CINZIA PALADIN ( Venezia ) SENZA TITOLO Piangevo dentro di te, abbracciata alle tue ossa e tu rubasti le mie lacrime - serpente incantatore, smeraldee scaglie. Nascesti nella fede di un nuovo mondo nella sua diaspora peristi Venisti una notte, come il sole d�improvviso crudele risveglio su vite di nessuno. Venisti come l�ape dolorosa stuprasti il tuo fiore per minuzia ed obbedienza. Venisti come l�amore a doppio taglio che tutto lacera e nulla resta marcisce nel sole. Venisti, impetuoso bacio, con l�inganno della luna e rubasti i cieli che mi servivano per andare via Volo d�eterno Sono impallidite queste mie labbra senza forza queste mie braccia si sono spenti questi miei occhi nel pozzo dei sentimenti. E scioltisi allora i sospiri non mi sono rimasti che fiori. Prendili tutti, strana stella te li getto dal buio Nuvole enormi di pietra inghiottono l�aria che brilla Sole patetico bagliore scompare tre volte, intontito Vento gelato e triste porta i profumi di terre viventi Ed io nel severo cortile, camino nero. Giornata d�inverno. Oggi il tempo si � fermato. Gioite, dannati! Il cielo cade gi� in coriandoli e la vita non � che un sogno senza chiave Come una bestia accecata dai fari stretta in un cerchio di lance, ammirata sul manto i segni di un dolore profondo: pur volendo celarli, mi rivelano al mondo. � per questo che cado pi� in basso ogni giorno pregando l�oblio di far me suo balocco. In un mondo di vip e sitcom familiari sei tu, l�unica ancora di salvezza. Ci� che, in te, amo pi� di me stessa coincide con ci� per cui pi� ti disprezzo e dovessi vederti le tenebre addosso oh, vano vanesio, di te riderei. Tuttavia ora svetti, candido picco, abbagliante nel sole irrisorio e selvaggio dominando col tuo vessillo di Vero. E ti giuro, Maestro, la mia morte l�hai tu! E vaghi nel mondo talvolta lasciando stirpe d�amore E cerchi negli occhi di chi ti avvicina realt� partorienti E stringi in un pugno quanto possiedi, brandelli, di me E danzi al canto dell�uomo di marmo per cui andasti via Danza, dunque, danza, mercante del Vero e del Giusto Danza sotto la falce di luna che ti pende sul collo Danza e stringiti il suo petto duro mai pi�, per te, sonno! Poich� ti crogioli nella sua tela da insetto tu possa morire. A volte, solo a volte alzo il mento e mi chiedo cosa c�� davvero lass�. Se le stelle, che come dopo un pugno brillano nella carne degli occhi, sian davvero solo fiori incandescenti. Forse il governo di qualche paese mondano ha scovato Dio e tutti i suoi angeli E cos�, per evitare che da altri sien trovati li ha messi nella scatola della superstizione. Forse Dio � tale e quale ad una stella fissa che non si pu� muovere e se non siamo noi ad andare da lui neanche pu� esistere. E cade come una pianta secca nell�inferno di coloro che sono stati dimenticati. A volte, solo a volte alzo il mento e mi chiedo cosa c�� davvero lass�. Se le stelle, che come dopo un pugno brillano nella carne degli occhi, sian davvero solo fiori incandescenti. Forse il governo di qualche paese mondano ha scovato Dio e tutti i suoi angeli E cos�, per evitare che da altri sien trovati li ha messi nella scatola della superstizione. Forse Dio � tale e quale ad una stella fissa che non si pu� muovere e se non siamo noi ad andare da lui neanche pu� esistere. E cade come una pianta secca nell�inferno di coloro che sono stati dimenticati . Sei sceso dai bianchi vascelli la luna rende opaco il tuo cammino e gl�irti tuoi monti gemelli rischiarano la via, sino al mattino. Il giglio dal calice austero ha concesso le sue grazie alla tua fronte e un narciso dal taglio severo � giunto a spartirla in due a monte. Le statue di dura tristezza ti copian la fessura della bocca fragrante elisir di dolcezza benedetto il mortale che la tocca! Primavera che rotola nei calici di porcellana pennellati di malva e vermiglio. Cielo d�oro sopra il caldo cemento di scale sdraiate nel tramonto. Il vecchio dalle dita di cuoio tormenta la languida cetra il pianto non dal volto secco, ma dalle dita di cuoio si sparge. Amore, amore che sei lontano si strugge la corrente del mare al ricordo di te ed urla la risacca scura. Ti piangono le onde marcite che scavarono il tuo corpo - il mio corpo - tra le braccia delle spiagge E la possente immagine umana io ho guardato ritrarsi e inarcarsi d�incanto irraggiare l�infinito in un moto di braccia armoniche stirate fino al cielo e un viluppo di membra possenti forgiate da Caravaggio. << I verdi guardiani della nera foresta secolare cantano una salmodia di pietra e sudano incenso e oscillano come antiche teste d�eroi tristi con gli occhi fatti vetro dal dovere disprezzato eppur bramato. E immensi si stagliano contro la figura di una notte rossa e nera come alti pennoni di navi che si guardano abbandonarci da una muta banchina: e pi� non torneranno. Canzone Lentamente, lentamente morirei tra le tue braccia perch� il sole potesse sorgere ad ovest trascinato nel giogo del cielo dalle calde correnti che ti hanno gettato sulle rive del mio paese straniero invadendo il mio vecchio santuario di d�i pagani con una luce estenuata e brutale, che non volle morire consapevole ed inconsapevole insieme del suo potere. Non ci si pu� difendere dal mondo, n� dalla passione interi immensi regni hanno gettato le armi per una singola carezza ed io ho visto le citt� rovinare e cadere sotto l�ombra indifferente delle tue ciglia. Ho pianto tutto ci� che hai toccato, e cos� distrutto. Recavi con alterigia una bocca di fuoco e non ne sapevi nemmeno il nome. Il vecchio dalle dita di cuoio esala un pietoso lamento e scivola lungo sul ciglio del grigio increspato orizzonte Ci� che era canto, adesso � il pianto del vento. Soltanto la nera figura di un uomo che torna al suo amore inghiottito dal cuore del mare. Perch� il fuscello del tempo si inarca verso un grido troppo vero e spezza lo specchio di silenzio di un ricordo che doveva appassire ignorato e ignoto sotto la luna calante. Scioglimi da Non c�� catarsi in questo dolore � vivo, sordo, non grida o si dibatte marcisce al chiuso e il suo denso fetore scoppia e mi soffoca! Il vaso di cera del mio passato � asettico, spesso e impermeabile incatena ogni scambio naturale con l�esterno e non mi muovo! Grido la mia immobilit�! In una notte fatta di dimenticare piccoli gesti, incongrui pentimenti ci� che manca � il tuo odore il tuo odore! E l�ultimo roco sospiro � un suono che riempie l�infinita larghezza di un istante finch� poi tu non ti chini, stanco e scosti la mia mano costruendoci su un muro che non si disfer�. Eppure ogni cosa � vera eppure la divina menzogna � bandita: tra le tue braccia io son lontana ma in te soltanto � vera vita! Non era nemmeno una storia ma qualunque cosa fosse era innocente cos� sincera ed era viva Non facevamo nemmeno l�amore ma qualunque cosa fosse mi scuoteva tanto turbava e mi avviluppava Non eri nemmeno il mio uomo ma qualunque cosa fossi ti guardavo testarda cercavo ed ogni mio verso mi riporta a te. Le rime mi trasportano entro i vasi sfasati del tempo ove ogni sbreccatura corrisponde ad uno schiaffo uno schiaffo contro i tuoi stinchi. Quella pelle calda avvolge le paglie ricurve a formare una giara di desiderio. Abbandonata come il calice fecondato ormai e il ronzio dell�ape � gi� lontano. Non mi vedi? Giaccio come un nido di paglia e fango ma anche se resisto al cornicione, pur vuota, presto roviner�. Lo sapevi, tu, l�oscena innocenza, che le acque del Sahara tutto il giorno ripetono piangendo il tuo nome? L�improvviso dicembre di un giorno decaduto mi ha inciso la carne. Quella casa bianca si specchia ora su un mare di nembi. La vela del cielo giace sul selciato come un uccellino dall�ala rotta. Mi scopro stupita: e se osassi dire in piedi a prua della nave dell�addio che l�hai calpestata tu? Un colpo di vento freddo mi riporta sul Bosforo regina di Saba del mondo antico! Potessi cantarti come voglio potessi cantarti come voglio, stretto turchese, stretto adamantino! Fesso sfaccettato d�argento e perla! Il vento � la tua corona di monili sfavillanti e i pini secolari a lui piegano la testa: ma sempre si riergono, possenti araldi scuri, e il loro cupo smeraldo t�addobba, t�addobba d�orgoglio e fortezza! Troppo in fretta venuto troppo in fretta andato via come il tornado d�insigne bellezza che muta in cattedrale tutto ci� che tocca. Tra le rovine della citt� devastata ho chiamato ad alta voce il tuo lungo nome che detiene ancor oggi, pur tanto abusato, il sapore di quel paradiso. Una bocca aperta tra l�erbe, tu sei, Tulipano! Chi fu il tuo alto fattore? Quale dio vibrante sanguin� tra le tue labbra, quale le tue labbra sconce fece? Vieni, Narciso! Solo, tu vieni, oppure a stormi, sia tu imbelle principe o angelico coro, vieni!, calice d�oro e diamante che raccogli sgocciolato il sole! E il sole tra �l cobalto io berr� sotto l�ombra del tiglio nell�odore del cipresso e del suo salmo di morte Che in pace io riposi! Egli � partito, e pi� non torner�. Che in pace io riposi all�ombra della casa! Non guardateci, stelle non guardate. Il silenzio � perfetto nell�ultima ora della notte. Anche il salice d�argento tace. Vai lontana, luna vai lontana! Scivola via dalla sua schiena fatta di dolce declivio. La brezza ti celava, come una duna. Riecheggia, l�odore riecheggia! Che mai altro io chieda all�ultima ora della notte! Danza, danza il superbo temporale col tuono, e le dita intrecciate al lampo violetto nel vergine cielo d�un giorno d�inverno mentre il tamburo delle fronde ripete quel nome che io non oso dire e tu non vuoi pronunciare a costo della vita E se perdi te stesso sul ciglio di un�illusione e ti grido dallo specchio che non lo sono, no che non fui tua nemmeno sul ciglio dell�estasi dimmi, perfetto amante: che colpa ne ho? Mi metterai in croce sul Golgota del tuo ricordo bandita in eterno dallo splendore delle tue mani? Solo le tue mani desidero soltanto le tue mani. Tienimi tra le dita come si stringe una cosa fragile. Tra le tue dita d�ebano, amante, rinascer�. Solo, fallo prima che il nostro inverno sia sbiadito da un altro sole! Viene attraverso il viale a passo di Volta ridicolo e stupendo Elargisce ai borghesi smorfie di fiori e foulard dal cilindro di feltro Volteggia lo scettro laccato come una spada nel guanto bianco Scosta le code di quel suo cappotto pesante e s�inchina al fiume. Venezia lo segue con gli occhi e le mani alate dei nidi e dei tetti Sgraziati gli araldi gli ritmano il nuoto nell�aria frullando Le braccia della citt� lo levano in alto sopra al mondo E chiudono stretto il lucchetto della gabbia dorata. Sorride il fanciullo. Potessi solamente volere salvarti dalla dialettica delle mie mani che ti stringono e ti allontanano in un unico abbraccio! Il mondo ha tessuto le sue trame giuocando, ridendo, il mondo! Ha afferrato il mio collo e �l tuo e li ha stretti in un groviglio mortale: non possiamo che farci del male. Il desiderio ti ha invocato la solitudine ti ha chiamato a me. Qual � il risultato? Nell�ultima ora della notte io mi ritrovo a subire i tuoi baci! Aveva gli occhi di fiamma e ghiaccio l�uomo che amavo basaltiche, metalliche iridi il corpo di corteccia, miele e bronzo l�uomo che amavo veleno della giungla viola! Tu, il serpente, tu, il pi� dannato angelo urbano, di cemento i tuoi occhi, frana di cemento, uragano di dolore, ricordo conficcato nelle vene, e le stringi, nelle carni, e le sbrani, nel colore delle mie labbra per gli uomini: tu non sarai mai una rosa di nostalgia, mai un bambino aspro, mai un mare d�inverno, ma solo grandine e sabbia, e tempesta e sabbia, e percossi occhi!, perch� ci� che hai lasciato in me voragine e caverna non � che sciacallo che sbrana il suo deserto! Nessuno ti raggiunga su quell�erta di ghiaccio che scricchiola e urla e ride, mio amore, che tu hai con un tocco conquistato: rimani l� in eterno, unico e solo sulla cima pi� alta del mio essere esanime come una stella spietata dagli occhi altri che implacabile e sinistra ci ricordi con la schietta equit� dell�Apocalisse dove abbiamo sbagliato e che cosa, lungo quella giovent� vaga e goffa, noi abbiamo perduto. Navi, il cui nome � gi� un ricordo sontuosi avamposti di porti che ho amato, di corpi che ho vissuto tutti i loro occhi mi accusano dal fondo dell�oblio di non averli dimenticati: stretto � il cuore, larga la tasca del viaggiatore sull�onda che nasce e muore egli canta i suoi giorni disperati. Nulla permane pi� di un�acqua ch�� sole, gioiello, monile. Egli canta le sue lodi nelle lodi del mare incrocia alghe verdi alle caviglie degli amanti e la loro pelle bruna si fa di sale sciolta nella cresta della scia insieme a tutti quegli occhi che non torneranno ad allietare albe fatte di origano e vaniglia: e il sole � un cristallo in frantumi. I cipressi pennellano nubi dei tuoi colori: viola fiume, verde tempesta, rosseggiante Pompei. Celebrano la luce primaverile e buia della tua presenza tra lapidi e santuari di diverse ere. I fiordalisi appassiscono placidi vegliando la tua effige di dubbio colta nel sorriso incerto d�una foto: Ed occhi che sapevano tutto. La tua consapevolezza ci inchioda ancor oggi da una lastra di pietra. Continuo a lanciarmi sugli scogli dei tuoi quarantanove piedi di marmo irata e forte della forza d�un vano vento onda, mi infrango e scaglio. E sulle mie braccia abbronzate, il peso d�un mondo di astio e vergogna che sradico anc�ra da terra e mi scaglio anc�ra� Infranta, sul pelo dell�acqua v�lto il rotto collo a ponente: scintilla, la bianca fortezza anc�ra sfinge del mare. Dal buco del cielo Lucifero gettava metallo sui tralci avvinti. Io tra i filari danzavo calpestando le tue lacrime la danza delle perdute baccanti. Ogni cosa mi riporta alla terra prestata ai leoni e agli d�i: sul greto di un fiume di melma io ho udito ansimare la voce del tempio. Il caldo fiume di melma pisciato da bestie divine si sdraia sotto il tramonto avvolge le tombe superbe e le stringe in un bracciale di lapislazzuli. Ben volentieri io mi spoglierei ai lembi dell�Egitto! La sapiente concavit� antica oh, la dolce concavit�! Perch� il letto ricorda un corpo di t� e frutti rossi, rosso miele di frutti! E mi appare pi� chiaro il mattino, e il crepuscolo, persino pi� chiaro, dove ho passato le ore a cerchiare con le dita i tuoi zigomi d�ombra! Fa� di me il tuo branco la tua luna, il tuo fuoco nella terra dell�arido vento: e prometto e ti giuro che canter� per te le lontane buie rovine della Scozia. La luna chiude gli occhi nella notte s�odono battiti immortali � solo un selvatico istante: ora la luna � chiara splendida, guizza viva e osserva. Ogni cosa � in pace. Dal ruscello, sale il monito della sincerit�. Ogni vita � pace. Ma nell�ora senza protezioni le nubi hanno scorto due mani sfiorarsi. Quando il primo petalo dei miei anni � caduto ho udito come una migrazione d�uccelli dal mio sesso al tuo irrorato del dolce seme dell�inutilit�. Quando hai preso il secondo petalo e una foglia mille oceani hanno ruggito nel mio essere rilasciando gi� sulle rive inquinate qualche vaga traccia, forse un�orma di cose perdute. Ma le tue labbra non avevano colore nessun odore addolciva la tua pelle. Ho venduto il fiore della mia serenit� a due occhi d�aria il colore. Quando si tappa la bocca a una persona i suoi occhi diventano pi� grandi � la saggezza si perde in mille vincoli. Quando sar� d�Oro voglio mettere in bocca tutte le razze del mondo. Voglio smarrirmi tra gli occhi delle etnie come l�estate fa tra le rosse spighe del grano che sboccia. E rester� al suo fianco tacendo, annuendo con la posa placida e schiva della perfetta sposa. Guardando il tuo amore sfiorarla grider� al destino Ma sempre sar�, la mia, la maschera perfetta. Dio non voglia che debba, nel profumo del vino, cadere! Solcher� il mio mondo di corpi di notti e corpi i loro frammenti, come un enigma, mi consegneranno te. Non dovr� brancolare nel cieco anelito proibito se due occhi soltanto fra dieci avranno il colore degli unici occhi che in tutti i miei occhi dipingono il sole! Pregher� la chitarra di bisbigliarti una preghiera per me: potessero le tue mani amarmi come nelle ore tu ami quelle androgine spade! La mia vita bruna, e non la sua sotto le tue dita possa un solo giorno sbocciare in una donna pi� pura. Immaginami santa o peccatrice: il volto che ti aggrada, quello indosser� per compiacerti mio ironico gitano. Giocheremo al gioco di sangue della spada con la tua chitarra e la mia mano. Le muse ti hanno fatto dono dell�amarezza cara ai poeti ed hanno gonfiato i gesti tuoi e gli sguardi di una tagliente ritrosia come di chi conosca le dolorose ironie del mondo. Ma arido � il tuo cuore, ed ama ed odia soltanto sulla carta. Come il pi� sterile dei fiori sei tu che coi tuoi aculei strazi la terra e nulla pu� crescere da te se non un vago sentore, forse un�ombra di cose che potrebbero essere state se solo il sole ti avesse un giorno baciato in fronte per rivelarti, fanciullo, che sei vivo e che il sangue che scorre in te e scalda le tue membra odiose vale forse pi�, in verit�, degli artifizi e dei menzogneri spasmi di cento parole e altrettante canzoni. Quanti, quanti giorni passati fra braccia e confidenze per aprire uno spiraglio di cuore ai tuoi occhi e saperli d�improvviso occhi alieni! I miei occhi, i miei negri occhi non serviranno, se un cielo esiste sopra la terra di cui potr� chiamare per nome tutte le stelle e sotto di esse giacere senza timore nella notte. Non seguirmi tra i ghiacci, se ne hai paura: non per te allora sono gli spietati venti del mondo nuovo, i suoi infuocati deserti. Ma non domandarmi di restare ch� non ho radici in questa terra corrotta e non posso serena camminare sul sangue secco del mio privio branco n� ragionevolmente sperare che il nuovo branco, amore, sarai tu! Le mani, le ossa, il cuore! Prendetevi tutto, d�i immortali, e lasciatemi un posto che certa io possa chiamare Casa! Un luogo dove non gridano i bambini nelle oscurit� cavernose Un luogo dove non piangono i bambini, la notte, quando nessuno pu� vederli. Devo dunque vagare in eterno raminga? Cederei i pi� cari diamanti per quella stanza di sole dove l�unico grido che s�ode, nell�aria, � il vagito attonito e nuovo della meravigliosa felicit�. Sono caduti i fiori spezzato � lo specchio del futuro. Assisto attonita al disgregarsi del mio tempio e silente ne raccolgo i pezzi, ch� mai mi ricordino quell�illusione di bellezza Vana speranza vana speranza. Nasce dal mio sangue il mondo nuovo. Di quello antico ha resistito solo sulla mia fronte una ruga di dolore. Il mondo � dei fantocci, delle bambole, dei palchi i miei occhi sono biglie in cui gioca il buio infinito Io esisto? Questo � sangue o � soltanto una brodaglia priva di realt�, di verit�? I sogni delle bambole sono case scatole di legno sepolte nella sabbia con su scritto �home�. Furono le tue parole odiose, e la tua voce Narciso dei boschi ad ingannarmi. Promesse fatte di petali, tra le mie mani bramose, sfiorivano e cadevano come i fasti d�un impero antico. Scoprii che le mie lacrime non bastavano, e mi rammaricai, a far rinverdire i fiori, e il loro profumo, a ricondurlo all�ideale. Ora, la terra scandisce questa reciproca promessa di odio. Noi, per sempre legati, nelle ore vivremo. |