
RIFLESSIONI da "Il Mattino" del 10 settembre 2003
Quei
popoli in cerca di pace
Bruno Forte
Elad è un giovane ebreo israeliano che lavora per la maggiore società
informatica del suo Paese. È il mio vicino di posto sull'aereo che ci porta da
Milano a Tel Aviv. Iniziamo a parlare con semplicità. Gli dico dei circa
cinquanta giovani napoletani che sono con me sull'aereo, pellegrini di fede e di
speranza di pace verso la Terra Santa. Mi racconta di quando ha fatto il soldato
nella striscia di Gaza: mi colpisce quando mi dice che i Palestinesi sono un
grande popolo e che con tanti di loro aveva stabilito rapporti cordiali, perfino
di amicizia. Aggiunge che lui - come la maggior parte degli israeliani e degli
arabi palestinesi - è stanco di tutta questa violenza.
Mi colpisce quando mi dice che i Palestinesi sono un grande popolo e che con
tanti di loro aveva stabilito rapporti cordiali, perfino di amicizia. Aggiunge
che lui - come la maggior parte degli israeliani e degli arabi palestinesi - è
stanco di tutta questa violenza.
Il suo ragionamento potrebbe apparire semplicista, forse però corrisponde alla
realtà più di quanto si pensi. La gente vuole la pace, non ne può più di
odio, di sangue, di miseria e di morte. Sono i politici delle due parti ad avere
la colpa maggiore di quanto succede, perché nessuno si fida dell'altro. Eppure,
Elad ha fiducia: non può durare così. La sofferenza di tutti farà nascere da
una parte e dall'altra uomini di pace, in grado di guidare i due popoli alla
coesistenza e alla cooperazione pacifica.
A Gerusalemme il Nunzio Apostolico, Mons. Pietro Sambi, giunge a conclusioni
singolarmente simili: quando lo incontriamo, conquista subito i giovani con la
sua fede, la lucidità delle sue analisi e la franchezza delle sue
dichiarazioni. Elenca puntualmente i cinque nodi da sciogliere nel conflitto
israelo-palestinese: la necessità di confini certi e sicuri; la questione degli
insediamenti ebraici nei territori dell'Autonomia; il problema dei rifugiati,
che vorrebbero tornare nella terra da cui sono stati scacciati; la sfida
dell'acqua, il bene vitale che è qui così scarso e deve bastare per tutti; e,
infine, lo «status» di Gerusalemme, amata da tutti come città santa delle tre
grandi religioni monoteiste e per questo oggetto delle tensioni più forti. È
sua convinzione che nessuna ricerca della pace darà frutto fino a che non si
seguirà decisamente la via della giustizia e che nessuna giustizia sarà
possibile senza il perdono, offerto ed accolto da tutti. I giovani - già
toccati profondamente dall'incontro con i luoghi santi e dal loro messaggio di
vita e di speranza - avvertono una sintonia spontanea e profonda con le parole
di quest'uomo di fede, intelligente e libero.
La sera seguente l'incontro è con un giovane ebreo italiano, che vent'anni fa -
all'età di diciannove anni - ha fatto l'«aliah» (letteralmente la «salita»)
, il ritorno cioè alla terra dei Padri. Ha lasciato - come ci dice - le
sicurezze e le comodità della sua Milano per venire a lavorare in un «qibbuz»,
a studiare e praticare la Torah (la Legge rivelata), a fare l'esperienza dura e
difficile del servizio militare, vissuto sui fronti del conflitto. Maurizio - è
questo il suo nome - ci colpisce per la sua onestà: ammette di essere venuto in
Israele per motivi religiosi e di non essere più religioso oggi. Lo dice con
sofferenza sincera.
Con religione egli intende soprattutto il rispetto delle pratiche, l'osservanza
cioè del maggior numero possibile dei seicentotredici precetti che i Rabbini
hanno ricavato dalla Torah per l'ebreo maschio adulto (la donna è tenuta solo a
pochi precetti e non fa parte del numero di dieci persone, necessario perché si
faccia la preghiera in Sinagoga). Maurizio ci presenta le ragioni d'Israele, la
sua necessità di difendersi per sopravvivere. Ammette di non capire le ragioni
dei Palestinesi, anche perché non ha mai avuto amici arabi. La riflessione dei
giovani che sono con me è inevitabile: se una persona onesta e intelligente
come lui non riesce in alcun modo a capire le ragioni dell'altro, come potrà
costruirsi un dialogo di pace? L'obiezione risuona nelle domande franche e
rispettose che gli rivolgono. Maurizio risponde sempre con disponibilità, anche
se è troppo onesto per nascondere il suo disagio. Prima, a Nazaret, avevamo
incontrato il Vescovo Boulos, ausiliare del Patriarca di Gerusalemme per gli
arabi cristiani che vivono in Israele: con lui c'era un gruppo folto e simpatico
di giovani arabi credenti. Ci hanno accolto con gioia ed entusiasmo, abbiamo
pregato insieme e dialogato a lungo. Ci ha impressionato la loro freschezza, la
loro cordialità, anche se non era loro possibile nascondere la sofferenza per
quanto sta avvenendo.
Notizie su come si vive nei territori dell'Autonomia palestinese le abbiamo
avute a Gerusalemme da chi vi opera in prima persona nel servizio della carità:
il contrasto fra la società avanzata che Israele si sforza di essere e le
condizioni disumane di miseria delle prigioni a cielo aperto che sono i
territori è doloroso, stridente. Lasciamo la Terra Santa con uno struggente
desiderio di ritornarvi, inseparabilmente mescolato alla speranza di una pace
che sembra impossibile, anche se desiderata indiscriminatamente da tutti coloro
che abbiamo incontrato. Nei ragazzi napoletani venuti con me in Terra Santa con
una scelta fiduciosa e serena, fatta al culmine del cammino vissuto insieme in
vari «laboratori della fede», una convinzione è più che mai chiara: non ci
sarà pace senza giustizia; non ci sarà giustizia senza perdono. Solo chi saprà
chiedere perdono davanti a Dio sarà anche capace di perdonare gli altri. La
scommessa della pace si giocherà su questa capacità di aprirsi all'altro e di
imparare a fidarsi di lui, chiedendo e offrendo il perdono che solo può
sciogliere le riserve dell'odio e aprire le possibilità di una convivenza
altrimenti impossibile. È l'utopia di un gruppo di giovani? È la speranza
della fede? O è l'unica realistica via di un domani di pace per tutti? Andare
pellegrini di fede e di speranza a Gerusalemme è dare una mano, semplice e
concreta, a chi crede in questa possibilità.
Bruno Forte
Partecipanti al pellegrinaggio
di
preghiera, solidarietà e testimonianza
dei
Giovani in Terra Santa, 4-8 Settembre 2003
Carissimi Amici,
la proposta del pellegrinaggio in Terra Santa, lanciata nell’ambito del
Laboratorio della Fede 2003, ha avuto una significativa risposta. Saremo 48
(quanti ne porta un pulmann per i visitatori in Israele: di più non volevamo,
perché i tempi di viaggio saranno sempre... utilizzati ed è bene pertanto
stare tutti insieme!) e abbiamo dovuto dire no a varie richieste. È un bel
segno che le scommesse di fede e di amore ripagano! Con noi ci sarà anche il P.
Frédéric Manns, Professore a Gerusalemme, uno dei maggiori biblisti viventi,
che illustrerà gli aspetti biblico-archeologici, mentre io curerò la parte
teologico-spirituale.
I più si sono preparati a questi giorni con gli incontri del Laboratorio
ed anche con alcuni specifici momenti di formazione - informazione. Ora chiedo a
tutti di intensificare la preparazione nella preghiera, perché il
pellegrinaggio sia per ciascuno di noi una vera esperienza di Grazia. A tal fine
vi domando di rileggere almeno uno dei Vangeli prima del viaggio e di inserire
nella preghiera quotidiana una speciale intenzione per il nostro pellegrinaggio.
Ricordatevi di portare con voi la Bibbia e un blocchetto per gli appunti!
Porteremo anche ai nostri Fratelli più bisognosi il segno della nostra
solidarietà (gli Euro raccolti attraverso la vendita militante di libretti vari
e altre iniziative) e incontreremo alcuni amici che ci consentiranno di capire
meglio la memoria, il presente e il futuro dei luoghi santi e di chi oggi vive
in quella terra. Il Signore guidi i nostri passi, faccia risplendere il Suo
volto sui di noi e ci dia pace, aiutandoci ad essere strumenti ed operatori di
pace per altri . Buon pellegrinaggio a tutti!
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1°
GIORNO |
NAPOLI
VIA ROMA/MILANO.
Partenza in aereo per TEL AVIV. Arrivo
e trasferimento in pullman a Nazareth. Visita e S. Messa alla
Basilica dell’Annunciazione. |
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2°
GIORNO |
NAZARETH.
Visita
a Cafarnao, Tabga e al Monte delle Beatitudini. Pomeriggio lungo la Valle
del Giordano per Gerusalemme. |
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3°
GIORNO |
GERUSALEMME.
S. Messa. Visite ai Santuari e incontro con la comunità locale. |
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4°
GIORNO |
BETLEMME.
S. Messa. Visita della Basilica della Natività e incontro con la comunità
locale. Visite degli Ospedali dei bambini. Rientro a Gerusalemme. |
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5°
GIORNO |
GERUSALEMME
S. Messa e visite al Monte degli Ulivi e al Monte Sion. Pomeriggio,
trasferimento all'aeroporto di Tel Aviv e partenza in aereo per
Roma/Milano. |
Documenti: per i cittadini italiani è richiesto il passaporto valido per almeno 6 mesi dopo la data di inizio del viaggio.