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INTERVISTE La Repubblica
Radiohead: musica sì, ma senza seguire le mode
Incontro con il gruppo che il 30 maggio suonerà all'Arena di Verona. Il 4 giugno esce "Amnesiac"

MILANO - I Radiohead suonano solo all'Arena di Verona mercoledì 30 maggio, e il 4 giugno esce il nuovo album Amnesiac, gemello partorito dalle stesse sedute di registrazione del precedente Kid a. Per parlarne delicatamente, a voce bassa come si addice a persone timide e riservate, sono arrivati i fratelli Greenwood, Colin il bassista e il più giovane Jonny, chitarrista. Thom Yorke, la voce carismatica del quintetto inglese, è rimasto a casa, ufficialmente perché è appena diventato papà di un bel bambino. Così lo scusano i Greenwood, ma si sa che Thom non ama le interviste e i confronti ravvicinati. Capricci da rockstar? Nemmeno per sogno. Colin e Jonny giurano che il successo non ha cambiato le loro vite di ex studenti d'università provenienti dalla classe media. Colin: «Non facciamo parte della Cool Britannia e non ci piacciono le feste di partito o i party di moda. Viviamo ancora a Oxford e, come vede, non ci presentiamo con la coppa di champagne tra le mani. Non ci interessano belle macchine o ville di lusso, ma solo i soldi sufficienti per migliorare la nostra musica, per comprare strumenti e attrezzature sempre aggiornati».
Una band di musicisti senza volto, si dice in certi casi. Non sono molti quelli che sanno riconoscere le loro facce. Sorridono imbarazzati i Greenwood. Colin: «Eravamo in Italia quando Kurt Cobain si è suicidato e abbiamo visto i tanti ragazzi in tshirt con la faccia di Cobain e tutto il fanatismo che ne è venuto fuori. Ho detestato tutta quella esposizione. Noi pensiamo a un uso della musica più privato, più interiorizzato».
Parlando di Amnesiac, che differenza c'è da Kid a? È meno sperimentale e più vicino alla forma canzone? Non sembra, almeno a giudicare dall'ascolto di quattro brani pilota su un minicd di prova, aperti da una struggente e ipnotica Pyramid song. Nel lamento di Yorke, confessano i fratellini, c'è l'influenza della grande cantante scomparsa Oum Kalthoum, un vero mito in Egitto. Jonny: «Forse è un disco più soffice, anche se è elettrico e tecnologico. Più astratto, e i versi scorrono meno fluidi con la musica. C'è più attenzione ai dettagli». Colin: «Vengono comunque dalle stesse session di Kid a, ma abbiamo preferito far uscire due dischi singoli con un anno di pausa, piuttosto che un troppo lungo e forse noioso doppio».
Sembra ormai chiaro che i Radiohead sono decisamente mutati da OK computer e dagli album precedenti. Ma Colin scuote gentilmente la testa: «Non abbiamo cambiato musica, il nostro approccio con il mondo del suono è sempre entusiasta. Semplicemente prima ascoltavamo Elvis Costello, i R.E.M. e i Waterboys, oggi ci interessano più il Miles Davis di Bitches brew, Charles Mingus, Aphex Twin e Autechre».
Parliamo del tour estivo. Avete rinunciato alla tenda da circo per pochi scenari naturali senza scenografie né produzioni faraoniche. Come mai? Jonny: «Girare con la tenda era troppo costoso e non vogliamo ricorrere a uno sponsor. Abbiamo in programma due settimane in Europa e cinque in America. I nostri concerti migliori li abbiamo fatti senza dubbio in Italia». Colin: «Ho un ricordo indelebile, che forse mi accompagnerà per sempre, del concerto del primo maggio a Roma nel 1995, con Elvis Costello, Battiato e Robbie Robertson. Anche l'estate scorsa è stato bello alla Villa Reale di Monza, ma eravamo appena all'inizio, e a piazza Santa Croce a Firenze, dove abbiamo vissuto un'esperienza meravigliosa».
All'Arena di Verona come sarà? «L'abbiamo vista solo in un video e sembra fantastica. Suoneremo sette delle dieci canzoni di Amnesiac e altre del passato. Sarà uno show diviso equamente tra presente e passato rivisitato. Durerà un paio d'ore, ma se la gente vorrà di più, vedremo».

Di Giacomo Pellicciotti
16/05/2001
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