Il
profeta del fuoco
Elia ha una grande importanza nella tradizione d’Israele ed anche nel
Nuovo Testamento, dove con Abramo, Mosé e Davide è uno dei quattro
personaggi della storia ebraica più richiamati. È così presentato in
Siracide 48,1-12: “1Allora sorse Elia profeta, simile al fuoco;
la sua parola bruciava come fiaccola...”. È il profeta che dice pochissime
parole, arde come il fuoco, perché con la parola della sua fede fa scendere
dal cielo il fuoco che divorerà il sacrificio preparato per il Signore sul
monte Carmelo, e in un carro di fuoco è assunto in cielo. È ricordato con
nostalgia e atteso con amore: “9Fosti assunto in un turbine di
fuoco su un carro di cavalli di fuoco, 10designato a rimproverare i
tempi futuri per placare l'ira prima che divampi, per ricondurre il cuore dei
padri verso i figli e ristabilire le tribù di Giacobbe. 11Beati
coloro che ti videro e che si sono addormentati nell'amore! Perché anche noi
vivremo certamente [il testo ebraico è incerto]”. In quanto esperto di
comunicazione rapida con il cielo - data la sua assunzione in un carro di
fuoco (percorre l’intera distanza in quattro balzi, quattro come sono i
punti cardinali) - nella tradizione mistica della Kabbala è colui cui il
Signore affida il compito di portare ai mistici la rivelazione di segreti
divini: inoltre è inviato per essere invisibilmente presente alla
circoncisione di ogni figlio d’Israele e renderne poi testimonianza in
cielo. Perciò quando si circoncide un bambino si dispone una sedia vuota per
lui: è la sedia di Elia. E perciò nel banchetto pasquale c’è sempre un
posto preparato con la coppa per Elia, per assicurare la comunicazione col
cielo, essere interrogati sulla purezza della fede ed
avvisati subito dell’avvento del Messia.
Storicamente, Elia proviene da Tisbe (villaggio della Transgiordania) e
svolge il suo ministero profetico nel regno del Nord ai tempi dei re Acab,
Acazia e Joram nel sec. IX (fra l’874 e l’841 a.C.). Acab aveva sposato
Gezabele, figlia del re di Tiro, e aveva favorito il culto idolatrico del Baal
di Tiro. Elia si presenta come il gigante della fede, il testimone del Dio
unico: il suo nome esprime il suo messaggio - Eli = mio Dio + Jhv: il mio Dio
è Jhv. È colui che dimostra con la vita che a Dio solo è dovuta fiducia e
obbedienza: vive alla presenza di Dio. “Per la vita del Signore Dio
d’Israele, alla cui presenza io sto” (1 Re 17,1; 18,15). L’intera opera
di Elia fa comprendere come la vera tentazione non sia l’ateismo, ma
l’idolatria. Elia è libero, coraggioso e indomabile davanti ai potenti (Acab),
difensore dei deboli (Nabot, la vedova di Zarepta), né ha paura del giudizio
della gente: ha zelo e vive la solitudine spirituale.
Riguardo a Elia ci sono trasmessi sette racconti (1 Re 17-19 e 21 e 2
Re 1 e 2), che riguardano: la siccità e la vedova di Zarepta (1 Re 17,1-24:
il profeta amico degli umili); il giudizio sul Carmelo dei falsi profeti (1 Re
18); la teofania dell’Oreb (1 Re 19,1-18); la vocazione di Eliseo (1 Re
19,19-21); la storia di Nabot e Acab (1 Re 21: il profeta è il vindice dei
deboli, durissimo con i prepotenti); l’oracolo al re Acazia (2 Re 1); il
rapimento in cielo (2 Re 2,1-18). Il contesto della siccità ha un valore
teologico perché ricorda a Israele la sua condizione di popolo che dipende
totalmente dall’alto, da Dio: è la grande differenza col popolo d’Egitto,
come è espressa in Dt 11,10-12: “10Perché il paese di cui stai
per entrare in possesso non è come il paese d'Egitto da cui siete usciti e
dove gettavi il tuo seme e poi lo irrigavi con il piede, come fosse un orto di
erbaggi; 11ma il paese che andate a prendere in possesso è un
paese di monti e di valli, beve l'acqua della pioggia che viene dal cielo: 12paese
del quale il Signore tuo Dio ha cura e sul quale si posano sempre gli occhi
del Signore tuo Dio dal principio dell'anno sino alla fine”. La stessa
geografia d’Israele ha dunque un valore teologico e getta luce sul messaggio
di Elia, il paladino del monoteismo e della radicale fiducia nell’unico Dio
davanti alle prove della vita e della storia. Scegliamo tre episodi chiave: la
vocazione di Elia; il giudizio dei falsi profeti; la teofania dell’Oreb.
La
vocazione (1 Re 17): “2A
lui fu rivolta questa parola del Signore: 3«Vattene di qui,
dirigiti verso oriente; nasconditi presso il torrente Cherit, che è a oriente
del Giordano. 4Ivi berrai al torrente e i corvi per mio comando ti
porteranno il tuo cibo». 5Egli eseguì l'ordine del Signore; andò
a stabilirsi sul torrente Cherit, che è a oriente del Giordano. 6I
corvi gli portavano pane al mattino e carne alla sera; egli beveva al
torrente”. “Vattene di qui”: si tratta di lasciare le certezze.
“Dirigiti verso oriente”: e andare verso Dio. “Nasconditi”: il profeta
deve stare anzitutto nel nascondimento, nutrito da Dio, in un abbandono totale
al Signore. Il Cherit è quasi un’oasi al fondo di un burrone desertico: Dio
è come l’oasi del profeta...
Il giudizio del Carmelo (1 Re 18): la posta in gioco è la fede
monoteistica. L’idolatria rassicura, perché l’idolo è afferrabile e
manipolabile. Dio, invece, è il Dio vivo, alla cui presenza Elia sta (1 Re
17,1), e dunque il Dio imprevedibile, libero, sovversivo, che odia i
prepotenti (Acab) e predilige i poveri (la vedova, Nabot), e opera in quelli
che si dimenticano di sé e amano il nascondimento e la semplicità,
abbandonandosi a Lui.
La teofania dell’Oreb (1 Re 19,1-18): è descritta anzitutto
la debolezza di Elia, che ce lo fa sentire molto vicino nella sua umanità così
vera. Dio interviene con delicatezza nel momento della massima umiliazione di
Elia. Elia va verso il deserto mosso da domande vere: il dolore di un
popolo che ha conosciuto Dio e lo ha abbandonato, nonostante i segni di
misericordia e di potenza. La persecuzione dei potenti, cui dà fastidio il
testimone delle esigenze di Dio. È impaurito, stanco, desidera la morte: la
sua sofferenza nasce dal constatare quella che gli sembra la sconfitta di Dio
nel cuore del Suo popolo. La domanda su Dio, che lo spinge verso il deserto,
è per lui veramente questione di vita o di morte...
Cerca Dio nel deserto: il deserto - midbar - è il luogo del
dabar - la parola. Nel deserto si ascolta la parola (cf. Os 2,16: «La attirerò
a me, la condurrò nel deserto e parlerò al suo cuore»). Coglie i segni
umili di Dio: mangia un pane, beve un orcio d’acqua indicatigli
dall’Angelo. Accetta il tempo di Dio: «Con la forza datagli da quel
cibo, camminò per quaranta giorni e quaranta notti fino al monte di Dio, l'Oreb»
(v. 8): persevera nel cammino delle notti e dei giorni, secondo il tempo di
Dio. Gli appuntamenti di Dio non sono i nostri... Sul monte santo fa
l’esperienza di Dio: nell’intimità con Dio, nell’ascolto profondo (la
caverna). La presenza di Dio è un passaggio: «Il Signore passò» (v.
11). È il Dio vivente, non un morto oggetto, un idolo. Il Signore non è nel
vento, nel terremoto, nel fuoco, simboli di forza, di violenza. Il Signore è
nella «voce di un silenzio sottile» - «qol demamah daqqah» hqd hmmd lwoq.
Il silenzio si ascolta coprendosi il volto in segno di adorazione e di umiltà
e rispondendo alla voce che chiama, che invia. L’esistenza di Dio è provata
dal Suo silenzio, dalla Sua parola, lì dove si fa esperienza di Lui: gli
argomenti contrari non sono che lo spazio della “difficile libertà”, che
rende degno l’assenso.
Elia è così nuovamente inviato dal Signore, che gli garantisce
un resto (v. 18) fedele nel Suo popolo, testimone della fedeltà delle promesse
divine: lo sottolineerà Paolo nella Lettera ai Romani ricordando l’episodio
di Elia: “2Dio non ha ripudiato il suo popolo, che egli ha
scelto fin da principio. O non sapete forse ciò che dice la Scrittura, nel
passo in cui Elia ricorre a Dio contro Israele? 3Signore, hanno
ucciso i tuoi profeti, hanno rovesciato i tuoi altari e io sono
rimasto solo e ora vogliono la mia vita. 4Cosa gli risponde però
la voce divina? Mi sono riservato settemila uomini, quelli che non hanno
piegato il ginocchio davanti a Baal. 5Così anche al presente c'è
un resto, conforme a un'elezione per grazia. 6E se lo è per grazia,
non lo è per le opere; altrimenti la grazia non sarebbe più grazia” (Rm 11).
Le domande di Elia: guardo a Dio solo? Sono libero dai giudizi
della gente? Libero verso i potenti? Dalla parte degli umili? Servo il Dio vivo?
Sto alla sua presenza sempre? Cerco di essere con l’ aiuto di Dio il testimone
di Dio anche nel tempo della sconfitta di Dio? Quali sono gli idoli che mi / ci
impediscono la conoscenza del Dio vivo e vero?
Dal
I Libro dei Re (cap. 17) Elia:
“il mio Dio è Dio”
1Elia, il Tisbita, uno degli abitanti di Gàlaad, disse ad Acab: «Per la
vita del Signore, Dio di Israele, alla cui presenza io sto, in questi anni non
ci sarà né rugiada né pioggia, se non quando lo dirò io». 2A lui
fu rivolta questa parola del Signore: 3«Vattene di qui, dirigiti
verso oriente; nasconditi presso il torrente Cherit, che è a oriente del
Giordano. 4Ivi berrai al torrente e i corvi per mio comando ti
porteranno il tuo cibo». 5Egli eseguì l'ordine del Signore; andò a
stabilirsi sul torrente Cherit, che è a oriente del Giordano. 6I
corvi gli portavano pane al mattino e carne alla sera; egli beveva al torrente.
Dal
I Libro dei Re (cap. 18) Il
giudizio dei falsi profeti
17 Acab disse a Elia: «Sei tu la rovina di Israele!». 18Quegli
rispose: «Io non rovino Israele, ma piuttosto tu insieme con la tua famiglia,
perché avete abbandonato i comandi del Signore e tu hai seguito Baal. 19Su,
con un ordine raduna tutto Israele presso di me sul monte Carmelo insieme con i
quattrocentocinquanta profeti di Baal e con i quattrocento profeti di Asera, che
mangiano alla tavola di Gezabele». 20Acab convocò tutti gli
Israeliti e radunò i profeti sul monte Carmelo. 21Elia si accostò a
tutto il popolo e disse: «Fino a quando zoppicherete con i due piedi? Se il
Signore è Dio, seguitelo! Se invece lo è Baal, seguite lui!». Il popolo non
gli rispose nulla. 22Elia aggiunse al popolo: «Sono rimasto solo,
come profeta del Signore, mentre i profeti di Baal sono quattrocentocinquanta. 23Dateci
due giovenchi; essi se ne scelgano uno, lo squartino e lo pongano sulla legna
senza appiccarvi il fuoco. Io preparerò l'altro giovenco e lo porrò sulla
legna senza appiccarvi il fuoco. 24Voi invocherete il nome del vostro
dio e io invocherò quello del Signore. La divinità che risponderà concedendo
il fuoco è Dio!». Tutto il popolo rispose: «La proposta è buona!». 25Elia
disse ai profeti di Baal: «Sceglietevi il giovenco e cominciate voi perché
siete più numerosi. Invocate il nome del vostro Dio, ma senza appiccare il
fuoco». 26Quelli presero il giovenco, lo prepararono e invocarono il
nome di Baal dal mattino fino a mezzogiorno, gridando: «Baal, rispondici!». Ma
non si sentiva un alito, né una risposta. Quelli continuavano a saltare intorno
all'altare che avevano eretto. 27Essendo già mezzogiorno, Elia
cominciò a beffarsi di loro dicendo: «Gridate con voce più alta, perché egli
è un dio! Forse è soprappensiero oppure indaffarato o in viaggio; caso mai
fosse addormentato, si sveglierà». 28Gridarono a voce più forte e
si fecero incisioni, secondo il loro costume, con spade e lance, fino a bagnarsi
tutti di sangue. 29Passato il mezzogiorno, quelli ancora agivano da
invasati ed era venuto il momento in cui si sogliono offrire i sacrifici, ma non
si sentiva alcuna voce né una risposta né un segno di attenzione. 30Elia
disse a tutto il popolo: «Avvicinatevi!». Tutti si avvicinarono. Si sistemò
di nuovo l'altare del Signore che era stato demolito. 31Elia prese
dodici pietre, secondo il numero delle tribù dei discendenti di Giacobbe, al
quale il Signore aveva detto: «Israele sarà il tuo nome». 32Con le
pietre eresse un altare al Signore; scavò intorno un canaletto, capace di
contenere due misure di seme. 33Dispose la legna, squartò il
giovenco e lo pose sulla legna. 34Quindi disse: «Riempite quattro
brocche d'acqua e versatele sull'olocausto e sulla legna!». Ed essi lo fecero.
Egli disse: «Fatelo di nuovo!». Ed essi ripeterono il gesto. Disse ancora: «Per
la terza volta!». Lo fecero per la terza volta. 35L'acqua scorreva
intorno all'altare; anche il canaletto si riempì d'acqua. 36Al
momento dell'offerta si avvicinò il profeta Elia e disse: «Signore, Dio di
Abramo, di Isacco e di Giacobbe, oggi si sappia che tu sei Dio in Israele e che
io sono tuo servo e che ho fatto tutte queste cose per tuo comando. 37Rispondimi,
Signore, rispondimi e questo popolo sappia che tu sei il Signore Dio e che
converti il loro cuore!». 38Cadde il fuoco del Signore e consumò
l'olocausto, la legna, le pietre e la cenere, prosciugando l'acqua del canaletto.
39A tal vista, tutti si prostrarono a terra ed esclamarono: «Il
Signore è Dio! Il Signore è Dio!». 40Elia disse loro: «Afferrate
i profeti di Baal; non ne scappi uno!». Li afferrarono. Elia li fece scendere
nel torrente Kison, ove li scannò.
Dal
I Libro dei Re (cap. 19) La
teofania sull’Oreb
1Acab riferì a Gezabele ciò che Elia aveva fatto e che aveva ucciso di
spada tutti i profeti. 2Gezabele inviò un messaggero a Elia per
dirgli: «Gli dei mi facciano questo e anche di peggio, se domani a quest'ora
non avrò reso te come uno di quelli». 3Elia, impaurito, si alzò e
se ne andò per salvarsi. Giunse a Bersabea di Giuda. Là fece sostare il suo
ragazzo. 4Egli si inoltrò nel deserto una giornata di cammino e andò
a sedersi sotto un ginepro. Desideroso di morire, disse: «Ora basta, Signore!
Prendi la mia vita, perché io non sono migliore dei miei padri». 5Si
coricò e si addormentò sotto il ginepro. Allora, ecco un angelo lo toccò e
gli disse: «Alzati e mangia!». 6Egli guardò e vide vicino alla sua
testa una focaccia cotta su pietre roventi e un orcio d'acqua. Mangiò e bevve,
quindi tornò a coricarsi. 7Venne di nuovo l'angelo del Signore, lo
toccò e gli disse: «Su mangia, perché è troppo lungo per te il cammino». 8Si
alzò, mangiò e bevve. Con la forza datagli da quel cibo, camminò per quaranta
giorni e quaranta notti fino al monte di Dio, l'Oreb. 9Ivi entrò in
una caverna per passarvi la notte, quand'ecco il Signore gli disse: «Che fai
qui, Elia?». 10Egli rispose: «Sono pieno di zelo per il Signore
degli eserciti, poiché gli Israeliti hanno abbandonato la tua alleanza, hanno
demolito i tuoi altari, hanno ucciso di spada i tuoi profeti. Sono rimasto solo
ed essi tentano di togliermi la vita». 11Gli fu detto: «Esci e
fermati sul monte alla presenza del Signore». Ecco, il Signore passò. Ci fu un
vento impetuoso e gagliardo da spaccare i monti e spezzare le rocce davanti al
Signore, ma il Signore non era nel vento. Dopo il vento ci fu un terremoto, ma
il Signore non era nel terremoto. 12Dopo il terremoto ci fu un fuoco,
ma il Signore non era nel fuoco. Dopo il fuoco ci fu il mormorio di un vento
leggero. 13Come l'udì, Elia si coprì il volto con il mantello, uscì
e si fermò all'ingresso della caverna. Ed ecco, sentì una voce che gli diceva:
«Che fai qui, Elia?». 14Egli rispose: «Sono pieno di zelo per il
Signore, Dio degli eserciti, poiché gli Israeliti hanno abbandonato la tua
alleanza, hanno demolito i tuoi altari, hanno ucciso di spada i tuoi profeti.
Sono rimasto solo ed essi tentano di togliermi la vita». 15Il
Signore gli disse: «Su, ritorna sui tuoi passi verso il deserto di Damasco;
giunto là, ungerai Hazaèl come re di Aram. 16Poi ungerai Ieu,
figlio di Nimsi, come re di Israele e ungerai Eliseo figlio di Safàt, di
Abel_Mecola, come profeta al tuo posto. 17Se uno scamperà dalla
spada di Hazaèl, lo ucciderà Ieu; se uno scamperà dalla spada di Ieu, lo
ucciderà Eliseo. 18Io poi mi sono risparmiato in Israele settemila
persone, quanti non hanno piegato le ginocchia a Baal e quanti non l'hanno
baciato con la bocca.
Le domande di Elia: guardo a Dio solo? Sono libero dai giudizi della gente? Libero verso i potenti? Dalla parte degli umili? Servo il Dio vivo? Sto alla sua presenza sempre? Cerco di essere col Suo aiuto il testimone di Dio anche nel tempo della sconfitta di Dio? Quali sono gli idoli che mi / ci impediscono la conoscenza del Dio vivo e vero?