Ecco i Simple Minds dal pubblico al privato
A due anni di distanza dall'ultimo Good news from the next world e quindici anni dopo aver realizzato il capolavoro indiscusso New Gold Dream, Jim Kerr e i Simple Minds tornano sui propri passi e ripropongono dal vivo gran parte dei brani dell'album della loro consacrazione nei concerti del nuovo tour...
Uno sguardo al passato, al momento migliore in assoluto del longevo gruppo scozzese, che non ha impedito a Jim Kerr e soci di guardare anche avanti.
Infatti al nuovo disco collaborano i Transglobal Underground, cult-band che lavora sulla contaminazione tra i suoni più nuovi, tecnologici e apprezzati anche in discoteca, con echi etnici di ogni angolo del pianeta...
"Intanto possiamo goderci l'atmosfera rilassata e senza stress di una serie di concerti non legati alla promozione di un disco. Insomma: da una parte possiamo divertirci a fare i vecchi pezzi, magari modificandoli ogni sera, dall'altra possiamo sperimentare dal vivo le nuove canzoni prima ancora di registrarle nelle versioni definitive, vedendo che effetto fanno sul pubblico..."
PIETRO D'OTTAVIO (la Repubblica, 1/7/97)
Uragano Simple Minds notte brava al "Gilda"
Il ciccione, lo smilzo e il biondino.
Detto così non provoca emozioni. Ma se i tre sono i Simple Minds l'aspetto conta fino a un certo punto e si scatena un tifo da stadio. Così, quando alle due di mercoledi si sono presentati al "Gilda on the beach" di Fregene, il batterista Mel Gaynor, il bassista Derek Forbes, il pianista Mark Taylor (gli altri due, Charlie Burchill e Jim Kerr erano già volati in Portogallo per il prossimo spettacolo) è stato come se arrivasse un uragano...
Di Roma non dicono che bene. Un po' per il clima del dopo concerto, un po' per l'effetto "Bud", elencano in toni euforici tutti i tesori della capitale: "I monumenti, i musei, il Colosseo, la Fontana di Trevi, il cibo, le belle donne..."
la Repubblica, 4/7/97
|
Simple Minds, rock e impegno
ROMA - C'era molta attesa per il ritorno degli scozzesi Simple Minds e anche stavolta come in passato il gruppo di Glasgow non ha disatteso le aspettative dando vita a un grande show in cui oltre alla musica contano i sentimenti. ... sono saliti sul palco, richiestissimi, verso le 23,con i presenti
ormai ringhianti per sentirli, vederli, osannarli. E bene hanno fatto i cinquemila presenti a restare fino a tarda notte; Kerr, novello William "Braveheart" Wallace, ha dimostrato che gli anni di silenzio non li hanno minimamente arrugginiti...
PAOLO ZACCAGNINI (il Messaggero, 2/7/97)
La new wave è risacca restano i Simple Minds
ROMA - La new wave è lontana, e di quella ondata fragorosa dei primi anni Ottanta resta appena la risacca. Pure, restano nell'immaginario i vecchi eroi, quelli a cui si aggrappano tenacemente gli appassionati che stentano a riconoscerne di nuovi, duraturi e credibili sullo scenario sempre più frammentato del rock contemporaneo.
Forse è per questo che il "New Gold Dream" di Jim Kerr e i suoi Simple
Minds resiste alla centrifuga delle mode, e ancora lancia segnali rassicuranti di identità, come ha dimostrato l'affollato concerto dell'altra sera al Roma Live Festival...
L'armamentario di cui dispongono è di compattezza granitica: con la voce del leader, la chitarra affilata di Charlie Burchill, il compagno più fedele, il basso squadrato di Derek Forbes, rientrato da pochi mesi in formazione, le bacchette impugnate dalle mani agilissime di Mel Gaynor, ..., e le tastiere di Mark Taylor, fin troppo ridondanti...
Al primo ascolto, i due inediti proposti dal vivo suonano piuttosto anonimi: introduzione campionata, poi le armonie ampie ed avvolgenti che sono diventate il marchio di fabbrica dei Simple Minds, scandite però da un'idea di techno fin troppo paludata. Meglio, decisamente, quando i Simple Minds si rifugiano nel loro passato glorioso... La sensazione, dopo un'ora e mezzo di show, egrave che il mestiere abbia in loro il netto sopravvento sulla creatività, e che la patina di dejavu che incrosta le vele dei Simple Minds (pure ancora gonfie di fierezza) non possa essere aggredita...
FLAVIO BRIGHENTI (la Repubblica, 3/7/97)
|