Laboratorio della fede
“Lectio divina” di d. Bruno Forte
L'idea del Laboratorio della Fede è stata lanciata dal Papa in quella
bellissima sera del 18 agosto dell'anno 2000, quando, parlando a 2 milioni di
giovani, fece un discorso diverso da quello che ci si sarebbe aspettato. In
genere quelli che parlano ai giovani, almeno i persuasori occulti, cercano di
corrispondere ai loro gusti, ai loro desideri; il Papa, invece, fece una cosa
completamente diversa: disse ai ragazzi e alle ragazze del mondo che credere non
è facile, lanciando così la sfida, che si potrebbe riassumere dicendo che il
credente è un povero ateo che ogni giorno si sforza di cominciare a credere.
Siamo qui per vivere questa lotta della fede incontrando dei testimoni, i
grandi testimoni biblici della fede. Per incontrare il Dio vivente, invochiamo
l'azione dello Spirito Santo con il canto. Ci sia da parte di tutti noi una
vera, profonda invocazione: provate un istante a scendere nel più profondo del
vostro cuore e lì ad invocare lo Spirito. Che venga a cambiare la nostra mente,
la nostra maniera di vedere, che ci dia occhi, che ci dia l'amore per vedere la
verità: come dicevano i medioevali, dove c'è l'amore lì c'è lo sguardo -
“ubi amor, ibi oculus”.
Invochiamo lo Spirito perché effonda nei nostri cuori l'amore di Dio per
vedere le cose che non si vedono e che aprono il cuore. I nostri cuori siano
calore, amore, i nostri occhi vedano la luce
della verità, perche comprendiamo
chi è Dio per noi.
Parliamo di Mosè. Chi è Mosè?
Mosè è l'Uomo di Dio, quello con cui Dio parla faccia a faccia. Pensate
che nella tradizione ebraica si dice che “tutti vedranno Dio soltanto di
spalle”, Mosè invece lo verrà faccia a faccia. Una cosa molto bella perché
quando ci si guarda negli occhi, si parla con gli occhi al di là delle parole.
Una bella tradizione ebraica parla della “porticina di Mosè”: l'Eterno ha
un trono molto grande e sotto il trono c'è una porta che si chiama la
“porticina di Mosè”. Secondo la tradizione ebraica essa serve a questo:
quando gli angeli, che pure sono tanto buoni, si ingelosiscono per l'amicizia,
per l'amore che Dio ha per Mosè, allora Mosè va a nascondersi sotto il trono
di Dio attraverso la sua porticina. E l’Eterno chiude col piede la porticina
per proteggerlo. Il racconto serve per dirci quanto amore, quanta tenerezza ha
Dio per il suo Mosè.
Noi vogliamo conoscere questo Mosè, vogliamo sapere perché è così
importante. Nel Nuovo Testamento ci sono ben 80 citazioni di Mosè e in tutte le
sinagoghe, anche all'epoca di Gesù, c'è una cattedra che si chiama “la
cattedra di Mosè”. Sono stato recentemente negli scavi di una delle città
lungo il lago di Tiberiade - Corazin - e mi sono veramente commosso entrando nei
resti, ben conservati, della sinagoga. Lì ho visto una “cattedra di Mosè”
in pietra, che serviva per ricordare l’autorità del grande Profeta e della
Legge a lui data da Dio, la Torah.
Nella tradizione cristiana viene riconosciuta l’importanza di Mosè.
Pensate che un grande Padre della Chiesa come Gregorio di Nissa scrive una vita
di Mosè. Perché? Perché quello che Mosè ha vissuto dovremmo viverlo tutti:
parlando di Mosè parliamo di tutti noi; il cammino di Mosè è il nostro. Paolo
scrive nella prima lettera ai Corinzi che noi siamo battezzati in Cristo ma gli
ebrei sono battezzati in Mosè, cioè Mosè era per gli ebrei quello che Cristo
è per noi. Quindi Mosè diventa la figura straordinaria del Cristo.
Nel libro degli Atti ci viene rappresentata la storia di Mosè divisa in
tre grandi tappe ciascuna di 40 anni. Il simbolismo dei numeri è molto
importante nella Bibbia. Così, il numero del cosmo è quattro perché sono
quattro i punti cardinali. C'è un numero particolare, il 40, che è il numero
del mondo per 10 cioè il numero di Dio. Quaranta è un numero pieno di
simbolismo. 3 tappe di 40 anni significano allora che ognuna delle tre ha un
valore simbolico. E' la perfezione del mondo, è la perfezione di Dio; cioè è
ciò che ognuno di noi dovrà in qualche modo sperimentare. Sentire il racconto
di queste 3 tappe vuol dire capire qualcosa di se stessi. Così, incominciamo a
scoprire che forse Mosè siamo noi, sono io. Ascoltiamo i testi. Il primo, che
è tratto dal capitolo degli Atti 7, 20-43, parla di queste tre tappe, ciascuna
di 40 anni:
“20In quel tempo nacque Mosè e piacque a Dio; egli fu
allevato per tre mesi nella casa paterna, poi, 21essendo stato
esposto, lo raccolse la figlia del faraone e lo allevò come figlio.
22Così Mosè venne istruito in tutta la sapienza degli Egiziani ed
era potente nelle parole e nelle opere. 23Quando stava per compiere i
quarant'anni, gli venne l'idea di far visita ai suoi fratelli, i figli di
Israele, 24e vedendone uno trattato ingiustamente, ne prese le
difese e vendicò l'oppresso, uccidendo l'Egiziano. 25Egli
pensava che i suoi connazionali avrebbero capito che Dio dava loro salvezza per
mezzo suo, ma essi non compresero. 26Il giorno dopo si presentò in
mezzo a loro mentre stavano litigando e si adoperò per metterli d'accordo,
dicendo: Siete fratelli; perché vi insultate l'un l'altro? 27Ma quello
che maltrattava il vicino lo respinse, dicendo: Chi ti ha nominato capo e
giudice sopra di noi? 28Vuoi forse uccidermi, come hai ucciso
ieri l'Egiziano? 29Fuggì via Mosè a queste parole, e andò
ad abitare nella terra di Madian, dove ebbe due figli. 30Passati
quarant'anni, gli apparve nel deserto del monte Sinai un angelo, in
mezzo alla fiamma di un roveto ardente. 31Mosè rimase stupito di
questa visione; e mentre si avvicinava per veder meglio, si udì la voce del
Signore: 32Io sono il Dio dei tuoi padri, il Dio di Abramo, di
Isacco e di Giacobbe. Esterrefatto, Mosè non osava guardare. 33Allora
il Signore gli disse: Togliti dai piedi i calzari, perché il luogo in cui stai
è terra santa. 34Ho visto l'afflizione del mio popolo in
Egitto, ho udito il loro gemito e sono sceso a liberarli; ed ora vieni, che ti
mando in Egitto. 35Questo Mosè che avevano rinnegato dicendo: Chi
ti ha nominato capo e giudice?, proprio lui Dio aveva mandato per esser capo
e liberatore, parlando per mezzo dell'angelo che gli era apparso nel roveto. 36Egli
li fece uscire, compiendo miracoli e prodigi nella terra d'Egitto, nel
Mare Rosso, e nel deserto per quarant'anni. 37Egli è quel Mosè
che disse ai figli d'Israele: Dio vi farà sorgere un profeta tra i vostri
fratelli, al pari di me. 38Egli è colui che, mentre erano
radunati nel deserto, fu mediatore tra l'angelo che gli parlava sul monte Sinai
e i nostri padri; egli ricevette parole di vita da trasmettere a noi. 39Ma
i nostri padri non vollero dargli ascolto, lo respinsero e si volsero in
cuor loro verso l'Egitto, 40dicendo ad Aronne: Fa per noi
una divinità che ci vada innanzi, perché a questo Mosè che ci condusse fuori
dall'Egitto non sappiamo che cosa sia accaduto. 41E in quei
giorni fabbricarono un vitello e offrirono sacrifici all'idolo e si
rallegrarono per l'opera delle loro mani. 42Ma Dio si ritrasse da
loro e li abbandonò al culto dell'esercito del cielo, come è scritto
nel libro dei Profeti: 43Mi avete forse offerto vittime e
sacrifici per quarant'anni nel deserto, o casa d'Israele? Avete preso con
voi la tenda di Mòloch, e la stella del dio Refàn, simulacri che
vi siete fabbricati per adorarli! Perciò vi deporterò al di là di
Babilonia”.
La prima tappa della vita di Mosé - suoi i primi 40 anni! - coincide col
tempo in cui il salvato dalle acque vive nella casa del Faraone. Sappiamo come
è andata la storia. Il Faraone aveva deciso di far uccidere tutti i maschi
degli israeliti che nascevano, perché temeva che gli egiziani sarebbero stati
sopraffatti da questo popolo di schiavi. Ed ecco che nasce un bambino e la madre
riesce a nasconderlo mettendolo in un canestro. Quando la figlia del Faraone
trova questo fagottino si innamora del bambino. Si intenerisce talmente che
decide di prenderlo con sé. Ma come farà? Ha bisogno di qualcuno. Si presenta
una ebrea e dice alla figlia del Faraone di conoscere un´ottima levatrice, una
di quelle che ha il latte buono. E allora ecco che la levatrice viene chiamata.
Noi sappiamo che è la mamma di Mosè. E allora Mosè allattato dalla mamma
cresce nella casa del Faraone. Tutti gli agi del mondo, i piaceri, le gioie
caratterizzano i primi 40 anni della vita di Mosè. Anni in cui il salvato dalle
acque riceve, come sappiamo da Esodo 2, tutte le raffinatezze di una educazione
estremamente accurata, diventa un giovane “in”, uno di quelli il cui mondo
è protetto, pieno di tutti gli agi, di tutti i conforti. Come definirla? È una
età in cui tutto sembra bello, tutto sembra possibile, tutto sembra facile. C'è
l'amore: tu pensi che i problemi non ci siano e se ci sono ci sarà qualcuno che
li risolverà per te. Tutti ci siamo passati.
Ma questa età è bella anche per un altro motivo:
è una età nella quale il confine tra la realtà ed il sogno è
difficile da marcare, sembra quasi che sia possibile che la realtà non sia
altro che un'appendice del sogno. E Mosè non è da meno… Che cosa Mosè
incomincia a sognare? Comincia a sognare di cambiare il mondo. Lui sa, perché
la mamma glielo aveva detto (i rapporti con la nutrice si conservano sempre),
che è un figlio di Israele, e Mosè, questo giovane brillante, bello, ricco,
felice, comincia a sognare nel suo cuore il grande sogno: “Io sarò il
liberatore di Israele”. L'ingiustizia di questo popolo oppresso sarà
cancellata. Io non so se voi avete mai sognato di cambiare il mondo, ma vi posso
assicurare che il sogno di cambiare il mondo era un sogno molto diffuso, per
esempio, tra i giovani della mia generazione; era anche il tempo delle ideologie
rampanti in cui ci sembrava che tutto fosse possibile.
Mosè vive qualcosa del genere. Mosè sente che non poteva starsene là,
che doveva cambiare il mondo, doveva abbattere l'ingiustizia ed ecco che la
“dolce incoscienza” lascia maturare piano piano la grande scelta, quella che
segna il passaggio ai secondi 40 anni. Mosè esce dalla casa del Faraone, va in
mezzo al suo popolo. Se non che, appena arriva, succede qualcosa di inaspettato.
Vede una scena intollerabile al suo cuore: un egiziano sta percuotendo un ebreo,
un suo fratello. Mosè si indigna: come? davanti a lui, liberatore di Israele?
davanti a lui che è venuto per fare giustizia? questo egiziano si permette di
colpire un figlio di Israele! E lui, ebreo cresciuto nella casa del Faraone,
dovrà tollerare un simile scandalo? È la grande tentazione della violenza. Mosè
uccide l'egiziano che sta colpendo il fratello, ma poi si rende conto della
gravità di quello che ha fatto e nasconde il corpo dell'ucciso, quasi a voler
nascondere l’atto compiuto. Ma che cosa succede intorno a lui? Quando il
giorno dopo un ebreo colpisce un altro fratello ebreo e Mosè vuole intervenire
ricordando la loro fratellanza, gli dicono: “Vuoi uccidere me come hai ucciso
l'egiziano?”. Gli ebrei cominciano a rifiutare quest´uomo che diventa
terribilmente scomodo. Perché Mosè sembra veramente un rompiscatole. È
arrivato lì pensando di cambiare il mondo, ed esercita subito la violenza. La
domanda è legittima: “Chi ti ha costituito capo? Vuoi diventare il nostro
capo, il nostro padrone? Ma come ti permetti? Chi ti ha posto in mezzo a
noi?”. Allora Mosè comincia a capire. La generosità, lo slancio, si sono
scontrati subito con la violenza delle regole. Non so se avete mai sperimentato
questo: avere un sogno nel cuore, provare a incominciare a realizzarlo e poi
vedere che il confine tra realtà e il sogno è molto più duro, molto più
amaro, molto più grande di quello che avevate pensato. Mosè vive questo
dramma. Lui l'entusiasta, l'innamorato dell'amore (mi viene da pensare a un
ragazzo o a una ragazza che sono alla prima cotta per cui pensano di essersi
innamorati ed invece sono innamorati dell'amore), lui voleva essere il
liberatore del suo popolo, quello che avrebbe restituito la dignità al suo
popolo ed invece il suo popolo lo rifiuta, gli dicono che è ostile, è venuto a
disturbare. Mosè prova il grande dolore della sconfitta, lui il sognatore
illuso, il giovane che ha conosciuto la dolce incoscienza, conosce tutta la
pesantezza della realtà.
Allora, se i suoi primi 40 anni erano gli anni della “dolce
incoscienza”, i suoi secondi 40 anni saranno gli anni della “dura realtà”.
Cominciate a capire quale è il senso del cammino compiuto: si va dalla “dolce
incoscienza” alla durezza della realtà, dal sogno di cambiare le cose alla
fatica di doversi misurare con la pesantezza delle cose. Ed ecco che Mosè deve
fuggire, è diventato straniero non solo per la casa del Faraone, ma straniero
per i suoi fratelli perché ha creato problemi, straniero a se stesso perché
lui, il sognatore desideroso di un mondo nuovo e diverso, diventa il fuggiasco.
A questo punto che cosa succede? Nel racconto lo abbiamo sentito: Mosè va ad
abitare nelle terre di Madian, lontano da tutto questo e lì poco alla volta
riesce a farsi apprezzare, si sposa, ha due figli e costruisce una vita
tranquilla, diremmo “borghese”. Il grande sognatore degli anni della
giovinezza, quello che voleva liberare Israele, si è subito scontrato con la
durezza della realtà, è diventato un piccolo borghese, uno che apparentemente
ha tutte le comodità: ha moglie, ha figli, ha casa, ha lavoro, ma resta
comunque uno il cui sogno è stato infranto per sempre. Questa è la seconda
fase della vita di Mosè. Mosè ha abbandonato i sogni, si è rassegnato, è
diventato uno che forse non è più capace di sognare. Quando non si è più
capaci di sognare bisogna preoccuparsi perché in quel momento può darsi che la
nostra anima sia morta anche se il nostro corpo continua a vivere. Dicevano i
rabbini con una frase molto bella: “l'esilio di Israele è cominciato il
giorno in cui Israele non ha più sofferto il fatto di essere in esilio”. Tu
sei in esilio quando non hai più la struggente nostalgia della patria, quando
non sei più quell'uomo che non si accontenta della realtà, ma alla realtà si
è oramai totalmente rassegnato e poi, per far finta che tutto vada bene, si
stordisce, comincia a diventare uno che cerca i soldi, uno che cerca il
successo, uno che cerca il piacere. Cerca di stordirsi, di non pensare più.
Questo è il vero esilio... Se hai già incominciato a conoscere la durezza
della realtà, permetti che ti chieda: c'è ancora un sogno in te o sei uno che
si è arreso alla pesantezza e cerca di stordirsi oramai ? Queste domande le
pongo a me e a voi.
Ed ecco che a questo punto nella vita di Mosè incomincia la parte più
importante. Quanti anni aveva? Ottanta. È consolante pensare che anche ad 80
anni si possa iniziare la fase più bella e più importante della vita. Dunque
Mosè a 80 anni conosce l'esperienza che per sempre cambierà tutto. Se noi
siamo qui a trattare di lui, non è perché lui è stato un giovane che ha avuto
tutto dalla vita, non è perché lui è stato il piccolo borghese che si è
andato ad accasare, ha preso moglie e si è dimenticato della sua gente e del
suo Dio, ma perché a 80 anni gli è successo qualcosa che ha cambiato per
sempre la sua vita.
Leggiamo
quanto ci dice in proposito il libro dell’Esodo al cap. 3:
“1Ora Mosè stava pascolando il gregge di Ietro, suo
suocero, sacerdote di Madian, e condusse il bestiame oltre il deserto e arrivò
al monte di Dio, l'Oreb. 2L'angelo del Signore gli apparve in una
fiamma di fuoco in mezzo a un roveto. Egli guardò ed ecco: il roveto ardeva nel
fuoco, ma quel roveto non si consumava. 3Mosè pensò: “Voglio
avvicinarmi a vedere questo grande spettacolo: perché il roveto non brucia?”.
4Il Signore vide che si era avvicinato per vedere e Dio lo chiamò
dal roveto e disse: “Mosè, Mosè!”. Rispose: “Eccomi!”. 5Riprese:
“Non avvicinarti! Togliti i sandali dai piedi, perché il luogo sul quale tu
stai è una terra santa!”. 6E disse: “Io sono il Dio di tuo
padre, il Dio di Abramo, il Dio di Isacco, il Dio di Giacobbe”. Mosè allora
si velò il viso, perché aveva paura di guardare verso Dio. 7Il
Signore disse: “Ho osservato la miseria del mio popolo in Egitto e ho udito il
suo grido a causa dei suoi sorveglianti; conosco infatti le sue sofferenze. 8Sono
sceso per liberarlo dalla mano dell'Egitto e per farlo uscire da questo paese
verso un paese bello e spazioso, verso un paese dove scorre latte e miele, verso
il luogo dove si trovano il Cananeo, l'Hittita, l'Amorreo, il Perizzita, l'Eveo,
il Gebuseo. 9Ora dunque il grido degli Israeliti è arrivato fino a
me e io stesso ho visto l'oppressione con cui gli Egiziani li tormentano. 10Ora
va'! Io ti mando dal faraone. Fà uscire dall'Egitto il mio popolo, gli
Israeliti!”. 11Mosè disse a Dio: “Chi sono io per andare dal
faraone e per far uscire dall'Egitto gli Israeliti?”. 12Rispose:
“Io sarò con te. Eccoti il segno che io ti ho mandato: quando tu avrai fatto
uscire il popolo dall'Egitto, servirete Dio su questo monte”. 13Mosè
disse a Dio: “Ecco io arrivo dagli Israeliti e dico loro: Il Dio dei vostri
padri mi ha mandato a voi. Ma mi diranno: Come si chiama? E io che cosa
risponderò loro?”. 14Dio disse a Mosè: “Io sono colui che
sono!”. Poi disse: “Dirai agli Israeliti: Io_Sono mi ha mandato a voi”. 15Dio
aggiunse a Mosè: “Dirai agli Israeliti: Il Signore, il Dio dei vostri padri,
il Dio di Abramo, il Dio di Isacco, il Dio di Giacobbe mi ha mandato a voi.
Questo è il mio nome per sempre; questo è il titolo con cui sarò ricordato di
generazione in generazione”.
Nel racconto tratto da Esodo 3 voglio mettere in evidenza tre piccole
indicazioni. La prima è la meraviglia. Mosè sta pascolando intorno al monte
Sinai ed ecco che improvvisamente vede un arbusto che arde. È importante notare
questo: “si avvicinò per guardare”. Che cosa significa questa parola? Che
Mosè, che pure ne ha viste tante, continua ad essere un uomo curioso, capace di
meravigliarsi. Solo dove non c'è meraviglia, non c'è più vita, non c'è più
sorpresa. Questo è il primo punto: Mosè continua ad essere un pellegrino, un
cercatore; nonostante si sia imborghesito, il suo cuore continua a desiderare
una bellezza che non ha ancora incontrato. Ecco la meraviglia. Posso farvi una
domanda? Tu sei capace di meravigliarti? Oppure le cose che hai vissuto ti hanno
tolto la freschezza, lo stupore? In realtà l'uomo che si meraviglia è un uomo
che cerca, è il cercatore del mistero. Vorrei chiedere a Dio la grazia di non
cessare mai di meravigliarmi. Questo è il dono, il dono di poter incominciare
sempre di nuovo... Vi dico un segreto: l'amore o è l’impegno di ogni giorno o
è il rimpianto di tutta la vita. Se non sai ogni giorno cominciare da capo,
diventi uno stanco ripetitore senz’anima. Si può diventare anche
professionisti dell'amore, cioè gente che fa le cose perché deve farle, ma non
ha più la capacità di stupirsi, di vivere.
Ed è a questo punto che avviene nella vita di Mosè qualcosa di
straordinario: la chiamata di Dio: “Mosè, Mosè!”. Dio chiama per nome.
Nessuno è anonimo davanti a Dio; ognuno di noi è un “tu” assolutamente
unico, singolare, oggetto di un amore infinito e Mosè si lascia chiamare da
Lui. Però, prima di avvicinarsi si toglie i sandali. Dio che ti chiama non è
qualcosa di cui tu ti puoi impossessare; tu devi restare davanti a Lui nello
stupore della contemplazione; devi lasciare che Dio sia Altro e che faccia
Lui... devi aprirti alla Sua impossibile possibilità... non alla possibilità
calcolata che tu vorresti imporre a Dio... La Verità non è qualcosa che si
possiede, è Qualcuno che ci possiede. Allora, quando tu entri nella presa di
Dio, nel suo cuore, capisci che è qualcuno che ti prende e di fronte al quale
tu devi restare impotente, stupito, abbandonato, lasciandoti portare...
Ecco la meraviglia, la chiamata, la missione: “Sono io che ti mando”.
Adesso sì che puoi andare... Quale è la grande differenza rispetto a quando il
giovane Mosè, il ragazzo “bene” ha sognato di andare a liberare Israele? La
differenza è che allora lui aveva inseguito il suo sogno, adesso è un inviato,
sottomesso ad un Dio che lo spoglia, che gli chiede di uscire dalle sue certezze
borghesi, di scomodarsi, di sporcarsi le mani, di vivere un'avventura e un
rischio che potranno lacerargli il cuore. È il Dio che gli dice: “sono io che
ti mando”. Dio gli rivela il suo nome: “Io sono colui che sono”. In realtà,
secondo la concezione ebraica, Mosè non ha chiesto la definizione dell´essenza
divina. Mosè ha chiesto a Dio una garanzia: che Dio si impegni per lui. Quindi
il nome di Dio è una promessa, “Io sarò con te”: ed è su questa promessa
che Mosè può partire e iniziare la sua avventura.
Il problema è partire. Mosè parte perché si è lasciato sovvertire da
Dio. Fino a quando non hai riconosciuto la rivoluzione di Dio, non hai
conosciuto Dio. Dio è il Dio che ti sconvolge, a cui dare tutto. Ma quando lo
hai conosciuto e questo Dio si è rivelato alla tua anima, farai di tutto
piuttosto che perdere questo Dio. Ricordo che una volta in Cina - dove ero
andato a tenere un corso ai missionari - conobbi un vecchio missionario
napoletano di 90 anni. Ricordo gli occhi vivissimi di quest'uomo che era partito
in missione e aveva fondato molte comunità cristiane e aveva visto ben sei
generazioni di battezzati cinesi. Mao lo aveva messo in carcere, era stato
torturato; una vita piena di dolore, ma zeppa d'amore. Io gli chiedo se,
nascendo nuovamente, farebbe le
stesse cose. Mi guarda con occhi vivissimi e mi risponde: “Ci penserei prima
bene, ma le rifarei”. Così, Mosè sa che deve pagare un prezzo, eppure
accetta, ci crede. Va dal Faraone e chiede di far partire il suo popolo. In
termini economici un'azienda deve funzionare bene, quindi questa manodopera
serve. Come si può far partire questa gente? E allora il Faraone inizia a
rimandare. Seguono a questo punto le famose dieci piaghe d'Egitto. Finalmente il
Faraone li lascia partire. Mosè parte con il popolo d'Israele carico d'oro,
poiché gli egiziani pur di liberarsi di questo popolo danno loro tutto l'oro
che avevano. Gli ebrei andarono via e arrivarono al Mar Rosso. Il Faraone
capisce che aveva fatto una grande sciocchezza, insegue Israele con 400 carri.
È il racconto che troviamo nel capitolo 14 del libro dell’Esodo:
“5Quando fu riferito al re d'Egitto che il popolo era
fuggito, il cuore del faraone e dei suoi ministri si rivolse contro il popolo.
Dissero: “Che abbiamo fatto, lasciando partire Israele, così che più non ci
serva!”. 6Attaccò allora il cocchio e prese con sé i suoi
soldati. 7Prese poi seicento carri scelti e tutti i carri di Egitto
con i combattenti sopra ciascuno di essi. 8Il Signore rese ostinato
il cuore del faraone, re di Egitto, il quale inseguì gli Israeliti mentre gli
Israeliti uscivano a mano alzata. 9Gli Egiziani li inseguirono e li
raggiunsero, mentre essi stavano accampati presso il mare: tutti i cavalli e i
carri del faraone, i suoi cavalieri e il suo esercito si trovarono presso
Pi_Achirot, davanti a Baal_Zefon. 10Quando il faraone fu vicino, gli
Israeliti alzarono gli occhi: ecco, gli Egiziani muovevano il campo dietro di
loro! Allora gli Israeliti ebbero grande paura e gridarono al Signore. 11Poi
dissero a Mosè: “Forse perché non c'erano sepolcri in Egitto ci hai portati
a morire nel deserto? Che hai fatto, portandoci fuori dall'Egitto? 12Non
ti dicevamo in Egitto: Lasciaci stare e serviremo gli Egiziani, perché è
meglio per noi servire l'Egitto che morire nel deserto?”. 13Mosè
rispose: “Non abbiate paura! Siate forti e vedrete la salvezza che il Signore
oggi opera per voi; perché gli Egiziani che voi oggi vedete, non li rivedrete
mai più! 14Il Signore combatterà per voi, e voi starete
tranquilli”. 15Il Signore disse a Mosè: “Perché gridi verso di
me? Ordina agli Israeliti di riprendere il cammino. 16Tu intanto alza
il bastone, stendi la mano sul mare e dividilo, perché gli Israeliti entrino
nel mare all'asciutto. 17Ecco io rendo ostinato il cuore degli
Egiziani, così che entrino dietro di loro e io dimostri la mia gloria sul
faraone e tutto il suo esercito, sui suoi carri e sui suoi cavalieri. 18Gli
Egiziani sapranno che io sono il Signore, quando dimostrerò la mia gloria
contro il faraone, i suoi carri e i suoi cavalieri”. 19L'angelo di
Dio, che precedeva l'accampamento d'Israele, cambiò posto e passò indietro.
Anche la colonna di nube si mosse e dal davanti passò indietro. 20Venne
così a trovarsi tra l'accampamento degli Egiziani e quello d'Israele. Ora la
nube era tenebrosa per gli uni, mentre per gli altri illuminava la notte; così
gli uni non poterono avvicinarsi agli altri durante tutta la notte. 21Allora
Mosè stese la mano sul mare. E il Signore durante tutta la notte, risospinse il
mare con un forte vento d'oriente, rendendolo asciutto; le acque si divisero. 22Gli
Israeliti entrarono nel mare asciutto, mentre le acque erano per loro una
muraglia a destra e a sinistra. 23Gli Egiziani li inseguirono con
tutti i cavalli del faraone, i suoi carri e i suoi cavalieri, entrando dietro di
loro in mezzo al mare. 24Ma alla veglia del mattino il Signore dalla
colonna di fuoco e di nube gettò uno sguardo sul campo degli Egiziani e lo mise
in rotta. 25Frenò le ruote dei loro carri, così che a stento
riuscivano a spingerle. Allora gli Egiziani dissero: “Fuggiamo di fronte a
Israele, perché il Signore combatte per loro contro gli Egiziani!”. 26Il
Signore disse a Mosè: “Stendi la mano sul mare: le acque si riversino sugli
Egiziani, sui loro carri e i loro cavalieri”. 27Mosè stese la mano
sul mare e il mare, sul far del mattino, tornò al suo livello consueto, mentre
gli Egiziani, fuggendo, gli si dirigevano contro. Il Signore li travolse così
in mezzo al mare. 28Le acque ritornarono e sommersero i carri e i
cavalieri di tutto l'esercito del faraone, che erano entrati nel mare dietro a
Israele: non ne scampò neppure uno. 29Invece gli Israeliti avevano
camminato sull'asciutto in mezzo al mare, mentre le acque erano per loro una
muraglia a destra e a sinistra. 30In quel giorno il Signore salvò
Israele dalla mano degli Egiziani e Israele vide gli Egiziani morti sulla riva
del mare; 31Israele vide la mano potente con la quale il Signore
aveva agito contro l'Egitto e il popolo temette il Signore e credette in lui e
nel suo servo Mosè”.
Come è drammatico questo racconto! Da una parte c´è il mare con i suoi
flutti, dall'altra il Faraone con i suoi cavalli, i suoi carri... Che cosa
avreste scelto? La logica umana avrebbe detto: “Andiamo con il Faraone,
diciamogli: scusa tanto, ma avevamo sbagliato…” O il Mar Rosso o il Faraone.
Ma vi era un'altra possibilità: credere in Dio nonostante tutto, nonostante
l'apparente sconfitta. Mosè in quel momento si è trovato davanti a questa
scelta. C'è un piccolo particolare: Mosè dice al popolo di avere fede perché
vedranno la salvezza del Signore. Come è bello questo! Abbiate fede, siate
saldi nella fede, non abbiate paura, siate forti e vedrete la salvezza del
Signore. Quando Mosè parla al popolo, dice: “Siate forti, vedrete la salvezza
del Signore”. Quando sta a tu per
tu con il Signore dice: “Ma che cosa stai combinando? Ti sei dimenticato di
quello che mi hai promesso? Deciditi, muoviti!” Tutto questo è bellissimo
perché ci fa capire che quando siamo in contatto con Dio le nostre croci non
possiamo scaricarle sulle spalle di chi è più debole. Ed ecco che Mosè fa
l'atto più importante della sua vita: si fida di Dio, crede contro ogni
evidenza. Che cosa succede? Si aprono le acque del mare, il popolo passa, gli
egiziani che inseguono vengono travolti. Un simbolismo tragico e durissimo. Mosè
passa quelle acque: è il salvato dalle acque insieme al suo popolo.
Siamo arrivati alla conclusione. Ci troviamo agli ultimi 40 anni: non vi racconto tutta la storia perché 40 anni sono lunghi. Vi dico solo la conclusione: Mosè arriverà a vedere la terra di Israele, ma la vedrà dal monte Nebo. Un posto bellissimo dove sono state trovate rovine di basiliche che ricordano Mosè. Mosè ha 120 anni quando muore: è l'unico uomo della storia che, la Bibbia ci dice, muore a comando. Secondo il racconto del Deuteronomio Mosè muore solo, in obbedienza a Dio, senza entrare nella terra della promessa. “Il Signore disse a Mosè: “Sali su questo monte degli Abarim, sul monte Nebo, che è nel paese di Moab, di fronte a Gerico, e mira il paese di Canaan, che io do in possesso agli Israeliti. Tu morirai sul monte sul quale stai per salire”” (Dt 32,49s). È commovente questo morire in obbedienza a Dio: “Mosè, servo del Signore, morì in quel luogo, nel paese di Moab, secondo l'ordine del Signore” (Dt 34,5). Nella solitudine, nel freddo del monte, un Altro lo accoglierà, lo riscalderà. E mentre gli farà contemplare da lontano la terra promessa, gli darà quella vera di cui essa è simbolo... Fino a questo punto Mosè ha imparato ad essere mite, ha imparato ad amare Dio, a fidarsi ciecamente di Lui! Senza misura, fino alla fine, oltre la fine: questa è la fede di Mosè...
Dagli Atti degli Apostoli (cap. 7)
20In quel tempo nacque Mosè e piacque a Dio; egli
fu allevato per tre mesi nella casa paterna, poi, 21essendo stato
esposto, lo raccolse la figlia del faraone e lo allevò come figlio. 22Così Mosè venne istruito in tutta la
sapienza degli Egiziani ed era potente nelle parole e nelle opere. 23Quando
stava per compiere i quarant'anni, gli venne l'idea di far visita ai suoi
fratelli, i figli di Israele, 24e vedendone uno trattato
ingiustamente, ne prese le difese e vendicò l'oppresso, uccidendo
l'Egiziano. 25Egli pensava che i suoi connazionali avrebbero
capito che Dio dava loro salvezza per mezzo suo, ma essi non compresero. 26Il
giorno dopo si presentò in mezzo a loro mentre stavano litigando e si adoperò
per metterli d'accordo, dicendo: Siete fratelli; perché vi insultate l'un
l'altro? 27Ma quello che
maltrattava il vicino lo respinse, dicendo: Chi
ti ha nominato capo e giudice sopra di noi? 28Vuoi forse uccidermi, come hai ucciso ieri l'Egiziano? 29Fuggì
via Mosè a queste parole, e andò ad abitare nella terra di Madian, dove
ebbe due figli. 30Passati quarant'anni, gli
apparve nel deserto del monte Sinai un
angelo, in mezzo alla fiamma di un roveto ardente. 31Mosè rimase
stupito di questa visione; e mentre si avvicinava per veder meglio, si udì la
voce del Signore: 32Io sono il
Dio dei tuoi padri, il Dio di Abramo, di Isacco e di Giacobbe. Esterrefatto,
Mosè non osava guardare. 33Allora
il Signore gli disse: Togliti dai piedi i calzari, perché il luogo in cui stai
è terra santa. 34Ho visto
l'afflizione del mio popolo in Egitto, ho udito il loro gemito e sono sceso a
liberarli; ed ora vieni, che ti mando in Egitto. 35Questo Mosè
che avevano rinnegato dicendo: Chi ti ha
nominato capo e giudice?, proprio lui Dio aveva mandato per esser capo e
liberatore, parlando per mezzo dell'angelo che gli era apparso nel roveto. 36Egli
li fece uscire, compiendo miracoli e
prodigi nella terra d'Egitto, nel Mare Rosso, e nel
deserto per quarant'anni. 37Egli è quel Mosè che disse ai figli
d'Israele: Dio vi farà sorgere un profeta
tra i vostri fratelli, al pari di me. 38Egli è colui che, mentre
erano radunati nel deserto, fu mediatore tra l'angelo che gli parlava sul monte
Sinai e i nostri padri; egli ricevette parole di vita da trasmettere a noi. 39Ma
i nostri padri non vollero dargli ascolto, lo respinsero e si volsero in cuor loro verso
l'Egitto, 40dicendo ad Aronne: Fà per noi una divinità che ci vada innanzi, perché a questo Mosè
che ci condusse fuori dall'Egitto non sappiamo che cosa sia accaduto. 41E
in quei giorni fabbricarono un vitello e
offrirono sacrifici all'idolo e si rallegrarono per l'opera delle loro mani.
42Ma Dio si ritrasse da loro e li abbandonò al culto dell'esercito
del cielo, come è scritto nel libro dei Profeti: 43Mi
avete forse offerto vittime e sacrifici per
quarant'anni nel deserto, o casa d'Israele? Avete preso con voi la tenda di Mòloch,
e la stella del dio Refàn, simulacri
che vi siete fabbricati per adorarli! Perciò
vi deporterò al di là di Babilonia.
Dal libro dell’Esodo (cap. 3)
1Ora Mosè stava pascolando il gregge di Ietro,
suo suocero, sacerdote di Madian, e condusse il bestiame oltre il deserto e
arrivò al monte di Dio, l'Oreb. 2L'angelo del Signore gli apparve in
una fiamma di fuoco in mezzo a un roveto. Egli guardò ed ecco: il roveto ardeva
nel fuoco, ma quel roveto non si consumava. 3Mosè pensò: «Voglio
avvicinarmi a vedere questo grande spettacolo: perché il roveto non brucia?». 4Il
Signore vide che si era avvicinato per vedere e Dio lo chiamò dal roveto e
disse: «Mosè, Mosè!». Rispose: «Eccomi!». 5Riprese: «Non
avvicinarti! Togliti i sandali dai piedi, perché il luogo sul quale tu stai è
una terra santa!». 6E disse: «Io sono il Dio di tuo padre, il Dio
di Abramo, il Dio di Isacco, il Dio di Giacobbe». Mosè allora si velò il
viso, perché aveva paura di guardare verso Dio. 7Il Signore disse:
«Ho osservato la miseria del mio popolo in Egitto e ho udito il suo grido a
causa dei suoi sorveglianti; conosco infatti le sue sofferenze. 8Sono
sceso per liberarlo dalla mano dell'Egitto e per farlo uscire da questo paese
verso un paese bello e spazioso, verso un paese dove scorre latte e miele, verso
il luogo dove si trovano il Cananeo, l'Hittita, l'Amorreo, il Perizzita, l'Eveo,
il Gebuseo. 9Ora dunque il grido degli Israeliti è arrivato fino a
me e io stesso ho visto l'oppressione con cui gli Egiziani li tormentano. 10Ora
va'! Io ti mando dal faraone. Fà uscire dall'Egitto il mio popolo, gli
Israeliti!». 11Mosè disse a Dio: «Chi sono io per andare dal
faraone e per far uscire dall'Egitto gli Israeliti?». 12Rispose: «Io
sarò con te. Eccoti il segno che io ti ho mandato: quando tu avrai fatto uscire
il popolo dall'Egitto, servirete Dio su questo monte». 13Mosè disse
a Dio: «Ecco io arrivo dagli Israeliti e dico loro: Il Dio dei vostri padri mi
ha mandato a voi. Ma mi diranno: Come si chiama? E io che cosa risponderò loro?».
14Dio disse a Mosè: «Io sono colui che sono!». Poi disse: «Dirai
agli Israeliti: Io‑Sono mi ha mandato a voi». 15Dio aggiunse a
Mosè: «Dirai agli Israeliti: Il Signore, il Dio dei vostri padri, il Dio di
Abramo, il Dio di Isacco, il Dio di Giacobbe mi ha mandato a voi. Questo è il
mio nome per sempre; questo è il titolo con cui sarò ricordato di generazione
in generazione.
Dal libro dell’Esodo (cap. 14)
5Quando fu riferito al re d'Egitto che il popolo era fuggito, il cuore del faraone e dei suoi ministri si rivolse contro il popolo. Dissero: «Che abbiamo fatto, lasciando partire Israele, così che più non ci serva!». 6Attaccò allora il cocchio e prese con sé i suoi soldati. 7Prese poi seicento carri scelti e tutti i carri di Egitto con i combattenti sopra ciascuno di essi. 8Il Signore rese ostinato il cuore del faraone, re di Egitto, il quale inseguì gli Israeliti mentre gli Israeliti uscivano a mano alzata. 9Gli Egiziani li inseguirono e li raggiunsero, mentre essi stavano accampati presso il mare: tutti i cavalli e i carri del faraone, i suoi cavalieri e il suo esercito si trovarono presso Pi‑Achirot, davanti a Baal‑Zefon. 10Quando il faraone fu vicino, gli Israeliti alzarono gli occhi: ecco, gli Egiziani muovevano il campo dietro di loro! Allora gli Israeliti ebbero grande paura e gridarono al Signore. 11Poi dissero a Mosè: «Forse perché non c'erano sepolcri in Egitto ci hai portati a morire nel deserto? Che hai fatto, portandoci fuori dall'Egitto? 12Non ti dicevamo in Egitto: Lasciaci stare e serviremo gli Egiziani, perché è meglio per noi servire l'Egitto che morire nel deserto?». 13Mosè rispose: «Non abbiate paura! Siate forti e vedrete la salvezza che il Signore oggi opera per voi; perché gli Egiziani che voi oggi vedete, non li rivedrete mai più! 14Il Signore combatterà per voi, e voi starete tranquilli». 15Il Signore disse a Mosè: «Perché gridi verso di me? Ordina agli Israeliti di riprendere il cammino. 16Tu intanto alza il bastone, stendi la mano sul mare e dividilo, perché gli Israeliti entrino nel mare all'asciutto. 17Ecco io rendo ostinato il cuore degli Egiziani, così che entrino dietro di loro e io dimostri la mia gloria sul faraone e tutto il suo esercito, sui suoi carri e sui suoi cavalieri. 18Gli Egiziani sapranno che io sono il Signore, quando dimostrerò la mia gloria contro il faraone, i suoi carri e i suoi cavalieri». 19L'angelo di Dio, che precedeva l'accampamento d'Israele, cambiò posto e passò indietro. Anche la colonna di nube si mosse e dal davanti passò indietro. 20Venne così a trovarsi tra l'accampamento degli Egiziani e quello d'Israele. Ora la nube era tenebrosa per gli uni, mentre per gli altri illuminava la notte; così gli uni non poterono avvicinarsi agli altri durante tutta la notte. 21Allora Mosè stese la mano sul mare. E il Signore durante tutta la notte, risospinse il mare con un forte vento d'oriente, rendendolo asciutto; le acque si divisero. 22Gli Israeliti entrarono nel mare asciutto, mentre le acque erano per loro una muraglia a destra e a sinistra. 23Gli Egiziani li inseguirono con tutti i cavalli del faraone, i suoi carri e i suoi cavalieri, entrando dietro di loro in mezzo al mare. 24Ma alla veglia del mattino il Signore dalla colonna di fuoco e di nube gettò uno sguardo sul campo degli Egiziani e lo mise in rotta. 25Frenò le ruote dei loro carri, così che a stento riuscivano a spingerle. Allora gli Egiziani dissero: «Fuggiamo di fronte a Israele, perché il Signore combatte per loro contro gli Egiziani!». 26Il Signore disse a Mosè: «Stendi la mano sul mare: le acque si riversino sugli Egiziani, sui loro carri e i loro cavalieri». 27Mosè stese la mano sul mare e il mare, sul far del mattino, tornò al suo livello consueto, mentre gli Egiziani, fuggendo, gli si dirigevano contro. Il Signore li travolse così in mezzo al mare. 28Le acque ritornarono e sommersero i carri e i cavalieri di tutto l'esercito del faraone, che erano entrati nel mare dietro a Israele: non ne scampò neppure uno. 29Invece gli Israeliti avevano camminato sull'asciutto in mezzo al mare, mentre le acque erano per loro una muraglia a destra e a sinistra. 30In quel giorno il Signore salvò Israele dalla mano degli Egiziani e Israele vide gli Egiziani morti sulla riva del mare; 31Israele vide la mano potente con la quale il Signore aveva agito contro l'Egitto e il popolo temette il Signore e credette in lui e nel suo servo Mosè.