La zona di Vernasca, abitata sin dal Neolitico, venne strappata dai romani alle popolazioni liguri qui insediate all'epoca della conquista. A guardia della vallata i Liguri avevano eretto sui rilievi una serie dei loro villaggi fortificati, i cosiddetti "castellieri", edificati a vista l'uno rispetto all'altro per consentire alle informazioni di correre veloci. Tracce di castellieri sono state trovate a Rocchetta di Carameto, a Settesorelle ed a Casali di Morfasso. Il sistema dei castellieri, ancora in fase di studio e sul quale sono state formulate numerose ipotesi, interessava comunque tutto l'Appennino piacentino ed era una prerogativa comune a tutte le popolazioni di ceppo celto-ligure della zona.
Vigoleno si trova sul crinale che separa la Valle del torrente Ongina dalla Val Stirone. E' un borgo fortificato eccezionalmente integro nelle sue forme e ricco di testimonianze storiche.
 
La fondazione della fortezza originaria risale probabilmente al secolo X, ma le prime testimonianze storiche risalgono al 1141, quando Vigoleno era un avamposto del Comune di Piacenza sulla strada verso i territori parmensi; attorno al Duecento entrò in possesso della famiglia guelfa degli Scotti, in conflitto con Piacenza, dominata allora dalle fazioni ghibelline, le quali attaccarono e distrussero il castello durante il sec. XIV. Fu lo stesso Comune di Piacenza a ricostruirlo ed a tenerlo fino alla fine del secolo, quando fu distrutto nuovamente. La terza edificazione fu opera degli stessi Scotti rientrati in possesso del fortilizio nel 1389 grazie ai Visconti, i quali diedero al luogo anche il rango di contea. Le vestigia attuali del castello sono in massima parte frutto di questo rifacimento quattrocentesco.
 

webmaster Luca
Da " La Libertà " del 23.01 1999
"....numerose attività che sorgevano lungo l'intera percorrenza ( Genova - Piacenza), dove, a distanza di pochi chilometri, si potevano trovare numerose osterie, un tempo utilizzate principalmente come punti di ristoro per i commercianti ed i viaggiatori in cammino dalla pianura verso i monti ed alle prese con difficoltà ambientali particolarmente aspre: tale fitta di rete di osterie era nata a compensare i vari punti di tappa per i muli che trovavano riposo in appositi rifugi lungo il tragitto, consentendo inoltre un attimo di ristoro anche per il conduttore. Dislocate lungo il percorso, sul solo territorio di Vernasca si potevano contare almeno cinque sino al confine con Bore, dal quale si proseguiva poi fino a Bardi, attraverso il passo del Pellizone.
Una delle più tipiche di queste era sicuramente quella di Pione, gestita dal 1912 sino al 1963 dalla signora Marietta Rivi, vedova dal 1936 e da allora in grado di allevare ben sei figli senza mai abbandonare l'attività della sua amata osteria: anche tale attività sorse nella seconda metà del 1800 su di un vecchio rifugio per muli, servendo per anni i numerosi ambulanti fiorenzuolani e lugagnanesi diretti al mercato del giovedì di Bardi e di Bore. L'osteria di Madonna di Pione, meglio conosciuta come "l'osteria della Marietta" ha rappresentato per decenni il prototipo di un locale di montagna sperduto in mezzo ai boschi.....
...Di quelle osterie ormai non resta più che qualche insegna sbiadita e poche tracce di quella che fu una importante rotta commerciale del passato e che ora cerca orgogliosamente si resistere alla minacce del tempo e della modernità."
Ora Luca e Nicla si sono impeganti a fondo per far tornare a vivere questo posto meraviglioso. E' vero che ormai sono scomparse le vecchie osterie, ma non è  scomparso il valore delle persone e la voglia di conoscere. Qui si respira ancora il profumo della storia e del nostro orgogliosissimo passato. Siamo tutti dei viaggiatori, la cosa bella è anche fermarsi ogni tanto.
La storia è quindi la protagonista assoluta, insieme alla natura, della Locanda dei 2, non possono mancare dei riferimenti storici a Vernasca e Vigoleno.

Le tracce degli Scotti sono ancora visibili negli stemmi gentilizi scolpiti sia sopra il portale d'ingresso al borgo sia sul timpano dell'oratorio della Madonna delle Grazie, con ogni probabilità la cappella di famiglia degli Scotti, al contrario della chiesa di San Giorgio che rappresentava la parrocchia del piccolo borgo. La famiglia Scotti mantenne il possesso della rocca fino al 1908, in seguito la stessa fu ceduta e trasformata in edificio residenziale.
Il castello venne acquistato nel 1029 dal marchese Ugo di Provenza, quindi passò ai Malaspina per poi tornare all'Abbazia (1048), della quale seguì il destino: passato con tutti gli immobili agli Sforza di S. Fiora rimase per un certo periodo in auge quale sede del giusdicente di Val Tolla (insieme al castello di Sperongia) quindi andò in rovina quando questa funzione civile fu trasferita a Lugagnano. Gli stessi Sforza di S. Fiora (ramo Cesarini) rimasti proprietari del feudo di Vernasca fino al Settecento, furono privati dei propri domini con la venuta degli eserciti napoleonici; durante questo periodo Vigoleno divenne un centro resistenza dei contadini locali contro le depredazioni ed i soprusi dei soldati francesi.
Nel 1815 venne costituito il Comune di Vigoleno, il cui territorio corrispondeva approsimativamente all'attuale Comune di Vernasca; occorre notare come a quel tempo Vigoleno fosse un centro abitato ben più popoloso di Vernasca. Nel 1851 tuttavia, per iniziativa di Carlo III di Borbone, il capoluogo comunale fu definitivamente spostato a Vernasca.
 
Successivamente alla presenza romana, dopo il periodo privo di notizie storiche corrispondente all'Alto Medioevo, il territorio di Vernasca entrò a far parte dei possedimenti dell'Abbazia di Val Tolla, fondata presumibilmente nella prima metà del secolo VII.
Durante questo periodo il borgo, ancora denominato "Lavernasco" come nella forma originaria, fu dotato dall'Abbazia di un castello (secolo X).
Tale fortilizio è nominato in un documento in cui l'imperatore Enrico II concede un privilegio all'Abbazia stessa.
Vernasca 1937 e Vigoleno primi anni 30
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