Queste belle righe scritte da Aldo Compagnoni non avrebbero potuto descrivere meglio la nostra camminata tra le creste selvagge della Val Grande.

Val Grande: escursione alla Cima Sasso.

Era già da molto tempo che si tentava di organizzare un’uscita autunnale con l’amico Luca Falchero, ma questo autunno molto avaro di nevicate ci ha permesso di dilazionare il tutto addirittura al 23 novembre, quando nella scorsa stagione già si sciava da un mese... Io e Luca siamo Torinesi innamorati della montagna, ma per una volta ci si siamo concessi una trasgressione alle nostre valli per andare in loco forse più milanese ma che in realtà non è di nessuno: la Val Grande di Verbania, cuore del parco nazionale forse più atipico del Paese.

 

Imboccata la Torino-Milano alle 6.15, dopo 170Km, alle 8.00, siamo nella “capitale” della valle, Cicogna. La meta è la facile cima Sasso, 1915m, raggiunta su un sentiero esposto a sud che porta nel cuore della Val Grande. Il freddo pronosticato non è affatto intenso e ci alziamo veloci nel “sentiero natura” del castagneto sopra l’abitato: la densità delle paline informative è un po' eccessiva e di certo non si addice alla wilderness del luogo... Ma la strada è ancora lunga e prosegue magnificamente lastricata con delle piode (foto 1). Poco più in su ci aspettano i ruderi dell’Alpe Pra, il masso coppellato che è un simbolo del parco, il rifugio dell’Alpino, la prima vista della Est del Rosa e un gregge di capre che incredibilmente non si alterano neanche un po' per la nostra presenza. La giornata è limpidissima e forse ci scappano troppe foto (foto 2 e 3)!

Oltre quest’angolo ameno il sentiero diventa stretto e tortuoso, entra in un ceduo di faggio alternato a frequenti radure che in breve lascia spazio al terreno aperto: siamo sulla cresta che divide la Val Pogallo dalla Val Grande (foto4) e mano a mano che si sale lo spettacolo diventa sempre più grandioso, complice anche una giornata spettacolare. Già sotto la cuspide del Sasso il panorama è impareggiabile: il Rosa (foto 6), la sfilata dei quattromila della valle di Saas, il monte Leone e il Cervandone, le Grigne e i laghi prealpini (D’Orta, Maggiore e di Varese), senza contare la bellezza austera e sinistra della Val Grande e dei suoi corni di Nibbio.

Credendo di essere quasi arrivati, sbagliamo strada e ci ritroviamo su di un sentiero espostissimo ad attraversare due canalini ripidissimi ed infidi che portano su una spalla della vetta principale: di qui non si prosegue ma vediamo per la prima volta il Pedum che mostra la sua parete Sud, imponente e repulsiva, innalzarsi dal dedalo di canaloni e vallecole che formano la riserva integrale della Val Grande. La ritirata è giocoforza, ma la vetta è vicina (foto5) e siamo subito in punta. La vista è ancora più ampia, siamo stanchi ma molto soddisfatti. Invano tentiamo di individuare col binocolo l’alpe Cavrì, all’interno della riserva integrale, abbandonata addirittura nella seconda metà dell’ottocento. Tutt’intorno i monti della Val Grande si confermano aspri, molto di più di quanto si potrebbe intuire sulla carta topografica: l’escursionismo da queste parti ha un nonsoché di alpinistico, anche se quest’ultima pratica si svolge su solide rocce e non su scivolosi e scostanti tappetini erbosi!

E’ triste ma dobbiamo scendere. Durante il ritorno la sete (mi sono dimenticato l’acqua e 1,5 litri in due è proprio poco!) e conseguentemente la stanchezza si fanno sentire, ma le pause sono poche a causa delle ombre che si allungano sempre di più. Proprio prima del tramonto, ci fermiamo all’alpe Prà per dissetarci con gli ultimi mandarini: incredibile, di qui si vedono il Monviso e le Alpi Marittime!!!

Nel finale Luca scivola malamente e per poco non si fa male sul serio mentre io mi aggrappo penosamente alle mie racchette visto che le gambe non mi reggono più. La luna ci è amica e illumina gli ultimi tornanti prima di arrivare a Cicogna, dove ci gettiamo sulla fontana: è stata un’uscita intensa e siamo proprio satolli!

In tutta la giornata non abbiamo incontrato nessuno se si escludono il regolo, i sordoni e i tre camosci. Il sentiero, pur essendo uno dei più facili, non era affatto banale nella parte alta e si presentava molto esposto... E’ una gioia esistano ancora posti del genere e, come quasi cinquecento anni fa, si può dire “non è che un paese da camozze”!

 

Casella di testo: SCHEDA TECNICA

Accesso: Torino > A4 > intersezione A26 > uscita Gravellona Toce > Fondotoce > Rovegro          > Cicogna (175 Km)
Località di partenza: Cicogna, monumento ai Caduti 732 m
Itinerario: Cicogna > Alpe Prà 1250 m > Colma di Belmello 1620 m > Cima Sasso 1916 m
Dislivello: 1200 m
Difficoltà: EE, sentiero in alcuni tratti poco evidente ed esposto
Tempo di percorrenza: salita 3.30 ore, discesa 2 ore
Cartografia: CNS 1:50000 Domodossola

Itinerario percorso il 23 novembre 2004.

 

 

Nell'immagine panoramica iniziale: Monte Rosa, 4000 di Saas Fee e la costiera del Monte Pedum visti dalla cima di Sasso;

nell'immagine qui sotto: Laghi di Varese e Maggiore visti dalla cima.

 

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