MALATI
D’AMNESIA
Tutti i
perché dei Radiohead in un’intervista rivelatoria
Quante volte,
nell’ultimo anno, abbiamo sentito associare la frase ‘suicidio commerciale’
ai Radiohead. Fin troppe. Fare un disco sperimentale, troppo sperimentale,
senza renderlo marketizzabile, senza rilasciare interviste, senza girare
video era –ed è tuttora- per l’industria discografica e per gran
parte dei critici un’onta al sistema. 'Sarà difficile vendere qualche
spicciolo, con questo disco' era la frase più ricorrente qualche
settimana prima dell’uscita di Kid A, nell’autunno 2000. Dopo pochi
giorni l’album era in vetta alle classifiche del mondo e addirittura era
entrato dritto al numero uno nella Top 200 Album Chart di Billboard, la
classifica ufficiale statunitense, l’osso più duro del pianeta.
1-0 per i Radiohead. Ma non era finita lì, perché poco dopo
i cinque di Oxford annunciavano che entro l’estate successiva avrebbero
fatto uscire un secondo album, le cui canzoni erano già pronte dai
tempi di Kid A. Quell’album sarebbe stato intitolato Amnesiac.
Come? A così poco tempo di distanza dal disco precedente? Un altro
schiaffo all’industria discografica! E così è: il 4 giugno
fa capolino il nuovo lavoro dei Radiohead, non commercializzato come un
disco convenzionale –again- ma trattato, alla stregua di Kid A,
come
un virus sottopelle. Un virus che viaggia in internet alla velocità
della luce e che si è diffuso nelle nostre case con l’impeto di
un tornado silenzioso. La febbre è salita, tutti hanno atteso che
il CD entrasse nei negozi (alcuni regalandosi la bellissima edizione limitata),
e poi…benvenuti nel regno dei Radiohead versione nuovo millennio. Abbandonate
le chitarre, esplorati nuovi suoni, ideati nuovi immaginari, Yorke e soci
ci preparano a un bis di successo.
Incontriamo
Ed O’Brien e Phil Selway, rispettivamente chitarrista e batterista della
band, tra le suggestive mura dell’Arena di Verona.
Alla faccia
del suicidio commerciale!
Benvenuti
sul sito di MTV! E benvenuti all’Arena di Verona! Che effetto vi fa essere
qui?
Phil:
è bellissimo, uno dei posti più spettacolari in cui abbiamo
mai suonato.
Ed:
Abbiamo sentito tutto su questo posto, specialmente in Gran Bretagna perché
le persone vengono qui in gite speciali a vedere l’Opera.
Phil:
Quando diciamo alle nostre zie e zii quello che facciamo, per loro non
significa nulla, ma quando abbiamo detto loro che venivamo qui, è
come se avessimo raggiunto finalmente il livello di superstar!
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Amnesiac”
era già in produzione quando è stato pubblicato “Kid A”.
Come avete lavorato al vostro ultimo disco?
Ed:
Abbiamo registrato tutte queste canzoni allo stesso tempo, e volevamo che
uscisse un album, ma avevamo troppe tracce, per cui anziché cercare
di mettere insieme 16 canzoni sull’album o fare un doppio, abbiamo deciso
di fare “Kid A”, e di trattarli come due dischi separati. Poi abbiamo deferito
la scelta delle canzoni e la tracklist a dicembre, una volta che avessimo
finito il tour di “Kid A”. Siamo tornati a dicembre e abbiamo dato un senso
alle altre tracce.
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Quindi c’è
una forte relazione a livello di creatività fra “Amnesiac” e “Kid
A”?
Phil:
Completamente, sono entrambi usciti dalle stesse sessioni e dallo stesso
spirito, perché quando siamo entrati in studio stavamo cercando
di trovare nuovi modi di lavorare insieme, noi cinque e Nigel Godrich,
trovando nuovi modi di registrare. Come una tecnica di ‘scatticon’, trovando
molte cose diverse e quando ascolti “Kid A” e “Amnesiac” quell’impressione
generale viene fuori in maniera molto netta. Per cui ci sono dei legami
molto forti fra loro.
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Abbiamo
letto in un giornale che “Kid A” è come chiamare una segreteria
telefonica, e “Amnesiac” è la risposta a quella chiamata. Cosa sgnifica?
Ed:
Significa che forse a livello emotivo è più coinvolgente.
“Kid A” è più freddo, è un disco invernale e “Amnesiac
sembra un disco più estivo, ti coinvolge di più è
più emotivo.
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Quale è
la motiviazione che vi ha spinto a fare questa scelta musicale di andare
verso la sperimentazione e che ha reso il vostro lavoro difficilmente accettabile
dal pubblico e dalla critica?
Ed:
una delle chiavi è che ci annoiamo facilmente e se ti annoi con
il sound e il modo in cui fai musica, sei forzato ad essere sperimentale
e a moverti avanti e a trovare modi di essere eccitante e eccitato dalla
musica che fai.
Phil:
inoltre avevamo lavorato in un certo modo per 12-13 anni, fino a “OK Computer”,
e quella era una guitar band, con 5 persone che lavoravano sugli arrangiamenti
in una stanza, e penso che sentivamo di aver portato quel processo al massimo.
Se ti distanzi da quello, inevitabilmente diventi più sperimentale.
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“Kid
A” è stato ricevuto con una caldissima accoglienza dal pubbblico:
ve lo aspettavate o eravate spaventati da quelle che sarebbero state le
reazioni del mondo esterno?
Phil:
Non avevamo idea di come sarebbe stato accolto e ha sorpassato tutte le
nostre aspettative, è arrivato al numero uno negli States e non
ce lo saremmo mai aspettato, men che meno con questo album. E’ stato divertente
perché dopo “OK Computer”, che ha avuto un’ottima accoglienza, senza
scatenare quasi alcuna cattiva recensione (il che è un po’ esagerato,
inrealtà) al momento della sua pubblicazione, con questo disco è
stato bello vedere una stampa molto varia, ma allo stesso modo ci ha portato
anche un po’ con i piedi per terra. Specialmente in UK i critici erano
fortemente divisi, chi lo amava e chi lo detestava.
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E le vostre
aspettative per “Amnesiac”?
Ed:
Penso che la ragione per cui abbiamo fatto meno interviste e cose del genere
su “Kid A” è perché non c’era altro modo di farlo, era dovuto
al fatto che volevamo far uscire un disco ma non volevamo fare tutte le
altre cose che avevamo fatto prima. Volevamo soltanto far uscire la musica
e abbiamo fatto un pochino di cose ma non sembravano giuste. Per cui quello
che abbiamo fatto questa volta è che sembrava giusto parlare alle
persone del disco, perché è anche interessante il fatto che
stiamo parlando di “Kid A” perché sono parte della stessa cosa,
e ci sono state molte voci su “Kid A” e “Amnesiac” ed è bello poterle
raddrizzare.
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Volete dirci
di “Pyramid Song” e dell’idea creativa del video?
Phil:
Con “Pyramid Song” siamo stati molto fortunati con il video perché
gli animatori creativi, Shynola, che hanno lavorato sugli i-blips di “Kid
A” ci hanno avvicinato con questo storyboard che aveva una forte narrativa
sulla carta, una narrativa molto coinvolgente. Noi lo abbiamo visto nel
suo stadio finale, visto che non ci abbiamo messo molto input, ma c’è
qualcosa della narrativa e della progressione emotiva della canzone, sono
così in sintonia fra di loro, siamo molto soddisfatti di come è
venuto fuori.
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Abbiamo
sentito della possibile rilettura di quel video da parte dei Vapour Brothers…
Phil:
Non ne siamo a conoscenza, dopotutto stai solo parlando al batterista e
al chitarrista!
Parliamo
del titolo di questo vostro ultimo disco: chi è o cosa è
questo Amnesiac a cui vi riferite?
Ed:
Si riferisce in parte a quelle canzoni, non è che le avessimo messe
da parte, ma le avevamo messe da parte e siamo ritornati ad esse. Ci sono
molte cose che c’entrano…un nome è solo un nome, è utile,
a volte ha un significato, altre no. E “Amnesiac” recentemente sembra esere
molto pertinente perché ci sono molte cose che ricordiamo e di cui
ci eravamo scordati. Sai, quando parli del idisco improvvisamente dici
‘oh, mi ricordo di quello!’ perché abbiamo trascorso un anno e mezzo
nello studio.
Phil:
e poi va con il processo di quello che stiamo facendo. Stiamo cercando
di fare piazza pulita, di dimenticare quello che è successo prima,
di ritornare al livello zero.
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Il vostro
sito è stato giudicato il miglior sito musicale del mondo. Avete
una parte atttiva in esso?
Phil:
E’ frutto di Stanley Donward che fa l’artwork e che ha fatto molti design
insieme a Thom, e poi noi ci mettiamo un po’ del nostro. C’è un
diario per esempio che è fantastico…
Ed:
Grazie!
Phil:
Non riuscivi a staccartene, eh?
Ed:
La cosa bella del sito è che è un grnade modo di comunicare
con le persone direttamente e una delle grandi cose è che sei capace
di scrivere un diario e metterlo online la stessa notte. Per cui è
immediato, istantaneo, grande, ci è stato di molto aiuto.
Phil:
anche avere una chatroom è stato utile perché avere un sito
funzionante mentre stavamo registrando e poter andare nelle chat ha demistificato
l’intero processo di registrazione. Tutti quelli che sono venuti nel nostro
sito si sono resi conto che avevamo molte difficoltà durante l’incisione,
non è che improvvisamente sparisci per due anni e mezzo e ritorni
con un lavoro completo. Le persone sono state capaci di vedere tutti i
pezzetti del processo questa volta, per cui è stato salutare anche
per noi. In un certo modo ha diminuito le aspettative intorno a noi, penso.
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Una
piccola curiosità: qualche giorno fa abbiamo incontrato Bjork, che
durante la nostra intervista ha spesso esitato a rispondere rispetto alle
domande specifiche sull’album. Più tardi ha rivelato che andava
cauta perché sapeva che voi surfate spesso nel web e che temeva
di dare risposte che voi avreste potuto giudicare poco ‘preparate’. E’
così, la controllate a distanza?
Ed:
non sono interessato al gossip, perché una cosa di internet è
il pettegolezzo: qualsiasi persona può dire qualunque cosa sul web.
Per cui non dovrebbe preoccuparsi di noi, del fatto che la seguiamo dovunque
in rete perché ci sono così tante cose da fare…
Phil:
sì, noi spettegoliamo su noi stessi!
Ed:
esattamente
Phil:
e a volte siamo brutali
Ed:
ma solo in rete!
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Abbiamo
appreso, proprio dalla rete, che eravate così stressati dalla produzione
di “Amnesiac” che a un certo punto avete rischiato un possibile scioglimento.
E’ vero?
Phil:
e’ una parte inevitabile del processo. Se vuoi avere uno sguardo a quello
che hai fatto prima e pulire il tavolo poi, e buttare via le cose dalla
finestra, parte del processo è pensare se c’è ancora una
valida relazione di lavoro fra noi cinque. Possiamo ancora portare qualcosa
di musicalmente valido in quello che facciamo? Per cui ci siamo decisamente
chiesti se i Radiohead avrebbero continuato, ma penso che sarà sempre
parte del processo per noi. Non continueremo ad essere una band giusto
per essere una band.
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Siete
stati recentemente a Top Of The Pops: com’è stata quella esperienza,
visto che non siete certo quel tipo di band?
Ed:
è quella la ragione per cui è stato così figo farlo,
perché non si aspettavano che lo facessimo e l’ultima volta che
l’abbiamo fatto era sei anni fa, quando c’erano un po’ di guitar band in
giro. Ora che abbiamo fatto TOTP è una cosa diversa, perché
è più pop. E’ stata una bella cosa, ci siamo divertiti.
Phil:
quando ero a scuola e guardavo TOTP c’erano band che andavano controcorrente
Ed:
come i New Order
Phil:
o i Band Of The Exploited, e tutti il giorno dopo a scuola ne parlavano,
perché erano così fuori luogo.
Ed:
che cosa avevano suonato, “So What”?
Phil:
“Dead Cities” o qualcosa del genere. Ma questo è tornare un po’
indietro nel tempo, no?
Ed:
Sì
Phil:
Siamo stati il pugno nell’occhio di Top of the Pops.
Ed:
Ma è un bene, perché non avevamo tutti quei bei vestiti e
via dicendo.
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Abbiamo
trovato un articolo su una rivista italiana che vi mette a confronto con
gli U2. Siccome è un fatto curioso, voi come vi paragonereste ai
rocker irlandesi?
Ed:
Quando eravamo teenagers negli anni Ottanta, gli U2 erano una delle band
più importanti, io li adoravo assolutamente, sono una grande band
ed è molto sbagliato paragonarci a loro perché hanno fatto
talmente tante cose, hanno fatto così tanti album, si sono guadagnati
così tanto rispetto, sono sempre stati presenti, hanno sperimentato
e hanno detto sempre cose carine su di noi, aiutandoci. Penso che hanno
riconosciuto una certa similarità con noi, come se fossimo dei fratelli
più piccoli.
Phil:
E poi veniamo fouri da due epoche diverse e due background diversi.
Ed:
Le nostre influenze sono diverse.
Phil:
E’ difficile fare un paragone
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A
riguardo, Thom è stato eletto come il prossimo Bono…
Phil:
Sai, Bono, Thom, Stipe sono tutte persone uniche, e hanno personalità
molto forti, ecco cos’hanno in comune ma allo stesso modo sono diversi.
Per finire,
che cosa farete questa estate?
Ed:
saremo in tour, ecco quello che faremo: andremo in Germania, Olanda, America
poi faremo un grande show nella nostra città di Oxford, poi ritorneremo
in America, Giappone…
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E i festival?
Ed:
due in Germania e il Pinkpop in Olanda.
MTV.it
14/06/2001
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