L'appetito di Elisabetta.
Come si sa, da sempre la buona cucina è alleata delle più disparate alleanze politiche. Ne sono prova i consigli gastronomici contenuti in diverse lettere del cardinale Giulio Alberoni, allorché divenne ministro del re Filippo V di Spagna, e della consorte di quest'ultimo Elisabetta Farnese.
Era infatti dai ricchi territori del Ducato di Parma e Piacenza che il cardinale richiedeva e si faceva spedire le più preziose materie prime per imbandire a regola d'arte i reali banchetti ed assecondare i robusti appetiti delle teste coronate, soprattutto quello della regina che, a dire de Porporato, "mangia come due e mi contenteria mangiare io in due pasti quello che mangia in uno. Beve due volte al pasto in un vaso assai recipiente. Continua a bere il mio vino, però senza che lo sappi, gli fo mettere un terzo d'acqua".
Fra gli ingredienti che l'Alberoni richiede dalle terre piacentine, figurano"triffole", "salame", "ribiole" e "anolini". Mangiando tali delizie, la regina, in vena di nostalgia, "dice parergli essere ancora nel buon paese" cioè a Piacenza, sua città d'origine.