Il libro di Ester è molto amato da Israele perché è all’origine
della festa di Purim, festa della gioia per il dono della salvezza ricevuta da
Dio per mano di una donna, festa dello scampato pericolo e del rivolgimento
delle sorti, rappresentato mediante le maschere in cui ciascuno dovrebbe
rappresentarsi nell’eccesso del suo contrario con fine auto-ironia (i libri
della grandi feste sono detti le 5 Meghillot: Rut per Pentecoste, il Cantico
dei Cantici per Pasqua, il Qoelet per la Festa delle Capanne, le Lamentazioni
per il 9 di Av / caduta di Gerusalemme, e Ester appunto per Purim). Appartiene
al genere midrashico, perché narrando vicende situate nel passato, in epoca
persiana, vuole parlare in realtà all’oggi della fede provata e bisognosa
di incoraggiamento del II secolo a.C., all’epoca dei Seleucidi e della
resistenza maccabaica. La redazione in ebraico è più breve ed antica;
numerose sono le aggiunte in greco. Nel testo ebraico non è mai citato il
nome di Dio (anche se la Sua presenza è evidente all’interno della dinamica
degli eventi: il nome Ester è comunque collegato da alcuni alla radice SaTaR
= nascondere, con riferimento al nascondimento del volto di Dio: “Estèr
Panim”, nascondimento del Volto) e per questo il suo rotolo può essere
decorato e mostrato, letto con partecipazione popolare nella festa dei Purim,
coinvolgendo attivamente anche le donne. Forse anche per questi motivi il
libro è giudicato duramente da Lutero: “Sono così nemico di 2 Maccabei e
di Ester che vorrei che non esistessero affatto perché sono troppo
giudaizzanti e contengono molta malvagità pagana” (Discorsi a tavola,
WA I, 208).
Il nome Ester è pagano e si rifà a quello della dea Isthar: il nome
ebraico della protagonista è invece Adassa, che vuol dire mirto. Il racconto
è strutturato in una scena introduttiva
(Cc. 1 e 2) dominata da un sontuoso banchetto del re persiano
Assuero-Serse, che ha ai suoi lati i rappresentanti del bene (Ester e il suo
tutore Mardocheo) e quello del male (Aman, l’amalecita, figura tipo dei
nemici di Israele). Si annuncia il motivo del “ribaltamento delle sorti”:
la regina Vasti è ripudiata, Ester prescelta e intronizzata. La narrazione
prosegue in due atti: il primo (3,1-5,8), dove si annuncia l’editto reale di
sterminio degli Ebrei nel giorno delle “sorti” (“purim”, termine
accadico); il secondo (5,9-9,19), che sviluppa il tema del “ribaltamento”:
Aman che trama per condannare alla forca Mardocheo è impiccato al suo posto,
mentre Mardocheo è esaltato e il suo popolo d’Israele salvo, con
conseguente massacro dei suoi nemici. Nel testo greco si aggiungono altri
elementi, fra cui un sogno di Mardocheo e le preghiere di lui e di Ester. Il
messaggio sapienziale esalta l’ingegno degli Ebrei minacciati, anche se
questo elemento si congiunge a quello teologico del “ribaltamento” operato
da Dio per mano di una donna, grazie a cui gli umili sono esaltati e i perduti
salvati, mentre si manifesta la nemesi immanente al peccato stesso nella
vicenda di Aman, vittima per contrappasso della sua stessa iniquità. Così la
festa dei Purim connessa al libro diventa una sorta di gioioso memoriale della
salvezza e quindi dell’esodo come esperienza emblematica. Il Dio che salva
cambia il lutto in festa, e la salvezza donata da Lui per mano di una donna è
il motivo dei “giorni di festino e di gaudio, di scambio di doni e di
offerte ai poveri” (9,22).
Un accostamento moderno non può
non far pensare a un’altra donna ebrea, Etty (Ester) Hillesum, la giovane
olandese che - spinta dalla fede riscoperta grazie all’incontro con il
Vangelo - rifiuta di fuggire per consegnarsi liberamente alla Gestapo, in modo
da andare in campo di concentramento a sostenere il suo popolo schiacciato
dalla prova, e che morirà ad Auschwitz. Anche Etty si fa carico del suo
popolo davanti a Dio e con la forza che gli viene da Lui: ella - ricondotta al
Dio dell’alleanza dal fascino del Vangelo - non produrrà alcuna violenza,
ma la subirà su di sé per amore del suo popolo, facendo compagnia al dolore
di Dio... Ecco una pagina del suo Diario 1941-1943, Adelphi, Milano
20004, 169s, Preghiera della Domenica mattina (12 Luglio
1942):
“Mio Dio, sono tempi tanto angosciosi. Stanotte per la prima volta
ero sveglia al buio con gli occhi che mi bruciavano, davanti a me passavano
immagini su immagini di dolore umano. Ti prometto una cosa, mio Dio, soltanto
una piccola cosa: cercherò di non appesantire l’oggi con i pesi delle mie
preoccupazioni per il domani - ma anche questo richiede una certa esperienza.
Ogni giorno ha già la sua parte. Cercherò di aiutarti affinché tu non venga
distrutto dentro di me, ma a priori non posso promettere nulla. Una cosa, però,
diventa sempre più evidente per me, e cioè che tu non puoi aiutare noi, ma
che siamo noi a dover aiutare te, e in questo modo aiutiamo noi stessi.
L’unica cosa che possiamo salvare di questi tempi, e anche l’unica che
veramente conti, è un piccolo pezzo di te in noi stessi, mio Dio. E forse
possiamo anche contribuire a disseppellirti dai cuori devastati di altri
uomini. Sì, mio Dio, sembra che tu non possa far molto per modificare le
circostanze attuali ma anch’esse fanno parte di questa vita. Io non chiamo
in causa la tua responsabilità, più tardi sarai tu a dichiarare responsabili
noi. E quasi a ogni battito del mio cuore, cresce la mia certezza: tu non puoi
aiutarci, ma tocca a noi aiutare te, difendere fino all’ultimo la tua casa
in noi. Esistono persone che all’ultimo momento si preoccupano di mettere in
salvo aspirapolveri, forchette e cucchiai d’argento - invece di salvare te,
mio Dio. E altre persone, che sono ormai ridotte a semplici ricettacoli di
innumerevoli paure e amarezze, vogliono a tutti i costi salvare il proprio
corpo. Dicono: me non mi prenderanno. Dimenticano che non si può essere nelle
grinfie di nessuno se si è nelle tue braccia. Comincio a sentirmi un po’ più
tranquilla, mio Dio, dopo questa conversazione con te. Discorrerò con te
molto spesso, d’ora innanzi, e in questo modo ti impedirò di abbandonarmi.
Con me vivrai anche tempi magri, mio Dio, tempi scarsamente alimentati dalla
mia povera fiducia; ma credimi, io continuerò a lavorare per te e a esserti
fedele e non ti caccerò via dal mio territorio”.
1. Splendori e
miserie del potere (Cap. 1 e 2)
Il dramma della
regina Vasti, che difende la sua dignità di donna rifiutandosi di essere
esibita come un oggetto, prelude al dramma della persecuzione antigiudaica:
nell’un caso come nell’altro il potere assoluto è incapace di tollerare
una reale alterità, e considera la diversità come minaccia. Se la Regina
disobbedisce al re, che faranno tutte le altre mogli del regno? È questo
attentato al sistema piramidale e maschilista che va punito. Si apre una
specie di concorso di bellezza per sostituire la regina ribelle: Ester - la
bella orfana ebrea - viene condotta fra le altre, senza che la sua identità
di ebrea sia svelata. A differenza delle altre, è sobria, non chiede nulla,
non punta sulla seduzione: forse proprio per questo la sua bellezza genuina,
senza orpelli, espressione di uno spirito libero, colpisce il re. Nella sua
incapacità di riconoscere la libertà altrui, schiavo egli stesso del suo
potere, la libera bellezza di Ester lo attira: quasi a dire che la vera
bellezza si impone da sé, non è un mezzo, non si serve delle maschere del
potere, sgorga anzi dal profondo e non è gestibile dal potente ottuso, che
inconsapevolmente si piega ad essa. Il rifiuto di Vasti e la bellezza di Ester
veicolano lo stesso messaggio. Il potente è incapace di comprendere la dignità
altrui, ma questa dignità lo sfida e lo domina molto più di quanto egli
pensi... Non la donna oggetto, ma la donna persona in tutta la sua dignità e
in tutta la sua genuina bellezza è la protagonista del libro sin
dall’inizio...
2. Gli scenari
del dramma (cc. 3 e 4)
Nello scontro tra
Mardocheo e Aman si profila la lotta drammatica fra fedeltà al vero Dio e
idolatria. L’odio di Aman è pari al delirio di onnipotenza che la carica
cui è stato assurto scatena in lui: per una presunta mancanza di ossequio,
peraltro motivata in nome della libertà religiosa della coscienza, vuole
distruggere un intero popolo! È la tipica assenza di misura dell’uomo pieno
di sé: è lo scontro fra chi è centrato di se stesso e chi come il giudeo
Mardocheo sa di dover obbedire a un Altro. La posta in gioco è la purezza
della fede contro l’idolatria del potere. È la fede che esige di obbedire a
Dio qualunque sia il prezzo che per questo occorra pagare. Il contrasto è fra
due mondi: da una parte quello dei potenti che gozzovigliano, insensibili
all’imminente sterminio di un popolo per il solo fatto di essere diverso
dagli altri nella sua fede e nei suoi costumi; dall’altro, la costernazione
degli Ebrei, con cui solidarizzano anche molti semplici pagani. Mardocheo
ricorda a Ester che ogni vocazione non è per se stessi, ma per gli altri: e
lei, che ha avanzato l’umanissima paura di chi deve trasgredire un ordine di
un re crudele, non esita a esporsi, esempio di grande libertà e coraggio.
Chiede, però, l’aiuto dall’alto tramite il digiuno in cui coinvolge per
intero il suo popolo: dimostra così la vera radice del suo coraggio, la fede
nell’impossibile possibilità di Dio.
3. La
preghiera di Ester (cap. 4,17: greco)
È una preghiera
bellissima, vera: nasce dal dolore e dall’onesta confessione delle colpe del
popolo, che meriterebbero castigo. Fa appello alla fedeltà di Dio
all’alleanza: Ricordati... Ester alterna il singolare e il plurale: sola di
fronte al compito che l’aspetta e che caricherebbe di angoscia chiunque;
solidale col suo popolo provato. Non fa conto sul suo ruolo di regina, che
anzi considera del tutto relativo e fatuo davanti a Dio, unico Sovrano del
cielo e della terra, ma conta sulla bontà e potenza del Signore, fedele
nell’amore. Nell’incontro col re, la bellezza di Ester è espressione
della sua profondità e non nasconde la sua fragilità, la maestà spaventosa
del re è maschera del vuoto. Il re comunque è vinto dall’apparente
debolezza di una donna così bella e accetta che sia lei a gestire quanto sta
per avvenire. In queste condizioni il re si lascia sfuggire un’espressione
dalla profonda verità: “Io sono tuo fratello...”, cioè tuo pari: ciò
contrasta con tutta la sua cultura di potere e di dominio maschile ed è il
segno che è stato ormai vinto dalla verità che risplende nella donna! Ester
crea un’attesa chiedendo ben due banchetti al re, con la presenza di Aman:
ed è nel secondo che svela le trame di Aman. Questi perde il controllo di sé
per la paura e commette il passo falso che gli costerà il potere e la vita,
consentendo il rovesciamento a vantaggio dei deboli e dei perseguitati.
Israele è salvo: salvato da Dio per mano di una donna, fragile e bella,
coraggiosa e fiduciosa in Lui. La creatura che mette a rischio la propria vita
per il bene degli altri seduce il cuore di Dio! Sta qui la vera bellezza e la
vera forza di Ester!
4. Il
mutamento delle sorti per opera di una donna (Cap 5 e 7)
È il
capovolgimento delle sorti: “chi si innalza sarà abbassato e chi si umilia
sarà innalzato”. Aman si credeva padrone degli eventi e viene travolto.
Ester confida totalmente in Dio e ottiene la salvezza del suo popolo
ingiustamente perseguitato: parla con verità e intelligenza, non senza far
notare il danno anche economico che verrebbe al re dallo sterminio progettato.
Unisce fede, femminilità e intelligenza. Di fronte all’ira del re, Aman
perde la testa e commette una imprudenza fatale: si prende confidenza con la
regina, come se fosse lei a dovergli qualcosa. Il re lo coglie in questo
atteggiamento imprudente e ne decide la sorte, affidando a Ester e a Mardocheo
di provvedere con la sua autorità alla salvezza dei Giudei. I nemici vengono
puniti con grande spargimento di sangue e si può finalmente celebrare il
riposo della pace ritrovata e il ringraziamento al Signore, nelle cui mani
solo sono le sorti dei popoli e degli individui.
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Dal
Libro di Ester
1. Splendori e miserie
del potere (Cap. 1 e 2)
1Al
tempo di Assuero, di quell'Assuero che regnava dall'India fino all'Etiopia sopra
centoventisette province, ... 3il re fece un banchetto a tutti i suoi
principi e ai suoi ministri ... 5passati questi giorni il re fece un
altro banchetto di sette giorni, nel cortile del giardino della reggia, per
tutto il popolo che si trovava nella cittadella di Susa, dal più grande al più
piccolo ... 10Il settimo giorno, il re che aveva il cuore allegro per
il vino, ordinò ... 11che conducessero davanti a lui la regina Vasti
con la corona reale, per mostrare al popolo e ai capi la sua bellezza; essa
infatti era di aspetto avvenente. 12Ma la regina Vasti rifiutò di
venire, contro l'ordine che il re aveva dato per mezzo degli eunuchi; il re ne
fu assai irritato e la collera si accese dentro di lui. 13Allora il
re interrogò i sapienti, conoscitori dei tempi (che dissero): ... 19Se
così sembra bene al re, venga da lui emanato un editto reale da scriversi fra
le leggi di Persia e di Media, sicché diventi irrevocabile, per il quale Vasti
non potrà più comparire alla presenza del re Assuero e il re conferisca la
dignità di regina ad un'altra migliore di lei ... 2Allora quelli che
stavano al servizio del re dissero: «Si cerchino per il re fanciulle vergini e
d'aspetto avvenente; 3stabilisca il re in tutte le province del suo
regno commissari, i quali radunino tutte le fanciulle vergini e belle nella
reggia di Susa, nella casa delle donne, sotto la sorveglianza di Egài, eunuco
del re e guardiano delle donne, che darà loro quanto è necessario per
abbigliarsi; 4la fanciulla che piacerà al re diventerà regina al
posto di Vasti». La cosa piacque al re e così si fece. 5Ora nella
cittadella di Susa c'era un Giudeo chiamato Mardocheo, figlio di Iair, figlio di
Simei, figlio di un Beniaminita, 6che era stato deportato da
Gerusalemme fra quelli condotti in esilio con Ieconìa re di Giuda da Nabucodònosor
re di Babilonia. 7Egli aveva allevato Hadàssa, cioè Ester, figlia
di un suo zio, perché essa era orfana di padre e di madre. La fanciulla era di
bella presenza e di aspetto avvenente; alla morte del padre e della madre,
Mardocheo l'aveva presa come propria figlia. 8Quando l'ordine del re
e il suo editto furono divulgati e un gran numero di fanciulle venivano radunate
nella cittadella di Susa sotto la sorveglianza di Egài, anche Ester fu presa e
condotta nella reggia ... 12Quando veniva il turno per una
fanciulla di andare dal re Assuero ... 13la fanciulla andava dal re e
poteva portare con sé dalla casa delle donne alla reggia quanto chiedeva ... 15Quando
arrivò per Ester figlia di Abicàil, zio di Mardocheo, che l'aveva adottata per
figlia, il turno di andare dal re, essa non domandò se non quello che le fu
indicato da Egài, eunuco del re e guardiano delle donne. 16Ester
fu dunque condotta presso il re Assuero nella reggia il decimo mese, cioè il
mese di Tebèt, il settimo anno del suo regno. 17Il re amò Ester più
di tutte le altre donne ed essa trovò grazia e favore agli occhi di lui più di
tutte le altre vergini. Egli le pose in testa la corona regale e la fece regina
al posto di Vasti.
2. Il profilarsi del
dramma (Cap. 3 e 4)
1In
seguito, il re Assuero promosse Amàn figlio di Hammedàta, l'Agaghita, alla più
alta dignità e pose il suo seggio al di sopra di quelli di tutti i prìncipi
che erano con lui. 2Tutti i ministri del re, che stavano alla porta
del re, piegavano il ginocchio e si prostravano davanti ad Amàn, perché così
aveva ordinato il re a suo riguardo. Ma Mardocheo non piegava il ginocchio né
si prostrava. 3I ministri del re che stavano alla porta del re
dissero a Mardocheo: «Perché trasgredisci l'ordine del re?». 4Ma,
sebbene glielo ripetessero tutti i giorni, egli non dava loro ascolto. Allora
quelli riferirono la cosa ad Amàn, per vedere se Mardocheo avrebbe insistito
nel suo atteggiamento, perché aveva detto loro che era un Giudeo. 5Amàn
vide che Mardocheo non s'inginocchiava né si prostrava davanti a lui e ne fu
pieno d'ira; 6ma disdegnò di metter le mani addosso soltanto a
Mardocheo, poiché gli avevano detto a quale popolo Mardocheo apparteneva. Egli
si propose di distruggere il popolo di Mardocheo, tutti i Giudei che si
trovavano in tutto il regno d'Assuero. 7Il primo mese, cioè il mese
di Nisan, il decimosecondo anno del re Assuero, si gettò il pur, cioè
la sorte, alla presenza di Amàn, per la scelta del giorno e del mese. La sorte
cadde sul tredici del decimosecondo mese, chiamato Adàr. 8Allora Amàn
disse al re Assuero: «Vi è un popolo segregato e anche disseminato fra i
popoli di tutte le province del tuo regno, le cui leggi sono diverse da quelle
di ogni altro popolo e che non osserva le leggi del re; non conviene quindi che
il re lo tolleri. 9Se così piace al re, si ordini che esso sia
distrutto; io farò passare diecimila talenti d'argento in mano agli
amministratori del re, perché siano versati nel tesoro reale». 10Allora
il re si tolse l'anello di mano e lo diede ad Amàn, l'Agaghita, figlio di
Hammedàta e nemico dei Giudei. 11Il re disse ad Amàn: «Il denaro
sia per te: al popolo fà pure quello che ti sembra bene». 1Quando
Mardocheo seppe quanto era stato fatto, si stracciò le vesti, si coprì di
sacco e di cenere e uscì in mezzo alla città, mandando alte e amare grida; 2venne
fin davanti alla porta del re, ma a nessuno che fosse coperto di sacco era
permesso di entrare per la porta del re. 3In ogni provincia, dovunque
giungevano l'ordine del re e il suo editto, ci fu gran desolazione fra i Giudei:
digiuno, pianto, lutto e a molti servirono di letto il sacco e la cenere. 4Le
ancelle di Ester e i suoi eunuchi vennero a riferire la cosa e la regina ne fu
molto angosciata; mandò vesti a Mardocheo, perché se le mettesse e si
togliesse di dosso il sacco, ma egli non le accettò. 5Allora Ester
chiamò Atàch, uno degli eunuchi che il re aveva messo al suo servizio, e lo
incaricò di andare da Mardocheo per domandare che cosa era avvenuto e perché
si comportava così. 6Atàch si recò da Mardocheo sulla piazza della
città davanti alla porta del re. 7Mardocheo gli narrò quanto gli
era accaduto e gli indicò la somma di denaro che Amàn aveva promesso di
versare al tesoro reale per far distruggere i Giudei; 8gli diede
anche una copia dell'editto promulgato a Susa per il loro sterminio, perché lo
mostrasse a Ester, la informasse di tutto e le ordinasse di presentarsi al re
per domandargli grazia e per intercedere in favore del suo popolo. 8(a)«Ricordati
- le fece dire - dei giorni della tua poveertà, quando eri nutrita dalla mia
mano; perché Amàn, il secondo in dignità dopo il re, ha parlato contro di noi
per farci mettere a morte. Invoca il Signore, parla al re in nostro favore e
liberaci dalla morte!». 9Atàch
ritornò da Ester e le riferì le parole di Mardocheo. 10Ester ordinò
ad Atàch di riferire a Mardocheo: 11«Tutti i ministri del re e il
popolo delle sue province sanno che se qualcuno, uomo o donna, entra dal re
nell'atrio interno, senza essere stato chiamato, in forza di una legge uguale
per tutti, deve essere messo a morte, a meno che il re non stenda verso di lui
il suo scettro d'oro, nel qual caso avrà salva la vita. Quanto a me, sono già
trenta giorni che non sono stata chiamata per andare dal re». 12Le
parole di Ester furono riferite a Mardocheo 13e Mardocheo fece dare
questa risposta a Ester: «Non pensare di salvare solo te stessa fra tutti i
Giudei, per il fatto che ti trovi nella reggia. 14Perché se tu in
questo momento taci, aiuto e liberazione sorgeranno per i Giudei da un altro
luogo; ma tu perirai insieme con la casa di tuo padre. Chi sa che tu non sia
stata elevata a regina proprio in previsione d'una circostanza come questa?». 15Allora
Ester fece rispondere a Mardocheo: 16«Và, raduna tutti i Giudei che
si trovano a Susa: digiunate per me, state senza mangiare e senza bere per tre
giorni, notte e giorno; anch'io con le ancelle digiunerò nello stesso modo;
dopo entrerò dal re, sebbene ciò sia contro la legge e, se dovrò perire,
perirò!». 17Mardocheo se ne andò e fece quanto Ester gli aveva
ordinato.
3. La preghiera di Ester
(cap. 4,17: greco)
17(k)Anche
la regina Ester cercò rifugio presso il Signore, presa da un'angoscia mortale.
Si tolse le vesti di lusso e indossò gli abiti di miseria e di lutto; invece
dei superbi profumi si riempì la testa di ceneri ... Poi supplicò il Signore e
disse: 17(l)«Mio Signore, nostro re, tu sei l'unico! Vieni in aiuto
a me che sono sola e non ho altro soccorso se non te, perché un grande pericolo
mi sovrasta. 17(m)Io ho sentito fin dalla mia nascita, in seno alla
mia famiglia, che tu, Signore, hai scelto Israele da tutte le nazioni e i nostri
padri da tutti i loro antenati come tua eterna eredità, e hai fatto loro
secondo quanto avevi promesso. 17(n)Ora abbiamo peccato contro di te
e ci hai messi nelle mani dei nostri nemici, per aver noi dato gloria ai loro
dei. Tu sei giusto, Signore! 17(o)Ma ora non si sono accontentati
dell'amarezza della nostra schiavitù, hanno anche posto le mani sulle mani dei
loro idoli, giurando di abolire l'oracolo della tua bocca, di sterminare la tua
eredità, di chiudere la bocca di quelli che ti lodano e spegnere la gloria del
tuo tempio e il tuo altare, 17(p)di aprire invece la bocca delle
nazioni a lodare gli idoli vani e a proclamare per sempre la propria ammirazione
per un re di carne.17(q)Non consegnare, Signore, il tuo scettro a dei
che neppure esistono. Non abbiano a ridere della nostra caduta; ma volgi contro
di loro questi loro progetti e colpisci con un castigo esemplare il primo dei
nostri persecutori. 17(r)Ricordati, Signore; manifèstati nel giorno
della nostra afflizione e a me da’ coraggio, o re degli dei e signore di ogni
autorità. 17(s)Metti nella mia bocca una parola ben misurata di
fronte al leone e volgi il suo cuore all'odio contro colui che ci combatte, allo
sterminio di lui e di coloro che sono d'accordo con lui. 17(t)Quanto
a noi, salvaci con la tua mano e vieni in mio aiuto, perché sono sola e non ho
altri che te, Signore! ... 17(y)La tua serva da quando ha cambiato
condizione fino ad oggi, non ha gioito di nulla, se non di te, Signore, Dio di
Abramo. 17(z)Dio, che su tutti eserciti la forza, ascolta la voce dei
disperati e liberaci dalla mano dei malvagi; libera me dalla mia angoscia!».
4. Il mutamento delle
sorti per opera di una donna (Cap 5 e 7)