Ill.mo Direttore di LUnione Sarda, Cagliari.
Egregio Direttore,
con riferimento alla realizzazione della scalinata tra le vie Scano e Gemelli, ritengo di riproporre, a distanza di circa un anno, alcune considerazioni che prescindono da qualunque giudizio sugli aspetti architettonici e strutturali del progetto.
Le ragioni dellinopportunità di tale realizzazione si riscontrano, innanzi tutto, nel fatto che essa comporta un impiego di risorse finanziarie pubbliche, pari ad alcune centinaia di milioni, assolutamente incongruo, e non solo per il fatto che questi fondi potrebbero essere sfruttati per venire incontro alle necessità di uomini e donne che, ancor più in questo momento in cui una terribile guerra si è appena conclusa, non riescono a soddisfare neanche i bisogni legati alla sopravvivenza fisica. Questa inopportunità si configura anche con riferimento alla situazione della città, in cui i quartieri più poveri, quali, ad esempio, SantElia, SantAvendrace, Is Mirrionis, avrebbero bisogno di ben altro che una scalinata per ricevere un po di sollievo dai problemi che nella vita quotidiana, soprattutto dei più anziani, delle famiglie giovani, degli adolescenti e dei bambini, vengono posti dalla mancanza di spazi di relazione, di giochi, di luoghi di ritrovo per gli adolescenti, accessibili, puliti, sicuri. Certo, questi interventi, ancorché generalmente finanziariamente poco onerosi, non si caratterizzano, altresì, per una grande apparenza e visibilità, come, invece, una scalinata ai piedi di una delle chiese più importanti, per posizione e per architettura, in uno dei quartieri a reddito più alto della città. Non vi è dubbio che la scalinata in questione apparirà, nello sfolgorante sole delle mattinate cagliaritane, o illuminata e splendente nelle notti, come un monumento allapparenza, una delle principali preoccupazioni della municipalità cagliaritana recente. E forse avrà un significato simile anche agli occhi dei poveri, dei disoccupati, di quelle famiglie che non sanno dove portare i bambini per fargli prendere una boccata daria, degli anziani che, ancora, non si raccapezzano in una città che li rifiuta, e che spende le proprie risorse finanziarie per realizzare dei monumenti alla municipalità. Municipalità che, poi li fa valere come crediti, invece che come debiti, nei confronti di un elettorato sonnacchioso e disattento, come quello di Cagliari.
Vi é, poi, un altro ordine di considerazioni che fanno risaltare, ancora di più, la vacuità della realizzazione della scalinata, che è di natura urbanistica.
La scalinata si svilupperà tra due marciapiedi, dei quali uno é immediatamente adiacente ad una delle strade urbane a più alta intensità di traffico, la via Scano, ed a più alto livello di pericolosità per lattraversamento pedonale, mentre laltra è quasi costantemente occupata dalle macchine parcheggiate, peraltro presenti anche sulla via Scano, di coloro che lavorano nei numerosi uffici delle zone di Piazza della Repubblica e San Benedetto, e da coloro che praticano attività sportiva a Monte Urpinu. La scalinata, inoltre, deve superare un dislivello notevole con sviluppo planimetrico limitato, per cui non potrà contenere slarghi e spazi di sosta per coloro che la percorrono. Si tratterà, insomma, esclusivamente di una bellissima successione di scalini tra due marciapiedi coperti di automobili, e tra due strade ad elevato grado di pericolosità. Chi ne potrà fruire? Non certo gli handicappati, che continueranno ad inerpicarsi sullesistente marciapiede, né gli anziani, per i quali certe passeggiate in pendenza non sono salutari. Non ne potranno godere i bambini, perché quale genitore potrebbe fidarsi di lasciarli andare liberi su una scalinata ripida e con il rischio che, appena riescono a terminarne la scalata o la discesa, si trovino o sbattere la faccia sul parabrezza di unautomobile ferma, o, peggio, ad essere travolti da una in movimento? Questo banale scimmiottamento urbanistico della scalinata di Bonaria, senza i larghi spazi che caratterizzano questultima, è un monumento non allapparenza, bensì, diciamolo senza paura, alla superficialità ed alla presunzione. Resta il rammarico per uno spazio, seppure piccolo, che potrebbe essere reso più bello e fruibile con una spesa infinitamente minore, ed un buon gusto infinitamente maggiore. Resta lavvilimento per i bisogni dei poveri, ancora una volta disattesi e negletti.
(Corrado Zoppi,
Ricercatore di Tecnica e Pianificazione urbanistica, Università di Cagliari, Vicepresidente uscente di Kaleidos)
Cagliari, 3 Novembre 2000