The Dubai International Award for Best Practices to Improve The Living Environment
nel
1995, si è tenuta a Dubai una conferenza sulle best practices ed è
stata adottata la Dichiarazione di Dubai, con cui è stato istituito il Premio
internazionale Dubai, con l’obiettivo di “migliorare l’ambiente di
vita” nei diversi contesti mondiali.
Il risultato di tre edizioni
successive del premio, tenute nel 1996, nel 1998 e nel 2000, è dato da più di
1.500 pratiche, distinte in “buone” e “migliori”, presentate da parte di
125 paesi e contenute nel database delle best practices dell’UN-Habitat.
Per ogni edizione, un
comitato indipendente di tecnici esperti, il Technical
Advisory Committee, ha avuto il compito di identificare le “pratiche
migliori”, distinguendole dalle “buone”. Ad una giuria internazionale è
stato affidato poi il compito di selezionare le dieci pratiche vincitrici.
Nell’ottobre del 2002, in
coincidenza con il World Habitat Day,
la municipalità di Dubai presenterà la quarta edizione del premio con un nuovo
gruppo di dieci best practices.
Obiettivo del premio Dubai è
quello di diffondere la consapevolezza dell’importanza di raggiungere
risultati sostenibili nel migliorare l’ambiente di vita degli uomini, tenendo
conto dei criteri base stabiliti dalla Seconda conferenza delle Nazioni Unite
sugli insediamenti umani (Habitat II) e dalla Dichiarazione di Dubai.
Il
premio ha cadenza biennale ed è aperto a:
§
organizzazioni
governative o istituzioni, comprese le agenzie di aiuto bilaterale;
§
comitati
di Habitat e gruppi rappresentativi;
§
istituzioni
multilaterali (delle Nazioni Unite, la Banca Mondiale, ecc.);
§
città,
autorità locali o loro associazioni;
§
organizzazioni
non governative (Ong);
§
organizzazioni
basate sulla comunità (Obc);
§
settore
privato;
§
istituzioni
accademiche e di ricerca;
§
mass-media;
§
fondazioni
pubbliche o private;
§
singoli
soggetti, che possono partecipare al Premio Dubai se sono promotori di
una specifica iniziativa o progetto che risponde ai criteri previsti.
Per poter valutare i
risultati raggiunti da una best practice nell’attuazione dei principi
dell’Agenda Habitat, è stata strutturata una scheda riepilogativa di linee
guida che consente di individuare alcuni elementi significativi ed essenziali,
utili per identificare le caratteristiche salienti del progetto. La guida
fornisce le informazioni necessarie per sottoporre un progetto al giudizio della
commissione, specificando le informazioni necessarie richieste (tab. 1).
I criteri di cui tener conto
per selezionare le best practices si dividono in tre categorie principali
che, a loro volta, comprendono i sottocriteri elencati in tab. 2:
1.
impatto: bisogna dimostrare che sia stato ottenuto un
impatto positivo e tangibile nel migliorare l’ambiente di vita delle persone,
in particolare dei poveri e degli svantaggiati, analizzando tre gruppi
significativi: abitazioni e sviluppo
della comunità sostenibili; sviluppo
urbano e regionale sostenibile; gestione
sostenibile, efficiente, responsabile e trasparente degli insediamenti.
2.
Partnership: le best
practices dovrebbero essere basate su un rapporto di partnership tra almeno
due attori pubblici, privati o pubblici/privati.
Tab. 1 –
Scheda-tipo per una best practice
3.
Sostenibilità: le best
practices dovrebbero essere caratterizzate da componenti sociali,
economiche, ambientali e culturali ed essere il risultato di cambiamenti
avvenuti in almeno uno dei seguenti settori:
§
legislazione,
strutture dei regolamenti, leggi o standard che riconoscono formalmente le
questioni ed i problemi individuati;
§
politiche
sociali e/o strategie settoriali a livello regionale, potenzialmente replicabili
in altri luoghi;
Tab. 2. I sottocriteri per i tre settori di impatto
§
strutture
istituzionali e processi decisionali che assegnano ruoli chiari e di
responsabilità ai vari livelli e gruppi di attori, come le organizzazioni
locali, governative e basate sulla comunità;
§
sistemi
di gestione efficiente, trasparente e responsabile che rendono più efficace
l’uso delle risorse umane, tecniche, finanziarie e naturali.
Sono previsti, inoltre, ulteriori criteri per la valutazione
da parte del comitato tecnico e della giuria, necessari per differenziare le
esperienze in “buone”, “migliori” e “vincenti”.
4.
Leadership e attribuzione di potere alla comunità:
§
leadership
nell’ispirare le azioni ed i cambiamenti, compresi quelli nella politica
pubblica;
§
attribuzione
di potere alla gente, agli abitanti delle periferie ed alle comunità, tenendo
conto del loro contributo;
§
accettazione
e sensibilità verso la diversità sociale e culturale;
§
possibilità
di trasferibilità, adattabilità e replicabilità;
§
interventi
appropriati per le condizioni locali ed i livelli di sviluppo.
5.
Parità di genere ed inclusione sociale: si considerano quelle iniziative
che accettano e rispondono alle diversità sociali e culturali; promuovono
l’eguaglianza sociale e l’equità, ad esempio sulla base del reddito, del
sesso, dell’età e delle condizioni fisiche e mentali; riconoscono e
valorizzano le diverse capacità.
6.
Innovazione all’interno del contesto locale e trasferibilità:
§
come
altri hanno imparato o beneficiato dall’iniziativa;
§
mezzi
usati per condividere o trasferire la conoscenza, il sapere esperto e le lezioni
apprese.
Per ulteriori informazioni: