Queste belle righe scritte da
Era già da molto tempo che si tentava di organizzare
un’uscita autunnale con l’amico
Imboccata
piode
(foto 1). Poco più in su ci aspettano i ruderi
dell’Alpe Pra, il masso coppellato che è un simbolo del parco, il rifugio
dell’Alpino, la prima vista della Est del Rosa e un gregge di capre che
incredibilmente non si alterano neanche un po' per la nostra presenza. La
giornata è limpidissima e forse ci scappano troppe foto (foto
2 e 3)!
Oltre quest’angolo ameno il
sentiero diventa stretto e tortuoso, entra in un ceduo di faggio alternato a
frequenti radure che in breve lascia spazio al terreno
aperto: siamo sulla cresta che divide
Credendo
di essere quasi arrivati, sbagliamo strada e ci ritroviamo su di un sentiero
espostissimo ad attraversare due canalini ripidissimi ed infidi che portano su una spalla della vetta principale: di qui non
si prosegue ma vediamo per la prima volta il Pedum che mostra la sua parete
Sud, imponente e repulsiva, innalzarsi dal dedalo di canaloni e vallecole che
formano la riserva integrale della Val Grande. La ritirata è giocoforza,
ma la vetta è vicina (foto5) e siamo subito in punta. La vista è ancora più ampia, siamo stanchi ma molto soddisfatti.
Invano tentiamo di individuare col binocolo l’alpe Cavrì, all’interno della
riserva integrale, abbandonata addirittura nella seconda metà dell’ottocento.
Tutt’intorno i monti della Val Grande si confermano
aspri, molto di più di quanto si potrebbe intuire sulla carta topografica:
l’escursionismo da queste parti ha un nonsoché di alpinistico, anche se
quest’ultima pratica si svolge su solide rocce e non su scivolosi e scostanti
tappetini erbosi!
E’
triste ma dobbiamo scendere. Durante il ritorno la sete (mi sono dimenticato l’acqua e
Nel
finale Luca scivola malamente e per poco non si fa
male sul serio mentre io mi aggrappo penosamente alle mie racchette visto che
le gambe non mi reggono più. La luna ci è amica e
illumina gli ultimi tornanti prima di arrivare a Cicogna, dove ci gettiamo
sulla fontana: è stata un’uscita intensa e siamo proprio satolli!
In tutta la giornata non abbiamo incontrato nessuno se si escludono il regolo, i sordoni e i tre camosci. Il sentiero, pur essendo uno dei più facili, non era affatto banale nella parte alta e si presentava molto esposto... E’ una gioia esistano ancora posti del genere e, come quasi cinquecento anni fa, si può dire “non è che un paese da camozze”!
Itinerario percorso il 23 novembre 2004.
Nell'immagine panoramica iniziale: Monte Rosa, 4000 di Saas Fee e la costiera del Monte Pedum visti dalla cima di Sasso;
nell'immagine qui sotto: Laghi di Varese e Maggiore visti dalla cima.