| Kid
A, il loro nuovo disco, sperimentale e contro le regole del mercato, è
sorprendentemente primo nella classifica internazionale.
I
Radiohead sono i numeri uno. Forse loro malgrado. Sono in corsa da quasi
dieci anni. Sono tristi e musoni, ma per uno strano destino, rendono felici
chi li ascolta. Come tanti altri “nuovi Beatles”, dei Beatles i Radiohead
non hanno quasi nulla. Kid A, disco contro le regole, contro il mercato,
addirittura contro se stessi, suona come un divorzio da tutto quello che
ruota intorno alla musica di oggi. Si può parlare di “nuovi Radiohead”?
Il gruppo si è ricostruito ripartendo quasi da zero, tirando fuori
le canzoni e mettendo al loro posto un’elettronica sbiega ma avvolgente.
La guerra ai consumi, però, sembrerebbe persa: nato per nascondersi.,
Kid A è in testa alle classifiche di tutto il mondo. Il paradosso
fa riflettere: sarà soltanto la potenza di un marchio? Parla il
leader Thom Yorke.
Salonicco
– Radiohead. La loro carriera inizia con i toni moderati dei successi del
1993, I’m loser e Creep. Quest’ultima, però, diventa un inno. Non
senza qualche sorpresa, seguono l’album The Bends (1995) e OK Computer
(1997), due capolavori, carichi di enfasi, concentrati sul dolore, la minaccia
e l’alienazione. Adesso, che è stato pubblicato anche il controverso
Kid A, i Radiohead sono la band più venerata in circolazione, con
un gruppo di fedeli scatenati, molti dei quali sperano, in modo più
o meno esplicito, che siano ancora i Radiohead a salvare il rock dall’idiozia
e dalla paralisi. Kid A emblematico lavoro di protesta contro le regole
dello show business, era stato preceduto da una singola iniziativa del
gruppo: lo scorso anno i radiohead avevano commissionato un film-documentario
intitolato Meeting People Is Easy, un’epica raccolta di immagini sulla
paranoia dell’industria musicale presentata sotto forma di reportage del
loro tour ’97-98. da una parte i cattivi (stampa e fotografi armati di
flash accecanti), dall’altro i buoni: loro stessi, costretti a piangere,
a cominciare dal più triste di tutti, Thom Yorke, il leader.
Lei,
Yorke, sa che per la gente Kid A potrebbe essere soltanto “un disco difficile”.
Alcuni hanno detto: non somiglia al precedente, non venderà
abbastanza. Ne è consapevole?
“È
preferibile che un musicista non perda tempo a riflettere su argomenti
del genere. Se avessi qualche dubbio avrei lasciato la band quattro o cinque
anni fa. Quando ho in testa un suono, una melodia, o soltanto un ritmo,
ho solo l’esigenza di tirarli fuori e comunicarli agli altri. Se così
non fosse, sparirei nel nulla. La musica è pura emotività.
Ma il mercato non vuole saperne. Il mercato avanza distruggendo. Se il
pubblico continua a dargli retta, la musica si allontanerà sempre
più dalla sua natura. Chi fa circolare la musica solo a scopo di
alienare le persone, potrà contare su un breve momento di attrazione.
Ma poi tutto finisce. Io credo a contatti più estremi, suoni estremi
che si accoppiano ad emozioni estreme”.
Ma
l’arte può anche provenire da luoghi meno bui. Cioè: forse
anche l’umorismo può generare della musica di qualità.
“Il
punto è che bisogna assolutamente tutelare il momento della creazione
artistica, che non deve dipendere da fattori esterni, cioè non può
ricevere condizionamenti, altrimenti dopo un po’ si diventa insensibili.
La questione del “divertente” è totalmente soggettiva. Molte delle
cose che canto sono divertenti ed umoristiche, ma ovviamente lo sono solo
per me. In realtà, e adesso le dico la verità, il nostro
materiale si trova sempre sull’orlo della follia. Però quando tutto
funziona, follia o meno, la musica va in circolo e cominciano a suonare
i campanelli nella testa della gente”.
Il
vostro manager ha detto che a volte sembrate più un progetto artistico
che un gruppo rock.
“Non
abbiamo mai voluto essere un gruppo rock. Neppure i R.E.M., i Nirvana,
i Sonic Youth sono mai stati dei gruppi rock. La gente pensa che siamo
un gruppo rock perché usiamo le chitarre”.
Perché
non perde occasione per dire che le sue energie le sono state “succhiate
via”?
“Dopo
il tour di OK Computer avevo perso la fiducia in me stesso e nelle cose
che facevo. Per due anni sono stato vittima di un terribile blocco mentale.
Mi era passata la voglia di scrivere, forse la voglia di vivere. Ero diventato
proprietà di qualcun altro ma non sapevo esattamente di chi: non
potevo prendermela con nessuno e così me la prendevo con tutti.
Britney Spears non avrà mai problemi del genere”.
E
cosa ha fatto per guarire?
Lunghe
passeggiate nelle campagne inglesi, coi temporali che mi bagnavano le ossa”.
Immagino
che comunque qualche dubbio le sarà rimasto.
“Si,
sul modello della rockstar, sul bisogno della notorietà. Pensi che
questa è la prima intervista che rilascio dopo essermi sentito in
fondo al pozzo ed essere, per fortuna, tornato in superficie. Ma sa qual
è la cosa più strana? È che il giorno che ho iniziato
a star male non ero affatto di cattivo umore. Anzi, ero ok, proprio come
oggi. E mi stavo anche divertendo”.
Di
Zev Borow
(Copyright
Spin IPS/Repubblica)
18/10/2000
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