Una trasmissione sulla pesca – speciale esche -. Non sto scherzando, la sto ascoltando davvero. Il volume della radio è alto, ed una voce profonda sta elargendo consigli sui modi di legare le esche all'amo.
Il traffico dentro cui sono imbottigliato mi sta innervosendo, mentre scopro i sottili segreti per pescare il luccio. A sentirlo, non sembra nemmeno difficile. Provo ad immaginare l’ascoltatore medio che, puntuale ogni mercoledì sera alle sette, si sintonizza per ascoltare la voce del Sig. Enzo, pietra miliare in materia. Me lo immagino di mezz'età, con un blocchetto per prendere appunti e un brutto cappello in testa, anche in casa. Mi immagino i discorsi alla domenica mattina, quando il popolo di adepti si incontra sulle rive della riserva poco distante da qui e commenta la passata puntata. Fino all'arrivo del Sig Enzo, accolto come un salvatore, un messia, un portatore di verità segrete, ma pronto a dividere il suo sapere con i seguaci. Ogni domenica mattina, alle sei.
Mai mi sarei aspettato di entrare in un palinsesto insieme ad un programma sulla pesca, uno sulla maglia e tre sulla cucina. Dicono siano quelli che fanno più ascolto. Non come quella strana roba che metto io.
La sigaretta sta per finire, e mentre la butto fuori dal finestrino incrocio lo sguardo dell'automobilista che, fiero, mi sta sorpassando approfittando del momentaneo allargamento della corsia. - se hai tanta fretta, prendi un elicottero -, gli urla quello dietro di me. Non posso che dargli ragione.
Rimango ipnotizzato dal frontalino della radio, sul quale appare soltanto la frequenza su cui sono sintonizzato, senza né nome né messaggi. – l'RDS sarà uno dei progetti a breve termine –mi avevano detto due anni fa.
Lascio la macchina nella piazza principale del paese, davanti alla chiesa, sotto gli occhi dei vecchi che, seduti al bar, sono già al secondo giro di bianchino e aspettano un sottile soffio di vento che rinfreschi l’aria; accenno un saluto, e loro mi rispondono come per dire - non ti preoccupare fratello, te la teniamo d'occhio noi la macchina - . Brutta com'è, mi farebbero un favore a rubarla.
- sei in anticipo -, risponde il Sig. Enzo al citofono dopo aver aspettato per cinque minuti che qualcuno mi aprisse.
Il sistema di apertura automatica si è rotto quattro mesi fa, e adesso bisogna che qualcuno dall'interno apra manualmente. Durante uno stacco pubblicitario o una canzone è il conduttore ad occuparsene, ma nella trasmissione di pesca non mettono tanta musica. In compenso, gli stacchi pubblicitari durano una eternità. Tutti i negozianti della zona sognano uno spot durante la trasmissione di pesca. Dicono aumenti le vendite in maniera considerevole. E per averlo, pagano molto.
Mentre salgo le scale vedo la grossa schiena dell'uomo rientrare nella stanza della regia, salutandomi da lontano, pensando già a cosa dire per stupire gli ascoltatori alla fine dello stacco pubblicitario. O forse sta pensando se per il luccio è meglio una canna lunga o corta. Ciò di cui ho bisogno adesso è un caffè .
Raramente ho assaggiato qualcosa di così terribile, perché questa macchina -reperto di uno dei momenti di massimo splendore della radio, pochi anni fa, in cui giravano normalmente tre, quattro persone negli uffici ventiquattro ore su ventiquattro - dovrebbe fare almeno cinquanta, cento caffè al giorno, per renderli commestibili, e non i due che prendo io e quello del Sig. Enzo.
Nell'ufficio incrocio Sergio, tecnico tuttofare responsabile della manutenzione degli impianti.
- è tua la bicicletta in fondo alle scale? -
- sì, perché …?- mi risponde senza togliere lo sguardo dalla telepromozione che sta seguendo su una rete locale
- blocca il passaggio sulle scale -
- e allora spostala.. -
Sergio riesce ad essere una di quelle persone dall'antipatia genetica, capace di far saltare i nervi anche all'essere più paziente sulla faccia della terra. La questione della bicicletta è già storia tra i collaboratori della radio, perché viene lasciata sempre sul pianerottolo all'inizio delle scale, impedendo a chiunque il passaggio. Ma se qualcuno prova a spostarla, succede il finimondo e le urla rimbombano in tutta la piazza.
- .. a proposito, hai mica visto se qualcuno me l'ha graffiata? -, riprende continuando a fissare il video, - perché l'ho appena riverniciata -.
- Di arancione? -
- Perché, non ti piace? -
- …
- è la vernice usata per pitturare i tram. Me l'ha data un amico. È antiruggine. -.
- ..geniale.. comunque no, non te l'ha toccata nessuno -
- … e comunque, quando entri, evita di fare tutto quel casino con la porta, perché si sente anche in trasmissione...-.
- che casino? -
- aprila più delicatamente..-.
- non è colpa mia se cigola.. dovrebbero oliare i cardini..-.
- dovrebbero? Chi dovrebbe?..-.
- non so. Se non lo sai tu..-.
- ecco, non lo so nemmeno io. Per cui, cerca di aprirla più delicatamente. Non mi sembra un grande sforzo. -
Non toglie lo sguardo dalla televisione, e appena il caffè smette di scendere esco dall'ufficio e appoggio la mia borsa sul tavolo della sala riunioni, circondata da una libreria piena di dischi in vinile catalogati in ordine alfabetico.
" i grandi successi del '58", " il meglio della Romagna", " Rock and roll collection 4", leggo scorrendo le copertine mentre aspetto che il caffè si raffreddi. Grandi dischi, come sempre. Ed il dramma è che li mettono in onda sul serio. Anzi, il dramma è che qualcuno li ascolta.
- tra dieci minuti finisco il turno e me ne vado a casa -, dice Sergio entrando nella stanza, - vedi di non fare casini -.
- Tranquillo; per questa sera non ho intenzione di dare fuoco alla radio. -
- … e chiudi a chiave quando esci… due giri.. -.
- È vero, potrebbero venire a rubare questi dischi..-.
- Davvero spiritoso. Saluto Enzo e vado -, ed esce dalla stanza.
- .. A proposito, dì a Giacomo che ci sono delle notizie appena arrivate sul tavolo dell'ufficio. Sono importanti. -, mi urla passando per il corridoio
- D'accordo -
Sento la porta aprirsi, e rimango in attesa per qualche secondo che si chiuda, ma poi il passo inconfondibile di Giacomo si avvicina e mi accorgo che Sergio è rimasto per controllare che il nipote arrivasse in orario per la sua trasmissione.
- 'ao -, mi dice il ragazzo entrando in sala riunioni.
- Ciao , come vai? -
- ..così.. -.
Nei suoi occhi spenti vedo la frustrazione di chi ha avuto sogni di gloria, ed adesso è costretto a leggere le notizie tre volte al giorno che, sa, in fondo non interessano a nessuno. Forse ha soltanto noia della vita. Una volta mi ha raccontato di aver fatto parte della redazione di un giornale, ma poi ha dovuto lasciare tutto per tornare a casa. I suoi avevano bisogno di qualcuno che li aiutasse nel negozio che gestiscono. E non ha potuto scegliere. Adesso è il responsabile del reparto gastronomia del piccolo supermercato. Questo notiziario è ciò che è rimasto del suo passato.
I suoi movimenti sono lenti e pesanti, e nonostante sia molto magro sembra faccia fatica anche solo a respirare.
- ci sono delle notizie per te in ufficio -
- lo so, le ho già prese.. me le ha date Sergio prima di uscire. -
- perché? Non pensava fossi capace di prenderle da solo?
- No.. lo sai che è fatto così…-, e per un attimo una luce nei suoi occhi si accende, ma credo più per odio verso lo zio che lo tratta da deficiente, che per vita.
Svuota sul tavolo la sua borsa in pelle piena di fogli rovinati, fax, appunti, ritagli di giornale, e cerca nel mucchio, tirando fuori ogni tanto qualche pezzo di carta che sistema in un angolo del ripiano, annotando il titolo del pezzo su un foglio a parte.
Resto qualche secondo in silenzio ad osservarlo, ma appena se ne accorge copre i suoi appunti scocciato.
- ecco, adesso c'è l'ultimo stacco pubblicitario, poi comincio io -, mi comunica alzandosi e sistemando nella borsa i suoi fogli. - poi ci sei tu, se non sbaglio. -
- sì -.
- Beh.. a dopo, allora..-.
- A dopo -, ed esce.
- Vieni a trovarci, questo mese orario continuato, e se non chiedi lo sconto, riceverai in omaggio un grande sorriso -. È lo spot della settimana. Agghiacciante. Sono costretto ad ascoltarlo perché in ogni stanza un diffusore amplifica ciò che la regia sta trasmettendo, e non posso staccarlo. Ho già strappato i fili che entrano dalla porta tre volte, e hanno minacciato di licenziarmi, se lo faccio ancora. Lo chiamano rispetto per la radio. Io penso solo che dovrebbe esserci almeno una stanza in cui si possa avere un attimo di pace, senza nessuno che parli di orari continuati o sorrisi. Se penso che qualcuno ha anche pagato per farlo passare, mi vengono i brividi. Conosco il creativo che inventa questi spot. A volte fa anche la telecronaca delle partite di basket, mandando pezzi heavy metal durante gli intervalli, e imprecando quando qualcuno sbaglia un canestro. Si sente molto innovativo.
Mi immagino l'ascoltatore medio che entra nel negozio, dopo aver ascoltato la promozione, e con il sorriso fiero di chi fa una battuta originale, dice al gestore: - mi sorride anche se le chiedo uno sconto? -. Meglio pensare alla mia scaletta.
Tiro fuori dalla borsa i miei dischi, li osservo un momento e comincio ad ordinarli per apparizione; è un rito che ripeto tutte le volte, con la certezza che durante la trasmissione cambierò idea almeno dieci volte. Non importa, occupo questi dieci minuti e mi tranquillizzo un po’.
Parte il notiziario, e la voce di Giacomo si appoggia su una base musicale simile ai ritmi delle tastiere dei primi anni '80, leggendo senza alcuna enfasi gli appuntamenti della settimana. Saga del paese vicino, festa dell'oratorio e fiera di beneficenza. Ricorda a tutti gli interessati a partecipare alla gita della settimana prossima organizzata dalla Proloco di comunicare la propria adesione compilando il modulo presente sul bancone del bar nella piazza davanti alla chiesa. Sono sicuro che i custodi della mia macchina lo hanno già compilato da tempo. Legge i compleanni della settimana, con nipoti che fanno gli auguri ai nonni ultranovantenni. Chiude con una notizia dell'ultim'ora: tentata rapina in un negozio di ferramenta sulla provinciale. I colpevoli non sono ancora stati trovati. Rubati tre milioni in contanti e parecchia merce. Messaggio promozionale e previsioni del tempo. Le inventa guardando fuori dalla finestra. Qualcuno, forse, ci crede davvero. Sigla di chiusura.
Prendo i miei dischi e mi avvicino alla sala regia, lungo lo stretto corridoio tappezzato da poster appesi da almeno un ventennio, dove incontro il Sig Enzo.
- ciao, come va? -, mi chiede con il solito tono pontificale.
- Bene grazie; complimenti per la trasmissione -. Pietosa menzogna, ma si usa così, tanto per far conversazione.
- Grazie.. l'argomento di oggi è stato particolarmente interessante -
- L'ho ascoltata mentre arrivavo qua. -.
- Com'è che non ti ho mai visto in riserva, la domenica mattina? -.
- Devo aiutare i miei, la domenica -. Altra pietosa menzogna, ma qui è lui che comanda.
- Beh, allora è più importante. Ma se mai sarai libero, sappi che sei il benvenuto tra noi -.
- Grazie, non mancherò -, e comincia a percorrere il corridoio verso l'uscita, infilandosi una vecchia giacca piena di tasche e senza maniche.
In fondo non è una persona antipatica, anzi; ha trovato il suo piccolo mondo di gloria e se lo tiene stretto, dedicando alla pesca tutto il tempo libero a disposizione. Adesso è in pensione, e credo sia stato un impiegato in comune, o qualcosa del genere. Per questo conosce il proprietario della radio, un ex sindaco.
La grande schiena regge una pancia immensa, e sulla faccia una sottile barba bianca copre le guance, mentre mi saluta sorridendo. Come sempre, adesso scenderà al bar qui davanti per sentire i primi commenti a caldo, e continuare gli spunti di discussione cominciati in trasmissione. Verso le nove, nove e mezza, dopo una decina di bicchieri di vino offerti dagli amici, tornerà a casa, dove sua moglie si arrabbierà perché la cena si è freddata. Mi hanno raccontato che questo copione si ripete immancabilmente da venti anni.
Ora che il notiziario è finito, parte l'ultimo lungo stacco pubblicitario della giornata, prima della mia trasmissione; a quest'ora le famiglie o sono a tavola, o sono già davanti alla televisione, e gli ascolti cadono precipitosamente.
Per molti conduttori questo sarebbe un dramma, ma ormai ho imparato a conviverci, e sotto un certo aspetto è anche un vantaggio: se andassi in onda durante il pomeriggio, o al mattino, mi costringerebbero a mettere che vogliono loro, mentre adesso, non rischiando di perdere audience, mi danno la quasi totale libertà. Niente bestemmie, niente propagande politiche, niente incitazioni alla violenza, sono le uniche regole. Posso quasi considerarmi fortunato.
Per le prime ore del programma ho una piccola ma assidua schiera di ascoltatori, perlopiù giovani, che ascoltano i pezzi che mando o in casa, o mentre tornano dal lavoro; dopo le dieci, invece, l'atmosfera cambia, e chi resta con la radio accesa è soltanto chi lavora di notte. E c'è molta più gente di quanto ci si possa immaginare.
Abbiamo un'area di contatto abbastanza ampia, grazie ad una serie di concessioni e permessi ottenuti dall'ex sindaco, e la antenna potente. Purtroppo è stata montata male, e non funziona come dovrebbe. So che hanno in programma di risistemarla, prima o poi.
Giacomo esce dalla piccola stanza tenendo sotto il braccio il pacco di fogli e la borsa, ed accenna un sorriso.
- con che pezzo vuoi aprire questa sera? -, mi chiede
- non so ancora.. credo metterò qualcosa dei Crue..-.
- chi? -
- Motley Crue…-.
- ..non li conosco..-.
- sono un gruppo degli anni ottanta… in stile vestiti di pelle, moto e capelli lunghi.. chitarre distorte e belle ragazze nei video..-.
- …inglesi?-.
- americani..-.
- no, non li conosco..-.
Mi guarda come fossi un alieno, come se parlassi un'altra lingua.
- ..ma tu non metti mai niente di italiano?
- ..del genere..?-
- ..non so.. qualcosa di tranquillo.. abbiamo così tanta bella musica.. non capisco perché debba sempre mandare cose di cantanti stranieri..-.
Come faccio a dirgli che può risultare abbastanza arduo trovare un italiano di colore che suoni l'armonica, canti blues e sputi tabacco? Potrebbe anche esserci, da qualche parte, ma io non ne conosco nessuno.
- …beh.. sei tu il responsabile della tua trasmissione.. comunque, se vuoi un consiglio, per aumentare un po’ l'audience dovresti mettere musica italiana.. se vuoi, ti posso prestare qualche disco..-.
- no grazie, vedo che la radio è già ben rifornita..-.
- è vero.. io mi sono doppiato parecchi dischi… poi li ho sempre riportati in dietro -, dice quasi per scusarsi.
- Vedi, è che non è proprio il mio genere… e se anche ci sono poche persone all'ascolto, si aspettano determinati cantanti.. in fondo, chi, con un minimo di ragione, si metterebbe la sera a ascoltare la radio senza guardare la televisione? -.
- ..hai ragione.. -, risponde pensieroso, - non hai molte possibilità.. ma stai tranquillo.. proverò a parlare io con il proprietario, e cercherò di convincerlo a metterti in una fascia oraria migliore..-.
- no, ti ringrazio.. ma non poteri, per il lavoro.. io impiego quasi un'ora ad arrivare, e non posso perdere un'intera giornata.. questo è l'orario ideale per me..-.
- come vuoi.. io l'offerta te l'ho fatta.. pensaci..-.
- grazie..-.
Il ragazzo si allontana lungo il corridoio pensieroso, facendo fatica a reggere il pesante carico, ed entra nell'ufficio; lo seguo con la coda dell'occhio, poi apro la porta della sala di regia. Davanti a me il mixer, acceso, segna la potenza in uscita della trasmissione ora al minimo, e il sistema automatico per il lancio degli spot indica che ho ancora due minuti prima della diretta. Il grosso microfono sovrasta tutte le apparecchiature, e mi siedo sulla vecchia sedia con le rotelle cercando di sistemare i dischi sull'unico ripiano rimasto libero.
- ho lasciato la finestra aperta per qualche minuto per far uscire l'odore del fumo delle sigarette di Enzo -, mi dice Giacomo accostando la testa alla porta, - ricordati di chiuderla prima di andare in onda, o rimbomberà tutto..-.
- tranquillo, grazie -, gli rispondo appoggiando sul piatto il disco dei Crue.
- Beh, allora divertiti.. io vado… al primo stacco, vieni a chiudere la porta-.
- Arrivo.. fra un attimo vado in onda.. la chiudo io..-.
- Ti devo dare uno squillo per ricordartene? -
- Se vuoi.. mi fa piacere avere compagnia.. resto qui solo..-.
A volte mi sembra quasi un dispetto non accettare l'aiuto offerto, e questo è uno di quei discorsi che si ripetono ad ogni puntata. Aspetto la sua chiamata, puntuale, fra mezz'ora.
- ciao, ci vediamo -, e chiude la porta.
Ascolto i suoi passi lungo il corridoio, il cigolio della porta e i gradini; il counter del sistema di spot segna pochi secondi, e sul piatto il disco sta già girando. Indosso la cuffia, avvicino il microfono alla bocca e preparo le mani si tasti da premere per partire; un lungo sospiro, il secondo di silenzio che fa entrare in un'altra dimensione, e accendo il microfono.
Con la mano destra lascio cadere la puntina, e il suono stridulo della chitarra elettrica fa scoppiare i livelli di uscita del volume.
- ciao a tutti.. questo primo pezzo è dedicato a tutti quelli che sono ancora bloccati nel traffico. Avete presente il video? Immaginatevi di essere con i Crue a Las Vegas, sulle loro Harley, insieme a ragazze in bikini che ballano e si fanno mettere soldi nei reggicalze.. quando li hanno ancora addosso…ma adesso basta, non vorrei avere incidenti sulla coscienza.. il tempo fa leggermente schifo, come sempre, in compenso il caldo aumenta.. resteremo insieme anche questa sera per un bel po’ di tempo, per cui mettiamoci comodi perché sarà un viaggio lungo ..-
Stacco la linea del microfono, regolo i volumi perché stanno sparando troppo, rischiando di far fondere i trasmettitori; impiego pochi secondi, e appena tutti i rilevatori tornano nella zona verde sento il telefono squillare.
- Cosa diavolo stai combinando -, urla Sergio, - stai facendo un casino pazzesco.. non si capisce niente.. abbassa tutto -.
- Non è colpa mia se lasciano la strumentazione regolata male.. cosa fanno ascoltare, il battito del cuore dei bruchi per mettere i microfoni così alti? -
- Non fare lo spiritoso e metti a posto -.
- Già fatto.. com'è che mi stavi ascoltando? -
- Io ascolto sempre, perché so che ci sono dei conduttori come te che fanno i casini -.
- Grazie per il disturbo, tutto risolto-, e riappendo il telefono.
Mi immagino Sergio, in pantofole, che ascolta la radio e comincia ad urlare e correre per la casa non appena qualcosa non funziona. Sa che se qualcosa si rompe all'interno della struttura, tipo la porta o il campanello, non corre pericoli, ma se qualcosa va male nella diretta, è sua la responsabilità. Sorrido, e sono pronto a risollevare il telefono, sicuro che richiamerà subito. Dopo qualche secondo, però, non ricevendo chiamate, ritorno sulla sedia.
Aspetto che il pezzo sfumi, faccio partire la base che uso normalmente per parlare e accendo il microfono.
-
scusate per il piccolo problema tecnico, ma qualcuno
mi ha lasciato i volumi di tutti i canali al massimo.. probabilmente si
occupano della registrazione in diretta del passo delle formiche, durante il
giorno, e si sono dimenticati di rimettere tutto a posto.. poco male, spero non
stiate morendo per non aver sentito il primo riff.. a proposito, se qualcuno
vuole mettersi in contatto con me, ecco il numero di telefono, fax e mail..-.
Lancio per la prima volta l'annuncio registrato che ricorda il numero di telefono, il fax e l'E-mail, scanditi sopra le note di un pezzo dei Led Zeppelin e letti da una ragazza che lavora poco lontano da qui; nel frattempo accendo il computer alla mia sinistra e preparo un altro disco sul piatto.
Normalmente non sono tante le persone che telefonano, ma nell'ultimo periodo il numero di Mail che ricevo è aumentato notevolmente, e mentre aspetto che le canzoni finiscano, soprattutto alla fine della serata, mi diverto a rispondere.
Molti mi chiedono di leggerle in diretta, molti mi raccontano semplicemente fatti strani o divertenti, altri mi raccontano cose che non direbbero nemmeno ai genitori, considerandomi, credo, una specie di alter-ego; un paio di volte mi sono anche arrivate lettere piene di insulti, ma credo faccia parte del gioco.
- se volete, posso anche presentarvi la voce sensuale che ha registrato il nostro indirizzo… ma è molto fidanzata, e non credo sia in cerca di un nuovo ragazzo.. il prossimo pezzo è un pò più cattivo del primo, arriva dagli anni settanta ed è firmato Black Sabbath .. e speriamo di svegliare qualcuno..-, e il nuovo disco parte.
- accidenti -, urlo mentre lancio per terra l'accendino con cui mi sono appena acceso una sigaretta, - anche quello è regolato male, qui-, e gli do un calcio spingendolo sotto il mixer. - stà a vedere che adesso mi tocca anche andare là sotto a riprenderlo, altrimenti dicono che me lo sono preso -, continuo imprecando.
Aspiro la sigaretta cercando di tenere nei polmoni più fumo possibile, e cammino nervosamente nella piccola stanza; - dopo il secondo assolo di Iommi -, penso,- devo preparare il nuovo disco.
Decido di mettere un Cd, e l'operazione non è semplice come potrebbe sembrare:a causa di una terribile gestione dell'impianto, il lettore dei Cd lavora su un canale diverso rispetto al vinile, per cui devo scollegare tutto l'impianto e farne partire un altro. Come se spegnessi una stazione ne mandassi in onda un'altra. Se non ci fosse l'incubo del silenzio radio, il problema non sussisterebbe, ma non potendo impiegare più di due, tre secondi per effettuare il cambio, la situazione si fa molto più delicata. Maledico il momento in cui ho deciso di partire con un vinile. Lo faccio tutte le volte, e tutte le volte mi ritrovo in questa situazione. Giuro che un giorno arriverò e cambierò tutti i contatti; non posso andare avanti così.
Termina il secondo assolo, mi risiedo e accendo il microfono:
-
eccoci arrivati al momento critico, come in ogni
puntata -, comincio sorridendo, - il cambio del CD… per chi si fosse
sintonizzato perla prima volta questa sera, vorrei spiegare la mia situazione
attuale: a causa di un non-ben-determinato
impianto elettrico, il passaggio fra un vinile ed un Cd è molto
difficile, e richiede un'abile manovra
tecnica.. per cui incrociamo le dita e speriamo che vada tutto bene -.
Avendolo fatto ormai decine di volte non rappresenta più un grosso problema- non come all'inizio, quando rimasi quasi trenta secondi in silenzio per essermi incasinato -.
Pochi gesti, ed il passaggio è fatto; riprendo la sigaretta accesa dal portacenere e mi siedo, soddisfatto, ascoltando il nuovo pezzo.
Il PC è acceso, lo collego alla rete e scarico la posta; - venti messaggi non letti -, appare sullo schermo, e ne resto stupito.
Apro le prime lettere, piene di saluti e complimenti - che, comunque, fanno sempre piacere -, e mi scrivo i nomi delle persone da salutare.
Il pezzo è ancora lungo, e subito dopo partirà uno stacco pubblicitario, per cui ho molto tempo prima di tornare in onda.
- ciao,come va?-, mi chiede una voce appena sollevo il telefono.
- Bene grazie, tu? -, rispondo cercando di identificare la voce
- Mah, come al solito -, dice con aria annoiata, - tu piuttosto.. superato il problema del Cd? -
- Sì grazie, tutto fatto… -
- Prima o poi te lo cambieranno..-.
- Non c'è bisognosi cambiarlo, ma soltanto di sistemarlo meglio..-.
- Beh, allora perché non lo fai tu? -
- Ci sono diversi problemi da risolvere, e responsabilità.. ognuno qui ha un ruolo, e non si può fare quello che si vuole..-.
- ..non pensavo che una radio fosse come un ufficio..-
- in un certo senso, lo è..-
La sua voce è giovane, un po’ timida, e sento in sottofondo il pezzo che sto mandando; tiene la cornetta molto vicino alla bocca, e le parole che pronuncia mi fanno scoppiare l'orecchio.
Mentre le parlo faccio l'ultimo tiro e spengo la sigaretta, poi gioco con il portacenere. Ad un tratto, però mi accorgo che la conversazione sta diventando un po’ troppo lunga, ed il tempo a mia disposizione sta per finire, insieme all'ultimo assolo; ogni mia risposta è preceduta da un attimo di silenzio che vorrebbe dire: - allora, mi dici perché mi hai telefonato,non ho più tempo..-.
Mi piace rimanere al telefono durante la trasmissione, ma preferisco farlo durante la notte, quando chi è costretto a rimanere sveglio entra a far parte di una grande famiglia virtuale per combattere la forte sensazione di solitudine che arriva. A quell'ora posso anche mettere due o tre pezzi senza parlare, senza che nessuno protesti. I vari responsabili sono già a dormire, e nessuno ha mai reclamato. Chi mi ascolta, credo, lo fa solo per avere un po’ di compagnia.
- sai, mi piace tanto quella canzone che metti spesso.. -.
- Quale? -.
- Eh, non mi ricordo il titolo..-.
- Il gruppo?…-
- Ehm.. nemmeno..-.
- Ti ricordi almeno come fa? -.
- Sì, più o meno fa così..-.
Mi canticchia qualche nota del ritornello, e prova a pronunciare in maniera incomprensibile alcune parole in inglese..
- lo so,sono stonata e l'inglese non lo so tanto bene..-.
- …sono i Queen? -
- sì, esatto, i Queen…
- Somebody to love è il titolo della canzone?
- Sì sì esatto, è lei… mi piace tanto.. me la fai ascoltare? -
- È un pezzo lento, e normalmente aspetto un po’ prima di metterli … -
- Dai,per favore… poi devo andare e non posso più sentirla…-.
- Normalmente non lo faccio..-.
- Daiiii..-
- Va bene, dopo lo stacco pubblicitario la metto.. come ti chiami? -
- Valentina.. ma non dire che te l'ho chiesta io, mi vergogno..-.
- Perché? -
- Così, mi vergogno..-.
- Va bene, la metto e basta.. -
- Grazie…-
- Figurati, ciao -.
Non è la prima volta che mi chiama, mi sembra di conoscere il tono, ma credo ogni volta cambi nome, perché non ricordo di aver mai parlato per telefono con nessuna Valentina; fa parte del fascino della radio poter essere chi si vuole, tutti o nessuno.
Cerco nella borsa l'album, lo infilo nel lettore e aspetto, per qualche secondo, la fine della pubblicità.
- Vieni a trovarci, questo mese orario continuato, e se non chiedi lo sconto, riceverai in omaggio un grande sorriso-. Ancora questo spot. Non lo sopporto.
- bentornati.. stiamo per ascoltare una delle canzoni con cui,
normalmente, chiudo la serata, ma è stato richiesto da una ascoltatrice e non
ce l'ho fatta a dirle di no… questo pezzo è per te.. - ad un tratto mi
ricordo di averle promesso di non dire il suo nome in diretta, e chiudo - … misteriosa
ascoltatrice.. -
mi riappoggio pesantemente sulla sedia, perché ho lo strano vizio, ogni volta che parlo al microfono, di mettermi in piedi o sulla punta del sedile; suona di nuovo il telefono, - questa sera non passa più -, penso mentre sollevo la cornetta.
- ciao,sono Giacomo, volevo solo ricordarti della porta-.
- Ciao, come mai già a casa? Aspettavo la tua telefonata molto più tardi..-.
- ho trovato un amico che mi ha dato un passaggio.. così ti ho chiamato subito.. tutto bene? -
- sì,grazie, a parte una ascoltatrice che mi ha chiesto un pezzo di cui non sapeva né il titolo, né l'autore..
- e tu come hai fatto? -
- me l'ha canticchiata,e ho provato ad indovinarla…-
- beh… allora ciao -, interrompe la conversazione.
- Ciao -, concludo anche io. Se dal vivo ha serie difficoltà di comunicazione,al telefono riesce ad essere terribile. Pongo fine alla sua agonia e riappendo.
Il cielo questa sera ha qualcosa di diverso, una luce strana: all'interno della sala regia la luce è molto tenue, ed è facile vedere le diverse sfumature di colore che le nuvole hanno riflettendo gli ultimi raggi di sole. Ammiro lo spettacolo solo per pochi secondi, perché il segnale acustico dell'arrivo di un nuovo messaggio sul computer mi fa tornare alla realtà. Apro la lettera, e leggendola impallidisco; chi mi scrive è un ragazzo, e mi chiede di leggere le sue parole in diretta, perché la persona cui è indirizzata la sua mail capirà. Stampo la mail per essere più comodo, e la canzone finisce; accendo il microfono e, senza alcuna base, comincio a parlare.
-
mi è appena arrivata una lettera da un certo Strike, e mi chiede di leggerla in diretta.
Non so a chi sia indirizzata, ma dice che il destinatario capirà. Non so. Dice
così: ciao,mi chiamo Strike e ascolto sempre il tuo programma. So che il cielo
spesso è grigio, e che la pioggia può raggiungere anche il cuore, ma sono
sicuro che un giorno questo freddo smetterà di torturarci, e riusciremo a
ricominciare daccapo. Fino ad allora l'unica cosa importante è stringere i
denti e non lasciarsi prendere dal vortice delle sensazioni, rimanere con i
piedi per terra e nascondere i sogni là dove nessuno li possa rubare. Forse io
ho dimenticato dove li ho messi, ed adesso mi sento vuoto. Forse anche tu non
sai più dove sono. Ma non importa, ne troveremo altri. Forse dovremmo soltanto
andarcene da questo schifo di posto. Non è colpa di nessuno, dicono, ma io non
ci credo. Il non capire a volte è peggio di odiare. La colpa sempre di
qualcuno. Ma non farlo.qualsiasi cosa abbia in mente, non farlo. Non è così che
si sistemeranno le cose. Per favore, leggi questa lettera durante la
trasmissione. Capirà. ciao Strike.
La lettera termina con capirà scritto quattro volte, ma sinceramente non capisco cosa voglia dire. Posso solo sperare che la persona cui è rivolto questo appello sia in ascolto ed abbia capito. Se sei in ascolto, e vuoi rispondere, sono qui.. anzi, ti mando di nuovo la sigla con gli indirizzi per metterti in comunicazione con noi.. più di questo non posso fare -
Faccio ripartire la sigla con gli indirizzi, e osservo lo schermo del computer,sperando di ricevere qualche lettera, ma appena messa una nuova canzone,suona il telefono. Mi precipito, sperando possa essere la persona cui è rivolta questa lettera, ed invece
- sei impazzito a leggere questi messaggi in diretta?-, urla il direttore della radio, - io ti licenzio in tronco.
- non mi sembrava il messaggio di un pazzo.. al massimo, potrebbe essere una sorta di messaggio in codice..-.
- e tu ti metti a leggere i messaggi in codice? -
- è la lettera di un ascoltatore, e non vedo nulla di male..-.
- non metterti a giocare all'investigatore.. il tuo compito è quello di mettere su delle canzoni e intrattenere il pubblico, leggendo le dediche e cose simili..-.
- non contiene parolacce, né propagande politiche, né bestemmie.. non ho fatto niente di male..-
- non hai idea di cosa potrebbe scatenare ciò che hai fatto.. ma forse.. -, e riappende.
Rileggo più volte la lettera, e mi sembra scritta di getto, senza essere stata riletta o sistemata.. sembrano una serie di pensieri semplicemente buttati e spediti. Forse, addirittura, soltanto uno scherzo. Tremo al pensiero di aver rischiato il posto per uno scherzo. I secondi passano velocemente, e all'improvviso mi accorgo di dover tornare in onda.
-
la lettera che ho appena letto, devo confessare, mi
ha un po’ scosso.. sinceramente non capisco se si tratta di uno scherzo oppure
no.. se così fosse, per favore fatemelo sapere, perché nel leggerla ho
rischiato il mio posto di lavoro.. mi ha appena chiamato il direttore della
radio, e le sue parole sono state tutt'altro che piacevoli.. qui tutti vogliono
solo che il sottoscritto legga dediche e metta su canzoni.. senza nessun
casino..anzi, a questo punto credo di essermelo giocato definitivamente, il
posto.. se volete spedirmi i vostri ultimi messaggi, prima che mi caccino via,
alla solita casella. Non so, forse staccherò anche il telefono-.
Programmo il lettore in modo da non dover cambiare manualmente i Cd al termine delle canzoni, e mi avvicino allo schermo del computer per rispondere alla lettera; non so cosa scrivere, ma provo anche io a buttare giù le prime parole che mi vengono in mente. Più che altro sono domande, perché non capisco il motivo della lettera, la persona cui è destinata e, soprattutto, perché proprio attraverso la radio. Non spero di avere alcuna risposta, perché se avesse voluto essere meno misterioso avrebbe agito in maniera diversa ma, in fondo, chiunque sia, un favore me lo deve.
Spedisco la lettera in risposta e mi accendo un'altra sigaretta, mentre il battito cardiaco aumenta di velocità per l'agitazione. Provo a respirare più profondamente, ma non cambia niente.
Esco dalla sala per andare nell'ufficio e prendere qualcosa da bere,ma il frigorifero contiene soltanto della verdura vecchia e qualche pezzo di formaggio. Non oso immaginare chi possa aver lasciato questo schifo. Lo stomaco si contrae ancora di più. Il bar della piazza dovrebbe essere ancora aperto, e scendo. La strada non mi è mai sembrata così lunga.
I guardiani della mia macchina sono ancora lì, ma adesso indossano giacche leggere, bevono vino rosso e amari. Appena mi vedono arrivare, cala un pesante silenzio.
- cosa diavolo stai combinando? -, mi chiede Enzo, seduto in un tavolino contornato da diverse persone.
- In che senso? -,gli rispondo.
- La cosa che hai appena letto.. te la sei inventata, oppure era vera? -.
- Diciamo che l'ho ricevuta.. non so ancora se è uno scherzo, oppure no…-
- Ho saputo che hai litigato con Massimo.-
- Il direttore non è stato contento che abbia letto quella roba..-.
- Ha ragione.. stai attento.. lo sai come funzionano queste cose.. e se fosse davvero solo uno scherzo? Fossi in te lascerei perdere tutto, chiederei scusa a Massimo e dimenticherei questa serata..- , conclude con il solito tono pontificale.
Tutti quelli che sono seduti al suo tavolino mi osservano aspettando un cenno di assenso. Non posso accontentarli
- e se invece ci fosse sotto qualcosa di più grosso? -, riprendo
- tipo? -
- non so..devo ancora capirlo..-.
- ti stai già montando la testa.. ritorna con i piedi per terra.. questa è soltanto una piccola radio di provincia,ed il tuo programma ha ben pochi ascoltatori.. dimentica i sogni di gloria.. è solo uno scherzo.. dai retta a me, che faccio radio da anni..-.
- dammene una prova..-.
- non ti ha detto il nome. Non ti ha nemmeno detto, in fondo, cosa vuole fare. Sembrano pensieri buttati lì.. magari era sotto l'effetto di qualche droga.. in fondo, la musica che metti..-
- non credo fosse sotto l'effetto di nessuna droga.. e, comunque,come ho già avuto modo di ricordare al direttore, non sono andato contro nessuna regola.. niente parolacce, bestemmie, eccetera..-
- se vuoi trovare un modo per alzare l'audience -, mi interrompe, - inventati qualcosa di più onesto.. questo non ti servirà a niente..-,
- cosa vuoi che me ne freghi dell'audience -, concludo con decisione mentre mi avvicino al bancone.
Mi sento tutti gli occhi addosso mentre ordino due birre, aspetto che il barista me le passi e esco dal bar; non saluto Enzo, già preso in un'altra discussione, credo sulla politica. Ma incrocio il suo sguardo, e nei suoi occhi leggo un - lascia perdere queste sciocchezze -. Non lo ascolto.
Mentre riattraverso la piazza mi accorgo di non aver chiuso la porta della radio, e subito mi immagino le urla di Sergio se lo sapesse; entro di corsa,chiudo tutto e mi dirigo in regia. Il telefono sta squillando, il fax sputa continuamente fogli e il segnale di ricezione di mail suona ininterrottamente. Sembra tutto impazzito.
Sfoglio velocemente i fax appena arrivati, e la maggior parte sono di protesta, da parte degli ascoltatori, per questo scherzo di cattivo gusto. I cognomi sono tutti conosciuti. Forse li ho incontrati durante qualche presentazione o festa in cui anche lo staff della radio ha partecipato. Probabilmente il direttore sta ricevendo altrettante telefonate di protesta a casa. Anche Sergio, se non è già di corsa per venire qua.
Apro la posta elettronica, e trovo decine di messaggi; contrariamente ai fax, però, ne trovo molti di solidarietà con Strike. E, tra gli ultimi, proprio il suo messaggio di risposta. Interrompo la canzone che sto trasmettendo, accendo il microfono.
- questa serata sembra essere impazzita. Ho messo su diverse canzoni
senza interruzione perché non me la sentivo proprio di parlare. Dovreste vedere
la montagna di fax di protesta che mi sta arrivando. A chi ha dimostrato solidarietà a Strike,
invece, vorrei mandare un mio personale grazie, e credo lo farebbe anche lui.
Mi ha appena spedito un'altra lettera, ma
non l' ho ancora letta. Ho aspettato di essere in diretta. -
Apro la casella e mi avvicino allo schermo, cercando di allungare il microfono per tenerlo vicino alla bocca, e per farlo do un calcio alla sedia. Il rumore, amplificato dal microfono, mi rimbomba nelle cuffie
-
ecco, mi sto avvicinando allo schermo. Dice così:
scusa. Non volevo crearti casini. Non si tratta di uno scherzo, presto capirai
. ciao Strike. E finisce..
non so.. non so più cosa dire..
se qualcuno crede di aver capito cosa sta succedendo, per favore me lo
dica.. se invece volete continuare a mandare lettere di protesta, fatelo
pure,ma sappiate che tanto non le leggo. Per quanto riguarda te,Strike, spero
solo che non sia un gioco.. sei riuscito a creare un gran casino. adesso
metterò su ancora un po’ di musica, mentre cerco di capirci qualcosa. -
Il lettore Cd continua a mandare automaticamente i pezzi che ho selezionato, e subito allontano dalla faccia il microfono. Seduto di nuovo sulla sedia, scorro i messaggi ricevuti via mail ma non trovo nulla che possa aiutarmi.
Apro una delle due lattine di birra che ho comprato, ne bevo quasi mezza in un solo sorso e accendo una sigaretta; fisso la luce del lampione che illumina la piazza, proprio davanti alla finestra della regia, quasi fossi ipnotizzato.
Le lettere continuano ad arrivare numerose, e adesso vogliono sapere se si tratta davvero di uno scherzo, oppure no; quasi mi commuovo quando leggo, al termine dei messaggi, le parole di incoraggiamento e la richiesta di non lasciare la radio. Sono i miei ascoltatori affezionati. Vorrei poterli ringraziare ad uno ad uno. Ma, adesso, non so ancora nulla.
Mi aspetto l'arrivo del direttore a minuti, e già sono pronto a lasciare tutto; un licenziamento non può che essere il consequenziale epilogo di questa serata di follia.
Suona il citofono, e mi affaccio alla finestra prima di aprire; ho già davanti agli occhi la sua faccia e, nonostante mi sia già rassegnato, non riesco a trattenere il cuore che batte velocemente.
Davanti alla porta vedo un gruppo di perone adulte, con vestiti indossati all'ultimo momento e nervosi. Appena uno di loro si accorge della mia presenza, alza lo sguardo e comincia
- proprio lei cercavamo..ma non si vergogna? Trasmettere simili cose per radio.. noi la denunciamo -, ed un eco di - è una vergogna - conclude il suo breve discorso.
- Vergogna? Denuncia?..e per quale motivo? -
- Per le cose che dice durante la sua trasmissione -, comincia una signora, - per fortuna mio figlio tiene il volume della radio alto, e ho sentito anche io quello che è successo.. lei è solo in cerca di uno scandalo, per farsi pubblicità.. ma non la passerà liscia, questa volta.. -
- Se volessi farmi pubblicità, stia tranquilla che non userei certo questi metodi.. -
- È solo un imbroglione, che cerca di trovare il successo sulle spalle dei nostri figli, trasmettendo musica oscena -
- Non obbligo nessuno ad ascoltarmi-,ribatto, - se lo fanno è solo perché, forse, a loro piace questo tipo di musica..-
- Cosa vuole che ne capiscano dei ragazzi di musica.. sono facilmente influenzabili -
- Non ne sia così certa.. ma, scusate, quale è lo scopo di questa vostra visita? -
- Deve smettere di mandare in onda questa musica.. chiuda tutto e se ne vada.. se non si fa più vedere da queste parti, siamo disposti a non denunciarla..-
- Una minaccia? -, penso chiudendo la finestra. Adesso capisco quale potesse essere l'atmosfera ai tempi dell'inquisizione. Chi è davanti alla porta della radio mi ha già processato e condannato; forse hanno ragione loro, forse dovrei soltanto chiudere tutto ed andarmene. Ma, prima di farlo, voglio che sia il direttore a mandarmi via, non un gruppo di genitori arrabbiati.
Rientro in regia e, per l'ennesima volta, accendo il microfono
-
qui sotto sembra scoppiato il finimondo.. alla porta
c'è un gruppo di persone che mi accusa di plagiare giovani menti con la musica
che trasmetto, e mi chiedono di spegnere tutto ed andarmene. Dicono che se
faccio quello che mi hanno chiesto, non mi denunceranno. Ci sono un po’ di cose
che però non riesco a capire: quale è l'accusa nei miei confronti, che autorità
hanno loro per cacciarmi via e ,soprattutto, come possono minacciarmi. Forse
sì, anzi sicuramente questa sarà la mia ultima serata in questa radio, e
probabilmente mi toglieranno questo microfono con la forza, ma voglio dire a
tutti che non ho mai costretto nessuno ad ascoltarmi, né tantomeno a sentire la
musica che trasmetto. E,soprattutto, l'unica persona che può mandarmi via da
qui è il direttore della radio. Strike, se sei in ascolto, e non è uno scherzo,
fatti vivo. Solo così potrò dimostrare che questa storia non è stata una mia
invenzione -
Spengo il microfono, a questo punto credo per l'ultima volta, mentre il gruppo di persona davanti alla porta diventa sempre più numeroso. I guardiani della mia auto, invece, restano fermi a guardare.
La luce di un lampeggiante illumina la piazza di azzurro, e in un attimo vedo apparire una macchina della polizia.
Si ferma davanti alla porta facendosi strada tra la piccola folla, e due agenti escono dalla vettura, chiedendo alla gente di allontanarsi. La folla non ne vuole sapere, e dopo qualche piccola discussione sono costretti a chiamare altri colleghi per tenere sotto controllo gli animi. Assisto a questo spettacolo dalla finestra, incredulo.
Uno dei due agenti suona al citofono della radio,e subito mi precipito ad aprire; sale le scale velocemente ma senza correre, e dopo pochi secondi me lo trovo davanti.
È abbastanza giovane, capelli cortissimi e dall'aspetto perfettamente disciplinato.
- buonasera -, comincia
- buonasera -
- sembra che questa sera sia successo il finimondo..-.
- sembra.. anche se, a dire la verità, non ne capisco il motivo -.
- dicono abbia trasmesso cose non troppo piacevoli.. è vero? -
- Ho solo letto la lettera di un ascoltatore..-.
- Non importa.. Anche quelle dovrebbero essere valutate,prima di essere lette.. le nostre centraline stanno impazzendo dalle chiamate di protesta..-.
- Non ne capisco il motivo.. davvero.. senta, facciamo così: glie la faccio leggere,così potrà giudicare lei..-.
- Credo sia la soluzione migliore. Non gode di ottima fama, da queste parti,a quanto vedo..-.
- No, forse perchè vengo da fuori..-.
- Può essere..-.
In quel momento suona ancora una volta il campanello, e l'agente mi chiede di aprire al collega. Nel frattempo altre due pattuglie della polizia sono arrivate, e tengono lontane le persone dalla radio.
- chi è il responsabile di tutto questo? -, entra urlando il secondo agente
- è lui; mi stava mostrando la lettera incriminata..-.
- è conscio di ciò che sta succedendo là fuori, o non se ne rende conto? -
- perché, cosa sta succedendo? Io vedo solo un po’ di persone radunate in piazza..-
- ..sta rovinando la tranquillità del paese.. già altre volte mi erano giunte voci riguardo al suo comportamento, ma non avrei mai creduto potesse spingersi così oltre..-
- così oltre? Forse ha davvero ragione,e non riesco a rendermi conto di ciò che sta succedendo, perché proprio non riesco a vedere nulla di male in ciò che ho trasmesso.. potrebbe dirmelo lei? -
- certo.. in casa mia, come in tutte le case della zona in cui c'è un ragazzo dai dodici ai diciannove anni, sta scoppiando una rivoluzione.. tutto ad un tratto sembra che questo posto per loro sia l'inferno, e dicono di volersene andare, scappare via, per provare a vivere e sciocchezze simili.. tutti sono impazziti dopo che lei ha letto quella finta lettera…-.
- Mi spiace se sono nati problemi, ma non è certo per colpa mia.. se i vostri figli sono insoddisfatti della vita che si presenta loro, non sono certo io il responsabile… e quella lettera che ho letto è vera, e i dati automatici del PC possono dimostrarlo… non posso negare che potrebbe trattarsi di uno scherzo, ma questo l'ho chiarito ancor prima di leggerla.. per cui,penso che tutte le persone ferme qua davanti, invece di perdere tempo con me, dovrebbero tornare a casa e vedere cosa non va con i loro figli. -
Il poliziotto quasi mi salta addosso, mi spinge contro un mobile davanti all'entrata della regia e comincia ad urlare:
- non abbiamo certo bisogno dei tuoi consigli per crescere i nostri ragazzi, e tantomeno della musica che trasmetti.. comunichi loro ideali storpiati dall'ansia del successo e della droga.. li hai illusi, e non appena capiranno che la merce che provi a vendere è solo aria, rimarranno sconvolti.. e questo per colpa tua -.
L'altro agente lo ferma, lo invita a mantenere la calma e ad allontanarsi da me; gli ricorda i doveri dei poliziotti e, pochi secondi dopo, scompare oltre la porta delle scale.
Rimango di nuovo solo con il primo agente, e molto più calmo,
- mi scuso per il comportamento del mio collega, spero non le abbia dato troppo fastidio..
- no, si figuri.. mi stava solo per saltare addosso..-
- deve capirlo.. tiene molto all'educazione dei suoi figli, e di tutti i ragazzi della zona..-.
- lo capisco, ma ha scelto la persona sbagliata con cui prendersela..-
- questo è ancora da decidere.. ma non spetta a noi farlo.. potrei vedere la famosa lettera? -
Mi avvicino al mixer, dove prendo il foglio rimasto appoggiato sui tasti, e lo passo all'agente; - gli ho scritto anche una risposta, e lui, a sua volta, mi ha riscritto.se vuole le stampo tutto..-.
- grazie.. ha anche la registrazione della puntata, nel caso servisse? -
- sì, ma la cassetta è custodita in un locale chiuso a chiave, dove può accedere soltanto il direttore della radio. Credo stia arrivando, dopo tutto questo chiasso.. -
Stampo il resto della corrispondenza, e l'uomo legge in silenzio la lettera; rimango qualche secondo con il cuore in gola, poi -mi passi il resto, per favore -, e senza alzare lo sguardo continua a leggere.
- non credo ci siano gli estremi per alcun tipo di denuncia se non, al limite, qualcosa riguardo la falsa dichiarazione..-.
- cosa significa?-
- lei dice che qualcuno ha detto qualcosa, ma in verità è una sua idea.. -.
- ..per cui? -.
- Credo sia meglio rimandare a casa tutta la gente che si è radunata qua sotto, prima che la situazione degeneri..-.
- Se esce da qui senza nemmeno una accusa, potrebbero fustigare lei..-.
- So fare il mio mestiere -, risponde quasi scocciato.
Lo seguo fino all’uscita, ma non lo accompagno fuori; sento il rumore della porta aprirsi, ed un silenzio calare nella piazza. Tutti sono in attesa del giudizio, tutti sono fiduciosi della mia condanna. A loro serve soltanto il benestare formale. Non lo avranno.
- avendo analizzato la lettera oggetto della lite -, comincia l’uomo atteggiandosi da giudice, - si ritiene che non possa essere causa di alcuna denuncia. Per eventuali chiarimenti o proteste, siete invitati a presentarvi domani mattina in commissariato, e vi saranno date tutte le spiegazioni. Per il momento, posso soltanto chiedervi di tornare a casa. -
- col cavolo che torniamo a casa -, lo interrompe uno dei presenti, - io da qui non mi muovo finchè non lo vedo uscire -.
Vogliono la mia testa. Sono bloccato qui. Qualsiasi cosa dicano i poliziotti, non mi lasceranno andare. E, qualsiasi cosa succeda, hanno ragione loro. Se scappo, diranno che ho avuto un rimorso di coscienza. Se li affronto, sarò io il violento. Non ho speranze.
Aspetto qualche minuto, ma la folla non vuole lasciare la radio. Poi, l’illuminazione. Io ho la Voce, loro no.
Rientro in fretta in sala regia, mi siedo e controllo che i volumi siano ancora a posto. Il lettore sta facendo il proprio dovere, ed ancora le canzoni si susseguono senza interruzioni. Per un momento mi ricordo di aver dimenticato di inserire nella programmazione le pause pubblicitarie. Lo so, in questa situazione dovrebbe essere l’ultimo dei miei pensieri. Deviazione professionale.
Accendo il microfono interrompendo la canzone - questa sera ormai è diventata una consuetudine -, e provo a parlare. La mia voce mi rimbomba forte nelle cuffie.
-
eccomi ancora qua.. se dieci minuti fa ero convinto
che la situazione fosse degenerata, adesso ha toccato davvero il fondo. Vorrei
raccontarvi, se qualcuno è rimasto in ascolto, cosa sta succedendo. Per favore,
sto per esaurire la carta del fax. Tanto non li leggo.
Ho appena ricevuto due agenti della polizia, chiamati da qualcuno che
ritiene che la lettera che ho letto sia oltraggiosa. Ho dato il messaggio, e mi
sono anche offerto di dare loro la registrazione della trasmissione, ma non ne
hanno avuto bisogno. Sono usciti dalla sala regia dicendo che non sussistono
gli estremi per alcun tipo di denuncia, ma sembra che le persone ferme davanti
alla porta, che continuano ad urlare e aspettano che io esca per potermi
fustigare, non siano della stessa opinione. C’è chi non ha bisogno di alcun
tipo di legge per decidere chi condannare e chi no, e sembra che persino le
forze dell’ordine stiano avendo problemi, per avermi giudicato innocente. Forse
qualcuno in ascolto potrebbe non credere alle mie parole, pensare che mi sto
inventando tutto. Sono stato accusato anche di aver creato tutta questa
montatura per far notizia ed alzare l’indice di ascolto. Forse questa sarà la
mia ultima puntata, per cui dell’indice di ascolto non me ne frega proprio
niente. Comunque, tanto per rendere partecipi le persone lontane della festa
che si sta svolgendo nella piazza del paese, adesso aprirò la finestra e
punterò il microfono verso la strada. Non credo servano altri commenti -.
Mi alzo, ed il cuore continua a battere sempre più velocemente. Faccio fatica a raggiungere la finestra, ed ancor di più per indirizzare il microfono verso l’esterno. Nel tentativo, scardino una delle aste. Adesso riesco a girarlo meglio. Nella piazza sembra che nessuno si sia accorto di cosa stia succedendo, e sento ancora alcune voci discutere con i poliziotti. Alzo il volume del microfono quasi al massimo, per essere sicuro che si senta bene. Adesso, non mi resa che aspettare.
Passano tre lunghissimi minuti, in cui riesco a catturare voci che insultano la radio, i poliziotti, la musica che trasmetto e il sottoscritto. Catturo la voce decisa ma impaurita degli agenti, che si rendono conto di non riuscire a controllare la folla. Catturo la rabbia delle persone, e non ne capisco il motivo.
Arriva un’altra auto della polizia, ed adesso il numero degli agenti è sufficiente per convincere le persone ad andare a casa. Passano tre minuti, e riprendo in mano il microfono.
- cosa volete che dica, adesso.. non mi sembra si debba aggiungere altro. Spero solo che chi è rimasto in ascolto, adesso alzi il volume della propria radio al massimo. Basta con tutto questo silenzio -, e lo spengo.
Mi avvicino al mixer, programmo di nuovo il lettore scegliendo alcune tra le più pesanti canzoni che conosco, regolo i livelli di uscita quasi al massimo e mi accendo una sigaretta. La paura, adesso, si sta trasformando in rabbia. Sembra che, a poco a poco, la gente se ne stia andando. A tratti, quando un leggero soffio di vento muove le sottili tende della finestra aperta, colgo la musica che trasmetto arrivare da qualche casa. Qualcuno che non ha smesso di ascoltarmi, ancora c’è.
Suona di nuovo il campanello. È l’agente che ha letto il messaggio.
- la situazione sta tornando alla normalità -, comincia appena oltrepassata la porta, - ma non è ancora finita. Ho paura che le persone che hanno detto di tornare a casa si possano ripresentare qua. Forse non avverrà, ma per sicurezza lasceremo una volante da queste parti. Sembra che il paese sia impazzito, questa sera.. non era mai capitato.. -
- altrochè, se è impazzito..-.
- le consiglio di mettersi calmo, terminare il suo lavoro e tornare a casa. Senza altri problemi. Se dovesse ricevere qualsiasi tipo di insulto, minaccia o intimidazione, ce lo faccia sapere. Sono persone tranquille, non violente.. ma sono agitate.. mi raccomando, non faccia nulla da solo. Mi sono spiegato? -
- certo.. quelli non aspettano altro che un pretesto per tagliarmi la testa..-
- ..e abbassi il volume della radio..-
Mi stringe la mano, si volta ed esce senza salutarmi; davanti alla macchina l’altro agente sta facendo andare via le ultime persone, poi salgono e si allontanano. Nella piazza torna il silenzio di sempre, come se non fosse successo nulla. I guardiani della mia macchina riprendono a chiacchierare animatamente, commentando ciò che hanno appena visto. Adesso hanno un buon argomento di conversazione almeno per le prossime tre settimane. Dopo la bufera, è tornato il silenzio. Almeno in apparenza. Non capisco come mai il direttore non si sia fatto vedere. Strano.
Provo a ritrovare lo stato d’animo per continuare la trasmissione, e comincio a cercare un buon pezzo fra i dischi che ho portato. Scorro velocemente le numerose lettere che mi sono arrivate e adesso sono piene di insulti verso quelli che si sono ritrovati sotto la radio. Me lo aspettavo, dopo quello che ho mandato in onda. Probabilmente sono le lettere degli stessi ragazzi per cui sono venuti a protestare. La bufera è passata solo in apparenza, ma forse è un problema che non mi riguarda. Lascio perdere, e spero solo che la sigla di chiusura arrivi al più presto possibile.
Con la coda dell’occhio vedo arrivare il direttore, e non aspetto che suoni per aprirgli la porta. Sale le scale velocemente, ma arriva al primo piano con il fiatone. Entra nell’ufficio senza salutarmi, si siede dietro la scrivania e mi fissa.
- hai fatto un bel casino, questa sera -
- abbastanza..-.
- direi proprio di sì.. sai cosa ho fatto fino ad adesso? -
- no -.
- Ho risposto alla telefonata del sindaco, del vicesindaco e di almeno altri quaranta genitori incazzati neri.. e sai perchè? -
- Me lo immagino..-.
- Esatto.. perchè tu ti sei messo a fare il rivoluzionario..-.
- Ho solo letto un messaggio di un ascoltatore..-.
- Cosa ti ha detto la polizia? -.
- Niente.. che per quanto poteva riguardare loro, non esistevano gli estremi di alcuna denuncia..-.
- ..perfetto..-.
- ..perchè? -.
- ..hanno eseguito gli ordini..-.
- che ordini? -
- la radio non può permettersi denunce, in questo momento..-
- così è stata solo una messa in scena..? -
- ..ne sei uscito pulito..-.
- quindi era tutto calcolato? -
- i giornali parleranno di questo evento per un bel pò di tempo.. con dibattiti sul disagio giovanile e tutto il resto.. avremo molta pubblicità praticamente gratis..
- aspetta un momento -, lo interrompo, - .. mi stai dicendo che quella lettera è parte di un piano promozionale? -.
- No, perchè? -
- ...allora non capisco..-
- non so chi abbia scritto quella lettera, nè perchè.. per quel che mi riguarda, potrebbe essere uno scherzo, oppure no.. ho solo colto la palla al balzo e sfruttato l’occasione.. devo ammettere, però, che se fosse stata studiata a tavolino sarebbe potuta essere un’ottima operazione commerciale..-
- e adesso? -
- adesso tutto sembra tornato alla normalità.. le persone sono ritornate a casa, e questa vicenda diventerà l’argomento dei panettieri del paese.. e vedrai che velocemente tutti si dimenticheranno di questa notte..-.
Si alza con l’aria soddisfatta di che ha appena concluso un grande affare, e mi cammina davanti. In questi momento mi sento un burattino mosso da qualcuno che ha giocato con tutte queste persone. Qualcuno che non ha ancora volto. Forse anche il direttore della radio è una pedina inconsapevole. Forse è stata soltanto un notte di follia.
- adesso devi solo riprendere a fare la tua trasmissione, come se non fosse successo niente.. al resto penserò io.. non ci vuole molto per raffreddare gli animi..-
Per un attimo passeggiando si mette fra me e la finestra dell’ufficio, e attraverso vetri, nella penombra della notte, devo due ragazzi che stanno scrivendo su un muro della piazza, alle spalle degli ultimi clienti del bar.
Faccio appena in tempo a realizzare ciò che sta succedendo, che i due scompaiono in una via laterale. Mi avvicino alla finestra
- guarda -, dico al direttore, ancora intento nel suo discorso da vincente ,- qualcuno ha appena scritto su quel muro -
- dove ? -, mi chiede girandosi
- là, su quel muro.. forse non lo vedi perchè hai ancora gli occhi abituati alla luce.. -
- c’è una scritta, ma non riesco a leggerla..-.
- “non è uno scherzo”, mi sembra di leggere..-.
- non è uno scherzo? -
- è lui che l’ha appena scritto. Finiva così il secondo messaggio che mi ha mandato.
Rimaniamo in silenzio a guardare la scritta, cercando di convincerci che non fosse vero; i clienti del bar non si sono ancora accorti di nulla, e i due ragazzi sono scomparsi.
- ormai potrebbero essere ovunque.. nascosti in una casa o in qualsiasi campo -, ribatte il direttore alla mia proposta di provare a seguirli, - non servirebbe a niente .
- cosa dovremmo fare? -
- noi niente.. a questo punto, lasciamo fare alla polizia.. non è più affare nostro..-.
- va bene.. li chiamo..-
- no, lascia che faccia io.. ho i miei contatti.. ma devo essere a casa.. tu rimani qua e non fare nulla.. te l’ho detto: penserò a tutto io -.
- Va bene..-, e esco dall’ufficio.
L’uomo esce di corsa dalla radio e lo vedo correre per la piazza, mentre le serrande del bar si abbassano; pochi secondi e scompare in una via buia.
Passano pochi minuti, e sento suonare il telefono, - sono io -, dice la voce dall’altra parte della cornetta. È il direttore. - ho appena parlato con la polizia, e mi hanno detto di non fare niente. Gli animi si sono già abbastanza surriscaldati, per questa sera. Lasciamo che si raffreddino un pò..-.
- e allora, cosa hanno intenzione di fare? -
- arriveranno due poliziotti in borghese per vedere la scritta, ma ufficialmente si muoveranno solo domani mattina..-.
- ma se adesso è praticamente impossibile trovare i ragazzi, domani..-.
- non siamo noi a decidere.. io ti comunico solo quello che mi hanno detto.. finisci il tuo turno e và a casa.. non è un problema tuo -.
- non è un problema tuo - mi rimbomba nella mente e non riesco a liberare i miei pensieri. Sono convinto che aspettare fino a domani sia un grande errore, perchè sarà come cercare al buio.Già adesso hanno troppo vantaggio. Non sono d’accordo, ma non posso fare altro.
Decido di non parlare più per evitare altri problemi, ma scollego il lettore programmato e metto manualmente i pezzi. Non parlo, per evitare che qualcosa rovini la calma apparente .Dopo molto tempo, anche un intervallo pubblicitario.. Ma qualcuno che ascolta ancora, c’è. E, forse, non c’è nemmeno calma.
Le lettere continuano ad arrivare numerose, e non si spiegano il motivo del mio silenzio: i più attenti si sono accorti che sto cambiando i dischi manualmente, ma la maggior parte mi chiede anche se sono ancora in regia. Alcuni, più esaltati, già fanno girare lettere in cui viene comunicato il mio arresto. Le leggo senza soffermarmici. Più passa il tempo, più la speranza di ricevere un nuovo messaggio dalla causa di tutti questi problemi diminuisce. Nelle altre lettere, però, le parole dure verso chi ha osato mettere in dubbio il messaggio aumentano. Una strana forma di rivoluzione sta scoppiando all’interno dello schermo. Forse sarebbe meglio mostrare tutto alla polizia. No, non è un problema mio.
Come tutti gli altri messaggi, quello di Strike viene annunciato da un segnale sonoro, ma appena compare mi avvicino allo schermo; istintivamente lo apro e lo leggo.
- adesso anche chi non credeva alle mie parole sa che non è uno scherzo -, è il comunicato. Non so più cosa fare.
Provo a chiamare il commissariato, avvertendoli che ho appena ricevuto un nuovo messaggio, ma la voce assonnata di un agente mi dice che le pattuglie disponibili sono già occupate in un altro caso di furto, e che ci vorrà un pò di tempo. Appena saranno liberi passeranno anche da me. Non ci spero.
- cosa non è uno scherzo? - è la mia risposta. Rimango in attesa, ma non ricevo nulla.
Squilla di nuovo il telefono, rispondo. Dall’altra parte c’è un ragazzo che parla
- ciao, mi chiamo Ale. Tu sei quello che ha letto il messaggio vero? -
- sì -, rispondo.
- Beh, vorrei dirti che anche io sono d’accordo, che questo posto è uno schifo, e appena potrò me ne andrò. Dì a quelli che stanno manifestando sotto la radio, che noi non ci ridurremo mai così. Va bene? -
- Sei tu Strike? -
- Magari.. no.. sono solo uno che ascoltava la radio..-
- ..sotto la radio non c’è più nessuno.. se ne sono andati tutti..-, ribatto per cercare di calmarlo un pò. Il ragazzo rimane un attimo stupito della risposta, senza parole, poi ricomincia , - beh, se torneranno ancora ci saremo anche noi ad accoglierli..-
- non mi sembra il caso di farne una guerra civile..-.
- questa è una rivoluzione -, e riappende.
Ormai anche la quiete apparente è passata. Ho paura se penso a cosa potrebbe succedere. Nelle lettere che ricevo aumentano sempre più le proposte di fuggire tutti, di spaccare tutto e atti simili. La situazione sta sfuggendo di mano, e la polizia è troppo occupata a formalizzare la denuncia di un negoziante.
Non vorrei farlo, ma mi avvicino al mixer e
- credo che la situazione stia sfuggendo di mano.. almeno, questo mi sembra di capire dal tono delle lettere che stanno arrivando qui in radio.. forse sono solo sfoghi, questo spero che siano, perchè se fossero veri la situazione sarebbe parecchio difficile. nelle ultime leggo appelli a spaccare tutto, a bruciare e andarsene. Spero non siano veri. -
Accendo nervosamente un’altra sigaretta, apro la finestra e provo ad ascoltare se, nell’aria, si sente qualche rumore. Silenzio. La scritta sul muro ormai è ben visibile, perchè la vernice, asciugandosi, non riflette più la luce del lampione della piazza. Impossibile non notarla alla luce del sole. Mi accuseranno sicuramente per questo atto, anche se non è colpa mia. Me lo aspetto.
Parte in sottofondo un nuovo pezzo,e senza accorgermene comincio a canticchiarlo; riprendo a leggere le lettere che mi stanno arrivando. - ciao, sono Valentina, quella che ti ha chiamato prima. -, leggo in una, - Volevo ringraziarti per aver messo su quella canzone che mi piace tanto. Ascolto la tua trasmissione sempre,anche se normalmente devo mettere le cuffie, perché i miei credono che stia dormendo. Adesso sono usciti, dopo aver ricevuto una lunga serie di telefonate, e sono rimasta in casa da sola. Per questo ho acceso il computer. Ho sentito tutto quello che è successo questa sera. Su una cosa non sono d'accordo; è così, in fondo non è colpa di nessuno. Ne siamo tutti dentro. Ciao,buonanotte. Valentina -.
Non è colpa di nessuno, cosa? Non so. Le urla silenziose si fanno sempre più pesanti, e più passano i minuti, più ho paura di ciò che potrebbe accadere. Ho provato a chiamare il direttore della radio a casa,ma non risponde. A questo punto credo preferisca lasciare a me ogni tipo di responsabilità. Per qualche attimo considero l'idea di chiudere tutto ed andarmene. In fondo, questa è una guerra che non mi appartiene.
L'urlo silenzioso esplode in tutta la sua rabbia. Due secondi spezzano la calma di questo paese. Vedo tremare i vetri accostati, ed un rumore profondo di esplosione rimbomba tra le mura della piazza. È successo qualcosa.
In pochi secondi tutti sono per la strada, e vedo nella luce della notte un sottile filo di fumo sollevarsi tra le case. Corro alla finestra, ma non riesco a vedere nulla. L'ha fatto. Ecco quale era il senso di tutti quei messaggi.
Vorrei andare là ad aiutare, ma non resisto. Mi avvicino al microfono.
-spero che adesso tu sia contento -.
Me ne vorrei andare.
Le sirene si avvicinano velocemente, e dopo il panico iniziale sembra che la situazione sia sotto controllo; vedo passare una persona vicino alla radio, la chiamo.
- scusi, cosa successo?-.
- non si sa.. è esploso un negozio.. il panettiere..-.
- come può essere successo? -.
- Non si sa..forse un corto circuito..-.
- Si è fatto male qualcuno?-.
- No..è un miracolo, ma nel momento dell'esplosione non c'era nessuno nel negozio -.
Non è stato un cortocircuito. Vedo molti ragazzi correre per le strade, ma nessuno si dirige verso il luogo dell'incidente: incrocio lo sguardo dell'agente che era venuto da me, mentre corre in macchina per capire la situazione. Adesso ha altro a cui pensare. Ma, forse, mi ritiene responsabile. Oppure pensa che io sappia qualcosa.
Per dieci minuti non ricevo alcuna lettera, poi ricominciano ad arrivare numerose: molti chiedono se ci sono state vittime, il luogo, l'autore, se si è trattato di un incidente. Ed il senso delle mie parole.
-
non si s ancora di preciso cosa sia successo, ma
poco distante da qui è appena esploso un negozio. Non si conoscono ancora le
ragioni. Almeno non ufficialmente. Non ci sono state vittime né feriti. Sembra
che la situazione sia sotto controllo.. -
Sembra che questa maledetta notte non voglia finire. Finisco la lattina di birra e la butto nel cestino vicino alla porta, e comincio a giocherellare con una matita. Ad un tratto, qualcuno suona il campanello della porta.
Mi alzo di scatto e vado ad aprire, ma non vedo nessuno. Poi, sforzando lo sguardo, mi accorgo di una lettera appoggiata sulla porta. Scendo, e risalendo le scale la apro.
- credo sia arrivato il momento delle spiegazioni -, comincia, - in fondo sei l'unico che potrebbe capire. Ciò che è successo questa sera è frutto di un lavoro che ha visto coinvolti quasi tutti i ragazzi del paese. Non avremmo voluto metterti in mezzo,ma non abbiamo potuto scegliere. Ci dispiace. Tutto ciò che è successo è servito per creare disordine in paese,e a lasciarci liberi di concludere diversi affari importanti. Grazie alla lettera che ti abbiamo spedito, siamo riusciti a liberarci degli adulti per un po’ di tempo , e la chiamata alla polizia ci ha tolto di mezzo anche gli agenti. Ma non è stato sufficiente. Abbiamo dovuto anche far saltare il negozio, per creare panico. Non abbiamo fatto male a nessuno. Sapevamo che non c'era nessuno dentro, e l'assicurazione coprirà tutti i danni.come vedi, alla fine nessuno ci ha rimesso. Anzi,grazie a noi in pochi giorni si troverà un negozio nuovo. Non volevamo usarti. Non è colpa di nessuno. Ci siamo dentro tutti. Addio -.
Sono stato usato. Era tutta una finzione. Tremo. Non voglio più rimanere qui. Rientro in sala regia, prendo i miei dischi e li metto nella borsa. Forse anche il direttore della radio ne è coinvolto. Forse, anche la polizia. Tutti sanno cosa sta succedendo, tranne me. Non so, e non me ne frega niente. Non voglio più che mi usi. Chiunque sia stato. I messaggi che mi sono arrivati sono falsi.ogni parola falsa.. Sotto questo silenzio, vive un mondo sommerso. E non ne voglio fare parte.
Esco dalla radio senza spegnere nulla, lascio la busta davanti alla porta. Chi arriverà domani potrà leggerla, stracciarla, nasconderla. Non mi importa. Ciò che conta adesso è che io non ci sarò più
Attraverso la piazza, di nuovo deserta, ma sento addosso a me centinaia di occhi. Salgo in macchina, e mentre giro la chiave vedo i tavolini del bar vuoti. Dietro, la scritta sul muro.
Due minuti dopo sto viaggiando sulla tangenziale, con le luci delle case alle spalle. La radio è al massimo. Ma, da adesso, non ci sarà più nessuna trasmissione sulla pesca.
Probabilmente l'attentato di questa notte sarà catalogato come incidente. L'assicurazione pagherà. Nessuno si è fatto male. E domani, sarà già storia. Tutto come prima. Non per me.
fine