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| Henry Festa COPYRIGHT (C) 2002 - Tutti i diritti riservati all' autore La potenza dell' universo |
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| Forte di tante strade inseguo il vento solare. Se la potenza dell' universo pu� unirci daccapo ascoltane i sussulti prima di andare via. Di andare vagando sui monti di un pianeta bianco, dove gi� allucinanti tempeste di vetro ne tormentano l' atmosfera. Riuscirai mai ad esplodere le tue idee? |
| ODORE DI TEMPO Come una neve che cade senza rumore in una camera scura, aurore boreali e calmi tramonti marziani fermano il mio tempo. Navigando su bianchi velieri riusciamo ora a confonderci e a capirci. Sembra quasi di sentire l' odore del tempo. Odore di gente e di lucidi ingranaggi che non fermeremo mai. Odore di piramidi e torridi deserti solcati da gondole esili come donne, donne color delle sabbie. M' incanta l' azzurro dei tuoi occhi, mi fa venire in mente paradisi lontani. Sfioro il tepore dei tuoi biondi capelli ed avverto nelle tue parole una dolce ansia di conoscenza. In questo caliedoscopio di colori quale importanza pu� avere chi sia il Passato e chi il Futuro se entrambi siamo vivi e vicini? E con fiori di fuoco tra le mani guardi lass� nel cielo marziano le rondini aliene e le stelle cadenti. |
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| ISPIRAZIONE MARZIANA Caleidoscopiche onde cerebrali volano come colibr� dorati su infiniti mari di neuroni. E lentamente portano i pensieri ad una inconsueta meditazione elettronica. Immagini mentali si catalizzano in una realt� sublimata. La realt� suprema: la creativit�, malgrado alieni idrocarburi aromatici tentino, invano, di inquinare i miei tramonti marziani. |
| RICCA DI PENSIERI Ricca di pensieri t' allontani, mia fuggiasca. La mia mano � piena di profumi. E mentre corri verso l' orizzonte gi� rosso, la tendo, sperando di frenarti, invano. Ma i millenni trascorrono implacabili, in questo deserto marziano, indifferenti mentre mangi la crosta dal tuo cuore. |
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| Ma ritornai da lei. Ai sapori indefiniti della sua pelle, bruciando sogni fatui, attraversando, dopo una meditazione elettronica, in uno strano senso del tempo, sentieri ostacolati da fragili meccanismi. E persi la maschera d' acciaio cantando il colore dei suoi capelli. Ed il suo pensiero mi fa inebriare ancora. |
| COSMO Rapito dagli effluvi di colori che sul volto mi disegnava il cosmo, costruii e guidai fulminee astronavi. Con un lampo che mi astrasse improvviso, esplorai lo spazio, per rigenerarmi di forza vitale nell' universo. Navigai estasiato attraverso nebulose, come bianchi aloni intorno ad ombre di polveri cosmiche, in vasti orizzonti spaziali, cos� come li avevo immaginati. Vidi stelle esplodere, sentii odore di civilt� bruciate su lontani pianeti. Senzazioni uniche e vaghe visioni del futuro m' attraversarono l' animo. |
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| Vennero dalla Terra i raffinati, gli esigenti, i sofistici. Vennero in gite e vacanze, in viaggetti di piacere, per comperare carabattole locali, far delle fotografie, conoscere l' "atmosfera", vennero a studiare e applicare leggi sociali; vennero con decorazioni, distintivi, norme e regolamenti, portando seco un p� di quegli incartamenti burocratici, le cui fettucce rosse avevano finito per spargersi su tutta la Terra come una selva di erbacce venute chi sa di dove e ora le si lasciava diffondersi anche su Marte, ovunque potessero metter radici. Cominciarono a pianificare la vita e le letture della gente; cominciarono a disciplinare e a trattar male proprio quegli uomini ch' erano emigrati su Marte per non essere pi� disciplinati, irreggimentati e trattati a spintoni. Ed era inevitabile che alcuni di questi rispondessero con altrettanti urtoni... |
| Vuoi sapere che cos' � Marte? E' come un regalo che mi fecero per Natale tanti anni fa ... li chiamavano caliedoscopi, eran fatti di pezzettini di vetro e di stoffa, di perline, di cianfrusaglie, insomma. Lo guardavi controluce e ... ti toglieva il fiato. Quanti disegni, immagini, figure ci vedevi! Ebbene, Marte � cos�. Godilo. Non chiedergli di essere qualche altra cosa. Ma lo sai che quella magnifica strada fra i monti, costruita dai marziani, ha pi� di sedici secoli ed � ancora in buone condizioni? |
| Marte era una spiaggia lontana, lidi remoti, e gli uomini vi si spargevano a onde. Ogni ondata era diversa, e pi� forte. La prima port� con s� uomini avvezzi agli spazi immensi, al freddo, alla solitudine; port� con s� lo sciacallo e il pastore, uomini magri, ossuti, con facce da cui gli anni avevano scavato via la carne, con occhi come punte di chiodi, a mani simili a stoffa di vecchi guanti, disposte a toccare prontamente ogni cosa. Marte non aveva nulla di nuovo per loro, perch� erano cresciuti in pianure e praterie sconfinate come le piane di Marte. Vennero e resero quelle lande un p� meno desolate, onde altri trovassero il coraggio di seguirli. Misero vetri alle finestre sfondate e luci dietro i vetri. Furono i primi venuti dalla Terra. |
| Henry Festa |
| Henry Festa |
| Ray Bradbury - CRONACHE MARZIANE |
| Ray Bradbury - CRONACHE MARZIANE |
| Ebbe inizio tutto nel 1955, quando Attilio Fracassani, un oscuro inventore calabrese, in seguito a delle sue formidabili intuizioni riusc� a costruire il 'Sicurometro', al quale diede, appunto, il suo nome. Controversi sono i risultati degli studi e delle ricerche dei fisici e degli esperti di scienze astronautiche contemporanei, se considerare il 'Sicurometro del Fracassani' l' antesignano degli attuali computer di bordo della maggior parte dei veicoli spaziali progettati dalla Nasa dalla fine degli anni '50 ad oggi. Ma in quella fredda notte del 12 novembre dell' anno 1955 Attilio Fracassani non riusciva proprio a riposarsi, neanche per pochi minuti. La straordinaria mole di equazioni quantistiche, che da alcuni mesi gli erano di penoso tormento mentale, non sembrava potessero condurlo ad una vera e propria soluzione per la strana idea che ormai aveva sopraffatto tutti i suoi pensieri: costruire un calcolatore superveloce, ma di minime dimensioni, da poter poi installare su qualsiasi tipo di veicolo, terrestre, aereo o marittimo, al fine di controllarne costantemente tutte le prestazioni in modo da poterle continuamente migliorare ed ottimizzare automaticamente. Da una semplice bicicletta ad un ipotetico, per l' epoca, vettore spaziale. Infatti in quegli anni si era ancora ben lontani da poter costruire un qualcosa che potesse navigare nel cosmo. Sicuramente sia gli americani che i russi stavano gi� progettando i loro primi satelliti artificiali. Ma � probabile che le intuizioni del Fracassani andassero ben al di l� delle conoscenze scientifiche dei maggiori scienziati mondiali dell' epoca. Si era ancora alla preistoria dei computers e dell' ingegneria spaziale, anche se alcuni fisici partendo dalla semplice idea di applicare la matematica alla fisiologia avevano gi� gettato le basi della moderna cibernetica. Ma erano ignari del fatto che Fracassani tutto ci� l' aveva immaginato almeno dieci anni prima. E chiss� se fosse solo una mera inquietante coincidenza che proprio nell' anno in cui Fracassani invent� il suo sicurometro moriva Albert Einstein. |
| Henry Festa |
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| E gli uomini della Terra vennero su Marte. Vennero perch� avevano paura, o perch� non l' avevano, perch� felici, o infelici, perch� erano come i Padri Pellegrini che avevano fondato le colonie americane, o perch� non erano come i Padri Pellegrini. Ognuno aveva avuto le sue buone ragioni per venire su Marte. Cattive mogli da abbandonare, lavori ingrati, citt� inospiti; ed essi vennero su Marte per trovare qualcosa, o lasciare qualcosa, o ottenere qualcosa, o seppellire qualcosa, o lasciare una volta per tutte in pace qualcosa. Venivano con piccoli sogni, o sogni immensi, o niente sogni del tutto. Ma un dito governativo vi si appuntava contro, in molte citt�, da un cartellone stampato a quattro colori: C'E' LAVORO PER TE VIENI NEL COSMO: VIENI SU MARTE! e gli uomini avevano cominciato a mettersi in fila, qualche diecina, in principio, quaranta o cinquanta al massimo, perch� gli uomini nella stragrande maggioranza sentivano quell' immenso malessere nel petto ancora prima che il razzo si lanciasse in una serie assordante di scoppi nello spazio. E quel male si chiamava "la solitudine", perch� quando vedevi la tua citt� natia rimpicciolirsi come il tuo pugno, e poi raggrinzirsi fino a non essere pi� grossa di un limone e finalmente, ridotta ad una capocchia di spillo, svanire nella scia di fuoco del razzo, ti sentivi come se non fossi mai nato, e non ci fosse nessuna cittadina natia nell' infinito, ti sentivi nel nulla, con tutto quello spazio intorno a te e niente di familiare, soltanto un pugno di altri uomini sconosciuti. E quando l' Illinois, lo Iowa, il Missuori, o il Montana svanivano nell' oceano di vapori, e ancor di pi�, quando tutti gli Stati Uniti si riducevano ad un' isoletta nebbiosa e l' intero globo della Terra diveniva una palla di baseball fangosa, scagliata nello spazio, allora tu eri veramente solo, vagabondo nelle praterie dello spazio, in viaggio per un luogo che non potevi nemmeno immaginare. Cos� non c' � da stupirsi che i primi coloni su Marte furono pochi. Il numero poi si accrebbe di continuo proporzionalmente al numero di uomini gi� presenti su Marte. C' era una certa consolazione nel sentirsi sempre pi� numerosi. Ma i primi Solitari dovettero starsene da s�, ognuno per conto suo... |
| Ray Bradbury - CRONACHE MARZIANE |
| Se non puoi prendere Marte per quello che �, tanto vale tornare sulla Terra. Tutto � pazzo quass�, il suolo, l' aria, i canali, gli indigeni (io non ne ho mai visto uno, ma sento dire che se ne vedono), gli orologi. Perfino il mio orologio si comporta da pazzo. Perfino il tempo fa il pazzo quass�. |
| Henry Festa |
| Henry Festa |