Ester

 

                 Il libro di Ester è molto amato da Israele perché è all’origine della festa di Purim, festa della gioia per il dono della salvezza ricevuta da Dio per mano di una donna, festa dello scampato pericolo e del rivolgimento delle sorti, rappresentato mediante le maschere in cui ciascuno dovrebbe rappresentarsi nell’eccesso del suo contrario con fine auto-ironia (i libri della grandi feste sono detti le 5 Meghillot: Rut per Pentecoste, il Cantico dei Cantici per Pasqua, il Qoelet per la Festa delle Capanne, le Lamentazioni per il 9 di Av / caduta di Gerusalemme, e Ester appunto per Purim). Appartiene al genere midrashico, perché narrando vicende situate nel passato, in epoca persiana, vuole parlare in realtà all’oggi della fede provata e bisognosa di incoraggiamento del II secolo a.C., all’epoca dei Seleucidi e della resistenza maccabaica. La redazione in ebraico è più breve ed antica; numerose sono le aggiunte in greco. Nel testo ebraico non è mai citato il nome di Dio (anche se la Sua presenza è evidente all’interno della dinamica degli eventi: il nome Ester è comunque collegato da alcuni alla radice SaTaR = nascondere, con riferimento al nascondimento del volto di Dio: “Estèr Panim”, nascondimento del Volto) e per questo il suo rotolo può essere decorato e mostrato, letto con partecipazione popolare nella festa dei Purim, coinvolgendo attivamente anche le donne. Forse anche per questi motivi il libro è giudicato duramente da Lutero: “Sono così nemico di 2 Maccabei e di Ester che vorrei che non esistessero affatto perché sono troppo giudaizzanti e contengono molta malvagità pagana” (Discorsi a tavola, WA I, 208).

                Il nome Ester è pagano e si rifà a quello della dea Isthar: il nome ebraico della protagonista è invece Adassa, che vuol dire mirto. Il racconto è strutturato in una scena introduttiva  (Cc. 1 e 2) dominata da un sontuoso banchetto del re persiano Assuero-Serse, che ha ai suoi lati i rappresentanti del bene (Ester e il suo tutore Mardocheo) e quello del male (Aman, l’amalecita, figura tipo dei nemici di Israele). Si annuncia il motivo del “ribaltamento delle sorti”: la regina Vasti è ripudiata, Ester prescelta e intronizzata. La narrazione prosegue in due atti: il primo (3,1-5,8), dove si annuncia l’editto reale di sterminio degli Ebrei nel giorno delle “sorti” (“purim”, termine accadico); il secondo (5,9-9,19), che sviluppa il tema del “ribaltamento”: Aman che trama per condannare alla forca Mardocheo è impiccato al suo posto, mentre Mardocheo è esaltato e il suo popolo d’Israele salvo, con conseguente massacro dei suoi nemici. Nel testo greco si aggiungono altri elementi, fra cui un sogno di Mardocheo e le preghiere di lui e di Ester. Il messaggio sapienziale esalta l’ingegno degli Ebrei minacciati, anche se questo elemento si congiunge a quello teologico del “ribaltamento” operato da Dio per mano di una donna, grazie a cui gli umili sono esaltati e i perduti salvati, mentre si manifesta la nemesi immanente al peccato stesso nella vicenda di Aman, vittima per contrappasso della sua stessa iniquità. Così la festa dei Purim connessa al libro diventa una sorta di gioioso memoriale della salvezza e quindi dell’esodo come esperienza emblematica. Il Dio che salva cambia il lutto in festa, e la salvezza donata da Lui per mano di una donna è il motivo dei “giorni di festino e di gaudio, di scambio di doni e di offerte ai poveri” (9,22).

 


                Un accostamento moderno non può non far pensare a un’altra donna ebrea, Etty (Ester) Hillesum, la giovane olandese che - spinta dalla fede riscoperta grazie all’incontro con il Vangelo - rifiuta di fuggire per consegnarsi liberamente alla Gestapo, in modo da andare in campo di concentramento a sostenere il suo popolo schiacciato dalla prova, e che morirà ad Auschwitz. Anche Etty si fa carico del suo popolo davanti a Dio e con la forza che gli viene da Lui: ella - ricondotta al Dio dell’alleanza dal fascino del Vangelo - non produrrà alcuna violenza, ma la subirà su di sé per amore del suo popolo, facendo compagnia al dolore di Dio... Ecco una pagina del suo Diario 1941-1943, Adelphi, Milano 20004, 169s, Preghiera della Domenica mattina (12 Luglio 1942):

 

                “Mio Dio, sono tempi tanto angosciosi. Stanotte per la prima volta ero sveglia al buio con gli occhi che mi bruciavano, davanti a me passavano immagini su immagini di dolore umano. Ti prometto una cosa, mio Dio, soltanto una piccola cosa: cercherò di non appesantire l’oggi con i pesi delle mie preoccupazioni per il domani - ma anche questo richiede una certa esperienza. Ogni giorno ha già la sua parte. Cercherò di aiutarti affinché tu non venga distrutto dentro di me, ma a priori non posso promettere nulla. Una cosa, però, diventa sempre più evidente per me, e cioè che tu non puoi aiutare noi, ma che siamo noi a dover aiutare te, e in questo modo aiutiamo noi stessi. L’unica cosa che possiamo salvare di questi tempi, e anche l’unica che veramente conti, è un piccolo pezzo di te in noi stessi, mio Dio. E forse possiamo anche contribuire a disseppellirti dai cuori devastati di altri uomini. Sì, mio Dio, sembra che tu non possa far molto per modificare le circostanze attuali ma anch’esse fanno parte di questa vita. Io non chiamo in causa la tua responsabilità, più tardi sarai tu a dichiarare responsabili noi. E quasi a ogni battito del mio cuore, cresce la mia certezza: tu non puoi aiutarci, ma tocca a noi aiutare te, difendere fino all’ultimo la tua casa in noi. Esistono persone che all’ultimo momento si preoccupano di mettere in salvo aspirapolveri, forchette e cucchiai d’argento - invece di salvare te, mio Dio. E altre persone, che sono ormai ridotte a semplici ricettacoli di innumerevoli paure e amarezze, vogliono a tutti i costi salvare il proprio corpo. Dicono: me non mi prenderanno. Dimenticano che non si può essere nelle grinfie di nessuno se si è nelle tue braccia. Comincio a sentirmi un po’ più tranquilla, mio Dio, dopo questa conversazione con te. Discorrerò con te molto spesso, d’ora innanzi, e in questo modo ti impedirò di abbandonarmi. Con me vivrai anche tempi magri, mio Dio, tempi scarsamente alimentati dalla mia povera fiducia; ma credimi, io continuerò a lavorare per te e a esserti fedele e non ti caccerò via dal mio territorio”.


1. Splendori e miserie del potere (Cap. 1 e 2)

 

Il dramma della regina Vasti, che difende la sua dignità di donna rifiutandosi di essere esibita come un oggetto, prelude al dramma della persecuzione antigiudaica: nell’un caso come nell’altro il potere assoluto è incapace di tollerare una reale alterità, e considera la diversità come minaccia. Se la Regina disobbedisce al re, che faranno tutte le altre mogli del regno? È questo attentato al sistema piramidale e maschilista che va punito. Si apre una specie di concorso di bellezza per sostituire la regina ribelle: Ester - la bella orfana ebrea - viene condotta fra le altre, senza che la sua identità di ebrea sia svelata. A differenza delle altre, è sobria, non chiede nulla, non punta sulla seduzione: forse proprio per questo la sua bellezza genuina, senza orpelli, espressione di uno spirito libero, colpisce il re. Nella sua incapacità di riconoscere la libertà altrui, schiavo egli stesso del suo potere, la libera bellezza di Ester lo attira: quasi a dire che la vera bellezza si impone da sé, non è un mezzo, non si serve delle maschere del potere, sgorga anzi dal profondo e non è gestibile dal potente ottuso, che inconsapevolmente si piega ad essa. Il rifiuto di Vasti e la bellezza di Ester veicolano lo stesso messaggio. Il potente è incapace di comprendere la dignità altrui, ma questa dignità lo sfida e lo domina molto più di quanto egli pensi... Non la donna oggetto, ma la donna persona in tutta la sua dignità e in tutta la sua genuina bellezza è la protagonista del libro sin dall’inizio...

 

2. Gli scenari del dramma (cc. 3 e 4)

Nello scontro tra Mardocheo e Aman si profila la lotta drammatica fra fedeltà al vero Dio e idolatria. L’odio di Aman è pari al delirio di onnipotenza che la carica cui è stato assurto scatena in lui: per una presunta mancanza di ossequio, peraltro motivata in nome della libertà religiosa della coscienza, vuole distruggere un intero popolo! È la tipica assenza di misura dell’uomo pieno di sé: è lo scontro fra chi è centrato di se stesso e chi come il giudeo Mardocheo sa di dover obbedire a un Altro. La posta in gioco è la purezza della fede contro l’idolatria del potere. È la fede che esige di obbedire a Dio qualunque sia il prezzo che per questo occorra pagare. Il contrasto è fra due mondi: da una parte quello dei potenti che gozzovigliano, insensibili all’imminente sterminio di un popolo per il solo fatto di essere diverso dagli altri nella sua fede e nei suoi costumi; dall’altro, la costernazione degli Ebrei, con cui solidarizzano anche molti semplici pagani. Mardocheo ricorda a Ester che ogni vocazione non è per se stessi, ma per gli altri: e lei, che ha avanzato l’umanissima paura di chi deve trasgredire un ordine di un re crudele, non esita a esporsi, esempio di grande libertà e coraggio. Chiede, però, l’aiuto dall’alto tramite il digiuno in cui coinvolge per intero il suo popolo: dimostra così la vera radice del suo coraggio, la fede nell’impossibile possibilità di Dio.

 

3. La preghiera di Ester (cap. 4,17: greco)

È una preghiera bellissima, vera: nasce dal dolore e dall’onesta confessione delle colpe del popolo, che meriterebbero castigo. Fa appello alla fedeltà di Dio all’alleanza: Ricordati... Ester alterna il singolare e il plurale: sola di fronte al compito che l’aspetta e che caricherebbe di angoscia chiunque; solidale col suo popolo provato. Non fa conto sul suo ruolo di regina, che anzi considera del tutto relativo e fatuo davanti a Dio, unico Sovrano del cielo e della terra, ma conta sulla bontà e potenza del Signore, fedele nell’amore. Nell’incontro col re, la bellezza di Ester è espressione della sua profondità e non nasconde la sua fragilità, la maestà spaventosa del re è maschera del vuoto. Il re comunque è vinto dall’apparente debolezza di una donna così bella e accetta che sia lei a gestire quanto sta per avvenire. In queste condizioni il re si lascia sfuggire un’espressione dalla profonda verità: “Io sono tuo fratello...”, cioè tuo pari: ciò contrasta con tutta la sua cultura di potere e di dominio maschile ed è il segno che è stato ormai vinto dalla verità che risplende nella donna! Ester crea un’attesa chiedendo ben due banchetti al re, con la presenza di Aman: ed è nel secondo che svela le trame di Aman. Questi perde il controllo di sé per la paura e commette il passo falso che gli costerà il potere e la vita, consentendo il rovesciamento a vantaggio dei deboli e dei perseguitati. Israele è salvo: salvato da Dio per mano di una donna, fragile e bella, coraggiosa e fiduciosa in Lui. La creatura che mette a rischio la propria vita per il bene degli altri seduce il cuore di Dio! Sta qui la vera bellezza e la vera forza di Ester!

 

4. Il mutamento delle sorti per opera di una donna (Cap 5 e 7)

È il capovolgimento delle sorti: “chi si innalza sarà abbassato e chi si umilia sarà innalzato”. Aman si credeva padrone degli eventi e viene travolto. Ester confida totalmente in Dio e ottiene la salvezza del suo popolo ingiustamente perseguitato: parla con verità e intelligenza, non senza far notare il danno anche economico che verrebbe al re dallo sterminio progettato. Unisce fede, femminilità e intelligenza. Di fronte all’ira del re, Aman perde la testa e commette una imprudenza fatale: si prende confidenza con la regina, come se fosse lei a dovergli qualcosa. Il re lo coglie in questo atteggiamento imprudente e ne decide la sorte, affidando a Ester e a Mardocheo di provvedere con la sua autorità alla salvezza dei Giudei. I nemici vengono puniti con grande spargimento di sangue e si può finalmente celebrare il riposo della pace ritrovata e il ringraziamento al Signore, nelle cui mani solo sono le sorti dei popoli e degli individui.


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Dal Libro di Ester

 

1. Splendori e miserie del potere (Cap. 1 e 2)

            1Al tempo di Assuero, di quell'Assuero che regnava dall'India fino all'Etiopia sopra centoventisette province, ... 3il re fece un banchetto a tutti i suoi principi e ai suoi ministri ... 5passati questi giorni il re fece un altro banchetto di sette giorni, nel cortile del giardino della reggia, per tutto il popolo che si trovava nella cittadella di Susa, dal più grande al più piccolo ... 10Il settimo giorno, il re che aveva il cuore allegro per il vino, ordinò ... 11che conducessero davanti a lui la regina Vasti con la corona reale, per mostrare al popolo e ai capi la sua bellezza; essa infatti era di aspetto avvenente. 12Ma la regina Vasti rifiutò di venire, contro l'ordine che il re aveva dato per mezzo degli eunuchi; il re ne fu assai irritato e la collera si accese dentro di lui. 13Allora il re interrogò i sapienti, conoscitori dei tempi (che dissero): ... 19Se così sembra bene al re, venga da lui emanato un editto reale da scriversi fra le leggi di Persia e di Media, sicché diventi irrevocabile, per il quale Vasti non potrà più comparire alla presenza del re Assuero e il re conferisca la dignità di regina ad un'altra migliore di lei ... 2Allora quelli che stavano al servizio del re dissero: «Si cerchino per il re fanciulle vergini e d'aspetto avvenente; 3stabilisca il re in tutte le province del suo regno commissari, i quali radunino tutte le fanciulle vergini e belle nella reggia di Susa, nella casa delle donne, sotto la sorveglianza di Egài, eunuco del re e guardiano delle donne, che darà loro quanto è necessario per abbigliarsi; 4la fanciulla che piacerà al re diventerà regina al posto di Vasti». La cosa piacque al re e così si fece. 5Ora nella cittadella di Susa c'era un Giudeo chiamato Mardocheo, figlio di Iair, figlio di Simei, figlio di un Beniaminita, 6che era stato deportato da Gerusalemme fra quelli condotti in esilio con Ieconìa re di Giuda da Nabucodònosor re di Babilonia. 7Egli aveva allevato Hadàssa, cioè Ester, figlia di un suo zio, perché essa era orfana di padre e di madre. La fanciulla era di bella presenza e di aspetto avvenente; alla morte del padre e della madre, Mardocheo l'aveva presa come propria figlia. 8Quando l'ordine del re e il suo editto furono divulgati e un gran numero di fanciulle venivano radunate nella cittadella di Susa sotto la sorveglianza di Egài, anche Ester fu presa e condotta nella reggia ... 12Quando veniva il turno per una fanciulla di andare dal re Assuero ... 13la fanciulla andava dal re e poteva portare con sé dalla casa delle donne alla reggia quanto chiedeva ... 15Quando arrivò per Ester figlia di Abicàil, zio di Mardocheo, che l'aveva adottata per figlia, il turno di andare dal re, essa non domandò se non quello che le fu indicato da Egài, eunuco del re e guardiano delle donne. 16Ester fu dunque condotta presso il re Assuero nella reggia il decimo mese, cioè il mese di Tebèt, il settimo anno del suo regno. 17Il re amò Ester più di tutte le altre donne ed essa trovò grazia e favore agli occhi di lui più di tutte le altre vergini. Egli le pose in testa la corona regale e la fece regina al posto di Vasti.

 

2. Il profilarsi del dramma (Cap. 3 e 4)

            1In seguito, il re Assuero promosse Amàn figlio di Hammedàta, l'Agaghita, alla più alta dignità e pose il suo seggio al di sopra di quelli di tutti i prìncipi che erano con lui. 2Tutti i ministri del re, che stavano alla porta del re, piegavano il ginocchio e si prostravano davanti ad Amàn, perché così aveva ordinato il re a suo riguardo. Ma Mardocheo non piegava il ginocchio né si prostrava. 3I ministri del re che stavano alla porta del re dissero a Mardocheo: «Perché trasgredisci l'ordine del re?». 4Ma, sebbene glielo ripetessero tutti i giorni, egli non dava loro ascolto. Allora quelli riferirono la cosa ad Amàn, per vedere se Mardocheo avrebbe insistito nel suo atteggiamento, perché aveva detto loro che era un Giudeo. 5Amàn vide che Mardocheo non s'inginocchiava né si prostrava davanti a lui e ne fu pieno d'ira; 6ma disdegnò di metter le mani addosso soltanto a Mardocheo, poiché gli avevano detto a quale popolo Mardocheo apparteneva. Egli si propose di distruggere il popolo di Mardocheo, tutti i Giudei che si trovavano in tutto il regno d'Assuero. 7Il primo mese, cioè il mese di Nisan, il decimosecondo anno del re Assuero, si gettò il pur, cioè la sorte, alla presenza di Amàn, per la scelta del giorno e del mese. La sorte cadde sul tredici del decimosecondo mese, chiamato Adàr. 8Allora Amàn disse al re Assuero: «Vi è un popolo segregato e anche disseminato fra i popoli di tutte le province del tuo regno, le cui leggi sono diverse da quelle di ogni altro popolo e che non osserva le leggi del re; non conviene quindi che il re lo tolleri. 9Se così piace al re, si ordini che esso sia distrutto; io farò passare diecimila talenti d'argento in mano agli amministratori del re, perché siano versati nel tesoro reale». 10Allora il re si tolse l'anello di mano e lo diede ad Amàn, l'Agaghita, figlio di Hammedàta e nemico dei Giudei. 11Il re disse ad Amàn: «Il denaro sia per te: al popolo fà pure quello che ti sembra bene». 1Quando Mardocheo seppe quanto era stato fatto, si stracciò le vesti, si coprì di sacco e di cenere e uscì in mezzo alla città, mandando alte e amare grida; 2venne fin davanti alla porta del re, ma a nessuno che fosse coperto di sacco era permesso di entrare per la porta del re. 3In ogni provincia, dovunque giungevano l'ordine del re e il suo editto, ci fu gran desolazione fra i Giudei: digiuno, pianto, lutto e a molti servirono di letto il sacco e la cenere. 4Le ancelle di Ester e i suoi eunuchi vennero a riferire la cosa e la regina ne fu molto angosciata; mandò vesti a Mardocheo, perché se le mettesse e si togliesse di dosso il sacco, ma egli non le accettò. 5Allora Ester chiamò Atàch, uno degli eunuchi che il re aveva messo al suo servizio, e lo incaricò di andare da Mardocheo per domandare che cosa era avvenuto e perché si comportava così. 6Atàch si recò da Mardocheo sulla piazza della città davanti alla porta del re. 7Mardocheo gli narrò quanto gli era accaduto e gli indicò la somma di denaro che Amàn aveva promesso di versare al tesoro reale per far distruggere i Giudei; 8gli diede anche una copia dell'editto promulgato a Susa per il loro sterminio, perché lo mostrasse a Ester, la informasse di tutto e le ordinasse di presentarsi al re per domandargli grazia e per intercedere in favore del suo popolo. 8(a)«Ricordati - le fece dire - dei giorni della tua poveertà, quando eri nutrita dalla mia mano; perché Amàn, il secondo in dignità dopo il re, ha parlato contro di noi per farci mettere a morte. Invoca il Signore, parla al re in nostro favore e liberaci dalla morte!».  9Atàch ritornò da Ester e le riferì le parole di Mardocheo. 10Ester ordinò ad Atàch di riferire a Mardocheo: 11«Tutti i ministri del re e il popolo delle sue province sanno che se qualcuno, uomo o donna, entra dal re nell'atrio interno, senza essere stato chiamato, in forza di una legge uguale per tutti, deve essere messo a morte, a meno che il re non stenda verso di lui il suo scettro d'oro, nel qual caso avrà salva la vita. Quanto a me, sono già trenta giorni che non sono stata chiamata per andare dal re». 12Le parole di Ester furono riferite a Mardocheo 13e Mardocheo fece dare questa risposta a Ester: «Non pensare di salvare solo te stessa fra tutti i Giudei, per il fatto che ti trovi nella reggia. 14Perché se tu in questo momento taci, aiuto e liberazione sorgeranno per i Giudei da un altro luogo; ma tu perirai insieme con la casa di tuo padre. Chi sa che tu non sia stata elevata a regina proprio in previsione d'una circostanza come questa?». 15Allora Ester fece rispondere a Mardocheo: 16«Và, raduna tutti i Giudei che si trovano a Susa: digiunate per me, state senza mangiare e senza bere per tre giorni, notte e giorno; anch'io con le ancelle digiunerò nello stesso modo; dopo entrerò dal re, sebbene ciò sia contro la legge e, se dovrò perire, perirò!». 17Mardocheo se ne andò e fece quanto Ester gli aveva ordinato.

 

3. La preghiera di Ester (cap. 4,17: greco)

17(k)Anche la regina Ester cercò rifugio presso il Signore, presa da un'angoscia mortale. Si tolse le vesti di lusso e indossò gli abiti di miseria e di lutto; invece dei superbi profumi si riempì la testa di ceneri ... Poi supplicò il Signore e disse: 17(l)«Mio Signore, nostro re, tu sei l'unico! Vieni in aiuto a me che sono sola e non ho altro soccorso se non te, perché un grande pericolo mi sovrasta. 17(m)Io ho sentito fin dalla mia nascita, in seno alla mia famiglia, che tu, Signore, hai scelto Israele da tutte le nazioni e i nostri padri da tutti i loro antenati come tua eterna eredità, e hai fatto loro secondo quanto avevi promesso. 17(n)Ora abbiamo peccato contro di te e ci hai messi nelle mani dei nostri nemici, per aver noi dato gloria ai loro dei. Tu sei giusto, Signore! 17(o)Ma ora non si sono accontentati dell'amarezza della nostra schiavitù, hanno anche posto le mani sulle mani dei loro idoli, giurando di abolire l'oracolo della tua bocca, di sterminare la tua eredità, di chiudere la bocca di quelli che ti lodano e spegnere la gloria del tuo tempio e il tuo altare, 17(p)di aprire invece la bocca delle nazioni a lodare gli idoli vani e a proclamare per sempre la propria ammirazione per un re di carne.17(q)Non consegnare, Signore, il tuo scettro a dei che neppure esistono. Non abbiano a ridere della nostra caduta; ma volgi contro di loro questi loro progetti e colpisci con un castigo esemplare il primo dei nostri persecutori. 17(r)Ricordati, Signore; manifèstati nel giorno della nostra afflizione e a me da’ coraggio, o re degli dei e signore di ogni autorità. 17(s)Metti nella mia bocca una parola ben misurata di fronte al leone e volgi il suo cuore all'odio contro colui che ci combatte, allo sterminio di lui e di coloro che sono d'accordo con lui. 17(t)Quanto a noi, salvaci con la tua mano e vieni in mio aiuto, perché sono sola e non ho altri che te, Signore! ... 17(y)La tua serva da quando ha cambiato condizione fino ad oggi, non ha gioito di nulla, se non di te, Signore, Dio di Abramo. 17(z)Dio, che su tutti eserciti la forza, ascolta la voce dei disperati e liberaci dalla mano dei malvagi; libera me dalla mia angoscia!».

 

4. Il mutamento delle sorti per opera di una donna (Cap 5 e 7)

1Il terzo giorno, quando ebbe finito di pregare, ella si tolse le vesti da schiava e si coprì di tutto il fasto del suo grado. 1(a)Divenuta così splendente di bellezza, dopo aver invocato il Dio che veglia su tutti e li salva, prese con sé due ancelle. Su di una si appoggiava con apparente mollezza, mentre l'altra la seguiva tenendo sollevato il mantello di lei. 1(b)Appariva rosea nello splendore della sua bellezza e il suo viso era gioioso, come pervaso d'amore, ma il suo cuore era stretto dalla paura. 1(c)Attraversate una dopo l'altra tutte le porte, si trovò alla presenza del re. Egli era seduto sul trono regale, vestito di tutti gli ornamenti maestosi delle sue comparse, tutto splendente di oro e di pietre preziose, e aveva un aspetto molto terribile. 1(d)Alzò il viso splendente di maestà e guardò in un accesso di collera. La regina si sentì svenire, mutò il suo colore in pallore e poggiò la testa sull'ancella che l'accompagnava. 1(e)Ma Dio volse a dolcezza lo spirito del re ed egli, fattosi ansioso, balzò dal trono, la prese fra le braccia, sostenendola finché non si fu ripresa, e andava confortandola con parole rasserenanti, dicendole: 1(f)«Che c'è, Ester? Io sono tuo fratello; fatti coraggio, tu non devi morire. Il nostro ordine riguarda solo la gente comune. Avvicinati!». 2Alzato lo scettro d'oro, lo posò sul collo di lei, la baciò e le disse: «Parlami!». 2(a)Gli disse: «Ti ho visto, signore, come un angelo di Dio e il mio cuore si è agitato davanti alla tua gloria. Perché tu sei meraviglioso, signore, e il tuo volto è pieno d'incanto». 2(b)Ma mentre parlava, cadde svenuta; il re s'impressionò e tutta la gente del suo seguito cercava di rianimarla. 3Allora il re le disse: «Che vuoi, Ester, qual è la tua richiesta? Fosse pure metà del mio regno, l'avrai!». 4Ester rispose: «Se così piace al re, venga oggi il re con Amàn al banchetto che gli ho preparato». 5Il re disse: «Convocate subito Amàn, per far ciò che Ester ha detto» ... 1Il re e Amàn andarono dunque al banchetto con la regina Ester. 2Il re anche questo secondo giorno disse a Ester, mentre si beveva il vino: «Qual è la tua richiesta, regina Ester? Ti sarà concessa. Che desideri? Fosse anche la metà del regno, sarà fatto!». 3Allora la regina Ester rispose: «Se ho trovato grazia ai tuoi occhi, o re, e se così piace al re, la mia richiesta è che mi sia concessa la vita e il mio desiderio è che sia risparmiato il mio popolo. 4Perché io e il mio popolo siamo stati venduti per essere distrutti, uccisi, sterminati. Ora, se fossimo stati venduti per diventare schiavi e schiave, avrei taciuto; ma il nostro avversario non potrebbe riparare al danno fatto al re con la nostra morte». 5Subito il re Assuero disse alla regina Ester: «Chi è e dov'è colui che ha pensato di fare una cosa simile?». 6Ester rispose: «L'avversario, il nemico, è quel malvagio di Amàn». Allora Amàn fu preso da terrore alla presenza del re e della regina. 7Il re incollerito si alzò dal banchetto e uscì nel giardino della reggia, mentre Amàn rimase per chiedere la grazia della vita alla regina Ester, perché vedeva bene che da parte del re la sua rovina era decisa. 8Poi tornò dal giardino della reggia nel luogo del banchetto; intanto Amàn si era prostrato sul divano sul quale si trovava Ester. Allora il re esclamò: «Vuole anche far violenza alla regina, davanti a me, in casa mia?». Non appena questa parola fu uscita dalla bocca del re, posero un velo sulla faccia di Amàn. 9Carbonà, uno degli eunuchi, disse alla presenza del re: «Ecco, è stato perfino rizzato in casa di Amàn un palo alto cinquanta cubiti, che Amàn ha fatto preparare per Mardocheo, il quale aveva parlato per il bene del re». Il re disse: «Impiccatevi lui!». 10Così Amàn fu impiccato al palo che aveva
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