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-         l'aria di città è sporca come la gente che ci vive. E non c'è vento che possa pulirla . FINE -..

 

Chiude il libro. Osserva per qualche secondo il retro della copertina, con la foto dello scrittore che sorride.

Apre una delle tasche della giacca e prova a infilarlo. Troppo grosso. Lo lascia sul sedile vicino a sé, si appoggia al vetro e chiude gli occhi. Ha ancora molta strada da fare

Il caldo è intenso, e le giacche invernali sembrano torturare tutti i passeggeri, mentre all'esterno un leggero nevischio sporca i vetri. Il pesante mezzo si allontana dal centro inoltrandosi nei nuovi quartieri residenziali e nei vecchi sobborghi, caricando sempre più persone. In pochi minuti il caldo diventa insopportabile; senza nemmeno guardare per vedere dove si trova, John aspetta che le porte si aprano e salta fuori. Dimentica sul sedile il libro appena finito.

Nessun altro scende, ed il vialone illuminato sembra deserto; chiude i bottoni del cappotto, si alza il colletto, poi comincia a camminare. Si ricorda di una vecchia scorciatoia imparata da giovane, quando ancora frequentava queste strade per cercare il bar con la birra più economica - tempi in cui con gli amici faceva ancora le gare a chi finiva prima il bicchiere. - i tempi sono cambiati, le strade no.

Un senso di inquietudine lo avvolge mentre percorre un vicolo, ed il passo aumenta. - non mi ricordavo queste strade così buie -, pensa.

 Butta violentemente per terra la sigaretta appena una goccia di pioggia la spegne, e subito ne accende un'altra. - accidenti, le ho quasi finite -, ed in quel momento un distributore automatico gli appare sull'angolo della strada. -.

-                 non lo sai che fumare fa male alla salute -, dice una voce alle sue spalle mentre è chinato a prendere il resto in monetine. Un brivido gli corre lungo la schiena. Si volta lentamente. Dal buio, quattro ragazzi sono apparsi e lo hanno circondato.

-                 Sì, me lo hanno detto -

-                 ..dovresti ascoltare i consigli della gente.. spesso sono veri..-.

-                 ..ci starò più attento..-.

-                 ..ed uno dei consigli è che può essere pericoloso camminare di notte in un vicolo buio di un quartiere che non si conosce..-.

-                 terrò a mente anche questo…-

-                 bravo… adesso dimmi: quanto hai nel portafoglio? -

-                 pochi spiccioli..-.

-                 direi che a te non servono più.. non è vero? -

-                 sono solo pochi spiccioli..-.

Uno dei ragazzi si butta contro John e gli da una ginocchiata nello stomaco, facendolo cadere per terra; i quattro si avvicinano a lui ancora di più. Quello che parlava estrae dalla giacca una grossa pistola, e glie la punta alla nuca.

- senti bello, non abbiamo tempo da perdere.. dacci il portafoglio e l'orologio, e poi vattene   e non farti mai più vedere.. considera questo piccolo incidente come un pedaggio per attraversare la nostra zona…-

L'uomo prende lentamente il portafoglio e lo da ad uno dei ragazzi, e mentre si sta slacciando l'orologio sente uno di loro urlare - ragazzi, gli uomini del boss -.

I quattro per un attimo si dimenticano della loro vittima e dirigono lo sguardo verso una macchina che si sta avvicinando a grande velocità.

-                 la pistola.. sbarazzati della pistola -, grida uno mentre John vede volare l'arma dietro un mucchio di cestini dell'immondizia.

Cominciano a correre sparendo nel buio dopo pochi secondi,mentre tre uomini, usciti dalla macchina, li rincorrono sorpassando la vittima ancora per terra.

-                 è come se non mi avessero visto -, pensa mentre cerca di rimettersi in piedi, - forse sono salvo -, e vede la macchina ripartire.

Rimane qualche secondo per terra, tastandosi l'addome per capire l'entità del colpo, ma sente il dolore diminuire molto velocemente; si avvicina di scatto ai cassonetti dei rifiuti e si infila in tasca la pistola abbandonata dai teppisti. Poi, facendo finta di niente, si rimette in cammino.

Forse per lo spavento, forse per il sottile dolore che ancora non lo ha abbandonato, percorre i successivi metri quasi in trance, finchè, imboccando una nuova via, vede l'insegna di un locale ancora aperto.

Cerca nei pantaloni qualche banconota lasciata fuori dal portafoglio, e contandole decide di investirle in birra; attraversa la strada e appoggiandosi con la spalla apre la porta del locale.

Non c'è quasi più nessuno, a parte il barista e due uomini seduti sugli sgabelli davanti a lui; sul fondo un ragazzo sta sistemando le sedie sui tavoli per pulire il pavimento.

I tre non parlano, ma si voltano non appena sentono il cigolio della porta; l'uomo si avvicina al bancone, ordina e si siede ad uno dei pochi tavoli rimasti utilizzabili.

Uno dei due appoggiati al bancone esce senza dire nulla, mentre sembra che l'altro si sia addormentato; il barista, appoggiandogli l'ordinazione sul tavolo, - chiudiamo tra un quarto d'ora -, e si allontana.

John fissa il bicchiere, ne beve un sorso, poi si ricorda di avere la pistola in tasca e si alza di scatto; si avvicina al bancone, butta una manciata di banconote e chiede dov'è il bagno.

I  tre si spaventano per il gesto così improvviso, ed il ragazzo fa cadere una delle sedie da un tavolo; il barista gli indica una porta dove John entra quasi di corsa e si chiude dentro: -  - sarà un drogato in astinenza -, sussurra il barista al ragazzo.

Sente il cuore esplodere nel petto dalla paura mentre prova a respirare con tutti i polmoni, non accorgendosi dello stato di totale abbandono del bagno in cui si trova.

 Vorrebbe sbarazzarsi dell'arma, ma sente uno strano magnetismo che non gli permette di buttarla in un cestino della spazzatura o in un tombino; la teme, ma allo stesso tempo non si è mai sentito così protetto; è distrutto, ma non si è mai sentito così invulnerabile.

Sfila l'arma dalla tasca del cappotto fradicio dalla pioggia della notte, e si rende conto di vederla per la prima volta. È molto più piccola di come la aveva immaginata sentendola nella tasca , molto più pesante rispetto alla grandezza, fredda.

La prende in mano, e appoggia il dito sul grilletto, facendo una leggera pressione. - dovrebbe esserci la sicura da qualche parte -, pensa tastando la canna.

 Tende il braccio e chiude un occhio, provando a puntare il lavandino ingiallito, poi la finestra, e lo scarico dell'acqua; la impugna con l'altra mano, poi con entrambe; trova la sicura e, per un attimo, la toglie. Un brivido gli percorre la schiena.

Più passano i secondi, più il timore per l'arma viene sostituito da una strana forma di potere, e il volto teso si rilassa sempre più. Anche il cuore, adesso, rallenta il battito.

Passano diversi minuti prima che la chiave della porta del bagno giri ancora, e appena uscito incrocia lo sguardo preoccupato del barista e incuriosito del ragazzo. Con un cenno del capo saluta e esce dal locale.

La pioggia cade ancora forte, e copre i rumori delle poche auto che ancora corrono sui viali battuti anche dagli autobus; il lampione davanti alla porta del locale ondeggia spinto dal vento, e per un attimo John ha la tentazione di usarlo come bersaglio. Anzi, ogni cosa che vede potrebbe essere un ottimo bersaglio per provare l'arma: i cartelloni pubblicitari, i vasi sui balconi, gli specchietti delle macchine posteggiate. Tutto. Solo la paura di essere visto lo ferma.

 Cammina passando da un marciapiede all'altro per valutare meglio gli oggetti da colpire, la distanza, la luce, le dimensioni; solo dopo quasi un'ora un bagliore di lucidità torna ad illuminargli la mente.

Si siede sul ciglio del marciapiede, e si accorge di essersi perso; la sensazione di onnipotenza provata fino a qualche attimo fa adesso lo sta opprimendo.

Gli ci vogliono diversi altri minuti per riuscire a ricostruire nella mente gli avvenimenti della notte: la rapina, l'arma, il locale… ma ancora tutto è confuso nei pensieri.

Ad un tratto sente che l'unico desiderio che prova è quello di tornare a casa, ed il  rumore di un motore lontano lo spinge a rialzarsi.

 Cammina stringendo la pistola nella mano sinistra nascosta nella tasca, e trascina la gamba come fosse semi paralizzato: cerca con gli occhi qualsiasi oggetto in movimento nelle ombre dei cunicoli che incontra, ma la paura che avrebbe provato prima è svanita.

Dopo quasi un'ora si ritrova ancora davanti al locale in cui era entrato per vedere l'arma, - accidenti, ho camminato inutilmente -, urla prendendo a calci la serranda già chiusa.

Al rumore del ferro contro il vetro la persiana di una casa si apre, e l'uomo, temendo di essere accusato di tentativo di scasso, scappa. Anche correndo, non molla la pistola.

Decide di riprendere le vie percorse subito dopo l'incontro con i quattro, sperando di ritrovare la fermata dell'autobus per tornare a casa  quando, ad un tratto, vede all'interno di un negozio proprio i suoi rapinatori.

Si nasconde e cerca di vedere all'interno della vetrina, quasi strisciando nelle pozzanghere formate dalla pioggia, fino ad arrivare all'entrata. Alza lo sguardo, ma le vetrine sono troppo sporche; avvicina l'orecchio alla porta e  prova ad ascoltare.

-                 senti vecchio, non fare storie. Ci devi la quota mensile, lo sai. Altrimenti ti sfasciamo il negozio.. non so quanto ti convenga. -

-                 ma io pago già la mia quota al boss. Non posso permettermi di pagarne due. Se volete mettetevi d'accordo con lui. -

-                 non ce ne frega niente se dai i soldi anche al boss. Noi siamo all'interno di un altro mercato.. per cui, se vuoi protezione e non vuoi che il tuo negozio venga distrutto, tira fuori i soldi ..-.

John assiste alla scena quasi come se fosse quella di un film poi, all'improvviso, una carica di rabbia lo fa alzare e decide di entrare.

-                 non credo che debba niente a loro -, urla sbattendo la porta.

I cinque all'interno del negozio si voltano di scatto, presi alla sprovvista, ma non fanno in tempo ad estrarre le armi, perché John li ha già sotto tiro.

-                 noi abbiamo un paio di cose da sistemare, credo -, dice rivolgendosi ai quattro.

-                 ..ma guarda chi abbiamo qua -, comincia uno con un sottile sorriso sulle labbra, - il nostro amico di prima.. sei venuto a consegnarci il tuo orologio, visto che non abbiamo fatto in tempo a prenderlo? Molto gentile..-.

-                 sono venuto a riprendere i miei soldi…-.

-                 I tuoi soldi?.. mi spiace amico, ma se anche volessimo non potremmo..sono già stati investiti -, e i quattro scoppiano a ridere.

-                 ..investiti?…-

-                 sai, il mercato degli stupefacenti non è diverso da molti altri.. se ne compri una grande quantità in una volta sola, fanno lo sconto.. solo che in questo caso i consumatori vanno sempre fino ad esaurimento, qualsiasi sia la quantità..-. e ridono di nuovo.

-                 Bastardi -, urla spazientito,- ..tu,chiama la poolizia -.

-                 La polizia? -, chiede impaurito l'uomo dietro al bancone

-                 Sì, perché? -

-                 Credi che se avesse voluto chiamare la polizia non lo avrebbe già fatto? -,interrompe il ragazzo, - in fondo siamo tutti a volto scoperto.. non lo avevi notato? -

John rimane un attimo in silenzio, stupito per ciò che sta succedendo.

-                 questa è solo una discussione d'affari -, riprende, - tra noi e questo vecchio. Tu non c'entri niente, non sei nessuno…quindi vedi di sparire in fretta, e potremmo fare finta di non averti mai  visto.. in fondo questa sera mi sento buono..-

-                  cosa diavolo vuoi -, interviene per la prima volta uno degli altri quattro,- sei un pezzente schifoso.. tenevi nel portafoglio pochi spiccioli, e nel conto corrente abbiamo trovato elemosine.. non ci basterebbe per viverci una settimana.. fai schifo..tornatene dalla fogna da cui sei uscito..-.

-                 conto corrente? -.

-                 Sì, mi ero dimenticato di dirtelo.. il mio amico è un piccolo genio dell'elettronica, ed è riuscito a falsificare la tua carta di credito.. abbiamo preso tutti i soldi anche dal tuo conto corrente.. non credo ti dispiaccia, perché in fondo per te non è stata una grande perdita.. non è vero? -

 

John scatta in avanti avvicinandosi al ragazzo e gli punta la pistola sulla fronte, mentre le gambe cominciano a tremargli ed il cuore esplodere nel petto; per un attimo una leggera pressione dell'indice da l'impressione che stia per sparare, e tutti nel negozio restano con il fiato sospeso. Il ragazzo davanti a lui fissa terrorizzato la canna dell'arma puntata, cercando di rimanere più immobile possibile per paura che possa partire un colpo. Negli occhi dell'uomo, per la prima volta, appaiono odio e potere. Sente la vita del giovane nelle sue mani. Spetta solo a lui la decisione: vita o morte. Ad un passo dall'inferno.

Poi tutto succede in una frazione di secondo. Uno degli altri ragazzi,credendo di non essere visto, estrae una pistola e la punta verso John, che però è più veloce e lo colpisce. Gocce di sangue e frammenti di volto gli arrivano in faccia mentre si butta per terra per evitare il colpo del nemico,e per un attimo chiude gli occhi. Vede cadere due corpi, poi finisce in una vetrina e un intenso dolore gli arriva dal braccio. Il secondo in cui li tiene chiusi sembra eterno,e appena li riapre vede sangue uscire dal braccio trafitto dal vetro; davanti a lui il corpo esanime del ragazzo con la testa fracassata, mentre ad un paio di metri quella dell'amico. - probabilmente è stato centrato dal suo colpo -, pensa mentre prova a rialzarsi.

All'interno del locale nessuno osa parlare o fare alcun movimento, limitandosi solo a guardare esterrefatti i corpi morti; John si rialza e prova a sfilare il vetro dal braccio.

Sente tutti i muscoli tesi, e l'oggetto bagnato dal sangue gli scivola tra le dita, facendo diventare ancora più lunga e dolorosa l'operazione; nello sfilare l'ultima parte emette un sottile urlo di dolore, poi lo butta per terra e prende una stoffa trovata su uno scaffale per tamponare la ferita.

Negli occhi dei presenti il terrore è pieno di stupore, e quando uno dei due ragazzi si agita all'improvviso prima di perdere definitivamente la vita l'orrore gela loro il sangue; un brivido di terrore percorre anche John, che però ormai è protetto da una forte follia razionale.

L'adrenalina scorre nelle sue vene, e il polso sembra esplodere, ma i pensieri sono lucidi e uno stato di calma apparente gli permette di mantenere il controllo della situazione.

-                 nessuno si muova-, dice rompendo il silenzio, - di morti ce ne sono già a sufficienza -, e si avvicina al bancone.>

-                 Stai calmo -, gli dice uno dei ragazzi

-                 Se non ci saranno altri eroi,torneremo tutti a casa sulle nostre gambe -, conclude.

-                 Il mio negozio.. mi costringeranno a chiudere.. forse mi uccideranno..-, comincia a piangere il proprietario del negozio.

-                 Chi? - chiede John

-                 Gli amici di questi bastardi…-.

-                 Era solo una questione d'affari -, riprende un ragazzo, - ma tu l'hai trasformata in una carneficina.. ti giuro che la morte dei nostri verrà vendicata.. non dimenticarlo..-.

-                 Era solo una questione di soldi?-, riprende sorridendo, -allora non vi dispiacerà se prendo io quelli che stavate chiedendo al vecchio -, e si avvicina alla cassa.

-                 Io non lo farei -, dice il ragazzo

-                 Perché?. Tanto, peggio di così.. -, poi si rivolge al negoziante, - facendo così ti libero dai tuoi impegni.. non credo che per te cambi se i soldi arrivano a me o a loro. Ma così non ti potranno accusare di niente.. non è vero? -

-                 Non è lui che cercheremo, ma te -, lo minaccia il ragazzo.

-                 Tieni, e vattene -, conclude l'uomo riempiendogli la mano di banconote.

-                 Grazie, a buon rendere-, e si avvicina all'uscita.

In quel momento si ferma davanti all'entrata del negozio una macchina, e solo dopo riescono a riconoscerla; scendono di corsa i due uomini che prima avevano salvato John, ed entrano nel negozio.

Hanno due pistole in mano, mentre altri due li attendono fuori armati di fucile; il motore resta acceso, rimbomba nel silenzio della via. Appena vedono la scena rimangono qualche secondo in silenzio.

-                 cosa diavolo è successo qua? -, chiede uno di loro.

-                 Questi ragazzi mi stavano chiedendo una percentuale per la protezione -, comincia il proprietario del negozio, - quando questo tipo è entrato ed è successo il finimondo.. si sono sparati a vicenda..-.

-                 Voi siete quelli che abbiamo beccato prima..-.

-                 Sì siamo noi-

-                 Cosa volevate fare? -, chiede avvicinandosi ad un ragazzo, - entrare nel nostro territorio? Di che gruppo siete?-.

-                 Lavoriamo da soli,e vogliamo avere anche noi una fetta di torta.. qui c'è posto per tutti, e stavamo cercando di creare un nostro giro..-.

-                 .togliendoci clienti?-.

-                 non ve ne sareste nemmeno accorti,se non fosse arrivato questo pazzo ,- ed indica John.

-                 Certo che ce ne saremmo accorti - continua l'uomo  noi ci accorgiamo di tutto.. prima vi abbiamo lasciato andare perché pensavamo foste solo un gruppo di teppistelli di passaggio, ma evidentemente ci siamo sbagliati.. -.

-                 ..e chi diavolo è questo?-, lo interrompe l'altro.

-                 Non lo so, è entrato qua dentro armato -, risponde il proprietario del negozio.

-                 Sono quello che avete aiutato prima,durante lo scippo.. quando li avete rincorsi.. passavo qua davanti,e li ho visti rapinare il negozio..così sono entrato..-.

-                 Giri sempre armato? -.

-                 No, questa pistola è loro.. l'hanno buttata appena vi hanno visti.. io mi sono limitato solo a raccoglierla..-.

-                 Così girate anche armati nel nostro territorio, eh? -, chiede l'uomo al ragazzo.

-                 Solo per difenderci..-.

-                 Lo sapevate che qui nessuno senza autorizzazione può girare armato? -.

-                 Sì, lo sapevamo..-.

-                 Ed avete disubbidito lo stesso…-

-                 Non abbiamo paura, noi..-.

-                 Non avete paura? -, chiede sorridendo, - invece dovreste averne -.

 

Senza battere ciglio l'uomo abbassa la mira e spara alla gamba del ragazzo, che cade per terra sul corpo esanime dell'amico. Il giovane si dimena ed urla dal dolore in un lago di sangue, sotto gli occhi dei presenti. A fatica si strascina vicino ad una sedia e aggrappandosi con le braccia si siede. Si strappa la camicia e si stringe la ferita.

-                 fate male a non avere paura.dovreste averne. Vi risparmiereste molti problemi. Non pensavate davvero di mettere sotto una organizzazione come la nostra? Spero abbiate imparato la lezione -.

-                 Bastardo -, riesce solo a sussurrare il ragazzo..

-                 A proposito, adesso dobbiamo decidere cosa farne di questo -, lo interrompe l'altro uomo guadando John, - non possiamo certo lasciarlo così -

-                 Hai ragione..-.

Senza dare loro il tempo di pensare, John spara alle gambe di uno dei due buttandosi per terra. Due colpi dell'altro rimbombano nell'aria, colpendolo alla spalla del braccio già ferito, mentre l'ultimo prende il proprietario del negozio, che cade dietro il bancone. John risponde, e colpendolo di striscio gli fa cadere l'arma. Si butta su di lui,  e puntandogli la pistola alla testa lo usa come scudo dai due appostati davanti alla macchina.

-                 se provate a fare qualsiasi mossa, gli faccio saltare il cervello -.

-                 fate come dice-, ordina l'ostaggio ai due.

-                 Allontanatevi dalla macchina e lasciatemi avvicinare -.

I due eseguono gli ordini, e John esce dal negozio. Salgono in macchina, e l'ostaggio si siede al posto di guida. - parti -, gli dice tenendo il dito sul grilletto.

- dove credi di poter arrivare?.. ti troveranno subito..-.

-                     non è un problema che ti riguarda..-.

-                     sei un uomo già morto,e ti ostini a continuare..sei quasi patetico..-

-                     faresti meglio a tacere,visto che qui quello più vicino alla morte sei tu. E rallenta, altrimenti ci sentirà tutto il quartiere..-.

-                     cosa credi stia succedendo?..ci sono decine di occhi che ci stanno osservando, da dietro ogni finestra buia..-

-                     pensa a guidare, e basta -, lo interrompe John picchiandogli la pistola su una spalla.

La ferita al braccio continua a sanguinare, e sa che davvero lo stanno seguendo; arrivati quasi all'ingresso di una autostrada- fermati -, dice,e la macchina accosta.

-                     cosa hai intenzione di fare? -, gli chiede l'uomo.

-                     Scendi dalla macchina -.

-                     Se mi vuoi sparare, fallo subito e facciamola finita..-.

John non risponde, si siede al posto del guidatore e parte. - da qui impiegherà circa mezz'ora ad arrivare al primo posto abitato, per dare l'allarme.. abbastanza per sparire -, pensa premendo sull'acceleratore.

Percorre i primi chilometri ad alta velocità, poi esce in uno svincolo e rallenta; lascia la macchina su un angolo di strada, con le chiavi nel cruscotto, e sale sull'autobus che passa proprio in quel momento. Fa fatica a reggersi in piedi, e cerca di nascondere la ferita sotto il cappotto, ma il sangue lo ha già quasi completamente sporcato e dopo un paio di fermate, per non attirare troppo l'attenzione, decide di scendere.

Nonostante riesca ancora a camminare velocemente,sente i passi diventare sempre più pesanti, finchè, esausto, arriva davanti ad un portone. La vista comincia ad offuscarsi, il freddo aumenta; la testa gira, e ogni rumore rimbomba.

-                     dovrebbe essere questo -, e suona ad un citofono.

Dopo un paio di tentativi una voce assonnata e stupita risponde.

-                     chi è? -

-                     ciao, sono John.. mi potresti aprire? -

-                     John? Cosa ci fai qui a quest'ora? -

-                     è una lunga storia.. -

-                     cosa ti è successo? -.

-                     Preferirei raccontartelo a quattr'occhi.. mi potresti aprire? -

-                     Certo. Sali -, e lo scatto della serratura automatica permette all'uomo di entrare.

Per aspettare l'ascensore si appoggia alla cassetta della posta, non riuscendo quasi più a rimanere in piedi; appena arrivato davanti alla porta, sviene tra le braccia dell'amico, un secondo dopo averlo salutato..

-                     Cosa è successo?-,chiede riaprendogli occhi.

-                     Ben svegliato.. però sono io quello che dovrebbe chiedertelo. -

-                     Dove sono? -

-                     Nel mio letto.... cosa diavolo ti è successo? -.

-                     Di tutto.. questa notte ho preso l'autobus per tornare a casa, solo che sono sceso ad una altra fermata,per fare due passi. Prima sono stato rapinato, poi ho trovato una pistola,e ho ucciso quelli che mi avevano aggredito..-.

-                     Hai ucciso degli uomini? Ma stai bene? Forse hai perso troppo sangue e stai delirando..-.

-                     No,ti assicuro che è vero.. mentre stavo tornando a casa, ho visto i miei aggressori chiedere soldi ad un negoziante; io sono entrato per aiutarlo ed è successo il finimondo..poi sono arrivati degli altri uomini,di un'altra organizzazione, ed hanno ricominciato a sparare..  sono riuscito a scappare,ma credo mi stiano già cercando..-.

-                     Adesso non ti preoccupare di niente e rilassati.. hai perso molto sangue, e ti mancano le forze.. qui posso solo pulirti le ferite e darti degli zuccheri, ma dovresti fare un salto in ospedale.. nonostante siano solo dei tagli, sembrano molto profondi… dovresti farti mettere dei punti..-

-                     No,non posso.. non posso farmi vedere in giro… sembravano molto potenti,e potrebbero rintracciarmi..devo sparire dalla circolazione per un po’..-.

-                     Cosa intendi fare? -.

-                     Non so.. per adesso vorrei solo riacquistare un po’ le forze.. poi ci penserò..-.

-                     Puoi stare qui tutto il tempo che vuoi, non c'è problema.. ma io durante il giorno dovrò andare a lavorare..-.

-                     Fai come se non ci fossi.. ho molti soldi nella tasca per pagarti il disturbo..-.

-                     Sei pazzo?.. pagarmi.. siamo amici -, ed esce dalla stanza.

John rimane qualche secondo con gli occhi aperti poi, senza accorgersene, si addormenta

Viene svegliato da un sottile raggio di luce che passa attraverso gli scuri e gli arriva in faccia; una forte fitta al braccio gli ricorda subito di essere ferito, ed un  giramento di testa di essere ancora debole.

Prova a chiamare l'amico, ma poi si rende conto di essere solo; lentamente fa leva sul braccio sano e si mette seduto sul letto. La grande fasciatura impedisce molti movimenti, ma riesce ad alzarsi. Sul tavolo vicino al letto trova un biglietto con scritto - sono al lavoro, tornerò in serata. Fai come se fossi a casa tua. In cucina c'è del cibo, e sul tavolo degli antidolorifici.. se non resisti, prendine due ogni sei ore. Ciao -

Arriva in cucina, e apre il frigorifero; trova nella macchina del caffè ancora tiepido, prende del pane e si siede a mangiare. I pensieri sono ancora confusi nella mente, si sente in trappola: cercare rifuggire adesso sarebbe una follia, ma anche rimanere nella zona lo è. Sa di essere in un vicolo cieco.

Accende la televisione per vedere se la notizia della sparatoria è già arrivata alla stampa, e se il suo volto è ricercato anche dalla polizia- in fondo ha commesso più di un omicidio, questa notte -. Dell'amico, poi,  non sa quanto si possa fidare. Un tempo erano inseparabili, poi si sono persi di vista. Non vorrebbe nemmeno coinvolgerlo troppo in questa storia, e mettere in pericolo anche la sua vita. Troppe cose a cui pensare, troppe.

Un'altra forte fitta al braccio lo convince a prendere gli antidolorifici, e si stende sul divano in attesa che facciano effetto. Bastano pochi minuti, e ad un sottile torpore si accompagna anche una forte diminuzione del male. -non ne prenderò più -, decide, - devo rimanere più lucido possibile.. questa roba mi fa dormire -.

Passa lentamente la giornata, sprecata cercando nervosamente le edizioni dei telegiornali e aspettando la fine del dolore, finchè qualcuno suona al citofono.

John si alza di scatto, provando una forte vertigine, e appoggiandosi al muro raggiunge la cornetta. Impiega qualche secondo a decidere di  rispondere, poi la prende. - chi è ? -, chiede,ma non ha riposta. - chi è? -, ripete. Nessuno.>

Corre velocemente in camera, cerca il cappotto e sfila dalla tasca la pistola ancora bagnata dalla pioggia. Ritorna in entrata e si apposta dietro la porta, in attesa. Un minuto dopo l'ascensore si ferma al piano, e dei passi si avvicinano. Una chiave gira nella serratura. Il cuore gli scoppia nel petto. Nella penombra vede entrare una persona; non è l'amico, e nemmeno conosce la casa, perché avanza a tentoni. Un passo, e gli punta la pistola alla nuca. - fossi in te non farei un sospiro-, dice. L'uomo, immobile, dopo un piccolo scatto per lo spavento istintivamente alza le mani in segno di arresa. - sono un amico, sono venuto per medicarti la ferita al braccio -, sussurra con voce tremante.

In quel momento arriva il padrone di casa, e assiste alla scena. - sei pazzo, lui è un mio amico -, interviene appena lo vede, - è venuto ad aiutarti. È medico, e si è offerto di metterti dei punti sul braccio -.

John abbassa subito l'arma. - scusa, non volevo spaventarti.. è che sei entrato in silenzio senza rispondere al citofono. -

-      Ho provato a suonare, ma poi ho pensato che stessi dormendo e sono salito.. mi ha dato lui le             chiavi, perché nel frattempo ha posteggiato la macchina -.

-                     Scusa, non volevo. È che ho avuto delle ore difficili, ultimamente..-.

-                     Lo so, me lo ha raccontato.. per questo ho detto che ti avrei aiutato volentieri.. -.

-                     Andiamo in camera e stenditi -, interrompe l'amico, - così potrai curarlo subito -.

-                     Va bene, andiamo -.

I tre si avvicinano alla porta della camera, quando l'amico di John si ferma e - io nel frattempo preparo qualcosa da mangiare… se hai bisogno di una mano con i punti, chiamami -.

-                     va bene -, risponde il dottore senza fermarsi. John si stende sul letto, mentre l'uomo apre una borsa ed estrae forbici, un filo ed un ago. Poi prende una siringa e la riempie con un liquido trasparente. - questo è per disinfettare e per non farti sentire il dolore.. rimarrai qualche minuto in uno stato di assopimento.alcuni si addormentano anche..se dovesse capitarti, non sforzarti a rimanere sveglio, sarebbe inutile e ti farebbe solo male.. l'effetto dura qualche minuto. -

-                     va bene -

-                     adesso stenditi e togliti quelle bende..mi sembra non siano troppo comode -.

-                     Mi impediscono praticamente qualsiasi movimento con questa parte del corpo..-.

-                     Appena finito te ne farò delle altre che ti lasceranno molto più libero.. dovrai sistemartele una volta al giorno, per vedere a che punto è la ferita e se deve essere pulita.. i punti scompariranno da soli..-

-                     Non si devono più togliere?-

-                     No, ormai sono fatti con un materiale che si consuma da solo, sparendo.. appena si sarà cicatrizzata, basterà lavarla e tornerà come prima.. da adesso in poi l'unico pericolo è l'infezione,ma con questa puntura le probabilità sono praticamente nulle -.

L'ago penetra nel braccio, ed il muscolo si tira dal dolore; le bende si staccano con difficoltà perché impregnate di sangue coagulato, mentre John sente il corpo allontanarsi sempre più.

Il medico compie ogni operazione con la sicurezza di chi ha fatto questi gesti decine di volte, imprecando a bassa voce per il lavoro grossolano dell'amico; il pavimento della camera adesso è pieno di pezzi di stoffa rossa, mentre l'uomo è occupato a pulire il braccio.

Il taglio e la ferita da arma da fuoco profondi, e fatica più del previsto a chiuderli; la pelle, già in parte cicatrizzata, è completamente rovinata e deve compiere una piccola operazione per sistemarla. Passa più di un ora dall'inizio del lavoro, e John è ancora sotto i ferri..

Alla prima puntura ne seguono altre due per attutire il dolore, ma il braccio ormai è completamente anestetizzato e non invia più nessuno stimolo; - finalmente abbiamo finito -, sono le uniche parole che pronuncia il medico alzandosi dal letto.

- credo che dovrà rimanere un po’ steso a riprendere le forze -, dice all'amico rimettendo i ferri nella borsa,- perché gli ho dovuto dare dei  calmanti per attenuare il dolore.. adesso bisogna solo aspettare che le ferite si cicatrizzino -.

John rimane immobile in uno stato di semi coscienza, che gli permette di ascoltare e capire ciò che sta succedendo nella stanza, ma non di reagire. È in quel momento che il telefono squilla.

-                     pronto -, dice l'amico alzando l'apparecchio nnella stanza, mentre il medico è in bagno a pulirsi, - chi parla?… sì, tutto a posto.. certo,quando vuole -, e riappende.

-                     Con chi stavi parlando? Da solo? -, gli chiede rientrando nella stanza.

-                     No, al telefono -.

Un secondo di silenzio scende nella camera, poi - vieni, andiamo di là a parlare, potremmo disturbare il paziente che dorme  -, ed escono.

I due, entrati in cucina, chiudono la porta e il medico comincia: -sei pazzo? Cosa stai facendo? -

-                     ho solo risposto al telefono..-.

-                     hai detto qualcosa? -

-                     no,perché?..tanto stava dormendo..-.

-                     non lo sappiamo..a volte l'anestesia fa sì che una persona sia apparentemente in stato di incoscienza, ma in verità sia in gradi di capire cosa sta succedendo intorno..sentire i rumori, vedere la luce..-.

-                     quindi potrebbe aver sentito?-.

-                     potrebbe.. hai detto qualcosa? -.

-                     No,niente,per fortuna..-

-                     Bene,allora dovremmo stare tranquilli.. cosa ti hanno detto? -.

-                     Che arriveranno il più presto possibile, ma che devono aspettare la notte..adesso c'è ancora troppa gente in giro..-.

-                     Speriamo che tutto il tranquillante che gli ho dato sia sufficiente..-.

-                     Dagliene ancora,così si farà una bella dormita fino al loro arrivo..-.

-                     Non posso.. è troppo debole.. potrebbe avere un arresto cardiaco.. al massimo potrò dargliene ancora fra qualche ora, quando l'effetto di questo sarà diminuito..-.

-                     Speriamo di non dover aspettare troppo..-

-                     Cosa ne dici se nel frattempo mangiamo qualcosa? -

-                     Mi sembra un'ottima idea -.

I due si sistemano in cucina, e dopo aver abbondantemente mangiato trascorrono le ore bevendo vino e decidendo cosa fare dei soldi promessi in ricompensa per la cattura di John.

-                     io vorrei farmi una vacanza di sei mesi -, comincia il medico.

-                     Io no.. non so cosa farò.. penso li investirò, così vivrò di interessi per il resto della vita..-

-                     Non riuscirei mai.. non riesco a tenere il denaro tra le mani.. mi scappa via subito...-; - a proposito, che ore sono? -.

-                     Sono passate due ore..-.

-                     Accidenti,devo dargli del sedativo, o potrebbe alzarsi..-.

-                     Vai, meglio non rischiare. - .

Il medico si alza e prende nella borsa una confezione di pastiglie; ne sistema due sul palmo della mano e poi si avvicina al paziente. John lo osserva con occhi persi rimanendo disteso, ed accetta passivamente le medicine. -queste ti allevieranno il dolore ancora per un po’ -, gli dice infilandogliele sotto la lingua. Una leggera smorfia di disgusto è l'ultimo moto cosciente, poi ricade in un sonno profondo.

-                     tutto a posto -, dice uscendo dalla stanza, - dorme come un angioletto.. e con questa dose dovrebbe durare fino al loro arrivo -.

-                     Come mai non gli hai fatto una puntura? -

-                     Sono più aggressive.. le pastiglie, soprattutto se appoggiate sotto la lingua, hanno praticamente lo stesso effetto, ma sono molto più compatibili con il corpo..sono, come dire,meno traumatiche.. è già ridotto uno straccio, non vorrei che una di queste dosi fosse letale.. dobbiamo consegnarlo vivo…-.

-                     Meglio non rischiare.. ma quanto ci mettono quelli ad arrivare? -.

Passano altre due lunghissime ore, ed ormai è già buio inoltrato; i due guardiani sono addormentati davanti alla televisione accesa, mentre uno dei due regge ancora la bottiglia di vino appena finita; suona il citofono, e qualche secondo dopo il campanello.

Il medico si sveglia di scatto, facendo sobbalzare anche l'altro; corre verso la porta, e appena aperta vede due uomini armati appoggiati sul muro del corridoio.

-                     presumo siate venuti per la consegna -

-                     qualcuno in casa è armato? -

-                     no, nessuno..-.

-                     bene.. è vivo?-

-                     dorme, ma è vivo.. entrate -

I due entrano con le armi in mano, guardando velocemente tutti gli angoli della stanza per rendersi conto dell'ambiente; l'amico si presenta, ma non viene nemmeno preso in considerazione. Qualche attimo dopo entra un altro uomo, più piccolo, che si ferma sull'uscio finchè i primi due non gli fanno un cenno con il capo di entrare.

-                     mi scuso per i modi non proprio eleganti dei nostri agenti, ma oggi bisogna essere pronti a tutto.. il nemico potrebbe colpire ovunque..-.

-                     ha ragione, meglio essere previdenti -, lo interrompe sorridendo il medico.

-                     Dunque avete voi l'uomo? -

-                     Sì, è nella camera da letto.. sta dormendo..-

-                     In che condizioni è? -

-                     Ha delle ferite ad un braccio, gli ho dovuto mettere molti punti.. l'ho anche imbottito di antidolorifici.. non è proprio in gran forma, ma sta bene..solo un po’ di riposo..-.

-                     Non ci interessa che riposi. Ci hanno solo detto riconsegnarlo vivo, e basta.. il resto non è problema nostro..-.

-                     Allora prendetelo e dateci quanto pattuito.. così chiudiamo il discorso..-, comincia l'amico di John con aria leggermente intimidatoria.

-                     Non si preoccupi, sappiamo di essere in debito con voi.. ma non siate troppo precipitosi nelle richieste.. non credo siate voi ad avere il coltello dalla parte del manico..-.

-                     Io credo invece di sì -, continua,-  vi abbiamo tenuto l'ostaggio, e adesso ve lo stiamo consegnando. Noi abbiamo rispettato i patti, adesso tocca a voi..-.

-                     Nessuno ha mai dubitato che i patti non venissero rispettati, sia chiaro.. sto parlando di un normale rapporto di civiltà, per cui è buona educazione non essere avidi..-.

-                     Non me ne frega niente dell'educazione- comincia ad urlare, - qui abbiamo in ballo qualcosa che scotta. Dateci i nostri soldi e facciamola finita -.

-                     Dai a questo signore ciò che gli spetta per questo spiacevole spettacolo -, dice rivolgendosi ad una delle guardie.

Con un colpo secco il proiettile sparato attraversa il ginocchio destro dell'uomo finendo la propria corsa nel divano, mentre pezzi di osso della rotula cadono sui cuscini. Un urlo di dolore rimbomba nella stanza, mentre cade per terra rovesciandosi sulla poltrona. L'altro amico assiste allo spettacolo inerme, e non riesce a reagire. È l'ultimo entrato che rompe il silenzio.

-                     bene, adesso che i toni di voce si sono calmati, credo sia possibile riaprire un dialogo, non crede?-, chiede a quello rimasto in piedi.

-                     Sì, credo -.

-                     Bene, vedo che è una persona molto più ragionevole del suo amico.. come stavo dicendo prima, nessuno mette in dubbio che il contratto verrà concluso secondo gli accordi già stabiliti, ma nelle ultime ore abbiamo avuto un piccolo problema con i valori liquidi, per cui volevamo chiedere se il pagamento con titoli al portatore sarebbe stato un problema per voi .. ovviamente questo disturbo verrà compensato con un piccolo aumento della somma pattuita -.

-                     Certo, non c'è problema -.

-                     Bene, vedo che alla fine tutto si è risolto per il meglio.. ecco a voi la somma -, ed apre una piccola valigetta in stoffa.

-                     bastardo - sussurra l'uomo sanguinante

-                     fossi in lei non continuerei con questo atteggiamento.. siamo stati gentili una volta a risparmiarle la vita, ma non speri in una seconda.. -

-                     lasci perdere, evidentemente il dolore ha annebbiato la mente del mio amico -

-                     certo, farò finta di non aver sentito nulla -

 

 

L'uomo si volta e di rivolge ai suoi - adesso basta perdere tempo, abbiamo altro lavoro da sbrigare, oggi.. andate a prenderlo, e poi filiamo..abbiamo fatto già fin troppo rumore -.

-                     fossi in voi non mi muoverei -, dice John sorprendendoli alle spalle appena entrati nella stanza, - ho un braccio fuori uso, ma con l'altro riesco a premere tranquillamente il grilletto della pistola che vi sto puntando.. per cui non provate a fare scherzi..-

-                     va bene amico, stai calmo con quel cannone.. -

-                     appoggiate le pistole lentamente per terra, poi stendetevi..-

-                     cosa diavolo..-, entra il loro capo.

-                     Ben venuto alla festa -, dice John, - spero non ti dispiaccia tenere compagnia ai tuoi amici sul pavimento..-.

-                     .ma non doveva essere incosciente? -, chiede al medico

-                     direi che a questo punto sarebbe meglio se ti sdraiassi anche tu -, continua. Il medico esegue l'ordine.

-                     Mi avevate assicurato che il prigioniero stava dormendo sotto una massiccia dose di tranquillanti..-.

-                     Così credevano, effettivamente, non deve sgridarli.. solo che ho sentito i loro discorsi, e la telefonata del vostro capo..così ho solo fatto finta di prenderli e dormire.. a proposito, se volete sono tutti nascosti sotto il cuscino..ne ho tenuti giusto un paio, nel caso il braccio mi faccia male davvero.. adesso uscirò dalla stanza e vi chiuderò dentro.. spero questo mi darà abbastanza vantaggio per sparire.. a proposito, mi spiace per quello che successo ai vostri uomini nel negozio, ma vi assicuro che non è stata colpa mia.. arrivederci -, e esce dalla stanza.

La serratura gira, e dall'interno si sente il rumore della chiave che viene spezzata all'interno della toppa; il rumore dei passi diventa sempre più sottile fino a sparire del tutto nel suono della porta dell'entrata che si chiude.

Gli uomini si rialzano subito, impugnano le armi e cominciano a sparare alla serratura; dopo pochi attimi, sono tutti di nuovo nel salotto.

-                     avevate garantito che il prigioniero fosse incosciente, e così non è stato.. avete garantito che fosse disarmato, e così non è stato.. ci avete fatto perdere tempo e avete messo a repentaglio la nostra vita.. evidentemente non siete stati nemmeno abbastanza intelligenti da tenderci una trappola e fuggire con lui.. -

-                     no, guardi che sbaglia.. -, lo interrompe il medico, - noi eravamo sicuri che stesse dormendo.. ed io ero convinto che lui avesse eliminato la pistola -, ed indica l'amico quasi esanime, in un lago di sangue, sulla poltrona.

-                     Non ho più voglia di ascoltare i vostri inutili discorsi -, poi si volta e si dirige verso l'uscita.

-                     Questo vuol dire che non verremo pagati - sono le ultime parole dell'amico di John prima che un proiettile, sparato come una sentenza in mezzo alla fronte da uno degli uomini, mettesse fine alle sue sofferenze per la gamba spappolata.

-                     Aiuto -, prova ad urlare il medico, ma la vocce viene soffocata da un altro colpo, sparato dall'altro uomo,diretto alla gola. Pochi secondi di agonia, l'arma appoggiata sulla fronte. I tre uomini escono dall'appartamento ormai silenzioso velocemente, e si dirigono verso l'ascensore.

-                     Abbiamo avuto un contrattempo.. l'uomo è scappato -, dice al telefono, - ma non dovrebbe essere molto lontano. È ferito ad un braccio, e deve continuamente assumere degli antidolorifici,che lo indeboliscono.. tuttavia non sottovalutatelo, ha già dimostrato di non essere facile da prendere.. è armato, e conosce la zona. Utilizzate tutti gli uomini del quartiere, appena lo avvistate avvertitemi. Questa storia è già durata troppo -.

Riappende violentemente, e attende l'arrivo dell'ascensore; appena si aprono le porte i suoi due uomini lo precedono, controllando che sia tutto a posto; nei pochi secondi di discesa nessuno parla.

L'uomo gioca nervosamente con il telefono, aspettando la telefonata, ma poi si accorge di aver attirato l'attenzione dei due e smette; appena comincia a vibrare, risponde- lo avete trovato? -, chiede mentre si aprono le porte

-                     sì, è ancora a poche centinaia di metri dall'edificio.. corre a fatica,e tiene il braccio.. non sembra pericoloso,ma è armato.. la soffiata è arrivata da una delle nostre vedette -.

-                     Bene, datele il compenso meritato.. non agite, voglio risolvere personalmente la questione.. me ne occupo io -, e chiude la conversazione.

-                     È poco lontano da qui, e sembra che le ferite lo abbiano distrutto.. non sarà difficile prenderlo, ma se ci dovessero essere problemi, non esitate a sparare..ci ha già creato fin troppi problemi. -

La strada in cui escono è deserta, illuminata solo da un lampione non ancora rotto, e nella penombra vedono, appoggiato ad un angolo, la sagoma di un uomo indica un vicolo. I tre senza esitare aumentano il ritmo del passo e si avvicinano all'angolo, poi si fermano. - stiamo attenti -, comincia il capo, - quel maledetto potrebbe essersi nascosto ovunque, in questo buio.. ma noi lo staneremo.. avvisate gli altri uomini ricontrollare le altre uscite della strada..voglio che esca dal quartiere in un sacco di plastica. Capito? -.

I due uomini rispondono con un cenno , poi cominciano a camminare ad un paio di metri davanti a lui. Sprecano qualche colpo centrando piccoli animali nascosti tra i cassonetti della spazzatura o ombre create dalla notte, quando un colpo centra la spalla di uno dei due- accidenti, ci ha sotto tiro-, urla l'altro buttandosi per terra, - il colpo proveniva dall'alto -, e anche il capo si nasconde tra i  rifiuti.

Un altro sparo colpisce il secondo uomo, e proprio mentre il capo sta tremando con la certezza di ascoltare l'ultimo su di sè , dal lato opposto del vicolo una tenda di proiettili disintegra il muro, le grondaie e le finestre dietro cui si è appostato il cecchino. L'uomo si alza di scatto e si butta dietro ai suoi uomini che, attirati dal rumore degli spari, hanno appena lasciato le loro postazioni ai lati della strada. - ammazzate quel bastardo - comincia ad urlare, - lo voglio vedere morto.. a chi lo prenderà verrà data una immensa ricompensa … prendetelo -, e rimane in attesa del cadavere. In pochi secondi decine di caricatori vengono scaricati, ma l'attacco non ha risposta; lentamente alcuni provano ad arrampicarsi sopra ciò che è rimasto della scala anti incendio, ma sul tetto non c'è più nessuno.

-                     deve essere scappato appena ha visto l'arrivo di tutti gli uomini..ma non deve essere lontano.. prendetelo! -, e cominciano a disperdersi per le vie.

Il quartiere diventa una zona di caccia, in cui una volpe scappa inseguita da decine di cacciatori: vengono distrutti cassonetti, spostate biciclette e moto, distrutte macchine, e nessuno nelle case, ormai, dorme. Alcuni cittadini provano a scendere per capire cosa sta succedendo, ma sotto le minacce degli inseguitori si nascondono in casa propria; appena si sparge la voce che una grossa ricompensa sia stata promessa a chi troverà un uomo con un braccio ferito, i cacciatori, armati anche con coltelli da cucina, mazze e bastoni aumentano smisuratamente.

John continua a correre, ma sente che le forze velocemente si stanno esaurendo, e il rumore degli inseguitori è sempre più forte; riesce a non farsi vedere per un paio di volte, ma sa che ormai è solo questione di minuti. Probabilmente, per essere sicuri di non perderlo punteranno ad ucciderlo, piuttosto che prenderlo vivo. Non può biasimarli: con una ricompensa del genere, potrebbero vivere decorosamente per il resto della vita. È la legge della natura.

Si siede sui gradini di una casa, in attesa della sorte, mentre vede avvicinarsi le luci delle torce. Le urla si fanno sempre più vicine, e ormai non ha nemmeno più la forza di reagire: vuole solo farla finita in fretta. - sono qua, venite -, urlerebbe se ne avesse la forza, ma non ha più energie nemmeno per piangere.

Ad un tratto una finestra all'altezza del marciapiede si apre, e una voce gli sussurra - entra qui, o quelli di ammazzeranno in un attimo -, ed una mano spunta per aiutarlo. Senza pensare il ferito si butta dentro, proprio nel momento in cui un gruppo di inseguitori attraversano la via in cui si era seduto; una frazione di secondo, forse meno, e la sua esecuzione è rimandata.

Nel buio sente una mano appoggiarsi davanti alla sua bocca, impedendogli di urlare dal dolore mentre cade sulla ferita, poi si stende sul pavimento e, nel buio, aspetta che i passi all'esterno si allontanino ancora.

Quasi incosciente rimane abbagliato dalla luce che si accende nella cantina, e mentre dice un - grazie - ai salvatori perde i sensi.

-                     dove sono - è la prima cosa che pensa mentre riapre gli occhi; una forte luce lo abbaglia, e una terribile fitta alla testa quasi lo fa svenire di nuovo.

-                     Ecco, si sta riprendendo -, sente dire da una voce.

-                     Dopo tutto quello che ha dormito -, conclude un altro.

-                     Dove sono? -, ripete con voce più forte.

-                     Sei in un comodo letto, al sicuro.. ti abbiamo portato su dalla cantina a braccia, e ti abbiamo curato. .eri messo abbastanza maluccio..ma adesso ti riprenderai..-.

-                     Grazie..-

-                     Non ci devi ringraziare.. affari -, e ride.

-                     Chi siete? - chiede, e gli occhi si aprono ancora di più. Non riesce a mettere completamente a fuoco, ma le sagome dei due cominciano a delinearsi. Uno porta un completo chiaro, è più giovane, mentre l'altro è vestito più sportivamente, ma più vecchio.

-                     Mi chiamo Eddie Longo , e lui è il mio dottore di fiducia -, comincia il giovane, - e trattiamo affari in questo quartiere..-

-                     Piacere, John -, e lentamente alza il braccio per stringergli la mano. Il giovane si alza e glie la stringe, - lo so -, e si risiede.

-                     Come mai avete fatto questo? -, chiede ancora, - non certo per benevolenza, credo -.

-                     No, non per benevolenza.. per affari.. ma ne riparleremo appena ti sentirai meglio.. adesso non mi sembri in grado di ragionare con lucidità .-

-                     Non proprio.. cosa ho? -

-                     Le ferite sul braccio -, comincia il dottore, - sono brutte, ma non terribili.. si dovrebbero sistemare velocemente.. ciò che invece ha danneggiato l'organismo è stata la eccessiva dose di antidolorifici mischiati a tranquillanti che ha ingerito.. e con tutto il sangue che ha perso, ancora qualche pastiglia sarebbe potuta essere letale.. ma anche in questa situazione la guarigione è molto veloce.. abbiamo un programma di riabilitazione che la rivedrà operativo nel giro di qualche giorno..ed escudo che possano nascere complicazioni. A meno che… lei fa uso di droghe? -.

-                     No -

-                     Bene, allora non dovrebbero proprio esserci problemi.. non si sforzi, e vedrà che a poco a poco le torneranno le forze. Nelle prime ore probabilmente le sue capacità motorie non risponderanno perfettamente agli ordini, e potrebbe avere anche qualche disturbo con la vista, l'udito.. se le viene da vomitare chiami una assistente, potrebbe rimanere soffocato.. ma passerà tutto.. è solo uno degli effetti della dose eccessiva..ma a mano a mano che il suo corpo la smaltirà, svaniranno anche gli effetti.. ha qualche domanda? -

-                     ..troppe, ma non credo sia il momento -

-                     bene, allora ritorneremo appena ti sentirai meglio -, conclude il giovane alzandosi dalla sedia, - non ti sforzare a salutarci..vogliamo solo che ti rimetta il più presto possibile -, ed escono.

John richiude gli occhi, ma non riesce ad addormentarsi; prova a muovere il braccio ferito, ma un dolore simile ad una forte scossa elettrica lo blocca; prova a muovere l'altro, ma sembra sia attaccato ad un peso di cento chili; le gambe sono rilassate, ma al tentativo di movimento rispondono con un forte tremolio; tutto è indolenzito, stanco, a pezzi. Per la prima volta, forse, John realizza il pericolo scampato e quanto sia stato vicino alla morte; un brivido di terrore gli attraversa la schiena, ed il cuore comincia a battere a mille all'ora. In un secondo davanti agli occhi riappaiono i secondi vissuti nella angoscia degli uomini che lo braccavano, gli ultimi secondi in attesa della morte annunciata, la finestra e la mano; trema senza controllo, e da un occhio cadono anche delle lacrime.

Resta in un stato di trance per un periodo impossibile da identificare; forse secondi, forse minuti, forse ore; senza riuscire a muovere nemmeno un dito, senza il corpo distrutto dalla stanchezza e dalla tensione, mentre il dolore al braccio aumenta sempre di più.

Quello che prima era solo fastidio, adesso è diventato male, e tra poco, se nessuno interverrà, diventerà una vera e propria tortura: forse la dose eccessiva di antidolorifici non aveva fatto bene, ma sicuramente lo aveva fatto stare in piedi abbastanza per sopravvivere.

Una ragazza ad intervalli regolari viene a controllare che tutto sia a posto; il paziente si accorge della sua presenza, ma non riesce a controllare più i pensieri; forse l'effetto delle medicine, forse la paura. Forse entrambe.

John esce dallo stato confusionale come uscisse da un sogno; al risveglio la ragazza lo aiuta a sedersi, e sente la testa girare ancora. Prova a muovere le braccia e le gambe, ma questa volta il controllo degli arti è quasi totale; le ferite gli fanno ancora molto male, ma adesso la mente riesce a controllare di più le sensazioni.

-                     va meglio ? -, gli chiede.

-                     Sì, molto, grazie.. -

-                     Ha fame?  -

-                     No, sto bene.. avete qualcosa per calmare il dolore al braccio? -

-                     No, mi dispiace.. dobbiamo seguire un rigido programma per la somministrazione dei medicinali.. ci è assolutamente vietato agire di nostra iniziativa.. per cui temo dovrà aspettare la prossima somministrazione..-.

-                     Che sarà?..-

-                     Tra circa un paio d'ore..-

-                     Entro allora potrei morire dal dolore..-

-                     Non credo.. -, ed esce dalla stanza.

-                     Scusi, posso chiederle ancora una cosa? -, le chiede mentre è già sulla porta.

-                     Certo..-.

-                     Dove mi trovo, precisamente? -

-                     A casa del signor Longo -.

-                     ..e chi è? -.

-                     .qualcuno che le ha salvato la vita -, ed esce definitivamente.

John rimane in attesa per qualche minuto, poi sente nella stanza accanto alcune persone parlare; prova a muovere le gambe per alzarsi dal letto,  ma ancora si sente troppo debole, e dopo aver rischiato di cadere si rimette sul letto.

L'arredamento della stanza in cui si trova è molto elegante, e le imposte chiuse dei vetri non gli permettono di capire dove si trova; non passa nemmeno un filo di luce, e non sa nemmeno se è giorno o notte.

Ascolta le voci lontane senza riuscire a riconoscere i toni, né a capire le parole, poi ritorna la ragazza e si avvicina al suo letto.

-                     il signor Longo ha deciso di parlare con lei adesso.. si sente abbastanza in forma? -.

-                     Certo..non riesco ancora a camminare bene, ma sono perfettamente lucido -.

-                     Va bene, allora tra poco arriverà -.

-                     Le posso fare una domanda? -.

-                     Certo..-

-                     Adesso è giorno o notte? -

-                     Secondo lei? -.

-                     ..non so..-.

-                     fa differenza? -.

-                     No, effettivamente…-.

-                     ..comunque è mattina inoltrata…-,e sorridendo esce.

Il capo seguito da due uomini entra nella camera quasi mezz'ora dopo, e trova John quasi addormentato;- stai dormendo? -, gli chiede avvicinandosi.

-                     no, mi ero solo rilassato un attimo -, risponde aprendo gli occhi.

-                     Come stai? -.

-                     Meglio, grazie -.

-                     Le ferite? Tutto a posto? -

-                     Fanno male.. ma mi hanno detto che non posso prendere tutti gli antidolorifici che voglio..-.

-                     Beh, in fondo sono medicine..-.

-                     Così dicono…-.

-                     Ti senti meglio di testa? -.

-                     Sì, grazie.. anche se a volte mi sento ancora un po’ stordito..-.

-                     Ti passerà.. adesso credo sia venuto il momento di rispondere ad un po’ di domande..-.

-                     Giusto..-.

-                     Io so chi sei tu, ma tu non sai chi sono io.. per cui credo sia meglio cominciare con le presentazioni… sono nel quartiere una specie di importatore.. di merce legale e non.. in pratica tratto dagli alimentari alla droga, senza alcuna differenza.. aiuto i commerciati quando hanno bisogno di prestiti, e sotto compenso mi occupo anche della loro protezione..-.

-                     ..più o meno quello che facevano i tipi nel negozio in cui è scoppiata tutta questa follia..-.

-                     più o meno.. solo che io rappresento per loro l'unico reale pericolo.. la polizia non è un pericolo, e nemmeno i piccoli commercianti o ricattatori.. sono diverse unità di misura, diversi volumi di affari.. e la polizia non è altro che una voce in bilancio da dover calcolare.. certo, a volte può creare problemi, ma tutto ha un prezzo..-.

-                     perché mi stai raccontando tutto questo? -, lo interrompe

-                     perché tu sei stata la chiave di svolta di tutta la situazione..-.

-                     io? -

-                     da anni i miei avversari praticavano nella loro zona i prezzi e le regole che volevano.. nessuno aveva mai avuto il coraggio di contrastarli, perché tutti li consideravano intoccabili.. troppo potenti.. una specie di macchina della morte per i nemici, e la salvezza per tutti gli altri.. e non si può negare che in molti casi questa visione rappresentasse una realtà abbastanza fedele.. ma questo bel sogno è finito la notte in cui tu sei entrato in quel negozio e hai fatto fuori gli uomini..-.

-                     non sapevo niente di tutta questa storia.. ciò che è successo tra me e quegli uomini è qualcosa di assolutamente personale..-.

-                     non mi riferisco ai teppistelli che hanno provato a rapinarti, ma agli uomini che sono arrivati dopo.. se la faccenda fosse finita con la sola morte dei ragazzi, probabilmente a quest'ora saresti semplicemente un uomo morto in un agguato senza apparente senso, ed un mattone in più nell'impero della loro organizzazione.. ma facendo ciò che hai fatto, hai minato le loro fondamenta dimostrando che non sono invulnerabili, e che anche loro possono sbagliare..-.

-                     non hanno sbagliato.. avrebbero potuto sparare prima..-.

-                     ma non lo hanno fatto.. adesso la gente non si sente più protetta come prima, e ha ricominciato ad avere paura.. nel quartiere c'è un caos come non si vedeva da anni..-.

-                     .. e la polizia? .. non si accorge di nulla? -.

-                     Te l'ho detto. La polizia è facilmente corruttibile.. sono stati pagati degli agenti per mettere di pattuglia uomini delle organizzazioni, in modo da non interferire con la riorganizzazione del caos. Ma adesso loro non sanno che c'è un concorrente pronto a togliergli potere e rispetto..-.

-                     E questo concorrente saresti tu? -

-                     Certo, è già tutto pronto..era già tutto pronto da tempo.. stavo solo aspettando la miccia che facesse esplodere tutta questa dinamite..-.

-                     Non credo che ciò che è successo in quel negozio possa aver causato tutto questo..-.

-                     Non spetta a me convincerti o no.. ti ho solo raccontato come stanno i fatti.. se ci credi, bene, altrimenti sei libero di non crederci..-

-                     Aspetta,  ma non mi hai ancora detto che cosa c'entro io in tutto questo…va bene, sono la causa di tutto, ma perché ti sei preso la briga di salvarmi? .. la miccia era già accesa quando mi hai aiutato.. e la mia morte non la avrebbe certamente spenta.. ormai la fiducia era già minata..-.

-                     Per te ho in serbo un progetto.. prima di tutto grazie a te aumenterò notevolmente il mio giro d'affari, per cui ti ho salvato per sdebitarmi.. in secondo luogo, la mia organizzazione ha sempre bisogno di uomini che abbiano palle.. e vedendo quanti ne hai stesi, direi che tu ne hai..

-                     Avete bisogno di un cecchino, vorrai dire..-.

-                     No, di quelli ce ne sono fin troppi.. non è poi così difficile premere un grilletto.. a me servono uomini svegli, capaci di uscire da ogni situazione , e con quel poco di cervello sufficiente per capire cosa è giusto e cosa è sbagliato..-.

-                     ..e cosa è giusto, per e? -.

-                     Avere dei principi, rispettare i superiori, non  tradire.. direi che già questo potrebbe essere sufficiente..-.

-                     Quindi cosa vuoi da me? -.

-                     Lavorerai per me. Sarai uno dei nostri.. avrai un appartamento, un reddito.. .-.

-                     E se non accettassi? -.

-                     Non si pone nemmeno il problema..-.

-                     Mi uccideresti? -.

-                     No, ti sto offrendo una possibilità impossibile da rifiutare..  dobbiamo allargare la nostra zona di rifornimento di droga.. in pratica ci servono uomini nuovi… e tu saresti perfetto..-.

-                     Un futuro da spacciatore.. non potrei chiedere di meglio..-.

-                     Mettila così: finchè stai con noi hai una minima possibilità di rimanere in vita.. ti darò un nuovo nome, una nuova casa e sotto di me sarai al sicuro.. se invece decidi di non accettare la mia proposta, semplicemente potrai uscire da quella porta..-.

-                     Dove ci sono centinaia di persone pronte a uccidersi per avere la mia testa. -

-                     Esatto..-.

-                     Quindi sono in trappola…-.

-                     No, puoi decidere tra la vita e la morte.. in fondo è così che va il mondo..-.

-                     Come puoi fidarti di me? -

-                     Ho abbastanza orecchie per sentire anche in posti lontani..-.

-                     E io di te? -

-                     Ti ho salvato la vita.. mi sembra più che sufficiente..-.

-                     D'accordo.. visto che non ho altre possibilità..-.

-                     Un'ultima cosa, molto importante.. nel nostro campo avere la fedina penale pulita è più importante di qualsiasi altra cosa.. i nomi sui documenti si possono cambiare, le facce no.. e alcuni poliziotti sono dei veri mastini: quando inquadrano qualcuno, non lo dimenticano più per il resto della vita.. per cui non voglio che nessuno dei miei uomini prenda neanche una multa per eccesso di velocità o divieto di sosta.. se si viene beccati l'organizzazione assicura una grande aiuto per uscire, ma poi tutto è finito. Non possiamo rischiare di rimanere compromessi.. e a questa regola non si fanno eccezioni..-.

-                     Chiaro..una volta beccati si è fuori dal giro.

-                     Bene, vedo che siamo sulla stessa lunghezza d'onda.. fra quanto pensi di poter essere a posto? -

-                     Non so.. faccio ancora fatica a camminare, ma mi riprendo in fretta.. potrei essere a posto già da domani -.

-                     Almeno un settimana -, interrompe il medico appena entrato nella camera, - scusate se ho interrotto la conversazione, ma passavo di qua  per controllare il paziente e non ho potuto fare a meno di ascoltare le vostre ultime frasi.. anche se domani sarai in piedi, non  posso garantire una perfetta guarigione se non nel giro di qualche giorno.. suggerirei di prendersela con comodo per essere sicuri al cento per cento..-.

-                     Sono d'accordo con il medico -, conclude Longo, - tanto due o tre giorni non fanno differenza.. meglio non rischiare.. nel frattempo ti prepareremo il territorio, e tu da qui dentro inizierai a prendere confidenza con il nuovo lavoro.. va bene? -

-                     Sei tu che comandi, adesso.. e gli stringe la mano -.

-                     Per il resto dei dettagli tecnici e amministrativi un mio uomo verrà a farti delle domande e poi ti consegnerà i nuovi documenti.. dovrai fare rapporto ogni volta che ti verrà consegnata la nuova merce, e potrai tenere parte dei profitti.. se poi ti venisse richiesto, dovrai sempre essere a nostra disposizione.. non vogliamo grane né dalla polizia, né dalle squadre di madri arrabbiate perché i figli si drogano… lavoriamo nel silenzio.. riguardati e comincia subito a lavorare.. la prossima volta non voglio più incontrarti su questo letto -, e sorridendo esce.

I suoi uomini lo seguono, e in un attimo la stanza rimane vuota; solo il medico rientra dopo pochi secondi e si avvicina al letto: - come va? -, gli chiede.

-                     bene grazie.. il dolore alla ferita però è sempre forte..-.

-                     purtroppo quello te lo dovrai tenere per un po’… hai tutta la zona infiammata, e i nervi provocano molto fastidio.. ma ti è aumentato? -

-                     no, però è fastidioso..-.

-                     ..e le forze? -.

-                     Meglio.. adesso riesco quasi ad alzarmi in piedi..-.

-                     Giramenti di testa? -

-                     Sì..-.

-                     ..è la pressione.. dopo i primi tentativi passeranno.. il tuo corpo ha bisogno di ancora un po’ di tempo per risistemarsi.. ma sta andando tutto per il meglio..-.

-                     serve qualcosa? -, li interrompe la ragazza.

-                     No, tutto è a posto -, risponde il medico. - fra qualche giorno sarai di nuovo in piedi..-

Passano in fretta i giorni successivi, e le forze sembrano tornare; nessun telegiornale parla di ciò che è successo nel quartiere, e solo un trafiletto nella cronaca locale indaga sul ritrovamento di due cadaveri in un campo al di fuori della città, ma anche questa notizia scivola via insieme agli scandali famosi e le inchieste sul tempo libero. All'interno della casa John incontra i nuovi colleghi, viene e interrogato diverse volte circa il suo passato, idee e convinzioni personali, viene istruito sulle tattiche di vendita e di fuga e, nel frattempo, segue Longo nelle trattative degli affari più importanti.

Quando tutto sembra pronto per il battesimo della strada, il capo lo chiama e gli affida il primo incarico: c'è un uomo molto importante da andare a prendere, e visto che John conosce bene la zona, deve essere lui l'autista.

-                     non sembra nulla di difficile -, pensa mentre mette in tasca il biglietto con segnato l'indirizzo. La zona è poco distante da casa sua.

Sale su una utilitaria abbastanza vecchia, arrugginita, ma con un motore potente e i vetri pesanti. - deve essere stata bel elaborata, e i vetri sono anti proiettile - dice mentre gira la chiave di avviamento.

Davanti al portone indicato un uomo, probabilmente riconoscendo la macchina, gli spiega dove posteggiare, mentre altri tre escono sul marciapiede e velocemente si infilano dentro.

Controllano che tutto sia a posto, poi con un gesto gli ordinano di partire.

-                     tu chi diavolo sei? -, gli chiede quello seduto in mezzo, probabilmente il capo.

-                     Un nuovo agente di Longo. Non sono stato assunto con l'incarico di autista, ma mi è stato chiesto..-.

-                     Il Signor Longo, semmai.. non mancargli mai di rispetto.. e ricordati che qui devi fare ciò che ti viene ordinato..se ti ordinano di pulire il cesso, lo fai senza battere ciglio.. è chiaro? -.

John rimane impietrito dalle parole dell'uomo, che cerca di farsi spazio tra le spalle delle due guardie, e un  - sì - è tutto ciò che riesce a rispondere. Nessuno parla più durante tutto il tragitto, e l'uomo, appena arrivato davanti alla casa di Longo, scende di scatto.

-                     chi diavolo è quello nuovo che hai assunto? -, chiede a Longo dopo averlo salutato.

-                     Un mio nuovo spacciatore.. si occuperà di una zona appena presa.. perché, Matt? -.

-                     Non mi piace.. non ha rispetto.. non mi dirai che è quello degli omicidi del negozio..? -

-                     Sì, è lui..-.

-                     Non ci si può fidare di uno così.. sbarazzati di lui, subito..-.

-                     Perché? -

-                     Perché non è dei nostri.. non è di nessuno.. è un cane sciolto..ci venderebbe al primo che passa..-.

-                     Non credo. Anzi, credo sia uno tranquillo.. comunque, vediamo come se la cava.. se va bene, continua, altrimenti non sarà difficile farlo sparire.. in fondo, per il mondo è già morto..-.

-                     ..e potremmo siglare un patto con gli avversari consegnandoglielo.. sarebbe una grande mossa..-.

-                     io non voglio contrattare con loro..li voglio distruggere.. chiaro? -.

-                     Chiaro -, ed i due arrivano nello studio di Longo.

John, dopo aver sistemato la macchina nel garage della casa, riceve l'ordine di andare  a vendere il primo carico di merce; un uomo lo dovrà accompagnare, per mostrargli come fare.

-                     seguimi, e non fare domande -, gli dice salendo in macchina.

Non percorrono molta strada nemmeno questa volta, e dopo pochi minuti la lasciano in un vicolo buio.  - se dovesse beccarti la polizia, dimentica che questa è la tua macchina. Se capiscono il numero di targa, sei finito.. e loro hanno molti più mezzi di te, per cui ti chiuderebbero sicuramente dentro uno di questi vicoli..sempre che non ci pensi qualche mucchio di rifiuti sistemato male... vedi la polizia: corri. Non importa dove, ma il più lontano possibile.. ed il più leggero possibile.. appena senti puzza, liberati di tutto. Meglio qualche dose persa, che una carriera finita dietro le sbarre.. i margini di rendita di questo mercato fanno sì che un paio di consegne in meno non siano un dramma.. chiaro? -.

-                     sì -.

-                     ..e non uscire mai dalla tua zona. Non ti spostare mai troppo… chi compra vuole trovarti sempre allo stesso posto, alla stessa ora.. tutto uguale, tutti i  giorni.. senza sorprese o cambiamenti.. e non mandare mai nessuno al tuo posto.. non si fiderebbero e perderesti il cliente. Questi affari si fanno solo faccia a faccia -.

-                     Chiaro -.

-                     E non intascartene mai, non usarla ..devi essere sempre lucido, o ti beccheranno subito.. noi la vendiamo, non la usiamo.. ecco, qui è dove devi stare -, e gli mostra l'angolo di una via sotto un lampione rotto. - prima c'era un uomo di un altro gruppo, ma adesso questa zona è nostra.. ai clienti non importa di che gruppo sei, basta solo che si possano fidare e che tu abbia roba buona. Molti non si immaginano nemmeno il mondo che nasconde..-.

-                     Forse sono troppo fatti per pensarci..-.

-                     Qui vengono disperati con i vestiti a pezzi e persone in giacca e cravatta.. imparerai presto che una clientela varia è la migliore soluzione.. non fartene scappare nemmeno uno.. e se non pagano, non dargliela.. nessun credito, in nessun caso..tutti ci proveranno, ma ritorneranno un'ora dopo con i soldi.. e non chiedere mai da dove provengono.. ci penseremo noi a pulirli. -

John ascolta le istruzioni mentre con gli occhi guarda oltre il buio delle vie, in cerca già di potenziali acquirenti. Il silenzio che lo circonda è interrotto soltanto dalle finestre che cigolano mosse dal vento; tutti sanno cosa sta succedendo in strada, ma nessuno vede niente. Questa è l'unica legge per sopravvivere in queste strade.

Non passano nemmeno dieci minuti all'arrivo del primo cliente; soldi contanti, dose già pronta, scambio. Tutto in pochi secondi, poi di nuovo sparisce nel buio. - se tutti gli affari fossero così -, dice l'uomo che lo ha accompagnato, - questo sarebbe il paradiso. -

Decine sono le persone che arrivano e dopo pochi secondi spariscono, e a poco a poco è John che prende il controllo della situazione: alcuni si stupiscono di trovare lui al posto del vecchio spacciatore, ma nessuno dice nulla. Hanno fretta di concludere lo scambio e svanire. John ha fretta solo di intascare i soldi. Ad un tratto, l'uomo che lo accompagna lo chiama e - dobbiamo sparire subito -, gli urla correndo nel vicolo -, fra poco ci sarà qui la pattuglia della polizia -.

Senza esitare lo spacciatore segue il collega, e si nascondono dietro un vecchio cassonetto dell'immondizia; le luci della macchina illuminano a tratti la via, e dopo poco svaniscono. I due uomini rimangono ancora nascosti per paura di un ritorno degli agenti poi, quando il silenzio torna nel quartiere, si rialzano.

-                     abbiamo rischiato troppo, questa volta potevano beccarci..- , dice alzandosi.

-                     Come facevi a saperlo? -, gli chiede John.

-                     Tutte le sere la pattuglia fa il proprio giro poco prima delle tre… tutti lo sanno, siamo noi che glie lo abbiamo ordinato -.

-                     Voi? -.

-                     Anche loro sono sul nostro libro paga.. arrivano qui poco prima delle tre, controllano e non trovano mai nessuno.. contenti loro, contenti noi.. è un affare perfetto..-.

-                     Perché proprio le tre? Non converrebbe continuare a vendere fino a notte fonda? -

-                     No, ad una certa ora il mercato si ferma.. e non vogliamo attirare troppo l'attenzione.. e, come avrai visto, anche solo fino alle tre i guadagni sono più che sufficienti -, e gli mostra una pila di banconote.

-                     quale è il tasso di rischio di questo mestiere? -

-                     rischio di essere beccati?.. se hai un minimo di cervello, zero.. bisogna solo stare attenti a non farsi prendere troppo la mano..rischiare sempre di più, fino ad esagerare.. ma se si rimane con i piedi per terra, non è molto diverso dal vendere scatolette.. -

-                     alla fine della serata…? -

-                     si sistema in un luogo sicuro tutta la merce avanzata, si sistemano i soldi e si va  a dormire.. non è escluso che vengano assegnati agli uomini anche dei lavori durante il giorno.. per cui è sempre meglio essere riposati -.

 

Passata la pattuglia la strada diventa deserta, e i due rimangono qualche secondo in attesa. Non arriva più nessuno, e - vedi?… l'ora è passata, e le consegne finite.. sarebbe un inutile pericolo rimanere qui.. andiamocene a casa -. John lo segue a circa un metro, quando dal buio esce un uomo con un coltello in mano. Lo stringe alla gola dell'accompagnatore, costringendolo a mettersi in ginocchio.

-                     chi diavolo siete? -, chiede

-                     chi sei tu..-, risponde John.

-                     Sono lo spacciatore del quartiere. L'unico che può farlo.. questa sera, non vedendo arrivare nessuno mi sono insospettito, e vi ho trovati.. questo è territorio mio -.

-                     Forse si sono dimenticati di avvertirti -, dice l'uomo in ginocchio, - ma da questa sera questa è diventata la nostra zona.. tu sei fuori..-

-                     La vostra zona?.. balle.. io sono sempre stato qui.. e non sarete certo voi a mandarmi via..-.,

-                     Fossi in te appoggerei quel coltello.. potrebbe farsi male qualcuno..-.

-                     Cosa? Sei impazzito? Hai un coltello alla gola e provi anche a minacciarmi?.. io sono amico del boss, bello.. ricevo ordini direttamente da lui.. sono intoccabile, ai vertici dell'organizzazione..-.

-                     Se sei ai vertici dell'organizzazione, perché ti mandano in strada?.. credevo avvenissero in luoghi segreti le vostre riunioni..-.

-                     Non provare a fregarmi.. io rappresento la sezione operativa dell'organizzazione.. non passo tutto il giorno tra le scartoffie.. il mio regno è la strada..-.

-                     ..il tuo regno è la strada, eh?.. quanta te ne fai al giorno?.. hai gli occhi un po’ lucidi..-.

-                     bastardo -, e nel momento in cui una leggera pressione del coltello sfiora la gola dell'uomo, un colpo di pistola sparato con il silenziatore sussurra nella via. Il rumore metallico della lama sul marciapiede rimbomba, mentre il corpo dell'uomo cade senza vita, accovacciandosi in una pozza del suo sangue.

Il collega di John si alza tranquillamente, e spara per finirlo, pulendosi sui vestiti del morto; - un colpo tra le gambe per recidergli l'arteria, ed un altro per risparmiargli il dolore.. questo maledetto drogato ci ha procurato una marea di guai -.

-                     è meglio sparire, tra poco arriverà la polizia..-.

-                     probabilmente aprirà un'inchiesta.. e sarà troppo costoso corrompere ancora i poliziotti per farci rimanere qua.. perderemo questo territorio per un po’..-.

-                     non si può fare niente? -.

-                     No, possiamo soltanto tenerlo sotto controllo, in modo che nessuno approfitti della pausa per impossessarsene.. in ogni caso andranno in fumo una marea di affari e perderemo molti clienti -.

Sentono arrivare da lontano una sirena della polizia, - dobbiamo nasconderci da qualche parte.. siamo proprio sfortunati -.

- Era una pattuglia già da queste parti per caso -, conclude John.

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-                     non ce la facciamo ad andare via a piedi.. si insospettirebbero subito se vedessero due persone camminare a quest'ora della notte proprio vicino al luogo del delitto.. vieni -, e comincia a correre.

Attraverso piccole vie i due arrivano davanti ad un portone, dove un uomo è già ad attenderli - immaginavo sareste arrivati, appena mi hanno raccontato ciò che è successo ed ho sentito la sirena della polizia.. solito procedimento -, e li fa entrare.

Scendono nei sotterranei della casa, dove una piccola lampadina illumina la sporca cantina, e altri due uomini stanno spostando un grosso mobile.

-                     qui dietro c'è una stanza, e un collegamento fino al tunnel della metropolitana.. se dovessero esserci problemi usciremo da lì, altrimenti ci verranno ad aprire loro -.

-                     Che tipo di problemi? -

-                     Lunghi interrogatori, perquisizioni.. queste faccende possono diventare lunghe e complicate -, interviene il proprietario della casa ,- avete acqua e cibo per circa tre giorni.. se non riceverete nessun messaggio, usate il tunnel.. ma state attenti, mi raccomando..-.

-                     A cosa? -

-                     Il tunnel sbuca proprio tra due fermate della metropolitana, sotto i binari del treno..se non si sta attenti, si rischia di rimanerci sotto..-.

-                     Non perdete tempo, adesso -, conclude il proprietario spingendoli quasi dentro, - altrimenti la polizia vi troverà -.

-                     Grazie, vi dobbiamo un favore -, dice l'uomo prima di entrare, - e lo sapete che non ci dimentichiamo mai dei favori -.

-                     Lo so -, e chiude la porta.

L'interno della piccola stanza è arredato con un tavolo, una sedia e un vecchio letto senza lenzuola. Appoggiata ad un muro una cassa contiene dei pacchetti di cibo e una grossa damigiana di acqua, e una piccola botola quadrata è l'unica via di fuga oltre la porta da cui sono entrati.

-                     credo dovremo fare a turno a dormire sul letto -, comincia John, - perché non credo regga entrambi -

-                     non credo.. e non vorrei proprio dividere il mio letto con te -, sorridendo.

-                     Spiacente, non sei il mio tipo -, risponde John sorridendo, e per un attimo la tensione diminuisce.

-                     Quanto credi dovremo stare qui dentro? -, chiede.

-                     Non so.. hai sentito..queste cose possono essere imprevedibili.. tutto dipende da quanta verità c'era nelle parole di quel tipo.. se davvero rappresentava qualcosa nell'organizzazione, allora corriamo seri pericoli.. altrimenti saremo fuori nel giro di qualche ora. -, e si stende sul letto. In pochi minuti, e senza dire più nulla, si addormenta pesantemente, lasciando John ancora in piedi, appoggiato alla porta.

-                     Che ore sono? - chiede svegliandosi

-                     Sono passate sei ore circa, da quando ti sei addormentato -.

-                     Hai dormito anche tu? -

-                     In equilibrio sulla sedia?.. no, non ci sono riuscito..-.

-                     Adesso facciamo cambio.. cosa c'è da mangiare? -.

-                     Un  po’ di tutto..ma non sembrano piatti particolarmente raffinati..-.

-                     ..basta che riempiano…hai già assaggiato qualcosa? -

-                     no, ho solo bevuto un po’ d'acqua…-

-                     vieni a sdraiarti -, e si alza dal letto.

 

Ripetono questa scena una decina di volte, alternandosi il letto e le sedia, in attesa che qualcosa succeda. Dopo due lunghe notti, invece, nessuno si fa vedere.

-                     cosa credi dovremmo fare -, chiede lo spacciatore al compagno, - dovremmo provare a d uscire? .

-                     no -, risponde l'uomo pulendo la pistola allacciata alla caviglia ,- aspettiamo ancora qualche ora.. poi lasceremo il nascondiglio..-.

-                     a questo punto deve essere successo qualcosa..-

-                     lo temo anche io.. ma non so che cosa…-.

-                     Lo sapremo solo uscendo -, e si avvicina alla botola.

-                     Sei deciso? -

-                     Sì.. non ha più senso rimanere qui dentro.. nessuno arriverà a tirarci fuori..-.

-                     Credo anche io.. va bene, usciamo da qui -, ed entrambi provano ad aprire la piccola porta.

 

Davanti a loro si apre uno stretto cunicolo, in cui si può entrare solo mettendosi in ginocchio, e senza illuminazione.

-                     come faremo a vedere dentro? -.

-                     Ho l'accendino -

-                     Non possiamo..lì dentro circola pochissima aria, e rischiamo di rimanere intossicati dal fumo..-.

-                     Allora andremo al buio.. non credo ci siano tanti bivi, prima dell'arrivo.. dovrebbero trattarsi solo di qualche decina di metri..-.

-                     Vado prima io, allora? -, chiede John.

-                     Come preferisci -, e gli fa segno di entrare.

 

All’interno del piccolo tunnel la temperatura si alza immediatamente, e i due respirano a fatica. Procedono lentamente, tastando il terreno con le mani, nel buio più assoluto; passano pochi minuti, ma in quella condizione sembrano un'eternità. Arrivati alla fine, il primo si accorge di trovarsi sotto un pannello di legno e con fatica prova ad aprirlo. In quel momento un terribile boato lo fa cadere, e sabbia nera invade il cunicolo. - accidenti, stai attento -, gli urla quello dietro cercando di proteggersi -, hai aperto proprio mentre passava il treno.. potevi restarci secco..-.

-                     non me ne ero accorto.. non si capisce quando passa, perché non sento.. lo vedo solo quando è aperto.. -.

-                     Adesso sono passati venti secondi ..fanne passare altri trenta, ed il treno non dovrebbe esserci più.. poi avremo circa un minuto per uscire e correre sulla corsia di emergenza..-.

-                     …Di emergenza? -.

-                     Quella in caso di incendio..  di trova sul lato della galleria, a circa un metro e mezzo di altezza.. cammineremo lì..-.

-                     Mentre passano i treni? -.

-                     Non perdere tempo e vai! -, e gli da una spinta.

 

Con uno sforzo superiore alle proprie possibilità, ed urlando dal dolore per la ferita al braccio non ancora guarita, John apre la botola e salta nel tunnel della metropolitana. Il suo compagno lo segue e  facendo il più in fretta possibile richiude il passaggio. - così nessuno se ne accorgerà - dice.

Saltano sul piccolo sentiero di cemento, e si attaccano alle paratie. - appena vedi arrivare il treno, fermati e aggrappati con entrambe le mani, perché si rischia di cadere… anche dopo che è passato, per colpa del vento.. capito? -.

-                     sì.. eccolo che arriva -, e due luci appaiono da lontano.

- tieniti forte -, sono le ultime parole che sente prima che un rumore assordante e un terremoto lo investano. Gli appigli e la galleria sono umidi e consumati, e rischia di scivolare.. Anche tenendo chiusi gli occhi, sente i finestrini dei vagoni sfiorargli il corpo, ed un paio di maniglie più sporgenti gli strappano i vestiti. Una scossa di adrenalina lo fa saltare indietro appena sente la stoffa lacerarsi, e per un istante quasi sviene.

Il treno impiega una decina di secondi a passare, poi velocemente scompare oltre la curva. In un istante, tutto ritorna buio e silenzioso.

-                     tutto bene? -, chiede John sforzando gli occhi per vedere nel buio. - tutto bene? -, ripete a voce più alta. - ehi, dove sei finito? -, urla. Ma ancora nessuna risposta. - prendi l'accendino, non si vede niente qua dentro -. - mi rispondi? -. Silenzio.

Rimane qualche secondo in attesa, poi, avendo anche abituato gli occhi di nuovo al buio, cerca l'amico.

Non ha molto tempo, e sono le luci del treno che sta arrivando a mostrargli il corpo dell'uomo schiacciato sulle rotaie, prima che un nuovo boato gli annunciasse il nuovo pericolo.

Non ha nemmeno il tempo di realizzare ciò che ha appena visto, e si aggrappa di nuovo in attesa del passaggio. Questa volta non è meno potente della prima, ma John, sapendo già come affrontarla, ha meno difficoltà a superarla.

Osserva per un secondo il corpo illuminato dalle luci di coda del treno ormai distrutto sui binari, e comincia a correre. - se mi fermo adesso sono morto -, è l'unica cosa a cui riesce a pensare.

Le luci lontane della stazione gli appaiono come un miraggio mentre cerca di sopportare il passaggio dell'ultimo treno, poi finalmente scavalca la sbarra che lo separa dalla salvezza. Le molte persone in attesa osservano i suoi movimenti incuriosite, ma senza fermarsi comincia a correre verso l'uscita. - devo sapere cosa è successo, e devo riferire della sua morte -, pensa mentre sale le scale.

La fermata della metropolitana non è lontana dalla casa di Longo, e decide di percorrere il tratto a piedi.

Appena raggiunto il marciapiede, però, una macchia accosta vicino a lui, e da un finestrino aperto -sali svelto -, gli ordina una voce.

-                     chi siete ?

-                     Eddie Longo -, gli risponde quasi come fosse una parola d'ordine. L'uomo capisce e senza esitare apre la portiera.

Appena seduto riconosce i due all'interno - vi stavamo aspettando.. sapevamo sareste usciti da qui.. sono già passati quasi due giorni.. ma.. come mai sei solo? ..cosa è successo? -

-                     è finito sotto il treno… forse è scivolato, non  so.. un secondo prima era dietro a me sul sentiero di emergenza, ed un attimo dopo ho visto il suo corpo distrutto tra i binari..-.

-                     entro poche ore troveranno anche lui.. qualche pilota se ne accorgerà..-

-                     ..e così dobbiamo dire addio anche a quel rifugio..scopriranno sicuramente la botola.. questa storia comincia davvero  a costarci cara..-.

-                     cosa è successo?.. perché non siete venuti a prenderci? -

-                     in questi due giorni è successo il finimondo - comincia il conducente, - tutte le carte in gioco sono state cambiate.. Longo ha perso il suo potere perché Matt lo ha venduto all'organizzazione.. ha raccolto tutti i soldi che aveva in giro ed è scappato..-.

-                     dove? -

-                     non si sa.. ma credo non si farà più vedere da queste parti..-.

-                     perché lo ha venduto? -.

-                     ..che domande.. per soldi… Longo ha solo commesso l'errore di fidarsi di lui..-.

-                     .. per cui?..-.

-                     adesso lavoriamo per lui.. ha acquisito tutta la struttura.. siamo diventati una specie di reparto secondario della organizzazione..-.

-                     e io cosa farò adesso? -.

-                     Non sappiamo..abbiamo solo ricevuto l'ordine di venirti a prendere.. pensavamo foste in due.. il capo ti aspetta -.

La macchina si ferma davanti al portone della vecchia casa di Longo, e John si dirige subito verso gli uffici di Matt. - ti conviene farti una doccia e cambiare gli abiti -, dice uno degli agenti che lo ha accompagnato,- fossi in te non mi presenterei davanti al capo conciato così.. tiene molto all'aspetto -,  e sorride.

Mezz'ora dopo lo spacciatore è annunciato al nuovo boss dalla segretaria personale, e pochi minuti dopo entra nel nuovo quartiere generale.

-                     benvenuto ragazzo -, dice l'uomo con aria di sufficienza

-                     buongiorno -

-                     vedo che sei riuscito ad uscirne vivo anche questa volta..-.

-                     capita..-.

-                     cosa è successo al tuo compagno? -

-                     eravamo nel tunnel della metropolitana.. ad un tratto è arrivato il treno, ho chiuso gli occhi. Quando li ho riaperti non c'era più..-

-                     non c'era più, eh.. -

-                     sì, deve essere scivolato.. là sotto è tutto bagnato.. si perde l'equilibrio molto facilmente..-.

-                     sembra quasi che ti piaccia lasciare sul suo passaggio cadaveri.. quanti ne hai seminati nell'ultima settimana? -

-                     non è stata colpa mia..-.

-                     non è che invece lo hai spinto… perché in un momento di debolezza hai detto cose che non avresti dovuto dire? -.

-                     Tipo?

-                     Non so.. devi essere tu a dirmelo..-.

-                     No, non ho niente da nascondere.. è stato un incidente..-.

-                     Testimoni? -

-                     In una galleria della metropolitana?.. due scarafaggi e tre topi, forse..-

 

L'uomo si alza di scatto in preda ad una furia improvvisa - maledetto! Se non ti uccido adesso è solo perché ho  bisogno di uomini.. non hai il rispetto per l'autorità.. ma vedrai che ti sistemeremo noi .. -, e butta per terra la lampada appoggiata sulla scrivania. - portatelo via, dategli un posto qualsiasi e tenetemelo lontano.. non lo voglio vedere mai più -, e si gira.

La porta si apre alle spalle di John, che esce accompagnato da due uomini, mentre un altro, davanti, gli indica la strada. Percorrono un paio di corridoi, poi si ferma. - avete intenzione di uccidermi? -, chiede con voce glaciale. - ti verràà assegnato l'incarico non appena troveremo un posto in cui parlare -, risponde quello davanti senza fermarsi.

Entrano in una stanza all'ultimo piano, chiudono la porta e invitano lo spacciatore a sedersi.

-                     di tutto ciò che potevi dire al capo, hai scelto la cosa peggiore.. è un miracolo che non abbia estratto la pistola e ti abbia fatto fuori all'istante -.

-                     Avrebbe potuto, ma non lo ha fatto..-.

-                     Sei fortunato..ma stai attento a non giocare troppo con la fortuna..-.

-                     In questi giorni mi stanno regalando una marea di ottimi consigli.. solo che credo che mi portino un po’ di sfortuna, perché subito dopo muore sempre qualcuno..-.

-                     Fino a pochi giorni fa eri uno qualsiasi, adesso sei entrato a far parte di una meccanismo molto più potente di quanto ti possa immaginare.. -.

-                     Dovrei ringraziarvi? -

-                     No, dovresti prenderne atto..-.

-                     Lo farò..-.

-                     Adesso parliamo del tuo futuro.. dopo tutto quello che è successo, non sarà facile sistemarti..-.

-                     È esclusa la possibilità che me ne possa andare, vero? -

-                     Certo -.

-                     Cosa posso fare? Perché non mi fate sparire come il vostro vecchio capo? Io sarei contento, e anche voi. Mi leverei dai piedi senza proferire parola..-.

-                     Sparire costa. E anche molto. Non basterebbero tre vite del tuo lavoro per pagare una fuga. Dimenticati quest'ipotesi.. no, preferiamo tenerti vicino, per controllarti.. ti daremo una fetta del territorio, e spaccerai là.. se te ne starai tranquillo per un po’, vedremo cosa potremo fare in futuro .-

-                     Se me ne sto buono là, promettetemi che non penserete a cosa potrei fare in futuro. Mettetemi dove volete, basta che sia tranquillo.. e dimenticatemi..-.

-                     Sei ancora scosso, e possiamo capirlo.. va bene, ti metteremo in un posto tranquillo, e quando vorrai sarai tu a farti avanti…  al tempo noi valuteremo la situazione. -

-                     Affare fatto.. e salutatemi il grande capo Matt -.

-                     Non scherzerei troppo, fossi in te..-, e gli stringe la mano.

Tutti gli uomini escono dalla stanza, e due accompagnano John nella camera preparata per lui fino al trasferimento nella nuova casa.

Non azzardano alcun commento sulla discussione appena conclusa, si limitano a mostragli la strada, la stanza e la via più veloce per raggiungere la strada; senza aspettare escono chiudendo la porta, e per la prima volta, dopo tanto tempo, lo spacciatore ha un momento per rilassarsi.

Dorme vestito senza nemmeno infilarsi sotto le coperte, si alza e guarda la televisione; trova del cibo nel piccolo frigorifero sotto la scrivania, e mentre sta facendo una doccia un uomo entra - la tua casa è pronta.. è stato tutto sistemato.. sbrigati.. ti aspetto giù fra cinque minuti -, ed esce.

Ancora con i capelli bagnati scende le scale quasi correndo, e entra in macchina; si accende il motore, e i due attraversano da parte a parte tutta la città.

-                     questo è un quartiere malfamato -, commenta uscendo dal raccordo per entrare nelle vie secondarie.

-                     Sì, così dicono.. ma è anche tranquillo.. non è quello che volevi? -.

-                     Sì, tranquillo.. ma questo fa schifo..-.

-                     Non è peggiore di tanti altri luoghi.. vedrai, ti ci abituerai presto..-

-                     Non credo..-

-                     La tua casa è quella là, in quel palazzo.. dicono abbia abitato lì anche qualcuno di importante.. anche se non ricordo chi..-

-                     Forse trent'anni fa..-.

-                     E lì è dove lavorerai.. hai già visto come si fa, e se non sbaglio hai già anche passato una notte sul marciapiede.. quindi non c'è nulla che ti debba dire.. ah, qui la pattuglia della polizia passa a mezzanotte..-.

-                     Mezzanotte?.. così presto? -.

-                     Le consegne della merce vengono fatte all'ora di  cena, ogni volta in un posto diverso.. ti verranno comunicate le modalità poco prima della consegna.. l'importo incassato, invece, dovrà essere spedito per posta.. ecco, questo è l'indirizzo -.

-                     ..ma non c'è il rischio che vengano rubate le buste con i soldi? -.

-                     Questo non è un problema tuo.. impara a preoccuparti solo dei problemi che ti riguardano.. . imparalo a memoria, poi mangialo, brucialo..insomma, fallo sparire… hai domande? -.

-                     Chi mi dirà quale è casa mia, all'interno del palazzo? -.

-                     Il portiere ti sta già aspettando -.

-                     ..che tipo di clienti avrò? -.

-                     Medio bassi.. gentaccia.. ma normalmente non da fastidio..-.

-                     Un'ultima domanda: dove devo nascondere la merce?.. non mi è stato ancora detto..-.

-                     Questo è il piccolo segreto di ogni spacciatore.. ognuno ha il suo posto.. chi un peluche, chi la corda del cesso… c'è anche chi se la porta sempre dietro, ma non te lo consiglio: è troppo pericoloso.. trovati un posto nascosto, facilmente accessibile, in modo da porte girare sempre con il minimo indispensabile.. se dovessero beccarti e te ne dovessi sbarazzare, il danno sarebbe minimo.. ma se ti beccano, hai chiuso con noi..-.

-                     Lo me, mi hanno già raccontato la storia..-.

-                     Ma forse non ti hanno detto che non siamo contenti se girano bocche che potrebbero parlare… chiaro? -

-                     Chiarissimo.. va bene, a questo punto vado..-

-                     Non metterti nei guai -

-                     Peggio di questi?.. non credo sia possibile..

John esce dalla macchina e si avvicina allo stabile; entra spingendo la grossa porta, e vede un vecchio appoggiato al bancone.

-                     scusi, sono appena arrivato.. vorrei sapere quale è il mio appartamento - chiede con decisione.

-                     Ah sì, buongiorno.. le abbiamo riservato un appartamentino stupendo.. se non ci fosse stato lei, ci sarei andato io a vivere.. ecco, queste sono le chiavi..adesso sono sue -, e gli passa un mazzo di chiavi.

-                     La accompagno.. non è difficile.. se dovesse avere bisogno di qualcosa, non faccia complimenti.. sono a sua disposizione..-.

-                     Grazie, molto gentile -, e gli lascia fare strada.

Uscito dall'ascensore percorre un corridoio sotto gli occhi di sconosciuti che si affacciano dalle porte accostate per identificare il nuovo vicino, e voci sussurrate giungono alle sue orecchie - eccolo, questo è quello nuovo.. sarà anche lui uno sporco, come quello che c'era prima - , e - adesso che ci eravamo abituati a non avere più certa gente in giro, si ricomincia da capo.. speriamo che almeno questo non ce li porti a casa -, e molti altri dello stesso genere.

Continua a camminare facendo finta di niente, e appena riesce a sbattere fuori il vecchio, fastidioso dalle troppe attenzioni, si stende sul letto. In quel momento riceve una telefonata. - spero sia soddisfatto della nuova casa…beh, dovrai esserlo perché rimarrai lì per un po’.. da oggi sei ufficialmente in servizio, senza più scuse.. tra poco arriverà il tuo primo carico.. vallo a ritirare.. nel pub davanti al tuo portone fra mezz'ora entrerà un tipo con una giacca rossa. Ti dirà Eddie,e lascerà una borsa sotto il tavolo. Prendila tu, e vai a venderla.. quella quantità dovrebbe essere sufficiente per qualche giorno.. per la consegna dei soldi, sai cosa devi fare -.

-                     va bene -, sono le sue uniche parole prima di riappendere.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

2

 

 

 

 

 

 

 

         - secondo te ha l'antifurto?

- fammi vedere... No, a prima vista sembrerebbe di no...

- puoi rubarla?

- non ho detto questo... Ha il blocco al motore, ed  è praticamente impossibile farla partire senza gli attrezzi giusti... Ma possiamo dormirci dentro -

Un leggero sorriso compare sul volto  tirato dal freddo di Stu, mentre si strofina le mani per scaldarsi..- e, con un po' di fortuna, forse potrei anche riuscire a far partire il riscaldamento..-, e avvicinandosi alla portiera. - ..nessuno in giro? -

..- nessuno-

Roi si avvicina con sicurezza alla maniglia, sfila dalla tasca un piccolo coltello e lo infila nella serratura; un secondo dopo uno scatto, e la porta si apre.

- et voilà.

- sei un mago... Un giorno o l'altro mi dovrai insegnare...-

- eh no, caro mio.. Certe cose si imparano da piccoli.. Ormai è troppo tardi...-.

Stu entra in macchina e si siede nel posto dietro, mentre Roi in quello del guidatore. Cerca sotto il volante per un attimo, poi - Niente da fare... È tutto chiuso nel cruscotto.. Per far partire il riscaldamento dovrò aprire il cofano..-.

- non sarà pericoloso?.. Potrebbe vederci qualcuno..-.

- è questione di un attimo.. Tu stai con gli occhi aperti.. Questa notte farà un gran freddo, e rischiamo di rimanere congelati..-.

Nessuno è per strada, ed il silenzio imbastardito dal rumore continuo della città viene spezzato dal cigolio del cofano

- fai più piano.. Adesso tutti sapranno che siamo qui. - , dice Stu rovistando nei cassetti in cerca di spiccioli

- vieni qua tu, se sei più bravo..-, risponde con aria di sfida,  poi si china dentro il motore...- prova a girare la manopola.. Ho allacciato i contatti..-.

Stu si allunga e accende il riscaldamento ma, nell'abitacolo non arriva aria.

- non funziona -, dice Stu continuando a cercare nei cassetti.

- non è possibile. I contatti sono a posto..-.

- infatti la ventola gira.. Solo che non arriva nulla...-.

- deve esserci qualcosa che le impedisce di passare..-, e picchia sul cruscotto.

Stu passa davanti, ed apre l'ultimo cassetto rimasto - che ti frega?. Non è mica tua.. Se c'è qualcosa che non fa passare l'aria, ci penserà il proprietario ad aggiustarla.. Piuttosto, quel morto di fame non ha lasciato niente in macchina..-.

-è logico.. Sa che ci sono quelli come te che gli ruberebbero anche una caramella sputata..-, e ride.

- c'è poco da ridere.. La dispensa è vuota.. Non abbiamo niente da mangiare. -.

Roi non sta ascoltando l'amico, ed è occupato a svitare con il coltello le piccole viti che tengono attaccati i pannelli di finto legno vicino al volante.

- non dovrebbe essere difficile.. Sembra che ciò che impedisce l'uscita dell'aria sia proprio qui dietro..

- dai, lascia perdere... È solo fatica sprecata...-

-...aspetta...ecco fatto - e sposta la copertura del cruscotto.. Davanti alle uscite dell'aria c'è un lungo e sottile pacchetto.

I due lo osservano impietriti, poi - mi sa che siamo capitati nella macchina sbagliata...-

- chissà cos'è..-

- cosa vuoi che sia, bello.. È roba che scotta... Facciamo quelli che scappano a gambe levate?.. Non fa poi così tanto freddo, fuori..-.

- no, aspetta .. forse questa è l'occasione buona...-

- ma cosa stai dicendo?-

- io non credo alle coincidenze.. Era destino che entrassimo qua...-.

- io vedo solo il mio destino lontano da qui...

- ma non ti rendi conto?.. Abbiamo tra le mani una fortuna, e tu la vuoi buttare via..-.

- non la voglio buttare via, sia ben chiaro... Voglio solo restituirla al legittimo proprietario.. Quella non è gente che scherza su queste cose..-.

- credi davvero che se il proprietario ci avesse visto, ci avrebbe lasciato trovare il pacco?.. Non so perché, ma credo che sia il risultato di uno scambio non riuscito, o qualcosa del genere... Magari il proprietario è morto in un agguato o in un incidente, e tutta questa roba non appartiene a nessuno.. Rimarrebbe qui per sempre.. almeno finché qualcuno con meno scrupoli di noi la troverà...-.

Stu non sa cosa dire, e gioca con il pupazzo attaccato allo specchietto per cercare di scaricare la tensione.

- cosa vuoi farne?-, riprende rimanendo con lo sguardo fisso sullo specchietto.

- la cosa più semplice del mondo... Venderla...-.

- a chi?-

- c'è uno spacciatore che distribuisce all'angolo con la principale, poco lontano da qui..-.

- ah, sì, ho presente..-.

- possiamo chiedere a lui... Se non se ne occupa direttamente, sicuramente saprà dirci a chi dobbiamo  rivolgerci..-.

- so che lascia la strada intorno a mezzanotte..-

- no, a mezzanotte in punto.. Pochi minuti dopo passa una volante della polizia, e vuole avere abbastanza tempo per scomparire..-.

- non ci resta molto, allora..-.

- chiudiamo tutto e andiamocene da qui.. Se tutto andrà come spero, per un po' non avremo più bisogno di dormire nelle macchine..-.

Bastano pochi minuti per risistemare la macchina ed uscire, tremando Roi per l'eccitazione, Stu per la paura.

- forse sarebbe meglio dividerci... Se dovesse finire il turno qualche minuto prima, avremmo più possibilità di incontrarlo...inoltre, percorrendo due strade diverse, controlleremo meglio la zona...-.

- io prenderò questo vicolo, tu quello -

- va bene, ci troviamo all'angolo... E vedi di fare in fretta..-.

- ..e tu di non perdere niente...-.

- stai tranquillo..-, e si allontana correndo.

-è fatta... Questa volta è fatta -, pensa Stu mentre corre tra le macchine posteggiate in divieto e le pozzanghere di acqua nera, - ..per un bel po' siamo sistemati..-

- più veloce, più veloce -, pensa Roi nel vicolo accanto;- abbiamo appuntamento tra pochi Minuti e siamo in ritardo.. Ma dove diavolo è finito Stu?.. Ci saremmo dovuti incontrare da un pezzo..-.

Il ritmo dei passi rimbomba nel silenzio, finché, ad un tratto, un rumore spezza la corsa.

Roi si ferma di scatto, e vede con la coda dell'occhio l'ombra di una goccia che gli cade sulla spalla; alza lo sguardo, ed un sottile ronzio è l'ultimo rumore che sente; un secondo dopo è per terra in un lago di sangue.

Emette qualche parola confusa, prova a rialzarsi, ma la sua agonia dura qualche attimo; è con  l'immagine sfuocata del lampione che chiude gli occhi.

Non passa molta gente per quel vicolo, durante la notte, ed è anche per questo che viene usato come punto di smercio di droga; solo chi abita qua sa che il cancello che chiude il cortile abbandonato ha una piccola apertura sul lato, che permette di arrivare quasi a metà della via principale senza il pericolo di fare strani incontri. - Uno che abita qui -..è il suo ultimo pensiero.

Stu corre nel vicolo accanto, e cerca con lo sguardo l'amico; ha fatto tardi perché ha incontrato dei passanti, e si è dovuto fermare: correre di notte, da queste parti, è come firmare la dichiarazione di aver appena commesso un furto. E, comunque, il rischio di avere la polizia tra i piedi anche per un semplice controllo manderebbe a monte l'affare. Non possono permetterselo

- dove diavolo è finito quell'idiota? Non mi ha aspettato?... Non può arrivare all'appuntamento da solo.. Forse lo ha trovato per strada.. Non sento nemmeno il rumore dei suoi passi -, pensa mentre percorre il vicolo in cui si sarebbe dovuto incontrare. - stà a vedere che ha incrociato qualcuno, si è spaventato e si è nascosto da qualche parte.. Sarà meglio che lo raggiunga...-.

La luce soffusa dei lampioni crea strane ombre sui muri, e Stu le segue come fossero avversari.

- cosa diavolo...-, e cade per terra; impreca dentro sé per aver tirato l'urlo, e si guarda in giro per controllare che nessuno apra le finestre delle case vicine per vedere cosa sta succedendo; - proprio qui dovevano gettare un sacco dell'immondizia? -, e continua a controllare le finestre.

Passano alcuni secondi prima che, avvicinandosi la mano alla faccia, si accorga che è sporca di sangue.

Un brivido gli spezza la schiena, e abbassa lo sguardo di scatto; vede il suo piede ancora incastrato sotto il braccio del cadavere del suo amico.

Salta all'indietro, ed un conato di vomito gli stringe lo stomaco, poi si nasconde istintivamente appoggiandosi alla parete del vicolo.

Nonostante la luce sia molto lieve, adesso riesce ad avere la completa visione del corpo esanime in un lago di sangue, e fissa la propria mano rossa.

- ma cosa… Roi...-, e si avvicina.

Vede la testa dell'amico completamente spappolata da un proiettile, e cerca il contenitore appena preso dalla macchina... - non so chi sia stato, amico mio, ma prima di ogni altra cosa devo concludere la consegna, o ci rivedremo molto prima di quanto possa immaginare-, e sposta il corpo, - credo che questa cosa scotti più di quello che pensassimo..-.

Sposta il corpo, cerca vicino, - magari ti è caduto nella corsa.. Dove l'hai messo? -, e continua a cercare in ginocchio in ogni angolo.

Ad un tratto vede arrivare di corsa un'ombra, ma non fa in tempo a nascondersi e la osserva ; solo quando è a pochi metri riesce a vedere i lineamenti.

- perché corri? -, chiede allo spacciatore

- ad un tratto è comparsa una marea di polizia.. Non so il perché..-; poi abbassa lo sguardo e vede il corpo.

- cosa diavolo hai fatto?.. Anzi no, non me lo dire... Non lo voglio sapere.. Ma vattene via subito, se non vuoi farti beccare..-, e si allontana correndo.

Stu da una ultima occhiata in giro, poi il rumore del motore di una macchina che si ferma vicino lo convince a scappare; si volta e percorre il vicolo nella direzione da cui era arrivato.

Non corre, ma ha il fiatone per la paura; continua a guardarsi in dietro temendo di essere seguito, e in alto per paura che qualcuno gli spari da dietro una finestra.

Decide di andare, prima di tutto, in un posto dove poter lavare i vestiti sporchi di sangue e farsi una doccia, poi da qualcuno a cui chiedere protezione; sa che deve sparire per un po' dalla circolazione, almeno finché non si  saranno calmate le acque.

Strofina la mano sul muro del vicolo per pulirla, ma la linea rossa che rimane impressa lo fa star male; si ferma un secondo a guardarla, poi l'orrore è tale che chiude gli occhi e comincia a correre. Senza rendersene conto ritorna quasi alla macchina dove aveva trovato il pacco; una luce lampeggiante, alla fine del vicolo, però, lo sveglia dal momento di delirio.

Si nasconde dietro una macchina posteggiata, e lentamente si avvicina incuriosito; c'è una pattuglia della polizia che la sta controllando.

Ci sono quattro poliziotti, di cui uno ancora seduto al proprio posto di guida; due stanno controllando l'interno della vettura, mentre l'ultimo, appoggiato sul cofano sta scrivendo su un foglio.

- dalla segnalazione della centrale, risulta rubata... La denuncia è di dieci giorni fa..-

- sembra pulita.. non c'è traccia di droga o armi.. -

- magari l'hanno usata per qualche colpo, e poi l'hanno abbandonata..-.

- no, quello che ha telefonato ha detto di vivere qua vicino, e di essersi insospettito vedendola sempre parcheggiata qui..-.

- a chi appartiene?-

- una società.. Ma non riusciamo a rintracciare il responsabile..-.

- cosa ne facciamo? -

- facciamola portare al deposito, che se la sbrighino loro.. Non mi va di passare tutta la notte aspettando che qualcuno se la venga a prendere..-

- chiamo la centrale e dico di mandare un carro attrezzi. -, conclude l'uomo al posto di guida.

Stu assiste alla scena da lontano, cercando di fare meno rumore possibile, e senza farsi vedere; il respiro è tornato normale, e si sente più tranquillo. Non riesce a capire cosa stia succedendo, ma preferisce rimanere a guardare.

I due poliziotti raggiungono il terzo appoggiato alla macchina, che nel frattempo ha finito di scrivere; sfila dal taschino della giacca un pacchetto di sigarette e ne offre una ai colleghi.

La voce della radio  della macchina è l'unico rumore che si sente, ed ogni tanto lo scricchiolio delle finestre delle case rompe la monotonia attirando l'attenzione.

Passano diversi minuti prima che il carro attrezzi arrivi e prenda la macchina; gli uomini restano in attesa osservando i due ragazzi con una pesante tuta blu imprigionare le gomme e sollevare il mezzo.

Anche Stu assiste allo spettacolo, deciso ormai a voler scomparire.

- non ci metteranno molto a scoprire il cadavere -, pensa, - al massimo domani mattina... E allora dovrò già essere molto lontano..-.

Il furgone si allontana con la stessa velocità con cui era arrivato, questa volta svegliando davvero tutti gli abitanti della zona per il rumore degli ammortizzatori troppo caricati; nessuno di quelli nella strada bada alle urla confuse provenienti dalle case, e dopo poco la strada è di nuovo libera.

Anche gli agenti si allontanano, lasciando il vicolo di nuovo al buio. Stu aspetta qualche minuto prima di uscire, poi lentamente si allontana.

 

 

 

La luce è soffusa nella camera illuminata solo dal fuoco del camino; sul muro ricoperto da sottili travi di legno le ombre di cinque persone ferme vivono di vita propria; seduto su una grossa sedia dietro un'imponente scrivania sta parlando un uomo giocherellando con il telefono.

Davanti due uomini sono in piedi, mentre gli altri due sono seduti sul divano in fondo alla stanza, pronti a scattare al minimo movimento.

- vorrei sapere davvero cosa è successo.. -, chiede quello seduto.

- è stato un imprevisto.. Non si poteva prevedere un evento simile..-

- nella macchina in cui avevamo nascosto la merce è entrato un barbone, che è riuscito a scoprire tutto..-, interviene l'altro.

- come ha fatto a scoprire il nascondiglio?-

- probabilmente aveva freddo ed era un buon meccanico.. Ha collegato i cavi dal cofano poi, vedendo che non usciva aria, ha smontato in pochi secondi anche il cruscotto..-

- ..capire cosa conteneva il pacco, poi, non deve essere stato difficile.. Quando lo abbiamo beccato stava correndo verso l'incrocio in cui vende un piccolo spacciatore della zona.. Probabilmente pensava di vederla a lui e guadagnare un po' di soldi..-

- ma avete deciso di concludere la questione subito..-

- un nostro uomo era appostato per controllare che tutto andasse bene.. Appena visto l'uomo ci ha chiesto cosa doveva fare... Il barbone era diventato troppo pericoloso.. Soprattutto con una pattuglia della polizia in arrivo..-.

- vedendo come era stato abile a smontare tutto, abbiamo aspettato che rimettesse tutto a posto e si allontanasse.. Poi lo abbiamo sistemato e ripreso la merce..-.

- avete recuperato tutto?

- non ha avuto nemmeno il coraggio di aprirlo.. Lo abbiamo ripreso intatto..-.

- e il corpo?-

- non abbiamo avuto il tempo di pensare anche a quello... Lo troverà qualcuno e denuncerà l'omicidio..-.

- apriranno un'indagine..-.

- per un barbone?.. Non credo proprio.. Archivieranno la pratica e faranno finta di niente.. Hanno cose più urgenti a cui pensare..-.

- resta il problema della consegna.. I nostri clienti pagano bene, ma pretendono la massima puntualità..-

L'uomo  si alza dalla sedia e si avvicina al fuoco; guarda l'ora sul suo orologio, pulisce il vetrino strofinandolo contro la giacca del vestito chiaro che indossa e si china prendendo le pinze per muovere i ceppi.

Ne sposta un paio, butta nella fiamma due pezzi nuovi e resta ad osservarla; alle sue spalle i due uomini sono rimasti fermi.

- non abbiamo considerato un'eventualità -, riprende senza voltarsi , - il barbone, prima di andare verso lo spacciatore, potrebbe essersi messo in contatto con lui.. È stato controllato sempre a vista? -

- sempre, tranne l'attimo in cui il nostro uomo ci ha telefonato..-.

- ..quindi abbastanza tempo per fare anche lui una telefonata.. Ci sono telefoni pubblici là vicino?..-

- sì, uno -, risponde uno dei due seduti sul divano..-.

- male, molto male..-.

- ..sì, ma Non credo..-

- non mi importa cosa credi-, lo interrompe, - in questo lavoro non ci sono dubbi, solo certezze.. I dubbi portano alla prigione..-

Si avvicina a loro, li fissa negli occhi, - trovate lo spacciatore, chiedetegli cosa sa.. Se ha qualcosa di sospetto, portatelo qui.. Se ha visto o sentito qualcosa, portatelo qui. Vivo, ovviamente.. Capito? -

- chiaro -, rispondono i due in coro.

Quelli seduti sul divano si alzano di scatto, aprono la porta e fanno uscire gli altri; il capo aspetta che tutti siano fuori e si risiede alla scrivania; il rumore del fuoco adesso avvolge tutta la stanza.

I quattro uomini scendono per le scale, e si avvicinano ad una macchina; i due che erano seduti sul divano sono davanti, gli altri dietro.

- qualcuno sa dove abita?

- sì, lo so io..-, risponde il guidatore, - non lontano da qui..-

- a quest'ora starà ancora in strada..-

- no, stacca a mezzanotte..-, prosegue.

- e tu come fai a saperlo? -, gli chiede l'altro seduto dietro.

- ho avuto una storia con una ragazza che si faceva.. Per questo so i suoi orari... Poco dopo mezzanotte passa una pattuglia della polizia di ronda, e lui scompare prima..-.

- molto bene, un tipo prevedibile..-

- è uno tranquillo, che non vuole rogne.. Fa la sua vita cercando di esporsi al minor numero di pericoli possibile. -

- quindi non dovrebbe avere problemi a parlare..-.

- se sa qualcosa, non credo -, e si ferma davanti ad un portone.

Il conducente e i due seduti dietro escono, e uno di loro dice a quello rimasto dentro - rimani in macchina, mettiti al posto di guida.. Non sappiamo cosa può succedere là dentro.. Anche se sembra un tipo tranquillo, è uno spacciatore.. Non c'è da fidarsi.. Appena ci vedi arrivare, parti.. E controlla la strada.. Se vedi qualcosa di sospetto, fai uno squillo sul mio telefono.. E accendi il motore..-

- d'accordo-, risponde spostandosi di posto.

Senza parlare i tre percorrono le rampe di scale fino ad arrivare al terzo piano, percorrendo poi un lungo corridoio.

Arrivati in fondo al corridoio, si fermano davanti ad una porta, il primo si volta e - è qui che abita..-, e si sposta.

Restano qualche secondo in silenzio per sentire se qualche rumore proviene dall'interno, poi bussano; nessuno risponde e cominciano a forzare la serratura.

La porta è vecchia, e non ha alcun tipo di antifurto; basta poco e sono all'interno dell'appartamento.

È completamente buio, e sembra disabitato; con un  rapido cenno il primo entrato ordina agli altri di controllare le altre stanze, e si dirige verso la cucina, davanti all'ingresso.

Uno dei tre si avvicina ad una camera, ma non fa in tempo ad entrare perché dal buio esce  un'ombra e gli punta la pistola alla testa, infilandosi fra lui e il muro.

Gli uomini si voltano, ma non hanno abbastanza tempo per sparare; l'uomo che punta la pistola è seminudo, ha la barba non fatta e sembra si sia appena svegliato.

-     chi siete, cosa diavolo volete da me? -, chiede

-     è lui l'uomo che stiamo cercando -, dice quello che ha guidato la macchina agli altri.

-     Sicuro?-.

-     Sì..-.

-     Mi cercavate?.. perché?.. io sono pulito-, li interrompe lo spacciatore.

-     Non ti preoccupare, non siamo della polizia.. sappiamo che spacci..-.

-     Ho la mia zona, i miei clienti.. c'è chi mi protegge.. voi non potete farmi niente..-.

-     Infatti non vogliamo farti niente.. vogliamo solo delle informazioni..-.

-     Che genere di informazioni?-.

Uno degli uomini si siede su una sedia vicino al tavolo della cucina, accavalla le gambe e, con aria rilassata, comincia: - abbiamo avuto qualche problema questa notte.... quasi un'ora fa un individuo è entrato in una macchina di nostra proprietà, rubandoci parte della merce di scambio.. abbiamo agito in maniera abbastanza drastica per recuperare la refurtiva.. sappiamo che tu operi in quella zona, e ci stavamo chiedendo se qualcuno si fosse messo in contatto con te..-.

-     no, non mi ha chiamato nessuno.. allora siete voi quelli dietro all'omicidio nel vialetto..-.

-     diciamo che siamo interessati alla faccenda..-.

-     mi spiace, io non so niente.. appena ho visto una pattuglia della polizia me la sono squagliata, e mentre correvo ho visto il tizio vicino al cadavere.. ma ero pieno di merce, e se me la avessero trovata addosso sarei stato..-.

-     ..tizio vicino al cadavere? -, lo interrompe alzandosi.

-     Sì, c'era uno vicino al corpo.. all'inizio pensavo fosse stato lui ad ucciderlo…-.

-     Aveva in mano qualcosa?-

-     Non so…non credo.. ero di corsa.. no, comunque credo di no..-.

-     Lo hai visto?.. come era?

-     Era buio, e non ho visto bene i lineamenti.. comunque doveva essere anche lui un barbone, da come era messo.. probabilmente amico dell'altro… era sconvolto…  poi non so, me ne sono andato..-.

-     E dove sei andato?…

-     Dove vuoi che sia andato?… ho messo al sicuro la mia merce e sono tornato qui, a casa… finché non siete arrivati voi…-.

L'uomo con la pistola puntata ancora alla testa interviene, - visto che adesso sai che non corri pericoli, che ne diresti di abbassare il cannone?.. -

-     non hai motivo di preoccuparti, non abbiamo nulla contro di te…-, continua l'altro.

Lo spacciatore, dopo un attimo di attesa, abbassa la pistola e lascia l'uomo..-

-     .. come vedi, tutti ne abbiamo una…siamo pari..-.

-     no, voi siete in tanti, ed io da solo..-.

-     se ti avessimo voluto eliminare, ti assicuro, lo avremmo già fatto in maniera molto più  semplice.. ma, tornando al nostro discorso.. saresti in grado di riconoscere l'altro barbone, se lo vedessi?..-.  

-     sì, credo di sì..-.

-     ti ha detto nulla del pacco?

-     No, niente…-

-     Vestiti, devi venire con noi..-.

-     Dove?..-.

-     C'è qualcuno che vuole parlare con te…

-     Se domani mattina non mi presenterò ad un appuntamento, succederà il finimondo… è la mia assicurazione sulla vita… se avete intenzione di uccidermi, sappiate che sono ben protetto…-.

-     Non abbiamo intenzione di ucciderti… sbrigati, non abbiamo tempo da perdere…-.

Lo spacciatore si infila velocemente un paio di vecchi pantaloni, una grossa giacca e le scarpe; nel frattempo quello seduto telefona al capo per avvertirlo dell'imminente arrivo.

Escono tutti dall'appartamento, e non si fermano quando alcuni vicini di casa, vedendo l'uomo portato via, credendo sia la polizia, lo insultano.

Nessuno parla per il breve tragitto; tutti guardano fuori dal finestrino distrattamente, mentre lo spacciatore con più attenzione, cercando di memorizzare la strada o, almeno, non  perdere l'orientamento.

Bastano pochi minuti e sono di nuovo davanti allo studio dentro cui si sente ancora il fuoco bruciare; una guardia apre loro la porta, e si sistemano come nella prima riunione.

Il capo è seduto alla scrivania, voltato di spalle e sta parlando al telefono; il suo tono di voce è così basso da rendere incomprensibili le parole; i cinque restano in attesa.

Appena finita la conversazione, l'uomo si gira, ed uno dei due in piedi :- eccolo, è lui...-.

- molto bene -, risponde con aria di sufficienza; lo spacciatore incrocia per la prima volta il suo sguardo.

-  sono John -, dice

- piacere John... Io sono Brown e questi, come avrai capito, sono i miei ragazzi.. Mi spiace di non poter avere una bella conversione con te, ma come saprai abbiamo qualche piccolo problema da sistemare.... Mi hanno detto che sapresti riconoscerlo, se lo rivedessi.. È esatto?-

- sì, credo di sì..-.

- e avevi mai visto questo tipo prima.. Sai dove vive?..-, e comincia a passeggiare per la stanza.

- no, non credo di averlo mai visto... Poi, quelli lì sono tutti uguali... Magari mi ha comprato un po' di roba tempo fa, ed è per questo che si ricordava di me..-.

-                           ma che spacciatore sei?.. per chi lavori? -

-                           Matt.. Lawrence Matt.. prima lavoravo per Longo, ma adesso è fuggito.. -

-                           Matt?… ma davvero? -

-                           Perché? -.

-                           Matt è uno dei miei consiglieri..  ha aperto una nuova frontiera nell'organizzazione.. un grosso patto, che ha portato vantaggi a tutti..-.

-                           Quindi questo è il fulcro di tutto?. È da qui che partono gli ordini principali..-

-                           Esatto.. non sembri stupido, ma mi chiedo come abbiano fatto a non averti ancora beccato, visto il modo in cui lavori..-.

-                           Sono un tipo abbastanza fortunato..-.

Brown continua a camminare per la stanza avvolto nei suoi pensieri, poi ad un tratto riprende:- ho un affare da proporti... Potrebbe essere interessante per entrambi.. Domani mattina devo essere ad una importante inaugurazione, con alcune delle massime autorità della città.. Ora che ci hai visto tutti in faccia, non possiamo certo riportarti a casa come se non fosse successo nulla... Giusto?-; l'uomo annuisce. - mi servirebbe giusto un nuovo uomo per la scorta.. Sei uno che sa stare zitto quando non si deve parlare, e sai capire quando si può.. Voglio metterti alla prova... Accetti?-

- ho alternative?-

-  no . -

Dopo un attimo di pausa, .- Quando comincio?..-.

- ..hai già cominciato..-, e gli stringe la mano.

- domani mattina affiancherai i miei uomini; sarai in prova.. Non fare o dire niente che non ti venga richiesto, se qualcuno ti da un ordine, esegui senza discutere.. E, soprattutto, non creare problemi.. Chiaro?... Non puoi tornare a vivere in casa tua, devi essere sempre reperibile.. Ti verrà assegnata una stanza.. Adesso ti accompagneranno a prendere le tue cose.. poi dimenticatela ... Se filerai dritto, non dovrai più vendere quello schifo e indossare quegli stracci...-

Brown si volta, John esce dalla stanza accompagnato da un uomo, mentre gli altri restano dentro.

Appena chiusa la porta, si rivolge ad uno in piedi e - mi raccomando, tenetelo d'occhio.. Non vorrei facesse scherzi.. Controlla ogni passo che fa, ogni parola che dice.. Poi decideremo cosa farne.. Adesso abbiamo cose più importanti a cui pensare.. Dobbiamo concludere la consegna e sistemare il barbone.. domani mattina parlerò con i nostri clienti, ed offrirò loro una quantità maggiore di merce per scusarmi per il ritardo...ma, in un modo o nell'altro, domani la consegna dovrà essere fatta... Senza ulteriori disguidi.. Chiaro?-

- certo..-, ed esce dalla camera.

Brown esce da una porta sul lato opposto a quello dell'uscita principale, e lascia gli uomini di guardia.. Lentamente il fuoco si consuma, fino a diventare un piccolo mucchio di brace.

L'unica piccola luce che crea un filo di penombra è quella che arriva dalla strada, fino all'alba.

 

 

Una macchina dalla grossa cilindrata, color grigio metallizzato è posteggiata davanti alla casa di Brown, ed un'altra, con il motore acceso, è ferma pochi metri dietro.

All'interno di questa, tre uomini guardano la vettura davanti senza parlare né muoversi; tra questi, seduto dietro c'è John.

L'odore del suo dopobarba invade l'abitacolo, i capelli molto corti dovrebbero dargli un aspetto più serio; l'unica traccia del suo passato è la piccola scatola in cui tiene il tabacco e le cartine per farsi le sigarette.

Pochi minuti dopo il loro arrivo un uomo, che precede Brown mentre esce dal portone, fa loro segno di mettersi in marcia; il capo sale sulla grossa macchina e parte.

- devi controllare ogni macchina che si avvicina, o che si affianca.. Tutti sono potenziali concorrenti.. E non usano la diplomazia... Se vedi qualcosa di sospetto, avvertici subito.. Ah, mi raccomando, non agire mai di tua iniziativa.. Su questo non transigiamo..-

John ascolta gli ordini senza obiettare, e continua a controllare la strada; dopo aver attraversato quasi tutto il centro, si fermano davanti ad un grosso albergo; c'è una lunga coda per entrare nel garage, e abbastanza tempo per impartire gli ordini.

- questo è un grande ricevimento -, riprende quello seduto davanti, - e questo vuol dire molta gente... Abbiamo l'elenco degli invitati, e nessuno dovrebbe creare problemi.. Sono più che altro politici e autorità, ognuno con i propri agenti.. Ma dopo quello che è successo questa notte, sarà meglio rimanere con gli occhi aperti.. Abbiamo ancora l'appalto, ma ci sono parecchie persone interessate.. Tu John starai con me, gli altri ai soliti posti.. Sistemate gli auricolari e non perdetelo mai di vista..-

La vettura grigia arriva all'entrata, e Brown scende accompagnato da due uomini; gli altri lo seguono a breve distanza.

Nella hall, piena di gente, numerosi camerieri offrono caffè e tè per la colazione, mentre diversi tavoli sono imbanditi con ogni tipo di torta e dolce; Brown, entrando, scambia saluti con molti dei presenti, promettendo inviti a pranzo e cena; a quelli più importanti propone sfide a golf nel suo club.

Impiega qualche minuto ad attraversare il grade salone, e si dirige verso una sala chiusa da tende rosse, alla cui entrata diversi uomini controllano il nome e che nessuno abbia armi.

John ha l'istinto di avvicinarsi, ma il collega lo blocca , - là non possiamo seguirlo.. È l'unico posto in cui è consentito accedere solo a pochissimi invitati... E ognuni viene controllato.. Non sono ammesse armi..-.

- cosa succede là dentro?

- il sindaco riunisce annualmente le maggiori cariche della città e alcuni dei cittadini più influenti per fare il punto della situazione sull'economia, sulla politica, sul sistema sociale e cose simili... Gran parte delle decisioni vengono prese prima, in privato.. Ma qui bisogna ufficializzarle.. -

- quanto può durare?-

- da qualche decina di minuti a qualche ora... Quest'anno, poi, c'è in concomitanza l'inaugurazione del nuovo centro commerciale della zona ovest, il  cui appalto è stato affidato proprio al Sig. Brown.. È un giorno molto importante.. Per questo dobbiamo rimanere con gli occhi aperti..-

- cosa dobbiamo fare?-

-     per adesso aspettare.. Poi riceverai gli ordini al momento opportuno...-.

 

All'interno della sala il sindaco ha già iniziato il proprio discorso, ma saluta Brown con un cenno appena entra; si siede in una delle ultime file, e comincia ad ascoltare.

La sua attenzione è attirata da tende in velluto che ricoprono quasi completamente il muro, e la moquette dello stesso colore crea un senso di pesantezza a tutta la struttura.

Con la coda dell'occhio vede arrivare un uomo, che si siede vicino a lui; dopo i convenevoli, entrambi continuano ad ascoltare le parole del sindaco.

-     credo ci sia qualcosa di cui dobbiamo parlare -, comincia sottovoce continuando a fissare il sindaco.

-     Lo so, è per il contrattempo che abbiamo avuto questa notte -

-     Lo chiami come vuole, ma non cambia che uno dei miei uomini ha passato più di mezz'ora ad ispezionare la macchina che voi avete consegnato rischiando di essere visto, senza trovarvi nulla dentro… e lo sa che nella nostra struttura un simile ritardo può essere notato-.

-     Abbiamo avuto un cotrattempo che ha impedito di terminare la consegna.-

-     Ho pagato tutto in anticipo, come sempre.. e non tollero ritardi..-.

-     È stato un incidente.. non si ripeterà più.. questa sera stessa recapiteremo un'altra macchina… con una quantità maggiore di merce, come saldo per il ritardo..-.

-     No, non possiamo rischiare.. se vedessero arrivare anche  questa sera un'altra macchina nel posteggio dentro il carcere delle auto sequestrate dalla polizia si insospettirebbero.. bisogna agire in maniera diversa..-

-     Come? -.

-     Questo è un problema suo.. i miei clienti  sono molto impazienti, e non saranno tollerati altri errori. Al più tardi, questa sera deve essere concluso l'affare… dal prossimo ordine, se ce ne sarà un prossimo, tutto tornerà come prima.. -

-     Non ce la faccio a trovare agenti da corrompere entro questa sera.. posso affidarmi a qualcuno dei vostri? -

-     I nostri uomini non sono in vendita.. non è un problema mio.. avrà a disposizione il solito contatto… al resto, pensi lei… aspetto la sua chiamata per sapere l'ora e il modo -, poi si alza sorridendo al sindaco e esce dalla sala.

Brown resta seduto per qualche secondo da solo ,poi il sindaco lo invita a salire sul palco per ricevere una medaglia offerta dalla cittadinanza per l'appalto appena concluso; il sorriso che ha stampato sul volto nasconde un grande terrore, perché sa che i clienti con cui lavora sono disposti a pagare molto bene per un buon servizio, ma se qualcosa va male.. un brivido gli spezza la schiena, e si sente quasi svenire; per fortuna a parte i ringraziamenti non gli viene chiesto di fare alcun discorso e la cerimonia in pochi minuti finisce.

Esce di corsa, divincolandosi tra tutti gli altri invitati che cercano di salutarlo e fargli i complimenti, appena gli uomini della sua scortalo vedono, scattano e lo precedono all'uscita.

Entra nella macchina, già pronta davanti all'ingresso, e da ordine di tornare nel suo ufficio. Appena entrato nello studio, si versa un bicchiere di whisky e comincia:- … ho parlato con il responsabile dei nostri clienti… dobbiamo assolutamente chiudere la consegna entro questa sera, o saranno guai per tutti… -.

Gli uomini ascoltano lo sfogo impassibili, in silenzio, - solo che il vecchio metodo della macchina non va più bene.. dice che far arrivare nel deposito delle auto rubate nella centrale attaccata al carcere un'altra vettura potrebbe essere pericoloso… e non ha tutti i torti.. solo che far entrare nel carcere della droga in un altro modo è praticamente impossibile… l'unica possibilità sarebbe corrompere qualche guardia, ma non abbiamo abbastanza tempo… ce ne vorrebbe troppo per contrattare e trovare qualcuno di fiducia… -

Nessuno degli uomini risponde, e rimangono in piedi; Brown cammina nervosamente per tutta la camera sorseggiando l'alcolico, cercando una soluzione… il telefono suona, ma nessuno risponde; al terzo squillo strappa il filo della cornetta.

-     Ci sono -, quasi urla ad un tratto, - sarai tu a farla entrare -, e si rivolge a John; poi si avvicina e continua- sarai tu a portarla dentro…-.

-     Come? -, chiede impaurito.

-     Basterà che ingurgiti qualche capsula contenete la droga, ti fai arrestare per un piccolo furto e la consegni… in poche ore, appena pagata la cauzione, sarai libero. - .

-     ..chi mi assicura che pagherà la cauzione? -, chiede.

A questa domanda l'uomo non risponde nemmeno, e cala il gelo nella stanza; uno degli altri spezza il momento, - conosco un dottore specializzato in questo genere di cose; possiamo chiedere a lui i contenitori. -.

-     perfetto, lo voglio qui subito; tu, intanto, preparati -, e si siede dietro al tavolo.

La mano di  John comincia a tremare dalla paura, mentre un sottile filo di sudore gli corre lungo le tempie.

Fino ad adesso era riuscito a rimanere pulito, condizione fondamentale per chi spaccia, - comunque andrà a finire questa storia -, pensa, - dovrò ricominciare tutto dall'inizio.. nessuno accetterà mai di far lavorare un ex spacciatore… dovrò cambiare città..-.

L'uomo vicino a lui fa una telefonata, e si accorda con il dottore: dice che tra pochi minuti sarà lì per esaminare il caso; ancora una volta cala il silenzio, e si sente soltanto il ticchettio dell'orologio di Brown.

Il cuore scoppia nel petto a John quando sente il campanello suonare. Subito il capo chiede al medico se può risolvere il problema e -, posso fare anche di più -, gli risponde.

-     cosa? -

-     una volta venivano usate delle piccole fiale, in lattice, in cui la merce veniva nascosta per essere trasportata senza problemi… ma, chiaramente, bisognava aspettare che il ciclo digestivo finisse per poterle recuperare… tempo che non credo voi abbiate..-

-     infatti..-.

-     ecco cosa posso offrirvi: ho appena inventato delle capsule da contenere nello stomaco, attaccate ad un sottilissimo filo da incastrare tra i denti.. il corpo non risente del filo, perché è troppo piccolo… al momento del bisogno, basta tirarlo e si potrà recuperare la merce.. comodo, eh? -, e sorride.

-     Geniale -, conclude Brown,  - è proprio quello di cui abbiamo bisogno .. quando possiamo cominciare? -.

-     Dobbiamo andare nel mio studio; devo confezionare le fiale da ingurgitare e poi dovrò incastrare il filo…bisogna lavorare in ambiente sterilizzato per non correre il rischio di infezioni… se ne avesse una, rischierebbe di stare male all'interno della prigione e manderebbe a rotoli l'intera operazione, compromettendo anche questo nuovo metodo…-.

-     E le capsule?.. che fine fanno? -.

-     Le può semplicemente mangiare… sono perfettamente compatibili con l'apparato digerente… non sono molto gustose, ma…-

-     ..quindi nessuna traccia… perfetto…-.

Brown si rivolge ad uno dei suoi uomini, e continua - adesso dobbiamo organizzare la sua cattura…deve essere una cosa istantanea… ma non così grave da essere chiuso in carcere definitivamente.. deve essere messo in attesa di giudizio… -

-     lo accusiamo di qualcosa, con una telefonata anonima lo facciamo mettere dentro, essendo sera lo terranno per accertamenti, e alla mattina, senza prove, lo libereranno.. nel frattempo avrà tutto il tempo necessario per mettersi in contatto con l'aggancio e chiudere la consegna -.

-     Verrà accusato di spaccio di droga… una telefonata anonima lo inchioderà a casa sua… lo tratterranno per accertamenti… dovrebbe funzionare… dobbiamo stare attenti che lo portino nella prigione giusta… non possiamo né rischiare, né compiere errori..-.

-     Lo riportiamo nello studio del dottore, e poi direttamente a casa sua.. non perdiamo tempo..-.

-     Cominciate ad andare.. nel frattempo mi metterò in contatto con i nostri clienti; organizzeremo l'incontro all'interno del carcere. -

-     Allora proporrei di andare -, interrompe il medico alzandosi.

-     Arrivederci.. e grazie per l'aiuto… -.

-     È un piacere-, e si avvicina dalla porta.

Il medico è seguito da due uomini e da John; prima di uscire Brown incrocia lo sguardo dello spacciatore che trema, e lo ferma. - parte di quest'operazione dipende da te. Ho deciso così perché voglio provare a fidarmi di te. Sono sicuro che non mi deluderai. -.

Lo spacciatore esce senza rispondere, e percorre le scale con le gambe quasi tremanti. Il medico sale sulla propria macchina, insieme ad uno degli uomini; gli altri lo seguono su un'altra vettura.

Il tragitto verso il laboratorio è molto lungo, e il traffico si sta facendo caotico; più volte John pensa di scappare fuori dalla macchina facendo perdere le proprie tracce, ma poi sa che nessuno, per quegli uomini, può davvero scomparire.

Lo studio del medico è nel retro di una piccola villetta di provincia, in una di quelle vie assolutamente anonime, tutte uguali, in cui unica differenza tra quelle in Alaska e quelle in California è il clima. Un posto ideale per un lavoro illegale.

Le due macchine si fermano ma, mentre quella del dottore prosegue fino al garage di fianco alla casa, quella degli uomini si ferma davanti.

Si dirigono subito nel laboratorio, guidati dal medico; qua si sistemano nell'entrata, in attesa di istruzioni; il padrone di casa accende tutte le luci, si toglie la giacca e si siede.

-     allora, tu sei quello a cui dobbiamo fare l'operazione, vero? - chiede rivolgendosi a John.

-     Sì..-.

-     Bene, allora mettiti comodo che fra un po' ti chiamo… prima preparo tutto, poi le dovrai mangiare… mi spiace, non ho niente da metterci su per farle sembrare meno cattive -, e ride.

-     Non c'è problema -, gli risponde serio

-     -     Ehi, non ti preoccupare…guarda che non ti faccio male.. non sentirai niente, te lo assicuro.. e anche quando le estrarrai, al massimo avrai un po' di senso di nausea per qualche minuto… le ho progettate in modo da danneggiare il meno possibile l'organismo con cui vengono a contatto, permettendo di avere prestazioni ottime anche appena conclusa l'operazione.

-     Mi fido…-.

-     Non hai alternative -, gli risponde secco, - e adesso mettiti comodo e aspetta -.

John si allontana e si siede su una sedia in un angolo della grossa stanza; il medico si volta verso uno degli uomini e riprende: - la merce?.. la posso vedere? -

-     certo, eccola qua -, risponde uno di quelli, aprendo la piccola borsa che porta con sé.

-     Mamma mia, mai vista così tanta tutta insieme -, dice appena si avvicina alla valigia

-     È un grosso carico.. è purissima… per questo non possiamo permetterci di sbagliare…-.

-     Ci credo.. con così tanta merce, saranno girati un bel po' di soldi.. anche io mi arrabbierei se avessi già pagato per tutta questa roba, e non mi arrivasse niente…-.

-     Cominci pure..-.

Il medico prende la valigetta e la appoggia su un tavolo bianco, poi si avvicina ad un grosso frigorifero ed estrae un pacco; cerca in un armadio una bilancia, che poi trova vicino ad una cassapanca e prende una bilancia di precisione che lascia vicino alla valigia. Si siede davanti, apre il grosso pacco da cui fa uscire piccole capsule colorate, le apre e le sistema ordinatamente sul tavolo; poi prende parte della merce e la appoggia sulla bilancia.

-     il segreto di tutto questo è la precisione… ,- comincia mentre lavora, - il peso delle capsule ha un suo perché, ed anche il diametro dei contenitori; il materiale del filo è fatto apposta, e mi sono dovuto improvvisare anche dentista per non coinvolgere estranei nell'operazione ..-.

-     - meglio, meno persone vengono coinvolte, meno pericoli ci sono..-, lo interrompe uno degli uomini.

-     E meno problemi nella spartizione dei guadagni, soprattutto -, conclude.

Sistema tutte le fialette già pronte su un lato, e John le continua a contare nervosamente; le sottili righe colorate con cui sono fatte rende difficile distinguerle da lontano.

-     credo che dovremo fare due fili, uno sarebbe troppo lungo e rischierebbe di rompersi per il peso.. te ne attacco uno per ogni lato dei denti.. spero che la cosa non ti dispiaccia…-

John non risponde.

-     l'unico accorgimento che devi avere è non fare a botte.. capisco che per gente come voi sia come togliere l'ossigeno, ma rischieresti di spezzare il filo con i denti o con la lingua.. per cui vedi di stare calmo… ti assicuro che digerire un pacco del genere è molto peggio che riprenderlo dallo stomaco..-, e gli mostra un lungo filo cui sono attaccate le fialette.

Un brivido corre lungo la schiena di John, che si avvicina per vederlo meglio; anche gli altri uomini lo osservano con stupore.

-     già che sei qua, perché non ti fai un bell'antipasto e ingurgiti il primo giro? Fra qualche secondo sarà pronto anche l'altro… - e gli da le fialette attaccate al filo, - non ti mangiare tutto il filo, non spezzarlo e non perderlo.. appena avari mangiato anche l'altra, te li aggancio tutti e due.

John prende il lungo filo, lo osserva per qualche secondo e poi comincia a mangiarlo; fa fatica a mandare giù tutto, e si sente lo stomaco gonfio.

Impiega qualche minuto a finire, giusto il tempo che è servito al medico per terminare l'altro; appena mangiato il primo, comincia con il secondo.

- può darsi che all'inizio ti dia un po' di fastidio, perché non si è sistemata bene; allora lo stomaco reagisce con forti crampi, finché non sente più nulla.. Allora ti dimenticherai anche di avere addosso quel patrimonio. -

Gli altri uomini osservano John cercando di capire cosa stia provando, ma non hanno il coraggio di chiedere nulla; il medico, nel frattempo, lo invita a seguirlo in un'altra stanza.

Con i due fili che gli escono dalla bocca lo segue, ed entra in una piccola sala operatoria; al centro un lettino è illuminato da grossi faretti, ci sono attrezzi e macchinari su tutte le pareti e in un angolo, vede anche una poltrona da dentista.

- siediti lì, e aspetta che si scaldino le luci -, gli dice, - mentre vado a prendere i ferri sterilizzati -, e lo lascia solo.

Il dolore allo stomaco non è intenso come prima, ma ancora non è a passato; poter rimanere qualche secondo seduto tranquillamente non gli da fastidio.

Non fa in tempo nemmeno a chiudere gli occhi per provare a rilassarsi, che sente il rumore dei ferri avvicinarsi; il dottore prende uno sgabello, lo alza, si avvicina e gli apre la bocca.

- ti farò una piccola anestesia locale, giusto per essere sicuri che non ti vengano conati di vomito; hai ancora lo stomaco sottosopra, e non voglio rischiare.. Ti incastrerò il filo tra gli ultimi due denti di ogni arcata, in modo da non darti fastidio. Il filo è molto resistente, ma non sfidarlo; quando sarà il momento, basta che lo prendi con un dito, lo infili tra questi due denti e tiri -, e gli mostra il movimento. - capito? -, e John annuisce.

- se ti dovesse rimanere qualche centimetro in bocca, non ti preoccupare; si consumerà in un paio di giorni.. Per qualche minuto sentirai il formicolio dato dall'anestesia.. Poi passa...-.

L'operazione dura una decina di minuti, durante i quali l'ex spacciatore resta più attento alle convulsioni dello stomaco, che al lavoro del medico; a poco a poco il dolore sta passando.

- se riceverai pugni o calci nello stomaco -, riprende appena conclusa l'operazione, c'è il rischio che qualche capsula si rompa; sono molto resistenti, non indistruttibili.. Se ti dovesse capitare, sentirai entro due, tre secondi lo stomaco esplodere.. Poi perderai i sensi, e probabilmente morirai di overdose entro pochi minuti.. Ognuna di quelle dosi stenderebbe un elefante.. Proteggi il tuo stomaco, costi quel che costi..-

John ascolta le indicazioni dell'uomo in silenzio, seguendolo con rapidi cenni del capo; resta seduto fino alla fine del discorso, poi lentamente si alza e raggiunge gli altri nella prima camera; salutano il padrone di casa e salgono in macchina; nessuno gli chiede cosa sia successo o come sta, e John sta aspettando che l'effetto dell'anestesia gli passi.

- ti portiamo a casa, puoi riposarti per qualche ora; poi arriverà una pattuglia della polizia che ti porterà dentro; una volta arrivato, aspetta che dall'interno si mettano in contatto con te.-.

- come farò a sapere che è? -

- non ti preoccupare, ci penseranno loro a farsi riconoscere.. E ti diranno anche i modi e i tempi dello scambio.. Attieniti strettamente alle loro istruzioni.-.

-     come sempre -, sussurra continuando a guardare fuorri dal finestrino.

La macchina si ferma sotto la casa dell'ex spacciatore, e l'uomo scende di scatto; prova a salire di corsa per non farsi vedere, ma alcuni vicini cominciano ad urlargli dietro insulti di ogni genere; John non si ferma e si chiude dentro.

Si stende un attimo sul letto, si fa una doccia e mangia qualcosa; prova a dormire, ma non ci riesce. Ogni minuto diventa infinito, ed è combattuto dalla voglia che la polizia arrivi subito, per terminare l'attesa e concludere questa storia più velocemente possibile, e la paura del suo arrivo. Il suo incubo peggiore, la polizia che entra nella sua casa, si sta avverando per la seconda volta in poche ore.

Ascolta un po' diminuisca per cercare di non pensare, poi comincia a sistemare e pulire; più passa il tempo e più l'agitazione sale.

Tre secondi scarsi. E' il tempo impiegato dagli agenti per sfondare la porta, entrare e immobilizzare John. Tutto si svolge ad una tale velocità che l'uomo non ha nemmeno il tempo di reagire, di capire cosa stia succedendo; si trova steso per terra, a faccia in giù con le mani ammanettate dietro la schiena.

-     ottimo lavoro, ragazzi -, dice fiero un agente, - avete fatto un ottimo lavoro.-.

-     soggetto immobilizzato e ambiente perlustrato; non sono state trovate altre persone -, gli risponde un altro.

-     Mi sembra che questo schifoso abbia avuto a che fare già con troppe persone, non vi pare? -, continua l'agente, - ogni tanto si ddovrà pur riposare… ti dovrai pure riposare, no? -, e si rivolge a John.

L' ex spacciatore non risponde, e rimane con il volto appoggiato per terra.

-     così non rispondi, eh?… non hai più il coraggio di parlare, eh?.. -, e gli tira un calcio sulle braccia.

I vicini di casa sono tutti fuori dalla porta, ed assistono allo spettacolo con un sottile sorriso sulle labbra:- chissà come se la stanno godendo questi maledetti- pensa mentre sente il braccio gonfiarsi.

-     con quella ragazza non facevi così il timido, eh? -, e gli tira un altro calcio.

-     Ragazza? -, pensa John mentre comincia a tremare, - ma non doveva essere un carico di droga?… una ragazza…-.

-     Abbiamo saputo che hai anche minacciato di ucciderla, se fosse venuta da noi… ma, per fortuna, è molto coraggiosa e ha preso il numero di targa della tua macchina, quando sei andato via, e per noi è stato un attimo trovarti… perché l'hai minacciata?.. eri ubriaco?… non ci stava? -.

John continua a rimanere in silenzio, cercando di proteggere lo stomaco dai calci; ad un tratto l'uomo gli da uno strattone e un calcio proprio in mezzo alla pancia; - uno, due, tre, quattro -, pensa John, - cinque, sei… se si fosse rotta qualche fialetta, dovrei sentirne già gli effetti… va bene, questa volta è andata -, e cerca di alzarsi.

Un altro agente lo aiuta e lo portano fuori dalla casa, facendosi strada fra tutti i condomini che assistono allo spettacolo; lo buttano quasi giù dalle scale, e lo fanno salire in macchina; - e questo è niente… vedrai cosa ti aspetta appena arriverai in carcere…. Lì non sono delicati come noi -, e partono.

Con la coda dell'occhio l'ex spacciatore vede la macchina degli uomini di Brown posteggiata sull'altro lato della squadra, ed i suoi colleghi all'interno assistere allo spettacolo;- ormai posso solo sperare che non abbiano fatto il doppio gioco -, pensa mentre li osserva.

Le due macchine della polizia procedono con le sirene accese ad alta velocità, e l'uomo non riesce a rimanere in equilibrio sul sedile ,perché ha le mani legate; le braccia e lo stomaco gli fanno ancora male per i calci, ma ormai pensa solo al contatto che spera di incontrare.

All'arrivo non oppone alcun tipo di resistenza, e gli agenti sembrano meno aggressivi dei primi; lo scortano per lunghi corridoi, fino ad arrivare in una piccola stanza bianca, in cui John viene spinto dentro, e viene chiusa la porta.

Si guarda in giro, poi si siede ed aspetta l'evolversi della situazione; - forse è qui che devo entrare in contaatto con il loro interno… quale posto migliore?… due secondi e lo scambio è fatto…-.

Pochi minuti dopo, invece, entra un uomo molto grosso, con un vecchio completo e un pacco di carte sotto il braccio; lo guarda, appoggia il pacco sul tavolo e si siede.

-     allora, questa è la sua pratica -, e gli mostra un foglio,- è accusato di molestie verso una donna, compiute poche ore fa… confessa? -.

-     No, non ho fatto niente -

-     Senta, non perdiamo tempo… la donna che ha sporto denuncia verrà qui domani mattina e ci sarà un riconoscimento diretto… per cui, se è colpevole, le conviene confessare.. potremmo guadagnarci uno sconto della pena… le sembra poco? -.

-     Sono innocente….-.

-     Bene, faccia come vuole… ma non dica che non l'ho avvertita… per l'ultima volta: confessa? -

-     …-

-     molto bene; ci vedremo domani mattina per il confronto diretto, e da quel momento sarà ufficialmente accusato; il processo sarà fra qualche giorno, e poi verrà deciso il carcere in cui sconterà la pena. Arrivederci. -, e esce dalla stanza.

John non risponde, e segue con lo sguardo l'uomo, senza fiatare; appena solo entrano due agenti che lo sollevano e lo portano fuori dalla stanza; il loro passo è molto veloce, e non dicono niente. Percorrono molti corridoi, costeggiano le prigioni e proseguono verso un'altra ala del penitenziario; durante la marcia attraversano diversi cancelli e porte chiuse, e controllate da guardie.

Arrivano davanti ad un'altra porta, la aprono e lo buttano dentro; - resterai qui fino a domani mattina.. purtroppo dobbiamo aspettare fino a domani per metterti nelle carceri comuni.. e lì non sono molto gentili verso quelli che aggrediscono le donne… goditi quest'ultima notte di tranquillità, perché da domani non credo riuscirai a dormire molto -, e ridono.

Nella cella ci sono solo un letto, un tavolo, una sedia e un lavandino; la porta è completamente chiusa, e lascia solo un piccolo passaggio per l'aria sul fondo; la luce è data da una lampadina appesa sul soffitto - per evitare che qualcuno si possa impiccare con il filo -, pensa John.

Si siede sul letto, ma il forte cigolio delle molle gli da fastidio; si appoggia al tavolo, e comincia a pensare a tutte le persone che ha incontrato; si sfiora con la lingua i due fili attaccati ai denti e tira un sospiro di sollievo quando sente che entrambi sono a posto.

La sua peggiore paura, adesso, è di non aver visto qualche segnale; - e se il contatto ci fosse già stato, e non me ne fossi accorto?.. Sarebbe una tragedia..-, e continua a cercare di ricordare quasi maniacalmente ogni secondo da quando è entrato.

Ci sono momenti e luoghi in cui il tempo non ha importanza; tutto scorre e contemporaneamente resta immutato; John è entrato nella spirale dei suoi pensieri, e solo quando sente il rumore della serratura che scatta ritorna alla realtà.

Una guardia apre la porta, mentre un' altra, un passo più in dietro, assiste all'operazione; John sta fermo e li osserva.

- è l'ora della toilette, bello -

- no, grazie -.

- forse non hai ancora capito una cosa.. Qui non si chiede, si ordina.. E tu devi fare quello che noi ti ordiniamo di fare.. Chiaro? -.

John non ribatte, si alza e si avvicina; esce dalla stanza e vede che, proprio davanti, un'altra porta è aperta.

- questo è il bagno. Hai tre minuti.. Dopodiché veniamo a prenderti.. In qualunque caso.. Capito? -, e lo spinge dentro - a proposito, non cercare la chiave per chiudere la porta; non c'è..-, e ride con l'altro agente.

John entra nel bagno, e subito l'occhio gli cade sul rotolo di carta igienica; è srotolato e arriva quasi fino a terra.

Osservandolo bene, vede che in alcune parti è più scuro; istintivamente lo solleva, e trova sul retro una scritta:- avvolgi in questa carta e butta nel cesso tirando la corda; poi esci e fai finta di niente -.

Resta un attimo allibito, ma poi si ricorda delle raccomandazioni di non porsi troppe domande e si siede.

Come da istruzioni, taglia con la lingua il primo filo e lo afferra a le dita; al primo leggero strappo per tirarlo, però, un dolore terribile gli spezza lo stomaco e la gola.

Sente il fiato quasi mancare, e deve far forza su tutto il suo coraggio per riprovare; al secondo tentativo il dolore è ancora più intenso.

Decide di compiere l'operazione in un unico momento, anche perché si rende conto che i minuti stanno correndo, e all'esterno le due guardie lo aspettano.

Fa fatica a sopportare il dolore, ma estrae il primo filo; adesso le capsule sono molto più scure di quando le aveva deglutite, sembrano quasi consumate.

Il dolore è molto forte, e con le lacrime agli occhi prende anche il secondo; dal dolore chiude gli occhi e quando li riapre vede che il filo e le capsule sono sporche di sangue.

- allora, hai finito?-, gli urla la guardia, - i tre minuti stanno per scadere -

John viene preso dal panico: se aprissero la porta adesso troverebbero tutta la merce.

- stiamo arrivando -, e sente i passi avvicinarsi.

Avvolge i due fili nella carta, e nel momento in cui li getta nel water la guardia apre di scatto la porta.

John tira la corda con la mano tremante dalla tensione e dal dolore, ma riesce a far finta di niente ed esce.

Un terribile bruciore gli sta salendo in gola, e non riuscirebbe nemmeno a parlare; in fretta rientra nella cella e si butta sul letto; le uniche parole che gli dicono mentre chiudono la porta sono - la prossima volta che verremo, non sarà per un'occasione così lieta -, e si allontanano ridendo.

John cerca di rimanere sul letto per far diminuire il dolore; vorrebbe urlare, ma vuole passare più inosservato possibile; la paura che qualsiasi  mossa inaspettata possa compromettere il piano di fuga pensato per lui gli fa sopportare la sofferenza.

Non gli hanno ancora cambiato i vestiti e, a questo punto, crede lo faranno domani; usa l'interno della maglietta per pulirsi dal sangue che continua a sputare, e spera di buttarla via senza che nessuno se ne accorga.

Ad un tratto, però, un terribile dubbio gli fa dimenticare il dolore e si mette seduto sul letto; - e se mi avessero incastrato? E se fosse stata tutta un'operazione programmata? Magari in quelle fiale c'era solo polvere, e hanno voluto eliminarmi per avere il mio territorio... Non sarebbe così strano.. -, e comincia a tremare, - facendo scomparire le tracce, poi, non ho nessuna prova contro di loro..-.

All'esterno della stanza blindata non si sente alcun rumore, e John, pulendosi sempre con la maglietta, continua a pensare - in fondo, cosa importa a loro che io esca?.. Magari ho fatto davvero la commissione, ed adesso non sono più interessati a me.. Magari hanno già preso accordi per farmi tacere per sempre.. Qualsiasi cosa abbiano deciso, ormai sono nelle loro mani.. Anche se, a dir la verità, sono nelle loro mani dal momento in cui, per la prima volta ho preso in mando quella pistola..-, e un profondo sospiro gli divora il petto.

Cerca di controllarsi, e di non pensarci più, e concentra la propria attenzione sulla frase - l'unico fine è respirare.. Riuscire a respirare fino a domani..-; poi, lentamente, si addormenta.

Ancora una volta a svegliarlo è il rumore della porta; apre gli occhi, e non si accorge di avere ancora tutta la faccia sporca di sangue; la guardia entra.

-     cosa diavolo hai cercato di fare? Ti sei infilato due dita in bocca? Non devi vomitare..-, e ride.

John si alza lentamente, e vede tutto il lenzuolo sporco di sangue; prova a pulirsi un po', ma non riesce.

-     non puoi certo venire al riconoscimento conciato così.. penserebbero che siamo stati noi.. e non sanno che la festa deve ancora cominciare… non crederebbe nessuno che ti sei fatto male da solo… ti porteremo prima in infermeria, poi davanti al pubblico.. e mi raccomando, non farci fare brutta figura -, continuando a ridere.

L'ex spacciatore si alza a fatica, e ha perso talmente tanto sangue da non avere più energie; per farlo camminare devono quasi portarlo a braccia.

Arrivati nell'infermeria le due guardie lo buttano sul lettino, poi escono e chiudono a chiave; pochi secondi dopo la porta si riapre ed entra un uomo con un camice banco.

Apre gli occhi a John, prova a parlargli e poi gli fa una puntura; - tra poco ti sentirai meglio -, gli dice.

Apre gli occhi, e sente che velocemente le energie gli stanno tornando; - nel toglierti le fiale probabilmente hai rotto i vasi capillari della gola e ti sei tagliato lo stomaco -, gli dice sottovoce.

John fa un salto, poi lo guarda attentamente; - è lui il contatto -.

-     hai concluso la consegna secondo le istruzioni? - gli chiede disinfettandogli le labbra.

-     Sì -

-     Ti ha visto qualcuno? -

-     Nessuno..-.

-     Molto bene… queste ferite sono cosa da poco.. domani sarai guarito… -, poi si volta ed esce.

Le due guardie entrano in quel momento, e prendono l'uomo; John non oppone resistenza.

Arriva in una stanza, e si accendono davanti a lui forti luci; - mettiti in piedi qui-, gli dice l'uomo della polizia.

John resta fermo per qualche secondo: la lampada si spegne, poi si riaccende; davanti a sé vede ombre muoversi velocemente, ma non riesce a riconoscere nessuno.

Ritorna buio ancora un paio di volte, poi la luce ritorna normale e la guardia si riavvicina a lui; gli prende un braccio e lo trascina via.

Il ritorno verso la cella sembra molto più lungo, e la stanchezza si sta facendo sentire, nonostante il ricostituente iniettatogli in infermeria, fa ancora fatica a reggersi in piedi.

Viene rinchiuso nella stessa stanza, e il letto è ancora macchiato di sangue; non riesce a stendersi sopra e si siede appoggiandosi al tavolo.

-     cosa sarà successo? -, sono gli ultimi pensieri prima di entrare in una specie di delirio; lo sbalzo di pressione sta avendo sulla sua mente gli stessi effetti di un acido.

 

 

È buio nella stanza, e non riesce a capire se ha davvero aperto gli occhi, o se sta ancora dormendo; il dolore che ha alla testa, però, sembra reale.

Non trova punti di riferimento, e il letto su cui è steso sembra diverso da quello della cella; la testa scoppia.

Prova a muovere un braccio, e poi l'altro; lentamente si siede, e per un attimo si sente mancare; i vestiti che ha addosso sono gli stessi. No, non dovrebbe essere un sogno.

Fa qualche passo appoggiandosi al muro, poi inciampa contro una sedia; - dove diavolo sono finito -, pensa.

Ancora qualche passo, e finalmente trova qualcosa sulla parete che potrebbe assomigliare ad un interruttore; lo accende, ed una luce fortissima lo abbaglia. Resta qualche secondo con il braccio davanti agli occhi, poi prova ad aprirli, ma senza risultati: la luce è ancora troppo forte.

Riesce a intravedere l'ombra di un tavolo, e ci si siede opra; ormai ha quasi la certezza di non essere più nella stessa stanza, anche se la testa gli fa così male da non essere del tutto lucido.

Passano diversi minuti prima che gli occhi si abituino, e finalmente riesce ad aprirli: - dove diavolo sono? -, sono le sue prime parole.

In quell'istante alle sue spalle si apre  una porta, ed entrano due uomini; John dallo spavento quasi sviene, ma riesce a vedere con la coda dell'occhio che sono due degli uomini di Brown.

Lo aiutano a risedersi sul letto, e - come ti senti?…ti sei fatto una bella dormita..-.

-     dove sono? -, chiede tramortito<

-     nella casa del signor Brown -.

-     Come ci sono arrivato?.. ero in cella..-.

-     Ti abbiamo tirato fuori e ti abbiamo portato qui.. poi dovrai spiegarci cosa diavolo ti sei fatto lì dentro.. quando siamo arrivati pensavamo di averti perso… c'è voluta tutta la bravura del medico per farti ritornare fra noi..-.

-     Come avete fatto?.. sono evaso?..-

-     No, al contrario… la donna che ti ha accusato, che fa parte dell'organizzazione, ha detto che non eri stato tu a cercare di violentarla… e, contro il riconoscimento diretto, non ci sono muri che reggano…così, una volta ritirata la tua accusa, siamo venuti a prenderti.. abbiamo fatto loro anche un favore: non è buona pubblicità per il carcere e la polizia aver accusato e maltrattato così un innocente.. hanno rischiato una contro denuncia molto grave nei loro confronti.. ancora un po' e ci srotolavano il tappeto rosso alla tua uscita…-.

-     Quindi sono libero..-, e si stende.

-     Sì, e incensurato.. hanno cancellato tutto… -

-     Bene..-

-     La consegna è andata bene.. alla fine i clienti sono stati soddisfatti, e la piccola aggiunta di merce sembra abbia calmato anche gli animi.. a proposito, cosa ti sei fatto? -

-     Niente.. non so cosa mi abbiano dato… ricordo di essermi addormentato in cella ,e poi di essermi svegliato qui…ecco tutto..-.

-     Tra un po' arriverà anche il Sig Brown a complimentarsi per l'operazione.. adesso è in giro per affari…-.

-     ..ditegli pure che non ho fretta..-, ed accenna un sorriso.

I due uomini escono dalla stanza e spengono la luce, mentre John resta sdraiato in attesa che l'effetto della droga che gli hanno dato finisca.

Si sente come se fosse al centro dell'universo e tutta la terra gli girasse intorno mentre cade in un vuoto profondo, senza controllare la caduta; non riesce a sentire le mani, né le gambe. La gola brucia, e i muscoli scattano senza che abbia dato l'ordine con la mente :il corpo sembra comandato da un'altra persona.

Un dolore al petto gli fa credere che il cuore si stia per bloccare poi, ad un tratto, il buio.

Brown entra nella stanza accendendo la luce, all'improvviso, e John si sveglia di colpo; - ben tornato -.

- grazie -, e si ripara gli occhi dalla luce.

- hai fatto un ottimo lavoro, complimenti.. L'operazione era tutt'altro che facile..-.

- è finita e basta - , e si siede.

Gli uomini di Brown sono appoggiati alla porta, e lo guardano in silenzio; ora che il pericolo è passato, vorrebbero essere loro nei suoi panni.

Il capo cammina nervosamente nella camera, e fuma un sigaro che fa tossire l'ex spacciatore, ma non sembra preoccuparsene.

- nel tuo sangue sono state trovate enormi quantità di sostanze stupefacenti, probabilmente entrate in circolo per endovena; tu ne sai qualcosa?-

- dopo che mi sono strappato dalla bocca i due fili, ho cominciato a perdere molto sangue dalla bocca, e prima del confronto diretto mi hanno fatto una iniezione per risollevarmi.. Credo sia stata quella...-.

- ti ha fatto effetto subito?-

- no, ma mi sono sentito  meglio.. Pensavo fosse una dose di zucchero, vitamine e ricostituente..-

- ... Non proprio.. E per un po' avrai ancora degli effetti, almeno finché il tuo corpo non la smaltirà tutta..-.

- nel frattempo?..-.

-                      nel frattempo te ne starai buono.. In queste condizioni non sei certo affidabile, e non possiamo rischiare.. Poi, per un po' sarai un volto conosciuto alla polizia, anche se innocente.. -.

-                      Ho già vissuto questa cosa… poco tempo fa sono rimasto ferito..all'inizio di questo delirio, quando ero ancora una persona normale.. ma ormai ci sono dentro.. cosa devo fare?-

-  ti verranno affidati incarichi leggeri, non rischiosi...poi vedremo..-, ed esce.

Anche gli altri uomini escono, tranne uno; John resta seduto e lo osserva.

 si avvicina, - nell'armadio ci sono dei vestiti Nuovi, e nel portafogli anche delle carte di credito; hai qualche ora  di libertà per la riuscita della missione; vatti a fare un giro, comprati qualcosa... Non capita spesso di avere del tempo libero..-, ed esce anche lui.

John si alza lentamente, e si avvicina al bagno; apre l'acqua della doccia e si butta sotto.

Rimane qualche secondo con il volto verso l'alto per cercare di ricevere il getto in faccia per svegliarsi, nel frattempo i suoi pensieri si fanno più lucidi.

- qualcuno là dentro ha cercato di farmi la pelle, non c'è dubbio... Quale morte migliore per un ex spacciatore se non una overdose?... A questo punto vorrei proprio sapere chi è.. Ma non credo di potercela fare da solo.. Chiederò a Brown di aiutarmi...-

Esce e si riveste; nella tasca della giacca trova le carte di credito e dei documenti falsi; - pensavo che queste cose le facessero solo nei film -, e sorride.

Appena fuori dalla camera vede uno degli agenti e gli chiede del capo , - tornerà questa sera tardi.. E domani mattina deve ripartire.. Non credo avrà tempo per riceverti -

- dovrò arrangiarmi da solo -, pensa mentre esce dalla casa.

Il suo passo è veloce nell' avvicinarsi al carcere; è quasi sera e è l'ora del cambio di turno. Arriva davanti all'entrata secondaria, e resta in attesa; non passano molti minuti prima di vedere l'infermiere uscire.

Gli si avvicina dalle spalle, estrae un coltello dalla tasca e glie lo avvicina alla schiena; - ti consiglio di non fare gesti improvvisi - .

L'uomo si volta leggermente, stupendosi, - ma tu dovresti essere morto..-.

- non abbastanza per non poterti infilare questo coltello nella schiena.. Qual è la tua macchina? -

- è questa -, ed estrae un mazzo di chiavi.

I due salgono, e John è seduto dietro; partono e il conducente sente la pressione dell'arma dietro il sedile.

- non è così robusta come sembra, questa tela... Al primo passo falso ti buco..-.

- cosa vuoi?-

- perché hai provato ad uccidermi?-

- niente di personale.. Ho solo eseguito degli ordini.. Ma, a quanto pare, non bene...-.

- perché?-

- non faccio domande.. Eseguo.. Mi avevano detto di iniettarti una dose molto elevata di droga, abbastanza per procurarti la morte.. Sarei dovuto venire la notte e fartela di nascosto, ma tu mi hai preceduto.. Allora l'ho dovuta diminuire per farti reggere il confronto con l'accusatrice... Ma forse l'ho diminuita troppo..-.

- se ti può consolare, non sei tu che hai sbagliato... Appena uscito sono stato portato da un medico per tutto il sangue che avevo perso.. Appena fatte le analisi per il gruppo, ha trovato le tracce di droga e mi ha fatto molte trasfusioni per pulirmi.. Altrimenti sarei morto..-

- questo non potevo prevederlo..

- chi ti ha ordinato di uccidermi?.. -.

- questo non posso dirtelo.. Sarebbe come firmare la mia condanna a morte..-.

- lo stai già facendo, se non me lo dici -.

In quel momento una frenata e una brusca sterzata fanno cadere John sul sedile, mentre la macchina continua a girare; il conducente urla, poi un improvviso botto fa volare la macchina di qualche decina di metri.

Quando riapre gli occhi si accorge che il mezzo si è cappottato, ed il conducente ha la testa sfasciata contro il volante.

Vede alle sue spalle un grosso camion fermo sul ciglio della strada, e molte persone si stanno avvicinando per vedere cosa è successo.

Estrae il coltello dalla fodera del sedile, lo rimette in tasca e cerca di muoversi.

Due persone lo aiutano ad uscire, mentre altri cercano di vedere se l'uomo al volante è ancora vivo; John, appena fuori, si siede sul marciapiede.

- cosa diavolo ha fatto il conducente? -, chiede uno al camionista in piena crisi di panico, - stavo andando tranquillo, e ad un tratto ha fatto quella sterzata.. Non ho potuto far niente per evitarlo..-.

- non è stata colpa sua -, risponde con una freddezza quasi glaciale, - stavamo discutendo, ed era fuori di testa.. Ha minacciato di volersi uccidere, ed un attimo dopo è scoppiato l'inferno.. Poi non so cosa sia successo..-.

- vi ho preso in pieno con il mio camion, e l'urto vi ha fatto volare per molti metri.. Siete atterrati sul tettuccio..-.

- non è stata colpa sua..-, e si rialza.

In quel momento sente le sirene della polizia arrivare; si volta di scatto e comincia a correre.

Passa tra la gente, che non riesce a capire cosa stia succedendo, si infila nel primo vicolo che trova e cerca di sparire.

Controlla che nessuno lo stia seguendo, prende il coltello, lo pulisce dalle impronte digitali e lo butta in un cassonetto dell'immondizia; - così, se anche mi fermano, sono pulito -.

È ancora confuso per la botta, spaventato per il rischio ed arrabbiato perché tutto questo non è servito a niente.

Vede una stazione della metropolitana, decide di allontanarsi il più possibile dal luogo dell'incidente; sale sul treno e si siede.

Bastano poche fermate per arrivare nella sua casa, dove decide di fermarsi qualche ora per rilassarsi e decidere cosa fare; la questione deve essere risolta nel giro delle prossime ore, e non può aspettare il ritorno di Brown.

Entra in silenzio per non farsi vedere dai vicini: ora che sanno che è andato in galera potrebbero pensare che sia evaso e chiamare la polizia.

Si stende sul letto, e senza accorgersi si addormenta, finché le urla di un bambino che gioca lo svegliano.

Si alza, e contemporaneamente sente la sua porta aprirsi; si nasconde dietro quella della camera e aspetta.

Il rumore dei passi è confuso con quello di una radio accesa del piano inferiore; non potendo fare affidamento sull'udito, prova a spiare dalla fessura tra la porta ed il muro.

Sono due uomini armati, che stanno controllando in silenzio tutti gli angoli della casa; appena uno dei due mette un piede nella sua stanza, John gli punta una pistola alla testa.

- cosa vuoi? -

L'uomo non risponde, rimane immobile, l'altro si avvicina.

- eri tu in macchina con un uomo che ha appena fatto un incidente poco lontano da qui? -

- sì..-

- era uno dei nostri..-.

- che, sfortunatamente ha cercato di uccidermi... Due volte, credo.. Ma nella seconda è morto lui..-.

- siamo qui per finire il suo lavoro.-.

- non credo siate nella posizione di poterlo fare - , e carica la pistola.

- lui no, ma io sì -, dice quello dall'altra parte della stanza estraendo un'arma.

John gli spara, e il rumore fa cadere tramortito quello a cui la aveva puntata; l'uomo cade privo di sensi mentre l'altro è già per terra che si agita perdendo sangue.

- chi vi ha mandato -, gli chiede alzandogli la testa; poi, sentendo un rumore di passi di corsa provenienti dal corridoio, decide di scappare.

Esce dalla finestra sulle scale antincendio, scende per due piani e entra in un appartamento rompendo il vetro; si dirige verso la porta, e controlla che non ci sia nessuno al piano; esce, e sente delle voci provenienti dall'alto sono tre uomini che stanno correndo giù dalle scale.

Comincia a correre anche lui, cercando di saltare più gradini possibili, ed arriva all'entrata.

Qui vede altri due che gli bloccano la via d'uscita, provano a colpirlo, ma riesce ad evitare i colpi buttandosi dentro un'altra finestra e cadendo all'esterno.

Comincia a correre lungo la strada piena di gente, dove sa che non possono estrarre le armi, finché si volta e non li vede più.

Si dirige verso la casa di Brown per cercare un rifugio, - solo lì sono al sicuro, ormai -, pensa mentre corre.

Rischia di farsi investire da una macchina mentre attraversa una strada, e sente il cuore esplodere quando uno, abbassando un finestrino, gli chiede: - dove stai correndo così di fretta? -; è uno degli agenti di Brown.

- hanno di nuovo provato ad uccidermi, sto cercando un posto sicuro... Potrebbero essermi ancora dietro..-.

- salta su, ti portiamo noi.. Nel frattempo devi dirci cosa è successo. -

Appena sale, il guidatore riceve una chiamata che gli ordina di tornare perché Brown ha convocato tutti.

- ma non doveva essere all'estero? -, chiede John.

-                      questi erano i piani.. Ma qualcosa deve essere andato storto... Capita, a volte..-.

 

 

 

La macchina viene posteggiata davanti all'entrata, dal lato opposto del marciapiede; gli uomini escono ed entrano nello studio del capo, dove gli altri sono già arrivati.

- voi eravate gli ultimi.. Ma ci sei anche tu, John?.. Non dovresti essere in vacanza?..-.

- ho avuto dei problemi, ma preferirei parlarne in privato..-.

- qui non abbiamo segreti, ma prima abbiamo alcune questioni da sistemare.. Come sapete, ero in viaggio d'affari per concludere uno scambio di una grossa partita di merce... Tutto sembrava andare per il meglio, finché non hanno provato a fare i furbi.. merce di bassa qualità ad un prezzo molto alto.. All'inizio non riuscivo a capire il motivo di questa mossa.. Non era la prima volta che concludevamo uno scambio, ed i rapporti erano sempre stati ottimi.. Almeno, fino all'arrivo di un concorrente..-.

- chi sarebbe? -, chiede uno degli uomini.

- non so ancora come si chiama.. Ma deve essere uno del giro, che sa come funziona il mercato.. Non credo abbia molti uomini, ma ha buoni contatti.. Molti dei nostri  fornitori trattano solo con persone di massima fiducia, conosciute.. E questo è un vantaggio per noi, perché limita molto la lista.. Ho escluso molte persone per fatti che a voi non devono interessare, e sono rimaste circa cinque, sei persone da dover controllare.. non dovremmo avere problemi..-.

- è strano -, lo interrompe uno degli uomini - normalmente l'entrata di un nuovo concorrente è annunciata nell'ambiente.. Voci, notizie, indizi, insomma... Invece questo sembra essere un fantasma sbucato dal nulla, all'improvviso..-

- un fantasma, esatto... A cui dobbiamo dare un nome.. ho già dato la lista delle persone da controllare; dividetevi e non perdetele d'occhio.. Appena vedete qualcosa di sospetto, fatemelo sapere.. dobbiamo agire prima che riesca ad acquistare parte del mercato.. Allora sarà troppo tardi..-

Tutti gli uomini escono dalla stanza, e Brown fa un cenno a John di fermarsi; rimasti soli nella camera, l'ex spacciatore racconta i tentativi di omicidio e le fughe.

Brown ascolta con attenzione il discorso, quasi come se fosse l'anello mancante di una catena; - forse stanno cercando di indebolirmi eliminando i miei uomini.. -

- se fosse così, il fantasma potrebbe essere qualcuno collegato all'affare con il carcere o, addirittura, lo stesso cliente -, conclude John.

- non credo sia qualcuno del carcere; loro hanno questo tipo di mercato solo per soddisfare le esigenze di alcuni detenuti importanti.. Non possono compromettersi troppo.. Andrebbero contro proprio i loro clienti, che spesso sono spacciatori.. No, lo escludo.. Ma l'ipotesi di qualcuno collegato a quel giro non è per niente sbagliata.. Devo rivolgermi ad alcuni contatti per avere maggiori informazioni.. Nel frattempo, tu dovrai parlare con le due guardie che ti hanno tenuto quando eri dentro.. Sicuramente sanno qualcosa.. Forse fanno addirittura parte della nuova organizzazione..-.

- come posso trovarle? -

- ordinerò di dare loro una licenza premio.. Usciranno alla fine del turno.. Così non saranno più al sicuro e probabilmente li coglierai di sorpresa.. Verrà con te anche qualche altro agente..-.

- è quasi l'ora della fine del turno delle guardie.. Se non mi sbrigo li perderò..-.

esce insieme ad un altro agente, arrivano di nuovo davanti all'entrata ma, appena spengono il motore della macchina, un'ala si affianca ed una nuvola di proiettili distrugge una portiera.

Il conducente seduto di fianco a John mette subito in moto, mentre lui estrae la pistola per rispondere al fuoco, ma ormai è troppo tardi: l'auto degli attentatori è già lontana.

Provano a seguirla, ma perdono subito le tracce e decidono di tornare in dietro; la situazione è più grave del previsto.

Devono abbandonare la macchina, diventata ormai troppo facile da essere identificata, e proseguono a piedi; parlano con il loro capo, che li vuole vedere in un ristorante poco lontano dal luogo dell'agguato.

Nell'attesa i due si rifugiano in un bar affollato, in cui un agguato sarebbe impossibile.

- chi può essere così potente da riuscire ad organizzare un attentato, in pieno giorno, in poco più di dieci minuti?.. Vuol dire che ha uomini sempre pronti ad agire.. E ad uccidere, se necessario.. Non è quel tipo di lavoro in cui la manodopera abbonda.. i cecchini vogliono assolute garanzie, e spesso impiegano molto tempo a preparare i colpi.. Deve essere ben organizzato politicamente con i fornitori e i clienti, e si vuole sbarazzare della concorrenza.. Mi sembra chiaro che il fantasma sia in qualche modo legato ai clienti del carcere.. A proposito, tu sai chi sono? -, chiede John all'altro uomo.

- no, so solo che il capo si rivolge sempre ad una persona, che però non nomina mai.. È questo contatto che organizza tutto all'interno delle mura..-.

- potrebbe essere lui la chiave di tutta la faccenda.. o, comunque, dovrebbe essere in grado di darci importanti informazioni...-.

- stai attento a non provare a metterti in competizione con Brown.. Ricordati sempre che è lui il capo..-.

- sì, ma è a me che continuano a sparare addosso..-.

Passano lenti i minuti d'attesa, e sembra non finire mai il bicchiere che ha ordinato; la tensione sale e, lentamente, il momento arriva.

Il ristorante è a circa due isolati di distanza, e decidono di percorrere strade affollate, anche rischiando di essere visti, perché l'incubo di un altro agguato li fa tremare.

Il luogo dell'appuntamento non è molto elegante, i clienti sono per lo più lavoratori che consumano pasti veloci, e l'arrivo della grossa macchina davanti all'entrata non può passare inosservata; - non può far vedere che si vuole nascondere o passare inosservato.. Ne va della sua immagine con i colleghi..-, lo giustifica l'uomo insieme a John.

L'auto su cui è arrivato riparte appena scende, e due uomini gli fanno da scorta; lanciano una veloce ma attenta occhiata all'interno del locale per controllare che tutto sia a posto, e poi gli aprono la porta.

Brown senza salutare nessuno o aspettare si siede al tavolo di John, poi ordina un bicchiere di vino e si fa raccontare l'accaduto.

Mentre l'ex spacciatore parla, si innervosisce sempre di più finché, quasi spaccando la sedia nell'impeto, si alza e si dirige verso l'uscita.

Uno spruzzo di sangue bagna la faccia a John, che si volta di scatto verso il collega; vede un uomo armato che gli sta puntando la pistola contro, e riesce ad usare il corpo di quello seduto vicino come scudo; contemporaneamente un altro spara alle spalle di Brown, che cade su un tavolo.

La scorta non fa in tempo nemmeno ad estrarre le armi, perché una raffica di proiettili li stende tutti; un secondo, e tutto torna silenzioso.

I due uomini dell'agguato scappano da una porta posteriore mentre diversi agenti della polizia entrano nel ristorante; John rimane immobile a guardare il corpo esanime del collega.

Due agenti provano ad inseguire i fuggitivi, ma dopo pochi minuti tornano ad aiutare gli altri a provare a salvare qualcuno dei feriti.

Un paio di minuti dopo entrano altri agenti, e il rumore lontano delle sirene aumenta sempre di più; l'ex spacciatore resta fermo in attesa dell'evolversi degli eventi.

- alzati, e seguimi -, gli dice uno degli agenti, - ci sono un po' di cose che ci devi raccontare -, e gli prende un braccio.John lo segue senza opporre resistenza

Resta qualche minuto in attesa seduto in macchina, poi viene portato in una centrale della polizia periferica.

Entra in un ufficio accompagnato dall'agente, si siede e l'uomo si siede davanti a lui; alle sue spalle altre tre persone, che pensa siano agenti di grado superiore a quello dell'uomo assistono all'interrogatorio

- come si chiama? -, comincia.

John non risponde e mostra un documento falso; - speriamo che sia fatto bene e se la bevano, sennò sono finito..-, pensa.

- bene, signor Eric, ci può dire cosa faceva seduto a quel tavolo e che relazione ha con tutta questa faccenda? - John non risponde.

- credo sappia i suoi diritti, e che può rimanere in silenzio fino all'arrivo di un avvocato, ma sulle sue spalle potrebbe cadere un'accusa di complicità in strage, resistenza alla forza pubblica, ed un altro paio di imputazioni abbastanza pesanti.. Per cui, per rendere tutto più facile, credo le convenga parlare..-.

- ero stato invitato dal signor Brown in quel ristorante per discutere di una mia assunzione come guardia del corpo.. Il mio nome era stato fatto dall'altro uomo seduto al tavolo, ucciso per primo durante la sparatoria.. Prima di parlare del mio lavoro, però, i due si erano messi a parlare di affari.. Ma credo abbiano evitato apposta di fare nomi in mia presenza.. Alla fine Brown si è arrabbiato, e stava uscendo dal locale, quando hanno cominciato a sparare.. Ho visto solo tanto sangue cadermi addosso e un gran rumore.. Quando ho riaperto gli occhi, ho visto i primi agenti entrare nel ristorante.. Questo è tutto..-.

- era a conoscenza degli affari di Brown? -

- no..-

- trafficava nel mercato degli stupefacenti.. -

- non so; mi aveva offerto un lavoro con un buon stipendio.. Sono rientrato da poco in questo Paese, ed una opportunità simile con capita tutti i giorni..-

- dove è stato? -

- Sudamerica - e gli mostra anche il passaporto su cui c'è il timbro che testimonia il rientro.

- nel Sudamerica è facile perdere le tracce, e così non si è costretti a ricostruire tutto il passato di una persona quando si fanno documenti falsi -, gli aveva detto uno degli uomini nell'ufficio di  Brown.

- ha idea di chi possano essere le due persone che hanno sparato? -

- no, non ne ho idea -

- è riuscito almeno a vederli in faccia?-

- uno, di striscio.. Ma per una frazione di secondo, e tra me e lui c'era la canna di una pistola.. Non mi sono soffermato molto sui suoi caratteri somatici...-

Una delle persone rimaste fino ad adesso in silenzio si muove e, dopo aver osservato per qualche secondo John, comincia: - non so perché, ma sono fermamente convinto che ci stai nascondendo qualcosa.. Secondo me tu sei dentro molto di più di quello che vuoi farci credere.. E stai proteggendo qualcuno..-.

- ho lavorato una volta per Brown, e mi trovavo lì per discutere della Mia assunzione.. Questo è quanto..-.

- abbiamo già mandato degli agenti nel giro della droga per cercare informazioni su questa storia.. Vedrai, nel giro di poche ore sapremo tutto di te.. Molto più di quanto possa immaginare.. Nel frattempo rimarrai qui.. La legge ci autorizza a trattenerti per accertamenti per un massimo di ventiquattro ore.. E ti assicuro che sono molte più del necessario..-, ed esce dalla stanza.

- rimarrai qui, per questa notte.. Ti lasceremo andare via domani mattina.. Vuoi che sia registrata la tua trattenuta con tutta la burocrazia, o resti qui senza fare storie?.. Ci risparmiamo tutti una montagna di Moduli da compilare..-.

- resto qui, non c'è problema -

- bene, meglio così... Abbiamo dato ordine di non lasciarti andare via, dovrai firmare un registro ogni trenta minuti ma non verrai richiuso in una stanza.. ti verranno comunicate altre disposizioni, se necessario.. Hai domande? -

- il caffè è gratis? -

- fa parte del pacchetto vacanza. La macchinetta è in fondo al corridoio..-.

Anche altri uomini presenti lasciano la stanza, e John rimane qualche secondo in silenzio, poi si alza ed esce.

Si incammina per la centrale, provando a farsi un'idea della pianta dell'edificio; il ritmo con cui gli uffici stanno lavorando è lento, e con l'arrivo della sera molti agenti stanno uscendo.

La zona in cui può stare è circoscritta a pochi ambienti, tutti primo piano dell'edificio; un tentativo di fuga sarebbe più difficile, visto che l'accesso al piano inferiore è consentito unicamente dalla scala principale, e gli uffici del piano sono quelli di semplice amministrazione.

Ritorna nella stanza in cui aveva subito l'interrogatorio, si appoggia alla sedia e, senza accorgersene, si addormenta. Viene svegliato bruscamente da un agente per la prima firma, e lo minaccia di non chiamarlo più per la firma e denunciarlo; John non risponde e si avvia verso il registro.

Nell'ambiente si respira un'aria stanca, il ritmo della vita, adesso, è lento e rassegnatamente costante; l'odore di fumo stantio nell'aria penetra fino alle ossa, e il pensiero di non potersi più addormentare fa stare male l'ex spacciatore.

 Firma senza guardare in faccia nessuno, si volta e si dirige verso il distributore di caffè; inciampa due volte in pile di pratiche da sbrigare lasciate vicino alle scrivanie, vede due uomini che stanno riempiendo la tazza e respira a pieni polmoni l'odore che emanano.

I due, vedendolo arrivare, volutamente si allontanano e si mettono a chiacchierare a qualche metro di distanza; John si prepara il caffè e si siede a pochi centimetri dalla macchina.

Nessuno sembra badare a lui, come un'ombra che non può scappare, ma ognuno lo tiene d'occhio. Aspetta qualche secondo che si raffreddi, beve lentamente e prova a rilassarsi; nello stato di sottile assopimento in cui è la sua mente, fa fatica ad avere pensieri lucidi, e immagini confuse appaiono davanti ai suoi occhi alternando realtà a sogni.

Passano i minuti e, ad un tratto, nel silenzio, vede avvicinarsi un uomo alla macchina del caffè; è quasi l'ora della firma, e John prova ad aprire di più gli occhi per svegliarsi.

Si alza e si avvia verso il bancone su cui è appoggiato il registro, firma e torna a sedersi

L'uomo sta aprendo la macchina del caffè, e l'ex spacciatore si avvicina.

-     Ci vorrà molto? -

-     No, solo qualche minuto..-.

-     Come mai fa questo lavoro di notte?-.

-     Perché così non disturbiamo nessuno.. durante il giorno qui in centrale c'è troppa gente, mentre di notte è più tranquillo… e poi sistemiamo meglio il giro..-.

-     Giro? …-

-     Forniamo questo servizio alle centrali di polizia.. ma non solo.. abbiamo anche molti uffici privati, il carcere, il comune… facendo la polizia di notte, distribuiamo meglio il lavoro..-.

John viene colto da una illuminazione, e la parola "carcere" continua a rimbombargli nella mente; resta qualche secondo in silenzio, poi riprende:

-     ha sentito di quella tragedia davanti al carcere, poco tempo fa?-.

-     quale? -

-     hanno ucciso un addetto… hanno detto che si è trattato di incidente, ma io non credo..-.

-     sì, ho sentito… c'è chi dice che abbiano creato tutto ad arte…-.

-     Lo conosceva? -.

-     Sì, bene.. sa, chi fa questo tipo di lavoro, in questi orari, conosce un po' tutti… di notte la città diventa come un grande paese..-.

-     Vero… ma cosa fa di lavoro esattamente? -.

-     Sistemo le macchine degli uffici… le rifornisco e, se hanno qualche problema, mi occupo della loro manutenzione… come mai le interessa ?-

-     Mi scusi se insisto, ma rappresento un'azienda di forniture, e sarei interessato a trovare nuovi clienti in città..-; in un attimo nella mente di John  si è accesa una nuova luce, e forse ha trovato il modo di entrare in contatto con il fantasma; è un grosso rischio, anche perché non ha alcuna prova che sia la strada giusta, ma vuole provare.

-     Io non mi occupo di queste cose… -.

-     Ma c'è qualcuno che dirige, che si occupa delle forniture… vorrei solo sapere il nome o un recapito, per potergli mandare un catalogo dei nostri prodotti e provare a trattare.. potrebbe essere vantaggioso per tutti..-.

-     Per tutti? …-

-     Ovviamente..

-     Credo si possa fare.. ecco, questo è il biglietto da visita dell'azienda; chieda di parlare con uno dei responsabili delle vendite, e verrà ricevuto… se l'affare andrà a buon fine, questo è il mio nome… se avesse bisogno di qualcosa…-, e lo scrive sul retro del biglietto.

- Grazie, è stato molto gentile..-

- A proposito, cosa ci fa a quest'ora nella centrale di polizia? -.

- …mi hanno rubato la macchina, ma visto che li ho subito denunciati stanno provando a  cercarla in zona.. e mi hanno detto di aspettare.. -.

- Capisco.. si metta comodo, perché quando dicono così passa sempre un bel po' di tempo..-.

- Lo so..-.

- Io invece ho appena finito il turno, e me ne vado a casa… buonanotte..-.

- Buonanotte, e grazie…-, e l'uomo si allontana.

 

Alle prime luci dell'alba sembra non sia cambiato nulla, e John, ormai distrutto, è appoggiato sul bancone del registro e prova a dormire; nel salone, quasi deserto, ad un tratto arriva uno degli agenti che lo aveva interrogato; parla per un attimo sottovoce con l'altro agente, si avvicina a John e, con uno strattone, lo sveglia.

- non ci sono accuse formali contro di te, almeno non sufficienti per poterti trattenere; adesso ti lasciamo andare, ma devi essere sempre reperibile.. Dai i tuoi dati e firma le carte, e poi vai, ma stai attento: so che ci sei dentro fino al collo, e al primo passo falso ti beccheremo..-, poi si volta e si allontana.

John realizza dopo qualche secondo le parole dell'uomo, si alza, firma le carte del rilascio ed esce dalla stazione.

Mentre cammina, lungo il marciapiede, cerca di fare il punto della situazione; ha solo un nome, un numero che forse non c'entrano niente.

Per arrivare a quella che prima era la base di Brown prende un autobus praticamente vuoto; scende due fermate prima della sua per poter fare due passi e svegliarsi completamente.

Arrivato nella casa nessuno sembra badare a lui, e nello studio vede gli uomini più vicini a Brown che parlano; appena lo vedono interrompono la discussione; - come stai? -

- bene -, risponde, - ho passato la notte alla centrale di polizia -.

- ..può succedere.. hanno accuse contro di te? -

- no, nessuna..-.

- meglio, non dovrebbero dare problemi, allora..-.

- ci sono novità? -, e si siede insieme a loro.

- qui sta andando tutto male.. La notizia della morte di Brown ha già fatto il giro del mondo; clienti continuano ad annullare gli ordini e i fornitori chiedono nuove garanzie.. -.

- è il fantasma.. Evidentemente li sta convincendo lui..-

- è quello che abbiamo pensato anche noi... Sono troppo ben organizzate queste defezioni..-.

- ...forse ho trovato un aggancio che potrebbe portarci a lui.. È molto difficile, e non sono nemmeno sicuro che sia la strada giusta ma, a questo punto, non credo abbiamo niente da perdere.-.

- che tipo di contatto? -

- all'interno del carcere ci sono diverse macchine automatiche, come distributori del caffè e simili, e la loro manutenzione è affidata ad una ditta esterna, che ha come clienti anche la polizia e molti uffici privati.. potrebbero essere loro i corrieri..-.

- cosa sai di questa azienda? -

- Niente, praticamente, per adesso.. Ma ho detto di essere interessato a mettermi in affari con loro, ed ho il numero di uno dei responsabili..-.

- vai a vederlo in faccia..-.

. Nel frattempo, però, non dobbiamo permettere che ci rubi altri clienti, o avrà il monopolio del mercato. -.

- cosa facciamo? I contatti li teneva Brown.-.

- ma ci sarà un'agenda, dei nomi, qualcosa..-.

 - abbiamo nomi dei fornitori e dei maggiori clienti, insieme ai bilanci e al giro d'affari.. eravamo noi i collaboratori.. siamo noi il cuore ancora vivo.. se ci uniamo e collaboriamo, potremo creare forti nuove alleanze.. singolarmente non siamo nessuno, ma uniti potremo ricostruire un impero ancora più potente di quello passato.. è finita un'epoca, adesso siamo noi i protagonisti.. giochiamocela bene.. ma se qualcuno prova a fare il furbo, la legge è sempre la stessa -.

- siamo tutti contro tutti, insomma..-

- solo se qualcuno prova a fare il furbo..-.

- .. Quindi, se siamo tutti nella stessa barca, tanto vale cercare di non colare a picco.. I clienti e i fornitori cambiano  solo se non hanno più garanzie, ed è ciò che dobbiamo dar loro adesso; facciamo grosse ordinazioni di merce pagando in anticipo, prendendo parte dei soldi dei conti correnti.. Ad una simile proposta non potranno certo tirarsi in dietro, e continueranno a lavorare per noi.. Ai maggiori clienti, invece, consegnate merce di ottima qualità, gratuita, come biglietto di scuse per i problemi organizzativi che l'azienda sta avendo, e rassicurandoli che molto presto tutto sarà sistemato.. Questo dovrebbe darci un po' più di tempo..-.

- per prima cosa dobbiamo renderci veramente conto delle disponibilità che abbiamo..-, lo interrompe uno.

- io fisserò un appuntamento con questa azienda.. Ma è meglio saperne qualcosa di più.. -

- posso trovare io delle informazioni.. Non dovrebbe essere un problema..-, continua

- si chiama H.I.P., e lavora con molte aziende qui in città.. Deve avere dei buoni agganci, perché lavora con la polizia.. Cerca di scoprire il più possibile..-.

L'uomo si alza ed esce dalla stanza, mentre gli altri continuano la riunione.

Le ultime battute sono solo problemi logistici, e al termine l'ex spacciatore decide di andare a riposarsi; esce dalla casa e si avvia verso il condominio dall'altra parte della strada dove, in un appartamento, ci sono dei letti per gli uomini dell'organizzazione.

Lentamente prende coscienza della sua nuova posizione, e dei rischi cui sta andando contro; mai come adesso sente il pericolo di un agguato, da un momento all'altro.

Si stende sul letto, ma non riesce a riposarsi, per i troppi pensieri: comincia persino a dubitare che all'interno del gruppo ci sia una spia del fantasma.

Senza accorgersene, alla fine, si addormenta, e dorme per qualche ora; è il rumore della porta che lo sveglia di colpo.

Si alza di scatto ed impugna la pistola che tiene sempre sotto il letto, poi si accorge che è solo uno dei colleghi e la abbassa.

- scusa, non volevo svegliarti.. Abbassa quel cannone -.

John non risponde, si risiede sul letto e si gira dall'altra parte, cercando di riaddormentarsi; è troppo tardi, e dopo qualche minuto di attesa si alza.

È passato mezzogiorno, ma si sente come se fosse mattino presto; si fa una doccia veloce, la barba, si veste e va a vedere se ci sono novità.

Appena esce dall'appartamento trova uno dei suoi colleghi, - sarà meglio che passi dalla porta principale e salga sulla macchina con me -

- perché? -

- poi ti spiego -, e lo prende per un braccio.

Un attimo di terrore prende John, che crede abbiano deciso di eliminarlo; non può fare altro che attenersi alle istruzioni e segue l'uomo.

Salgono in macchina, e si dirigono verso la periferia; il conducente gli fa segno di non parlare.

Arrivati quasi al limite del territorio urbano, cominciano a percorrere strade sempre più deserte, ripassando più volte dagli stessi incroci e voltando il senso di marcia; poi, ad un tratto, si fermano e l'uomo apre il cofano della macchina.

John sta immobile, ghiacciato dalla paura, ed osserva le sue mosse mentre scompare dentro il motore.

- finalmente ho disinnescato la cimice che avevano messo  -, dice risiedendosi al posto di guida, - evidentemente la tua testimonianza non li ha convinti molto -, e ride.

- perché abbiamo fatto tutto questo giro? - chiede cercando di restare con la voce calma.

- perché non potevo disinnescarla subito, si sarebbero insospettiti... Tra queste case, invece, il segnale è molto confuso, perché sono strette.. Perdendo il collegamento a poco a poco non dovrebbero insospettirsi troppo.. -

- quando l'hanno messa? -

- questa notte, mentre un camion della nettezza urbana stava pulendo la strada.. Un agente, vestito da spazzino si è avvicinato e l'ha buttata nel buco dell'aria.. Per fortuna una macchina posteggiata nel pomeriggio ci aveva insospettito, per cui eravamo all'erta.. Altrimenti non la avremmo mai trovata.-.

- la macchina è ancora appostata? -

- no, perché pensavano di controllarci con la cimice.. Ma, visto che adesso è fuori uso, credo manderanno un'altra pattuglia di controllo..-.

- allora sbrighiamoci, devo rientrare nell'ufficio prima che mi vedano.. Ci sono troppe cose da sistemare, e tutti i dati sono là.-

- ci metteremo solo qualche minuto -, e rimette in moto la macchina.

John non riesce a tranquillizzarsi, e preferisce rimanere in silenzio; arrivato davanti all'entrata posteriore dell'edificio entra con un rapido scatto.

Sale le scale rimanendo lontano dalle finestre, entra nello studio, dove già altri uomini stanno parlando; - buongiorno -, e si siede.

-     ho controllato l'azienda -, interviene uno di loro, - ed ho ottenuto un po' di dati -.

John non risponde, ma mostra attenzione; l'uomo si alza e apre una cartella; - risulta essere una società, e la sigla non è altro che l'iniziale dei soci fondatori, nonché soci accomandatari… anzi, per essere precisi Parson, l'ultimo dei tre, è socio accomandante con deleghe di direzione della società…-.

-     cosa vuol dire soci accomandatari? -, chiede uno dei presenti.

-     Vuol dire che rispondono illimitatamente ai debiti della società; in pratica, se la società fa troppi debiti, possono andare in casa loro e prendere i mobili… mentre il socio accomandante risponde solo della parte del suo investimento nella società… se fallisce, perderà solo la sua quota e non verranno intaccati i suoi beni personali..-.

-     Che scopo hanno queste persone a mettere in gioco tutto il loro patrimonio?-.

-     Potere… sono loro che hanno in mano tutto il potere, normalmente… ma non in questo caso.. hanno lasciato in delega l'amministrazione a questo Parson…-

-     Come mai?-

-     Non si può sapere… legami affettivi, di fiducia.. magari è il parente di uno di questi, o l'amante.. comunque, è molto strano.. è come se gli avessero dato le chiavi di casa con dentro tutti i gioielli, disposti a rischiare tutto… sono in mano sua..-.

-     Hai avuto notizie su questo Parson? -.

-     No, non ancora… fino ad adesso ho controllato solo nell'elenco dell'obitorio, per vedere che qualcuno non fosse misteriosamente deceduto… risultano tutti in vita…-.

-     Questo vuol dire che potrebbe essere una semplice società, un po' strana..-.

-     Potrebbe…-.

-     Gli chiederò un appuntamento per oggi stesso -, li interrompe John,- così, se non altro, lo vedrò in faccia..-.

-     Verrò io con te, dirò che sono il tuo rappresentante finanziario -, conclude quello della relazione.

John fissa l'appuntamento per il tardo pomeriggio, e parla direttamente con Parson, che si dimostra subito molto interessato al possibile affare;  nel frattempo continua le ricerche per avere un'idea sul capitale disponibile.

-     continuiamo a trovare nuovi conti -, dice uno degli uomini, - perché Brown aveva creato un sistema ad incastro: entrando in alcuni dei principali si può accedere anche ad altri, e così via; basta tenere aperto il collegamento con tutti, e automaticamente viene trasmessa da ognuna una parte di codice che permette di aprirne altri; sinceramente non si può avere idea di quanti possano essere realmente.. oltretutto non possiamo toccarli, perché un ingente movimento di contanti metterebbe all'erta le autorità internazionali che, comunque, tengono sempre sotto controllo i movimenti di liquidità, e sarebbe impossibile mascherarli.. ciò che possiamo fare adesso è una specie di immenso bilancio, un ipotetico conto del denaro disponibile…poi, quando le acque si saranno calmate, cercheremo di smobilitare i capitali..-

-     dobbiamo averne una parte in contanti, per pagare in anticipo e comprare i regali per i clienti -.

-     Per quello non dovrebbero esserci problemi.. abbiamo molti liquidi, soprattutto in gioielli ed oro, per i momenti di necessità.. -.

-     Prima di andare all'appuntamento, vorrei fare un giro dell'isolato per rendermi conto della situazione… la polizia ci sta osservando, ma non credo sappia realmente cosa sta succedendo, e potremmo essere anche controllati dal fantasma..-.

-     Non credo sia una buona idea -, ribatte uno dei presenti, - perché sarebbe come confermare che abbiamo qualcosa da nascondere…soprattutto adesso che abbiamo disattivato la loro cimice… per avere informazioni, basta chiedere… ricordati che adesso lavori con i migliori, non sei più da solo in quell'angolo di strada.. abbiamo uomini che controllano ogni centimetro del quartiere da qui fino ai confini.. è il nostro territorio, e nessuno può entrare senza permesso…-.

-     La polizia lo fa…-.

-     No, nemmeno la polizia -,  e si accende una sigaretta con tono vittorioso, - perché se avesse voluto, sarebbe già entrata qua dentro per un controllo.. ma hanno paura, perché sanno che siamo noi i più forti.. fanno il loro lavoro per salvare la faccia, e sperano che non ci siano troppi problemi… se succede qualcosa, coinvolgono l'opinione pubblica con l'arresto di qualche pesce piccolo, che sconta anche la nostra pena.. è così che gira il mondo.. -.

-     Spera che nessuno vada mai in prigione per te, perché se dovesse succedere, te la farò scontare io -; un attimo di gelo cala nella stanza mentre i due si scambiano uno sguardo calmo e deciso.

-     Ragazzi, non vi sembra di esagerare -, cerca di sdrammatizzare uno dei presenti, - John, Tom, siamo tutti membri dello stesso equipaggio.. siamo pirati, e dobbiamo affondare le altre navi, non ammutinarci… siamo in una tempesta, e solo con l'aiuto dei tutti riusciremo ad uscirne.. per cui lasciate i vostri problemi personali all'esterno di questa stanza, e  possibilmente rimandateli a quando tutto sarà finito..-.

-         Io non ho nessun problema -,conclude Tom; John non risponde.

 

 

Cala la sera, e le prime ombre vestono la strada con la magia della notte; nelle strade principali lunghe code di macchine vorrebbero solo trovare lo spazio per correre a casa, mentre i primi lampioni si accendono.

John è seduto sulla scrivania dello studio, e aspetta nervosamente l'appuntamento; gioca con un foglio, stracciandolo in piccoli pezzetti e lanciandoli nel camino acceso.

Guarda l'orologio, si rimette la giacca e controlla che la sottile cravatta sia ben allineata con la fila di bottoni della camicia; si sistema le spalle e, in quel momento, due uomini aprono la porta ricordandogli l'ora; - mi ricordo che ore sono.. siamo arrivati al dunque..-, ed esce dalla stanza.

Esce dal portone principale, e subito nota una macchina posteggiata in fondo alla via, a qualche decina di metri; all'interno un uomo fa un leggero movimento con il braccio destro, allungandolo verso il cruscotto.

-     hai visto l'agente, nella macchina all'angolo? -, chiede uno dei due uomini seduti sui sedili anteriori.

-     Sì…-.

-     Ha fatto un leggero movimento con il braccio destro.. è il segnalatore.. adesso sanno che siamo usciti, e cominceranno a pedinarci… ogni due incroci circa cambieranno unità, e cercheranno di non farsi notare… potrei anche scommettere che hanno uomini appostati anche sui tetti delle case per controllare meglio i nostri movimenti..-.

-     Non potrebbero aver messo delle spie nella macchina? -.

-     No, è rimasta sorvegliata tutto il tempo, e nessuno si è avvicinato… è pulita..-.

-     Avete notizie dei conti? -.

-     Non ancora, sono al lavoro.. ma dovrebbero darci i primi risultati in serata, al ritorno dal colloquio..-.

-     Non portarci fino all'entrata, non voglio destare sospetti… ho con me una valigetta piena di denaro, che userò solo nel caso veda che è non è una trappola e sia palese la volontà di un traffico illecito.. altrimenti si tratterà solo di un normale colloquio di lavoro.. -

-     Stai attento; non ci si può mai fidare degli spacciatori..-.

-     Lo sono stato anche io, e so come comportarmi.. lasciaci qui, se dovesse succedere qualcosa premerò il tasto di chiamata automatica del telefono che ho in tasca.. se ricevi una telefonata, vuol dire che siamo in guai seri.. vieni e tiraci fuori…-.

-     Vi copro, non ti preoccupare…se invece lo senti vibrare, e sono io, volate fuori, perché vuol dire che sta per succedere un casino…-.

-     Voleremo..-, ed escono dalla macchina…

L'uomo che fa finta di essere il suo consulente lo segue, e i due si fermano un secondo davanti alle porte del palazzo in cui lavora Parson;  annunciano la loro presenza alla segretaria e si siedono nella piccola sala d'attesa.

Un quadro impressionista attira l'attenzione di John, che per un attimo quasi dimentica la ragione della visita; pochi secondi dopo la segretaria li invita a seguirla nello studio.

Un arredamento bianco rende l'ambiente particolarmente freddo, e la grossa scrivania in cristallo, posta sul lato destro rispetto all'entrata, rende l'atmosfera ancora più impersonale; seduto c'è un uomo che sta parlando al telefono, ma si affretta a concludere la conversazione e li accoglie.

È di media età, leggermente abbronzato e in forma; tiene in mano una sottile sigaretta per darsi importanza, ma l'effetto che ottiene è esattamente l'opposto.

- buongiorno, sono Parson.. Ma spero che non vi dispiaccia se ci diamo del tu.. Odio trattare gli affari secondo l'etichetta.. Victor è molto meglio..-.

- io sono John, e lui è il mio consulente finanziario..-, risponde stringendogli la mano.

I tre si avvicinano alla scrivania, dove, sul lato opposto alla sedia di Victor, un piccolo divano è sistemato per far accomodare gli ospiti.

- gradisci qualcosa da bere?.. Ho un bar molto rifornito..-.

- no grazie, -

- bene, vedo che siete motivati a parlare subito dell'affare.-

- non vorrei essere scortese, ma sono arrivato in città da poco, non conosco quasi nessuno e non so quali sono gli usi nel trattare gli affari..-.

- beh, è semplice: si discute finché entrambe le parti non guadagnano abbastanza..-.

- bene, siamo sulla stessa lunghezza d'onda..-

- mi hai detto che ti occupi di forniture..-

- esatto.. più che altro mi occupo di mediazione.. Cerco produttori, clienti, e creo affari vantaggiosi per tutti.. In questo periodo ho notato una notevole espansione del mercato delle macchine self-service, e credo sia un campo ancora potenzialmente molto espandibile... Ovviamente, come in ogni altro settore chi prima arriva..-

- hai ragione -, lo interrompe Victor, - la penso esattamente anche io così.. Quando ho avviato questa attività, nessuno credeva che potesse essere tanto redditizia.. Ma adesso tutti fanno la coda per lavorare con me..-.

- ..che tipo di contratti hai ? -

- generalmente sono gare d'appalto, soprattutto per quanto riguarda le forniture pubbliche.. Poi, una volta avuto il primo contratto, non è difficile rinnovarlo.. Basta avere gli amici giusti e non troppe pretese...-

- ormai tutto è politica...-.

- lo è sempre stata.. Solo che adesso lo è più palesemente..-

- posso offrirti la copertura per i rifornimenti di caffè e tutto il necessario ad un ottimo prezzo.. Scontato, ovviamente, per l'inizio del rapporto.. Se poi questa zona si dimostrerà abbastanza recettiva per il nostro genere di mercato, inizieremo una politica di sviluppo.. Questo comporta una potenziale ulteriore diminuzione dei prezzi in un immediato futuro, trasformando l'iniziale sconto in prezzo fisso..-

- .siamo una città grossa; come mai vi presentate solo adesso?.. -

- perché solo grazie ad una politica logistica che abbiamo appena creato riusciamo a rendere questo mercato possibile.. Prima era impensabile produrre in africa o Sudamerica un prodotto, per essere lavorato in Asia e venduto sul nostro mercato.. Troppe spese..-.

- ..ed adesso? -

- abbiamo ottenuto particolari convenzioni per incentivare il lavoro in determinate zone, e molte barriere doganali sono state abbattute.. Unendo questi fattori ad una possibilità di comunicazione a livello globale molto più facile che in passato, ed una maggiore capacità di trasporto delle merci, sia a livello di costi, che di garanzie e velocità, siamo riusciti a creare mercato... E guadagnarci..-.

- ..in effetti, ora che ci penso, credo di aver sentito qualcosa a riguardo..-.

- possibile.. il nostro gruppo compare spesso sulle riviste di settore..-.

- può essere..-.

- queste sono alcune proposte di forniture, comprendenti anche i prezzi e le potenzialità di mercato..-

- molto bene, li studierò con attenzione.. Ma sono sicuro che troveremo un accordo.. I miei attuali fornitori si sentono in un regime di monopolio, e devo sottostare alle loro regole.. Ma da adesso, con questa nuova opportunità, cambieranno le carte in tavola..-.

- lo spero.. Poter penetrare un mercato ancora nuovo in maniera così aggressiva e con investimenti già così alti permetterebbe una espansione molto veloce..-

- mi hai detto che sei  da poco in città, e non conosci nessuno.. Domani sera darò una festa a casa mia.. Cosa ne dici di essere mio ospite? -

John rimane un secondo in silenzio, indeciso sulla risposta; poi guarda negli occhi Victor ed accetta l'invito

- sono sicuro che diventeremo ottimi amici -, e si alza a stringergli la mano.

- lo spero anche io -, e anche John si alza.

Victor prende da un cassetto un suo biglietto da visita con l'indirizzo, scrive sul retro un numero di telefono, - te lo scrivo in caso ne abbia bisogno, perché non risulta sull'elenco .. Non voglio che qualche scocciatore mi disturbi a casa -, e glie lo consegna.

John ringrazia ancora, saluta l'uomo ed esce dallo studio; il suo accompagnatore, il finto consulente finanziario, non dice una parola per tutto l'appuntamento, finché John, davanti alla porta, dice a Victor - se troverai il contratto interessante, ritornerà il mio assistente a sistemare gli ultimi particolari tecnici -, lasciandogli per qualche secondo presentare i vantaggi dell'affare se concluso in valuta estera, a causa dell'elevata inflazione.

L'uomo, ancora più impressionato per la capacità tecnica dei due, cerca di nascondere lo stupore e stringe loro di nuovo la mano.

Un veloce cenno con il capo per salutare la segretaria, che ricambia con un sorriso, e rientrano nell'ascensore.

Usciti dall'edificio rimangono abbagliati dalla luce del sole, e devono cercare la loro macchina per qualche secondo, prima di vederla posteggiata sull'angolo del palazzo.

- cosa ne pensi? -

- non credo sia lui il fantasma -, risponde John.

- come mai? -

- è una sensazione.. Certo, sulla carta avrebbe tutte le credenziali, ma non credo che sia così furbo da creare un gruppo così potente in così poco tempo... Oppure è un bravo attore, e ci ha presi in giro..-.

- ma nessuno ha le sue possibilità di contatti...-

- è proprio questo che non quadra.. Forse vedendolo fuori dall'ufficio riuscirò a farmi le idee più chiare..-.

- adesso però abbiamo un altro problema: se portiamo avanti questo affare, dobbiamo cercare davvero la merce, i fornitori e tutto il resto..-.

- non credo sia necessario.. In ogni caso vorrei concludere questa faccenda il prima possibile..-

- ma, a pensarci bene, tutta questa storia potrebbe anche essere vantaggiosa per noi.. riuscire ad impiantare un commercio legale coprirebbe e giustificherebbe molte delle nostre attività finanziarie.. soprattutto in ambito internazionale..-.

-                      ma vorrebbe dire uscire, seppure parzialmente, dall'ombra.. smuovere le acque.. e il contrabbando non sempre è così facile.non so quanto sarebbe rischioso..-.

-                      non parlavo di contrabbando.. ma di riciclaggio di denaro… i confini possono essere molto utili -

- credo sia opportuno esaminare questa eventualità con gli altri..-.

La conversazione viene interrotta perché arrivano sotto l'ufficio, parcheggiano la macchina e, velocemente, scendono.

Dietro l'angolo, in fondo alla via, una macchina con dentro un uomo osserva i loro movimenti; mentre scendono dalla macchina tutti lo notano, ma fanno finta di niente ed entrano nell'edificio.

-     hai visto la volante? -

-     sì -, risponde John.

-     Ci stanno cominciando a stare stretti..-.

-     Probabilmente cercano prove, o scuse per controllare..-.

-     ..ma non ci faremo beccare..-.

-     adesso il problema della polizia non è rilevante.. finché si limitano a controllarci, non possiamo fare nulla.. e abbiamo cose più importanti a cui pensare..-.

-     dirò ad un paio di ragazzi di tenerli sempre sott'occhio.. non vorrei che facessero retate in momenti poco opportuni..-.

-      perfetto -, ed entra nello studio.

La stanza è libera, nessuno degli altri uomini è ancora arrivato; John si siede su una sedia e si versa un bicchiere d'acqua; - dì a qualcuno di portare anche qualcosa da mangiare, perché comincio ad aver fame -

-     ottima idea-, risponde il collega, - comincio ad avere anche io fame.. e dirò di comunicare agli altri che siamo tornati, per il rapporto..-.

I due si prendono qualche minuto di libertà, chiudendo gli occhi o stendendosi sul divanetto; alcuni secondi dopo arriva un ragazzo con un vassoio pieno di panini, lo appoggia su un tavolino vicino all'entrata, ma nessuno dei due si alza a prenderlo.

Gli altri uomini entrano quasi contemporaneamente, probabilmente reduci da un'altra riunione, e si siedono sulle sedie davanti a John; l'ultimo chiude la porta, e fino a quel momento nessuno dice niente.

Il silenzio viene spezzato da uno di loro, che freddamente chiede: - come è andata? -, e prende da bere.

-     l'incontro è stato alquanto strano -, comincia John, - perché l'uomo in questione, pur essendo sicuramente uno dei principali indiziati della nostra ricerca, non presenta affatto le qualità necessarie per organizzare un gruppo come quello del fantasma.. è un uomo d'affari, abbastanza deciso e pieno di sé, ma non credo abbia la stoffa permettersi a trattare questo genere di affari.. sembra uno di quelli che predilige  la bassa politica  da sotto il tavolo, vantandosi delle amicizie importanti e organizzando feste per apparire in pubblico.. non certo uno disposto a passare la vita con un fucile puntato alla schiena.. cerca di farsi spazio fra i suoi simili…-.

-     Da ciò che risulta, invece, non sembrerebbe..-.

-     Dopo molte ricerche -, li interrompe un terzo, - siamo giunti a conoscenza di particolari della società gestita da Parson molto interessanti..-.

-     Particolari di cui non sono a conoscenza? -., chiede John.

-     Esatto.. dopo una ricerca sui principali soci della società, nonché proprietari dell'azienda, abbiamo scoperto che tutti, e dico tutti, non sono deceduti, ma scomparsi misteriosamente nel raggio degli ultimi dieci anni..-.

-     Scomparsi? -.

-     Chi si è avventurato in avventurosi viaggi, chi è affondato con la propria barca, chi, semplicemente, è scomparso.. ma di nessuno è rimasta traccia..-.

- come lo hai scoperto? -

- ho fatto una ricerca per scoprire se c'erano stati ingenti spostamenti di capitali dai conti personali.. Normalmente è così che Vengono in parte mascherati i traffici illeciti.. I conti personali vengono tenuti meno sotto controllo di quelli delle aziende, e si possono distribuire in diversi Paesi, rendendo praticamente impossibile la loro stima reale.. Dopo un po', però, ho notato che da questi conti non risultavano operazioni correnti da molto tempo.. Una ricerca tra le denunce nell'archivio della polizia, ed ho trovato la spiegazione..-.

- molto ingegnoso.. Così, ad un primo livello di controllo, sembra che la società sia perfettamente normale..-.

- .. Mi domando, a questo punto, quale sia il senso di tutto questo -, interviene un altro, - perché questi vostri due rapporti creano grosse incongruenze.. A meno che, cercando il nostro fantasma, non siamo incappati in un altro caso di truffa, indipendente dal Nostro obiettivo -

- potrebbe essere solo una coincidenza, è vero, ma potrebbe anche non esserlo..-, prosegue John, - ormai dobbiamo andare avanti..-.

- io, invece, credo sarebbe meglio lasciare questa strada e provarne un'altra -

- no, non sono d'accordo.. Se sparissimo adesso, dopo le vantaggiose proposte che abbiamo fatto, creeremmo sicuramente perplessità e curiosità.. Che porterebbe ad una indagine verso di noi.. D'altra parte, come già ho avuto modo di affermare, rendersi in parte scoperti potrebbe risultare un grosso pericolo per i nostri affari.. Ciò che credo si debba fare, è far continuare l'affare, e poi trovare un modo per farlo fallire.. In questo modo potremmo sparire senza destare sospetti..-.

- risulterebbe più facile per il nostro commercio, però, se avessimo una copertura -, interviene l'uomo che ha interpretato il ruolo dell'amministratore finanziario, - perché gonfiando i conti e sistemando i bilanci potremmo far circolare molto denaro nero..-.

- signori, temo però che si stiano confondendo i due problemi; anche se strettamente correlati, vorrei ricordarvi che uno riguarda il fantasma, e l'altro l'assetto organizzativo futuro.. Credo sia più importante focalizzare la nostra attenzione sul primo problema, rimandando il secondo ad un, seppure immediato, futuro -.

- che carte abbiamo ancora da giocare con questo Parson? -

- forse nessuna, o forse non sono state ancora nemmeno distribuite..

-.. E chi le distribuisce? -

- chi prende prima il mazzo.. E dobbiamo essere noi a prenderlo..-.

- non ci resta che aspettare fino alla festa, a questo punto..-

- lì vedremo come stanno le cose.. Nel frattempo dobbiamo continuare a cercare informazioni sulla società.. A proposito, quali sono state le reazioni dei clienti, ai nostri regali? -.

- fino ad adesso abbiamo avuto solo qualche risposta, e di soggetti non importanti.. Sono i clienti minori che si preoccupano di rispondere subito, temendo di perdere l'aggancio.. Da quelli che contano, invece, ancora nulla..-.

-     se non dovessero rispondere nei tempi previsti, fate un giro e sentite che voci circolano.. Non vorrei facessero il doppio gioco..-.

-     rischieremmo di perdere tutto, se qualcuno cominciasse a dubitare di noi.

-     Pensiamo solo al prossimo appuntamento; nel frattempo, continuiamo le ricerche. -

Sembra non passare mai il tempo, e l'attesa si fa sempre più snervante; nell'ufficio un gelido silenzio viene rotto da intensi rumori di oggetti che cadono dalle mani degli uomini che stanno giocherellando  per scaricare la tensione.

John quasi si addormenta su un divano, ma viene svegliato da un uomo che entra nella stanza all'improvviso; è chiaramente sconvolto, e dal fiatone sembra abbia fatto una lunga corsa.

- presto, è successa una cosa terribile -, urla, - pochi minuti fa..-

- calmati, e racconta -, lo interrompe uno dei presenti.

- una bomba.. È scoppiata pochi minuti fa.. È successo il finimondo..-.

- una bomba? Dove? - chiede John alzandosi di scatto.

- dall'altra parte della città.. Durante uno scambio di merce.. Ci sono state diverse vittime..-.

- adesso calmati e raccontaci cosa è successo..-.

- dovevamo consegnare della merce in regalo ad un cliente, e era stato deciso un locale in centro.. Siamo arrivati, e come sempre io ho aspettato fuori, in macchina.. Dentro c'erano poche persone.. Una decina, direi.. Ed il cliente era già seduto ad un tavolo.. il mio compagno è entrato, e si è seduto.. Pochi secondi dopo mi sono ritrovato steso sul sedile del passeggero con i vetri del finestrino addosso.. Mi sono rialzato, e al posto del locale c'era un buco pieno di fuoco.. Mentre cercavo di realizzare cosa fosse successo, ho visto arrivare le prime persone in soccorso.. Allora sono uscito dalla macchina ed ho cominciato a correre.. E sono venuto qui..-.

- hai fatto bene.. Qui sei al sicuro.. Mentre eri là, hai mica visto qualcosa di sospetto? -.

- no, niente.. Eppure sto sempre attento, per paura di poliziotti in borghese..-.

- lo sappiamo.. Non è colpa tua.. Ringrazia il cielo di non essere entrato, o saresti morto anche tu..-.

- fatti dare un calmante, e poi fatti una bella dormita.. Vedrai che poi ti sentirai meglio -, interviene un altro.

I passi dell'uomo rimbombano nella mente di tutti, e il cuore ricomincia a scoppiare.

- non ci vuole dare tregua.. Ha deciso di eliminarci subito..-.

- è logico-, risponde John, - deve colpirci subito, e in maniera diretta.. Sa che se riusciamo ad organizzarci, possiamo diventare un concorrente.. Così, invece, siamo in mano sua.. Proviamo a vedere se i giornalisti sono già arrivati sul posto -, ed indica la televisione con un leggero cenno del capo.

Uno degli uomini prende il telecomando e la accende, girando un po' di canali prima di trovarne uno con un servizio in diretta.

Stanno riprendendo il luogo dell'attentato, ed una voce sta cercando di dare le prime notizie.

- .. L'esplosione è avvenuta pochi minuti fa, proprio mentre nel locale alcune persone stavano tranquillamente consumando.. Un'improvvisa esplosione, e poi tanto fumo, hanno detto i molti testimoni di aver visto.. Dei presenti nel locale nessuno è sopravvissuto, ma non si sanno con certezza né il numero, né l'identità delle vittime.. Vi terremo aggiornati nelle prossime ore.. Non si sa il movente, né è ancora arrivata alcuna rivendicazione da parte di gruppi terroristici.. L'unico indizio è un testimone, che ha dichiarato di aver visto un uomo scappare subito dopo l'esplosione.. Ma il suo identikit non è ancora stato so noto.. Sembra che gli investigatori, però, siano già sulle sue tracce..-

- spegni, basta così -, dice uno degli uomini presenti alla riunione, - credo possa bastare.. Signori, la situazione è drammatica..-.

- pensano che sia stato il nostro uomo a mettere la bomba..-.

- e così, oltre che vittime, siamo anche gli accusati della nostra fine -, continua John, -.. Dobbiamo assolutamente separarci da lui, allontanarlo.. Sarebbe come tenere una bomba innescata sotto il cuscino.. Deve andare via subito, e sparire per sempre..-.

- lo porteremo in Sudamerica, dove abbiamo diversi contatti.. Là ci penseranno loro a sistemarlo..-.

-     fatelo subito -, conclude.

-     Quel maledetto ci è alle costole.. come avrà fatto a sapere dello scambio? -.

-     Potrebbe essere stato informato dal cliente stesso, per esempio..-, continua John.

-     Uno che ha fatto il doppio gioco?.. questo vorrebbe dire che anche tutti i nostri attuali clienti potrebbero essere suoi complici..-.

-     Non è da escludere, purtroppo.. sempre che non li abbia già fatti partecipi del nostro fallimento.. noi offriamo loro uno, lui il doppio… loro prendono la nostra parte e la sua, guadagnandosi un nuovo fornitore, merce gratuita e qualcuno che dimostra di saperli proteggere… perché biasimarli? -.

-     Perché sono sempre stati nostri.. questo mercato è sempre stato nostro.. qui comandiamo noi, e nessuno può permettersi di metterci i bastoni tra le ruote… -. Urla uno

-     Questo è stato il passato.. adesso la situazione è diversa..-.

Un altro uomo entra nella stanza, e senza aspettare che la conversazione finisca, comincia: - ci sono troppe volanti della polizia da queste parti.. non vorrei avessero fiutato qualcosa.. continuano a girare.. cosa facciamo?-

-     hanno anche il mio volto fresco.. possono  entrare? -.

-     Possono fare quello che vogliono.. se riescono a convincere il giudice, possono entrare ovunque.. in pochi minuti..-.

-     ..e forse hanno già il permesso di irruzione, e stanno solo aspettando il momento giusto o rinforzi..-.

-     prendete tutto il necessario, i dati e i conti.. fate sparire qualsiasi prova, e poi scompariamo.. -.

-     Ormai questo posto è troppo sotto gli occhi di tutti..-.

-     In meno di venti minuti quest'appartamento sarà pulito, garantisco io.. -, interviene uno dei presenti, - metto all'opera tutti gli uomini disponibili… voi, nel frattempo, lasciate questo quartiere.. più restate, più il pericolo aumenterà..-.

-     Ha ragione, andiamocene-, e guarda John.

-  vi faremo sapere dove andremo, e ci raggiungerete...-.

Una fila di persone esce di fretta dall'ufficio, e scende per le scale; uno di loro chiama una macchina con il telefono portatile, e si fermano dietro il portone dell'entrata secondaria.

- sarebbe meglio se non uscissimo tutti insieme, e sulla stessa auto.. sicuramente ci stanno osservando, e ci seguirebbero -, continua quello che ha parlato al telefono, - ci divideremo in tre gruppi, e usciremo a pochi minuti di distanza.. -.

- dove andiamo? -, chiede John.

- c'è un piccolo albergo, il cui proprietario è un nostro cliente, che potrebbe andare bene. più volte ha dimostrato di voler entrare nel nostro giro, e adesso potrebbe essere utile.. Cosa ne dite? -.

- ha già ricevuto merce in regalo? -.

- sì..-.

- come ha reagito? -.

- è stato uno di quelli che ha risposto-

- potrebbe fare anche lui il doppio gioco..-.

- non credo.. Ma sarà meglio rimanere comunque con gli occhi aperti..-.

Il primo gruppo sale sulla macchina appena arrivata davanti all'entrata, e parte subito; sul sedile posteriore, tra John e il suo finto consulente finanziario, c'è quello che tiene, appoggiata sulle gambe, la valigetta contenente i codici dei conti correnti.

La macchina si muove nel traffico rapidamente, ma senza attirare troppo l'attenzione; ad ogni incrocio aspetta l'ultimo momento per girare, e sta compiendo un giro molto intricato per cercare di far perdere le proprie tracce ad eventuali inseguitori.

- non ho fatto in tempo a parlarne durante la riunione -, comincia quello seduto al centro, - ma il gruppo di ricerca ha fatto importanti scoperte per quel che riguarda il giro d'affari di Brown -.

- riguardo cosa? -.

- seguendo i percorsi dei soldi, siamo riusciti a scoprire che i flussi convergono tutti verso una unica banca, situata in un paradiso fiscale.. Arrivati lì, però, spariscono, perché non è possibile accedervi in via telematica..-.

- .. Come si può fare? -.

- andando là fisicamente, credo..-.

- allora ci penseremo poi..-.

Le strade che stanno percorrendo sono buie, silenziose e poco trafficate; la macchina perfettamente lucida non può passare inosservata, per cui John suggerisce: - se proseguiamo con questa macchina verremo notati subito: è come andare in giro di notte con un faro.. È molto distante l'albergo? -.

- solo qualche isolato..-.

- allora proseguiamo a piedi.. Avremo più possibilità..-.

- sei sicuro che non sia rischioso? -

- avete notato se qualcuno ci ha seguito? -

- no, nessuno -, risponde il conducente.

- allora non dovremmo avere problemi..-.

- forse hai ragione.. Accosta - dice l'uomo sedutogli vicino.

La macchina si ferma ad un incrocio e, usando la stessa tattica di prima, scendono i tre uomini seduti posteriormente; - ci vediamo là fra pochi minuti.. Arriveranno contemporaneamente anche gli altri.. Avvertiteli che noi siamo a piedi.. Non vorrei che pensassero che qualcosa è andato storto, se ci dovessero vedere camminare -.

- non ti preoccupare, li avverto io -, conclude l'uomo chiudendo la portiera mentre la macchina riparte.

I tre uomini cominciano a percorrere un grosso marciapiede rovinato, mentre i pochi passanti notano i vestiti troppo eleganti per essere abitanti del luogo; quello con la valigetta dei codici la stringe sempre più a sé, rimanendo sempre tra gli altri due.

John è forse quello che si sente meno a disagio, essendo uscito da poco dal giro della strada, e non guarda nessuno con sospetto; solo quando si ricorda del contenuto della valigetta si avvicina al collega.

I passi segnati dalle suole in cuoio riempiono la strada, e ad ogni angolo che incrociano sperano di trovare una insegna luminosa, o qualche particolare che indichi l'albergo.

Ad un tratto il terzo uomo si ferma e suona ad un campanello; John e quello con i codici percorrono diversi passi prima di accorgersene.

- siamo arrivati.. Questo è il posto .-.

- questo? -

- non possiamo certo fare entrate trionfali... Ma tornerà il giorno in cui le faremo..-.

- ..sicuro..-, conclude quello vicino a John.

Qualcuno risponde al citofono, ma senza dire nulla apre il portone e riappende; i tre entrano, controllando per l'ultima volta di non essere seguiti.

Percorrono uno stretto corridoio, molto simile a quelli delle cantine, e fanno fatica a passare tre le casse piene di scatolette di cibo e lattine di birra; un gatto che salta fuori all'improvviso quasi provoca loro un infarto, ma poi arrivano ad una porta dietro cui sembra esserci più luce.

- stiamo per entrare nell'atrio dell'albergo; se dovesse esserci qualcuno, voi non incrociate mai il suo sguardo, e seguitemi..-; John e il collega fanno un gesto con il capo, e poi aprono la porta.

Si ritrovano dietro ad un vecchio bancone, quasi completamente inciso con penne e taglierini, appoggiato sopra una piattaforma di legno scricchiolante.

L'arredamento del locale è terribilmente vecchio e rovinato, e le tende, oltre che essere sporche, sono bucate da bruciature di sigarette; nell'aria un terribile odore di umidità e muffa rende quasi impossibile la respirazione, e dalle finestre entra soltanto u  filo di luce.

Sul bancone una grossa lampada illumina il registro, e vicino una televisione in bianco e nero sta trasmettendo le ultime notizie; nella sala ci sono sette persone, e tutti si voltano a guardare i tre mentre entrano.

Alle loro spalle compare un vecchio, che da al primo la chiave di una stanza, senza dire nulla; John e quello con la valigetta seguono il primo che si avvia con sicurezza per le scale.

Anche questi gradini scricchiolano ad ogni passo, mentre restano sotto gli sguardi di tutti; solo un ragazzo accenna un saluto, ma nessuno risponde.

La porta della stanza è vecchia, e a John viene subito in mente quella di casa sua; per un secondo dimentica il vortice dentro cui è caduto, ed un leggero sorriso sfiora le sue labbra.

- speriamo che non ci sia bisogno di una porta resistente per le irruzioni, altrimenti siamo nei guai -, dice l'uomo mentre la apre, sorridendo.

I tre entrano, e il grosso letto matrimoniale che occupa quasi tutto lo spazio disponibile attira subito la loro attenzione; - credo staremo un po' strettini qua sopra, questa  notte -, dice quello con la valigetta, credendo di essere simpatico; i due non rispondono e fanno finta di niente.

Sotto la piccola finestra, da cui entra la luce, c'è un vecchio divano sfondato, ricoperto da un lenzuolo per coprire i buchi; - questo sarà il terzo letto.. Faremo i turni -, dice i

 primo entrato sedendosi sopra.

Sull'altra parete, vicino alla porta del bagno, una piccola scrivania ed una sedia con lo schienale rotto sono gli unici posti su cui lavorare; viene appoggiata lì la valigetta, e sulla sedia una giacca.

Il bagno è molto piccolo, di quelli in cui la doccia sovrasta tutto, e le ceramiche sono giallastre; due asciugamani di diverse dimensioni sono l'unica traccia che qualcuno l'ha pulito.

La finestra si affaccia sulla strada, proprio sopra l'entrata principale, ed uno spesso cornicione viene subito identificato come ottima possibile via di fuga, in caso di pericolo; la strada sembra tranquilla, e dopo aver controllato per l'ultima volta eventuali inseguitori, chiudono i vetri, facendo cadere per terra briciole di stucco secco della finestra.

- Proviamo a telefonare agli altri, per sapere dove sono -, propone quello con la valigetta, e ccerca il suo telefono; in quel momento, però, qualcuno bussa alla porta.

Quello vicino alla finestra si mette dietro la porta e estrae la pistola, mentre John va ad aprire; - sono Ronald -, dice.

- è il proprietario dell'albergo -, dice da dietro alla porta rimettendo nella fodera la pistola.

Entra il vecchio che aveva dato che chiavi, e stringendo la mano ai tre da un rapido sguardo all'ambiente.

- vedo che non vi siete ancora sistemati.. Spero che la stanza sia di vostro gradimento.. Certo, non è un gran hotel, ma nessuno dei clienti si è mai lamentato.. Se c'è qualcosa che posso fare per voi, non esitate a chiederlo..-.

- no, grazie, per il momento va bene così.. Ma se ci servisse qualcosa, glie lo faremo sapere..-.

- benissimo.. Ho fatto preparare altre tre stanze per i vostri colleghi.. Sono proprio quelle qui di fianco.. Le altre del piano sono libere, perché ho pensato avreste preferito un po' di privacy..-.

- grazie, è molto gentile.. È arrivato qualcun altro? -.

- no, non ancora.. Voi siete i primi..-.

- può avvertirci quando arriveranno? -

- certo, non c'è problema.. È un piacere avervi come ospiti -, ed esce dalla stanza.

John si avvicina alla porta e ascolta i passi che, a poco a poco, si allontanano; solo dopo qualche secondo dice - va bene, adesso si è allontanato -.

- non risponde nessuno -, dice quello al telefono.

- speriamo non sia successo nulla.. Magari semplicemente non sentono lo squillo..-.

- ho una brutta sensazione -, dice John camminando nervosamente per la stanza, - non vorrei che li avessero beccati -.

- provo a fare una telefonata ad uno dei nostri satelliti.. Vive davanti all'ufficio e deve solo guardare dalla finestra per vedere la situazione -.

I secondi di attesa sembrano non finire mai, e l' - ho capito - che chiude la breve conversazione gela il sangue.

- una retata -, dice appena spento il telefono. - li hanno presi tutti.. Stanno praticamente demolendo l'ufficio per perquisirlo.. È finita -, e si siede sul letto.

John continua a camminare, e - devono essere entrati appena siamo scappati.. nemmeno le altre macchine si sono allontanate? -.

- sembra di no, ma non può vedere il retro da cui siamo usciti, e non ne ha la certezza.. Ma se non arrivano entro pochi minuti, vuol dire che li hanno presi..-.

- dobbiamo andarcene anche da qua, scomparire definitivamente per un po'.. Ormai non abbiamo più armi per combattere il fantasma..-.

- ma se ce ne andiamo adesso, perderemo per sempre tutti i pochi clienti che ci sono rimasti, e avrà vinto lui..-.

- mi sembra che, vista la situazione, oggettivamente questa battaglia sia sua.. Ma non abbiamo ancora alzato bandiera bianca..-.

- dove potremmo andare? -

- possiamo procurarci dei passaporti falsi? -.

- certo, basta pagare..-.

- l'unico posto sicuro, ormai, è vicino ai conti correnti.. Se riescono a far sparire il denaro, sono sicuro che, per il giusto prezzo, riusciranno a far sparire anche noi..-.

- non credo ci resti molta scelta..-.

- no, non credo -, conclude quello seduto sul letto.

Bastano poche telefonate e viene sistemata la commissione per i documenti falsi; la consegna e il relativo pagamento avverrà la sera stessa; passano i minuti e la speranza di vedere qualcuno arrivare diventa sempre più remota.

Bussano di nuovo alla porta, ed è ancora il vecchio; - volevo sapere se era gradito qualcosa da mangiare o da bere -

- no, grazie, siamo a posto così..-.

- volevo anche chiedere se le stanze che avevo riservato potevano risultare utili a qualche altro vostro collega, perché credo che quelli che stavamo attendendo rinunceranno alla prenotazione..-.

- le voci corrono in fretta, eh? -, chiede John con aria di sfida.

- in fondo questa grande città è come un piccolo paese..-, e sogghigna.

- no, credo che questa stanza andrà benissimo, e già che è qua, vorrei anticiparle i primi quindici giorni della nostra permanenza..-.

- no, figuratevi.. Siete clienti fidati, e non ho bisogno di anticipi.-.

- è un piacere, per ringraziarvi della gentilezza che ha dimostrato nei nostri confronti -e l'uomo che per primo era entrato nella stanza gli mette in mano una mazzetta di banconote.

L'uomo esce di nuovo dalla stanza, fiero dell'affare che ha appena concluso; dentro la tensione resta altissima.

- quando potremo avere i passaporti in mano? -

- questa notte.. Domani, al più presto..-.

- prenota l'aereo per domani mattina.. Partiremo per il paradiso fiscale ..-.

- ..e nel frattempo? -

- questa sera c'è la festa di Parson, e voglio essere presente.. Magari è lì la chiave di tutto..-.

- bisogna stare attenti.. Potrebbero bloccarci il volo, per affondarci definitivamente .-.

 - paga bene il falsario.. È lui l'unico che può fare la soffiata..-..

- non ti preoccupare per il viaggio, a quello penso io. Vai a prendere dei vestiti puliti, per stasera.. e stai attento a non farti beccare... Credo che ormai ci seguano a vista..-.

-     forse.. ma ricordati che sono stato spacciatore.. non farmi beccare era una delle mie specialità..-.

-     non con loro… ricordati che non hai più a che fare con stanchi poliziotti sotto pagati..-.

-     ci vediamo questa notte, al mio ritorno.. voi, nel frattempo, completate il quadro dei conti correnti..-, ed esce dalla stanza.

Scende saltando sui gradini della vecchia scala, si avvicina al proprietario, dietro al bancone nell'entrata a pian terreno, e: - scusi, qual è l'entrata per il rifornimento della cucina? -.

- Vuole uscire senza dare nell'occhio, eh?.. entri in quella porta, lì c'è la cucina.. sul retro c'è l'uscita che sta cercando.. e se vuole, appeso c'è anche un grembiule bianco da lavapiatti.. se si spettina un po’, potrebbe anche non farsi riconoscere..-

-     grazie per l'informazione -, e si allontana.

-     Sono dietro l'angolo vicino all'uscita principale.. se svolta a destra subito, non li incontrerà-, conclude piegandosi dietro al bancone facendo finta di cercare una penna; John lo ringrazia con un cenno della testa mentre apre la porta della cucina.

Infila in grembiule, e sotto gli occhi attenti dei cuochi esce dall'albergo seguendo le indicazioni del vecchio; poco dopo si trova a camminare tranquillamente per la strada senza essere pedinato.

Controlla le spalle allungando la coda dell'occhio nel riflesso delle vetrine, e prima di ogni incrocio entra in un negozio per poter osservare la situazione della strada più tranquillamente; dopo quasi mezz'ora di cammino entra in un emporio dove decine di abiti da sera sono appesi, e tre commessi eleganti vengono ad accoglierlo.

All'inizio viene trattato distrattamente, anche a causa dell'abbigliamento rovinato e sporco, ma appena mostra la carta di credito diventa il cliente più corteggiato di tutto il negozio: impiega quasi due ore a scegliere vestito, scarpe e tutto il necessario per la serata.

Si sistema anche barba e capelli, poi si veste e si avvia verso la festa; prende un taxi e cerca di rimanere nascosto il più possibile senza dare nell'occhio; si fa lasciare a qualche isolato dalla casa, scende e comincia a percorrere gli ultimi metri.

Il muro del giardino che separa la proprietà privata da quella pubblica è in calce bianca, alto poco più di due metri, ma solo un osservatore esperto riuscirebbe a notare il sottilissimo fascio di raggi che segnalerebbe l'entrata anche solo di una mosca;- qui certo non si entra.. scommetto che ci sono guardie armate che non aspettano altro che sfogare le proprie frustrazioni su qualche ladro -, e sorridendo arriva davanti all'entrata.

Non è il primo, e si è formata una piccola coda di ospiti in attesa di mostrare il proprio invito; bastano pochi minuti e una ragazza con un lungo spacco lo accompagna mostrandogli i saloni della casa.

-     sono certa che si divertirà molto questa sera; se avesse bisogno di qualsiasi cosa, non esiti a domandarlo - sono le parole con cui lo lascia nel giardino, per andare a prendere altri ospiti.

Come l'ufficio, anche la casa è arredata in maniera molto fredda, con pesanti ostentazioni di ricchezza e spreco e un comune cattivo gusto.

Nella piscina alcune persone stanno nuotando, ma sembrano più interessate a mostrare il fisico perfettamente palestrato e abbronzato, più che a fare il bagno; in un angolo diversi uomini stanno discutendo, probabilmente di affari, mentre sorseggiano whisky e altri alcolici; ovunque si respira un'aria di falsa allegria, creata da sorrisi che nascono solo per convenienza.

-     ciao, sei appena arrivato in città -, gli chiede un ragazzo che gli appare dalle spalle.

-     Sì, da qualche giorno..-.

-     Come mai sei qua? .. sei parente del nostro grande magnate?-.

-     No, sono in affari con lui..-.

-     ..come quasi tutti qua dentro, del resto..-.

-     .e tu?-.

-     anche io lavoro con lui.. importo materie chimiche..-.

-     ..e che vendi solo a lui..-.

-     eh sì.. se dovesse cambiare idea da un giorno all'altro, qui molta gente fallirebbe.. per molti è l'unico cliente -

In quel momento il telefono di John comincia a suonare, ed un brivido gli percorre la schiena; con uno scatto lo prende ed apre il portello dell'auricolare mentre lo avvicina all'orecchio.

-     dobbiamo andare, ci marcano troppo stretto.. ho paura che la polizia stia cercando di incastrarci.. dobbiamo andare.. adesso.. prendi il primo mezzo che vedi e raggiungici all'aeroporto.. ci vediamo là..-, e riappende.

John si avvia verso l'uscita quasi correndo, e incontra la ragazza che lo aveva accompagnato;- deve già andare via? È successo qualcosa? -.

-     no, solo un piccolo contrattempo sul lavoro, al quale però devo pensare subito.. se riesco a fare in fretta, conto di tornare per la fine della festa..-.

-     ci conto, a dopo -, e si allontana con i nuovi ospiti che sta accompagnando.

Arriva nel piazzale dietro la villa, dove sono posteggiate molte auto; un ragazzo si avvicina a lui e gli chiede: - deve ritirare la sua macchina? -.

-     sì, la Mercedes nera posteggiata nell'angolo -, risponde deciso.

-     prendo le chiavi e glie la porto -, risponde il ragazzo.

-     No grazie, dammi solo le chiavi.. ho una certa fretta, e vorrei andare subito -

-     Va bene, eccole qua, allora -, e gli da un mazzo di chiavi.

-     Tanto, il proprietario della macchina è all'interno della festa, e non si accorgerà del furto entro le prossime tre, quattro ore.. ed allora spero di essere già al sicuro.. -,pensa mentre si avvicina al mezzo,  - speriamo solo non ci siano antifurti a codice o nascosti, perché mi scoprirebbero subito -, e si ferma davanti alla portiera.

Preme il pulsante di apertura sul telecomando attaccato al mazzo di chiavi, e le serrature si aprono; lentamente apre la macchina e si siede all'interno; passa qualche secondo a studiare l'interno, per trovare un altro possibile quadrante in cui inserire la chiave o qualche codice, poi decide di provare ad accendere il motore..- o la va, o la spacca -, pensa mentre gira la chiave.

La macchina non ha altri sistemi di sicurezza, e parte senza problemi; John passa davanti al ragazzo che gli aveva dato la chiave sorridendo, per non destare sospetti, ma sente le gambe tremare.

L'aeroporto è abbastanza lontano dalla città, costruito originariamente come porto commerciale, più che turistico; solo negli ultimi anni diversi terminal sono stati adibiti ad aerei per il trasporto passeggeri.

Durante le code e i semafori vorrebbe provare a telefonare, poi il dubbio che la linea possa essere controllata glielo impedisce; continua a pensare alla voce terrorizzata che gli ha dato l'appuntamento, e spera di trovare qualcuno - speriamo non succeda come quando siamo fuggiti in albergo -, pensa.

-     devo solo fermarmi per qualche minuto, per ritirare un biglietto -, dice al custode del garage in cui lascia la macchina -, potrebbe darle un occhio lei? -, e gli da una banconota.

-     Volentieri -, risponde il custode uscendo dal suo posto, - non la perderò di vista un secondo..-.

-     Ecco le chiavi, in caso di necessità.. -, e esce.

Il custode, dopo un primo attimo di stupore, entra nella macchina e la posteggia proprio all'entrata del garage; nel frattempo John corre per i lunghi corridoi che portano nel cuore dell'aeroporto.

Vede il gruppo di uomini davanti alla vetrina di un negozio, si avvicina e cominciano a camminare verso l'entrata dell'aereo.

-     siete solo in due: dove sono gli altri? -

-     non c'è più nessuno.. solo noi possiamo rischiare il viaggio..-.

-     verso dove? Non lo so ancora..-

-     hai presente la Florida?.. poco più in là..

-     come ci arriviamo? -

-     questo è il tuo nuovo passaporto -, dice infilandogli in tasca il documento, - non è falsificato, è originale.. lo abbiamo comprato da uno che ne denuncerà la scomparsa fra un paio di giorni.. così, se per qualche motivo dovessero controllarti l'identità, risulterai un onesto cittadino incensurato.. e sui terminali non compare la foto, che ovviamente è stata modificata..-

-     i codici? -

-     li abbiamo nella borsa.. domani, in Florida, all'aeroporto ritireremo la nostra nuova identità, che ci permetterà di concludere il viaggio.. per il ritorno, non credo ci siano problemi..-.

-     perfetto..-

-     come hai fatto a raggiungerci così in fretta? Pensavamo saresti arrivato molto più tardi..-

-     ho preso in prestito una macchina, che poi ho regalato al posteggiatore dell'aeroporto.. ma non credo se ne accorgeranno prima di qualche ora..-.

-     l'hai presa alla festa? -

-     sì..-.

I tre sbrigano tranquillamente le pratiche per accedere all'entrata dell'aereo e, essendo arrivati in anticipo, si permettono anche il lusso di sedersi a guardare la televisione; in verità John si è sistemato alle spalle di un poliziotto, in modo da ascoltare eventuali segnalazioni della macchina che ha appena rubato.

Appena il suo volo viene chiamato, si alza lentamente e si avvicina ai compagni; un lungo sospiro di sollievo gli fa chiudere gli occhi nel momento in cui le ruote si staccano da terra: il passato è concluso.

Anche se non dovesse riuscire a concludere alcun affare e perdesse tutti i clienti, sa, in quei conti correnti troverà tanti di quei soldi da vivere nel lusso per tutta la vita. Soldi per tutti, tranquillamente. Ed il resto è solo passato.

 

Dall'U.S.A. today - tragica esplosione di un aereo di linea in partenza dall'aeroporto di Miami.sono ancora ignote le cause. Il calcolo approssimativo delle vittime è centocinquanta, ma non sono stati ancora comunicati i nomi. I resti dell'aereo sono finiti in mare, trascinando sul fondo anche la maggior parte dei corpi. Testimoni dicono di aver visto un serbatoio prendere fuoco. È stata aperta un'inchiesta.

 - misteriosa sparizione di un ricco imprenditore di nome Parson. Sembra sia stato visto l'ultima volta durante un ricevimento tenuto nella sua villa. Gli investigatori stanno cercando tracce studiando gli archivi delle sue società. Sembra abbiano trovato particolari interessanti.  


3

 

 

-         perfetto, tutto è andato secondo i piani -, dice John chiudendo la pagina del giornale.

-         Sinceramente non credo ancora che sia vero -, ribatte uno degli uomini.

-         L'organizzazione e la professionalità con cui hanno operato è stata semplicemente perfetta -.

-         Buongiorno signori, tutto  a posto? -, chiede un uomo entrando nella stanza.

-         Certo Darrill, tutto bene -, risponde John alzandosi.

Sistema il lungo ciuffo di capelli brizzolati prima di stringere la mano al nuovo amico d'oltreoceano, - tutto a posto, grazie a te -, conclude l'ex spacciatore.

Gli ultimi giorni per il gruppo in fuga dall'America sono stati molto intensi, e soltanto adesso, nel  calore e nell'accoglienza di questa reggia ai confini del mondo si sentono tranquilli.

Appena partiti dall'aeroporto, infatti, il pilota del velivolo aveva annunciato un falso guasto ai motori, e cominciato a perdere quota. Tutto ciò che è avvenuto dopo può essere paragonato alla scena di un film.

L'aereo dopo aver annunciato la caduta alla torre era ammarato dolcemente in un punto preciso dell'oceano, dove due imbarcazioni erano in attesa. Le sorprendenti tecnologie avevano fatto sì che i radar di tutto il mondo vedessero precipitare, e poi perdersi nelle acque, il velivolo, mentre sulla più grande delle due navi un bicchiere di vino veniva offerto ai nuovi ospiti.

Cento persone, intenzionate a sparire dalla faccia della terra, godevano il sole della nuova libertà. Chi per sfuggire ai debiti, chi alla famiglia, chi alla noia.. senza badare al prezzo, per raggiungere lo scopo.

Il tragitto in mare era durato due giorni,  trascorsi dalla maggior parte delle persone a riposare, pensare o , semplicemente, divertirsi facendo il bagno o prendendo il sole. John e i colleghi avevano passato interminabili ore a discutere sul futuro assetto dell'organizzazione, sul volto del fantasma e sui ruoli. Anche se il volto non era stato ancora scoperto, l'assetto dell'organizzazione e tutte le altre decisioni erano state prese. L'unico ancora in dubbio sul futuro era proprio John, indeciso tra la tranquillità di una semplice vita e il pericolo della carriera che gli si stava aprendo. Aveva bisogno di tempo, ma per il momento preferiva rimanere concentrato soltanto sul futuro prossimo.

Arrivati su un isola agli ospiti della barca erano stati consegnati documenti falsi, un catalogo della propria storia falsa, carte di credito e indirizzi cui rivolgersi in caso di necessità. Molti avrebbero reso la via del Sudamerica o dell'Asia. Qualcuno sarebbe fuggito su qualche atollo dimenticato del mondo. Solo due, in fuga dai debitori, avevano l'aria di chi non avrebbe visto un altro Natale.

L'ex spacciatore e di suoi avevano continuato il viaggio a bordo di un'altra barca, un ex peschereccio trasformato in corriere. Viaggiavano ad una velocità inferiore della metà di quella tenuta regolarmente dalla prima imbarcazione, e le cabine erano molto più piccole e scomode. Ovviamente nessuno si lamentò nemmeno una volta per la precarietà della situazione. Tutti erano consci del rischio che questo viaggio comportava, e ognuno cercava di sbrigarsela il meglio possibile. Arrivati a destinazione - una piccola isola sperduta in mezzo all'Oceano, di cui il novanta per cento degli uomini ignora anche il nome -, un uomo li aveva accolti, e da allora si occupava di loro.

Darrill era molto più di un semplice direttore d'albergo: nelle sue stanze venivano discussi affari per centinaia di milioni di dollari, e spesso era durante le cene che organizzava che questi accordi nascevano. Ognuno degli ospiti sapeva di contare di  lui, e spesso enormi mance erano il ringraziamento per il suo lavoro extra. Era perfettamente a conoscenza della situazione dei suoi ospiti, ma sembrava non toccarlo minimamente; nelle casseforti della banca adiacente all'albergo c'era abbastanza denaro a cui potevano accedere da assicurare una rendita nella suite per il resto della vita a centinaia di persone. E nessuna autorità straniera avrebbe mai potuto toccarli. - siete in un gigante salvadanaio, di cui le autorità mondiali non hanno le chiavi. Sanno che siete qua, ma non possono aprirlo -, diceva sempre ridendo. Nessuno sapeva cosa pensasse veramente delle persone, perché sotto quel sorriso a volte falso, a volte vero nascondeva sempre un'aurea di mistero. Essere amico di tutti e di nessuno era il suo vero mestiere.

 

-         tutto bene, miei nuovi ospiti? -, chiede passeggiando per la piscina.

-         Come vanno gli affari, oggi..? -, chiede John.

-         Discretamente… al limite della sopravvivenza.. ma bisogna pur tirare avanti -, e scoppia a ridere.

-         Ragazzi, si è fatto tardi. Tra un'ora abbiamo il primo appuntamento in banca, e dobbiamo riunirci prima. Tra cinque minuti nel salone riunioni.. è libero? -.

-         Certo.. per voi è sempre libero.. farò sistemare delle bevande -

-         Non ti preoccupare.. sarà una riunione veloce.. giusto per chiarire alcuni concetti..-.

-         Come volete.. io ve li faccio portare lo stesso.. poi decidete voi se bere oppure no -.

Gli uomini si alzano quasi simultaneamente e si dirigono verso l'ascensore; attraversano il grande atrio costeggiando la cascata che riproduce un angolo di foresta tropicale, e si fermano davanti alle porte automatiche.

Un ragazzo li fa entrare e preme il pulsante, sapendo il numero dei piani in cui dovrà fermarsi. Con un largo sorriso saluta gli ospiti, aspettando una mancia ad ogni apertura di porte. Puntuali, gli uomini sono riuniti nella sala.

-         tra pochi minuti avremo davanti, per la prima volta, il nostro patrimonio. Finalmente. -

-         non credo che Brown lo abbia mai visto tutto insieme.. credo mandasse qui pezzo per pezzo -., lo interrompe uno dei presenti.

-         Secondo me, invece, lo ha visto.. ogni tanto faceva dei viaggi sospetti, e credo venisse qui.. un paio di volte si è quasi tradito - conclude un altro.

-         Comunque, credo che sommando il denaro liquido ai valori, potremo contare su un grande capitale da cui ripartire -, riprende John.

-         Sono sicuro che troveremo ricettatori felici di comprare qualche pezzo di valore della collezione di quadri di Brown, e potremo contare su molti più capitali smobilizzati -.

-         A questo punto credo sia importante riuscire ad avere una giusta visione della nostra potenza, presente e  potenziale..-.

-         Non sarà facile valutare il patrimonio.. alcuni ci mettono anni .-.

-         Abbiamo pochi giorni, e non avremo sempre a disposizione la cassaforte. Dovremo dare un occhio e farci un'idea a grandi linee.. poi qualcuno resterà qua a gestire il patrimonio e catalogarlo -.

-         Dopo.. adesso dobbiamo riconquistarci il territorio -, interviene  un altro.

-         Una volta tornati, dovremo riagganciare i contatti con tutti..fornitori, clienti, uomini…dobbiamo uscire dal temporaneo isolamento -.

-         Appena vedranno i soldi, vedrai che saranno loro a buttarsi su di noi..-.

-         È vero, ma dovremo stare attenti…. Al nostro ritorno saremo ufficialmente morti… un vantaggio, ma dovremo saperlo gestire. -.

-         Se nessuno ti cerca più, nessuno ti trova..-

-         Non è sempre detto.. ma occupiamoci della banca. Ci serve qualcuno che prenda il controllo  dei conti -.

-         Lo farò io -, dice un uomo seduto sul fondo del tavolo.

-         Mike sei sicuro di volerti prendere questa responsabilità? - gli chiede John,- al nostro ritorno rimarrai qui da solo -.

-         Non me ne frega niente di tornare. Preferisco rimanere qui. -.

-         Come vuoi… allora d'accordo. -

Un tunnel sotterraneo accompagna gli uomini direttamente all'interno della banca dove, in una piccola stanza senza finestre, un uomo e Darrill li stanno aspettando.

-         ciao ragazzi -, dice il direttore appena li vede arrivare.

-         Ciao - risponde John, - come mai qui? -.

-         Sono il direttore della banca -, interviene l'altro, e - ho pensato fosse opportuna far assistere anche al direttore dell'albergo l'apertura della cassetta -.

-         Come mai? -.

-         Dovrò ospitare un vostro uomo fino alla morte, credo -, interviene, - voglio solo essere sicuro che sia in grado di pagare -.

-         Se vuoi ti faccio un assegno per la suite per i prossimi vent'anni.. ma adesso abbiamo cose più serie a cui pensare -, lo zittisce John.

-         Signori, credo che la tensione per questo evento stia compromettendo la atmosfera rilassata che normalmente si vive tra queste mura.. siamo tutte persone fidate, non credo ci siano problemi di alcun tipo -, conclude la discussione il direttore della banca.

Si avvia verso la serratura della porta principale, digita una serie di numeri, inserisce una chiave e apre la prima porta. - questo è solo il primo gradino per chi volesse provare a rubare nella nostra cassaforte. Dopo ci sono una porta a riconoscimento vocale e digitale, e un'altra con il controllo della retina.. ovviante tra una e l'altra i corridoi sono costantemente tenuti sott'occhio da agenti attraverso un sistema di telecamere a circuito chiuso, e non c'è possibilità di isolare o togliere la corrente. In pratica, questa stanza è inespugnabile -, conclude prendo l'ultima porta.

L'interno del locale è una immensa serie di cassette di sicurezza, catalogate per numero di conto corrente cui si riferiscono. Su nessuna è segnato il nome, solo numeri o cifre di riconoscimento. Appoggiate in mezzo alla piccola sala alcune tele coperte vengono protette da una teca di vetro - questi sono le nostre opere d'arte, separate dal resto degli oggetti preziosi per preservarle dall'umidità, dalla luce e da altri agenti che potrebbero danneggiarle. -

La temperatura è piuttosto bassa, e tutti gli uomini si chiudono le sottili giacche indossare solo per obbligo di eleganza; solo il dipendente dell'istituto indossa indumenti più pesanti, e non si accorge della differenza.

Si ferma davanti ad una cassetta, lentamente la sfila e la appoggia su uno dei tavolini rimasti vuoti;  gli spettatori rimangono con il fiato sospeso, finchè sfila un foglio di carta e si gira; - su questo pezzo di carta sono stati elencati i numeri dei cassetti nei quali si trova la vostra fortuna. Ora che ne siete i proprietari, eccolo -, e lo passa a John. Una lunga serie di numeri è accompagnata da piccole note scritte a lato, a penna, - questi devono essere gli appunti di Brown o di chi si occupava del tesoro - commenta Mike.

-         tieni, d'ora in poi questa è la tua bibbia. Non dovrai mai separartene, portatela anche a letto. Sarebbe meglio che la imparassi a memoria e poi la distruggessi -.

-         No, troppo pericoloso -, interviene il direttore della banca, - se dovesse succedergli qualcosa l'intero patrimonio scomparirebbe. Noi non possiamo aprire le casseforti, anche se sappiamo che il proprietario è deceduto. Rimangono lì e basta. Suggerirei di lasciare questo foglio sempre all'interno delle nostre mura, al sicuro, ed ogni volta che il signore vorrà consultarlo verrà accompagnato da uno dei nostri uomini -.

-         È vero.. ci sono scritti anche i codici per aprire le serrature. È impossibile ricordarsi tutto a memoria. E troppo rischioso.

-         Potremmo aprirne un paio, tanto per aver un'idea.. poi lasceremo tutto nelle tue mani -.

-         Quale desiderate aprire? -.

-         Mah, vediamo il primo -, ed indica al direttore un cassetto. Si avvicina, digita la combinazione leggendola sul foglio e apre la porta. Dall'interno una borsa piena di soldi gli cade addosso, e Mike ne estrae un'altra piena di diamanti.

-         Solo con questi ci potremmo vivere tutti da gran signori -, dice uno degli uomini .

-         E questo credo sia solo l'inizio -, continua Mike.

-         Credo anche io che sia solo l'inizio. Su questo foglio sono scritti dei nomi. Forse i destinatari di questi regali -.

-         Sì, i nomi di queste donne li conoscevo.. erano di Brown .-.

-         Va bene, non perdiamo altro tempo, il nostro lavoro qui è finito. Questi soldi in contanti ci saranno molto utili, e anche i diamanti. Con questi potremo ricominciare. Tu Mike resta qua, io e gli altri abbiamo molto lavoro da fare -, e si dirige verso l'uscita.

Il direttore della banca e quello dell'albergo sono rimasti senza parole allo spettacolo di quella ricchezza, e seguono il gruppo a qualche metro di distanza.

La cassaforte viene chiusa di nuovo, con l'ordine di andare a prendere Mike dopo un'ora; salutato velocemente il responsabile della banca, gli uomini si ritrovano nuovamente nella sala riunioni.

-         bene, adesso che abbiamo appurato che di problemi economici non ne avremo, cosa avete intenzione di fare? -, chiede John ai presenti.

-         Ritornare  e riprenderci ciò che era nostro. Abbiamo i soldi per comprare la roba, le conoscenze e gli uomini. Non ci manca nulla - ribatte uno dei presenti.

-         Sì, ma adesso sono tutti sotto la cura del fantasma. Se li è comprati tutti .-

-         E non li ricompreremo. Se è solo una questione di soldi, non può batterci .-.

-         Chi te l'ha detto?.. come non ci saremmo mai aspettati di trovare qualcosa del genere, così non sappiamo le reali capacità del fantasma. Potrebbe addirittura essere  più potente di noi. -.

-         Lo escludo, è un'ipotesi troppo remota. - , continua un altro.

-         No, secondo me ha ragione John -, interviene quello seduto in fondo al tavolo, - dobbiamo combattere il fantasma, non comprarlo. Bisogna eliminarlo, altrimenti resterà sempre una spina nel fianco. Il problema è che ha avuto la capacità di nascondersi così bene, che non sappiamo nemmeno il suo nome..-.

-         Dobbiamo combatterlo con le sue stesse armi,  e forse un  modo c'è -.

-         Quale? -.

-         I vostri volti sono conosciuti dagli altri agenti perché siete nel giro grosso da molto tempo, ma il mio è ancora sconosciuto.. potrei tornare indietro come clandestino, farmi assumere come spacciatore sotto di lui per capire come è strutturata l'organizzazione.. nel frattempo, voi da qui preparerete uomini e piano di attacco così, al momento giusto, mi raggiungerete e riprenderemo il nostro territorio. -.

-          Mi sembra troppo rischioso come piano…e se ti scoprissero? -.

-         Non attaccherebbero l'organizzazione, perché ufficialmente ci siamo sciolti… quindi credo sia solo un problema mio..-.

-         ..e se fosse tutto un trucco per sparire dalla circolazione con i soldi? -, interviene un altro.

-         ..e lasciare a voi tutto il resto?.. il denaro in quella borsa è molto, me ne rendo conto, ma è una briciola rispetto a quello che troveremo là dentro.. e poi, sparire è un'ipotesi inesistente per questa organizzazione.. non è vero? -.

-         proviamo.. diamogli retta.. ed un mese di tempo.. se ce la farà, bene, altrimenti ritorneremo con i portafogli pieni e le armi cariche -.

-         Un mese credo sia sufficiente -, conclude John.

 

Il sole sta per sorgere all'orizzonte, e dalle finestre della sua camera le prime luci attraversano le tende bianche; resta qualche minuto sdraiato sul letto, prima di vestirsi e scendere al molo, poi prende la valigia e scende.

Non c'è nessuno a salutarlo, solo il direttore dell'albergo, che è occupato a trattare il prezzo della corsa con il capitano del peschereccio; se tutto andrà come previsto, John verrà sbarcato sulle coste della Florida dopo un viaggio di dieci giorni. Da quel momento scatterà il cronometro.

-         arrivederci.. spero tu possa riuscire nella missione -, sono le ultime parole che sente prima di salire sulla vecchia passerella.

-         A presto.. mi raccomando, tratta bene i miei amici -.

-         Come sempre -, e sorride.

Appena imbarcato incrocia lo sguardo del comandante, che subito lo chiama.

-         senti, non so come sei abituato tu, ma voglio mettere subito le cose in chiaro..qui nessuno è ospite o passeggero..si da tutti una mano.. fai quello che vuoi, ma se qualcuno ti chiede qualcosa, non discutere. Siamo in pericolo per la tua presenza, e sei in debito con noi. Ricordalo sempre. -

-         il mio debito è stato pagato profumatamente. Non si preoccupi, non darò fastidio -. Risponde John allontanandosi.

Il viaggio procede senza problemi fino al penultimo giorno di navigazione quando, durante la notte, una vedetta della guardia costiera si avvicina alla barca.

Il timoniere, occupato a bere insieme ad altri marinai, non si accorge del suo arrivo e da l'allarme all'ultimo secondo.

Il comandante, svegliatosi di colpo, corre subito in cabina, dove trova due agenti già pronti alla perquisizione, ed il resto della squadra sulla nave.

L'imbarcazione non porta merce di contrabbando, tutte le fatture sono reali, ma il passeggero potrebbe rappresentare un grosso pericolo; cercando di prendere tempo, il comandante invita gli agenti a studiare dettagliatamene gli ordini di carico e il pagamento delle tasse di esportazione. John, accortosi della situazione, ma troppo in ritardo per fuggire, aspetta chiuso all'interno della sua cabina sperando che alla polizia sia sufficiente un controllo formale.

Rimbombano i passi all'interno del corridoio di una nave, e quelli sentiti dall'ex spacciatore quella notte rimarranno impressi nella memoria; rimasto imprigionato nella cabina, decide di rischiare. Apre l'oblò a pochi centimetri dal livello del mare e, reggendosi ad un galleggiante sullo scafo della nave, esce. Lega la borsa all'estremità della cima, facendola dondolare pericolosamente a pochi centimetri dall'acqua, insieme ad un piccolo pacco sospetto che si era trovato sotto il letto; poi si lascia cadere in acqua e cerca di rimanere il più vicino possibile alla nave.

Lascia scorrere qualche metro, poi cerca di aggrapparsi alla fune del secondo galleggiante, ma non riesce; tenta con il terzo, ma anche questa volta fallisce: la corrente è troppo forte, e non riesce a sollevarsi abbastanza per stringere le corde. Rimane soltanto un possibilità. A pochi metri dalla nave è legato un piccolo canotto di salvataggio,  non controllato dagli agenti. Rimane sott'acqua qualche secondo, cerca aria nei pochi centimetri di testa che fa uscire e si attacca ad una delle cime della piccola imbarcazione. Un altro sospiro, e subito ritorna ad ascoltare il sottile rumore delle eliche che girano al minimo della velocità.

-         ehi, hai visto qualcosa -, chiede uno dei due agenti appostati sulla poppa della nave.

-         Dove? -, chiede l'altro.

-         Là, sul canotto..-.

-         No, niente.. aspetta, provo a puntare il faro -, e estrae dalla tasca una grossa torcia. Illumina per qualche secondo il canotto, poi la spegne -, magari ha urtato contro qualche ramo galleggiante,o qualche pesce -, ed i due si dimenticano dell'avvenimento in un secondo.

John rimane appeso alla corda per molto tempo, trascinato dalla corrente, senza poter salire né prendere fiato.

La nave viene perquisita nei minimi dettagli, ed il cuore esplode in gola al capitano quando uno degli agenti gli chiede di aprire la porta della cabina del clandestino; rimane più stupito lui di tutti gli altri quando vede che all'interno non c'è nessuno.

Passato il pericolo l'uomo, chiudendo la cabina, ceca di velocizzare il più possibile le restanti operazioni, e la polizia di allontana senza aver trovato nulla di sospetto.

John, vedendo la barca allontanarsi, cerca di spingersi sul canotto e comincia a chiedere aiuto. - ehi della barca, sono qui -, grida più volte prima che uno dei maarinai si accorga della sua presenza.

-         presto, tiriamolo fuori di là -, grida il marinaio indicando l'uomo in mare al resto dell'equipaggio.

-         Te la sei cavata per un pelo -, dice il capitano appena lo vede risalire.

-         Può dirlo forte.. questa volta pensavo mi beccassero davvero..-.

-         Dove hai nascosto la tua roba? -.

-         L'ho appesa alla cima del galleggiante, insieme ad un altro pacco che mi sono trovato in cabina .-

-         Altro pacco? -, chiede stupito.

-         Un pacco confezionato molto bene, a prova d'urto. Era nascosto sotto il mio letto.. l'ho trovato perché mi sono abituato a controllare tutti i posto in cui arrivo..altrimenti non mi sarei mai accorto della sua presenza. -

-         E cosa contiene? -.

-         Non so.. ma non credo ci voglia molta immaginazione per capirlo..-.

-         Quindi dici che uno dei miei uomini utilizza questa nave per contrabbandare droga..-.

-         A giudicare dalla quantità, direi che è poco più che per uso personale. Non è certo un professionista..-.

-         Professionista o no, nessuno si deve permettere di utilizzare la mia nave per i propri traffici..-, e si allontana urlando.

L'ex spacciatore rimane nella sua cabina qualche ora a riposare, finchè qualcuno bussa alla porta. si sveglia di scatto, si veste e si apposta dietro la porta. - avanti -, dice.

-         permesso? -, chiede un uomo aprendola.

-         Sei armato? - e gli prende il braccio.

-         No -.

-         Ok, scusa.. mi hai svegliato..pensavo mi avessero trovato -.

-         No, la polizia è andata via e non è più tornata .-.

-         Cosa c'è? -.

-         Volevo ringraziarti.. il pacchetto che hai trovato sotto il letto.. era mio..-.

-         Tuo? -.

-         Sì, cerco di arrotondare lo stipendio spacciando qualcosa..-.

-         Era la prima volta -.

-         No, lo facevo abitualmente.. qui normalmente non viene nessuno, e la camera è talmente sporca che nemmeno la polizia entra.. tutto è cambiato per il tuo arrivo.. ma ormai lo avevo già sistemato, e non potevo fare niente..-.

-         Figurati.. non è stato un problema.. a proposito, cosa ha detto il comandante?.. quando lo ha saputo non mi è sembrato particolarmente contento .-

-         Guarda , e si solleva la maglietta. Sulla pancia lividi gonfi gli fasciano gli addominali, e un lungo taglio non ancora richiuso gli percorre il fianco. - appena scoperto che ero io a commerciare -, riprende, - mi ha fatto chiamare nella sua stanza. Dopo avermi insultato, due dei suoi uomini mi hanno tenuto fermo e lui si è sfogato. Alla fine ha preso un coltello e mi ha fatto questo - indicandogli il taglio, - ma senza mai prendermi in faccia..-.

-         Così non si vede -

-         Esatto.. così non si vede.. ma questo taglio non si dimentica.. e poi mi ha licenziato.. ha detto che non mi ha buttato a mare solo perché non sono clandestino, e la mia sparizione desterebbe dei sospetti..grane con la polizia che non vuole avere.. altrimenti sarei già pasto per i pesci..-.

-         Una volta arrivato, cosa conti di fare? -.

-         Non so.. chiederò a qualcuno un lavoro.. magari riesco a sistemarmi.. sicuramente non potrò farmi vedere per i porti per un po’..-.

-         Che tipo di lavoro? -.

-         Vendo questa roba a un mio cugino.. lui è del giro della droga.. potrei fare il corriere per terra.. dicono si guadagni bene..-.

-         Stai attento.. normalmente i corrieri sono solo esche per la polizia.. ti fanno fare un paio di corse per metterti una manciata di soldi in tasca, poi una soffiata ti fa arrestare.. così sono tutti contenti: gli spacciatori hanno dato una buona esca, e loro hanno salvato la faccia per l'opinione pubblica.. e tu rimani vent'anni dietro le sbarre..-.

-         Tu come fai a saperlo? -.

-         Diciamo che sono del giro..-.

-         Allora potresti aiutarmi tu? -.

-         Posso proporti un lavoro.. sto tornando per riacquistare il potere che mi è stato rubato.. certo, magari ci vorrà qualche giorno,  e non sarà facile..ma avere un uomo dalla mia parte potrebbe essermi molto comodo..-.

-         Mi hai salvato una volta, e lo stai facendo di nuovo -.

-         Questi sono affari.. adesso vatti  a medicare quella ferita.. non mi servono eroi, ma persone con la testa sulle spalle -.

-         Va bene -, e sorridendo esce dalla stanza.

 

John si stende ancora sul letto, e si sente più rilassato al pensiero di avere un uomo come appoggio, altri due occhi per controllargli le spalle. Passano pochi minuti, e dal ponte sente un uomo urlare; è lui.

Non si alza, ma si avvicina all'oblò ancora aperto per sentire meglio; distingue la voce del marinaio e quella di almeno quattro, cinque persone. Sembra lo stiano cercando di tenere fermo, mentre si avvicinano sempre più alla balaustra.

-         brutto bastardo, per un pelo non ci hai mandati tutti in gattabuia -.

-         Spacciatore schifoso, come ti permetti di sporcare la nostra nave? -.

-         Anche voi lo avete sempre fatto -, cerca di difendersi, - solo che non vi hanno mai beccato -.<

-         Stai attento a quello che dici..potresti solo peggiorare la situazione - , e l'urlo soffocato di un pugno ricevuto nello stomaco rimbomba sul mare.

-         Credo sia venuto il momento di dire le tue ultime preghiere, maledetto.. adesso andrai a fare compagnia ai pesci..-.

-         Perché?.. cosa vi ho fatto? -.

-         Ordini del capitano… e lo sai, i suoi ordini non si discutono mai. -.

Un colpo sparato con il silenziatore si confonde al rumore del motore della nave, e per un attimo un silenzio glaciale scende tra i marinai.

-         presto, prendi una coperta -, dice uno.

-         Ed una corda..dobbiamo legarlo bene…-.

-         ..ed un'ancora.. lo faremo calare a picco.. nessuno lo troverà mai laggiù..-.

-         e diremo che è caduto in mare da solo..era ubriaco, ed è caduto in mare durante la notte..-.

-         se testimonieremo tutti, ci crederanno.. il comandante ci ha assicurato che non ci saranno problemi -, e il rumore del corpo sull'acqua è l'ultimo rumore che John sente prima di essere assalito da un profondo terrore.

-         E se avessero riservato la stessa sorte per me -, pensa mentre si butta a chiudere la porta e bloccarla con una sedia.  sanno anche della borsa piena di soldi. Sanno che sono clandestino, ufficialmente morto. Nessuno verrebbe mai a reclamare il mio cadavere. Se riuscissero a coprire bene l'omicidio, potrebbero rimanere puliti -, e si siede sul letto.

Non manca molto all'alba, e solo qualche ora all'arrivo; all'orizzonte le prime isole iniziano a vedersi, e ad ogni passo nel corridoio l'ex spacciatore trema.

Come se nulla fosse successo, la vita sulla nave riprende tranquillamente, secondo i soliti ritmi; alcuni ricevono l'ordine di sistemare la stiva e la merce per essere scaricata, mentre si comincia a avvistare la costa.

Bussano di nuovo alla porta, e gli viene comunicato che il comandante lo vuole vedere il più presto possibile; John prova a mettersi in contatto con i propri uomini attraverso il telefono ,ma senza riuscirci. È  all'interno di una zona d'ombra per le comunicazioni.

-         mi hanno detto che voleva vedermi - comincia appena entrato nella sala comandi -.

-         Esatto -, risponde il comandante senza votarsi. - sembra che il viaggio stia giungendo al termine.. come è andato? -.

-         Tutto bene.. tranne un paio di incidenti, tutto bene..-.

-         Un paio?.. io contavo solo quello con la guardia costiera.. ma il difficile viene adesso, per lei..-.

-         Perché? -

-         Non crederà mica di poter sbarcare con noi, spero.. là ci sono decine e decine di uomini della sicurezza, e controllano i documenti della barca e dei passeggeri appena sbarcati..-.

-         Come farò allora? -.

-         Userà il canotto di salvataggio.. appena glie lo dirò, andrà giù e partirà.. dovremo aspettare di entrare nel golfo, dove la corrente tira verso la costa.. avrà a disposizione un potente motore, ma non sufficiente per andare contro corrente. Le indicherò il punto migliore di attracco, ed in quel momento le nostre strade si divideranno. Non sarò più responsabile della sua incolumità.

-         Va bene. Fra quanto arriveremo sulla corrente giusta? -.

-         Pochi minuti.

-         Allora comincio a scendere -

-         Come vuole. È stato un piacere averla a bordo -, e gli allunga la mano.

-         Faccio finta di non sapere, capitano, ma so. Adesso anche voi siete ricattabile. Ho la registrazione dell'omicidio del marinaio. L'ho spedita ai miei uomini. Ovviamente, se mi dovesse succedere qualcosa, sanno cosa fare. Ha sbagliato -.

-         Marinaio? Quale marinaio ucciso?. Io non so proprio niente..-.

-         Non ci provi nemmeno. So che è stato lei ad ordinarlo, ma non ha abbastanza fegato per farlo con le sue mani.. e un corpo in mare è la soluzione migliore.. nessun controllo, nessuna autopsia. Solo la vostra parola..e chi potrebbe dubitare di tre..quattro..cinque testimoni?.. quanti ne ha pagati? O lo fanno per fede? -.

-         Forse sarebbe meglio che non si imbarcasse su quel canotto -, riprende girandosi, - si nasconderà in una cassa. Sarà più facile. -

-         Dovesse succedermi qualcosa, non avrà il piacere di vedere l'alba successiva. Se lo ricordi -, e esce dalla sala comando.

-         Comandante, crede davvero che abbia una registrazione -, chiede uno dei marinai appena si chiude la porta.

-         Non so,. Ma non possiamo permetterci di rischiare. Avremmo dovuto prevederlo.. ma credo che arrivato a destinazione, si dimenticherà di noi. -.

-         Non ne sono tanto sicuro..-.

-         Se non lo farà, lo faremo stare zitto.. una volta a terra, non sarà più sotto la nostra responsabilità.. e ho un paio di amici che mi devono qualche favore -.

-         Non sopporto che qualcuno ci minacci sulla nostra nave -.

-         Sulla nostra?.. e da quando è diventata di tutti? -, urla il comandante. Poi si avvicina all'uomo, lo butta contro la parete - Prepara una cassa in cui rinchiuderlo, poi sistema il passeggero -, sono le sue ultima parole prima di rimettersi a controllare le carte nautiche.

John trascorre gli ultimi minuti sul ponte della nave, prima di essere rinchiuso dentro una grossa cassa.

-         dovrete rimanere qui dentro finchè uno di noi verrà ad aprirvi, va bene?.. per nessuno motivo, per nessun motivo deve uscire da solo. Stia anche attento a non rovinare l'esterno, rendendola riconoscibile. All'interno abbiamo anche sistemato una bottiglia di acqua, ma non beva troppo.. non so quanto impiegheremo a districare tutte le pratiche, e non potrà andare in bagno. Stia all'interno tranquillo, e vedrà che andrà tutto bene -, e comincia a chiudere con molti chiodi la cassa.

All'interno John rimane seduto su una piccola seggiolina, con le gambe leggermente accovacciate e le spalle piegate perché troppo bassa; una bottiglia è incastrata sotto la sedia, e tra le assi sottili fasci di luce gli permettono di intravedere cosa succede all'esterno. Sente perfettamente i rumori all'esterno, e capisce che anche un suo qualsiasi rumore verrebbe percepito; cerca di sistemare la sedia nel miglior modo possibile, ma non riesce ad eliminare i forti scricchiolii.

Passano quasi due ore senza che nessuno torni più nella stiva, e l'ex spacciatore non capisce cosa stia succedendo; all'improvviso la porta si apre, ed un gruppo di uomini - alcuni marinai ed alcuni ispettori -, cominciano a verificare le casse. Sembra che abbiano un rapporto di amicizia, tanto scherzano durante il controllo, e i marinai riescono a tenerli lontano dal clandestino; John rimane fermo senza quasi respirare per tutto il tempo, e solo dopo aver controllato quasi la metà del carico uno di loro dice - che ne direste di una birra sul ponte? -, portandoli fuori dalla stiva.

Un grande portellone viene aperto per consentire alle gru di scaricare le casse, e in pochi viaggi il lavoro è concluso; vengono sistemate in un magazzino del porto in attesa di essere spedite a destinazione.

John, ormai tranquillo, rimane in attesa sperando nell'arrivo entro breve di uno degli uomini per liberarlo; passano invece quasi dieci ore, di dolori terribili alle gambe e alla schiena, prima che qualcuno si faccia vivo. Il marinaio è quasi completamente ubriaco, si muove barcollando e fa fatica a coordinare i movimenti. Al secondo tentativo di strappare un chiodo non riuscito, John si fa passare il martello e fa il lavoro da solo.

-         perché diavolo ci avete impiegato tanto? -, chiede arrabbiato, - adesso non riesco quasi più a muovere le gambe -.

-         ..tanto? perché tanto? -

-         è tutto il giorno che sono chiuso qua dentro..-.

-         dovevamo aspettare la notte per poterti liberare.. mica è una operazione così semplice..-.

-         ..non è semplice e mandano uno completamente ubriaco, eh..?-.

-         non è vero che sono ubriaco.. stavamo solo festeggiando l'arrivo in terra ferma. E me ne sono dovuto andare per venire a salvarti.. per cui, almeno ringraziarmi .-

-         che ore credi siano? -.

-         Cosa importa?.. saranno le sette, le otto di sera..-.

-         Sono le undici -.

-         Davvero?..accidenti, non mi ero mica accorto che fosse così tardi -, nel frattempo si è aperto un buco abbastanza grande per far passare l'uomo.

-         Dammi una mano.. dopo essere stato così tanto tempo seduto faccio fatica a rimanere in piedi.. -, e si aggrappa a lui. Appena appoggia un po’ del suo peso sul marinaio, però, cadono entrambi. - senti, vattene  a casa.. hai già fatto abbastanza casini..se continuiamo così ci sentirà tutto il porto. -.

In quel momento sente aprirsi una porta, e nel corridoio si accende una  luce.

Senza nemmeno voltarsi comincia a correre, anche se a fatica,  e si nasconde dietro un mucchio di casse. Il marinaio è ancora steso per terra, e viene trovato da uno dei custodi.

-         cosa ci fai qua? -, gli chiede immobilizzandolo.

-         Niente agente.. niente..-.

-         Sei ubriaco? -.

-         Solo un po’..-.

-         Cosa ci facevi davanti a questa cassa?.. perché l'hai rotta?. Stavi cercando di rubare qualcosa? -.

-         No agente.. vede.. è che …-.

-         Non lo dire, non lo dire, accidenti -, pensa John assistendo alla scena a pochi metri di distanza.

-         No, è che..-.

-         Va bene, vieni con me.. smaltirai la sbronza in carcere, e nel frattempo controllerò la cassa.. poi ne riparleremo domani..-.

-         Perfetto -, pensa l'ex spacciatore,- così avrò tutto il tempo per sparire..-, e li osserva sparire oltre le casse del magazzino.

Esce facilmente dall'edificio, approfittando della distrazione della guardia all'entrata, troppo occupata a vedere la televisione per accorgersi della fuga di un uomo, e finalmente si rende conto di essere arrivato.

Chiama i colleghi rimasti al sicuro, racconta loro ciò che è successo e dell'omicidio, dicendogli di reggere il gioco: finchè crederanno che esiste davvero una registrazione, potranno essere utilizzati.

Cammina per molto tempo prima sui moli, poi nelle strade vicino al porto, fino ad arrivare in un vecchio albergo; chiede una stanza, e il pagamento anticipato gli permette di non dover nemmeno mostrare i documenti; il proprietario con uno sguardo capisce che qualcosa nell'ospite non deve essere a posto, ma intasca il denaro senza problemi. - niente donne o droga all'interno dell'albergo.. niente armi, né chiasso. - sono le uniche regole imposte. Perfetto. John vuole solo dormire.

 

Il sole è già alto quando riapre gli occhi,e la vita ai confini del porto è lenta, ma continua: decine di persone passano davanti alla finestra dell'uomo appena sbarcato, cercando di concludere affari più o meno leciti.

Nella stanza di fianco la donna delle pulizie non si preoccupa del rumore che sta facendo, e poco dopo John è costretto ad alzarsi.

Dopo una doccia veloce ed un caffè preso in un bar, si dirige verso la stazione degli autobus, dove si rimetterà in viaggio per l'ultima volta.

Approfitta dell'attesa della partenza per ricercare vecchi contatti fidati, nella speranza di preparare il suo arrivo.

È sera quando finalmente, riesce a rivedere le luci della sua città, ed il rumore del traffico non gli era mai sembrato così famigliare. Subito si dirige verso il luogo dell'appuntamento con uno dei suoi vecchi amici, che invece gli va incontro in macchina.

-         ehi amico, salta su -, gli urla accostandosi al marciapiede.

-         Ciao , come stai? -

-         Bene, tu?..-.

-         Io bene.. era da un po’ che non ti facevi sentire.. cosa ti è successo? -.

-         Andiamo. Ti offro una birra e ti racconto tutto. -.

L'uomo ascolta il lungo racconto di John stupendosi di ogni parola; dalla notte dell'agguato l'ex spacciatore era scomparso dalla circolazione, cancellato i nomi dei suoi vecchi amici e i luoghi che frequentava. Considerato un persona tranquilla, pacifica, nessuno avrebbe mai creduto ad una stroia simile. A volte, pensandoci, non ci credeva nemmeno lui.

Questo amico, abituato a vivere sul sottile confine della legalità, con piccole denunce per spaccio, piccoli furti, truffe, era ciò che di meglio poteva capitargli: un uomo già portato all'illegalità, ma ancora libero e in attesa soltanto della grande occasione. E abbastanza intelligente da coglierla. - siamo sicuri che tutto quello che mi hai raccontato sia vero?..che non siano una montagna di balle?.. mi parli di fortune pazzesche come se parlassi di caramelle, di spacci internazionali e di omicidi.. non stai scherzando, vero? -.

-         no -.

-         Va bene, voglio crederti. In fondo mi fido di te, e mi sono rotto di questo schifo. Era da molto tempo che attendevo l'occasione di entrare nel giro grosso. -.

-         Lo so.. per questo ti ho chiamato -.

-         OK, considerami della partita… ma se riesci davvero a rimettere su l'organizzazione, voglio un buon posto.. tanti soldi, bei vestiti e cose del genere -.

-         Perfetto. Non c'è problema. -.

-         Cosa devo fare? -.

-         Conosci qualche spacciatore della zona nuovo?.. qualcuno che sia arrivato dal nulla.. -.

-         Sì, mi hanno detto che ci sono parecchie persone nuove, comandate da uno nuovo.. ma non so molto di più. -.

-         È loro che cerco. Voglio entrare in questa nuova organizzazione per riuscire a studiarla, capire chi comanda. Poi arriveranno i miei amici, e sistemeremo le cose. -

-         Mi piace questo modo di lavorare, amico, mi piace.. dammi un paio d'ore, e ti saprò dire nomi e cognomi. -.

-         Mi raccomando. Fino alla fine nessuno dovrà sapere niente -.

-         Ehi, per chi mi hai preso..?.. so tenere la bocca chiusa..-.

Bastano solo un paio di chiamate per sapere i nomi e le informazioni necessarie; consultando la cartina della città vedono che i nuovi sono riuniti nello stesso territorio, e - probabilmente il capo è asserragliato qui all'interno. Deve essere il loro fortino -, dice John alzandosi.

-         dove vuoi andare? -.

-         A vedere la zona -.

-         .. non la conosci? -.

-         Sì,  ma voglio vedere se qualcosa è cambiato..-.

-         In pieno giorno? -.

-         Passeremo più inosservati di giorno, che di notte… -.

-         Prendiamo la macchina di un mio amico. La useremo solo una volta così, quando torneremo, sarà più difficile essere identificati -.

-         Aspetta.. forse è meglio che vada da solo. Farò finta di essermi perso.  Sarà più facile -.

-         Sicuro? -.

-         Dove è la macchina? -.

-         Qui, dietro l'angolo. Devo solo avvertirlo che la prendiamo -.

-         Aspettami qui. Sarò di ritorno fra qualche ora. Poi vedremo cosa fare -.

-         Va bene -.

John esce dal bar e sale sulla macchina indicata dall'amico; prende le chiavi nascoste sotto il cruscotto e parte. Conosce bene la zona che sta per raggiungere, e la paura di incontrare qualche volto conosciuto lo preoccupa abbastanza. Guida lentamente, stando attento ai semafori e a tutte le segnalazioni, per evitare di essere fermato dalla polizia, e dopo qualche minuto arriva a destinazione.

Il quartiere è decisamente cambiato, perché è stato aperto un grosso cantiere dove prima c'era un giardino pubblico. Stanno costruendo un nuovo centro commerciale, legge sui cartelli, per "pulire" il quartiere e dare un lavoro ai ragazzi disoccupati. - una miniera d'oro per il riciclaggio -, pensa subito.

Gli operai e le macchine da lavoro occupano quasi tutta la strada, rendendo quasi inagibile una delle arterie principali che portano all'interno della zona, e impiega più di un'ora ad uscire dal perenne ingorgo  di traffico  che creano; non avendo fretta, e volendo studiare la situazione, questo disagio non lo disturba.

Incrocia qualche volto conosciuto, ma nascosto nella macchina non viene visto; allunga il giro per arrivare fino all'estremo opposto poi, quasi al tramonto, torna dall'amico.

Entrato nel bar lo trova seduto al bancone, con una birra in mano, a leggere il giornale; gli chiede notizie sul nuovo cantiere, ma non ottiene nulla. - nessuno sa di preciso cosa ci sia dietro.. solo un mare di soldi e molti operai. Hai visto quanti sono? Vogliono finire tutto nel giro di un paio di mesi.. e per farlo ci vuole un mare di soli.. sinceramente non capisco che possa avere interesse a costruire un simile gigante lì.. e non credo lo faccia davvero per dare lavoro ai disoccupati, come dicono i cartelli -.

-         Non credo nemmeno io, ma credo valga la pena fare qualche indagine.. hai saputo qualcosa in più riguardo gli spacciatori? -.

-         Un mio amico mi ha detto che questa nuova organizzazione è in cerca di persone fidate, già del mestiere.. vogliono allargare il loro campo d'azione, ma mancano fisicamente gli uomini.. ci stavo facendo un pensierino anche io .-.

-         Dimmi dove bisogna andare per farsi assumere -.

-         Ho appuntamento con questo mio amico questa sera. Te lo presenterò. Poi, però, dovrai sbrigartela da solo.. -

-         Perfetto. A che ora? -.

-         Adesso. Ma prima ceniamo. -

I due mangiano appoggiati al bancone, poi escono dal locale.

Il sole sta calando all'orizzonte, e le luci si accendono. Il traffico dei pendolari rallenta molto il loro viaggio, e quando ritornano nel quartiere è già buio. - è così il traffico delle metropoli, bisogna abituarsi -, dice allo spacciatore quando chiede il motivo del ritardo.

-         lui è John, un mio amico. È arrivato da poco in città, e vorrebbe un lavoro. Mi hai detto che state cercando gente, per cui te l'ho portato -.

-         Ma sei pazzo? Porti uno sconosciuto qui? Nessuno ti ha dato il permesso -

-         Ti ho detto che puoi stare tranquillo.. lui è uno fidato.. faceva questo lavoro in Sudamerica.. poi ha deciso di venire qui.. è senza documenti, e sicuramente non andrà a denunciarti -.

-         Per quanto tempo hai lavorato? -.

-         Diversi anni -, risponde John.

-         In città?-.

-         Sì -.

-         Sei mai stato beccato? -.

-         Una volta. Sono uscito dopo un giorno -.

-         Perché? -.

-         Avevo i miei agganci …-.

-         Perché sei venuto qua? -.

-         Per fare più soldi. Vorrei entrare nel giro grosso .-.

-         Perché non ti sei rivolto ai tuoi agganci? -.

-         Perché è tutto un giro di provincia. Io voglio il giro giusto, quello con tanti soldi. Loro sono ricchi, è vero, ma io ho altri progetti -.

-         Ragioni alla grande, eh..?-

-         Sì. so dove posso arrivare -

-         Ben, mi piacciono i tipi decisi. Ma stai attento a non fare il passo più lungo della gamba, intesi? -.

-         Se dovrò salire tutti i gradini, lo farò. Non ho fretta -.

-         Sai parlare bene, adesso però bisogna vedere come lavori. Di concedo un'ora, adesso, ed un po’ di droga. Fammi vedere cosa sai fare -.

-         In che zona? -.

-         Esattamente davanti a questo portone, e nella via di fianco. Ma, se preferisci, puoi girare. Ovviamente, se ti beccano sono solo affari tuoi -.

-          Ovviamente -

L'uomo gli consegna un pacco con bustine di droga in porzioni già pesate, gli da le ultime istruzioni, poi si rivolge all'amico - garantisci tu per lui. Se dovesse succedere qualcosa, so dove trovarti. Ricordalo -, e lascia uscire John.

Le strade non sono cambiate da quando spacciava, e passano diversi minuti prima che il primo cliente si faccia avanti. Contratta sul prezzo, poi alza lo sguardo e: - ma tu non eri quello che lavorava sull'altro lato del quartiere? Hai cambiato zona? -, e si allontana.

Un brivido di paura percorre John, perché si rende conto di essere troppo conosciuto. - non posso rischiare ancora -, pensa mentre si riavvicina al portone da cui era uscito. Si nasconde dietro un cassonetto della spazzatura, e prende un sacchetto legato alla caviglia, nascosto sotto i pantaloni. Estrae una pila di banconote, le conta e le mette in tasca. Dopo essersi risistemato il sacchetto, si siede sull'angolo e aspetta.

Dopo un'ora ritorna alla base, e consegna allo spacciatore i soldi. - ho venduto tutto. Sono tornato perché mi sembrava rischioso rimanere in giro. Questo è il denaro -.

-         hai fatto molto in fretta. Dove hai trovato tutti i clienti? -.

-         In giro.. ho una faccia che ispira fiducia. -

-         Va bene, basta così. Vieni domani alla stessa ora. Vedremo cosa fare -.

-         A domani -, e gli stringe la mano.

Lo spacciatore accompagna i due alla porta, ed aspetta che la loro macchina parta; attraversa la strada, ed entra in una altra porta.

John e l'amico, appena girato l'angolo, scendono e controllano i movimenti dell'uomo, appena in tempo per vederlo entrare.

-         in quella casa abita un ricettatore -, comincia l'amico, - probabilmente non si fida, e sta conttrollando che il denaro sia pulito. -

-         dovrebbe.. almeno così mi hanno assicurato -.

-         Assicurato? -.

-         Quel denaro è parte di ciò che ho portato per le emergenze -.

-         Quindi non hai venduto la roba. -.

-         No, era troppo pericoloso.. l'unico cliente che ho trovato mi ha riconosciuto.. non potevo rischiare..-.

-         ..allora ha ancora tutto il pacco? -.

-         Certo, in tasca..-.

-         Vuoi dire che possiamo rivenderlo? -.

-         Abbiamo cose più importanti da fare..-.

-         Non so tu, amico, ma io non riuscirei a rimanere così tranquillo con una fortuna in tasca -.

-         Fortuna?.. sono solo pochi spiccioli, in confronto a ciò che stiamo trattando -.

-         Spiccioli?..spero per te che non sia tutto uno scherzo, altrimenti ti giuro che ti ucciderò con le mie mani .-

-         Pensi che i soldi che ho dato allo spacciatore siano uno scherzo? Credevo ci fosse un accordo tra noi -.

-         Certo che c'è. Solo che non credo sia giusto girare con quella fortuna in tasca. Se a te non cambia la vita, dalla a me. Sicuramente me la cambierebbe -.

-         No, meglio che la tenga io. Tu rischieresti di mandare all'aria tutto per queste quattro dosi -.

-         Mandare all'aria -, comincia ad urlare,- senti amico, forse qui non ci siamo capiti. Tu arrivi qua dal nulla, mi racconti una storia pazzesca, mi prometti un'immensa fortuna e vai in giro con una montagna di soldi. Poi ti tieni un tesoro in tasca solo per non perdere tempo, e pretendi che io ti stia a guardare tranquillamente. Lo sai che il pacchettino che hai in tasca potrebbe sistemarmi per tutta la vita? -.

-         È solo la merce per una notte -

-         Non so quanto serva a te per sistemarti ,ma io sono molto più modesto..anzi, adesso che ci penso, meglio meno subito, che tanti domani, forse -, ed estrae un coltello.

-         Spero tu stia scherzando -, gli chiede John con voce tranquilla.

-         Ma stato così serio -.

-         Non rovinare tutto per poche briciole -.

-         Quelle briciole mi sistemeranno per un po’ -.

-         Non lo fare. Quelli dell'organizzazione ti troverebbero e ti farebbero fuori nel giro di pochi giorni -.

-         ..e tu non dire che sono stato io. In fondo siamo amici, no?.. sono io che ti ho dato quest contatto, e tu sei in debito con me. Quindi non dirai a nessuno che sono stato io, vero? -.

-         Lo sai che non posso farlo -.

-         Se non accetti questo patto, temo che dovrò ucciderti -.

-         Facciamo finta che non sia successo niente, e andiamocene da qui. Dormiamoci sopra. Domani sarà tutto chiaro -.

-         Domani un corno. Tira fuori il pacchetto e dammelo. Adesso -.

-         Non farlo. Per favore, non farlo -.

-         Dammelo -.

John prende il pacco dalla tasca e lo passa nelle mani dell'amico.

-         da domani sarai troppo impegnato nei tuoi affari per ricordarti di me. Non ti sarà difficile dimenticare -.

In quel momento, incuriosito dal rumore della strada,lo spacciatore esce e vede l'amico di John con il pacco di droga in mano. I due si incrociano con lo sguardo, e basta un secondo per capire cosa sta succedendo. John, rimasto nascosto, assiste alla scena senza muoversi.

Lo spacciatore estrae una pistola, ma appena la punta l'avversario gli lancia il coltello, ferendolo al braccio. La pistola cade, e i due cominciano a picchiarsi. John approfitta del momento di confusione per nascondersi meglio, non volendo entrare nella lotta. L'amico ferisce a morte lo spacciatore con il coltello, rimanendo però ferito ad una gamba.

Un gruppo di uomini escono dalla casa dove lo spacciatore era entrato, e lo vedono agonizzante per terra. L'altro cerca di fuggire ma viene preso e giustiziato. Due cadaveri sono stesi sull'asfalto. Uno del gruppo trova il pacco, - probabilmente stavano litigando per questo -, dice agli altri,- e la discussione è degenerata. Portiamoli via. hanno già fatto fin troppo rumore -, e li caricano nel bagagliaio della macchina posteggiata poco distante.

John rimane fermo, osserva il movimento del gruppo, troppo sincronizzato per essere formato solo da ricettatori; forse lo spacciatore era andato a parlare con i propri capi circa la nuova assunzione.

Al loro ritorno tutto sembra essere tornato tranquillo; parcheggiano la macchina e rientrano nella casa. Dalle finestre della strada piccoli raggi di luce di accendono verso la strada; forse sono segnali, o soltanto persone che aprono gli scuri incuriositi dal rumore. - qui nessuno è incuriosito dal rumore per puro caso -, pensa l'ex spacciatore osservandoli - probabilmente sono vedette -.

Il giorno successivo si presenta all'orario prestabilito facendo finta di niente; loro non sanno che ne sono coinvolto, per cui non dovrebbero sospettare di niente. Ormai dovrei essere dentro, per cui l'operazione va avanti. -

Nel luogo dell'incontro, infatti, un altro uomo è in attesa; è uno della vecchia scorta di Brown.

-         cosa diavolo ci fai qui? -, urla appena lo vede alle spalle. John non fa in tempo a reagire, perché l'uomo, già con il fucile in mano, lo sta puntando. - ci avevano detto  che il tuo aereo era crollato. Come hai fatto a salvarti? -.

-         Ciao, quanto tempo -, gli risponde.

-         Cosa vuoi? -.

-         Ne è passato di tempo dall'ultima volta che ci siamo visti.. hai fatto carriera..-, e nel frattempo arrivano altri tre uomini.

-         Adesso sono il braccio destro del boss -.

-         Chi è ? -.

-         Preferisce rimanere nell'ombra.. sai, è uno a cui non piace tanto la pubblicità. -

-         Direi che se ne sta facendo anche troppa, con tutti gli affari che ha messo in ballo .. è suo il centro commerciale? -.

-         Esatto -

-         Una bella miniera d'oro -

-         Non lo so, non me ne occupo io -.

-         Ho intenzione di parlare con lui. Posso proporgli affari estremamente interessanti. Ho la mano su capitali molto ingenti, e buone possibilità di commercio. Mi manca un contatto qui. Per quest sono venuto. Puoi riferirglielo? -.

-         Non so quanto possa avere piacere a rivederti .. però sicuramente non posso lasciarti andare. Chiederò a lui cosa fare -.

-         Va bene. Fai quello che vuoi. Posso solo mostrarti questo -, e si china. Tutti gli uomini si avvicinano puntandogli la pistola

-          no ragazzi, non avete capito -, dice sorridendo -, non ho nessuna arma nascosta nella caviglia - , e si alza i pantaloni. Slaccia la ssacca e la passa ad uno degli uomini. - dagli questi come prova. Sono solo gli spiccioli che mi sono portato per le piccole spese -.

-         Diavolo John, dove hai trovato tanti soldi? -.

-         Non ti preoccupare. Posso accedere a conti molto più capienti. Digli di tenere quei soldi come disturbo, nel caso decidesse di ricevermi. E che ho affari molto interessanti per tutti -.

-         Questi cambiano molto le cose -.

-         Se vuoi tenertene una parte, fallo. Ma lasciane abbastanza. -

-         No, lo sai cosa succederebbe se si scoprisse che me ne sono tenuto una parte. Cambiano i comandanti, ma non le regole -.

-         Come vuoi -.

-         Cosa hai intenzione di fare? -

-         Aspetto una tua risposta.. vorrei solo mettermi un po’ più comodo, se la faccenda dovesse diventare lunga. -

-         C'è di là una stanza. Usa quella. Devo lasciarti due uomini sulla porta. dentro c'è anche il bagno, non dovresti aver bisogno di uscire. Anche se adesso hai molti soldi, non posso non seguire le regole. -

-         Metti tutti gli uomini che vuoi, non c'è problema. Mi serve solo un letto -, e si incammina.

Entra nella stanza, dove trova un letto e una scrivania; sul lato la porta del bagno è semi aperta, e il rumore dello sciacquone non chiuso rimbomba.

Due uomini si sistemano all'esterno, mentre un altro è appostato davanti alla finestra che, seppur sbarrata,  rappresenta l'unica via di fuga.

Per un attimo si siede, mangia un panino trovato sul tavolo poi, dopo essersi assicurato di non essere ascoltato, chiama i suoi uomini.

-         i piani sono cambiati -, comincia, - sto per incontrare il boss. Almeno credo. Solo che avrò bisogno di supporto, da adesso. Non ce la farò più da solo. Ho bisogno che veniate, immediatamente. Se dovesse succedermi qualcosa, qualcuno dovrà già essere qui per prendere il mio posto, e se invece andrà tutto come penso, presto l'organizzazione sarà in mano nostra. Chiamate il comandante della nave che mi ha portato qua, sapete cosa fare. Appena arrivati raggiungetemi. Poi decideremo cosa fare. Sembra che qualcosa stia per succedere -, e riappende -. Controlla nuovamente che nessuno abbia sentito, poi si ristende sul letto in attesa di essere chiamato.

Passano soltanto pochi minuti, ed uno degli uomini lo avverte che il nuovo boss è interessato a parlare con lui, ma che l'incontro sarebbe avvenuto il giorno successivo. - per impegni presi in precedenza dal principale -, dice.

 - Nell'attesa l'ospite potrà godere delle comodità della casa principale -, conclude ripetendo a macchinetta le parole del capo.

-         sarà un piacere -, dice ridendo.

-         Mi spiace, ma temo di essere costretto a bendarla -, dice il ragazzo, - per non mostrarle la strada .-

-         Fino all'ultimo vuole rimanere segreto, eh? -

-         Io eseguo gli ordini -, e infila un cappuccio nero in testa all'uomo.

Entrano in una macchina, e percorrono un tragitto di circa mezz'ora. Troppe sono le curve per ricordarsi il tragitto, e John smette di provarci. Spera solo di trovare qualche punto di riferimento arrivato a destinazione.

La camera che gli viene assegnata è molto grande, arredata in stile antico, completamente in legno. Nel bagno una vasca ad idromassaggi è già pronta per l'uso, mentre il sistema di climatizzazione si accende per regolare la temperatura desiderata.

Un piccolo giardino comunicante con il retro della stanza è l'unico spazio all'aria aperta per l'ospite, tenuto in un regime - seppur elegante - di prigionia.<

Viene lasciato subito solo, ma sa di essere costantemente controllato da microfoni e telecamere. Non compie nessuna telefonata.

Si prepara per il bagno e, sapendo di non poter fare nulla prima del colloquio, cerca di recuperare le forze.

Vicino al letto, all'interno di una piccola libreria trova diversi libri interessanti e comincia a sfogliarli; passa così le successive ore, finchè, a notte inoltrata, si addormenta.

Viene svegliato da una cameriera che gli porta la colazione, e l'ordine di prepararsi; entro un'ora sarebbe stato ricevuto dal capo.

Mangia tranquillamente, e sapendo di essere sempre sotto gli occhi della sicurezza non mostra alcun cenno di preoccupazione; si prepara e poi, pronto, si siede sulla scrivania in attesa leggendo un libro.

Nemmeno un minuto dopo viene chiamato, e le porte della stanza si riaprono; due uomini lo precedono verso lo studio, posto al piano superiore.

Le imponenti scale dell'entrata che salgono scricchiolano sotto il peso dei tre, e John cerca di allungare lo sguardo verso l'esterno per capire dove si trova. Un alto muro e numerosi alberi, però, coprono completamente la visuale, impedendo a chiunque di vedere al di là della proprietà.

Non viene ricevuto subito, e la attesa nella piccola sala lo rende nervoso; i due uomini restano immobili davanti alla porta, mentre una segretaria, al di là di una scrivania, continua a lavorare senza badare a nessuno. Il telefono squilla in continuazione, e la ragazza continua a collegare i diversi reparti dell'organizzazione, senza dire mai un nome o far capire il mittente; nei secondi in cui non è occupata al telefono si alza di fretta per sistemare pile di pratiche, ma puntualmente una nuova chiamata la disturba e il rito ricomincia.

Dopo aver risposto ad una delle tante, dice sottovoce, senza distogliere lo sguardo dal quadrante del telefono: - si può accomodare, adesso può entrare -.

Per un attimo il cuore dell'ex spacciatore scoppia; si alza lentamente, continuando ad osservare la ragazza, poi, sempre scortato dai due uomini, entra.

- è da un po’ di tempo che non ci vediamo -, dice l'uomo dall'altra parte della scrivania.


4

 

-         molto direi.. e mai avrei pensato di rivederti -, dice John avvicinandosi a lui. - come stai? -

-         bene, molto bene, direi.. tu? -

-         ultimamente ho avuto diverse grane da sbrigare, ma non mi posso lamentare -.

-         Ho sentito grandi cose.. dicono che tu abbia fatto carriera..-.

-         Non mi piace. Lo faccio solo per necessità.. tu, invece?-

-         Io ho avuto una serie di problemi da risolvere.. ma viene, siediti -.

-         Quindi sei sempre stato tu il cosiddetto fantasma? -

-         Sì, fin dall'inizio. -

-         Perché? -

-         Vendetta, potere, chiamala come vuoi. Affari, forse. Quando Matt mi ha venduto a Brown, tutti mi sono venuti addosso. Non avevo abbastanza potere, e nessuna carta da giocare. Mi avevano fregato. Per fortuna ho fatto in tempo a fuggire, prendere abbastanza denaro e riorganizzarmi . poi sono tornato. Matt nel frattempo era diventato consigliere di Brown, e la sua forza aumentava. Erano loro i miei principali nemici. Il resto, lo sai -.

-         Diversi tuoi uomini hanno cercato di uccidermi. Sei stato il mio nemico per molto tempo. Eri tu a dare gli ordini? -.

-         No, era un tale Jano. Fino a poco tempo fa ho diretto gli affari dall'estero. Da poche settimane sono tornato qui. Io mi occupavo degli agganci e del commercio, lui dei concorrenti. Il nemico era Brown, quel bastardo mi aveva preso tutto. Matt era solo una pedina, e non se ne rendeva conto. Infatti ha fatto una brutta fine. Non ce la avrei mai fatta da solo. Mi space per ciò che è successo. Spero che alla fine sia andato tutto bene -.

-         Non certo per merito dei tuoi uomini. Posso solo ringraziare la fortuna che mi ha baciato un paio di volte, se sono seduto qui con te a parlare -.

-         Ma, alla fine, non chiudiamoci nel passato, e pensiamo al futuro. Ormai sei uno dei grandi. Di che cosa ti occupi? -.

-         Fino a pochi secondi fa, di distruggerti. Dopo aver lavorato per Matt, sono andato insieme a Brown, che però è stato ucciso da uno dei tuoi -.

-         Lo so, ero al corrente di quell'omicidio. In un ristorante -.

-         Esatto. All'interno del ristornate c'ero anche io. Dopodiché i suoi collabori più stretti hanno deciso di rimanere uniti e continuare la lotta, ma ormai era troppo tardi. Ci hai colpiti da tutti i lati, non avevamo più possibilità -.

-         Sono le regole del gioco. Anche Matt aveva fatto la stessa cosa con me. Su tutti i fronti, senza risparmiare colpi -.

-         Avevamo diverse persone che sarebbero potute  essere il fantasma, ma non ne avevamo la certezza. Abbiamo iniziato ad indagare, ma ormai era troppo tardi. Alla fine abbiamo deciso di ritirarci, e siamo scappati in un paradiso fiscale, dove Brown teneva parte dei guadagni. Lì abbiamo trovato un'immensa fortuna,e abbiamo deciso di tornare. E riprendere ciò che ci apparteneva -.

-         Come? -.

-         Dovevo infiltrarmi io, gli altri sarebbero arrivati dopo. -

-         Un piano semplice e preciso. Hai calcolato che saresti potuto essere scoperto? -

-         Hanno provato ad uccidermi molte volte, ormai.. non ci bado più .-.

-         ..e adesso? Cosa hai intenzione di fare? -.

-         Non lo so. Questo devi dirmelo tu -.

-         Perché? -.

-         Io ti volevo uccidere. Non mi ero preparato a nessuna altra eventualità -.

-         Penso potremmo evitarlo, non credi? -.

-         Forse -, e sorride.

-         Da che cosa ? -

-         Dall'accordo che raggiungeremo. Se raggiungeremo un accordo .-

-         Altrimenti? -

-         Gli affari sono affari. Me lo hai insegnato tu -.

-         Nemmeno con gli amici vale uno strappo? -

-         Non credo -

-         Va bene- conclude sorridendo, - allora sarò costretto a mettermi in affari con te. Oppure ad ucciderti -, e gli versa da bere.

Finisce così la prima parte della conversazione ufficiale, e i due cominciano a chiacchierare di ciò che hanno vissuto nel periodo in cui sono rimasti separati; si versano da bere e fumano grossi sigari, come se fossero in un bar. Ogni tanto vengono interrotti dal telefono, ma il padrone di casa respinge ogni chiamata, e ripete più volte alla segretaria di non voler essere disturbato.

Nel frattempo anche gli uomini di John sono tornati in città, dopo aver trovato un passaggio aereo grazie ad una conoscenza del capitano della nave clandestinamente. Provano a mettersi in contatto con lui più volte ma, come l'amico, respinge le telefonate per non essere disturbato.

Passeggiano nel giardino della villa, e trascorrono il resto della giornata da buoni amici; arrivata quasi l'ora del tramonto, Eddie lo  invita a cena a casa di una vecchia amica.

Si separano giusto il tempo di prepararsi, e John, nascondendosi nella vasca con l'acqua aperta, si mette in contatto con i suoi. - il fantasma è Eddie Longo, tradito da Matt e nemico di Brown. Ecco il motivo dei numerosi contatti e della potenza. Ha fatto tutto a regola d'arte. Adesso sto cercando di capire cosa vuole. Sembra pronto a scendere a patti, ma non ne abbiamo ancora parlato. Appena saprò qualcosa in più vi avvertirò.. sto per uscire, e forse riuscirò a capire dove mi trovo. Sono circondato da alberi, e non riesco a vedere fuori. Tenetevi pronti in ogni caso. Non ho idea di cosa stia per succedere -, e riappende subito.

Esce dalla stanza, e trova i soliti uomini ad aspettarlo; arriva alla macchina qualche minuto prima del padrone di casa, così ne approfitta per fare un giro. I due uomini lo seguono sempre alle spalle. Cerca di trovare oltre il muro un particolare da indicare agli uomini per identificare la posizione, quando, ad un tratto, sente provenire dall'esterno del muro il suono di una autoradio a tutto volume. Sta intonando una delle canzoni che venivano messe nell'albergo di Darrill. - non può essere un caso -, pensa subito, - deve essere il segnale. Mi hanno trovato, e stanno cercando di farmelo capire. - prende il telefono e fa uno squillo ad uno dei suoi uomini. In quell'istante, la macchina comincia ad allontanarsi e la musica lentamente svanisce. - come avranno fatto? -, continua a chiedersi mentre si riavvicina alla vettura.

Eddie nel frattempo sta scendendo le scale, e parla al telefono; l'ospite lo aspetta e, insieme, salgono in macchina. Per qualche minuto continua la conversazione telefonica, poi Eddie si rivolge a John:- scusa, questa era l'ultima telefonata.. gli affari dell'ultimo momento. Pensa che non ho quasi fatto in tempo a farmi la doccia, perché sono stato tempestato di chiamate -.

-         tutte quelle che hai rifiutato oggi -.

-         Più quelle della serata.. a volte mi chiedo come possano così tante persone aver spento il cervello -.

-         Non fanno una mossa se non glie lo dici. E se anche lo dici, poi lo devi ripetere almeno quattro volte, perchè lo capiscano..-, e sorride

-         Esatto -

-         Dove siamo diretti? -

-         A casa di una mia amica. Le ho detto che ci saresti stato anche tu. È la moglie di un commerciante della zona e, per caso, è anche la mia donna -.

-         Sei il suo amante? -.

-         Più collega, che amante.. comunque dividiamo anche le gioie del letto -.

-         Come si chiama? -.

-         Meglio che non te lo dica. Si presenterà lei -.

-         Come vuoi -, e accetta il calice di vino appena stappato dall'amico.

I vetri offuscati non lasciano intravedere la strada, ma John ormai sa di essere seguito dai suoi, e non ne è più preoccupato; passano venti minuti prima che la macchina entri nel cancello della grande casa.

-         ma questa io la conosco -, pensa mentre scende. La grande casa di Parson si apre davanti alla macchina, e una donna esce di corsa. Abbraccia l'amico, poi si ricompone e si presenta.

-         Sono Sandra, piacere -, e gli stringe la mano.

-         Sono John -, e sorride.

I tre entrano nella casa, e una tavola ben preparata li aspetta nel salone centrale. Diversi camerieri li servono durante la cena, e tutto sembra svolgersi nella più formale accoglienza possibile.

-         immagino che ti abbia detto chi sono -, chiede la donna a John.

-         Sì, me lo ha detto -.

-         E non mi giudichi? -

-         Perché? -

-         Perché invito il mio amante in casa mia -.

-         Non giudico. Osservo. Non è un problema mio. È un problema di tuo marito -.

-         Anche lui ha le sue amanti. Solo che se le porta in giro per il mondo, con la scusa dei viaggi d'affari -.

-         Vi siete organizzati bene -, li interrompe Eddie ridendo.

-         Evidentemente anche a lui sta bene così -, risponde la donna un po’ seccata.

-         Ti ha anche parlato del nostro rapporto di lavoro? -, riprende rivolgendosi a John.

-         No, mi ha detto solo che siete colleghi -.

-         A me ha detto che tu potresti diventare un socio molto importante, all'interno dell'organizzazione -.

-         Sì , sono appena tornato e sto cercando di riconquistare parte del potere che ho perduto -.

-         Hai il capitale necessario? -

-         Sì-

-         Bene, se vuoi noi abbiamo i contatti e l'organizzazione. In che mercato vorresti inserirti? -.

-         Qualunque. Adesso non lavoro più da solo. Ogni decisione di questo genere viene presa da una apposita commissione, siamo un gruppo adesso, non più sotto un capo -.

-         Male, io non sono assolutamente d'accordo con questa politica -, risponde alzandosi -, sono convinta che il capo debba essere uno solo, senza discussioni. Quando una decisione è presa, non può essere discussa.. nel bene e nel male -.

-         Questo può succedere se all'interno della struttura la gerarchia è a livello piramidale. Ciò che è successo a noi è del tutto anomalo, lo ammetto.. ma fino ad adesso non abbiamo avuto grossi problemi -.

-         Perché non vi siete ancora sistemati. Nel momento del bisogno si è tutti amici. Ma vedrai che appena le cose si sistemeranno, comincerà una lotta all'ultimo sangue, finchè solo uno prenderà tutto il potere. -

-         Può essere, ma non è un problema mio. Appena sistemate le cose, prendo la mia parte e me ne vado. Non mi piace questa vita,  e nemmeno questa gente..-.

-         E credi davvero che ti lasceranno andare? Apri gli occhi. Ormai ci sei dentro fino al collo, che tu lo voglia o no. Hai stretto un patto, fino alla morte. Pensi che ti lasceranno andare, dopo aver visto tutti i loro volti, dopo aver scavato nei loro soldi, dopo aver conosciuto i loro agganci?.. sei ancora troppo ingenuo-

-         Credo che questi siano problemi suoi -, la interrompe Eddie, - e credo sia abbastanza grande per risolverseli da solo -, e la donna si risiede, - piuttosto, parliamo d'affari. Chi di voi ha accesso al capitale? -.

-         Tutti e nessuno. Per prelevare dobbiamo essere tutti d'accordo -.

-         Ma chi fisicamente ha in mano i soldi? -.

-         Un responsabile all'interno del paradiso fiscale in cui sono nascosti. -

-         Quali sono i tempi per smobilizzarlo? -.

-         Dipende dalla quantità richiesta. -

-         Se ci occupassimo noi di pulirlo, saresti in grado di far arrivare una grossa quantità di denaro, per concludere un affare particolarmente interessante, nel giro di pochi giorni? -.

-         Dipende dal tipo di affare. Certo, volendo si può fare tutto -.

-         Molto bene-, sussurra continuando a mangiare.

I camerieri rientrano nella sala sistemando i piatti per il dolce, ma gli ospiti decidono di bere qualcosa sulla terrazza; John si siede su una poltrona da solo, mentre la coppia di amanti si stende su un divano. Parlano di politica e di possibili affari, senza mai approfondire i discorsi, né lasciarsi travolgere come prima.

-         credo passerò la notte qui -, è l'ultima frase di Eddie prima della partenza di John, - spero non ti dispiaccia fare il viaggio di ritorno da solo -.

-         No, figurati. Buonanotte, e grazie della serata -, dice a Sandra stringendole la mano. I due lo accompagnano alla macchina, e gli uomini lo scortano fino alla villa in cui è ospite. Li saluta distrattamente, poi si chiude in camera. Tolta la giacca, rimane qualche minuto in giardino, per cercare di fare il punto della situazione.

Anche se d'oro, la stanza in cui si trova assomiglia molto ad una prigione,e il pericolo di essere ucciso da un momento all'altro è reale. Se poi durante le discussioni non si dovesse giungere ad un accordo, sa, questa paura diventerebbe certezza. Sa che loro sanno, e giocheranno molto sul piano psicologico. Hanno il coltello dalla parte del manico. L'unica cosa che non sanno è l'arrivo dei suoi uomini. Adesso dipende tutto da loro.

Dorme male durante la notte, carico di preoccupazioni e alcool, e al mattino la luce sembra essere una tortura per gli occhi.

Cerca di sistemarsi per non sembrare stanco, ma le condizioni sono fin troppo evidenti; vestitosi apre le porte e entra nel salone per la colazione.

Eddie è già al lavoro, immerso come sempre nei suoi affari, e saluta l'amico con un gesto della mano; John fa colazione lentamente, aspettando che sia il padrone di casa a rompere il silenzio. Ogni attimo diventa cruciale e , anche se non può mostrarlo, è molto teso.

-         buongiorno, come va? Dormito bene?..non sembri molto riposato -.

-         Un leggero mal di stomaco mi ha disturbato il sonno.. ma niente di che..-.

-         Mal di stomaco?.. vuoi che chiami un medico? Ormai curarti è diventato il mio secondo lavoro -, e ride .

-         No grazie, è stato solo un leggero fastidio.. niente di cui preoccuparsi -.

-         Bene.. voglio che oggi tu sia in forma. Fra poco arriverà la mia collega, e parleremo d'affari -.

-         d'accordo. Io sono a posto.. quando volete -.

-         Ti trovi bene qui? È da poco che ci abito..ti piace l'arredamento? -

-         Sì, abbastanza.. mi piace lo stile classico.. metterei soltanto un po’ più di luce -

-         Luce? -

-         Mi sembra un po’ tetro. Non trovi? -

-         Non mi sembra tetro.. però, forse, hai ragione.. un po’ più di punti luce potrebbero stare meglio..-

-         Sandra cosa ne dice? -

-         Lei preferisce gli arredamenti moderni.. -.

-         A me danno l'idea di freddo, impersonale..-.

-         Anche a me. Per questo ho scelto il legno.. a proposito di Sandra..Aveva un appuntamento questa mattina presto. Dovrebbe essersi già liberata,  e probabilmente sta già arrivando. È una donna che non perde tempo.. ma non mi hai ancora detto: come ti è sembrata? -.

-         Non male.. non male davvero -.

-         Stai attento, perché questa è mia-, e ride ancora.

Alcune telefonate riempiono i minuti di attesa, finchè il campanello suona e la donna entra con un passo quasi di marcia.

Si siede al tavolo appoggiando una grossa borsa in pelle piena di documenti; si toglie gli occhiali da sole e, chiesta una bibita ad uno dei camerieri, si siede vicino al suo uomo.

-         buongiorno, tutto a posto? -, chiede a John.

-         Sì grazie, tutto a posto. Grazie ancora per la serata di ieri.. è stata molto piacevole -.

-         Devi scusarmi se ho alzato la voce durante la cena, ma io sono fatta così.. per troppo tempo ho combattuto per arrivare dove sono adesso,e credo fermamente in ciò che faccio.. così a volte mi  lascio trasportare.. spero sia tutto a posto -.

-         Certo, nessuno problema. Ognuno ha la propria visione della vita. Nessuno problema -.

-         Bene, adesso mi sembra giunto il momento di parlare d'affari -, li interrompe Eddie finita la telefonata. - da questo momento nessuno è più amico -, e ride.

La donna cerca per qualche secondo dei fogli all'interno della borsa, poi li osserva un secondo e li mostra a John; si alza in piedi e, passeggiando per la stanza, comincia a parlare

-         da quando io e Eddie ci siamo messi in società, l'economia di questa regione è notevolmente cambiata. Giornalmente immensi capitali vengono smobilitati e rinvestiti, accordi vengono presi e contratti firmati. Non c'è molta differenza tra legalità e illegalità: bisogna solo organizzarle in maniera diversa. L'illegale è più difficile ma, come ben sai, rende di più. Noi lo mascheriamo dietro una serie di attività, sfociate adesso nella costruzione del centro commerciale. Per il progetto abbiamo usato quasi interamente soldi sporchi. Ma nessuno si è lamentato, perché tutti sono stati pagati in anticipo. Utilizziamo diversi canali per far arrivare la merce, e per smistarla: dal semplice contrabbando e spaccio, a sistemi più complessi, che vedono la partecipazione inconsapevole di altri soggetti. Tutto questo sembra funzionare bene, però ha il rovescio della medaglia. L'imponente giro di affari creato spesso ha bisogno di un supporto di liquidità, per lo più pulita, non sempre facile da trovare. Convincere una banca a prestarti soldi da un giorno all'altro non è così facile, e non possiamo finire nelle mani degli strozzini. È a questo punto che chiediamo il vostro intervento: supporterete l'organizzazione investendovi il capitale, e noi lo faremo fruttare. Come vedete, un lavoro di tutto comodo -

-         Quale percentuale andrà a noi? -.

-         Proporzionale alla quota versata, ovviamente -.

-         ..e non potremmo interferire con i vostri affari .-.

-         sai come la penso. Solo uno deve decidere. Gli altri guardano ed eseguono -.

-         E quella a decidere saresti tu. -

-         E a volte Eddie. Ci sono campi in cui è più specializzato lui, altri in cui lo sono io. -

-         Capisco. Adesso, per esempio, nell'ipotesi in cui venisse versata una somma, dove verrebbe investita? -

-         Sicuramente un'ingente parte nella costruzione del centro commerciale -.

-         Non dicevi che andava tutto bene? -.

-         Abbiamo ancora autonomia per un po’, poi finiranno i soldi. Quella miniera d'oro costa -.

-         Ne sono convinto. Chi mi assicura che, invece, non usiate i nostri soldi solo per i vostri scopi?.. o che vi facciano guadagnare più di quanto volete farci credere? -.

-         La nostra parola -, interviene Eddie.

-         Quella di chi ha provato ad uccidermi? No, grazie -. Gli risponde freddamente.

-         Adesso le cose sono cambiate, e lo sai -.

-         Per te forse, ma non per me. -

-         Lasciamo perderete il passato. Cosa ne dici della proposta ? -, riprende la donna,- se siete d'accordo, vedrai che anche tutti questi particolari verranno sistemati -.

-         Non so. Non ho il potere di prendere una simile decisione. Devo proporlo agli altri. Poi si vedrà-.

-         Non hai il potere?.. non scherzare.. la tua influenza è fondamentale, e lo sappiamo bene. Se vuoi li convinci, altrimenti no -.

 

Un attimo di silenzio cade nella stanza, e i tre si guardano negli occhi; la tensione sta salendo, e John sente il pericolo sempre più vicino.

Se non fa finta di accettare almeno la proposta, sarà tutto finito, ma se anche coinvolge gli altri, sarà pericoloso. Deve prendere una decisione. Adesso. Ma non sa cosa fare.

-         facciamo così: ne parlerò con i soci, e proveremo sa vedere. Poi ti metterò in contatto con l'uomo che cura l'aspetto finanziario dell'organizzazione,e parlerete direttamente. Ci fidiamo del suo giudizio. Più di questo non posso fare .-

-         va bene, mi sembra che la volontà a collaborare ci sia. Sono sicuro che arriveremo ad un buon accordo -, conclude Eddie alzandosi.

-         Lo spero. Rientrare nel giro con il vostro appoggio ci farebbe molto comodo. Ma adesso devo parlare con i miei uomini. Dov'è un posto in cui possa rimanere da solo? -.

-         C'è un telefono in ogni stanza. Prendi quello che vuoi .-.

-         No, grazie, uso il mio. Credo andrò a fare una passeggiata nel parco, se per voi va bene -.

-         Io devo scappare subito- li interrompe la donna- devo andare in centro, e sono già in ritardo. Avvertitemi appena ci saranno novità -, e salutando velocemente entrambi escce.

Anche i due uomini si alzano, e dopo essersi stretti la mano si dividono; Eddie torna al proprio lavoro, John esce in cortile.

Telefona ai suoi, e parla loro della situazione; non possono prendere una decisione su due piedi, ma il tempo stringe e bisogna decidere la strategia. Allearsi o combatterlo.

-         parlando dal punto di vista economico - dice, - sono abbastanza certo che l'affare sia effettivamente conveniente. Mi sembrava che quella donna sapesse di cosa stesse parlando, e il centro commerciale sarebbe un ottimo trampolino di lancio. Ma rischieremmo di diventare una loro costola, come Matt per Brown. E sappiamo la fine che ha fatto. -

-         questo è il vero problema. In fondo, non sappiamo chi abbiamo davanti, e non possiamo certo fidarci. Io direi di non fare niente per il momento -.

-         Ma un rifiuto -, interviene un altro, -sarebbe una chiara dichiarazione di guerra.. saremmo in grado di sostenerla? Se adesso ricominciasse, non credo ne usciremmo vivi. Sarebbe la fine -.

-         Chiediamo quanto vogliono, e i termini dell'affare. Lavoriamo con loro per un po’, poi vedremo. Magari saranno loro stessi a darci quella base necessaria per attaccarli. -, conclude John

La proposta viene approvata, e la conversazione termina. L'ex spacciatore rientra in casa e si dirige nell'ufficio di Eddie; la segretaria, dopo averlo fatto aspettare qualche minuto, lo fa entrare.

-         ho appena parlato con i miei -, comincia

-         cosa hanno detto? -

-         accettiamo l'offerta. Avere un aggancio come voi per il nostro ritorno sarebbe importante. Siamo disposti ad investire i soldi -.

-         Bene, molto bene. Avvertirò subito Sandra. Adesso è importante quantificare l'operazione e decidere tutti i particolari. Potrà essere un lavoro molto lungo -.

-         Non abbiamo fretta -.

-         Sai cosa stavo pensando? -, chiede accendendosi una sigaretta -, che potremmo utilizzare casa mia come centro per i nostri affari. Non è pratico che tu debba sempre telefonare ai tuoi colleghi per prendere le decisioni, e nei prossimi giorni ne dovremo prendere molte. Perché non dici loro di sistemarsi qui?.. di spazio ce ne è in abbondanza -.

La proposta sembra più una minaccia,e l'ex spacciatore rimane stupito

-         no, se decideremo di proseguire, io avrò carta bianca sulle decisioni. Si fidano di me. Preferisco non immischiarli portandoli qua .

-         come mai? Qualcosa che non va? -, ed un brivido corre lungo la schiena di John.

-         No, è che l'affare è mio. Rimanendo qui solo io, acquisto potere nei confronti degli altri. Se venissero anche loro, presto si dimenticherebbero chi lo ha realizzato-.

-         Punti a comandarli, eh?.. altro che tutti amici e soci..-.

-         Forse.. vedremo -, e un sorriso tirato si accende sul suo volto.

-         Parlerò con Sandra e cominceremo a pensare alle prime proposte. Nel frattempo fai quello che vuoi.. dormi, leggi, guarda la TV. Hai visto il mio impianto nuovo? -.

-         No -

-         Vai a vederlo. Merita. Ha un impianto sonoro fenomenale -.

-         Voglio uscire a farmi un giro. Non ce la faccio più a stare qui dentro. -

-         Non credo sia possibile -.

-         Come pretendi che si possa parlare d'affari se mi tieni imprigionato qui dentro?.. cosa vuoi fare: tenermi qui fino alla morte? Ricordati che sono io il tuo aggancio. Senza di me tutti i tuoi finanziamenti finirebbero in fumo. -.

-         Hai ragione. Va bene. Vatti a fare un giro. Ma verrai scortato da due uomini. -.

-         Mi serviva giusto un autista e un fattorino -, e si alza.

Esce velocemente dalla casa e sale sulla macchina già pronta; ordina di andare in centro, prende da bere nel piccolo bar e si siede vicino al finestrino.

Incrocia una macchina, all'interno della quale vede due dei suoi uomini; per un attimo una sensazione ti tranquillità lo abbraccia, ma appena svaniscono la sottile inquietudine torna.

Cammina per le strade del centro guardando le vetrine, rispondendo alle numerose telefonate dei suoi; parla a monosillabi, sapendo di essere ascoltato. Dall'altra parte pongono domande precise, la cui risposta si deve limitare solo ad un assenso o no.

Ad un tratto uno della scorta dice all'ex spacciatore di essere stato contattato dal suo capo con l'ordine di rientrare subito, per una certa proposta. L'uomo capisce e si riavvicinano alla macchina.

Nello studio, Sandra è occupata a scrivere davanti ad un piccolo computer, mentre Eddie è al telefono. All'arrivo di John i due continuano con il proprio lavoro.

-         buongiorno, fatto una bella passeggiata? Mi hanno detto che sei andato a vedere le vetrine del centro -.

-         Un posto vale l'altro per sgranchirsi le gambe -.

-         Sto finendo di battere una prima bozza del contratto da discutere -, dice la donna continuando a scrivere -, ovviamente avrà bisogno di modifiche, ma almeno è un punto di partenza -.

-         ho parlato con i miei, e come previsto mi hanno dato molta libertà di decisione -.

-         Molto bene. -.

-         Ecco, leggila e dimmi cosa ne pensi -, dice la donna passando un foglio a John.

L'omo rimane in silenzio per qualche secondo, poi la guarda negli occhi:- spero stiate scherzando -, dice appoggiano il foglio sul tavolo.

-  Perché ?  -   

-         è assolutamente impossibile che questo accordo venga concluso -.

-         Non mi sembra -, risponde con tono di sfida la donna.

-         Chiedete come finanziamento una somma improponibile, con tempi di consegna impossibili. La percentuale di nostro ricavo, poi, è assolutamente ridicola. Preferiremmo investirli in Buoni del Tesoro, piuttosto. Avremmo dei tassi più alti -

-         Hai idea di quello che stai dicendo? -, interviene Eddie, - noi ti stiamo dando una grande occasione. Ad oggi voi non siete niente. Non sono i soldi a dare il potere, ma i contatti. E voi non  ne avete più. Con questo affare vi diamo la possibilità di rientrare nei giochi in grande stile. E tu stai a discutere sui soldi? -.

-         Sì, discuto sui soldi, perché sappiamo tutti che se verrà concluso, guadagnerete una quantità di denaro tale da diventare i dominatori incontrastati di questo territorio .-

-         E allora? È male, questo? Sareste nostri alleati-.

-         Ci siamo stancati delle alleanza politiche. Abbiamo deciso di agire da soli. Questo accordo poteva essere interessante. Ma solo se circoscritto ad un fine economico. I nostri agganci, per quanto voi possiate dubitarne, ci sono. Non abbiamo bisogno dei vostri -.

Eddie si alza di scatto e si avvicina a John, prendendo un fermacarte. Glie lo punta alla gola:- lo sai che se ti uccidessi adesso, nessuno saprebbe mai niente? Il tuo copro svanirebbe nel giro di qualche minuto-.

-         Non ho più nemmeno i documenti -, gli risponde come sfida, - non dovrebbe essere difficile -.

-         Vogliamo provare? -.

-         Smettetela voi due, stiamo parlando di affari -, interviene la donna, - non siamo qui a giocare ai piccoli assassini. Cerchiamo di darci tutti una calmata. L' accordo interessa a tutti. Proviamo a pensarci -.

-         va bene, pensiamoci. Ma ricordati che la tua vita è appena ad un filo -, conclude Eddei sedendosi.

-         Se mi uccidi perderai i finanziamenti. Lo sai. Fossi in te non mi farei trascinare dalla rabbia. -

-         Abbiamo altre persone che potrebbero finanziarci -.

-         Allora perché perdete tempo con me? No, non credo proprio -.

-         Smettetela di litigare. Concentriamoci sul contatto. Siamo disposti a diminuire la cifra e allungare i tempi di consegna -.

-         Sulla cifra possiamo parlare, sui tempi di consegna no. I nostri capitali sono molto distanti, e per la maggior parte investiti. Per avere contante in fretta, l'unica cosa che possiamo fare è buttare sul mercato illegale opere d'arte. Normalmente è il metodo più veloce. Ma risulterebbero soldi sporchi, e comunque anche questo sistema richiede un minimo. -.

-         Va bene. Per concludere l'accordo siamo disposti anche ad aspettare di più. Diteci voi quanto -.

-         È un dato che non posso darvi adesso. Ne parlerò con il gruppo, e vi farò sapere -.

-         Ma quale difficoltà -, si alza di nuovo Eddie - lo sappiamo benissimo che avete una montagna di banconote nascoste in una cassaforte -, e si riavvicina all'ospite.

-         Come fai a saperlo? -

-         Ho i miei informatori -

-         Balle. Come fai? -

Eddie sorride guardando la donna cercando un cenno di assenso; appena ricevuto, comincia: - ti dice niente il nome Darrill? -

-         Come fai a conoscerlo? -.

-         È sul mio libro paga. -

-         Non è possibile -.

-         Anche io, quando sono fuggito, sono andato lì. Siamo diventati amici, e mi ha confessato un paio di segreti. Io ho colto l'occasione, e adesso lavora per me. Pago molto bene le sue informazioni -.

-         Ecco perché non mi hai ucciso subito. Sapevi già tutto -.

-         Esatto. Tutto. Mi spiace amico, ma per voi è finita -.

-         In che senso? -.

-         Il tuo amico Mike è stato ucciso qualche giorno fa. Lo abbiamo convinto a dirci la combinazione della rima cassetta, prima di ucciderlo. Certo, magari qualche borsa piena di denaro rimarrà per sempre persa nella cassaforte, ma noi ci sappiamo accontentare -.

-         Perché hai fatto finta di trattare con me, allora? A cosa ti serviva? -

-         A prendere tempo. E a rintracciare tutto il gruppo. Sfortunatamente hai ragione: presi singolarmente non valete nulla, ma insieme siete abbastanza forti. -.

-         Bastardo -, e si butta su di lui. I due cominciano a picchiarsi, mentre la donna, dopo aver chiamato le guardie, prova a separarli.

La lotta dura qualche secondo, e nessuno entra dalla porta; si sentono rumori dall'esterno, e all'improvviso la porta viene quasi abbattuta.

Entrano degli uomini armati, che bloccano tutti. Per ultimi, gli amici di John.

-         è un piacere vederti -, dice il primo aiutandolo a rialzarsi

-         accidenti. Cosa diavolo ci fate qui? -.

-         Come. Non sei tu che ci hai chiamati? -, e ride.

-         Ho tenuto il telefono per farvi sentire la conversazione, ma non avrei mai pensato di vedervi così presto.

-         Ci stavamo preparando al peggio. Quando abbiamo capito che la situazione stava per precipitare, abbiamo deciso di agire di sorpresa. E siamo entrati -.

-         Questi uomini? -

-         Gente reclutata. Costano ,ma sono bravi -.

-         Cosa volete adesso? -, chiede Eddie, ancora per terra.

-         Parlare d'affari, e riprenderci ciò che è nostro -.

-          Non credo sia possibile, amico mio -, Dice Eddie alzandosi con calma. Prende il fucile da uno degli uomini, e lo punta contro John. Il suo sorriso diventa terrore.

-         Lo sapete che non sempre gli uomini a pagamento sono i migliori, per le azioni di guerra. Perché spesso c'è chi li ha pagati di più . non potevate saperlo, ma sono anche loro sul mio libro paga. Li tengo in caso di emergenza, e per essere sicuro che a nessuno venga in mente di colpirmi. Ma voi questo non lo sapevate. Mi spiace. -

Dal fondo della stanza, uno degli uomini di John si avvicina al centro - anche io non mi sono fidato di questi uomini completamente, e ho portato un regalo per i nostri ospiti -, dice tirando fuori dalla giacca una piccola bomba - vi piace questo giocattolino? -, e toglie la sicura. Silenzio.

-         non fare idiozie -, dice Eddie abbassando il fucile. Nessuno degli uomini si muove.

-         Se dobbiamo morire, tanto vale morire tutti. Giusto? -

-         Aspetta-, continua John,- ragioniamo. Se butti quell'affare, moriamo tutti. Perché? Non ha senso. Ordina a questi uomini di abbassare le armi, e rimetti la sicura. Abbiamo vinto noi. Non perdere la testa -.

-         No. Potrebbero avere altre armi nascoste, e sarebbe la stessa cosa. Non possiamo rischiare -.

-         Meglio rischiare che morire tutti. Non ti sembra? -.

-         No -.

All'interno della stanza i due gruppi sono schierati sui lati: vicino alla finestra John e i suoi uomini, con il possessore della bomba davanti; dall'altro lato il gruppo di mercenari, Eddie e la Donna. La porta è aperta, ma nessuno della sorveglianza arriva; la squadra deve aver ucciso o ferito tutte le altre persone all'interno della villa. Il silenzio scende, e tutti guardano terrorizzati gli occhi dell'uomo, che sembra essere uscito di senno.

-         adesso vi faccio vedere io di che cosa sono capace. Per la prima volta siete tutti in mano mia -

-         cosa stai dicendo? -, chiede Eddie.

-         Per tutta la vita ho fatto solo ciò che mi è stato ordinato. Cambiare principale era soltanto una formalità, perché tutti ci sfruttavate allo stesso modo. Non importava ciò che pensavamo, ma solo che portassimo la macchina da un lato all'altro della città, che controllassimo le strade o ci prendessimo i proiettili al posto vostro. Ma adesso la situazione è cambiata. Sono io a decidere, e voi dovrete fare ciò che voglio. -

-         Posso darti un posto di comando all'interno dell'organizzazione. Uomini, scorta. Dimmi cosa vuoi, basta che appoggi quella bomba -

-         Credi che sia stupido? So benissimo che se appoggio quest giocattolo sarò un uomo morto. Lo sarò in ogni caso. Quindi tanto vale portare anche voi con me -.

-         Porta loro con te, se vuoi -, dice uno di quelli di John, - ma non noi. Siamo dalla tua parte. Abbiamo combattuto con te. -.

-         Avete ragione. Tanto vale portare solo loro -.

In quell'istante un uomo con una mitraglietta spunta da dietro le sue spalle, e con un veloce passaggio spazza via i nemici, che non si rendono conto di ciò che sta succedendo.

Una raffica di proiettili perfora il muro, e i corpi distrutti cadono per terra uno sopra l'altro; un altro giro permette ai più di non soffrire, mentre gli ultimi vengono finiti con una pistola. Nella stanza sono rimasti in piedi solo gli uomini di John, mentre l'ex spacciatore assiste allo spettacolo inerme. I sopravvissuti cominciano a camminare per la stanza controllando che non ci sia nessun superstite, e l'assassino tiene ancora in mano l'arma.

-         abbiamo fatto un bel casino -, dice uno degli uomini a John -.

-         ..ma-

-         la tattica della bomba è una delle cose più elementari che si possano imparare. Attiri l'attenzione su un particolare preciso, crei la sceneggiata per far calare la concentrazione. Poi, ad un tratto, una bella raffica di mitragliatrice. Ed il gioco è fatto. Ovviamente la bomba era finta -.

-         Perché non me lo avete detto? -

-         La tua interpretazione è stata perfetta..da Oscar -, interviene quello con l'arma.

-         Ci credo..ero convinto che volesse far scoppiare tutto davvero -.

-         Guardate, la donna è ancora viva. Cosa facciamo? -.

-         Fra poco sarà peno di polizia. Lasciala. La troveranno loro. E non credo parlerà.. ha troppe cosa da nascondere anche lei -, conclude John uscendo dalla stanza. -

-         Pulite tutto, e poi sparite -, dice l'uomo alle sue spalle a quelli rimasti all'interno.

-         Da qualche parte ci devono essere molti documenti. Prendeteli tutti. Se poi trovate agende, appunti, note. Portate via tutto. Anche il computer -, conclude John

-    cosa facciamo adesso? -.

-         Cominciamo a comandare -.

 

 

FINE

 

 

 

 

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