DOPO IL DRAMMA…DOPO IL DISASTRO
Quasi tre anni sono
trascorsi da quando: “Senza un suono, la grande zolla di terra rossastra si
stacca dalla sommità della montagna e scivola giù. Rimbalza più volte, si
sbriciola e s’ingrossa fino a diventare una frana…è la morte!” Si, la morte per
centinaia di uomini, donne e bambini, la distruzione, l’inferno. Questo è
successo, questo solo, in Campania, poco più di due anni fa. L’ho conservato,
il giornale vecchio di due anni e l’ho riletto, con in sottofondo una triste campana
di morte. Le avevo dimenticate quelle urla, quelle grida, quei pianti. Ma quel
giornale c’era ancora ed in questi giorni l’ho voluto rileggere. “Erano ore che
pioveva, avrebbero dovuto capire ciò che si preparava…[…]. Quella che sembrava
una enorme tragedia, oggi si trasforma in un’apocalisse senza fondo”. Questa è
Sarno dopo il disastro.
“Bagnara Calabra è
una ridente cittadina costiera, a metà strada tra Palmi e Scilla, sita in
un’ampia insenatura a falce che, per le stupende sfumature violacee che
assumono le ombre sui monti circostanti, è conosciuta col nome di Costa
Viola…”. “Immaginate una terra calda ed ospitale, pensate alle antiche civiltà,
aggiungete la bellezza di un incantevole paesaggio…Questa è Bagnara”. E si,
Bagnara è proprio bella, soprattutto oggi, splendida giornata di sole. Quant’è
difficile immaginarla incenerita e silenziosa…Come oso? Com’è possibile
ricordare la perla del Tirreno, con le ripide pendici montane che la
circondano, coltivate a terrazza, “chi muntagni chi ‘rrivunu a mari” nel tempo
in cui ricorre l’amaro anniversario di un’indelebile tragedia? Come si può
ammirare tanta bellezza, con in fondo una gran tristezza?
Chi scrive è un
giovane che comincia ad affezionarsi alla sua terra di sicuro non per la
vivacità della sua economia, dei suoi servizi, quanto per la vivacità dei suoi
colori. Oggi, in una giornata in cui risaltano più che mai, ho paura, si temo
che essi svaniscano a causa della “imprevedibilità della natura e dei suoi
eventi”. Ma quale “imprevedibilità”? Se questo termine vogliamo usare, lo
possiamo fare in riferimento al “quando” questi eventi naturale si
verificheranno, ma non sul “se” e su ciò che essi provocheranno. “Sfasciume
geologico..Stato di particolare e profonda fatturazione delle rocce…alterazione
profonda dovuta a processi geochimici…”. Non è questa terminologia rientrante
nel modo di esprimermi e dialogare, né tanto me ne dolgo, poiché mi basta
guardare Bagnara, anche in una semplice cartolina, per notare la precarietà ed,
oserei dire, pericolosità della sua tanto vantata posizione, Bagnara è in
pericolo! Di sicuro, l’eco di questo grido non sarà vasta, vista l’incombenza
della “bella stagione”, il sopraggiungere della calda ed attesa estate
bagnarese: tutta sole, mare, spiaggia… ( Segue pag. 2)
Bagnara come Sarno? Assurdo è solo il pensiero. Bagnara una “distesa di fango nero e tenace? Noo! Oh, no caro compaesano, non prevedo, né voglio prevedere, di sicuro sono libero di immaginare, sono libero di non dimenticare e mi permetto di ricordare ed ammonire. Non UBRIACHIAMOCI della “bellezza delle spiagge”, né del lussureggiante panorama collinare”, non della “briosità del clima”, non possiamo, non dobbiamo permettercelo. E’ vero, siamo liberi di ammirare ed esaltare la nostra terra, ma coscienti di essere suoi indegni abitanti dal momento in cui facciamo poco o nulla per difenderla. E’ innanzitutto custodendola, e non esaltandola che dobbiamo ringraziare la terra in cui è nata “la civiltà del mare”. Il mio vuole essere, un semplice appello a prendere i più immediati provvedimenti volti a garantire sicurezza e futuro a migliaia di persone che sono, esse stesse la linfa vitale della tanto ostentata “civiltà del mare”. Non credo che politici e tecnici comunali, provinciali, regionali non abbiano individuato il problema, le zone sulle quali intervenire e le modalità con cui operare, non voglio crederlo. Subito, occorre agire in fretta, verso una soluzione rapida del problema, per non dover sentire gridare e dire: “Avrebbero dovuto capire ciò che si preparava!”.
Pasquale Triulcio