Il declino di questo luogo e' da far risalire al periodo compreso tra la fine del III e l'inizio del IV secolo. Oltre alla decadenza dell'Impero Romano, i fattori di crisi sono da ricercarsi nei cataclismi naturali che ne inficiarono la sicurezza e alla lontananza dalle principali vie di comunicazione che costituivano l'asse portante della vita economica e sociale della tarda antichità. Sommersa da un movimento franoso nel 1300, Veleia conosce un lungo periodo d'oblìo. L'esplorazione del sito ha inizio a seguito del ritrovamento, fatto casualmente nel 1747, della "Tabula Alimentaria" traianea, la più grande iscrizione su bronzo di tutto il mondo romano, testimonianza, databile agli inizi del II sec. d.C. Spezzato e venduto a varie fonderie, ma recuperato dai canonici piacentini Giovanni Roncovieri e Antonio Costa, il prezioso monumento è offerto dal Costa a don Filippo di Borbone, duca di Parma, nel 1760. Proprio grazie a quest'ultimo, la ricerca sul sito di Veleia conosce una metodologia di lavoro razionale in grado di far affiorare dal terreno le testimonianze che rendono chiara la valenza storica di questo luogo.
La zona degli Scavi ospita l'impianto termale che grazie allo sfruttamento di acque solforose o saline distinse questo sito e lo rese ideale per un insediamento abitativo. Presso l'Antiquarium troviamo una raccolta di reperti: dai mosaici alle steli funerarie, dai capitelli ai busti in pietra locale, dalle incisioni ai bronzetti. Questa esposizione permanente ospita anche un calco della Tavola Alimentaria Il Quartiere meridionale vede la presenza di un nucleo di dimore dotate di sistema fognario tuttora funzionante, inoltre ospita il molino e il frantoio. La Via Porticata è sede del Termopolio e della Casa del Cinghiale con i resti di un'abitazione che aveva come effige al centro del pavimento musivo un cinghiale.

Veleia fu un prosperoso municipio romano a capo di un vasto territorio che si espandeva dalla zona parmense del fiume Taro fino alla Val Trebbia abbracciando la regione boscosa fin quasi a Bedonia ed alla zona ligure di Santo Stefano d'Aveto.
 
Oggi il sito archeologico d'interesse è ubicato, nel comune di Lugagnano Val d'Arda, in località Velleia a 460 metri sul livello del mare ed a 35 Km. da Piacenza. L'esplorazione di Veleia è da ricondurre a Filippo di Borbone, duca di Parma, intorno al 1760 nella zona dove anni prima fu rinvenuto casualmente un reperto di grande rilevanza: la Tabula Alimentaria Traiana, il più esteso documento bronzeo risalente alla prima metà del II secolo d.C.
La città di Veleia sorge in una valle appenninica a sud di Piacenza, si sviluppa e diviene municipio, capoluogo di un vasto territorio montano, nell' ultimo secolo della Repubblica. Il nome deriva da quello di una tribù ligure, quella dei Veleiates.
I liguri veleiates furono i primi abitanti della zona. Con una economia tipicamente di sussistenza dove la caccia e la pesca unite ad una primitiva forma di allevamento costituivano le principali attività di sostentamento. Posta in una zona decentrata del territorio ligure, Veleia aveva una sua valenza dal punto di vista dell'interscambio mercantile.
Veleia è, in epoca romana, un municipo, capoluogo di un vasto territorio montano confinante con quelli di Parma, Piacenza, Libarna e Lucca. Si tratta di una meta prediletta per consoli e proconsoli di Roma che qui trovano un luogo ideale, grazie anche alle terme, per una villeggiatura tranquilla e riposante.L'estensione del territorio veleiate, da cio' che si puo' ricavare dalla Tavola Alimentaria, e' di circa 1200 kmq. I romani vi giunsero in modo totalmente pacifico e nel 42 d.C. Veleia ottenne la prima cittadinanza romana.
 
Proseguendo verso nord si trova il Quartiere orientale e girando a sinistra si entra del Foro, una delle piazze meglio conservate d'Italia grazie alla pavimentazione ed al sistema di scolo delle acque piovane. A sud la zona è chiusa dalla Basilica, una sala rettangolare di circa 400 metri quadrati adibita all'epoca a funzioni religiose, civili e militari. Costeggiando la Chiesa e la Canonica si arriva all'Anfiteatro le cui dimensioni ridotte ne fanno uno degli esempi più singolari.
 
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