Paolo

 

                Dopo che a Cristo, colui cui il cristianesimo deve di più è Paolo: egli però non è - come alcuni hanno voluto affermare - il vero creatore del cristianesimo. È e vuole essere un umile discepolo di Gesù, un suo imitatore (1 Cor 11,1), un suo servo e apostolo (Rm 1,1). Vi è un solo Vangelo ed è quello di Cristo (Gal 1,7). Conoscere Paolo è conoscere Cristo: san Giovanni Crisostomo diceva di dover tutta la sua scienza all’amore per Paolo e alla costanza con cui settimanalmente leggeva le 14 lettere (compresa quella agli Ebrei, non attribuibile a Paolo)!

                La conoscenza di Paolo si fonda anzitutto sugli Atti degli Apostoli (scritti da Luca agli inizi degli anni 60 d.C.), quasi tutti dedicati alla conversione e ai viaggi missionari dell’Apostolo. Anche le lettere contengono importanti notizie biografiche. Nato a Tarso di Cilicia - “una città non certo senza importanza”, come dice lui stesso (At 21,39) - da famiglia giudaica avente cittadinanza romana, agli inizi dell’era cristiana (secondo At 7,58 assiste alla lapidazione di Stefano da giovane), viene chiamato Saulo, “il desiderato”, e forse anche Paolo, come sarà sempre chiamato a partire da At 13,9, forse in ricordo del proconsole Paolo da lui convertito. A Tarso impara il greco come lingua propria, ma la sua formazione è giudaica: trasferitosi a Gerusalemme verso i 13-14 anni, studia alla scuola di Gamaliele la Torah. Tornato presumibilmente a Tarso, non ebbe modo di conoscere personalmente Gesù. Apprende il lavoro di tessitore, evidentemente richiesto in una città ricca e commerciale come era Tarso. Tornato a Gerusalemme, entra nel partito dei Farisei e come tale si impegna nella lotta al cristianesimo nascente. Prende parte attiva nella condanna a morte di Stefano. È un giovane colto, focoso, di ardente fede giudaica, dotato di spirito pratico e di capacità decisionali. Nel pieno del suo fervore anticristiano, sulla via di Damasco all’incirca nel 36 d.C. avviene l’evento che gli cambierà tutta la vita. Così lo racconterà intorno al 60 a Cesarea nel suo discorso di difesa davanti al re Agrippa II, cui era stato condotto per le accuse dei Giudei: 

 

1.  Dagli Atti degli Apostoli (cap. 26) La vocazione sulla via di Damasco. Non si tratta di una semplice conversione morale o di un cambiamento di idee soltanto. L’evento è narrato in terza persona in At 9 e in forma autobiografica in At 22 e 26. È l’incontro con Cristo che gli fa vedere tutto in modo nuovo. Capisce subito che il cristianesimo è Cristo, il Vivente. È di Cristo l’iniziativa (1 Tim 1,12-16): parlerà perciò di rivelazione e missione (Gal 1,15-16), di apparizione (1 Cor 15,8-9). Grazie alla sua formazione e al suo temperamento, Saulo pensava di possedere Dio e si sentiva giusto (cf. Fil 3,4-6: “Se alcuno ritiene di poter confidare nella carne, io più di lui: circonciso l'ottavo giorno, della stirpe d'Israele, della tribù di  Beniamino, ebreo da Ebrei, fariseo quanto alla legge; quanto a zelo,  persecutore della Chiesa; irreprensibile quanto alla giustizia che  deriva dall'osservanza della legge”): ora viene posseduto da Dio e si riconosce giustificato da Lui! È il capovolgimento totale delle sue precedenti certezze: “Ma quello che poteva essere per me un guadagno, l'ho considerato una perdita a motivo di Cristo. Anzi, tutto ormai io reputo una  perdita di fronte alla sublimità della conoscenza di Cristo Gesù, mio  Signore, per il quale ho lasciato perdere tutte queste cose e le  considero come spazzatura, al fine di guadagnare Cristo e di essere  trovato in lui, non con una mia giustizia derivante dalla legge, ma con  quella che deriva dalla fede in Cristo, cioè con la giustizia che deriva  da Dio, basata sulla fede” (Fil 3,7-9). Accetta di non appartenersi più, ma di appartenere a Cristo e di lasciarsi condurre da Lui dove Lui vorrà...

 

2. Dagli Atti degli Apostoli (cap. 9) Gli anni del silenzio, i primi entusiasmi e la prova.

La conversione implica un distacco, che è una vera esperienza di buio, di cecità (At 9,8-9; 22,11.13). La luce che lo ha raggiunto gli fa percepire il peso del peccato personale, strutturale (così in Rm 7 descriverà la condizione tragica dell’essere umano, l’impotenza a fare il bene che pur vorremmo). Il Signore gli fa certo anche intuire quanto dovrà soffrire per il suo nome (At 9,16). Comincia ad annunciare Cristo con entusiasmo. L’odio dei Giudei lo costringe a fuggire da Damasco. Anche a Gerusalemme tutti hanno paura di lui. Barnaba lo aiuta ad essere accolto: ma alla fine dovrà lasciare anche Gerusalemme. Tornato a Tarso vi resterà alcuni anni (fino al 43). È il tempo dei primi entusiasmi, ma anche delle amarezze e delle delusioni: le incomprensioni gli vengono non solo dagli avversari dei cristiani, ma anche dai propri fratelli di fede. Conosce la solitudine, lo sconforto...

 

3. Dagli Atti degli Apostoli (cap. 11 e 15) La missione e la crisi

Sarà Barnaba a trarlo fuori dalla prova e a lanciarlo nella grande missione: Barnaba è l’amico vero, saggio, equilibrato, che sa valorizzare Saulo e lo va a prendere a Tarso per portarlo ad Antiochia dove c’è una comunità che lo desidera perché la missione sta fiorendo e i discepoli chiamati qui per la prima volta “cristiani” hanno bisogno di aiuto nel servizio del Vangelo. I due lavorano insieme meravigliosamente: dapprima il nome di Barnaba precede quello di Paolo; poi avverrà il contrario. Tuttavia, sono molto diversi: quanto Paolo è irruente, Barnaba è pacato e mediatore (anche verso il giudaismo: cf. Gal 2,13). Si giunge così al momento forse più doloroso della vita di Paolo: la rottura con Barnaba. L’occasione è un cristiano - Giovanni Marco (Marco l’evangelista?) - che in precedenza si era mostrato tiepido e che Paolo non vuole con sé (più tardi lo riscoprirà!). Barnaba invece non vuole perdere nessuno: il dissenso è tale che i due - entrambi innamorati del Signore, ma totalmente diversi - decidono di separare le loro strade! La santità non annulla i caratteri: e sembrerebbe che oggettivamente Barnaba avesse più ragione di Paolo... Occorre imparare ad accettarsi e ad accettare le differenze anche fra chi è unito dall’amore più grande... Seguiranno i grandi viaggi missionari di Paolo, con innumerevoli prove e consolazioni: “Cinque volte dai Giudei ho ricevuto i trentanove colpi; tre volte sono stato battuto con le verghe, una volta sono stato lapidato, tre volte ho fatto naufragio, ho trascorso un giorno e una notte in balìa delle onde. Viaggi innumerevoli, pericoli di fiumi, pericoli di briganti, pericoli dai miei connazionali, pericoli dai pagani, pericoli nella città, pericoli nel deserto, pericoli sul mare, pericoli da parte di falsi fratelli; fatica e travaglio, veglie senza numero, fame e sete, frequenti digiuni, freddo e nudità. E oltre a tutto questo, il mio assillo quotidiano, la preoccupazione per tutte le Chiese” (2 Cor 11,24-28).

 

4. Dagli Atti degli Apostoli (cap. 20) La “trasfigurazione” di Paolo e l’addio: il discorso di Mileto. È il testamento di Paolo, che ne riassume la vita. “Voi sapete”: è uno che la gente conosce. I fatti parlano per lui. Ha vissuto il suo ministero con intensissima partecipazione emotiva, con immenso amore a Cristo e ai suoi, con umiltà profonda verso gli altri, se stesso e Dio. È l’uomo che ha conosciuto la fatica della prova e ha fatto esperienza della fedeltà di Dio in Gesù Cristo: “Perché non montassi in superbia per la grandezza delle rivelazioni, mi è stata messa una spina nella carne, un inviato di satana incaricato di schiaffeggiarmi, perché io non vada in superbia. A causa di questo per ben tre volte ho pregato il Signore che l'allontanasse da me. Ed egli mi ha detto: ‘Ti basta la mia grazia; la mia potenza infatti si manifesta pienamente nella debolezza’. Mi vanterò quindi ben volentieri delle mie debolezze, perché dimori in me la potenza di Cristo. Perciò mi compiaccio nelle mie infermità, negli oltraggi, nelle necessità, nelle persecuzioni, nelle angosce sofferte per Cristo: quando sono debole, è allora che sono forte” (2 Cor 12,7-10). Veramente, Cristo lo ha trasfigurato (il racconto della conversione in Atti ha analogie con quello della trasfigurazione di Gesù in Lc 9) e Paolo ne ha fatto tesoro, imparando a svuotarsi totalmente di sé, per essere pieno solo di Dio e così darsi agli altri da vero innamorato di Cristo: “Sono stato crocifisso con Cristo e non sono più io che vivo, ma Cristo vive in me. Questa vita nella carne, io la vivo nella fede del Figlio di Dio, che mi ha amato e ha dato se stesso per me” (Gal 2,20). Perciò non esita a definire se stesso “ il prigioniero di Cristo” (Ef 3,1) - “il prigioniero nel Signore” (Ef 4,1), il  “servo di Cristo Gesù, apostolo per vocazione, prescelto per annunziare il vangelo di Dio” (Rm 1,1). È divenuto così in Cristo il collaboratore della gioia altrui (cf. 2 Cor 1,24), il testimone esigente ed insieme il padre amoroso: “Non per farvi vergognare vi scrivo queste cose, ma per ammonirvi, come figli miei carissimi. Potreste infatti avere anche diecimila pedagoghi in Cristo, ma non certo molti padri, perché sono io che vi ho generato in Cristo Gesù, mediante il vangelo. Vi esorto dunque, fatevi miei imitatori!” (1 Cor 4,14-16). È pronto, preparato a seguire il Maestro fino in fondo sulla via della Croce...

 

 

5. Dalla Lettera ai Colossesi (cap. 1) La passione del Discepolo: Paolo incontro alla morte. I capitoli 21-28 degli Atti vengono chiamati “passio Pauli”: è la passione del Discepolo, il viaggio della cattività, che si concluderà col martirio durante la persecuzione di Nerone (64-65). Sarà decapitato con la spada alla terza pietra miliare sulla Via Ostiense, nel luogo detto “Aquae Salviae” e sepolto dove ora sorge la Basilica di San Paolo fuori le Mura. Molte sono le analogie con la passione di Cristo: anche per Paolo l’arresto è proditorio mentre è nel vivo della missione (cf. At 21); anche Paolo resta solo (2 Tm 4,9-18). A differenza di Gesù Paolo si difende con vari discorsi, ma lo fa anche per avere l’occasione di annunciare Cristo. Completa nella sua carne ciò che manca alla passione di Cristo a vantaggio della Chiesa: “Perciò sono lieto delle sofferenze che sopporto per voi e completo nella mia carne quello che manca ai patimenti di Cristo, a favore del suo corpo che è la Chiesa” (Col 1,24). Ora può sigillare il suo amore nel silenzio eloquente del martirio.

 

Chi è Cristo per me? È come per Paolo il Vivente, che ho incontrato e di cui sono e voglio essere prigioniero? Prigioniero nella libertà e nell’amore? Vivo di Cristo, per Lui, con Lui?

 

Paolo ha avuto degli indubbi limiti caratteriali. Questo ci può essere d’aiuto, perché ci fa domandare: Accetto i limiti del mio carattere e quelli altrui, e mi sforzo di lasciarmi trasfigurare da Cristo nel servizio del Vangelo?

 

 

Paolo non si è risparmiato per il Vangelo. Che significa quanto dice sul completare in noi la passione di Cristo a vantaggio del Suo Corpo, la Chiesa (cf. Col 1,24)?

 

 

Paolo ha voluto essere collaboratore della gioia degli altri (2 Cor 1,24): seguo Gesù nella gioia cercando di essere collaboratore della vera gioia degli altri? che vuol dire questo?

 

 

Paolo non ha patito ogni genere di prova e ci fa chiedere: seguo Gesù nel dolore, dove Lui vorrà per me e dove mi precede e mi accompagna? Lo amo più di tutto, come lo ha amato Paolo? Come essere autentici nella risposta a questi interrogativi?

 

 

Che significato ha Paolo per i rapporti fra ebraismo e cristianesimo? E che significato per la causa dell’unità dei cristiani?



Paolo

 

1. Dagli Atti degli Apostoli (cap. 26) La vocazione sulla via di Damasco

            1Agrippa disse a Paolo: «Ti è concesso di parlare a tua difesa». Allora Paolo, stesa la mano, si difese così: 2«Mi considero fortunato, o re Agrippa, di potermi discolpare da tutte le accuse di cui sono incriminato dai Giudei, oggi qui davanti a te, 3che conosci a perfezione tutte le usanze e questioni riguardanti i Giudei. Perciò ti prego di ascoltarmi con pazienza. 4La mia vita fin dalla mia giovinezza, vissuta tra il mio popolo e a Gerusalemme, la conoscono tutti i Giudei; 5essi sanno pure da tempo, se vogliono renderne testimonianza, che, come fariseo, sono vissuto nella setta più rigida della nostra religione. 6Ed ora mi trovo sotto processo a causa della speranza nella promessa fatta da Dio ai nostri padri, 7e che le nostre dodici tribù sperano di vedere compiuta, servendo Dio notte e giorno con perseveranza. Di questa speranza, o re, sono ora incolpato dai Giudei! 8Perché è considerato inconcepibile fra di voi che Dio risusciti i morti? 9Anch'io credevo un tempo mio dovere di lavorare attivamente contro il nome di Gesù il Nazareno, 10come in realtà feci a Gerusalemme; molti dei fedeli li rinchiusi in prigione con l'autorizzazione avuta dai sommi sacerdoti e, quando venivano condannati a morte, anch'io ho votato contro di loro. 11In tutte le sinagoghe cercavo di costringerli con le torture a bestemmiare e, infuriando all'eccesso contro di loro, davo loro la caccia fin nelle città straniere. 12In tali circostanze, mentre stavo andando a Damasco con autorizzazione e pieni poteri da parte dei sommi sacerdoti, verso mezzogiorno 13vidi sulla strada, o re, una luce dal cielo, più splendente del sole, che avvolse me e i miei compagni di viaggio. 14Tutti cademmo a terra e io udii dal cielo una voce che mi diceva in ebraico: Saulo, Saulo, perché mi perseguiti? Duro è per te ricalcitrare contro il pungolo. 15E io dissi: Chi sei, o Signore? E il Signore rispose: Io sono Gesù, che tu perseguiti. 16Su, alzati e rimettiti in piedi; ti sono apparso infatti per costituirti ministro e testimone di quelle cose che hai visto e di quelle per cui ti apparirò ancora. 17Per questo ti libererò dal popolo e dai pagani, ai quali ti mando 18ad aprir loro gli occhi, perché passino dalle tenebre alla luce e dal potere di satana a Dio e ottengano la remissione dei peccati e l'eredità in mezzo a coloro che sono stati santificati per la fede in me. 19Pertanto, o re Agrippa, io non ho disobbedito alla visione celeste; 20ma prima a quelli di Damasco, poi a quelli di Gerusalemme e in tutta la regione della Giudea e infine ai pagani, predicavo di convertirsi e di rivolgersi a Dio, comportandosi in maniera degna della conversione. 21Per queste cose i Giudei mi assalirono nel tempio e tentarono di uccidermi. 22Ma l'aiuto di Dio mi ha assistito fino a questo giorno, e posso ancora rendere testimonianza agli umili e ai grandi. Null'altro io affermo se non quello che i profeti e Mosè dichiararono che doveva accadere, 23che cioè il Cristo sarebbe  morto, e che, primo tra i risorti da morte, avrebbe annunziato la luce al popolo e ai pagani».

 

2. Dagli Atti degli Apostoli (cap. 9) Gli anni del silenzio, i primi entusiasmi e la prova

            8Saulo si alzò da terra ma, aperti gli occhi, non vedeva nulla. Così, guidandolo per mano, lo condussero a Damasco, 9dove rimase tre giorni senza vedere e senza prendere né cibo né bevanda. 10Ora c'era a Damasco un discepolo di nome Anania e il Signore in una visione gli disse: «Anania!». Rispose: «Eccomi, Signore!». 11E il Signore a lui: «Su, và sulla strada chiamata Diritta, e cerca nella casa di Giuda un tale che ha nome Saulo, di Tarso; ecco sta pregando, 12e ha visto in visione un uomo, di nome Anania, venire e imporgli le mani perché ricuperi la vista». 13Rispose Anania: «Signore, riguardo a quest'uomo ho udito da molti tutto il male che ha fatto ai tuoi fedeli in Gerusalemme. 14Inoltre ha l'autorizzazione dai sommi sacerdoti di arrestare tutti quelli che invocano il tuo nome». 15Ma il Signore disse: «Va’, perché egli è per me uno strumento eletto per portare il mio nome dinanzi ai popoli, ai re e ai figli di Israele; 16e io gli mostrerò quanto dovrà soffrire per il mio nome». 17Allora Anania andò, entrò nella casa, gli impose le mani e disse: «Saulo, fratello mio, mi ha mandato a te il Signore Gesù, che ti è apparso sulla via per la quale venivi, perché tu riacquisti la vista e sia colmo di Spirito Santo». 18E improvvisamente gli caddero dagli occhi come delle squame e ricuperò la vista; fu subito battezzato, 19poi prese cibo e le forze gli ritornarono. Rimase alcuni giorni insieme ai discepoli che erano a Damasco, 20e subito nelle sinagoghe proclamava Gesù Figlio di Dio. 21E tutti quelli che lo ascoltavano si meravigliavano e dicevano: «Ma costui non è quel tale che a Gerusalemme infieriva contro quelli che invocano questo nome ed era venuto qua precisamente per condurli in catene dai sommi sacerdoti?». 22Saulo frattanto si rinfrancava sempre più e confondeva i Giudei residenti a Damasco, dimostrando che Gesù è il Cristo. 23Trascorsero così parecchi giorni e i Giudei fecero un complotto per ucciderlo; 24ma i loro piani vennero a conoscenza di Saulo. Essi facevano la guardia anche alle porte della città di giorno e di notte per sopprimerlo; 25ma i suoi discepoli di notte lo presero e lo fecero discendere dalle mura, calandolo in una cesta. 26Venuto a Gerusalemme, cercava di unirsi con i discepoli, ma tutti avevano paura di lui, non credendo ancora che fosse un discepolo. 27Allora Barnaba lo prese con sé, lo presentò agli apostoli e raccontò loro come durante il viaggio aveva visto il Signore che gli aveva parlato, e come in Damasco aveva predicato con coraggio nel nome di Gesù. 28Così egli poté stare con loro e andava e veniva a Gerusalemme, parlando apertamente nel nome del Signore 29e parlava e discuteva con gli Ebrei di lingua greca; ma questi tentarono di ucciderlo. 30Venutolo però a sapere i fratelli, lo condussero a Cesarèa e lo fecero partire per Tarso.

3. Dagli Atti degli Apostoli (cap. 11 e 15) La missione e la crisi

            19Intanto quelli che erano stati dispersi dopo la persecuzione scoppiata al tempo di Stefano, erano arrivati fin nella Fenicia, a Cipro e ad Antiochia e non predicavano la parola a nessuno fuorchè ai Giudei. 20Ma alcuni fra loro, cittadini di Cipro e di Cirène, giunti ad Antiochia, cominciarono a parlare anche ai Greci, predicando la buona novella del Signore Gesù. 21E la mano del Signore era con loro e così un gran numero credette e si convertì al Signore. 22La notizia giunse agli orecchi della Chiesa di Gerusalemme, la quale mandò Barnaba ad Antiochia. 23Quando questi giunse e vide la grazia del Signore, si rallegrò e, 24da uomo virtuoso qual era e pieno di Spirito Santo e di fede, esortava tutti a perseverare con cuore risoluto nel Signore. E una folla considerevole fu condotta al Signore. 25Barnaba poi partì alla volta di Tarso per cercare Saulo e trovatolo lo condusse ad Antiochia. 26Rimasero insieme un anno intero in quella comunità e istruirono molta gente; ad Antiochia per la prima volta i discepoli furono chiamati Cristiani.

            35Paolo invece e Barnaba rimasero ad Antiochia, insegnando e annunziando, insieme a molti altri, la parola del Signore. 36Dopo alcuni giorni Paolo disse a Barnaba: «Ritorniamo a far visita ai fratelli in tutte le città nelle quali abbiamo annunziato la parola del Signore, per vedere come stanno». 37Barnaba voleva prendere insieme anche Giovanni, detto Marco, 38ma Paolo riteneva che non si dovesse prendere uno che si era allontanato da loro nella Panfilia e non aveva voluto partecipare alla loro opera. 39Il dissenso fu tale che si separarono l'uno dall'altro; Barnaba, prendendo con sé Marco, s'imbarcò per Cipro. 40Paolo invece scelse Sila e partì, raccomandato dai fratelli alla grazia del Signore.

 

4. Dagli Atti degli Apostoli (cap. 20) La “trasfigurazione” di Paolo e l’addio: il discorso di Mileto

            17Da Milèto mandò a chiamare subito ad Efeso gli anziani della Chiesa. 18Quando essi giunsero disse loro: «Voi sapete come mi sono comportato con voi fin dal primo giorno in cui arrivai in Asia e per tutto questo tempo: 19ho servito il Signore con tutta umiltà, tra le lacrime e tra le prove che mi hanno procurato le insidie dei Giudei. 20Sapete come non mi sono mai sottratto a ciò che poteva essere utile, al fine di predicare a voi e di istruirvi in pubblico e nelle vostre case, 21scongiurando Giudei e Greci di convertirsi a Dio e di credere nel Signore nostro Gesù. 22Ed ecco ora, avvinto dallo Spirito, io vado a Gerusalemme senza sapere ciò che là mi accadrà. 23So soltanto che lo Spirito Santo in ogni città mi attesta che mi attendono catene e tribolazioni. 24Non ritengo tuttavia la mia vita meritevole di nulla, purché conduca a termine la mia corsa e il servizio che mi fu affidato dal Signore Gesù, di rendere testimonianza al messaggio della grazia di Dio. 25Ecco, ora so che non vedrete più il mio volto, voi tutti tra i quali sono passato annunziando il regno di Dio. 26Per questo dichiaro solennemente oggi davanti a voi che io sono senza colpa riguardo a coloro che si perdessero, 27perché non mi sono sottratto al compito di annunziarvi tutta la volontà di Dio. 28Vegliate su voi stessi e su tutto il gregge, in mezzo al quale lo Spirito Santo vi ha posti come vescovi a pascere la Chiesa di Dio, che egli si è acquistata con il suo sangue. 29Io so che dopo la mia partenza entreranno fra voi lupi rapaci, che non risparmieranno il gregge; 30perfino di mezzo a voi sorgeranno alcuni a insegnare dottrine perverse per attirare discepoli dietro di sé. 31Per questo vigilate, ricordando che per tre anni, notte e giorno, io non ho cessato di esortare fra le lacrime ciascuno di voi. 32Ed ora vi affido al Signore e alla parola della sua grazia che ha il potere di edificare e di concedere l'eredità con tutti i santificati. 33Non ho desiderato né argento, né oro, né la veste di nessuno. 34Voi sapete che alle necessità mie e di quelli che erano con me hanno provveduto queste mie mani. 35In tutte le maniere vi ho dimostrato che lavorando così si devono soccorrere i deboli, ricordandoci delle parole del Signore Gesù, che disse: Vi è più gioia nel dare che nel ricevere!». 36Detto questo, si inginocchiò con tutti loro e pregò. 37Tutti scoppiarono in un gran pianto e gettandosi al collo di Paolo lo baciavano, 38addolorati soprattutto perché aveva detto che non avrebbero più rivisto il suo volto. E lo accompagnarono fino alla nave.

 

5. Dalla Lettera ai Colossesi (cap. 1) La passione del Discepolo: Paolo incontro alla morte

            24Perciò sono lieto delle sofferenze che sopporto per voi e completo nella mia carne quello che manca ai patimenti di Cristo, a favore del suo corpo che è la Chiesa. 25Di essa sono diventato ministro, secondo la missione affidatami da Dio presso di voi di realizzare la sua parola, 26cioè il mistero nascosto da secoli e da generazioni, ma ora manifestato ai suoi santi, 27ai quali Dio volle far conoscere la gloriosa ricchezza di questo mistero in mezzo ai pagani, cioè Cristo in voi, speranza della gloria. 28É lui infatti che noi annunziamo, ammonendo e istruendo ogni uomo con ogni sapienza, per rendere ciascuno perfetto in Cristo. 29Per questo mi affatico e lotto, con la forza che viene da lui e che agisce in me con potenza.

            Chi è Cristo per me? È come per Paolo il Vivente, che ho incontrato e di cui sono e voglio essere prigioniero? Prigioniero nella libertà e nell’amore? Vivo di Cristo, per Lui, con Lui? Accetto i limiti del mio carattere e quelli altrui, e mi sforzo di lasciarmi trasfigurare da Cristo nel servizio del Vangelo? Completo in me la sua passione? Lo seguo nella gioia cercando di essere collaboratore della vera gioia degli altri? Lo seguo nel dolore, dove Lui vorrà per me e dove mi precede e mi accompagna? Lo amo più di tutto, come lo ha amato Paolo?

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