Rut

 

                Il libro di Rut - fra i più brevi della Bibbia con i suoi 85 versetti divisi in quattro capitoli - è giudicato da J.W. Goethe come “il più grazioso racconto che ci sia stato tramandato dalla letteratura epica e idillica” (Gedenkausgabe der Werke, III, Zürich-Stuttgart 19663, 415). A partire da alcuni dati storici ambientati “al tempo in cui governavano i Giudici” (1,1: secoli XII-XI a.C.), la narrazione sviluppa un messaggio edificante, volto soprattutto a suscitare un rinnovato impegno di fede. Caratteristica della breve storia è la ripetizione di alcune parole chiave: tra queste hesed, termine che dice l’amore fedele e affidabile di Dio. Esso torna tre volte (1,8; 2,20; 3,10), facendo comprendere il rapporto  dell’Eterno con i protagonisti, ma anche di questi fra loro: da una parte, il racconto mostra la presenza di un disegno provvidenziale, in cui si esplica nella storia l’amorevole fedeltà del Signore (le “ali” sotto cui Rut si rifugia, e che sono al tempo stesso quelle di Dio e quelle di Booz: 3,12 e 9); dall’altra, Noemi, Rut e Booz ispirano le loro reciproche relazioni all’amore con cui Dio ama il suo popolo. Emerge così con il significato teologico anche quello etico della narrazione: dobbiamo amarci con l’amore misericordioso e fedele con cui Dio ci ama, e di cui in particolare Rut è testimone fedele. Accanto a questo messaggio, il racconto presenta anche un significato etico-sociale: il fatto che l’eroina del racconto sia una donna, per di più straniera (una Moabita, appartenente a un popolo tradizionalmente non amato dagli Israeliti), e che questa donna, questa straniera entri a pieno titolo nella genealogia di Davide, il re conforme al cuore di Dio (1 Sam 13,14), mostra come ogni discriminazione verso la donna o verso lo straniero sia del tutto ingiustificata agli occhi del Signore. Il libro ha ispirato così le più diverse letture: da quella che vi vede una sorta di manifesto della teologia della liberazione della donna, oltre che degli oppressi e dei discriminati (cf. in Brasile il biblista Carlos Mesters, ), a quella che vi legge una teologia dell’armonia fra persona, famiglia, società e natura (cf. l’artista indiana Lucy D’Souza). È significativo che la femminilità di Rut - diversamente ad esempio da quelle di Giuditta o di Ester - non sia associata ad alcuna impresa eccezionale, né tanto meno cruenta, né ad alcuno spirito nazionalista, ma si esprima in una serie di situazioni umane comuni, possibili nella vita di tutti, tanto nella buona come nella cattiva sorte (a meno che non si voglia considerare eccezionale o eroica la dedizione amorevole alla suocera Noemi, giudizio peraltro assente dal testo...). Proprio così il racconto parla a ciascuno, ed è stato definito il Vangelo della donna del Primo Testamento, che proclama la forza dell’amore, la grazia della fecondità e la speranza della fede, espresse nella maniera più alta dalla profonda femminilità della protagonista.

                La vicenda narrata è semplice ed insieme commovente: a causa di una carestia il giudeo Elimèlech emigra da Betlemme e va nel paese di Moab con sua moglie Noemi, e due figli, che sposeranno due donne del luogo. Nell’arco di una decina d’anni, morti i tre mariti e cessata la carestia, Noemi decide di tornare a Betlemme ed invita le nuore ad unirsi alle famiglie d’origine. Una delle due, però, non vuol saperne di lasciare la suocera sola, sceglie  anzi di seguirla e di condividere in tutto l’incertezza della sua sorte e la sua fede. È Rut, il cui nome significa “sollievo” o anche “amica”: giunta a Betlemme agli inizi di aprile, ella va a cercare un po’ di sostentamento per sé e per la suocera come spigolatrice nel campo di un certo Booz. Questi è in realtà un lontano parente di Elimèlech e - applicando una sorta di legge del levirato (per la quale una vedova andava in sposa al parente più prossimo del marito che fosse in condizione di sposarsi) - otterrà di sposare Rut assicurando gioia e prosperità a lei e a Noemi. Dalla loro unione nascerà Obed, padre di Iesse, padre di Davide. Rut entra così direttamente nella genealogia del Messia atteso e promesso, venendo così largamente compensata per la fedeltà, la delicatezza e la generosità del suo amore. Il piccolo libro si presenta allora come la storia di tre donne, che parlano profondamente alla vita e alle scelte di ciascuno di noi.

                Noemi (da no’am = amabile, dolce) appare come una donna forte: nel tempo della carestia condivide col marito la difficile, dolorosa scelta di emigrare; rimasta “sola” (1,3), “priva dei due figli e del marito” (1,5), vedova e segnata dall’immenso dolore della perdita dei due figli, senza alcuna sicurezza e senza alcun futuro in termini umani, per giunta in terra straniera, decide di far ritorno alla terra dei suoi padri a loro promessa dal Dio dell’alleanza. A sostenerla in questa scelta è la sua fede profonda nel Dio che “visita il suo popolo” (1,6), che agisce cioè in favore dei suoi con atti di bontà e di provvidenza. È commovente pensare a questa donna avanti negli anni che parte verso un avvenire ignoto nella totale insicurezza, ferita dalle prove e tuttavia fiduciosa nella fedeltà divina, certa come lo fu Abramo che il Signore non solo non avrebbe tradito le sue aspettative, ma le avrebbe dato l’impensato. Donna forte e generosa, si preoccupa delle due giovani vedove prima che di sé e le invita a far ritorno alle loro rispettive famiglie dove potranno trovare un futuro che ella non è in grado di garantire loro in alcun modo. Per lei la sorte è stata amara (“chiamatemi Mara”: 1,20; “mara” vuol dire l’afflitta, l’amareggiata) e umanamente non ha prospettive di cambiamento a differenza delle due donne giovani. Il ragionamento è così fondato e disinteressato da convincere una delle due donne, di cui non si saprà più nulla, Orpa. L’altra, Rut, fa invece una scelta di grande coraggio e generosità, decidendo non solo di non abbandonare la suocera, ma anzi di seguirla in una terra che per lei moabita è straniera e ostile. Esse intraprendono così insieme la via del ritorno (il verbo ebraico shuv = ritornare è usato ben 12 volte nei 17 versetti del dialogo fra Noemi e le nuore: 1,6-22; segno dell’intenzione religiosa della donna, perché shuv dice anche la conversione, il ritorno al Dio dell’alleanza). Applicato a Rut (v. 22) il verbo è per i commentatori ebrei un segno della sua conversione alla fede d’Israele nel Dio unico e per quelli cristiani una prova della venuta dei pagani alla vera fede e dunque dell’universalismo della salvezza.

                Rut diventa così la protagonista centrale della storia: ella è stata capace di un amore più forte di ogni calcolo e di una fede gratuita e totale nel Dio della promessa. Le parole che rivolge a Noemi - dal ritmo poetico - sono il segno di una scelta d’amore dinnamica e insieme salda e fedele - “dove andrai tu andrò anch'io; dove ti fermerai mi fermerò” (1,16) -, che è nel più profondo una scelta di fede nel Dio dell’alleanza - “il tuo popolo sarà il mio popolo e il tuo Dio sarà il mio Dio” (ib.), e si caratterizza per la sua definitività: “dove morirai tu, morirò anch'io e vi sarò sepolta. Il Signore mi punisca come vuole, se altra cosa che la morte mi separerà da te” (v. 17). Rut ama di un amore totale, che non chiede garanzie o rassicurazioni, e si fida del Dio di Noemi, il Dio d’Israele, perdutamente, senza calcolo o misura. Questa fede pura, priva di ogni presupposto umano, ricorda quella del patriarca Abramo, ma è espressa attraverso la tenerezza di un amore profondamente femminile, viscerale nella sua gratuità. La donna Rut vive nella concretezza di una vicenda ordinaria quello che il padre Abramo ha vissuto nell’eccezionalità dell’aqedah di Isacco. Nella sua esperienza risalta ancor più l’assoluta gratuità della grazia divina: umanamente ella non ha nulla, non è nulla secondo i parametri sociali del suo tempo, perché è donna, è straniera, è vedova, non ha figli. Con molta dignità sceglie l’unica riserva di sopravvivenza lasciata a chi è come lei dalla Torah: spigolare seguendo i mietitori (cf. Dt 24,19-21: la possibilità è riservata al forestiero, all’orfano e alla vedova, tre condizioni che riassumono nel mondo biblico il disagio maggiore, e che si ritrovano in Rut). Rut è la figura del povero che si affida a Dio (‘anaw) e a cui Dio fa grazia: ed è al tempo stesso la nuora giovane e generosa che per amore della suocera vedova e sola non esita ad abbracciare questo lavoro umiliante, che intende vivere e vivrà senza risparmio di forze, tanto che deve insistere con Noemi  per andare a spigolare con parole di straordinaria delicatezza, quasi chiedendo il permesso: “Rut, la Moabita, disse a Noemi: Lasciami andare per la campagna a spigolare” (2,2)... Il rapporto fra le due è talmente vero e bello che sarà Noemi a guidare Rut nell’accoglienza dell’occasione che Dio le prepara e il figlio che nascerà da Booz e Rut sarà chiamato “figlio di Noemi” (4,17), che lo terrà in grembo e gli farà da nutrice (4,16). Peraltro, sarà la laboriosità e l’attaccamento alla suocera di Rut che colpirà Booz e lo condurrà ad amare la giovane vedova di un amore fedele e appassionato, teneramente ricambiato da lei. Può sorprendere lo stratagemma ideato da Noemi per favorire la scelta di Rut da parte di Booz: esso va letto però nel suo contesto culturale, dove il rapporto di parentela fra Booz e il marito defunto della giovane vedova creava già di fatto un vincolo fra i due. Inoltre, Rut si fida della conoscenza che Noemi ha di quel lontano parente, che si comporta di fatto con correttezza esemplare e ci tiene a rispettare e custodire la dignità che Rut ha mostrato in tutte le sue scelte. Nonostante le insinuazioni erotiche possibili, la scena è molto più casta di quanto si potrebbe pensare: Rut - agendo su consiglio di Noemi - parla col linguaggio dei gesti che Booz ben intende nel loro significato di richiesta onesta e legittima di protezione e d’amore che faccia di lui il suo go’el, colui che prende il posto e assume gli oneri di benevolenza del marito morto. Perciò Booz riconosce nel comportamento della donna un vero e proprio atto di bontà verso di lui, secondo solo al primo e grandissimo compiuto verso la suocera (3,10). L’amore fra Noemi e Rut, sostenuto dalla fede, arricchisce così la vita di entrambe le donne e le trasforma: da suocera e nuora in madre premurosa e solerte e figlia docile e attenta, da povere in ricche, da vedove e prive di discendenza in progenitrici nientedimeno che del re Davide e del Messia!

                L’altra nuora, Orpa, è invece la figura di chi sceglie secondo il calcolo del mondo: non fa nulla di male, anzi segue perfino il consiglio disinteressato di Noemi, ma la sua esistenza - umana, troppo e solo umana - si perde nella notte dell’oblio : solo il coraggio della fede che ama senza misura apre alle sorprese di Dio! La differenza fra le due nuore di Noemi è quella fra due modi di vivere: il calcolo o la fede; l’essere assennati secondo la misura degli uomini o il fidarsi perdutamente di Dio. Non a caso i rabbini vedevano nel nome Orpa un’etimologia che significherebbe “colei che volge le spalle”, dunque che si autoesclude dallo sguardo e dall’incontro col volto che libera e salva. Sta di fatto che Orpa scompare nel nulla: il calcolo anche giustificato non paga; solo una vita rischiata per amore è bella e degna di essere vissuta; chi volta le spalle al rischio e all’audacia della fede sciupa quanto di più bello ci è dato, perché toglie lo spazio alle sorprese di Dio... In tal modo, chi volta le spalle all’amore nutrito di fede e di speranza non danneggia solo se stesso, ma inceppa in qualche modo il dono di Dio per tutti, crea ostacoli al Messia. Chi invece crede e credendo ama e amando spera, come fa Rut, al di là di tutte le sue possibilità e i suoi presupposti umani prepara e realizza le vie del Signore: si comprende in tal senso perché - come afferma nel V secolo Teodoreto di Ciro, vescovo ed ultimo esegeta della scuola di Antiochia - “il libro di Rut è stat scritto per il Messia, il Cristo Signore. Egli è nato infatti da lei secondo la carne” (In Ruth, Interrogatio I: PG 80,518). Perciò Dante nel Canto XXXII del Paradiso inserisce fra i petali della “rosa celeste”, che è la Chiesa dei santi in paradiso, intorno a Maria Eva, Rachele, Beatrice, Sara, Rebecca, Giuditta e Rut, “colei / che fu bisava al cantor che per doglia / del fallo disse: Miserere mei” (10-12).

                Che spazio do alla fede e all’amore nelle mie scelte? Rischio per Dio? Mi fido di Lui? Mi affido a Lui? Assumo le mie responsabilità nei confronti degli altri con generosità, senza calcolo e in spirito di amore e di fede?


Dal Libro di Rut

 

 

Il ritorno dell’emigrante [Cap. 1]

1Al tempo in cui governavano i giudici, ci fu nel paese una carestia e un uomo di Betlemme di Giuda emigrò nella campagna di Moab, con la moglie e i suoi due figli. 2Quest'uomo si chiamava Elimèlech, sua moglie Noemi e i suoi due figli Maclon e Chilion; erano Efratei di Betlemme di Giuda. Giunti nella campagna di Moab, vi si stabilirono. 3Poi Elimèlech, marito di Noemi, morì ed essa rimase con i due figli. 4Questi sposarono donne di Moab, delle quali una si chiamava Orpa e l'altra Rut. Abitavano in quel luogo da circa dieci anni, 5quando anche Maclon e Chilion morirono tutti e due e la donna rimase priva dei suoi due figli e del marito. 6Allora si alzò con le sue nuore per andarsene dalla campagna di Moab, perché aveva sentito dire che il Signore aveva visitato il suo popolo, dandogli pane. 7Partì dunque con le due nuore da quel luogo e mentre era in cammino per tornare nel paese di Giuda 8Noemi disse alle due nuore: «Andate, tornate ciascuna a casa di vostra madre; il Signore usi bontà con voi, come voi avete fatto con quelli che sono morti e con me! 9Il Signore conceda a ciascuna di voi di trovare riposo in casa di un marito». Essa le baciò, ma quelle piansero ad alta voce 10e le dissero: «No, noi verremo con te al tuo popolo». 11Noemi rispose: «Tornate indietro, figlie mie! Perché verreste con me? Ho io ancora figli in seno, che possano diventare vostri mariti? ... 14Allora esse alzarono la voce e piansero di nuovo; Orpa baciò la suocera e partì, ma Rut non si staccò da lei. 15Allora Noemi le disse: «Ecco, tua cognata è tornata al suo popolo e ai suoi dei; torna indietro anche tu, come tua cognata». 16Ma Rut rispose: «Non insistere con me perché ti abbandoni e torni indietro senza di te; perché dove andrai tu andrò anch'io; dove ti fermerai mi fermerò; il tuo popolo sarà il mio popolo e il tuo Dio sarà il mio Dio; 17dove morirai tu, morirò anch'io e vi sarò sepolta. Il Signore mi punisca come vuole, se altra cosa che la morte mi separerà da te». 18Quando Noemi la vide così decisa ad accompagnarla, cessò di insistere. 19Così fecero il viaggio insieme fino a Betlemme. Quando giunsero a Betlemme, tutta la città s'interessò di loro. Le donne dicevano: «È proprio Noemi!». 20Essa rispondeva: «Non mi chiamate Noemi, chiamatemi Mara, perché l'Onnipotente mi ha tanto amareggiata! 21Io ero partita piena e il Signore mi fa tornare vuota. Perché chiamarmi Noemi, quando il Signore si è dichiarato contro di me e l'Onnipotente mi ha resa infelice?». 22Così Noemi tornò con Rut, la Moabita, sua nuora, venuta dalle campagne di Moab. Esse arrivarono a Betlemme quando si cominciava a mietere l'orzo.

 

Rut, la spigolatrice [Cap. 2]

1Noemi aveva un parente del marito, uomo potente e ricco della famiglia di Elimèlech, che si chiamava Booz. 2Rut, la Moabita, disse a Noemi: «Lasciami andare per la campagna a spigolare dietro a qualcuno agli occhi del quale avrò trovato grazia». Le rispose: «Và, figlia mia». 3Rut andò e si mise a spigolare nella campagna dietro ai mietitori; per caso si trovò nella parte della campagna appartenente a Booz, che era della famiglia di Elimèlech. 4Ed ecco Booz arrivò da Betlemme e disse ai mietitori: «Il Signore sia con voi!». Quelli gli risposero: «Il Signore ti benedica!». 5Booz disse al suo servo, incaricato di sorvegliare i mietitori: «Di chi è questa giovane?». 6Il servo incaricato di sorvegliare i mietitori rispose: «È una giovane moabita, quella che è tornata con Noemi dalla campagna di Moab. 7Ha detto: Vorrei spigolare e raccogliere dietro ai mietitori. È venuta ed è rimasta in piedi da stamattina fino ad ora; solo in questo momento si è un poco seduta nella casa». 8Allora Booz disse a Rut: «Ascolta, figlia mia, non andare a spigolare in un altro campo; non allontanarti di qui, ma rimani con le mie giovani; 9tieni d'occhio il campo dove si miete e cammina dietro a loro. Non ho forse ordinato ai miei giovani di non molestarti? Quando avrai sete, và a bere dagli orci ciò che i giovani avranno attinto». 10Allora Rut si prostrò con la faccia a terra e gli disse: «Per qual motivo ho trovato grazia ai tuoi occhi, così che tu ti interessi di me che sono una straniera?». 11Booz le rispose: «Mi è stato riferito quanto hai fatto per tua suocera dopo la morte di tuo marito e come hai abbandonato tuo padre, tua madre e la tua patria per venire presso un popolo, che prima non conoscevi. 12Il Signore ti ripaghi quanto hai fatto e il tuo salario sia pieno da parte del Signore, Dio d'Israele, sotto le cui ali sei venuta a rifugiarti» ... 15Essa poi si alzò per tornare a spigolare e Booz diede quest'ordine ai suoi servi: «Lasciatela spigolare anche fra i covoni e non le fate affronto; 16anzi lasciate cadere apposta per lei spighe dai mannelli; abbandonatele, perché essa le raccolga, e non sgridatela». 17Così essa spigolò nel campo fino alla sera; batté quello che aveva raccolto e ne venne circa una quarantina di chili di orzo. 18Se lo caricò addosso, entrò in città e sua suocera vide ciò che essa aveva spigolato. Poi Rut tirò fuori quello che era rimasto del cibo e glielo diede. 19La suocera le chiese: «Dove hai spigolato oggi? Dove hai lavorato? Benedetto colui che si è interessato di te!». Rut riferì alla suocera presso chi aveva lavorato e disse: «L'uomo presso il quale ho lavorato oggi si chiama Booz». 20Noemi disse alla nuora: «Sia benedetto dal Signore, che non ha rinunciato alla sua bontà verso i vivi e verso i morti!». Aggiunse: «Questo uomo è nostro parente stretto; è di quelli che hanno su di noi il diritto di riscatto».

 

Le sorprese della Provvidenza [Cap. 3]

1Noemi, sua suocera, le disse: «Figlia mia, non devo io cercarti una sistemazione, così che tu sia felice? 2Ora, Booz, con le cui giovani tu sei stata, non è nostro parente? Ecco, questa sera deve ventilare l'orzo sull'aia. 3Su dunque, profumati, avvolgiti nel tuo manto e scendi all'aia; ma non ti far riconoscere da lui, prima che egli abbia finito di mangiare e di bere. 4Quando andrà a dormire, osserva il luogo dove egli dorme; poi và, alzagli la coperta dalla parte dei piedi e mettiti lì a giacere; ti dirà lui ciò che dovrai fare». 5Rut le rispose: «Farò quanto dici». 6Scese all'aia e fece quanto la suocera le aveva ordinato. 7Booz mangiò, bevve e aprì il cuore alla gioia; poi andò a dormire accanto al mucchio d'orzo. Allora essa venne pian piano, gli alzò la coperta dalla parte dei piedi e si coricò. 8Verso mezzanotte quell'uomo si svegliò, con un brivido, si guardò attorno ed ecco una donna gli giaceva ai piedi. 9Le disse: «Chi sei?». Rispose: «Sono Rut, tua serva; stendi il lembo del tuo mantello sulla tua serva, perché tu hai il diritto di riscatto». 10Le disse: «Sii benedetta dal Signore, figlia mia! Questo tuo secondo atto di bontà è migliore anche del primo, perché non sei andata in cerca di uomini giovani, poveri o ricchi. 11Ora non temere, figlia mia; io farò per te quanto dici, perché tutti i miei concittadini sanno che sei una donna virtuosa. 12Ora io sono tuo parente, ma ce n'è un altro che è parente più stretto di me. 13Passa qui la notte e domani mattina se quegli vorrà sposarti, va bene, ti prenda; ma se non gli piacerà, ti prenderò io, per la vita del Signore! Sta tranquilla fino al mattino». 14Rimase coricata ai suoi piedi fino alla mattina. Poi Booz si alzò prima che un uomo possa distinguere un altro, perché diceva: «Nessuno sappia che questa donna è venuta sull'aia!». 15Poi aggiunse: «Apri il mantello che hai addosso e tienilo con le due mani». Essa lo tenne ed egli vi versò dentro sei misure d'orzo e glielo pose sulle spalle. Rut rientrò in città 16e venne dalla suocera.

 

Il compimento oltre ogni misura [Cap. 4]

1Intanto Booz venne alla porta della città e vi sedette. Ed ecco passare colui che aveva il diritto di riscatto e del quale Booz aveva parlato. Booz gli disse: «Tu, quel tale, vieni e siediti qui!». Quello si avvicinò e sedette. 2Poi Booz scelse dieci uomini fra gli anziani della città e disse loro: «Sedete qui». Quelli sedettero. 3Allora Booz disse a colui che aveva il diritto di riscatto: «Il campo che apparteneva al nostro fratello Elimèlech, lo mette in vendita Noemi, che è tornata dalla campagna di Moab. 4Ho pensato bene di informartene e dirti: Fanne acquisto alla presenza delle persone qui sedute e alla presenza degli anziani del mio popolo. Se vuoi acquistarlo con il diritto di riscatto, acquistalo, ma se non vuoi acquistarlo, dichiaramelo, che io lo sappia; perché nessuno fuori di te ha il diritto di riscatto e dopo di te vengo io». Quegli rispose: «Io intendo acquistarlo». 5Allora Booz disse: «Quando acquisterai il campo dalla mano di Noemi, nell'atto stesso tu acquisterai anche Rut, la Moabita, moglie del defunto, per assicurare il nome del defunto sulla sua eredità». 6Colui che aveva il diritto di riscatto rispose: «Io non posso acquistare con il diritto di riscatto, altrimenti danneggerei la mia propria eredità; subentra tu nel mio diritto, perché io non posso valermene»... 9Allora Booz disse agli anziani e a tutto il popolo: «Voi siete oggi testimoni che io ho acquistato dalle mani di Noemi quanto apparteneva a Elimèlech, a Chilion e a Maclon, 10e che ho anche preso in moglie Rut, la Moabita, già moglie di Maclon, per assicurare il nome del defunto sulla sua eredità e perché il nome del defunto non scompaia tra i suoi fratelli e alla porta della sua città. Voi ne siete oggi testimoni». 11Tutto il popolo che si trovava alla porta rispose: «Ne siamo testimoni». Gli anziani aggiunsero: «Il Signore renda la donna, che entra in casa tua, come Rachele e Lia, le due donne che fondarono la casa d'Israele ...». 13Così Booz prese Rut, che divenne sua moglie. Egli si unì a lei e il Signore le accordò di concepire: essa partorì un figlio. 14E le donne dicevano a Noemi: «Benedetto il Signore, il quale oggi non ti ha fatto mancare un riscattatore perché il nome del defunto si perpetuasse in Israele! 15Egli sarà il tuo consolatore e il sostegno della tua vecchiaia; perché lo ha partorito tua nuora che ti ama e che vale per te più di sette figli». 16Noemi prese il bambino e se lo pose in grembo e gli fu nutrice. 17E le vicine dissero: «È nato un figlio a Noemi!». Essa lo chiamò Obed: egli fu il padre di Iesse, padre di Davide.

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