Giuditta

 

Paolo Caliari detto il Veronese  Giuditta
Olio su tela

             Il libro di Giuditta appartiene al genere “midrashico”: si tratta cioè di un racconto edificante, sapienziale e popolare, dove la precisione degli elementi storici - che pure non mancano - è subordinata al messaggio che si intende trasmettere. Un racconto che vuol suscitare racconto nel cuore e nella vita di chi ascolta. Risale probabilmente alla fine del II secolo a.C. e - pur ambientato molto prima, all’epoca della dominazione assiro-babilonese - vuol parlare agli Ebrei minacciati dalla potenza seleucide (Antioco IV Epifane) per sostenerli nel dramma di una fedeltà messa alla prova in una continua, inevitabile dialettica fra nascondimento e testimonianza. Protagonista del libro è una donna, Judith, Giuditta, nome che significa propriamente “la Giudea”, quasi a personificare l’intero popolo giudaico, la sua terra e la sua città per antonomasia, Gerusalemme: forse anche per questo è l’unica donna nella Bibbia di cui si presenta la genealogia per collegarla direttamente a Giacobbe - Israele. Di fatto, la vita di Giuditta è tutta orientata alla salvezza del suo popolo, della sua terra e della Città Santa. In verità, le donne sono molto presenti nelle storie bibliche, con ruoli decisivi, come nella storia di Mosé o nelle vicende dei Patriarchi, in relazione comunque agli uomini protagonisti: qui invece sono gli uomini ad essere relativi a lei, al suo coraggio, alla sua fede, alla sua iniziativa audace (e questo è messo in risalto: la formula “per mano di una donna” ricorre 8 volte nel racconto!).

            Giuditta è una giovane e bellissima vedova, benestante, totalmente dedita al Signore, che vive in una piccola città chiamata Betulia, nome che si avvicina alla parola ebraica che significa “vergine”, ma può significare anche “casa di Dio”: una piccola città del Nord, quasi una porta sulla pianura di Esdrelon, chiamata a difendere la “verginità”, cioè l’integrità della “casa di Dio”, la terra promessa, Israele. Accanto a Giuditta gli altri personaggi della storia sono Oloferne, il generale luogotenente del re Nabucodonosor inviato a soggiogare i popoli dell’Occidente, il popolo di Israele preso da “indescrivibile terrore” di fronte alla minaccia della potenza straniera che vuole sottometterlo e distruggere la sua fede, e il pagano Alchior - “fratello della luce” - che alla fine si convertirà al Dio degli Ebrei. Il vero dramma non si svolge sul piano militare, ma su quello religioso: più che lottare contro i Giudei, Nabucodonosor si erge contro Dio in un vero e proprio delirio di onnipotenza, non infrequente fra i potenti della terra... Per Israele la posta in gioco è l’alleanza con Dio: perciò ricorre alla preghiera e al digiuno e viene salvato dalla fede di una donna. Un libro la cui canonicità è riconosciuta tardivamente (deuterocanonico), ma che avrà ampia recezione perché incanta con la freschezza e intensità del suo messaggio (San Girolamo fu preso da tale entusiasmo da tradurlo - con molte omissioni - in una sola notte: Praefatio in Judith: PL 29,37-40).

 

            Narriamo la vicenda in quattro quadri: 1. Nabucodonosor, ovvero il delirio di onnipotenza; 2. La fede di Giuditta e la sua preghiera; 3. L’impresa vittoriosa; 4. La glorificazione di Dio: la conversione di Alchior e il Magnificat di Giuditta.


Edith (Judith) Stein

 

            Un accostamento moderno può far pensare a un’altra donna ebrea, Edith (Judith) Stein, la giovane filosofa allieva di Husserl, giunta alla fede cristiana, battezzata e divenuta Carmelitana, morta ad Auschwitz per amore di Cristo e dei fratelli. Anche lei vive la fede totale nel Dio fedele e si offre per il suo popolo, di cui fa sue tutte le domande: “Il Signore preme il torchio, le sue vesti sono rosse. Possente, spazza il paese col ferro. Nell’ululato della tempesta, annuncia il suo ultimo avvento. Chi ci condurrà dalla notte alla luce? Come finirà il terrore? Dove il tribunale colpirà i peccatori? Quando  cambierà il destino?” A questi interrogativi trova risposta in una fede senza condizioni: “Chi sei, luce che mi inondi e rischiari la notte del mio cuore? Tu mi guidi come la mano di una madre, ma se mi lasci non saprei fare neanche un passo solo. Tu sei lo spazio che circonda l’essere mio e lo protegge. Se mi abbandoni cado nell’abisso del nulla, da cui mi hai chiamato all’essere. Tu, più vicino a me di me stessa, a me più intimo dell’anima mia - eppure intangibile che infrangi le catene di ogni nome: Spirito Santo - Eterno Amore”. “Sei tu il canto dell’amore e del timore sacro, che risuona eterno intorno al trono di Dio, che sposa in sé il puro suono di tutte le cose? L’armonia che unisce le membra al capo, nella quale ognuno trova beato il senso profondo del proprio essere ed esultando scorre nel suo fluire, Spirito Santo - Giubilo eterno?” E contemplando Gesù: “Come Gesù nel suo abbandono di morte, così l’anima si dovrà gettare a capofitto nel buio pesto della fede, che è l’unica via verso l’incomprensibile Dio. Allora le verrà concessa la contemplazione mistica, il ‘raggio di tenebra’, la misteriosa sapienza di Dio, la conoscenza oscura e vaga, la sola adatta all’incomprensibile Dio” (E. Stein, La mistica della Croce, Antologia a cura di W. Herbstrith, Città Nuova, Roma 1991, 70. 73s. 77. 82).


1. Nabucodonosor, ovvero il delirio di onnipotenza

 

            Il libro si apre con una meditazione sul potere assoluto e la sua sete di dominio su tutto (questo aggettivo ritorna continuamente: sembra evocare il tragico rapporto fra potere e totalitarismo). La potenza dominante vuol essere il gendarme del mondo, a cui sia possibile solo aggregarsi in devota amicizia e sottomissione. Nelle linee dettate da Nabucodonosor c’è la tipica tattica della demonizzazione dell’avversario e della pretesa arrogante. Israele - unico fra tutti i popoli - resiste al fascino di questa potenza in espansione in nome della fedeltà al suo Dio e all’alleanza con Lui, cui non intende rinunciare. Il pagano Alchior capisce che qui è la forza degli Ebrei: ma l’ottusità del potere dispotico non riesce a capire come vi possa essere qualcosa di invisibile per cui si possa vivere ed essere disposti a morire. Umanamente la sproporzione fra il dispiegamento delle forse di Oloferne e l’esiguità dei mezzi di Israele - Betulia è impressionante: la città è assediata da tutti i lati, e viene occupata la sorgente che le fornisce acqua. Gli Israeliti hanno paura, digiunano, pregano, invocano, ma a un certo punto - spinti dal timore e dalla sete che li sta divorando - ottengono dai loro capi di fissare una scadenza di cinque giorni, oltre i quali si arrenderanno. È a questo punto che interviene Giuditta con la luce della sua fede profonda e tenace...

 

 

 

 

2. La fede di Giuditta e la sua preghiera

 

            Una donna, una vedova: nella mentalità del tempo è la figura di una marginalità e di un’impotenza assolute di fronte all’esercito immenso che attacca Israele. È una donna libera nel cuore, che vive alla presenza di Dio senza che nulla la leghi. È vedova da quaranta mesi: il numero è indicativo di un tempo di grazia, che prepara a grandi cose, non secondo la logica umana, ma secondo quella della fede. È bella, dentro e fuori, e sa che questo è un dono di Dio da mettere al suo servizio. È una donna coraggiosa, che prende l’iniziativa di parlare agli anziani del suo popolo con franchezza, semplicità e autorevolezza. Quello che dice è di un’evidenza lampante e lacerante: il Signore non può essere trattato così. La fede non deve poggiarsi sui calcoli umani, ma sull’impossibile possibilità di Dio. I capi sanno solo dirle: “Prega tu per noi che sei donna pia e il Signore invierà la pioggia” (8,31). Ma lei ha un altro piano, perché crede che attraverso il piccolo Davide Dio può abbattere il gigante Golia. Chiede loro solo di fidarsi e - in solitudine, ma sostenuta dalla fede nel suo Signore - tenta l’impresa umanamente assurda. Non prima però di aver ardentemente pregato: la preghiera riempie tutta la sua vita ed ella vi si immerge totalmente. Nella preghiera porta non solo se stessa, ma tutta la storia del suo popolo, non cerca se stessa, ma la volontà di Dio, cui si rende pienamente disponibile mettendosi totalmente in gioco davanti a Lui. Nella sua preghiera - una delle più belle della Bibbia - emerge chiaramente come lo scontro non sia con un esercito, ma fra idolatria e fedeltà al Signore, tra superbia e umiltà, tra arroganza e debolezza fiduciosa in Dio solo. Non chiede anzitutto l’acqua o la vittoria, ma la fede per il suo popolo...

 

 

 

3. L’impresa vittoriosa di una Donna

 

            Giuditta si fa strumento del Signore valorizzando tutti i suoi doni, tanto da apparire come un “miracolo di bellezza”: i verbi di stupore sono frequenti nel racconto. È bella di una bellezza profondamente femminile, che non solo non la allontana da Dio, ma la rende ancor più suo strumento di salvezza. Giuditta ci fa capire che la bellezza è evocazione, rinvio, appello ad un’altra misura, quella dell’infinita bellezza di Dio, cui tutto deve essere orientato. Lungi dal disprezzare la bellezza o dal considerarla antagonista di Dio, Giuditta mostra come la bellezza possa essere una via singolare della Grazia. Veramente, nella storia di questa donna è la bellezza che salva! Allo splendore dell’aspetto, unisce l’intelligenza e la fede: ogni particolare dell’impresa è frutto di grande preveggenza e acume (così, il cibarsi solo del cibo rituale portato con sé, il chiedere di uscire la notte dall’accampamento per recarsi a pregare alla sorgente in modo da non destare sospetti quando uscirà con la testa di Oloferne nella cesta, il lasciare che il Generale si infatui di lei e si ubriachi di vino nell’illusione di averla fra breve fra le sue mani, il coraggio di restare sola con lui e di staccargli la testa...). L’eloquenza dei Giuditta è poi straordinaria: riesce a convincere l’avversario, dicendo cose vere, cui dà però un senso opposto a quello di chi la sta ascoltando... L’intelligenza, il coraggio e la bellezza di questa donna hanno confuso e vinto l’arroganza della potenza mondiale del suo tempo e hanno salvato la fedeltà d’Israele all’alleanza con Dio.

 

 

 

4. La glorificazione di Dio: la conversione di Alchior e il Magnificat di Giuditta

 

            Achior - il “fratello della luce” - è un pagano, che viene da un popolo avversario d’Israele. È però un uomo onesto e coraggioso, che ha capito come la forza d’Israele risieda nell’unicità della sua fede e non esita a dirlo a Oloferne, che per questo lo fa esporre alla cattura degli Israeliti, pensando così di averlo fatto fuori. In realtà, accolto benevolmente, quest’uomo dal cuore libero si converte al vero Dio quando vede i frutti dell’impresa di Giuditta: un esempio eloquente di universalismo della salvezza, che viene offerta a chiunque non si chiuda alla luce, da qualunque passato provenga. Giuditta guida poi l’azione di grazie del popolo che si reca a Gerusalemme: tutto quanto le è dato e riconosciuto lo offre al Signore. Il suo cantico è un Magnificat, che celebra le meraviglie di Dio che abbatte i superbi e innalza gli umili. Dio è l’unico Signore della vita e della storia da adorare e servire. Giuditta è veramente la madre dei credenti. Nella lotta col male - simboleggiato dall’arroganza del potere e della forza - la povera, fiduciosa in Dio, è stata la vincitrice. La sua storia e il suo cantico riempiono il cuore di speranza e invitano a vivere l’umile coraggio della fede...


 

 

  Dal Libro di Giuditta

 

1. Nabucodonosor, ovvero il delirio di onnipotenza (Cap. 2 e 4)

 

            1Nell'anno decimottavo, il giorno ventidue del primo mese, nel palazzo di Nabucodònosor re degli Assiri, fu discusso un piano di vendetta contro tutta la terra, come aveva annunziato. 2Radunò tutti i suoi ministri e i suoi dignitari, tenne con loro consiglio segreto ed espose compiutamente con la sua parola tutta la perfidia di quelle regioni. 3Essi decisero che si dovesse punire con la distruzione chiunque non si era allineato con l'ordine da lui emanato. 4Quando ebbe finito la consultazione, Nabucodònosor re degli Assiri chiamò Oloferne, generale supremo del suo esercito, che teneva il secondo posto dopo di lui, e gli disse: 5«Questo dice il gran re, il signore di tutta la terra: Ecco tu uscirai come mio luogotenente e prenderai con te uomini valorosi: centoventimila fanti e un contingente di dodicimila cavalli con i loro cavalieri; 6quindi muoverai contro tutti i paesi di occidente, perché quelle regioni hanno disobbedito al mio comando ... 10Tu dunque va e occupa per me tutto il loro paese e, quando si saranno arresi a te, li terrai a mia disposizione fino al giorno del loro castigo. 11Quanto ai ribelli, non abbia il tuo occhio compassione di destinarli alla morte e alla devastazione in tutto il territorio. 12Come è vero che vivo io e vive la potenza del mio regno, questo ho detto e questo farò di mia mano» ... 14Oloferne uscì dalla corte del suo signore e convocò i comandanti, gli strateghi e gli ufficiali dell'esercito assiro; 15quindi scelse e contò gli uomini per le sue formazioni, come gli aveva comandato il suo signore, in numero di centoventimila, più dodicimila arcieri a cavallo, 16e li ordinò come si usa inquadrare la truppa per la guerra ... 19Partirono dunque lui e tutte le sue truppe per iniziare la spedizione e precedere il re Nabucodònosor e ricoprire la terra occidentale con i loro carri e i cavalieri e la fanteria scelta. 20Si unì anche a loro una moltitudine varia, numerosa come le cavallette e come la polvere del suolo, che non si poteva affatto contare per la grande quantità ... 1Quando gli Israeliti che abitavano in tutta la Giudea sentirono per fama quanto Oloferne, il comandante supremo di Nabucodònosor, aveva fatto agli altri popoli e come aveva messo a sacco tutti i loro templi e li aveva votati allo sterminio, 2furono presi da indescrivibile terrore all'avanzarsi di lui e furono costernati a causa di Gerusalemme e del tempio del Signore, loro Dio.

 

2. La fede di Giuditta e la sua preghiera (Cap. 8 e 9)

 

            1In quei giorni venne a conoscenza della situazione Giuditta ... 2Suo marito era stato Manàsse, della stessa tribù e famiglia di lei; egli era morto al tempo della mietitura dell'orzo. 3Mentre stava sorvegliando quelli che legavano i covoni nella campagna, il suo capo fu colpito da insolazione ... 4Giuditta era rimasta nella sua casa in stato di vedovanza ed erano passati già tre anni e quattro mesi. 5Si era fatta preparare una tenda sul terrazzo della sua casa, si era cinta i fianchi di sacco e portava le vesti delle vedove. 6Da quando era vedova digiunava tutti i giorni, eccetto le vigilie dei sabati e i sabati, le vigilie dei noviluni e i noviluni, le feste e i giorni di gioia per Israele. 7Era bella d'aspetto e molto avvenente nella persona; inoltre suo marito Manàsse le aveva lasciato oro e argento, schiavi e schiave, armenti e terreni ed essa era rimasta padrona di tutto. 8Né alcuno poteva dire una parola maligna a suo riguardo, perché temeva molto Dio. 9Venne dunque a sapere le parole esasperate rivolte dal popolo alle autorità, perché erano demoralizzati per la mancanza d'acqua, e anche Giuditta seppe di tutte le risposte che aveva date loro Ozia e come avesse giurato loro di consegnare la città agli Assiri dopo cinque giorni. 10Subito mandò a chiamare ... gli anziani della sua città. 11Vennero da lei ed essa disse loro: «Ascoltatemi bene, voi capi dei cittadini di Betulia. Non è stato affatto conveniente il discorso che oggi avete tenuto al popolo, aggiungendo il giuramento che avete pronunziato e interposto tra voi e Dio, di mettere la città in mano ai nostri nemici, se nel frattempo il Signore non vi avrà mandato aiuto. 12Chi siete voi dunque che avete tentato Dio in questo giorno e vi siete posti al di sopra di lui, mentre non siete che uomini? ... 16E voi non pretendete di impegnare i piani del Signore Dio nostro, perché Dio non è come un uomo che gli si possan fare minacce e pressioni come ad uno degli uomini. 17Perciò attendiamo fiduciosi la salvezza che viene da lui, supplichiamolo che venga in nostro aiuto e ascolterà il nostro grido se a lui piacerà ... 25Oltre tutto ringraziamo il Signore Dio nostro che ci mette alla prova, come ha già fatto con i nostri padri ... 27Certo, come ha passato al crogiuolo costoro non altrimenti che per saggiare il loro cuore, così ora non vuol far vendetta di noi, ma è a fine di correzione che il Signore castiga coloro che gli stanno vicino» ... 1Allora Giuditta cadde con la faccia a terra e ... supplicò a gran voce il Signore: 2«Signore Dio, ... spezza la loro alterigia per mezzo di una donna. 11Perché la tua forza non sta nel numero, né sugli armati si regge il tuo regno: tu sei invece il Dio degli umili, sei il soccorritore dei derelitti, il rifugio dei deboli, il protettore degli sfiduciati, il salvatore dei disperati ... 14Dá a tutto il tuo popolo e ad ogni tribù la prova che sei tu il Signore, il Dio d'ogni potere e d'ogni forza e non c'è altri fuori di te, che possa proteggere la stirpe d'Israele».

3. L’impresa vittoriosa di una Donna (Cap. 10, 12 e 13)

 

            1Quando Giuditta ebbe cessato di supplicare il Dio di Israele ... 3si mise gli abiti da festa, che aveva usati quando era vivo suo marito Manàsse. 4Si mise i sandali ai piedi, cinse le collane e infilò i braccialetti, gli anelli e gli orecchini e ogni altro ornamento che aveva e si rese molto affascinante agli sguardi di qualunque uomo che l'avesse vista ... 10Giuditta uscì: essa sola e l'ancella che aveva con sé. Dalla città gli uomini la seguirono con gli sguardi mentre scendeva il monte, finché attraversò la vallata e non poterono più scorgerla. 11Esse andavano avanti diritte per la valle, quando si fecero loro incontro le sentinelle assire. 12La presero e la interrogarono: «Di qual popolo sei, donde vieni e dove vai?». Essa rispose: «Sono figlia degli Ebrei e fuggo da loro, perché stanno per essere consegnati in vostra balìa ... ». 14Quegli uomini, quando sentirono queste parole e considerarono l'aspetto di lei, che appariva loro come un miracolo di bellezza, le dissero: 15«Hai messo in salvo la tua vita, scendendo in fretta e venendo alla presenza del nostro signore. Vieni dunque alla tenda di lui; alcuni di noi ti accompagneranno, finché non ti abbiano affidato alle sue mani» ... 18In tutto il campo ci fu un grande accorrere, essendosi sparsa la voce della sua venuta tra gli attendamenti. La circondarono in massa mentre era fuori della tenda di Oloferne, in attesa che gliela annunziassero. 19Erano ammirati della sua bellezza .... 20Venne fuori la guardia del corpo di Oloferne e tutti gli inservienti e la introdussero nella tenda ...

16Il cuore di Oloferne rimase estasiato e si agitò il suo spirito, aumentando molto nel suo cuore la passione per lei ... 1Quando si fece buio, i suoi servi si affrettarono a ritirarsi ... 2Rimase solo Giuditta nella tenda e Oloferne buttato sul divano, ubriaco fradicio. 3Allora Giuditta ordinò all'ancella di stare fuori della sua tenda e di aspettare che uscisse, come aveva fatto ogni giorno; aveva detto infatti che sarebbe uscita per la sua preghiera ... 4Si erano allontanati tutti dalla loro presenza e nessuno, piccolo o grande, era rimasto nella parte più interna della tenda; Giuditta, fermatasi presso il divano di lui, disse in cuor suo: «Signore, Dio d'ogni potenza, guarda propizio in quest'ora all'opera delle mie mani per l'esaltazione di Gerusalemme. 5É venuto il momento di pensare alla tua eredità e di far riuscire il mio piano per la rovina dei nemici che sono insorti contro di noi». 6Avvicinatasi alla colonna del letto che era dalla parte del capo di Oloferne, ne staccò la scimitarra di lui; 7poi, accostatasi al letto, afferrò la testa di lui per la chioma e disse: «Dammi forza, Signore Dio d'Israele, in questo momento». 8E con tutta la forza di cui era capace lo colpì due volte al collo e gli staccò la testa ... 9Indi ne fece rotolare il corpo giù dal giaciglio e strappò via le cortine dai sostegni. Poco dopo uscì e consegnò la testa di Oloferne alla sua ancella, 10la quale la mise nella bisaccia dei viveri e uscirono tutt'e due, secondo il loro uso, per la preghiera; attraversarono il campo, fecero un giro nella valle, poi salirono sul monte verso Betulia e giunsero alle porte della città.

 

4. La glorificazione di Dio: la conversione di Alchior e il Magnificat di Giuditta (Cap. 14, 15 e 16).

 

            Achior appena giunse e vide la testa di Oloferne in mano ad un uomo in mezzo al popolo radunato, cadde a terra e rimase senza fiato. 7Quando l'ebbero sollevato, si gettò ai piedi di Giuditta pieno di riverenza per la sua persona e disse: «Benedetta sei tu in tutto l'accampamento di Giuda e in mezzo a tutti i popoli: quanti udranno il tuo nome si sentiranno scossi. 8Ma ora raccontami quanto hai fatto in questi giorni». Giuditta gli narrò in mezzo al popolo quanto aveva compiuto dal giorno in cui era partita fino al momento in cui parlava. 9Quando finì di parlare, il popolo scoppiò in alte grida di giubilo e riempì la città di voci festose. 10Allora Achior, vedendo quanto aveva fatto il Dio di Israele, credette fermamente in Dio, si fece circoncidere e fu aggregato definitivamente alla casa d'Israele ... 8Allora il sommo sacerdote Ioakìm, e il consiglio degli anziani degli Israeliti, che abitavano in Gerusalemme, vennero a vedere i benefici che il Signore aveva operato per Israele e inoltre per vedere Giuditta e porgerle il loro omaggio. 9Appena furono entrati in casa sua, tutti insieme le rivolsero parole di benedizione ed esclamarono al suo indirizzo: «Tu sei la gloria di Gerusalemme, tu magnifico vanto d'Israele, tu splendido onore della nostra gente. 10Tutto questo hai compiuto con la tua mano, egregie cose hai operato per Israele, di esse Dio si è compiaciuto. Sii sempre benedetta dall'onnipotente Signore». Tutto il popolo soggiunse: «Amen!» ... 14Allora Giuditta intonò questo canto di riconoscenza in mezzo a tutto Israele e tutto il popolo accompagnava a gran voce questa lode. 1Giuditta disse: «Lodate il mio Dio con i timpani, cantate al Signore con cembali, elevate a lui l'accordo del salmo e della lode; esaltate e invocate il suo nome. 2Poiché il Signore è il Dio che stronca le guerre; egli mi ha riportata nel suo accampamento in mezzo al suo popolo, mi ha salvata dalle mani dei miei persecutori ...13Signore, grande sei tu e glorioso, mirabile nella tua potenza e invincibile» ... 18Quando giunsero a Gerusalemme si prostrarono ad adorare Dio ... 19Giuditta dedicò tutti gli oggetti di Oloferne, che il popolo le aveva dati, e anche la cortina che aveva presa direttamente dal letto di lui, come offerta consacrata a Dio. 20Il popolo continuò a far festa in Gerusalemme vicino al tempio per tre mesi e Giuditta rimase con loro.

 
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