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COME SI PUO' APPLICARE LA VIA "ALTERNATIVA"
La messa a punto di nuovi metodi sperimentali richiede
grandi investimenti nella scienza di base
Non bisogna cercare chissà cosa quando si parla di
«alternativo» alla sperimentazione sugli animali.
Qualunque sostanza vivente può essere utilizzata. Nemmeno
per cercare le «prove» bisogna andare lontano.
Gran parte delle scoperte in chimica e biologia sono avvenute
grazie ad altro che fosse animale. I metodi alternativi costano
meno e durano meno. Molto costose sono invece le tecniche
che portano alla creazione del modello sperimentale il sistema
riproducibile su cui testare.
«La validazione di un metodo sperimentale alternativo
è molto costosa e finché non si avranno per
questo soldi a sufficienza la questione resterà impantanata
nonostante la buona volontà della Comunità economica
europea e dellECVAM, listituto con sede a Ispra
che si occupa di certificare la validazione di nuovi modelli
e test alternativi», commenta il professore Stefano
Cinotti, preside della facoltà di Medicina veterinaria
dellUniversità di Bologna, componente del Consiglio
superiore di sanità e fautore da anni dei metodi sperimentali
alternativi.
Lo sviluppo dei metodi alternativi è ormai questione
di tempo. Dice il Nobel Rita Levi Montalcini: «Sono
stata la prima ad autorizzare gli esperimenti alternativi
in vitro, era il 1952. Non ho mai affermato che bisognerebbe
proibire la sperimentazione sugli animali, ma dico che per
quanto possibile essa va ridotta e che gli animali vanno protetti.
Se è impossibile, infatti, abbandonarla del tutto è
tempo che la scienza vada avanti con metodi più semplici,
meno costosi e che forse daranno qualche risultato in più,
senza dimenticare il contributo che gli animali hanno dato
alla salute delluomo».
Il rinnovamento è in atto anche se a fatica. «In
quasi tutte le università e le aziende ospedaliere
si sperimenta con metodi alternativi, in special modo nel
settore dei tumori dove abbiamo bisogno di sapere e conoscere
i meccanismi tumorali delluomo», dice il professor
Giulio Tarro, direttore del Dipartimento dei servizi diagnostici
dellospedale Cotugno di Napoli, «riprodurre una
neoplasia nellanimale oltre a non essere a nostro avviso
etico è anche fuorviante come hanno dimostrato ampiamente
gli studi fino ad oggi condotti sugli animali sia per la ricerca
di base che per quella applicata in oncologia». Dallepoca
delle tre «R», iniziale comune dei tre termini
inglesi che stanno per: ridurre (gli animali); migliorare
(le sperimentazioni) e rimpiazzare (sostituire gli animali),
auspicate da William Russell e Rex Burch, rispettivamente
zoologo e microbiologo inglesi, alla fine degli anni 50,
molte cose sono cambiate.
«Intanto lEuropean Consensus Platforms on Alternatives
è orientata a sostituire la A di alternativo a quella
di "avanzato" e in Italia abbiamo costituito dallo
scorso maggio la piattaforma nazionale per i metodi alternativi
alla sperimentazione animale e lECVAM ha certificato
in questi ultimi anni la validità di test alternativi»,
afferma la dottoressa Anna Laura Stammati, primo ricercatore
del Dipartimento ambiente e prevenzione primaria dellIstituto
superiore di sanità, che commenta, «non è
molto ma levoluzione è inevitabile e lobiettivo
è sempre quello di ridurre limpiego di animali
come è avvenuto per la L.D. 50, la dose letale per
la quale attualmente invece che 60 topi se ne impiegano 20».
«Test effettuati con metodi alternativi per i quali
non si sacrificano più bestiole sono praticati tutti
i giorni da milioni di donne», dice Gianluca Felicetti
della Lav, «mi riferisco al test di gravidanza per il
quale fino a non molti anni fa si impiegavano milioni e milioni
di rane e coniglie. Una banale reazione chimica (un reagente
a contatto con lurina della donna) dà la risposta
sicura mentre prima non lo era».
Altro test praticato con metodi alternativi è quello
utilizzato dallIstituto superiore di sanità per
individuare la salubrità dei molluschi bivalvi. Purtroppo
le Asl di molte località marine utilizzano ancora il
test su milioni di topi. Altro test alternativo da poco riconosciuto
dalla Comunità europea è quello sui pirogeni,
sostanze che provocano un rialzo della temperatura corporea
e per i quali fino ad oggi si uccidevano migliaia di conigli.
La ricerca di base e quella applicata si avvalgono di strumenti
alternativi consolidati nel tempo. Il primo è il metodo
epidemiologico che studia luomo e le sue malattie. «Poi
ci sono i modelli biologici in vivo e in vitro (oltre 400)
a cominciare dalle cellule, dai reperti di organi e dagli
organi stessi, dai tessuti alle cellule staminali, agli anticorpi
monoclonali», elenca il professor Giovanni Tamino, «e
questi esperimenti non possono essere "guidati"
nei risultati».
In condizioni particolari ci si può servire di microrganismi
e poi cè linfinita gamma dei modelli computerizzati
o quelli simulati o virtuali che consentono di entrare dentro
la cellula e seguire nel tempo tutte le fasi del suo metabolismo».
(mariapaola salmi)
http://www.repubblica.it/supplementi/salute/2003/07/03/primopiano
/008368_alternat.html
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