COSA HA FATTO ITALIA NOSTRA PER GENOVA

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Italia Nostra è una libera associazione di cittadini che vogliono tutelare il patrimonio storico, artistico e naturale con azioni di denuncia, di sensibilizzazione dell' opinione pubblica, con proposte ed attività concrete.

A Genova, dove è presente dal 1960, Italia Nostra si è occupata in particolare :

 

Il verde urbano

Il verde della città e' costituito non solo dai parchi e dai giardini pubblici (significativa l'abituale denominazione "giardinetti"), ma anche dalle alberature delle strade, dai giardini privati, dai giardini condominiali, dai distacchi tra casa e casa. Il verde, tutto il verde, anche quella meno prestigioso, e' un'esigenza, ancor prima che estetica, vitale.

La necessita' del verde sulle alture e' stata dimostrata da una lunga serie di alluvioni; la necessita' del verde in città da una lunghissima serie di superamenti nella rilevazione dei dati sull'inquinamento.

La città non ha avuto alcun ampliamento della superficie destinata a parchi; la sua stessa conformazione fa si' che l'ampia estensione del parco della mura sia fruibile per il tempo libero, ma non risponda all'esigenza urbana del "verde sotto le case, addosso alle case, davanti alle case, fra le case e il traffico, in tutta l'estensione della città (L.Conti).Invece discutibili criteri di gestione e di "sicurezza" hanno portato all'abbattimento di piante secolari, al diradamento delle alberature stradali. In piazze pubbliche e in giardini privati il diritto al parcheggio e' vincitore sul diritto al verde e l'asfalto stringe sempre più da vicino gli alberi superstiti.

Italia Nostra ha chiesto quattro anni fa un Regolamento per la tutela del patrimonio arboreo ed arbustivo ( portato all' approvazione gli ultimi giorni della scorsa legislatura, non è passato per mancanza del numero legale di consiglieri!).

Ha chiesto inoltre interventi di fitoterapia e di ancoraggio (e non di abbattimento) sul patrimonio arboreo, in particolare sui lecci; la pulizia periodica e sistematica delle zone a prato e dei cespugli; la protezione con "gabbie" di ghisa degli alberi lungo i viali; la sostituzione di tutti gli esemplari perduti, in particolare nei siti di antico impianto. Italia Nostra ha inoltre chiesto che la Civica Amministrazione non sia latitante sul problema della salvaguardia del verde privato, dei giardini, dei distacchi, oggi cancellato frettolosamente per far posto alle auto. Un discorso marginale, ma non troppo Italia Nostra ha avviato a proposito degli Orti Urbani, oggi causa di degrado, ma potenziale risorsa sia per il risanamento ambientale, sia per il tempo libera.

E a proposito del restauro, della manutenzione, della gestione del verde, Italia Nostra ha raccomandato la collaborazione con l'Ufficio Estetica del Comune e con la Scuola del Paesaggio della Facoltà di Architettura.

 

La città antica e il suo fronte a mare

Il valore del "cuore antico" di Genova, unico per estensione, per conservazione, per caratteristiche costruttive, per organizzazione urbana, è oggi noto a tutti coloro che vogliano conoscerlo. I complessi religiosi, i palazzi della nobilta' (circa 300 i palazzi dei "rolli dell'ospitalità", più di 100 le facciate dipinte), il sottile intrico viario e il fitto tessuto dell'edilizia povera, l'affaccio al mare oltre la palazzata della Ripa, la vitalità culturale artistica, commerciale, costituiscono un patrimonio che si offre ai Genovesi e ai visitatori.

Polizia e pulizia vengono richieste ripetutamente come primi interventi per la maggiore sicurezza e la migliore vivibilità: perché se e' vero che queste esigenze sono comuni a tutte le zone della città, e' indiscutibile che nel Centro storico i problemi si pongono con una concentrazione maggiore che altrove. Più complesse appaiono le iniziative per sanare il degrado provocato dall'abbandono, ma la formula pubblico/privato anche in questo caso può funzionare. (Per molti aspetti era apprezzabile la proposta di legge speciale Rognoni/Pericu)

Italia Nostra riafferma che il Centro storico e' un monumento unitario e che pertanto non sono culturalmente giustificate le demolizioni di edifici anche modesti (fatta eccezione per aggiunte o edificazioni recenti, di netto carattere speculativo); chiede che si ricerchino le cause del degrado anche nell'incuria e nell'abbandono; che si incentivino e si guidino le iniziative di recupero diffuso, fornendo direttive molto precise per gli interventi, molto semplificate e veloci per gli adempimenti burocratici; chiede inoltre che il Comune faccia la sua parte, con il decoroso utilizzo degli edifici e degli spazi pubblici, con la manutenzione curata dell'arredo urbano, con una soddisfacente illuminazione stradale. L'irrazionale richiesta di circolazione e di posteggio nella citta' antica va contrastata con razionali proposte ed affidabili iniziative. Un ampio parcheggio può essere offerto nella zona di San Benigno (facile collegamento autostradale), ma deve essere efficientemente collegato ad un servizio per la zona Caricamento/Acquario, parto turistico, Mura della Marina (Università). E tempestivamente (non a cantieri aperti!)occorre intervenire sui progetti delle stazioni della metropolitana di Darsena e Caricamento, cosi da salvaguardare e valorizzare i resti archeologici che inevitabilmente affioreranno.

 

Il Porto Antico

Il Porto antico di Genova, nonostante le mutilazioni e le trasformazioni subite tra Otto e Novecento (e tuttora in atto) e ancora leggibile nella sua ampia insenatura, nell'articolazione delle calate e dei ponti, in alcuni edifici, in alcune "macchine", come porta alla cultura e all'economia dell'Occidente.

E' pertanto da considerare una risorsa prima di tutto culturale, da non offuscare con iniziative dì tipo ludico-spettacolare, certamente non disprezzabili, ma estranee alla qualità specifica, unica ed inconfondibile dì un porto.

Il problema, senz'altro reale, di garantire agli spazi che si sono aperti una vitalità (e magari anche una produttività) può infatti suggerire scelte incongrue, che ne escludono altre più appropriate. Ad esempio, se l'apertura nel porto di sale cinematografiche escludesse l'attivazione di iniziative atte a far conoscere la cultura del mare e ad aiutare la pratica di attività nautiche, la straordinaria occasione del porto antico sarebbe gravemente compromessa.

Italia Nostra ha presentato nel 1975 la sua prima proposta per il Porto storico: ad essa hanno attinto per fortuna alcuni "operatori". Dunque una proposta positiva, prima dei tanti no resi inevitabili dalla logica speculativa, dalla miopia culturale, dall'indifferenza per le radici della nostra civiltà: no alle tre "navi di cemento" al Mandraccio; no al depuratore costruito sulle fondamenta della storica Darsena; no al cono Portman; no, fortemente no alla distruzione dei moli medievali per la costruzione del sottopasso di Caricamento (e ciò che ne e' seguito ha avvalorato questa intervento); altri no sono stati fatti propri da larga parte dell'opinione pubblica: alla invasiva stazione marittima e all'inceneritore sotto la Lanterna; l'ultimo, inascoltato (?) intervento è quello per salvare i ritrovamento archeologici di ponte Morosini. Ed Italia Nostra, ai candidati alla carica di sindaco nella recente tornata elettorale (1997), ha chiesto la realizzazione di un parco archeologico a Ponte Morosini e di un Museo di archeologia urbana negli spazi della Commenda (risorsa per il cosi detto ed auspicato turismo culturale). E per tutta la zona portuale a ponente dell'area porto antico e urgente un progetto organico unitario, rispettoso dei valori paesistici ed ambientali (che preveda pertanto l'abbattimento del silos di Ponte Parodi e il recupero dell'Hennebique), attento a non portare nell'area portuale attività sottratte alla città vecchia (che limiti pertanto l'uso residenziale e alberghiero, che escluda il commercio). E' una proprietà demaniale, cioe' pubblica: e al servizio del pubblico deve rimanere.

 

L'Arredo urbano

L'arredo urbano comprende una vasta categoria di manufatti artigianali, artistici, industriali che definiscono il "volto" della città il livello di attenzione dedicata a questi manufatti genera una corrispondente qualità dell'immagine urbana. E' facile constatare che l'immagine dei nostri quartieri cambia con il tempo, e sovente cambia in peggio, a causa del cattivo o mancato ripristino di tipici elementi dell'arredo storico, quali ringhiere, cancellate, fontane, lavatoi, segnaletica, pavimentazioni in pietra o in mattone, viali alberati, muri in pietrame, facciate con architetture dipinte, portali lignei, etc.

Il panorama della nostra città e' caratterizzato da distese di asfalto e cemento (porto antico compreso) e da tentativi di ripristino o creazione di arredo, applicati ad elementi di utilità cittadina, realizzati con manufatti non contestuali, deperibili, poco curati e sovente privi di qualsiasi logica estetica. La valorizzazione e la caratterizzazione dei nostri quartieri partono dalla cura con cui vengono mantenuti o ripristinati tutti gli elementi, gli accessori e le suppellettili che costituiscono il paesaggio urbano, e migliorando la qualità dei nuovi elementi quali cassonetti per rifiuti e riciclaggio, protezione per il traffico, insegne dei negozi, lampioni, etc.

Italia Nostra ha dedicato all'arredo urbano un ciclo di studi e ha sempre difeso la centralità dell'Ufficio Estetica, chiedendone la valorizzazione e protestando per i ripetuti tentativi di emarginarlo ed esautorarlo.

Ha inoltre chiesto che particolare attenzione sia data agli accessi alla città, perché al visitatore sia offerta quella immagine della città che indica la cura degli amministratori, il rispetto dei cittadini, l'attenzione di tutti alle piccole, grandi cose per le quali non si richiedono capitali ingenti, ma in breve civiltà.

Italia Nostra chiede una regolamentazione più severa e selettiva per le insegne pubblicitarie (i cosi' detti "stendardi" sono bravamente appoggiati a palazzi vincolati), e interventi solleciti contro l'abusivismo della pubblicata' in tutte le zone tutelate; incentivi e sgravi fiscali sulle imposte che il Comune impone ai cantieri, o alle abitazioni (ICI), o all'occupazione del suolo pubblico per chi ripristini i prospetti delle facciate dipinte; rigorosi criteri di omogeneità riguarda allo "stile" di un quartiere, di un'unitaria porzione di città, in particolare per la segnaletica, la pavimentazione, l'illuminazione; il coinvolgimento nella progettazione di nuovi elementi delle Facoltà universitarie e delle Associazioni culturali; infine, per i nuovi quartieri periferici, bandi di concorso di idee, per la caratterizzazione dei nuovi elementi di arredo.

 

I percorsi storici

Se di città storica e di edifici storici, a Genova oggi si parla molto, pochissimo si e' detto e quindi si conosce sui percorsi storici che collegavano il porto e la città antica alle sue alture e al territorio retrostante.

Vie di monte, alte sui crinali, direttamente puntate ai portelli delle mura e ai valichi, tracciate e cresciute spontaneamente insieme con la città, dove per secoli e secoli uomini e muli hanno camminato sulle pietre del risseu, sono oggi abbandonate al degrado, tagliate dalle ruspe che Inventano nuove strade per le automobili, ferite dalle canalizzazioni scoordinate di mille utenze, talvolta definitivamente soppresse perché, si dice, inutilizzate. E se dopo i tagli si decide una riparazione, una colata d'asfalto viene gettata sulle antiche pietre e sulle "passiere" di mattoni rossi, oppure la pavimentazione viene rifatta con materiale scadente e con tecniche approssimate che ne determinano una brevissima durata. Eppure i percorsi storici genovesi sono arrivati quasi intatti fino alla meta' del nostro secolo, perché soggetti all'amministrazione militare, che ne proibì per più di trecento anni la manomissione, in quanto costituiscono la più diretta e veloce via d'accesso alle Mura e ai Forti. Quarant'anni di amministrazione civile (e democratica!)ne ha decretato la lenta morte per incuria.

Italia Nostra ha curato l'individuazione di questi percorsi, sia nel tratto cittadino, sia in quello montano: il suo volumetto Andar per creuse ha avuto un apprezzabile successo di lettori. Un altro volume, Dal Mare ai Monti, ha fatto conoscere i percorsi di collegamento tra la città e le alture.

Italia Nostra ha anche curato, per incarico del Provveditorato agli Studi, un ciclo di lezioni sull'educazione alla Pedonalità, suggerendo percorsi alternativi a quelli inquinati dal sovraccarico del traffico e della motorizzazione.

Ha inoltre contrastato il sistematico scempio provocato da tagli e soppressioni, da asfaltature ad uso automobilistico.

 

La costa

La sviluppo della costa genovese, che supera di poco i 30 Km, e' per una città carente di spazi inedificati, di spazi verdi, una risorsa, tanto piu' apprezzabile in quanto connota Genova in modo inconfondibile. Basti pensare alle tradizionali vedute della città, stampe, antiche fotografie, quasi esclusivamente dal mare verso le alture.

La frequentazione della costa, lungo la scogliera di Nervi, nelle inaspettate insenature di Vernazzola e di Boccadasse, nella grande promenade di Corso Italia, nelle anguste aperture del Ponente, fino al "mare aperto" di Vesima, e' vantaggiosa per la salute fisica (antidoto all'inquinamento urbano) e psichica (uso del tempo libero); ne' si può dimenticare l'affascinante spettacolo del mare ("Antica, sono ubriacato dalla voce/ch'esce dalle tue bocche..." . Montale).

Quasi ci si vergogna a scriverlo, ma neppure 10 Km di questa costa sono accessibili ai cittadini, per la presenza della Fiera, delle strutture portuali e aeroportuali, della siderurgia, dei cantieri navali, ma anche a causa di privatizzazioni di fatto a della mancanza di vie d'accesso.

Italia Nostra ha in più tempi percorso la costa per verificarne lo stato; questi rilevamenti sono documentati in una serie di diapositive scattate da Nervi a Voltri (molto eloquente la serie "vietato bagnarsi", "vietato il passaggio", "spiaggia privata", acque inquinate").Alcune tra le richieste scaturite da queste indagini hanno trovato almeno parziale risposta: nel porto storico, di cui si dice altrove, a Punta Vagno, dove si e' ottenuto il ritiro del progetto di un Centro Congressi, a Pra', per quanto concerne il canale, oggetto tuttora di discussione progettuale, ma irrinunciabile impegno con í cittadini.

Altre esigenze sono state messe in evidenza: impedire la cementificazione delle scogliere e delle spiagge, sia pure col pretesto di dotarle di attrezzature per la balneazione; vigilare sull'accessibilità al litorale e dotarlo con strutture leggere di servizio, perché sia fruibile tutto l'anno; mettere un rigoroso limite all'espansione di porticcioli per grandi imbarcazioni e potenziamento di strutture ed attrezzature per barche a remi e a piccole barche a vela, incentivi alla nascita di piccoli club nautici per la pratica di canottaggio e vela.

 

Architetture "minori" e nuclei storici

Indubbiamente sono i grandi complessi architettonici, i palazzi storici, gli edifici di pregio, che. celebrati dagli esperti e citati nelle guide, richiamano lo studioso e il curioso. Ma il fascino di un sito, che il visitatore subisce spesso inavvertitamente, e' esercitato dalla presenza di strutture, di edifici, di complessi "minori", anonimi, raramente studiati nella loro singola individualità dalla cultura scientifica, che tuttavia riconosce ad essi il valore insostituibile di documento storico.

Genova possiede anche per questo aspetto un consistente patrimonio, non solo nella fitta trama dell'edificato nel cuore della città vecchia (che costituisce già in se' una peculiarità da salvaguardare), ma anche nei piccoli nuclei storici, nelle abitazioni sparse sulle alture e nelle vallate.

Fabbriche, Murta, Begato, Granarolo, Apparizione, per citare soltanto cinque esempi di una realtà ben più ricca, hanno caratteristiche storico-ambientali, modelli di cultura materiale e di archeologia preindustriale, tradizioni locali, forme di solidarietà sociale da conoscere, rispettare, tutelare.

Italia Nostra ha dedicato attento studio all'architettura spontanea (documentato in ampio materiale fotografico) e ha organizzato corsi per insegnanti, dedicati ai centri e ai nuclei storici del territorio del Comune. Italia Nostra si propone di promuovere la conoscenza del valore storico, culturale, sociale di questa realtà e il recupero di un' identità perduta senza la quale e' impossibile uscire dal disagio dell'abitare (e del vivere).

Per la salvaguardia, accanto alla tutela delle attività tradizionali e alla dotazione di servizi essenziali, non e' di secondaria importanza una regolamentazione, agevole e ragionevole, sull'uso dei materiali e sulle tecniche di Intervento. C'è la certezza che iniziative in questa direzione possano rispondere anche alla richiesta di lavoro, quando siano attivati corsi professionali mirati e forme di collaborazione sia con la scuola edile, sia con imprese che diano garanzie di correttezza.

 

I forti

Contro i possibili pericoli provenienti dall'entroterra, Genova affida la propria difesa, dalle epoche più lontane, a vigili sentinelle sistemate sulle cime più alte dei suoi monti. Incaricati anche della trasmissione di notizie con bandiere di giorno e fuochi di notte, i posti di guardia si stabilizzarono in punti precisi a tutela di vie e valichi, assumendo ben presto l'aspetto di ridotte in pietra.

Fatta eccezione per il Castello e il Castelletto, prime importanti fortezze della città, la cui lunga storia si identifica con la storia della città stessa, quelli che oggi rimangono e vengono indicati come i forti, cominciano ad essere edificati negli anni di costruzione delle Mura Nuove (1626-1632), che incorporano nel proprio perimetro lo Sperone a nord, il Castellaccio a levante, il Begato a ponente. Anche fuori delle mura le ridotte di un tempo vengono man mano sostituite da fortificazioni capaci di ospitare centinaia dì uomini. Nel secolo XVIII, sotto l'egemonia francese, vengono costruiti attorno alle mura il Puin, il Diamante, i due Fratelli; a ponente il Tenaglia, il Crocetta, il Belvedere; a levante il Quezzi, il Richelieu, il Santa Tecla, il San Martino; verso il mare il San Giuliano. Ultimo dei grandi forti, in epoca sabauda, lo spettacolare, monumentale Forte Ratti, a difesa di tutta la Val Bisagno. Accanto ai forti, a partire dal 1821, vengono costruite molte torri, prevalentemente in cotto, di cui restano ancora apprezzabili la Torre di San Bernardino e la Torre Quezzi.

Italia Nostra ha visto con soddisfazione l'istituzione del Parco delle Mura, che gestisce al suo interno alcuni forti, ed ha apprezzato l'impegno del Teatro della Tosse, che ha portato allo Sperone cittadini che non lo conoscevano. L'impegno di Italia Nostra per í forti inizia negli anni Sessanta, con una mostra fotografica nelle vetrine di via Luccoli, continua con corsi per Insegnanti, con Interventi ai Convegni di Genova (1987) e di Verona (1993).Di fronte alla quantità sorprendente e alla qualità preoccupante di proposte e dì progetti ha chiesto che prima di tutto sia fermato il degrado, tenendo attivo il sistema dello scolo delle acque e ripristinando la copertura dei muri: anche il recupero a rudere ha un valore. Quindi ha chiesto che vi sia un disegno unitario, che consideri nel complesso il sistema delle fortificazioni, perché non sia frammentata e perduta l'immagine totale in interventi disorganici e casuali. E che per nessun motivo siano privatizzati, chiusi allo studio, alla conoscenza, alla curiosità dei cittadini e dei visitatori. Infine che siano ben presenti certe incompatibilità'- culturali, per evitare usi incongrui. Le destinazioni d'uso devono rispettare la storia, il lavoro, la sofferenza di tanti uomini.

 

Le ville

Le dimore di villa, edificate da cittadini fuori le mura, hanno avuto a Genova una dimensione tale da caratterizzare fin dal tardo Medioevo il nostro paesaggio. Lo hanno ben sottolineato i viaggiatori che i Genovesi costruiscono, con passione inesauribile e spese folli, in angusti poderi e luoghi aspri, ville eleganti. Di esse e' tanto fitto il numero che a coloro che navigano verso il porto sembra di vedere una sola città ininterrotta e grandissima. Si tratta inizialmente di semplici ville con corpi loggiati, quasi a carattere rurale (villa Tamati). Si sviluppano nel '500 ville più ampie, adagiate lungo i pendii, aperte in grandi logge angolari, che segnano un'armonica compenetrazione tra spazi interni ed esterni (villa Imperiale), fino alle ville di grande tradizione alessiana, con esatti volumi geometrici, concluse con tetti piramidali (villa Giustiniani Cambiaso), che soddisfanno l'ambizione dell'aristocrazia locale nel momento del suo massimo splendore tra '500 e '600. In queste ville sono ospitati sovrani, nobili, banchieri internazionali, nei riguardi dei quali la bellezza degli edifici, affrescati dai grandi pittori della scuola genovese, doveva essere garanzia della solidità finanziaria del proprietario. E' un vastissimo patrimonio, giunto quasi intatto alla fine dell'ottocento, anzi arricchito dalle edificazioni delle ville liberty del prima Novecento. L'industrializzazione ha portato a bruschi cambiamenti della destinazione d'uso del territorio, ha cancellato prima dalla memoria e poi con utilizzi incongrui gli edifici del Ponente, della Val Polcevera, infine ne ha distrutto un non trascurabile numero. Altrove e' stata la rozza speculazione a conservare l'involucro, stravolgendone irreparabilmente gli interni.

Italia Nostra fin dal 1962 ha richiamato l'attenzione su questa ricchezza culturale della città con una mostra a Palazzo Ducale; nel 1967 ha pubblicato un ponderoso Catalogo delle ville genovesi (più di 300 le ville censite), aggiornato nel 1981.Al tema ha dedicato corsi per insegnanti. Numerosissimi e ripetuti gli interventi per la tutela. Si ricorda, a titolo esemplificativo, quelli per villa Saluzzo Bombrini, frazionata in appartamenti, per villa Mascardi, pacchianamente ridipinta, per villa Spinola di San Pietro, con sale affrescate controsoffittate e tramezzate. Ripetutamente si e' chiesto all'Amministrazione Comunale un Piano organica per le ville, e alla Regione una Legge per la tutela delle ville, sul modello veneto. Più recentemente e' stato chiesto al Comune di acquisire una villa (possibilmente la villa Lomellini Podestà, del Barone Andrea Podestà, sindaco di Genova) da restaurare ed allestire a Museo Centro di documentazione delle ville genovesi.

 

I giardini storici

"Un giardino simile ad un paradiso" e' il riferimento che troviamo con insistenza negli scritti dei viaggiatori dal XV al XVII secolo per i giardini genovesi, ammirati per la mitezza del clima e la ricchezza della vegetazione. Giardini attorno ai palazzi di villa fuori le mura, ma anche scorci inattesi e insospettabili di verde e di acqua in fondo ad un cortile di città, di un giardinetto a livello dei piani alti di una casa. Il giardino genovese si sviluppa in piccoli spazi, ma e' caratterizzato in modo prezioso dalla qualità delle essenze e dagli elementi scultorei.

Rari, già famosissimi, i giardini monumentali, sviluppati su ampi spazi, con il palazzo di villa nel piano e il giardino geometrico a terrazze lungo il declivio, come a Fassolo, a San Pier d'Arena, a Pegli. Ed è genovese uno dei primi giardini paesistici italiani (a villa Lomellini Rostan, a Multedo, dove oggi sono depositi petroliferi e un campo per il calcio). Il paesaggio avvolgeva la città e la penetrava. Nell'800 l'industria respinge il paesaggio e i giardini sono distrutti prima ancora dei palazzi di villa.Se in tempi recenti qualche giardino viene acquisito dall'ente pubblica, quasi mai è conservato nella sua qualìta' di verde storico, ma e' ridotto a verde d'uso. a verde attrezzato) (!).

Italia Nostra si è strenuamente battuta, anche in sede giudiziaria, per la salvaguardia del verde storico, sia esso il frutteto di villa Doria Spinola della Castagna o di villa Cambiaso di Cremeno, sia esso quanto resta del grande parco di villa Durazzo "lo Scoglietto" di Fassolo.

L'elenco può continuare, registrando sconfitte (il degrado inarrestabile del Parco Serra di via Galata) e vittorie (il recupero del parco dì villa Serra di Comago).

Al tema sono stati dedicati corsi ed incontri per insegnanti. Tra gli impegni, quello per la conclusione del recupero, già parzialmente realizzato, del parco di villa Pallavicini (e dell'Orto botanico di Clelia Durazzo) e del parco di villa Doria, entrambi a Pegli.

 

Le mura

Lo studio dei documenti e le rilevazioni compiute sul terreno a tutto il 1997 non hanno portato alla luce alcuna cinta muraria completa della città prima di quella costruita nel sec. X d.c. e ben presto atterrata dall'incursione degli Arabi.

Della seconda cinta (1155), detta del Barbarossa, che racchiude la città medievale e che fu poi rimaneggiata ampiamente, restano le due porte dell'asse Levante-Ponente (Parta Soprana a di Sant'Andrea, Porta Sottana o dì Santa Fede a dei Vacca) e parecchi tratti ritrovati sotto la stratificazione edilizia dei secoli. La cinta cinquecentesca e rinascimentale, ebbe fra tutte la vita più breve, a causa del veloce rinnovarsi delle tecniche belliche. Oltre ai bastioni ancora praticabili (Acquasola, Forte San Giorgio) sono rimaste la Porta dell'Arco e la Porta del Molo, possente costruzione, unica rimasta delle molte di cui erano dotate le calate del porto. In tutto il tratto a mare la cinta rinascimentale fu ribadita dalle Mura Nuove (1632) che, per evitare l'accerchiamento delle bocche da fuoco nemiche da posizioni più elevate, sì svilupparono per ben 19 Km di cortine e baluardi sui due crinali, con un vertice sulla Sperone, che racchiudono in un triangolo la città separandola nettamente dalle profonde valli del Bisagno e della Polcevera.

La cerchia a monte non è mai espugnata e si conservo' pressoché intatta fino all'ultimo dopoguerra, quando cominciò l'aggressione da parte della città moderna, con tagli e sbancamenti.

Oggi sopra le Mura corre una strada panoramica, che arriva a 500 m.s.1.m., racchiude la città e si apre in straordinari punti panoramici sulle alture e sulle delegazioni di valle e di riviera.

Ancora integre quattro delle cinque piccole porte di monte e la Porta Pila, trasferita dalle rive del Bisagno alle mura di Montesano.

Italia Nostra ha sempre sollecitato interventi per la tutela delle fortificazioni e delle mura, sottolineando la qualità di sistema del complesso, che non può essere frazionato senza una perdita di significato.

Ha ripetutamente richiamato l'attenzione sull'interessante aspetto di città murata che Genova ha, ma che non e' stato fino ad oggi valorizzato e fatto conoscere, mentre altre città italiane (da Ferrara a Lucca) ne hanno fatto elemento di forte richiamo culturale e turistico.

Ha inoltre contrastato la costruzione allo Zerbino di una sproporzionato bocciodromo, che a ridosso delle mura ne avrebbe cancellato la visibilità in quel punto particolarmente imponente.

 

La città del Novecento

Anche nel nostro secolo Genova ha conosciuto importanti presenze di operatori culturali che hanno prodotto una edilizia di qualità, oggetto di interesse e di studi: all'inizio del secolo i castelli, i palazzi, le ville di Gino Cappede' in Circonvallazione a monte, in via XX settembre e nelle strade adiacenti, lungo la costa a levante della Foce; tra le due guerre la "novità"' dell'urbanistica e delle architetture piacentiniane, con la monumentale piazza della Vittoria, e piazza Dante, dove il Grattacielo sud e' stato a lungo il più alto d'Italia, sia in quella dell'urbanistica (piazza Rossettí).

Italia Nostra ha difeso le realizzazioni culturalmente valide di questo secolo non diversamente da quelle più antiche, anche quando non avevano firme illustri come il Palazzo dei Pagliacci a San Pier d'Arena. Ha difeso (con scarso successo!) l'arredo di tipo francese (Nizza e Cannes), che R. Multedo aveva dato a Corso Italia; ha contrastato la distruzione del Mercato dei Fiori nell'ambito del progetto di Corte Lambruschini. Alle opere del Novecento ha dedicato piccoli studi ed incontri per gli insegnanti ed ha proposto questo tema ai gruppi di visitatori che hanno chiesto la sua consulenza.

Italia Nostra intende continuare l'attività di divulgazione della conoscenza anche per questo aspetto della città; e nello stesso tempo intende contrastare i progetti di demolizioni inutili in nome di discutibili ammodernamenti (vedi ipotesi di demolizione del Mercato del Pesce), e non senza rimorso per le omissioni (la perdita di villa Venturini). Come nel passato ancora chiede che non siano stravolte certe ambientazioni (ad esempio la sequenza delle alberature che fronteggiano l'edificato di corso Firenze), e che, l'ufficio Estetica intervenga, come già lodevolmente per piazza Rossetti, perché edifici, piazze, viali non siano involgariti da incongrue insegne e da pacchiana illuminazione.

 

Gli orti urbani

Ai margini degli insediamenti abitativi delle grandi città industriali, orti e orticelli si sono diffusi non solo in Italia, ma in buona parte dell'Europa.

Chiaramente il fenomeno e' in relazione ai processi di forte inurbamento e alla sviluppo delle periferie, e risponde ad esigenze reali di reagire ad attività ripetitive, di distrarsi all'aperto, di passare il tempo libero, di integrare il bilancio. Nella nostra città, una quindicina di anni fa, la superficie occupata da orti era di circa 36 ettari ed interessava particolarmente i quartieri più popolari: Sestri, Rivarolo, Bolzaneto, San Pier d'Arena, Oregina, Staglieno, Marassi, Quezzi, San Fruttuoso. Mancano dati più recenti, ma allo sguardo non sfuggono alcune caratteristiche assolutamente negative: i rifugi per gli attrezzi, le recinzioni sono costruiti con materiale dì recupero eterogeneo e di infima qualità, vecchi infissi, lamiere, tavolacci, carcasse d'auto, brandelli di plastica, così che nel paesaggio urbano l'orto, invece di proporsi come alternativa verde al cemento, appare come un'estesa discarica incontrollata. Ne' e' da sottovalutare il rischio igienico, per l'uso senza controllo di acque e di liquami fertilizzanti.

In alcuni punti della città l'impatto visivo e' particolarmente pesante, ad esempio lungo la scarpata tra il casello autostradale Genova Ovest e Mura degli Angeli, pessima presentazione della città per chi arriva.

Italia Nostra nel 1982 ha dedicato agli orti urbani una ricerca, a tutt'oggi unica (editore Franco Angeli); una scheda riguardava anche Genova. Il fenomeno e' stato studiato negli aspetti geografico-urbanistici, psico-sociali, agro-produttivi, paesaggistico, normativo. Recentemente (Secolo XIX 13.III.1997) Italia Nostra ha riproposto il problema per Genova, chiedendo un'essenziale regolamentazione: definizione di Orto urbano, criteri di assegnazione e titolo d'uso del territorio, obblighi fondamentali per la buona manutenzione, norme per allacciamenti idrici e fognari, costruzione dei depositi e delle recinzioni. Alla base dell'intervento c'è la convinzione di Italia Nostra che l'orto urbano, considerato servizio pubblico non diversamente da strutture sportive a ricreative, possa essere riscattato da un abusivismo che degrada ad un tempo vita civile e paesaggio e possa diventare una risorsa sociale ed economica.

 

Punti panoramici

"Genova e', per sua natura, una città di belvederi" (E. Poleggi); uno sviluppo razionale e civile deve pertanto scoprire e valorizzare, non già cancellare e negare, le potenziali qualità dell'ambiente.

E' ciò che per secoli e secoli e' stato fatto, fino a tempi recenti, stabilendo divieti di costruzione, altezza di edifici, conservando cannocchiali visivi.

Non c'è dubbio che all'origine dì queste regolamentazioni si trovano esigenze di sicurezza militare, ma la rapida riconversione di questi osservatori in punti panoramici dimostra la consapevolezza della specificità urbana e la volontà di coglierne (e farne cogliere) la più caratteristica identità. Una conferma di questa determinazione si ha nei criteri che hanno guidato nell'apertura di circonvallazione a monte: nessun edificio nel lato a valle, controllo delle altezze e dei tipi di edifici. I più significativi punti panoramici sono facilmente rilevabili dalle stazioni dei pittori, degli incisori, dei vedutisti che hanno raffigurato la città.

 

Italia Nostra in uno studio documentato fotograficamente ha indicato tre "cerchie" lungo le quali si aprono a diverse quote i punti panoramici.

La cerchia bassa comprende la Lanterna, la terrazza della Porta del Molo, circonvallazione a mare, il battello per la veduta dal mare, e volgendo in beneficio un danno il percorso della strada sopraelevata.

La cerchia media comprende San Francesco da Paola, il Castello d'Albertis, Oregina, San Barnaba, la Madonnetta, Spianata Castelletto, Villetta Di Negro, Mura dello Zerbino, Mura di Santa Chiara.La cerchia alta comprende tutti i crinali dei forti, e, più esterni, Coronata, il Monte Figogna, Scarpino, Apparizione, il Monte Moro, il Monte Fasce.

In numerosi interventi Italia Nostra ha chiesto la rimozione di cartelloni pubblicitari (spesso abusivi), di segnaletica incongrua, di cassonetti antiestetici presso i punti panoramici. In particolare e' intervenuta in difesa di Spianata Castelletto da un progetto di autosilos e della Rotonda di via Corsica da un progetto di stazione di servizio carburanti. Entrambi i luoghi sono vincolati ex legge 1497.

 

I materiali tradizionali dell'edilizia storica

La conservazione dei centri storici della nostra provincia in cui spicca la città vecchia di Genova, richiede attenzione non solo alle forme degli edifici ma anche ai materiali e ai particolari costruttivi. Un edificio storico perde molto del suo significato documentario se, ad esempio, gli intonaci di facciata decorati a calce vengono sostituiti da tinte monocrome sintetiche, oppure se gli originali serramenti in legno sono rimpiazzati da serramenti in alluminio o plastica di diversa tipologia. Si ha una perdita di godibilità estetica e di attrattiva turistica: come sarebbe Camogli senza le facciate dipinte, le creuze genovesi senza le mattonate e i ciottoli? La necessita' dell'utilizzo di materiali e tecnologie tradizionali e' sempre più confortata da dimostrazioni scientifiche: l'intonaco di cemento su una muratura in pietra provoca umidità e ha una durata inferiore ad un intonaco di grassello di calce; una pavimentazione in pietre posate a secco, senza cemento, garantisce un buon drenaggio, contribuendo a ridurre fenomeni alluvionali.

 Italia Nostra ha sempre richiamato la necessita' dell'utilizzo di materiali, tecnologie, tipologie tradizionali negli interventi sugli edifici facenti parte di centri e nuclei storici, dialogando in maniera costruttiva con le amministrazioni (primi fra tutti con Comuni e Soprintendenza), perche' questo obiettivo sia raggiunto).In particolare, a partire dalle Osservazioni al Piano di Porta Soprana (1990) fino alle Osservazioni al P.R.S. del 1997, ha sostenuto che occorre redigere per il centro antico un Manuale del recupero, che possa servire di guida per chi deve eseguire interventi sugli edifici storici e che diffonda quella cultura del recupera, oggi assente nella maggior parte degli operatori, pubblici a privati che siano. Italia Nostra chiede anche l'emanazione di un regolamento che specifichi con dettaglio e flessibilità i materiali e le tipologie ammessi; l'applicazione potrebbe essere affidata ad un ufficio apposito che funzioni anche da consulente per i cittadini.

Infine ritiene necessaria una capillare campagna di formazione degli operatori (manodopera, progettisti, imprese, amministratori di condominio), per la quale offre la sua collaborazione.

 

Educazione ambientale e formazione dell'opinione_pubblica

Per chiunque condivida l'avvia convinzione che sia meglio insegnare a pescare piuttosto che distribuire pesci, l'informazione corretta, l' aggiornamento delle conoscenze, l'educazione ambientale sono il rimedio preventivo per I numerosi, vari problemi dai quali l'ambiente e' assediato e insidiato.

In effetti l'educazione ambientale e' diventata negli ultimi anni il fiore all'occhiello della progettazione didattica, degli assessorati alle istituzioni scolastiche, della programmazione editoriale e dì una certa pubblicistica diffusa. Anche quando il fenomeno non e' soltanto una moda, e' frequente avvertire carenze informative o difficoltà divulgative. Se gli operatori scolastici trovano impedimenti nelle rigide linee dei programmi tradizionali, il cittadino prova un senso di impotenza di fronte a problemi ambientali; ma ancor prima sembra mancare degli strumenti stessi per capire e valutare questioni e fatti.

Italia Nostra per le sue stesse finalità istitutive svolge un costante compito di informazione (comunicati, conferenze stampa, incontri e dibattiti) e di formazione (corsi e pubblicazioni). In particolare si rivolge agli operatori scolastici, ai quali offre consulenza e appoggio nella progettazione e nell'esecuzione di piani di lavoro, per i quali organizza annualmente corsi di di aggiornamento.

Si possono ricordare alcuni temi trattati: luoghi pubblici di una città senza piazze; La villa genovese; Genova museo diffuso; Il Contro storico; Per la storia dell'abitare: Palazzo Spinola; Per la storia dell'abitare: Palazzo Durazzo-Reale; Verde storico e verde urbano; Le Mura e le fortificazioni; Complessi monastici e sviluppo urbano.

L'attivita' informativa e normativa si svolge anche con varie pubblicazioni: dal prestigioso Catalogo delle ville genovesi alla collana Itinerari di Italia Nostra (28 titoli), alla guide dedicate al turismo scolastico Una giornata nella città , o al turismo curioso "Andar per carruggi" fino all'originale 595 cose da scoprire a Genova e nella sua Provincia".

Altre pubblicazioni hanno un intento di denuncia, come la Mappa del degrado, oppure sono atti di convegni (Beni culturali della Chiesa).

Un importante settore e' quello degli audiovisivi, semplici sequenze di diapositive, accompagnate da un commento scritto, utili strumenti di lavoro e di dibattito per insegnanti.

 

Infrastrutture per la mobilità e parcheggi

Per la risoluzione dei problemi inerenti la mobilita' cittadina il Comune di Genova ha seguito la strada intrapresa dalle passate amministrazioni, con i P.R.G. anni Sessanta e Settanta, quando interventi massicci e diffusi sulle infrastrutture viarie erano presentati come unica via per il superamento dei problemi della mobilita'. Il nuovo P.R.G.(1997) prevede circa 70 km. dì nuova viabilità, con una soluzione dì "accerchiamento" della città, attraverso la viabilità a mare, lungo la costa dì Ponente, e rimarcando a monte la necessita' di una tangenziale, in aggiunta all'autostrada, per l'attraversamento cittadino.

Italia Nostra ha ripetutamente chiesto un riequilibrio fra le varie funzioni della mobilita', ritenendo prioritario un Piano _generale della mobilità in quanto il flusso di auto che quotidianamente si riversano nelle strade urbane e' eccessivo. E' dunque necessario evitare il più possibile che circoli nelle strade cittadine un numero alto di veicoli, ma nel P.R. non sì identificano aree ove collocare parcheggi di interscambi, e si creano parcheggi a corona dell'Acquario, richiamando il traffico verso il centro. Creare parcheggi indiscriminatamente (9000 i previsti posti macchina) o affidarsi agli sciagurati "parcheggi fai da te" denota scarsa attenzione ad una politica corretta della mobilita'

Italia Nostra chiede che vengano studiate soluzioni per regolamentare i flussi di auto e che il PUT diventi strumento attrattivo di un Piano generale della mobilita"; -si instauri una politica di agevolazioni per i nuclei familiari che diminuiscano il parco macchine (abbonamenti ATM, ad esempio); -si agevolino gli esercizi commerciali che favoriscano i clienti e i dipendenti che utilizzino mezzi pubblici; -si proceda all' eliminazione delle auto abbandonate sulle strade; -si promuova ed agevoli il noleggio auto; -si agevolino le consegne a domicilio; -si organizzi capillarmente il servizio scuolabus.

In riferimento ad alcuni esempi dì nuova viabilità Italia Nostra si e' espressa negativamente sulla Viabilità a mare nel Ponente e proseguimento a Levante, che si configura come autostrada urbana ad alto impatto ambientale, nuova barriera tra la città e il mare; ha rilevato aspetti devastanti del progetto di nuova viabilità sullo Sturla e di proseguimento della Strada in sponda sinistra del Bisagno, deplorando che nel tratto realizzato non si sia predisposta una pista ciclabile.

Ha inoltre rilevato lo scempio ambientale provocato dalla Svincolo dì Voltri, nella piana del Barone Podestà (coltivazione pregiata del basilico), e dal Sottopasso di Staglieno, che può costituire un ostacolo alla realizzazione della tranvia.

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