Elisa Finocchiaro (Catania)

a casa


È il disordine affine allo scontento.
È l’accumularsi polveroso delle inutilità,
vecchie  e venerate inutilità,
peso di una vita intera di speranze.
Sono gli spazi angusti dell’anima
immersi nella sconfinata e azzurra illusione
di un mare silenzioso.
Sono le facce incagnite,maschere tragiche
di facili dolori,
così enormi e così falsi.
È la terra,nera,che grava sui risvegli senza sogni,
tra i denti gialli e sotto le unghie rotte dai rovi.
È la marcia funebre dei relitti di mille storie e mille sguardi,
avvizziti dalla nascita,
appesi a marcire con onore sui balconi assolati.
Sono le lame intinte nel limone,
che ti sfidano a preservare le croste miracolose
sopra gli squarci del disincanto.
Sono le morse dei sensi di colpa,
seduti nell’angolo più fresco ad aspettare
la processione dei loro lacerati devoti lacrimanti.
È la mafia delle campane che stordiscono e dispensano
severi e santi schiaffi per le piccole anime a disagio,
mai pronte per l’ammutinamento.
È il trascinarsi,il tirarsi dietro,il tirarsi addosso,il tirare contro;
lo sputare con disprezzo sulle ossa già spolpate
e riverite,già leccate e frantumate.
Sono i sospiri,più del vento,che cacciano le mosche tra i capelli,
che tengono insieme il passato e il futuro,
e danno un senso a quello che vedi.
Sono i cani che piangono,i gatti che abortiscono,le arance che tonfano,
gli uccelli che gridano,le foglie che parlano,i gechi che ridono.
È il tempo immacolato,vergine sino all’altare,che non cambia mai,
pieno di promesse mai consumate
e di baci furiosi che non ti hanno  marchiato.
Sono le paure che colano lentamente tutt’intorno,
dai rami appuntiti,dal vulcano annoiato,dalle nuvole bianche,
invischiando i desideri.
È la bella morte della mente
dopo l’assedio straziante al cuore.

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