Le
Donne della fede:
l’incontro
delle donne con Gesù
nel
Vangelo di Luca
L’atteggiamento di Gesù nei confronti delle donne - quale ci è
testimoniato dai Vangeli - presenta i caratteri di un’assoluta novità in
rapporto all’ambiente culturale e religioso in cui si situa: egli “accoglie
senza distinzione uomini e donne, stabilisce fra di loro un’identità
personale, un’identità di statuto che viene espressa dall’uso di battezzare
identicamente e senza distinzione di sesso” (R. Laurentin, Gesù e le
donne: una rivoluzione misconosciuta, in Concilium 16(1980) 697). La
novità di questo comportamento risulta evidente se solo si pensa che in Israele
la circoncisione è esclusivamente maschile e dunque solo i maschi entrano di
diritto nel popolo eletto, al punto che la presenza di dieci maschi adulti è
condizione necessaria della preghiera liturgica, da cui la donna è di per sé
dispensata. “Questa novità del messaggio di Cristo ha sorpreso, ha messo in
imbarazzo i suoi nemici e gli stessi suoi discepoli. Le loro preoccupazioni
apologetiche li hanno indotti a sfumare questo aspetto della rivoluzione
evangelica. I due ultimi evangeli [Luca e Giovanni], liberati da questa
difficoltà, manifestano meglio il fatto e tipologicamente gli danno una portata
antropologica” (ib.).
In modo particolare, “in Luca le donne sono il prototipo dello slancio
e del coraggio. All’opposto di Mc 16,8 il terzo evangelista oppone la fede
delle donne prime testimoni della tomba vuota all’incredulità degli
apostoli i quali disprezzano il loro ‘vaneggiamento’ (Lc 24,10s). Qui
sono gli uomini ad essere svalutati e non le donne ... Le donne sono venute per
prime alla tomba. Esse sono state le più fedeli e le più coraggiose. Il loro
timore non è pusillanimità, ma atteggiamento religioso normale di fronte al
Dio invisibile” (Laurentin, 689). Quello che, però,
“vi è di più originale nel vangelo di Luca è che egli osa
riconoscere le donne come discepole di Cristo. Non è una sua proiezione
gratuita. Il fatto era già attestato in obliquo ma chiaramente nel testo
di Matteo sulla sepoltura: quelle ‘donne avevano seguito Gesù fin dai giorni
della Galilea e lo servivano’ (Mt 27,55) ... Luca le mette sullo stesso piano
degli Apostoli in 8,1-9: ‘Lo accompagnavano i Dodici e alcune donne...’” (Laurentin,
691). Qual è stata l’esperienza della fede di queste donne nell’incontro
con Gesù? Lo verifichiamo in sei scene, significative dei diversi aspetti del
cammino della fede, connotato in particolare dalla femminilità delle
protagoniste.
Cap. 2, 25-32: Maria, la donna della fede - Anna, la giovinezza
dell’attesa
La prima scena si svolge nel tempio: le protagoniste femminili sono due,
Maria, la madre di Gesù, e Anna, una “profetessa” avanti negli anni. A
Maria il vecchio Simeone - figura della speranza e dell’attesa d’Israele,
che egli celebra nel suo cantico di riconoscimento del bambino Gesù come Messia venuto a visitare il suo popolo -
rivolge una parola ricca di intenso significato: “Egli è qui per la rovina e
la risurrezione di molti in Israele, segno di contraddizione perché siano
svelati i pensieri di molti cuori. E anche a te una spada trafiggerà l'anima”
(2,34s). Nella Scrittura la spada è simbolo della Parola di Dio (cf. Eb 4,12:
“Infatti la parola di Dio è viva, efficace e più tagliente di ogni spada a
doppio taglio; essa penetra fino al punto di divisione dell'anima e dello
spirito, delle giunture e delle midolla e scruta i sentimenti e i pensieri del
cuore”; cf. pure Is 49,2: la bocca del servo è spada affilata): la spada che
trafiggerà l’anima della Madre è dunque la Parola dell’Eterno che viene a
rivelarsi e compiersi nella vita del Figlio. Maria è dunque chiamata a vivere
tutta la sua esistenza nella lotta e nel discernimento della fede, in obbedienza
alla Parola a Lei donata, che sarà la Parola rifiutata dagli uomini,
abbandonata, crocifissa, silenziosa nella morte e resuscitata alla vita. Proprio
così, per Luca Maria è la credente che vive l’intero mistero pasquale
di Gesù nel suo cuore e nella sua carne, la discepola fedele modello di ogni
discepolo, che partecipa della vicenda del Figlio e Maestro suo con una intensità
tutta “viscerale”, materna, tipicamente femminile. La sua fede, il suo
discepolato sono partecipazione profonda d’amore e di dolore, di fede e di
speranza finalmente vittoriosa alla missione di Gesù. Alla scuola della donna
Maria i discepoli di ogni tempo imparano a seguire Gesù non solo con adesione
mentale, ma con totale partecipazione affettiva e con dedizione incondizionata
d’amore.
L’altra donna protagonista della scena, Anna, pur così avanti negli
anni, mostra di avere una vigilanza e una giovinezza della fede e del cuore che
la rende capace di intuire e celebrare subito chi è il bambino che le è
davanti: è l’esempio di una fede umile, che ha saputo attendere in maniera
vigile e ardente, e nonostante il passare del tempo non ha perso la freschezza e
l’entusiasmo che la rendono capace di leggere il segno di Dio non appena si
presenta. Mentre Simeone si rivolge a Dio e alla Madre, Anna loda il Signore e
subito sente l’urgenza di partecipare la gioia del dono agli altri, rivelando
una commovente premura e generosità verso il prossimo, tipicamente femminile e
materna.
7,11-17: La vedova di Nain e l’eloquenza silenziosa delle lacrime
Colpisce il fatto che la donna protagonista di questo racconto non dica
neanche una parola: a parlare per lei sono le sue lacrime per il figlio morto.
Esse sono più eloquenti di tanti discorsi: Gesù - coinvolto in tutto il suo
essere umano, piedi, cuore, mano e bocca - si commuove e restituisce il figlio
alla madre. L’amore vero che soffre tocca il suo cuore divino e stabilisce un
rapporto autentico con Lui al di là di ogni parola. Bisogna preoccuparsi meno
di ciò che diciamo a Gesù, che dell’amore e della partecipazione con cui
glielo diciamo. Qui, il pathos affettivo di una donna, una madre, mostra di
valere di più di qualunque freddo ragionamento... E il Dio che Gesù rivela è
veramente un Dio “umano”, che si lascia coinvolgere dalla nostra emotività
ispirata dall’amore...
7,36-50: La peccatrice e l’amore che salva
La vera accoglienza non è quella nella casa esteriore, offerta da
Simone il fariseo (che omette perfino il bacio di accoglienza: v. 45), ma quella
nella casa del cuore: la peccatrice ottiene il perdono perché accoglie Gesù
nell’amore più profondo, di cui sono segni i gesti al tempo stesso teneri ed
apparentemente eccessivi che compie. Ciò che conta nell’incontro con Cristo
non sono i nostri meriti o i nostri peccati, ma il nostro cuore umile e
accogliente, che si esprime in gesti d’amore veri... Anche qui la donna non
dice parole, a differenza del Fariseo: il linguaggio dell’amore parla con i
fatti.
8,42-48: La fede come incontro personale con Gesù
La donna afflitta da perdite di sangue è sanata perché ha compreso con
un’intuizione tipicamente femminile che anche solo toccare il lembo del
mantello di Gesù - stabilire cioè un contatto diretto e personale con Lui, pur
in mezzo alla folla che si accalca - la potrà salvare. E l’audacia del gesto
- scandaloso per i benpensanti, in quantto secondo Lv 15,19-30 quella donna è
impura e rende impuro ciò che tocca - è notata da Gesù, che chiama la donna
allo scoperto per metterne in risalto il valore della fede e premiarla con il
segno della guarigione. Chi resta fra la folla resta solo spettatore: chi
“tocca” Gesù con la fede della donna viene guarito ed entra nella novità
di vita del tempo messianico, al punto che Gesù la chiama “figlia” e le
chiede di rendere testimonianza in pubblico di ciò che le è avvenuto (v. 47).
10, 38-42: Marta e Maria: il primato della persona
“Maria, sorella di Lazzaro, ... viene descritta nella posizione del
discepolo: ai piedi di Gesù (come Paolo ai piedi di Gamaliele: Atti
22,3). Questo era un particolare mai udito: un rabbi infatti non accettava mai
donne tra i suoi discepoli. E questa donna sceglie l’ascolto della Parola
proprio in un momento in cui le faccende di casa richiederebbero la sua
presenza. Gesù conferma la scelta che lei ha fatto liberandosi dalle servitù
che pesavano sulle donne di allora ... Maria e le donne sono serve come è servo
Gesù ... non in uno spirito di alienazione, ma di libertà che può comportare
l’affrancamento dai servizi materiali a vantaggio dell’ ‘unico
necessario’, della ‘parte migliore’ inalienabile (10,42)” (Laurentin
693). Il primato spetta, insomma, al rapporto personale con Gesù e alla dignità
della donna, vista come persona e valorizzata per quello che è, prima che per
quello che fa. Pur senza svalutare l’ansia di Marta, indubbio segno di amore,
Gesù richiama il primato dell’essere discepoli nella fede sull’ansia
dell’agire e - con novità assoluta rispetto alla tradizione ebraica per la
quale alle donne non potevano essere comunicati i segreti di Dio - presenta la
donna destinataria del suo insegnamento in assoluta parità con i discepoli
maschi.
23,55-24,1-8: Fedeli nella morte, testimoni della vita
Le donne sono fedeli al Maestro anche nella morte: sono loro ad
accompagnare la deposizione al sepolcro, a preparare gli oli e gli aromi, ad
aspettare ansiose la fine del sabato per andare alle prime luci del giorno nel
luogo della sepoltura. Poiché Luca presenta sette sabati, qui siamo oltre il
settimo sabato: è l’alba dell’ottavo giorno, e dunque l’azione delle
donne ha un valore simbolico in riferimento all’intera vita nuova dei
discepoli del Risorto. Il loro amore non si arrende davanti alla morte, ma resta
vivo, fedele anche nell’apparente fine di tutto. È questo amore più forte
della morte che le rende disponibili a ricevere per prime l’annuncio di
Pasqua. Esse non temeranno di essere accusate di vaneggiamento pur di donare
agli altri la notizia straordinaria che ha trasformato per sempre la loro vita:
Gesù è Risorto ed è il Vivente fra noi, per noi... Esse sono le apostole
degli apostoli, le testimoni del nuovo, sorprendente inizio che si compie nel
Vivente, al quale hanno saputo aprirsi con un amore che non si è fermato
davanti a nulla. Fedeli nella morte, sono diventate le testimoni della vita: la
loro fede accoglie con generosità e dona gratuitamente.
Dal Vangelo secondo Luca
Cap. 2, 25-32: Maria, la donna della fede - Anna, la giovinezza
dell’attesa
25Ora a Gerusalemme c'era un uomo di nome Simeone, uomo giusto
e timorato di Dio, che aspettava il conforto d'Israele; 26lo Spirito
Santo che era sopra di lui, gli aveva preannunziato che non avrebbe visto la
morte senza prima aver veduto il Messia del Signore. 27Mosso dunque
dallo Spirito, si recò al tempio; e mentre i genitori vi portavano il bambino
Gesù per adempiere la Legge, 28lo prese tra le braccia e benedisse
Dio: 29«Ora lascia, o Signore, che il tuo servo vada in pace secondo
la tua parola; 30perché i miei occhi han visto la tua salvezza, 31preparata
da te davanti a tutti i popoli, 32luce per illuminare le genti e
gloria del tuo popolo Israele». 33Il padre e la madre di Gesù si
stupivano delle cose che si dicevano di lui. 34Simeone li benedisse e
parlò a Maria, sua madre: «Egli è qui per la rovina e la risurrezione di
molti in Israele, segno di contraddizione 35perché siano svelati i
pensieri di molti cuori. E anche a te una spada trafiggerà l'anima». 36C'era
anche una profetessa, Anna, figlia di Fanuèle, della tribù di Aser. Era molto
avanzata in età, aveva vissuto col marito sette anni dal tempo in cui era
ragazza, 37era poi rimasta vedova e ora aveva ottantaquattro anni.
Non si allontanava mai dal tempio, servendo Dio notte e giorno con digiuni e
preghiere. 38Sopraggiunta in quel momento, si mise anche lei a lodare
Dio e parlava del bambino a quanti aspettavano la redenzione di Gerusalemme.
7,11-17: La vedova di Nain e l’eloquenza silenziosa delle lacrime
11In seguito si recò in una città chiamata Nain e facevano
la strada con lui i discepoli e grande folla. 12Quando fu vicino alla
porta della città, ecco che veniva portato al sepolcro un morto, figlio unico
di madre vedova; e molta gente della città era con lei. 13Vedendola,
il Signore ne ebbe compassione e le disse: «Non piangere!». 14E
accostatosi toccò la bara, mentre i portatori si fermarono. Poi disse: «Giovinetto,
dico a te, alzati!». 15Il morto si levò a sedere e incominciò a
parlare. Ed egli lo diede alla madre. 16Tutti furono presi da timore
e glorificavano Dio dicendo: «Un grande profeta è sorto tra noi e Dio ha
visitato il suo popolo». 17La fama di questi fatti si diffuse in
tutta la Giudea e per tutta la regione.
7,36-50: La peccatrice e l’amore che salva
36Uno dei farisei lo invitò a mangiare da lui. Egli entrò
nella casa del fariseo e si mise a tavola. 37Ed ecco una donna, una
peccatrice di quella città, saputo che si trovava nella casa del fariseo, venne
con un vasetto di olio profumato; 38e fermatasi dietro si rannicchiò
piangendo ai piedi di lui e cominciò a bagnarli di lacrime, poi li asciugava
con i suoi capelli, li baciava e li cospargeva di olio profumato. 39A
quella vista il fariseo che l'aveva invitato pensò tra sé. «Se costui fosse
un profeta, saprebbe chi e che specie di donna è colei che lo tocca: è una
peccatrice». 40Gesù allora gli disse: «Simone, ho una cosa da
dirti». Ed egli: «Maestro, dì pure». 41«Un creditore aveva due
debitori: l'uno gli doveva cinquecento denari, l'altro cinquanta. 42Non
avendo essi da restituire, condonò il debito a tutti e due. Chi dunque di loro
lo amerà di più?». 43Simone rispose: «Suppongo quello a cui ha
condonato di più». Gli disse Gesù: «Hai giudicato bene». 44E
volgendosi verso la donna, disse a Simone: «Vedi questa donna? Sono entrato
nella tua casa e tu non m'hai dato l'acqua per i piedi; lei invece mi ha bagnato
i piedi con le lacrime e li ha asciugati con i suoi capelli. 45Tu non
mi hai dato un bacio, lei invece da quando sono entrato non ha cessato di
baciarmi i piedi. 46Tu non mi hai cosparso il capo di olio profumato,
ma lei mi ha cosparso di profumo i piedi. 47Per questo ti dico: le
sono perdonati i suoi molti peccati, poiché ha molto amato. Invece quello a cui
si perdona poco, ama poco». 48Poi disse a lei: «Ti sono perdonati i
tuoi peccati». 49Allora i commensali cominciarono a dire tra sé: «Chi
è quest'uomo che perdona anche i peccati?». 50Ma egli disse alla
donna: «La tua fede ti ha salvata; va’ in pace!».
8,42-48: La fede come incontro personale con Gesù
Durante il cammino, le folle gli si accalcavano attorno. 43Una
donna che soffriva di emorragia da dodici anni, e che nessuno era riuscito a
guarire, 44gli si avvicinò alle spalle e gli toccò il lembo del
mantello e subito il flusso di sangue si arrestò. 45Gesù disse: «Chi
mi ha toccato?». Mentre tutti negavano, Pietro disse: «Maestro, la folla ti
stringe da ogni parte e ti schiaccia». 46Ma Gesù disse: «Qualcuno
mi ha toccato. Ho sentito che una forza è uscita da me». 47Allora
la donna, vedendo che non poteva rimanere nascosta, si fece avanti tremando e,
gettatasi ai suoi piedi, dichiarò davanti a tutto il popolo il motivo per cui
l'aveva toccato, e come era stata subito guarita. 48Egli le disse: «Figlia,
la tua fede ti ha salvata, va’ in pace!».
10, 38-42: Marta e Maria: il primato della persona
38Mentre erano in cammino, entrò in un villaggio e una donna,
di nome Marta, lo accolse nella sua casa. 39Essa aveva una sorella,
di nome Maria, la quale, sedutasi ai piedi di Gesù, ascoltava la sua parola; 40Marta
invece era tutta presa dai molti servizi. Pertanto, fattasi avanti, disse: «Signore,
non ti curi che mia sorella mi ha lasciata sola a servire? Dille dunque che mi
aiuti». 41Ma Gesù le rispose: «Marta, Marta, tu ti preoccupi e ti
agiti per molte cose, 42ma una sola è la cosa di cui c'è bisogno.
Maria si è scelta la parte migliore, che non le sarà tolta».
23,55-24,1-8: Fedeli nella morte, testimoni della vita
54Era il giorno della parascève e già splendevano le luci
del sabato. 55Le donne che erano venute con Gesù dalla Galilea
seguivano Giuseppe; esse osservarono la tomba e come era stato deposto il corpo
di Gesù, 56poi tornarono indietro e prepararono aromi e oli
profumati. Il giorno di sabato osservarono il riposo secondo il comandamento. 1Il
primo giorno dopo il sabato, di buon mattino, si recarono alla tomba, portando
con sé gli aromi che avevano preparato. 2Trovarono la pietra
rotolata via dal sepolcro; 3ma, entrate, non trovarono il corpo del
Signore Gesù. 4Mentre erano ancora incerte, ecco due uomini apparire
vicino a loro in vesti sfolgoranti. 5Essendosi le donne impaurite e
avendo chinato il volto a terra, essi dissero loro: «Perché cercate tra i
morti colui che è vivo? 6Non è qui, è risuscitato. Ricordatevi
come vi parlò quando era ancora in Galilea, 7dicendo che bisognava
che il Figlio dell'uomo fosse consegnato in mano ai peccatori, che fosse
crocifisso e risuscitasse il terzo giorno». 8Ed esse si ricordarono
delle sue parole. 9E, tornate dal sepolcro, annunziarono tutto questo
agli Undici e a tutti gli altri. 10Erano Maria di Màgdala, Giovanna
e Maria di Giacomo. Anche le altre che erano insieme lo raccontarono agli
apostoli. 11Quelle parole parvero loro come un vaneggiamento e non
credettero ad esse.