Storia
di Genova
di Daniele Laneri
Innanzitutto, partiamo dal suo nome: la
leggenda indica l�antico nome della citt� in �Genua�, in omaggio a Giano,
dio bifronte dell'antichit�. In realt� vi sono due origini pi� probabili: una
storica, Janua (in latino "porta", porta sul mare) ed una affettiva,
Zena (in greco "straniero", ad indicare una citt� cosmopolita), nome
molto simile al dialettale Zena (la Z si pronuncia a met� tra S e Z) tutt'oggi
utilizzato.
Quando la
nascita del primo insediamento cittadino, in un territorio che vede la presenza
umana fin dalle epoche pi� antiche ? In Liguria sono state scoperte tracce
della presenza dell'uomo del periodo di Neanderthal (a Loano e Finale Ligure,
conservate nel museo di Pegli) e di Cro-Magnon (a Ventimiglia presso la grotta
dei Balzi Rossi).
La vera epoca in cui fu fondata Genova per� rimane tutt'oggi un
mistero,anche se alcune interpretazioni potrebbero far pensare addirittura al 1.500
prima di Cristo.
Nel
primo millennio a.C. la presenza dei Liguri, popolazione di origine
mediterranea, � testimoniata su un ampio territorio dell�Italia
Nord-occidentale.
La stessa posizione di Genova rispetto al mare ne determina i rapporti,
soprattutto commerciali, con Fenici e Greci.
Le prime prove storiche che riportano a
Genova indicano il 300 a.C. e ad un travagliato periodo in cui, porto romano,
venne distrutta nel corso della seconda guerra punica (218-201 a.C.) dal
fratello di Annibale, Magone, che sbarc� a Savona e condusse una spedizione
contro il capoluogo ligure (che allora andava dal Mandraccio a Sarzano) devastandolo e saccheggiandolo.
Infatti nella prima guerra punica Genova era alleata dei cartaginesi, ma nella
seconda pass� alleata di Roma. Venne poi ricostruita come base militare
dai romani per la
guerra contro i cartaginesi, usandola come punto d'appoggio per le incursioni
contro le trib� liguri dell'entroterra alleate di Cartagine. Perch� ritornasse alle sue caratteristiche di
porto mercantile, bisogna aspettare il secolo successivo in cui, grazie alla
politica economica espansiva di Milano, Genova divenne uno dei porti pi�
importanti del Mediterraneo, punto obbligato di molte rotte mercantili,
continuando ad espandersi e a prosperare fino al quinto secolo d.C. quando cadde
definitivamente l'Impero Romano d'Occidente. Nel frattempo era stata presto
convertita al Cristianesimo, per opera dei santi Nazaro e Celso, che si crede
siano sbarcati sulla spiaggia oggi detta di San Nazaro. Uno dei primi vescovi fu
San Siro di Struppa, cui fu dedicata la prima cattedrale genovese. Nel 641 sulle alture che fanno da
scenario a Genova si affacci� un altro esercito, composto da barbari al comando
del longobardo Rotari, intenzionato a mettere a ferro e fuoco le regioni
costiere del Ponente. Mura distrutte, citt� saccheggiate, gente uccisa, citt�
ridotta a borgata. Genova, comunque, si
riprese velocemente dal sacco longobardo; ricostru� la cinta muraria e riprese
i traffici.
Sino al 26 agosto 935, quando sub� le scorrerie dei pirati saraceni e venne ancora distrutta. Il momento
pi� intenso delle suddette incursioni coincise con l'insediamento di un gruppo
di saraceni spagnoli nella baia di Saint Tropez. Lungo le coste le incursioni da
Ventimiglia a Savona erano continue; i vari nuclei urbani venivano attaccati spesso,
al punto che le popolazioni si spinsero nell'interno a cercare terre
impervie e facilmente difendibili. Molti, invece, riscontrato che di rado i
Saraceni si erano spinti oltre Savona, e che mai avevano tentato un attacco a
Genova, considerando la citt� sicura, avevano cercato scampo tra le sue mura.
Anche numerose reliquie di santi furono messe al sicuro nelle chiese cittadine.
Le varie incursioni piratesche saracene, non avendo mai inserito nei loro
bersagli la citt� di Genova, avevano avuto come risultato quello di far
affluire entro le mura cittadine una gran quantit� d'oro, argento e preziosi
che i fuggiaschi avevano portato per metterle al sicuro. La presenza di tali
ricchezze, tutte ammassate in un solo luogo, fu la molla che spinse i saraceni
all'attacco. Della citt� di allora, si sa che contava circa 4000 abitanti, posizionati fra le mura di Canneto il Lungo e Canneto il Corto, con due porte la Soprana e la Sottana, dove si trovava la piazza principale. Altre 2000 persone circa vivevano al di fuori delle mura, praticando soprattutto l'attivit� agricola.
Durante il pontificato di papa Gregorio VII, intorno al
1080, si assistette ad un periodo di pace in tutto il Mediterraneo: Cristiani e
Musulmani sembravano intenzionati a non combattersi. Nel 1095 papa Urbano II
nel concilio di Piacenza prima, e in quello di Clermont dopo, bandiva la prima
Crociata contro i Turchi che occupavano Gerusalemme e tutti i luoghi Santi. Un
grido d'entusiasmo per l'impresa cristiana si sollev� in tutta Europa, e anche
a Genova, dalla chiesa di San Siro affollata di fedeli d'ogni ceto, il grido �Dio
lo vuole!� si era sparso per tutta la citt�. Il 24 luglio del 1097, 12 galee e un
sandalo, salutati dalle grida festose e dagli auguri che la gente lanciava dalle
calate gremite, salparono con circa quattromila marinai genovesi a bordo alla volta della Siria. Dopo 4 mesi le mura di
Antiochia, tenacemente difese dagli abitanti, si profilarono agli occhi dei
crociati liguri. Alla
vittoria segu� l'usuale saccheggio che frutt� un ricco bottino. Di
ritorno in patria, le galee genovesi toccarono le coste della Licia e l� trovarono le
ceneri di San Giovanni Battista in un convento vicino alla citt� di
Mira. Questo fatto, apparentemente insignificante, ebbe una grande importanza
nella vita
religiosa della citt� perch� da allora San Giovanni Battista venne
considerato il patrono di Genova. Col bottino le navi portarono anche la notizia
che se Antiochia era caduta, Gerusalemme era pur
sempre in mani infedeli. Non
mancava altro per spingere nuove forze verso la citt� santa.
La guida di esse
venne affidata a Guglielmo Embriaco detto Testa di Maglio e a Primo di Castello:
in totale saranno
ben 8 le spedizioni liguri in Terrasanta nel giro di 13 anni, che frutteranno ai genovesi,
come promesso dal papa Benedetto VIII, il regalo della Corsica.
La citt� di Genova, che conquista ben presto una posizione di predominio sugli
altri Comuni della Liguria, si afferma a partire dall�XI secolo come una delle
grandi potenze marinare del Mediterraneo. I mercanti genovesi penetrano fino in
Cina e stabiliscono scali commerciali in Terrasanta, nel Mar Nero - dove fondano
la citt� di Caffa - e stipulano trattati commerciali con tutte le potenze
dell�epoca.
In patria, la Repubblica di Genova estende il suo dominio su tutta la Liguria e
sulla Corsica, e fa affari d�oro anche grazie al potente Banco di San Giorgio.
Il 6 agosto 1284 sconfigge la flotta di Pisa nella battaglia dell'isola della Meloria, che costa circa 5000 vittime, e nel 1298 trionfa
momentaneamente nel mare Adriatico sull'altra rivale, Venezia.
A partire dal 1339 (con Simone Boccanegra) la massima autorit� cittadina
diventa il doge, carica elettiva prima vitalizia, poi di durata biennale. Le
frequenti guerre civili tra le fazioni che parteggiano per l�una o per
l�altra famiglia � Fieschi, Doria, Grimaldi, Spinola - costringono i
Genovesi, tra il XIV ed il XVI secolo, ad affidarsi per lunghi periodi anche a
governi stranieri, come il ducato di Milano ed il regno di Francia.
Nel 1528 l�alleanza tra Andrea Doria, di fatto principe di Genova, e
l�impero spagnolo di Carlo V (a scapito dell'alleanza portata avanti
precedentemente dallo stesso Doria con i francesi di Francesco I, e che rischiava per Genova di
trasformarsi in un protettorato) apre il cosiddetto Secolo d�Oro di Genova,
caratterizzato dallo straordinario slancio dei genovesi verso gli investimenti
finanziari in tutta Europa e dalla costruzione, in patria, di splendide ville,
palazzi nobiliari, Chiese e dell'attuale Via Garibaldi (allora Via Aurea, poi
Strada Nuova). In cambio dell'alleanza, l'imperatore concesse a Genova la
restaurazione della Repubblica di Genova (che durer� per circa 250 anni),
indipendente ed integra nel suo territorio. I genovesi avrebbero goduto gli
stessi privilegi dei sudditi spagnoli ed avrebbero avuto rifornimenti di grano
siciliano. Dal canto suo, Doria avrebbe messo a disposizione di Carlo dodici
galere, comandate da lui, al prezzo annuo di sessantamila scudi. Il 12 settembre
1528 Andrea Doria entr� a Genova, prese possesso della citt� con un discorso
in piazza San Matteo, ma rifiut� la Signoria: egli preferiva stare in disparte,
abbastanza lontano dalla politica spicciola per non farsene assorbire e
condizionare. Il tutto, naturalmente, seguitando a tenere in mano i fili del
potere. Dunque la citt� era non pi� Comune, ma Repubblica. Per fare parte del
governo, divenne necessario essere iscritti ad un Albergo dei nobili, cio�
essere una famiglia in possesso di almeno 6 case aperte di Genova: gli alberghi
erano distinti in quelli del Portico di San Luca (nobili antichi) e in
quelli del Portico di San Pietro (nobili nuovi). Dagli iscritti si
traevano i componenti di un Consiglio Maggiore ed uno Minore,
che avevano varie competenze legislative ed amministrative, e nominavano il Doge
(che restava in carica due anni) il quale era assistito da dodici senatori ed otto
procuratori. Insieme, Doge e consiglieri (rinnovabili per un quarto ogni
semestre) formavano la Signoria. Cos�, dopo tante lotte intestine, la citt�
visse un periodo di relativa tranquillit� e di ordine. Almeno sino alla congiura
dei Fieschi (1547), portata avanti da Gian Luigi Fieschi, che si concluse
miseramente nel giro di due giorni con il suo promotore che mor� affogato. La
vendetta di Andrea Doria fu tremenda: ripescato il corpo del congiurato, lo
lasci� decomporre per due mesi su un molo, per poi ributtarlo in mare. Dopo
quest'episodio, preoccupato per la stabilit� interna Carlo V tent� di portare
sue guarnigioni in citt� per conservare l'ordine, ma il Doria si oppose e
non permise che truppe straniere intervenissero in difesa di Genova. Si limit�
solo ad escludere i nobili del Portico di San Pietro, sospettati di aver
favorito i Fieschi, dal governo.
La scoperta dell�America da parte di
Cristoforo Colombo sposter� per� i traffici marittimi verso l�Atlantico e
meno nel Mediterraneo, portando per Genova un periodo di decadenza, caratterizzato anche dalla terribile peste che nel 1657 uccide 74 mila persone.
Il ritorno sotto l�influenza francese, a seguito della presa di Genova da
parte di Luigi XIV, nel maggio del 1684, coinvolge la Repubblica nelle lotte della corona
di Francia contro l�impero austriaco. Le truppe austriache occupano Genova nel
1746.
Ma la citt� si riesce a liberare grazie ad una sommossa popolare
innescata dal giovanissimo Balilla: la leggenda narra che un gruppo di
austriaci rimase impantanato con le ruote del suo mortaio nel fango della
strada, creato dalla pioggia, senza riuscire a uscirne. Un caporale austriaco
allora volle costringere, con la frusta, un gruppo di genovesi ad aiutare i
suoi, ma l�intervento del Balilla (al secolo Giambattista Perasso) col famoso
urlo �Chi l�inse?� (si comincia?) provoc� una fitta sassaiola che si
trasform� in rivolta.
Genova manterr� il proprio governo come
Repubblica aristocratica fino al 1797, quando l�esempio della rivoluzione
francese e la calata in Italia dell�esercito napoleonico, che sconfigge
austriaci e piemontesi, portano alla breve
parentesi della Repubblica Ligure.
Annessa all�Impero Francese dal 1805, tornata all�indipendenza nel 1814, la
Repubblica di Genova viene occupata dagli inglesi sbarcati a Chiavari e annessa, con la
Restaurazione del 1815, al Regno di
Sardegna, nonostante le valide ragioni storiche e morali addotte dal marchese
Antonio Brignole Sale e da Agostino Pareto a difesa degli interessi di Genova, e senza alcun plebiscito confermativo, nonostante il trattato di Amiens
sottoscritto fra le forze antinapoleoniche affermasse che tutte le nazioni
occupate dai coalizzati sarebbero dovute tornare al loro stato di diritto quale
era prima del 1789. Non si trattava solo di ragioni morali, per�: c'era il
concreto pericolo che i Savoia riempissero Genova di tasse, mettessero dei
vincoli al movimento delle merci e dei capitali, al fine di mantenere la
burocrazia e l'esercito sabaudo. E tutto ci� si verific� puntualmente,
rendendo penalizzante il rapporto di Genova con Torino, e le cose migliorarono
solo con l'avvento del conte di Cavour come primo ministro piemontese. Anche i
pregressi crediti dei genovesi verso le altre nazioni europee vennero
cancellati, andando a finire nel calderone del nuovo stato piemontese.
L�abitudine secolare dei genovesi all�indipendenza, manifestata anche
attraverso i sanguinosi moti del 1821 (nei quali, dopo che Carlo Felice rinneg�
le promesse costituzionali fatte da Carlo Alberto, fu invaso il palazzo ducale e
fatto prigioniero il governatore De Geneys), si esprime attraverso alcune delle figure
pi� prestigiose del Risorgimento italiano, da Garibaldi a Mameli, da Mazzini a
Bixio, dai fratelli Ruffini a Pisacane. Giuseppe Mazzini, che pure trascorre da
esule all'estero gran parte della sua vita, � il fondatore nel 1831 della
societ� segreta Giovine Italia, che sar� fondamentale per creare
l'ideologia unitaria e repubblicana, secondo il motto "Dio e popolo,
pensiero e azione". Uno degli adepti di Mazzini, ossia Jacopo
Ruffini fu incarcerato nel 1833 dopo essere stato scoperto come cospiratore, e
si uccise in carcere pur di non rivelare i nomi di altri mazziniani. Lo stesso
Mazzini sar� poi protagonista nel 1848-49 come triumviro della Repubblica
Romana, considerata modello di democrazia. Al termine della I guerra di
indipendenza persa da Carlo Alberto nel 1849, i genovesi sono restii ad
accettare le condizioni dell'armistizio e il 1�aprile scendono in rivolta restaurando un
governo autonomo sotto la guida di Giuseppe Avezzana, paventando un
possibile ritorno degli austriaci. Solo il sanguinoso intervento di casa Savoia
per riportare le cose alla normalit� mette fine agli scontri: Alfonso La
Marmora venne inviato a sedare la rivolta. Dopo alcuni giorni di violenti
scontri, il 5 aprile la citt� venne bombardata per 36 ore, senza preavviso, in
netta violazione del diritto internazionale. Un vascello inglese comandato da
Lord Hardwicke, intervenne a favore dei piemontesi cannoneggiando la citt�. La
Marmora, giunto di fronte alla porta della Lanterna, fingendo di voler trattare
con gli assediati, attacc� senza preavviso i difensori conquistando la
posizione. Da notare l'eroica azione di Alessandro De Stefanis che, nel
tentativo di riprendere il Forte Begato, venne ferito; nonostante si fosse
nascosto in un casolare, venne raggiunto da un manipolo di bersaglieri che
infierirono sul giovane provocandone la morte dopo 28 giorni di agonia. Alla
fine il numero di
morti e feriti si aggira attorno al migliaio e quest'episodio viene ricordato come il
Sacco
di Genova.
Parte da Genova, e precisamente dallo scoglio di Quarto il 5 maggio 1860, su due navi della
compagnia genovese di Raffaele Rubattino (il Lombardo e il Piemonte), la spedizione dei Mille di
Giuseppe Garibaldi, che porter�
all�annessione delle terre gi� del Regno delle Due Sicilie a quelle del Regno
di Sardegna, processo storico che si concluder� con la proclamazione del Regno
d�Italia a met� del 1861. Il grande generale nizzardo comandava il Piemonte,
mentre il Lombardo era affidato a Nino Bixio. Il rifornimento di munizioni
sarebbe dovuto avvenire in mare presso Bogliasco, ma la barca con i patrioti e
le armi per un inconveniente non si vide. E allora il rifornimento fu fatto
presso il governatore della fortezza di Talamone in Toscana. I Mille sbarcarono a Marsala, e con le
vittorie di Calatafimi e Milazzo occuparono la Sicilia, poi a settembre
entrarono a Napoli e sconfissero sul Volturno definitivamente i borbonici. A
Teano l'Italia era fatta.
Sono di un genovese, Goffredo Mameli, morto a soli 22 anni per l�ideale
dell�unit� d�Italia durante la difesa della Repubblica Romana, le parole dell�inno nazionale
italiano (autunno 1847), e sempre del
maestro genovese Michele Novaro, morto poi in povert�, ne � la musica.
Nel quadro dell'Italia monarchica ancora prevalentemente agricola, Genova assume il ruolo di polo marittimo e di grande citt� industriale: recupera la sua posizione strategica nel Mediterraneo grazie all'apertura del canale di Suez, viene fondata l'Ansaldo (1852), dove si costruiscono le prime locomotive e navi in ferro in Italia, si potenziano gli armamenti con le navi della Rubattino, e la popolazione fra Ottocento e Novecento raddoppia: Genova � di fatto per una cinquantina d'anni la citt� pi� importante d'Italia, grazie anche allo stretto legame con Milano e alla creazione grazie a Cavour di quelle infrastrutture necessarie a modernizzare tutto il paese. Il tutto sotto la direzione di un importante sindaco, il barone Andrea Podest�. E' una citt� anche fulcro di nuovi fermenti politici e sociali: qui ha luogo nel 1892 il congresso dal quale nacque il Partito Socialista Italiano. Anzi, i partiti nascenti furono in realt� due, poich� gi� dal primo giorno i socialisti iniziarono a dividersi: alla Sala Sivori rimase la componente dei massimalisti, alla societ� dei Carabinieri si riunirono i riformisti di Filippo Turati. Nascono i primi giornali, fra cui il Corriere Mercantile, il Caffaro, il Secolo XIX (acquisito dagli stessi Perrone gi� proprietari dell'Ansaldo), e il Lavoro, un quotidiano socialista. Presso il monumento di Quarto, Gabriele d'Annunzio nel 55� anniversario della partenza dei Mille pronuncia un roboante discorso a favore dell'entrata italiana nella Grande Guerra, che avverr� dopo pochi giorni.
A nulla serviranno gli
appelli contro l'inutile strage del Papa Benedetto XV, il genovese Giacomo Della
Chiesa, nativo dell'allora comune di Pegli, eletto al soglio di Pietro il 3
settembre 1914, quando era cardinale di Bologna. Va attribuita a lui anche
l'espressione, sempre al riguardo dello stesso argomento, della guerra come �suicidio
dell'Europa civile�; fra le note caratterizzanti del suo pontificato, che si
concluse il 22 gennaio 1922 quando mor� a causa di una broncopolmonite, ci
sar� anche la spinta a favore delle missioni, con un preciso orientamento al
distacco dagli interessi politici delle potenze e di concentrazione sulla
comunicazione del Vangelo.
Sar� proprio l'Ansaldo guidata dai
Perrone, dopo Caporetto, a fornire all'armata italiana in ritirata il materiale
bellico necessario alla riscossa.
Tuttavia, dopo la prima guerra mondiale, viene meno la leadership genovese nell'economia e nella finanza: la riconversione dell'Ansaldo e dell'Ilva non
riesce. Genova assume - all'interno del triangolo
industriale che comprende anche Milano e Torino - la funzione di polo principale
dell'industria pubblica, motore economico che d� ossigeno all'economia genovese
dopo la depressione del '33, ma ne affida strutturalmente le sorti allo Stato e
in particolare al carrozzone dell'IRI, l'Istituto per la Ricostruzione
Industriale. Alla
fine degli anni '30 riprende la vecchia funzione industriale nel campo bellico
per soddisfare le mire del Due del fascismo, che si preparava alla guerra. Si
punta anche sulla cantieristica, con la nave Rex che conquista il Nastro
Azzurro per la traversata atlantica pi� veloce. Nel 1938 vengono inaugurati da
Mussolini l'ospedale Gaslini, realizzato per volere dell'industriale oleario, e
la Genova-Serravalle, la prima autostrada italiana.
Durante la Seconda Guerra Mondiale �
pesantemente bombardata gi� 4 giorni dopo l'entrata dell'Italia nel conflitto.
Il primo pesante bombardamento � navale, da parte degli inglesi, il 9 febbraio
1941, che
approfittando di una giornata di foschia arrivano indisturbati alle porte della
citt�: il bilancio fu di 141 morti. Un grosso proiettile colp� anche la
Cattedrale di San Lorenzo, ma rimase miracolosamente inesploso. Un altro grave
episodio ci fu nella notte fra il 23 e il 24 ottobre 1942, quando 354 persone
morirono nella ressa che ci fu nel rifugio della galleria delle Grazie, durante
un bombardamento. L'8 agosto del 1943 un altro pesantissimo bombardamento aereo
inglese port�, oltre a centinaia di vittime, anche la distruzione del Teatro
Carlo Felice, ricostruito in circa mille giorni solo alla fine degli anni '80. L'armistizio non ferma
gli attacchi, Genova fa parte del Nord sottomesso alla Repubblica di Sal�. E
cominciano allora anche le rappresaglie dei tedeschi. Drammatica fu la fine, fra
gli altri, di Giacomo Buranello, torturato per giorni prima di essere ucciso, e
di Eros Lanfranco, avvocato azionista deportato in Germania e ucciso con
un'endovena di benzina. Cominciano a distinguersi anche importanti figure
partigiane come il cattolico Aldo Gastaldi, detto Bisagno, che poi mor�
in un misterioso incidente stradale un solo mese dopo la fine della guerra. Il 6 aprile 1944 c'� la
strage della Benedicta, nella quale 96 partigiani rifugiati in quel
convento sono fucilati, il 19
maggio 1944 quella del Turchino, con una cinquantina di prigionieri politici uccisi per
rappresaglia dopo che i partigiani avevano messo una bomba al cinema Odeon di
via Vernazza che
aveva ucciso 5 soldati tedeschi. E tanta ferocia dei nazi-fascisti ci fu ancora
con l'avvicinarsi della fine della guerra, con gli eccidi a Portofino,
Castellaccio, La Squazza, Calvari, Cravasco. Tantissimi attacchi la citt� subisce anche nel 1944: il pi� grande disastro fu,
il 10 ottobre, il crollo della galleria rifugio di San Benigno, che conteneva
munizioni, nella quale persero la vita circa 2000 persone. Genova trova la forza di resistere nella lotta
partigiana, ed � la prima citt� del Nord (24 aprile 1945) a liberarsi
dall�occupazione dei tedeschi che si arrendono lasciando la citt� senza fare
terra bruciata prima di andarsene come erano soliti fare per volere del Fuhrer.
Il generale Meinhold firm� la resa nelle mani
dei rappresentanti del C.L.N. (unico caso in Italia) presieduto dal comunista Remo Scappini
alle 19,30
del 25 aprile 1945 presso Villa Migone in San Fruttuoso, allora residenza
provvisoria del
Cardinale Pietro Boetto, grande tessitore delle trattative insieme al vescovo
ausiliario Siri. L'indomani mattina, alle 9, dalla radio di Granarolo, Paolo
Emilio Taviani poteva annunciare la resa dei tedeschi. I caduti per la libert� di Genova in totale furono 1863. Pian piano si ricostruisce, espandendosi e venendo a
formare la �Grande Genova�, quella che da Voltri va a Nervi, realizzando
nuove importanti opere quali l�Aeroporto
Cristoforo Colombo (1962), la Fiera del Mare, la Strada Sopraelevata (inaugurata
il 25 agosto 1965 ed in seguito
intitolata ad Aldo Moro), il
viadotto autostradale sul Polcevera.
Non senza polemiche, come in occasione della demolizione, a Cornigliano, del romantico Castello Raggio per far posto alle
acciaierie. E passa ancora attraverso momenti tragici:
dal 2 al 4 luglio 1960 si sarebbe dovuto svolgere a Genova il 6� congresso del MSI, che dava l'appoggio esterno determinante
con i suoi voti al governo-Tambroni.
A presiedere il congresso sarebbe stato l'ex prefetto repubblichino di
Genova, lo spietato Carlo Emanuele Basile, responsabile durante la guerra della
deportazione di circa 1600 operai della fascia industriale genovese. Oltretutto
il congresso doveva tenersi presso il Teatro Margherita, che si trovava in via
XX settembre a due passi dal Sacrario dei Caduti.
La cosa fu vista come una provocazione in una citt� medaglia d'oro della Resistenza come Genova.
Un comizio di Sandro Pertini contro il congresso missino si era svolto
pacificamente il 28 giugno davanti a trentamila persone in piazza della Vittoria. Un'altra
manifestazione, guidata dai portuali e alla quale parteciparono centomila genovesi, in massima parte di giovane
et�, si svolse il 30 giugno. Tutto fil� liscio sino al momento dello scioglimento
della manifestazione. Parte dei manifestanti risalirono in piazza De Ferrari e
vennero caricati dalla polizia (rinforzata in quei giorni dagli elementi della
Celere di Padova) che faceva caroselli con le jeep intorno alla fontana. I manifestanti
cercarono di rifugiarsi nei vicoli, poi reagirono tirando pietre, rovesciando e bruciando le jeep, ci furono scontri
fino a sera con lancio di lacrimogeni. Si tent� una mediazione fra le parti
cercando di spostare il congresso a Nervi, ma alla fine il MSI annull� il congresso.
Durante le manifestazioni di protesta si contarono un centinaio di
feriti. Altri incidenti con morti ci
furono nei giorni seguenti a Reggio Emilia e in altre citt�, e portarono alle dimissioni del
governo, e alla ripresa della politica di centro-sinistra.
Altro evento drammatico fu l�alluvione del 1970. Si verific� l'8 di ottobre e nel giro di 24 ore caddero 433mm di pioggia; e le vittime alle fine furono 25. All'inizio,
gi� dalle 19.15 del 7 ottobre, fu colpita la zona di Voltri con 14 morti e il
crollo del ponte ferroviario provocati dalla
furia del torrente Leira; poi il giorno seguente tracimarono i torrenti Secca,
Polcevera e Torbella, ma fu il torrente Bisagno a creare i maggiori disagi quando, intorno alle 15, tracim�
invadendo tutta la val Bisagno, la zona di Brignole e poi sino alla Foce in
piazzale Kennedy: furono travolte tutte le passerelle nella zona di Marassi, e
croll� il ponte di Sant'Agata. Nel sottopasso di via Archimede l'altezza
dell'acqua raggiunse i 3 metri. I danni ammontarono a circa 130 miliardi di lire dell'epoca. Un
"esercito di spalatori" aiut� Genova nei giorni successivi all'alluvione a risollevarsi. In molti casi furono le stesse persone che si operarono per far tornare Firenze alla normalit� dopo l'altrettanto tragica alluvione del novembre 1966.
Durante
il dopo-guerra due sono le figure della citt� che spiccano per il loro
attivismo: Paolo Emilio Taviani, gi� presente nel Comitato di Liberazione
ligure, deputato della Costituente, pi� volte ministro democristiano anche
degli Interni e infine senatore a vita, e il cardinale Giuseppe Siri, un
conservatore che pi� volte sfior� anche l'elezione pontificia, e che resse la
diocesi dal 1946 al 1987. Taviani
svolge il ruolo di grande mediatore sociale, rafforza l'IRI, favorisce la
crescita delle infrastrutture, fra cui le autostrade da Ventimiglia alla Spezia
e verso Milano e Torino. E' una politica che alla fine piace a tutti, dalla DC
ai sindacati. Dopo una breve parentesi dopo la guerra in cui localmente governa
il PCI con il sindaco Gelasio Adamoli, dal 1951 � la DC a prendere in mano la
guida della citt� con Vittorio Pertusio, allargando negli anni '60 la
maggioranza ai socialisti, in una sorta di centro-sinistra simile a quello
sperimentato da Moro a livello nazionale. Solo nel 1975 la DC cede il potere per
lasciare il governo alle giunte PCI-PSI, guidate dal 1975 al 1985 da Fulvio
Cerofolini. Altra figura di notevole importanza sar� quella
dell'industriale Angelo Costa, che sar� per due volte eletto alla presidenza
della Confindustria (1945-1955).
Genova paga un prezzo alto come vittime anche durante gli anni del terrorismo; in un hotel di Chiavari nel novembre 1969 si era tenuta la prima riunione di quello che sarebbe stato il primo gruppo terroristico italiano. Il 18 aprile 1974 venne rapito il sostituto procuratore Mario Sossi, che aveva svolto il ruolo di Pubblico Ministero nel processo contro la "Banda 22 ottobre", responsabile dell'omicidio del giovane fattorino Alessandro Floris, avvenuto nel 1971 presso la sede dell'istituto case popolari di via Castello per rubare del denaro. Iniziarono le trattative fra Stato e brigatisti, e venne accettato, in cambio della liberazione del magistrato, di rilasciare alcuni componenti della famigerata banda. Sossi venne cos� liberato dopo 36 giorni di prigionia, ma il giudice Francesco Coco riusc� ad opporsi alla scarcerazione dei terroristi. Una decisione che gli coster� caro: Coco verr� assassinato l'8 giugno del 1976 in salita Santa Brigida, insieme a due uomini della scorta (Giovanni Saponara, che era con lui in quel momento, e Antioco Deiana, che era l'autisti che li aspettava in macchina). Le Brigate Rosse poi rapirono l'industriale Costa, che venne tenuto prigioniero per 81 giorni. Con i soldi pagati per il riscatto l'organizzazione terroristica pot� continuare a finanziarsi. Iniziarono in citt� anche le prime gambizzazioni, fra cui quelle di Vittorio Bruno, vicedirettore del Secolo XIX e primo giornalista in Italia a subire questo trattamento, e del dirigente dell'Ansaldo Castellano, che era iscritto anche al PCI. Il 21 giugno 1978 viene ucciso su un autobus mentre si reca al lavoro il commissario Esposito. Il 24 gennaio del 1979 venne assassinato all'alba in via Fracchia l'operaio dell'Italsider Guido Rossa, che aveva denunciato in fabbrica un uomo, Francesco Berardi, che distribuiva volantini ineggianti alle Brigate Rosse, ed aveva poi testimoniato nel successivo processo. Il giorno seguente, alla manifestazione in piazza De Ferrari, erano presenti sotto la pioggia 250 mila persone. Le Brigate Rosse avevano colpito un operaio, era il momento in cui forse la citt� si scosse e cominciava a cedere anche un certo muro omertoso. Ma gli omicidi non si fermarono: in un altro agguato presso un bar di Sampierdarena, il 21 novembre 1979 vengono uccisi due carabinieri, Vittorio Battaglini e Mario Tosa; il 25 gennaio 1980 (un anno esatto dopo la manifestazione seguita all'omicidio-Rossa) vengono assassinati altri due carabinieri, il colonnello Emanuele Tuttobene e l'appuntato Antonino Casu. Ma proprio nel 1980 gli uomini del corpo specializzato guidato dal generale Dalla Chiesa eliminano la colonna genovese dei brigatisti di via Fracchia, facendo irruzione nel covo: nel conflitto a fuoco muoiono quattro terroristi, e vengono rinvenute armi, materiali per falsificare i documenti, e una lista con circa tremila persone schedate e da colpire.
Intanto, il modello di sviluppo tradizionale (industriale - portuale) della citt� viene meno con il venir meno, negli anni '80, della grande industria di Stato e, conseguentemente, della sua connotazione - anche sociale - di citt� �di fabbbriche e di operai�; siamo ai giorni nostri: la citt� cambia volto, impoverendosi di industrie ma crescendo in bellezza, puntando sul turismo con la nuova area del Porto Antico, disegnata da Renzo Piano, e con l'Acquario, frutto dei finanziamenti per le celebrazioni colombiane del 1992. Nel luglio 2001 ospita la riunione del G8 a Palazzo Ducale, che nel frattempo, dopo essere stato per anni il palazzo di giustizia della citt�, ne � diventato il centro culturale; attorno alla zona rossa, eretta a difesa dei capi di stato, ci sono scontri tra la polizia e i manifestanti. La citt� � devastata dai black-blok che si muovono liberamente, mentre le forze di polizia si concentrano sugli altri manifestanti, con episodi drammatici come l'irruzione alla scuola Diaz. Il bilancio si chiude con 1 morto in piazza Alimonda, numerosi feriti e molti danni. Ma grazie ai finanziamenti del G8 la citt� si rif� il look: vengono risistemate piazza De Ferrari, Palazzo Ducale, la cattedrale e via San Lorenzo, la Stazione Marittima, Nervi, via San Vincenzo e la passeggiata di Pegli.
Nel 2004 Genova � capitale europea della cultura, ospitando importanti manifestazioni. E' ormai il passaggio dalla citt� industriale a quella turistica: una scommessa difficile da vincere.

E� da sempre terra di artisti: dal
violinista Niccol� Paganini all�architetto Carlo Barabino(1768-1835) � autore della
struttura centrale della citt�, tra cui il Teatro Carlo Felice e il Palazzo dell'Accademia,
i giardini dell'Acquasola, lo slargamento di piazza Fontane Marose, nonch� iniziatore del progetto del cimitero monumentale di
Staglieno (1851), portato a termine dall'allievo G.B.Resasco, a causa della sua prematura morte causata
dall'epidemia di colera - ai celebri
pittori Luca Cambiaso (moneglino), Alessandro Magnasco, Bernardo Strozzi e Niccol�
Barabino. Nel secondo dopoguerra, nasce la scuola dei cantautori genovesi, che
annovera Fabrizio De Andr�, Luigi Tenco, Gino Paoli, Bruno Lauzi, Umberto Bindi,
Ivano Fossati ed annette anche l�astigiano Paolo Conte; ma qui vive anche il grande poeta Eugenio Montale, vincitore del
premio Nobel per la letteratura(1975), e il celebre attore dialettale Gilberto Govi:
�Aver fatto apprezzare il genovese: questo � il mio vanto�, disse il
grande cantore di un dialetto aspro ed irto, che i genovesi considerano una vera
e propria lingua, tanto da svilupparsi anche sotto forma di canzone, talvolta
dai toni malinconici, talvolta goliardici (�Ma se ghe pensu� del maestro
Margutti ne � il simbolo), i cui interpreti pi� celebri sono stati Mario
Cappello e Giuseppe Marzari, fino ad arrivare allo storico gruppo dei Trilli e alle
innumerevoli compagnie di canto popolare e di trallallero dilettantistiche.
Ma anche terra di ammiragli e grandi
navigatori - Guglielmo Embriaco, Biagio Assereto, Cristoforo Colombo � di Papi
� quali Innocenzo IV e Benedetto XV � ed intellettuali � come i professori
Natta e Dulbecco, rispettivamente premi Nobel per la Chimica(1963) e per la Fisica(1975).
Sindaci dal dopoguerra:
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Dicembre 1946 - Febbraio 1948 |
Giovanni Tarello |
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Febbraio 1948 - Giugno 1951 |
Gelasio Adamoli |
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Giugno 1951 - Maggio 1960 |
Vittorio Pertusio |
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Febbraio 1961 - Febbraio 1965 |
Vittorio Pertusio |
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Febbraio 1965 - Gennaio 1966 |
Augusto Pedull� |
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Luglio 1966 - Ottobre 1971 |
Augusto Pedull� |
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Ottobre 1971 - Aprile 1975 |
Giancarlo Piombino |
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Aprile 1975 - Ottobre 1985 |
Fulvio Cerofolini |
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Ottobre 1985 - Agosto 1990 |
Cesare Campart |
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Agosto 1990 - Dicembre 1992 |
Romano Merlo |
| Dicembre 1992 - Maggio 1993 | Claudio Burlando |
| Dicembre 1993 - Novembre 1997 | Adriano Sansa |
| Novembre 1997 - Maggio 2007 | Giuseppe Pericu |
| Maggio 2007 - in carica | Marta Vincenzi |
Vescovi dal dopoguerra:
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1946 - 1987 |
Giuseppe Siri |
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Luglio 1987 - Aprile 1995 |
Giovanni Canestri |
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Giugno 1995 - Settembre 2002 |
Dionigi Tettamanzi |
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Febbraio 2003 - Settembre 2006 |
Tarcisio Bertone |
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Settembre 2006 - in carica |
Angelo Bagnasco |
Testo
a cura di Daniele Laneri 
Bibliografia:
Alessandro Benna - Lucia Compagnino "30 giugno 1960"
A.Bettanini - P.Mastrolonardo - D.Moreno - E.Polegggi "Genova 7/8 ottobre 1970 - Il fango negli occhi" - ed. Sagep
Mauro Bocci "L'identit� genovese - Storia di una citt� tra Ottocento e Duemila" - ed. De Ferrari
Federico Donaver "Storia di Genova"
Edmund Howard "Breve storia di Genova" - ed. Sagep
Maurizio Lamponi "La meravigliosa storia di Genova - dal 1797 ai giorni nostri" - ed. Mondani
Paolo Lingua "Breve storia dei genovesi" - ed. Laterza
Enciclopedia delle Regioni a cura di Valerio Lugani "Liguria" - edizioni Aristea
Sito Internet Prof. Franco Bampi
Sito Internet Wikipedia
Articolo gionalistici tratti da "Il Secolo XIX 1886-1986"
"Anni spietati" - puntata della serie "La storia siamo noi"