Maria Cristina Manzo (Bologna)

OMBRE CINESI

Delusa mi voltai,
avevo un ritratto tra le mani:
Lo strappai.
I suoi occhi mi ricordavano ingenuità e purezza.
Vedevo, con la fantasia, il fanciullo che eri.
I tuoi capelli lunghi, il tuo pizzetto mi affacinavano al punto che
non vedevo altri che te.
Vedevo oltre la mente, camminavo con te su strade che: si snodavano come nastri
di petali ed ognuno aveva un suo colore, ognuno aveva un suo odore.
Correvo con te su campi incolti, tu mi prendevi per mano e mi sorreggevi quando
stavo per cadere.
I baratri son troppo profondi, mai sono scesa fino in fondo.
Sempre,però, ho trovato le tue parole, che, come una debole fiammella, sapevano
rischiarare ciò che anche a me era sconosciuto e l'ignoto del mio inconscio era
luminoso anche per te.
Le mie debolezze ti affascinavano e mi vedevi, sempre bambina, diversa dalle
altre.
Persona strana, sono io.
Amo ciò che gli altri non amano, non condivido ciò che agli altri appare giusto e
giustificato.
Le persone con i loro giudizi e le loro critiche non mi trafiggono.
A volte, però, mi ritrovo smarrita, in mezzo a branchi di lupi.
Al passato appartengono certe folli emozioni che turbinavano intorno a noi e ci
facevano sentire uniti, cullati dalla certezza che ciò che pensavo tu pensavi, ciò
che volevo, tu volevi.
A volte, penso di aver vissuto un sogno, dove si confondono fantasia e realtà.
A volte rincorro ancora nuvole rosa, il mio cuore accelera i battiti e mi ritrovo
come Alice nel paese delle meraviglie a vivere ciò che non è, a volere ciò che non
posso avere, a veder trasformate belve feroci in mansueti agnelli.



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