- LA NOTTE

 

- FORSE

 

- QUADERNO NERO

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


 

 

LA NOTTE

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


 

-    Io dico che non sei più capace -

- Scommetti? -.

- Saranno almeno dieci anni che non lo facciamo più .-

- .. E allora? -.

- .. E allora hai perso il ritmo -.

- Io non ho perso niente… e tu? -.

-Ho viaggiato tutta la notte

e non mi sono mai voltato in dietro;

ho camminato insieme alla  luna

e salutato tutte le stelle;

sono partito senza una meta

e arrivato senza un traguardo.

Come ti sembra? -

- Non male…

sono andato al di là del cielo,

e toccato la luna col cuore;

ho lasciato ciò che avevo

per seguire un sogno segreto;

ho iniziato a parlare da solo

perché ho scoperto di non conoscermi,

ho cercato di chiudere gli occhi

per viaggiare nella mia anima.

… allora ?-

- Nonostante sia passato molto tempo, vedo che qualcosa si muove ancora -.

- Sì, ma non è più come prima -.

- È logico… sono passati dieci anni, ormai -.

- Ehi ragazzi, vi ricordate come eravamo dieci anni fa? -.

- .. E chi se lo scorda?…. grandi tempi -.

- Grandi sì… poi siamo diventati grandi noi -.

- .. E allora è cambiato tutto -.

- Una notte… solo una notte voglio rivivere la magia di quei momenti … siete d'accordo? -.

- Sì, per una notte -.

- Per una notte -.

 

Così è cominciata una notte d'estate, simile a molte altre, ma diversa per noi; ma forse, è meglio cominciare dal principio.

Negli anni del liceo si fanno tante cose, e i sogni diventano sempre più grandi, le storie d'amore sempre più difficili, i giorni sempre più brevi; c'è chi li passa a studiare, chi a lavorare, e chi, come noi, a sognare.

Avevamo cominciato a leggere poesie una sera nella mia casa in montagna, quasi per gioco, forse per imitare  gli artisti maledetti, forse per cercare di convincerci che tutto quello che avevamo studiato poteva anche essere considerato interessante, forse solo per cambiare un po', ma poi avevamo cominciato a scriverne anche noi, a parlare di metrica, rime, ritmo, a discutere sulle qualità dei vari poeti, e a tremare, davanti alle parole.

Fu così che senza accorgercene ci siamo trovati qualche mese dopo seduti intorno allo stesso tavolo della mia casa di montagna, con un bicchiere di vino in mano e plichi di fogli sul tavolo, una cassetta che sussurrava musica, in sottofondo, e decine di pezzi scritti male, velocemente, ma talmente carichi di emozioni da far tremare le gambe.

Perché al liceo tutto è grande: è grande la gioia, è grande la paura, è grande la fatica che si fa a crescere, e non esistono le mezze sensazioni: dal settimo cielo alla disperazione, dall'odio all'amore, dalla fratellanza alla guerra,  senza passaggi intermedi; ed era da queste sensazioni che nascevano le nostre poesie.

 

- Da qualche parte devo avere ancora la chitarra -, dico appena finito il pezzo.

- Hai ancora quella cassetta della frutta? -.

- Sì, da qualche parte -.

- ..Non ci posso credere; vai a prenderla, che la voglio rivedere..-.

- No, dai; sarà ridotta malissimo….non so neppure se ha ancora le corde.-.

- Ma che ti frega?.. dai, solo un secondo, un paio di accordi; poi la mettiamo via.-.

- Va bene, ma solo perché non ho voglia di passare tutta la serata a discutere con voi.

 

 

Siamo tutti e tre cambiati, e non possiamo far finta che non sia vero: più maturi, forse;  più forti, forse; più spaventati dalla vita, sicuramente.

Siamo tornati in questa casa dopo molto tempo, perché credevamo che quella stagione della nostra vita fosse terminata, e che non c'era più spazio, tempo, per sognare, per dimenticare la vita di sempre, ma tutti e tre siamo stati messi davanti a decisioni che cambieranno in maniera drastica le nostre vite, e abbiamo sentito il bisogno di pensare nel luogo in cui ci siamo sentiti più forti; qui, il nostro piccolo covo.

Ma adesso non abbiamo voglia di pensare; voglio solo trovare quella maledetta chitarra.

 

- ..Eppure ero sicuro che fosse da queste parti..-.

- Ehi ragazzi, venite qua.. vi ricordate questo vecchio gioco? -.

- Sì, è quello in cui Scià non riesce ad andare oltre il primo schermo…-.

- Non è vero, ero bravissimo a quel gioco.. e se non fosse rotto il trasformatore, ve lo dimostrerei..-.

- Eccola, l'ho trovata… guardate com'è ridotta male..-.

- ..Ci credo, l'hai tenuta fuori dalla custodia per anni…-.

- No, è che era brutta fin dal principio..-.

- ..Ma volete passare tutta la serata a discutere, o possiamo tornare in cucina? -.

- Perché, hai fretta?.. il vino non è ancora fresco..-.

- Non per quello, è che non mi sembra particolarmente costruttivo rimanere nello sgabuzzino tutta la sera..-.

- Perché no?.. a me sembra così un bel posto..-.

- .. Non ti rispondo nemmeno per rispetto, potrei essere molto, molto volgare e offensivo..-.

- .. E' bello vedere che la nostra amicizia regna sempre sovrana..-.

- ..Amicizia fra chi?.. sappi che noi siamo solo semplici conoscenti..-.

- Grazie, adesso mi sento molto più confortato.. dai, torniamo di là..-.

 

 

Forse valgono di più le parole non dette, di tutte le altre; ritorniamo tutti e tre in cucina, e JJ ha in mano la chitarra, prova a suonarla, e comincia ad urlare da quanto è scordata.

Abbiamo passato tante di quelle ore a cantare accompagnati da quella specie di cassetta della frutta che, ormai, pur sentendo il suo suono terribile, sembra stupendo; bastano pochi accordi e sembra che il tempo si sia fermato; anzi, sia tornato in dietro.

 

 

- Ho camminato per ore da solo,

i miei passi, la colonna sonora

di ciò che sto cercando,

di tutta la vita,

senza sosta, senza freni,

oltre ogni limite chiuso;

con l'odore di libertà,

e la speranza di trovare

tutto ciò che sto cercando

……..

 

ragazzi, ho perso la rima -, dice JJ ridendo.

- Te l'ho detto che era troppo tempo che non lo facevamo..-.

- Cosa c'entra?… lui è sempre stato un impedito, non c'entra il tempo.-, dice Scià.

- Sono solo ancora troppo sobrio, lasciatemi bere un po' e vedrete andrà meglio… voi come la avreste finita?… vediamo, dai…-.

- "in ogni tempo, in ogni luogo"… va bene?-

- " ma non so, in fondo, cosa"…. -.

- Va bene, va bene, siete più allenati di me.. a questo punto proporrei un brindisi..-.

- A che cosa? ..-

- ..Solito….?-.

- Solito…-.

 

 

C'è chi dice che le amicizie devono essere coltivate giorno per giorno, e chi dice che devono fare il loro corso  naturalmente; c'è chi dice che non può esistere amicizia senza che ci si frequenti assiduamente, e chi si sente soffocato; c'è chi non dubita per principio degli amici, e chi ha sempre il coltello pronto per difendersi; non ci frequentiamo, siamo amici, ci fidiamo.

 

 

- Sentite, ma non sta cominciando a piovere? -.

- Sì, le previsioni davano brutto per tutto il fine settimana..-.

- Un altro week-end chiusi in casa, eh? -.

- Cosa volevi fare fuori?… con tutto il tempo che abbiamo passato qui, saremo andati a fare un giro al di là del bar due o tre volte..-.

- ..Non è vero: una volta siamo andati a bere nel paesello in cima alla montagna..-.

- Sì, ma ti ricordi le facce che avevamo quando siamo arrivati su?.. ancora un po' e saremmo collassati tutti..-.

- E' vero: già allora non avevamo il fisico..-.

- ..Adesso, invece…-, dice JJ.

- Adesso ci troviamo un bancario, noto per il vigore fisico richiesto dalla professione, e due studenti che potrebbero essere i genitori delle matricole.-.

- …Sì, ma ci sono delle matricolette niente male..-.

- Ma non sono un po' piccole? -.

- No, perché? -.

- Ho viaggiato molte ore

per trovare la mia donna,

per passare qualche ora

in una finta tranquillità.

Ho viaggiato molte ore,

ma al mio arrivo non c'era nessuno,

ho sperato che fosse solo un  incubo,

ma  la casa non c'era più;

ho viaggiato molte ore

ed adesso non ho più nulla,

sulla strada, nella notte,

senza nulla, senza nulla,

 

vi piace? -

- Bella questa, si vede che il vino sta già entrando in circolo..-.

- ..E la notte è ancora lunga….-.

- Continua a suonare….

 

Più nessuno ormai mi aspetta,

dove io  sia, non importa;

avevo tutto, ma l'ho perso,

e il rumore dei miei passi

è tutto ciò che mi rimane;

e la voce della luna

ciò che ancora posso ascoltare.-

 

 

Abbiamo cominciato a fare questo gioco ascoltando le vecchie canzoni blues e provando ad imitarle; il giro di accordi è sempre lo stesso, e gli accenti semplici da incastrare; su una struttura così fissa inventiamo testi al momento, a turno, anche per ore.

Può essere considerata una forma di poesia anche questa, in fondo, e ogni tanto ci sentiamo quasi dei cantastorie; spesso non è facile parlare, aprirsi, ma così riusciamo a varcare il confine di quella timidezza che ancora ci separa; mentre cantiamo siamo noi, in  tutto, completamente.

 

 

- Potremmo scrivercelo, questo, è venuto bene..-.

- Noooo, siamo solo all'inizio.. è come correre: se non si è più allentati, manca il fiato.. ma con un po' di allenamento si corre più di prima..-.

- profondo…. Vedo che il vino ti ha già steso -, dice JJ a Scià.

- Grazie, è bello sentirsi sempre apprezzati -.

- … A proposito, tu fai ancora foto? -, chiedo a Scià.

- Sì, teoricamente sì… è solo che non ho più molto tempo… e, ormai, passo quasi più tempo a pulire i filtri e gli obiettivi, piuttosto che usarli..-.

- Perché non hai più tempo? -.

- Il lavoro, lo studio.. arrivo alla sera talmente stanco, che non ho più voglia di fare niente..-.

- Ci credo, anche per me è lo stesso -, interrompe JJ, - prima suonavo molto più tempo… ogni scusa era buona per abbracciare la chitarra.. adesso, appena posso mi sbatto sul letto e dormo..-.

- Sì, ma adesso suoni molte più ore di prima…. Ci lavori…-.

- Vedi, è diverso; prima suonare era passione, sentimento… adesso è diventato lavoro: lezione, prove, concerto.. lezione, prove, concerto… non c'è più il trasporto che avevo prima… mah, forse sono un po' cambiato io…-

- Forse è solo un momento… capita di passare i periodi un po' giù…-.

- …Non vi siete mai guardati allo specchio chiedendovi: ma questo è ciò che veramente vuoi? -, ci chiede.

- Sì, spesso -, rispondiamo all'unisono.

- ..Io però sono sereno -, continua Scià, - vado avanti per la mia strada tranquillo… ho tutto ciò di cui ho bisogno, senza niente di più né di meno…-.

- Anche io sono tranquillo -, concludo io.

- ..Non vi ho chiesto se siete tranquilli, ma se avete ciò che veramente volete dentro -.

 

Ci sono momenti che non si possono descrivere, nei quali l'anima di diverse persone arriva quasi a toccarsi, e questo è uno di quelli.

Non esistono parole superflue, né inutili; ci diciamo in faccia quello che proviamo, senza giri di parole; o forse, nel dirlo agli altri lo diciamo a noi stessi; o forse, non lo sappiamo nemmeno noi, cosa diciamo; o forse, sarebbe meglio tacere; è in questi momenti che sentiamo il bisogno di una chitarra.

 

-Ho ascoltato per ore parole,

ma non ho trovato risposte;

ho accettato migliaia di consigli,

ma niente è cambiato;

ho cercato per anni la strada

per andare lungo il cammino

e lottato contro il destino

per arrivare dove volevo;

ma niente è servito,

perché sono qui,

e sono chi sono

fino alla fine -

 

- Non ti sembra di essere un po' troppo pessimista?  -, chiedo a JJ.

- Perché? -.

- ..Non sei ancora al capolinea, alla resa dei conti -.

- Perché, tu lo sai quando ci arrivi?.. e chi te lo dice?.. non ho mai visto nessun cartello del genere.-

- Non me lo dice nessuno, lo sento; e, adesso, non lo sento.

 

Ho ascoltato per ore parole,

ma non ho trovato nessuna risposta;

allora mi sono girato,

e non ho più ascoltato.

Ho accettato consigli,

ma niente è cambiato;

allora ho smesso e cominciato

a fare come volevo io.

Non sono arrivato

dove volevo,

ma sono qui, tutto intero,

fino alla fine.

 

Così mi sembra un po' meglio…-, concludo.

 

- Ho ascoltato per ore parole,

ma non ho trovato alcuna risposta,

e poi mi sono chiesto: ma cosa volevo?,

e ho smesso di fare domande.

Ho accettato soltanto consigli,

ma niente, alla fine,  è cambiato;

ma, in fondo, davvero volevo

che qualcosa in me cambiasse?

Non so cosa voglio,

né cosa mi aspetta;

ma attendo ogni giorno,

che il destino si sveli -,

 

dice Scià accompagnato dal suono della chitarra di JJ.

- Così ti abbassi ad accettare ciò che hai -, dice JJ

- Abbassarsi?.. tu non sai nemmeno cosa vuol dire abbassarsi.-.

- Non credo sia la parola giusta -, intervengo io , - credo voglia dire solo sfruttare al massimo ciò che si ha -.

- … E tu cosa hai? -, mi chiede JJ.

- Non so, non l'ho ancora capito; ma so cosa non voglio:

 

 

mi sono alzato, e all'improvviso

ho visto solo un'ombra;

non so cosa fosse,

ma poi ho guardato:

ero soltanto io.

Ho vissuto una vita

praticamente mai nata,

ho sprecato tanto tempo

per rincorrere solo il nulla,

ho gioito, pianto, amato,

con sensazioni che non erano mie;

ho creduto in qualcosa

che mai mi è appartenuto;

per paura degli altri,

per paura della vita

ho deciso di non viverla:

solo così mi sono salvato.

 

Questo è quello di cui ho paura, e non voglio: svegliarmi tra venti anni e capire, all'improvviso, di aver sbagliato tutto, di aver sprecato la mia vita -.

- E come fai a sapere di non farlo, adesso? -, mi chiede JJ.

- Non lo so, ed è questo il problema.-.

- Non mi preoccupo; so che voglio continuare a camminare; in fondo, credo che l'importante sia non fermarsi mai -, dice Scià.

- Per andare dove? -.

- Ah, non lo so… non credo che nessuno lo possa sapere; in ogni momento siamo di fronte ad un bivio, che condurrà ad un altro bivio, e così via, come fosse una immensa ragnatela.. solo che non si sa dove porterà il prossimo incrocio… ma se non lo si attraversa, non lo si saprà mai.-.

- ..Ma c'è il rischio di andare dalla parte sbagliata..-.

- … E c'è anche il rischio che la porta si chiuda davanti a te, se ti fermi…-.

- …Quindi non c'è soluzione…-.

- No, non credo; ognuno deve solo essere sicuro delle proprie scelte.-.

- ..E tu lo sei? -.

- Mah, credo di sì..-.

 

 

Ci sono cose che cambiano, ma il rispetto e la fiducia restano; nessuno di noi riuscirebbe a parlare tanto apertamente se ci fosse anche solo un'altra persona, o in un altro luogo; c'è chi dice che "ogni cosa deve essere fatta al momento e nel luogo giusto"; e credo che questo sia il momento e il luogo giusto per noi.

JJ continua a suonare lentamente, e il ritmo, ormai, è entrato nella nostra testa; anche i movimenti che facciamo seguono questo battito, e anche il respiro, i pensieri, le sensazioni.

 

- Mi sono fermato, e per un istante

mi sono voltato dietro alle spalle,

ma ciò che ho visto non mi è piaciuto.

Ho visto giorni passare e fuggire,

senza lasciare nemmeno una traccia;

ho visto momenti ghiacciati dal tempo

e dimenticati, per sempre, da tutti;

ho visto persone importanti

senza più il volto, nascosti nell'ombra

dei ricordi persi nel tempo lontano

di chi, in fondo, non ha nulla da ricordare,

 

questo è quello di cui ho paura io: non avere niente da ricordare; è per quello che dico che si deve andare comunque avanti, e poi si vedrà…-.

- Ma se vai in direzione sbagliata? -, dice JJ: ancora non crede a ciò che sente..

- Se sei lanciato, la spinta ti porterà su quella giusta.. non oggi, non domani, ma capiterà..-.

- Io dico che non dobbiamo distruggerci troppo pensando a domani -, dico, - perché credo sia più importante l'adesso…. Voi, adesso, come state? -.

- Io voglio solo fare un altro brindisi -, mi risponde JJ staccando, per la prima volta, le mani dalla chitarra per prendere in mano il bicchiere.

- Un brindisi come prima? -.

- No, questa volta a noi, perché siamo gli unici che, nonostante tutto, siamo ancora qui..-.

- È vero, troppe persone hanno finto di esserci vicine; ma voi no, voi siete veri -, sussurra Scià riempendosi il bicchierre.

- A noi, a ciò che eravamo, a ciò che saremo ma, soprattutto, a ciò che siamo.-.

- ..E tutto d'un fiato, mi raccomando..-.

- Voi siete pazzi.. entro un'ora saremo già tutti spezzati..-.

- ..E allora?..-.

- A noi…..-.

 

 

 

Ci sono riti che non perdono mai il loro significato: mentre i bicchieri si toccano e battono sul tavolo, anche noi ci sentiamo più vicini, e non importa quanto male ci faccia bere un intero bicchiere di vino in una volta sola: lo stiamo facendo insieme, ancora, e continueremo a farlo.

Ci sono amici che coltivano la loro amicizia in discoteca, altri a scuola: il nostro posto è questo tavolo, in questo paese praticamente disabitato, dove l'unico rumore che si sente è l'acqua del torrente, e la vita è scandita ancora dai rintocchi del campanile della chiesa.

Rimaniamo qualche secondo in silenzio, un po' per riprenderci dalla sorsata alcoolica, un po' perché non vogliamo spezzare il silenzio di questo momento.

 

 

- Certo che ti vesti sempre veramente male -, spezza il silenzio Scià, - hai le stesse magliettine oscene che usavi al liceo-.

- Io non devo lavorare in banca come qualcuno, che ormai gira solo in completo.-.

- Almeno io ogni tanto mi cambio.. e poi non è vero che vado sempre in giro in completo.-.

- Allora è sempre un caso che tu sia sempre vestito così, quando ti incontro? -.

- ..E come dovrei andare vestito, in bermuda? -.

- Ecco, allora vedi che lo ammetti?.. e poi, cosa c'è che non va nel mio abbigliamento? -.

- Forse perché è lo stesso da venti anni circa? -, mi intrometto.

- Non è vero… questa felpa l'ho presa un mese fa..-.

- ..E non te la sei più tolta..-, lo interrompe Scià.

Scoppiamo a ridere, e JJ fa finta di fare l'offeso; io verso a tutti dell'altro vino, la chitarra ricomincia a suonare e Scià si accende una nuova sigaretta.

 

Questa finta discussione forse ci ha colpito più di quanto potessimo immaginare; non perché qualcuno si è offeso, né perché i vestiti di JJ non sono a posto; solo, non era mai capitato che qualcuno di noi notasse qualche differenza nell'abbigliamento degli altri.

Prima, oltre alle idee, ai sogni, condividevamo anche lo stesso modo di vestire, di atteggiarsi; può sembrare stupido, ma anche questa piccola differenza può rappresentare il primo segnale della separazione delle nostre vite: non siamo più uguali, come una volta, e, forse, il rispetto che ci lega ha base proprio sul rispetto di queste diversità; è diventare maturi, dicono.

 

 

-         .. Ma non ti è mai venuta voglia di cambiare strumento, cominciare tutto dall’inizio? -, chiedo a JJ

-         Un altro strumento?.. no, sinceramente non ci avevo mai pensato…-.

-         Magari, ricominciando da capo, potresti ritrovare l’entusiasmo..-.

-         Forse hai ragione.. ma che tipo di strumento? -.

-         Il corno tibetano -, dice Scià ridendo , - …ma se non sei nemmeno capace di suonare quello….-, e continua a ridere.

-         Vedo che i tuoi apprezzamenti nei miei riguardi, stasera, prolificano..-.

-         Noi, ma che dici?… sei tu che sei egocentrico…-.

-         ..E smettila di fumare…-.

-         Perché? -.

 

Ecco, sono di nuovo partiti con una nuova discussione; ho impiegato un bel po’ di tempo a capire che, in fondo, anche questo può essere un metodo di comunicazione, anche se non sono ancora riuscito a decodificarlo; forse, all’interno di ogni frase, ne è codificata un’altra.. è un segreto che non mi hanno mai svelato.

 

 

-         Ho cominciato a suonare per gioco,

ma mi hanno detto –non hai orecchio -;

ho cominciato a studiare a scuola,

ma ho smesso, perché non ero sveglio,

ho cominciato decine di sport,

ma non ho il corpo adatto,

ho cominciato a vivere la vita,

ma mi hanno detto che non è possibile -,

 

comincia a cantare JJ, mentre noi lo osserviamo in silenzio.

 

 -  Ho cominciato a sperare in qualcosa,

ma tutti i miei miti son morti,

ho cominciato a lavorare ogni giorno,

ma nessuno mi vuole aiutare,

ho cominciato a sognare, la notte,

ma mi sono svegliato un mattino

e non avevo più niente in mente,

volevo solo, e unicamente, dormire. -

 

Poi JJ rallenta un po’ il ritmo, e la chitarra, adesso, quasi non si sente; anche la sua voce sussurra, simile ad una ninna nanna.

 

- Ho creduto che fosse finito

il tempo dello stare bene,

e che tutto il mondo finisse

al di là della mia strada;

ho cercato un nuovo inizio,

ma non ho visto neppure una fine,

ho gridato a tutti chi sono,

ma nessuno si è accorto di me. –

 

Quando sembra che il pezzo stia per finire, Scià comincia a cantare:

 

-         Ho sperato che fosse diverso,

ma alla fine mi sono arreso,

ho cercato di prendere il meglio

di ciò che mi era offerto;

ho cercato di illudermi sempre

che tutto alla fine ha un senso,

ma poi ho capito che, in fondo,

il senso lo diamo noi -

 

-         E se poi smettiamo di credere

e la notte non sogniamo più,

di avere qualcosa di vero,

e di essere, almeno, persone,

tutto quanto ci entrerà dentro,

per rubare dal fondo dell’anima

anche l’ultima nostra emozione,

per dar spazio, per sempre, alla disperazione. -,

 

concludo il verso.

 

 

Non vogliamo più aggiungere niente, perché anche questo pezzo è arrivato alla fine; un paio di arpeggi, il giro finale, e il silenzio ritorna nella piccola stanza, interrotto solo dal lieve scampanio che indica la mezzanotte; non mi ero accorto che il tempo fosse trascorso così velocemente, e mentre ascoltiamo, quasi ipnotizzati, le campane, JJ si alza, appoggia la chitarra, prende una sigaretta dal pacchetto appoggiato sul tavolo, e comincia a camminare nel piccolo corridoio oltre la porta.

Per un momento sembra quasi sia in trance, ipnotizzato, perso in un mondo di pensieri sterminato; poi riacquista il controllo e, con indifferenza, continua a passeggiare.

Le campane non si limitano ai rintocchi dell’ora, ma intonano una delle preghiere cantate più famose: il concerto dura quasi cinque minuti, durante i quali nessuno dice niente, e tutti rimaniamo in rispettoso silenzio; al termine mi alzo anche io e vado a prendere delle altre bottiglie nello scantinato.

 

 

 

-         Ragazzi, vi ricordate quella poesia che scrissi l’ultima volta che siamo venuti qui? -, ci chiede JJ

-         Quale? -, dice Scià..

-         Non me la ricordo tutta -; e il suo volto si fa ancora scuro, - diceva qualcosa tipo:

 

questa è la mia vita,

e solo io voglio decidere

cosa è giusto, o sbagliato,

cosa cercare e dove andare.

Non voglio limiti, né confini,

né percorsi preparati per me;

non voglio calpestare tracce

di qualcun altro, prima di me;

voglio vivere la mia vita

come voglio, fino in fondo -

 

 

-         Sì, me la ricordo; eravamo qui e tutti cercavamo di parlare, poi ad un tratto ti sei alzato e hai cominciato a dirla; a Scià era piaciuta subito e la aveva scritta su un foglio.-, intervengo.

-         Sì, me la ricordo anche io.. solo che poi non ho mai più trovato quel foglio -.

-         Lo hai lasciato qua, e l’ho tenuto io.. pensavo te ne fossi dimenticato..-.

-         E ce l’hai ancora? -, mi chiede stupito.

-         Certo, deve essere in sala, da qualche parte… ho un piccolo quaderno dove trascrivo tutto ciò che scriviamo quando siamo qua .-.

-         Cosa aspetti a prenderlo? -, mi chiede con aria quasi innervosita JJ.

-    Va bene, state calmi, lo prendo..-.

 

 

Impiego qualche minuto a prendere il quaderno, e, per un momento temo anche di averlo perso: il cuore mi salta in gola, per la paura di aver illuso i miei amici.

Ha ancora la copertina intatta, nonostante si veda l’età che, ormai, ha: gli angoli della copertina, nera, sono consumati, e la carta all’interno ha preso una leggera ombra gialla.

In un secondo, mentre lo sfoglio ancora inginocchiato davanti al cassetto, una infinità di immagini e ricordi mi saltano nella mente, e mi passano davanti agli occhi.

Rinascono persone dimenticate, luoghi persi, rumori e odori scomparsi; il cuore cambia ritmo, e il respiro diventa più affannato; un secondo, l’eterno, lo stesso.

 

 

-         Ti sei addormentato? -, mi urla JJ con la sua solita finezza.

-         Guarda che se speri di saltare questo giro di brindisi, non hai possibilità; ti stiamo aspettando..-, aggiunge Scià.

-         No, arrivo, ho fatto solo fatica a trovarlo..-.

-         Dove era nascosto? -, mi chiede JJ.

-         In un posto remoto fra i calzini di lana dei miei antenati e un paio di sci di legno.. non sono autorizzato a dare maggiori informazioni..-.

-         Vedo che anche tu, in quanto simpatia, migliori invecchiando, eh? -, dice Scià.

-         Ehi, ma io me lo ricordo..-, interrompe JJ vedendo il quaderno, - è sempre lo stesso da una vita..-.

-         Sì, è lui…. Vecchio, ma glorioso…-.

-         Dai, leggi qualcosa che avevamo scritto quando avevamo sedici anni…-.

-         No, prima voglio sentire come va a finire il pezzo che avevo detto io..-.

-         Aspetta, adesso lo trovo. Dunque… eccolo, diceva così:

 

 

questa è la mia vita,

e solo io voglio decidere

cosa è giusto, o sbagliato,

cosa cercare e dove andare.

Non voglio limiti, né confini,

né percorsi preparati per me;

non voglio calpestare tracce

di qualcun altro, prima di me;

voglio vivere la mia vita

come voglio, fino in fondo.

Forse non sarò normale,

ma ho un sogno dentro al cuore,

una speranza, un’illusione,

che mi fa andare avanti;

e se qualcuno vorrà rubarla,

la difenderò con tutte le forze,

perché senza quella, credo,

si vive come se si fosse già morti -.

 

 

Rimaniamo un secondo in silenzio, quasi in attesa di un nuovo verso; alzo gli occhi dal quaderno, e incrocio quelli di Scià, fissi, verso me.

Non è facile descrivere la profondità del silenzio che si crea in alcuni momenti.

 

 

 -E se passano gli anni,

e tutto ci è contro,

se la vita che vogliamo

corre in un senso opposto,

se nessuno è in grado

di capire i nostri sogni,

l’importante è sentirsi, ogni tanto,

vivi. -,

 

conclude la strofa JJ.

 

 

Forse questo è ciò che la poesia ha di misterioso: per un secondo, in questa stanza si è aperto uno squarcio del tempo, e ciò che è nato tanto tempo fa, è rinato adesso; ciò che sentivamo allora, con la nostra storia, il passato, differente da adesso, è tornato ad essere nostro; JJ cammina come allora, sussurra come allora e, forse, ha paura come allora.

 

 

-         .. E con queste parole, direi che, finalmente, il pezzo è completo -, dico.

-         Sì, adesso direi proprio di sì -, aggiunge Scià , - in fondo, non è importante il tempo che si impiega, ma il risultato…-.

-         In effetti… se andiamo avanti così, nel giro di due o tre vite potremmo anche finire di scrivere un libro..-.

-         ..Come sei ottimista.. credi di vivere così a lungo in ogni vita? ..-

-         Ci si può congelare, adesso..-.

-         Sì, ed essere rivenduto al mercato del pesce dai tuoi pronipoti..-.

-         .. Non male come aspettativa..-.

-         .. Nel futuro saremo così in tanti che ci mangeremo nonni, zii e nipoti, vedrai..-.

-         Mah, tu mi faresti un po’ schifo, in effetti..-.

-         ..Sarai buono tu…-.

-         ..Io, almeno, mi lavo..-.

-         ..Una volta al mese?.. sì, è vero..-.

 

 

Capisco che simili discussioni possano sembrare, per lo meno, inutili; ma nessuno di noi sa niente di calcio, in politica siamo circa agli opposti, non ci interessa il giardinaggio e nemmeno giochiamo a golf; non abbiamo il gatto.

Di che cosa si può allora parlare?.. su che cosa ci si può confrontare, discutere, e, almeno scherzando, insultarsi?…. sono tanti anni che lo chiediamo.

JJ resta in silenzio, si siede, riprende in mano la chitarra; non ha l’aspetto di uno che ha voglia di fare due risate.

Sembra immerso nei suoi pensieri, e sente, ma non ascolta ciò che diciamo; sistema una corda, si accende una sigaretta e comincia un sottile arpeggio.

Automaticamente anche io e Scià abbandoniamo il nostro gioco, e ascoltiamo.

 

-   Su questo pezzo non si canta -, dico.

-         No, non adesso; adesso ho solo voglia di suonare un po’, senza schemi -, sussurra JJ.

-         Senza schemi, senza limiti, senza sosta -, aggiunge Scià.

 

Ascoltiamo in silenzio per qualche secondo le corde vibrare tra le pareti della stanza, e sembrano fendere il silenzio che regna fuori; poi Scià comincia a parlare, non a cantare, queste parole:

 

ho perso un secondo,

e forse era quello

più importante di tutti,

il più lungo della mia vita.

Ho perso un secondo,

o non l’ho mai avuto;

ho vissuto anni inutili

in una attesa senza senso.

Ma forse è passato,

e io non l’ho visto,

chiuso dentro me stesso,

per far finta di gioire.

Forse questo è stato tutto

il vero senso di me stesso:

troppo occupato a perdere,

per provare anche a vincere. –

 

La voce quasi gli trema, ed il tono è quasi quello di una preghiera; sembra sia una confessione, forse con se se stesso.

In queste serate l’umore cambia spesso, passando da momenti di divertimento, simile quasi a follia, ad altri di profonda riflessione, e basta una frase, una nota, un rumore, per passare ad un nuovo capitolo del libro di questa notte.

 

 

-         Non credo sia così -, dice JJ smettendo di suonare, - non è vero.. io credo che nella vita tutti abbiano una possibilità.. anzi, più possibilità: sta ad ognuno cogliere quella giusta.-

-         ..Allora torniamo al discorso di prima: quale è quella giusta? -, intervengo.

-         .. Non lo so ragazzi, non lo so; adesso proporrei un nuovo brindisi -.

-         A che cosa? -, dice Scià.

-         Non mi importa: ho solo voglia di fare un brindisi-, e prende in mano il bicchiere.

Anche noi lo prendiamo, li battiamo, li appoggiamo sul tavolo e poi li svuotiamo in un solo sorso; Scià fa qualche smorfia per lo sforzo, mentre JJ sembra non risentire ancora degli effetti dell’alcool.

-         Ragazzi, non ho più voglia di suonare, pausa per un po’..-, dice JJ.

-         Va bene, pausa per un po’… io vado a prendere la macchina fotografica..-, conclude Scià.

-         Come, hai portato la macchina? -, gli chiedo.

-         Certo, quando mai l’ho lasciata a casa? -.

-         Credevo non la usassi più..-.

-         Ho detto che la uso molto meno di una volta, ma la passione mi è rimasta..-.

-         Va bene, basta che non cominci a rompere con le tue pose – dice JJ.

-         .. Quando mai vi ho rotto?.. lo sai che non mi piacciono le foto con le pose…-.

-         Dai, vai a prenderla..-, concludo mentre Scià si alza.

 

 

JJ esce dalla stanza, credo stia andando in bagno, e Scià va in camera da letto dove ha lasciato lo zaino; resto per qualche secondo nella vecchia cucina, da solo.

Non mi accorgo della solitudine finché, raccolte le poche gocce che sono rimaste sul tavolo, alzo gli occhi; la stanza sembra vuota, diversa, senza vita.

Resto fermo e i ricordi di tutta la vita passata qui dentro mi tornano in mente; sembrano passati secoli dalle vacanze che trascorrevo qui, da piccolo.

JJ torna quasi subito, si siede pesantemente sulla sedia e beve il fondo di vino del bicchiere che era rimasto; poi, automaticamente, prende di nuovo in mano la chitarra.

 

 

-         Ma non avevi detto che non avevi più voglia di suonare? -, gli chiede Scià rientrando nella stanza.

-         Stai attento, che se la prendi dentro la graffi -, gli risponde JJ.

-         .. Tanto, uno più, uno meno..-

-         Stai attento, perché se dici cose come queste ad un chitarrista, rischi la vita..-.

-         Scusa, ma la chitarra non è nemmeno sua..-.

-         Appunto, ti uccido io…-, e vedo che accenna un sorriso; sappiamo entrambi che mai graffierebbe una chitarra, perché, pur non suonando, capisce quanto i musicisti tengano ai propri strumenti..

-         ..Allora, ti sbrighi o no con quella macchina? -, dice JJ.

-         Arrivo, con calma..-

-         Ehi, guarda cosa ho trovato -, dice Scià rivolgendosi a me.

-         Cosa? -.

-         Ti ricordi quella sera in cui abbiamo scritto un pezzo insieme, poi io ho fatto un disegno ed abbiamo incastrato le parole come fosse un unico quadro? -.

-         ..Quello con i bordi bruciati tipo pergamena? -.

-         Sì, quello.. eccolo qua: lo tengo sempre nella borsa della macchina fotografica -, e mi mostra un foglietto molto rovinato.

-         Ormai è quasi illeggibile, perché si è consumato, a forza di stare   tra gli obiettivi..-.

-         È vero, non si legge quasi più…

 

 

Le parole si perdono nel vento

come i giorni della vita di un uomo;

niente rimane, nessuno ascolta.

Il mare cancella le spiagge,

e il vento consuma le montagne:

che senso ha sperare

che qualcosa di noi resti?

Non c’è niente da sperare,

né qualcosa da poter fare:

che senso ha tutto questo,

senza inizio, senza fine?

Un’illusione di vita eterna

è tutto ciò che ci rimane;

il desiderio di non essere nulla

ciò che ci fa andare avanti.

Perché dobbiamo vivere,

se la morte è una certezza?

Perché dobbiamo sperare,

se il nulla è ciò che ci aspetta?

Se la mente non accetta,

forse l’anima può vedere

e provare la vertigine

del terribile non capire. –

 

-         Beh, belli allegrotti fin da allora, eh? -, dice JJ.

-         È vero -, rispondo ridendo -, tra l’altro, non mi ricordo nemmeno dove eravamo..-.

-         Nemmeno io -, mi risponde Scià, - e speravo che me lo dicessi tu: non eravamo qui di sicuro.. forse a casa tua a Milano? -.

-         .. Ecco che si scoprono gli altarini…-, sghignazza JJ

-         Mah, può essere… ma quello che trovo più inquietante è il disegno che c’è in fondo..-.

-         Quale? -, mi chiede JJ.

-         Questo qui, con queste forme quasi psichedeliche..-, e gli mostro il foglio.

-         A me quel pezzo è sempre piaciuto moltissimo -, dice Scià quasi scocciato, - ed anche il disegno..-.

-         Scusa, non volevo offenderti; anche a me piace molto, solo che è un po’ strano..-.

-         Perché, la poesia ti sembra normale? -.

-         Va bene, uno pari..-, e gli do in dietro il foglio.

 

Nessuno  di noi  crede che i propri pezzi siano belli, né che possano piacere a qualcuno, ma teniamo ad essi più che a qualsiasi altra cosa.

Siamo convinti che chiunque avrebbe potuto frequentare la nostra scuola, fare le nostre esperienze, avere i nostri amici: ma nessuno avrebbe potuto scrivere quello che abbiamo scritto noi, perché quello, siamo noi, e noi siamo quello.

 

-         Ehi ragazzi, sentite come piove -, riprende JJ.

-         Ti prego, non cominciare a cantare la solita canzone..-, intervengo.

-         Basta, la abbiamo sentita troppe volte -, aggiunge Scià, mentre JJ aveva già messo mano sugli accordi di quella canzone.

-         Sentite che lampi… trema tutto -, continuo.

 

Bastano due tuoni, due grossi boati che rimbombano nella valle, e ,ad un tratto, ci ritroviamo al buio.

L’impianto elettrico di questa casa è sempre stato, a dir poco, precario, ed adesso, con l’aggiunta degli elettrodomestici , non riesce più a sopportare lo sforzo, e spesso salta.

Come in ogni casa di montagna, c’è il cassetto con le candele di scorta; tutti e tre ci alziamo e, contemporaneamente, ci avviciniamo al salotto.

Una piccola luce di emergenza ci illumina, anche se molto lievemente, la strada, e apriamo il cassetto; all’interno troviamo quattro avanzi di candele, credo più vecchie di me, ed una scatola di fiammiferi.

 

 

-         Si accettano scommesse: riusciremo ad accendere le candele con questi fiammiferi, o rimarremo tutta la notte con le candele in mano, spente? -, chiedo ridendo.

-         Proporrei di usare gli accendini in cucina..-, risponde Scià.

-         Mozione approvata; usiamo gli accendini, e speriamo che funzionino ancora.-.

-         Perché, le candele si posso rompere? -, chiede Scià.

-         Mah, a me non è mai successo..-, rispondo.

-         Nemmeno a me -, conclude JJ, - ma ormai mettono la data di scadenza anche sui mattoni.. magari scadono anche queste..-.

-         ..Magari hanno lo stoppino umido -, continuo.

-         Vedi che sei il solito pessimista menagramo?-, si volta di scatto JJ, - giuro che se non si accendono perché sono umide te le faccio asciugare con il fiato -.

-         .. Sempre più cordiale, eh? -, gli rispondo ridendo.

-         Sì, così se  ci alita sopra provochiamo un danno ambientale..-, aggiunge Scià.

-         Ragazzi, vorrei ricordarvi che siete miei ospiti, e non ci impiego nulla a sbattervi fuori di casa sotto la pioggia..-.

-         Ecco, sei il solito prepotente-, conclude Scià.

-         … E maleducato -, dice JJ.

 

 

Ritorniamo in cucina, e ci sediamo di nuovo intorno al tavolo; JJ prende un accendino e prova ad accendere la prima candela.

Senza problemi lo stoppino prende fuoco, e noi avviciniamo le nostre per accenderle; poi prendiamo tre portacenere  vuoti, facciamo colare dentro un po’ di cera sciolta e incolliamo le candele.

Sistemiamo i tre candelabri in mezzo al tavolo, e la luce che fanno illumina perfettamente tutta la stanza; JJ prende una nuova bottiglia di vino, la stappa, e ci riempie i bicchieri.

 

-         ..Direi che può andare bene l’illuminazione, così -, dico spezzando il breve attimo di silenzio che si era creato.

-         Sì, direi di sì..-, aggiunge JJ.

-         Vi ricordate le atmosfere lugubri dei film dell’orrore di serie zeta?.. ecco, sembra uno dei momenti in cui il mostro esce dal lavandino e uccide la protagonista..-, dice Scià ridendo..

-         ..Che, ovviamente, porta le autoreggenti ed una scollatura ombelicale..-, dico io.

-         ..Ma giusto per caso..-, aggiunge JJ ridendo.

-         Oppure, assomiglia ad un di quelle atmosfere tristi, quando sei in paranoia e non hai voglia nemmeno di sforzare gli occhi alla luce -, continua Scià.

-         È l’effetto pipistrello; sei seduto nella tua stanza, ti ha appena lasciato la ragazza, sei in fase di digestione di un litro di vodka, vedi tutto girare, e cominci a fissare ogni ombra che vedi muoversi -, dice JJ.

-         Oppure a quelle serate in cui ti chiedi il senso della vita, e ti arrabbi perché non lo trovi..-., aggiungo.

-         Perché, ne ha uno? -, mi chiede JJ.

 

 

-         Ho sentito passi

arrivare da lontano,

ho visto la luce

diventare, in un attimo, buio;

ho sentito la pioggia

ed i lampi, cadere ,

ed ho avuto paura.

Ho sentito qualcuno,

ma era solo un’impressione;

ho ascoltato delle voci,

ma non le ho riconosciute,

ho fermato il mio cuore

che scoppiava già nel petto;

ed ho avuto paura.

Poi ho anche chiuso gli occhi,

e ho visto dentro me stesso:

allora ho provato terrore,

 

dice Scià.

 

-         Ma poi li ho riaperti,

e mi sono guardato attorno:

ho visto il volto della gente,

ed ho avuto paura.

Ho visto il vuoto negli occhi,

e la mancanza di ogni speranza,

ho visto solo una grande voglia,

di arrivare, al più presto, a sera;

ho visto febbre e passione

spegnersi dentro, lentamente,

e la voglia di essere altrove

sempre più grande, dentro la mente,

e ho avuto paura.

Ho avuto paura,

perché questo è il destino,

perché niente sfugge alle regole

del mondo che ci circonda:

allora ho richiuso gli occhi,

per perdermi dentro i miei sogni,

 

conclude JJ osservando la fiamma della candela che ha davanti.

-         No, noi non saremo così.. -, dice Scià.

-         Mai -, aggiungo io.

-         È questo il problema: anche gli altri hanno detto la stesa cosa: si entra nel tunnel, e non si esce più. La discesa è lenta, continua, silenziosa, irreversibile; quando uno se ne accorge, è già troppo tardi.-.

-         Non è mai troppo tardi; se il mondo non lascia spazio, non può rubare lo spazio che abbiamo dentro; se il mondo non ci lascia respirare, troveremo aria dentro.. in fondo è questo quello che conta: avere ancora qualcosa dentro, non fuori -.

-         Forse hai ragione… se mai dovessi entrare nel tunnel, ditemelo; e se non capisco, ripetetemelo; e se non capisco ancora, prendetemi a calci, finché non capisco… servono a questo gli amici..-.

-         .. A prenderti a calci?.. volentieri..-, dice Scià. – no, seriamente, stai tranquillo: noi ci siamo per te, e tu per noi. Il resto non conta. -, e alza il bicchiere.

-         ..Il resto non conta -, diciamo io e JJ mentre alziamo il bicchiere.

 

Il colore del vino è reso ancora più caldo dalla luce delle candele, e le nostre ombre, adesso, ci fanno compagnia; ballano la danza del sottile fiato di vento che entra dagli spifferi della finestra.

Fuori si sente il rumore del temporale, e le gocce rimbalzano sulle pareti della valle, sugli alberi, sui tetti, provocando uno strano effetto sonoro; il rumore della cascata del fiume, poi, completa questa lunga, continua, malinconica canzone, sulla quale noi cantiamo le parole, ascoltiamo il suono, applaudiamo la grandezza.

Dentro la casa i minuti sembrano volare, il tempo sembra essersi fermato; sensazioni di tranquillità, di paura, profonde, stanno riemergendo ed esplodendo dentro di noi; siamo uniti, separati, sicuri, impauriti, fiduciosi, disillusi; siamo in una notte di pioggia, in un paese disabitato; una notte d’estate.

 

 

-         Ehi, non ti starai mica intristendo, vero? -, dice Scià a JJ, vedendo nel suo guardo la partenza per un viaggio molto lungo.

-         No, figurati.. stavo solo pensando..-.

-         L’ultima volta che ti ho visto così era per colpa di quella ragazza.. come si chiamava? -, dico a JJ.

-         ..Lasciamo perdere, non è il caso..-, mi risponde.

-         Occhi vaghi, persi nel vuoto; bicchiere quasi vuoto traballante nella mano destra, mentre con la sinistra tocchi la sigaretta che stai per accendere; il piede fermo, ma con la gamba in continuo movimento, e quella terribile sensazione di scomodità che non permette di rilassarsi..-, continua Scià, sorridendo.

-         Ragazzi, la faccenda si fa seria…-,continua.

-         Seria?.. in che senso? –

-         Nel senso che mi sto per buttare in un brutto guaio…-.

-         Un guaio biondo, simpatico, con un gran corpo? -, dico.

-         Mah, un po’ più bassa di me, e segni particolari: stupenda -, dice avvicinandosi il bicchiere alla bocca.

-         Ahi, siamo arrivati tardi… ci sei amico, fino al collo -, sentenzia Scià.

-         Come mai non ne hai mai parlato?- , gli chiedo.

-         È successo tutto molto in fretta; è una mia compagnia di corso, e fino a qualche settimana fa eravamo solo compagni… -.

-         …Poi? …-, chiede Scià.

-         ..Poi i suoi genitori sono partiti per tre giorni, io sono andato a studiare da lei…-.

-         .. E avete fatto il danno -, dice Scià.

-         No, non abbiamo fatto proprio niente…. Non abbiamo ancora fatto niente.. ed è questo che mi spaventa..-.

-         Perché? -, gli chiedo.

-         Perché mi fa impazzire, perché non mi era mai capitato di perdere la testa per una ragazza che non ho nemmeno baciato, e di continuare solo a pensare a quanto sto bene con lei..-.

-         ..E dove è il problema? -, insisto…

-         …. Ma non capisci?.. è una tragedia… lei mi piace sul serio..-.

-         E lei lo sa? -, gli chiede Scià.

-         Sì, credo di sì. Siamo stati sul punto di baciarci un paio di volte, ma siamo stati interrotti proprio sul più bello.-.

-         …Portala al cinema e risolvi il problema..-

-         ..Non è così semplice.. non è così che deve andare..-.

-         .. Non ci credo, datemi un foglio ed una penna, perché voglio che JJ firmi ciò  che ha appena detto -, intervengo.

-         Ben venuto nel club -, gli dice Scià.

-         Grazie, ma preferivo farne a meno..-, risponde.

-         .. E come i senti? -, gli chiedo.

-         Non so.. sono ancora abbastanza confuso… ma continuo a scrivere per lei..-.

-         ..Le scrivi serenate? -, dice Scià ridendo.

-         No, ovviamente.. e lei non le leggerà mai..-.

-         Le hai con te? -, gli chiedo.

 

- Non mi lasciare

tra i ricordi,

non mi trattare

come un amico,

non mi guardare

senza vedermi,

non mi ascoltare

quando ti parlo:

potrei dire cose

che non vorresti sentire.

Potrei dirti che sei bella,

in ogni tuo sorriso,

potrei dirti che non ho fretta,

e ti aspetterò,

potrei dirti che per te

lascerei tutto;

ma non mi ascoltare,

non lo vorresti sentire.

Non troverei le parole

per dirti quello che provo:

quando ti vedo mi manca il fiato,

e non riesco più a parlare,

posso solo incrociare il tuo sguardo,

e sperare che tu capisca;

non mi ascoltare,

guardami negli occhi -,

 

dice leggendo un foglietto che ha appena estratto dalla tasca , - e questo è quanto -; poi appoggia il foglio sul tavolo e ccerca un nostro sguardo; credo abbia bisogno che qualcuno dica qualcosa.

 

 

Raramente JJ si lascia andare, aprendosi così, e spesso capita in situazioni molto, molto particolari.

Io e Scià, anche se a modo nostro, cerchiamo più il dialogo, comunicazione e, forse, appoggio; JJ è più introverso, più chiuso in se stesso; preferisce ascoltare, che parlare, preferisce dar consigli, piuttosto che accettarli; preferisce rimanere in silenzio, piuttosto che parlare.

Adesso ha preso in mano la chitarra, e suona qualche accordo senza senso; è un movimento nervoso, più che meccanico, e la testa è troppo occupata altrove per guidare le dita, come normalmente sa fare; sbaglia due passaggi, si innervosisce, la appoggia con un gesto di stizza.

Non abbiamo niente da dire, io e Scià, perché siamo rimasti stupiti, sorpresi e, anche, sconcertati: nn era mai successo che JJ facesse un discorso simile.

All’interno del gruppo ha sempre avuto il ruolo dello sciupadonne,  di quello che aveva storie con tre ragazze contemporaneamente,  con una filosofia e uno stile di vita strano, profondo, difficile da comprendere; ed adesso si è preso anche lui una sbandata per una ragazza, la pensa, aspetta la sua telefonata.. e soprattutto, lascia che il cuore aumenti i propri battiti ogni volta che la vede.

 

-         Mi ha regalato

le ali dei sogni,

mi ha fatto volare

oltre i confini,

ho provato emozioni

che non conoscevo,

e mi sono perso

in un suo abbraccio.

Ho trovato la pace

dentro i suoi occhi,

ho amato la musica

della sua voce,

ho ascoltato il battito

dentro il suo petto,

ho rubato una stella

e glie l’ho regalata.

Nel sorriso ha la luce,

nelle mani, la dolcezza,

nei sospiri in un istante

io mi perdo, ogni giorno.

Forse tutto è cambiato,

da quando l’ho incontrata;

ma adesso ho un senso,

ed il mio senso, è lei -,

 

dico spezzando il silenzio.

- Anche io ho provato qualcosa di simile a ciò che stai provando tu -, continuo, - e ti posso capire.. tutto sembra così complicato...-.

-         Esatto: la parola giusta è complicato….-, ribatte JJ.

-         ..Fidati, è molto più semplice di come ti appare adesso; a poco a poco tutto diventerà più chiaro, semplice..-.

-         Quando l’hai scritta -, mi chiede prendendo in mano il mio quaderno.

-         Tanto tempo fa, e non mi ricordo nemmeno più per chi..-.

-         Ecco, questo dice tutto -, interrompe Scià, - è tutta una presa in giro; lascia perdere, amico, non ti buttare… non ne vala la pena..-.

-         Come no? -, gli chiede JJ stupito.

-         Una volta, scrissi questo; ascolta bene…

 

Non ci pensare,

non ti legare,

non fare in modo

che invada il tuo cuore.

Non c’è bisogno

di darle te stesso;

 niente è eterno,

soltanto il dolore.

Non le permettere

di entrarti dentro:

quando uscirà,

lascerà solo il vuoto.

Non la pensare,

non la sognare,

trattala male,

ma falla restare

fin quando ne hai voglia,

e poi trovane un’altra;

non ti legare,

o ti farà soffrire. -.

 

-         Spero che tu stia scherzando -, intervengo.

-         Perché? -, mi chiede.

-         Non ci credo… tu non la pensi coì..-.

-         ..Invece è proprio così.. guardati intorno: quante volte ti è capitato di vedere l’amore vero?… quante sono le persone che si sono lasciate? Quante persone soffrono? … no, non ne vale la pena..-.

-         Basta solo che due persone, solo due abbiano trovato la gioia, per poterci credere..-

-         No, non basta…-.

-         Ehi, ma io non stavo parlando di amore eterno.. -, dice JJ quasi impaurito.

-         Non è quello, ma è l’atteggiamento verso le ragazze che ha, che secondo me è sbagliato -, gli rispondo.

-         Perché?.. cosa c’è che non va? -, mi chiede.

-         Perché puoi considerarle non solo come divertimento, ma anche come persone.. dalle tue parole sembrano prodotti usa e getta, con la data di cadenza… e quando scade, vai nel supermercato e te ne compri un’altra..-.

-         Beh, non è proprio così’, ma non si discosta molto dalla realtà...

 

 

Ti portano in Paradiso,

e poi, giù all’Inferno:

se si sono stancate di te,

non sei più niente.

Hai dato loro tutto,

e cosa hai ottenuto?

Una bottiglia di vodka,

solitudine, angoscia.

Non sei tu ad usare loro,

ma sono loro che usano te:

non ti far prendere

nella loro morsa,

o piangerai, piangerai.-,

 

conclude con tono quasi diabolico.

 

 

Non riesco a capire questo suo discorso: è stato da poco lasciato dalla ragazza, ma un simile astio verso il genere femminile non me lo sarei mai aspettato.

Forse questa storia l’ha ferito profondamente, trasformando le sue speranze in rabbia, oppure ha solo voglia di un po’ di vendetta; forse, non ha ancora accettato di essere rimasto solo.

 

 

-         Tu pensala come vuoi, ma poi non venire a piangere da me, ti ho avvertito -, conclude guardando JJ.

-         Ma perché pensi che debba finire per forza male? -, continuo io.

-         Le statistiche non parlano certo a suo favore..-.

-         Nemmeno quelle di vincere un miliardo alla lotteria.. però il biglietto lo compri lo stesso…-.

 

 

La discussione viene interrotta qui: la ferita è ancora aperta, in lui, ed è impossibile farlo ragionare; questa lieve discussione, poi, ha messo ancora più in imbarazzo JJ, che fa finta di niente ed ha ripreso a suonare.

Cerca di fare il duro, ma si vede che non si sente a posto; è così, si invecchia tutti, prima o poi.. ed il passaggio non è mai indolore.

La nostra attenzione viene catturata da un rumore molto forte proveniente dall’esterno: il fiume in piena, probabilmente, ha distrutto parte del muro che lo argina, trascinando via i grossi massi che lo componevano, facendoli rotolare lungo il suo letto.

Sembra che la pioggia non accenni a diminuire, e le candele si stanno consumando velocemente; nonostante sia estate, poi, comincia anche a fare freddo.

Una delle tapparelle del salotto, a causa del vento, comincia a sbattere.

 

-         Il vento ha aperto una delle tapparelle del salotto… sarà meglio andare a chiuderla..-, dico.

-         ..Ma così ci bagneremo.. là fuori sta venendo giù un diluvio.. -, continua Scià.

-         Sì, ma non possiamo lasciarla così -, continuo.

-         Perché no? -, mi chiede JJ, - la chiudiamo domani mattina..-.

-         Perché se continua a sbattere così, rischia di rompersi.. e poi svegliamo tutto il paese, con il chiasso che fa…-,

-         Mah, questo mi sembra l’ultimo dei problemi, visto che non c’è nessuno..-, risponde JJ.

-         ..Ma come… e tutte le vecchiette che abbiamo incontrato al bar?.. e i pastori che ti hanno anche offerto un bianchino, all’aperitivo?.. non vorrai mica avere sulla coscienza una loro notte insonne, spero…-.

-         ... Questo mai! -, quasi urla, - non mi offrirebbero più nessun bianchino…-, e ride.

-         Va bene, allora non c’è alternativa: uno di noi si deve alzare…-.

-         Chi? -, mi chiede Scià preoccupatissimo.-.

-         Andrei per votazione: chi vota JJ? -, dico velocemente, alzando la mano contemporaneamente a Scià.

-         Mozione approvata -, sentenzia Scià, mentre JJ fa l’indifferente.

-         Non puoi sottrarti ai tuoi doveri; c’è stata una libera elezione, e tu hai vinto. -, dico ridendo.

-         Non mi alzo nemmeno se mi pagate -, risponde gelido.

-         Va bene, ho un’altra proposta: visto che nessuno dei tre ha voglia di alzarsi, andremo tutti.. nessuna scelta, nessuna discussione.-, propongo.

-         Di tutte le idiozie che hai detto fino ad adesso, questa è la peggiore -, commenta Scià.

-         Io sono d’accordo -, ribatte JJ, - anche perché altrimenti passeremmo tutta la serata a discutere.-.

-         Va bene, sono democratico e voi siete la maggioranza -, conclude facendo finta di essere d’accordo,  - andiamo .-.

 

JJ appoggia la chitarra, Scià si alza ed io lo seguo; percorriamo in pochi passi il breve corridoio, illuminati solo dalle candele, ed entriamo in salotto.

La luce lontana del lampione della strada illumina la stanza, e muovendosi, a causa del vento, mette le ombre in movimento; la finestra è chiusa, ma il vetro viene colpito violentemente dalle grosse gocce di pioggia che sta ancora cadendo; appoggiamo le candele sul tavolo e rimaniamo a guardare.

Nessuno di noi ha veramente intenzione di aprire quella finestra, e aspetta che uno degli altri, dimostrando un dose di altruismo assolutamente inaspettata, si offra di eseguire il pesante compito da solo. Nessuno, ovviamente, lo fa.

 

-         Va bene, dividiamoci i compiti; se siamo sincronizzati, guadagniamo tempo e ci bagniamo meno..-, comincia JJ.

-         Seee, potremmo fare le prove come i meccanici della Ferrari…. Sette secondi netti, gomme e benzina…-, risponde Scià ridendo.

-         Forse ha ragione -, intervengo, - tu apri la finestra, io prendo la tapparella a destra, JJ quella a sinistra, e poi le chiudiamo -.

-         Non è giusto.. così Scià non si bagna, e tutta l’acqua ce la prendiamo noi.-, interviene JJ.

-         Sì, ma lo sai che Scià è un po’ fragilino, e se si bagna poi prende il raffreddore, e deve rimanere a casa a farsi curare dalla mamma -, dico per prenderlo in giro, mentre si atteggia da neonato.

-         Va beh, ho capito che anche questa volta dobbiamo farci noi lo sbattimento, mentre lui resta a guardare..-, conclude JJ, mentre Scià ride.

-         Dai, facciamolo e non pensiamoci più -, dico mentre mi avvicino alla finestra.

 

 

Ci fermiamo davanti alla finestra ancora chiusa, ascoltando la pioggia che batte sui vetri, e aspettando il momento migliore; come se cambiasse qualcosa.

Poi, ad un tratto, Scià apre di scatto la finestra, e io e JJ ci sporgiamo per prendere le due tapparelle.

 

-         Spostati, che non ci arrivo – urlo a Scià mente cerco di allungarmi.

-         ..E spostati -, mi dice JJ.

-         Il vento spinge la tapparella contro il muro, e non riesco a prenderla -, mi urla JJ.

-         ..Non capisco, sei contro vento -, gli rispondo mentre cerco di prendere la mia.

-         Cosa aspettate? -, dice Scià, - qui dentro si sta allagando tutto -.

-         Non rompere, e vieni tu qui fuori, invece di parlare..-, gli urla JJ.

-         Se ci fossi stato io, sarebbe già tutto chiuso -, gli risponde con vaga aria di sfida.

-         Presa! -, dico mentre cerco di rientrare.<

-         Anche io -, mi risponde JJ.

-         Ecco, adesso siamo al sicuro -, conclude Scià appena chiusa la finestra.

 

È bello notare, ad ogni occasione, quanto la nostra incapacità nelle operazioni più elementari renda le nostre vite più faticose.

Appena richiudiamo la finestra, ci guardiamo intorno: sembra che sia passato un uragano nel salotto.

Noi siamo completamente fradici, e anche il pavimento della stanza è un’immensa pozzanghera; scoppiamo a ridere.

Non sono assolutamente preoccupato che qualche mobile, o il pavimento, si rovini con l’umidità: i legni con cui sono stati costruiti hanno retto ben altri sforzi.

Rimaniamo qualche secondo fermi, ridendo, quasi increduli da ciò che è successo; poi, automaticamente, ci togliamo le magliette gocciolanti.

Le candele, miracolosamente, non si sono bagnate, e continuano a farci luce; andiamo a prende gli zaini con magliette asciutte.

Ci cambiamo in fretta, poi torniamo in cucina.

 

-         Accidenti, che freddo che fa -, dice JJ.

-         È l’essere rimasto bagnato..-, conclude Scià.

-         Perché non ci facciamo qualcosa di caldo? -, propongo, - tipo quel miscuglio di vino, grappa, chiodi di garofano e zucchero? -.

-         Grande idea.. quello riscalderebbe un morto -, dice JJ.

-         Approvato, vado a prendere un’altra bottiglia -, dice Scià alzandosi.

-         Io prendo una pentola, tu cerca i chiodi di garofano, - chiedo a JJ.

 

 

Abbiamo bevuto talmente tanto vino nelle serate trascorse in questa cucina durante l’inverno, che ormai dovremmo detestarlo; invece lo consideriamo ancora una delle prelibatezze più raffinate.

JJ trova subito il barattolo giusto, andando a colpo sicuro; ormai è diventato uno di casa, da queste parti.

Mettiamo la padella sul fuoco, e cominciamo ad osservarla ipnotizzati; appena sentiamo l’odore delle spezie e del vino caldo ci si apre il cuore: ne beviamo subito due bicchieri per uno.

 

-         Ragazzi, questo lo sento pesante -, dice Scià appoggiando per la secondo volta il bicchiere vuoto.

-         Anche io l’ho sentito, questo giro -, aggiungo io.

-         Perché siete dei pivelli… io sono tranquillo -, conclude JJ prendendo la chitarra - Perché non facciamo una garetta, come ai vecchi tempi? -, dice ridendo e accennando il solito giro di accordi.

-         Due strofe per uno, chi sbaglia beve..-, proseguo, - comincio io, poi Scià, poi tu… due giri -.

-         Va bene, comincia -, conferma Scià.

 

Il tasso alcoolico necessario per questo gioco è abbastanza elevato, ma ancora reggibile; il rischio è sbagliare, e allora si finisce male.

Due strofe sembrano brevi, facili da improvvisare, ma se si calcola che devono essere metricamente giuste, logicamente collegate a quelle precedenti, e con un senso, la situazione si fa più complessa.

Comincio il giro io, lo prosegue Scià, poi JJ: a me tocca il vantaggio di iniziare, a JJ quello di concludere; Scià, in mezzo, è quello che avrà più difficoltà; pazienza, berrà di più…

La chitarra continua il giro, aspetto l’attacco e comincio:

 

- Notte d’inferno,

sotto la pioggia,

non c’è né un albergo,

né un posto all’aperto;

fa freddo, ed è buio,

e regna il silenzio:

persino la luna

ci ha abbandonato….. –

 

-…Notte d’inferno,

peggiore dell’anno,

la strada è scomparsa,

si vede solo un grande lago;

e nessuno ci può aiutare,

e nessuno ci sta aspettando,

non sappiamo dove andare,

per poterci riposare ….–

 

 

-         …Sì ma non ci fermeremo,

ed andremo sempre avanti;

abbiamo ancora sigarette

e da bere, in abbondanza;

e se poi vedremo l’alba

ed il cielo sopra noi,

brinderemo alla vittoria

di aver visto un nuovo giorno….. –

 

- …Ed un giorno dopo l’altro

andremo avanti a camminare;

là qualcuno ci attende,

là qualcuno ancora spera

di vederci arrivare

al tramonto, da lontano,

ma son solo illusioni:

più nessuno ci aspetta …-.

 

 

- ….E questo è un coro disperato

di chi cerca libertà

e la vita, e la gioia,

senza perdersi nel mondo

troppo grande, e difficile,

in attesa che si compia

il destino, e nient’altro,

in attesa di qualcosa

che dia senso a tutto questo…-

 

- …Notte d’inferno,

che non è finita,

siamo pronti a lottare

e a marciare, a testa alta

solo noi, contro il mondo,

ed il resto più non conta;

solo noi, e poi basta,

fino alla fine, fino alla fine -.

 

 

Due ultimi giri segnano la fine del pezzo: non ci posso credere, ce l’abbiamo fatta…

Anche ai tempi in cui eravamo più allenati, era impresa eroica.. ma adesso, è veramente stata miracolosa….

Abbiamo tutti e tre un vago sorriso di soddisfazione sul volto, prendiamo i bicchieri e brindiamo senza dire niente, poi li appoggiamo e continuiamo a guardarci con aria soddisfatta.

 

 

-         Bisogna ammettere che, nonostante tutto, non siamo male..-, dice Scià ridendo.

-         Io dico che siamo terribili -, risponde JJ.

-         .. Secondo me non era male, considerando il fatto che era improvvisato..-, aggiungo.

-         Io ho sentito questo ultimo brindisi, ragazzi… ve lo comunico, così vi mettete l’animo in pace -, dice JJ.

-         Ma tu non eri quello che reggeva tutto? -, gli chiede Scià.

-         Sì, esatto, ma questo l’ho sentito… sarà stata anche la botta di freddo che mi sono preso per colpa di quella dannata tapparella…-.

-         Sì, adesso è colpa della tapparella..-, sorride.

-         ..Secondo me è che stai diventando vecchio.-, concludo io; JJ non ribatte, e fa vaghe smorfie di dolore: lo stomaco comincia a farsi sentire.

 

Di tutta una serata, questo è forse il momento più critico: se si beve anche solo una goccia di vino in più, si è sicuri di stare  male, ma se si smette, si perde tutta l’atmosfera; da adesso l’effetto dell’alcool aumenterà notevolmente, influendo in maniera determinate sul nostro umore: se sarà buono, la serata finirà in allegria, altrimenti in paranoia; siamo nel bivio della notte.

JJ riprende a suonare un lento motivo, con arpeggi, simili alle ballate dei cow-boy nel vecchio west.

Per un attimo il timore che il suo umore stia deviano verso la paranoia cresce dentro me, ma poi comincia a cantare, con tono basso, un vago accento inglese e la pronuncia di chi sta masticando tabacco:

 

 

-  Ho lasciato la mia donna

per andare a cercare

un po’ di fortuna

al di là della valle.

La notte è già scesa,

e non vedo le stelle;

sono solo, nel deserto,

ma il mio cuore è a casa.

Devo andare a lottare

contro il mio destino;

quando tornerò a casa

sarò un uomo diverso:

avrò soldi, e rispetto,

sarò ammirato e invidiato da tutti…,

 

ragazzi, fa schifo -, e comincia a ridere come un pazzo.

-         Dove hai parcheggiato il cavallo? -, gli chiede Scià scoppiando a ridere.

-         Non posso credere che sia riuscito a partorire un obbrobrio così terrificante -, e rido anche io.

 

 

Sono contento che vada tutto bene, ed è incredibile come tutto sia diverso, qui: fuori piove, fa freddo, siamo isolati e praticamente al buio; ci scaldiamo bevendo vino e non abbiamo voglia di dormire; siamo ad un passo dal Paradiso.

Continuiamo a ridere per diversi minuti, versando nei bicchieri e barcollando sulle sedie; Scià imita JJ mentre cantava con atteggiamento serio, e lui risponde tirandogli i tappi delle bottiglie che abbiamo stappato; io sto preparando altro vino, mentre la notte scorre sopra noi.

 

 

-         Ragazzi, si sono fatte quasi le tre.. che ne dite di un caffè? -, chiede JJ, - perché io comincio ad essere stanco…-.

-         Ai bei tempi riuscivi a trascorrere intere settimane così, e senza quelle borse sotto gli occhi…-

-         Parli tu, che hai la palpebra semi chiusa -.

-         Va bene, va bene, faccio io il caffè -, intervengo.

-         Non ti preoccupare, faccio io -, interviene Scià.

-         Come mai questa botta di vita? ..e questo altruismo? -, gli chiedo.

-         No, così..-, mi risponde.

-         ..E’ che deve rimanere un attimo in piedi per smaltire l’ultimo bicchiere, solo che non lo vuole ammettere…-, interviene JJ ridendo.

-         Non è vero, adesso mi sto riprendendo…-, gli risponde.

-         Ma, visto che si è offerto di fare il caffè, non lo distrarre.. potrebbe ripensarci..-.

-         No, è una operazione intellettiva superiore alle sue capacità -, conclude JJ ridendo.

 

 

È stata implicitamente votata una seconda pausa, durante la quale tutti e tre ci alziamo; JJ fa un salto in bagno, io e Scià, messo sul fuoco il caffè,  ci troviamo seduti vicino ai nostri zaini a cambiarci ancora.

L’umidità mi sta entrando nelle ossa, e non sono più abituato a questo clima; sotto il maglione infilo un’altra maglietta, e infilo anche le scarpe, per scaldarmi i piedi.

Scià, invece, prende un altro maglione, oltre a quello che ha già addosso, ed un altro paio di calze; il rumore del caffè ci fa tornare in cucina, dove JJ è già davanti ai fornelli a curarlo.

 

-         Ne ho proprio bisogno -, dice JJ.

-         Anche io.. comincio ad avere un po’ di sonno..-, continua Scià.

-         Anche io.. e quando mi sento stanco, divento anche insofferente -, concludo.

-         Anche a me capita; solo che io non mi innervosisco, ma mi deprimo .-.

-         Anche a me succede spesso -, aggiunge Scià.

-         ..E meno dormo, meno riesco a dormire -, continua osservando il caffè.

-         … Entro in una specie di limbo, nel quale la stanchezza è così grande da non farmi capire più niente..-.

-         …E quando ti stendi a letto, esausto, dopo averlo sognato per tutto il giorno, scopri di non avere più sonno, di poter cominciare la giornata in quel momento..-.

-         ..Ed il cuore comincia a battere nel petto, e ti senti innervosire; la mente comincia a correre, e non riesci più a fermarla..-.

-         … Ed ascolti ogni rumore, osservi ogni ombra, ti giri nel letto cercando la posizione migliore…-.

-         Ma non la trovi, e ti innervosisci sempre di più… allora decidi di andare a bere qualcosa, ma nel frigorifero non c’è niente; vai in bagno, poi torni a letto sperando che sia passata un’ora;  sei stato in giro solo due minuti.

-         Fissi l’orologio, ed i secondi non passano mai; hai un sottile mal di testa, la nausea ti ha preso lo stomaco, avresti solo voglia di dormire; i pensieri più pazzeschi, ormai, ti sembrano normalità -.

-         ..E poi continui a calcolare nervosamente quante ore riusciresti a dormire se ti addormentassi in quel momento, calcolando persino i minuti, i secondi..-.

-         ..E comunque sono troppo poche, per cui cominci a programmare il giorno dopo con un sonnellino a metà pomeriggio .-.

-         Sì, e ne approfitti per riorganizzare nella mente tutti gli impegni della giornata, dalla colazione alla sera; persino il numero di pagine del libro che stai studiando per l’esame diventa importante -.

-         L’esame!.. ecco l’ultimo grado della paranoia, prima del delirio: conti i giorni, provi a far mente locale sui principali argomenti, fai nascere nella tua testa dubbi assolutamente assurdi su particolari insignificanti, convincendoti che quelli sono l’argomento più importante di tutto il corso, e che sicuramente sarai interrogato su essi; non puoi sopravvivere altre quattro ore senza sedare quei dubbi ..-.

-         ..E a questo punto, ecco la svolta: se sei già in paranoia, ti alzi e vai a controllare i libri; se non ci sei, resisti ed aspetti il mattino -.

-         ..Per poi alzarti a colazione con lo stomaco distrutto, l'umore sotto i piedi e l’energia di un’alga..-.

-         Precisamente..-, concludo.

-         Meno male, credevo di essere l’ unico -, dice Scià, - ma anche voi siete come me..-.

-         ..E questo ti consola? -, gli chiedo.

-         No, ma almeno so che la prossima notte insonne non sarà più solitaria; so che anche voi sarete svegli come me..-.

-         Potremmo darci un colpo di telefono, fare due chiacchiere, come fossero le tre del pomeriggio.. magari conciliano il sonno -, dico ridendo.

-         In effetti potresti avere ragione; i tuoi discorsi non sono mai stati particolarmente eccitanti o interessanti ..-.

-         Questa l’ho scritta durante una di quelle notti; vi giuro, ero sul punto di impazzire; non dormivo da quasi una settimana, e tre giorni dopo avevo un esame.. ero a pezzi, distrutto… così una notte, a forza di pensare, mi è venuta in mente questa.. ero talmente in paranoia che mi sono alzato a scriverla.. mio fratello mi ha dato del pazzo, quando mi ha visto scrivere in cucina ne cuore della notte… dice così:

 

ho pianto tutta la notte,

e ho guardato il buio, in silenzio;

ho cercato di restare a letto,

ma non ci sono riuscito;

sono uscito per cercare un po’ d’aria,

ma ho sentito  mancarmela dentro;

sono rientrato, ma non ho trovato

il rifugio di cui ho bisogno.

Ho cercato aiuto da amici,

ma nessuno mi ha ascoltato;

ho scavato dentro me stesso

per trovare un po’ di coraggio

per alzarmi, ed andare avanti,

ma non ce l’ho fatta;

ho continuato

a guardare il buio. -.

 

Il caffè è pronto, e JJ spegne il fuoco; prende un guanto mentre Scià prepara le tazzine; io prendo lo zucchero e il latte.

Il profumo del caffè si mischia a quello del vino con le spezie, e rimaniamo ad osservare il fumo che esce dalle tazzine, mentre aspettiamo che si raffreddi un po’.

Nessuno guarda negli occhi gli altri, forse per stanchezza, forse perché il pezzo che ha letto JJ ha riaperto ferite che speravamo fossero cicatrizzate; uno scricchiolio del pavimento mi fa tornare all’improvviso nella realtà, e spezzo il silenzio:

 

-         A me capita di passare le notti in bianco, e questo mi fa paura -.

-         Perché? -, mi chiede Scià.

>

-         Perché mentre sono a letto penso, e pensare mi mette paura; a volte ho paura di scoprire di me cose che non conosco, oppure capire che qualcosa non va.. no, meglio dormire e non vedere -.

-         Certo, è più comodo… ma se arrivi al mattino sano e salvo, vuol dire che, in fondo, in pace con te stesso sei..-.

-         Sì, ma il rischio è molto alto; se entri nel vortice dei pensieri nella notte, non c’è nessuno che ti può tirare fuori.. ed essendoci molte ore, fai in tempo  a sprofondare completamente…-.

-         A me non succede quasi più, ormai -, ci interrompe Scià , - quando ero più piccolo, mi succedeva spesso.. adesso no, quasi più.. forse non me ne frega più niente..-.

-         Io non credo.. forse riesci a controllare di più le tue emozioni, sei maturato..-.

-         ..E lo trovi bello?.. non piango più per una canzone da molto tempo, ormai.. e non credo sia una cosa bella..-.

-         Crescere toglie le notti insonni, ma anche le belle emozioni.. forse è il prezzo da pagare..-.

-         sì, ma nessuno mi ha chiesto se volevo comprare… me lo sono ritrovato e basta.. nessuno ha chiesto la mia opinione…-.

-         ..A me non sembra che tu stia tanto male -, interviene JJ , - in questo periodo hai scritto canzoni molto belle, e con il gruppo stai andando bene…-.

-         Sì, è vero.. ma non è così come sembra.. sembriamo stanchi, quando suoniamo, e non abbiamo più la grinta di una volta… sembra che la nostra fiamma si stia spegnendo a poco a poco, lentamente..-.

-         ..E allora riaccendila -.

-         Facile a dirsi.. ma come? -.

-         Cambia… magari la chiave è proprio questa ragazza.. hai detto che ti ha fatto provare emozioni nuove… è un buon punto di partenza…-.

-         No, non è un punto di partenza.. è solo un ulteriore problema.. e tutti in una volta..-, sembra lamentarsi.

-         Invece, secondo me, è una fortuna -, intervengo, - perché se riesci a mettere un po’ di ordine nella tua testa, tutto ciò che ti sta succedendo potrebbe essere un terreno molto fertile per il tuo lavoro… nuove canzoni, nuovi locali, nuova energia…-.

-         No, non capisco…-, continua, appoggiando la testa fra le braccia.

-         Devi solo mettere ordine: capire cosa provi per questa ragazza, capire dove vuoi andare con la tua musica, capire cosa vuoi davvero dalla tua vita, da te stesso.. poi, appena deciso, sali sul treno e non ti voltare…-.

-         Prima o poi arriva il giorno anche nella tua testa, e allora vedrai tutto più chiaramente..-. conclude Scià.

 

 

Ora capisco l’atteggiamento che ha avuto fino ad adesso JJ: a volte sembrava perso nella sua testa, in un altro mondo, ed altre volte nemmeno ascoltava… tutti questi problemi occupavano i suoi pensieri.

Nessuno di questi è irrisolvibile, ma la loro somma crea un muro apparentemente invalicabile; deve solo trovare un punto di partenza, ed il resto verrà da sé.

Non abbiamo parole per incoraggiarlo più d quelle che abbiamo detto; non voglio che i troppi consigli diventino un ulteriore peso.

Il caffè è diventato più freddo, quasi a temperatura bevibile; appena appoggio le labbra alla tazzina sento l’intenso calore percorrermi il corpo, ed una sensazione di sollievo provo mentre lo bevo.

Ne beviamo tutti un’altra tazza, finendo la caffettiera; decidiamo di aspettare ancora un po’ prima di farlo di nuovo.

Questa volta è Scià che rompe il silenzio, alzandosi prendendo in mano la macchina fotografica che aveva lasciato sul tavolo.

 

-         Che ne dite se faccio qualche foto? -, ci chiede sorridendo.

-         A che cosa? -, gli risponde con aria scocciata JJ.

-         .. Ma a voi, ovviamente..-.

-         Ci avevi promesso di non rompere -, continua JJ.

-         ..Infatti non voglio che vi mettiate in posa.. fate come se non ci fossi. - .

-         Senti, toglimi quell’obbiettivo dal naso -.

-         Accidenti, come sei permaloso -, conclude Scià rimettendo a posto la macchina.

-         Credo non sia il momento giusto -, dico rivolgendomi a lui.

-         Fosse per voi, non sarebbe mai il momento giusto..-.

-         Vi ricordate quando ho cambiato scuola?-, chiedo cambiano discorso..

-         Sì, certo -, mi risponde Scià.

-         Forse voi non ve lo ricordate, ma in quel momento tante cose erano successe, contemporaneamente… ma avevo la tranquillità di avere qualcuno su cui contare… e, alla fine, tutto si è sistemato… credo che per te sia la stessa cosa adesso, JJ.. parti da quello che hai, e smettila di pensare a ciò che non sai… se non hai una partenza, come puoi arrivare al traguardo? -.

 

 

JJ alza lo sguardo e mi accenna un sorriso; ha il volto ancora teso, ma forse sono riuscito a dargli una mano; non dice niente e riprende la chitarra: le dita, adesso, vanno come sempre.

Scià ha l’aria più stanca di tutti, e si accende una sigaretta allungandosi sul tavolo per prendere l’accendino; poi si risiede pesantemente sulla sedia, appoggiando i piedi sulle gambe della mia.

Non sentiamo ancora l’effetto del caffè, e l’unica cosa di cui ci occupiamo, adesso, è la lotta contro la stanchezza; il viaggio per arrivare fin qui è stato più lungo del previsto.

 

 

-         Avete visto quante moto c’erano per strada, oggi? – dice Scià come se mi avesse letto nel pensiero.

-         C’è un raduno poco lontano da qui -, gli risponde JJ.

-         ..E tu come fai a saperlo? -, gli chiede.

-         ..Perché a volte leggo anche i giornali, e non solo i fumetti..-.

-         Peccato, sarei andato volentieri..-.

-         Sei ancora in tempo.. il raduno finisce domani sera.. se ti metti in viaggio adesso, entro mattina saresti a casa a prendere la moto, ed entro il pomeriggio saresti arrivato -, gli dice con tono di sfida.

-         No, ormai è tardi.. ma deve essere stato veramente bello -, conclude senza cogliere la provocazione.

-          .. Ma cosa ci trovi di bello?.. è scomoda la moto, fa freddo… non si può nemmeno parlare.

-         .. Perché non è solo un mezzo di trasporto… ha una sua filosofia, un storia, un’arte; quello che vedi non è altro che il risultato di un lungo processo: le moto, adesso, hanno un ruolo, chi le guida ha una precisa identificazione, e sono l’unica possibilità, per molte persone, di mostrare il proprio vero io..-.

-         Perché? -.

-         Hai mai visto, per esempio, impiegati in giacca e cravatta guidare moto da strada, o Harley?.. non ti sembra strano..-.

-         Beh, sì, in effetti..-.

-         È il loro modo di urlare al mondo che, se anche sono costretti a stare alle regole, il loro animo è diverso..-.

-         ..E anche tu sei così -, gli chiedo.

-         In parte; per me la moto è anche altro…-, continua alzando gli occhi verso l’alto, quasi come se stesse invocando una creatura divina – per me la moto è libertà, è voglia di andare in giro, sentire la strada che corre sotto i piedi, senza che nessuno ti dia limiti; sapete, ho scritto anche un pezzo su questo -, conclude alzandosi e prendendo un foglio dalla tasca della borsa dentro cui teneva la macchina fotografica.

-         Sto male, devo uscire,

non sopporto più i muri

che, ad un tratto, mi schiacciano,

mentre dormo nel mio letto.

Devo andare, via, lontano,

devo ascoltare il vento,

devo abbattere i confini

in cui la vita mi ha rinchiuso.

Non so dove andare,

non ci ho mai pensato:

pensavo fosse normale

passare la vita rinchiusi

nella gabbia della mente

in cui il mondo ci rinchiude;

ma adesso è diverso,

e voglio andare via:

un piccolo raggio di luce

si è acceso, dentro me:

ora voglio arrivare all’inizio

della strada che mi illumina,

ora voglio andare oltre

tutto me stesso, tutto il mondo,

 

ragazzi, è questo che voglio; so che non è possibile, ma è così-.

-         Perché non dovrebbe esserlo? -, gli chiede JJ, - prendi la moto e vai..-.

-         Tu la fai facile.. ci sono legami che non si possono interrompere così semplicemente..-, gli risponde con un tono di profonda amarezza.

-         Tipo? -.

-         Mah, tanti.. i genitori, per esempio… poi gli amici, il lavoro..-.

-         Sappi che se sapessi che tu saresti più felice da una altra parte, proprio perché sono tuo amico ti spingerei ad andare.. e credo farebbero così anche i tuoi genitori, passato lo shock iniziale.. e per il lavoro, ne trovi un altro..-, continuo io.

-         No, ci sono altri fattori..-.

-         Forse la voglia di andare è sedata dalla paura, vero? -, gli chiede JJ quasi con tono di accusa.

-         Anche.. in effetti sì, c’è anche questo fattore da non sottovalutare… perché, tu non avresti paura? -, mi chiede.

-         Sì, molta… ma se la voglia è più forte, non ci sono ostacoli…-.

-         Non so; sai, anche se mi guardo in giro, non riesco a vedere un posto che valga la pena… mollare tutto sì, ma ha un prezzo; e non ho visto nessun posto che lo valga-.

-         Ma è proprio questo il bello: partire senza meta, con la paura e la gioia di non sapere dove si sta andando: ogni cosa una sorpresa, ogni giorno diverso..-.

-         Ma quanto tempo puoi reggere?… può essere affascinante, ma non è una vacanza; se prendi quel tipo di decisione, non puoi tornare in dietro e dire che faceva troppo freddo, o avevi nostalgia.. se parti, non ti volti in dietro -, rispondo.

-         .. E poi ci sono gli amici, la solitudine..-.

-         A volte la cerco, a volte mi spaventa-; lo interrompo.

 

Questa mia frase sembra abbia involontariamente interrotto il discorso; forse era terminato già naturalmente.

Per qualche secondo rimaniamo in silenzio, per raccogliere le forze; il caffè sta facendo effetto, ma la stanchezza è grande, in ognuno di noi.

Il campanile ha smesso di scandire le nostre ore, e il limbo che ci circonda non esce più dalla stasi ogni mezz’ora; il tempo si è fermato, attorno a noi, definitivamente.

Non ci accorgiamo, ma se scoppiasse una guerra, in questo momento, noi non ne saremmo coinvolti; siamo isolati, da tutto.. essere in Italia, America, Asia, non fa differenza.. siamo in un posto dimenticato dagli uomini.

Non so perché ci ostiniamo a venire qua: forse vogliamo solo essere dimenticati dal mondo per qualche ora, per ricordarci di noi stessi.

 

-         Vorrei fuggire da me stesso,

ma non riesco a trovarmi;

vorrei essere un’altra persona,

ma non so chi sono;

vorrei andare via, lontano,

ma non so dove sono.

Vorrei non avere nessuno,

ma ho paura di stare solo

troppe volte ho visto

il vuoto, che mi assale;

nessuno può capire

cosa succede, dentro me:

a volte scopro di essere

estraneo a chiunque .

Cerco la solitudine,

ed è il mio incubo;

cerco me stesso,

ma ne voglio scappare -,

 

legge JJ rompendo il silenzio.

-         A volte vorrei essere un altro,

a volte solo me stesso;

in un momento vorrei essere solo,

ed al centro dell’universo.

La stanza è troppo grande,

se mi accorgo di essere solo,

ma non ha spazio

per  un’altra persona.

non sono capace

di dire ciò che penso,

 

non sono capace

di andare oltre gli occhi;

non sono capace

di accettare me stesso,

né gli altri, né il mondo -,

 

continua Scià.

 

 

-         Ho bisogno degli altri

per riuscire a non vedermi,

ho bisogno degli altri,

per far finta di essere loro;

io non sono più nessuno,

solo un ombra, niente più,

vivo attaccato al mondo,

e se lo lascio, muoio.

Sono come uno specchio,

per non essere nessuno,

ed in fondo niente cambia

se divento una persona:

nessuno mi nota,

nessuno mi vede;

non riesco a vedere

nemmeno, ormai, me stesso;

ma questo è il mondo,

e nella mia solitudine,

non sono più niente;

ormai, non esisto -,

 

concludo.

 

 

Ci rendiamo conto di aver detto parole pesanti, forse quelle che mai avremmo voluto dire; non è un  problema di metrica, o di versi: abbiamo abbassato tutte le difese, e ci siamo aperti completamente; forse, ognuno sta anche scoprendo lati di se stesso ancora sconosciuti.

Sembra non passare mai il respiro che accompagna la fine del mio pezzo; JJ, con lo sguardo basso, si riempie d nuovo il bicchiere; Scià prende il mano il suo e gli chiede di passargli la bottiglia; io resto a guardare.

 

 

-         Sapete ragazzi, forse è questo che sbagliamo -, comincia JJ, - perché passiamo troppo tempo rinchiusi qui dentro, a pensare, penare, pensare.. forse dovremmo darci una mossa, uscire, divertirci come fanno gli altri… magari passerebbe tutto…-.

-         Non credo, perché per me quella non sarebbe felicità, ma solo uno scudo a ciò che sento -, lo interrompe Scià, - e, oltre tutto, non è mica detto che il comune concetto di divertimento vada bene anche a me-.

 

 

-         Ho ballato nella notte,

e ho bevuto molto vino,

poi sono corso nel mare;

ho deciso di partire

e ho preso il primo aereo;

ho comprato una macchina

e  ho ballato, ballato  ancora;

poi ti ho vista arrivare,

e ti ho abbracciato:

allora sono stato bene. -,

 

dice Scià, - questa l’ho scritta quando stavo insieme ad una ragazza -.

-         ..E lo pensi ancora..-, gli chiedo.

-         A volte, sì.. ma tutto passa quando ripenso a cosa mi ha fatto dopo -.

-         Non confondere le due cose: hai passato bei momenti con lei? -.

-         Sì, non avevo bisogno di niente e di nessuno; né ristoranti, né discoteche, né bar: esisteva solo lei, ed il resto non mi importava..-.

-         ..Vedi che, allora, qualcosa di bello l’hai avuto dalle donne, ed il discorso di prima non è vero? -, gli ribatto.

-         No, anzi, è una conferma della mia tesi: prima mi ha usato, mi ha fatto uscire di testa; poi, quando si è stancata, mi ha scaricato, come se niente fosse..-.

-         Non è vero questo -, lo interrompe JJ, - io mi ricordo del periodo, e non è vero che ti ha scaricato così… anche lei ha sofferto, e c’erano tra di voi molti problemi..-.

-         I problemi ci sono ovunque, ma tutto si può risolvere, se si vuole…. E non so quanto fosse vera la sua sofferenza… in fondo avrebbe potuto non mollarmi, e non avrebbe sofferto..-.

-         ..Ma se in un paio di occasioni persino tu mi avevi confessato di pensare di voler troncare la storia?.. te lo sei dimenticato? ..-.

 

 

Sembra che questa discussione sia più fra loro due, che sulla storia.

Ormai è passato molto tempo, e non c’è niente che possa cambiare le cose, e, sinceramente, tutti questi discorsi mi sembrano inutili; Scià ha ancora un po’ di acido da smaltire, e fra poco gli passerà; chi non capisco, invece, è JJ.

Perché se la prende tanto? .. sembra quasi ferito nell’orgoglio… non capisco; ascolto la conversazione da spettatore.

 

-         Cosa vuoi tu da una donna, in fondo?.. felicità, tranquillità, calore.. non è vero? -, riprende.

-         Sì, ma anche affetto, amore…-.

-         ..Ma per raggiungere la felicità, comunque…-.

-         Sì,  per la felicità..-.

-         .. Ma tu sai cosa è la felicità?… io, adesso, non lo so più..-.

 

 

-         Vivo ogni giorno

meglio che posso,

ma la gioia, quella vera,

so che ancora è lontana.

Forse non mi basta più,

o forse voglio andare via,

alla ricerca di qualcosa

che ancora non so.

Io non so cosa mi manca,

o che cosa non va bene,

ma non voglio essere un numero,

uno dei tanti, uno e basta.

Forse questa è la gioia:

poter essere qualcuno,

poter fare qualche cosa

che rimarrà, oltre la vita;

o forse non importa,

non ho ancora capito;

ciò che so, adesso,

è che non so cosa è la gioia -,

 

legge Scià, - questa l’ho scritta qualche giorno fa…-.

 

 

-         Cerco felicità

ogni giorno, in ogni cosa,

ma cosa voglio, ancora non so.

I giorni scappano via,

e mi accorgo di non sapere,

o mi illudo di poter cercare

cose troppo grandi,

che avrò solo nei sogni.

Poi apro i miei occhi,

e vedo ciò che offre

il mondo in cui vivo;

lo prendo, lo godo,

e questo è tutto -,

 

sussurra JJ.

 

 

-         Ho bisogno di piangere,

guardando la luna,

ho bisogno di correre

ed andare lontano,

ho bisogno di urlare

più forte che posso;

ho voglia di felicità.

Ho bisogno di parlare,

e dire ciò che penso,

di restare in silenzio per ore,

e guardare i tempo che passa,

ascoltare il cuore che batte,

e il rumore del mio respiro;

ho bisogno di felicità.

Non mi serve qualcosa di bello,

e nemmeno nessuno di aiuto,

voglio solo un po’ di silenzio:

ho bisogno di felicità .-,

 

conclude Scià versandosi di nuovo da  bere.

 

 

Le pause dei nostri discorsi si fanno sempre più lunghe, le parole più marcate, il tono più basso.

La stanchezza sta togliendo, ad una ad una, tutte le nostre barriere, ed ognuno sta parlando con se stesso, ma forse non vuole sapere.

Forse questo è il senso dell’amicizia: mettere gli altri in condizione di potersi aprire, di essere rilassati, di potersi permettere il lusso di dimenticarci, per stare da soli.

Ci stiamo riscoprendo, e non è una cosa piacevole.

Ormai non fa differenza se chi parla legge o improvvisa un pezzo, se discute o resta in silenzio; non importa nemmeno più l’argomento; siamo nudi davanti a noi stessi.

Scià continua a versarsi da bere, più per un gesto meccanico, che per volontà; JJ si accende una sigaretta dietro l’altra; io non riesco a fermare la gamba che muovo.

La sensazione che stiamo provando non è nervosismo, anzi; non è paura, ma voglia di andare avanti; non è disagio; è inquietudine per ciò che potremmo trovare alla fine della serata: noi.

Poi, quasi come un rifiuto, JJ si alza, di scatto, e voltandosi di spalle, dice:

 

-         non ho più voglia di pensare,

non ho più voglia di capire

se tutto ha un senso,

se qualcosa, in fondo, esiste.

Voglio chiudere gli occhi,

e provare a non vedere,

come fanno quasi tutti,

senza avere nessun problema.

Forse è soltanto fingere,

ma non importa, mi va bene,

perché se tutto non ha un senso,

facciamo finta, almeno una volta,

che lo abbia -.

 

-         hai ragione, adesso basta -, aggiunge Scià, - adesso basta.

 

 - È meglio non sognare,

e vedere come è il mondo,

è meglio non cercare,

ma restare in un luogo;

è meglio non vedere,

e capire cosa si vuole.

Tutto scorre lentamente,

e non cambia proprio niente,

e anche se andiamo contro

per volare oltre il confine

niente cambia, niente.

È meglio non sognare,

per far finta di stare bene -.

 

Non ho niente da aggiungere, sembra che la serata sia finita: siamo arrivati ad un passo da noi stessi ma, all’ultimo, non ce l’abbiamo fatta.

Forse è una questione di maturità, o il frutto di qualche strana alchimia, o il traguardo di un percorso nel quale siamo solo alla prima tappa; forse siamo solo troppo stanchi.

Rimaniamo qualche secondo in silenzio osservando il nulla, persi nei nostri pensieri; Scià rompe il silenzio.

 

 

-         Ragazzi, mi sa che ho bevuto troppo..-.

-         Non stai bene? -, gli chiedo subito.

-         No, no, va tutto bene.. ho solo un po’ di mal di testa..-.

-         È la stanchezza, e tutto quello che ci siamo bevuti.. forse ti conviene andare a stenderti un po’..-.

-         No, va tutto bene… è solo lo stomaco un po’ a pezzi…-.

-         Ascolta quello che ti dice -, interviene JJ -, vatti a stendere un po’.. vedrai che ti passa.. altrimenti rimani distrutto…-.

-         Va bene, mi sa che andrò a stendermi…-, e, lentamente, si alza.

 

Scià ha gli occhi carichi, il volto pallido e l’espressione di chi non vuole altro che il letto.

Lentamente si alza, esce dalla cucina e si avvia verso la camera da letto; deve anche girargli un po’ la testa, perché cammina appoggiandosi al muro.

La candela che usa per illuminare la stanza, poi, è quasi finita, e c’è il pericolo che si bruci con la cera; JJ lo accompagna per reggergli il portacenere.

Nel frattempo anche io mi alzo, e libero un po’ il tavolo; poco dopo JJ torna il cucina.

Credo che questa interruzione non abbia fatto bene a nessuno, perché sembra che tutti cerchino di continuare il discorso da soli; sarà per la prossima volta.

Appena entrato in cucina si risiede al suo posto, prende in mano la chitarra..-.

 

-         Certo che Scià non ha più il fisico -, comincia -, hai visto come era ridotto? -.

-         Sì, ha anche bevuto il triplo di noi; ogni volta che lo vedevo, stava riempiendo il bicchiere..-.

-         Sì, ma non è più lo Scià di un tempo..-, e comincia a suonare.

-         Tu hai voglia di andare a dormire? -, gli chiedo.

-         No, e tu?.. ormai ci conviene fare la tirata fino a domano mattina..-.

-         Non che manchi molto, ormai…-.

-         Senti, avresti voglia di fare una partita a scacchi? -, mi chiede smettendo di suonare.

-         Scacchi?.. a quest’ora?.. va bene..-, gli rispondo.

 

 

So che può risultare non normale cominciare a giocare a scacchi nel mezzo della notte, dopo una serata simile, invece che andare a stendersi per qualche ora, ma siamo così: niente è ovvio, in questo posto.

Abbiamo già giocato insieme molte volte, e considero questo il modo più alto di comunicare senza parlare; passiamo anche ore senza dire nulla, ma sono i discorsi più pieni che possiamo fare.

Solo poche parole introduttive, una bottiglia di vino, sigarette, e basta; siamo nel cuore della notte, in una casa di montagna, e giochiamo a scacchi.

 

-         .. Senti, però, non facciamo come l’altra volta, quando abbiamo giocato..-, dice JJ facendo la prima mossa.

-         Quando?.. quando ci siamo mezzi ubriacati in tre partite prima di cena, o quando siamo rimasti fino alle sei del mattino per vedere chi avrebbe vinto? -.

-         Entrambe…-, e sorride.

-         Non riesco a connettere, sono troppo stanco.. facciamo che questa partita non vale per la classifica finale?..-.

-         Non scherzare nemmeno.. tutte valgono per la classifica finale…-.

-         Ma dai, non è vero.. solo quelle ufficiali..-.

-         Ecco, da adesso questa è ufficiale… va bene?..-.

-         Va bene, sbrigati a muovere..-, e la partita comincia.

 

 

Non so quando sia nata questa sottile sfida fra me e JJ, ma rende ogni cosa più divertente: non esiste una partita a scacchi, tennis, calcio, che non faccia parte della “ classifica finale”; cosa sia la classifica finale, però, nessuno me lo ha mai spiegato.. forse nessuno lo sa, ma non fa niente…

L’ultima volta che abbiamo giocato, siamo rimasti seduti intorno a questo tavolo per quattro ore, bevendo una bottiglia di Rum con la Coca e un intero pacchetto di sigarette, finché non ci siamo alzati perché, completamente ubriachi, non riuscivamo nemmeno più a vedere i pezzi della scacchiera; al solo ricordo dell’esperienza rinasce in me il disgusto che ancora provo per il Rum.

Questa volta abbiamo del Whisky, è quasi mattina ed ognuno è ancora perso nei propi pensieri; credo che questa partita non entrasse nella “classifica”, sarebbe meglio.

 

-         E’ necessario che faccia parte della classifica – riprende JJ,- perché è l’unico modo per farci impegnare… se non ne facesse parte, non ti impegneresti; così, invece, sai che se vincessi io tu saresti in svantaggio - , e ride.

-         Questo non può avvenire, - ribatto, - perché sicuramente perderai.-.

-         Io, fossi in te, non ci scommetterei troppo -.

-         Io, invece, sì… facciamo il trasporto della borsa nel viaggio di ritorno? -.

-         Andata -, e ci stringiamo la mano.

 

 

So che può sembrare terribilmente infantile questo tipo di atteggiamento e, probabilmente, lo è, ma crea in noi un legame indissolubile; entrambi sappiamo che chi perderà, manterrà la parola senza discutere, e l’altro si vanterà di aver vinto per almeno un mese; è la nostra legge, e non si discute.

 

 

-         Adesso cominciamo seriamente -, sentenzia JJ muovendo una pedina.

-         Speravo lo dicessi… sento già le spalle più leggere -, e rido.

 

Queste sono le ultime parole che diciamo prima che la partita entri nel vivo; ci teniamo, nonostante tutto, a vincere.

Il silenzio regna attorno a noi, e l’unico movimento che ci concediamo, oltre a quello di muovere i pezzi, è riempire il bicchiere; siamo talmente distrutti che, ormai, nemmeno il Whisky ci fa più male.

 

 

- Occhi persi in pensieri

lontano dal mondo,

sospiri lenti, pesanti,

profondi;

ricordi tempestano la mente

e dubbi spaccano il cuore.

Forse è questo che cerchiamo,

forse è questo che temiamo,

forse questa è felicità,

o soltanto cupa angoscia;

secondi lenti come ore

fermano il tempo in un istante;

pensieri persi di un secondo,

di una vita, di una persona,

 

penso mentre continuo a giocare.

Forse avremmo fatto meglio ad andare a dormire anche noi, le palpebre si fanno sempre più pesanti; non abbiamo più la forza di una volta.

La bottiglia appoggiata vicino alla scacchiera sembra non finire mai, e i bicchieri sembrano sempre più capienti; comincio a sentire un vago fastidio allo stomaco ogni volta che bevo.

Forse questo è veramente il nettare della verità, della libertà, della lotta alle inibizioni; no, non credo; o forse sì.

 

L’ultimo bicchiere,

quello della verità,

poi tutto sarà finito,

e potremo tornare in dietro.

Solo un secondo,

un ultimo attimo,

per toccare il fondo,

o , forse, la cima,

per arrivare là dove

mai più potremo andare.

L’ultimo bicchiere,

quello della speranza,

più importante, forse,

di ogni discorso;

solo un secondo,

poi sarà tutto finito:

solo un secondo, per la verità.

 

 

Termina la prima partita, ma l’entusiasmo per la vittoria e la sfida con cui era nata sembrano essere scomparsi; sistemiamo di nuovo i pezzi e ne cominciamo un’altra.

Per un secondo mi immagino un possibile Inferno, come quelli descritti da Dante, in cui due anime sono costrette a giocare in eterno la stessa partita, senza vinti, né vincitori; per l’eternità.

Forse siamo nello stato d’animo giusto per questo tipo di pensieri; JJ mi osserva incuriosito quando vede le mie labbra sorridere lievemente .

Il silenzio, però, non viene rotto, ed il momento viene interrotto dalla sua successiva mossa; istintivamente muovo anche io e, in attesa della sua risposta, nella mia mente nascono queste parole:

 

parole non dette

di tanti discorsi,

rimaste fra le righe,

nei silenzi, nei sospiri.

Parole lasciate

lontano, nei ricordi,

senza senso, ormai,

e perdute nel tempo;

importanti per qualcuno,

dimenticate dal mondo

che fa finta di non sentire

per paura di vedere.

Parole inutili

come quelle sulla vita,

non in grado, in ogni caso,

di cambiare le cose;

troppo tempo perso ancora

per cercare di dar loro senso,

troppo fiato sprecato, ancora,

per dar senso alla nostra vita.

 

 

Mi accorgo che i miei pensieri sono confusi, le parole appaiono nella mia mente come dipinte su un quadro, ma ad una ad una, senza una precisa connessione.

Alcool e stanchezza stanno agendo direttamente nel mio cervello, e sto assumendo uno stato in cui il mio corpo non risponde più perfettamente ai miei comandi, quasi come se fosse già addormentato; forse facevo meglio ad andare a dormire.

 

 

-         Dopo tante parole

arriva il silenzio,

e finisce tutto,

all’improvviso.

Forse è carico di senso,

forse non vuole dire niente,

forse lascia solo che tutto

prosegua per il suo cammino;

lascia libera la mente

e i pensieri di volare,

e di non essere più rinchiusi

nei confini delle parole.

Il silenzio dice tutto,

o, forse, non vuole dire niente,

come facciamo noi a sapere

se nel nulla c’è qualcosa?

Nel silenzio ognuno trova

ciò di cui ha bisogno:

se stesso, gli altri,

tutto, niente.

 

 

Cosa vorranno dire ? Non so.. ogni mossa è uguale all’altra, nessuna differenza, il tempo è fermo, io ho sonno, non capisco più niente, ho solo voglia di un letto, di un letto.

La notte è finita, forse, ma noi la trasciniamo senza pietà; lasciamola riposare in pace.

 

-  Mi sono fermato

vicino al confine:

ho guardato oltre il muro,

e ho avuto paura.

Ho provato il terrore

di vedere, di capire,

di trovare ciò che voglio,

di capire finalmente,

la verità.

Non ho avuto il coraggio,

ed ho abbassato gli occhi;

forse non è ancora tempo,

forse non è il modo giusto,

forse io non sono pronto,

forse ho solo paura.

Non mi sento ancora forte,

per accettare tutto questo;

forse è meglio non vedere,

forse è meglio non vedere.

 

Cosa continuo a pensare?.. perché la mia mente non si ferma? Perché non riesco a controllarla? Perché mi ostino a rimanere qua, invece di smettere? ..alla fine della partita?.. poi ce ne sarà un’altra?.. fin quando?… chi vincerà?… non so, non so, non so.

Ogni tanto incrocio lo sguardo di JJ, perso, vuoto, lontano da qua; forse l’universo che aveva intravisto poche ore fa, adesso lo sta inghiottendo.

Forse siamo veramente solo due anime destinate a giocare questa partita in eterno, ed il resto è solo frutto della nostra immaginazione, del nostro delirio; forse non siamo nemmeno qui, ma altrove; forse non siamo.

Incrocio di nuovo i suoi occhi, e meccanicamente penso:

 

ho smesso di piangere

tanto tempo fa;

i miei occhi, ormai,

non dicono più niente.

Non riesco più a far uscire

tutto ciò che mi esplode dentro;

e piango dentro, in silenzio,

nel buio di me stesso.

Ho la testa che mi scoppia,

e tutto trema, intorno a me;

mi viene voglia di urlare,

e di correre, lontano,

ma poi tutto svanisce

e ritorna come prima;

 l’emozione di un momento

dura ore, settimane, mesi;

i miei occhi, ormai,

non hanno più niente da dire.

 

 

Credo sia meglio smettere adesso, prima che sia troppo tardi; sento la testa sempre più pensante, e a volte, per qualche frazione di secondo, mi addormento.

Sembra che la situazione non abbia nessuno sbocco; in verità non voglio interrompere la partita.

Ad un tratto, un leggero rumore attira la mia attenzione, facendomi uscire dalla situazione di stasi; poi, subito, lo dimentico e continuo a giocare.

 

-         Ehi ragazzi, ma siete ancora qui ? -, sento una voce dire alle mie spalle.

-         Perché ti sei alzato?-, chiede JJ uscendo anch’egli dal limbo dei suoi pensieri.

-         Sto bene, ve l’ho detto; dovevo solo riposare un po’ -.

-         ..Lo stomaco? -.

-         Tutto passato; potrei ricominciare dall’inizio.. voi, piuttosto: avete le facce un po’ distrutte..-.

-         Sì, abbastanza….-, rispondo io.

-         ..E quella bottiglia?.. non era quasi piena?.. non mi direte che…-.

-         Accidenti, non me ne ero nemmeno accorto -, risponde JJ osservando l’ultimo centimetro di Whisky rimasto.

-         ..Nemmeno io -, aggiungo -, ecco perché mi sentivo coì strano..-.

-         Cosa volete fare? -, ci chiede.

-         …Ormai di dormire, non se ne parla..-, dice JJ

-         … Ma quelle candele stanno per finire… è tutta la notte che fanno luce… a proposito, avete sentito che ha smesso di piovere? -.

-         Smesso?-, chiediamo io e JJ contemporaneamente, - non me ne ero nemmeno accorto..-.

-         Nemmeno io.. mentre giocavamo, ero così preso dalla partita e dai miei pensieri, che non mi sono accorto di niente…-, continua JJ.

 

 

In un secondo l’atmosfera è cambiata ancora completamente; l’arrivo di Scià ci ha smossi, e ci ha fatto uscire da quella specie di vortice nel quale eravamo; la stanchezza è rimasta, in noi, ma la carica di energia che Scià ci trasmette ci fa stare bene.

È impressionante quanto gli abbia fatto bene questo riposo; il suo volto non è più tirato, e non sembra per niente stanco; entra in cucina  si avvicina ai fornelli.

Credo voglia preparare un altro caffè, e mentre lo osservo nel lavoro, penso a quanto può essere strana la vita: tutta la serata è ruotata intorno alla pioggia, e quando ha smesso di cadere, nemmeno ce ne siamo accorti.

Forse è vero che tutto passa, e che niente, in fondo, è davvero importante; per la maggior parte delle persone questa è stata una notte uguale a tante altre, e non si possono nemmeno immaginare le cose che possono succedere in una notte; forse è solo una notte come tante.

 

 

-         Gocce di sangue

piovono sulla mia testa;

più pesanti della sera,

più amare della vita.

Sono lente, silenziose,

e bruciano dentro;

sono fredde, e taglienti,

una lama di rasoio.

Tutto passa, alla fine,

e nessuno si ricorda

più nemmeno perché ha pianto;

tutto passa, alla fine,

e nessuno si ricorda

più nemmeno per chi ha pianto;

tutto passa, alla fine,

e nessuno si ricorda

più nemmeno che ha pianto.

Lacrime di sangue

mi tagliano il volto;

queste no,

non le dimenticherò. -,

 

dice JJ accendendo ancora una sigaretta.

 

-         Lascia che cada

ogni tua lacrima;

non la fermare,

falla uscire.

Lascia che batta

sempre, il tuo cuore,

e che quella sensazione,

sia sempre, per te, speciale;

non ti nascondere,

per non soffrire,

lascia che tutto

corra da solo.

Lacrime amare

come la notte

passata in fretta,

e senza un senso;

lacrime scure,

come un ombra,

 accompagnano sempre

un momento speciale;

nei ricordi, nel passato,

nel pensiero di qualcuno;

lacrime vive,

come i sentimenti,

che vivono, vivono, vivono.

 

Concludo io rivolgendomi a Scià.

 

 

È bastato l’arrivo dell’ultimo elemento mancante all’appello, per far rinascere la voglia di comunicare; è un’alchimia, è un mistero, è qualcosa di inspiegabile: ma è così.

 

 

-         Ormai si possono spegnere le candele, sta tornano la luce -, dice JJ alzandosi-.

-         È vero, guardate: il cielo comincia ad illuminarsi aspettando il sole -, continuo.

-         Sentite: perché, bevuto il caffè, non andiamo fuori a vedere l’alba? -.

-         L’alba? -, gli chiede JJ.

-         Sì, è una idea grandiosa; da quanto tempo è che non vedete più sorgere il sole? -.

-         Anni, credo..-, borbotta JJ.

-         ..Allora, mozione approvata..-, conclude Scià versando nelle tazzine il caffè.

 

Beviamo tutti in fretta, quasi come se fosse l’ultimo compito prima dell’intervallo; Scià si scotta, e ridiamo per un po’.

La caffeina fa subito l’effetto desiderato, e le finestre spalancate stanno facendo cambiare aria alla casa; mi sento molto meglio.

Una nuova energia ci aiuta, e tutti e tre ci sentiamo molto bene; ridiamo, scherziamo, siamo allegri.

Cerchiamo di risistemarci prima di uscire, poi, prese le chiavi, JJ e Scià escono e mi aspettano sulla strada; devo chiudere la porta.

È difficile descrivere l’atmosfera di un paese di montagna al mattino presto: tutto sembra ancora immobile, ma già si posso sentire i primi battiti della vita che sta per riprendere.

L’aria è  fresca, anche a causa della pioggia, e quasi tagliente;  i primi cinguettii rompono il silenzio ed accompagnano il canto del fiume, ormai tranquillo; le campane ricominciano a scandire le ore del giorno.

Nella piccola via non c’è nessuno, le finestre delle case sono chiuse, non passano macchine, ma non ci sentiamo soli o abbandonati; ci sentiamo liberi, tranquilli, a posto.

Decidiamo di andare a sederci sulla staccionata di un prato poco distante; il vantaggio di questi paesi è che, se si vuole rimanere immersi nella natura, uscendo dalle case, si può percorrere anche molta poca strada; ma i passi sono lenti, e impieghiamo un po’.

 

-         Ragazzi, che notte; mi sembra sia durata una settimana -, comincia Scià.

-         .. E tu sei anche andato a riposarti -, continua JJ, ..pensa a noi che abbiamo fatto una unica tirata..-.

-         ..Ma perché non vi siete voluti riposare nemmeno un secondo? -, ci chiede.

-         ..Diciamo che dovevamo terminare una partita cominciata tanto tempo fa..-.

-         .. E non potevate farla questa mattina? -, ci chiede

-         ..No, diciamo che non sarebbe stata la stessa cosa -, conclude JJ.

 

Sembra che Scià non abbia capito, ma non va oltre; continuiamo lentamente a camminare.

 

 

-         E quindi, adesso cosa volete fare? -, riprende Scià.

-         In che senso? -, gli chiedo.

-         ..Nel senso di questa notte.. è cambiato qualcosa? -.

-         Mah, non so.. forse sì -, risponde JJ.

-         Non so… devo aspettare un po’ prima di vedere se qualcosa è cambiato.. è ancora troppo presto..-, aggiungo.

-         A me sì, adesso sono più tranquillo; sapete, quando sono arrivato temevo che quello che c’è fra di noi fosse finito..-.

-         Finito? -.

-         Sì, finito.. .era da tanto tempo che non parlavamo un po’, e con il tempo le cose cambiano; tutto diventa strano, più difficile.-.

-         Anche io avevo la stessa paura; paura di non riuscire più a parlare, paura di non sapere più ascoltare, paura che si fosse formato quel muro che ci separa da tutti gli altri…-.

-         Anche io.. ma adesso sono tranquillo -, concludo, - perché adesso so che se il mondo cambia, noi cambiamo, ci sono certe cose che non cambieranno mai..-.

-         Come i tuoi pantaloni troppo larghi -, dice JJ a Scià ridendo, per spezzare l’attimo.

 

Non siamo abituati a dire ciò che proviamo l’uno per l’altro, è sottinteso; ma da queste poche frasi, poche parole, ognuno di noi percepisce ciò che gli altri sentono: amicizia vera, pura, e ingenua, forse.

Forse è solo la voglia di parlare che ci lega, oppure è la conseguenza di qualcosa che neppure noi riusciamo ad identificare; non so, non mi importa: so solo che quando stiamo insieme, possiamo essere noi stessi, al cento per cento.

Ci sono giorni, ore, secondi, che non si dimenticano: noi abbiamo impresso nella mente quel tavolo della cucina, il forno, e le nottate passate a parlare tra di noi, di noi, con noi; una dimensione parallela, un’altra vita, un altro mondo.

Ci sono persone che arrivano al termine della vita senza avere particolari ricordi, esperienze, sensazioni; sono sicuro che parte di ciò che conserverò saranno proprio queste notti, la pioggia, il freddo.

Arriviamo fino allo steccato; con non pochi problemi ci sediamo sopra; il cielo è chiaro, ma si vede ancora la luna; il vento è fresco, e carico di energia: tutto è perfetto.

 

-         Ragazzi, ci siamo quasi – dice Scià indicando il sole.

-         Non rovinare questo momento con la tua voce -, lo interrompe JJ.

-         Aspettate, fra un po’ arriva -, concludo io.

-         Ecco, il sole -.

 

 

 

 

 

 

 

 

 


 

 

 

FORSE


 

 

 

 

Ho voglia di vedere un’altra alba,

e vedere un altro  tramonto,

ho voglia di volare oltre il cielo

ed andare sempre più il alto.

Non riesco più a rimanere

legato a ciò che ho intorno,

alle persone che dicono sempre

ciò che è giusto, e ciò che è sbagliato;

un po’ di silenzio,

un po’ di rumore,

un po’ di me stesso,

è ciò che mi serve

per ritrovare la pace,

e, per un giorno, vivere.

Ha senso lottare

una guerra non propria,

per una vita sprecata

dentro queste quattro mura?

Ha senso poi piangere

se non si vede più il futuro,

perché il passato, troppo pesante,

non ci lascia mai tregua?

Voglio voltare le spalle,

e sorridere, guardando

il cammino che ho percorso,

e tutto ciò che ho fatto;

voglio voltarmi e vedere

le persone che mi hanno usato,

sfruttato, tradito,

tutte dietro le mie spalle; lontane.

Ho voglia di vedere un’altra alba,

e ricominciare tutto da capo;

con nuovi posti, nuove strade,

nuovi sogni da inseguire;

forse qui tutto è finito,

perché il domani è uguale a ieri,

perché a nessuno più  importa

di vivere, ormai,  davvero;

ma poi, chi sono io,

per poter dire cosa è vivere?

Forse tutti, forse nessuno,

forse solo un urlo nel vento;

ma ho la forza di parlare,

ed il fiato di urlare;

non so cosa sia vivere,

ma so cosa non voglio:

è questo che sogno ,

questo è il mio incubo.

Svegliarsi la mattina,

e scoprire di aver sbagliato;

che, ormai, è troppo tardi,

e  che non c’è più speranza.

Forse è solo un’illusione,

poter essere se stessi,

forse solo una  speranza

che rimane dentro al cuore;

forse ormai è  troppo tardi,

e non me ne rendo conto;

forse ormai è già tutto inutile,

e sono solo parole al vento.

Lasciamo che tutto

faccia il suo corso;

se questo ha senso,

lo sapremo poi;

se non ne ha, non me lo dite:

regalatemi almeno

l’illusione di sperare

per continuare ad andare avanti,

per credere in qualcosa,

per vedere che esiste, ancora, qualcosa.

 

 

E se poi tutto finisce,

e non ha neppure un senso,

sono sicuro, ci sarà

qualcuno che lo cercherà,

ed ancora, ed ancora

con la pura, o l’angoscia,

la disperazione di chi, ormai, sa;

io vivo con l’illusione,

e, poi, forse, la stringerò,

così forte, dentro me,

da illudermi che sia vera;

meglio aprire gli occhi

e capire che è tutto sbagliato,

o continuare a sognare

per cercare di sopravvivere?

Io preferisco sognare,

e rimanere ad occhi chiusi.

 

Lasciatemi solo,

dentro i miei sogni;

la realtà, ormai,

non  ha più nulla per me.

Lasciatemi andare,

per cercare qualcosa,

un senso, uno scopo,

per alzarsi al mattino,

per respirare, per cercare

di dare un senso a tutto questo.

Lasciatemi andare

e vagare, lontano,

saltando i confini,

andando là dove

non sono mai stato,

non ho mai vissuto,

non ho mai sentito

la nostalgia del mondo;

cercare qualcosa

per riuscire a respirare

momenti nascosti

all’interno dell’anima;

cercare un secondo,

un secondo soltanto,

per cui tutto questo

sia soltanto un inizio;

un inizio,

per qualcosa.

 

 

Niente e nessuno

o , forse, il tutto;

il silenzio, la pace, i giorni,

o soltanto le lunghe notti;

un secondo, un attimo, la vita,

o soltanto l’eternità;

una lacrima, un sospiro, un ricordo

o soltanto un battito del cuore;

cosa è tutto questo,

cose è, veramente?

Sono solo illusioni,

che cerchiamo di sentire,

sono solo brevi istanti

di follia, e nient’altro;

sono solo sogni persi,

e la vita, è un’altra cosa?

Sono questi i ricordi

da nascondere per sempre,

o soltanto ciò che sembra,

ma che, invece, non è nulla?

Non capisco più nessuno,

e non vedo, ormai, più niente,

di concreto, di reale,

non rinchiuso nei confini.

Ma perché ci sono i muri,

e perché ci siamo dentro:

siamo noi le nostre guardie,

che non lasciano scappare?

Voglio essere qualcun altro,

per poter andare via;

quale è, ormai, un sogno,

verso dove posso andare?

Più lontano, di sicuro,

oltre dove va il mondo;

il muro è alto,

e non riuscirò a passare.

 

Regalatemi un secondo

al di là del mio confine;

solo un attimo, per vedere,

e provare a sperare

di poter andare oltre,

di poter scappare via

più lontano da me stesso,

più lontano dal mio nulla.

Chiudo gli occhi

e vorrei riaprirli

davanti ad un tramonto,

o una nuova alba,

per poter ricominciare

di nuovo tutto, dall’inizio;

nuovi sogni,

nuova vita,

una vita.

 

 

Non mi lasciare andare

dentro il vortice dei sogni;

ho paura di cadere

e, mai più, uscirne fuori.

Dammi una mano

per restare sempre qui,

per sentire, ogni giorno,

che la vita vera pulsa.

Non ho voglia di illudermi

che tutto sia vero,

perché è qui, e lo sento,

dentro il cuore, nella mente:

sono veri questi battiti,

ed è vero il mio respiro;

tutto ciò che vedo esiste,

ed anche io, in fondo, sento.

Lasciamo sognare

che tutto sia vero,

che non ci sia altro

al di là di questo;

forse ho tutto,

o non ho più niente,

ma questo è solo

ciò che ora voglio.

 

 

Ti prego aiutami

ad uscire da tutto il  mondo,

non fare che questo

sai, per me, tutto.

Non voglio far finta

che non ci sia nient’altro,

di più bello, di migliore,

di ciò che ho adesso.

Non voglio svegliarmi

dal mio lungo sonno,

e convincermi, e sperare,

che tutto sia vero;

per non impazzire, forse,

per non ricadere

nel vortice sereno

di tutti i miei sogni.

Lasciami andare,

e fammi volare;

non voglio restare,

per sempre, qui.

 

 

Cosa c’è oltre il mare,

al di là delle montagne,

cosa serve andare e sperare,

se già, qua, c’è il tutto?

Non ha senso

cercare il nulla;

non ha senso

lasciare tutto;

non ha senso

sperare il niente;

non ha senso

sognare altro.

Non so cosa sia,

e neppure perché esista

questa voglia incontrollata

di andare, e partire;

lasciare qualcosa

per avere il niente.

 

No, ti prego,

non mi fermare;

la mia mente è combattuta

tra l’andare e il restare,

tra l’illudersi di avere

tutto ciò che si vuole,

e l’illusione di trovare

forse qualcosa di migliore.

In fondo tutto,

è solo una follia,

in fondo tutto,

è solo un’illusione.

Lascia queste parole

Tra i ricordi ormai persi

In un angolo della tua mente;

forse non li ho mai scritti,

o forse, sì, ma non importa.
Non più.

 


 

 

 

 

 

 

 

QUADERNO NERO

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


1

 

 

Ho lasciato i giorni passare,

ed ho paura anche a contarli;

troppo tempo ho perso nel nulla

chiamato, da molti, vita.

Senza tracce del mio passaggio

ho percorso, ormai, molta strada;

senza niente da dare a nessuno

ed il mondo, a me, è estraneo.

Siamo solo cavie del tempo,

sempre vicini, ma mai uniti,

separati dal muro del corpo

e intrappolati dal nostro destino

di non essere niente,

e nemmeno nessuno,

di non sentirsi mai, in fondo,

coscienti di essere vivi;

sperando che i giorni trascorsi

lascino un segno

in qualche luogo,

in qualche tempo,

per qualcuno.



 

2

 

 

Corre la notte,

quando il tempo si ferma,

quando un giorno diventa un anno,

ed un anno, un lungo giorno;

scivola piano, come un ombra

persa nell’oscurità del giorno,

con ricordi, oscuri, segreti,

ritrovati in qualche luogo

senza tempo, senza nome.

Quando tutto sembra quieto,

il suo battito segna il tempo

ed il cuore inerme lo segue;

quando un respiro rimbomba nel petto

e poi esplode nella testa;

quando un brivido percorre la schiena

e ricorda di essere vivi,

quando un sogno fa ancora tremare

e poi piangere, e poi ridere,

continua il suo viaggio, solitario,

senza fermarsi mai.


 

 

 


 

3

 

 

La felicità è capire

che questo è solo un sogno,

e che poi, con la luna,

sparirà dietro al cielo.

È soltanto un’illusione

nella quale siamo persi,

senza senso, senza fine,

che scompare al mattino.

Siamo immagini di noi stessi

create solo dalla mente

di qualcosa, di qualcuno,

che governa la nostra vita;

siamo attori involontari

di uno spettacolo privato

creato, vissuto, dimenticato,

nel delirio di una notte.

Prima o poi si sveglierà,

e tutto questo avrà una fine;

non adesso, non domani,

ma avremo tutte le risposte.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 



 

4

 

 

Un’eco di ricordi persi

è rimbombata nella mia mente,

e li  pensavo cancellati

nella corsa dentro il tempo.

È come un’ ombra, e non li vedo,

ma da lontano possono ancora

scuotere l’anima, la mente, il cuore,

e far rivivere emozioni

che speravo ormai passate,

ma che invece sono ancora vive.

Il loro urlo è così forte

da stordirmi, e non riesco

a controllare le sensazioni,

che esplodono, all’improvviso;

nella valle dei miei pensieri

sempre più eco si fanno sentire,

perché il passato, anche lontano,

diventa ogni giorno più presente.

 

 

 

 

 

 



 

5

 

 

Un’eco di ricordi persi

è rimbombata nella mia mente,

e li  pensavo cancellati

nella corsa dentro il tempo.

È come un’ ombra, e non li vedo,

ma da lontano possono ancora

scuotere l’anima, la mente, il cuore,

e far rivivere emozioni

che speravo ormai passate,

ma che invece sono ancora vive.

Il loro urlo è così forte

da stordirmi, e non riesco

a controllare le sensazioni,

che esplodono, all’improvviso;

nella valle dei miei pensieri

sempre più eco si fanno sentire,

perché il passato, anche lontano,

diventa ogni giorno più presente.

 

 

 

 

 



 

6

 

 

Dubito di tutto,

e persino di me stesso:

di reale, ormai,

non ho nemmeno l’illusione.

Non c’è alcun giorno,

e nemmeno più la notte;

non c’è vita, né speranza,

e non esiste una vera morte;

non c’è più lacrima da far cadere,

né una goccia di sangue versato,

non c’è fine, a questo inizio,

né un traguardo da raggiungere;

non c’è passato, né futuro,

né un presente in cui sperare;

non c’è traccia di noi stessi

in ogni passo che facciamo.

Non c’è limite alla caduta,

né all’abisso verso il nulla;

non c’è altro, se non il niente,

né qualcosa che dia risposta;

non c’è un attimo da sprecare,

né un dubbio che si possa chiarire.

 

 

 

 

 

 

 

 



 

7

 

 

Ho guardato nel buio

di tutti i ricordi,

ho amato la notte

e l’ho tradita con il giorno,

ho ascoltato i segreti

rumori dell’animo,

ed ho pianto.

Ho cercato la fine,

ed ho ricominciato,

ho baciato il nulla

per trovare qualcosa,

sono caduto nel vuoto

per andare più in alto,

ed ho pianto.

Mi sono perso

cercano me stesso,

e ho allontanato tutto

per avere qualcosa,

ho lasciato che la vita rubasse

anche l’ultima sensazione,

ed ho pianto.

Ormai, non mi resta altro.

 

 

 

 

 

 

 



 

8

 

 

Simile ad una vita

cresciuta, e mai vissuta,

e ad una notte

che mai vedrà il giorno;

simile al silenzio

rotto solo dalla luce

che non si sente, ma che produce

sensazioni devastanti

come un urlo dentro al cuore.

Simile ad un secondo

passato e perso, senza senso,

o al pensiero illusorio

che non sia stato sprecato,

come tutto, come niente,

in questo vortice del tempo.

Simile al gioco

di cui ognuno è pedina

senza regole, né vincitori,

ma soltanto vittime indifese;

e senza tregua combattiamo

tutti i giorni, oltre il limite,

con la speranza, o l’illusione

di poter sfuggire a noi;

simili ad uno specchio

che tutto è alla luce,

e niente, al buio.

 

 

 

 



 

9

 

 

È una cosa terribile

stare fermi a pensare

e capire, in un istante,

che siamo soltanto numeri.

È soltanto un’illusione,

ma fa sentire meglio

chiudere gli occhi e immaginare

di poter essere qualcuno

con un cuore, con un’anima;

è soltanto un altro modo

per far finta di non vedere

e sopravvivere fino a domani,

senza il rischio di impazzire.

Perché la gioia è passeggera,

ed il dolore divora dentro,

perché il mondo continua a correre

per usarci e poi dimenticarci?

Che senso ha vivere oggi,

e sapere di non restare,

imparare, lavorare, faticare,

con la certezza che ci aspetta il nulla?

Perché continuare a vivere

rimandando solo quel momento

a cui tutti arriveremo,

e non saltare già, adesso?

È tanto bello rimanere

da non voler andare via,

è tanto grande il pensiero

di non voler lasciare gli altri?

O forse è solo paura,

perché, forse, saremo soli,

e l’illusione di essere qualcuno

svanirebbe, via, per sempre?

Domande senza risposta

per un cammino senza senso.

 

 

 

 

 


 

10

 

 

Vengo ucciso dagli uccisi

ricordi della mente

lasciati, sepolti,

in un angolo buio;

e colpito da momenti

cancellati dalla storia:

sono solo dentro me,

e nessuno li può vedere.

È una lotta senza tregua,

in cui io non ho speranza,

o forse non l’ho mai avuta,

ma ho vissuto un’illusione

di poter lasciare tutto

e poter dimenticare

ciò che è stato, ciò che sono,

ma, ormai, è troppo tardi.

Sono vittima inerme,

e assassino di me stesso:

solo io ho creato tutto,

e da me vengo schiacciato;

ma nono posso più fermare

questa distruzione lenta,

dove tutto cerca un senso:

forse, questa, è la mia fine.

 

 

 

 

 

 



 

11

 

 

Non ci sarà un'altra volta,

non avremo un'occasione

per rimediare, o capire,

per poter tornare in dietro.

Non ci saranno vincitori,

alla fine della lotta,

solo vinti, e sconfitti,

persi per sempre, nel buio del tempo.

Non ci saranno più domande,

e nemmeno più risposte,

quando un secondo sarà eterno,

e l'eterno, solo un attimo;

tutto quanto sarà finito,

ormai concluso, terminato,

e soli, davanti a noi stessi,

resteremo, piangeremo, per sempre.

 

 

 

 



 

12

 

 

Regalami un secondo

di una vita mai vissuta,

poi stringimi più forte,

e riscaldami il cuore;

accompagnami fin dove

mai nessuno è arrivato,

e fammi volare,

più in alto del cielo.

Insegnami a provare

fino in fondo, le sensazioni,

e ad assaporarle, ad una ad una,

conservandole in eterno;

ho voglia di guardare

oltre dove vanno gli occhi,

e sentire con il cuore

tutti i battiti dell'universo.

E poi regalami

anche un piccolo sogno,

perché possa dire al mondo

che anche io ho avuto forza

e volontà, di riuscire,

e dare un senso alla mia vita.

Poi verrò con te, Morte.

 

 

 

 

 

 

 

 



 

13

 

 

Viviamo angosciati

da finti pericoli,

intrappolati nella gabbia

della vita che corre.

Non capiamo mai in tempo

cosa fa davvero male,

troppo tardi, sempre tardi,

apriamo i nostri occhi.

Non c'è luce in ciò che vedono,

e la mente non è più capace

di fermarsi, e pensare,

se tutto questo ha un senso.

Forse questo è il pericolo,

ciò di cui dobbiamo aver paura:

il non vedere, il non capire,

con l'illusione di chi, ormai, sa.

Troppo spesso non ho visto,

e sofferto, per il non capire:

voglio solo aprire gli occhi,

e fermarmi a guardare.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 



 

14

 

 

Gocce di sangue

escono dagli occhi,

più amare delle lacrime,

più profonde delle ferite.

Non esiste una ragione

né una parola che allievi

il dolore che brucia dentro;

sono più nere della notte,

e più calde delle stelle:

scorrono lente, sempre più lente,

sempre più lente, sempre più lente.

Non le voglio più vedere,

voglio chiudere i miei occhi;

le sentirò, e piangerò,

ma nella pace delle ombre.

Sento il volto spento e stanco,

e non riesco a respirare,

sento freddo, ed angoscia,

e non le posso più fermare.

Smetteranno di cadere,

è la unica speranza

che mi resta, prima del nulla,

prima che tutto, ad un tratto,

svanisca.

E sarà tutto finito.

 

 

 

 

 

 

 

 



 

15

 

 

Amori vissuti

una notte, per caso,

senza senso, senza storia,

che spariscono alla luce;

amori incontrati

in un angolo di strada,

troppo freddi per scaldare,

troppo amari per riempire

un'altra notte lunga, nera,

in un letto sempre vuoto.

Sono schegge di emozioni

che arrivano dritte al cuore;

sembrano grandi, e fanno male,

ma non lo sono, non lo sono.

Amori consumati

solo per noia, o per cercare

di sentirsi un po’ più vivi,

ed importanti, per qualcuno,

per cercare di non pensare,

per sentire, per un secondo,

un abbraccio che avvolga,

anche per finta, non fa niente,

prima che tutto torni reale.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


 

16

 

 

 

 

Ho bisogno di aria,

devo uscire, respirare;

ho bisogno di silenzio,

e rumore, sempre forte;

ho bisogno di andare,

e rimanere, riposare;

ho bisogno di cambiare,

e trovare la pace dentro.

Io non so che cosa voglio,

né di cosa ho bisogno;

forse tutto, forse niente,

potrebbe farmi stare meglio.

Forse niente, veramente,

forse già ho tutto ciò

di cui, adesso, ho bisogno;

e non lo vedo,

e non lo sento,

o non capisco;

non mi accorgo di ciò che sento:

vivo in un altro mondo

perso, ormai, nella mia mente.

Forse solo un lungo viaggio

di ritorno verso me

potrebbe farmi stare meglio;

prima o poi, partirò.

 

 

 

 

 



 

17

 

 

I miei occhi si rifiutano

di aprirsi e guardare

tutto ciò che mi circonda,

e che intorno a me esiste.

Non accettano la fine

né il destino che ci aspetta;

non accettano il passato

che ci tiene chiusi dentro:

una prigione, senza uscita,

e del futuro: hanno paura.

Meglio il niente, di tutto questo,

meglio il buio, se questa è luce,

ed un secondo, dell’infinito,

se in eterno c’è solo morte.

Lacrime amare, come i ricordi,

lasciati in un angolo della mia mente

scendono lente, e fanno male;

come sogni diventati di un altro,

e scomparsi, alla luce del sole,

persi per sempre, e non fino al tramonto.

Meglio  restare ad occhi chiusi,

per non farli scappare via,

meglio fingere, che morire,

seppellendo se stessi ogni giorno.

E se fosse solo questo,

sarà solo un’illusione:

ma della vita, e della morte,

cosa è vero, e cosa è falso?

 

 

 

 

 



 

18

 

 

Vivo come fosse

sempre l’ultimo giorno,

perché ogni istante, in fondo,

è irripetibile.

Spremo la vita

fino all’ultima goccia,

e lascio sia il caso

a indicarmi la via.

Non aspetto ci sia un’alba

dopo una lunga notte,

né per forza un tramonto

dopo questo triste giorno;

vorrei dire tante cose,

ma non trovo le parole;

vorrei andare in tanti luoghi,

ma non so come partire.

Forse non vedrò il domani,

e nemmeno il tramonto,

ma adesso sono qui,

consapevole di vivere.

 

 

 

 

 

 



 

19

 

 

Voglio smettere di scrivere,

non ho più niente da dire:

le mie parole, ormai,

sono solo bare vuote.

Ho finito di lottare,

e sperare nel futuro;

non voglio di rimanere

intere notti a pensare

qual è il senso della vita,

dove comincia, dove finisce;

ora sono solo stanco

forse di tutto, forse di tutti.

Non ho più niente da seppellire,

né qualcosa da far volare;

tutto è spento, dentro me,

definitivamente.

 

 

 

 



 

20

 

 

Forse questa è la vita,

e, dopo, solo la morte;

forse questa è la morte,

e poi, come ricompensa, la vita.

Nessuno può sapere

cosa sia veramente meglio:

ha senso nascere, per morire,

se poi avremo l’Eternità?

Ha senso lottare adesso,

per poi andare oltre il Confine

senza niente, nemmeno il corpo,

in un viaggio senza meta?

C’è ragione di rimanere,

allungando questa agonia

del non sapere, del puro terrore,

quando, forse, al di là

c’è solo pace?

Sì, ma in fondo, cosa c’è?

La nostra mente è piccola,

ed il cuore offuscato:

se non con gli occhi della mente

dovremmo vedere con quelli dell’anima.

 

 

 

 

 

 

 

 



 

21

 

 

Strappami il cuore,

fammi anche male,

ma fa che io provi qualcosa.

Non mi lasciare

morire vivendo,

un giorno dopo l’altro,

tutti uguali,

spenti, freddi.

Meglio soffrire,

che restare inermi

a chiedersi, invano,

se si sa ancora piangere.

Lenta e pesante

nell’abisso delle memorie

È la marcia verso il Nulla,

verso il buio, l’indifferenza;

e se piangere fa male,

forse sarà l’unica speranza.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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