1
-
l'aria di città è sporca come la gente che ci vive. E non c'è vento che
possa pulirla . FINE -..
Chiude il libro.
Osserva per qualche secondo il retro della copertina, con la foto dello
scrittore che sorride.
Apre una delle
tasche della giacca e prova a infilarlo. Troppo grosso. Lo lascia sul sedile
vicino a sé, si appoggia al vetro e chiude gli occhi. Ha ancora molta strada da
fare
Il caldo è
intenso, e le giacche invernali sembrano torturare tutti i passeggeri, mentre
all'esterno un leggero nevischio sporca i vetri. Il pesante mezzo si allontana
dal centro inoltrandosi nei nuovi quartieri residenziali e nei vecchi
sobborghi, caricando sempre più persone. In pochi minuti il caldo diventa
insopportabile; senza nemmeno guardare per vedere dove si trova, John aspetta
che le porte si aprano e salta fuori. Dimentica sul sedile il libro appena
finito.
Nessun altro
scende, ed il vialone illuminato sembra deserto; chiude i bottoni del cappotto,
si alza il colletto, poi comincia a camminare. Si ricorda di una vecchia
scorciatoia imparata da giovane, quando ancora frequentava queste strade per
cercare il bar con la birra più economica - tempi in cui con gli amici faceva
ancora le gare a chi finiva prima il bicchiere. - i tempi sono cambiati, le
strade no.
Un senso di
inquietudine lo avvolge mentre percorre un vicolo, ed il passo aumenta. - non
mi ricordavo queste strade così buie -, pensa.
Butta violentemente per terra la sigaretta appena una goccia di pioggia la spegne, e subito ne accende un'altra. - accidenti, le ho quasi finite -, ed in quel momento un distributore automatico gli appare sull'angolo della strada. -.
-
non
lo sai che fumare fa male alla salute -, dice una voce alle sue spalle mentre è
chinato a prendere il resto in monetine. Un brivido gli corre lungo la schiena.
Si volta lentamente. Dal buio, quattro ragazzi sono apparsi e lo hanno
circondato.
-
Sì,
me lo hanno detto -
-
..dovresti
ascoltare i consigli della gente.. spesso sono veri..-.
-
..ci
starò più attento..-.
-
..ed
uno dei consigli è che può essere pericoloso camminare di notte in un vicolo
buio di un quartiere che non si conosce..-.
-
terrò
a mente anche questo…-
-
bravo…
adesso dimmi: quanto hai nel portafoglio? -
-
pochi
spiccioli..-.
-
direi
che a te non servono più.. non è vero? -
-
sono
solo pochi spiccioli..-.
Uno dei ragazzi
si butta contro John e gli da una ginocchiata nello stomaco, facendolo cadere
per terra; i quattro si avvicinano a lui ancora di più. Quello che parlava
estrae dalla giacca una grossa pistola, e glie la punta alla nuca.
- senti bello,
non abbiamo tempo da perdere.. dacci il portafoglio e l'orologio, e poi
vattene e non farti mai più vedere..
considera questo piccolo incidente come un pedaggio per attraversare la nostra
zona…-
L'uomo prende
lentamente il portafoglio e lo da ad uno dei ragazzi, e mentre si sta
slacciando l'orologio sente uno di loro urlare - ragazzi, gli uomini del boss
-.
I quattro per un
attimo si dimenticano della loro vittima e dirigono lo sguardo verso una
macchina che si sta avvicinando a grande velocità.
-
la
pistola.. sbarazzati della pistola -, grida uno mentre John vede volare l'arma
dietro un mucchio di cestini dell'immondizia.
Cominciano a
correre sparendo nel buio dopo pochi secondi,mentre tre uomini, usciti dalla
macchina, li rincorrono sorpassando la vittima ancora per terra.
-
è
come se non mi avessero visto -, pensa mentre cerca di rimettersi in piedi, -
forse sono salvo -, e vede la macchina ripartire.
Rimane qualche
secondo per terra, tastandosi l'addome per capire l'entità del colpo, ma sente
il dolore diminuire molto velocemente; si avvicina di scatto ai cassonetti dei
rifiuti e si infila in tasca la pistola abbandonata dai teppisti. Poi, facendo
finta di niente, si rimette in cammino.
Forse per lo
spavento, forse per il sottile dolore che ancora non lo ha abbandonato,
percorre i successivi metri quasi in trance, finchè, imboccando una nuova via,
vede l'insegna di un locale ancora aperto.
Cerca nei
pantaloni qualche banconota lasciata fuori dal portafoglio, e contandole decide
di investirle in birra; attraversa la strada e appoggiandosi con la spalla apre
la porta del locale.
Non c'è quasi
più nessuno, a parte il barista e due uomini seduti sugli sgabelli davanti a
lui; sul fondo un ragazzo sta sistemando le sedie sui tavoli per pulire il
pavimento.
I tre non
parlano, ma si voltano non appena sentono il cigolio della porta; l'uomo si
avvicina al bancone, ordina e si siede ad uno dei pochi tavoli rimasti
utilizzabili.
Uno dei due
appoggiati al bancone esce senza dire nulla, mentre sembra che l'altro si sia
addormentato; il barista, appoggiandogli l'ordinazione sul tavolo, - chiudiamo
tra un quarto d'ora -, e si allontana.
John fissa il
bicchiere, ne beve un sorso, poi si ricorda di avere la pistola in tasca e si
alza di scatto; si avvicina al bancone, butta una manciata di banconote e
chiede dov'è il bagno.
I tre si spaventano per il gesto così
improvviso, ed il ragazzo fa cadere una delle sedie da un tavolo; il barista
gli indica una porta dove John entra quasi di corsa e si chiude dentro: - - sarà un drogato in astinenza -, sussurra
il barista al ragazzo.
Sente il cuore
esplodere nel petto dalla paura mentre prova a respirare con tutti i polmoni,
non accorgendosi dello stato di totale abbandono del bagno in cui si trova.
Vorrebbe sbarazzarsi dell'arma, ma sente uno
strano magnetismo che non gli permette di buttarla in un cestino della
spazzatura o in un tombino; la teme, ma allo stesso tempo non si è mai sentito
così protetto; è distrutto, ma non si è mai sentito così invulnerabile.
Sfila l'arma
dalla tasca del cappotto fradicio dalla pioggia della notte, e si rende conto
di vederla per la prima volta. È molto più piccola di come la aveva immaginata
sentendola nella tasca , molto più pesante rispetto alla grandezza, fredda.
La prende in
mano, e appoggia il dito sul grilletto, facendo una leggera pressione. -
dovrebbe esserci la sicura da qualche parte -, pensa tastando la canna.
Tende il braccio e chiude un occhio, provando
a puntare il lavandino ingiallito, poi la finestra, e lo scarico dell'acqua; la
impugna con l'altra mano, poi con entrambe; trova la sicura e, per un attimo,
la toglie. Un brivido gli percorre la schiena.
Più passano i
secondi, più il timore per l'arma viene sostituito da una strana forma di
potere, e il volto teso si rilassa sempre più. Anche il cuore, adesso, rallenta
il battito.
Passano diversi
minuti prima che la chiave della porta del bagno giri ancora, e appena uscito
incrocia lo sguardo preoccupato del barista e incuriosito del ragazzo. Con un
cenno del capo saluta e esce dal locale.
La pioggia cade
ancora forte, e copre i rumori delle poche auto che ancora corrono sui viali
battuti anche dagli autobus; il lampione davanti alla porta del locale ondeggia
spinto dal vento, e per un attimo John ha la tentazione di usarlo come bersaglio.
Anzi, ogni cosa che vede potrebbe essere un ottimo bersaglio per provare
l'arma: i cartelloni pubblicitari, i vasi sui balconi, gli specchietti delle
macchine posteggiate. Tutto. Solo la paura di essere visto lo ferma.
Cammina passando da un marciapiede all'altro
per valutare meglio gli oggetti da colpire, la distanza, la luce, le
dimensioni; solo dopo quasi un'ora un bagliore di lucidità torna ad
illuminargli la mente.
Si siede sul
ciglio del marciapiede, e si accorge di essersi perso; la sensazione di
onnipotenza provata fino a qualche attimo fa adesso lo sta opprimendo.
Gli ci vogliono
diversi altri minuti per riuscire a ricostruire nella mente gli avvenimenti
della notte: la rapina, l'arma, il locale… ma ancora tutto è confuso nei
pensieri.
Ad un tratto
sente che l'unico desiderio che prova è quello di tornare a casa, ed il rumore di un motore lontano lo spinge a
rialzarsi.
Cammina stringendo la pistola nella mano
sinistra nascosta nella tasca, e trascina la gamba come fosse semi paralizzato:
cerca con gli occhi qualsiasi oggetto in movimento nelle ombre dei cunicoli che
incontra, ma la paura che avrebbe provato prima è svanita.
Dopo quasi
un'ora si ritrova ancora davanti al locale in cui era entrato per vedere
l'arma, - accidenti, ho camminato inutilmente -, urla prendendo a calci la
serranda già chiusa.
Al rumore del
ferro contro il vetro la persiana di una casa si apre, e l'uomo, temendo di
essere accusato di tentativo di scasso, scappa. Anche correndo, non molla la
pistola.
Decide di
riprendere le vie percorse subito dopo l'incontro con i quattro, sperando di
ritrovare la fermata dell'autobus per tornare a casa quando, ad un tratto, vede all'interno di un negozio proprio i
suoi rapinatori.
Si nasconde e
cerca di vedere all'interno della vetrina, quasi strisciando nelle pozzanghere
formate dalla pioggia, fino ad arrivare all'entrata. Alza lo sguardo, ma le
vetrine sono troppo sporche; avvicina l'orecchio alla porta e prova ad ascoltare.
-
senti
vecchio, non fare storie. Ci devi la quota mensile, lo sai. Altrimenti ti
sfasciamo il negozio.. non so quanto ti convenga. -
-
ma
io pago già la mia quota al boss. Non posso permettermi di pagarne due. Se
volete mettetevi d'accordo con lui. -
-
non
ce ne frega niente se dai i soldi anche al boss. Noi siamo all'interno di un
altro mercato.. per cui, se vuoi protezione e non vuoi che il tuo negozio venga
distrutto, tira fuori i soldi ..-.
John assiste
alla scena quasi come se fosse quella di un film poi, all'improvviso, una
carica di rabbia lo fa alzare e decide di entrare.
-
non
credo che debba niente a loro -, urla sbattendo la porta.
I cinque
all'interno del negozio si voltano di scatto, presi alla sprovvista, ma non
fanno in tempo ad estrarre le armi, perché John li ha già sotto tiro.
-
noi
abbiamo un paio di cose da sistemare, credo -, dice rivolgendosi ai quattro.
-
..ma
guarda chi abbiamo qua -, comincia uno con un sottile sorriso sulle labbra, -
il nostro amico di prima.. sei venuto a consegnarci il tuo orologio, visto che
non abbiamo fatto in tempo a prenderlo? Molto gentile..-.
-
sono
venuto a riprendere i miei soldi…-.
-
I
tuoi soldi?.. mi spiace amico, ma se anche volessimo non potremmo..sono già
stati investiti -, e i quattro scoppiano a ridere.
-
..investiti?…-
-
sai,
il mercato degli stupefacenti non è diverso da molti altri.. se ne compri una
grande quantità in una volta sola, fanno lo sconto.. solo che in questo caso i
consumatori vanno sempre fino ad esaurimento, qualsiasi sia la quantità..-. e
ridono di nuovo.
-
Bastardi
-, urla spazientito,- ..tu,chiama la poolizia -.
-
La
polizia? -, chiede impaurito l'uomo dietro al bancone
-
Sì,
perché? -
-
Credi
che se avesse voluto chiamare la polizia non lo avrebbe già fatto? -,interrompe
il ragazzo, - in fondo siamo tutti a volto scoperto.. non lo avevi notato? -
John rimane un
attimo in silenzio, stupito per ciò che sta succedendo.
-
questa
è solo una discussione d'affari -, riprende, - tra noi e questo vecchio. Tu non
c'entri niente, non sei nessuno…quindi vedi di sparire in fretta, e potremmo
fare finta di non averti mai visto.. in
fondo questa sera mi sento buono..-
-
cosa diavolo vuoi -, interviene per la prima
volta uno degli altri quattro,- sei un pezzente schifoso.. tenevi nel
portafoglio pochi spiccioli, e nel conto corrente abbiamo trovato elemosine..
non ci basterebbe per viverci una settimana.. fai schifo..tornatene dalla fogna
da cui sei uscito..-.
-
conto
corrente? -.
-
Sì,
mi ero dimenticato di dirtelo.. il mio amico è un piccolo genio
dell'elettronica, ed è riuscito a falsificare la tua carta di credito.. abbiamo
preso tutti i soldi anche dal tuo conto corrente.. non credo ti dispiaccia,
perché in fondo per te non è stata una grande perdita.. non è vero? -
John scatta in
avanti avvicinandosi al ragazzo e gli punta la pistola sulla fronte, mentre le
gambe cominciano a tremargli ed il cuore esplodere nel petto; per un attimo una
leggera pressione dell'indice da l'impressione che stia per sparare, e tutti
nel negozio restano con il fiato sospeso. Il ragazzo davanti a lui fissa
terrorizzato la canna dell'arma puntata, cercando di rimanere più immobile
possibile per paura che possa partire un colpo. Negli occhi dell'uomo, per la
prima volta, appaiono odio e potere. Sente la vita del giovane nelle sue mani.
Spetta solo a lui la decisione: vita o morte. Ad un passo dall'inferno.
Poi tutto
succede in una frazione di secondo. Uno degli altri ragazzi,credendo di non
essere visto, estrae una pistola e la punta verso John, che però è più veloce e
lo colpisce. Gocce di sangue e frammenti di volto gli arrivano in faccia mentre
si butta per terra per evitare il colpo del nemico,e per un attimo chiude gli
occhi. Vede cadere due corpi, poi finisce in una vetrina e un intenso dolore
gli arriva dal braccio. Il secondo in cui li tiene chiusi sembra eterno,e
appena li riapre vede sangue uscire dal braccio trafitto dal vetro; davanti a
lui il corpo esanime del ragazzo con la testa fracassata, mentre ad un paio di
metri quella dell'amico. - probabilmente è stato centrato dal suo colpo -,
pensa mentre prova a rialzarsi.
All'interno del
locale nessuno osa parlare o fare alcun movimento, limitandosi solo a guardare
esterrefatti i corpi morti; John si rialza e prova a sfilare il vetro dal
braccio.
Sente tutti i
muscoli tesi, e l'oggetto bagnato dal sangue gli scivola tra le dita, facendo
diventare ancora più lunga e dolorosa l'operazione; nello sfilare l'ultima
parte emette un sottile urlo di dolore, poi lo butta per terra e prende una
stoffa trovata su uno scaffale per tamponare la ferita.
Negli occhi dei
presenti il terrore è pieno di stupore, e quando uno dei due ragazzi si agita
all'improvviso prima di perdere definitivamente la vita l'orrore gela loro il
sangue; un brivido di terrore percorre anche John, che però ormai è protetto da
una forte follia razionale.
L'adrenalina
scorre nelle sue vene, e il polso sembra esplodere, ma i pensieri sono lucidi e
uno stato di calma apparente gli permette di mantenere il controllo della
situazione.
-
nessuno
si muova-, dice rompendo il silenzio, - di morti ce ne sono già a sufficienza
-, e si avvicina al bancone.
-
Stai
calmo -, gli dice uno dei ragazzi
-
Se
non ci saranno altri eroi,torneremo tutti a casa sulle nostre gambe -,
conclude.
-
Il
mio negozio.. mi costringeranno a chiudere.. forse mi uccideranno..-, comincia
a piangere il proprietario del negozio.
-
Chi?
- chiede John
-
Gli
amici di questi bastardi…-.
-
Era
solo una questione d'affari -, riprende un ragazzo, - ma tu l'hai trasformata
in una carneficina.. ti giuro che la morte dei nostri verrà vendicata.. non
dimenticarlo..-.
-
Era
solo una questione di soldi?-, riprende sorridendo, -allora non vi dispiacerà
se prendo io quelli che stavate chiedendo al vecchio -, e si avvicina alla
cassa.
-
Io
non lo farei -, dice il ragazzo
-
Perché?.
Tanto, peggio di così.. -, poi si rivolge al negoziante, - facendo così ti
libero dai tuoi impegni.. non credo che per te cambi se i soldi arrivano a me o
a loro. Ma così non ti potranno accusare di niente.. non è vero? -
-
Non
è lui che cercheremo, ma te -, lo minaccia il ragazzo.
-
Tieni,
e vattene -, conclude l'uomo riempiendogli la mano di banconote.
-
Grazie,
a buon rendere-, e si avvicina all'uscita.
In quel momento
si ferma davanti all'entrata del negozio una macchina, e solo dopo riescono a
riconoscerla; scendono di corsa i due uomini che prima avevano salvato John, ed
entrano nel negozio.
Hanno due
pistole in mano, mentre altri due li attendono fuori armati di fucile; il
motore resta acceso, rimbomba nel silenzio della via. Appena vedono la scena
rimangono qualche secondo in silenzio.
-
cosa
diavolo è successo qua? -, chiede uno di loro.
-
Questi
ragazzi mi stavano chiedendo una percentuale per la protezione -, comincia il
proprietario del negozio, - quando questo tipo è entrato ed è successo il
finimondo.. si sono sparati a vicenda..-.
-
Voi
siete quelli che abbiamo beccato prima..-.
-
Sì
siamo noi-
-
Cosa
volevate fare? -, chiede avvicinandosi ad un ragazzo, - entrare nel nostro
territorio? Di che gruppo siete?-.
-
Lavoriamo
da soli,e vogliamo avere anche noi una fetta di torta.. qui c'è posto per
tutti, e stavamo cercando di creare un nostro giro..-.
-
.togliendoci
clienti?-.
-
non
ve ne sareste nemmeno accorti,se non fosse arrivato questo pazzo ,- ed indica
John.
-
Certo
che ce ne saremmo accorti - continua l'uomo
noi ci accorgiamo di tutto.. prima vi abbiamo lasciato andare perché
pensavamo foste solo un gruppo di teppistelli di passaggio, ma evidentemente ci
siamo sbagliati.. -.
-
..e
chi diavolo è questo?-, lo interrompe l'altro.
-
Non
lo so, è entrato qua dentro armato -, risponde il proprietario del negozio.
-
Sono
quello che avete aiutato prima,durante lo scippo.. quando li avete rincorsi..
passavo qua davanti,e li ho visti rapinare il negozio..così sono entrato..-.
-
Giri
sempre armato? -.
-
No,
questa pistola è loro.. l'hanno buttata appena vi hanno visti.. io mi sono
limitato solo a raccoglierla..-.
-
Così
girate anche armati nel nostro territorio, eh? -, chiede l'uomo al ragazzo.
-
Solo
per difenderci..-.
-
Lo
sapevate che qui nessuno senza autorizzazione può girare armato? -.
-
Sì,
lo sapevamo..-.
-
Ed
avete disubbidito lo stesso…-
-
Non
abbiamo paura, noi..-.
-
Non
avete paura? -, chiede sorridendo, - invece dovreste averne -.
Senza battere
ciglio l'uomo abbassa la mira e spara alla gamba del ragazzo, che cade per
terra sul corpo esanime dell'amico. Il giovane si dimena ed urla dal dolore in
un lago di sangue, sotto gli occhi dei presenti. A fatica si strascina vicino
ad una sedia e aggrappandosi con le braccia si siede. Si strappa la camicia e
si stringe la ferita.
-
fate
male a non avere paura.dovreste averne. Vi risparmiereste molti problemi. Non
pensavate davvero di mettere sotto una organizzazione come la nostra? Spero
abbiate imparato la lezione -.
-
Bastardo
-, riesce solo a sussurrare il ragazzo..
-
A
proposito, adesso dobbiamo decidere cosa farne di questo -, lo interrompe
l'altro uomo guadando John, - non possiamo certo lasciarlo così -
-
Hai
ragione..-.
Senza dare loro
il tempo di pensare, John spara alle gambe di uno dei due buttandosi per terra.
Due colpi dell'altro rimbombano nell'aria, colpendolo alla spalla del braccio
già ferito, mentre l'ultimo prende il proprietario del negozio, che cade dietro
il bancone. John risponde, e colpendolo di striscio gli fa cadere l'arma. Si
butta su di lui, e puntandogli la
pistola alla testa lo usa come scudo dai due appostati davanti alla macchina.
-
se
provate a fare qualsiasi mossa, gli faccio saltare il cervello -.
-
fate
come dice-, ordina l'ostaggio ai due.
-
Allontanatevi
dalla macchina e lasciatemi avvicinare -.
I due eseguono
gli ordini, e John esce dal negozio. Salgono in macchina, e l'ostaggio si siede
al posto di guida. - parti -, gli dice tenendo il dito sul grilletto.
- dove credi di
poter arrivare?.. ti troveranno subito..-.
-
non
è un problema che ti riguarda..-.
-
sei
un uomo già morto,e ti ostini a continuare..sei quasi patetico..-
-
faresti
meglio a tacere,visto che qui quello più vicino alla morte sei tu. E rallenta,
altrimenti ci sentirà tutto il quartiere..-.
-
cosa
credi stia succedendo?..ci sono decine di occhi che ci stanno osservando, da
dietro ogni finestra buia..-
-
pensa
a guidare, e basta -, lo interrompe John picchiandogli la pistola su una
spalla.
La ferita al
braccio continua a sanguinare, e sa che davvero lo stanno seguendo; arrivati
quasi all'ingresso di una autostrada- fermati -, dice,e la macchina accosta.
-
cosa
hai intenzione di fare? -, gli chiede l'uomo.
-
Scendi
dalla macchina -.
-
Se
mi vuoi sparare, fallo subito e facciamola finita..-.
John non
risponde, si siede al posto del guidatore e parte. - da qui impiegherà circa
mezz'ora ad arrivare al primo posto abitato, per dare l'allarme.. abbastanza
per sparire -, pensa premendo sull'acceleratore.
Percorre i primi
chilometri ad alta velocità, poi esce in uno svincolo e rallenta; lascia la
macchina su un angolo di strada, con le chiavi nel cruscotto, e sale
sull'autobus che passa proprio in quel momento. Fa fatica a reggersi in piedi,
e cerca di nascondere la ferita sotto il cappotto, ma il sangue lo ha già quasi
completamente sporcato e dopo un paio di fermate, per non attirare troppo
l'attenzione, decide di scendere.
Nonostante
riesca ancora a camminare velocemente,sente i passi diventare sempre più
pesanti, finchè, esausto, arriva davanti ad un portone. La vista comincia ad
offuscarsi, il freddo aumenta; la testa gira, e ogni rumore rimbomba.
-
dovrebbe
essere questo -, e suona ad un citofono.
Dopo un paio di
tentativi una voce assonnata e stupita risponde.
-
chi
è? -
-
ciao,
sono John.. mi potresti aprire? -
-
John?
Cosa ci fai qui a quest'ora? -
-
è
una lunga storia.. -
-
cosa
ti è successo? -.
-
Preferirei
raccontartelo a quattr'occhi.. mi potresti aprire? -
-
Certo.
Sali -, e lo scatto della serratura automatica permette all'uomo di entrare.
Per aspettare
l'ascensore si appoggia alla cassetta della posta, non riuscendo quasi più a
rimanere in piedi; appena arrivato davanti alla porta, sviene tra le braccia
dell'amico, un secondo dopo averlo salutato..
-
Cosa
è successo?-,chiede riaprendogli occhi.
-
Ben
svegliato.. però sono io quello che dovrebbe chiedertelo. -
-
Dove
sono? -
-
Nel
mio letto.... cosa diavolo ti è successo? -.
-
Di
tutto.. questa notte ho preso l'autobus per tornare a casa, solo che sono sceso
ad una altra fermata,per fare due passi. Prima sono stato rapinato, poi ho
trovato una pistola,e ho ucciso quelli che mi avevano aggredito..-.
-
Hai
ucciso degli uomini? Ma stai bene? Forse hai perso troppo sangue e stai
delirando..-.
-
No,ti
assicuro che è vero.. mentre stavo tornando a casa, ho visto i miei aggressori
chiedere soldi ad un negoziante; io sono entrato per aiutarlo ed è successo il
finimondo..poi sono arrivati degli altri uomini,di un'altra organizzazione, ed
hanno ricominciato a sparare.. sono
riuscito a scappare,ma credo mi stiano già cercando..-.
-
Adesso
non ti preoccupare di niente e rilassati.. hai perso molto sangue, e ti mancano
le forze.. qui posso solo pulirti le ferite e darti degli zuccheri, ma dovresti
fare un salto in ospedale.. nonostante siano solo dei tagli, sembrano molto
profondi… dovresti farti mettere dei punti..-
-
No,non
posso.. non posso farmi vedere in giro… sembravano molto potenti,e potrebbero
rintracciarmi..devo sparire dalla circolazione per un po’..-.
-
Cosa
intendi fare? -.
-
Non
so.. per adesso vorrei solo riacquistare un po’ le forze.. poi ci penserò..-.
-
Puoi
stare qui tutto il tempo che vuoi, non c'è problema.. ma io durante il giorno
dovrò andare a lavorare..-.
-
Fai
come se non ci fossi.. ho molti soldi nella tasca per pagarti il disturbo..-.
-
Sei
pazzo?.. pagarmi.. siamo amici -, ed esce dalla stanza.
John rimane
qualche secondo con gli occhi aperti poi, senza accorgersene, si addormenta
Viene svegliato
da un sottile raggio di luce che passa attraverso gli scuri e gli arriva in
faccia; una forte fitta al braccio gli ricorda subito di essere ferito, ed
un giramento di testa di essere ancora
debole.
Prova a chiamare
l'amico, ma poi si rende conto di essere solo; lentamente fa leva sul braccio
sano e si mette seduto sul letto. La grande fasciatura impedisce molti
movimenti, ma riesce ad alzarsi. Sul tavolo vicino al letto trova un biglietto
con scritto - sono al lavoro, tornerò in serata. Fai come se fossi a casa tua.
In cucina c'è del cibo, e sul tavolo degli antidolorifici.. se non resisti,
prendine due ogni sei ore. Ciao -
Arriva in
cucina, e apre il frigorifero; trova nella macchina del caffè ancora tiepido,
prende del pane e si siede a mangiare. I pensieri sono ancora confusi nella
mente, si sente in trappola: cercare rifuggire adesso sarebbe una follia, ma
anche rimanere nella zona lo è. Sa di essere in un vicolo cieco.
Accende la
televisione per vedere se la notizia della sparatoria è già arrivata alla
stampa, e se il suo volto è ricercato anche dalla polizia- in fondo ha commesso
più di un omicidio, questa notte -. Dell'amico, poi, non sa quanto si possa fidare. Un tempo erano inseparabili, poi
si sono persi di vista. Non vorrebbe nemmeno coinvolgerlo troppo in questa storia,
e mettere in pericolo anche la sua vita. Troppe cose a cui pensare, troppe.
Un'altra forte
fitta al braccio lo convince a prendere gli antidolorifici, e si stende sul
divano in attesa che facciano effetto. Bastano pochi minuti, e ad un sottile
torpore si accompagna anche una forte diminuzione del male. -non ne prenderò
più -, decide, - devo rimanere più lucido possibile.. questa roba mi fa dormire
-.
Passa lentamente
la giornata, sprecata cercando nervosamente le edizioni dei telegiornali e
aspettando la fine del dolore, finchè qualcuno suona al citofono.
John si alza di
scatto, provando una forte vertigine, e appoggiandosi al muro raggiunge la
cornetta. Impiega qualche secondo a decidere di rispondere, poi la prende. - chi è ? -, chiede,ma non ha riposta.
- chi è? -, ripete. Nessuno.
Corre velocemente
in camera, cerca il cappotto e sfila dalla tasca la pistola ancora bagnata
dalla pioggia. Ritorna in entrata e si apposta dietro la porta, in attesa. Un
minuto dopo l'ascensore si ferma al piano, e dei passi si avvicinano. Una
chiave gira nella serratura. Il cuore gli scoppia nel petto. Nella penombra
vede entrare una persona; non è l'amico, e nemmeno conosce la casa, perché
avanza a tentoni. Un passo, e gli punta la pistola alla nuca. - fossi in te non
farei un sospiro-, dice. L'uomo, immobile, dopo un piccolo scatto per lo
spavento istintivamente alza le mani in segno di arresa. - sono un amico, sono
venuto per medicarti la ferita al braccio -, sussurra con voce tremante.
In quel momento
arriva il padrone di casa, e assiste alla scena. - sei pazzo, lui è un mio
amico -, interviene appena lo vede, - è venuto ad aiutarti. È medico, e si è
offerto di metterti dei punti sul braccio -.
John abbassa
subito l'arma. - scusa, non volevo spaventarti.. è che sei entrato in silenzio
senza rispondere al citofono. -
- Ho provato a suonare, ma poi ho pensato
che stessi dormendo e sono salito.. mi ha dato lui le chiavi, perché nel frattempo ha posteggiato la
macchina -.
-
Scusa,
non volevo. È che ho avuto delle ore difficili, ultimamente..-.
-
Lo
so, me lo ha raccontato.. per questo ho detto che ti avrei aiutato volentieri..
-.
-
Andiamo
in camera e stenditi -, interrompe l'amico, - così potrai curarlo subito -.
-
Va
bene, andiamo -.
I tre si
avvicinano alla porta della camera, quando l'amico di John si ferma e - io nel
frattempo preparo qualcosa da mangiare… se hai bisogno di una mano con i punti,
chiamami -.
-
va
bene -, risponde il dottore senza fermarsi. John si stende sul letto, mentre
l'uomo apre una borsa ed estrae forbici, un filo ed un ago. Poi prende una
siringa e la riempie con un liquido trasparente. - questo è per disinfettare e
per non farti sentire il dolore.. rimarrai qualche minuto in uno stato di
assopimento.alcuni si addormentano anche..se dovesse capitarti, non sforzarti a
rimanere sveglio, sarebbe inutile e ti farebbe solo male.. l'effetto dura
qualche minuto. -
-
va
bene -
-
adesso
stenditi e togliti quelle bende..mi sembra non siano troppo comode -.
-
Mi
impediscono praticamente qualsiasi movimento con questa parte del corpo..-.
-
Appena
finito te ne farò delle altre che ti lasceranno molto più libero.. dovrai
sistemartele una volta al giorno, per vedere a che punto è la ferita e se deve
essere pulita.. i punti scompariranno da soli..-
-
Non
si devono più togliere?-
-
No,
ormai sono fatti con un materiale che si consuma da solo, sparendo.. appena si
sarà cicatrizzata, basterà lavarla e tornerà come prima.. da adesso in poi
l'unico pericolo è l'infezione,ma con questa puntura le probabilità sono
praticamente nulle -.
L'ago penetra
nel braccio, ed il muscolo si tira dal dolore; le bende si staccano con
difficoltà perché impregnate di sangue coagulato, mentre John sente il corpo
allontanarsi sempre più.
Il medico compie
ogni operazione con la sicurezza di chi ha fatto questi gesti decine di volte,
imprecando a bassa voce per il lavoro grossolano dell'amico; il pavimento della
camera adesso è pieno di pezzi di stoffa rossa, mentre l'uomo è occupato a
pulire il braccio.
Il taglio e la
ferita da arma da fuoco profondi, e fatica più del previsto a chiuderli; la
pelle, già in parte cicatrizzata, è completamente rovinata e deve compiere una
piccola operazione per sistemarla. Passa più di un ora dall'inizio del lavoro,
e John è ancora sotto i ferri..
Alla prima
puntura ne seguono altre due per attutire il dolore, ma il braccio ormai è
completamente anestetizzato e non invia più nessuno stimolo; - finalmente
abbiamo finito -, sono le uniche parole che pronuncia il medico alzandosi dal
letto.
- credo che
dovrà rimanere un po’ steso a riprendere le forze -, dice all'amico rimettendo
i ferri nella borsa,- perché gli ho dovuto dare dei calmanti per attenuare il dolore.. adesso bisogna solo aspettare
che le ferite si cicatrizzino -.
John rimane
immobile in uno stato di semi coscienza, che gli permette di ascoltare e capire
ciò che sta succedendo nella stanza, ma non di reagire. È in quel momento che
il telefono squilla.
-
pronto
-, dice l'amico alzando l'apparecchio nnella stanza, mentre il medico è in bagno
a pulirsi, - chi parla?… sì, tutto a posto.. certo,quando vuole -, e riappende.
-
Con
chi stavi parlando? Da solo? -, gli chiede rientrando nella stanza.
-
No,
al telefono -.
Un secondo di
silenzio scende nella camera, poi - vieni, andiamo di là a parlare, potremmo
disturbare il paziente che dorme -, ed
escono.
I due, entrati
in cucina, chiudono la porta e il medico comincia: -sei pazzo? Cosa stai
facendo? -
-
ho
solo risposto al telefono..-.
-
hai
detto qualcosa? -
-
no,perché?..tanto
stava dormendo..-.
-
non
lo sappiamo..a volte l'anestesia fa sì che una persona sia apparentemente in
stato di incoscienza, ma in verità sia in gradi di capire cosa sta succedendo
intorno..sentire i rumori, vedere la luce..-.
-
quindi
potrebbe aver sentito?-.
-
potrebbe..
hai detto qualcosa? -.
-
No,niente,per
fortuna..-
-
Bene,allora
dovremmo stare tranquilli.. cosa ti hanno detto? -.
-
Che
arriveranno il più presto possibile, ma che devono aspettare la notte..adesso
c'è ancora troppa gente in giro..-.
-
Speriamo
che tutto il tranquillante che gli ho dato sia sufficiente..-.
-
Dagliene
ancora,così si farà una bella dormita fino al loro arrivo..-.
-
Non
posso.. è troppo debole.. potrebbe avere un arresto cardiaco.. al massimo potrò
dargliene ancora fra qualche ora, quando l'effetto di questo sarà diminuito..-.
-
Speriamo
di non dover aspettare troppo..-
-
Cosa
ne dici se nel frattempo mangiamo qualcosa? -
-
Mi
sembra un'ottima idea -.
I due si
sistemano in cucina, e dopo aver abbondantemente mangiato trascorrono le ore
bevendo vino e decidendo cosa fare dei soldi promessi in ricompensa per la
cattura di John.
-
io
vorrei farmi una vacanza di sei mesi -, comincia il medico.
-
Io
no.. non so cosa farò.. penso li investirò, così vivrò di interessi per il
resto della vita..-
-
Non
riuscirei mai.. non riesco a tenere il denaro tra le mani.. mi scappa via
subito...-; - a proposito, che ore sono? -.
-
Sono
passate due ore..-.
-
Accidenti,devo
dargli del sedativo, o potrebbe alzarsi..-.
-
Vai,
meglio non rischiare. - .
Il medico si
alza e prende nella borsa una confezione di pastiglie; ne sistema due sul palmo
della mano e poi si avvicina al paziente. John lo osserva con occhi persi
rimanendo disteso, ed accetta passivamente le medicine. -queste ti allevieranno
il dolore ancora per un po’ -, gli dice infilandogliele sotto la lingua. Una
leggera smorfia di disgusto è l'ultimo moto cosciente, poi ricade in un sonno
profondo.
-
tutto
a posto -, dice uscendo dalla stanza, - dorme come un angioletto.. e con questa
dose dovrebbe durare fino al loro arrivo -.
-
Come
mai non gli hai fatto una puntura? -
-
Sono
più aggressive.. le pastiglie, soprattutto se appoggiate sotto la lingua, hanno
praticamente lo stesso effetto, ma sono molto più compatibili con il
corpo..sono, come dire,meno traumatiche.. è già ridotto uno straccio, non
vorrei che una di queste dosi fosse letale.. dobbiamo consegnarlo vivo…-.
-
Meglio
non rischiare.. ma quanto ci mettono quelli ad arrivare? -.
Passano altre
due lunghissime ore, ed ormai è già buio inoltrato; i due guardiani sono
addormentati davanti alla televisione accesa, mentre uno dei due regge ancora
la bottiglia di vino appena finita; suona il citofono, e qualche secondo dopo
il campanello.
Il medico si
sveglia di scatto, facendo sobbalzare anche l'altro; corre verso la porta, e
appena aperta vede due uomini armati appoggiati sul muro del corridoio.
-
presumo
siate venuti per la consegna -
-
qualcuno
in casa è armato? -
-
no,
nessuno..-.
-
bene..
è vivo?-
-
dorme,
ma è vivo.. entrate -
I due entrano
con le armi in mano, guardando velocemente tutti gli angoli della stanza per
rendersi conto dell'ambiente; l'amico si presenta, ma non viene nemmeno preso
in considerazione. Qualche attimo dopo entra un altro uomo, più piccolo, che si
ferma sull'uscio finchè i primi due non gli fanno un cenno con il capo di
entrare.
-
mi
scuso per i modi non proprio eleganti dei nostri agenti, ma oggi bisogna essere
pronti a tutto.. il nemico potrebbe colpire ovunque..-.
-
ha
ragione, meglio essere previdenti -, lo interrompe sorridendo il medico.
-
Dunque
avete voi l'uomo? -
-
Sì,
è nella camera da letto.. sta dormendo..-
-
In
che condizioni è? -
-
Ha
delle ferite ad un braccio, gli ho dovuto mettere molti punti.. l'ho anche
imbottito di antidolorifici.. non è proprio in gran forma, ma sta bene..solo un
po’ di riposo..-.
-
Non
ci interessa che riposi. Ci hanno solo detto riconsegnarlo vivo, e basta.. il
resto non è problema nostro..-.
-
Allora
prendetelo e dateci quanto pattuito.. così chiudiamo il discorso..-, comincia
l'amico di John con aria leggermente intimidatoria.
-
Non
si preoccupi, sappiamo di essere in debito con voi.. ma non siate troppo
precipitosi nelle richieste.. non credo siate voi ad avere il coltello dalla
parte del manico..-.
-
Io
credo invece di sì -, continua,- vi
abbiamo tenuto l'ostaggio, e adesso ve lo stiamo consegnando. Noi abbiamo
rispettato i patti, adesso tocca a voi..-.
-
Nessuno
ha mai dubitato che i patti non venissero rispettati, sia chiaro.. sto parlando
di un normale rapporto di civiltà, per cui è buona educazione non essere
avidi..-.
-
Non
me ne frega niente dell'educazione- comincia ad urlare, - qui abbiamo in ballo
qualcosa che scotta. Dateci i nostri soldi e facciamola finita -.
-
Dai
a questo signore ciò che gli spetta per questo spiacevole spettacolo -, dice
rivolgendosi ad una delle guardie.
Con un colpo
secco il proiettile sparato attraversa il ginocchio destro dell'uomo finendo la
propria corsa nel divano, mentre pezzi di osso della rotula cadono sui cuscini.
Un urlo di dolore rimbomba nella stanza, mentre cade per terra rovesciandosi
sulla poltrona. L'altro amico assiste allo spettacolo inerme, e non riesce a
reagire. È l'ultimo entrato che rompe il silenzio.
-
bene,
adesso che i toni di voce si sono calmati, credo sia possibile riaprire un
dialogo, non crede?-, chiede a quello rimasto in piedi.
-
Sì,
credo -.
-
Bene,
vedo che è una persona molto più ragionevole del suo amico.. come stavo dicendo
prima, nessuno mette in dubbio che il contratto verrà concluso secondo gli
accordi già stabiliti, ma nelle ultime ore abbiamo avuto un piccolo problema
con i valori liquidi, per cui volevamo chiedere se il pagamento con titoli al
portatore sarebbe stato un problema per voi .. ovviamente questo disturbo verrà
compensato con un piccolo aumento della somma pattuita -.
-
Certo,
non c'è problema -.
-
Bene,
vedo che alla fine tutto si è risolto per il meglio.. ecco a voi la somma -, ed
apre una piccola valigetta in stoffa.
-
bastardo
- sussurra l'uomo sanguinante
-
fossi
in lei non continuerei con questo atteggiamento.. siamo stati gentili una volta
a risparmiarle la vita, ma non speri in una seconda.. -
-
lasci
perdere, evidentemente il dolore ha annebbiato la mente del mio amico -
-
certo,
farò finta di non aver sentito nulla -
L'uomo si volta
e di rivolge ai suoi - adesso basta perdere tempo, abbiamo altro lavoro da
sbrigare, oggi.. andate a prenderlo, e poi filiamo..abbiamo fatto già fin
troppo rumore -.
-
fossi
in voi non mi muoverei -, dice John sorprendendoli alle spalle appena entrati
nella stanza, - ho un braccio fuori uso, ma con l'altro riesco a premere
tranquillamente il grilletto della pistola che vi sto puntando.. per cui non
provate a fare scherzi..-
-
va
bene amico, stai calmo con quel cannone.. -
-
appoggiate
le pistole lentamente per terra, poi stendetevi..-
-
cosa
diavolo..-, entra il loro capo.
-
Ben
venuto alla festa -, dice John, - spero non ti dispiaccia tenere compagnia ai
tuoi amici sul pavimento..-.
-
.ma
non doveva essere incosciente? -, chiede al medico
-
direi
che a questo punto sarebbe meglio se ti sdraiassi anche tu -, continua. Il
medico esegue l'ordine.
-
Mi
avevate assicurato che il prigioniero stava dormendo sotto una massiccia dose
di tranquillanti..-.
-
Così
credevano, effettivamente, non deve sgridarli.. solo che ho sentito i loro
discorsi, e la telefonata del vostro capo..così ho solo fatto finta di
prenderli e dormire.. a proposito, se volete sono tutti nascosti sotto il
cuscino..ne ho tenuti giusto un paio, nel caso il braccio mi faccia male
davvero.. adesso uscirò dalla stanza e vi chiuderò dentro.. spero questo mi
darà abbastanza vantaggio per sparire.. a proposito, mi spiace per quello che
successo ai vostri uomini nel negozio, ma vi assicuro che non è stata colpa mia..
arrivederci -, e esce dalla stanza.
La serratura
gira, e dall'interno si sente il rumore della chiave che viene spezzata
all'interno della toppa; il rumore dei passi diventa sempre più sottile fino a
sparire del tutto nel suono della porta dell'entrata che si chiude.
Gli uomini si
rialzano subito, impugnano le armi e cominciano a sparare alla serratura; dopo
pochi attimi, sono tutti di nuovo nel salotto.
-
avevate
garantito che il prigioniero fosse incosciente, e così non è stato.. avete
garantito che fosse disarmato, e così non è stato.. ci avete fatto perdere
tempo e avete messo a repentaglio la nostra vita.. evidentemente non siete
stati nemmeno abbastanza intelligenti da tenderci una trappola e fuggire con
lui.. -
-
no,
guardi che sbaglia.. -, lo interrompe il medico, - noi eravamo sicuri che
stesse dormendo.. ed io ero convinto che lui avesse eliminato la pistola -, ed
indica l'amico quasi esanime, in un lago di sangue, sulla poltrona.
-
Non
ho più voglia di ascoltare i vostri inutili discorsi -, poi si volta e si
dirige verso l'uscita.
-
Questo
vuol dire che non verremo pagati - sono le ultime parole dell'amico di John
prima che un proiettile, sparato come una sentenza in mezzo alla fronte da uno
degli uomini, mettesse fine alle sue sofferenze per la gamba spappolata.
-
Aiuto
-, prova ad urlare il medico, ma la vocce viene soffocata da un altro colpo,
sparato dall'altro uomo,diretto alla gola. Pochi secondi di agonia, l'arma
appoggiata sulla fronte. I tre uomini escono dall'appartamento ormai silenzioso
velocemente, e si dirigono verso l'ascensore.
-
Abbiamo
avuto un contrattempo.. l'uomo è scappato -, dice al telefono, - ma non
dovrebbe essere molto lontano. È ferito ad un braccio, e deve continuamente
assumere degli antidolorifici,che lo indeboliscono.. tuttavia non
sottovalutatelo, ha già dimostrato di non essere facile da prendere.. è armato,
e conosce la zona. Utilizzate tutti gli uomini del quartiere, appena lo
avvistate avvertitemi. Questa storia è già durata troppo -.
Riappende
violentemente, e attende l'arrivo dell'ascensore; appena si aprono le porte i
suoi due uomini lo precedono, controllando che sia tutto a posto; nei pochi
secondi di discesa nessuno parla.
L'uomo gioca
nervosamente con il telefono, aspettando la telefonata, ma poi si accorge di
aver attirato l'attenzione dei due e smette; appena comincia a vibrare,
risponde- lo avete trovato? -, chiede mentre si aprono le porte
-
sì,
è ancora a poche centinaia di metri dall'edificio.. corre a fatica,e tiene il
braccio.. non sembra pericoloso,ma è armato.. la soffiata è arrivata da una
delle nostre vedette -.
-
Bene,
datele il compenso meritato.. non agite, voglio risolvere personalmente la
questione.. me ne occupo io -, e chiude la conversazione.
-
È
poco lontano da qui, e sembra che le ferite lo abbiano distrutto.. non sarà
difficile prenderlo, ma se ci dovessero essere problemi, non esitate a
sparare..ci ha già creato fin troppi problemi. -
La strada in cui
escono è deserta, illuminata solo da un lampione non ancora rotto, e nella
penombra vedono, appoggiato ad un angolo, la sagoma di un uomo indica un
vicolo. I tre senza esitare aumentano il ritmo del passo e si avvicinano
all'angolo, poi si fermano. - stiamo attenti -, comincia il capo, - quel
maledetto potrebbe essersi nascosto ovunque, in questo buio.. ma noi lo
staneremo.. avvisate gli altri uomini ricontrollare le altre uscite della
strada..voglio che esca dal quartiere in un sacco di plastica. Capito? -.
I due uomini
rispondono con un cenno , poi cominciano a camminare ad un paio di metri
davanti a lui. Sprecano qualche colpo centrando piccoli animali nascosti tra i
cassonetti della spazzatura o ombre create dalla notte, quando un colpo centra
la spalla di uno dei due- accidenti, ci ha sotto tiro-, urla l'altro buttandosi
per terra, - il colpo proveniva dall'alto -, e anche il capo si nasconde tra
i rifiuti.
Un altro sparo colpisce il secondo uomo, e
proprio mentre il capo sta tremando con la certezza di ascoltare l'ultimo su di
sè , dal lato opposto del vicolo una tenda di proiettili disintegra il muro, le
grondaie e le finestre dietro cui si è appostato il cecchino. L'uomo si alza di
scatto e si butta dietro ai suoi uomini che, attirati dal rumore degli spari,
hanno appena lasciato le loro postazioni ai lati della strada. - ammazzate quel
bastardo - comincia ad urlare, - lo voglio vedere morto.. a chi lo prenderà
verrà data una immensa ricompensa … prendetelo -, e rimane in attesa del
cadavere. In pochi secondi decine di caricatori vengono scaricati, ma l'attacco
non ha risposta; lentamente alcuni provano ad arrampicarsi sopra ciò che è
rimasto della scala anti incendio, ma sul tetto non c'è più nessuno.
-
deve essere scappato appena ha visto l'arrivo di tutti
gli uomini..ma non deve essere lontano.. prendetelo! -, e cominciano a
disperdersi per le vie.
Il quartiere diventa una zona di caccia, in cui
una volpe scappa inseguita da decine di cacciatori: vengono distrutti
cassonetti, spostate biciclette e moto, distrutte macchine, e nessuno nelle
case, ormai, dorme. Alcuni cittadini provano a scendere per capire cosa sta
succedendo, ma sotto le minacce degli inseguitori si nascondono in casa
propria; appena si sparge la voce che una grossa ricompensa sia stata promessa
a chi troverà un uomo con un braccio ferito, i cacciatori, armati anche con
coltelli da cucina, mazze e bastoni aumentano smisuratamente.
John continua a correre, ma sente che le forze
velocemente si stanno esaurendo, e il rumore degli inseguitori è sempre più
forte; riesce a non farsi vedere per un paio di volte, ma sa che ormai è solo
questione di minuti. Probabilmente, per essere sicuri di non perderlo
punteranno ad ucciderlo, piuttosto che prenderlo vivo. Non può biasimarli: con
una ricompensa del genere, potrebbero vivere decorosamente per il resto della
vita. È la legge della natura.
Si siede sui gradini di una casa, in attesa della
sorte, mentre vede avvicinarsi le luci delle torce. Le urla si fanno sempre più
vicine, e ormai non ha nemmeno più la forza di reagire: vuole solo farla finita
in fretta. - sono qua, venite -, urlerebbe se ne avesse la forza, ma non ha più
energie nemmeno per piangere.
Ad un tratto una finestra all'altezza del
marciapiede si apre, e una voce gli sussurra - entra qui, o quelli di
ammazzeranno in un attimo -, ed una mano spunta per aiutarlo. Senza pensare il
ferito si butta dentro, proprio nel momento in cui un gruppo di inseguitori
attraversano la via in cui si era seduto; una frazione di secondo, forse meno,
e la sua esecuzione è rimandata.
Nel buio sente una mano appoggiarsi davanti alla
sua bocca, impedendogli di urlare dal dolore mentre cade sulla ferita, poi si
stende sul pavimento e, nel buio, aspetta che i passi all'esterno si
allontanino ancora.
Quasi incosciente rimane abbagliato dalla luce
che si accende nella cantina, e mentre dice un - grazie - ai salvatori perde i
sensi.
-
dove sono - è la prima cosa che pensa mentre riapre gli
occhi; una forte luce lo abbaglia, e una terribile fitta alla testa quasi lo fa
svenire di nuovo.
-
Ecco, si sta riprendendo -, sente dire da una voce.
-
Dopo tutto quello che ha dormito -, conclude un altro.
-
Dove sono? -, ripete con voce più forte.
-
Sei in un comodo letto, al sicuro.. ti abbiamo portato
su dalla cantina a braccia, e ti abbiamo curato. .eri messo abbastanza
maluccio..ma adesso ti riprenderai..-.
-
Grazie..-
-
Non ci devi ringraziare.. affari -, e ride.
-
Chi siete? - chiede, e gli occhi si aprono ancora di
più. Non riesce a mettere completamente a fuoco, ma le sagome dei due
cominciano a delinearsi. Uno porta un completo chiaro, è più giovane, mentre
l'altro è vestito più sportivamente, ma più vecchio.
-
Mi chiamo Eddie Longo , e lui è il mio dottore di
fiducia -, comincia il giovane, - e trattiamo affari in questo quartiere..-
-
Piacere, John -, e lentamente alza il braccio per
stringergli la mano. Il giovane si alza e glie la stringe, - lo so -, e si
risiede.
-
Come mai avete fatto questo? -, chiede ancora, - non
certo per benevolenza, credo -.
-
No, non per benevolenza.. per affari.. ma ne riparleremo
appena ti sentirai meglio.. adesso non mi sembri in grado di ragionare con
lucidità .-
-
Non proprio.. cosa ho? -
-
Le ferite sul braccio -, comincia il dottore, - sono
brutte, ma non terribili.. si dovrebbero sistemare velocemente.. ciò che invece
ha danneggiato l'organismo è stata la eccessiva dose di antidolorifici
mischiati a tranquillanti che ha ingerito.. e con tutto il sangue che ha perso,
ancora qualche pastiglia sarebbe potuta essere letale.. ma anche in questa
situazione la guarigione è molto veloce.. abbiamo un programma di
riabilitazione che la rivedrà operativo nel giro di qualche giorno..ed escudo
che possano nascere complicazioni. A meno che… lei fa uso di droghe? -.
-
No -
-
Bene, allora non dovrebbero proprio esserci problemi..
non si sforzi, e vedrà che a poco a poco le torneranno le forze. Nelle prime
ore probabilmente le sue capacità motorie non risponderanno perfettamente agli
ordini, e potrebbe avere anche qualche disturbo con la vista, l'udito.. se le
viene da vomitare chiami una assistente, potrebbe rimanere soffocato.. ma
passerà tutto.. è solo uno degli effetti della dose eccessiva..ma a mano a mano
che il suo corpo la smaltirà, svaniranno anche gli effetti.. ha qualche
domanda? -
-
..troppe, ma non credo sia il momento -
-
bene, allora ritorneremo appena ti sentirai meglio -,
conclude il giovane alzandosi dalla sedia, - non ti sforzare a
salutarci..vogliamo solo che ti rimetta il più presto possibile -, ed escono.
John richiude gli occhi, ma non riesce ad
addormentarsi; prova a muovere il braccio ferito, ma un dolore simile ad una
forte scossa elettrica lo blocca; prova a muovere l'altro, ma sembra sia
attaccato ad un peso di cento chili; le gambe sono rilassate, ma al tentativo
di movimento rispondono con un forte tremolio; tutto è indolenzito, stanco, a
pezzi. Per la prima volta, forse, John realizza il pericolo scampato e quanto
sia stato vicino alla morte; un brivido di terrore gli attraversa la schiena,
ed il cuore comincia a battere a mille all'ora. In un secondo davanti agli
occhi riappaiono i secondi vissuti nella angoscia degli uomini che lo
braccavano, gli ultimi secondi in attesa della morte annunciata, la finestra e
la mano; trema senza controllo, e da un occhio cadono anche delle lacrime.
Resta in un stato di trance per un periodo
impossibile da identificare; forse secondi, forse minuti, forse ore; senza
riuscire a muovere nemmeno un dito, senza il corpo distrutto dalla stanchezza e
dalla tensione, mentre il dolore al braccio aumenta sempre di più.
Quello che prima era solo fastidio, adesso è
diventato male, e tra poco, se nessuno interverrà, diventerà una vera e propria
tortura: forse la dose eccessiva di antidolorifici non aveva fatto bene, ma
sicuramente lo aveva fatto stare in piedi abbastanza per sopravvivere.
Una ragazza ad intervalli regolari viene a
controllare che tutto sia a posto; il paziente si accorge della sua presenza,
ma non riesce a controllare più i pensieri; forse l'effetto delle medicine,
forse la paura. Forse entrambe.
John esce dallo stato confusionale come uscisse
da un sogno; al risveglio la ragazza lo aiuta a sedersi, e sente la testa
girare ancora. Prova a muovere le braccia e le gambe, ma questa volta il
controllo degli arti è quasi totale; le ferite gli fanno ancora molto male, ma
adesso la mente riesce a controllare di più le sensazioni.
-
va meglio ? -, gli chiede.
-
Sì, molto, grazie.. -
-
Ha fame? -
-
No, sto bene.. avete qualcosa per calmare il dolore al
braccio? -
-
No, mi dispiace.. dobbiamo seguire un rigido programma
per la somministrazione dei medicinali.. ci è assolutamente vietato agire di
nostra iniziativa.. per cui temo dovrà aspettare la prossima
somministrazione..-.
-
Che sarà?..-
-
Tra circa un paio d'ore..-
-
Entro allora potrei morire dal dolore..-
-
Non credo.. -, ed esce dalla stanza.
-
Scusi, posso chiederle ancora una cosa? -, le chiede
mentre è già sulla porta.
-
Certo..-.
-
Dove mi trovo, precisamente? -
-
A casa del signor Longo -.
-
..e chi è? -.
-
.qualcuno che le ha salvato la vita -, ed esce
definitivamente.
John rimane in attesa per qualche minuto, poi
sente nella stanza accanto alcune persone parlare; prova a muovere le gambe per
alzarsi dal letto, ma ancora si sente
troppo debole, e dopo aver rischiato di cadere si rimette sul letto.
L'arredamento della stanza in cui si trova è
molto elegante, e le imposte chiuse dei vetri non gli permettono di capire dove
si trova; non passa nemmeno un filo di luce, e non sa nemmeno se è giorno o
notte.
Ascolta le voci lontane senza riuscire a
riconoscere i toni, né a capire le parole, poi ritorna la ragazza e si avvicina
al suo letto.
-
il signor Longo ha deciso di parlare con lei adesso.. si
sente abbastanza in forma? -.
-
Certo..non riesco ancora a camminare bene, ma sono
perfettamente lucido -.
-
Va bene, allora tra poco arriverà -.
-
Le posso fare una domanda? -.
-
Certo..-
-
Adesso è giorno o notte? -
-
Secondo lei? -.
-
..non so..-.
-
fa differenza? -.
-
No, effettivamente…-.
-
..comunque è mattina inoltrata…-,e sorridendo esce.
Il capo seguito da due uomini entra nella camera
quasi mezz'ora dopo, e trova John quasi addormentato;- stai dormendo? -, gli
chiede avvicinandosi.
-
no, mi ero solo rilassato un attimo -, risponde aprendo
gli occhi.
-
Come stai? -.
-
Meglio, grazie -.
-
Le ferite? Tutto a posto? -
-
Fanno male.. ma mi hanno detto che non posso prendere
tutti gli antidolorifici che voglio..-.
-
Beh, in fondo sono medicine..-.
-
Così dicono…-.
-
Ti senti meglio di testa? -.
-
Sì, grazie.. anche se a volte mi sento ancora un po’
stordito..-.
-
Ti passerà.. adesso credo sia venuto il momento di
rispondere ad un po’ di domande..-.
-
Giusto..-.
-
Io so chi sei tu, ma tu non sai chi sono io.. per cui
credo sia meglio cominciare con le presentazioni… sono nel quartiere una specie
di importatore.. di merce legale e non.. in pratica tratto dagli alimentari
alla droga, senza alcuna differenza.. aiuto i commerciati quando hanno bisogno
di prestiti, e sotto compenso mi occupo anche della loro protezione..-.
-
..più o meno quello che facevano i tipi nel negozio in
cui è scoppiata tutta questa follia..-.
-
più o meno.. solo che io rappresento per loro l'unico
reale pericolo.. la polizia non è un pericolo, e nemmeno i piccoli commercianti
o ricattatori.. sono diverse unità di misura, diversi volumi di affari.. e la
polizia non è altro che una voce in bilancio da dover calcolare.. certo, a
volte può creare problemi, ma tutto ha un prezzo..-.
-
perché mi stai raccontando tutto questo? -, lo
interrompe
-
perché tu sei stata la chiave di svolta di tutta la
situazione..-.
-
io? -
-
da anni i miei avversari praticavano nella loro zona i
prezzi e le regole che volevano.. nessuno aveva mai avuto il coraggio di
contrastarli, perché tutti li consideravano intoccabili.. troppo potenti.. una
specie di macchina della morte per i nemici, e la salvezza per tutti gli
altri.. e non si può negare che in molti casi questa visione rappresentasse una
realtà abbastanza fedele.. ma questo bel sogno è finito la notte in cui tu sei
entrato in quel negozio e hai fatto fuori gli uomini..-.
-
non sapevo niente di tutta questa storia.. ciò che è
successo tra me e quegli uomini è qualcosa di assolutamente personale..-.
-
non mi riferisco ai teppistelli che hanno provato a
rapinarti, ma agli uomini che sono arrivati dopo.. se la faccenda fosse finita
con la sola morte dei ragazzi, probabilmente a quest'ora saresti semplicemente
un uomo morto in un agguato senza apparente senso, ed un mattone in più
nell'impero della loro organizzazione.. ma facendo ciò che hai fatto, hai
minato le loro fondamenta dimostrando che non sono invulnerabili, e che anche
loro possono sbagliare..-.
-
non hanno sbagliato.. avrebbero potuto sparare prima..-.
-
ma non lo hanno fatto.. adesso la gente non si sente più
protetta come prima, e ha ricominciato ad avere paura.. nel quartiere c'è un
caos come non si vedeva da anni..-.
-
.. e la polizia? .. non si accorge di nulla? -.
-
Te l'ho detto. La polizia è facilmente corruttibile..
sono stati pagati degli agenti per mettere di pattuglia uomini delle organizzazioni,
in modo da non interferire con la riorganizzazione del caos. Ma adesso loro non
sanno che c'è un concorrente pronto a togliergli potere e rispetto..-.
-
E questo concorrente saresti tu? -
-
Certo, è già tutto pronto..era già tutto pronto da
tempo.. stavo solo aspettando la miccia che facesse esplodere tutta questa
dinamite..-.
-
Non credo che ciò che è successo in quel negozio possa
aver causato tutto questo..-.
-
Non spetta a me convincerti o no.. ti ho solo raccontato
come stanno i fatti.. se ci credi, bene, altrimenti sei libero di non
crederci..-
-
Aspetta, ma non
mi hai ancora detto che cosa c'entro io in tutto questo…va bene, sono la causa
di tutto, ma perché ti sei preso la briga di salvarmi? .. la miccia era già
accesa quando mi hai aiutato.. e la mia morte non la avrebbe certamente
spenta.. ormai la fiducia era già minata..-.
-
Per te ho in serbo un progetto.. prima di tutto grazie a
te aumenterò notevolmente il mio giro d'affari, per cui ti ho salvato per
sdebitarmi.. in secondo luogo, la mia organizzazione ha sempre bisogno di
uomini che abbiano palle.. e vedendo quanti ne hai stesi, direi che tu ne hai..
-
Avete bisogno di un cecchino, vorrai dire..-.
-
No, di quelli ce ne sono fin troppi.. non è poi così
difficile premere un grilletto.. a me servono uomini svegli, capaci di uscire
da ogni situazione , e con quel poco di cervello sufficiente per capire cosa è
giusto e cosa è sbagliato..-.
-
..e cosa è giusto, per e? -.
-
Avere dei principi, rispettare i superiori, non tradire.. direi che già questo potrebbe
essere sufficiente..-.
-
Quindi cosa vuoi da me? -.
-
Lavorerai per me. Sarai uno dei nostri.. avrai un
appartamento, un reddito.. .-.
-
E se non accettassi? -.
-
Non si pone nemmeno il problema..-.
-
Mi uccideresti? -.
-
No, ti sto offrendo una possibilità impossibile da
rifiutare.. dobbiamo allargare la
nostra zona di rifornimento di droga.. in pratica ci servono uomini nuovi… e tu
saresti perfetto..-.
-
Un futuro da spacciatore.. non potrei chiedere di
meglio..-.
-
Mettila così: finchè stai con noi hai una minima possibilità
di rimanere in vita.. ti darò un nuovo nome, una nuova casa e sotto di me sarai
al sicuro.. se invece decidi di non accettare la mia proposta, semplicemente
potrai uscire da quella porta..-.
-
Dove ci sono centinaia di persone pronte a uccidersi per
avere la mia testa. -
-
Esatto..-.
-
Quindi sono in trappola…-.
-
No, puoi decidere tra la vita e la morte.. in fondo è
così che va il mondo..-.
-
Come puoi fidarti di me? -
-
Ho abbastanza orecchie per sentire anche in posti
lontani..-.
-
E io di te? -
-
Ti ho salvato la vita.. mi sembra più che
sufficiente..-.
-
D'accordo.. visto che non ho altre possibilità..-.
-
Un'ultima cosa, molto importante.. nel nostro campo
avere la fedina penale pulita è più importante di qualsiasi altra cosa.. i nomi
sui documenti si possono cambiare, le facce no.. e alcuni poliziotti sono dei
veri mastini: quando inquadrano qualcuno, non lo dimenticano più per il resto
della vita.. per cui non voglio che nessuno dei miei uomini prenda neanche una
multa per eccesso di velocità o divieto di sosta.. se si viene beccati
l'organizzazione assicura una grande aiuto per uscire, ma poi tutto è finito.
Non possiamo rischiare di rimanere compromessi.. e a questa regola non si fanno
eccezioni..-.
-
Chiaro..una volta beccati si è fuori dal giro.
-
Bene, vedo che siamo sulla stessa lunghezza d'onda.. fra
quanto pensi di poter essere a posto? -
-
Non so.. faccio ancora fatica a camminare, ma mi
riprendo in fretta.. potrei essere a posto già da domani -.
-
Almeno un settimana -, interrompe il medico appena
entrato nella camera, - scusate se ho interrotto la conversazione, ma passavo
di qua per controllare il paziente e
non ho potuto fare a meno di ascoltare le vostre ultime frasi.. anche se domani
sarai in piedi, non posso garantire una
perfetta guarigione se non nel giro di qualche giorno.. suggerirei di
prendersela con comodo per essere sicuri al cento per cento..-.
-
Sono d'accordo con il medico -, conclude Longo, - tanto
due o tre giorni non fanno differenza.. meglio non rischiare.. nel frattempo ti
prepareremo il territorio, e tu da qui dentro inizierai a prendere confidenza
con il nuovo lavoro.. va bene? -
-
Sei tu che comandi, adesso.. e gli stringe la mano -.
-
Per il resto dei dettagli tecnici e amministrativi un
mio uomo verrà a farti delle domande e poi ti consegnerà i nuovi documenti..
dovrai fare rapporto ogni volta che ti verrà consegnata la nuova merce, e
potrai tenere parte dei profitti.. se poi ti venisse richiesto, dovrai sempre
essere a nostra disposizione.. non vogliamo grane né dalla polizia, né dalle
squadre di madri arrabbiate perché i figli si drogano… lavoriamo nel silenzio..
riguardati e comincia subito a lavorare.. la prossima volta non voglio più
incontrarti su questo letto -, e sorridendo esce.
I suoi uomini lo seguono, e in un attimo la
stanza rimane vuota; solo il medico rientra dopo pochi secondi e si avvicina al
letto: - come va? -, gli chiede.
-
bene grazie.. il dolore alla ferita però è sempre
forte..-.
-
purtroppo quello te lo dovrai tenere per un po’… hai
tutta la zona infiammata, e i nervi provocano molto fastidio.. ma ti è
aumentato? -
-
no, però è fastidioso..-.
-
..e le forze? -.
-
Meglio.. adesso riesco quasi ad alzarmi in piedi..-.
-
Giramenti di testa? -
-
Sì..-.
-
..è la pressione.. dopo i primi tentativi passeranno..
il tuo corpo ha bisogno di ancora un po’ di tempo per risistemarsi.. ma sta
andando tutto per il meglio..-.
-
serve qualcosa? -, li interrompe la ragazza.
-
No, tutto è a posto -, risponde il medico. - fra qualche
giorno sarai di nuovo in piedi..-
Passano in fretta i giorni successivi, e le forze
sembrano tornare; nessun telegiornale parla di ciò che è successo nel
quartiere, e solo un trafiletto nella cronaca locale indaga sul ritrovamento di
due cadaveri in un campo al di fuori della città, ma anche questa notizia
scivola via insieme agli scandali famosi e le inchieste sul tempo libero.
All'interno della casa John incontra i nuovi colleghi, viene e interrogato
diverse volte circa il suo passato, idee e convinzioni personali, viene
istruito sulle tattiche di vendita e di fuga e, nel frattempo, segue Longo
nelle trattative degli affari più importanti.
Quando tutto sembra pronto per il battesimo della
strada, il capo lo chiama e gli affida il primo incarico: c'è un uomo molto
importante da andare a prendere, e visto che John conosce bene la zona, deve
essere lui l'autista.
-
non sembra nulla di difficile -, pensa mentre mette in
tasca il biglietto con segnato l'indirizzo. La zona è poco distante da casa
sua.
Sale su una utilitaria abbastanza vecchia,
arrugginita, ma con un motore potente e i vetri pesanti. - deve essere stata
bel elaborata, e i vetri sono anti proiettile - dice mentre gira la chiave di
avviamento.
Davanti al portone indicato un uomo,
probabilmente riconoscendo la macchina, gli spiega dove posteggiare, mentre
altri tre escono sul marciapiede e velocemente si infilano dentro.
Controllano che tutto sia a posto, poi con un
gesto gli ordinano di partire.
-
tu chi diavolo sei? -, gli chiede quello seduto in
mezzo, probabilmente il capo.
-
Un nuovo agente di Longo. Non sono stato assunto con
l'incarico di autista, ma mi è stato chiesto..-.
-
Il Signor Longo, semmai.. non mancargli mai di
rispetto.. e ricordati che qui devi fare ciò che ti viene ordinato..se ti
ordinano di pulire il cesso, lo fai senza battere ciglio.. è chiaro? -.
John rimane impietrito dalle parole dell'uomo,
che cerca di farsi spazio tra le spalle delle due guardie, e un - sì - è tutto ciò che riesce a rispondere.
Nessuno parla più durante tutto il tragitto, e l'uomo, appena arrivato davanti alla
casa di Longo, scende di scatto.
-
chi diavolo è quello nuovo che hai assunto? -, chiede a
Longo dopo averlo salutato.
-
Un mio nuovo spacciatore.. si occuperà di una zona
appena presa.. perché, Matt? -.
-
Non mi piace.. non ha rispetto.. non mi dirai che è
quello degli omicidi del negozio..? -
-
Sì, è lui..-.
-
Non ci si può fidare di uno così.. sbarazzati di lui,
subito..-.
-
Perché? -
-
Perché non è dei nostri.. non è di nessuno.. è un cane
sciolto..ci venderebbe al primo che passa..-.
-
Non credo. Anzi, credo sia uno tranquillo.. comunque,
vediamo come se la cava.. se va bene, continua, altrimenti non sarà difficile
farlo sparire.. in fondo, per il mondo è già morto..-.
-
..e potremmo siglare un patto con gli avversari
consegnandoglielo.. sarebbe una grande mossa..-.
-
io non voglio contrattare con loro..li voglio
distruggere.. chiaro? -.
-
Chiaro -, ed i due arrivano nello studio di Longo.
John, dopo aver sistemato la macchina nel garage
della casa, riceve l'ordine di andare a
vendere il primo carico di merce; un uomo lo dovrà accompagnare, per mostrargli
come fare.
-
seguimi, e non fare domande -, gli dice salendo in
macchina.
Non percorrono molta strada nemmeno questa volta,
e dopo pochi minuti la lasciano in un vicolo buio. - se dovesse beccarti la polizia, dimentica che questa è la tua
macchina. Se capiscono il numero di targa, sei finito.. e loro hanno molti più
mezzi di te, per cui ti chiuderebbero sicuramente dentro uno di questi
vicoli..sempre che non ci pensi qualche mucchio di rifiuti sistemato male...
vedi la polizia: corri. Non importa dove, ma il più lontano possibile.. ed il
più leggero possibile.. appena senti puzza, liberati di tutto. Meglio qualche
dose persa, che una carriera finita dietro le sbarre.. i margini di rendita di
questo mercato fanno sì che un paio di consegne in meno non siano un dramma..
chiaro? -.
-
sì -.
-
..e non uscire mai dalla tua zona. Non ti spostare mai
troppo… chi compra vuole trovarti sempre allo stesso posto, alla stessa ora..
tutto uguale, tutti i giorni.. senza
sorprese o cambiamenti.. e non mandare mai nessuno al tuo posto.. non si
fiderebbero e perderesti il cliente. Questi affari si fanno solo faccia a
faccia -.
-
Chiaro -.
-
E non intascartene mai, non usarla ..devi essere sempre
lucido, o ti beccheranno subito.. noi la vendiamo, non la usiamo.. ecco, qui è
dove devi stare -, e gli mostra l'angolo di una via sotto un lampione rotto. -
prima c'era un uomo di un altro gruppo, ma adesso questa zona è nostra.. ai
clienti non importa di che gruppo sei, basta solo che si possano fidare e che
tu abbia roba buona. Molti non si immaginano nemmeno il mondo che nasconde..-.
-
Forse sono troppo fatti per pensarci..-.
-
Qui vengono disperati con i vestiti a pezzi e persone in
giacca e cravatta.. imparerai presto che una clientela varia è la migliore
soluzione.. non fartene scappare nemmeno uno.. e se non pagano, non dargliela..
nessun credito, in nessun caso..tutti ci proveranno, ma ritorneranno un'ora
dopo con i soldi.. e non chiedere mai da dove provengono.. ci penseremo noi a
pulirli. -
John ascolta le istruzioni mentre con gli occhi
guarda oltre il buio delle vie, in cerca già di potenziali acquirenti. Il
silenzio che lo circonda è interrotto soltanto dalle finestre che cigolano
mosse dal vento; tutti sanno cosa sta succedendo in strada, ma nessuno vede
niente. Questa è l'unica legge per sopravvivere in queste strade.
Non passano nemmeno dieci minuti all'arrivo del
primo cliente; soldi contanti, dose già pronta, scambio. Tutto in pochi
secondi, poi di nuovo sparisce nel buio. - se tutti gli affari fossero così -,
dice l'uomo che lo ha accompagnato, - questo sarebbe il paradiso. -
Decine sono le persone che arrivano e dopo pochi
secondi spariscono, e a poco a poco è John che prende il controllo della
situazione: alcuni si stupiscono di trovare lui al posto del vecchio
spacciatore, ma nessuno dice nulla. Hanno fretta di concludere lo scambio e
svanire. John ha fretta solo di intascare i soldi. Ad un tratto, l'uomo che lo
accompagna lo chiama e - dobbiamo sparire subito -, gli urla correndo nel
vicolo -, fra poco ci sarà qui la pattuglia della polizia -.
Senza esitare lo spacciatore segue il collega, e
si nascondono dietro un vecchio cassonetto dell'immondizia; le luci della
macchina illuminano a tratti la via, e dopo poco svaniscono. I due uomini
rimangono ancora nascosti per paura di un ritorno degli agenti poi, quando il
silenzio torna nel quartiere, si rialzano.
-
abbiamo rischiato troppo, questa volta potevano
beccarci..- , dice alzandosi.
-
Come facevi a saperlo? -, gli chiede John.
-
Tutte le sere la pattuglia fa il proprio giro poco prima
delle tre… tutti lo sanno, siamo noi che glie lo abbiamo ordinato -.
-
Voi? -.
-
Anche loro sono sul nostro libro paga.. arrivano qui
poco prima delle tre, controllano e non trovano mai nessuno.. contenti loro,
contenti noi.. è un affare perfetto..-.
-
Perché proprio le tre? Non converrebbe continuare a
vendere fino a notte fonda? -
-
No, ad una certa ora il mercato si ferma.. e non
vogliamo attirare troppo l'attenzione.. e, come avrai visto, anche solo fino
alle tre i guadagni sono più che sufficienti -, e gli mostra una pila di
banconote.
-
quale è il tasso di rischio di questo mestiere? -
-
rischio di essere beccati?.. se hai un minimo di
cervello, zero.. bisogna solo stare attenti a non farsi prendere troppo la
mano..rischiare sempre di più, fino ad esagerare.. ma se si rimane con i piedi
per terra, non è molto diverso dal vendere scatolette.. -
-
alla fine della serata…? -
-
si sistema in un luogo sicuro tutta la merce avanzata,
si sistemano i soldi e si va a
dormire.. non è escluso che vengano assegnati agli uomini anche dei lavori
durante il giorno.. per cui è sempre meglio essere riposati -.
Passata la pattuglia la strada diventa deserta, e
i due rimangono qualche secondo in attesa. Non arriva più nessuno, e - vedi?…
l'ora è passata, e le consegne finite.. sarebbe un inutile pericolo rimanere
qui.. andiamocene a casa -. John lo segue a circa un metro, quando dal buio
esce un uomo con un coltello in mano. Lo stringe alla gola dell'accompagnatore,
costringendolo a mettersi in ginocchio.
-
chi diavolo siete? -, chiede
-
chi sei tu..-, risponde John.
-
Sono lo spacciatore del quartiere. L'unico che può
farlo.. questa sera, non vedendo arrivare nessuno mi sono insospettito, e vi ho
trovati.. questo è territorio mio -.
-
Forse si sono dimenticati di avvertirti -, dice l'uomo
in ginocchio, - ma da questa sera questa è diventata la nostra zona.. tu sei
fuori..-
-
La vostra zona?.. balle.. io sono sempre stato qui.. e
non sarete certo voi a mandarmi via..-.,
-
Fossi in te appoggerei quel coltello.. potrebbe farsi
male qualcuno..-.
-
Cosa? Sei impazzito? Hai un coltello alla gola e provi
anche a minacciarmi?.. io sono amico del boss, bello.. ricevo ordini
direttamente da lui.. sono intoccabile, ai vertici dell'organizzazione..-.
-
Se sei ai vertici dell'organizzazione, perché ti mandano
in strada?.. credevo avvenissero in luoghi segreti le vostre riunioni..-.
-
Non provare a fregarmi.. io rappresento la sezione
operativa dell'organizzazione.. non passo tutto il giorno tra le scartoffie..
il mio regno è la strada..-.
-
..il tuo regno è la strada, eh?.. quanta te ne fai al
giorno?.. hai gli occhi un po’ lucidi..-.
-
bastardo -, e nel momento in cui una leggera pressione
del coltello sfiora la gola dell'uomo, un colpo di pistola sparato con il
silenziatore sussurra nella via. Il rumore metallico della lama sul marciapiede
rimbomba, mentre il corpo dell'uomo cade senza vita, accovacciandosi in una
pozza del suo sangue.
Il collega di John si alza tranquillamente, e
spara per finirlo, pulendosi sui vestiti del morto; - un colpo tra le gambe per
recidergli l'arteria, ed un altro per risparmiargli il dolore.. questo
maledetto drogato ci ha procurato una marea di guai -.
-
è meglio sparire, tra poco arriverà la polizia..-.
-
probabilmente aprirà un'inchiesta.. e sarà troppo
costoso corrompere ancora i poliziotti per farci rimanere qua.. perderemo
questo territorio per un po’..-.
-
non si può fare niente? -.
-
No, possiamo soltanto tenerlo sotto controllo, in modo
che nessuno approfitti della pausa per impossessarsene.. in ogni caso andranno
in fumo una marea di affari e perderemo molti clienti -.
Sentono arrivare da lontano una sirena della
polizia, - dobbiamo nasconderci da qualche parte.. siamo proprio sfortunati -.
- Era una pattuglia già da queste parti per caso
-, conclude John.
-
non ce la facciamo ad andare via a piedi.. si insospettirebbero
subito se vedessero due persone camminare a quest'ora della notte proprio
vicino al luogo del delitto.. vieni -, e comincia a correre.
Attraverso piccole vie i due arrivano davanti ad
un portone, dove un uomo è già ad attenderli - immaginavo sareste arrivati,
appena mi hanno raccontato ciò che è successo ed ho sentito la sirena della
polizia.. solito procedimento -, e li fa entrare.
Scendono nei sotterranei della casa, dove una
piccola lampadina illumina la sporca cantina, e altri due uomini stanno
spostando un grosso mobile.
-
qui dietro c'è una stanza, e un collegamento fino al
tunnel della metropolitana.. se dovessero esserci problemi usciremo da lì,
altrimenti ci verranno ad aprire loro -.
-
Che tipo di problemi? -
-
Lunghi interrogatori, perquisizioni.. queste faccende
possono diventare lunghe e complicate -, interviene il proprietario della casa
,- avete acqua e cibo per circa tre giorni.. se non riceverete nessun
messaggio, usate il tunnel.. ma state attenti, mi raccomando..-.
-
A cosa? -
-
Il tunnel sbuca proprio tra due fermate della
metropolitana, sotto i binari del treno..se non si sta attenti, si rischia di
rimanerci sotto..-.
-
Non perdete tempo, adesso -, conclude il proprietario
spingendoli quasi dentro, - altrimenti la polizia vi troverà -.
-
Grazie, vi dobbiamo un favore -, dice l'uomo prima di
entrare, - e lo sapete che non ci dimentichiamo mai dei favori -.
-
Lo so -, e chiude la porta.
L'interno della piccola stanza è arredato con un
tavolo, una sedia e un vecchio letto senza lenzuola. Appoggiata ad un muro una
cassa contiene dei pacchetti di cibo e una grossa damigiana di acqua, e una
piccola botola quadrata è l'unica via di fuga oltre la porta da cui sono
entrati.
-
credo dovremo fare a turno a dormire sul letto -,
comincia John, - perché non credo regga entrambi -
-
non credo.. e non vorrei proprio dividere il mio letto
con te -, sorridendo.
-
Spiacente, non sei il mio tipo -, risponde John
sorridendo, e per un attimo la tensione diminuisce.
-
Quanto credi dovremo stare qui dentro? -, chiede.
-
Non so.. hai sentito..queste cose possono essere
imprevedibili.. tutto dipende da quanta verità c'era nelle parole di quel
tipo.. se davvero rappresentava qualcosa nell'organizzazione, allora corriamo
seri pericoli.. altrimenti saremo fuori nel giro di qualche ora. -, e si stende
sul letto. In pochi minuti, e senza dire più nulla, si addormenta pesantemente,
lasciando John ancora in piedi, appoggiato alla porta.
-
Che ore sono? - chiede svegliandosi
-
Sono passate sei ore circa, da quando ti sei
addormentato -.
-
Hai dormito anche tu? -
-
In equilibrio sulla sedia?.. no, non ci sono
riuscito..-.
-
Adesso facciamo cambio.. cosa c'è da mangiare? -.
-
Un po’ di
tutto..ma non sembrano piatti particolarmente raffinati..-.
-
..basta che riempiano…hai già assaggiato qualcosa? -
-
no, ho solo bevuto un po’ d'acqua…-
-
vieni a sdraiarti -, e si alza dal letto.
Ripetono questa scena una decina di volte,
alternandosi il letto e le sedia, in attesa che qualcosa succeda. Dopo due
lunghe notti, invece, nessuno si fa vedere.
-
cosa credi dovremmo fare -, chiede lo spacciatore al
compagno, - dovremmo provare a d uscire? .
-
no -, risponde l'uomo pulendo la pistola allacciata alla
caviglia ,- aspettiamo ancora qualche ora.. poi lasceremo il nascondiglio..-.
-
a questo punto deve essere successo qualcosa..-
-
lo temo anche io.. ma non so che cosa…-.
-
Lo sapremo solo uscendo -, e si avvicina alla botola.
-
Sei deciso? -
-
Sì.. non ha più senso rimanere qui dentro.. nessuno
arriverà a tirarci fuori..-.
-
Credo anche io.. va bene, usciamo da qui -, ed entrambi
provano ad aprire la piccola porta.
Davanti a loro si apre uno stretto cunicolo, in
cui si può entrare solo mettendosi in ginocchio, e senza illuminazione.
-
come faremo a vedere dentro? -.
-
Ho l'accendino -
-
Non possiamo..lì dentro circola pochissima aria, e rischiamo
di rimanere intossicati dal fumo..-.
-
Allora andremo al buio.. non credo ci siano tanti bivi,
prima dell'arrivo.. dovrebbero trattarsi solo di qualche decina di metri..-.
-
Vado prima io, allora? -, chiede John.
-
Come preferisci -, e gli fa segno di entrare.
All’interno del piccolo tunnel la temperatura si
alza immediatamente, e i due respirano a fatica. Procedono lentamente, tastando
il terreno con le mani, nel buio più assoluto; passano pochi minuti, ma in
quella condizione sembrano un'eternità. Arrivati alla fine, il primo si accorge
di trovarsi sotto un pannello di legno e con fatica prova ad aprirlo. In quel
momento un terribile boato lo fa cadere, e sabbia nera invade il cunicolo. -
accidenti, stai attento -, gli urla quello dietro cercando di proteggersi -,
hai aperto proprio mentre passava il treno.. potevi restarci secco..-.
-
non me ne ero accorto.. non si capisce quando passa,
perché non sento.. lo vedo solo quando è aperto.. -.
-
Adesso sono passati venti secondi ..fanne passare altri
trenta, ed il treno non dovrebbe esserci più.. poi avremo circa un minuto per
uscire e correre sulla corsia di emergenza..-.
-
…Di emergenza? -.
-
Quella in caso di incendio.. di trova sul lato della galleria, a circa un metro e mezzo di
altezza.. cammineremo lì..-.
-
Mentre passano i treni? -.
-
Non perdere tempo e vai! -, e gli da una spinta.
Con uno sforzo superiore alle proprie
possibilità, ed urlando dal dolore per la ferita al braccio non ancora guarita,
John apre la botola e salta nel tunnel della metropolitana. Il suo compagno lo
segue e facendo il più in fretta
possibile richiude il passaggio. - così nessuno se ne accorgerà - dice.
Saltano sul piccolo sentiero di cemento, e si
attaccano alle paratie. - appena vedi arrivare il treno, fermati e aggrappati
con entrambe le mani, perché si rischia di cadere… anche dopo che è passato,
per colpa del vento.. capito? -.
-
sì.. eccolo che arriva -, e due luci appaiono da
lontano.
- tieniti forte -, sono le ultime parole che
sente prima che un rumore assordante e un terremoto lo investano. Gli appigli e
la galleria sono umidi e consumati, e rischia di scivolare.. Anche tenendo
chiusi gli occhi, sente i finestrini dei vagoni sfiorargli il corpo, ed un paio
di maniglie più sporgenti gli strappano i vestiti. Una scossa di adrenalina lo
fa saltare indietro appena sente la stoffa lacerarsi, e per un istante quasi
sviene.
Il treno impiega una decina di secondi a passare,
poi velocemente scompare oltre la curva. In un istante, tutto ritorna buio e
silenzioso.
-
tutto bene? -, chiede John sforzando gli occhi per
vedere nel buio. - tutto bene? -, ripete a voce più alta. - ehi, dove sei
finito? -, urla. Ma ancora nessuna risposta. - prendi l'accendino, non si vede
niente qua dentro -. - mi rispondi? -. Silenzio.
Rimane qualche secondo in attesa, poi, avendo
anche abituato gli occhi di nuovo al buio, cerca l'amico.
Non ha molto tempo, e sono le luci del treno che
sta arrivando a mostrargli il corpo dell'uomo schiacciato sulle rotaie, prima
che un nuovo boato gli annunciasse il nuovo pericolo.
Non ha nemmeno il tempo di realizzare ciò che ha
appena visto, e si aggrappa di nuovo in attesa del passaggio. Questa volta non
è meno potente della prima, ma John, sapendo già come affrontarla, ha meno
difficoltà a superarla.
Osserva per un secondo il corpo illuminato dalle
luci di coda del treno ormai distrutto sui binari, e comincia a correre. - se
mi fermo adesso sono morto -, è l'unica cosa a cui riesce a pensare.
Le luci lontane della stazione gli appaiono come
un miraggio mentre cerca di sopportare il passaggio dell'ultimo treno, poi
finalmente scavalca la sbarra che lo separa dalla salvezza. Le molte persone in
attesa osservano i suoi movimenti incuriosite, ma senza fermarsi comincia a
correre verso l'uscita. - devo sapere cosa è successo, e devo riferire della
sua morte -, pensa mentre sale le scale.
La fermata della metropolitana non è lontana
dalla casa di Longo, e decide di percorrere il tratto a piedi.
Appena raggiunto il marciapiede, però, una
macchia accosta vicino a lui, e da un finestrino aperto -sali svelto -, gli
ordina una voce.
-
chi siete ?
-
Eddie Longo -, gli risponde quasi come fosse una parola
d'ordine. L'uomo capisce e senza esitare apre la portiera.
Appena seduto riconosce i due all'interno - vi
stavamo aspettando.. sapevamo sareste usciti da qui.. sono già passati quasi
due giorni.. ma.. come mai sei solo? ..cosa è successo? -
-
è finito sotto il treno… forse è scivolato, non so.. un secondo prima era dietro a me sul
sentiero di emergenza, ed un attimo dopo ho visto il suo corpo distrutto tra i
binari..-.
-
entro poche ore troveranno anche lui.. qualche pilota se
ne accorgerà..-
-
..e così dobbiamo dire addio anche a quel
rifugio..scopriranno sicuramente la botola.. questa storia comincia
davvero a costarci cara..-.
-
cosa è successo?.. perché non siete venuti a prenderci?
-
-
in questi due giorni è successo il finimondo - comincia
il conducente, - tutte le carte in gioco sono state cambiate.. Longo ha perso
il suo potere perché Matt lo ha venduto all'organizzazione.. ha raccolto tutti
i soldi che aveva in giro ed è scappato..-.
-
dove? -
-
non si sa.. ma credo non si farà più vedere da queste
parti..-.
-
perché lo ha venduto? -.
-
..che domande.. per soldi… Longo ha solo commesso
l'errore di fidarsi di lui..-.
-
.. per cui?..-.
-
adesso lavoriamo per lui.. ha acquisito tutta la
struttura.. siamo diventati una specie di reparto secondario della
organizzazione..-.
-
e io cosa farò adesso? -.
-
Non sappiamo..abbiamo solo ricevuto l'ordine di venirti
a prendere.. pensavamo foste in due.. il capo ti aspetta -.
La macchina si ferma davanti al portone della
vecchia casa di Longo, e John si dirige subito verso gli uffici di Matt. - ti
conviene farti una doccia e cambiare gli abiti -, dice uno degli agenti che lo
ha accompagnato,- fossi in te non mi presenterei davanti al capo conciato
così.. tiene molto all'aspetto -, e
sorride.
Mezz'ora dopo lo spacciatore è annunciato al
nuovo boss dalla segretaria personale, e pochi minuti dopo entra nel nuovo
quartiere generale.
-
benvenuto ragazzo -, dice l'uomo con aria di sufficienza
-
buongiorno -
-
vedo che sei riuscito ad uscirne vivo anche questa
volta..-.
-
capita..-.
-
cosa è successo al tuo compagno? -
-
eravamo nel tunnel della metropolitana.. ad un tratto è
arrivato il treno, ho chiuso gli occhi. Quando li ho riaperti non c'era più..-
-
non c'era più, eh.. -
-
sì, deve essere scivolato.. là sotto è tutto bagnato..
si perde l'equilibrio molto facilmente..-.
-
sembra quasi che ti piaccia lasciare sul suo passaggio
cadaveri.. quanti ne hai seminati nell'ultima settimana? -
-
non è stata colpa mia..-.
-
non è che invece lo hai spinto… perché in un momento di
debolezza hai detto cose che non avresti dovuto dire? -.
-
Tipo?
-
Non so.. devi essere tu a dirmelo..-.
-
No, non ho niente da nascondere.. è stato un
incidente..-.
-
Testimoni? -
-
In una galleria della metropolitana?.. due scarafaggi e
tre topi, forse..-
L'uomo si alza di scatto in preda ad una furia
improvvisa - maledetto! Se non ti uccido adesso è solo perché ho bisogno di uomini.. non hai il rispetto per
l'autorità.. ma vedrai che ti sistemeremo noi .. -, e butta per terra la
lampada appoggiata sulla scrivania. - portatelo via, dategli un posto qualsiasi
e tenetemelo lontano.. non lo voglio vedere mai più -, e si gira.
La porta si apre alle spalle di John, che esce
accompagnato da due uomini, mentre un altro, davanti, gli indica la strada.
Percorrono un paio di corridoi, poi si ferma. - avete intenzione di uccidermi?
-, chiede con voce glaciale. - ti verràà assegnato l'incarico non appena
troveremo un posto in cui parlare -, risponde quello davanti senza fermarsi.
Entrano in una stanza all'ultimo piano, chiudono
la porta e invitano lo spacciatore a sedersi.
-
di tutto ciò che potevi dire al capo, hai scelto la cosa
peggiore.. è un miracolo che non abbia estratto la pistola e ti abbia fatto
fuori all'istante -.
-
Avrebbe potuto, ma non lo ha fatto..-.
-
Sei fortunato..ma stai attento a non giocare troppo con
la fortuna..-.
-
In questi giorni mi stanno regalando una marea di ottimi
consigli.. solo che credo che mi portino un po’ di sfortuna, perché subito dopo
muore sempre qualcuno..-.
-
Fino a pochi giorni fa eri uno qualsiasi, adesso sei
entrato a far parte di una meccanismo molto più potente di quanto ti possa
immaginare.. -.
-
Dovrei ringraziarvi? -
-
No, dovresti prenderne atto..-.
-
Lo farò..-.
-
Adesso parliamo del tuo futuro.. dopo tutto quello che è
successo, non sarà facile sistemarti..-.
-
È esclusa la possibilità che me ne possa andare, vero? -
-
Certo -.
-
Cosa posso fare? Perché non mi fate sparire come il
vostro vecchio capo? Io sarei contento, e anche voi. Mi leverei dai piedi senza
proferire parola..-.
-
Sparire costa. E anche molto. Non basterebbero tre vite
del tuo lavoro per pagare una fuga. Dimenticati quest'ipotesi.. no, preferiamo
tenerti vicino, per controllarti.. ti daremo una fetta del territorio, e spaccerai
là.. se te ne starai tranquillo per un po’, vedremo cosa potremo fare in futuro
.-
-
Se me ne sto buono là, promettetemi che non penserete a
cosa potrei fare in futuro. Mettetemi dove volete, basta che sia tranquillo.. e
dimenticatemi..-.
-
Sei ancora scosso, e possiamo capirlo.. va bene, ti
metteremo in un posto tranquillo, e quando vorrai sarai tu a farti avanti… al tempo noi valuteremo la situazione. -
-
Affare fatto.. e salutatemi il grande capo Matt -.
-
Non scherzerei troppo, fossi in te..-, e gli stringe la
mano.
Tutti gli uomini escono dalla stanza, e due
accompagnano John nella camera preparata per lui fino al trasferimento nella
nuova casa.
Non azzardano alcun commento sulla discussione
appena conclusa, si limitano a mostragli la strada, la stanza e la via più
veloce per raggiungere la strada; senza aspettare escono chiudendo la porta, e
per la prima volta, dopo tanto tempo, lo spacciatore ha un momento per
rilassarsi.
Dorme vestito senza nemmeno infilarsi sotto le
coperte, si alza e guarda la televisione; trova del cibo nel piccolo
frigorifero sotto la scrivania, e mentre sta facendo una doccia un uomo entra -
la tua casa è pronta.. è stato tutto sistemato.. sbrigati.. ti aspetto giù fra
cinque minuti -, ed esce.
Ancora con i capelli bagnati scende le scale
quasi correndo, e entra in macchina; si accende il motore, e i due attraversano
da parte a parte tutta la città.
-
questo è un quartiere malfamato -, commenta uscendo dal
raccordo per entrare nelle vie secondarie.
-
Sì, così dicono.. ma è anche tranquillo.. non è quello
che volevi? -.
-
Sì, tranquillo.. ma questo fa schifo..-.
-
Non è peggiore di tanti altri luoghi.. vedrai, ti ci
abituerai presto..-
-
Non credo..-
-
La tua casa è quella là, in quel palazzo.. dicono abbia
abitato lì anche qualcuno di importante.. anche se non ricordo chi..-
-
Forse trent'anni fa..-.
-
E lì è dove lavorerai.. hai già visto come si fa, e se
non sbaglio hai già anche passato una notte sul marciapiede.. quindi non c'è
nulla che ti debba dire.. ah, qui la pattuglia della polizia passa a mezzanotte..-.
-
Mezzanotte?.. così presto? -.
-
Le consegne della merce vengono fatte all'ora di cena, ogni volta in un posto diverso.. ti
verranno comunicate le modalità poco prima della consegna.. l'importo
incassato, invece, dovrà essere spedito per posta.. ecco, questo è l'indirizzo
-.
-
..ma non c'è il rischio che vengano rubate le buste con
i soldi? -.
-
Questo non è un problema tuo.. impara a preoccuparti
solo dei problemi che ti riguardano.. . imparalo a memoria, poi mangialo,
brucialo..insomma, fallo sparire… hai domande? -.
-
Chi mi dirà quale è casa mia, all'interno del palazzo?
-.
-
Il portiere ti sta già aspettando -.
-
..che tipo di clienti avrò? -.
-
Medio bassi.. gentaccia.. ma normalmente non da
fastidio..-.
-
Un'ultima domanda: dove devo nascondere la merce?.. non
mi è stato ancora detto..-.
-
Questo è il piccolo segreto di ogni spacciatore.. ognuno
ha il suo posto.. chi un peluche, chi la corda del cesso… c'è anche chi se la
porta sempre dietro, ma non te lo consiglio: è troppo pericoloso.. trovati un
posto nascosto, facilmente accessibile, in modo da porte girare sempre con il
minimo indispensabile.. se dovessero beccarti e te ne dovessi sbarazzare, il
danno sarebbe minimo.. ma se ti beccano, hai chiuso con noi..-.
-
Lo me, mi hanno già raccontato la storia..-.
-
Ma forse non ti hanno detto che non siamo contenti se
girano bocche che potrebbero parlare… chiaro? -
-
Chiarissimo.. va bene, a questo punto vado..-
-
Non metterti nei guai -
-
Peggio di questi?.. non credo sia possibile..
John esce dalla macchina e si avvicina allo
stabile; entra spingendo la grossa porta, e vede un vecchio appoggiato al
bancone.
-
scusi, sono appena arrivato.. vorrei sapere quale è il
mio appartamento - chiede con decisione.
-
Ah sì, buongiorno.. le abbiamo riservato un
appartamentino stupendo.. se non ci fosse stato lei, ci sarei andato io a
vivere.. ecco, queste sono le chiavi..adesso sono sue -, e gli passa un mazzo
di chiavi.
-
La accompagno.. non è difficile.. se dovesse avere
bisogno di qualcosa, non faccia complimenti.. sono a sua disposizione..-.
-
Grazie, molto gentile -, e gli lascia fare strada.
Uscito dall'ascensore percorre un corridoio sotto
gli occhi di sconosciuti che si affacciano dalle porte accostate per
identificare il nuovo vicino, e voci sussurrate giungono alle sue orecchie - eccolo,
questo è quello nuovo.. sarà anche lui uno sporco, come quello che c'era prima
- , e - adesso che ci eravamo abituati a non avere più certa gente in giro, si
ricomincia da capo.. speriamo che almeno questo non ce li porti a casa -, e
molti altri dello stesso genere.
Continua a camminare facendo finta di niente, e
appena riesce a sbattere fuori il vecchio, fastidioso dalle troppe attenzioni,
si stende sul letto. In quel momento riceve una telefonata. - spero sia
soddisfatto della nuova casa…beh, dovrai esserlo perché rimarrai lì per un
po’.. da oggi sei ufficialmente in servizio, senza più scuse.. tra poco
arriverà il tuo primo carico.. vallo a ritirare.. nel pub davanti al tuo
portone fra mezz'ora entrerà un tipo con una giacca rossa. Ti dirà Eddie,e lascerà
una borsa sotto il tavolo. Prendila tu, e vai a venderla.. quella quantità
dovrebbe essere sufficiente per qualche giorno.. per la consegna dei soldi, sai
cosa devi fare -.
-
va bene -, sono le sue uniche parole prima di
riappendere.
2
-
secondo te ha l'antifurto?
- fammi vedere... No, a prima vista sembrerebbe
di no...
- puoi rubarla?
- non ho detto questo... Ha il blocco al motore,
ed è praticamente impossibile farla
partire senza gli attrezzi giusti... Ma possiamo dormirci dentro -
Un leggero sorriso compare sul volto tirato dal freddo di Stu, mentre si strofina
le mani per scaldarsi..- e, con un po' di fortuna, forse potrei anche riuscire
a far partire il riscaldamento..-, e avvicinandosi alla portiera. - ..nessuno in
giro? -
..- nessuno-
Roi si avvicina con sicurezza alla maniglia,
sfila dalla tasca un piccolo coltello e lo infila nella serratura; un secondo
dopo uno scatto, e la porta si apre.
- et voilà.
- sei un mago... Un
giorno o l'altro mi dovrai insegnare...-
- eh no, caro mio.. Certe cose si imparano da
piccoli.. Ormai è troppo tardi...-.
Stu entra in macchina e si siede nel posto
dietro, mentre Roi in quello del guidatore. Cerca sotto il volante per un
attimo, poi - Niente da fare... È tutto chiuso nel cruscotto.. Per far partire
il riscaldamento dovrò aprire il cofano..-.
- non sarà pericoloso?.. Potrebbe vederci
qualcuno..-.
- è questione di un attimo.. Tu stai con gli
occhi aperti.. Questa notte farà un gran freddo, e rischiamo di rimanere
congelati..-.
Nessuno è per strada, ed il silenzio imbastardito
dal rumore continuo della città viene spezzato dal cigolio del cofano
- fai più piano.. Adesso tutti sapranno che siamo
qui. - , dice Stu rovistando nei cassetti in cerca di spiccioli
- vieni qua tu, se sei più bravo..-, risponde con
aria di sfida, poi si china dentro il
motore...- prova a girare la manopola.. Ho allacciato i contatti..-.
Stu si allunga e accende il riscaldamento ma,
nell'abitacolo non arriva aria.
- non funziona -, dice Stu continuando a cercare
nei cassetti.
- non è possibile. I contatti sono a posto..-.
- infatti la ventola gira.. Solo che non arriva
nulla...-.
- deve esserci qualcosa che le impedisce di
passare..-, e picchia sul cruscotto.
Stu passa davanti, ed apre l'ultimo cassetto
rimasto - che ti frega?. Non è mica tua.. Se c'è qualcosa che non fa passare
l'aria, ci penserà il proprietario ad aggiustarla.. Piuttosto, quel morto di
fame non ha lasciato niente in macchina..-.
-è logico.. Sa che ci sono quelli come te che gli
ruberebbero anche una caramella sputata..-, e ride.
- c'è poco da ridere.. La dispensa è vuota.. Non
abbiamo niente da mangiare. -.
Roi non sta ascoltando l'amico, ed è occupato a
svitare con il coltello le piccole viti che tengono attaccati i pannelli di
finto legno vicino al volante.
- non dovrebbe essere difficile.. Sembra che ciò
che impedisce l'uscita dell'aria sia proprio qui dietro..
- dai, lascia perdere... È solo fatica
sprecata...-
-...aspetta...ecco fatto - e sposta la copertura
del cruscotto.. Davanti alle uscite dell'aria c'è un lungo e sottile pacchetto.
I due lo osservano impietriti, poi - mi sa che
siamo capitati nella macchina sbagliata...-
- chissà cos'è..-
- cosa vuoi che sia, bello.. È roba che scotta...
Facciamo quelli che scappano a gambe levate?.. Non fa poi così tanto freddo,
fuori..-.
- no, aspetta .. forse questa è l'occasione
buona...-
- ma cosa stai dicendo?-
- io non credo alle coincidenze.. Era destino che
entrassimo qua...-.
- io vedo solo il mio destino lontano da qui...
- ma non ti rendi conto?.. Abbiamo tra le mani
una fortuna, e tu la vuoi buttare via..-.
- non la voglio buttare via, sia ben chiaro...
Voglio solo restituirla al legittimo proprietario.. Quella non è gente che
scherza su queste cose..-.
- credi davvero che se il proprietario ci avesse
visto, ci avrebbe lasciato trovare il pacco?.. Non so perché, ma credo che sia
il risultato di uno scambio non riuscito, o qualcosa del genere... Magari il
proprietario è morto in un agguato o in un incidente, e tutta questa roba non
appartiene a nessuno.. Rimarrebbe qui per sempre.. almeno finché qualcuno con
meno scrupoli di noi la troverà...-.
Stu non sa cosa dire, e gioca con il pupazzo
attaccato allo specchietto per cercare di scaricare la tensione.
- cosa vuoi farne?-, riprende rimanendo con lo
sguardo fisso sullo specchietto.
- la cosa più semplice del mondo... Venderla...-.
- a chi?-
- c'è uno spacciatore che distribuisce all'angolo
con la principale, poco lontano da qui..-.
- ah, sì, ho presente..-.
- possiamo chiedere a lui... Se non se ne occupa
direttamente, sicuramente saprà dirci a chi dobbiamo rivolgerci..-.
- so che lascia la strada intorno a mezzanotte..-
- no, a mezzanotte in punto.. Pochi minuti dopo
passa una volante della polizia, e vuole avere abbastanza tempo per scomparire..-.
- non ci resta molto, allora..-.
- chiudiamo tutto e andiamocene da qui.. Se tutto
andrà come spero, per un po' non avremo più bisogno di dormire nelle
macchine..-.
Bastano pochi minuti per risistemare la macchina
ed uscire, tremando Roi per l'eccitazione, Stu per la paura.
- forse sarebbe meglio dividerci... Se dovesse
finire il turno qualche minuto prima, avremmo più possibilità di
incontrarlo...inoltre, percorrendo due strade diverse, controlleremo meglio la
zona...-.
- io prenderò questo vicolo, tu quello -
- va bene, ci troviamo all'angolo... E vedi di
fare in fretta..-.
- ..e tu di non perdere niente...-.
- stai tranquillo..-, e si allontana correndo.
-è fatta... Questa volta è fatta -, pensa Stu
mentre corre tra le macchine posteggiate in divieto e le pozzanghere di acqua
nera, - ..per un bel po' siamo sistemati..-
- più veloce, più veloce -, pensa Roi nel vicolo
accanto;- abbiamo appuntamento tra pochi Minuti e siamo in ritardo.. Ma dove
diavolo è finito Stu?.. Ci saremmo dovuti incontrare da un pezzo..-.
Il ritmo dei passi rimbomba nel silenzio, finché,
ad un tratto, un rumore spezza la corsa.
Roi si ferma di scatto, e vede con la coda
dell'occhio l'ombra di una goccia che gli cade sulla spalla; alza lo sguardo,
ed un sottile ronzio è l'ultimo rumore che sente; un secondo dopo è per terra
in un lago di sangue.
Emette qualche parola confusa, prova a rialzarsi,
ma la sua agonia dura qualche attimo; è con
l'immagine sfuocata del lampione che chiude gli occhi.
Non passa molta gente per quel vicolo, durante la
notte, ed è anche per questo che viene usato come punto di smercio di droga;
solo chi abita qua sa che il cancello che chiude il cortile abbandonato ha una
piccola apertura sul lato, che permette di arrivare quasi a metà della via
principale senza il pericolo di fare strani incontri. - Uno che abita qui -..è
il suo ultimo pensiero.
Stu corre nel vicolo accanto, e cerca con lo
sguardo l'amico; ha fatto tardi perché ha incontrato dei passanti, e si è
dovuto fermare: correre di notte, da queste parti, è come firmare la
dichiarazione di aver appena commesso un furto. E, comunque, il rischio di
avere la polizia tra i piedi anche per un semplice controllo manderebbe a monte
l'affare. Non possono permetterselo
- dove diavolo è finito quell'idiota? Non mi ha
aspettato?... Non può arrivare all'appuntamento da solo.. Forse lo ha trovato
per strada.. Non sento nemmeno il rumore dei suoi passi -, pensa mentre
percorre il vicolo in cui si sarebbe dovuto incontrare. - stà a vedere che ha
incrociato qualcuno, si è spaventato e si è nascosto da qualche parte.. Sarà
meglio che lo raggiunga...-.
La luce soffusa dei lampioni crea strane ombre
sui muri, e Stu le segue come fossero avversari.
- cosa diavolo...-, e cade per terra; impreca
dentro sé per aver tirato l'urlo, e si guarda in giro per controllare che
nessuno apra le finestre delle case vicine per vedere cosa sta succedendo; -
proprio qui dovevano gettare un sacco dell'immondizia? -, e continua a
controllare le finestre.
Passano alcuni secondi prima che, avvicinandosi
la mano alla faccia, si accorga che è sporca di sangue.
Un brivido gli spezza la schiena, e abbassa lo
sguardo di scatto; vede il suo piede ancora incastrato sotto il braccio del
cadavere del suo amico.
Salta all'indietro, ed un conato di vomito gli stringe
lo stomaco, poi si nasconde istintivamente appoggiandosi alla parete del
vicolo.
Nonostante la luce sia molto lieve, adesso riesce
ad avere la completa visione del corpo esanime in un lago di sangue, e fissa la
propria mano rossa.
- ma cosa… Roi...-, e si avvicina.
Vede la testa dell'amico completamente spappolata
da un proiettile, e cerca il contenitore appena preso dalla macchina... - non
so chi sia stato, amico mio, ma prima di ogni altra cosa devo concludere la
consegna, o ci rivedremo molto prima di quanto possa immaginare-, e sposta il
corpo, - credo che questa cosa scotti più di quello che pensassimo..-.
Sposta il corpo, cerca vicino, - magari ti è
caduto nella corsa.. Dove l'hai messo? -, e continua a cercare in ginocchio in
ogni angolo.
Ad un tratto vede arrivare di corsa un'ombra, ma
non fa in tempo a nascondersi e la osserva ; solo quando è a pochi metri riesce
a vedere i lineamenti.
- perché corri? -, chiede allo spacciatore
- ad un tratto è comparsa una marea di polizia..
Non so il perché..-; poi abbassa lo sguardo e vede il corpo.
- cosa diavolo hai fatto?.. Anzi no, non me lo
dire... Non lo voglio sapere.. Ma vattene via subito, se non vuoi farti
beccare..-, e si allontana correndo.
Stu da una ultima occhiata in giro, poi il rumore
del motore di una macchina che si ferma vicino lo convince a scappare; si volta
e percorre il vicolo nella direzione da cui era arrivato.
Non corre, ma ha il fiatone per la paura;
continua a guardarsi in dietro temendo di essere seguito, e in alto per paura
che qualcuno gli spari da dietro una finestra.
Decide di andare, prima di tutto, in un posto
dove poter lavare i vestiti sporchi di sangue e farsi una doccia, poi da
qualcuno a cui chiedere protezione; sa che deve sparire per un po' dalla
circolazione, almeno finché non si
saranno calmate le acque.
Strofina la mano sul muro del vicolo per pulirla,
ma la linea rossa che rimane impressa lo fa star male; si ferma un secondo a
guardarla, poi l'orrore è tale che chiude gli occhi e comincia a correre. Senza
rendersene conto ritorna quasi alla macchina dove aveva trovato il pacco; una
luce lampeggiante, alla fine del vicolo, però, lo sveglia dal momento di
delirio.
Si nasconde dietro una macchina posteggiata, e
lentamente si avvicina incuriosito; c'è una pattuglia della polizia che la sta
controllando.
Ci sono quattro poliziotti, di cui uno ancora
seduto al proprio posto di guida; due stanno controllando l'interno della
vettura, mentre l'ultimo, appoggiato sul cofano sta scrivendo su un foglio.
- dalla segnalazione della centrale, risulta
rubata... La denuncia è di dieci giorni fa..-
- sembra pulita.. non c'è traccia di droga o
armi.. -
- magari l'hanno usata per qualche colpo, e poi
l'hanno abbandonata..-.
- no, quello che ha telefonato ha detto di vivere
qua vicino, e di essersi insospettito vedendola sempre parcheggiata qui..-.
- a chi appartiene?-
- una società.. Ma non riusciamo a rintracciare
il responsabile..-.
- cosa ne facciamo? -
- facciamola portare al deposito, che se la
sbrighino loro.. Non mi va di passare tutta la notte aspettando che qualcuno se
la venga a prendere..-
- chiamo la centrale e dico di mandare un carro
attrezzi. -, conclude l'uomo al posto di guida.
Stu assiste alla scena da lontano, cercando di
fare meno rumore possibile, e senza farsi vedere; il respiro è tornato normale,
e si sente più tranquillo. Non riesce a capire cosa stia succedendo, ma
preferisce rimanere a guardare.
I due poliziotti raggiungono il terzo appoggiato
alla macchina, che nel frattempo ha finito di scrivere; sfila dal taschino
della giacca un pacchetto di sigarette e ne offre una ai colleghi.
La voce della radio della macchina è l'unico rumore che si sente, ed ogni tanto lo
scricchiolio delle finestre delle case rompe la monotonia attirando
l'attenzione.
Passano diversi minuti prima che il carro
attrezzi arrivi e prenda la macchina; gli uomini restano in attesa osservando i
due ragazzi con una pesante tuta blu imprigionare le gomme e sollevare il
mezzo.
Anche Stu assiste allo spettacolo, deciso ormai a
voler scomparire.
- non ci metteranno molto a scoprire il cadavere
-, pensa, - al massimo domani mattina... E allora dovrò già essere molto
lontano..-.
Il furgone si allontana con la stessa velocità
con cui era arrivato, questa volta svegliando davvero tutti gli abitanti della
zona per il rumore degli ammortizzatori troppo caricati; nessuno di quelli
nella strada bada alle urla confuse provenienti dalle case, e dopo poco la
strada è di nuovo libera.
Anche gli agenti si allontanano, lasciando il
vicolo di nuovo al buio. Stu aspetta qualche minuto prima di uscire, poi
lentamente si allontana.
La luce è soffusa nella camera illuminata solo
dal fuoco del camino; sul muro ricoperto da sottili travi di legno le ombre di
cinque persone ferme vivono di vita propria; seduto su una grossa sedia dietro
un'imponente scrivania sta parlando un uomo giocherellando con il telefono.
Davanti due uomini sono in piedi, mentre gli
altri due sono seduti sul divano in fondo alla stanza, pronti a scattare al
minimo movimento.
- vorrei sapere davvero cosa è successo.. -,
chiede quello seduto.
- è stato un imprevisto.. Non si poteva prevedere
un evento simile..-
- nella macchina in cui avevamo nascosto la merce
è entrato un barbone, che è riuscito a scoprire tutto..-, interviene l'altro.
- come ha fatto a scoprire il nascondiglio?-
- probabilmente aveva freddo ed era un buon
meccanico.. Ha collegato i cavi dal cofano poi, vedendo che non usciva aria, ha
smontato in pochi secondi anche il cruscotto..-
- ..capire cosa conteneva il pacco, poi, non deve
essere stato difficile.. Quando lo abbiamo beccato stava correndo verso
l'incrocio in cui vende un piccolo spacciatore della zona.. Probabilmente
pensava di vederla a lui e guadagnare un po' di soldi..-
- ma avete deciso di concludere la questione
subito..-
- un nostro uomo era appostato per controllare
che tutto andasse bene.. Appena visto l'uomo ci ha chiesto cosa doveva fare...
Il barbone era diventato troppo pericoloso.. Soprattutto con una pattuglia
della polizia in arrivo..-.
- vedendo come era stato abile a smontare tutto,
abbiamo aspettato che rimettesse tutto a posto e si allontanasse.. Poi lo
abbiamo sistemato e ripreso la merce..-.
- avete recuperato tutto?
- non ha avuto nemmeno il coraggio di aprirlo..
Lo abbiamo ripreso intatto..-.
- e il corpo?-
- non abbiamo avuto il tempo di pensare anche a
quello... Lo troverà qualcuno e denuncerà l'omicidio..-.
- apriranno un'indagine..-.
- per un barbone?.. Non credo proprio..
Archivieranno la pratica e faranno finta di niente.. Hanno cose più urgenti a
cui pensare..-.
- resta il problema della consegna.. I nostri
clienti pagano bene, ma pretendono la massima puntualità..-
L'uomo si
alza dalla sedia e si avvicina al fuoco; guarda l'ora sul suo orologio, pulisce
il vetrino strofinandolo contro la giacca del vestito chiaro che indossa e si
china prendendo le pinze per muovere i ceppi.
Ne sposta un paio, butta nella fiamma due pezzi
nuovi e resta ad osservarla; alle sue spalle i due uomini sono rimasti fermi.
- non abbiamo considerato un'eventualità -,
riprende senza voltarsi , - il barbone, prima di andare verso lo spacciatore,
potrebbe essersi messo in contatto con lui.. È stato controllato sempre a
vista? -
- sempre, tranne l'attimo in cui il nostro uomo
ci ha telefonato..-.
- ..quindi abbastanza tempo per fare anche lui
una telefonata.. Ci sono telefoni pubblici là vicino?..-
- sì, uno -, risponde uno dei due seduti sul
divano..-.
- male, molto male..-.
- ..sì, ma Non credo..-
- non mi importa cosa credi-, lo interrompe, - in
questo lavoro non ci sono dubbi, solo certezze.. I dubbi portano alla
prigione..-
Si avvicina a loro, li fissa negli occhi, -
trovate lo spacciatore, chiedetegli cosa sa.. Se ha qualcosa di sospetto,
portatelo qui.. Se ha visto o sentito qualcosa, portatelo qui. Vivo,
ovviamente.. Capito? -
- chiaro -, rispondono i due in coro.
Quelli seduti sul divano si alzano di scatto,
aprono la porta e fanno uscire gli altri; il capo aspetta che tutti siano fuori
e si risiede alla scrivania; il rumore del fuoco adesso avvolge tutta la
stanza.
I quattro uomini scendono per le scale, e si
avvicinano ad una macchina; i due che erano seduti sul divano sono davanti, gli
altri dietro.
- qualcuno sa dove abita?
- sì, lo so io..-, risponde il guidatore, - non
lontano da qui..-
- a quest'ora starà ancora in strada..-
- no, stacca a mezzanotte..-, prosegue.
- e tu come fai a saperlo? -, gli chiede l'altro
seduto dietro.
- ho avuto una storia con una ragazza che si
faceva.. Per questo so i suoi orari... Poco dopo mezzanotte passa una pattuglia
della polizia di ronda, e lui scompare prima..-.
- molto bene, un tipo prevedibile..-
- è uno tranquillo, che non vuole rogne.. Fa la
sua vita cercando di esporsi al minor numero di pericoli possibile. -
- quindi non dovrebbe avere problemi a
parlare..-.
- se sa qualcosa, non credo -, e si ferma davanti
ad un portone.
Il conducente e i due seduti dietro escono, e uno
di loro dice a quello rimasto dentro - rimani in macchina, mettiti al posto di
guida.. Non sappiamo cosa può succedere là dentro.. Anche se sembra un tipo
tranquillo, è uno spacciatore.. Non c'è da fidarsi.. Appena ci vedi arrivare,
parti.. E controlla la strada.. Se vedi qualcosa di sospetto, fai uno squillo
sul mio telefono.. E accendi il motore..-
- d'accordo-, risponde spostandosi di posto.
Senza parlare i tre percorrono le rampe di scale
fino ad arrivare al terzo piano, percorrendo poi un lungo corridoio.
Arrivati in fondo al corridoio, si fermano
davanti ad una porta, il primo si volta e - è qui che abita..-, e si sposta.
Restano qualche secondo in silenzio per sentire
se qualche rumore proviene dall'interno, poi bussano; nessuno risponde e
cominciano a forzare la serratura.
La porta è vecchia, e non ha alcun tipo di
antifurto; basta poco e sono all'interno dell'appartamento.
È completamente buio, e sembra disabitato; con
un rapido cenno il primo entrato ordina
agli altri di controllare le altre stanze, e si dirige verso la cucina, davanti
all'ingresso.
Uno dei tre si avvicina ad una camera, ma non fa
in tempo ad entrare perché dal buio esce
un'ombra e gli punta la pistola alla testa, infilandosi fra lui e il
muro.
Gli uomini si voltano, ma non hanno abbastanza
tempo per sparare; l'uomo che punta la pistola è seminudo, ha la barba non
fatta e sembra si sia appena svegliato.
- chi siete, cosa diavolo volete da me? -, chiede
- è lui l'uomo che stiamo cercando -, dice quello che ha guidato
la macchina agli altri.
- Sicuro?-.
- Sì..-.
- Mi cercavate?.. perché?.. io sono pulito-, li interrompe lo
spacciatore.
- Non ti preoccupare, non siamo della polizia.. sappiamo che
spacci..-.
- Ho la mia zona, i miei clienti.. c'è chi mi protegge.. voi non
potete farmi niente..-.
- Infatti non vogliamo farti niente.. vogliamo solo delle
informazioni..-.
- Che genere di informazioni?-.
Uno degli uomini si siede su una sedia vicino al
tavolo della cucina, accavalla le gambe e, con aria rilassata, comincia: -
abbiamo avuto qualche problema questa notte.... quasi un'ora fa un individuo è
entrato in una macchina di nostra proprietà, rubandoci parte della merce di
scambio.. abbiamo agito in maniera abbastanza drastica per recuperare la
refurtiva.. sappiamo che tu operi in quella zona, e ci stavamo chiedendo se
qualcuno si fosse messo in contatto con te..-.
- no, non mi ha chiamato nessuno.. allora siete voi quelli
dietro all'omicidio nel vialetto..-.
- diciamo che siamo interessati alla faccenda..-.
- mi spiace, io non so niente.. appena ho visto una pattuglia
della polizia me la sono squagliata, e mentre correvo ho visto il tizio vicino
al cadavere.. ma ero pieno di merce, e se me la avessero trovata addosso sarei
stato..-.
- ..tizio vicino al cadavere? -, lo interrompe alzandosi.
- Sì, c'era uno vicino al corpo.. all'inizio pensavo fosse stato
lui ad ucciderlo…-.
- Aveva in mano qualcosa?-
- Non so…non credo.. ero di corsa.. no, comunque credo di no..-.
- Lo hai visto?.. come era?
- Era buio, e non ho visto bene i lineamenti.. comunque doveva
essere anche lui un barbone, da come era messo.. probabilmente amico
dell'altro… era sconvolto… poi non so,
me ne sono andato..-.
- E dove sei andato?…
- Dove vuoi che sia andato?… ho messo al sicuro la mia merce e
sono tornato qui, a casa… finché non siete arrivati voi…-.
L'uomo con la pistola puntata ancora alla testa
interviene, - visto che adesso sai che non corri pericoli, che ne diresti di
abbassare il cannone?.. -
- non hai motivo di preoccuparti, non abbiamo nulla contro di
te…-, continua l'altro.
Lo spacciatore, dopo un attimo di attesa, abbassa
la pistola e lascia l'uomo..-
- .. come vedi, tutti ne abbiamo una…siamo pari..-.
- no, voi siete in tanti, ed io da solo..-.
- se ti avessimo voluto eliminare, ti assicuro, lo avremmo già
fatto in maniera molto più semplice..
ma, tornando al nostro discorso.. saresti in grado di riconoscere l'altro
barbone, se lo vedessi?..-.
- sì, credo di sì..-.
- ti ha detto nulla del pacco?
- No, niente…-
- Vestiti, devi venire con noi..-.
- Dove?..-.
- C'è qualcuno che vuole parlare con te…
- Se domani mattina non
mi presenterò ad un appuntamento, succederà il finimondo… è la mia
assicurazione sulla vita… se avete intenzione di uccidermi, sappiate che sono
ben protetto…-.
- Non abbiamo intenzione di ucciderti… sbrigati, non abbiamo
tempo da perdere…-.
Lo spacciatore si infila velocemente un paio di vecchi pantaloni, una
grossa giacca e le scarpe; nel frattempo quello seduto telefona al capo per
avvertirlo dell'imminente arrivo.
Escono tutti dall'appartamento, e non si fermano quando alcuni vicini di
casa, vedendo l'uomo portato via, credendo sia la polizia, lo insultano.
Nessuno parla per il breve tragitto; tutti guardano fuori dal finestrino
distrattamente, mentre lo spacciatore con più attenzione, cercando di
memorizzare la strada o, almeno, non
perdere l'orientamento.
Bastano pochi minuti e sono di nuovo davanti allo studio dentro cui si
sente ancora il fuoco bruciare; una guardia apre loro la porta, e si sistemano
come nella prima riunione.
Il capo è seduto alla scrivania, voltato di spalle e sta parlando al
telefono; il suo tono di voce è così basso da rendere incomprensibili le
parole; i cinque restano in attesa.
Appena finita la conversazione, l'uomo si gira, ed uno dei due in piedi
:- eccolo, è lui...-.
- molto bene -, risponde con aria di sufficienza; lo spacciatore incrocia
per la prima volta il suo sguardo.
- sono John -, dice
- piacere John... Io sono Brown e questi, come avrai capito, sono i miei
ragazzi.. Mi spiace di non poter avere una bella conversione con te, ma come
saprai abbiamo qualche piccolo problema da sistemare.... Mi hanno detto che
sapresti riconoscerlo, se lo rivedessi.. È esatto?-
- sì, credo di sì..-.
- e avevi mai visto questo tipo prima.. Sai dove vive?..-, e comincia a
passeggiare per la stanza.
- no, non credo di averlo mai visto... Poi, quelli lì sono tutti
uguali... Magari mi ha comprato un po' di roba tempo fa, ed è per questo che si
ricordava di me..-.
-
ma che spacciatore sei?.. per chi lavori? -
-
Matt.. Lawrence Matt.. prima
lavoravo per Longo, ma adesso è fuggito.. -
-
Matt?… ma davvero? -
-
Perché? -.
-
Matt è uno dei miei consiglieri.. ha aperto una nuova frontiera
nell'organizzazione.. un grosso patto, che ha portato vantaggi a tutti..-.
-
Quindi questo è il fulcro di tutto?. È da qui che
partono gli ordini principali..-
-
Esatto.. non sembri stupido, ma mi chiedo come abbiano
fatto a non averti ancora beccato, visto il modo in cui lavori..-.
-
Sono un tipo abbastanza fortunato..-.
Brown continua a camminare per la stanza avvolto nei suoi pensieri, poi
ad un tratto riprende:- ho un affare da proporti... Potrebbe essere
interessante per entrambi.. Domani mattina devo essere ad una importante
inaugurazione, con alcune delle massime autorità della città.. Ora che ci hai
visto tutti in faccia, non possiamo certo riportarti a casa come se non fosse
successo nulla... Giusto?-; l'uomo annuisce. - mi servirebbe giusto un nuovo
uomo per la scorta.. Sei uno che sa stare zitto quando non si deve parlare, e
sai capire quando si può.. Voglio metterti alla prova... Accetti?-
- ho alternative?-
- no . -
Dopo un attimo di pausa, .- Quando comincio?..-.
- ..hai già cominciato..-, e gli stringe la mano.
- domani mattina affiancherai i miei uomini; sarai in prova.. Non fare o
dire niente che non ti venga richiesto, se qualcuno ti da un ordine, esegui
senza discutere.. E, soprattutto, non creare problemi.. Chiaro?... Non puoi
tornare a vivere in casa tua, devi essere sempre reperibile.. Ti verrà
assegnata una stanza.. Adesso ti accompagneranno a prendere le tue cose.. poi
dimenticatela ... Se filerai dritto, non dovrai più vendere quello schifo e
indossare quegli stracci...-
Brown si volta, John esce dalla stanza accompagnato da un uomo, mentre
gli altri restano dentro.
Appena chiusa la porta, si rivolge ad uno in piedi e - mi raccomando, tenetelo
d'occhio.. Non vorrei facesse scherzi.. Controlla ogni passo che fa, ogni
parola che dice.. Poi decideremo cosa farne.. Adesso abbiamo cose più
importanti a cui pensare.. Dobbiamo concludere la consegna e sistemare il
barbone.. domani mattina parlerò con i nostri clienti, ed offrirò loro una
quantità maggiore di merce per scusarmi per il ritardo...ma, in un modo o
nell'altro, domani la consegna dovrà essere fatta... Senza ulteriori disguidi..
Chiaro?-
- certo..-, ed esce dalla camera.
Brown esce da una porta sul lato opposto a quello dell'uscita principale,
e lascia gli uomini di guardia.. Lentamente il fuoco si consuma, fino a
diventare un piccolo mucchio di brace.
L'unica piccola luce che crea un filo di penombra è quella che arriva
dalla strada, fino all'alba.
Una macchina dalla grossa cilindrata, color grigio metallizzato è
posteggiata davanti alla casa di Brown, ed un'altra, con il motore acceso, è
ferma pochi metri dietro.
All'interno di questa, tre uomini guardano la vettura davanti senza parlare
né muoversi; tra questi, seduto dietro c'è John.
L'odore del suo dopobarba invade l'abitacolo, i capelli molto corti
dovrebbero dargli un aspetto più serio; l'unica traccia del suo passato è la
piccola scatola in cui tiene il tabacco e le cartine per farsi le sigarette.
Pochi minuti dopo il loro arrivo un uomo, che precede Brown mentre esce
dal portone, fa loro segno di mettersi in marcia; il capo sale sulla grossa
macchina e parte.
- devi controllare ogni macchina che si avvicina, o che si affianca..
Tutti sono potenziali concorrenti.. E non usano la diplomazia... Se vedi
qualcosa di sospetto, avvertici subito.. Ah, mi raccomando, non agire mai di
tua iniziativa.. Su questo non transigiamo..-
John ascolta gli ordini senza obiettare, e continua a controllare la
strada; dopo aver attraversato quasi tutto il centro, si fermano davanti ad un
grosso albergo; c'è una lunga coda per entrare nel garage, e abbastanza tempo
per impartire gli ordini.
- questo è un grande ricevimento -, riprende quello seduto davanti, - e
questo vuol dire molta gente... Abbiamo l'elenco degli invitati, e nessuno
dovrebbe creare problemi.. Sono più che altro politici e autorità, ognuno con i
propri agenti.. Ma dopo quello che è successo questa notte, sarà meglio
rimanere con gli occhi aperti.. Abbiamo ancora l'appalto, ma ci sono parecchie
persone interessate.. Tu John starai con me, gli altri ai soliti posti..
Sistemate gli auricolari e non perdetelo mai di vista..-
La vettura grigia arriva all'entrata, e Brown scende accompagnato da due
uomini; gli altri lo seguono a breve distanza.
Nella hall, piena di gente, numerosi camerieri offrono caffè e tè per la
colazione, mentre diversi tavoli sono imbanditi con ogni tipo di torta e dolce;
Brown, entrando, scambia saluti con molti dei presenti, promettendo inviti a
pranzo e cena; a quelli più importanti propone sfide a golf nel suo club.
Impiega qualche minuto ad attraversare il grade salone, e si dirige verso
una sala chiusa da tende rosse, alla cui entrata diversi uomini controllano il
nome e che nessuno abbia armi.
John ha l'istinto di avvicinarsi, ma il collega lo blocca , - là non
possiamo seguirlo.. È l'unico posto in cui è consentito accedere solo a
pochissimi invitati... E ognuni viene controllato.. Non sono ammesse armi..-.
- cosa succede là dentro?
- il sindaco riunisce annualmente le maggiori cariche della città e
alcuni dei cittadini più influenti per fare il punto della situazione
sull'economia, sulla politica, sul sistema sociale e cose simili... Gran parte
delle decisioni vengono prese prima, in privato.. Ma qui bisogna
ufficializzarle.. -
- quanto può durare?-
- da qualche decina di minuti a qualche ora... Quest'anno, poi, c'è in
concomitanza l'inaugurazione del nuovo centro commerciale della zona ovest,
il cui appalto è stato affidato proprio
al Sig. Brown.. È un giorno molto importante.. Per questo dobbiamo rimanere con
gli occhi aperti..-
- cosa dobbiamo fare?-
- per adesso
aspettare.. Poi riceverai gli ordini al momento opportuno...-.
All'interno della sala il sindaco ha già iniziato il proprio discorso, ma
saluta Brown con un cenno appena entra; si siede in una delle ultime file, e
comincia ad ascoltare.
La sua attenzione è attirata da tende in velluto che ricoprono quasi
completamente il muro, e la moquette dello stesso colore crea un senso di
pesantezza a tutta la struttura.
Con la coda dell'occhio vede arrivare un uomo, che si siede vicino a lui;
dopo i convenevoli, entrambi continuano ad ascoltare le parole del sindaco.
- credo ci
sia qualcosa di cui dobbiamo parlare -, comincia sottovoce continuando a
fissare il sindaco.
- Lo so, è
per il contrattempo che abbiamo avuto questa notte -
- Lo chiami
come vuole, ma non cambia che uno dei miei uomini ha passato più di mezz'ora ad
ispezionare la macchina che voi avete consegnato rischiando di essere visto,
senza trovarvi nulla dentro… e lo sa che nella nostra struttura un simile
ritardo può essere notato-.
- Abbiamo
avuto un cotrattempo che ha impedito di terminare la consegna.-
- Ho pagato
tutto in anticipo, come sempre.. e non tollero ritardi..-.
- È stato un
incidente.. non si ripeterà più.. questa sera stessa recapiteremo un'altra
macchina… con una quantità maggiore di merce, come saldo per il ritardo..-.
- No, non
possiamo rischiare.. se vedessero arrivare anche questa sera un'altra macchina nel posteggio dentro il carcere
delle auto sequestrate dalla polizia si insospettirebbero.. bisogna agire in
maniera diversa..-
- Come? -.
- Questo è un
problema suo.. i miei clienti sono
molto impazienti, e non saranno tollerati altri errori. Al più tardi, questa
sera deve essere concluso l'affare… dal prossimo ordine, se ce ne sarà un
prossimo, tutto tornerà come prima.. -
- Non ce la
faccio a trovare agenti da corrompere entro questa sera.. posso affidarmi a
qualcuno dei vostri? -
- I nostri
uomini non sono in vendita.. non è un problema mio.. avrà a disposizione il
solito contatto… al resto, pensi lei… aspetto la sua chiamata per sapere l'ora
e il modo -, poi si alza sorridendo al sindaco e esce dalla sala.
Brown resta seduto per qualche secondo da solo ,poi il sindaco lo invita
a salire sul palco per ricevere una medaglia offerta dalla cittadinanza per
l'appalto appena concluso; il sorriso che ha stampato sul volto nasconde un
grande terrore, perché sa che i clienti con cui lavora sono disposti a pagare
molto bene per un buon servizio, ma se qualcosa va male.. un brivido gli spezza
la schiena, e si sente quasi svenire; per fortuna a parte i ringraziamenti non
gli viene chiesto di fare alcun discorso e la cerimonia in pochi minuti
finisce.
Esce di corsa, divincolandosi tra tutti gli altri invitati che cercano di
salutarlo e fargli i complimenti, appena gli uomini della sua scortalo vedono,
scattano e lo precedono all'uscita.
Entra nella macchina, già pronta davanti all'ingresso, e da ordine di
tornare nel suo ufficio. Appena entrato nello studio, si versa un bicchiere di
whisky e comincia:- … ho parlato con il responsabile dei nostri clienti…
dobbiamo assolutamente chiudere la consegna entro questa sera, o saranno guai
per tutti… -.
Gli uomini ascoltano lo sfogo impassibili, in silenzio, - solo che il
vecchio metodo della macchina non va più bene.. dice che far arrivare nel
deposito delle auto rubate nella centrale attaccata al carcere un'altra vettura
potrebbe essere pericoloso… e non ha tutti i torti.. solo che far entrare nel
carcere della droga in un altro modo è praticamente impossibile… l'unica
possibilità sarebbe corrompere qualche guardia, ma non abbiamo abbastanza
tempo… ce ne vorrebbe troppo per contrattare e trovare qualcuno di fiducia… -
Nessuno degli uomini risponde, e rimangono in piedi; Brown cammina
nervosamente per tutta la camera sorseggiando l'alcolico, cercando una
soluzione… il telefono suona, ma nessuno risponde; al terzo squillo strappa il
filo della cornetta.
- Ci sono -,
quasi urla ad un tratto, - sarai tu a farla entrare -, e si rivolge a John; poi
si avvicina e continua- sarai tu a portarla dentro…-.
- Come? -,
chiede impaurito.
- Basterà che
ingurgiti qualche capsula contenete la droga, ti fai arrestare per un piccolo
furto e la consegni… in poche ore, appena pagata la cauzione, sarai libero. - .
- ..chi mi
assicura che pagherà la cauzione? -, chiede.
A questa domanda l'uomo non risponde nemmeno, e cala il gelo nella
stanza; uno degli altri spezza il momento, - conosco un dottore specializzato
in questo genere di cose; possiamo chiedere a lui i contenitori. -.
- perfetto,
lo voglio qui subito; tu, intanto, preparati -, e si siede dietro al tavolo.
La mano di John comincia a
tremare dalla paura, mentre un sottile filo di sudore gli corre lungo le
tempie.
Fino ad adesso era riuscito a rimanere pulito, condizione fondamentale
per chi spaccia, - comunque andrà a finire questa storia -, pensa, - dovrò ricominciare
tutto dall'inizio.. nessuno accetterà mai di far lavorare un ex spacciatore…
dovrò cambiare città..-.
L'uomo vicino a lui fa una telefonata, e si accorda con il dottore: dice
che tra pochi minuti sarà lì per esaminare il caso; ancora una volta cala il
silenzio, e si sente soltanto il ticchettio dell'orologio di Brown.
Il cuore scoppia nel petto a John quando sente il campanello suonare.
Subito il capo chiede al medico se può risolvere il problema e -, posso fare
anche di più -, gli risponde.
- cosa? -
- una volta
venivano usate delle piccole fiale, in lattice, in cui la merce veniva nascosta
per essere trasportata senza problemi… ma, chiaramente, bisognava aspettare che
il ciclo digestivo finisse per poterle recuperare… tempo che non credo voi
abbiate..-
- infatti..-.
- ecco cosa
posso offrirvi: ho appena inventato delle capsule da contenere nello stomaco,
attaccate ad un sottilissimo filo da incastrare tra i denti.. il corpo non
risente del filo, perché è troppo piccolo… al momento del bisogno, basta
tirarlo e si potrà recuperare la merce.. comodo, eh? -, e sorride.
- Geniale -,
conclude Brown, - è proprio quello di
cui abbiamo bisogno .. quando possiamo cominciare? -.
- Dobbiamo
andare nel mio studio; devo confezionare le fiale da ingurgitare e poi dovrò
incastrare il filo…bisogna lavorare in ambiente sterilizzato per non correre il
rischio di infezioni… se ne avesse una, rischierebbe di stare male all'interno
della prigione e manderebbe a rotoli l'intera operazione, compromettendo anche
questo nuovo metodo…-.
- E le
capsule?.. che fine fanno? -.
- Le può
semplicemente mangiare… sono perfettamente compatibili con l'apparato
digerente… non sono molto gustose, ma…-
- ..quindi
nessuna traccia… perfetto…-.
Brown si rivolge ad uno dei suoi uomini, e continua - adesso dobbiamo
organizzare la sua cattura…deve essere una cosa istantanea… ma non così grave
da essere chiuso in carcere definitivamente.. deve essere messo in attesa di
giudizio… -
- lo
accusiamo di qualcosa, con una telefonata anonima lo facciamo mettere dentro,
essendo sera lo terranno per accertamenti, e alla mattina, senza prove, lo
libereranno.. nel frattempo avrà tutto il tempo necessario per mettersi in
contatto con l'aggancio e chiudere la consegna -.
- Verrà
accusato di spaccio di droga… una telefonata anonima lo inchioderà a casa sua…
lo tratterranno per accertamenti… dovrebbe funzionare… dobbiamo stare attenti
che lo portino nella prigione giusta… non possiamo né rischiare, né compiere
errori..-.
- Lo
riportiamo nello studio del dottore, e poi direttamente a casa sua.. non
perdiamo tempo..-.
- Cominciate
ad andare.. nel frattempo mi metterò in contatto con i nostri clienti;
organizzeremo l'incontro all'interno del carcere. -
- Allora
proporrei di andare -, interrompe il medico alzandosi.
-
Arrivederci.. e grazie per l'aiuto… -.
- È un
piacere-, e si avvicina dalla porta.
Il medico è seguito da due uomini e da John; prima di uscire Brown
incrocia lo sguardo dello spacciatore che trema, e lo ferma. - parte di
quest'operazione dipende da te. Ho deciso così perché voglio provare a fidarmi
di te. Sono sicuro che non mi deluderai. -.
Lo spacciatore esce senza rispondere, e percorre le scale con le gambe
quasi tremanti. Il medico sale sulla propria macchina, insieme ad uno degli
uomini; gli altri lo seguono su un'altra vettura.
Il tragitto verso il laboratorio è molto lungo, e il traffico si sta
facendo caotico; più volte John pensa di scappare fuori dalla macchina facendo
perdere le proprie tracce, ma poi sa che nessuno, per quegli uomini, può
davvero scomparire.
Lo studio del medico è nel retro di una piccola villetta di provincia, in
una di quelle vie assolutamente anonime, tutte uguali, in cui unica differenza
tra quelle in Alaska e quelle in California è il clima. Un posto ideale per un
lavoro illegale.
Le due macchine si fermano ma, mentre quella del dottore prosegue fino al
garage di fianco alla casa, quella degli uomini si ferma davanti.
Si dirigono subito nel laboratorio, guidati dal medico; qua si sistemano
nell'entrata, in attesa di istruzioni; il padrone di casa accende tutte le
luci, si toglie la giacca e si siede.
- allora, tu
sei quello a cui dobbiamo fare l'operazione, vero? - chiede rivolgendosi a
John.
- Sì..-.
- Bene,
allora mettiti comodo che fra un po' ti chiamo… prima preparo tutto, poi le
dovrai mangiare… mi spiace, non ho niente da metterci su per farle sembrare
meno cattive -, e ride.
- Non
c'è problema -, gli risponde serio
- - Ehi, non ti preoccupare…guarda che non ti
faccio male.. non sentirai niente, te lo assicuro.. e anche quando le
estrarrai, al massimo avrai un po' di senso di nausea per qualche minuto… le ho
progettate in modo da danneggiare il meno possibile l'organismo con cui vengono
a contatto, permettendo di avere prestazioni ottime anche appena conclusa
l'operazione.
- Mi fido…-.
- Non hai
alternative -, gli risponde secco, - e adesso mettiti comodo e aspetta -.
John si allontana e si siede su una sedia in un angolo della grossa stanza;
il medico si volta verso uno degli uomini e riprende: - la merce?.. la posso
vedere? -
- certo,
eccola qua -, risponde uno di quelli, aprendo la piccola borsa che porta con
sé.
- Mamma mia,
mai vista così tanta tutta insieme -, dice appena si avvicina alla valigia
- È un grosso
carico.. è purissima… per questo non possiamo permetterci di sbagliare…-.
- Ci credo..
con così tanta merce, saranno girati un bel po' di soldi.. anche io mi
arrabbierei se avessi già pagato per tutta questa roba, e non mi arrivasse
niente…-.
- Cominci
pure..-.
Il medico prende la valigetta e la appoggia su un tavolo bianco, poi si
avvicina ad un grosso frigorifero ed estrae un pacco; cerca in un armadio una
bilancia, che poi trova vicino ad una cassapanca e prende una bilancia di
precisione che lascia vicino alla valigia. Si siede davanti, apre il grosso
pacco da cui fa uscire piccole capsule colorate, le apre e le sistema
ordinatamente sul tavolo; poi prende parte della merce e la appoggia sulla
bilancia.
- il segreto
di tutto questo è la precisione… ,- comincia mentre lavora, - il peso delle
capsule ha un suo perché, ed anche il diametro dei contenitori; il materiale
del filo è fatto apposta, e mi sono dovuto improvvisare anche dentista per non
coinvolgere estranei nell'operazione ..-.
- - meglio,
meno persone vengono coinvolte, meno pericoli ci sono..-, lo interrompe uno
degli uomini.
- E meno
problemi nella spartizione dei guadagni, soprattutto -, conclude.
Sistema tutte le fialette già pronte su un lato, e John le continua a
contare nervosamente; le sottili righe colorate con cui sono fatte rende
difficile distinguerle da lontano.
- credo che
dovremo fare due fili, uno sarebbe troppo lungo e rischierebbe di rompersi per
il peso.. te ne attacco uno per ogni lato dei denti.. spero che la cosa non ti
dispiaccia…-
John non risponde.
- l'unico
accorgimento che devi avere è non fare a botte.. capisco che per gente come voi
sia come togliere l'ossigeno, ma rischieresti di spezzare il filo con i denti o
con la lingua.. per cui vedi di stare calmo… ti assicuro che digerire un pacco
del genere è molto peggio che riprenderlo dallo stomaco..-, e gli mostra un
lungo filo cui sono attaccate le fialette.
Un brivido corre lungo la schiena di John, che si avvicina per vederlo
meglio; anche gli altri uomini lo osservano con stupore.
- già che sei
qua, perché non ti fai un bell'antipasto e ingurgiti il primo giro? Fra qualche
secondo sarà pronto anche l'altro… - e gli da le fialette attaccate al filo, - non
ti mangiare tutto il filo, non spezzarlo e non perderlo.. appena avari mangiato
anche l'altra, te li aggancio tutti e due.
John prende il lungo filo, lo osserva per qualche secondo e poi comincia
a mangiarlo; fa fatica a mandare giù tutto, e si sente lo stomaco gonfio.
Impiega qualche minuto a finire, giusto il tempo che è servito al medico
per terminare l'altro; appena mangiato il primo, comincia con il secondo.
- può darsi che all'inizio ti dia un po' di fastidio, perché non si è
sistemata bene; allora lo stomaco reagisce con forti crampi, finché non sente
più nulla.. Allora ti dimenticherai anche di avere addosso quel patrimonio. -
Gli altri uomini osservano John cercando di capire cosa stia provando, ma
non hanno il coraggio di chiedere nulla; il medico, nel frattempo, lo invita a
seguirlo in un'altra stanza.
Con i due fili che gli escono dalla bocca lo segue, ed entra in una
piccola sala operatoria; al centro un lettino è illuminato da grossi faretti,
ci sono attrezzi e macchinari su tutte le pareti e in un angolo, vede anche una
poltrona da dentista.
- siediti lì, e aspetta che si scaldino le luci -, gli dice, - mentre
vado a prendere i ferri sterilizzati -, e lo lascia solo.
Il dolore allo stomaco non è intenso come prima, ma ancora non è a
passato; poter rimanere qualche secondo seduto tranquillamente non gli da
fastidio.
Non fa in tempo nemmeno a chiudere gli occhi per provare a rilassarsi,
che sente il rumore dei ferri avvicinarsi; il dottore prende uno sgabello, lo
alza, si avvicina e gli apre la bocca.
- ti farò una piccola anestesia locale, giusto per essere sicuri che non
ti vengano conati di vomito; hai ancora lo stomaco sottosopra, e non voglio
rischiare.. Ti incastrerò il filo tra gli ultimi due denti di ogni arcata, in
modo da non darti fastidio. Il filo è molto resistente, ma non sfidarlo; quando
sarà il momento, basta che lo prendi con un dito, lo infili tra questi due
denti e tiri -, e gli mostra il movimento. - capito? -, e John annuisce.
- se ti dovesse rimanere qualche centimetro in bocca, non ti preoccupare;
si consumerà in un paio di giorni.. Per qualche minuto sentirai il formicolio
dato dall'anestesia.. Poi passa...-.
L'operazione dura una decina di minuti, durante i quali l'ex spacciatore
resta più attento alle convulsioni dello stomaco, che al lavoro del medico; a
poco a poco il dolore sta passando.
- se riceverai pugni o calci nello stomaco -, riprende appena conclusa
l'operazione, c'è il rischio che qualche capsula si rompa; sono molto
resistenti, non indistruttibili.. Se ti dovesse capitare, sentirai entro due,
tre secondi lo stomaco esplodere.. Poi perderai i sensi, e probabilmente
morirai di overdose entro pochi minuti.. Ognuna di quelle dosi stenderebbe un
elefante.. Proteggi il tuo stomaco, costi quel che costi..-
John ascolta le indicazioni dell'uomo in silenzio, seguendolo con rapidi
cenni del capo; resta seduto fino alla fine del discorso, poi lentamente si
alza e raggiunge gli altri nella prima camera; salutano il padrone di casa e
salgono in macchina; nessuno gli chiede cosa sia successo o come sta, e John
sta aspettando che l'effetto dell'anestesia gli passi.
- ti portiamo a casa, puoi riposarti per qualche ora; poi arriverà una
pattuglia della polizia che ti porterà dentro; una volta arrivato, aspetta che
dall'interno si mettano in contatto con te.-.
- come farò a sapere che è? -
- non ti preoccupare, ci penseranno loro a farsi riconoscere.. E ti
diranno anche i modi e i tempi dello scambio.. Attieniti strettamente alle loro
istruzioni.-.
- come sempre
-, sussurra continuando a guardare fuorri dal finestrino.
La macchina si ferma sotto la casa dell'ex spacciatore, e l'uomo scende
di scatto; prova a salire di corsa per non farsi vedere, ma alcuni vicini
cominciano ad urlargli dietro insulti di ogni genere; John non si ferma e si
chiude dentro.
Si stende un attimo sul letto, si fa una doccia e mangia qualcosa; prova
a dormire, ma non ci riesce. Ogni minuto diventa infinito, ed è combattuto
dalla voglia che la polizia arrivi subito, per terminare l'attesa e concludere
questa storia più velocemente possibile, e la paura del suo arrivo. Il suo
incubo peggiore, la polizia che entra nella sua casa, si sta avverando per la
seconda volta in poche ore.
Ascolta un po' diminuisca per cercare di non pensare, poi comincia a
sistemare e pulire; più passa il tempo e più l'agitazione sale.
Tre secondi scarsi. E' il tempo impiegato dagli agenti per sfondare la
porta, entrare e immobilizzare John. Tutto si svolge ad una tale velocità che
l'uomo non ha nemmeno il tempo di reagire, di capire cosa stia succedendo; si
trova steso per terra, a faccia in giù con le mani ammanettate dietro la
schiena.
- ottimo
lavoro, ragazzi -, dice fiero un agente, - avete fatto un ottimo lavoro.-.
- soggetto
immobilizzato e ambiente perlustrato; non sono state trovate altre persone -,
gli risponde un altro.
- Mi sembra
che questo schifoso abbia avuto a che fare già con troppe persone, non vi pare?
-, continua l'agente, - ogni tanto si ddovrà pur riposare… ti dovrai pure
riposare, no? -, e si rivolge a John.
L' ex spacciatore non risponde, e rimane con il volto appoggiato per
terra.
- così non
rispondi, eh?… non hai più il coraggio di parlare, eh?.. -, e gli tira un
calcio sulle braccia.
I vicini di casa sono tutti fuori dalla porta, ed assistono allo
spettacolo con un sottile sorriso sulle labbra:- chissà come se la stanno
godendo questi maledetti- pensa mentre sente il braccio gonfiarsi.
- con quella
ragazza non facevi così il timido, eh? -, e gli tira un altro calcio.
- Ragazza? -,
pensa John mentre comincia a tremare, - ma non doveva essere un carico di
droga?… una ragazza…-.
- Abbiamo
saputo che hai anche minacciato di ucciderla, se fosse venuta da noi… ma, per
fortuna, è molto coraggiosa e ha preso il numero di targa della tua macchina,
quando sei andato via, e per noi è stato un attimo trovarti… perché l'hai
minacciata?.. eri ubriaco?… non ci stava? -.
John continua a rimanere in silenzio, cercando di proteggere lo stomaco
dai calci; ad un tratto l'uomo gli da uno strattone e un calcio proprio in
mezzo alla pancia; - uno, due, tre, quattro -, pensa John, - cinque, sei… se si
fosse rotta qualche fialetta, dovrei sentirne già gli effetti… va bene, questa
volta è andata -, e cerca di alzarsi.
Un altro agente lo aiuta e lo portano fuori dalla casa, facendosi strada
fra tutti i condomini che assistono allo spettacolo; lo buttano quasi giù dalle
scale, e lo fanno salire in macchina; - e questo è niente… vedrai cosa ti
aspetta appena arriverai in carcere…. Lì non sono delicati come noi -, e partono.
Con la coda dell'occhio l'ex spacciatore vede la macchina degli uomini di
Brown posteggiata sull'altro lato della squadra, ed i suoi colleghi all'interno
assistere allo spettacolo;- ormai posso solo sperare che non abbiano fatto il
doppio gioco -, pensa mentre li osserva.
Le due macchine della polizia procedono con le sirene accese ad alta
velocità, e l'uomo non riesce a rimanere in equilibrio sul sedile ,perché ha le
mani legate; le braccia e lo stomaco gli fanno ancora male per i calci, ma
ormai pensa solo al contatto che spera di incontrare.
All'arrivo non oppone alcun tipo di resistenza, e gli agenti sembrano
meno aggressivi dei primi; lo scortano per lunghi corridoi, fino ad arrivare in
una piccola stanza bianca, in cui John viene spinto dentro, e viene chiusa la
porta.
Si guarda in giro, poi si siede ed aspetta l'evolversi della situazione;
- forse è qui che devo entrare in contaatto con il loro interno… quale posto
migliore?… due secondi e lo scambio è fatto…-.
Pochi minuti dopo, invece, entra un uomo molto grosso, con un vecchio
completo e un pacco di carte sotto il braccio; lo guarda, appoggia il pacco sul
tavolo e si siede.
- allora,
questa è la sua pratica -, e gli mostra un foglio,- è accusato di molestie
verso una donna, compiute poche ore fa… confessa? -.
- No, non ho
fatto niente -
- Senta, non
perdiamo tempo… la donna che ha sporto denuncia verrà qui domani mattina e ci
sarà un riconoscimento diretto… per cui, se è colpevole, le conviene
confessare.. potremmo guadagnarci uno sconto della pena… le sembra poco? -.
- Sono
innocente….-.
- Bene,
faccia come vuole… ma non dica che non l'ho avvertita… per l'ultima volta:
confessa? -
- …-
- molto bene;
ci vedremo domani mattina per il confronto diretto, e da quel momento sarà
ufficialmente accusato; il processo sarà fra qualche giorno, e poi verrà deciso
il carcere in cui sconterà la pena. Arrivederci. -, e esce dalla stanza.
John non risponde, e segue con lo sguardo l'uomo, senza fiatare; appena
solo entrano due agenti che lo sollevano e lo portano fuori dalla stanza; il
loro passo è molto veloce, e non dicono niente. Percorrono molti corridoi,
costeggiano le prigioni e proseguono verso un'altra ala del penitenziario;
durante la marcia attraversano diversi cancelli e porte chiuse, e controllate
da guardie.
Arrivano davanti ad un'altra porta, la aprono e lo buttano dentro; -
resterai qui fino a domani mattina.. purtroppo dobbiamo aspettare fino a domani
per metterti nelle carceri comuni.. e lì non sono molto gentili verso quelli
che aggrediscono le donne… goditi quest'ultima notte di tranquillità, perché da
domani non credo riuscirai a dormire molto -, e ridono.
Nella cella ci sono solo un letto, un tavolo, una sedia e un lavandino;
la porta è completamente chiusa, e lascia solo un piccolo passaggio per l'aria
sul fondo; la luce è data da una lampadina appesa sul soffitto - per evitare
che qualcuno si possa impiccare con il filo -, pensa John.
Si siede sul letto, ma il forte cigolio delle molle gli da fastidio; si
appoggia al tavolo, e comincia a pensare a tutte le persone che ha incontrato;
si sfiora con la lingua i due fili attaccati ai denti e tira un sospiro di
sollievo quando sente che entrambi sono a posto.
La sua peggiore paura, adesso, è di non aver visto qualche segnale; - e
se il contatto ci fosse già stato, e non me ne fossi accorto?.. Sarebbe una
tragedia..-, e continua a cercare di ricordare quasi maniacalmente ogni secondo
da quando è entrato.
Ci sono momenti e luoghi in cui il tempo non ha importanza; tutto scorre
e contemporaneamente resta immutato; John è entrato nella spirale dei suoi
pensieri, e solo quando sente il rumore della serratura che scatta ritorna alla
realtà.
Una guardia apre la porta, mentre un' altra, un passo più in dietro,
assiste all'operazione; John sta fermo e li osserva.
- è l'ora della toilette, bello -
- no, grazie -.
- forse non hai ancora capito una cosa.. Qui non si chiede, si ordina.. E
tu devi fare quello che noi ti ordiniamo di fare.. Chiaro? -.
John non ribatte, si alza e si avvicina; esce dalla stanza e vede che,
proprio davanti, un'altra porta è aperta.
- questo è il bagno. Hai tre minuti.. Dopodiché veniamo a prenderti.. In
qualunque caso.. Capito? -, e lo spinge dentro - a proposito, non cercare la
chiave per chiudere la porta; non c'è..-, e ride con l'altro agente.
John entra nel bagno, e subito l'occhio gli cade sul rotolo di carta
igienica; è srotolato e arriva quasi fino a terra.
Osservandolo bene, vede che in alcune parti è più scuro; istintivamente
lo solleva, e trova sul retro una scritta:- avvolgi in questa carta e butta nel
cesso tirando la corda; poi esci e fai finta di niente -.
Resta un attimo allibito, ma poi si ricorda delle raccomandazioni di non
porsi troppe domande e si siede.
Come da istruzioni, taglia con la lingua il primo filo e lo afferra a le
dita; al primo leggero strappo per tirarlo, però, un dolore terribile gli
spezza lo stomaco e la gola.
Sente il fiato quasi mancare, e deve far forza su tutto il suo coraggio
per riprovare; al secondo tentativo il dolore è ancora più intenso.
Decide di compiere l'operazione in un unico momento, anche perché si
rende conto che i minuti stanno correndo, e all'esterno le due guardie lo
aspettano.
Fa fatica a sopportare il dolore, ma estrae il primo filo; adesso le
capsule sono molto più scure di quando le aveva deglutite, sembrano quasi
consumate.
Il dolore è molto forte, e con le lacrime agli occhi prende anche il
secondo; dal dolore chiude gli occhi e quando li riapre vede che il filo e le
capsule sono sporche di sangue.
- allora, hai finito?-, gli urla la guardia, - i tre minuti stanno per
scadere -
John viene preso dal panico: se aprissero la porta adesso troverebbero
tutta la merce.
- stiamo arrivando -, e sente i passi avvicinarsi.
Avvolge i due fili nella carta, e nel momento in cui li getta nel water
la guardia apre di scatto la porta.
John tira la corda con la mano tremante dalla tensione e dal dolore, ma
riesce a far finta di niente ed esce.
Un terribile bruciore gli sta salendo in gola, e non riuscirebbe nemmeno
a parlare; in fretta rientra nella cella e si butta sul letto; le uniche parole
che gli dicono mentre chiudono la porta sono - la prossima volta che verremo,
non sarà per un'occasione così lieta -, e si allontanano ridendo.
John cerca di rimanere sul letto per far diminuire il dolore; vorrebbe
urlare, ma vuole passare più inosservato possibile; la paura che qualsiasi mossa inaspettata possa compromettere il
piano di fuga pensato per lui gli fa sopportare la sofferenza.
Non gli hanno ancora cambiato i vestiti e, a questo punto, crede lo
faranno domani; usa l'interno della maglietta per pulirsi dal sangue che
continua a sputare, e spera di buttarla via senza che nessuno se ne accorga.
Ad un tratto, però, un terribile dubbio gli fa dimenticare il dolore e si
mette seduto sul letto; - e se mi avessero incastrato? E se fosse stata tutta
un'operazione programmata? Magari in quelle fiale c'era solo polvere, e hanno
voluto eliminarmi per avere il mio territorio... Non sarebbe così strano.. -, e
comincia a tremare, - facendo scomparire le tracce, poi, non ho nessuna prova
contro di loro..-.
All'esterno della stanza blindata non si sente alcun rumore, e John,
pulendosi sempre con la maglietta, continua a pensare - in fondo, cosa importa
a loro che io esca?.. Magari ho fatto davvero la commissione, ed adesso non
sono più interessati a me.. Magari hanno già preso accordi per farmi tacere per
sempre.. Qualsiasi cosa abbiano deciso, ormai sono nelle loro mani.. Anche se,
a dir la verità, sono nelle loro mani dal momento in cui, per la prima volta ho
preso in mando quella pistola..-, e un profondo sospiro gli divora il petto.
Cerca di controllarsi, e di non pensarci più, e concentra la propria
attenzione sulla frase - l'unico fine è respirare.. Riuscire a respirare fino a
domani..-; poi, lentamente, si addormenta.
Ancora una volta a svegliarlo è il rumore della porta; apre gli occhi, e
non si accorge di avere ancora tutta la faccia sporca di sangue; la guardia
entra.
- cosa
diavolo hai cercato di fare? Ti sei infilato due dita in bocca? Non devi
vomitare..-, e ride.
John si alza lentamente, e vede tutto il lenzuolo sporco di sangue; prova
a pulirsi un po', ma non riesce.
- non puoi
certo venire al riconoscimento conciato così.. penserebbero che siamo stati
noi.. e non sanno che la festa deve ancora cominciare… non crederebbe nessuno
che ti sei fatto male da solo… ti porteremo prima in infermeria, poi davanti al
pubblico.. e mi raccomando, non farci fare brutta figura -, continuando a
ridere.
L'ex spacciatore si alza a fatica, e ha perso talmente tanto sangue da
non avere più energie; per farlo camminare devono quasi portarlo a braccia.
Arrivati nell'infermeria le due guardie lo buttano sul lettino, poi
escono e chiudono a chiave; pochi secondi dopo la porta si riapre ed entra un
uomo con un camice banco.
Apre gli occhi a John, prova a parlargli e poi gli fa una puntura; - tra
poco ti sentirai meglio -, gli dice.
Apre gli occhi, e sente che velocemente le energie gli stanno tornando; -
nel toglierti le fiale probabilmente hai rotto i vasi capillari della gola e ti
sei tagliato lo stomaco -, gli dice sottovoce.
John fa un salto, poi lo guarda attentamente; - è lui il contatto -.
- hai
concluso la consegna secondo le istruzioni? - gli chiede disinfettandogli le
labbra.
- Sì -
- Ti ha visto
qualcuno? -
- Nessuno..-.
- Molto bene…
queste ferite sono cosa da poco.. domani sarai guarito… -, poi si volta ed
esce.
Le due guardie entrano in quel momento, e prendono l'uomo; John non
oppone resistenza.
Arriva in una stanza, e si accendono davanti a lui forti luci; - mettiti
in piedi qui-, gli dice l'uomo della polizia.
John resta fermo per qualche secondo: la lampada si spegne, poi si
riaccende; davanti a sé vede ombre muoversi velocemente, ma non riesce a
riconoscere nessuno.
Ritorna buio ancora un paio di volte, poi la luce ritorna normale e la
guardia si riavvicina a lui; gli prende un braccio e lo trascina via.
Il ritorno verso la cella sembra molto più lungo, e la stanchezza si sta
facendo sentire, nonostante il ricostituente iniettatogli in infermeria, fa
ancora fatica a reggersi in piedi.
Viene rinchiuso nella stessa stanza, e il letto è ancora macchiato di
sangue; non riesce a stendersi sopra e si siede appoggiandosi al tavolo.
- cosa sarà
successo? -, sono gli ultimi pensieri prima di entrare in una specie di
delirio; lo sbalzo di pressione sta avendo sulla sua mente gli stessi effetti
di un acido.
È buio nella stanza, e non riesce a capire se ha davvero aperto gli
occhi, o se sta ancora dormendo; il dolore che ha alla testa, però, sembra
reale.
Non trova punti di riferimento, e il letto su cui è steso sembra diverso
da quello della cella; la testa scoppia.
Prova a muovere un braccio, e poi l'altro; lentamente si siede, e per un
attimo si sente mancare; i vestiti che ha addosso sono gli stessi. No, non
dovrebbe essere un sogno.
Fa qualche passo appoggiandosi al muro, poi inciampa contro una sedia; -
dove diavolo sono finito -, pensa.
Ancora qualche passo, e finalmente trova qualcosa sulla parete che
potrebbe assomigliare ad un interruttore; lo accende, ed una luce fortissima lo
abbaglia. Resta qualche secondo con il braccio davanti agli occhi, poi prova ad
aprirli, ma senza risultati: la luce è ancora troppo forte.
Riesce a intravedere l'ombra di un tavolo, e ci si siede opra; ormai ha
quasi la certezza di non essere più nella stessa stanza, anche se la testa gli
fa così male da non essere del tutto lucido.
Passano diversi minuti prima che gli occhi si abituino, e finalmente
riesce ad aprirli: - dove diavolo sono? -, sono le sue prime parole.
In quell'istante alle sue spalle si apre
una porta, ed entrano due uomini; John dallo spavento quasi sviene, ma
riesce a vedere con la coda dell'occhio che sono due degli uomini di Brown.
Lo aiutano a risedersi sul letto, e - come ti senti?…ti sei fatto una
bella dormita..-.
- dove sono?
-, chiede tramortito
- nella casa
del signor Brown -.
- Come ci
sono arrivato?.. ero in cella..-.
- Ti abbiamo
tirato fuori e ti abbiamo portato qui.. poi dovrai spiegarci cosa diavolo ti
sei fatto lì dentro.. quando siamo arrivati pensavamo di averti perso… c'è
voluta tutta la bravura del medico per farti ritornare fra noi..-.
- Come avete
fatto?.. sono evaso?..-
- No, al
contrario… la donna che ti ha accusato, che fa parte dell'organizzazione, ha
detto che non eri stato tu a cercare di violentarla… e, contro il
riconoscimento diretto, non ci sono muri che reggano…così, una volta ritirata
la tua accusa, siamo venuti a prenderti.. abbiamo fatto loro anche un favore:
non è buona pubblicità per il carcere e la polizia aver accusato e maltrattato
così un innocente.. hanno rischiato una contro denuncia molto grave nei loro
confronti.. ancora un po' e ci srotolavano il tappeto rosso alla tua uscita…-.
- Quindi sono
libero..-, e si stende.
- Sì, e
incensurato.. hanno cancellato tutto… -
- Bene..-
- La consegna
è andata bene.. alla fine i clienti sono stati soddisfatti, e la piccola
aggiunta di merce sembra abbia calmato anche gli animi.. a proposito, cosa ti
sei fatto? -
- Niente..
non so cosa mi abbiano dato… ricordo di essermi addormentato in cella ,e poi di
essermi svegliato qui…ecco tutto..-.
- Tra un po'
arriverà anche il Sig Brown a complimentarsi per l'operazione.. adesso è in
giro per affari…-.
- ..ditegli
pure che non ho fretta..-, ed accenna un sorriso.
I due uomini escono dalla stanza e spengono la luce, mentre John resta
sdraiato in attesa che l'effetto della droga che gli hanno dato finisca.
Si sente come se fosse al centro dell'universo e tutta la terra gli
girasse intorno mentre cade in un vuoto profondo, senza controllare la caduta;
non riesce a sentire le mani, né le gambe. La gola brucia, e i muscoli scattano
senza che abbia dato l'ordine con la mente :il corpo sembra comandato da un'altra
persona.
Un dolore al petto gli fa credere che il cuore si stia per bloccare poi,
ad un tratto, il buio.
Brown entra nella stanza accendendo la luce, all'improvviso, e John si
sveglia di colpo; - ben tornato -.
- grazie -, e si ripara gli occhi dalla luce.
- hai fatto un ottimo lavoro, complimenti.. L'operazione era tutt'altro
che facile..-.
- è finita e basta - , e si siede.
Gli uomini di Brown sono appoggiati alla porta, e lo guardano in
silenzio; ora che il pericolo è passato, vorrebbero essere loro nei suoi panni.
Il capo cammina nervosamente nella camera, e fuma un sigaro che fa
tossire l'ex spacciatore, ma non sembra preoccuparsene.
- nel tuo sangue sono state trovate enormi quantità di sostanze
stupefacenti, probabilmente entrate in circolo per endovena; tu ne sai
qualcosa?-
- dopo che mi sono strappato dalla bocca i due fili, ho cominciato a
perdere molto sangue dalla bocca, e prima del confronto diretto mi hanno fatto
una iniezione per risollevarmi.. Credo sia stata quella...-.
- ti ha fatto effetto subito?-
- no, ma mi sono sentito meglio..
Pensavo fosse una dose di zucchero, vitamine e ricostituente..-
- ... Non proprio.. E per un po' avrai ancora degli effetti, almeno
finché il tuo corpo non la smaltirà tutta..-.
- nel frattempo?..-.
-
nel frattempo te ne starai buono.. In queste condizioni
non sei certo affidabile, e non possiamo rischiare.. Poi, per un po' sarai un
volto conosciuto alla polizia, anche se innocente.. -.
-
Ho già vissuto questa cosa… poco tempo fa sono rimasto
ferito..all'inizio di questo delirio, quando ero ancora una persona normale..
ma ormai ci sono dentro.. cosa devo fare?-
- ti verranno affidati incarichi
leggeri, non rischiosi...poi vedremo..-, ed esce.
Anche gli altri uomini escono, tranne uno; John resta seduto e lo
osserva.
si avvicina, - nell'armadio ci
sono dei vestiti Nuovi, e nel portafogli anche delle carte di credito; hai
qualche ora di libertà per la riuscita
della missione; vatti a fare un giro, comprati qualcosa... Non capita spesso di
avere del tempo libero..-, ed esce anche lui.
John si alza lentamente, e si avvicina al bagno; apre l'acqua della
doccia e si butta sotto.
Rimane qualche secondo con il volto verso l'alto per cercare di ricevere
il getto in faccia per svegliarsi, nel frattempo i suoi pensieri si fanno più
lucidi.
- qualcuno là dentro ha cercato di farmi la pelle, non c'è dubbio...
Quale morte migliore per un ex spacciatore se non una overdose?... A questo
punto vorrei proprio sapere chi è.. Ma non credo di potercela fare da solo..
Chiederò a Brown di aiutarmi...-
Esce e si riveste; nella tasca della giacca trova le carte di credito e
dei documenti falsi; - pensavo che queste cose le facessero solo nei film -, e
sorride.
Appena fuori dalla camera vede uno degli agenti e gli chiede del capo , -
tornerà questa sera tardi.. E domani mattina deve ripartire.. Non credo avrà
tempo per riceverti -
- dovrò arrangiarmi da solo -, pensa mentre esce dalla casa.
Il suo passo è veloce nell' avvicinarsi al carcere; è quasi sera e è
l'ora del cambio di turno. Arriva davanti all'entrata secondaria, e resta in
attesa; non passano molti minuti prima di vedere l'infermiere uscire.
Gli si avvicina dalle spalle, estrae un coltello dalla tasca e glie lo
avvicina alla schiena; - ti consiglio di non fare gesti improvvisi - .
L'uomo si volta leggermente, stupendosi, - ma tu dovresti essere
morto..-.
- non abbastanza per non poterti infilare questo coltello nella schiena..
Qual è la tua macchina? -
- è questa -, ed estrae un mazzo di chiavi.
I due salgono, e John è seduto dietro; partono e il conducente sente la
pressione dell'arma dietro il sedile.
- non è così robusta come sembra, questa tela... Al primo passo falso ti
buco..-.
- cosa vuoi?-
- perché hai provato ad uccidermi?-
- niente di personale.. Ho solo eseguito degli ordini.. Ma, a quanto
pare, non bene...-.
- perché?-
- non faccio domande.. Eseguo.. Mi avevano detto di iniettarti una dose
molto elevata di droga, abbastanza per procurarti la morte.. Sarei dovuto
venire la notte e fartela di nascosto, ma tu mi hai preceduto.. Allora l'ho
dovuta diminuire per farti reggere il confronto con l'accusatrice... Ma forse
l'ho diminuita troppo..-.
- se ti può consolare, non sei tu che hai sbagliato... Appena uscito sono
stato portato da un medico per tutto il sangue che avevo perso.. Appena fatte
le analisi per il gruppo, ha trovato le tracce di droga e mi ha fatto molte
trasfusioni per pulirmi.. Altrimenti sarei morto..-
- questo non potevo prevederlo..
- chi ti ha ordinato di uccidermi?.. -.
- questo non posso dirtelo.. Sarebbe come firmare la mia condanna a
morte..-.
- lo stai già facendo, se non me lo dici -.
In quel momento una frenata e una brusca sterzata fanno cadere John sul
sedile, mentre la macchina continua a girare; il conducente urla, poi un
improvviso botto fa volare la macchina di qualche decina di metri.
Quando riapre gli occhi si accorge che il mezzo si è cappottato, ed il
conducente ha la testa sfasciata contro il volante.
Vede alle sue spalle un grosso camion fermo sul ciglio della strada, e
molte persone si stanno avvicinando per vedere cosa è successo.
Estrae il coltello dalla fodera del sedile, lo rimette in tasca e cerca
di muoversi.
Due persone lo aiutano ad uscire, mentre altri cercano di vedere se
l'uomo al volante è ancora vivo; John, appena fuori, si siede sul marciapiede.
- cosa diavolo ha fatto il conducente? -, chiede uno al camionista in
piena crisi di panico, - stavo andando tranquillo, e ad un tratto ha fatto
quella sterzata.. Non ho potuto far niente per evitarlo..-.
- non è stata colpa sua -, risponde con una freddezza quasi glaciale, -
stavamo discutendo, ed era fuori di testa.. Ha minacciato di volersi uccidere,
ed un attimo dopo è scoppiato l'inferno.. Poi non so cosa sia successo..-.
- vi ho preso in pieno con il mio camion, e l'urto vi ha fatto volare per
molti metri.. Siete atterrati sul tettuccio..-.
- non è stata colpa sua..-, e si rialza.
In quel momento sente le sirene della polizia arrivare; si volta di
scatto e comincia a correre.
Passa tra la gente, che non riesce a capire cosa stia succedendo, si
infila nel primo vicolo che trova e cerca di sparire.
Controlla che nessuno lo stia seguendo, prende il coltello, lo pulisce
dalle impronte digitali e lo butta in un cassonetto dell'immondizia; - così, se
anche mi fermano, sono pulito -.
È ancora confuso per la botta, spaventato per il rischio ed arrabbiato
perché tutto questo non è servito a niente.
Vede una stazione della metropolitana, decide di allontanarsi il più
possibile dal luogo dell'incidente; sale sul treno e si siede.
Bastano poche fermate per arrivare nella sua casa, dove decide di
fermarsi qualche ora per rilassarsi e decidere cosa fare; la questione deve
essere risolta nel giro delle prossime ore, e non può aspettare il ritorno di
Brown.
Entra in silenzio per non farsi vedere dai vicini: ora che sanno che è
andato in galera potrebbero pensare che sia evaso e chiamare la polizia.
Si stende sul letto, e senza accorgersi si addormenta, finché le urla di
un bambino che gioca lo svegliano.
Si alza, e contemporaneamente sente la sua porta aprirsi; si nasconde
dietro quella della camera e aspetta.
Il rumore dei passi è confuso con quello di una radio accesa del piano
inferiore; non potendo fare affidamento sull'udito, prova a spiare dalla
fessura tra la porta ed il muro.
Sono due uomini armati, che stanno controllando in silenzio tutti gli
angoli della casa; appena uno dei due mette un piede nella sua stanza, John gli
punta una pistola alla testa.
- cosa vuoi? -
L'uomo non risponde, rimane immobile, l'altro si avvicina.
- eri tu in macchina con un uomo che ha appena fatto un incidente poco
lontano da qui? -
- sì..-
- era uno dei nostri..-.
- che, sfortunatamente ha cercato di uccidermi... Due volte, credo.. Ma
nella seconda è morto lui..-.
- siamo qui per finire il suo lavoro.-.
- non credo siate nella posizione di poterlo fare - , e carica la
pistola.
- lui no, ma io sì -, dice quello dall'altra parte della stanza estraendo
un'arma.
John gli spara, e il rumore fa cadere tramortito quello a cui la aveva
puntata; l'uomo cade privo di sensi mentre l'altro è già per terra che si agita
perdendo sangue.
- chi vi ha mandato -, gli chiede alzandogli la testa; poi, sentendo un
rumore di passi di corsa provenienti dal corridoio, decide di scappare.
Esce dalla finestra sulle scale antincendio, scende per due piani e entra
in un appartamento rompendo il vetro; si dirige verso la porta, e controlla che
non ci sia nessuno al piano; esce, e sente delle voci provenienti dall'alto
sono tre uomini che stanno correndo giù dalle scale.
Comincia a correre anche lui, cercando di saltare più gradini possibili,
ed arriva all'entrata.
Qui vede altri due che gli bloccano la via d'uscita, provano a colpirlo,
ma riesce ad evitare i colpi buttandosi dentro un'altra finestra e cadendo
all'esterno.
Comincia a correre lungo la strada piena di gente, dove sa che non
possono estrarre le armi, finché si volta e non li vede più.
Si dirige verso la casa di Brown per cercare un rifugio, - solo lì sono
al sicuro, ormai -, pensa mentre corre.
Rischia di farsi investire da una macchina mentre attraversa una strada,
e sente il cuore esplodere quando uno, abbassando un finestrino, gli chiede: -
dove stai correndo così di fretta? -; è uno degli agenti di Brown.
- hanno di nuovo provato ad uccidermi, sto cercando un posto sicuro...
Potrebbero essermi ancora dietro..-.
- salta su, ti portiamo noi.. Nel frattempo devi dirci cosa è successo. -
Appena sale, il guidatore riceve una chiamata che gli ordina di tornare
perché Brown ha convocato tutti.
- ma non doveva essere all'estero? -, chiede John.
-
questi erano i piani.. Ma qualcosa deve essere andato
storto... Capita, a volte..-.
La macchina viene posteggiata davanti all'entrata, dal lato opposto del
marciapiede; gli uomini escono ed entrano nello studio del capo, dove gli altri
sono già arrivati.
- voi eravate gli ultimi.. Ma ci sei anche tu, John?.. Non dovresti
essere in vacanza?..-.
- ho avuto dei problemi, ma preferirei parlarne in privato..-.
- qui non abbiamo segreti, ma prima abbiamo alcune questioni da
sistemare.. Come sapete, ero in viaggio d'affari per concludere uno scambio di
una grossa partita di merce... Tutto sembrava andare per il meglio, finché non
hanno provato a fare i furbi.. merce di bassa qualità ad un prezzo molto alto..
All'inizio non riuscivo a capire il motivo di questa mossa.. Non era la prima
volta che concludevamo uno scambio, ed i rapporti erano sempre stati ottimi..
Almeno, fino all'arrivo di un concorrente..-.
- chi sarebbe? -, chiede uno degli uomini.
- non so ancora come si chiama.. Ma deve essere uno del giro, che sa come
funziona il mercato.. Non credo abbia molti uomini, ma ha buoni contatti..
Molti dei nostri fornitori trattano
solo con persone di massima fiducia, conosciute.. E questo è un vantaggio per
noi, perché limita molto la lista.. Ho escluso molte persone per fatti che a
voi non devono interessare, e sono rimaste circa cinque, sei persone da dover
controllare.. non dovremmo avere problemi..-.
- è strano -, lo interrompe uno degli uomini - normalmente l'entrata di
un nuovo concorrente è annunciata nell'ambiente.. Voci, notizie, indizi,
insomma... Invece questo sembra essere un fantasma sbucato dal nulla,
all'improvviso..-
- un fantasma, esatto... A cui dobbiamo dare un nome.. ho già dato la
lista delle persone da controllare; dividetevi e non perdetele d'occhio..
Appena vedete qualcosa di sospetto, fatemelo sapere.. dobbiamo agire prima che
riesca ad acquistare parte del mercato.. Allora sarà troppo tardi..-
Tutti gli uomini escono dalla stanza, e Brown fa un cenno a John di
fermarsi; rimasti soli nella camera, l'ex spacciatore racconta i tentativi di
omicidio e le fughe.
Brown ascolta con attenzione il discorso, quasi come se fosse l'anello
mancante di una catena; - forse stanno cercando di indebolirmi eliminando i
miei uomini.. -
- se fosse così, il fantasma potrebbe essere qualcuno collegato
all'affare con il carcere o, addirittura, lo stesso cliente -, conclude John.
- non credo sia qualcuno del carcere; loro hanno questo tipo di mercato
solo per soddisfare le esigenze di alcuni detenuti importanti.. Non possono
compromettersi troppo.. Andrebbero contro proprio i loro clienti, che spesso
sono spacciatori.. No, lo escludo.. Ma l'ipotesi di qualcuno collegato a quel
giro non è per niente sbagliata.. Devo rivolgermi ad alcuni contatti per avere
maggiori informazioni.. Nel frattempo, tu dovrai parlare con le due guardie che
ti hanno tenuto quando eri dentro.. Sicuramente sanno qualcosa.. Forse fanno
addirittura parte della nuova organizzazione..-.
- come posso trovarle? -
- ordinerò di dare loro una licenza premio.. Usciranno alla fine del
turno.. Così non saranno più al sicuro e probabilmente li coglierai di
sorpresa.. Verrà con te anche qualche altro agente..-.
- è quasi l'ora della fine del turno delle guardie.. Se non mi sbrigo li
perderò..-.
esce insieme ad un altro agente, arrivano di nuovo davanti all'entrata
ma, appena spengono il motore della macchina, un'ala si affianca ed una nuvola
di proiettili distrugge una portiera.
Il conducente seduto di fianco a John mette subito in moto, mentre lui
estrae la pistola per rispondere al fuoco, ma ormai è troppo tardi: l'auto
degli attentatori è già lontana.
Provano a seguirla, ma perdono subito le tracce e decidono di tornare in
dietro; la situazione è più grave del previsto.
Devono abbandonare la macchina, diventata ormai troppo facile da essere
identificata, e proseguono a piedi; parlano con il loro capo, che li vuole
vedere in un ristorante poco lontano dal luogo dell'agguato.
Nell'attesa i due si rifugiano in un bar affollato, in cui un agguato
sarebbe impossibile.
- chi può essere così potente da riuscire ad organizzare un attentato, in
pieno giorno, in poco più di dieci minuti?.. Vuol dire che ha uomini sempre
pronti ad agire.. E ad uccidere, se necessario.. Non è quel tipo di lavoro in
cui la manodopera abbonda.. i cecchini vogliono assolute garanzie, e spesso
impiegano molto tempo a preparare i colpi.. Deve essere ben organizzato
politicamente con i fornitori e i clienti, e si vuole sbarazzare della
concorrenza.. Mi sembra chiaro che il fantasma sia in qualche modo legato ai
clienti del carcere.. A proposito, tu sai chi sono? -, chiede John all'altro
uomo.
- no, so solo che il capo si rivolge sempre ad una persona, che però non
nomina mai.. È questo contatto che organizza tutto all'interno delle mura..-.
- potrebbe essere lui la chiave di tutta la faccenda.. o, comunque,
dovrebbe essere in grado di darci importanti informazioni...-.
- stai attento a non provare a metterti in competizione con Brown..
Ricordati sempre che è lui il capo..-.
- sì, ma è a me che continuano a sparare addosso..-.
Passano lenti i minuti d'attesa, e sembra non finire mai il bicchiere che
ha ordinato; la tensione sale e, lentamente, il momento arriva.
Il ristorante è a circa due isolati di distanza, e decidono di percorrere
strade affollate, anche rischiando di essere visti, perché l'incubo di un altro
agguato li fa tremare.
Il luogo dell'appuntamento non è molto elegante, i clienti sono per lo
più lavoratori che consumano pasti veloci, e l'arrivo della grossa macchina
davanti all'entrata non può passare inosservata; - non può far vedere che si
vuole nascondere o passare inosservato.. Ne va della sua immagine con i
colleghi..-, lo giustifica l'uomo insieme a John.
L'auto su cui è arrivato riparte appena scende, e due uomini gli fanno da
scorta; lanciano una veloce ma attenta occhiata all'interno del locale per
controllare che tutto sia a posto, e poi gli aprono la porta.
Brown senza salutare nessuno o aspettare si siede al tavolo di John, poi
ordina un bicchiere di vino e si fa raccontare l'accaduto.
Mentre l'ex spacciatore parla, si innervosisce sempre di più finché,
quasi spaccando la sedia nell'impeto, si alza e si dirige verso l'uscita.
Uno spruzzo di sangue bagna la faccia a John, che si volta di scatto
verso il collega; vede un uomo armato che gli sta puntando la pistola contro, e
riesce ad usare il corpo di quello seduto vicino come scudo; contemporaneamente
un altro spara alle spalle di Brown, che cade su un tavolo.
La scorta non fa in tempo nemmeno ad estrarre le armi, perché una raffica
di proiettili li stende tutti; un secondo, e tutto torna silenzioso.
I due uomini dell'agguato scappano da una porta posteriore mentre diversi
agenti della polizia entrano nel ristorante; John rimane immobile a guardare il
corpo esanime del collega.
Due agenti provano ad inseguire i fuggitivi, ma dopo pochi minuti tornano
ad aiutare gli altri a provare a salvare qualcuno dei feriti.
Un paio di minuti dopo entrano altri agenti, e il rumore lontano delle
sirene aumenta sempre di più; l'ex spacciatore resta fermo in attesa
dell'evolversi degli eventi.
- alzati, e seguimi -, gli dice uno degli agenti, - ci sono un po' di
cose che ci devi raccontare -, e gli prende un braccio.John lo segue senza
opporre resistenza
Resta qualche minuto in attesa seduto in macchina, poi viene portato in
una centrale della polizia periferica.
Entra in un ufficio accompagnato dall'agente, si siede e l'uomo si siede
davanti a lui; alle sue spalle altre tre persone, che pensa siano agenti di
grado superiore a quello dell'uomo assistono all'interrogatorio
- come si chiama? -, comincia.
John non risponde e mostra un documento falso; - speriamo che sia fatto
bene e se la bevano, sennò sono finito..-, pensa.
- bene, signor Eric, ci può dire cosa faceva seduto a quel tavolo e che
relazione ha con tutta questa faccenda? - John non risponde.
- credo sappia i suoi diritti, e che può rimanere in silenzio fino
all'arrivo di un avvocato, ma sulle sue spalle potrebbe cadere un'accusa di
complicità in strage, resistenza alla forza pubblica, ed un altro paio di
imputazioni abbastanza pesanti.. Per cui, per rendere tutto più facile, credo
le convenga parlare..-.
- ero stato invitato dal signor Brown in quel ristorante per discutere di
una mia assunzione come guardia del corpo.. Il mio nome era stato fatto dall'altro
uomo seduto al tavolo, ucciso per primo durante la sparatoria.. Prima di
parlare del mio lavoro, però, i due si erano messi a parlare di affari.. Ma
credo abbiano evitato apposta di fare nomi in mia presenza.. Alla fine Brown si
è arrabbiato, e stava uscendo dal locale, quando hanno cominciato a sparare..
Ho visto solo tanto sangue cadermi addosso e un gran rumore.. Quando ho
riaperto gli occhi, ho visto i primi agenti entrare nel ristorante.. Questo è
tutto..-.
- era a conoscenza degli affari di Brown? -
- no..-
- trafficava nel mercato degli stupefacenti.. -
- non so; mi aveva offerto un lavoro con un buon stipendio.. Sono
rientrato da poco in questo Paese, ed una opportunità simile con capita tutti i
giorni..-
- dove è stato? -
- Sudamerica - e gli mostra anche il passaporto su cui c'è il timbro che
testimonia il rientro.
- nel Sudamerica è facile perdere le tracce, e così non si è costretti a
ricostruire tutto il passato di una persona quando si fanno documenti falsi -,
gli aveva detto uno degli uomini nell'ufficio di Brown.
- ha idea di chi possano essere le due persone che hanno sparato? -
- no, non ne ho idea -
- è riuscito almeno a vederli in faccia?-
- uno, di striscio.. Ma per una frazione di secondo, e tra me e lui c'era
la canna di una pistola.. Non mi sono soffermato molto sui suoi caratteri
somatici...-
Una delle persone rimaste fino ad adesso in silenzio si muove e, dopo
aver osservato per qualche secondo John, comincia: - non so perché, ma sono
fermamente convinto che ci stai nascondendo qualcosa.. Secondo me tu sei dentro
molto di più di quello che vuoi farci credere.. E stai proteggendo qualcuno..-.
- ho lavorato una volta per Brown, e mi trovavo lì per discutere della
Mia assunzione.. Questo è quanto..-.
- abbiamo già mandato degli agenti nel giro della droga per cercare
informazioni su questa storia.. Vedrai, nel giro di poche ore sapremo tutto di
te.. Molto più di quanto possa immaginare.. Nel frattempo rimarrai qui.. La
legge ci autorizza a trattenerti per accertamenti per un massimo di
ventiquattro ore.. E ti assicuro che sono molte più del necessario..-, ed esce
dalla stanza.
- rimarrai qui, per questa notte.. Ti lasceremo andare via domani
mattina.. Vuoi che sia registrata la tua trattenuta con tutta la burocrazia, o
resti qui senza fare storie?.. Ci risparmiamo tutti una montagna di Moduli da
compilare..-.
- resto qui, non c'è problema -
- bene, meglio così... Abbiamo dato ordine di non lasciarti andare via,
dovrai firmare un registro ogni trenta minuti ma non verrai richiuso in una
stanza.. ti verranno comunicate altre disposizioni, se necessario.. Hai
domande? -
- il caffè è gratis? -
- fa parte del pacchetto vacanza. La macchinetta è in fondo al
corridoio..-.
Anche altri uomini presenti lasciano la stanza, e John rimane qualche
secondo in silenzio, poi si alza ed esce.
Si incammina per la centrale, provando a farsi un'idea della pianta
dell'edificio; il ritmo con cui gli uffici stanno lavorando è lento, e con
l'arrivo della sera molti agenti stanno uscendo.
La zona in cui può stare è circoscritta a pochi ambienti, tutti primo
piano dell'edificio; un tentativo di fuga sarebbe più difficile, visto che
l'accesso al piano inferiore è consentito unicamente dalla scala principale, e
gli uffici del piano sono quelli di semplice amministrazione.
Ritorna nella stanza in cui aveva subito l'interrogatorio, si appoggia
alla sedia e, senza accorgersene, si addormenta. Viene svegliato bruscamente da
un agente per la prima firma, e lo minaccia di non chiamarlo più per la firma e
denunciarlo; John non risponde e si avvia verso il registro.
Nell'ambiente si respira un'aria stanca, il ritmo della vita, adesso, è
lento e rassegnatamente costante; l'odore di fumo stantio nell'aria penetra
fino alle ossa, e il pensiero di non potersi più addormentare fa stare male
l'ex spacciatore.
Firma senza guardare in faccia
nessuno, si volta e si dirige verso il distributore di caffè; inciampa due
volte in pile di pratiche da sbrigare lasciate vicino alle scrivanie, vede due
uomini che stanno riempiendo la tazza e respira a pieni polmoni l'odore che
emanano.
I due, vedendolo arrivare, volutamente si allontanano e si mettono a
chiacchierare a qualche metro di distanza; John si prepara il caffè e si siede
a pochi centimetri dalla macchina.
Nessuno sembra badare a lui, come un'ombra che non può scappare, ma
ognuno lo tiene d'occhio. Aspetta qualche secondo che si raffreddi, beve
lentamente e prova a rilassarsi; nello stato di sottile assopimento in cui è la
sua mente, fa fatica ad avere pensieri lucidi, e immagini confuse appaiono
davanti ai suoi occhi alternando realtà a sogni.
Passano i minuti e, ad un tratto, nel silenzio, vede avvicinarsi un uomo
alla macchina del caffè; è quasi l'ora della firma, e John prova ad aprire di
più gli occhi per svegliarsi.
Si alza e si avvia verso il bancone su cui è appoggiato il registro,
firma e torna a sedersi
L'uomo sta aprendo la macchina del caffè, e l'ex spacciatore si avvicina.
- Ci vorrà
molto? -
- No, solo
qualche minuto..-.
- Come mai fa
questo lavoro di notte?-.
- Perché così
non disturbiamo nessuno.. durante il giorno qui in centrale c'è troppa gente,
mentre di notte è più tranquillo… e poi sistemiamo meglio il giro..-.
- Giro? …-
- Forniamo
questo servizio alle centrali di polizia.. ma non solo.. abbiamo anche molti
uffici privati, il carcere, il comune… facendo la polizia di notte,
distribuiamo meglio il lavoro..-.
John viene colto da una illuminazione, e la parola "carcere"
continua a rimbombargli nella mente; resta qualche secondo in silenzio, poi
riprende:
- ha sentito
di quella tragedia davanti al carcere, poco tempo fa?-.
- quale? -
- hanno
ucciso un addetto… hanno detto che si è trattato di incidente, ma io non
credo..-.
- sì, ho
sentito… c'è chi dice che abbiano creato tutto ad arte…-.
- Lo
conosceva? -.
- Sì, bene..
sa, chi fa questo tipo di lavoro, in questi orari, conosce un po' tutti… di
notte la città diventa come un grande paese..-.
- Vero… ma
cosa fa di lavoro esattamente? -.
- Sistemo le
macchine degli uffici… le rifornisco e, se hanno qualche problema, mi occupo
della loro manutenzione… come mai le interessa ?-
- Mi scusi se
insisto, ma rappresento un'azienda di forniture, e sarei interessato a trovare
nuovi clienti in città..-; in un attimo nella mente di John si è accesa una nuova luce, e forse ha
trovato il modo di entrare in contatto con il fantasma; è un grosso rischio,
anche perché non ha alcuna prova che sia la strada giusta, ma vuole provare.
- Io non mi
occupo di queste cose… -.
- Ma c'è
qualcuno che dirige, che si occupa delle forniture… vorrei solo sapere il nome
o un recapito, per potergli mandare un catalogo dei nostri prodotti e provare a
trattare.. potrebbe essere vantaggioso per tutti..-.
- Per tutti?
…-
-
Ovviamente..
- Credo si possa fare.. ecco,
questo è il biglietto da visita dell'azienda; chieda di parlare con uno dei
responsabili delle vendite, e verrà ricevuto… se l'affare andrà a buon fine,
questo è il mio nome… se avesse bisogno di qualcosa…-, e lo scrive sul retro
del biglietto.
- Grazie, è stato molto gentile..-
- A proposito, cosa ci fa a quest'ora nella centrale di polizia? -.
- …mi hanno rubato la macchina, ma visto che li ho subito denunciati
stanno provando a cercarla in zona.. e
mi hanno detto di aspettare.. -.
- Capisco.. si metta comodo, perché quando dicono così passa sempre un
bel po' di tempo..-.
- Lo so..-.
- Io invece ho appena finito il turno, e me ne vado a casa…
buonanotte..-.
- Buonanotte, e grazie…-, e l'uomo si allontana.
Alle prime luci dell'alba sembra non sia cambiato nulla, e John, ormai
distrutto, è appoggiato sul bancone del registro e prova a dormire; nel salone,
quasi deserto, ad un tratto arriva uno degli agenti che lo aveva interrogato;
parla per un attimo sottovoce con l'altro agente, si avvicina a John e, con uno
strattone, lo sveglia.
- non ci sono accuse formali contro di te, almeno non sufficienti per
poterti trattenere; adesso ti lasciamo andare, ma devi essere sempre
reperibile.. Dai i tuoi dati e firma le carte, e poi vai, ma stai attento: so
che ci sei dentro fino al collo, e al primo passo falso ti beccheremo..-, poi
si volta e si allontana.
John realizza dopo qualche secondo le parole dell'uomo, si alza, firma le
carte del rilascio ed esce dalla stazione.
Mentre cammina, lungo il marciapiede, cerca di fare il punto della
situazione; ha solo un nome, un numero che forse non c'entrano niente.
Per arrivare a quella che prima era la base di Brown prende un autobus
praticamente vuoto; scende due fermate prima della sua per poter fare due passi
e svegliarsi completamente.
Arrivato nella casa nessuno sembra badare a lui, e nello studio vede gli
uomini più vicini a Brown che parlano; appena lo vedono interrompono la
discussione; - come stai? -
- bene -, risponde, - ho passato la notte alla centrale di polizia -.
- ..può succedere.. hanno accuse contro di te? -
- no, nessuna..-.
- meglio, non dovrebbero dare problemi, allora..-.
- ci sono novità? -, e si siede insieme a loro.
- qui sta andando tutto male.. La notizia della morte di Brown ha già
fatto il giro del mondo; clienti continuano ad annullare gli ordini e i
fornitori chiedono nuove garanzie.. -.
- è il fantasma.. Evidentemente li sta convincendo lui..-
- è quello che abbiamo pensato anche noi... Sono troppo ben organizzate queste
defezioni..-.
- ...forse ho trovato un aggancio che potrebbe portarci a lui.. È molto
difficile, e non sono nemmeno sicuro che sia la strada giusta ma, a questo
punto, non credo abbiamo niente da perdere.-.
- che tipo di contatto? -
- all'interno del carcere ci sono diverse macchine automatiche, come
distributori del caffè e simili, e la loro manutenzione è affidata ad una ditta
esterna, che ha come clienti anche la polizia e molti uffici privati..
potrebbero essere loro i corrieri..-.
- cosa sai di questa azienda? -
- Niente, praticamente, per adesso.. Ma ho detto di essere interessato a
mettermi in affari con loro, ed ho il numero di uno dei responsabili..-.
- vai a vederlo in faccia..-.
. Nel frattempo, però, non dobbiamo permettere che ci rubi altri clienti,
o avrà il monopolio del mercato. -.
- cosa facciamo? I contatti li teneva Brown.-.
- ma ci sarà un'agenda, dei nomi, qualcosa..-.
- abbiamo nomi dei fornitori e
dei maggiori clienti, insieme ai bilanci e al giro d'affari.. eravamo noi i
collaboratori.. siamo noi il cuore ancora vivo.. se ci uniamo e collaboriamo,
potremo creare forti nuove alleanze.. singolarmente non siamo nessuno, ma uniti
potremo ricostruire un impero ancora più potente di quello passato.. è finita
un'epoca, adesso siamo noi i protagonisti.. giochiamocela bene.. ma se qualcuno
prova a fare il furbo, la legge è sempre la stessa -.
- siamo tutti contro tutti, insomma..-
- solo se qualcuno prova a fare il furbo..-.
- .. Quindi, se siamo tutti nella stessa barca, tanto vale cercare di non
colare a picco.. I clienti e i fornitori cambiano solo se non hanno più garanzie, ed è ciò che dobbiamo dar loro
adesso; facciamo grosse ordinazioni di merce pagando in anticipo, prendendo
parte dei soldi dei conti correnti.. Ad una simile proposta non potranno certo
tirarsi in dietro, e continueranno a lavorare per noi.. Ai maggiori clienti,
invece, consegnate merce di ottima qualità, gratuita, come biglietto di scuse
per i problemi organizzativi che l'azienda sta avendo, e rassicurandoli che molto
presto tutto sarà sistemato.. Questo dovrebbe darci un po' più di tempo..-.
- per prima cosa dobbiamo renderci veramente conto delle disponibilità
che abbiamo..-, lo interrompe uno.
- io fisserò un appuntamento con questa azienda.. Ma è meglio saperne qualcosa
di più.. -
- posso trovare io delle informazioni.. Non dovrebbe essere un
problema..-, continua
- si chiama H.I.P., e lavora con molte aziende qui in città.. Deve avere
dei buoni agganci, perché lavora con la polizia.. Cerca di scoprire il più possibile..-.
L'uomo si alza ed esce dalla stanza, mentre gli altri continuano la
riunione.
Le ultime battute sono solo problemi logistici, e al termine l'ex
spacciatore decide di andare a riposarsi; esce dalla casa e si avvia verso il
condominio dall'altra parte della strada dove, in un appartamento, ci sono dei
letti per gli uomini dell'organizzazione.
Lentamente prende coscienza della sua nuova posizione, e dei rischi cui
sta andando contro; mai come adesso sente il pericolo di un agguato, da un
momento all'altro.
Si stende sul letto, ma non riesce a riposarsi, per i troppi pensieri:
comincia persino a dubitare che all'interno del gruppo ci sia una spia del
fantasma.
Senza accorgersene, alla fine, si addormenta, e dorme per qualche ora; è
il rumore della porta che lo sveglia di colpo.
Si alza di scatto ed impugna la pistola che tiene sempre sotto il letto,
poi si accorge che è solo uno dei colleghi e la abbassa.
- scusa, non volevo svegliarti.. Abbassa quel cannone -.
John non risponde, si risiede sul letto e si gira dall'altra parte,
cercando di riaddormentarsi; è troppo tardi, e dopo qualche minuto di attesa si
alza.
È passato mezzogiorno, ma si sente come se fosse mattino presto; si fa
una doccia veloce, la barba, si veste e va a vedere se ci sono novità.
Appena esce dall'appartamento trova uno dei suoi colleghi, - sarà meglio
che passi dalla porta principale e salga sulla macchina con me -
- perché? -
- poi ti spiego -, e lo prende per un braccio.
Un attimo di terrore prende John, che crede abbiano deciso di eliminarlo;
non può fare altro che attenersi alle istruzioni e segue l'uomo.
Salgono in macchina, e si dirigono verso la periferia; il conducente gli
fa segno di non parlare.
Arrivati quasi al limite del territorio urbano, cominciano a percorrere
strade sempre più deserte, ripassando più volte dagli stessi incroci e voltando
il senso di marcia; poi, ad un tratto, si fermano e l'uomo apre il cofano della
macchina.
John sta immobile, ghiacciato dalla paura, ed osserva le sue mosse mentre
scompare dentro il motore.
- finalmente ho disinnescato la cimice che avevano messo -, dice risiedendosi al posto di guida, -
evidentemente la tua testimonianza non li ha convinti molto -, e ride.
- perché abbiamo fatto tutto questo giro? - chiede cercando di restare
con la voce calma.
- perché non potevo disinnescarla subito, si sarebbero insospettiti...
Tra queste case, invece, il segnale è molto confuso, perché sono strette..
Perdendo il collegamento a poco a poco non dovrebbero insospettirsi troppo.. -
- quando l'hanno messa? -
- questa notte, mentre un camion della nettezza urbana stava pulendo la
strada.. Un agente, vestito da spazzino si è avvicinato e l'ha buttata nel buco
dell'aria.. Per fortuna una macchina posteggiata nel pomeriggio ci aveva
insospettito, per cui eravamo all'erta.. Altrimenti non la avremmo mai
trovata.-.
- la macchina è ancora appostata? -
- no, perché pensavano di controllarci con la cimice.. Ma, visto che
adesso è fuori uso, credo manderanno un'altra pattuglia di controllo..-.
- allora sbrighiamoci, devo rientrare nell'ufficio prima che mi vedano..
Ci sono troppe cose da sistemare, e tutti i dati sono là.-
- ci metteremo solo qualche minuto -, e rimette in moto la macchina.
John non riesce a tranquillizzarsi, e preferisce rimanere in silenzio;
arrivato davanti all'entrata posteriore dell'edificio entra con un rapido
scatto.
Sale le scale rimanendo lontano dalle finestre, entra nello studio, dove
già altri uomini stanno parlando; - buongiorno -, e si siede.
- ho
controllato l'azienda -, interviene uno di loro, - ed ho ottenuto un po' di
dati -.
John non risponde, ma mostra attenzione; l'uomo si alza e apre una
cartella; - risulta essere una società, e la sigla non è altro che l'iniziale
dei soci fondatori, nonché soci accomandatari… anzi, per essere precisi Parson,
l'ultimo dei tre, è socio accomandante con deleghe di direzione della
società…-.
- cosa vuol
dire soci accomandatari? -, chiede uno dei presenti.
- Vuol dire
che rispondono illimitatamente ai debiti della società; in pratica, se la
società fa troppi debiti, possono andare in casa loro e prendere i mobili…
mentre il socio accomandante risponde solo della parte del suo investimento
nella società… se fallisce, perderà solo la sua quota e non verranno intaccati
i suoi beni personali..-.
- Che scopo
hanno queste persone a mettere in gioco tutto il loro patrimonio?-.
- Potere…
sono loro che hanno in mano tutto il potere, normalmente… ma non in questo
caso.. hanno lasciato in delega l'amministrazione a questo Parson…-
- Come mai?-
- Non si può
sapere… legami affettivi, di fiducia.. magari è il parente di uno di questi, o
l'amante.. comunque, è molto strano.. è come se gli avessero dato le chiavi di
casa con dentro tutti i gioielli, disposti a rischiare tutto… sono in mano sua..-.
- Hai avuto
notizie su questo Parson? -.
- No, non
ancora… fino ad adesso ho controllato solo nell'elenco dell'obitorio, per
vedere che qualcuno non fosse misteriosamente deceduto… risultano tutti in
vita…-.
- Questo vuol
dire che potrebbe essere una semplice società, un po' strana..-.
- Potrebbe…-.
- Gli
chiederò un appuntamento per oggi stesso -, li interrompe John,- così, se non
altro, lo vedrò in faccia..-.
- Verrò io
con te, dirò che sono il tuo rappresentante finanziario -, conclude quello
della relazione.
John fissa l'appuntamento per il tardo pomeriggio, e parla direttamente
con Parson, che si dimostra subito molto interessato al possibile affare; nel frattempo continua le ricerche per avere
un'idea sul capitale disponibile.
- continuiamo
a trovare nuovi conti -, dice uno degli uomini, - perché Brown aveva creato un
sistema ad incastro: entrando in alcuni dei principali si può accedere anche ad
altri, e così via; basta tenere aperto il collegamento con tutti, e automaticamente
viene trasmessa da ognuna una parte di codice che permette di aprirne altri;
sinceramente non si può avere idea di quanti possano essere realmente..
oltretutto non possiamo toccarli, perché un ingente movimento di contanti
metterebbe all'erta le autorità internazionali che, comunque, tengono sempre
sotto controllo i movimenti di liquidità, e sarebbe impossibile mascherarli..
ciò che possiamo fare adesso è una specie di immenso bilancio, un ipotetico
conto del denaro disponibile…poi, quando le acque si saranno calmate,
cercheremo di smobilitare i capitali..-
- dobbiamo
averne una parte in contanti, per pagare in anticipo e comprare i regali per i
clienti -.
- Per quello
non dovrebbero esserci problemi.. abbiamo molti liquidi, soprattutto in
gioielli ed oro, per i momenti di necessità.. -.
- Prima di
andare all'appuntamento, vorrei fare un giro dell'isolato per rendermi conto
della situazione… la polizia ci sta osservando, ma non credo sappia realmente
cosa sta succedendo, e potremmo essere anche controllati dal fantasma..-.
- Non credo
sia una buona idea -, ribatte uno dei presenti, - perché sarebbe come
confermare che abbiamo qualcosa da nascondere…soprattutto adesso che abbiamo
disattivato la loro cimice… per avere informazioni, basta chiedere… ricordati
che adesso lavori con i migliori, non sei più da solo in quell'angolo di
strada.. abbiamo uomini che controllano ogni centimetro del quartiere da qui
fino ai confini.. è il nostro territorio, e nessuno può entrare senza permesso…-.
- La polizia
lo fa…-.
- No, nemmeno
la polizia -, e si accende una
sigaretta con tono vittorioso, - perché se avesse voluto, sarebbe già entrata
qua dentro per un controllo.. ma hanno paura, perché sanno che siamo noi i più
forti.. fanno il loro lavoro per salvare la faccia, e sperano che non ci siano
troppi problemi… se succede qualcosa, coinvolgono l'opinione pubblica con
l'arresto di qualche pesce piccolo, che sconta anche la nostra pena.. è così
che gira il mondo.. -.
- Spera che
nessuno vada mai in prigione per te, perché se dovesse succedere, te la farò
scontare io -; un attimo di gelo cala nella stanza mentre i due si scambiano
uno sguardo calmo e deciso.
- Ragazzi,
non vi sembra di esagerare -, cerca di sdrammatizzare uno dei presenti, - John,
Tom, siamo tutti membri dello stesso equipaggio.. siamo pirati, e dobbiamo
affondare le altre navi, non ammutinarci… siamo in una tempesta, e solo con
l'aiuto dei tutti riusciremo ad uscirne.. per cui lasciate i vostri problemi
personali all'esterno di questa stanza, e
possibilmente rimandateli a quando tutto sarà finito..-.
-
Io non ho nessun problema -,conclude Tom; John non
risponde.
Cala la sera, e le prime ombre vestono la strada con la magia della
notte; nelle strade principali lunghe code di macchine vorrebbero solo trovare
lo spazio per correre a casa, mentre i primi lampioni si accendono.
John è seduto sulla scrivania dello studio, e aspetta nervosamente
l'appuntamento; gioca con un foglio, stracciandolo in piccoli pezzetti e
lanciandoli nel camino acceso.
Guarda l'orologio, si rimette la giacca e controlla che la sottile
cravatta sia ben allineata con la fila di bottoni della camicia; si sistema le
spalle e, in quel momento, due uomini aprono la porta ricordandogli l'ora; - mi
ricordo che ore sono.. siamo arrivati al dunque..-, ed esce dalla stanza.
Esce dal portone principale, e subito nota una macchina posteggiata in
fondo alla via, a qualche decina di metri; all'interno un uomo fa un leggero
movimento con il braccio destro, allungandolo verso il cruscotto.
- hai visto
l'agente, nella macchina all'angolo? -, chiede uno dei due uomini seduti sui
sedili anteriori.
- Sì…-.
- Ha fatto un
leggero movimento con il braccio destro.. è il segnalatore.. adesso sanno che
siamo usciti, e cominceranno a pedinarci… ogni due incroci circa cambieranno
unità, e cercheranno di non farsi notare… potrei anche scommettere che hanno
uomini appostati anche sui tetti delle case per controllare meglio i nostri
movimenti..-.
- Non
potrebbero aver messo delle spie nella macchina? -.
- No, è
rimasta sorvegliata tutto il tempo, e nessuno si è avvicinato… è pulita..-.
- Avete
notizie dei conti? -.
- Non ancora,
sono al lavoro.. ma dovrebbero darci i primi risultati in serata, al ritorno
dal colloquio..-.
- Non
portarci fino all'entrata, non voglio destare sospetti… ho con me una valigetta
piena di denaro, che userò solo nel caso veda che è non è una trappola e sia
palese la volontà di un traffico illecito.. altrimenti si tratterà solo di un
normale colloquio di lavoro.. -
- Stai
attento; non ci si può mai fidare degli spacciatori..-.
- Lo sono
stato anche io, e so come comportarmi.. lasciaci qui, se dovesse succedere
qualcosa premerò il tasto di chiamata automatica del telefono che ho in tasca..
se ricevi una telefonata, vuol dire che siamo in guai seri.. vieni e tiraci
fuori…-.
- Vi copro,
non ti preoccupare…se invece lo senti vibrare, e sono io, volate fuori, perché
vuol dire che sta per succedere un casino…-.
- Voleremo..-,
ed escono dalla macchina…
L'uomo che fa finta di essere il suo consulente lo segue, e i due si
fermano un secondo davanti alle porte del palazzo in cui lavora Parson; annunciano la loro presenza alla segretaria
e si siedono nella piccola sala d'attesa.
Un quadro impressionista attira l'attenzione di John, che per un attimo
quasi dimentica la ragione della visita; pochi secondi dopo la segretaria li
invita a seguirla nello studio.
Un arredamento bianco rende l'ambiente particolarmente freddo, e la grossa
scrivania in cristallo, posta sul lato destro rispetto all'entrata, rende
l'atmosfera ancora più impersonale; seduto c'è un uomo che sta parlando al
telefono, ma si affretta a concludere la conversazione e li accoglie.
È di media età, leggermente abbronzato e in forma; tiene in mano una
sottile sigaretta per darsi importanza, ma l'effetto che ottiene è esattamente
l'opposto.
- buongiorno, sono Parson.. Ma spero che non vi dispiaccia se ci diamo
del tu.. Odio trattare gli affari secondo l'etichetta.. Victor è molto
meglio..-.
- io sono John, e lui è il mio consulente finanziario..-, risponde
stringendogli la mano.
I tre si avvicinano alla scrivania, dove, sul lato opposto alla sedia di
Victor, un piccolo divano è sistemato per far accomodare gli ospiti.
- gradisci qualcosa da bere?.. Ho un bar molto rifornito..-.
- no grazie, -
- bene, vedo che siete motivati a parlare subito dell'affare.-
- non vorrei essere scortese, ma sono arrivato in città da poco, non
conosco quasi nessuno e non so quali sono gli usi nel trattare gli affari..-.
- beh, è semplice: si discute finché entrambe le parti non guadagnano
abbastanza..-.
- bene, siamo sulla stessa lunghezza d'onda..-
- mi hai detto che ti occupi di forniture..-
- esatto.. più che altro mi occupo di mediazione.. Cerco produttori,
clienti, e creo affari vantaggiosi per tutti.. In questo periodo ho notato una
notevole espansione del mercato delle macchine self-service, e credo sia un
campo ancora potenzialmente molto espandibile... Ovviamente, come in ogni altro
settore chi prima arriva..-
- hai ragione -, lo interrompe Victor, - la penso esattamente anche io
così.. Quando ho avviato questa attività, nessuno credeva che potesse essere
tanto redditizia.. Ma adesso tutti fanno la coda per lavorare con me..-.
- ..che tipo di contratti hai ? -
- generalmente sono gare d'appalto, soprattutto per quanto riguarda le
forniture pubbliche.. Poi, una volta avuto il primo contratto, non è difficile
rinnovarlo.. Basta avere gli amici giusti e non troppe pretese...-
- ormai tutto è politica...-.
- lo è sempre stata.. Solo che adesso lo è più palesemente..-
- posso offrirti la copertura per i rifornimenti di caffè e tutto il
necessario ad un ottimo prezzo.. Scontato, ovviamente, per l'inizio del
rapporto.. Se poi questa zona si dimostrerà abbastanza recettiva per il nostro
genere di mercato, inizieremo una politica di sviluppo.. Questo comporta una
potenziale ulteriore diminuzione dei prezzi in un immediato futuro,
trasformando l'iniziale sconto in prezzo fisso..-
- .siamo una città grossa; come mai vi presentate solo adesso?.. -
- perché solo grazie ad una politica logistica che abbiamo appena creato
riusciamo a rendere questo mercato possibile.. Prima era impensabile produrre
in africa o Sudamerica un prodotto, per essere lavorato in Asia e venduto sul
nostro mercato.. Troppe spese..-.
- ..ed adesso? -
- abbiamo ottenuto particolari convenzioni per incentivare il lavoro in
determinate zone, e molte barriere doganali sono state abbattute.. Unendo
questi fattori ad una possibilità di comunicazione a livello globale molto più
facile che in passato, ed una maggiore capacità di trasporto delle merci, sia a
livello di costi, che di garanzie e velocità, siamo riusciti a creare
mercato... E guadagnarci..-.
- ..in effetti, ora che ci penso, credo di aver sentito qualcosa a
riguardo..-.
- possibile.. il nostro gruppo compare spesso sulle riviste di
settore..-.
- può essere..-.
- queste sono alcune proposte di forniture, comprendenti anche i prezzi e
le potenzialità di mercato..-
- molto bene, li studierò con attenzione.. Ma sono sicuro che troveremo
un accordo.. I miei attuali fornitori si sentono in un regime di monopolio, e
devo sottostare alle loro regole.. Ma da adesso, con questa nuova opportunità,
cambieranno le carte in tavola..-.
- lo spero.. Poter penetrare un mercato ancora nuovo in maniera così
aggressiva e con investimenti già così alti permetterebbe una espansione molto
veloce..-
- mi hai detto che sei da poco in
città, e non conosci nessuno.. Domani sera darò una festa a casa mia.. Cosa ne
dici di essere mio ospite? -
John rimane un secondo in silenzio, indeciso sulla risposta; poi guarda
negli occhi Victor ed accetta l'invito
- sono sicuro che diventeremo ottimi amici -, e si alza a stringergli la
mano.
- lo spero anche io -, e anche John si alza.
Victor prende da un cassetto un suo biglietto da visita con l'indirizzo,
scrive sul retro un numero di telefono, - te lo scrivo in caso ne abbia
bisogno, perché non risulta sull'elenco .. Non voglio che qualche scocciatore
mi disturbi a casa -, e glie lo consegna.
John ringrazia ancora, saluta l'uomo ed esce dallo studio; il suo
accompagnatore, il finto consulente finanziario, non dice una parola per tutto
l'appuntamento, finché John, davanti alla porta, dice a Victor - se troverai il
contratto interessante, ritornerà il mio assistente a sistemare gli ultimi
particolari tecnici -, lasciandogli per qualche secondo presentare i vantaggi
dell'affare se concluso in valuta estera, a causa dell'elevata inflazione.
L'uomo, ancora più impressionato per la capacità tecnica dei due, cerca
di nascondere lo stupore e stringe loro di nuovo la mano.
Un veloce cenno con il capo per salutare la segretaria, che ricambia con
un sorriso, e rientrano nell'ascensore.
Usciti dall'edificio rimangono abbagliati dalla luce del sole, e devono
cercare la loro macchina per qualche secondo, prima di vederla posteggiata
sull'angolo del palazzo.
- cosa ne pensi? -
- non credo sia lui il fantasma -, risponde John.
- come mai? -
- è una sensazione.. Certo, sulla carta avrebbe tutte le credenziali, ma
non credo che sia così furbo da creare un gruppo così potente in così poco
tempo... Oppure è un bravo attore, e ci ha presi in giro..-.
- ma nessuno ha le sue possibilità di contatti...-
- è proprio questo che non quadra.. Forse vedendolo fuori dall'ufficio
riuscirò a farmi le idee più chiare..-.
- adesso però abbiamo un altro problema: se portiamo avanti questo
affare, dobbiamo cercare davvero la merce, i fornitori e tutto il resto..-.
- non credo sia necessario.. In ogni caso vorrei concludere questa
faccenda il prima possibile..-
- ma, a pensarci bene, tutta questa storia potrebbe anche essere
vantaggiosa per noi.. riuscire ad impiantare un commercio legale coprirebbe e
giustificherebbe molte delle nostre attività finanziarie.. soprattutto in
ambito internazionale..-.
-
ma vorrebbe dire uscire, seppure parzialmente,
dall'ombra.. smuovere le acque.. e il contrabbando non sempre è così facile.non
so quanto sarebbe rischioso..-.
-
non parlavo di contrabbando.. ma di riciclaggio di
denaro… i confini possono essere molto utili -
- credo sia opportuno esaminare questa eventualità con gli altri..-.
La conversazione viene interrotta perché arrivano sotto l'ufficio,
parcheggiano la macchina e, velocemente, scendono.
Dietro l'angolo, in fondo alla via, una macchina con dentro un uomo
osserva i loro movimenti; mentre scendono dalla macchina tutti lo notano, ma
fanno finta di niente ed entrano nell'edificio.
- hai visto
la volante? -
- sì -,
risponde John.
- Ci stanno
cominciando a stare stretti..-.
-
Probabilmente cercano prove, o scuse per controllare..-.
- ..ma non ci
faremo beccare..-.
- adesso il
problema della polizia non è rilevante.. finché si limitano a controllarci, non
possiamo fare nulla.. e abbiamo cose più importanti a cui pensare..-.
- dirò ad un
paio di ragazzi di tenerli sempre sott'occhio.. non vorrei che facessero retate
in momenti poco opportuni..-.
- perfetto
-, ed entra nello studio.
La stanza è libera, nessuno degli altri uomini è ancora arrivato; John si
siede su una sedia e si versa un bicchiere d'acqua; - dì a qualcuno di portare
anche qualcosa da mangiare, perché comincio ad aver fame -
- ottima
idea-, risponde il collega, - comincio ad avere anche io fame.. e dirò di
comunicare agli altri che siamo tornati, per il rapporto..-.
I due si prendono qualche minuto di libertà, chiudendo gli occhi o
stendendosi sul divanetto; alcuni secondi dopo arriva un ragazzo con un vassoio
pieno di panini, lo appoggia su un tavolino vicino all'entrata, ma nessuno dei
due si alza a prenderlo.
Gli altri uomini entrano quasi contemporaneamente, probabilmente reduci
da un'altra riunione, e si siedono sulle sedie davanti a John; l'ultimo chiude
la porta, e fino a quel momento nessuno dice niente.
Il silenzio viene spezzato da uno di loro, che freddamente chiede: - come
è andata? -, e prende da bere.
- l'incontro
è stato alquanto strano -, comincia John, - perché l'uomo in questione, pur
essendo sicuramente uno dei principali indiziati della nostra ricerca, non presenta
affatto le qualità necessarie per organizzare un gruppo come quello del
fantasma.. è un uomo d'affari, abbastanza deciso e pieno di sé, ma non credo
abbia la stoffa permettersi a trattare questo genere di affari.. sembra uno di
quelli che predilige la bassa
politica da sotto il tavolo, vantandosi
delle amicizie importanti e organizzando feste per apparire in pubblico.. non
certo uno disposto a passare la vita con un fucile puntato alla schiena.. cerca
di farsi spazio fra i suoi simili…-.
- Da ciò che
risulta, invece, non sembrerebbe..-.
- Dopo molte
ricerche -, li interrompe un terzo, - siamo giunti a conoscenza di particolari
della società gestita da Parson molto interessanti..-.
- Particolari
di cui non sono a conoscenza? -., chiede John.
- Esatto..
dopo una ricerca sui principali soci della società, nonché proprietari
dell'azienda, abbiamo scoperto che tutti, e dico tutti, non sono deceduti, ma
scomparsi misteriosamente nel raggio degli ultimi dieci anni..-.
- Scomparsi?
-.
- Chi si è avventurato in avventurosi viaggi,
chi è affondato con la propria barca, chi, semplicemente, è scomparso.. ma di
nessuno è rimasta traccia..-.
- come lo hai scoperto? -
- ho fatto una ricerca per scoprire se c'erano stati
ingenti spostamenti di capitali dai conti personali.. Normalmente è così che
Vengono in parte mascherati i traffici illeciti.. I conti personali vengono
tenuti meno sotto controllo di quelli delle aziende, e si possono distribuire
in diversi Paesi, rendendo praticamente impossibile la loro stima reale.. Dopo
un po', però, ho notato che da questi conti non risultavano operazioni correnti
da molto tempo.. Una ricerca tra le denunce nell'archivio della polizia, ed ho
trovato la spiegazione..-.
- molto ingegnoso.. Così, ad un primo livello di
controllo, sembra che la società sia perfettamente normale..-.
- .. Mi domando, a questo punto, quale sia il senso di
tutto questo -, interviene un altro, - perché questi vostri due rapporti creano
grosse incongruenze.. A meno che, cercando il nostro fantasma, non siamo
incappati in un altro caso di truffa, indipendente dal Nostro obiettivo -
- potrebbe essere solo una coincidenza, è vero, ma
potrebbe anche non esserlo..-, prosegue John, - ormai dobbiamo andare
avanti..-.
- io, invece, credo sarebbe meglio lasciare questa
strada e provarne un'altra -
- no, non sono d'accordo.. Se sparissimo adesso, dopo le
vantaggiose proposte che abbiamo fatto, creeremmo sicuramente perplessità e
curiosità.. Che porterebbe ad una indagine verso di noi.. D'altra parte, come
già ho avuto modo di affermare, rendersi in parte scoperti potrebbe risultare
un grosso pericolo per i nostri affari.. Ciò che credo si debba fare, è far
continuare l'affare, e poi trovare un modo per farlo fallire.. In questo modo
potremmo sparire senza destare sospetti..-.
- risulterebbe più facile per il nostro commercio, però,
se avessimo una copertura -, interviene l'uomo che ha interpretato il ruolo
dell'amministratore finanziario, - perché gonfiando i conti e sistemando i
bilanci potremmo far circolare molto denaro nero..-.
- signori, temo però che si stiano confondendo i due
problemi; anche se strettamente correlati, vorrei ricordarvi che uno riguarda
il fantasma, e l'altro l'assetto organizzativo futuro.. Credo sia più
importante focalizzare la nostra attenzione sul primo problema, rimandando il
secondo ad un, seppure immediato, futuro -.
- che carte abbiamo ancora da giocare con questo Parson?
-
- forse nessuna, o forse non sono state ancora nemmeno
distribuite..
-.. E chi le distribuisce? -
- chi prende prima il mazzo.. E dobbiamo essere noi a
prenderlo..-.
- non ci resta che aspettare fino alla festa, a questo
punto..-
- lì vedremo come stanno le cose.. Nel frattempo
dobbiamo continuare a cercare informazioni sulla società.. A proposito, quali
sono state le reazioni dei clienti, ai nostri regali? -.
- fino ad adesso abbiamo avuto solo qualche risposta, e
di soggetti non importanti.. Sono i clienti minori che si preoccupano di
rispondere subito, temendo di perdere l'aggancio.. Da quelli che contano,
invece, ancora nulla..-.
- se non
dovessero rispondere nei tempi previsti, fate un giro e sentite che voci
circolano.. Non vorrei facessero il doppio gioco..-.
-
rischieremmo di perdere tutto, se qualcuno cominciasse a dubitare di
noi.
- Pensiamo
solo al prossimo appuntamento; nel frattempo, continuiamo le ricerche. -
Sembra non passare mai il tempo, e l'attesa si fa sempre
più snervante; nell'ufficio un gelido silenzio viene rotto da intensi rumori di
oggetti che cadono dalle mani degli uomini che stanno giocherellando per scaricare la tensione.
John quasi si addormenta su un divano, ma viene
svegliato da un uomo che entra nella stanza all'improvviso; è chiaramente
sconvolto, e dal fiatone sembra abbia fatto una lunga corsa.
- presto, è successa una cosa terribile -, urla, - pochi
minuti fa..-
- calmati, e racconta -, lo interrompe uno dei presenti.
- una bomba.. È scoppiata pochi minuti fa.. È successo
il finimondo..-.
- una bomba? Dove? - chiede John alzandosi di scatto.
- dall'altra parte della città.. Durante uno scambio di
merce.. Ci sono state diverse vittime..-.
- adesso calmati e raccontaci cosa è successo..-.
- dovevamo consegnare della merce in regalo ad un
cliente, e era stato deciso un locale in centro.. Siamo arrivati, e come sempre
io ho aspettato fuori, in macchina.. Dentro c'erano poche persone.. Una decina,
direi.. Ed il cliente era già seduto ad un tavolo.. il mio compagno è entrato,
e si è seduto.. Pochi secondi dopo mi sono ritrovato steso sul sedile del
passeggero con i vetri del finestrino addosso.. Mi sono rialzato, e al posto
del locale c'era un buco pieno di fuoco.. Mentre cercavo di realizzare cosa
fosse successo, ho visto arrivare le prime persone in soccorso.. Allora sono
uscito dalla macchina ed ho cominciato a correre.. E sono venuto qui..-.
- hai fatto bene.. Qui sei al sicuro.. Mentre eri là,
hai mica visto qualcosa di sospetto? -.
- no, niente.. Eppure sto sempre attento, per paura di
poliziotti in borghese..-.
- lo sappiamo.. Non è colpa tua.. Ringrazia il cielo di
non essere entrato, o saresti morto anche tu..-.
- fatti dare un calmante, e poi fatti una bella
dormita.. Vedrai che poi ti sentirai meglio -, interviene un altro.
I passi dell'uomo rimbombano nella mente di tutti, e il
cuore ricomincia a scoppiare.
- non ci vuole dare tregua.. Ha deciso di eliminarci
subito..-.
- è logico-, risponde John, - deve colpirci subito, e in
maniera diretta.. Sa che se riusciamo ad organizzarci, possiamo diventare un
concorrente.. Così, invece, siamo in mano sua.. Proviamo a vedere se i
giornalisti sono già arrivati sul posto -, ed indica la televisione con un
leggero cenno del capo.
Uno degli uomini prende il telecomando e la accende,
girando un po' di canali prima di trovarne uno con un servizio in diretta.
Stanno riprendendo il luogo dell'attentato, ed una voce
sta cercando di dare le prime notizie.
- .. L'esplosione è avvenuta pochi minuti fa, proprio
mentre nel locale alcune persone stavano tranquillamente consumando..
Un'improvvisa esplosione, e poi tanto fumo, hanno detto i molti testimoni di
aver visto.. Dei presenti nel locale nessuno è sopravvissuto, ma non si sanno
con certezza né il numero, né l'identità delle vittime.. Vi terremo aggiornati
nelle prossime ore.. Non si sa il movente, né è ancora arrivata alcuna
rivendicazione da parte di gruppi terroristici.. L'unico indizio è un
testimone, che ha dichiarato di aver visto un uomo scappare subito dopo
l'esplosione.. Ma il suo identikit non è ancora stato so noto.. Sembra che gli
investigatori, però, siano già sulle sue tracce..-
- spegni, basta così -, dice uno degli uomini presenti
alla riunione, - credo possa bastare.. Signori, la situazione è drammatica..-.
- pensano che sia stato il nostro uomo a mettere la
bomba..-.
- e così, oltre che vittime, siamo anche gli accusati
della nostra fine -, continua John, -.. Dobbiamo assolutamente separarci da
lui, allontanarlo.. Sarebbe come tenere una bomba innescata sotto il cuscino..
Deve andare via subito, e sparire per sempre..-.
- lo porteremo in Sudamerica, dove abbiamo diversi
contatti.. Là ci penseranno loro a sistemarlo..-.
- fatelo
subito -, conclude.
- Quel
maledetto ci è alle costole.. come avrà fatto a sapere dello scambio? -.
- Potrebbe
essere stato informato dal cliente stesso, per esempio..-, continua John.
- Uno che ha
fatto il doppio gioco?.. questo vorrebbe dire che anche tutti i nostri attuali
clienti potrebbero essere suoi complici..-.
- Non è da
escludere, purtroppo.. sempre che non li abbia già fatti partecipi del nostro
fallimento.. noi offriamo loro uno, lui il doppio… loro prendono la nostra
parte e la sua, guadagnandosi un nuovo fornitore, merce gratuita e qualcuno che
dimostra di saperli proteggere… perché biasimarli? -.
- Perché sono
sempre stati nostri.. questo mercato è sempre stato nostro.. qui comandiamo
noi, e nessuno può permettersi di metterci i bastoni tra le ruote… -. Urla uno
- Questo è
stato il passato.. adesso la situazione è diversa..-.
Un altro uomo entra nella stanza, e senza aspettare che
la conversazione finisca, comincia: - ci sono troppe volanti della polizia da
queste parti.. non vorrei avessero fiutato qualcosa.. continuano a girare..
cosa facciamo?-
- hanno anche
il mio volto fresco.. possono entrare?
-.
- Possono
fare quello che vogliono.. se riescono a convincere il giudice, possono entrare
ovunque.. in pochi minuti..-.
- ..e forse
hanno già il permesso di irruzione, e stanno solo aspettando il momento giusto
o rinforzi..-.
- prendete
tutto il necessario, i dati e i conti.. fate sparire qualsiasi prova, e poi
scompariamo.. -.
- Ormai
questo posto è troppo sotto gli occhi di tutti..-.
- In meno di
venti minuti quest'appartamento sarà pulito, garantisco io.. -, interviene uno
dei presenti, - metto all'opera tutti gli uomini disponibili… voi, nel
frattempo, lasciate questo quartiere.. più restate, più il pericolo
aumenterà..-.
- Ha ragione,
andiamocene-, e guarda John.
- vi faremo
sapere dove andremo, e ci raggiungerete...-.
Una fila di persone esce di fretta dall'ufficio, e
scende per le scale; uno di loro chiama una macchina con il telefono portatile,
e si fermano dietro il portone dell'entrata secondaria.
- sarebbe meglio se non uscissimo tutti insieme, e sulla
stessa auto.. sicuramente ci stanno osservando, e ci seguirebbero -, continua
quello che ha parlato al telefono, - ci divideremo in tre gruppi, e usciremo a
pochi minuti di distanza.. -.
- dove andiamo? -, chiede John.
- c'è un piccolo albergo, il cui proprietario è un
nostro cliente, che potrebbe andare bene. più volte ha dimostrato di voler
entrare nel nostro giro, e adesso potrebbe essere utile.. Cosa ne dite? -.
- ha già ricevuto merce in regalo? -.
- sì..-.
- come ha reagito? -.
- è stato uno di quelli che ha risposto-
- potrebbe fare anche lui il doppio gioco..-.
- non credo.. Ma sarà meglio rimanere comunque con gli
occhi aperti..-.
Il primo gruppo sale sulla macchina appena arrivata
davanti all'entrata, e parte subito; sul sedile posteriore, tra John e il suo
finto consulente finanziario, c'è quello che tiene, appoggiata sulle gambe, la
valigetta contenente i codici dei conti correnti.
La macchina si muove nel traffico rapidamente, ma senza
attirare troppo l'attenzione; ad ogni incrocio aspetta l'ultimo momento per
girare, e sta compiendo un giro molto intricato per cercare di far perdere le
proprie tracce ad eventuali inseguitori.
- non ho fatto in tempo a parlarne durante la riunione
-, comincia quello seduto al centro, - ma il gruppo di ricerca ha fatto
importanti scoperte per quel che riguarda il giro d'affari di Brown -.
- riguardo cosa? -.
- seguendo i percorsi dei soldi, siamo riusciti a
scoprire che i flussi convergono tutti verso una unica banca, situata in un
paradiso fiscale.. Arrivati lì, però, spariscono, perché non è possibile
accedervi in via telematica..-.
- .. Come si può fare? -.
- andando là fisicamente, credo..-.
- allora ci penseremo poi..-.
Le strade che stanno percorrendo sono buie, silenziose e
poco trafficate; la macchina perfettamente lucida non può passare inosservata,
per cui John suggerisce: - se proseguiamo con questa macchina verremo notati
subito: è come andare in giro di notte con un faro.. È molto distante
l'albergo? -.
- solo qualche isolato..-.
- allora proseguiamo a piedi.. Avremo più
possibilità..-.
- sei sicuro che non sia rischioso? -
- avete notato se qualcuno ci ha seguito? -
- no, nessuno -, risponde il conducente.
- allora non dovremmo avere problemi..-.
- forse hai ragione.. Accosta - dice l'uomo sedutogli
vicino.
La macchina si ferma ad un incrocio e, usando la stessa
tattica di prima, scendono i tre uomini seduti posteriormente; - ci vediamo là
fra pochi minuti.. Arriveranno contemporaneamente anche gli altri.. Avvertiteli
che noi siamo a piedi.. Non vorrei che pensassero che qualcosa è andato storto,
se ci dovessero vedere camminare -.
- non ti preoccupare, li avverto io -, conclude l'uomo
chiudendo la portiera mentre la macchina riparte.
I tre uomini cominciano a percorrere un grosso
marciapiede rovinato, mentre i pochi passanti notano i vestiti troppo eleganti
per essere abitanti del luogo; quello con la valigetta dei codici la stringe
sempre più a sé, rimanendo sempre tra gli altri due.
John è forse quello che si sente meno a disagio, essendo
uscito da poco dal giro della strada, e non guarda nessuno con sospetto; solo
quando si ricorda del contenuto della valigetta si avvicina al collega.
I passi segnati dalle suole in cuoio riempiono la
strada, e ad ogni angolo che incrociano sperano di trovare una insegna
luminosa, o qualche particolare che indichi l'albergo.
Ad un tratto il terzo uomo si ferma e suona ad un
campanello; John e quello con i codici percorrono diversi passi prima di
accorgersene.
- siamo arrivati.. Questo è il posto .-.
- questo? -
- non possiamo certo fare entrate trionfali... Ma
tornerà il giorno in cui le faremo..-.
- ..sicuro..-, conclude quello vicino a John.
Qualcuno risponde al citofono, ma senza dire nulla apre
il portone e riappende; i tre entrano, controllando per l'ultima volta di non
essere seguiti.
Percorrono uno stretto corridoio, molto simile a quelli
delle cantine, e fanno fatica a passare tre le casse piene di scatolette di
cibo e lattine di birra; un gatto che salta fuori all'improvviso quasi provoca
loro un infarto, ma poi arrivano ad una porta dietro cui sembra esserci più
luce.
- stiamo per entrare nell'atrio dell'albergo; se dovesse
esserci qualcuno, voi non incrociate mai il suo sguardo, e seguitemi..-; John e
il collega fanno un gesto con il capo, e poi aprono la porta.
Si ritrovano dietro ad un vecchio bancone, quasi
completamente inciso con penne e taglierini, appoggiato sopra una piattaforma
di legno scricchiolante.
L'arredamento del locale è terribilmente vecchio e
rovinato, e le tende, oltre che essere sporche, sono bucate da bruciature di
sigarette; nell'aria un terribile odore di umidità e muffa rende quasi
impossibile la respirazione, e dalle finestre entra soltanto u filo di luce.
Sul bancone una grossa lampada illumina il registro, e
vicino una televisione in bianco e nero sta trasmettendo le ultime notizie;
nella sala ci sono sette persone, e tutti si voltano a guardare i tre mentre
entrano.
Alle loro spalle compare un vecchio, che da al primo la
chiave di una stanza, senza dire nulla; John e quello con la valigetta seguono
il primo che si avvia con sicurezza per le scale.
Anche questi gradini scricchiolano ad ogni passo, mentre
restano sotto gli sguardi di tutti; solo un ragazzo accenna un saluto, ma
nessuno risponde.
La porta della stanza è vecchia, e a John viene subito
in mente quella di casa sua; per un secondo dimentica il vortice dentro cui è
caduto, ed un leggero sorriso sfiora le sue labbra.
- speriamo che non ci sia bisogno di una porta
resistente per le irruzioni, altrimenti siamo nei guai -, dice l'uomo mentre la
apre, sorridendo.
I tre entrano, e il grosso letto matrimoniale che occupa
quasi tutto lo spazio disponibile attira subito la loro attenzione; - credo
staremo un po' strettini qua sopra, questa
notte -, dice quello con la valigetta, credendo di essere simpatico; i due
non rispondono e fanno finta di niente.
Sotto la piccola finestra, da cui entra la luce, c'è un
vecchio divano sfondato, ricoperto da un lenzuolo per coprire i buchi; - questo
sarà il terzo letto.. Faremo i turni -, dice i
primo entrato
sedendosi sopra.
Sull'altra parete, vicino alla porta del bagno, una
piccola scrivania ed una sedia con lo schienale rotto sono gli unici posti su
cui lavorare; viene appoggiata lì la valigetta, e sulla sedia una giacca.
Il bagno è molto piccolo, di quelli in cui la doccia
sovrasta tutto, e le ceramiche sono giallastre; due asciugamani di diverse
dimensioni sono l'unica traccia che qualcuno l'ha pulito.
La finestra si affaccia sulla strada, proprio sopra
l'entrata principale, ed uno spesso cornicione viene subito identificato come
ottima possibile via di fuga, in caso di pericolo; la strada sembra tranquilla,
e dopo aver controllato per l'ultima volta eventuali inseguitori, chiudono i
vetri, facendo cadere per terra briciole di stucco secco della finestra.
- Proviamo a telefonare agli altri, per sapere dove sono
-, propone quello con la valigetta, e ccerca il suo telefono; in quel momento,
però, qualcuno bussa alla porta.
Quello vicino alla finestra si mette dietro la porta e
estrae la pistola, mentre John va ad aprire; - sono Ronald -, dice.
- è il proprietario dell'albergo -, dice da dietro alla
porta rimettendo nella fodera la pistola.
Entra il vecchio che aveva dato che chiavi, e stringendo
la mano ai tre da un rapido sguardo all'ambiente.
- vedo che non vi siete ancora sistemati.. Spero che la
stanza sia di vostro gradimento.. Certo, non è un gran hotel, ma nessuno dei
clienti si è mai lamentato.. Se c'è qualcosa che posso fare per voi, non
esitate a chiederlo..-.
- no, grazie, per il momento va bene così.. Ma se ci
servisse qualcosa, glie lo faremo sapere..-.
- benissimo.. Ho fatto preparare altre tre stanze per i
vostri colleghi.. Sono proprio quelle qui di fianco.. Le altre del piano sono
libere, perché ho pensato avreste preferito un po' di privacy..-.
- grazie, è molto gentile.. È arrivato qualcun altro? -.
- no, non ancora.. Voi siete i primi..-.
- può avvertirci quando arriveranno? -
- certo, non c'è problema.. È un piacere avervi come
ospiti -, ed esce dalla stanza.
John si avvicina alla porta e ascolta i passi che, a
poco a poco, si allontanano; solo dopo qualche secondo dice - va bene, adesso
si è allontanato -.
- non risponde nessuno -, dice quello al telefono.
- speriamo non sia successo nulla.. Magari semplicemente
non sentono lo squillo..-.
- ho una brutta sensazione -, dice John camminando
nervosamente per la stanza, - non vorrei che li avessero beccati -.
- provo a fare una telefonata ad uno dei nostri
satelliti.. Vive davanti all'ufficio e deve solo guardare dalla finestra per
vedere la situazione -.
I secondi di attesa sembrano non finire mai, e l' - ho
capito - che chiude la breve conversazione gela il sangue.
- una retata -, dice appena spento il telefono. - li
hanno presi tutti.. Stanno praticamente demolendo l'ufficio per perquisirlo.. È
finita -, e si siede sul letto.
John continua a camminare, e - devono essere entrati
appena siamo scappati.. nemmeno le altre macchine si sono allontanate? -.
- sembra di no, ma non può vedere il retro da cui siamo
usciti, e non ne ha la certezza.. Ma se non arrivano entro pochi minuti, vuol
dire che li hanno presi..-.
- dobbiamo andarcene anche da qua, scomparire
definitivamente per un po'.. Ormai non abbiamo più armi per combattere il
fantasma..-.
- ma se ce ne andiamo adesso, perderemo per sempre tutti
i pochi clienti che ci sono rimasti, e avrà vinto lui..-.
- mi sembra che, vista la situazione, oggettivamente
questa battaglia sia sua.. Ma non abbiamo ancora alzato bandiera bianca..-.
- dove potremmo andare? -
- possiamo procurarci dei passaporti falsi? -.
- certo, basta pagare..-.
- l'unico posto sicuro, ormai, è vicino ai conti
correnti.. Se riescono a far sparire il denaro, sono sicuro che, per il giusto
prezzo, riusciranno a far sparire anche noi..-.
- non credo ci resti molta scelta..-.
- no, non credo -, conclude quello seduto sul letto.
Bastano poche telefonate e viene sistemata la
commissione per i documenti falsi; la consegna e il relativo pagamento avverrà
la sera stessa; passano i minuti e la speranza di vedere qualcuno arrivare
diventa sempre più remota.
Bussano di nuovo alla porta, ed è ancora il vecchio; -
volevo sapere se era gradito qualcosa da mangiare o da bere -
- no, grazie, siamo a posto così..-.
- volevo anche chiedere se le stanze che avevo riservato
potevano risultare utili a qualche altro vostro collega, perché credo che
quelli che stavamo attendendo rinunceranno alla prenotazione..-.
- le voci corrono in fretta, eh? -, chiede John con aria
di sfida.
- in fondo questa grande città è come un piccolo
paese..-, e sogghigna.
- no, credo che questa stanza andrà benissimo, e già che
è qua, vorrei anticiparle i primi quindici giorni della nostra permanenza..-.
- no, figuratevi.. Siete clienti fidati, e non ho
bisogno di anticipi.-.
- è un piacere, per ringraziarvi della gentilezza che ha
dimostrato nei nostri confronti -e l'uomo che per primo era entrato nella
stanza gli mette in mano una mazzetta di banconote.
L'uomo esce di nuovo dalla stanza, fiero dell'affare che
ha appena concluso; dentro la tensione resta altissima.
- quando potremo avere i passaporti in mano? -
- questa notte.. Domani, al più presto..-.
- prenota l'aereo per domani mattina.. Partiremo per il
paradiso fiscale ..-.
- ..e nel frattempo? -
- questa sera c'è la festa di Parson, e voglio essere
presente.. Magari è lì la chiave di tutto..-.
- bisogna stare attenti.. Potrebbero bloccarci il volo,
per affondarci definitivamente .-.
- paga bene il
falsario.. È lui l'unico che può fare la soffiata..-..
- non ti preoccupare per il viaggio, a quello penso io.
Vai a prendere dei vestiti puliti, per stasera.. e stai attento a non farti
beccare... Credo che ormai ci seguano a vista..-.
- forse..
ma ricordati che sono stato spacciatore.. non farmi beccare era una delle mie
specialità..-.
- non
con loro… ricordati che non hai più a che fare con stanchi poliziotti sotto
pagati..-.
- ci
vediamo questa notte, al mio ritorno..
voi, nel frattempo, completate il quadro dei conti correnti..-, ed esce dalla
stanza.
Scende saltando sui gradini della vecchia scala, si
avvicina al proprietario, dietro al bancone nell'entrata a pian terreno, e: -
scusi, qual è l'entrata per il rifornimento della cucina? -.
- Vuole uscire senza dare nell'occhio, eh?.. entri in
quella porta, lì c'è la cucina.. sul retro c'è l'uscita che sta cercando.. e se
vuole, appeso c'è anche un grembiule bianco da lavapiatti.. se si spettina un
po’, potrebbe anche non farsi riconoscere..-
- grazie
per l'informazione -, e si allontana.
- Sono
dietro l'angolo vicino all'uscita principale.. se svolta a destra subito, non
li incontrerà-, conclude piegandosi dietro al bancone facendo finta di cercare
una penna; John lo ringrazia con un cenno della testa mentre apre la porta
della cucina.
Infila in grembiule, e sotto gli occhi attenti dei
cuochi esce dall'albergo seguendo le indicazioni del vecchio; poco dopo si
trova a camminare tranquillamente per la strada senza essere pedinato.
Controlla le spalle allungando la coda dell'occhio nel
riflesso delle vetrine, e prima di ogni incrocio entra in un negozio per poter
osservare la situazione della strada più tranquillamente; dopo quasi mezz'ora
di cammino entra in un emporio dove decine di abiti da sera sono appesi, e tre
commessi eleganti vengono ad accoglierlo.
All'inizio viene trattato distrattamente, anche a causa
dell'abbigliamento rovinato e sporco, ma appena mostra la carta di credito
diventa il cliente più corteggiato di tutto il negozio: impiega quasi due ore a
scegliere vestito, scarpe e tutto il necessario per la serata.
Si sistema anche barba e capelli, poi si veste e si
avvia verso la festa; prende un taxi e cerca di rimanere nascosto il più
possibile senza dare nell'occhio; si fa lasciare a qualche isolato dalla casa,
scende e comincia a percorrere gli ultimi metri.
Il muro del giardino che separa la proprietà privata da
quella pubblica è in calce bianca, alto poco più di due metri, ma solo un
osservatore esperto riuscirebbe a notare il sottilissimo fascio di raggi che
segnalerebbe l'entrata anche solo di una mosca;- qui certo non si entra..
scommetto che ci sono guardie armate che non aspettano altro che sfogare le
proprie frustrazioni su qualche ladro -, e sorridendo arriva davanti
all'entrata.
Non è il primo, e si è formata una piccola coda di
ospiti in attesa di mostrare il proprio invito; bastano pochi minuti e una
ragazza con un lungo spacco lo accompagna mostrandogli i saloni della casa.
- sono
certa che si divertirà molto questa sera; se avesse bisogno di qualsiasi cosa,
non esiti a domandarlo - sono le parole con cui lo lascia nel giardino, per
andare a prendere altri ospiti.
Come l'ufficio, anche la casa è arredata in maniera
molto fredda, con pesanti ostentazioni di ricchezza e spreco e un comune
cattivo gusto.
Nella piscina alcune persone stanno nuotando, ma
sembrano più interessate a mostrare il fisico perfettamente palestrato e
abbronzato, più che a fare il bagno; in un angolo diversi uomini stanno
discutendo, probabilmente di affari, mentre sorseggiano whisky e altri
alcolici; ovunque si respira un'aria di falsa allegria, creata da sorrisi che
nascono solo per convenienza.
- ciao,
sei appena arrivato in città -, gli chiede un ragazzo che gli appare dalle
spalle.
- Sì, da
qualche giorno..-.
- Come
mai sei qua? .. sei parente del nostro grande magnate?-.
- No,
sono in affari con lui..-.
- ..come
quasi tutti qua dentro, del resto..-.
- .e
tu?-.
- anche
io lavoro con lui.. importo materie chimiche..-.
- ..e
che vendi solo a lui..-.
- eh
sì.. se dovesse cambiare idea da un giorno all'altro, qui molta gente
fallirebbe.. per molti è l'unico cliente -
In quel momento il telefono di John comincia a suonare,
ed un brivido gli percorre la schiena; con uno scatto lo prende ed apre il
portello dell'auricolare mentre lo avvicina all'orecchio.
- dobbiamo
andare, ci marcano troppo stretto.. ho paura che la polizia stia cercando di
incastrarci.. dobbiamo andare.. adesso.. prendi il primo mezzo che vedi e
raggiungici all'aeroporto.. ci vediamo là..-, e riappende.
John si avvia verso l'uscita quasi correndo, e incontra
la ragazza che lo aveva accompagnato;- deve già andare via? È successo
qualcosa? -.
- no,
solo un piccolo contrattempo sul lavoro, al quale però devo pensare subito.. se
riesco a fare in fretta, conto di tornare per la fine della festa..-.
- ci
conto, a dopo -, e si allontana con i nuovi ospiti che sta accompagnando.
Arriva nel piazzale dietro la villa, dove sono
posteggiate molte auto; un ragazzo si avvicina a lui e gli chiede: - deve
ritirare la sua macchina? -.
- sì, la
Mercedes nera posteggiata nell'angolo -, risponde deciso.
- prendo
le chiavi e glie la porto -, risponde il ragazzo.
- No
grazie, dammi solo le chiavi.. ho una certa fretta, e vorrei andare subito -
- Va
bene, eccole qua, allora -, e gli da un mazzo di chiavi.
- Tanto,
il proprietario della macchina è all'interno della festa, e non si accorgerà
del furto entro le prossime tre, quattro ore.. ed allora spero di essere già al
sicuro.. -,pensa mentre si avvicina al mezzo,
- speriamo solo non ci siano antifurti a codice o nascosti, perché mi
scoprirebbero subito -, e si ferma davanti alla portiera.
Preme il pulsante di apertura sul telecomando attaccato
al mazzo di chiavi, e le serrature si aprono; lentamente apre la macchina e si
siede all'interno; passa qualche secondo a studiare l'interno, per trovare un
altro possibile quadrante in cui inserire la chiave o qualche codice, poi
decide di provare ad accendere il motore..- o la va, o la spacca -, pensa
mentre gira la chiave.
La macchina non ha altri sistemi di sicurezza, e parte
senza problemi; John passa davanti al ragazzo che gli aveva dato la chiave
sorridendo, per non destare sospetti, ma sente le gambe tremare.
L'aeroporto è abbastanza lontano dalla città, costruito
originariamente come porto commerciale, più che turistico; solo negli ultimi
anni diversi terminal sono stati adibiti ad aerei per il trasporto passeggeri.
Durante le code e i semafori vorrebbe provare a
telefonare, poi il dubbio che la linea possa essere controllata glielo
impedisce; continua a pensare alla voce terrorizzata che gli ha dato
l'appuntamento, e spera di trovare qualcuno - speriamo non succeda come quando
siamo fuggiti in albergo -, pensa.
- devo
solo fermarmi per qualche minuto, per ritirare un biglietto -, dice al custode
del garage in cui lascia la macchina -, potrebbe darle un occhio lei? -, e gli
da una banconota.
- Volentieri
-, risponde il custode uscendo dal suo posto, - non la perderò di vista un
secondo..-.
- Ecco
le chiavi, in caso di necessità.. -, e esce.
Il custode, dopo un primo attimo di stupore, entra nella
macchina e la posteggia proprio all'entrata del garage; nel frattempo John
corre per i lunghi corridoi che portano nel cuore dell'aeroporto.
Vede il gruppo di uomini davanti alla vetrina di un
negozio, si avvicina e cominciano a camminare verso l'entrata dell'aereo.
- siete
solo in due: dove sono gli altri? -
- non
c'è più nessuno.. solo noi possiamo rischiare il viaggio..-.
- verso
dove? Non lo so ancora..-
- hai
presente la Florida?.. poco più in là..
- come
ci arriviamo? -
- questo
è il tuo nuovo passaporto -, dice infilandogli in tasca il documento, - non è
falsificato, è originale.. lo abbiamo comprato da uno che ne denuncerà la
scomparsa fra un paio di giorni.. così, se per qualche motivo dovessero
controllarti l'identità, risulterai un onesto cittadino incensurato.. e sui
terminali non compare la foto, che ovviamente è stata modificata..-
- i
codici? -
- li
abbiamo nella borsa.. domani, in Florida, all'aeroporto ritireremo la nostra
nuova identità, che ci permetterà di concludere il viaggio.. per il ritorno,
non credo ci siano problemi..-.
- perfetto..-
- come
hai fatto a raggiungerci così in fretta? Pensavamo saresti arrivato molto più
tardi..-
- ho
preso in prestito una macchina, che poi ho regalato al posteggiatore
dell'aeroporto.. ma non credo se ne accorgeranno prima di qualche ora..-.
- l'hai
presa alla festa? -
- sì..-.
I tre sbrigano tranquillamente le pratiche per accedere
all'entrata dell'aereo e, essendo arrivati in anticipo, si permettono anche il
lusso di sedersi a guardare la televisione; in verità John si è sistemato alle
spalle di un poliziotto, in modo da ascoltare eventuali segnalazioni della
macchina che ha appena rubato.
Appena il suo volo viene chiamato, si alza lentamente e
si avvicina ai compagni; un lungo sospiro di sollievo gli fa chiudere gli occhi
nel momento in cui le ruote si staccano da terra: il passato è concluso.
Anche se non dovesse riuscire a concludere alcun affare
e perdesse tutti i clienti, sa, in quei conti correnti troverà tanti di quei
soldi da vivere nel lusso per tutta la vita. Soldi per tutti, tranquillamente.
Ed il resto è solo passato.
Dall'U.S.A. today - tragica esplosione di un
aereo di linea in partenza dall'aeroporto di Miami.sono ancora ignote le cause.
Il calcolo approssimativo delle vittime è centocinquanta, ma non sono stati
ancora comunicati i nomi. I resti dell'aereo sono finiti in mare, trascinando
sul fondo anche la maggior parte dei corpi. Testimoni dicono di aver visto un
serbatoio prendere fuoco. È stata aperta un'inchiesta.
- misteriosa sparizione di un
ricco imprenditore di nome Parson. Sembra sia stato visto l'ultima volta
durante un ricevimento tenuto nella sua villa. Gli investigatori stanno
cercando tracce studiando gli archivi delle sue società. Sembra abbiano trovato
particolari interessanti.
3
-
perfetto, tutto è andato secondo i piani -, dice John
chiudendo la pagina del giornale.
-
Sinceramente non credo ancora che sia vero -, ribatte
uno degli uomini.
-
L'organizzazione e la professionalità con cui hanno
operato è stata semplicemente perfetta -.
-
Buongiorno signori, tutto a posto? -, chiede un uomo entrando nella stanza.
-
Certo Darrill, tutto bene -, risponde John alzandosi.
Sistema il lungo ciuffo di capelli brizzolati
prima di stringere la mano al nuovo amico d'oltreoceano, - tutto a posto,
grazie a te -, conclude l'ex spacciatore.
Gli ultimi giorni per il gruppo in fuga
dall'America sono stati molto intensi, e soltanto adesso, nel calore e nell'accoglienza di questa reggia
ai confini del mondo si sentono tranquilli.
Appena partiti dall'aeroporto, infatti, il pilota
del velivolo aveva annunciato un falso guasto ai motori, e cominciato a perdere
quota. Tutto ciò che è avvenuto dopo può essere paragonato alla scena di un
film.
L'aereo dopo aver annunciato la caduta alla torre
era ammarato dolcemente in un punto preciso dell'oceano, dove due imbarcazioni
erano in attesa. Le sorprendenti tecnologie avevano fatto sì che i radar di
tutto il mondo vedessero precipitare, e poi perdersi nelle acque, il velivolo,
mentre sulla più grande delle due navi un bicchiere di vino veniva offerto ai
nuovi ospiti.
Cento persone, intenzionate a sparire dalla
faccia della terra, godevano il sole della nuova libertà. Chi per sfuggire ai
debiti, chi alla famiglia, chi alla noia.. senza badare al prezzo, per
raggiungere lo scopo.
Il tragitto in mare era durato due giorni, trascorsi dalla maggior parte delle persone
a riposare, pensare o , semplicemente, divertirsi facendo il bagno o prendendo
il sole. John e i colleghi avevano passato interminabili ore a discutere sul
futuro assetto dell'organizzazione, sul volto del fantasma e sui ruoli. Anche
se il volto non era stato ancora scoperto, l'assetto dell'organizzazione e
tutte le altre decisioni erano state prese. L'unico ancora in dubbio sul futuro
era proprio John, indeciso tra la tranquillità di una semplice vita e il
pericolo della carriera che gli si stava aprendo. Aveva bisogno di tempo, ma
per il momento preferiva rimanere concentrato soltanto sul futuro prossimo.
Arrivati su un isola agli ospiti della barca
erano stati consegnati documenti falsi, un catalogo della propria storia falsa,
carte di credito e indirizzi cui rivolgersi in caso di necessità. Molti
avrebbero reso la via del Sudamerica o dell'Asia. Qualcuno sarebbe fuggito su
qualche atollo dimenticato del mondo. Solo due, in fuga dai debitori, avevano
l'aria di chi non avrebbe visto un altro Natale.
L'ex spacciatore e di suoi avevano continuato il
viaggio a bordo di un'altra barca, un ex peschereccio trasformato in corriere.
Viaggiavano ad una velocità inferiore della metà di quella tenuta regolarmente
dalla prima imbarcazione, e le cabine erano molto più piccole e scomode.
Ovviamente nessuno si lamentò nemmeno una volta per la precarietà della situazione.
Tutti erano consci del rischio che questo viaggio comportava, e ognuno cercava
di sbrigarsela il meglio possibile. Arrivati a destinazione - una piccola isola
sperduta in mezzo all'Oceano, di cui il novanta per cento degli uomini ignora
anche il nome -, un uomo li aveva accolti, e da allora si occupava di loro.
Darrill era molto più di un semplice direttore
d'albergo: nelle sue stanze venivano discussi affari per centinaia di milioni
di dollari, e spesso era durante le cene che organizzava che questi accordi
nascevano. Ognuno degli ospiti sapeva di contare di lui, e spesso enormi mance erano il ringraziamento per il suo
lavoro extra. Era perfettamente a conoscenza della situazione dei suoi ospiti,
ma sembrava non toccarlo minimamente; nelle casseforti della banca adiacente
all'albergo c'era abbastanza denaro a cui potevano accedere da assicurare una
rendita nella suite per il resto della vita a centinaia di persone. E nessuna
autorità straniera avrebbe mai potuto toccarli. - siete in un gigante salvadanaio,
di cui le autorità mondiali non hanno le chiavi. Sanno che siete qua, ma non
possono aprirlo -, diceva sempre ridendo. Nessuno sapeva cosa pensasse
veramente delle persone, perché sotto quel sorriso a volte falso, a volte vero
nascondeva sempre un'aurea di mistero. Essere amico di tutti e di nessuno era
il suo vero mestiere.
-
tutto bene, miei nuovi ospiti? -, chiede passeggiando
per la piscina.
-
Come vanno gli affari, oggi..? -, chiede John.
-
Discretamente… al limite della sopravvivenza.. ma
bisogna pur tirare avanti -, e scoppia a ridere.
-
Ragazzi, si è fatto tardi. Tra un'ora abbiamo il primo
appuntamento in banca, e dobbiamo riunirci prima. Tra cinque minuti nel salone
riunioni.. è libero? -.
-
Certo.. per voi è sempre libero.. farò sistemare delle
bevande -
-
Non ti preoccupare.. sarà una riunione veloce.. giusto
per chiarire alcuni concetti..-.
-
Come volete.. io ve li faccio portare lo stesso.. poi
decidete voi se bere oppure no -.
Gli uomini si alzano quasi simultaneamente e si
dirigono verso l'ascensore; attraversano il grande atrio costeggiando la
cascata che riproduce un angolo di foresta tropicale, e si fermano davanti alle
porte automatiche.
Un ragazzo li fa entrare e preme il pulsante,
sapendo il numero dei piani in cui dovrà fermarsi. Con un largo sorriso saluta
gli ospiti, aspettando una mancia ad ogni apertura di porte. Puntuali, gli
uomini sono riuniti nella sala.
-
tra pochi minuti avremo davanti, per la prima volta, il
nostro patrimonio. Finalmente. -
-
non credo che Brown lo abbia mai visto tutto insieme..
credo mandasse qui pezzo per pezzo -., lo interrompe uno dei presenti.
-
Secondo me, invece, lo ha visto.. ogni tanto faceva dei
viaggi sospetti, e credo venisse qui.. un paio di volte si è quasi tradito -
conclude un altro.
-
Comunque, credo che sommando il denaro liquido ai
valori, potremo contare su un grande capitale da cui ripartire -, riprende
John.
-
Sono sicuro che troveremo ricettatori felici di comprare
qualche pezzo di valore della collezione di quadri di Brown, e potremo contare
su molti più capitali smobilizzati -.
-
A questo punto credo sia importante riuscire ad avere
una giusta visione della nostra potenza, presente e potenziale..-.
-
Non sarà facile valutare il patrimonio.. alcuni ci
mettono anni .-.
-
Abbiamo pochi giorni, e non avremo sempre a disposizione
la cassaforte. Dovremo dare un occhio e farci un'idea a grandi linee.. poi
qualcuno resterà qua a gestire il patrimonio e catalogarlo -.
-
Dopo.. adesso dobbiamo riconquistarci il territorio -,
interviene un altro.
-
Una volta tornati, dovremo riagganciare i contatti con
tutti..fornitori, clienti, uomini…dobbiamo uscire dal temporaneo isolamento -.
-
Appena vedranno i soldi, vedrai che saranno loro a
buttarsi su di noi..-.
-
È vero, ma dovremo stare attenti…. Al nostro ritorno
saremo ufficialmente morti… un vantaggio, ma dovremo saperlo gestire. -.
-
Se nessuno ti cerca più, nessuno ti trova..-
-
Non è sempre detto.. ma occupiamoci della banca. Ci
serve qualcuno che prenda il controllo
dei conti -.
-
Lo farò io -, dice un uomo seduto sul fondo del tavolo.
-
Mike sei sicuro di volerti prendere questa
responsabilità? - gli chiede John,- al nostro ritorno rimarrai qui da solo -.
-
Non me ne frega niente di tornare. Preferisco rimanere
qui. -.
-
Come vuoi… allora d'accordo. -
Un tunnel sotterraneo accompagna gli uomini
direttamente all'interno della banca dove, in una piccola stanza senza
finestre, un uomo e Darrill li stanno aspettando.
-
ciao ragazzi -, dice il direttore appena li vede
arrivare.
-
Ciao - risponde John, - come mai qui? -.
-
Sono il direttore della banca -, interviene l'altro, e -
ho pensato fosse opportuna far assistere anche al direttore dell'albergo
l'apertura della cassetta -.
-
Come mai? -.
-
Dovrò ospitare un vostro uomo fino alla morte, credo -,
interviene, - voglio solo essere sicuro che sia in grado di pagare -.
-
Se vuoi ti faccio un assegno per la suite per i prossimi
vent'anni.. ma adesso abbiamo cose più serie a cui pensare -, lo zittisce John.
-
Signori, credo che la tensione per questo evento stia
compromettendo la atmosfera rilassata che normalmente si vive tra queste mura..
siamo tutte persone fidate, non credo ci siano problemi di alcun tipo -,
conclude la discussione il direttore della banca.
Si avvia verso la serratura della porta
principale, digita una serie di numeri, inserisce una chiave e apre la prima
porta. - questo è solo il primo gradino per chi volesse provare a rubare nella
nostra cassaforte. Dopo ci sono una porta a riconoscimento vocale e digitale, e
un'altra con il controllo della retina.. ovviante tra una e l'altra i corridoi
sono costantemente tenuti sott'occhio da agenti attraverso un sistema di
telecamere a circuito chiuso, e non c'è possibilità di isolare o togliere la
corrente. In pratica, questa stanza è inespugnabile -, conclude prendo l'ultima
porta.
L'interno del locale è una immensa serie di
cassette di sicurezza, catalogate per numero di conto corrente cui si
riferiscono. Su nessuna è segnato il nome, solo numeri o cifre di
riconoscimento. Appoggiate in mezzo alla piccola sala alcune tele coperte
vengono protette da una teca di vetro - questi sono le nostre opere d'arte,
separate dal resto degli oggetti preziosi per preservarle dall'umidità, dalla
luce e da altri agenti che potrebbero danneggiarle. -
La temperatura è piuttosto bassa, e tutti gli
uomini si chiudono le sottili giacche indossare solo per obbligo di eleganza;
solo il dipendente dell'istituto indossa indumenti più pesanti, e non si
accorge della differenza.
Si ferma davanti ad una cassetta, lentamente la
sfila e la appoggia su uno dei tavolini rimasti vuoti; gli spettatori rimangono con il fiato
sospeso, finchè sfila un foglio di carta e si gira; - su questo pezzo di carta
sono stati elencati i numeri dei cassetti nei quali si trova la vostra fortuna.
Ora che ne siete i proprietari, eccolo -, e lo passa a John. Una lunga serie di
numeri è accompagnata da piccole note scritte a lato, a penna, - questi devono
essere gli appunti di Brown o di chi si occupava del tesoro - commenta Mike.
-
tieni, d'ora in poi questa è la tua bibbia. Non dovrai
mai separartene, portatela anche a letto. Sarebbe meglio che la imparassi a
memoria e poi la distruggessi -.
-
No, troppo pericoloso -, interviene il direttore della
banca, - se dovesse succedergli qualcosa l'intero patrimonio scomparirebbe. Noi
non possiamo aprire le casseforti, anche se sappiamo che il proprietario è
deceduto. Rimangono lì e basta. Suggerirei di lasciare questo foglio sempre
all'interno delle nostre mura, al sicuro, ed ogni volta che il signore vorrà
consultarlo verrà accompagnato da uno dei nostri uomini -.
-
È vero.. ci sono scritti anche i codici per aprire le
serrature. È impossibile ricordarsi tutto a memoria. E troppo rischioso.
-
Potremmo aprirne un paio, tanto per aver un'idea.. poi
lasceremo tutto nelle tue mani -.
-
Quale desiderate aprire? -.
-
Mah, vediamo il primo -, ed indica al direttore un
cassetto. Si avvicina, digita la combinazione leggendola sul foglio e apre la
porta. Dall'interno una borsa piena di soldi gli cade addosso, e Mike ne estrae
un'altra piena di diamanti.
-
Solo con questi ci potremmo vivere tutti da gran signori
-, dice uno degli uomini .
-
E questo credo sia solo l'inizio -, continua Mike.
-
Credo anche io che sia solo l'inizio. Su questo foglio
sono scritti dei nomi. Forse i destinatari di questi regali -.
-
Sì, i nomi di queste donne li conoscevo.. erano di Brown
.-.
-
Va bene, non perdiamo altro tempo, il nostro lavoro qui
è finito. Questi soldi in contanti ci saranno molto utili, e anche i diamanti.
Con questi potremo ricominciare. Tu Mike resta qua, io e gli altri abbiamo
molto lavoro da fare -, e si dirige verso l'uscita.
Il direttore della banca e quello dell'albergo
sono rimasti senza parole allo spettacolo di quella ricchezza, e seguono il
gruppo a qualche metro di distanza.
La cassaforte viene chiusa di nuovo, con l'ordine
di andare a prendere Mike dopo un'ora; salutato velocemente il responsabile
della banca, gli uomini si ritrovano nuovamente nella sala riunioni.
-
bene, adesso che abbiamo appurato che di problemi
economici non ne avremo, cosa avete intenzione di fare? -, chiede John ai
presenti.
-
Ritornare e
riprenderci ciò che era nostro. Abbiamo i soldi per comprare la roba, le
conoscenze e gli uomini. Non ci manca nulla - ribatte uno dei presenti.
-
Sì, ma adesso sono tutti sotto la cura del fantasma. Se
li è comprati tutti .-
-
E non li ricompreremo. Se è solo una questione di soldi,
non può batterci .-.
-
Chi te l'ha detto?.. come non ci saremmo mai aspettati
di trovare qualcosa del genere, così non sappiamo le reali capacità del
fantasma. Potrebbe addirittura essere
più potente di noi. -.
-
Lo escludo, è un'ipotesi troppo remota. - , continua un
altro.
-
No, secondo me ha ragione John -, interviene quello
seduto in fondo al tavolo, - dobbiamo combattere il fantasma, non comprarlo.
Bisogna eliminarlo, altrimenti resterà sempre una spina nel fianco. Il problema
è che ha avuto la capacità di nascondersi così bene, che non sappiamo nemmeno
il suo nome..-.
-
Dobbiamo combatterlo con le sue stesse armi, e forse un
modo c'è -.
-
Quale? -.
-
I vostri volti sono conosciuti dagli altri agenti perché
siete nel giro grosso da molto tempo, ma il mio è ancora sconosciuto.. potrei
tornare indietro come clandestino, farmi assumere come spacciatore sotto di lui
per capire come è strutturata l'organizzazione.. nel frattempo, voi da qui
preparerete uomini e piano di attacco così, al momento giusto, mi raggiungerete
e riprenderemo il nostro territorio. -.
-
Mi sembra troppo
rischioso come piano…e se ti scoprissero? -.
-
Non attaccherebbero l'organizzazione, perché
ufficialmente ci siamo sciolti… quindi credo sia solo un problema mio..-.
-
..e se fosse tutto un trucco per sparire dalla
circolazione con i soldi? -, interviene un altro.
-
..e lasciare a voi tutto il resto?.. il denaro in quella
borsa è molto, me ne rendo conto, ma è una briciola rispetto a quello che
troveremo là dentro.. e poi, sparire è un'ipotesi inesistente per questa
organizzazione.. non è vero? -.
-
proviamo.. diamogli retta.. ed un mese di tempo.. se ce
la farà, bene, altrimenti ritorneremo con i portafogli pieni e le armi cariche
-.
-
Un mese credo sia sufficiente -, conclude John.
Il sole sta per sorgere all'orizzonte, e dalle
finestre della sua camera le prime luci attraversano le tende bianche; resta
qualche minuto sdraiato sul letto, prima di vestirsi e scendere al molo, poi
prende la valigia e scende.
Non c'è nessuno a salutarlo, solo il direttore
dell'albergo, che è occupato a trattare il prezzo della corsa con il capitano
del peschereccio; se tutto andrà come previsto, John verrà sbarcato sulle coste
della Florida dopo un viaggio di dieci giorni. Da quel momento scatterà il
cronometro.
-
arrivederci.. spero tu possa riuscire nella missione -,
sono le ultime parole che sente prima di salire sulla vecchia passerella.
-
A presto.. mi raccomando, tratta bene i miei amici -.
-
Come sempre -, e sorride.
Appena imbarcato incrocia lo sguardo del
comandante, che subito lo chiama.
-
senti, non so come sei abituato tu, ma voglio mettere
subito le cose in chiaro..qui nessuno è ospite o passeggero..si da tutti una
mano.. fai quello che vuoi, ma se qualcuno ti chiede qualcosa, non discutere.
Siamo in pericolo per la tua presenza, e sei in debito con noi. Ricordalo
sempre. -
-
il mio debito è stato pagato profumatamente. Non si
preoccupi, non darò fastidio -. Risponde John allontanandosi.
Il viaggio procede senza problemi fino al
penultimo giorno di navigazione quando, durante la notte, una vedetta della
guardia costiera si avvicina alla barca.
Il timoniere, occupato a bere insieme ad altri
marinai, non si accorge del suo arrivo e da l'allarme all'ultimo secondo.
Il comandante, svegliatosi di colpo, corre subito
in cabina, dove trova due agenti già pronti alla perquisizione, ed il resto
della squadra sulla nave.
L'imbarcazione non porta merce di contrabbando,
tutte le fatture sono reali, ma il passeggero potrebbe rappresentare un grosso
pericolo; cercando di prendere tempo, il comandante invita gli agenti a
studiare dettagliatamene gli ordini di carico e il pagamento delle tasse di
esportazione. John, accortosi della situazione, ma troppo in ritardo per
fuggire, aspetta chiuso all'interno della sua cabina sperando che alla polizia
sia sufficiente un controllo formale.
Rimbombano i passi all'interno del corridoio di
una nave, e quelli sentiti dall'ex spacciatore quella notte rimarranno impressi
nella memoria; rimasto imprigionato nella cabina, decide di rischiare. Apre
l'oblò a pochi centimetri dal livello del mare e, reggendosi ad un galleggiante
sullo scafo della nave, esce. Lega la borsa all'estremità della cima, facendola
dondolare pericolosamente a pochi centimetri dall'acqua, insieme ad un piccolo
pacco sospetto che si era trovato sotto il letto; poi si lascia cadere in acqua
e cerca di rimanere il più vicino possibile alla nave.
Lascia scorrere qualche metro, poi cerca di
aggrapparsi alla fune del secondo galleggiante, ma non riesce; tenta con il
terzo, ma anche questa volta fallisce: la corrente è troppo forte, e non riesce
a sollevarsi abbastanza per stringere le corde. Rimane soltanto un possibilità.
A pochi metri dalla nave è legato un piccolo canotto di salvataggio, non controllato dagli agenti. Rimane
sott'acqua qualche secondo, cerca aria nei pochi centimetri di testa che fa
uscire e si attacca ad una delle cime della piccola imbarcazione. Un altro
sospiro, e subito ritorna ad ascoltare il sottile rumore delle eliche che
girano al minimo della velocità.
-
ehi, hai visto qualcosa -, chiede uno dei due agenti
appostati sulla poppa della nave.
-
Dove? -, chiede l'altro.
-
Là, sul canotto..-.
-
No, niente.. aspetta, provo a puntare il faro -, e
estrae dalla tasca una grossa torcia. Illumina per qualche secondo il canotto,
poi la spegne -, magari ha urtato contro qualche ramo galleggiante,o qualche
pesce -, ed i due si dimenticano dell'avvenimento in un secondo.
John rimane appeso alla corda per molto tempo,
trascinato dalla corrente, senza poter salire né prendere fiato.
La nave viene perquisita nei minimi dettagli, ed
il cuore esplode in gola al capitano quando uno degli agenti gli chiede di
aprire la porta della cabina del clandestino; rimane più stupito lui di tutti
gli altri quando vede che all'interno non c'è nessuno.
Passato il pericolo l'uomo, chiudendo la cabina,
ceca di velocizzare il più possibile le restanti operazioni, e la polizia di
allontana senza aver trovato nulla di sospetto.
John, vedendo la barca allontanarsi, cerca di
spingersi sul canotto e comincia a chiedere aiuto. - ehi della barca, sono qui
-, grida più volte prima che uno dei maarinai si accorga della sua presenza.
-
presto, tiriamolo fuori di là -, grida il marinaio
indicando l'uomo in mare al resto dell'equipaggio.
-
Te la sei cavata per un pelo -, dice il capitano appena
lo vede risalire.
-
Può dirlo forte.. questa volta pensavo mi beccassero
davvero..-.
-
Dove hai nascosto la tua roba? -.
-
L'ho appesa alla cima del galleggiante, insieme ad un
altro pacco che mi sono trovato in cabina .-
-
Altro pacco? -, chiede stupito.
-
Un pacco confezionato molto bene, a prova d'urto. Era
nascosto sotto il mio letto.. l'ho trovato perché mi sono abituato a
controllare tutti i posto in cui arrivo..altrimenti non mi sarei mai accorto
della sua presenza. -
-
E cosa contiene? -.
-
Non so.. ma non credo ci voglia molta immaginazione per
capirlo..-.
-
Quindi dici che uno dei miei uomini utilizza questa nave
per contrabbandare droga..-.
-
A giudicare dalla quantità, direi che è poco più che per
uso personale. Non è certo un professionista..-.
-
Professionista o no, nessuno si deve permettere di
utilizzare la mia nave per i propri traffici..-, e si allontana urlando.
L'ex spacciatore rimane nella sua cabina qualche
ora a riposare, finchè qualcuno bussa alla porta. si sveglia di scatto, si
veste e si apposta dietro la porta. - avanti -, dice.
-
permesso? -, chiede un uomo aprendola.
-
Sei armato? - e gli prende il braccio.
-
No -.
-
Ok, scusa.. mi hai svegliato..pensavo mi avessero
trovato -.
-
No, la polizia è andata via e non è più tornata .-.
-
Cosa c'è? -.
-
Volevo ringraziarti.. il pacchetto che hai trovato sotto
il letto.. era mio..-.
-
Tuo? -.
-
Sì, cerco di arrotondare lo stipendio spacciando
qualcosa..-.
-
Era la prima volta -.
-
No, lo facevo abitualmente.. qui normalmente non viene
nessuno, e la camera è talmente sporca che nemmeno la polizia entra.. tutto è
cambiato per il tuo arrivo.. ma ormai lo avevo già sistemato, e non potevo fare
niente..-.
-
Figurati.. non è stato un problema.. a proposito, cosa
ha detto il comandante?.. quando lo ha saputo non mi è sembrato particolarmente
contento .-
-
Guarda , e si solleva la maglietta. Sulla pancia lividi
gonfi gli fasciano gli addominali, e un lungo taglio non ancora richiuso gli
percorre il fianco. - appena scoperto che ero io a commerciare -, riprende, -
mi ha fatto chiamare nella sua stanza. Dopo avermi insultato, due dei suoi
uomini mi hanno tenuto fermo e lui si è sfogato. Alla fine ha preso un coltello
e mi ha fatto questo - indicandogli il taglio, - ma senza mai prendermi in
faccia..-.
-
Così non si vede -
-
Esatto.. così non si vede.. ma questo taglio non si
dimentica.. e poi mi ha licenziato.. ha detto che non mi ha buttato a mare solo
perché non sono clandestino, e la mia sparizione desterebbe dei sospetti..grane
con la polizia che non vuole avere.. altrimenti sarei già pasto per i pesci..-.
-
Una volta arrivato, cosa conti di fare? -.
-
Non so.. chiederò a qualcuno un lavoro.. magari riesco a
sistemarmi.. sicuramente non potrò farmi vedere per i porti per un po’..-.
-
Che tipo di lavoro? -.
-
Vendo questa roba a un mio cugino.. lui è del giro della
droga.. potrei fare il corriere per terra.. dicono si guadagni bene..-.
-
Stai attento.. normalmente i corrieri sono solo esche
per la polizia.. ti fanno fare un paio di corse per metterti una manciata di soldi
in tasca, poi una soffiata ti fa arrestare.. così sono tutti contenti: gli
spacciatori hanno dato una buona esca, e loro hanno salvato la faccia per
l'opinione pubblica.. e tu rimani vent'anni dietro le sbarre..-.
-
Tu come fai a saperlo? -.
-
Diciamo che sono del giro..-.
-
Allora potresti aiutarmi tu? -.
-
Posso proporti un lavoro.. sto tornando per riacquistare
il potere che mi è stato rubato.. certo, magari ci vorrà qualche giorno, e non sarà facile..ma avere un uomo dalla
mia parte potrebbe essermi molto comodo..-.
-
Mi hai salvato una volta, e lo stai facendo di nuovo -.
-
Questi sono affari.. adesso vatti a medicare quella ferita.. non mi servono
eroi, ma persone con la testa sulle spalle -.
-
Va bene -, e sorridendo esce dalla stanza.
John si stende ancora sul letto, e si sente più
rilassato al pensiero di avere un uomo come appoggio, altri due occhi per
controllargli le spalle. Passano pochi minuti, e dal ponte sente un uomo
urlare; è lui.
Non si alza, ma si avvicina all'oblò ancora
aperto per sentire meglio; distingue la voce del marinaio e quella di almeno
quattro, cinque persone. Sembra lo stiano cercando di tenere fermo, mentre si
avvicinano sempre più alla balaustra.
-
brutto bastardo, per un pelo non ci hai mandati tutti in
gattabuia -.
-
Spacciatore schifoso, come ti permetti di sporcare la
nostra nave? -.
-
Anche voi lo avete sempre fatto -, cerca di difendersi,
- solo che non vi hanno mai beccato -.<
-
Stai attento a quello che dici..potresti solo peggiorare
la situazione - , e l'urlo soffocato di un pugno ricevuto nello stomaco
rimbomba sul mare.
-
Credo sia venuto il momento di dire le tue ultime
preghiere, maledetto.. adesso andrai a fare compagnia ai pesci..-.
-
Perché?.. cosa vi ho fatto? -.
-
Ordini del capitano… e lo sai, i suoi ordini non si
discutono mai. -.
Un colpo sparato con il silenziatore si confonde
al rumore del motore della nave, e per un attimo un silenzio glaciale scende
tra i marinai.
-
presto, prendi una coperta -, dice uno.
-
Ed una corda..dobbiamo legarlo bene…-.
-
..ed un'ancora.. lo faremo calare a picco.. nessuno lo
troverà mai laggiù..-.
-
e diremo che è caduto in mare da solo..era ubriaco, ed è
caduto in mare durante la notte..-.
-
se testimonieremo tutti, ci crederanno.. il comandante
ci ha assicurato che non ci saranno problemi -, e il rumore del corpo
sull'acqua è l'ultimo rumore che John sente prima di essere assalito da un
profondo terrore.
-
E se avessero riservato la stessa sorte per me -, pensa
mentre si butta a chiudere la porta e bloccarla con una sedia. sanno anche della borsa piena di soldi.
Sanno che sono clandestino, ufficialmente morto. Nessuno verrebbe mai a
reclamare il mio cadavere. Se riuscissero a coprire bene l'omicidio, potrebbero
rimanere puliti -, e si siede sul letto.
Non manca molto all'alba, e solo qualche ora
all'arrivo; all'orizzonte le prime isole iniziano a vedersi, e ad ogni passo
nel corridoio l'ex spacciatore trema.
Come se nulla fosse successo, la vita sulla nave
riprende tranquillamente, secondo i soliti ritmi; alcuni ricevono l'ordine di
sistemare la stiva e la merce per essere scaricata, mentre si comincia a
avvistare la costa.
Bussano di nuovo alla porta, e gli viene
comunicato che il comandante lo vuole vedere il più presto possibile; John
prova a mettersi in contatto con i propri uomini attraverso il telefono ,ma
senza riuscirci. È all'interno di una
zona d'ombra per le comunicazioni.
-
mi hanno detto che voleva vedermi - comincia appena
entrato nella sala comandi -.
-
Esatto -, risponde il comandante senza votarsi. - sembra
che il viaggio stia giungendo al termine.. come è andato? -.
-
Tutto bene.. tranne un paio di incidenti, tutto bene..-.
-
Un paio?.. io contavo solo quello con la guardia
costiera.. ma il difficile viene adesso, per lei..-.
-
Perché? -
-
Non crederà mica di poter sbarcare con noi, spero.. là
ci sono decine e decine di uomini della sicurezza, e controllano i documenti
della barca e dei passeggeri appena sbarcati..-.
-
Come farò allora? -.
-
Userà il canotto di salvataggio.. appena glie lo dirò,
andrà giù e partirà.. dovremo aspettare di entrare nel golfo, dove la corrente
tira verso la costa.. avrà a disposizione un potente motore, ma non sufficiente
per andare contro corrente. Le indicherò il punto migliore di attracco, ed in
quel momento le nostre strade si divideranno. Non sarò più responsabile della
sua incolumità.
-
Va bene. Fra quanto arriveremo sulla corrente giusta? -.
-
Pochi minuti.
-
Allora comincio a scendere -
-
Come vuole. È stato un piacere averla a bordo -, e gli
allunga la mano.
-
Faccio finta di non sapere, capitano, ma so. Adesso
anche voi siete ricattabile. Ho la registrazione dell'omicidio del marinaio.
L'ho spedita ai miei uomini. Ovviamente, se mi dovesse succedere qualcosa,
sanno cosa fare. Ha sbagliato -.
-
Marinaio? Quale marinaio ucciso?. Io non so proprio
niente..-.
-
Non ci provi nemmeno. So che è stato lei ad ordinarlo,
ma non ha abbastanza fegato per farlo con le sue mani.. e un corpo in mare è la
soluzione migliore.. nessun controllo, nessuna autopsia. Solo la vostra
parola..e chi potrebbe dubitare di tre..quattro..cinque testimoni?.. quanti ne
ha pagati? O lo fanno per fede? -.
-
Forse sarebbe meglio che non si imbarcasse su quel
canotto -, riprende girandosi, - si nasconderà in una cassa. Sarà più facile. -
-
Dovesse succedermi qualcosa, non avrà il piacere di
vedere l'alba successiva. Se lo ricordi -, e esce dalla sala comando.
-
Comandante, crede davvero che abbia una registrazione -,
chiede uno dei marinai appena si chiude la porta.
-
Non so,. Ma non possiamo permetterci di rischiare.
Avremmo dovuto prevederlo.. ma credo che arrivato a destinazione, si
dimenticherà di noi. -.
-
Non ne sono tanto sicuro..-.
-
Se non lo farà, lo faremo stare zitto.. una volta a
terra, non sarà più sotto la nostra responsabilità.. e ho un paio di amici che
mi devono qualche favore -.
-
Non sopporto che qualcuno ci minacci sulla nostra nave
-.
-
Sulla nostra?.. e da quando è diventata di tutti? -,
urla il comandante. Poi si avvicina all'uomo, lo butta contro la parete -
Prepara una cassa in cui rinchiuderlo, poi sistema il passeggero -, sono le sue
ultima parole prima di rimettersi a controllare le carte nautiche.
John trascorre gli ultimi minuti sul ponte della
nave, prima di essere rinchiuso dentro una grossa cassa.
-
dovrete rimanere qui dentro finchè uno di noi verrà ad
aprirvi, va bene?.. per nessuno motivo, per nessun motivo deve uscire da solo.
Stia anche attento a non rovinare l'esterno, rendendola riconoscibile.
All'interno abbiamo anche sistemato una bottiglia di acqua, ma non beva
troppo.. non so quanto impiegheremo a districare tutte le pratiche, e non potrà
andare in bagno. Stia all'interno tranquillo, e vedrà che andrà tutto bene -, e
comincia a chiudere con molti chiodi la cassa.
All'interno John rimane seduto su una piccola
seggiolina, con le gambe leggermente accovacciate e le spalle piegate perché
troppo bassa; una bottiglia è incastrata sotto la sedia, e tra le assi sottili
fasci di luce gli permettono di intravedere cosa succede all'esterno. Sente
perfettamente i rumori all'esterno, e capisce che anche un suo qualsiasi rumore
verrebbe percepito; cerca di sistemare la sedia nel miglior modo possibile, ma
non riesce ad eliminare i forti scricchiolii.
Passano quasi due ore senza che nessuno torni più
nella stiva, e l'ex spacciatore non capisce cosa stia succedendo;
all'improvviso la porta si apre, ed un gruppo di uomini - alcuni marinai ed
alcuni ispettori -, cominciano a verificare le casse. Sembra che abbiano un
rapporto di amicizia, tanto scherzano durante il controllo, e i marinai
riescono a tenerli lontano dal clandestino; John rimane fermo senza quasi
respirare per tutto il tempo, e solo dopo aver controllato quasi la metà del
carico uno di loro dice - che ne direste di una birra sul ponte? -, portandoli
fuori dalla stiva.
Un grande portellone viene aperto per consentire
alle gru di scaricare le casse, e in pochi viaggi il lavoro è concluso; vengono
sistemate in un magazzino del porto in attesa di essere spedite a destinazione.
John, ormai tranquillo, rimane in attesa sperando
nell'arrivo entro breve di uno degli uomini per liberarlo; passano invece quasi
dieci ore, di dolori terribili alle gambe e alla schiena, prima che qualcuno si
faccia vivo. Il marinaio è quasi completamente ubriaco, si muove barcollando e
fa fatica a coordinare i movimenti. Al secondo tentativo di strappare un chiodo
non riuscito, John si fa passare il martello e fa il lavoro da solo.
-
perché diavolo ci avete impiegato tanto? -, chiede
arrabbiato, - adesso non riesco quasi più a muovere le gambe -.
-
..tanto? perché tanto? -
-
è tutto il giorno che sono chiuso qua dentro..-.
-
dovevamo aspettare la notte per poterti liberare.. mica
è una operazione così semplice..-.
-
..non è semplice e mandano uno completamente ubriaco,
eh..?-.
-
non è vero che sono ubriaco.. stavamo solo festeggiando
l'arrivo in terra ferma. E me ne sono dovuto andare per venire a salvarti.. per
cui, almeno ringraziarmi .-
-
che ore credi siano? -.
-
Cosa importa?.. saranno le sette, le otto di sera..-.
-
Sono le undici -.
-
Davvero?..accidenti, non mi ero mica accorto che fosse
così tardi -, nel frattempo si è aperto un buco abbastanza grande per far
passare l'uomo.
-
Dammi una mano.. dopo essere stato così tanto tempo
seduto faccio fatica a rimanere in piedi.. -, e si aggrappa a lui. Appena
appoggia un po’ del suo peso sul marinaio, però, cadono entrambi. - senti,
vattene a casa.. hai già fatto abbastanza
casini..se continuiamo così ci sentirà tutto il porto. -.
In quel momento sente aprirsi una porta, e nel
corridoio si accende una luce.
Senza nemmeno voltarsi comincia a correre, anche
se a fatica, e si nasconde dietro un
mucchio di casse. Il marinaio è ancora steso per terra, e viene trovato da uno
dei custodi.
-
cosa ci fai qua? -, gli chiede immobilizzandolo.
-
Niente agente.. niente..-.
-
Sei ubriaco? -.
-
Solo un po’..-.
-
Cosa ci facevi davanti a questa cassa?.. perché l'hai
rotta?. Stavi cercando di rubare qualcosa? -.
-
No agente.. vede.. è che …-.
-
Non lo dire, non lo dire, accidenti -, pensa John
assistendo alla scena a pochi metri di distanza.
-
No, è che..-.
-
Va bene, vieni con me.. smaltirai la sbronza in carcere,
e nel frattempo controllerò la cassa.. poi ne riparleremo domani..-.
-
Perfetto -, pensa l'ex spacciatore,- così avrò tutto il
tempo per sparire..-, e li osserva sparire oltre le casse del magazzino.
Esce facilmente dall'edificio, approfittando
della distrazione della guardia all'entrata, troppo occupata a vedere la
televisione per accorgersi della fuga di un uomo, e finalmente si rende conto
di essere arrivato.
Chiama i colleghi rimasti al sicuro, racconta
loro ciò che è successo e dell'omicidio, dicendogli di reggere il gioco: finchè
crederanno che esiste davvero una registrazione, potranno essere utilizzati.
Cammina per molto tempo prima sui moli, poi nelle
strade vicino al porto, fino ad arrivare in un vecchio albergo; chiede una
stanza, e il pagamento anticipato gli permette di non dover nemmeno mostrare i
documenti; il proprietario con uno sguardo capisce che qualcosa nell'ospite non
deve essere a posto, ma intasca il denaro senza problemi. - niente donne o
droga all'interno dell'albergo.. niente armi, né chiasso. - sono le uniche
regole imposte. Perfetto. John vuole solo dormire.
Il sole è già alto quando riapre gli occhi,e la
vita ai confini del porto è lenta, ma continua: decine di persone passano
davanti alla finestra dell'uomo appena sbarcato, cercando di concludere affari
più o meno leciti.
Nella stanza di fianco la donna delle pulizie non
si preoccupa del rumore che sta facendo, e poco dopo John è costretto ad
alzarsi.
Dopo una doccia veloce ed un caffè preso in un
bar, si dirige verso la stazione degli autobus, dove si rimetterà in viaggio
per l'ultima volta.
Approfitta dell'attesa della partenza per
ricercare vecchi contatti fidati, nella speranza di preparare il suo arrivo.
È sera quando finalmente, riesce a rivedere le
luci della sua città, ed il rumore del traffico non gli era mai sembrato così
famigliare. Subito si dirige verso il luogo dell'appuntamento con uno dei suoi
vecchi amici, che invece gli va incontro in macchina.
-
ehi amico, salta su -, gli urla accostandosi al
marciapiede.
-
Ciao , come stai? -
-
Bene, tu?..-.
-
Io bene.. era da un po’ che non ti facevi sentire.. cosa
ti è successo? -.
-
Andiamo. Ti offro una birra e ti racconto tutto. -.
L'uomo ascolta il lungo racconto di John
stupendosi di ogni parola; dalla notte dell'agguato l'ex spacciatore era
scomparso dalla circolazione, cancellato i nomi dei suoi vecchi amici e i
luoghi che frequentava. Considerato un persona tranquilla, pacifica, nessuno
avrebbe mai creduto ad una stroia simile. A volte, pensandoci, non ci credeva
nemmeno lui.
Questo amico, abituato a vivere sul sottile
confine della legalità, con piccole denunce per spaccio, piccoli furti, truffe,
era ciò che di meglio poteva capitargli: un uomo già portato all'illegalità, ma
ancora libero e in attesa soltanto della grande occasione. E abbastanza
intelligente da coglierla. - siamo sicuri che tutto quello che mi hai
raccontato sia vero?..che non siano una montagna di balle?.. mi parli di
fortune pazzesche come se parlassi di caramelle, di spacci internazionali e di
omicidi.. non stai scherzando, vero? -.
-
no -.
-
Va bene, voglio crederti. In fondo mi fido di te, e mi
sono rotto di questo schifo. Era da molto tempo che attendevo l'occasione di
entrare nel giro grosso. -.
-
Lo so.. per questo ti ho chiamato -.
-
OK, considerami della partita… ma se riesci davvero a
rimettere su l'organizzazione, voglio un buon posto.. tanti soldi, bei vestiti
e cose del genere -.
-
Perfetto. Non c'è problema. -.
-
Cosa devo fare? -.
-
Conosci qualche spacciatore della zona nuovo?.. qualcuno
che sia arrivato dal nulla.. -.
-
Sì, mi hanno detto che ci sono parecchie persone nuove,
comandate da uno nuovo.. ma non so molto di più. -.
-
È loro che cerco. Voglio entrare in questa nuova
organizzazione per riuscire a studiarla, capire chi comanda. Poi arriveranno i
miei amici, e sistemeremo le cose. -
-
Mi piace questo modo di lavorare, amico, mi piace..
dammi un paio d'ore, e ti saprò dire nomi e cognomi. -.
-
Mi raccomando. Fino alla fine nessuno dovrà sapere
niente -.
-
Ehi, per chi mi hai preso..?.. so tenere la bocca
chiusa..-.
Bastano solo un paio di chiamate per sapere i
nomi e le informazioni necessarie; consultando la cartina della città vedono
che i nuovi sono riuniti nello stesso territorio, e - probabilmente il capo è
asserragliato qui all'interno. Deve essere il loro fortino -, dice John
alzandosi.
-
dove vuoi andare? -.
-
A vedere la zona -.
-
.. non la conosci? -.
-
Sì, ma voglio
vedere se qualcosa è cambiato..-.
-
In pieno giorno? -.
-
Passeremo più inosservati di giorno, che di notte… -.
-
Prendiamo la macchina di un mio amico. La useremo solo
una volta così, quando torneremo, sarà più difficile essere identificati -.
-
Aspetta.. forse è meglio che vada da solo. Farò finta di
essermi perso. Sarà più facile -.
-
Sicuro? -.
-
Dove è la macchina? -.
-
Qui, dietro l'angolo. Devo solo avvertirlo che la
prendiamo -.
-
Aspettami qui. Sarò di ritorno fra qualche ora. Poi
vedremo cosa fare -.
-
Va bene -.
John esce dal bar e sale sulla macchina indicata
dall'amico; prende le chiavi nascoste sotto il cruscotto e parte. Conosce bene
la zona che sta per raggiungere, e la paura di incontrare qualche volto
conosciuto lo preoccupa abbastanza. Guida lentamente, stando attento ai
semafori e a tutte le segnalazioni, per evitare di essere fermato dalla
polizia, e dopo qualche minuto arriva a destinazione.
Il quartiere è decisamente cambiato, perché è stato
aperto un grosso cantiere dove prima c'era un giardino pubblico. Stanno
costruendo un nuovo centro commerciale, legge sui cartelli, per
"pulire" il quartiere e dare un lavoro ai ragazzi disoccupati. - una
miniera d'oro per il riciclaggio -, pensa subito.
Gli operai e le macchine da lavoro occupano quasi
tutta la strada, rendendo quasi inagibile una delle arterie principali che
portano all'interno della zona, e impiega più di un'ora ad uscire dal perenne
ingorgo di traffico che creano; non avendo fretta, e volendo
studiare la situazione, questo disagio non lo disturba.
Incrocia qualche volto conosciuto, ma nascosto
nella macchina non viene visto; allunga il giro per arrivare fino all'estremo
opposto poi, quasi al tramonto, torna dall'amico.
Entrato nel bar lo trova seduto al bancone, con
una birra in mano, a leggere il giornale; gli chiede notizie sul nuovo
cantiere, ma non ottiene nulla. - nessuno sa di preciso cosa ci sia dietro..
solo un mare di soldi e molti operai. Hai visto quanti sono? Vogliono finire
tutto nel giro di un paio di mesi.. e per farlo ci vuole un mare di soli..
sinceramente non capisco che possa avere interesse a costruire un simile
gigante lì.. e non credo lo faccia davvero per dare lavoro ai disoccupati, come
dicono i cartelli -.
-
Non credo nemmeno io, ma credo valga la pena fare
qualche indagine.. hai saputo qualcosa in più riguardo gli spacciatori? -.
-
Un mio amico mi ha detto che questa nuova organizzazione
è in cerca di persone fidate, già del mestiere.. vogliono allargare il loro campo
d'azione, ma mancano fisicamente gli uomini.. ci stavo facendo un pensierino
anche io .-.
-
Dimmi dove bisogna andare per farsi assumere -.
-
Ho appuntamento con questo mio amico questa sera. Te lo
presenterò. Poi, però, dovrai sbrigartela da solo.. -
-
Perfetto. A che ora? -.
-
Adesso. Ma prima ceniamo. -
I due mangiano appoggiati al bancone, poi escono
dal locale.
Il sole sta calando all'orizzonte, e le luci si
accendono. Il traffico dei pendolari rallenta molto il loro viaggio, e quando
ritornano nel quartiere è già buio. - è così il traffico delle metropoli,
bisogna abituarsi -, dice allo spacciatore quando chiede il motivo del ritardo.
-
lui è John, un mio amico. È arrivato da poco in città, e
vorrebbe un lavoro. Mi hai detto che state cercando gente, per cui te l'ho
portato -.
-
Ma sei pazzo? Porti uno sconosciuto qui? Nessuno ti ha
dato il permesso -
-
Ti ho detto che puoi stare tranquillo.. lui è uno
fidato.. faceva questo lavoro in Sudamerica.. poi ha deciso di venire qui.. è
senza documenti, e sicuramente non andrà a denunciarti -.
-
Per quanto tempo hai lavorato? -.
-
Diversi anni -, risponde John.
-
In città?-.
-
Sì -.
-
Sei mai stato beccato? -.
-
Una volta. Sono uscito dopo un giorno -.
-
Perché? -.
-
Avevo i miei agganci …-.
-
Perché sei venuto qua? -.
-
Per fare più soldi. Vorrei entrare nel giro grosso .-.
-
Perché non ti sei rivolto ai tuoi agganci? -.
-
Perché è tutto un giro di provincia. Io voglio il giro
giusto, quello con tanti soldi. Loro sono ricchi, è vero, ma io ho altri
progetti -.
-
Ragioni alla grande, eh..?-
-
Sì. so dove posso arrivare -
-
Ben, mi piacciono i tipi decisi. Ma stai attento a non
fare il passo più lungo della gamba, intesi? -.
-
Se dovrò salire tutti i gradini, lo farò. Non ho fretta
-.
-
Sai parlare bene, adesso però bisogna vedere come
lavori. Di concedo un'ora, adesso, ed un po’ di droga. Fammi vedere cosa sai
fare -.
-
In che zona? -.
-
Esattamente davanti a questo portone, e nella via di
fianco. Ma, se preferisci, puoi girare. Ovviamente, se ti beccano sono solo
affari tuoi -.
-
Ovviamente -
L'uomo gli consegna un pacco con bustine di droga
in porzioni già pesate, gli da le ultime istruzioni, poi si rivolge all'amico -
garantisci tu per lui. Se dovesse succedere qualcosa, so dove trovarti.
Ricordalo -, e lascia uscire John.
Le strade non sono cambiate da quando spacciava,
e passano diversi minuti prima che il primo cliente si faccia avanti. Contratta
sul prezzo, poi alza lo sguardo e: - ma tu non eri quello che lavorava
sull'altro lato del quartiere? Hai cambiato zona? -, e si allontana.
Un brivido di paura percorre John, perché si
rende conto di essere troppo conosciuto. - non posso rischiare ancora -, pensa
mentre si riavvicina al portone da cui era uscito. Si nasconde dietro un
cassonetto della spazzatura, e prende un sacchetto legato alla caviglia, nascosto
sotto i pantaloni. Estrae una pila di banconote, le conta e le mette in tasca.
Dopo essersi risistemato il sacchetto, si siede sull'angolo e aspetta.
Dopo un'ora ritorna alla base, e consegna allo
spacciatore i soldi. - ho venduto tutto. Sono tornato perché mi sembrava
rischioso rimanere in giro. Questo è il denaro -.
-
hai fatto molto in fretta. Dove hai trovato tutti i
clienti? -.
-
In giro.. ho una faccia che ispira fiducia. -
-
Va bene, basta così. Vieni domani alla stessa ora.
Vedremo cosa fare -.
-
A domani -, e gli stringe la mano.
Lo spacciatore accompagna i due alla porta, ed
aspetta che la loro macchina parta; attraversa la strada, ed entra in una altra
porta.
John e l'amico, appena girato l'angolo, scendono
e controllano i movimenti dell'uomo, appena in tempo per vederlo entrare.
-
in quella casa abita un ricettatore -, comincia l'amico,
- probabilmente non si fida, e sta conttrollando che il denaro sia pulito. -
-
dovrebbe.. almeno così mi hanno assicurato -.
-
Assicurato? -.
-
Quel denaro è parte di ciò che ho portato per le
emergenze -.
-
Quindi non hai venduto la roba. -.
-
No, era troppo pericoloso.. l'unico cliente che ho
trovato mi ha riconosciuto.. non potevo rischiare..-.
-
..allora ha ancora tutto il pacco? -.
-
Certo, in tasca..-.
-
Vuoi dire che possiamo rivenderlo? -.
-
Abbiamo cose più importanti da fare..-.
-
Non so tu, amico, ma io non riuscirei a rimanere così
tranquillo con una fortuna in tasca -.
-
Fortuna?.. sono solo pochi spiccioli, in confronto a ciò
che stiamo trattando -.
-
Spiccioli?..spero per te che non sia tutto uno scherzo,
altrimenti ti giuro che ti ucciderò con le mie mani .-
-
Pensi che i soldi che ho dato allo spacciatore siano uno
scherzo? Credevo ci fosse un accordo tra noi -.
-
Certo che c'è. Solo che non credo sia giusto girare con
quella fortuna in tasca. Se a te non cambia la vita, dalla a me. Sicuramente me
la cambierebbe -.
-
No, meglio che la tenga io. Tu rischieresti di mandare
all'aria tutto per queste quattro dosi -.
-
Mandare all'aria -, comincia ad urlare,- senti amico,
forse qui non ci siamo capiti. Tu arrivi qua dal nulla, mi racconti una storia
pazzesca, mi prometti un'immensa fortuna e vai in giro con una montagna di
soldi. Poi ti tieni un tesoro in tasca solo per non perdere tempo, e pretendi
che io ti stia a guardare tranquillamente. Lo sai che il pacchettino che hai in
tasca potrebbe sistemarmi per tutta la vita? -.
-
È solo la merce per una notte -
-
Non so quanto serva a te per sistemarti ,ma io sono
molto più modesto..anzi, adesso che ci penso, meglio meno subito, che tanti
domani, forse -, ed estrae un coltello.
-
Spero tu stia scherzando -, gli chiede John con voce
tranquilla.
-
Ma stato così serio -.
-
Non rovinare tutto per poche briciole -.
-
Quelle briciole mi sistemeranno per un po’ -.
-
Non lo fare. Quelli dell'organizzazione ti troverebbero
e ti farebbero fuori nel giro di pochi giorni -.
-
..e tu non dire che sono stato io. In fondo siamo amici,
no?.. sono io che ti ho dato quest contatto, e tu sei in debito con me. Quindi
non dirai a nessuno che sono stato io, vero? -.
-
Lo sai che non posso farlo -.
-
Se non accetti questo patto, temo che dovrò ucciderti -.
-
Facciamo finta che non sia successo niente, e
andiamocene da qui. Dormiamoci sopra. Domani sarà tutto chiaro -.
-
Domani un corno. Tira fuori il pacchetto e dammelo.
Adesso -.
-
Non farlo. Per favore, non farlo -.
-
Dammelo -.
John prende il pacco dalla tasca e lo passa nelle
mani dell'amico.
-
da domani sarai troppo impegnato nei tuoi affari per
ricordarti di me. Non ti sarà difficile dimenticare -.
In quel momento, incuriosito dal rumore della
strada,lo spacciatore esce e vede l'amico di John con il pacco di droga in
mano. I due si incrociano con lo sguardo, e basta un secondo per capire cosa
sta succedendo. John, rimasto nascosto, assiste alla scena senza muoversi.
Lo spacciatore estrae una pistola, ma appena la
punta l'avversario gli lancia il coltello, ferendolo al braccio. La pistola
cade, e i due cominciano a picchiarsi. John approfitta del momento di
confusione per nascondersi meglio, non volendo entrare nella lotta. L'amico
ferisce a morte lo spacciatore con il coltello, rimanendo però ferito ad una
gamba.
Un gruppo di uomini escono dalla casa dove lo
spacciatore era entrato, e lo vedono agonizzante per terra. L'altro cerca di
fuggire ma viene preso e giustiziato. Due cadaveri sono stesi sull'asfalto. Uno
del gruppo trova il pacco, - probabilmente stavano litigando per questo -, dice
agli altri,- e la discussione è degenerata. Portiamoli via. hanno già fatto fin
troppo rumore -, e li caricano nel bagagliaio della macchina posteggiata poco
distante.
John rimane fermo, osserva il movimento del
gruppo, troppo sincronizzato per essere formato solo da ricettatori; forse lo
spacciatore era andato a parlare con i propri capi circa la nuova assunzione.
Al loro ritorno tutto sembra essere tornato
tranquillo; parcheggiano la macchina e rientrano nella casa. Dalle finestre
della strada piccoli raggi di luce di accendono verso la strada; forse sono
segnali, o soltanto persone che aprono gli scuri incuriositi dal rumore. - qui
nessuno è incuriosito dal rumore per puro caso -, pensa l'ex spacciatore
osservandoli - probabilmente sono vedette -.
Il giorno successivo si presenta all'orario
prestabilito facendo finta di niente; loro non sanno che ne sono coinvolto, per
cui non dovrebbero sospettare di niente. Ormai dovrei essere dentro, per cui
l'operazione va avanti. -
Nel luogo dell'incontro, infatti, un altro uomo è
in attesa; è uno della vecchia scorta di Brown.
-
cosa diavolo ci fai qui? -, urla appena lo vede alle
spalle. John non fa in tempo a reagire, perché l'uomo, già con il fucile in
mano, lo sta puntando. - ci avevano detto
che il tuo aereo era crollato. Come hai fatto a salvarti? -.
-
Ciao, quanto tempo -, gli risponde.
-
Cosa vuoi? -.
-
Ne è passato di tempo dall'ultima volta che ci siamo
visti.. hai fatto carriera..-, e nel frattempo arrivano altri tre uomini.
-
Adesso sono il braccio destro del boss -.
-
Chi è ? -.
-
Preferisce rimanere nell'ombra.. sai, è uno a cui non
piace tanto la pubblicità. -
-
Direi che se ne sta facendo anche troppa, con tutti gli
affari che ha messo in ballo .. è suo il centro commerciale? -.
-
Esatto -
-
Una bella miniera d'oro -
-
Non lo so, non me ne occupo io -.
-
Ho intenzione di parlare con lui. Posso proporgli affari
estremamente interessanti. Ho la mano su capitali molto ingenti, e buone
possibilità di commercio. Mi manca un contatto qui. Per quest sono venuto. Puoi
riferirglielo? -.
-
Non so quanto possa avere piacere a rivederti .. però
sicuramente non posso lasciarti andare. Chiederò a lui cosa fare -.
-
Va bene. Fai quello che vuoi. Posso solo mostrarti
questo -, e si china. Tutti gli uomini si avvicinano puntandogli la pistola
-
no ragazzi, non
avete capito -, dice sorridendo -, non ho nessuna arma nascosta nella caviglia
- , e si alza i pantaloni. Slaccia la ssacca e la passa ad uno degli uomini. -
dagli questi come prova. Sono solo gli spiccioli che mi sono portato per le
piccole spese -.
-
Diavolo John, dove hai trovato tanti soldi? -.
-
Non ti preoccupare. Posso accedere a conti molto più
capienti. Digli di tenere quei soldi come disturbo, nel caso decidesse di
ricevermi. E che ho affari molto interessanti per tutti -.
-
Questi cambiano molto le cose -.
-
Se vuoi tenertene una parte, fallo. Ma lasciane
abbastanza. -
-
No, lo sai cosa succederebbe se si scoprisse che me ne
sono tenuto una parte. Cambiano i comandanti, ma non le regole -.
-
Come vuoi -.
-
Cosa hai intenzione di fare? -
-
Aspetto una tua risposta.. vorrei solo mettermi un po’
più comodo, se la faccenda dovesse diventare lunga. -
-
C'è di là una stanza. Usa quella. Devo lasciarti due
uomini sulla porta. dentro c'è anche il bagno, non dovresti aver bisogno di
uscire. Anche se adesso hai molti soldi, non posso non seguire le regole. -
-
Metti tutti gli uomini che vuoi, non c'è problema. Mi
serve solo un letto -, e si incammina.
Entra nella stanza, dove trova un letto e una
scrivania; sul lato la porta del bagno è semi aperta, e il rumore dello
sciacquone non chiuso rimbomba.
Due uomini si sistemano all'esterno, mentre un
altro è appostato davanti alla finestra che, seppur sbarrata, rappresenta l'unica via di fuga.
Per un attimo si siede, mangia un panino trovato
sul tavolo poi, dopo essersi assicurato di non essere ascoltato, chiama i suoi
uomini.
-
i piani sono cambiati -, comincia, - sto per incontrare
il boss. Almeno credo. Solo che avrò bisogno di supporto, da adesso. Non ce la
farò più da solo. Ho bisogno che veniate, immediatamente. Se dovesse succedermi
qualcosa, qualcuno dovrà già essere qui per prendere il mio posto, e se invece
andrà tutto come penso, presto l'organizzazione sarà in mano nostra. Chiamate
il comandante della nave che mi ha portato qua, sapete cosa fare. Appena
arrivati raggiungetemi. Poi decideremo cosa fare. Sembra che qualcosa stia per
succedere -, e riappende -. Controlla nuovamente che nessuno abbia sentito, poi
si ristende sul letto in attesa di essere chiamato.
Passano soltanto pochi minuti, ed uno degli
uomini lo avverte che il nuovo boss è interessato a parlare con lui, ma che
l'incontro sarebbe avvenuto il giorno successivo. - per impegni presi in
precedenza dal principale -, dice.
-
Nell'attesa l'ospite potrà godere delle comodità della casa principale -,
conclude ripetendo a macchinetta le parole del capo.
-
sarà un piacere -, dice ridendo.
-
Mi spiace, ma temo di essere costretto a bendarla -,
dice il ragazzo, - per non mostrarle la strada .-
-
Fino all'ultimo vuole rimanere segreto, eh? -
-
Io eseguo gli ordini -, e infila un cappuccio nero in
testa all'uomo.
Entrano in una macchina, e percorrono un tragitto
di circa mezz'ora. Troppe sono le curve per ricordarsi il tragitto, e John smette
di provarci. Spera solo di trovare qualche punto di riferimento arrivato a
destinazione.
La camera che gli viene assegnata è molto grande,
arredata in stile antico, completamente in legno. Nel bagno una vasca ad
idromassaggi è già pronta per l'uso, mentre il sistema di climatizzazione si
accende per regolare la temperatura desiderata.
Un piccolo giardino comunicante con il retro
della stanza è l'unico spazio all'aria aperta per l'ospite, tenuto in un regime
- seppur elegante - di prigionia.
Viene lasciato subito solo, ma sa di essere
costantemente controllato da microfoni e telecamere. Non compie nessuna
telefonata.
Si prepara per il bagno e, sapendo di non poter
fare nulla prima del colloquio, cerca di recuperare le forze.
Vicino al letto, all'interno di una piccola
libreria trova diversi libri interessanti e comincia a sfogliarli; passa così
le successive ore, finchè, a notte inoltrata, si addormenta.
Viene svegliato da una cameriera che gli porta la
colazione, e l'ordine di prepararsi; entro un'ora sarebbe stato ricevuto dal
capo.
Mangia tranquillamente, e sapendo di essere
sempre sotto gli occhi della sicurezza non mostra alcun cenno di
preoccupazione; si prepara e poi, pronto, si siede sulla scrivania in attesa
leggendo un libro.
Nemmeno un minuto dopo viene chiamato, e le porte
della stanza si riaprono; due uomini lo precedono verso lo studio, posto al
piano superiore.
Le imponenti scale dell'entrata che salgono
scricchiolano sotto il peso dei tre, e John cerca di allungare lo sguardo verso
l'esterno per capire dove si trova. Un alto muro e numerosi alberi, però,
coprono completamente la visuale, impedendo a chiunque di vedere al di là della
proprietà.
Non viene ricevuto subito, e la attesa nella
piccola sala lo rende nervoso; i due uomini restano immobili davanti alla
porta, mentre una segretaria, al di là di una scrivania, continua a lavorare
senza badare a nessuno. Il telefono squilla in continuazione, e la ragazza
continua a collegare i diversi reparti dell'organizzazione, senza dire mai un
nome o far capire il mittente; nei secondi in cui non è occupata al telefono si
alza di fretta per sistemare pile di pratiche, ma puntualmente una nuova
chiamata la disturba e il rito ricomincia.
Dopo aver risposto ad una delle tante, dice
sottovoce, senza distogliere lo sguardo dal quadrante del telefono: - si può
accomodare, adesso può entrare -.
Per un attimo il cuore dell'ex spacciatore
scoppia; si alza lentamente, continuando ad osservare la ragazza, poi, sempre
scortato dai due uomini, entra.
- è da un po’ di tempo che non ci vediamo -, dice
l'uomo dall'altra parte della scrivania.
4
-
molto direi.. e mai avrei pensato di rivederti -, dice
John avvicinandosi a lui. - come stai? -
-
bene, molto bene, direi.. tu? -
-
ultimamente ho avuto diverse grane da sbrigare, ma non
mi posso lamentare -.
-
Ho sentito grandi cose.. dicono che tu abbia fatto
carriera..-.
-
Non mi piace. Lo faccio solo per necessità.. tu,
invece?-
-
Io ho avuto una serie di problemi da risolvere.. ma
viene, siediti -.
-
Quindi sei sempre stato tu il cosiddetto fantasma? -
-
Sì, fin dall'inizio. -
-
Perché? -
-
Vendetta, potere, chiamala come vuoi. Affari, forse.
Quando Matt mi ha venduto a Brown, tutti mi sono venuti addosso. Non avevo
abbastanza potere, e nessuna carta da giocare. Mi avevano fregato. Per fortuna
ho fatto in tempo a fuggire, prendere abbastanza denaro e riorganizzarmi . poi
sono tornato. Matt nel frattempo era diventato consigliere di Brown, e la sua
forza aumentava. Erano loro i miei principali nemici. Il resto, lo sai -.
-
Diversi tuoi uomini hanno cercato di uccidermi. Sei
stato il mio nemico per molto tempo. Eri tu a dare gli ordini? -.
-
No, era un tale Jano. Fino a poco tempo fa ho diretto
gli affari dall'estero. Da poche settimane sono tornato qui. Io mi occupavo
degli agganci e del commercio, lui dei concorrenti. Il nemico era Brown, quel
bastardo mi aveva preso tutto. Matt era solo una pedina, e non se ne rendeva
conto. Infatti ha fatto una brutta fine. Non ce la avrei mai fatta da solo. Mi
space per ciò che è successo. Spero che alla fine sia andato tutto bene -.
-
Non certo per merito dei tuoi uomini. Posso solo
ringraziare la fortuna che mi ha baciato un paio di volte, se sono seduto qui
con te a parlare -.
-
Ma, alla fine, non chiudiamoci nel passato, e pensiamo
al futuro. Ormai sei uno dei grandi. Di che cosa ti occupi? -.
-
Fino a pochi secondi fa, di distruggerti. Dopo aver
lavorato per Matt, sono andato insieme a Brown, che però è stato ucciso da uno
dei tuoi -.
-
Lo so, ero al corrente di quell'omicidio. In un
ristorante -.
-
Esatto. All'interno del ristornate c'ero anche io.
Dopodiché i suoi collabori più stretti hanno deciso di rimanere uniti e
continuare la lotta, ma ormai era troppo tardi. Ci hai colpiti da tutti i lati,
non avevamo più possibilità -.
-
Sono le regole del gioco. Anche Matt aveva fatto la
stessa cosa con me. Su tutti i fronti, senza risparmiare colpi -.
-
Avevamo diverse persone che sarebbero potute essere il fantasma, ma non ne avevamo la
certezza. Abbiamo iniziato ad indagare, ma ormai era troppo tardi. Alla fine
abbiamo deciso di ritirarci, e siamo scappati in un paradiso fiscale, dove
Brown teneva parte dei guadagni. Lì abbiamo trovato un'immensa fortuna,e
abbiamo deciso di tornare. E riprendere ciò che ci apparteneva -.
-
Come? -.
-
Dovevo infiltrarmi io, gli altri sarebbero arrivati
dopo. -
-
Un piano semplice e preciso. Hai calcolato che saresti
potuto essere scoperto? -
-
Hanno provato ad uccidermi molte volte, ormai.. non ci
bado più .-.
-
..e adesso? Cosa hai intenzione di fare? -.
-
Non lo so. Questo devi dirmelo tu -.
-
Perché? -.
-
Io ti volevo uccidere. Non mi ero preparato a nessuna
altra eventualità -.
-
Penso potremmo evitarlo, non credi? -.
-
Forse -, e sorride.
-
Da che cosa ? -
-
Dall'accordo che raggiungeremo. Se raggiungeremo un
accordo .-
-
Altrimenti? -
-
Gli affari sono affari. Me lo hai insegnato tu -.
-
Nemmeno con gli amici vale uno strappo? -
-
Non credo -
-
Va bene- conclude sorridendo, - allora sarò costretto a
mettermi in affari con te. Oppure ad ucciderti -, e gli versa da bere.
Finisce così la prima parte della conversazione
ufficiale, e i due cominciano a chiacchierare di ciò che hanno vissuto nel
periodo in cui sono rimasti separati; si versano da bere e fumano grossi
sigari, come se fossero in un bar. Ogni tanto vengono interrotti dal telefono,
ma il padrone di casa respinge ogni chiamata, e ripete più volte alla
segretaria di non voler essere disturbato.
Nel frattempo anche gli uomini di John sono
tornati in città, dopo aver trovato un passaggio aereo grazie ad una conoscenza
del capitano della nave clandestinamente. Provano a mettersi in contatto con
lui più volte ma, come l'amico, respinge le telefonate per non essere
disturbato.
Passeggiano nel giardino della villa, e
trascorrono il resto della giornata da buoni amici; arrivata quasi l'ora del
tramonto, Eddie lo invita a cena a casa
di una vecchia amica.
Si separano giusto il tempo di prepararsi, e
John, nascondendosi nella vasca con l'acqua aperta, si mette in contatto con i
suoi. - il fantasma è Eddie Longo, tradito da Matt e nemico di Brown. Ecco il
motivo dei numerosi contatti e della potenza. Ha fatto tutto a regola d'arte.
Adesso sto cercando di capire cosa vuole. Sembra pronto a scendere a patti, ma
non ne abbiamo ancora parlato. Appena saprò qualcosa in più vi avvertirò.. sto
per uscire, e forse riuscirò a capire dove mi trovo. Sono circondato da alberi,
e non riesco a vedere fuori. Tenetevi pronti in ogni caso. Non ho idea di cosa
stia per succedere -, e riappende subito.
Esce dalla stanza, e trova i soliti uomini ad
aspettarlo; arriva alla macchina qualche minuto prima del padrone di casa, così
ne approfitta per fare un giro. I due uomini lo seguono sempre alle spalle.
Cerca di trovare oltre il muro un particolare da indicare agli uomini per
identificare la posizione, quando, ad un tratto, sente provenire dall'esterno del
muro il suono di una autoradio a tutto volume. Sta intonando una delle canzoni
che venivano messe nell'albergo di Darrill. - non può essere un caso -, pensa
subito, - deve essere il segnale. Mi hanno trovato, e stanno cercando di
farmelo capire. - prende il telefono e fa uno squillo ad uno dei suoi uomini.
In quell'istante, la macchina comincia ad allontanarsi e la musica lentamente
svanisce. - come avranno fatto? -, continua a chiedersi mentre si riavvicina
alla vettura.
Eddie nel frattempo sta scendendo le scale, e
parla al telefono; l'ospite lo aspetta e, insieme, salgono in macchina. Per
qualche minuto continua la conversazione telefonica, poi Eddie si rivolge a
John:- scusa, questa era l'ultima telefonata.. gli affari dell'ultimo momento.
Pensa che non ho quasi fatto in tempo a farmi la doccia, perché sono stato
tempestato di chiamate -.
-
tutte quelle che hai rifiutato oggi -.
-
Più quelle della serata.. a volte mi chiedo come possano
così tante persone aver spento il cervello -.
-
Non fanno una mossa se non glie lo dici. E se anche lo
dici, poi lo devi ripetere almeno quattro volte, perchè lo capiscano..-, e
sorride
-
Esatto -
-
Dove siamo diretti? -
-
A casa di una mia amica. Le ho detto che ci saresti
stato anche tu. È la moglie di un commerciante della zona e, per caso, è anche
la mia donna -.
-
Sei il suo amante? -.
-
Più collega, che amante.. comunque dividiamo anche le
gioie del letto -.
-
Come si chiama? -.
-
Meglio che non te lo dica. Si presenterà lei -.
-
Come vuoi -, e accetta il calice di vino appena stappato
dall'amico.
I vetri offuscati non lasciano intravedere la
strada, ma John ormai sa di essere seguito dai suoi, e non ne è più
preoccupato; passano venti minuti prima che la macchina entri nel cancello
della grande casa.
-
ma questa io la conosco -, pensa mentre scende. La
grande casa di Parson si apre davanti alla macchina, e una donna esce di corsa.
Abbraccia l'amico, poi si ricompone e si presenta.
-
Sono Sandra, piacere -, e gli stringe la mano.
-
Sono John -, e sorride.
I tre entrano nella casa, e una tavola ben
preparata li aspetta nel salone centrale. Diversi camerieri li servono durante
la cena, e tutto sembra svolgersi nella più formale accoglienza possibile.
-
immagino che ti abbia detto chi sono -, chiede la donna
a John.
-
Sì, me lo ha detto -.
-
E non mi giudichi? -
-
Perché? -
-
Perché invito il mio amante in casa mia -.
-
Non giudico. Osservo. Non è un problema mio. È un
problema di tuo marito -.
-
Anche lui ha le sue amanti. Solo che se le porta in giro
per il mondo, con la scusa dei viaggi d'affari -.
-
Vi siete organizzati bene -, li interrompe Eddie
ridendo.
-
Evidentemente anche a lui sta bene così -, risponde la
donna un po’ seccata.
-
Ti ha anche parlato del nostro rapporto di lavoro? -,
riprende rivolgendosi a John.
-
No, mi ha detto solo che siete colleghi -.
-
A me ha detto che tu potresti diventare un socio molto
importante, all'interno dell'organizzazione -.
-
Sì , sono appena tornato e sto cercando di riconquistare
parte del potere che ho perduto -.
-
Hai il capitale necessario? -
-
Sì-
-
Bene, se vuoi noi abbiamo i contatti e l'organizzazione.
In che mercato vorresti inserirti? -.
-
Qualunque. Adesso non lavoro più da solo. Ogni decisione
di questo genere viene presa da una apposita commissione, siamo un gruppo
adesso, non più sotto un capo -.
-
Male, io non sono assolutamente d'accordo con questa
politica -, risponde alzandosi -, sono convinta che il capo debba essere uno
solo, senza discussioni. Quando una decisione è presa, non può essere
discussa.. nel bene e nel male -.
-
Questo può succedere se all'interno della struttura la
gerarchia è a livello piramidale. Ciò che è successo a noi è del tutto anomalo,
lo ammetto.. ma fino ad adesso non abbiamo avuto grossi problemi -.
-
Perché non vi siete ancora sistemati. Nel momento del
bisogno si è tutti amici. Ma vedrai che appena le cose si sistemeranno,
comincerà una lotta all'ultimo sangue, finchè solo uno prenderà tutto il
potere. -
-
Può essere, ma non è un problema mio. Appena sistemate
le cose, prendo la mia parte e me ne vado. Non mi piace questa vita, e nemmeno questa gente..-.
-
E credi davvero che ti lasceranno andare? Apri gli
occhi. Ormai ci sei dentro fino al collo, che tu lo voglia o no. Hai stretto un
patto, fino alla morte. Pensi che ti lasceranno andare, dopo aver visto tutti i
loro volti, dopo aver scavato nei loro soldi, dopo aver conosciuto i loro
agganci?.. sei ancora troppo ingenuo-
-
Credo che questi siano problemi suoi -, la interrompe
Eddie, - e credo sia abbastanza grande per risolverseli da solo -, e la donna
si risiede, - piuttosto, parliamo d'affari. Chi di voi ha accesso al capitale?
-.
-
Tutti e nessuno. Per prelevare dobbiamo essere tutti
d'accordo -.
-
Ma chi fisicamente ha in mano i soldi? -.
-
Un responsabile all'interno del paradiso fiscale in cui
sono nascosti. -
-
Quali sono i tempi per smobilizzarlo? -.
-
Dipende dalla quantità richiesta. -
-
Se ci occupassimo noi di pulirlo, saresti in grado di
far arrivare una grossa quantità di denaro, per concludere un affare
particolarmente interessante, nel giro di pochi giorni? -.
-
Dipende dal tipo di affare. Certo, volendo si può fare
tutto -.
-
Molto bene-, sussurra continuando a mangiare.
I camerieri rientrano nella sala sistemando i
piatti per il dolce, ma gli ospiti decidono di bere qualcosa sulla terrazza;
John si siede su una poltrona da solo, mentre la coppia di amanti si stende su
un divano. Parlano di politica e di possibili affari, senza mai approfondire i
discorsi, né lasciarsi travolgere come prima.
-
credo passerò la notte qui -, è l'ultima frase di Eddie
prima della partenza di John, - spero non ti dispiaccia fare il viaggio di
ritorno da solo -.
-
No, figurati. Buonanotte, e grazie della serata -, dice
a Sandra stringendole la mano. I due lo accompagnano alla macchina, e gli
uomini lo scortano fino alla villa in cui è ospite. Li saluta distrattamente,
poi si chiude in camera. Tolta la giacca, rimane qualche minuto in giardino,
per cercare di fare il punto della situazione.
Anche se d'oro, la stanza in cui si trova
assomiglia molto ad una prigione,e il pericolo di essere ucciso da un momento
all'altro è reale. Se poi durante le discussioni non si dovesse giungere ad un
accordo, sa, questa paura diventerebbe certezza. Sa che loro sanno, e
giocheranno molto sul piano psicologico. Hanno il coltello dalla parte del
manico. L'unica cosa che non sanno è l'arrivo dei suoi uomini. Adesso dipende
tutto da loro.
Dorme male durante la notte, carico di
preoccupazioni e alcool, e al mattino la luce sembra essere una tortura per gli
occhi.
Cerca di sistemarsi per non sembrare stanco, ma
le condizioni sono fin troppo evidenti; vestitosi apre le porte e entra nel
salone per la colazione.
Eddie è già al lavoro, immerso come sempre nei
suoi affari, e saluta l'amico con un gesto della mano; John fa colazione
lentamente, aspettando che sia il padrone di casa a rompere il silenzio. Ogni
attimo diventa cruciale e , anche se non può mostrarlo, è molto teso.
-
buongiorno, come va? Dormito bene?..non sembri molto
riposato -.
-
Un leggero mal di stomaco mi ha disturbato il sonno.. ma
niente di che..-.
-
Mal di stomaco?.. vuoi che chiami un medico? Ormai curarti
è diventato il mio secondo lavoro -, e ride .
-
No grazie, è stato solo un leggero fastidio.. niente di
cui preoccuparsi -.
-
Bene.. voglio che oggi tu sia in forma. Fra poco
arriverà la mia collega, e parleremo d'affari -.
-
d'accordo. Io sono a posto.. quando volete -.
-
Ti trovi bene qui? È da poco che ci abito..ti piace
l'arredamento? -
-
Sì, abbastanza.. mi piace lo stile classico.. metterei
soltanto un po’ più di luce -
-
Luce? -
-
Mi sembra un po’ tetro. Non trovi? -
-
Non mi sembra tetro.. però, forse, hai ragione.. un po’
più di punti luce potrebbero stare meglio..-
-
Sandra cosa ne dice? -
-
Lei preferisce gli arredamenti moderni.. -.
-
A me danno l'idea di freddo, impersonale..-.
-
Anche a me. Per questo ho scelto il legno.. a proposito
di Sandra..Aveva un appuntamento questa mattina presto. Dovrebbe essersi già
liberata, e probabilmente sta già
arrivando. È una donna che non perde tempo.. ma non mi hai ancora detto: come
ti è sembrata? -.
-
Non male.. non male davvero -.
-
Stai attento, perché questa è mia-, e ride ancora.
Alcune telefonate riempiono i minuti di attesa,
finchè il campanello suona e la donna entra con un passo quasi di marcia.
Si siede al tavolo appoggiando una grossa borsa
in pelle piena di documenti; si toglie gli occhiali da sole e, chiesta una
bibita ad uno dei camerieri, si siede vicino al suo uomo.
-
buongiorno, tutto a posto? -, chiede a John.
-
Sì grazie, tutto a posto. Grazie ancora per la serata di
ieri.. è stata molto piacevole -.
-
Devi scusarmi se ho alzato la voce durante la cena, ma
io sono fatta così.. per troppo tempo ho combattuto per arrivare dove sono
adesso,e credo fermamente in ciò che faccio.. così a volte mi lascio trasportare.. spero sia tutto a posto
-.
-
Certo, nessuno problema. Ognuno ha la propria visione
della vita. Nessuno problema -.
-
Bene, adesso mi sembra giunto il momento di parlare
d'affari -, li interrompe Eddie finita la telefonata. - da questo momento
nessuno è più amico -, e ride.
La donna cerca per qualche secondo dei fogli
all'interno della borsa, poi li osserva un secondo e li mostra a John; si alza
in piedi e, passeggiando per la stanza, comincia a parlare
-
da quando io e Eddie ci siamo messi in società,
l'economia di questa regione è notevolmente cambiata. Giornalmente immensi
capitali vengono smobilitati e rinvestiti, accordi vengono presi e contratti
firmati. Non c'è molta differenza tra legalità e illegalità: bisogna solo
organizzarle in maniera diversa. L'illegale è più difficile ma, come ben sai,
rende di più. Noi lo mascheriamo dietro una serie di attività, sfociate adesso
nella costruzione del centro commerciale. Per il progetto abbiamo usato quasi
interamente soldi sporchi. Ma nessuno si è lamentato, perché tutti sono stati
pagati in anticipo. Utilizziamo diversi canali per far arrivare la merce, e per
smistarla: dal semplice contrabbando e spaccio, a sistemi più complessi, che
vedono la partecipazione inconsapevole di altri soggetti. Tutto questo sembra
funzionare bene, però ha il rovescio della medaglia. L'imponente giro di affari
creato spesso ha bisogno di un supporto di liquidità, per lo più pulita, non
sempre facile da trovare. Convincere una banca a prestarti soldi da un giorno
all'altro non è così facile, e non possiamo finire nelle mani degli strozzini.
È a questo punto che chiediamo il vostro intervento: supporterete
l'organizzazione investendovi il capitale, e noi lo faremo fruttare. Come
vedete, un lavoro di tutto comodo -
-
Quale percentuale andrà a noi? -.
-
Proporzionale alla quota versata, ovviamente -.
-
..e non potremmo interferire con i vostri affari .-.
-
sai come la penso. Solo uno deve decidere. Gli altri
guardano ed eseguono -.
-
E quella a decidere saresti tu. -
-
E a volte Eddie. Ci sono campi in cui è più
specializzato lui, altri in cui lo sono io. -
-
Capisco. Adesso, per esempio, nell'ipotesi in cui
venisse versata una somma, dove verrebbe investita? -
-
Sicuramente un'ingente parte nella costruzione del
centro commerciale -.
-
Non dicevi che andava tutto bene? -.
-
Abbiamo ancora autonomia per un po’, poi finiranno i
soldi. Quella miniera d'oro costa -.
-
Ne sono convinto. Chi mi assicura che, invece, non
usiate i nostri soldi solo per i vostri scopi?.. o che vi facciano guadagnare
più di quanto volete farci credere? -.
-
La nostra parola -, interviene Eddie.
-
Quella di chi ha provato ad uccidermi? No, grazie -. Gli
risponde freddamente.
-
Adesso le cose sono cambiate, e lo sai -.
-
Per te forse, ma non per me. -
-
Lasciamo perderete il passato. Cosa ne dici della
proposta ? -, riprende la donna,- se siete d'accordo, vedrai che anche tutti
questi particolari verranno sistemati -.
-
Non so. Non ho il potere di prendere una simile
decisione. Devo proporlo agli altri. Poi si vedrà-.
-
Non hai il potere?.. non scherzare.. la tua influenza è
fondamentale, e lo sappiamo bene. Se vuoi li convinci, altrimenti no -.
Un attimo di silenzio cade nella stanza, e i tre
si guardano negli occhi; la tensione sta salendo, e John sente il pericolo
sempre più vicino.
Se non fa finta di accettare almeno la proposta,
sarà tutto finito, ma se anche coinvolge gli altri, sarà pericoloso. Deve
prendere una decisione. Adesso. Ma non sa cosa fare.
-
facciamo così: ne parlerò con i soci, e proveremo sa
vedere. Poi ti metterò in contatto con l'uomo che cura l'aspetto finanziario
dell'organizzazione,e parlerete direttamente. Ci fidiamo del suo giudizio. Più
di questo non posso fare .-
-
va bene, mi sembra che la volontà a collaborare ci sia.
Sono sicuro che arriveremo ad un buon accordo -, conclude Eddie alzandosi.
-
Lo spero. Rientrare nel giro con il vostro appoggio ci
farebbe molto comodo. Ma adesso devo parlare con i miei uomini. Dov'è un posto
in cui possa rimanere da solo? -.
-
C'è un telefono in ogni stanza. Prendi quello che vuoi
.-.
-
No, grazie, uso il mio. Credo andrò a fare una
passeggiata nel parco, se per voi va bene -.
-
Io devo scappare subito- li interrompe la donna- devo
andare in centro, e sono già in ritardo. Avvertitemi appena ci saranno novità
-, e salutando velocemente entrambi escce.
Anche i due uomini si alzano, e dopo essersi
stretti la mano si dividono; Eddie torna al proprio lavoro, John esce in cortile.
Telefona ai suoi, e parla loro della situazione;
non possono prendere una decisione su due piedi, ma il tempo stringe e bisogna
decidere la strategia. Allearsi o combatterlo.
-
parlando dal punto di vista economico - dice, - sono
abbastanza certo che l'affare sia effettivamente conveniente. Mi sembrava che
quella donna sapesse di cosa stesse parlando, e il centro commerciale sarebbe
un ottimo trampolino di lancio. Ma rischieremmo di diventare una loro costola,
come Matt per Brown. E sappiamo la fine che ha fatto. -
-
questo è il vero problema. In fondo, non sappiamo chi
abbiamo davanti, e non possiamo certo fidarci. Io direi di non fare niente per
il momento -.
-
Ma un rifiuto -, interviene un altro, -sarebbe una
chiara dichiarazione di guerra.. saremmo in grado di sostenerla? Se adesso
ricominciasse, non credo ne usciremmo vivi. Sarebbe la fine -.
-
Chiediamo quanto vogliono, e i termini dell'affare.
Lavoriamo con loro per un po’, poi vedremo. Magari saranno loro stessi a darci
quella base necessaria per attaccarli. -, conclude John
La proposta viene approvata, e la conversazione
termina. L'ex spacciatore rientra in casa e si dirige nell'ufficio di Eddie; la
segretaria, dopo averlo fatto aspettare qualche minuto, lo fa entrare.
-
ho appena parlato con i miei -, comincia
-
cosa hanno detto? -
-
accettiamo l'offerta. Avere un aggancio come voi per il
nostro ritorno sarebbe importante. Siamo disposti ad investire i soldi -.
-
Bene, molto bene. Avvertirò subito Sandra. Adesso è
importante quantificare l'operazione e decidere tutti i particolari. Potrà
essere un lavoro molto lungo -.
-
Non abbiamo fretta -.
-
Sai cosa stavo pensando? -, chiede accendendosi una
sigaretta -, che potremmo utilizzare casa mia come centro per i nostri affari.
Non è pratico che tu debba sempre telefonare ai tuoi colleghi per prendere le
decisioni, e nei prossimi giorni ne dovremo prendere molte. Perché non dici
loro di sistemarsi qui?.. di spazio ce ne è in abbondanza -.
La proposta sembra più una minaccia,e l'ex
spacciatore rimane stupito
-
no, se decideremo di proseguire, io avrò carta bianca
sulle decisioni. Si fidano di me. Preferisco non immischiarli portandoli qua .
-
come mai? Qualcosa che non va? -, ed un brivido corre
lungo la schiena di John.
-
No, è che l'affare è mio. Rimanendo qui solo io,
acquisto potere nei confronti degli altri. Se venissero anche loro, presto si
dimenticherebbero chi lo ha realizzato-.
-
Punti a comandarli, eh?.. altro che tutti amici e
soci..-.
-
Forse.. vedremo -, e un sorriso tirato si accende sul
suo volto.
-
Parlerò con Sandra e cominceremo a pensare alle prime
proposte. Nel frattempo fai quello che vuoi.. dormi, leggi, guarda la TV. Hai
visto il mio impianto nuovo? -.
-
No -
-
Vai a vederlo. Merita. Ha un impianto sonoro fenomenale
-.
-
Voglio uscire a farmi un giro. Non ce la faccio più a
stare qui dentro. -
-
Non credo sia possibile -.
-
Come pretendi che si possa parlare d'affari se mi tieni
imprigionato qui dentro?.. cosa vuoi fare: tenermi qui fino alla morte?
Ricordati che sono io il tuo aggancio. Senza di me tutti i tuoi finanziamenti
finirebbero in fumo. -.
-
Hai ragione. Va bene. Vatti a fare un giro. Ma verrai
scortato da due uomini. -.
-
Mi serviva giusto un autista e un fattorino -, e si
alza.
Esce velocemente dalla casa e sale sulla macchina
già pronta; ordina di andare in centro, prende da bere nel piccolo bar e si
siede vicino al finestrino.
Incrocia una macchina, all'interno della quale
vede due dei suoi uomini; per un attimo una sensazione ti tranquillità lo
abbraccia, ma appena svaniscono la sottile inquietudine torna.
Cammina per le strade del centro guardando le
vetrine, rispondendo alle numerose telefonate dei suoi; parla a monosillabi,
sapendo di essere ascoltato. Dall'altra parte pongono domande precise, la cui
risposta si deve limitare solo ad un assenso o no.
Ad un tratto uno della scorta dice all'ex
spacciatore di essere stato contattato dal suo capo con l'ordine di rientrare
subito, per una certa proposta. L'uomo capisce e si riavvicinano alla macchina.
Nello studio, Sandra è occupata a scrivere
davanti ad un piccolo computer, mentre Eddie è al telefono. All'arrivo di John
i due continuano con il proprio lavoro.
-
buongiorno, fatto una bella passeggiata? Mi hanno detto
che sei andato a vedere le vetrine del centro -.
-
Un posto vale l'altro per sgranchirsi le gambe -.
-
Sto finendo di battere una prima bozza del contratto da
discutere -, dice la donna continuando a scrivere -, ovviamente avrà bisogno di
modifiche, ma almeno è un punto di partenza -.
-
ho parlato con i miei, e come previsto mi hanno dato
molta libertà di decisione -.
-
Molto bene. -.
-
Ecco, leggila e dimmi cosa ne pensi -, dice la donna
passando un foglio a John.
L'omo rimane in silenzio per qualche secondo, poi
la guarda negli occhi:- spero stiate scherzando -, dice appoggiano il foglio
sul tavolo.
- Perché
? -
-
è assolutamente impossibile che questo accordo venga
concluso -.
-
Non mi sembra -, risponde con tono di sfida la donna.
-
Chiedete come finanziamento una somma improponibile, con
tempi di consegna impossibili. La percentuale di nostro ricavo, poi, è
assolutamente ridicola. Preferiremmo investirli in Buoni del Tesoro, piuttosto.
Avremmo dei tassi più alti -
-
Hai idea di quello che stai dicendo? -, interviene
Eddie, - noi ti stiamo dando una grande occasione. Ad oggi voi non siete
niente. Non sono i soldi a dare il potere, ma i contatti. E voi non ne avete più. Con questo affare vi diamo la
possibilità di rientrare nei giochi in grande stile. E tu stai a discutere sui
soldi? -.
-
Sì, discuto sui soldi, perché sappiamo tutti che se
verrà concluso, guadagnerete una quantità di denaro tale da diventare i
dominatori incontrastati di questo territorio .-
-
E allora? È male, questo? Sareste nostri alleati-.
-
Ci siamo stancati delle alleanza politiche. Abbiamo
deciso di agire da soli. Questo accordo poteva essere interessante. Ma solo se
circoscritto ad un fine economico. I nostri agganci, per quanto voi possiate
dubitarne, ci sono. Non abbiamo bisogno dei vostri -.
Eddie si alza di scatto e si avvicina a John,
prendendo un fermacarte. Glie lo punta alla gola:- lo sai che se ti uccidessi
adesso, nessuno saprebbe mai niente? Il tuo copro svanirebbe nel giro di
qualche minuto-.
-
Non ho più nemmeno i documenti -, gli risponde come
sfida, - non dovrebbe essere difficile -.
-
Vogliamo provare? -.
-
Smettetela voi due, stiamo parlando di affari -,
interviene la donna, - non siamo qui a giocare ai piccoli assassini. Cerchiamo
di darci tutti una calmata. L' accordo interessa a tutti. Proviamo a pensarci
-.
-
va bene, pensiamoci. Ma ricordati che la tua vita è
appena ad un filo -, conclude Eddei sedendosi.
-
Se mi uccidi perderai i finanziamenti. Lo sai. Fossi in
te non mi farei trascinare dalla rabbia. -
-
Abbiamo altre persone che potrebbero finanziarci -.
-
Allora perché perdete tempo con me? No, non credo
proprio -.
-
Smettetela di litigare. Concentriamoci sul contatto.
Siamo disposti a diminuire la cifra e allungare i tempi di consegna -.
-
Sulla cifra possiamo parlare, sui tempi di consegna no.
I nostri capitali sono molto distanti, e per la maggior parte investiti. Per
avere contante in fretta, l'unica cosa che possiamo fare è buttare sul mercato
illegale opere d'arte. Normalmente è il metodo più veloce. Ma risulterebbero
soldi sporchi, e comunque anche questo sistema richiede un minimo. -.
-
Va bene. Per concludere l'accordo siamo disposti anche
ad aspettare di più. Diteci voi quanto -.
-
È un dato che non posso darvi adesso. Ne parlerò con il
gruppo, e vi farò sapere -.
-
Ma quale difficoltà -, si alza di nuovo Eddie - lo
sappiamo benissimo che avete una montagna di banconote nascoste in una
cassaforte -, e si riavvicina all'ospite.
-
Come fai a saperlo? -
-
Ho i miei informatori -
-
Balle. Come fai? -
Eddie sorride guardando la donna cercando un
cenno di assenso; appena ricevuto, comincia: - ti dice niente il nome Darrill?
-
-
Come fai a conoscerlo? -.
-
È sul mio libro paga. -
-
Non è possibile -.
-
Anche io, quando sono fuggito, sono andato lì. Siamo
diventati amici, e mi ha confessato un paio di segreti. Io ho colto
l'occasione, e adesso lavora per me. Pago molto bene le sue informazioni -.
-
Ecco perché non mi hai ucciso subito. Sapevi già tutto
-.
-
Esatto. Tutto. Mi spiace amico, ma per voi è finita -.
-
In che senso? -.
-
Il tuo amico Mike è stato ucciso qualche giorno fa. Lo
abbiamo convinto a dirci la combinazione della rima cassetta, prima di
ucciderlo. Certo, magari qualche borsa piena di denaro rimarrà per sempre persa
nella cassaforte, ma noi ci sappiamo accontentare -.
-
Perché hai fatto finta di trattare con me, allora? A
cosa ti serviva? -
-
A prendere tempo. E a rintracciare tutto il gruppo.
Sfortunatamente hai ragione: presi singolarmente non valete nulla, ma insieme
siete abbastanza forti. -.
-
Bastardo -, e si butta su di lui. I due cominciano a
picchiarsi, mentre la donna, dopo aver chiamato le guardie, prova a separarli.
La lotta dura qualche secondo, e nessuno entra
dalla porta; si sentono rumori dall'esterno, e all'improvviso la porta viene
quasi abbattuta.
Entrano degli uomini armati, che bloccano tutti.
Per ultimi, gli amici di John.
-
è un piacere vederti -, dice il primo aiutandolo a
rialzarsi
-
accidenti. Cosa diavolo ci fate qui? -.
-
Come. Non sei tu che ci hai chiamati? -, e ride.
-
Ho tenuto il telefono per farvi sentire la
conversazione, ma non avrei mai pensato di vedervi così presto.
-
Ci stavamo preparando al peggio. Quando abbiamo capito
che la situazione stava per precipitare, abbiamo deciso di agire di sorpresa. E
siamo entrati -.
-
Questi uomini? -
-
Gente reclutata. Costano ,ma sono bravi -.
-
Cosa volete adesso? -, chiede Eddie, ancora per terra.
-
Parlare d'affari, e riprenderci ciò che è nostro -.
-
Non credo sia possibile,
amico mio -, Dice Eddie alzandosi con calma. Prende il fucile da uno degli
uomini, e lo punta contro John. Il suo sorriso diventa terrore.
-
Lo sapete che non sempre gli uomini a pagamento sono i
migliori, per le azioni di guerra. Perché spesso c'è chi li ha pagati di più .
non potevate saperlo, ma sono anche loro sul mio libro paga. Li tengo in caso
di emergenza, e per essere sicuro che a nessuno venga in mente di colpirmi. Ma
voi questo non lo sapevate. Mi spiace. -
Dal fondo della stanza, uno degli uomini di John
si avvicina al centro - anche io non mi sono fidato di questi uomini
completamente, e ho portato un regalo per i nostri ospiti -, dice tirando fuori
dalla giacca una piccola bomba - vi piace questo giocattolino? -, e toglie la
sicura. Silenzio.
-
non fare idiozie -, dice Eddie abbassando il fucile.
Nessuno degli uomini si muove.
-
Se dobbiamo morire, tanto vale morire tutti. Giusto? -
-
Aspetta-, continua John,- ragioniamo. Se butti
quell'affare, moriamo tutti. Perché? Non ha senso. Ordina a questi uomini di
abbassare le armi, e rimetti la sicura. Abbiamo vinto noi. Non perdere la testa
-.
-
No. Potrebbero avere altre armi nascoste, e sarebbe la
stessa cosa. Non possiamo rischiare -.
-
Meglio rischiare che morire tutti. Non ti sembra? -.
-
No -.
All'interno della stanza i due gruppi sono
schierati sui lati: vicino alla finestra John e i suoi uomini, con il
possessore della bomba davanti; dall'altro lato il gruppo di mercenari, Eddie e
la Donna. La porta è aperta, ma nessuno della sorveglianza arriva; la squadra
deve aver ucciso o ferito tutte le altre persone all'interno della villa. Il
silenzio scende, e tutti guardano terrorizzati gli occhi dell'uomo, che sembra
essere uscito di senno.
-
adesso vi faccio vedere io di che cosa sono capace. Per
la prima volta siete tutti in mano mia -
-
cosa stai dicendo? -, chiede Eddie.
-
Per tutta la vita ho fatto solo ciò che mi è stato
ordinato. Cambiare principale era soltanto una formalità, perché tutti ci
sfruttavate allo stesso modo. Non importava ciò che pensavamo, ma solo che
portassimo la macchina da un lato all'altro della città, che controllassimo le
strade o ci prendessimo i proiettili al posto vostro. Ma adesso la situazione è
cambiata. Sono io a decidere, e voi dovrete fare ciò che voglio. -
-
Posso darti un posto di comando all'interno
dell'organizzazione. Uomini, scorta. Dimmi cosa vuoi, basta che appoggi quella
bomba -
-
Credi che sia stupido? So benissimo che se appoggio
quest giocattolo sarò un uomo morto. Lo sarò in ogni caso. Quindi tanto vale
portare anche voi con me -.
-
Porta loro con te, se vuoi -, dice uno di quelli di
John, - ma non noi. Siamo dalla tua parte. Abbiamo combattuto con te. -.
-
Avete ragione. Tanto vale portare solo loro -.
In quell'istante un uomo con una mitraglietta
spunta da dietro le sue spalle, e con un veloce passaggio spazza via i nemici,
che non si rendono conto di ciò che sta succedendo.
Una raffica di proiettili perfora il muro, e i
corpi distrutti cadono per terra uno sopra l'altro; un altro giro permette ai
più di non soffrire, mentre gli ultimi vengono finiti con una pistola. Nella
stanza sono rimasti in piedi solo gli uomini di John, mentre l'ex spacciatore
assiste allo spettacolo inerme. I sopravvissuti cominciano a camminare per la
stanza controllando che non ci sia nessun superstite, e l'assassino tiene
ancora in mano l'arma.
-
abbiamo fatto un bel casino -, dice uno degli uomini a
John -.
-
..ma-
-
la tattica della bomba è una delle cose più elementari
che si possano imparare. Attiri l'attenzione su un particolare preciso, crei la
sceneggiata per far calare la concentrazione. Poi, ad un tratto, una bella
raffica di mitragliatrice. Ed il gioco è fatto. Ovviamente la bomba era finta
-.
-
Perché non me lo avete detto? -
-
La tua interpretazione è stata perfetta..da Oscar -,
interviene quello con l'arma.
-
Ci credo..ero convinto che volesse far scoppiare tutto
davvero -.
-
Guardate, la donna è ancora viva. Cosa facciamo? -.
-
Fra poco sarà peno di polizia. Lasciala. La troveranno
loro. E non credo parlerà.. ha troppe cosa da nascondere anche lei -, conclude
John uscendo dalla stanza. -
-
Pulite tutto, e poi sparite -, dice l'uomo alle sue
spalle a quelli rimasti all'interno.
-
Da qualche parte ci devono essere molti documenti.
Prendeteli tutti. Se poi trovate agende, appunti, note. Portate via tutto. Anche
il computer -, conclude John
- cosa
facciamo adesso? -.
-
Cominciamo a comandare -.
FINE