa,  una storta alla caviglia, per esempio, nessuno si accorgerebbe della mia assenza almeno fino a domani mattina. E passare una notte all'aperto, in questa stagione, può essere davvero difficile. Il tramonto.

 

 

 

 

10

 

gli ultimi cinque minuti sono quelli che preferisco. Saluto il sole, mi alzo e lo osservo per l'ultima volta. Il cielo cambia colore, e sembra che persino l'acqua smetta di scorrere per assistere a questo spettacolo. In città sono troppo occupato a vivere per godermelo. Qui ho tutto il tempo che voglio. Le prime stelle si affacciano, la luna è già alta. La natura si sta preparando per dormire. Per un ultimo secondo riesco ancora ad ascoltare la voce dei miei pensieri, poi il rumore dei  passi sull'asfalto ricomincia ad affollare la mia mente.  E devo sopravvivere. 


AD UN PASSO

 

1

 

mi sento un corridore che, ad un metro dall'arrivo, si ferma. Ad un passo dalla fine, si chiede che senso ha avuto tutta la fatica che ha fatto. Capisce che forse avrebbe preferito impiegare in un altro modo le proprie forze, ma ormai è troppo tardi, e non può più tornare indietro. Ma l'arrivo non è come se lo era immaginato. Nei sogni tutto era diverso. Ed è bastato un attimo per trasformarli in incubo Nei suoi occhi solo il pensiero di ciò che ha perso per arrivare in nessun luogo.  Ma nessuno può immaginare cosa si nasconde sotto il sorriso. Indossa una maschera, e questo è ciò che tutti si aspettano da lui. È ciò che tutti si aspettano da tutti.  Forse è solo follia, ma la sensazione di camminare su una strada diversa dalla mia diventa sempre più frequente. E la paura di aver sbagliato tutto, un'ossessione. C'è chi dice che non è mai troppo tardi per cambiare. Forse perché non  ha mai vissuto. C'è chi dice che rinunciare è perdere. Forse è solo una scelta.

 

2

 

vivo in un mondo che non capisco. Sembra che i sogni non esistano più. Sembra che tutto sia già confezionato. Anche le vite. E se non piacciono, si possono restituire. Hanno la garanzia. Nessuno vuole rischiare più. Nessuno vuole cambiare. A tutti va bene così. Essere nulla è la miglior garanzia per non soffrire. In fondo, che bisogno c'è? Mi sembra di rimanere seduto in attesa solo della fine. E ogni giorno è lasciato alle spalle ancora prima dell'alba. In un'immensa guerra senza senso. Follia. Chi prova ad alzare la testa, è finito. Anche se non vuole far male a nessuno. Meglio prevenire, che curare. Siamo rinchiusi in una prigione di cristallo. Crediamo di avere tutto, ma non vediamo le pareti che ci impediscono di uscire. Al di là, la vita. Al di là, la speranza. Al di là, forse, la morte. Ma forse no . 

3

 

scrivo senza pensare, non so se i miei pensieri sono comprensibili. Non so se hanno senso. Non so nemmeno se sono davvero miei. Pensare è l'arma che ha la mente di imprigionare le sensazioni. Voglio cercare di lasciarle libere il più possibile. Voglio che riescano a parlare per me. Che dicano ciò che io non sono mai stato in grado di dire. Che riescano ancora a farmi urlare. Prima che tutto diventi grigio come il cielo senza le stelle. Da quanto tempo non alzo lo sguardo. Anche perché il cielo della città è uno specchio che la ritrae. Grigio. Lugubre. Preferisco non guardare. Mi illudo che sopra la mia testa ci siano ancora le speranze, come quando mi stendevo sui prati e sognavo. Adesso, di notte, dormo e basta. La mia mente è troppo piena di pensieri, per sognare. Il grigio della città mi è entrato dentro.

 

4

 

Che cosa si nasconde dietro questa assurda competizione? La voglia di arrivare primi? Dimostrare a se stessi e al mondo di essere migliori? Gioia di schiacciare gli altri? Potere? Basta, sono stanco. Getto la spugna. Non posso? Perché? Mi sono stancato di correre senza sapere dove sto andando, di lottare contro nemici di cui non conosco nemmeno il nome. Forse per qualcuno può rappresentare un divertimento. Per me non lo è. Negli occhi della gente vedo tanto buio. Tanto nulla che si è impossessato mente. Non voglio illudermi di essere felice. Voglio provarci davvero. Se non riuscirò, almeno ci avrò provato. Almeno avrò avuto un senso. O forse no. Chi ha detto che anche io debba essere schiacciato dalla vita? Una scelta? Che tipo di scelta? Vivere o non vivere? Grazie, preferisco non vivere.

 

5

 

Forse un viaggio è ciò che ci vorrebbe. Provare a cambiare cielo, città. Un cambiamento d'aria dicono faccia bene. Dall'altra parte del mondo.Ce ne sono tanti di posti belli.e spazio per tutti. Magari andare a vivere da una altra parte. Ricominciare da zero. Nuovi amici, nuovo mondo. No, forse non cambierebbe niente. Non posso fuggire da me. Non posso liberarmi di me stesso. E non voglio indossare una maschera anche davanti allo specchio. Chi sono veramente? Ormai non lo neanche io. Sono talmente abituato ad indossarla, che io mio non io è diventato il mio io. La mia immagine verso gli altri mi è entrata dentro, e ha preso il posto di quella vera. In fondo non è stata una grande perdita, credo. Anzi, forse è meglio così. Tanti problemi in meno. Essere come gli altri vogliono che sia. Tutti contenti. Davvero?

 

6

 

rallento il passo. Forse riuscirò a riprendere un po’ delle forze. Le gambe diventano sempre più pesanti. Dove sono gli altri? All'improvviso non vedo più nessuno. Le indicazioni della strada? Non ne vedo più. Là davanti è scesa anche la nebbia. Quanto tempo sarà passato? Quanto lontano sarò? Non c'è nessuno a cui posso chiederlo. Forse non c'è mai stato. Oltre la nebbia, il buio. Il nulla. Parto da solo, arrivo da solo. Tutto ciò che succede in mezzo si perde come un fiore nel vento. Le mie certezze si sono dissolte, e la strada sta diventando più ripida. Ascolto il battito del mio cuore che rimbomba in questo silenzio. Sono io contro me stesso. La mente può andare oltre il corpo; la volontà può battere la stanchezza. Non so. Non è vero. Adesso mi fermo. Scende il buio. Fra poco si accenderanno i lampioni della strada. Forse incrocerò qualcuno.

 

7

 

Sorrido ogni volta che provo ad illudermi. Arrivare. Dove? È scesa la sera. I lampioni devono essere rotti. Praticamente avanzo alla cieca. Non capisco nemmeno dove sia la strada. Da qualche parte arriverò. È strano che però non abbia incontrato nessuno. È difficile capitare in una zona deserta da queste parti. E nemmeno una luce. Forse è questa nebbia che sta avvolgendo tutto. Chissà, forse potrei avere una crisi di nervi. Scoppiare a piangere. Qui, in mezzo al nulla; sarebbe molto poetico. Soprattutto se nell'atto incontrassi qualcuno. Potrei provare. Sorrido. Mi viene più facile. Anche se sotto nascondo la vera faccia. Nemmeno una luce, accidenti. Almeno mi è passata la stanchezza, adesso ho ripreso bene il passo. E le gambe non mi fanno più male. Potrei correre così per sempre.  Per sempre.

 

8

 

ieri ho sentito i discorsi di due ragazzi. Mi sono fermato in un bar, e mentre bevevo un caffè ho ascoltato le loro parole. Dieci minuti di dialogo; argomenti: calcio, donne, macchine che passavano in strada. La loro era comunque più bella. Case al mare. Negli ultimi secondi hanno accennato qualcosa riguardo la scuola. Sull'autobus due ragazze parlavano. Sette fermate di conversazione, urlavano quasi. Argomenti: vestiti, ragazzi. Ultima fermata: scuola. Mi sono trovato da solo in casa, e ho cominciato a parlare con me stesso. Da quando ho chiuso la porta è passata circa una eternità. Pensieri: tutto, niente. Poco ragazze, niente calcio, un po’ scuola. Tanti dubbi.

 

9

 

ci sono giorni in cui vorrei soltanto dormire. Cancellarli dal calendario. Quando mi sveglio e capisco che sarà un giorno di quelli, vorrei sparire. Dire al mondo: va bene, ci si vede domani. Posso avere uno sconto sulla pena? No, non è possibile. E allora sono costretto ad alzarmi. Forse sarà una strana congiunzione delle stelle, la luna, il tempo. Il morale arriva sotto le scarpe, e persino respirare diventa fastidioso. Ho provato a smettere, ma uno strano istinto mi ha costretto a ricominciare. Non è migliorata molto la situazione. La sera non arriva mai, sembra un calvario. Magari non succede nulla di strano, ma come per magia il bicchiere mezzo pieno diventa mezzo vuoto. Cambia la prospettiva del mondo. Ma dove è l'arrivo?

 

10

 

non vedo più nulla. Solo una luce da lontano. Non credo sia l'arrivo, perché dalle indicazioni avrei dovuto attraversare diversi paesi. Ma non importa; non so più dove sono, né da quanto tempo sto andando avanti. E al diavolo la corsa. Voglio solo togliermi di dosso questa strana sensazione. Non è inquietudine, né spavento. Non sono stanco. È qualcosa di strano, nuovo. Forse dovrei avete paura ad aggirarmi in questi luoghi di notte, da solo. Forse il proprietario di quella casa potrà darmi un passaggio. Non mi negherà una telefonata, e qualcuno verrà a prendermi. È da un po’ che vedo la luce, ma non riesco a capire come mai sembra sempre alla stessa distanza. Sarà un effetto ottico della nebbia. Non sento nemmeno più le gambe, speriamo non cedano adesso. Per la verità non sento più il corpo. E non vedo più la strada. Adesso, nemmeno più la luce. Aiuto.


 CITTA'

 

 

1

 

la città parla. Nel battito silenzioso delle sue luci, parla. Nessuno, però, la ascolta più.  A volte urla, nelle sirene delle ambulanze, nei clacson delle macchine. Forse vorrebbe dire: spegnetemi per un secondo, o forse: regalatemi un po’ di buio. Forse è solo l'insieme di tutte le voci degli abitanti. Qui il giorno si distingue dalla notte solo grazie all'orologio. Le stelle non si vedono. Troppo inquinamento. La notte è illuminata a giorno. Le strade sono affollate a qualunque ora. Tra poco si potrà comprare un trapano elettrico alle quattro del mattino. E nessuno si stupirà. Progresso, lo chiamano. E non si ferma più. Non si cambia più l'abbigliamento durante l'anno. Aria condizionata d'estate, riscaldamento al massimo d'inverno. È la moda che conta. In o out.  Out.

 

2

 

Non mi capita spesso di osservare la città di notte. Sarebbe come chiedere ad un attore di fermarsi a guardare le repliche del suo film. Invece, a volte, serve. Vedere la propria vita da occhi diversi può fare bene. O male. Cerco di non farlo; scoprirmi mi fa paura. Preferisco non sapere. Vigliaccheria? Forse.  Il calore delle case e  l'odore di asfalto mi fanno stare male. A volte vorrei andare a vivere lontano. In un posto isolato da tutto, da tutti. Magari anche da me stesso. Ci ho provato, ma poi ho ceduto al richiamo, e sono tornato di nuovo qui. È come una calamita, una malattia che ti entra dentro. E non esce più. Se ci sei dentro vorresti scappare, se sei lontano ti manca. Ogni abitante ha sposato questa città e con essa vive.

 

3

 

Il cielo sopra  è oscurato dalle luci. Impossibile vedere le stelle. Spesso anche la luna scompare. E, quando è visibile, a nessuno viene in mente di alzare lo sguardo. Ci sarà sempre tempo. Adesso, c'è qualcosa di più importante da fare. Cosa? Non lo so. Forse sopravvivere. Le nuvole ci abbracciano per tutto l'inverno, e spesso anche la nebbia. Quando si mischia con i gas di scarico, il fastidio diventa dolore.  Ma ormai siamo tutti abituati. Tornare a casa con la tosse per il troppo piombo inalato è normale. Avere raffreddori allergici da inquinamento è normale. Vedere rifiuti che nuotano nell'unico corso d'acqua rimasto aperto è normale. Normale come tutta questa follia. Nessuno si lamenta perché tutto era già così prima che nascessimo. Siamo stati prima vittime. Adesso gli autori. In un dramma senza fine.

 

4

 

Quando cammino vorrei rallentare il passo. Ma non ci riesco. Impazzisco con quelli che passeggiano. Perdono tempo. Non ho niente da fare? Non importa; preferisco non fare niente da un'altra parte. E più in fretta. Questo è uno degli effetti della città. Il ritmo frenetico entra nelle ossa, nei pensieri. Persino quando dormiamo vorremmo fare più in fretta. Basta, sto per impazzire. Da lontano la città sembra così calma. Come un lento piume pieno d'acqua, in cui la corrente trascina tutto, ma senza rompere niente. È solo apparenza. All'interno una guerra è in corso. È cominciata nel momento in cui hanno costruito la seconda casa. Quando ce ne era solo una, gli abitanti stavano bene. Poi, la fine.

 

5

 

Non credo ci sia molta differenza fra tutte le città del mondo. Il cemento è sempre lo stesso, le macchine sono sempre le stesse. La gente non si guarda allo stesso modo. Solo le scritte pubblicitarie sono diverse. Ma, ormai, nessuno legge più neanche quelle. Forse è per questo che così tanti cambiano casa senza accorgersene. Ad un tratto la sensazione di essere nulla riappare nella mia mente. Potrei scomparire adesso, e nessuno se ne accorgerebbe. Inutilità . peggiore del terrore. Siamo meno di un numero. Si battono per salvare gli animali, ma se morissi adesso nessuno alzerebbe un dito. Demagogia. La solitudine fa diventare anche logorroici. Se il mondo riuscisse a vivere senza di me, vorrebbe dire che non sono poi tanto importante. E per la legge della natura, eliminabile. Non è colpa di nessuno. È la legge.

 

 

 

 

6

 

Questa sera il cielo è particolarmente scuro. Probabilmente è in arrivo qualche temporale. Ci volevo proprio qualcosa che aumentasse ancora di più la cappa di inquinamento. Dai grattacieli più alti si riesce anche a vedere. Sembra nebbia. La osservo. Posso dire di avere la fortuna di poter ammirare questo panorama. Non si vede nulla. Solo timide luci lontane.In fondo è nebbia artificiale. Come tutto quello che ci  circonda. Senza vita. Faccio parte di questo mondo. È in me. Senza vita. La solitudine è una buona amica, una dolce sorella, una silenziosa amante. La porterei via con me. Non saprei dove. Tanto vale restare. Si può essere soli in una piazza affollata? Si può essere dimenticati in mezzo alla folla? A volte mi convinco di essere un'ombra. L'unica differenza è che se qualcuno mi viene addosso, cado. E un mattino, sparirò.

 

7

 

Troppe volte mi sono perso nella zona d'ombra della mia mente, per avere il coraggio di attraversarla di nuovo. Cerco solo di tenerla sotto controllo. Prima avevo voglia di capire, di andare a fondo. Rischiavo. E sono inciampato.Adesso vorrei solo tranquillità. I giorni scorrono via come foglie in un fiume in piena, e non so quante ne potrò ancora vedere prima della fine. Appoggio la mano sul cuore. Sono vivo. Respiro. Chiudo gli occhi. Silenzio. No, non sono più vivo. Cammino, lavoro, esco. All'esterno sono normale. È terribile.Tutto si è spento. Ho paura. Potrebbe succedermi qualsiasi cosa. Ciò che nella mia mente ho sempre temuto, si sta espandendo. Sempre di più. E, a poco a poco, cancellerà tutto. Sarò l'unico spettatore di questo dramma. E non posso fare niente. La sua fine sarà il mio ultimo atto. Cala il sipario.

 

8

 

È scoppiata una rissa in un locale. due hanno estratto il coltello. Adesso si fanno compagnia in un letto d'ospedale. Sono gravi.  Ho assistito alla scena senza muovere un braccio. Se lo avessi fatto, a quest'ora sarei vicino a  loro.Nel frattempo almeno cinque macchine si sono tamponate. Magari non hanno dato la precedenza. Questa è la follia in cui stiamo vivendo. Città.  Il prezzo della vita è sceso. Non vale più molto. E se la si perde, peccato. Sarà per il prossimo giro. In fondo, siamo già in troppi, ed uno in più, o uno in meno, non fa differenza. Tutti contro tutti. Non si può abbassare la guardia nemmeno in casa. Eppure da lontano sembrerebbe così innocua, tranquilla. Sto per impazzire. Dove sono? Chi sono? Migliore? Non credo.Diverso? Lo spero. 

 

9

 

L'alba riesce a rendere speciale anche un posto così. La strada è deserta, stretta. Una via secondaria. Mi perdo in questi attimi di finta calma. Non c'è il silenzio, perché il canto della città accompagna chiunque, anche se solo. Le luci rendono il sole più pallido, lontano. Non importa. L'odore della notte sta svanendo. Tra poco il calore aumenterà, la città si sveglierà. Ma per adesso siamo solo io e lei. La città.Una goccia di acqua cade da un balcone. Rimbomba. Era da tanto che non sentivo il rumore dell'acqua che cade. Cerco di non pensare. Voglio rimanere con la mente più libera possibile. Ma ogni sforzo è inutile. L'odore dell'asfalto mi entra nel cuore. Nemmeno questo spettacolo può farmi dimenticare dove sono. E, ad un tratto, il sole scompare. Ma io devo sopravvivere.

 

10

 

Tutto sembra tranquillo visto da queste vetrate. Silenzioso. Composto. Illusione. Solo illusione. Forse dovrei convincermi anche io che è così. Che, in fondo, non è male. Meno rischi, meno dolore. Più illusioni, più gioia. Vivo nel Luna-park della mia mente. Non è male come posto. Ogni tanto però mi capita di uscire, e assisto a questo spettacolo. Posso salvarmi con le illusioni, non viverci dentro. I sogni in scatola non mi piacciono. Hanno la scadenza a breve, e bisogna subito comprane di nuovi. Out. Preferisco quelli tradizionali. Ho paura di tutto il vuoto che mi circonda qui, tra centinaia e centinaia di case. Un deserto di cemento.  E nessun abitante.  Non vivo, per lo meno. Provo a dormire, alla ricerca di un nuovo sogno. Fino ad adesso ho trovato solo immagini riflesse della realtà. Fino ad adesso, sono stato avvolto soltanto da incubi. E lei è loro madre. E anche mia.


IL TRENO

 

 

1

 

Batto nella testa il ritmo in quattro quarti delle ruote del treno. Lascio che sia, muovo la testa. Per un attimo dimentico dove sono. Chi sono. Adesso il cuore ha un sostituto. Il treno. E batte più forte. Note senza nome nascono e mi passano davanti agli occhi. Senza nome, con un'anima. Senza nome, con un senso. Io ho un nome, un senso: non so. Rumori diventano musica, urla diventano poesia, dolore diventa arte. Mi scorrono davanti come ombre, spariscono con la stessa velocità con cui arrivano, sanno che non rimarranno intrappolate nei ricordi. Sono libere, e lascio che così rimangano. Mi sforzo di non pensare, aspetto il loro arrivo passivamente. La mente crea, distrugge. E alla fine, non rimane niente. Soltanto il ritmo in quattro quarti del treno.

 

2

 

Viviamo nell'ansia di poter comunicare.Di  essere sempre rintracciabili. Di poter riuscire a parlare con qualcuno. Nessuno si preoccupa, però, di capire cosa ci sia di così importante da dire da non poter aspettare. Nessuno ha più niente da dire, eppure i canali sono sovraccarichi. Di cosa? Parole inutili attraversano il mondo in attesa di altre parole inutili. Discorsi ripetuti migliaia di volte si ripresentano in nuove bocche, in nuove orecchie. Ci illudiamo che qualcosa sia cambiato. Il vuoto rimane vuoto, anche se aumenta il proprio spazio. Cerchiamo di riempire il vuoto che abbiamo dentro con altro vuoto. Alla fine, però, non resta nulla. Stacco il telefono. Silenzio. Finalmente posso rimanere solo. Qualcuno mi deve dire qualcosa? Aspetterà. È urgente? Sa dove trovarmi. Non sono così indispensabile. E non ho niente da dire.

 

3

 

Notte, nella stazione. Devo cambiare treno, cercare di non prendere la coincidenza. Pesano i bagagli. Forse dovrei correre. Forse dovrei appoggiarli per terra e riprendere fiato, ma non c'è un angolo senza spazzatura. Progresso. L'orologio sopra i binari è rotto. Non so che ore siano, il mio è sommerso dalla giacca. Facce assonnate mi guardano con diffidenza. Ognuno ha paura di chiunque. E fa bene. Tutto potrebbe succedere. Cammino cercando di non avvicinarmi troppo alle persone che cercano di dormire per terra. Vittime del progresso. Seguo un gruppo che si dirige nella mia direzione. Vicino ad un gruppo dovrei essere più al sicuro.Vedo il mio binario da lontano, ma non è ancora arrivato il treno, quattro ore di ritardo, leggo sul pannello. Questa notte dormirò anche io qui.

 

4

 

È una immensa famiglia. Un mondo a parte. I viaggiatori  sui treni hanno ritmi diversi, abitudini diverse. Chi è in stazione alle sei del mattino per andare a lavorare arriva quando la città si è appena svegliata. Lui ha già percorso centinaia di chilometri. Il risveglio è un ricordo lontano. Sa che ci sono altre persone costrette alla stessa tortura. Le incontra, le conosce. La solidarietà è un sentimento strano. A volte nasce, a volte no.  Anche loro sono figli della città, ma ne sono una tribù. Una delle facce del diamante. Numero chiuso, senza eccezioni. Mi accorgo di non farne parte. Viaggio insieme a loro, ma sono un ospite. Questo treno non mi appartiene. Sono alieno.Uno esterno. E, come tale, tenuto a distanza. Mi studiano con indifferenza; non sono pericoloso. Sono solo un ricordo che scomparirà dalla loro mente all'arrivo. Ombra.

 

5

 

Il rumore della città è così entrato nelle orecchie delle persone, che ormai nessuno è più capace di ascoltare.Tutti parlano, nessuno ascolta. Lunghi monologhi e risposte distratte ci hanno fatto dimenticare cosa voglia dire parlare. Comunicare. Io ho qualcosa da dire, tu no. E, comunque, la mia è più importante. A nessuno importa davvero di essere ascoltato; basta poter dar sfogo al proprio Io. Soprattutto al telefono. Lì non si può controllare cosa sta facendo l'altro. Anche se, in fondo non importa. Magari sta guardano la televisione, o leggendo un libro. Va bene lo stesso. Siamo connessi in linea. Parlo, mi ascolto, mi do ragione. A volte mi faccio anche i complimenti. Lo so, non dovrei averne bisogno. Ma anche io ho i miei piccoli difetti. La modestia? Uno dei tanti. Soli in una folla. Illusi di essere unici, tutti uguali. Tutti niente.  Follia.

 

 

 

6

 

Il ritmo dei binari è accompagnato dalle luci della galleria. Il rumore diventa sempre più profondo. Cupo. Assordante. Il peso della montagna schiaccia ogni pensiero. Sto toccando il suo cuore. Ne sono all'interno. Manca l'aria. Voglio uscire. Le pareti diventano sempre più strette. Stanno per toccare i finestrini. A volte ho l'impressione che il vetro si spacchi. Il rumore sta offuscando i miei pensieri. Non riesco più a mettere a fuoco. Sto per impazzire, lo sento. La gambe mi tremano, aiuto. Non controllo più i miei movimenti. Lo stomaco si contrae. Aria. Aria. Mi stendo per terra. Cerco spazio, una via di fuga. Potrei quasi vedere con gli occhi questo rumore. È un fiume in piena che mi sta per travolgere. Il ritmo è sempre più veloce. Forse sto precipitando. Voglio uscire.

 

7

 

Silenzio. Stanchezza. Transatitività. Questo è ciò che vedo in un treno fermo ad una piccola stazione. Gioia, dolore. Vittorie, sconfitte, speranze. La posta. L'unico anello di congiunzione fra queste vite e il resto del mondo. Le immagini della televisione non si possono toccare. Nemmeno i sogni di chi sta per partire. Ma questo treno, sì. ansia. C'è chi rimane a casa in attesa del ritorno. Forse non avverrà mai. Attesa. Questa parola mi fa paura. Qui tutti camminano lentamente. Non come in città. Eppure vivono lo stesso. Anzi, probabilmente anche meglio. Saluto il mio compagno di viaggio. Prenderò il prossimo fra qualche giorno. Adesso ho solo voglia di riposarmi un po’. C'è qualcuno che invece è appena partito, e vorrebbe solo andare lontano da qui. Siamo sempre persi nella grande corsa per fuggire da dovunque. Per andare in nessun luogo.

 

9

 

Sono sceso da pochi minuti, e già ho dimenticato i volti delle persone con cui ho passato le ultime ore. Non ho fatto nient'altro per tutto il viaggio. Le ho osservate. Ne ho studiato i particolari nei minimi dettagli. Viso, vestiti, gesti. E adesso, buio. Vorrei rincorrerli per poterli rivedere. Sono sicuro che adesso me li ricorderei. Ho paura di me stesso. Come ho dimenticato i loro volti, potrei dimenticare anche le cose importanti. Far del male. Dimenticarmi di me stesso. Forse l'ho già fatto. Forse non erano così importanti. Ma parte della mia vita, seppur minima, l'ho vissuta con loro. E nessuno mi ridarà mai quelle ore. Giorni passati ancora prima dell'alba. Ore dimenticate in uno squarcio di tempo. E così andiamo avanti, dimenticando il passato, calpestando il presente, sognando il futuro. Ma presto sarà solo un altro passato. Il cerchio della vita.

 

10

 

Vivo nel ritmo del treno. Se cammina, dormo. Quando si ferma, mi sveglio. La mia casa. La mia anima. Il suo silenzio è il mio terrore. Le mie braccia, i suoi binari. La sua corsa, la mia libertà. Fino alla fine. Non ci sono altri luoghi in cui poteri stare. Casa, fratello,  speranza. Calore nell'odore della stazione, pace nelle albe d'inverno. Diritto di vita fuori dal mondo. Questo luogo è diverso. Siamo una città aperta sul mondo, costruita sopra l'acciaio. Nessuno vorrebbe mai andarsene da qui. Forse sto impazzendo. Mi affaccio per farmi accarezzare dal vento. Fa freddo. Ma qui dentro sono protetto. Almeno fino alla prossima fermata. Vorrei esistesse un treno senza fermate, in una corse infinita, sempre più lontano. Forse quello è il paradiso. Il ritmo del treno mi è entrato dentro. 


LOCALI

 

1

 

Una volta questa zona non era ben frequentata. Girare la sera per queste strade poteva essere pericoloso. Poi qualcuno ha avuto l'idea di aprire un locale. e anche qui si è accesa la notte. Centinaia di persone sono in coda per entrare. Sono tra quelle. Non so bene ancora il perché. Forse mi ero stancato di essere l'unico a non averlo ancora visto. In fondo ho vissuto benissimo lo stesso. Out. È quello che mi dicono sempre. I negozi restano aperti fino a tardi, un parcheggio ha preso il posto di un vecchio edificio. Il proprietario guadagna molto di più a dare ospitalità alle macchine, piuttosto che alle persone. E quelle che abitavano lì non pagavano l'affitto. Ha fatto un buon affare. Cominciano a spingere troppo. Va bene, ci ho provato. Buona serata a tutti.

 

2

 

Questa notte ho fatto un incubo strano. Forse non era un incubo, ma solo un sogno. Ma mi ha messo angoscia. Ho sognato di cadere. Anzi, ho sognato la sensazione di cadere. Non ricordo altro. Quando la testa sembra staccarsi dal collo, lo stomaco di chiude e un letto d'aria accarezza ogni centimetro di pelle rimasto scoperto. I capelli che si appoggiano sulla faccia. E l'impressione di impotenza. Non potevo far niente per evitare la caduta. Almeno per rallentarla. Poi mi sono svegliato, all'improvviso, ma quella sensazione è durata ancora per qualche secondo. Il sogno è andato oltre i confini, e mi ha raggiunto anche qua. Per un attimo ho avuto l'impressone che fosse vero. Avrei potuto toccarlo. Forse sto impazzendo.

 

3

 

 

Viaggio su un letto di note. Provo a fuggire dal corpo. Mi lascio cullare. Non importa quale genere sia, questa è musica. Solo musica. C'è solo una differenza: buona e cattiva. Questa è buona. Intorno a me tutti sembrano rapiti. Forse i musicisti sono riusciti a riaccendere le ceneri della nostra vita. Per un solo istante. Stupendo. Vorrei durasse per sempre. Che durasse da sempre. Invece, poco dopo il calore scompare. Il freddo del locale fa tremare ancora. Dentro. Gli applausi sono il sipario della magia, le luci portatrici di realtà. Avremmo preferito rimanere nel sogno. Anche se a pagamento. All'esterno nessuno si è accorto che per un momento siamo precipitati in una altra  realtà. Forse non è vero, ma solo ciò che vorrei. Comunque, era buona musica. È già molto.

 

4

 

 

Non riesco ad arrivare alla pista da ballo. Troppa gente. Il caldo è infernale. Davanti al bar quattro file di persone spingono per avere la consumazione. Chiunque spinge. Nessuno guarda negli occhi. Tranne per provare a passare. Questo è divertimento. Dicono. Non vedo nessuno con  gli occhi allegri, solo tanti occhi. Spenti. Tutti corrono da una parte all'altra per salutare l'amico trovato per caso. Questa sera tutti quelli In sono qui. Nessuno si trova per caso. Sono l'unico a non avere la compagnia.  Persino la musica riesce ad essere vuota. Solo tanto rumore. Ad altissimo volume. Mi fermo a guardare da lontano una ragazza che balla in una gabbia. Venti ragazzi le sono attorno e cercano di strapparle anche l'ultimo straccio che la copre. Forse si divertono. Lo spero per loro. Sarebbero gli unici

 

5

 

I sorrisi falsi sono una delle cose che più non sopporto. Li trovo inutili. Dannosi. Purtroppo, però, sono un'ottima arma. Difendono. Attaccano. Riescono a nascondere qualsiasi cosa. C'è gente che si vorrebbe pugnalare, ma non riesce a rinunciare al sorriso ogni volta che si incontra sull'ascensore. Per non dire, poi, delle chiacchiere di cortesia. Credo che a nessuna delle ultime dieci volte a cui ho risposta alla domanda con un  bene, grazie, sia stato degnato un momento di attenzione. Probabilmente nemmeno hanno ascoltato la risposta. Avrei potuto dire: sto per morire. Entro dopodomani , e il sorriso di circostanza sarebbe stato lo stesso. Perché chiederlo senza motivo? Perché sprecare preziose energie?

 

6

 

Una folla di solitudine. La musica. Le luci. Il caldo. L'anticamera di un inferno dantesco. In . se ripenso a come era questa zona qualche mese fa. Adesso le case diroccare hanno un che di folcloristico. Prima erano semplicemente brutte. Sulla strada rovinata si spezzano i tacchi delle ragazze. Se piove, diventa una immensa pozzanghera. Ma per riuscire ad entrare qui, nessuno di questi risulta essere un problema insuperabile. Un covo si avvoltoi e sanguisughe. Ecco cosa sembra. Finte amicizie nascondono interessi, l'ipocrisia rasenta la parodia di se stessa. L'odio scorre a fiumi. Assisto allo spettacolo della gente, più che a quello organizzato dal proprietario del locale. è più vivace. Il fascino della notte deve essere scappato, perché non ne vedo traccia. Aspetto l'alba per uscire. Per fortuna mi sono vestito bene. Selezione all'ingresso. Hai le tasche piene di droga, una pistola nella cintura e le scarpe eleganti? Accomodati. Tu resti qui: niente scarpe da tennis. Pezzente. Apparire è meglio che essere. Qui non si fanno eccezioni. Mi dispiace. È In. Dicono. Ho seguito le istruzioni.

 

7

 

È terribile. Soffro più la solitudine qui dentro che in montagna. Là non c'è anima viva nel raggio di qualche chilometro. Fisso una coppia di ragazze che, in piedi sul bordo della pista, accennano qualche passo. Si guardano in giro. Forse vorrebbero che qualcuno le invitasse. Sono sole. Al bancone un gruppo di ragazzi continua ad ordinare da bere. Non si reggono più in piedi. Ognuno sta festeggiando per i fatti propri. Sono da soli. In un angolo nascosto, seduta su un divanetto, una coppia beve la propria consumazione. La musica è troppo alta, impossibile parlare. Le luci abbagliano. Anche loro sono soli. È un'immensa festa singola. Un'uscita con se stessi. Nella speranza di trovare qualcosa di nuovo. Ma ci si conosce già. L'alba sembra non arrivare mai.

 

8

 

 

Ordino anche io da bere. Qualcosa devo pur fare. Urlo nell'orecchio del barista. Mi porta qualcosa color rosa. Non so cosa sia. La prendo. Forse era l'ordinazione di qualcun altro. Il sapore dolciastro e vagamente alcolico è terribile. Da tredicenne che si vuole ubriacare mischiando la vodka con il succo di frutta. Bevo lo stesso, disperazione. Al ritmo frenetico della musica, tutto sembra immobile. Un immenso magma deforme di corpi si muove in pista. Il bar è schiacciato dalla ressa. Trovo un angolo in cui riesco a respirare. Allucinazioni mi fanno vedere il tetto crollare su di me. Le luci mi abbagliano. Ho caldo. Troppo caldo. Adesso esco. Non mi importa che ore siano. Adesso esco.

 

9

 

Forse è perché alla gente va davvero bene così. Non ci sono altre spiegazioni. Niente cambia, tutto a posto. Non capisco la differenza tra questo locale e quello che andava di moda l'anno scorso. Identici. Vuoti. Anonimi. Eppure uno è pieno, l'altro è fallito. Da un giorno all'altro. C'è chi dice che sia lo stesso proprietario, che ogni anno fa fallire quello vecchio per lanciare quello nuovo. Potrebbe essere. È la gente che non capisco. Eccitarsi così per un nuovo locale. tutti sanno che l'anno prossimo, al più tardi, sarà passato di moda. Out. Eppure adesso sembra il lato più bello del paradiso. Abbiamo bisogno di queste illusioni per convincerci che sia tutto a posto. Siamo noi la droga di noi stessi. Siamo noi. E ci uccidiamo.

 

10

 

L'uscita è un miraggio. Un nuovo inizio. Il buttafuori mi saluta con una specie di grugnito . Lui sì che è cattivo.  Il silenzio della mattina mi sembra meraviglioso. Mai più. L'ho fatto una volta, mai più. Mi siedo sul marciapiede, provo a rilassarmi. Il cuore batte ancora al ritmo isterico della batteria. Sono in Trip . Il parcheggio è quasi vuoto, sono già andati tutti a casa. Sono In, ho retto fino alla fine. Vedo la mia macchina. È da sola vicino ad un lampione. Il custode si starà chiedendo di chi è. Forse ha controllato che non sia rubata. Ho voglia di silenzio. Ho voglia di non vedere nessuno. Nemmeno nei peggiori incubi mi sarei immaginato questo. Delirio.  E adesso? Contento torno a casa a dormire fino a mezzogiorno. Gran notte. Potrei impazzire. Il caldo mi ha dato alla testa. Ma il tetto stava per cadere davvero. Ne sono sicuro.


PIOGGIA

 

1

 

Cammino nelle lacrime della terra. La città è avvolta da una fitta nebbia di diamanti. La luce fa fatica a passare, si rilette. Vorrei specchiami in ognuna delle gocce. Forse riuscirei a trovare il mio vero volto. Silenzio. È deserta la strada che so percorrendo. Freddo, pioggia. Nessuno ha voglia di uscire di casa, se non per necessità. A casa non c'è nessuno. E nemmeno il calore di qualcuno in attesa. Tanto vale stia in giro. Il ritmo è aumentato fino ad essere un rumore continuo. Ma se mi concentro riesco ancora distinguere le varie gocce. Non ne vorrei dimenticare nemmeno una, anche se so che è impossibile. Dimenticare. È una parola terribile. È piena di nulla. Mi fermo e conto le gocce sulla mia testa. È impossibile, come la vita. Siamo simili a loro.

 

2

 

Cerco di specchiarmi in ogni goccia, ma non riesco a toccarle. Appena le prendo spariscono. Forse sono illusioni. Le vedo scorrere tra le dita. Forse non sono già più loro, ma semplicemente cadaveri nascosti nella piccola pozzanghera che stringo nella mano. Mi rendo conto dell'inutilità del pensiero. Ma di cose inutili ne vengono dette  e fatte moltissime. Una in più non può far male. Adesso sono tutte uguali, ma durante la corsa, erano particolari. Lo so. Non credo si debba avere niente di speciale per essere particolari. Basta solo essere qualcosa. E non è così facile, ormai.stringo la mano, le lascio cadere. Ormai sono nulla, senza anima. Mi dispiace. Era il loro destino, e nessuno si può opporre. Almeno un senso lo hanno avuto. Il mio, non lo so ancora.

 

3

 

Parlo con la pioggia. Forse sto impazzendo. Non c'è differenza adesso e con  un'altra persona: l'illusione che qualcuno mi stia ascoltando c'è. La pioggia non può rispondere. Normalmente, l'altra persona non vuole. Almeno così non disturba il mio monologo. Non ascolto più. Non mi interessa. Il mio cammino verso il buio procede bene. Fra un po’ comincerò a piacere anche agli altri. Quando diventerò un altri.. Le gocce sulla faccia mi chiedono di non smettere finchè le nuvole saranno scomparse, o il sole sarà sorto. Allora diventeranno solo acqua. Ma fino a quel momento potranno ascoltarmi. E io parlare per loro. Sono impazzito. Definitivamente. Non importa. Apro la bocca. Ne faccio mie un po’, e adesso sono parte di me. O io di loro. Il manto mi avvolge completamente, ovunque sia. Mi abbraccia, mi accarezza, mi ascolta. Mi sento al sicuro, protetto. Tiene lontano da me anche i rumori che mi danno fastidio. Costringe la gente a stare a casa. Mi piace. Mi piace da impazzire. Vorrei non finisse mai questa notte. Grazie nubi, grazie cielo. Mi avete regalato un assaggio di paradiso. Sono impazzito. Aiuto.

 

4

 

Mi siedo e immergo i piedi in una pozzanghera. Gioco a schizzare, poi uso anche le braccia. Fino a poco tempo fa solo il pensiero di un gesto simile mi avrebbe fatto rabbrividire. Adesso sento solo calore. La pioggia mi stringe più forte. Vorrei tuffarmici dentro, ma non posso. Ancora una volta la mente si scontra con il corpo. Vorrei regalarlo. Vorrei buttarlo via. Vorrei essere una goccia di pioggia. Compiere un viaggio, avere uno scopo, dare un senso anche alla fine. Cosa si può volere di più? Nessun problema. E il dopo, è solo passato. Presto ritornare su, e poi cominciare un nuovo viaggio. Così per sempre.  Vedere il mondo da una prospettiva mai usata prima, e scomparire nel nulla in un istante. Nessun passato, nessun ricordo. Solo un altro futuro. Sì, vorrei essere una goccia.

 

5

 

Incrocio solo persone costrette a rimanere fuori per lavorare. Oppure perché una casa non li aspetta più. Mi guardano con diffidenza. Non capiscono la mia gioia in questo buio. E ciò che non si capisce, si teme. È più facile temere che capire. È più facile odiare che temere. È più facile cancellare, che odiare. Penseranno che sono impazzito. Forse hanno ragione. Ma probabilmente non si accorgono con tale prontezza della loro follia. E questo, forse, li salva. Un limbo di dolce non vivere. Problemi reali, non immaginazione. Soldi, successo. Questo conta. Non la pioggia. Non la felicità. Non la ricerca di qualcosa di diverso. È  già tutto qui. Soldi, successo. Nient'altro conta. Felicità. Dove la stai cercando? In una goccia? Sei impazzito. Definitivamente.

 

 

 

6

 

Vorrei essere capace di stupirmi. Ormai siamo talmente abituati a stupirci, che più niente sembra nuovo. Tecnologie moderne? Bello. Nuovi film, nuova musica? Belli. Nuovi geni in grado di cambiare il mondo? Interessante. Nemmeno la morte ci stupisce più. È  come il fallimento di una società. Un problema fisiologico. Prima o poi succede, mettiamoci il cuore in pace. Il sole sorge tutti  i giorni. Cosa c'è di particolare? Meglio rimanere a letto. La pioggia bagna, è fredda. Inquinata. Meglio la televisione, al caldo. Non fa niente se non trasmettono niente che non sia comprensibile da un celebroleso. Allora ci si adatta. Si indossa la maschera giusta, e ci si illude che sia divertente. Non è poi così difficile. Meglio della pioggia, sicuramente. Magari gli autori saranno in grado di stupire. Il vuoto sta riempiendo il mondo. Il rumore della città è la sua colonna sonora. E noi, i suoi soldati.

 

7

 

Questo rumore mi da la sensazione di eterno. Potrebbe durare per sempre, l'essenza della perfezione. Profondo e lento. Udibile ma delicato. Continuo, circolare. Adoro il rumore della pioggia. Unico nella molteplicità. È il fratello dei miei pensieri. Li accompagna ad uno ad uno. Mi rilassa. Ascolto le gocce più pesanti cadere dai tetti, e l'acqua sulla strada scivolare ad ogni soffio di vento. Brontolano i tombini, gridano le grondaie. Vorrei parlare con loro. Ho già confermato il fatto di essere impazzito, quindi adesso tutto mi è permesso. Non capisco perchè non ci abbia pensato prima. Le persone che non mi rivolgevano la parola prima sono le stesse di adesso. Non ho perso niente. Mi chino verso un tombino, sposto una foglia. L'acqua scompare in fretta, smette di parlare. Rimango deluso. Follia. Pioggia.

 

8

 

Solo il cielo può permettersi di ricordarci quanto siamo inermi. Urla e sprigiona tutta la sua rabbia. I tuoni rimbombano tra le mura delle case. E i lampi illuminano il cielo. È l'inizio della fine, questo è ciò che mi viene in mente ogni volta che sento un tuono. La madre delle gocce vorrebbe richiamare a sé tutte le figlie. Ma ormai è troppo tardi. Sono entrate nel territorio nostro. Ve le ridaremo appena possibile. Forse. Un lampo sembra cadere vicino a me. Ho le allucinazioni. Quello che ho appena visto è rimasto impresso nei miei occhi. Per qualche minuto non sono riuscito a vedere niente. Abbagliato. La natura ci ricorda la sua superiorità. Territorio nostro? Di chi? Ci sta punendo. Un girono lo farà una volta per tutte.

 

9

 

Sento che il temporale sta per finire. I primi raggi di sole riescono quasi a toccare il suolo. Ormai è solo questione di minuti. Forse, poco lontano da qui. Qualcuno sta correndo a casa. O, forse, fuori. Non credo di essere l'unico. La città assume un aspetto diverso quando piove. Più triste, forse, più ,malinconico. Sembra che cada in letargo, in attesa di un nuovo sole. Sono l'unico che percorre quelle strade, e finalmente riesco a capire come sono fatte. Che negozi si affacciano. Dove vivo, insomma.  I minuti non sembrano scorrere mai. Poi, ad un tratto, è tardi. Oppure la festa è finita. Così anche la pioggia. Fugge via come una amante senza avvertire. Da un  momento all'altro. E l'unica cosa che si può fare, è aspettare il ritorno. Se mai ci sarà.

 

10

 

Ballo un lento abbracciandola. Questa musica non mi è mai sembrata così dolce. Musica? Sono l'unico a sentirla. Forse è l'effetto di un nuovo delirio. Io e lei, finalmente da soli. La abbraccio. La stringo. ricambia. La bacio lentamente. Entra in me, ed io in lei. Per un secondo, infinito. Non c'è nessuna luce che ci distrae. Poi, un lampo. Un urlo del cielo. Ad un tratto ritorno sulla terra, capisco i miei limiti. Ho provato a sfidare qualcosa di superiore. La pioggia non può essere di nessuno. Forse sarò il suo amante segreto. Scappo, voglio liberarmene. Cancellare dalla mente questo rumore. Questo sapore.  Cancellare qualsiasi rumore. Non sentire più l' abbraccio. Mai più.


PRIMA DEL BUIO

 

1

 

qualcuno ha detto che la gente ha un pessimo rapporto con la morte, perchè
ha un pessimo rapporto con la vita. Si sprecano i giorni in attesa del
nulla, e quando si è vicini al baratro ci si accorge di quanto è
profondo. Forse si aprono gli occhi solo in quel momento. Si vorrebbe
tornare in dietro. La paura che anche dietro al muro di buio si nasconda
il nulla che ha governato tutta la nostra esistenza può diventare
insopportabile. Nessuno può sapere cosa ci aspetta. Nessuno, forse, lo
vuole sapere. Meglio vivere nelle illusioni, che affondare nella realtà
Meglio non pensare. Ho paura di vivere almeno quanta ne ho di morire.
Degli altri come di me stesso. Codardo? forse.

 

2

 

Quali sono i bisogni davvero necessari? Mangiare, dormire. Vivere. Tutto il resto è soltanto nulla. Magari ben costruito, ben pubblicizzato. Convincente. Si accendono le lampadine della mente. Conquistati. In un attimo. Ne basta poco, e lentamente si scivola sempre più in basso. Sempre più in basso. Poi, la fine. È apparentemente inerme, non fa male. Illude. Ed in fondo si sta meglio così. Vivo nelle illusioni, non voglio vivere di illusioni. Ad un tratto il palazzo crolla, le fondamenta non reggono. Il nulla cede. Vuoto. Tutto ciò che rimane. In un attimo. Ho le vertigini, sto male. Ho sbagliato già troppe molte, pensavo di esserne  fuori. Invece preferivo non vedere. È bello illudersi. Purtroppo.

 

3

 

Meditare. Cosa vuol dire? Forse aprire altre porte nella mente. Esplorare, andare più a fondo. Conoscersi meglio? No, credo solo conoscersi di più. Per trovarsi ad altre porte, e poi ancora, e ancora. In un vortice di sensazioni. False. Nessuno sa quale sia la strada giusta. Nessuno lo ha mai detto. Forse è meglio non vedere. Forse è meglio non trovare i lati oscuri, metterli alla luce. Lasciarli riposare nel loro essere. Senza toccarli. Sono incontrollabili, pericolosi. Non voglio entrare nella mia mente. Ne voglio uscire. Uscire da me stesso. Dicono non sia possibile. Forse hanno  ragione. Ma, ormai, tanto vale provare.

 

4

 

Perdo il controllo, non sono al sicuro. Da nessuna parte. Faccio finta di non pensare, ma il filo su cui cammino è sempre più sottile. Potrei cadere nel baratro del nulla in qualsiasi momento. Senza accorgermene. Senza colpa. Senza preavviso. Aspetto alla stazione il treno che mi porterà via. Vorrei non vederlo arrivare. Sarà lui a riconoscere me. Salirò e mi perderò nel mio passato. O nel futuro. Tutto ciò che sto facendo, che ho fatto, che farò in quel momento si perderà al primo soffio di vento. Lentamente,  e di me non rimarrà nemmeno il ricordo. Ho costruito una strada per qualcuno che nemmeno saprà il mio nome. Io ho calpestato il lavoro, la storia, le lacrime di milioni di uomini. E non so nemmeno i loro nomi. Tutto questo è pura follia. Siamo solo mattoni senza volto di un progetto senza una fine. Se non crollerà prima della fine.

 

5

 

Vorrei sapere se davvero c'è un autore di questo dramma. Un regista di questo spettacolo senza senso. Almeno in apparenza. Pretendo di capire. Non sono altro che un granello di sabbia nel tempo, e pretendo di capire. Cosa? Non so. Ma sento che qualcosa c'è. Un sottile mistero, che ho così davanti agli occhi, da non riuscire a vederlo. L'anello di congiunzione che svela la fine. Forse è perché non voglio capire. La mia mente si rifiuta. Forse non c'è nulla da capire. Per non impazzire, rifiuto questo pensiero. Sarebbe come ammettere che tutto siamo niente. E, forse, è vero. Non capisco nemmeno me stesso, e provo a capire il Senso. Arroganza. È la virtù dei deboli. Mi attacco ad altri pensieri. Voglio fuggire da me.

 

6

 

Sento la terra tremare. Ogni mare si apre. Le stelle precipitano. Buio: fine del mondo. Allucinazioni. Forse. Il dolore che sto provando è reale. Il respiro della morte mi gela il collo. È vicina, lo sento. Non mi ricorre. Aspetta. Il cuore smette di battere. Non esistono più regole; siamo in un lembo di nulla. Tutto è permesso. L'assurdo è il logico, la mente non serve. Sto impazzendo. Dove mi torvo? Non riesco a capire. Chi mi ha portato qui? Quando? Non ricordo nulla. Sono in balia del mondo. O di qualcos'altro. Non so. Mi sveglio. Era solo un sogno. Nella realtà c'è silenzio. Calma. So dove mi trovo. Ma nessuna regola.

 

7

 

Il cuore mi scoppia in testa. Le vene non reggono più. Sto per esplodere. Ho caldo. Cosa mi sta succedendo. Cosa sono quelle luci che appaiono e scompaiono? Ho paura. Tutto è confuso. Gli occhi non vedono più mi sento isolato dal mondo. Nelle orecchie esplode il battito. Non respiro. Comincio a tremare. Le urla nascoste dentro stanno per uscire. Troppo in fretta. Troppo violente. Dolore. Indosso un vestito della mia pelle. Sono estraneo in questo corpo. Sono altro rispetto a me stesso.  Sento i muscoli tirati. I brividi sembrano spezzarmi la schiena in mille pezzi. Una pioggia di fuoco sta entrando nel mio petto. Sto per morire. Lo sento. Un ultimo sospiro. Sto per morire.

 

8

 

Un incubo non può mi può toccare. Non può fare male. Sento il corpo soffrire. Non è immaginazione. Non è psicologico. Questo sangue non me lo sto inventando. Esce, non riesco a fermarlo. Sembra una forza lo spinga fuori. Tra poco rimarrò senza.. Ha oltrepassato i confini, mi ha raggiunto. Si è nascosto in me. Ha trovato un corpo. Il suo occhio in questo mondo. Sono il suo obiettivo, la sua casa, il suo cibo. Sono lui. Mi fa male. Non posso fare niente. Assisto allo spettacolo della mia fine. All'esterno, tutto sembra normale. La vita continua. Forse. Il sangue è scomparso. Non ho più ferite. Sto impazzendo. Non ho più la forza di combattere. Non più. Vorrei dormire.

 

9

 

lacrime bagnano il terreno. Il vento le asciuga. Ricordi che fanno male. Il tempo guarisce ogni cosa. Sparire dentro se stessi, Forse si può.Un posto molto sicuro. Possiamo scegliere di impazzire, possiamo scegliere di fuggire. Almeno per finta.  L'unica libertà è la scelta; almeno per finta. Qualcuno ha già deciso per noi. C'è sempre qualcuno che decide per noi. È la nostra voce, le nostre mani, il nostro cervello. Siamo ospiti, qui. No  c'è dolore che non possa essere nascosto sotto una sabbia di pensieri. Volare nelle illusioni. Poi, forse, il vento alzerà la sabbia, e tutto il dolore tornerà a colpire. Forse no. Viviamo nella speranza di ciò che potrebbe non succedere. Mentiamo a noi stessi. Cosa importa? Altre lacrime bagneranno il terreno, e sempre il vento le accompagnerà. C'è qualcuno che pensa a noi. Sempre.

10

 

 

il tempo. Quest'assurda regola imposta, questa lunga tortura dalla quale non riusciamo a staccarci. Davanti agli occhi abbiamo un futuro che non toccheremo, e alle spalle un passato che ormai non parla più. Passeggiamo sui cadaveri, e distruggiamo il futuro. Tutto questo deve finire. Almeno per me. Cammino sulle mie orme. Passo dopo passo ripercorro la mia vita. Mi rivedo bambino, piccolo, poi sempre più grande. Mi rivedo ragazzo, uomo. Mi vedo vecchio. Gioia, dolore, passione. Vita. Davanti  a me è passata una esistenza. Gioia e passione sono scivolate via, il dolore ha trovato posto nel cuore. Altra briciola di follia.Ritorno in me stesso, tutto è come prima. Ho provato a cambiare le scelte, ma non è possibile. Il mio cammino è stato diverso.Sto guardando lo stesso cielo, respirando la stessa aria. Ho provato ad avere un senso.Non c'è speranza.
SERPENTE

 

1

 

Un serpente mi cammina addosso. Mi sono appena svegliato, non so come sia successo. All'improvviso. Sono steso, lui su di me. Sento il suo corpo scorrere sulla mia pelle. Ogni muscolo si contrae, si avvicina. Incrocio il suo sguardo per la prima volta, appena uscito dalla zona d'ombra. La testa sembra grossa come la mia, da questa distanza. I suoi occhi sono freddi. Più del suo sangue. Vendetta. Questo è quello che dicono. Contrae i muscoli, avanza. Nei suoi movimenti c'è qualcosa che rasenta la perfezione. Un altro centimetro. Si adagia su una mia gamba. Adesso completamente sopra di me. Mi allontano cercando di allungare il collo. Inutile follia. Terrore. Non ho la forza nemmeno di urlare. Si alza e mi fissa dall'alto. È lui a comandare. Il mio sangue di sta raffreddando. Non respiro più

 

 

2

 

 

Non toglie gli occhi dai miei. Ha sotto controllo tutto. È una gara di nervi. Non vuole solo la mia morte. Non è il cibo che gli interessa. Vuole dimostrarmi che è il più forte. Non mi teme. Io ho paura. Lo sente. Gioca. Gode a vedermi soffrire. Si muove lentamente per godersi lo spettacolo. In qualche angolo del suo cervello qualcosa oltre l'istinto sta lavorando. Non è solo un predatore. Non è affamato. Va in scena un delitto. È la natura che comanda. Lui è più forte, vive. Io ha paura, muoio. Mi stringe la gamba. Non si fida. Potrei scappare, liberarmi. Adesso non più gli occhi fissi sui miei.

 

3

 

 

Mi manca l'aria. Non riesco a respirare. Sento ogni muscolo contratto. Sta camminando su una lastra di marmo. Mi accarezza. Ha cura della propria vittima. Sembra quasi voglia tranquillizzarmi. Nessun dolore, solo un attimo. E tutto sarà finito. Forse aspetta un segnale. Pollice basso. La natura ha deciso: la vittima deve morire. Questa è la legge. Sarebbe stato meglio se non mi fossi svegliato. Più facile. Veloce. Forse ha fatto apposta. Gli uomini non sono gli unici cultori del dolore. Solo adesso lo capisco. Non so se lo racconterò mai a qualcuno.  Tutto succederà in una frazione di secondo. Nemmeno il tempo di pensare. Non  ne ha bisogno. Il cervello ha già ordinato l'attacco. Deve solo premere il grilletto.

 

4

 

Tutti contro tutti. Nessun amico, nessun nemico. Il più forte vince. Gli altri perdono. Mi dispiace, è la legge. Nessuno la ha voluta, ma è così. Niente di personale. Istinto oltre la mente. Non serve ragionare. È scritto nel nostro sangue. Il passato ritorna davanti agli occhi. Basta giocare. Adesso è realtà. Paura, dolore. Ricordi lontani cercano un luogo in cui riposare. La mia mente è distrutta. Non riesco più a mettere a fuoco i pensieri. La nebbia sta salendo intorno a me sempre più spero che qualcosa riesca a farmi tornare lucido. Sopravvivenza. L'unica regola rimasta. Respirare. Mi dispiace, niente di personale. Ci rivedremo presto. Molto presto, forse

 

5

 

Vedo nei suoi occhi la mia morte. Come se già fosse tutto scritto. Sento sul suo corpo il freddo della vendetta. Ha una sapore terribile. Ascolto il mio cuore che batte. Lo sta facendo anche lui. Aspetta un mio movimento. Una specie di interruttore. Attacca per difendersi. È una regola della natura. Costringe la propria vittima ad attaccare. Tutti sanno che non ha la minima possibilità di sopravvivenza. Lo sa anche lui. Sembra sorridere. Sta già pensando al momento. Oppure sta per colpire. Non mi muovo. La assurda speranza che qualcosa possa succedere mi permette di rimanere fermo. Cosa potrebbe succedere, non so. Lo chiamano istinto di sopravvivenza. Fino all'ultimo, non si molla. Non so se sia un bene o un male.forse sarebbe meglio se mi muovessi, dandogli l'occasione per colpire. Faremmo prima. Ma non voglio dargli la soddisfazione di cedere. Lui mi può uccidere, ma non battere. Almeno credo.

 

6

 

Fisso i suoi denti. Sono più piccoli di quanto immaginassi. Più taglienti. Sistemati in una geometria perfetta. Vedo ogni particolare. Muove il collo. Il dente da cui uscirà il veleno: è a pochi centimetri dalla mia faccia. L'eletto. Uccidimi, facciamola finita. Fallo tu; se anche volessi, non riuscirei a muovermi. L'istinto ha preso il controllo sulla mente. Non ho più potere sul mio corpo. Non sono stato capace di vivere, e non sono stato capace nemmeno di morire. Almeno di questo non verrò accusato da nessuno. No, non merito altra sofferenza. Il suo sangue adesso è quasi caldo come il mio. Forse è questo che aspetta. Mi vuole rubare fino all'ultimo bagliore di vita.

 

7

 

Giorni che passano in un secondo, secondi che sembrano eterni. Potrei quasi capire i suoi pensieri. Non sono nient'altro che una altra preda. Un nuovo gioco. Gli è stato dato il dono del comando. e non c'è motivo per non usarlo. La coscienza è un primitivo istinto dell'uomo. Noi cacciamo per divertimento. Forse anche gli animali. Noi cerchiamo di controllare i nostri istinti. Loro non ne sentono il bisogno. Non so chi abbia ragione.  Una voce nella sua testa sta per dare il comando. potrei sentirla anche io. I nostri occhi sono così vicini, che quasi si sfiorano. La luce li rende due perle lucenti. Profonde. Spietate.   Per un secondo sono lui. Entro nei suoi occhi. Sento l'odore del suo sangue.

 

8

 

Vedo i miei occhi. Terrore. Follia. Stupore. Ancora non credo possa essere vero. Non so nemmeno che ore sono. Pensieri stupidi. Sto per impazzire. Gioca con la coda strofinandola sul mio ginocchio. La natura ha deciso. Ho sentito nel suo sguardo. Lascio che sia. Inerme. Sono nulla, in questo momento. Il cuore batte, ma la mia vita è già fuggita. Forse non sono nemmeno più io. Vorrei poter decidere cosa portare via con me. Cosa lasciare dentro il corpo. Nessuno può rifiutare il giudizio. Non ho la possibilità di difendermi. Non è un diritto. È un vantaggio. Non ci sarà nessuno a cui potrò chiedere spiegazioni. Sta succedendo e basta. Non riesco più a capire il confine del mio corpo, e il suo. Adesso è caldo. Forse prova emozioni. Mie, emozioni.

 

9

 

Sento il suo soffio sul collo. È leggero, quasi impercettibile. Freddo. Mi ghiaccia la gola. Sembra sorridere sempre di più. Pregusta. È padrone della mia vita. Muovo un braccio, ma basta un cenno del suo corpo e si blocca. Anche adesso che non avrei niente da perdere, riesce a terrorizzarmi. So che non ci proverò mai più. Lo sa anche lui. Me lo ripete con gli occhi. La lingua scivola tra i denti, come un lampo. Si sta preparando. Silenzio intorno. Tutti gli altri esseri viventi hanno rispetto per questo momento. Qui la morte è qualcosa ancora di sacro. Ne sono felice. In un angolo del cuore, ne sono felice. Aspetto che suoni il dodicesimo tocco. Non manca molto.

 

10

 

Un brivido mi spezza la schiena. Trattengo il fiato. Lo ha sentito anche lui. Ho sentito contrarsi il suo corpo. Poteva essere il segnale. E non ho reagito. Non ho fatto nemmeno in tempo a realizzare cosa sarebbe potuto succedere. Attendo. Il ballo non è ancora finito. Mi stringe sempre di più. Non stacca nemmeno un centimetro di pelle dalla mia. Sembra voglia entrarmi dentro. Non smette mai di muoversi. Forse sta ballando davvero. Mi dedica l'ultimo ballo. L'ultimo desiderio. Sembra stia cambiando aspetto. No, forse è la mia vista che a poco a poco si sta appannando. Anche i pensieri sono confusi.  Vorrei chiudere gli occhi, ma non lo faccio. Sarebbe un abbandonarmi a lui. Mai.  Sento il suo cuore. Batte come il mio. Ma il suo, di gioia.


FINE

 

 

1

 

Cosa mi sta succedendo? Credo di essere sveglio, ma il corpo non risponde. Gli occhi rimangono chiusi, le braccia rilassate. Ho freddo ma non tremo. Sento ciò che succede. Forse sto sognando. Un incubo. Assurdo. Un vago torpore mi avvolge la mente. Avrei voglia di urlare. Qualcuno si accorgerà. No, magari pensa che stia dormendo. E forse è vero. Provo a riaddormentarmi. Domattina magari non mi ricorderò più nulla, e sarà tutto come prima. Spero. Prima però voglio fare un ultimo tentativo. Mi concentro, provo a muovere una gamba. Niente. Il braccio. Immobile. Non ho sensibilità, non sento nulla. Un muro mi separa dall'esterno. Gli occhi sono troppo pesanti. Restano chiusi. Va bene, dormo. Comincio ad avere paura. Ad un tratto sento solo silenzio. Silenzio. Silenzio. Il mio cuore non batte più.

 

2

 

Non respiro nemmeno più. Non è possibile. È il peggiore degli incubi che abbia mai avuto. Non riesco a riaddormentarmi. Voglio uscire da questa illusione. Adesso. Ho paura. Non ho più il senso del tempo; il cuore non batte più. La mia vita era sempre stata scandita dal suo battito. Persino i pensieri. Non me ne ero mai accorto. Potrebbero essere passate ore, minuti o secondi. No, non ho sentito nessuno strano rumore. Forse sto impazzendo. Questo sogno sta andando oltre ogni limite di sopportazione. La mia mente non regge più. Follia. Cerco di rimanere calmo, non riesco. Eppure il mio cuore non batte. Ho freddo. Anzi, me sento freddo.

 

3

 

Sento il sangue scorrere fuori dalle mie vene. Una sensazione di vuoto mi assale. Forse vertigini. Forse follia. Distacco. Stasi. Come fossi sulle rive di un fiume in piena. Sento che tra poco la corrente trascinerà via anche me. Non so perché. Lo so. Aspetto. Provo a mentire a me stesso. A convincermi che tutto questo non è vero. Forse potrei alzarmi, e fuggire via. Reagire. Non lasciarmi cadere nel vortice oscuro del sogno. È solo creazione della mia mente. Della mia mente.Non riesco. È terribilmente vero. Almeno sembra. Abbastanza da non riuscire ad illudermi. Non c'è luce, non c'è buio. Vedo quello che mi circonda perché so che c'è. Ma non lo vedo. Parole diventano suoni. Suoni, sensazioni. Sensazioni, aria.

 

4

 

Sono morto? No, non è possibile. La morte è un'altra cosa. Il passaggio nell'altra dimensione. La luce. La sensazione di leggerezza. La pace interiore. Io sto morendo di paura. Tutto sembra essere svanito. Forse sono morto, ma ancora in attesa di qualcosa. Nessuno sembra essersi accorto di nulla, all'esterno. Almeno credo. Non sono più sicuro di niente. Forse è notte. I miei pensieri sono sempre più confusi. Forse è l'anima che sta pensando. Il cuore non batte, non respiro più. È impossibile che la  mente sia ancora viva. Impossibile. Cosa sono? Vertigine. Credo. O qualcosa si simile. Probabilmente anima, spirito, o qualcosa del genere. Allora, perché non riesco a staccarmi dal corpo?

 

5

 

Esco da uno stato di torpore. Sento che qualcosa sta succedendo. Una parte di me è stata toccata. Anzi, staccata. Non provo dolore, ma una sensazione simile. Forse è un'altra illusione. Nemmeno una lacrima. Avrei voglia di piangere. Credo mi farebbe bene. Dicono faccia bene. Proverò. Il corpo  è ormai distaccato da me. Sento voci lontane. Parlano sussurrando. Quasi non mi volessero disturbare. Un' altra parte di me scompare. Non capisco cosa stia succedendo. Un brivido impercettibile attraversa il mio corpo. Forse è una piccola fiamma di vita che si è dissolta. Nessuno se ne è accorto. Arriva un' altra scossa in me. Metallo. Potrei quasi sentirne davvero il sapore. Le sensazioni non hanno odore, né sapore. Potrei sentirlo. È dentro me. Silenzio, adesso. Una nebbia ricopre i miei pensieri. Silenzio.

 

 

6

 

Non sento dolore, non sento nulla. È come se fossi circondato da una barriera che mi separa da tutto. Anche da me stesso. So di essere qualcosa, ma non capisco. Solo pensieri. Anche la sensazione di tremore lentamente sta svanendo. Come se stessi entrando in un limbo. Passato e futuro si sovrappongono. Tutte le mie certezze svanendo. Non ho più il presente. Forse era solo un'illusione che si sta allontanando da me. I ricordi mi appaiono davanti agli occhi e fuggono via. Di loro non mi rimane niente. Nemmeno una traccia. Sto perdendo me stesso, e non posso fare niente per fermarli. I volti che vedo adesso non mi dicono più niente. Chi sono loro? E io?

 

7

 

 

Comincio a perdere coscienza di me stesso. Forse è il terrore che mi fa rifiutare le sensazioni che ricevo. Magari tra poco sverrò, e mi risveglierò all'esterno di questo incubo.  Ma Forse è reale. Vorrei provare a tornare. Troppe cose ho lasciato non concluse. Le mie tracce. Voglio dare un senso al mio passaggio. Essere stato utile in qualcosa. Poi, il buio. Così è stato deciso. Nessun senso. Tutto sprecato. A cosa serve nascere, per poi morire senza senso?. Sono fermo nel tunnel del tempo. Lo osservo mentre trascina i resti del mio passato. Lontano. Vorrei poterne afferrare un po’, rubarli. Non posso.  Le voci che sentivo diventano sempre più lontane, le immagini sfuocate. Tra poco scompariranno. Lo so. Non so perché, ma lo so. Condannate al buio. Forse cadrò anche io.Credo fossero gli ultimi miei ricordi. Non so. Anche i pensieri stanno svanendo. Le parole si cancellano.

 

8

 

Un'immagine si ferma davanti a me. La vedo chiaramente. Forse fa parte del sogno. Mi vedo steso, una forte luce mi abbaglia. Non so con che occhi vedo. I miei li vedo coperti. Il mio corpo è lì. A pochi metri. Quattro persone sono chinate su di me. Vedo le loro spalle, le loro teste. Metallo. Non riesco a togliermi questa sensazione. Una mia mano si muove. All'improvviso. Eppure non da me. Riflesso condizionato, dicono. Le loro voci sono lontane, come fossi al di là di un vetro. Il mio distacco aumenta sempre di più l'immagine svanisce, e con essa il suo ricordo. Fuggito via, insieme al passato. Torpore. Silenzio.

 

 

 

9

 

Ecco il nulla che ho cercato. Ecco ciò che ho temuto. Ecco ciò da cui ho cercato di fuggire. Pensavo fosse dentro, invece mi sbagliavo. Non è servita a niente. Tutta la mia lotta. Niente. Anche le illusioni mi hanno abbandonato. Forse sono state loro a non permettere che vedessi la verità. Forse sono io che non la ho voluta vedere. Forse è stato meglio così. Mi hanno abbandonato insieme al corpo. Le ho viste scivolare via. Sono nulla. Sono aria. Aspetto qualcosa. Forse non c'è niente. Questo è quanto. Fine del programma, calato il sipario. Ho avuto un'occasione, e non l'ho sfruttata. Solo sensazioni di qualcosa di lontano. Provo ancora qualcosa. Vento. Forse esisto ancora, da qualche parte. Forse non più.

 

10

 

Si è spenta la mia candela. Adesso lo so. Un leggero soffio di vento. Tutto è finito. L'attesa della mia vita si è conclusa così, all'improvviso. Sono altro rispetto al corpo.  Un soffio di vento. Silenzioso, quasi delicato. Mi ha accarezzato. E per la prima volta il buio mi ha circondato. Un'ultima illusione mi ha accompagnato prima che riuscissi ad accettarlo. Forse adesso sono solo un ricordo, che sparirà nell'ombra. Gli ultimi attimi. Vorrei essere una goccia di pioggia, una lacrima.. vorrei avere un altro solo secondo. Non di più, mi basterebbe. Una stella si è accesa nel cielo. Per non dimenticare. Nessuno la vedrà mai, forse. Ma continuerà a splendere finchè rimarrò dentro un cuore.


BALLO DI VITA

 

 

1

 

Vivere è come ballare su una musica non decisa da noi. Nessuno può scappare, nessuno si può fermare. E chi sbaglia il passo, perde il ritmo, è diverso dagli altri. Viviamo abbagliati da luci che nascondono ciò che ci circonda. In un limbo di luce. Ognuno nella propria illusione. Un'enorme corsa per rimanere nello stesso luogo. Un'immensa fatica per cercare passi nuovi. Per farsi imitare. Guidare il gruppo. Una bella prigione, molto divertente. Voglio scappare. Qualcuno ha deciso di cambiare la mia musica. Tutto è diverso. Non posso smettere. Voglio silenzio. Voglio buio. Voglio dormire. 

 

2

 

Lavo la mia anima con le lacrime che cadono dagli occhi. La affogo. Vorrei che un soffio di vento le asciugasse mentre mi ci perdo dentro, per sparire con loro. In loro. Per loro. Il loro sale mi brucia gli occhi. Mi ricorda che il dolore della mente non esiste. Solo quello fisico. La mente può essere così forte da crearlo. Follia? Forse. Vorrei vedere il riflesso di un raggio di sole nelle mie lacrime. Una goccia di speranza in un mare di delusioni. Forse si perderanno nel nulla, come il cammino che sto percorrendo. Forse il vento le trasporterà fino ai confini del mondo. Ed io sarò in loro.

 

 

3

 

 

Sento il vento accarezzarmi la faccia. Sento freddo. Sento il cuore esplodere nel petto. Sento la paura. Dolore. No, non sto sognando. I miei amici sono diventati stranieri, ogni sorriso soltanto interesse. Niente di personale, soltanto affari. La mia casa non più sicura, i miei sogni troppo lontani. Sono entrato in guerra senza accorgermene. La guerra della vita, dicono. Sopravvivenza. Uccidere o venire ucciso. Schiacciare o rimanere sotto. Esiste solo il vincitore, non c'è differenza tra il secondo e l'ultimo. Hanno perso entrambi. Precipito nella vita. Preferivo sognare.

 

4

 

sono perso nell'onda di questa follia. Ogni giorno combatto. Perché? A volte me lo chiedo anche io. Cambierebbe molto se mi alzassi più tardi, uscissi prima alla fine della giornata e mi godessi di più la vita? La spiaggia non scompare se un granello si sposta. Vedo sempre nubi grigie su di me. Un temporale che non mi lascia mai. Una pioggia che mi penetra nelle ossa. Un freddo che mi costringe a stare chiuso in me stesso. E i giorni passano. Domani sarà diverso, mi dicono. Quale domani? Ieri è uguale a oggi, e così sarà domani. E la vita scorre via come una foglia in un fiume. E non può tornare in dietro. Non so a cosa serva questa follia. Butto la mia vita nel cestino senza che nessuno mi costringa. Forse è solo un modo per non impazzire. Forse non ho voglia di vivere.

 

5

 

 

parole mi rimbombano nella mente. Ricordi, sogni. Non riesco a capire cosa stiano dicendo. Forse sono solo tutte le urla che non sono riuscito a buttare fuori nella mia vita, e adesso si stanno ribellando. Ehi, ehi, ehi. Siamo qui. Come fai a non vederci? Ascolta almeno cosa abbiamo da dire. Ascolta le nostre parole. Oroiriufjfnfjfurirorppelememejeieeeleemhnwywq8q0qpsldmncfyhfueiekemdndnd. Sto impazzendo. Ormai è troppo tardi. La mia mente è colma di follia. Ho paura. Qualcosa si sta impossessando di me. Non capisco. Vorrei solo che tutto questo finisse. Vorrei che un secondo di silenzio riapparisse nella mia mente. Aiuto. Solo silenzio. Ecco, sento che le voci si stanno allontanando. Si sta avvicinando. Ma, cosa succede? Silenzio. Per sempre.

 

 

 

6

 

ti ricordi quanto è bello il canto del vento? Nel silenzio della notte, attraverso gli alberi? Ti ricordi quanto è luccicante la luna in una notte in cui il cielo è limpido? Ti ricordi quanto è dolce il gorgoglio dell'acqua di una sorgente di montagna? No, nemmeno io. Ti ricordi il suono dei tuoi pensieri? Non quelli riciclati, non quelli del lavoro, non quelli degli amici. No, nemmeno della televisione. Nemmeno io. Ti ricordi il freddo di una pietra sotto il sedere, della pioggia sulla testa, del mare all'alba? Ne vale la pena?

 

7

 

brucio ogni parola che scrivo. Dimentico ogni frase che dico. Non riconosco un volto. Preferisco non ascoltare le voci sparire nell'ombra dei ricordi. Preferisco non aspettare che tutto rimanga nella mia mente. Non lo spero più. Meglio cancellare tutto, senza sofferenza. Forse sto impazzendo. Cosa importa davvero? La vita? Cosa è? Hanno lasciato tracce i nostri progenitori? Sì, forse. Ma non conosco la loro faccia, la loro storia. Non c'è un vero ricordo del loro passaggio. Le loro orme sono state cancellate dal vento del tempo. Lentamente, come una agonia. No, preferisco assistere al fuoco della passione, piuttosto che al lento bruciare della cenere. Preferisco cancellare tutto quando ancora ha un senso, piuttosto che vederlo invecchiare, sparire lentamente scivolando nel buio.

 

8

 

è un lento blues in MI. Una chitarra, una batteria, un basso. La vita. Ognuno cerca il proprio assolo su un riff creato da qualcun altro. Forse dai nostri padri, forse scritto nel sangue. Forse imposto da regole penetrate nella mente. Dimostrare chi è il migliore. Ma in sottofondo, una sottile tristezza è l'unico ritmo che ci accompagna. La speranza che la musica non finisca mai è l'unica forza che ci fa continuare ad andare avanti. Speranza, illusione. Nata nel momento in cui il primo accordo è stato creato. Il suono entra nella mente. La ipnotizza. La trasforma. La plasma. E mentre crediamo di avere il controllo della situazione, il destino nelle nostre mani, qualcosa lavora nell'ombra e ci trasforma. Perdo il controllo. Smetto di suonare. Sono fuori dalla musica. Buio.

 

 

9

 

No, ti prego, non dirmelo. Non trasformare questo sogno in un incubo. Silenzio. Forse mi sono solo svegliato, e non me ne sono accorto. O forse sto dormendo. Questa realtà non mi piace. Questo non è il mio cielo, queste non sono le mie stelle. Questa non è la mia vita. No, non può essere vero. Ad un tratto tutto intorno a me è cambiato. Anche tu. I tuoi occhi non sono gli stessi. Non mi guardare. Il tuo sguardo mi gela il sangue. Chi sei? Non so più, ormai. Spero che tutto finisca all'improvviso, così come è cominciato. Forse domani mattina il ricordo di questo momento si perderà in un angolo della memoria.  I tuoi occhi, invece, rimarranno impressi in me. Anche il loro vuoto.

 

10

 

 

non riesco più a piangere. Posso urlare, scappare, soffrire. Rimanere in silenzio, in attesa. Ma non piangere. Ho buttato via le mie ultime lacrime insieme agli ultimi sogni. Ho cancellato dalla mia faccia l'espressione del pianto. Ho strappato dal cuore le vene che lo facevano esplodere. Tutto è passato. Ho accettato di vivere nel grigiore del dolce-non-soffrire. Del vivere-giorno-per-giorno. Domani uguale a ieri. Oggi, un giorno qualsiasi. Posso sorridere, cantare, saltare di gioia. Ma sarà solo un sentimento epidermico. Dentro, silenzio. È il prezzo da pagare per evitare la sofferenza. Ma, alla fine, a pochi momenti di felicità persi ho guadagnato la fuga dalla sofferenza. È stata una offerta promozionale. In regalo, un'anima in plastica. Praticamente vera.


IL FUOCO

 

 

 

1

 

Il fuoco scalda i miei pensieri e abbaglia i miei occhi. Mi ipnotizza, non posso fare a meno di osservarlo. Dimentico dove mi trovo, dimentico ogni rumore, dimentico  ogni emozione. Entra in me, ed io in lui. L'odore del legno percorre le mie vene e raggiunge  il cuore, la luce illumina ogni pensiero e l'aria calda invade i polmoni. Vorrei davvero  poter fuggirvi dentro. Sembra quasi una porta d'accesso ad altri mondi, una barriera che separa Noi dal Resto. Sto impazzendo. Nella  fiamma comincio a vedere forme definite. Per frazioni di secondo,ma le Vedo. Non riesco a staccare lo sguardo. Sono impazzito. Ad un tratto la magia finisce, e ritorno nel mondo. In questa realtà, in questo silenzio. Rapiscimi ancora, ipnotizzami. Fammi fuggire.

 

2

 

 

Scorre lento il fiume dei ricordi. Travolge i miei pensieri. Non riesco più a controllarli. Sento il mondo, là fuori, proseguire il suo cammino, mentre qui dentro il tempo si è fermato. Sono solo con me stesso. Solo con molte persone, o forse nessuno. È la paura del vuoto dentro che mi fa chiudere gli occhi. Forse è per questo che mi faccio abbagliare dal fuoco. Vedo per non vedere. Ogni giorno è la vita che copre il mio essere nulla, e adesso, dove sono davvero scoperto, provo a fuggire. La luce copre il buio nel quale ogni cosa è davvero come è. Tutto o nulla, forse non fa differenza. Ma non si può mentire con se stessi. Le vertigini della paura possono far impazzire una persona. La consapevolezza del nulla, ucciderla dentro. Mi perdo nel fuoco.

 

3

 

 

Precipito in me stesso. Non posso più fuggire. Vuoto . Questo è ciò che appare adesso nella  mia mente. Prima un vortice incontrollabile di visioni, sensazioni, emozioni  mi oscurava ogni pensiero , adesso più nulla . Silenzio . Un immenso  bianco. Il mio sogno si è avverato. Il mio incubo ha preso forma. non ha più senso avere paura, non ha senso tremare. eppure sento che qualcosa ancora  si rifiuta di accettarlo . Qualcosa  di così profondo da essere nascosto  anche a me. Si è aperta una porta nella mia mente di cui non conoscevo l'esistenza , e ne è uscito il nulla . Mi ha avvolto, mi ha accarezzato, mi ha convinto . Ho lasciato  lontano  il fiume che scorreva nella  mia mente. Il mio incubo, il mio sogno.

 

4

 

Forse questo è il senso della vita. Domande senza risposte. Porte che conducono al nulla. Porte che portano il nulla in noi. Passi nel vuoto del non sapere, nel gioco perverso del tempo. Energia sprecata come quella di questa fiamma. Tra poco del suo splendore non rimarranno che poche ceneri. E la luce che ha creato, un ricordo. Poi, nulla. Tremo perché ho paura. Ma persino questa sensazione è troppo grande per la mia mente, non riesco ad accettarla. Rimango abbagliato dalla inutilità della mia mente. Rimango abbagliato nella speranza di dimenticare. Forse davvero vorrei essere nulla.

 

5

 

L'odore di bruciato avvolge tutta la stanza, e il fumo annebbia la vista. Prima la luce, poi il buio. Nemmeno un secondo di lucidità. Nutro la fiamma per vederla ricrescere, sono complice della sua agonia. Prima o poi si spegnerà, e forse sta soffrendo. Anche i miei occhi stanno soffrendo, troppo calore. ma voglio vedere ancora. Voglio toccare il cuore del fuoco. Vittima e artefice. Dolore e passione, mistero. Paura. Prendo un pezzo di legno, lo osservo mentre si contorce sotto la forza del calore. pochi secondi, scompare. Entra nel mondo del nulla insieme alla cenere. Ma continuerà a bruciare finchè tutto non sarà spento. Come una stella lontana nel cielo, che illumina senza essere vista. Ma c'è. Io so che c'è.

 

6

 

Finchè qualcuno conserverà nella mente il ricordo, non sarà morto. Ci sono persone che muoiono ancora prima di nascere, perché il loro passaggio in questo mondo è più veloce della caduta di una foglia, più leggero di una goccia di pioggia. E come passano le stagioni, così anche le generazioni di uomini si passano il testimone in questa corsa senza senso né fine. Come ombre prima dell'alba temiamo l'arrivo del sole che ci farà scomparire, ma sappiamo che niente potrà impedirlo. Siamo assurdi come il mondo in cui viviamo, perché non temiamo l'incertezza, ma ciò che più è certo. Non ne abbiamo consapevolezza, ma paura. Anche questa fiamma sta per spegnersi.

 

7

 

Sento il freddo circondare ciò che prima era calore. sento il buio avvicinarsi dove prima era luce. Sento silenzio arrivare dove prima era rumore. Sento la Fine. Anche qui dove il tempo sembra essersi fermato, qualcosa sta per succedere. La magia che mi aveva allontanato per un momento dalla realtà sta svanendo, e riprecipito nello spettacolo della follia. La fiamma si sta spegnendo, e  tra poco sarà tutto finito. Finito. Ed il vento porterà via ogni ricordo, ogni emozione, finchè nemmeno un'ombra resterà a vegliare sui resti immobili. Siamo fiamma che diverrà cenere, siamo ricordi che scompariranno nell'ombra del tempo.

 

8

 

dubito di tutto ciò che ho intorno. Forse sto solo sognando. L'ombra si sta avvicinando sempre di più, mentre la fiamma conclude la sua lenta agonia. La osservo, e non posso fare nulla per aiutarla. Il suo dolore entra in me, il freddo contrae ogni mio muscolo. Dubito della realtà, dubito di questa luce. Dubito di me stesso. Sono, o forse sembro. Appaio a me stesso, come mi appare questo fuoco. Ma in realtà non esiste. Sto impazzendo, lo sento. I miei pensieri non hanno più senso. Provo ad avvicinarmi al fuoco, ma la sensazione di freddo non sparisce. Ho paura. Paura del vuoto. Adesso chiuderò gli occhi, e mi concentrerò sulla luce. Magari quando li riaprirò la fiamma sarà ancora forte e viva. Silenzio, buio. Provo a sognare.

 

9

 

non è successo nulla. Ho chiuso gli occhi, ho provato a sperare. Fa freddo, il fuoco si è quasi definitivamente spento. Vorrei avere ancora una lacrima per poter piangere la sua fine. Non ne ho più nemmeno per piangere la mia. Ma forse è troppo tardi, e più nessuno le potrebbe raccogliere. Non soffrire forse è la soluzione migliore. Morire dentro e rimanere vivi fuori, la peggior tortura. La luce non mi abbaglia più, riesco a vedere gli ultimi focolai nella cenere. Il rosso sembra essere vivo, pulsante. Non vuole mollare fino alla fine, combattere. Vorrei avere la stessa forza. Vorrei avere la stessa speranza. Vorrei avere qualcosa per cui andare avanti. Ho freddo, provo ad avvicinarmi ancora. Adesso potrei quasi toccare la cenere, sono seduto a pochi centimetri.

 

10

 

ci si avvicina solo poco prima della morte. Solo in quell'istante si capisce quanto sia stato importante ciò che ci sta per lasciare. Ma ormai è troppo tardi per tornare in dietro, e tutto ciò che rimane è soltanto passato. Solo ricordi. Solo illusioni. Mi capita spesso di confondere sogni con emozioni, illusioni con ricordi. Non so più nemmeno se la vita che sto vivendo è quella reale o è soltanto un sogno. In questo caso spero che l'alba arrivi presto. I secondi passano lentamente finchè anche l'ultimo battito di vita si spegne, e con lui il fuoco. Fino a qualche minuto fa la fiamma viva si imponeva nella stanza, poi si è rimpicciolita fino a diventare l'ombra di se stessa. Poi, lentamente, solo una lieve traccia. E adesso, davanti ai miei occhi, nulla. Il calore resterà a lungo come un ricordo, poi tutto finirà. Le porgo l'ultimo saluto, la lascio riposare. Forse sto impazzendo. Il tempo non si è fermato nemmeno qui. Nemmeno nella mia mente. Addio.


 

INCUBI

 

1

 

Precipito, senza controllo. È buio intorno a me, e non riesco a vedere il fondo. Ho perso il senso dell'orientamento. Forse sto precipitando verso l'alto. Non so. Ad un tratto la caduta rallenta, e tocco con una mano una parete, poi quella dall'altro lato. Qualcosa mi avvolge. Sono molli, viscide. Calde. Provo ad aprire gli occhi, e per un istante riesco a vedere una luce lontana. Sparisce. Ricomincio a cadere velocemente, aspetto di toccare il fondo. Conto i secondi sperando che finisca tutto in fretta. Da un momento all'altro smetterò di pensare. Nemmeno il tempo di rendermene conto. Meglio così. Stupida illusione. È soltanto  una lenta agonia. Liquido. Sono immerso in un liquido. un secondo è stato cancellato dalla mia mente. O forse, nella mia mente. Ho pensieri confusi. Provo le stesse sensazioni di prima. Come se stessi precipitando, ma adesso sono in un liquido. Affogherò. Trattengo il fiato il più a lungo possibile, poi sento l'acqua entrare nei polmoni. Lentamente. L'incubo della mia morte si sta trasformando in realtà. Me lo immaginavo più doloroso. Respiro. Non so come, ma riesco a respirare. I polmoni fanno molta fatica ad aprirsi, spesso tossisco, ma continuo a vivere. Vengo avvolto da una strana sensazione di calore, le vertigini aumentano. Il battito del cuore rimbomba nelle orecchie così forte che mi fa impazzire. Ma non ha il ritmo del mio. È molto più lento. Apro gli occhi. Un fiume di luce mi abbaglia, ho allucinazioni. Avevo dimenticato cosa fosse un colore. Ma non basta per farmi dimenticare la caduta.  Provo a coprirmi la testa. Ad un tratto, silenzio.

 

2

 

 

Dove mi trovo? Perché tutto è buio? Cosa è questo rumore? Forse sto sognando. No, è troppo reale. Sembra che il soffitto stia scendendo. La luce è talmente sottile che potrebbe essere una illusione ottica. Non ci sono rumori. No, è sicuramente un'illusione. Il pavimento è leggermente umido, e sembra ci siano sassolini. Sto percorrendo il perimetro della stanza per trovare porte o finestre, ma il muro è perfettamente levigato. Come sono finito qui? Faccio fatica a connettere i pensieri. Sono stanco. Forse dovrei solo dormire. Ma, il muro scende davvero. Ne sono sicuro, sta aumentando la velocità. No, deve essere un incubo. Non mi ricordo nemmeno come ci sono arrivato qui dentro. Mi ci hanno portato? Forse mi hanno narcotizzato. Nessuna porta, nessuna finestra, niente di niente. Il muro si stringe. Ha cominciato a muoversi. Sempre più in fretta. Non è fisicamente possibile. Unendo i due movimenti, si dovrebbero spaccare tutte le pietre. Ed invece continuano la loro corsa. L'aria diventa sempre più pesante. Il cuore mi comincia a battere nel petto. Ho paura. Il soffitto è arrivato a pochi centimetri dalla mia testa, posso quasi toccarlo con la mano. I muri hanno dimezzato l'area calpestabile. Provo ad urlare, magari qualcuno potrebbe sentirmi. E fare cosa? Non so. Mi manca la voce in gola.  Picchio sulla parete, ma è impossibile scalfirla. Sembra non abbia possibilità. Mi butto per terra, forse c'è una botola. È quasi completamente buio, tasto il terreno. Umido, e infilo la mano in piccole pozze. Non è acqua, sembra più vischioso, denso. Un odore dolciastro sta riempiendo le mie narici. Avanzo tastando ogni centimetro quadrato rimasto, ma anche il pavimento è come i muri: una perfetta lastra uniforme. Mi rialzo, batto la testa; la corsa sta per arrivare al termine. Rimango in ginocchio per qualche secondo, poi mi devo spostare; ho poco più di due metri tra una parete e l'altra. Sto per impazzire, non riesco più a controllare le mie sensazioni; mi agito, comincio a tirare calci, urlo senza fiato, poi improvvisamente mi blocco. Prendo coscienza della mia morte. Il mio destino. Ciò che è scritto. Già deciso, catalogato. Sono solo un'altra ombra del passato. Respiro, ma  sono morto. Mi stendo e rimango in silenzio fissando il soffitto. Graffi sono impressi sulla lastra. Macchie scure. È a poco più di un metro da me. Tocco entrambe le pareti con le braccia. La testa e i piedi vengono sfiorate dalle altre due. Respiro profondamente. Nessun rumore. Nessun pensiero. Attesa. Tengo gli occhi chiusi, ma potrei dire secondo per secondo la sua posizione. I muri si fermano. Il soffitto, no. Sollevo il collo, mi accarezza il naso. Rilasso ogni muscolo. Apro le braccia. Il suo freddo mi tocca la guancia, non  muovo la testa. Osservo per l'ultimo secondo la mia mano. Tesa, rilassata. Il freddo si appoggia delicatamente sul mio petto, sulle gambe. Giro i piedi. Prima pressione. Ultimo sospiro.  

 

3

 

Scivola sotto la pelle, e ad un tratto non sento più nulla. Ho freddo, vorrei dormire. Ma so che se mi addormentassi adesso, non mi sveglierei mai più. No, voglio essere cosciente in questi ultimi istanti. Non voglio perdere proprio adesso. Il mio destino è stato scritto, ma mi rifiuto di accettarlo. Rifiuto il mio futuro, rifiuto il mio passato. Ricomincia la lenta corsa, e adesso è in una gamba. Si contrae il muscolo. Un sottile dolore mi fa saltare. Si ferma di nuovo. Ascolto il battito del suo cuore in me. Trema anche lui. Forse ha freddo. Provo ad alzarmi, ma il dolore è troppo forte. La schiena comincia a farmi male, e il letto sta diventando rovente. Ho freddo nel calore. lascio che faccia quello che vuole, subisco la sua volontà. Ormai è troppo tardi. Posso quasi vedere i suoi occhi cercare ansiosamente tra le mie vene, dentro i muscoli, sotto le ossa. È in perenne ricerca di cibo. Di me. Ogni attimo che passa diventa sempre più grosso. Non ricordo nemmeno più come è cominciato questo delirio. Formicolio. Ansia. Il cuore aumenta la velocità. Lo sente anche lui e si muove più velocemente. Quasi a scatti. Si tende il muscolo ancora, quasi a volerlo buttare fuori. Ci ho pensato un paio di volte, ma mi hanno detto che morirei dissanguato in pochi secondi. È dentro di me, collegato alle mie fonti di vita. Mi sta rubando la vita a poco a poco. Sta prendendo la mia carne, il mio sangue, il mio corpo. Ma non avrà i miei ricordi. Forse lo strapperò quando sentirò vicina la morte. La stanza in cui mi sono chiuso è silenziosa, adatta ad una cerimonia. Nessuno spettatore, però. Solo io e lui. O vivremo tutti e due, o ce ne andremo insieme. Questa è la decisione. Ma voglio aspettare che sia lui a decidere. Dicono che qualcuno è uscito fuori di sua spontanea volontà. Ha firmato la propria morte. Una scelta. Anche io ho fatto la mia. Si avvicina sempre più al bacino, e ho perso ogni contatto con la gamba. Non la muovo più, non la sento più. Me l'ha rubata. Formicolio. Sempre questa terribile sensazione. Come se un branco di formiche mi stesse camminando dentro. Sento il suo corpo freddo. Facciamola finita e basta. Voglio guardarti negli occhi. Anche per un solo secondo. Negli occhi. Appoggio la mando sul petto, la faccio scorrere lentamente lungo il corpo. non se ne deve accorgere. È a pochi centimetri dalla sua testa, la sento scavare ancora. Ha fame. Credo di potersi ingoiare tutto. Un solo secondo, la sua testa tra le mie dita. Il corpo appeso dietro. Una fontana di sangue. Il mio. L'ho guardato negli occhi. Ho vinto io. Addio. 

 

 

4

 

Non so dove sia, ma mi sta seguendo. Sento il suo fiato sul collo. La sensazione di essere braccato. Quanti saranno? Uno, due, cento? Non riesco a vedere nulla. Non so nemmeno dove mi trovo. Il cuore mi esplode nel petto, devo fermarmi a riprendere fiato. Non posso, mi raggiungerà. Quanto saranno distanti? Cosa vorrà? Perché mi segue? Le gambe cedono, inciampo. Cado. vorrei non alzarmi mai più. Dormire per sempre. È un incubo. No, il dolore alle gambe è reale. Fosse un incubo non lo sentirei. Mi rialzo, ricomincia la mia agonia. Lo sento, lo sento. Vorrei urlare, ma forse potrebbe sentirmi anche lui. Non so nemmeno la loro faccia. Il fiato sul collo, sono vicini. Molto vicini. Potrei quasi vederli nel buio. Dove sto andando? Se ci fosse un precipizio cadrei senza nemmeno accorgermene. Un sottile  rumore alle mie spalle. Mi fermo. silenzio. È qui.

 

 

5

 

Le sue labbra toccano le mie. Sento il cuore scoppiare nel petto. Il calore del suo bacio accarezza ogni mio pensiero. Non pensavo che la morte potesse essere così dolce. Sento il mio soffio di vita uscire lentamente, e la mente si fa più leggera. Comincio ad abbandonare le sensazioni, il corpo è sempre più lontano. Ascolto il silenzio di questo attimo, e mi ci perdo dentro. Forse sono da solo, ma non ho paura. Forse mi ha preso per mano e mi sta portando oltre il salto. Forse mi ha spinto del vortice del nulla e non  me ne sono ancora accorto. Forse sto sognando, e domani tutto questo sarà solo un ricordo. Il calore del suo abbraccio continua a darmi tranquillità mentre mi accorgo di essere altro rispetto a ciò che sono stato. Forse adesso sono un'ombra. Le sue labbra incollate alle mie diventano più fredde, e all'improvviso non sento più nulla. Adesso sono solo. Provo a riaprire gli occhi, ma tutto intorno è buio. Vorrei provare a fuggire, a tornare indietro. Ma non so nemmeno dove sono. Cosa sono, ormai. Solitudine. L'illusione mi ha accompagnato nel salto, e mi ha abbandonato. Questa è la morte. Questa è la vita.

 

6

 

Cosa sta succedendo? Ho gli occhi chiusi e un odore dolciastro sta sporcando l'aria. Accendo la luce. Un dolore terribile mi arriva dal braccio appena lo vedo. La mia mano sta andando a fuoco. Un lento, silenzioso fuoco sta trasformando la mia carne in cenere. Non sento più i muscoli, non ho più pelle. E non ho nemmeno la forza di urlare. Chiudo gli occhi cercando di non pensarci, e improvvisamente tutto svanisce. Uno stato di sottile torpore avvolge il mio corpo. il dolce freddo della incoscienza. Meglio non sapere, che soffrire.  Riapro gli occhi ,e di nuovo la mano comincia a bruciare. Cosa sta succedendo? Ho paura di riaprirli ancora. Adesso sento quasi freddo. La mano non fa più male. Provo a muoverla, ma non sento più nulla. Questa sensazione riesce ad essere addirittura gradevole. Muovo il gomito, ma a fatica. Al di sotto, nulla. E l'odore diventa sempre più forte. Riapro per un secondo gli occhi, e adesso la fiamma è arrivata quasi alla spalla. Per terra pezzi di me ancora lucenti. Dolore terribile, profondo. Buio, tranquillità. Sento sparire la spalla, poi sempre più in alto verso il collo. Ho paura della luce. Provo a concentrarmi; forse tra poco finirà tutto. Nel buio non ho paura. Nella luce, il dolore.

 

7

 

La luna sta perdendo sangue. Dal cielo piovono gocce di disperazione. Anche l'ultimo sogno sta per scomparire nel vortice del tempo. Poi, tutto sarà finito. Le stelle assistono allo spettacolo, e oscurano il cielo. Ma qui, nessuno se ne accorge. Soltanto un'altra notte. La luna è troppo lontana, al di là delle nostre luci. Piange, e il suo canto rimbomba nell'aria. Bisogna saper ascoltare. Bisogna saper ascoltare il silenzio. Il cielo è un manto dipinto a lutto. Nella sua oscurità, la fine della speranza. La consapevolezza del nulla. Il terrore dell'infinito. Piango per la luna, perché ho troppa paura di pensare a me stesso. Al mio destino, al mio passato. Al mio senso. Non ho più lacrime per piangere. Scusami, luna. Ne avessi anche solo una, la userei per te. Non c'è più molto per cui valga la pena piangere. Ma prima o poi smetterai di soffrire. E noi con te.

 

8

 

Scivola la goccia lungo il mio fianco. Un'altra si appoggia sul petto, e lentamente  corre lungo il collo. Un sottile filo mi bagna la faccia, disegna sulle mie guance  figure astratte. le  seguo con la mente, ma non riesco a focalizzarle. Provo a muovermi, ma qualcosa  me lo impedisce. forse sono legato, non so. Mi sento tranquillo, rilassato. Era da molto che non stavo così. Il filo di liquido continua ad accarezzare; percorre tutto il corpo. Arriva fino alle mani, e lo lascio scorrere tra le dita; poi lento arriva fino a terra. Ad un tratto un forte senso di terrore mi assale. Vorrei poter urlare. Apro gli occhi, e vedo un'ombra avvicinarsi alle mie spalle. Sembra infinita la caduta  della piccola fiamma del fiammifero su di me. Poi, silenzio .

 

9

 

Il silenzio che mi sta avvolgendo  rimbomba nella  mia mente. Il calore  che sento mi fa mancare l'aria. Una luce da lontano fa sanguinare i miei occhi. Brucia la mia pelle e cuoce il mio sangue. Sento l'odore dolciastro diffondersi nell'aria. Tremo,  ma il corpo non risponde. Piango, ma dagli occhi non esce nemmeno una lacrima. Urlo, ma nel silenzio tutto si perde. Qualcosa si muove accanto a me, ma forse è solo una sensazione. Il cuore mi esplode nel petto, adesso lo sento rimbombare ad ogni battito. forse questo è tutto ciò che mi è rimasto della paura . Forse mi sto movendo. Ho perso il senso dell'orientamento. Non so nemmeno dove mi trovo. Provo a riaprire gli occhi, ma una fitta terribile, come se una scheggia di vetro me li tagliasse, mi costringe a chiuderli ancora. Sento qualcosa scorrere lungo il viso, ma non sono lacrime. Ho il sangue sempre più caldo. Le vene stanno per cedere. I muscoli sono tesi, ma non sto compiendo alcuno sforzo. L'odore dolciastro. Un dolore terribile abbraccia la mia caviglia. Poi, per un secondo, una sensazione di tranquillità. Liberazione. Forse, felicità. Il cuore diminuisce il battito, le vene a poco a poco si rilassano. Adesso sento freddo. Nella  mente allucinazioni prendono il posto della realtà. Vedo ombre diventare reali, vedo ricordi ritornare dal buio della memoria e sogni abbandonati abbracciare la speranza. Vedo gocce di disperazione bagnare il mio volto, e un onda di buio venirmi addosso. Vedo l'odio corrermi contro, come un animale che rincorre la preda. Al di fuori della mia mente non succede nulla. Voglio che termini questa agonia. Forse ho sempre vissuto in un sogno, e questa è la realtà. Mi spingono verso il vuoto. La sensazione di paura ritorna in me. Ma non sento più dolore. Dal corpo non sento più nulla. Non vedo il baratro, ma so che c'è. Non so come,ma l'ho visto. Forse è soltanto un altro di ciò che prima pensavo fossero incubi. Vedo oltre i miei occhi. Penso oltre la mia mente. So ciò che non potrei sapere. A poco a poco i miei ricordi ritornano ad essere ombre. Poi, nulla. Forse sto perdendo me stesso nel buio. Forse quell'onda mi ha travolto e non me ne sono accorto. Cerco di afferrarli, ma sfuggono dal mio controllo. Non sono più miei. Forse non lo sono mai stati. Non mi rimane più nulla. Nessun passato, nessun futuro. Solo la fine.

 

10

 

Faccio fatica  a respirare. Forse la gola si sta gonfiando, ma non  sento  dolore. Solo fastidio. Cerco di non pensarci, ma la sensazione diventa sempre più forte. Provo a toccare il collo, sento qualcosa. Forse è solo una ghiandola ingrossata. Provo a stringerla, per capirne la consistenza. Sento a le dita il battito del cuore. dicono sia uno degli effetti dei gonfiori. Ma non è il ritmo del mio. Ciò che sta pulsando batte almeno ad un ritmo doppio del mio cuore. Urlo. Non ho più molta voce. Stacco la mano, spero sia stata solo una allucinazione. Tremo. Ho paura a appoggiare di nuovo la mano. Ho paura che sia vero. Chiudo gli occhi, stringo i denti, lentamente riavvicino le dita. Batte sempre più forte. Una sottile fitta mi trapassa La schiena. Non sento più nulla. Ho freddo. No, è qualcosa di diverso. L'odore metallico del nulla. La sensazione di freddo. Dentro. Sento che qualcosa si muove. Spinge. Lentamente una sensazione di anestesia mi invade la mente. Sento che tra poco mi addormenterò. Ho perso il controllo. Spinge sempre di più, mi sta per spaccare la gola. Non riesco più a muovere le braccia. Non riesco più a fare nulla. La pelle si sta dilatando, fra poco si spezzerà. Sento ogni capillare cedere. I tessuti si sono aperti. Un solo secondo. Vedo cosa mi ha ucciso. Negli occhi. Morto. Non è stato poi così doloroso. Pensavo peggio.

 

 

 

 

 

 

 

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