Nestore Alotto (Palermo)

PALERMO MIELE ED ALOE

Palermo terra incantata grida il turista
T’invidio, caro mio, tu ‘sta città l’hai solo vista

Goditi la vacanza ma lasciati narrare
I segreti inconfessati bramo adesso di svelare

Ti ascolto, Cicerone, ma guarda che bel clima!
Indubbio privilegio, serve solo a fare rima

Palermo inconsapevole, Palermo indolente,
metropoli sfacciata, Palermo a luci spente

Monumenti mozzafiato, non lo nego ma lo dico
degni solo della grazia del secondo Federico.

Una lunga tradizione di splendori e di malanni
Da Panormo tra i preziosi segni arabo-normanni

C’è tanto mare, benedetto dalle fate,
che a mirarlo ci si perde e si perde anche l’estate

A Natale luci oscene ispirano anima di festa
Cattivo affare, soldi spesi e la tristezza sotto resta

Le primizie culinarie da ingrassare a crepapelle
Arancine, cannoli e sfincione, la cuccìa e le panelle

Ma la lagna sul traffico asfissiante è una manfrina
Guarda attento, caro mio, è domenica mattina

Scusa giovanotto, il bus quando deve arrivare?
Che le rispondo, signore mio, oggi, ma le pare!

Però il dialetto e la cadenza son davvero straordinari
Espressioni, costruzioni, così musicali e vari

La sporcizia per le strade è moda ormai che dura
L’utopia dei cassonetti la gente la scongiura

Ma che bell’ospedale, pareti verniciate, che pulizia!
No ti sbagli, comparuzzu, questa è solo casa mia

Oh perbacco, il motorino era lì, in quella via!
Rassegnati, cumpà, a quest’ora è a Bagheria

“In nome della destra italiana!” è il coro che imperversa
la lotta per il fulgore chissà da quando è persa

La mafia è roba vecchia , una leggenda di gesso
Ma il sospetto che si annidi ancora sovviene troppo spesso

Disoccupato numero mille, lei che sogni ha?
“Mamma mia, dammi cento lire che in America voglio andà”

Se hai talento, aspirazioni o attitudini spiccate
I soli sbocchi son nel lago delle attese perpetuate

Le attrattive culturali soppiantate dal baccano,
dalle disco, dai cervelli di seconda o terza mano

Il re di denari canta “ciuri ciuri” un po’ stonato,
“vitti ‘na crozza”, se non lo sai, era il teschio di un soldato

Che vuoi essere, fighetto, alternativo o malacarne?
Perché di esser unico, lo sai, manco a parlarne

Palermo senza palermitani, no, non sarebbe uguale,
che quasi quasi pensi che sian loro il vero male

Santa Rusulia, facci la grazia, illumina ‘sta stanza
Porta acqua, i soldini e un altro poco di ignoranza!

Amico viaggiatore, hai sentito? Le notizie le hai comprese?
Ma narra solo le bellezze quando torni al tuo paese

Goditi la gita, le visioni del tuo occhio netto,
che al resto ci penso io e i figli del nido maledetto

Ho capito, ti ho ascoltato, ma adesso zitto e fermo
Sarà come dici tu, ma mi sento di gridar W Palermo!


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