Mosé

 Laboratorio della fede

“Lectio divina” di d. Bruno Forte

 

 

 

                L'idea del Laboratorio della Fede è stata lanciata dal Papa in quella bellissima sera del 18 agosto dell'anno 2000, quando, parlando a 2 milioni di giovani, fece un discorso diverso da quello che ci si sarebbe aspettato. In genere quelli che parlano ai giovani, almeno i persuasori occulti, cercano di corrispondere ai loro gusti, ai loro desideri; il Papa, invece, fece una cosa completamente diversa: disse ai ragazzi e alle ragazze del mondo che credere non è facile, lanciando così la sfida, che si potrebbe riassumere dicendo che il credente è un povero ateo che ogni giorno si sforza di cominciare a credere.

                Siamo qui per vivere questa lotta della fede incontrando dei testimoni, i grandi testimoni biblici della fede. Per incontrare il Dio vivente, invochiamo l'azione dello Spirito Santo con il canto. Ci sia da parte di tutti noi una vera, profonda invocazione: provate un istante a scendere nel più profondo del vostro cuore e lì ad invocare lo Spirito. Che venga a cambiare la nostra mente, la nostra maniera di vedere, che ci dia occhi, che ci dia l'amore per vedere la verità: come dicevano i medioevali, dove c'è l'amore lì c'è lo sguardo - “ubi amor, ibi oculus”.

                Invochiamo lo Spirito perché effonda nei nostri cuori l'amore di Dio per vedere le cose che non si vedono e che aprono il cuore. I nostri cuori siano calore, amore, i nostri occhi vedano la  luce della  verità, perche  comprendiamo  chi è Dio per noi.

 

                Parliamo di Mosè. Chi è Mosè?

                Mosè è l'Uomo di Dio, quello con cui Dio parla faccia a faccia. Pensate che nella tradizione ebraica si dice che “tutti vedranno Dio soltanto di spalle”, Mosè invece lo verrà faccia a faccia. Una cosa molto bella perché quando ci si guarda negli occhi, si parla con gli occhi al di là delle parole. Una bella tradizione ebraica parla della “porticina di Mosè”: l'Eterno ha un trono molto grande e sotto il trono c'è una porta che si chiama la “porticina di Mosè”. Secondo la tradizione ebraica essa serve a questo: quando gli angeli, che pure sono tanto buoni, si ingelosiscono per l'amicizia, per l'amore che Dio ha per Mosè, allora Mosè va a nascondersi sotto il trono di Dio attraverso la sua porticina. E l’Eterno chiude col piede la porticina per proteggerlo. Il racconto serve per dirci quanto amore, quanta tenerezza ha Dio per il suo Mosè.

                Noi vogliamo conoscere questo Mosè, vogliamo sapere perché è così importante. Nel Nuovo Testamento ci sono ben 80 citazioni di Mosè e in tutte le sinagoghe, anche all'epoca di Gesù, c'è una cattedra che si chiama “la cattedra di Mosè”. Sono stato recentemente negli scavi di una delle città lungo il lago di Tiberiade - Corazin - e mi sono veramente commosso entrando nei resti, ben conservati, della sinagoga. Lì ho visto una “cattedra di Mosè” in pietra, che serviva per ricordare l’autorità del grande Profeta e della Legge a lui data da Dio, la Torah.

                Nella tradizione cristiana viene riconosciuta l’importanza di Mosè. Pensate che un grande Padre della Chiesa come Gregorio di Nissa scrive una vita di Mosè. Perché? Perché quello che Mosè ha vissuto dovremmo viverlo tutti: parlando di Mosè parliamo di tutti noi; il cammino di Mosè è il nostro. Paolo scrive nella prima lettera ai Corinzi che noi siamo battezzati in Cristo ma gli ebrei sono battezzati in Mosè, cioè Mosè era per gli ebrei quello che Cristo è per noi. Quindi Mosè diventa la figura straordinaria del Cristo.

                Nel libro degli Atti ci viene rappresentata la storia di Mosè divisa in tre grandi tappe ciascuna di 40 anni. Il simbolismo dei numeri è molto importante nella Bibbia. Così, il numero del cosmo è quattro perché sono quattro i punti cardinali. C'è un numero particolare, il 40, che è il numero del mondo per 10 cioè il numero di Dio. Quaranta è un numero pieno di simbolismo. 3 tappe di 40 anni significano allora che ognuna delle tre ha un valore simbolico. E' la perfezione del mondo, è la perfezione di Dio; cioè è ciò che ognuno di noi dovrà in qualche modo sperimentare. Sentire il racconto di queste 3 tappe vuol dire capire qualcosa di se stessi. Così, incominciamo a scoprire che forse Mosè siamo noi, sono io. Ascoltiamo i testi. Il primo, che è tratto dal capitolo degli Atti 7, 20-43, parla di queste tre tappe, ciascuna di 40 anni:

 

                20In quel tempo nacque Mosè e piacque a Dio; egli fu allevato per tre mesi nella casa paterna, poi, 21essendo stato esposto, lo raccolse la figlia del faraone e lo allevò come figlio. 22Così Mosè venne istruito in tutta la sapienza degli Egiziani ed era potente nelle parole e nelle opere. 23Quando stava per compiere i quarant'anni, gli venne l'idea di far visita ai suoi fratelli, i figli di Israele, 24e vedendone uno trattato ingiustamente, ne prese le difese e vendicò l'oppresso, uccidendo l'Egiziano. 25Egli pensava che i suoi connazionali avrebbero capito che Dio dava loro salvezza per mezzo suo, ma essi non compresero. 26Il giorno dopo si presentò in mezzo a loro mentre stavano litigando e si adoperò per metterli d'accordo, dicendo: Siete fratelli; perché vi insultate l'un l'altro? 27Ma quello che maltrattava il vicino lo respinse, dicendo: Chi ti ha nominato capo e giudice sopra di noi? 28Vuoi forse uccidermi, come hai ucciso ieri l'Egiziano? 29Fuggì via Mosè a queste parole, e andò ad abitare nella terra di Madian, dove ebbe due figli. 30Passati quarant'anni, gli apparve nel deserto del monte Sinai un angelo, in mezzo alla fiamma di un roveto ardente. 31Mosè rimase stupito di questa visione; e mentre si avvicinava per veder meglio, si udì la voce del Signore: 32Io sono il Dio dei tuoi padri, il Dio di Abramo, di Isacco e di Giacobbe. Esterrefatto, Mosè non osava guardare. 33Allora il Signore gli disse: Togliti dai piedi i calzari, perché il luogo in cui stai è terra santa. 34Ho visto l'afflizione del mio popolo in Egitto, ho udito il loro gemito e sono sceso a liberarli; ed ora vieni, che ti mando in Egitto. 35Questo Mosè che avevano rinnegato dicendo: Chi ti ha nominato capo e giudice?, proprio lui Dio aveva mandato per esser capo e liberatore, parlando per mezzo dell'angelo che gli era apparso nel roveto. 36Egli li fece uscire, compiendo miracoli e prodigi nella terra d'Egitto, nel Mare Rosso, e nel deserto per quarant'anni. 37Egli è quel Mosè che disse ai figli d'Israele: Dio vi farà sorgere un profeta tra i vostri fratelli, al pari di me. 38Egli è colui che, mentre erano radunati nel deserto, fu mediatore tra l'angelo che gli parlava sul monte Sinai e i nostri padri; egli ricevette parole di vita da trasmettere a noi. 39Ma i nostri padri non vollero dargli ascolto, lo respinsero e si volsero in cuor loro verso l'Egitto, 40dicendo ad Aronne: Fa per noi una divinità che ci vada innanzi, perché a questo Mosè che ci condusse fuori dall'Egitto non sappiamo che cosa sia accaduto. 41E in quei giorni fabbricarono un vitello e offrirono sacrifici all'idolo e si rallegrarono per l'opera delle loro mani. 42Ma Dio si ritrasse da loro e li abbandonò al culto dell'esercito del cielo, come è scritto nel libro dei Profeti: 43Mi avete forse offerto vittime e sacrifici per quarant'anni nel deserto, o casa d'Israele? Avete preso con voi la tenda di Mòloch, e la stella del dio Refàn, simulacri che vi siete fabbricati per adorarli! Perciò vi deporterò al di là di Babilonia”.

 

                La prima tappa della vita di Mosé - suoi i primi 40 anni! - coincide col tempo in cui il salvato dalle acque vive nella casa del Faraone. Sappiamo come è andata la storia. Il Faraone aveva deciso di far uccidere tutti i maschi degli israeliti che nascevano, perché temeva che gli egiziani sarebbero stati sopraffatti da questo popolo di schiavi. Ed ecco che nasce un bambino e la madre riesce a nasconderlo mettendolo in un canestro. Quando la figlia del Faraone trova questo fagottino si innamora del bambino. Si intenerisce talmente che decide di prenderlo con sé. Ma come farà? Ha bisogno di qualcuno. Si presenta una ebrea e dice alla figlia del Faraone di conoscere un´ottima levatrice, una di quelle che ha il latte buono. E allora ecco che la levatrice viene chiamata. Noi sappiamo che è la mamma di Mosè. E allora Mosè allattato dalla mamma cresce nella casa del Faraone. Tutti gli agi del mondo, i piaceri, le gioie caratterizzano i primi 40 anni della vita di Mosè. Anni in cui il salvato dalle acque riceve, come sappiamo da Esodo 2, tutte le raffinatezze di una educazione estremamente accurata, diventa un giovane “in”, uno di quelli il cui mondo è protetto, pieno di tutti gli agi, di tutti i conforti. Come definirla? È una età in cui tutto sembra bello, tutto sembra possibile, tutto sembra facile. C'è l'amore: tu pensi che i problemi non ci siano e se ci sono ci sarà qualcuno che li risolverà per te. Tutti ci siamo passati.

                Ma questa età è bella anche per un altro motivo:  è una età nella quale il confine tra la realtà ed il sogno è difficile da marcare, sembra quasi che sia possibile che la realtà non sia altro che un'appendice del sogno. E Mosè non è da meno… Che cosa Mosè incomincia a sognare? Comincia a sognare di cambiare il mondo. Lui sa, perché la mamma glielo aveva detto (i rapporti con la nutrice si conservano sempre), che è un figlio di Israele, e Mosè, questo giovane brillante, bello, ricco, felice, comincia a sognare nel suo cuore il grande sogno: “Io sarò il liberatore di Israele”. L'ingiustizia di questo popolo oppresso sarà cancellata. Io non so se voi avete mai sognato di cambiare il mondo, ma vi posso assicurare che il sogno di cambiare il mondo era un sogno molto diffuso, per esempio, tra i giovani della mia generazione; era anche il tempo delle ideologie rampanti in cui ci sembrava che tutto fosse possibile.

                Mosè vive qualcosa del genere. Mosè sente che non poteva starsene là, che doveva cambiare il mondo, doveva abbattere l'ingiustizia ed ecco che la “dolce incoscienza” lascia maturare piano piano la grande scelta, quella che segna il passaggio ai secondi 40 anni. Mosè esce dalla casa del Faraone, va in mezzo al suo popolo. Se non che, appena arriva, succede qualcosa di inaspettato. Vede una scena intollerabile al suo cuore: un egiziano sta percuotendo un ebreo, un suo fratello. Mosè si indigna: come? davanti a lui, liberatore di Israele? davanti a lui che è venuto per fare giustizia? questo egiziano si permette di colpire un figlio di Israele! E lui, ebreo cresciuto nella casa del Faraone, dovrà tollerare un simile scandalo? È la grande tentazione della violenza. Mosè uccide l'egiziano che sta colpendo il fratello, ma poi si rende conto della gravità di quello che ha fatto e nasconde il corpo dell'ucciso, quasi a voler nascondere l’atto compiuto. Ma che cosa succede intorno a lui? Quando il giorno dopo un ebreo colpisce un altro fratello ebreo e Mosè vuole intervenire ricordando la loro fratellanza, gli dicono: “Vuoi uccidere me come hai ucciso l'egiziano?”. Gli ebrei cominciano a rifiutare quest´uomo che diventa terribilmente scomodo. Perché Mosè sembra veramente un rompiscatole. È arrivato lì pensando di cambiare il mondo, ed esercita subito la violenza. La domanda è legittima: “Chi ti ha costituito capo? Vuoi diventare il nostro capo, il nostro padrone? Ma come ti permetti? Chi ti ha posto in mezzo a noi?”. Allora Mosè comincia a capire. La generosità, lo slancio, si sono scontrati subito con la violenza delle regole. Non so se avete mai sperimentato questo: avere un sogno nel cuore, provare a incominciare a realizzarlo e poi vedere che il confine tra realtà e il sogno è molto più duro, molto più amaro, molto più grande di quello che avevate pensato. Mosè vive questo dramma. Lui l'entusiasta, l'innamorato dell'amore (mi viene da pensare a un ragazzo o a una ragazza che sono alla prima cotta per cui pensano di essersi innamorati ed invece sono innamorati dell'amore), lui voleva essere il liberatore del suo popolo, quello che avrebbe restituito la dignità al suo popolo ed invece il suo popolo lo rifiuta, gli dicono che è ostile, è venuto a disturbare. Mosè prova il grande dolore della sconfitta, lui il sognatore illuso, il giovane che ha conosciuto la dolce incoscienza, conosce tutta la pesantezza della realtà.

                Allora, se i suoi primi 40 anni erano gli anni della “dolce incoscienza”, i suoi secondi 40 anni saranno gli anni della “dura realtà”. Cominciate a capire quale è il senso del cammino compiuto: si va dalla “dolce incoscienza” alla durezza della realtà, dal sogno di cambiare le cose alla fatica di doversi misurare con la pesantezza delle cose. Ed ecco che Mosè deve fuggire, è diventato straniero non solo per la casa del Faraone, ma straniero per i suoi fratelli perché ha creato problemi, straniero a se stesso perché lui, il sognatore desideroso di un mondo nuovo e diverso, diventa il fuggiasco. A questo punto che cosa succede? Nel racconto lo abbiamo sentito: Mosè va ad abitare nelle terre di Madian, lontano da tutto questo e lì poco alla volta riesce a farsi apprezzare, si sposa, ha due figli e costruisce una vita tranquilla, diremmo “borghese”. Il grande sognatore degli anni della giovinezza, quello che voleva liberare Israele, si è subito scontrato con la durezza della realtà, è diventato un piccolo borghese, uno che apparentemente ha tutte le comodità: ha moglie, ha figli, ha casa, ha lavoro, ma resta comunque uno il cui sogno è stato infranto per sempre. Questa è la seconda fase della vita di Mosè. Mosè ha abbandonato i sogni, si è rassegnato, è diventato uno che forse non è più capace di sognare. Quando non si è più capaci di sognare bisogna preoccuparsi perché in quel momento può darsi che la nostra anima sia morta anche se il nostro corpo continua a vivere. Dicevano i rabbini con una frase molto bella: “l'esilio di Israele è cominciato il giorno in cui Israele non ha più sofferto il fatto di essere in esilio”. Tu sei in esilio quando non hai più la struggente nostalgia della patria, quando non sei più quell'uomo che non si accontenta della realtà, ma alla realtà si è oramai totalmente rassegnato e poi, per far finta che tutto vada bene, si stordisce, comincia a diventare uno che cerca i soldi, uno che cerca il successo, uno che cerca il piacere. Cerca di stordirsi, di non pensare più. Questo è il vero esilio... Se hai già incominciato a conoscere la durezza della realtà, permetti che ti chieda: c'è ancora un sogno in te o sei uno che si è arreso alla pesantezza e cerca di stordirsi oramai ? Queste domande le pongo a me e a voi.

                Ed ecco che a questo punto nella vita di Mosè incomincia la parte più importante. Quanti anni aveva? Ottanta. È consolante pensare che anche ad 80 anni si possa iniziare la fase più bella e più importante della vita. Dunque Mosè a 80 anni conosce l'esperienza che per sempre cambierà tutto. Se noi siamo qui a trattare di lui, non è perché lui è stato un giovane che ha avuto tutto dalla vita, non è perché lui è stato il piccolo borghese che si è andato ad accasare, ha preso moglie e si è dimenticato della sua gente e del suo Dio, ma perché a 80 anni gli è successo qualcosa che ha cambiato per sempre la sua vita.

Leggiamo quanto ci dice in proposito il libro dell’Esodo al cap. 3:

 

                1Ora Mosè stava pascolando il gregge di Ietro, suo suocero, sacerdote di Madian, e condusse il bestiame oltre il deserto e arrivò al monte di Dio, l'Oreb. 2L'angelo del Signore gli apparve in una fiamma di fuoco in mezzo a un roveto. Egli guardò ed ecco: il roveto ardeva nel fuoco, ma quel roveto non si consumava. 3Mosè pensò: “Voglio avvicinarmi a vedere questo grande spettacolo: perché il roveto non brucia?”. 4Il Signore vide che si era avvicinato per vedere e Dio lo chiamò dal roveto e disse: “Mosè, Mosè!”. Rispose: “Eccomi!”. 5Riprese: “Non avvicinarti! Togliti i sandali dai piedi, perché il luogo sul quale tu stai è una terra santa!”. 6E disse: “Io sono il Dio di tuo padre, il Dio di Abramo, il Dio di Isacco, il Dio di Giacobbe”. Mosè allora si velò il viso, perché aveva paura di guardare verso Dio. 7Il Signore disse: “Ho osservato la miseria del mio popolo in Egitto e ho udito il suo grido a causa dei suoi sorveglianti; conosco infatti le sue sofferenze. 8Sono sceso per liberarlo dalla mano dell'Egitto e per farlo uscire da questo paese verso un paese bello e spazioso, verso un paese dove scorre latte e miele, verso il luogo dove si trovano il Cananeo, l'Hittita, l'Amorreo, il Perizzita, l'Eveo, il Gebuseo. 9Ora dunque il grido degli Israeliti è arrivato fino a me e io stesso ho visto l'oppressione con cui gli Egiziani li tormentano. 10Ora va'! Io ti mando dal faraone. Fà uscire dall'Egitto il mio popolo, gli Israeliti!”. 11Mosè disse a Dio: “Chi sono io per andare dal faraone e per far uscire dall'Egitto gli Israeliti?”. 12Rispose: “Io sarò con te. Eccoti il segno che io ti ho mandato: quando tu avrai fatto uscire il popolo dall'Egitto, servirete Dio su questo monte”. 13Mosè disse a Dio: “Ecco io arrivo dagli Israeliti e dico loro: Il Dio dei vostri padri mi ha mandato a voi. Ma mi diranno: Come si chiama? E io che cosa risponderò loro?”. 14Dio disse a Mosè: “Io sono colui che sono!”. Poi disse: “Dirai agli Israeliti: Io_Sono mi ha mandato a voi”. 15Dio aggiunse a Mosè: “Dirai agli Israeliti: Il Signore, il Dio dei vostri padri, il Dio di Abramo, il Dio di Isacco, il Dio di Giacobbe mi ha mandato a voi. Questo è il mio nome per sempre; questo è il titolo con cui sarò ricordato di generazione in generazione”.

 

                Nel racconto tratto da Esodo 3 voglio mettere in evidenza tre piccole indicazioni. La prima è la meraviglia. Mosè sta pascolando intorno al monte Sinai ed ecco che improvvisamente vede un arbusto che arde. È importante notare questo: “si avvicinò per guardare”. Che cosa significa questa parola? Che Mosè, che pure ne ha viste tante, continua ad essere un uomo curioso, capace di meravigliarsi. Solo dove non c'è meraviglia, non c'è più vita, non c'è più sorpresa. Questo è il primo punto: Mosè continua ad essere un pellegrino, un cercatore; nonostante si sia imborghesito, il suo cuore continua a desiderare una bellezza che non ha ancora incontrato. Ecco la meraviglia. Posso farvi una domanda? Tu sei capace di meravigliarti? Oppure le cose che hai vissuto ti hanno tolto la freschezza, lo stupore? In realtà l'uomo che si meraviglia è un uomo che cerca, è il cercatore del mistero. Vorrei chiedere a Dio la grazia di non cessare mai di meravigliarmi. Questo è il dono, il dono di poter incominciare sempre di nuovo... Vi dico un segreto: l'amore o è l’impegno di ogni giorno o è il rimpianto di tutta la vita. Se non sai ogni giorno cominciare da capo, diventi uno stanco ripetitore senz’anima. Si può diventare anche professionisti dell'amore, cioè gente che fa le cose perché deve farle, ma non ha più la capacità di stupirsi, di vivere.

                Ed è a questo punto che avviene nella vita di Mosè qualcosa di straordinario: la chiamata di Dio: “Mosè, Mosè!”. Dio chiama per nome. Nessuno è anonimo davanti a Dio; ognuno di noi è un “tu” assolutamente unico, singolare, oggetto di un amore infinito e Mosè si lascia chiamare da Lui. Però, prima di avvicinarsi si toglie i sandali. Dio che ti chiama non è qualcosa di cui tu ti puoi impossessare; tu devi restare davanti a Lui nello stupore della contemplazione; devi lasciare che Dio sia Altro e che faccia Lui... devi aprirti alla Sua impossibile possibilità... non alla possibilità calcolata che tu vorresti imporre a Dio... La Verità non è qualcosa che si possiede, è Qualcuno che ci possiede. Allora, quando tu entri nella presa di Dio, nel suo cuore, capisci che è qualcuno che ti prende e di fronte al quale tu devi restare impotente, stupito, abbandonato, lasciandoti portare...

                Ecco la meraviglia, la chiamata, la missione: “Sono io che ti mando”. Adesso sì che puoi andare... Quale è la grande differenza rispetto a quando il giovane Mosè, il ragazzo “bene” ha sognato di andare a liberare Israele? La differenza è che allora lui aveva inseguito il suo sogno, adesso è un inviato, sottomesso ad un Dio che lo spoglia, che gli chiede di uscire dalle sue certezze borghesi, di scomodarsi, di sporcarsi le mani, di vivere un'avventura e un rischio che potranno lacerargli il cuore. È il Dio che gli dice: “sono io che ti mando”. Dio gli rivela il suo nome: “Io sono colui che sono”. In realtà, secondo la concezione ebraica, Mosè non ha chiesto la definizione dell´essenza divina. Mosè ha chiesto a Dio una garanzia: che Dio si impegni per lui. Quindi il nome di Dio è una promessa, “Io sarò con te”: ed è su questa promessa che Mosè può partire e iniziare la sua avventura.

                Il problema è partire. Mosè parte perché si è lasciato sovvertire da Dio. Fino a quando non hai riconosciuto la rivoluzione di Dio, non hai conosciuto Dio. Dio è il Dio che ti sconvolge, a cui dare tutto. Ma quando lo hai conosciuto e questo Dio si è rivelato alla tua anima, farai di tutto piuttosto che perdere questo Dio. Ricordo che una volta in Cina - dove ero andato a tenere un corso ai missionari - conobbi un vecchio missionario napoletano di 90 anni. Ricordo gli occhi vivissimi di quest'uomo che era partito in missione e aveva fondato molte comunità cristiane e aveva visto ben sei generazioni di battezzati cinesi. Mao lo aveva messo in carcere, era stato torturato; una vita piena di dolore, ma zeppa d'amore. Io gli chiedo se, nascendo nuovamente, farebbe  le stesse cose. Mi guarda con occhi vivissimi e mi risponde: “Ci penserei prima bene, ma le rifarei”. Così, Mosè sa che deve pagare un prezzo, eppure accetta, ci crede. Va dal Faraone e chiede di far partire il suo popolo. In termini economici un'azienda deve funzionare bene, quindi questa manodopera serve. Come si può far partire questa gente? E allora il Faraone inizia a rimandare. Seguono a questo punto le famose dieci piaghe d'Egitto. Finalmente il Faraone li lascia partire. Mosè parte con il popolo d'Israele carico d'oro, poiché gli egiziani pur di liberarsi di questo popolo danno loro tutto l'oro che avevano. Gli ebrei andarono via e arrivarono al Mar Rosso. Il Faraone capisce che aveva fatto una grande sciocchezza, insegue Israele con 400 carri. È il racconto che troviamo nel capitolo 14 del libro dell’Esodo:

 

                5Quando fu riferito al re d'Egitto che il popolo era fuggito, il cuore del faraone e dei suoi ministri si rivolse contro il popolo. Dissero: “Che abbiamo fatto, lasciando partire Israele, così che più non ci serva!”. 6Attaccò allora il cocchio e prese con sé i suoi soldati. 7Prese poi seicento carri scelti e tutti i carri di Egitto con i combattenti sopra ciascuno di essi. 8Il Signore rese ostinato il cuore del faraone, re di Egitto, il quale inseguì gli Israeliti mentre gli Israeliti uscivano a mano alzata. 9Gli Egiziani li inseguirono e li raggiunsero, mentre essi stavano accampati presso il mare: tutti i cavalli e i carri del faraone, i suoi cavalieri e il suo esercito si trovarono presso Pi_Achirot, davanti a Baal_Zefon. 10Quando il faraone fu vicino, gli Israeliti alzarono gli occhi: ecco, gli Egiziani muovevano il campo dietro di loro! Allora gli Israeliti ebbero grande paura e gridarono al Signore. 11Poi dissero a Mosè: “Forse perché non c'erano sepolcri in Egitto ci hai portati a morire nel deserto? Che hai fatto, portandoci fuori dall'Egitto? 12Non ti dicevamo in Egitto: Lasciaci stare e serviremo gli Egiziani, perché è meglio per noi servire l'Egitto che morire nel deserto?”. 13Mosè rispose: “Non abbiate paura! Siate forti e vedrete la salvezza che il Signore oggi opera per voi; perché gli Egiziani che voi oggi vedete, non li rivedrete mai più! 14Il Signore combatterà per voi, e voi starete tranquilli”. 15Il Signore disse a Mosè: “Perché gridi verso di me? Ordina agli Israeliti di riprendere il cammino. 16Tu intanto alza il bastone, stendi la mano sul mare e dividilo, perché gli Israeliti entrino nel mare all'asciutto. 17Ecco io rendo ostinato il cuore degli Egiziani, così che entrino dietro di loro e io dimostri la mia gloria sul faraone e tutto il suo esercito, sui suoi carri e sui suoi cavalieri. 18Gli Egiziani sapranno che io sono il Signore, quando dimostrerò la mia gloria contro il faraone, i suoi carri e i suoi cavalieri”. 19L'angelo di Dio, che precedeva l'accampamento d'Israele, cambiò posto e passò indietro. Anche la colonna di nube si mosse e dal davanti passò indietro. 20Venne così a trovarsi tra l'accampamento degli Egiziani e quello d'Israele. Ora la nube era tenebrosa per gli uni, mentre per gli altri illuminava la notte; così gli uni non poterono avvicinarsi agli altri durante tutta la notte. 21Allora Mosè stese la mano sul mare. E il Signore durante tutta la notte, risospinse il mare con un forte vento d'oriente, rendendolo asciutto; le acque si divisero. 22Gli Israeliti entrarono nel mare asciutto, mentre le acque erano per loro una muraglia a destra e a sinistra. 23Gli Egiziani li inseguirono con tutti i cavalli del faraone, i suoi carri e i suoi cavalieri, entrando dietro di loro in mezzo al mare. 24Ma alla veglia del mattino il Signore dalla colonna di fuoco e di nube gettò uno sguardo sul campo degli Egiziani e lo mise in rotta. 25Frenò le ruote dei loro carri, così che a stento riuscivano a spingerle. Allora gli Egiziani dissero: “Fuggiamo di fronte a Israele, perché il Signore combatte per loro contro gli Egiziani!”. 26Il Signore disse a Mosè: “Stendi la mano sul mare: le acque si riversino sugli Egiziani, sui loro carri e i loro cavalieri”. 27Mosè stese la mano sul mare e il mare, sul far del mattino, tornò al suo livello consueto, mentre gli Egiziani, fuggendo, gli si dirigevano contro. Il Signore li travolse così in mezzo al mare. 28Le acque ritornarono e sommersero i carri e i cavalieri di tutto l'esercito del faraone, che erano entrati nel mare dietro a Israele: non ne scampò neppure uno. 29Invece gli Israeliti avevano camminato sull'asciutto in mezzo al mare, mentre le acque erano per loro una muraglia a destra e a sinistra. 30In quel giorno il Signore salvò Israele dalla mano degli Egiziani e Israele vide gli Egiziani morti sulla riva del mare; 31Israele vide la mano potente con la quale il Signore aveva agito contro l'Egitto e il popolo temette il Signore e credette in lui e nel suo servo Mosè”.

 

                Come è drammatico questo racconto! Da una parte c´è il mare con i suoi flutti, dall'altra il Faraone con i suoi cavalli, i suoi carri... Che cosa avreste scelto? La logica umana avrebbe detto: “Andiamo con il Faraone, diciamogli: scusa tanto, ma avevamo sbagliato…” O il Mar Rosso o il Faraone. Ma vi era un'altra possibilità: credere in Dio nonostante tutto, nonostante l'apparente sconfitta. Mosè in quel momento si è trovato davanti a questa scelta. C'è un piccolo particolare: Mosè dice al popolo di avere fede perché vedranno la salvezza del Signore. Come è bello questo! Abbiate fede, siate saldi nella fede, non abbiate paura, siate forti e vedrete la salvezza del Signore. Quando Mosè parla al popolo, dice: “Siate forti, vedrete la salvezza del Signore”.  Quando sta a tu per tu con il Signore dice: “Ma che cosa stai combinando? Ti sei dimenticato di quello che mi hai promesso? Deciditi, muoviti!” Tutto questo è bellissimo perché ci fa capire che quando siamo in contatto con Dio le nostre croci non possiamo scaricarle sulle spalle di chi è più debole. Ed ecco che Mosè fa l'atto più importante della sua vita: si fida di Dio, crede contro ogni evidenza. Che cosa succede? Si aprono le acque del mare, il popolo passa, gli egiziani che inseguono vengono travolti. Un simbolismo tragico e durissimo. Mosè passa quelle acque: è il salvato dalle acque insieme al suo popolo.

                Siamo arrivati alla conclusione. Ci troviamo agli ultimi 40 anni: non vi racconto tutta la storia perché 40 anni sono lunghi. Vi dico solo la conclusione: Mosè arriverà a vedere la terra di Israele, ma la vedrà dal monte Nebo. Un posto bellissimo dove sono state trovate rovine di basiliche che ricordano Mosè. Mosè ha 120 anni quando muore: è l'unico uomo della storia che, la Bibbia ci dice, muore a comando. Secondo il racconto del Deuteronomio Mosè muore solo, in obbedienza a Dio, senza entrare nella terra della promessa. “Il Signore disse a Mosè: “Sali su questo monte degli Abarim, sul monte Nebo, che è nel paese di Moab, di fronte a Gerico, e mira il paese di Canaan, che io do in possesso agli Israeliti. Tu morirai sul monte sul quale stai per salire”” (Dt 32,49s). È commovente questo morire in obbedienza a Dio: “Mosè, servo del Signore, morì in quel luogo, nel paese di Moab, secondo l'ordine del Signore” (Dt 34,5). Nella solitudine, nel freddo del monte, un Altro lo accoglierà, lo riscalderà. E mentre gli farà contemplare da lontano la terra promessa, gli darà quella vera di cui essa è simbolo... Fino a questo punto Mosè ha imparato ad essere mite, ha imparato ad amare Dio, a fidarsi ciecamente di Lui! Senza misura, fino alla fine, oltre la fine: questa è la fede di Mosè...

Dagli Atti degli Apostoli (cap. 7)

 

20In quel tempo nacque Mosè e piacque a Dio; egli fu allevato per tre mesi nella casa paterna, poi, 21essendo stato esposto, lo raccolse la figlia del faraone e lo allevò come figlio. 22Così Mosè venne istruito in tutta la sapienza degli Egiziani ed era potente nelle parole e nelle opere. 23Quando stava per compiere i quarant'anni, gli venne l'idea di far visita ai suoi fratelli, i figli di Israele, 24e vedendone uno trattato ingiustamente, ne prese le difese e vendicò l'oppresso, uccidendo l'Egiziano. 25Egli pensava che i suoi connazionali avrebbero capito che Dio dava loro salvezza per mezzo suo, ma essi non compresero. 26Il giorno dopo si presentò in mezzo a loro mentre stavano litigando e si adoperò per metterli d'accordo, dicendo: Siete fratelli; perché vi insultate l'un l'altro? 27Ma quello che maltrattava il vicino lo respinse, dicendo: Chi ti ha nominato capo e giudice sopra di noi? 28Vuoi forse uccidermi, come hai ucciso ieri l'Egiziano? 29Fuggì via Mosè a queste parole, e andò ad abitare nella terra di Madian, dove ebbe due figli. 30Passati quarant'anni, gli apparve nel deserto del monte Sinai un angelo, in mezzo alla fiamma di un roveto ardente. 31Mosè rimase stupito di questa visione; e mentre si avvicinava per veder meglio, si udì la voce del Signore: 32Io sono il Dio dei tuoi padri, il Dio di Abramo, di Isacco e di Giacobbe. Esterrefatto, Mosè non osava guardare. 33Allora il Signore gli disse: Togliti dai piedi i calzari, perché il luogo in cui stai è terra santa. 34Ho visto l'afflizione del mio popolo in Egitto, ho udito il loro gemito e sono sceso a liberarli; ed ora vieni, che ti mando in Egitto. 35Questo Mosè che avevano rinnegato dicendo: Chi ti ha nominato capo e giudice?, proprio lui Dio aveva mandato per esser capo e liberatore, parlando per mezzo dell'angelo che gli era apparso nel roveto. 36Egli li fece uscire, compiendo miracoli e prodigi nella terra d'Egitto, nel Mare Rosso, e nel deserto per quarant'anni. 37Egli è quel Mosè che disse ai figli d'Israele: Dio vi farà sorgere un profeta tra i vostri fratelli, al pari di me. 38Egli è colui che, mentre erano radunati nel deserto, fu mediatore tra l'angelo che gli parlava sul monte Sinai e i nostri padri; egli ricevette parole di vita da trasmettere a noi. 39Ma i nostri padri non vollero dargli ascolto, lo respinsero e si volsero in cuor loro verso l'Egitto, 40dicendo ad Aronne: Fà per noi una divinità che ci vada innanzi, perché a questo Mosè che ci condusse fuori dall'Egitto non sappiamo che cosa sia accaduto. 41E in quei giorni fabbricarono un vitello e offrirono sacrifici all'idolo e si rallegrarono per l'opera delle loro mani. 42Ma Dio si ritrasse da loro e li abbandonò al culto dell'esercito del cielo, come è scritto nel libro dei Profeti: 43Mi avete forse offerto vittime e sacrifici per quarant'anni nel deserto, o casa d'Israele? Avete preso con voi la tenda di Mòloch, e la stella del dio Refàn, simulacri che vi siete fabbricati per adorarli! Perciò vi deporterò al di là di Babilonia.

 

Dal libro dell’Esodo (cap. 3)

 

1Ora Mosè stava pascolando il gregge di Ietro, suo suocero, sacerdote di Madian, e condusse il bestiame oltre il deserto e arrivò al monte di Dio, l'Oreb. 2L'angelo del Signore gli apparve in una fiamma di fuoco in mezzo a un roveto. Egli guardò ed ecco: il roveto ardeva nel fuoco, ma quel roveto non si consumava. 3Mosè pensò: «Voglio avvicinarmi a vedere questo grande spettacolo: perché il roveto non brucia?». 4Il Signore vide che si era avvicinato per vedere e Dio lo chiamò dal roveto e disse: «Mosè, Mosè!». Rispose: «Eccomi!». 5Riprese: «Non avvicinarti! Togliti i sandali dai piedi, perché il luogo sul quale tu stai è una terra santa!». 6E disse: «Io sono il Dio di tuo padre, il Dio di Abramo, il Dio di Isacco, il Dio di Giacobbe». Mosè allora si velò il viso, perché aveva paura di guardare verso Dio. 7Il Signore disse: «Ho osservato la miseria del mio popolo in Egitto e ho udito il suo grido a causa dei suoi sorveglianti; conosco infatti le sue sofferenze. 8Sono sceso per liberarlo dalla mano dell'Egitto e per farlo uscire da questo paese verso un paese bello e spazioso, verso un paese dove scorre latte e miele, verso il luogo dove si trovano il Cananeo, l'Hittita, l'Amorreo, il Perizzita, l'Eveo, il Gebuseo. 9Ora dunque il grido degli Israeliti è arrivato fino a me e io stesso ho visto l'oppressione con cui gli Egiziani li tormentano. 10Ora va'! Io ti mando dal faraone. Fà uscire dall'Egitto il mio popolo, gli Israeliti!». 11Mosè disse a Dio: «Chi sono io per andare dal faraone e per far uscire dall'Egitto gli Israeliti?». 12Rispose: «Io sarò con te. Eccoti il segno che io ti ho mandato: quando tu avrai fatto uscire il popolo dall'Egitto, servirete Dio su questo monte». 13Mosè disse a Dio: «Ecco io arrivo dagli Israeliti e dico loro: Il Dio dei vostri padri mi ha mandato a voi. Ma mi diranno: Come si chiama? E io che cosa risponderò loro?». 14Dio disse a Mosè: «Io sono colui che sono!». Poi disse: «Dirai agli Israeliti: Io‑Sono mi ha mandato a voi». 15Dio aggiunse a Mosè: «Dirai agli Israeliti: Il Signore, il Dio dei vostri padri, il Dio di Abramo, il Dio di Isacco, il Dio di Giacobbe mi ha mandato a voi. Questo è il mio nome per sempre; questo è il titolo con cui sarò ricordato di generazione in generazione.

 

Dal libro dell’Esodo (cap. 14)

 

5Quando fu riferito al re d'Egitto che il popolo era fuggito, il cuore del faraone e dei suoi ministri si rivolse contro il popolo. Dissero: «Che abbiamo fatto, lasciando partire Israele, così che più non ci serva!». 6Attaccò allora il cocchio e prese con sé i suoi soldati. 7Prese poi seicento carri scelti e tutti i carri di Egitto con i combattenti sopra ciascuno di essi. 8Il Signore rese ostinato il cuore del faraone, re di Egitto, il quale inseguì gli Israeliti mentre gli Israeliti uscivano a mano alzata. 9Gli Egiziani li inseguirono e li raggiunsero, mentre essi stavano accampati presso il mare: tutti i cavalli e i carri del faraone, i suoi cavalieri e il suo esercito si trovarono presso Pi‑Achirot, davanti a Baal‑Zefon. 10Quando il faraone fu vicino, gli Israeliti alzarono gli occhi: ecco, gli Egiziani muovevano il campo dietro di loro! Allora gli Israeliti ebbero grande paura e gridarono al Signore. 11Poi dissero a Mosè: «Forse perché non c'erano sepolcri in Egitto ci hai portati a morire nel deserto? Che hai fatto, portandoci fuori dall'Egitto? 12Non ti dicevamo in Egitto: Lasciaci stare e serviremo gli Egiziani, perché è meglio per noi servire l'Egitto che morire nel deserto?». 13Mosè rispose: «Non abbiate paura! Siate forti e vedrete la salvezza che il Signore oggi opera per voi; perché gli Egiziani che voi oggi vedete, non li rivedrete mai più! 14Il Signore combatterà per voi, e voi starete tranquilli». 15Il Signore disse a Mosè: «Perché gridi verso di me? Ordina agli Israeliti di riprendere il cammino. 16Tu intanto alza il bastone, stendi la mano sul mare e dividilo, perché gli Israeliti entrino nel mare all'asciutto. 17Ecco io rendo ostinato il cuore degli Egiziani, così che entrino dietro di loro e io dimostri la mia gloria sul faraone e tutto il suo esercito, sui suoi carri e sui suoi cavalieri. 18Gli Egiziani sapranno che io sono il Signore, quando dimostrerò la mia gloria contro il faraone, i suoi carri e i suoi cavalieri». 19L'angelo di Dio, che precedeva l'accampamento d'Israele, cambiò posto e passò indietro. Anche la colonna di nube si mosse e dal davanti passò indietro. 20Venne così a trovarsi tra l'accampamento degli Egiziani e quello d'Israele. Ora la nube era tenebrosa per gli uni, mentre per gli altri illuminava la notte; così gli uni non poterono avvicinarsi agli altri durante tutta la notte. 21Allora Mosè stese la mano sul mare. E il Signore durante tutta la notte, risospinse il mare con un forte vento d'oriente, rendendolo asciutto; le acque si divisero. 22Gli Israeliti entrarono nel mare asciutto, mentre le acque erano per loro una muraglia a destra e a sinistra. 23Gli Egiziani li inseguirono con tutti i cavalli del faraone, i suoi carri e i suoi cavalieri, entrando dietro di loro in mezzo al mare. 24Ma alla veglia del mattino il Signore dalla colonna di fuoco e di nube gettò uno sguardo sul campo degli Egiziani e lo mise in rotta. 25Frenò le ruote dei loro carri, così che a stento riuscivano a spingerle. Allora gli Egiziani dissero: «Fuggiamo di fronte a Israele, perché il Signore combatte per loro contro gli Egiziani!». 26Il Signore disse a Mosè: «Stendi la mano sul mare: le acque si riversino sugli Egiziani, sui loro carri e i loro cavalieri». 27Mosè stese la mano sul mare e il mare, sul far del mattino, tornò al suo livello consueto, mentre gli Egiziani, fuggendo, gli si dirigevano contro. Il Signore li travolse così in mezzo al mare. 28Le acque ritornarono e sommersero i carri e i cavalieri di tutto l'esercito del faraone, che erano entrati nel mare dietro a Israele: non ne scampò neppure uno. 29Invece gli Israeliti avevano camminato sull'asciutto in mezzo al mare, mentre le acque erano per loro una muraglia a destra e a sinistra. 30In quel giorno il Signore salvò Israele dalla mano degli Egiziani e Israele vide gli Egiziani morti sulla riva del mare; 31Israele vide la mano potente con la quale il Signore aveva agito contro l'Egitto e il popolo temette il Signore e credette in lui e nel suo servo Mosè.

 

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