Vita ordinaria dal S.V.H. Dinajpur * Bangladesh -  A.D. - 2008

Dr. Gildo Coperchio MD  

St. Vincent Hospital

P.O.Box 17

5200 Dinajpur

Bangladesh  

 

       

E-mail address:   jaildusk@yahoo.it  

Piccole e quotidiane notizie

da regalare agli amici

da uno sperduto angolo

del Bangladesh

Beati coloro che sono capaci di vedere le piccole cose con attenzione e  serenamente quelle importanti: andranno lontano nella vita

 

 

Bangladesh: 5 febbraio 1986 – 27 Agosto 2008

 

Sono arrivato alla conclusione di un periodo della mia vita. Molte le esperienze fatte. Centinaia di migliaia le persone incontrate. Ma è ovvio, il Bangladesh è una delle nazioni più popolate al mondo. Ho cercato per giorni una parola, una foto che sintetizzasse questo “attimo di vita”. Avrei voluto una foto di quelle fatte di proposito, magari in posa…invece ve ne presento una che mi ha colto impreparato anche nel vestito. Avevo appena fatto una passeggiata di 5 chilometri per raggiungere come mio solito la domenica pomeriggio, la Casa Regionale dei Missionari del Pime a Dinajpur…..Una chiamata dalla parrocchia vicina per dirmi che un ragazzino dell’ostello stava male. “Va bene, arrivo” ho risposto al Padre Quirico che mi aveva chiamato al cellulare. Arrivo e trovo ad aspettarmi le centinaia dei ragazzi dei suoi boarding nella grande hall coperta di tin (ondulati zincati). Nessuno era malato….“Vogliono salutarti” mi dice P. Quirico per tranquillizzarmi. E comincia l’onusthan, cioè la piccola rappresentazione che i ragazzini e ragazzine sono sempre pronti ad improvvisare.

 

 

Conoscevo molti di quei ragazzini per averli visti e curati nell’ambulatorio e nelle corsie dell’ospedale. Ma tra i di essi ho voluto cercarne uno che il P. Quirico mi aveva portato una notte con un attacco di asma cardiaco complicato da edema polmonare. L’avevo dato per spacciato. Dei farmaci che gli avevo somministrato avevo raggiunto le dosi tossiche per un bambino…ma non era servito a nulla. Avendo perso ogni speranza avevo invitato tutti, il P. Quirico e anche le infermiere a pregare perché era rimasta solo quella di alternativa. Avevo dato ordine di metterlo su un letto in una stanza ad aspettare la morte. Invece, chissà come ce l’ha fatta e la mattina l’ho ritrovato sveglio benché ancora con un respiro pesante. Ho chiamato io questo ragazzino tra le centinaia che avevo avanti…piano piano l’ho visto avvicinarsi. Stava bene. Ho voluto mettergli di nuovo la mano sul cuore. Era lui. Non occorreva lo stetoscopio per accorgersi dei suoi problemi cardiaci. Ho chiesto a chi stava prendendo delle foto di farmene una con lui. Sì, l’ho voluta io questa foto.

E guardatemi pure, non ero certo in condizioni di farmi fotografare…ma che importa. Questa foto vale egualmente molto per me.

 

Il ragazzino infatti era lì non a dirmi grazie, anche se tutti me lo stavano ripetendo; era li accanto a me a ricordarmi che alla fin fine ciò che conta non è solo la profes-sionalità, ma ancor più vale la disponibilità, la vicinanza e, diciamolo pure senza vergogna, l’amore e la "com-passione" con cui ci avviciniamo alle persone malate o meno che siano.

Lo confesso, questa improvvisata di P. Quirico, mi ha lasciato un po' smarrito perchè mi ha fatto riflettere sui non pochi anni passati in Bangladesh dove le cose da fare superano sempre e comunque la nostra capacità e la nostra abilità. Anche noi come loro abbiamo molto da imparare. Certo è che ce ne è voluto di tempo per far entrare nella mia testa dura l'idea e la certezza che chi gira e muove i fili della storia, sia pure attraverso di noi, è QUALCUN ALTRO.

 

Preparandomi al ritorno ho setacciato molte delle cose che in un modo o in un altro si erano accumulate nella mia stanza. Ho ritrovato anche un libro che avevo letto quando ero ancora a Chuknagar...Me lo porterò dietro ma in formato digitale. Un libro di oltre 400 pagine. Sfogliandolo mi sono ritrovato, direi quasi per un caso su alcune righe che mi  piace riportare qui in questo momento. Sembrano una risposta ai tanti interrrogativi che hanno affollato i miei pensieri nei mesi passati, da quando cioè mi è stato comunicato con certezza il mio rientro in Italia.

Se sai vivere la vita come se non esistessi

sei sulla retta via.

Perchè più sei e più sarai malato.

Meno sei e più sarai sano.

Meno sei e più ti sentirai leggero.

Meno sei più sarai beato, più sarai divino.

Sono parole che hanno il sapore del vangelo e che sono legate con un filo sottile a quelle che scrivevo anni fa e che hanno accompagnato questa pagina fin dall'inizio della mia esperienza  al St. Vincent Hospital di Dinajpur e che purtroppo, a causa della inefficiente connessione ad internet del Bangladesh non ho potuto curare più di tanto....Le riporto di nuovo perchè oltre che su questa pagina esse rimangono incise nella mia mente e nel mio cuore come una strada ancora da completare.

 

 BISOGNA SEMPLICEMENTE ESSERE

Essere senza discorsi superflui,                                 

senza fare ricorso o chiedere aiuto al verbo avere;

essere nell'assoluto dell'indigenza del non potere,

del non sapere.

Essere leggeri come una gracile spiga di grano o di riso,

o come lo stelo di un tulipano,

una pioggerella sottile, una impalpabile brezza del mattino.

Essere immensi quanto il cielo.

Essere: è avventurarsi

nello spazio in espansione di questo verbo,

il più esigente ed il più faticoso di tutti i verbi

insieme con il verbo "AMARE".

 

Oggi tutto questo è ancor più vero di ieri. Ed è la strada aperta su questo nuovo inizio che non è stato facile accettare e per il quale vi chiedo un ricordo, una preghiera e............ niente di più.

Questi eventi di cui vi ho parlato spero vi faranno capire il senso del mio silenzio di questi ultimi tempi. Credo infatti che sia  buona cosa scrivere con la pace nel cuore...ed oggi penso di poter osar dire che la pace e la serenità tornano a far parte del mio orizzonte.

 

Un grazie pieno di riconoscenza per tutti voi che mi avete seguito ben più che con simpatia....

Continueremo a camminare insieme...

Ed io comincerò a sognare un possibile ritorno...

 

Un ciao immenso. Gildo

 

                          

                                                            Alba sul Fiume Atrai, Dinajpur - Bangladesh                                               

 

 

                                        
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