
La dorsale divisoria tra la Val di Susa e la Val Chisone è percorsa da un intrico di strade e mulattiere militari, costruite a più riprese già a partire dal Settecento, di cui restano abbondanti vestigia. Ci si imbatte nei ricordi dei sanguinosi scontri che si sono verificati quassù oltrepassando le trincee presso il Colle dell'Assietta, dove il 19 luglio 1747 infuriò una terribile battaglia tra le truppe francesi e quelle austro-piemontesi, dovuta al tentativo francese di invadere il Piemonte attraverso le Alpi. Negli anni poi, alle trincee si sono aggiunti i forti e le batterie, soprattutto ottocenteschi, delle quali resta come suggestivo esempio quello del Gran Serin.
Con la mtb e con un bel po' di
fiato e gambe, è bello cavalcare queste creste assolate, districandosi tra
piazzeforti e trinceramenti, caserme e rotabili militari di epoche diverse,
consci che ormai le ultime cose che si potranno sparare quassù sono le… cartucce
che si hanno in corpo, quando si arriva al Lago del Gran Serin, si vede il
colle lì, ad un passo, ma ce la si fa
più…!
Antefatto: Quando Marco, la sera alle otto,
mi ha proposto di andare a fare la strada del Gran Serin in mtb, due pensieri
hanno iniziato a vagarmi per la testa: il primo è stato il ricordo della
magnifica cavalcata di cresta che si fa percorrendo la rotabile dell'Assietta,
tra panorami mozzafiato e assolati pendii fatti apposta per la bicicletta; per
il secondo, la mente è corsa a quattro anni prima , quando mi ero avventurato
da solo sulla – cosiddetta sulle carte – Strada Nazionale del Gran Serin. Bene,
ricordo che degli ultimi seicento metri di dislivello per arrivare al colle –
sarà perché ero cotto, sarà perché il fondo era oggettivamente pessimo – me ne
ero sparati un buon sessanta per cento spingendo la pesante bici tra sassi
appuntiti, chiazze di neve e profondi solchi sinuosi.
Tanta è la voglia di andare in mtb e di ficcanasare nei forti dell'Assietta, che a Marco non l'ho confessato apertamente. Così, ignaro lui, alle nove di sabato undici settembre duemilaquattro, montavamo le roboanti mtb sul piazzale della Nova Scotia a Chiomonte.
Dal piazzale del
pesce surgelato, si prende la Statale verso Exilles per una ventina di metri, svoltando
subito a sx su un'asfaltata (quota 799 m), che passa sotto il ponte della
ferrovia e diventa subito sterrata (bella e larga). Dopo qualche tornante in
leggera salita, sulla sx si prende via del Ban, che con qualche saliscendi nel
bosco raggiunge una nuova sterrata, più larga e polverosa, nei pressi di un
tornante. Prenderla verso dx. Si inizia così una serie di mezzacosta che
costeggiano bei prati falciati e borgate caratteristiche, alcune ben
ristrutturate, prendendo quota e tagliando la linea della seggiovia abbandonata
che collegava Chiomonte con il Frais.
Sempre tra boschi e prati, si oltrepassano numerosi
bivi per le borgate limitrofe, seguendo sempre la strada principale, che giunge
ad un bel pianoro pascolivo (foto1).
La strada attraversa
il pianoro e si innesta nell'asfaltata che sale da Meana al Frais. Fatti pochi
metri in salita, si prende a sx strada Gran Serin, che con piacevole mezzacosta
nel lariceto arriva sulle piste da sci poco sopra Pian del Frais, raggiungendo
un bivio con una strada che scende in paese (1550 m circa).
Si segue il ramo che
sale, lambendo alcuni condomini immersi nel bosco, e raggiungendo la presa
dell'acquedotto ove parte l'itinerario scialpinistico per la Ciantiplagna.
Ancora curve nel bosco, dopo aver ignorato il bivio per l'alpe Soubeyran, una
rampa più dura, poi il percorso spiana in località Carbonella, entrando nel
fitto della foresta di larice ed abete bianco. Le case di Orsiera ci
preannunciano che si è finito di scherzare: per arrivare al Gran Serin abbiamo
900 metri di dislivello da percorrere in sei km… fate voi i conti.
La pendenza si fa
dura: si percorre il bel bosco fino ad una radura, dove la strada devia verso
sx, disegnando un tornante (1844 m), per poi tagliare un pendio roccioso,
raggiungendo con begli scorci panoramici l'Alpe d'Arguel (1957 m, fontana),
magnifico balcone sulla media Val di Susa.
Il costone che si
alza verso sud sopra l'alpe non lascia dubbi: la strada sale da lì. E da qui mi
ricordavo che il fondo peggiorava notevolmente. Fortunatamente da pochi anni la
rotabile è stata migliorata, anche con interventi di regimazione delle acque,
per permettere al margaro dell'Alpe d'Arguel di salire con le mandrie ai
pascoli più alti. E noi ciclisti non smetteremo mai di ringraziarlo…

Quattro duri tornanti e si esce dal bosco, sui 2200
metri, raggiungendo un pianoro – moquette dove, vedendo i lunghi tagli che fa
la strada sopra la nostra testa, si resta pietrificati: sembrano interminabili
(foto2). Forse lo sono, forse no, dipende dalla gamba. Il fondo comunque è
buono, la strada interamente ciclabile, e in meno tempo del previsto si riesce,
con un panoramico mezzacosta finale (foto3), alla conca del Lago Grande del
Gran Serin (2499 m, foto 4), ormai a due tornati dal colle (2545 m). Chi ha
ancora tanta birra in corpo può svoltare a sx, verso la Ciantiplagna. Noi ci
siamo accontentati di salire ancora verso il Gran Serin (2589 m, la carta però
dice 2610 circa), entrando in ciò che resta della caserma, giusto sotto la
spettacolare batteria. Con quattro tornantini si può raggiungere la cima.
Scesi al forte, la
strada decide che è ora di scendere, e con due panoramici tagli (foto4), piomba
sul Colle dell'Assietta (2472 m), dove arriva la strada che sale da Pian
dell'Alpe.
Altra possibilità per chi ha ancora un bel po' di birra: dal colle del Gran Serin si scende in Val Chisone per una bella mulattiera inerbita, fino ad incrociare la strada Pian dell'Alpe – Assietta a quota 2309 m. da qui si può risalire al colle dell'Assietta, o scendere su Fenestrelle.
Dal colle dell'Assietta, dove più forte infuriò la
terribile battaglia di 257 anni fa, bisogna risalire poco sotto l'omonima Testa
(2566 m), dove c'è l'obelisco che ricorda quell'episodio. Il panorama qui è
bellissimo, la cima si raggiunge con due passi dalla strada, che si ferma a
quota 2540 m circa.
Si scende,
finalmente in modo definitivo, passando poco sotto la Testa di Mottas –
una strada raggiunge in pochi metri la
cima (2545 m), dove c'è una batteria – e raggiungendo, in vista del monte Gran
Costa (altra deviazione possibile, per centocinquanta metri di dislivello), un
evidente bivio posto cento metri prima del colle 2489 m, dove su un grande
cartello di legno è riportata l'indicazione per la Strada dei cannoni. Si entra così nel Gran Bosco di Salbertrand,
seguendo la traccia tra gli ampi pascoli, e con numerose, ampie svolte, si
perde quota sul sentierino inerbito, fino ad un nuovo bivio (2310 m circa): a
dx si va all'Alpe Selle e a Montagne Seu. Noi abbiamo seguito la diramazione di
sx (segnavia 5), proseguendo sulla strada dei cannoni, che con magnifico
percorso in diagonale entra nel bosco, alternando magnifici tratti inerbiti a
costoni terrosi e attraversamenti
di torrentelli. E' una discesa facile tecnicamente,
ma estremamente suggestiva: è il più bel sentiero ciclabile che abbia mai
percorso finora (foto 5).
Da uno spiazzo a
quota 2111 m il sentiero si trasforma in strada forestale, che scende poco
ripida collegandosi alla militare Monfol – Colle Blegier (2059 m, cartello in
legno). Non resta che seguire le indicazioni per Salbertrand, percorrendo le
vie più affollate del Parco del Gran Bosco, passando dalla fascia dei larici a
quella dell'abete rosso, poi dell'abete bianco, poi, dopo il bivio per Montagne
Seu e quello per Monfol, quella delle Latifoglie. Con una lunga teoria di
tornanti si piomba su Salbertrand, al ponte sulla Dora (1021 m, al parcheggio
dove inizia l'asfalto continuare diritto).
Per tornare a
Chiomonte si risale sulla Statale, una rampa dura, poi picchiata su Exilles e
falsopiano fino alla Nova Scotia.
Che giro…! (immagini
panoramiche: qua sotto la testa dell'Assietta dal Gran Serin; all'inizio della
relazione: il forte del Gran Serin).
