La punteggiatura

 

Il punto (anticamente punto fermo, maggiore, stabile, finale o periodo) si usa per indicare una pausa forte che segnali un cambio di argomento o l’aggiunta di informazioni di altro tipo sullo stesso argomento. Si mette in fine di frase o periodo e, se indica uno stacco netto con la frase successiva, dopo il punto si va a capo. Il punto è impiegato anche alla fine delle abbreviazioni (ing., dott.) ed eventualmente al centro di parole contratte (f.lli, gent.mo), ricordando che in una frase che si concluda con una parola abbreviata non si ripete il punto (presero carte, giornali, lettere ecc. Non presero i libri).

«Non è raro, nello scrivere moderno, l’uso del punto fermo dove una volta si sarebbero messi i due punti o anche il punto e virgola. Su ciò non possono darsi regole fisse: il prudente arbitrio dello scrittore giudicherà in ogni caso quel che convenga meglio» (Malagoli 1905: 133).

La virgola (detta nel passato anche piccola verga) indica una pausa breve ed è il segno più versatile, «può infatti agire all’interno della proposizione, ma può anche travalicarne i confini e diventare elemento di organizzazione del periodo nella sua funzione di cesura fra le diverse proposizioni» (Biffi 2002).
-Si usa, o almeno si può usare, la virgola: negli elenchi di nomi o aggettivi, negli incisi (si può omettere, ma se si decide di usarla va sia prima sia dopo l’inciso); dopo un’apposizione o un vocativo e anche prima di quest’ultimo se non è in apertura di frase (Roma, la capitale d’Italia. Non correre, Marco, che cadi). Nel periodo si usa per segnalare frasi coordinate per asindeto (senza congiunzione, es: studiavo poco, non seguivo le lezioni, stavo sempre a spasso, insomma ero davvero svogliato), per separare dalla principale frasi coordinate introdotte da anzi, ma, però, tuttavia e diverse subordinate (relative esplicative, temporali, concessive, ipotetiche, non le completive e le interrogative indirette). Le frasi relative cambiano valore (e senso) a seconda che siano separate o meno con una virgola dalla reggente: gli uomini che credevano in lui lo seguirono cioè ‘lo seguirono solo quelli che credevano in lui’ è una relativa limitativa; gli uomini, che credevano in lui, lo seguirono, ovvero ‘lo seguirono tutti gli uomini perché credevano in lui’, è una relativa esplicativa.
- La virgola non si mette: tra soggetto e verbo (se altre parole si frappongono tra questi due elementi occorre prestare più attenzione); tra verbo e complemento oggetto; tra il verbo essere e l’aggettivo o il nome che lo accompagni nel predicato nominale; tra un nome e il suo aggettivo.

Il punto e virgola (punto acuto, punto coma) segnala una pausa intermedia tra il punto e la virgola e il suo uso spesso dipende da una scelta stilistica personale. Si adopera soprattutto fra proposizioni coordinate complesse e fra enumerazioni complesse e serve a indicare un’interruzione sul piano formale ma non sul piano dei contenuti («il capo gli si intorbidò di stanchezza, di sonno; e rimise la decisione all’indomani mattina», A. Fogazzaro, Piccolo mondo moderno).

I due punti (punto addoppiato, doppio, piccolo) avvertono che ciò che segue chiarisce, dimostra o illustra quanto è stato detto prima. si riconoscono quattro funzioni dei due punti che sembra utile riprendere: sintattico-argomentativa (si introduce la conseguenza logica o l’effetto di un fatto già illustrato); sintattico-descrittiva (si esplicitano i rapporti di un insieme); appositiva (si presenta una frase con valore di apposizione rispetto alla precedente); segmentatrice (si introduce un discorso diretto in combinazione con virgolette e trattini). I due punti introducono anche un discorso diretto (prima di virgolette o lineetta) o un elenco.

Il punto interrogativo (punto domandativo, «che con linea sopra capo... ma tortuosa, si segna» ), si usa alla fine delle interrogative dirette, segnala pausa lunga e l’andamento intonativo ascendente della frase.
Il punto esclamativo (affettuoso, patetico, degli affetti, ammirativo) è impiegato dopo le interiezioni e alla fine di frasi che esprimono stupore, meraviglia o sorpresa; segnala una pausa lunga e l’andamento discendente della frase.
-I punti esclamativo e interrogativo possono essere usati insieme, soprattutto in testi costruiti su un registro brillante, nei fumetti o nella pubblicità.

I puntini di sospensione si usano sempre nel numero di tre, per indicare la sospensione del discorso, quindi una pausa più lunga del punto. In filologia, i puntini, posti fra parentesi quadre, servono a segnalare l’omissione di lettere, parole o frasi di un testo riportato (Malagoli 1912 scriveva: «se indicano un’omissione di lettere in una parola, sono tanti i puntini quante le lettere che mancano»).

Il trattino può essere di due tipi: lungo si usa al posto delle virgolette dopo i due punti per introdurre un discorso diretto o, in alternativa a virgole e parentesi tonde, si può usare in un inciso; breve serve invece a segnalare un legame tra parole o parti di parole e compare infatti per segnalare che una parola si spezza per andare a capo, per una relazione tra due termini (il legame A-B), per unire una coppia di aggettivi (un trattato politico-commerciale), di sostantivi (la legge-truffa), di nomi propri (l’asse Roma-Berlino), con prefissi o prefissoidi, se sono composti occasionali (per cui il fronte anti-globalizzazione ma l’antifascismo) e infine in parole composte (moto-raduno, socio-linguistica) in cui tendono a prevalere, però, le grafie unite.

La sbarretta serve a indicare l’alternativa tra due possibilità (scelga il mare e/o la montagna) e nelle date è usata al posto del trattino.

L’asterisco si usa per un’omissione (nel numero di tre consecutivi: non voglio parlare di quel ***) o in linguistica per segnalare che la parola o la frase non è grammaticalmente corretta o è una forma ricostruita teoricamente ma non attestata.

Le virgolette possono essere alte (" "), basse o sergenti (« »), semplici o apici (‘ ’). Alte e basse si usano indifferentemente per circoscrivere un discorso diretto o per le citazioni. Possono anche essere usate per prendere le distanze dalle parole che si stanno usando (e nel parlato si dice infatti «tra virgolette»). Possono essere sostituite spesso con il corsivo, che si usa per parole straniere o dialettali usate in un testo italiano e in citazioni brevi. Le virgolette semplici si adoperano più raramente soprattutto per indicare il significato di una parola o di una frase. In generale, sulla stampa la scelta delle virgolette è fortemente determinata dalle singole regole editoriali.

Le parentesi tonde si usano per gli incisi, in concorrenza con virgole e trattino lungo. Le parentesi quadre servono, ma assai raramente, per segnalare un inciso dentro un altro inciso composto con tonde (quindi al contrario di quanto avviene in matematica le parentesi quadre sono dentro le tonde) oppure racchiudono tre puntini di sospensione per segnalare, come già detto, un’omissione.

Infine, una raccomandazione sull’incontro tra diversi segni di punteggiatura: eventuali punti esclamativi o interrogativi vanno posti prima del segno di chiusura di parentesi, virgolette o trattino lungo (Con te non parlerò mai più! -  urlò fuggendo per le scale), gli altri segni vanno posti dopo la parentesi chiusa: non vi parlerò a vuoto (se avrete la grazia di ascoltarmi), ma vi porterò prove tangibili della mia innocenza. Per le virgolette e il trattino la posizione degli altri segni interpuntivi è meno rigida e può dipendere ancora una volta da singole scelte editoriali. Sul valore di una punteggiatura ben scelta si può concludere citando G. Leopardi, che scriveva nel 1820 a Pietro Giordani: "Io per me, sapendo che la chiarezza è il primo debito dello scrittore, non ho mai lodata l’avarizia de’ segni, e vedo che spesse volte una sola virgola ben messa, dà luce a tutt’un periodo. Oltre che il tedio e la stanchezza del povero lettore che si sfiata a ogni pagina, quando anche non penasse a capire, nuoce ai più begli effetti di qualunque scrittura".

 

ESEMPI

 

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La virgola
La virgola non si deve mettere nei seguenti casi:

>> tra soggetto e predicato (anche se intendiamo fare una pausa espressiva dopo il soggetto)

 

Corretto
Sbagliato
Marco guida Marco, guida
La scuola che ho frequentato per due anni a New York e che oggi non esiste più era molto bella La scuola che ho frequentato per due anni a New York e che oggi non esiste più, era molto bella



>> tra predicato e complemento oggetto

 

Corretto
Sbagliato
Luca guida la macchina Luca guida, la macchina



>> tra il verbo essere e il suo aggettivo o nome

 

Corretto
Sbagliato
Sei buono Sei, buono
Luca è buono Luca è, buono



>> tra un nome e il suo aggettivo o l'avverbio

 

Corretto
Sbagliato
Giovanni ha una casa molto bella Giovanni ha una casa, molto bella
Ha piovuto molto Ha piovuto, molto



>> prima di quasi tutti i complementi introdotti dalle varie preposizioni (di, a, da, in, con, su, per, tra, fra)

 

Corretto
Sbagliato
Mi sono divertito in vacanza Mi sono divertito, in vacanza
Mi sono sentito male per il caldo Mi sono sentito male, per il caldo
Dovrebbero tornare tutti a casa Dovrebbero tornare tutti, a casa
Sono stato molto bene con te Sono stato molto bene, con te



Le virgole negli incisi
Se in un discorso mettete un inciso, le virgole sono facoltative; ma se ne mettete una, dovete mettere anche l'altra.

 

Corretto
Sbagliato
E' stata una giornata, anche se fredda, molto bella E' stata una giornata, anche se fredda molto bella
E' stata una giornata anche se fredda molto bella E' stata una giornata anche se fredda, molto bella



I due punti
I due punti sono un ottimo strumento di lavoro. Vengono solitamente impiegati per introdurre elenchi. La loro forza sta invece nell’introdurre una deduzione, una conclusione logica.

Esempio di elenco: "Esistono molti tipi di pasta: maccheroni, spaghetti, gramigna." Errore: "I tipi di pasta più diffusi sono: maccheroni, spaghetti, gramigna" (i due punti non possono interrompere una frase).

Esempio di deduzione: “L'esattezza si applica a tutte le fasi della scrittura per il web: nella progettazione del sito, un luogo in cui il lettore deve poter muoversi a suo agio, vivere esperienze, trovare quello che cerca, senza mai perdersi; nella precisione delle informazioni, nell'aderenza del linguaggio ai contenuti, nell'accuratezza della ricerca, nell'affidabilità delle fonti, nella coerenza tra il titolo di un link e la sua destinazione” (L. Carrada)

I due punti non si devono mettere:

>> quando verbi come dire, chiedere, domandare non reggono un discorso diretto ma un nome o una frase.

 

Corretto
Sbagliato
Ti ho chiesto come ti senti Ti ho chiesto: come ti senti
Mi ha detto che era stanco Mi ha detto: che era stanco
Dice che vuole andarsene Dice: che vuole andarsene



>> quando un elenco di complementi dipende direttamente dal verbo, perché i due punti non possono interrompere una frase)

 

Corretto
Sbagliato
Alla festa c'erano Luca, Maria, Isabella, Giorgio, gli zii e i nonni Alla festa c'erano: Luca, Maria, Isabella, Giorgio, gli zii e i nonni


Il punto e virgola
Il punto e virgola è uno strumento insostituibile: consente un certo distacco, ma richiama ancora la logica precedente, indicandone una variazione. Può servire per paragrafare (dentro al periodo) dei gruppetti di frasi collegati a loro volta da virgole.

Esempio: Da Beccaria (gli “a capo” – aggiunti - mostrano l’efficacia di questa “paragrafazione interna”):
“... quali furono gli effetti di quella che chiamiamo a torto antica semplicità e buona fede:
l’umanità gemente sotto l’implacabile superstizione;
l’avarizia, l’ambizione di pochi tinger di sangue umano gli scrigni dell’oro e i troni dei re;
gli occulti tradimenti, le pubbliche stragi;
ogni nobile, tiranno della plebe;
i ministri della verità evangelica, lordando di sangue le mani che ogni giorno toccavano il Dio di mansuetudine,
non sono l’opera di questo secolo illuminato [il Settecento], che alcuni chiamano corrotto” (Ibid.)


Le lineette
Servono per fare un inciso più profondo di quello che si può mettere fra virgole, meno profondo di quello fra parentesi. (Se l’inciso è alla fine di frase, si mette solo l’apertura, la chiusura no).

Esempio: "Gli apprendenti fanno tipicamente ricorso a segnali non verbali, come l'intonazione, i gesti, l'espressione del volto, per segnalare il loro atteggiamento - se di asserzione, di dubbio, di desiderio - verso gli enunciati che producono."

Le virgolette
Di norma le virgolette ("E’ opportuno ribadire che...") si mettono per un discorso diretto, una citazione. Ma sono ammesse, per la stessa funzione, anche le lineette ( - E’ opportuno ribadire che... -).
Si tratta spesso di stili redazionali diversi. L’importante è mantenere una distinzione coerente.

Le virgolette alte possono essere doppie (" "), o singole (' '). Non servono per scusarsi di avere usato una parola impropria (che non è da mettere – inutile scusarsi poi), ma per segnalare un uso metaforico, ironico di un termine.

Es. L’indice Dow Jones è relativamente migliorato; oggi ha perso "solamente" 16 punti.

In ogni caso è consigliabile farne un uso molto limitato.

I puntini
Spesso i puntini sono usati in modo improprio o in eccesso.

I puntini si possono usare per esprimere imbarazzo, minaccia, emozione, battute di spirito o giochi di parole.
Es. "Non so cosa dire...", "Mi sono sentito così male...", "Le ultime parole famose...".

I puntini si usano anche, quando si riporta un discorso altrui, per indicare alcune parole che sono state saltate. In questo cas, vanno messi fra parentesi quadre.

Es. "Mentr'egli guardava la donna che stava ripetendo quel suo gesto caratteristico di sollevare le grosse braccia verso la fune della biancheria [...] gli venne fatto di pensare, per la prima volta, che era bella." ("1984", George Orwell)

Quel [...] avverte che, in quel punto, nel romanzo di Orwell ci sono altre parole non riportate.

N.B. I puntini devono essere sempre tre e mai più di tre.

La composizione della punteggiatura

Dopo un segno di punteggiatura occorre inserire uno spazio, non prima.

 

Corretto
Sbagliato
cani, pecore... cani ,pecore...
Ho avuto modo di esporre il mio pensiero: penso che la mozione debba essere ritirata. Ho avuto modo di esporre il mio pensiero : penso che la mozione debba essere ritirata



Le lineette devono essere distanziate sia prima che dopo l’inciso

 

Corretto
Sbagliato
il loro atteggiamento - se di asserzione, di dubbio, di desiderio - verso gli enunciati che producono. il loro atteggiamento- se di asserzione, di dubbio, di desiderio -verso gli enunciati che producono.



Le parentesi devono essere distanziate prima e dopo da ciò che le precede e segue, mentre vanno attaccate al loro contenuto

 

Corretto
Sbagliato
Un problema negli impianti di irrigazione (a goccia o a pioggia) può essere causato dall’eccessiva durezza dell’acqua. Un problema negli impianti di irrigazione ( a goccia o a pioggia ) può essere causato dall’eccessiva durezza dell’acqua.

 

 

Guida agli errori più frequenti

 

 pallinoAccenti e apostrofi

Osservate la frase seguente: "c'è ancora cera o non ce n'è più?". Accenti e apostrofi sono al posto giusto? Siete sicuri? Bene: in effetti, la frase è scritta correttamente.
"E l'apostrofo dove lo metto?" ci si chiede spesso quando ci si trova di fronte a frasi con c'è e ce n'è. Ecco un trucco per dissolvere ogni dubbio: al posto di "è" provate a mettere "era": se la frase ha senso (non si riferisce più al presente, ma al passato, ma ha senso compiuto) allora si tratta di è verbo ed è preceduta dall'apostrofo.

Ricordate, si scrivono senza apostrofo: qual è, nessun uomo (ma: nessun'altra).

Alcuni monosillabi possono avere l'apostrofo, da non confondersi con l'accento:

Ma ecco ancora un'eccezione: il troncamento di frate davanti a nomi propri (fra' Cristoforo) si può scrivere anche con l'accento (frà Cristoforo).

Ma sui monosillabi l'accento va o non va? La risposta è: dipende.
La regola generale è che se la parola ha un solo significato (per esempio: qui, qua, va) l'accento non va mai. Se la parola può avere due significati, l'accento serve a distinguerli.
E allora:
- Luisa (verbo) da (preposizione) mangiare ai gatti.
- Il (sostantivo) di (preposizione) festa.
- Abito lì/là (avverbio di luogo) e la/li (pronome personale) vedo ogni mattina.
- Giornali? Non ne (pronome partitivo = 'di essi') compro più, (congiunzione negativa) li leggo.
- A certe proposte si (pronome) dice sempre di (avverbio).
- Marco dice che (congiunzione) verrà a prendere i libri che (pronome relativo) ti ha prestato, ché (congiunzione casuale, = perché) gli servono per l'esame. [La frase è solo un esempio. Sconsiglio vivamente di usare tante volte il che, pur nei suoi molteplici significati, all'interno di una stessa frase.]
- Se (congiunzione ipotetica) lui fosse in (pronome personale).
Eccezione: in compagnia di 'stesso/a/e/i' o 'medesimo/a/e/i' l'accento, generalmente, si omette. Quindi = Pensano solo a se stessi.

Non hanno mai l'accento: su, qui, qua, va, do, fa, sta, blu, pro.

Come potete vedere, do e fa, intesi sia come verbi, sia come note musicali, non hanno mai l'accento.

Riporto qui un utile messaggio apparso nel forum dell'Accademia della Crusca, firmato Marco1971:

Apocope e elisione
L'apocope (dal greco apokopé, composto di apó 'da' e kopé 'taglio' - da kóptein 'tagliare', di origine indeuropea) è il troncamento in fine di parola, che può interessare sia una sola vocale, sia un'intera sillaba; l'elisione (derivato dal latino elidere 'spingere fuori') è la soppressione di vocale finale di parola davanti a vocale iniziale. La distinzione è importante soprattutto per quanto riguarda l'uso dell'apostrofo. Trascrivo da Come parlare e scrivere meglio, diretto da Aldo Gabrielli: "Come distinguere il troncamento [=apocope] dall'elisione? Chiunque si accorge che una parola 'troncata' si può pronunciare da sola conservando il suo significato; io posso dire: 'signor, cavalier, nobil, castel, fiorir, fuggir, buon, cantiam, insiem'; mentre non posso dire: 'l', dell', sant', senz'', eccetera. [...] Si prende la parola della quale non siamo ben sicuri che sia uscita raccorciata in seguito a troncamento oppure a elisione (p. es.: 'fior', nell'espressione 'fior alpestre') e la si colloca così accorciata davanti a una parola che comincia con consonante ('fior campestre'): se la parola può restare anche in questa nuova collocazione, vuol dire che si tratta di troncamento. Dunque 'fior' non vuole l'apostrofo. Prendiamo adesso l'espressione 'buon'anima'; facciamo la medesima operazione, mettiamo 'donna' al posto di 'anima' e domandiamoci: si può dire 'buon'donna'? Evidentemente no, risponderemo. Dunque, buon' è elisione, non troncamento, e in tal caso ci vuole sempre l'apostrofo."
Per questa ragione è preferibile la forma "qual è" senza apostrofo, perché si può dire "qual giorno", ecc.

1.2 Prefissi e composti

Normalmente il prefisso viene unito al nome cui si riferisce, senza trattino (ma non è errato usarlo). Fa eccezione il prefisso ex che resta parola a sé (e va scritto sempre senza trattino).
es.: vicepresidente, neoclassico, ipoglicemico, neo-liberismo;
ex moglie, ex deputato.
 


 

pallino2. Morfologiche

 


 

pallino2.1 I plurali: casi particolari

I sostantivi in -cia e -gia perdono la i al plurale se la sillaba è preceduta consonante; mantengono la i se la sillaba è preceduta da vocale o se sulla i cade l'accento tonico; fa eccezione il termine provincia che ammette entrambe le forme (ma secondo le grammatiche più moderne è preferibile la forma senza i).
es.: facce, spiagge, lance, mialgie, ciliegie, camicie.

Plurale di parole straniere
Le parole straniere ormai assimilate alla nostra lingua restano invariate al plurale:
es.: i film, i dossier, due week-end, gli hamburger.
È norma editoriale, per parole straniere non considerate di uso comune, usare il corsivo: in questo caso devono essere declinate al plurale secondo le regole della lingua straniera.

 


 

pallino3. Grammaticali

 


 

pallino3.1 Pleonasmi

Personalmente sconsiglio fortemente dire (e scrivere) "ma però", "a me mi" (perché sono ripetizioni, tecnicamente si chiamano "pleonasmi").
Attenzione anche all'uso del ne partitivo: in alcune frasi è di troppo. Esempi di errori: "di questa tecnica ne fioriscono corsi"; "l'analisi ne può tenerne conto".
 


 

pallino3.2 Articoli e nomi propri

È fortemente sconsigliato perché dà, inevitabilmente un tono un po' paesano, anche l'articolo davanti a nome proprio di persona, sia maschile sia femminile (es.: il Mario, la Giovanna); ciò vale soprattutto in testi di tipo saggistico o informativo; all'interno di un testo letterario, se usato per esempio in un dialogo, può servire a connotare un personaggio, esattamente come l'uso di regionalismi e forme dialettali.
Arcaico (e da evitare) anche l'uso dell'articolo davanti al cognome di personaggio maschile ("come scrive il Manzoni"), ugualmente brutto ma di uso comune, invece, l'articolo davanti a cognome di personaggio femminile ("Le riforme della Moratti").

 

pallino4. Sintattiche

 


 

pallino4.1 Verbi retti da preposizioni

In alcune regioni si ha la tendenza a usare in maniera eccessiva (ed errata) la preposizione di davanti ai verbi. In caso di dubbio, consultare il vocabolario e guardare gli esempi. Qui di seguito alcuni degli errori più ricorrenti:
forma errata forma corretta
non mi piace di fare i compiti non mi piace fare i compiti
spetterà a lui di andare a vedere spetterà a lui andare a vedere
toccherà a me di fare la spesa toccherà a me fare la spesa
voglio provare di scrivere una poesia voglio provare a scrivere una poesia

Nel caso della locuzione "vale la pena" dipende dalla frase che regge. Esempio: è un libro che non vale la pena di leggere (il soggetto della frase è il libro); vale la pena raccontare (il soggetto della frase è raccontare).

 


 

pallino4.2 Anacoluto

Il termine indica l'improvviso cambio di soggetto all'interno di una frase; anche se a volte è usato dagli scrittori per ottenere particolari effetti stilistici, meglio rispettare la sintassi.
Esempio di anacoluto: Io, me lo dicono tutti che sono sempre in ritardo!
Esempio celebre di anacoluto (ma si può perdonare solo a Manzoni!):
"Quelli che muoiono, bisogna pregare per loro".
 


 

pallino4.3 I tempi dei verbi

Altro errore molto comune è il continuo passaggio da presente storico al passato, quando si racconta qualcosa. Sarebbe meglio fare una scelta stilistica iniziale: uso il presente storico per dare immediatezza e vividezza al racconto; oppure uso il passato per dare l'idea del fatto compiuto, lontano nel tempo. Proprio per questo le favole iniziano col classico "c'era una volta" e sono raccontate al passato.

 

pallino5. Linguistiche

Scrivere con proprietà di linguaggio dà ai vostri testi una marcia in più. Ma cosa vuol dire proprietà di linguaggio? Vuol dire usare i vocaboli giusti, quelli più adeguati a esprimere un concetto.

Per esempio: il verbo rompere si può usare per molti casi: si può rompere un vetro, un uovo, un osso, un contratto; ma si infrange un vetro, si sguscia un uovo, si frattura un osso, si scinde un contratto.

Ci sono poi dei termini che vengono spesso usati a sproposito. Per esempio, fagocitare significa inglobare; la locuzione "piuttosto che" viene stranamente (ed erroneamente) usata per elencare alternative (al posto di oppure), mentre invece serve a esprimere preferenze (es.: "piuttosto che rivelare i nomi dei complici, si lasciò impiccare").

t


 

pallino5.1 Curate lo stile

Evitate i luoghi comuni, le frasi fatte, le similitudini abusate (es. "nero come il carbone").

Evitate le ripetizioni di una stessa parola o di vocaboli simili all'interno di una frase (es. "il comandante comandò"; "la produzione poetica del noto poeta toscano"; "una villa sul mare e una villa in campagna"); cercate, quando possibile, di usare dei sinonimi.

 


 

pallino6. Tipografiche

Qualsiasi documento che non sia manoscritto, quindi anche se composto con un qualsiasi word processor, o anche con una vecchia macchina da scrivere, dovrebbe seguire le più elementari regole tipografiche.

Per esempio, per quanto riguarda gli spazi, seguite il seguente schema:

  • tra parola e parola 1 sola battuta
  • tra parola e punteggiatura (virgola, punto, ecc.) niente spazio
  • dopo la punteggiatura (virgola, punto, ecc.) 1 sola battuta
  • dopo virgolette e parentesi di apertura niente spazio
  • prima di virgolette e parentesi di chiusura niente spazio
  • tra apostrofo e parola niente spazio.

Generalmente, il corsivo viene usato per:

  • enfatizzare, porre in risalto una parola nel contesto (usare con moderazione, altrimenti perde appunto valore enfatico):
    es. La considerava non come unascienza, ma come la scienza
  • parole latine e vocaboli in lingua straniera non entrati nell'uso comune
  • titoli di opere (letterarie, cinematografiche, teatrali, pittoriche, ecc.)
    es. La coscienza di Zeno, Guernica, Il flauto magico
  • parole ed espressioni prese in quanto tali
    es.: Dal latino aqua derivano in italiano acqua, in lingua d'oc aigue e in spagnolo agua.

pallino7. E la punteggiatura?

La punteggiatura merita senz'altro un approfondimento. Sapevate che è stata pubblicata un'opera in due volumi sulla punteggiatura, a cura della Scuola Holden, per i tipi della BUR? Qui sarò molto più breve, non temete!

La punteggiatura dà al testo il ritmo, grazie ad essa il testo respira e chi legge non infila smarrito parole una dietro l'altra alla ricerca del senso: è la punteggiatura che guida il lettore alla decodifica del testo. Naturalmente, l'uso della punteggiatura denota lo stile di un autore. Ogni scrittore può avere un uso personale della punteggiatura, ma - se non siete scrittori di professione e non avete vinto il Nobel per la letteratura - vi consiglio di attenervi a queste regole basilari.

1. Mai separare soggetto da verbo o verbo da complemento oggetto. A volte il soggetto di una frase può essere molto lungo, perché costituito da un'altra frase: anche se pensate che ci stia bene una pausa, la virgola non va, perché crea una cesura sintattica.

2. I periodi troppo lunghi sono di difficile lettura: usate spesso il punto e virgola; isolate gli incisi: con due virgole se sono brevi, con due trattini o due parentesi se sono lunghi (ricordate sempre di "chiudere" con la stessa punteggiatura). Esempi di inciso:

  • "Mario, dopo aver vissuto vent'anni all'estero, non ricordava più il dialetto del suo paese";
  • "Di notte - che sia estate o inverno, che faccia freddo o caldo - dorme sempre con la finestra aperta";
  • "Un giorno (non mi ricordo se di mattina o di sera) cominciai a sentire uno strano ronzio".

Attenzione, non sono incisi le frasi relative che possono essere restrittive (es.: "la donna di cui ti ho parlato partirà domani"; ma "Francesco Rossi, di cui ti ho già parlato, prenderà servizio la prossima settimana").

3. Usate la virgola per separare elenchi di nomi ("c'erano donne, bambini, ragazzi e vecchi"), per separare frasi coordinate per asindeto ("non sento, non vedo, non parlo"), prima della congiunzione ma ("lo sapeva, ma non lo disse a nessuno"), per separare il vocativo ("Mamma, cosa fai là in piedi?").

4. Virgolette e lineette. Quando si riporta un discorso si possono usare le virgolette o le lineette, a vostro piacimento, seguendo le regole riportate negli esempi che seguono. Ricordate, però, di usare sempre lo stesso tipo di punteggiatura (operate la vostra scelta all'inizio e siate coerenti, uniformi) e di chiudere sempre ciò che aprite!

5. Il punto finale della frase va all'interno delle virgolette o delle parentesi se il periodo inizia all'interno delle virgolette o delle parentesi; va all'esterno se la frase tra parentesi o tra virgolette è racchiusa in (o introdotta da) una frase principale. Fanno eccezione il punto esclamativo e interrogativo, che chiudono sempre la frase interrogativa o esclamativa.

Esempi (per le virgolette, vedi nota a fianco):

  • Non faccio che ripeterlo (ma mi state a sentire?).
  • Non faccio che ripeterlo. (Ma mi state a sentire?)

6. Fate un uso limitato dei punti esclamativi e dei puntini di sospensione: un uso eccessivo di entrambi denota una scrittura immatura.
Troppi punti esclamativi danno alla narrazione un tono gridato, strillato, quasi in falsetto, o un tono da venditore di piatti al mercato.
Troppi puntini di sospensione indicano che non si ha chiarezza in quello che si vuol dire, resta tutto sempre vago, sospeso.

7. Uso delle parentesi. Normalmente si usano solo le parentesi tonde: le graffe sono riservate alla matematica, le quadre si usano solo in casi particolari:

  1. Per racchiudere le diciture N.d.T. (nota del traduttore), N.d.R. (nota del redattore) e simili. Ricordate che la nota del Redattore è apposta da persona diversa all'autore, o da chi parla (nel caso di un'intervista, o di un discorso riportato), quindi non ha senso usare N.d.R. in un testo che riporta unicamente i vostri pensieri, e non si usa mai in un testo narrativo (a meno che non siate i curatori di un'edizione critica di un testo arrativo...).
  2. Per inserire un'ulteriore parentesi all'interno di una parentesi tonda (cosa che è accettata nelle citazioni bibliografiche, in un testo discorsivo è meglio evitare!).

Per la punteggiatura vale quanto detto sopra. Ricordate sempre di chiudere la parentesi che aprite e di non chiudere una parentesi che non avete mai aperto: sono una coppia inseparabile. Per gli spazi, ricordate le regole esposte prima.

 

 

APPROFONDIMENTI

 

IL PUNTO (O PUNTO FERMO)

Il punto segna una pausa forte, chiude un periodo o una singola frase. L'utilizzazione del punto in questa situazione provoca che la parola successiva sia scritta con la maiuscola.
Dopo il punto si va a capo:
1. quando, dopo aver sviluppato un pensiero (in uno o più periodi) si cambia argomento
2. all'inizio delle battute di un dialogo, quando inizia a parlare un interlocutore.

Il punto si utilizza ancora:
nelle abbreviazioni: ecc. (=eccetera), pag. (=pagina), pagg. (=pagine), Gent.ma (= Gentilissima);
nelle sigle: D.O.C. (= Denominazione di Origine Controllata), F.A.O: (=Organizzazione per l'Alimentazione e l'Agricoltura), C.I.S.L. (Confederazione Italiana Sindacato Lavoratori);
in enumerazioni o cataloghi (a. primo caso, b. secondo caso c. terzo caso)

Di norma se una frase si conclude con un'abbreviazione non ha bisogno di un punto fermo di conclusione: parlo per tutti gli italiani, siciliani, lombardi, piemontesi ecc.
 
 

Per esigenze di stile il punto può caratterizzare una prosa spezzata e nervosa. In questo caso può perfino sostituire la virgola (Era una giornata buia. Faceva freddissimo. Per le strade non c'era un'anima)

La parola "punto" fa parte poi di parecchi modi di dire:


Veniamo al punto!
Punto e basta!
(Non) è questo il punto!
A che punto sei?
Facciamo il punto (della situazione)
Punto di riferimento
Punto morto
Fino a un certo punto
A questo punto...
Mettere a punto
Un punto di vista
Alle sette in punto!
Di punto in bianco
Non capisco un punto del tuo discorso

JEAN HONORE' FRAGONARD, Fanciulla che legge, 1776 circa, olio su tela (Washington, National Gallery of Art)

 
 

C'era una volta
Una povera virgola
Che per colpa di uno scolaro
Disattento
Capitò al posto di un punto
Dopo l'ultima parola
Del componimento.
La poverina, da sola,
doveva reggere il peso di cento paroloni,
alcuni perfino con l'accento.(…)

Gianni Rodari, Tragedia di una virgola, Filastrocche in cielo e in terra, Torino 1972

LA VIRGOLA

La virgola indica una breve pausa tra due parole o proposizioni ed è comunemente usata:

Per separare gli elementi di una enumerazione (sostantivi, aggettivi o verbi). Di solito l'ultimo elemento dell'elenco è preceduto dalla congiunzione e: "Ho mangiato pane, burro e marmellata".

Per isolare un vocativo: "Giulio, fa' il tuo dovere!" Perché, Marco, non rispondi?"

Per isolare apposizioni o incisi: " Io, a dir la verità, non ho capito". "Roma, capitale d'Italia, è nel Lazio.

Nelle date si usa dopo il nome del luogo: Milano, 19 giugno 2001
 

Si usa la virgola davanti alle congiunzioni avversative ma, tuttavia, però, anzi.
Si può trovare anche davanti ad altre congiunzioni ma non c'è mai:

Tra il soggetto e il predicato.
Tra il predicato e il complemento oggetto, o altro complemento retto dal predicato.
Dopo la congiunzione che ( a meno che non ci sia dopo la congiunzione un inciso).  

In qualche situazione la posizione della virgola può dare un significato diverso alla frase:

Ieri, dopo aver fatto i compiti con mio padre, sono andato dalla zia
(Ho fatto i compiti con mio padre e sono andato da solo dalla zia).

Ieri, dopo aver fatto i compiti, con mio padre sono andato dalla zia
(Ho fatto i compiti da solo e sono andato con mio padre dalla zia).

Anche con la parola "virgola" in italiano c'è qualche modo di dire:
 

Non cambierei una virgola di quello che ho fatto! È una persona che sta attenta anche alle virgole!
 
 

C'era una volta un punto
E c'era anche una virgola:
erano tanto amici,
si sposarono e furono felici. (…)

Gianni Rodari, La famiglia Punto-e-virgola, Filastrocche in cielo e in terra, Torino 1972

IL PUNTO E VIRGOLA

Il punto e virgola ha una funzione simile a quella del punto fermo, ma indica una pausa meno intensa; separa tra loro due o più elementi ben distinti di un periodo.
Dei segni di interpunzione è forse quello meno usato dagli italiani.
 
Si usa di solito per separare tra loro due o più proposizioni di uno stesso periodo, quando non si vuole interromperne l'unità con un punto fermo
  

Un uso particolarmente frequente del punto e virgola è quello che lo vede utilizzato nelle enumerazioni per isolare o raggruppare elementi omogenei all'interno di una lista più vasta. Per esempio:

Ho comprato pane, pasta, olio e sale; una camicia, una giacca e un pantalone; due quaderni, tre penne e un blocco

Un'altra occasione in cui è consigliabile usare il punto e virgola è quando due frasi sono collegate fra loro per il senso, ma hanno soggetti diversi (in questo caso è alternativo alla congiunzione "e")
 
Il libro è suddiviso in 15 capitoli; ogni capitolo è dedicato a un tema diverso

 
 
I DUE PUNTI

I due punti si usano in primo luogo per introdurre il discorso diretto (e sono in questo caso seguiti da virgolette o da lineetta):

L'uomo disse: "Questa è l'ultima volta che ti telefonerò"

I due punti servono anche a introdurre parole che spiegano un pensiero precedente:

Non sapevo che fare: ormai era tardi e il treno già era partito
 

 

 

Per questo sono molto utilizzati (anche in questo paragrafo) per introdurre i vari esempi.
Allo stesso modo i due punti introducono una enumerazione:

C'era una gran confusione in quella stanza: fogli, libri, vestiti e scarpe ovunque

ATTENZIONE: I due punti non si possono usare tra il predicato e il complemento oggetto , anche se questo fa parte di un elenco. Quindi non possono essere usati nella frase:

Marco ha comprato mele, pere, arance e banane  

   
   
IL PUNTO ESCLAMATIVO

 

Chiude di solito una frase esclamativa e serve a indicare:

Indignazione: Tu qui!
Stupore: Sei già arrivato!
Entusiasmo: Evviva, abbiamo vinto!
Un ordine: Silenzio!
Un'interiezione: Ahi! Che male!

Dopo il punto esclamativo, così come dopo il punto interrogativo, è richiesta di norma la lettera maiuscola, ma in molte situazioni la continuità della frase permette di fare qualche eccezione alla regola:

È inutile che dici scusa! scusa! se poi continui 
a fare di testa tua!

Evangelista, miniatura del Testravangelo-Coislin 195, secolo X (Paris, Bibliothèque Nationale)
 
 
IL PUNTO INTERROGATIVO (O PUNTO DI DOMANDA)

Chiude di solito una frase interrogativa diretta.  È l'unico segno di interpunzione veramente obbligatorio dato che il suo uso non dipende mai da scelte stilistiche ma da una vera esigenza comunicativa. La stessa frase con o senza punto interrogativo cambia completamente il senso:

Dove abiti? Di dove sei? Quanti anni hai?

Il punto interrogativo serve anche a segnalare l'incertezza su un dato o la sua totale assenza:

Nelle opere di François Villon (morto nel 1463?) sono presenti i temi della morte e del disfacimento fisico

Questo elemento di incertezza può essere usato anche con uno scopo ironico o provocatorio. In questo caso è una forma - tollerata anche nello scritto giornalistico - di utilizzo che ricorda da vicino le faccine che nella scrittura delle e-mail vanno sotto il nome di emoticone:

L'avvocato (?) Rossi ha detto la sua opinione

Frase questa in cui facilmente potrebbe essere usata una emoticona: l'avvocato Rossi :-P ha detto la sua opinione 

Dopo il punto interrogativo, così come dopo il punto esclamativo, è richiesta di norma la lettera maiuscola, ma in molte situazioni la continuità della frase permette di fare qualche eccezione alla regola:

Lo sai che io - perché me lo chiedi ancora? - la penso così!

 
 
IL PUNTO MISTO

E' formato da un punto esclamativo ed interrogativo insieme. Va usato con moderazione perché non è considerato un artificio stilistico di alto livello (così come non sono considerati di buon gusto letterario tre punti esclamativi!!!).
Il punto misto si usa per una interrogativa retorica che esprime nello stesso tempo sorpresa, meraviglia, incredulità: 

L'ha uccisa. Possibile!?

 
 
I PUNTINI DI SOSPENSIONE
 

Sono generalmente tre e indicano una sospensione del pensiero dovuta a dubbio, confusione, agitazione, gioia, ironia, ecc. 

Io... non so...: che potrei dire?

Si usano i puntini di sospensione anche quando si vuole lasciare la frase sospesa, incompleta per non esprimere un giudizio che riteniamo opportuno tacere, o siamo imbarazzati a manifestare.

Io penso che Andrea sia…; ma lasciamo stare!

In conseguenza di questa caratteristica i tre puntini servono a censurare nello scritto parole "irripetibili":

Sembra che il calciatore abbia ammesso di aver detto all'arbitro un grosso vaff...

Questo aspetto così "umano" dei puntini di sospensione che manifestano dubbi, incertezze, censure, ripensamenti, rende il loro uso particolarmente adatto a uno scritto che voglia in qualche modo riprodurre le incertezze di uno stile parlato-parlato. 

ANTON RAPHAEL MENGS, Allegoria della Storia e del Museo, seconda metà secolo XVIII, olio su tela (Bassano, Museo Civico)

Non a caso i puntini abbondano nei fumetti, negli scritti "giovanili" (lettere, diari, bigliettini, SMS ecc.) mentre siano assai più rari in uno scritto letterario.
 
 

C'era una volta
Una parentesi aperta
E uno scolaro
Si scordò di chiuderla.
Per colpa di quel somaro
La poveretta buscò un raffreddore,
e faceva uno starnuto al minuto.
Passato il malore
Fece scrivere da un pittore
Il seguente cartello:
"Chi mi apre, mi chiuda, per favore".

Gianni Rodari, Il caso di una parentesi, Filastrocche in cielo e in terra, Torino 1972

LE PARENTESI TONDE

Le parentesi tonde servono a chiudere parole o frasi non strettamente legate al resto del periodo, parole e frasi di carattere perciò incidentale che nel parlato vengono in genere pronunciate con tono diverso, più basso o più in fretta. Talvolta queste espressioni nel parlato hanno un'introduzione che vuole sottolineare la loro incidentalità, introduzioni come "sia detto tra parentesi" oppure "e dico anche tra parentesi":

Le preposizioni in italiano (e non solo in italiano) sono un argomento grammaticale complesso

Una parentesi aperta va sempre chiusa. Ma al contrario una parentesi chiusa non sempre deve essere stata aperta. La parentesi chiusa serve infatti a isolare i numeri o le lettere in una enumerazione:

a) primo caso b) secondo caso c) terzo caso

 
 
 

NOTA BENE: Alcuni segni, più che di intonazione, sono soltanto segni grafici e non hanno rilievo nella lettura, perché non indicano né pause né toni di voce diversa. E' il caso delle virgolette, della lineetta, del trattino, e dell'asterisco. Questi segni servono a rendere più evidente il valore di certe parole e di certe parti del discorso, a dare maggiore chiarezza allo scritto.

 
 
LE VIRGOLETTE

Le virgolette si usano per racchiudere discorsi diretti, citazioni, titoli, oppure servono a mettere in risalto una parola con un valore di equivalenza:

Kennedy ha detto: "Io sono berlinese!"
Nella favola "Cappuccetto Rosso" c'è una bambina che va dalla nonna
Questo fa parte della nostra concezione del mondo, la "Weltanschauung" dei tedeschi 

 
 
LA LINEETTA

Indica, in un dialogo, il distacco tra le varie battute:

—L'hai vista? — gli chiese.
—No, non la vedo dalla settimana scorsa — rispose.

Si usa per evidenziare un inciso:

L'ho detto — come vedi — per farla ragionare

Nella lingua del computer e di Internet il trattino basso o la lineetta bassa è quel segno spesso presente negli indirizzi e-mail per colmare un vuoto lasciato da uno spazio:

giovanni_rossi @ hotmail.com (leggi: giovanni, lineetta bassa, rossi, chiocciola, hotmail, punto, com)

 
 
IL TRATTINO
 
Il trattino si utilizza per collegare tra loro parole composte:

 
L'Emilia-Romagna, l'impero austro-ungarico, il maxi-processo

Si usa anche per la divisione in sillabe quando si va a capo.
Nella lingua del computer e di Internet il trattino basso o la lineetta bassa è quel segno spesso presente negli indirizzi e-mail per colmare un vuoto lasciato da uno spazio:

 

SIR LAWRENCE ALMA-TADEMA, Comparisons, 1892, (partic.) olio su tela (Cincinnati Art Museum)

giovanni_rossi @ hotmail.com (leggi: giovanni, trattino basso, rossi, chiocciola, hotmail, punto, com)  
 
 
L'ASTERISCO

Si può usare da solo o in gruppi di due o tre.
Da solo si può usare vicino a una parola per indicare una nota a piè di pagina.
In gruppi può stare al posto di un nome che non si sa o che non si vuol dire. Uso questo di antica tradizione letteraria giacché anche nei Promessi Sposi Alessandro Manzoni scrive:

Il Padre Cristoforo da *** era un uomo più vicino ai sessanta che ai cinquanta

La parola "asterisco" è poi oggi molto usata in riferimento al tasto del telefono che è in genere abbinato all'altro che si chiama "cancelletto" (#)  

 

 

 

           

TOTÒ E LA PIÙ FAMOSA LETTERA DEL CINEMA

 
Dal Film Totò, Peppino e la Malafemmena
 

 
 


 
Totò è stato probabilmente il più grande attore comico italiano.
Il brano che segue è tratto da un suo film degli anni Quaranta (Totò, Peppino e la Malafemmena).
Totò e Peppino sono due fratelli che vivono in campagna; hanno un nipote che è andato in città per studiare all'università. Ma in città questo nipote conosce una donna molto bella e frequentandola rischia di distrarsi dallo studio. Allora Totò e Peppino decidono di scrivere alla donna per convincerla a "sparire" dalla vita del nipote. Totò detta la lettera a suo fratello. E questo è il risultato:

(Ascolta il brano in Real Player)


TOTÒ - Giovanotto! Carta, calamaio e penna, su... avanti, scriviamo! Dunque... Hai scritto "dunque"?
PEPPINO - Eh, un momento no?
TOTÒ- E comincia su!
PEPPINO - Carta... calamaio... e penna... oh.. la carta...
TOTÒ - Signorina! ...Signorina!!
PEPPINO - E... dove sta?
TOTÒ - Chi è?
PEPPINO
- La signorina!
TOTÒ- Quale signorina?
PEPPINO - Hai detto: "Signorina!"
TOTÒ
- È entrata la signorina?
PEPPINO - E che ne so?
TOTÒ- Signorina!
PEPPINO - Avanti!
TOTÒ - Animale! "Signorina" è l'intestazione autografa! Della lettera! Oh! Signorina,...
(Peppino butta via il primo foglio di carta e comincia a scrivere su uno nuovo)
TOTÒ - E vabbè... non era buona quella signorina lì?
PEPPINO - Vabbè...
TOTÒ- Signorina, veniamo... veniamo.. noi... con questa mia a dirvi
PEPPINO - ...con questa mia a dirvi
TOTÒ- A dirvi... una parola! Addirvi!
PEPPINO - ... addirvi una parola...
TOTÒ - che
PEPPINO - che
TOTÒ- che
PEPPINO - che... 
TOTÒ- che è?
PEPPINO - Uno? Quanti?
TOTÒ - Che è?
PEPPINO - Uno che?
TOTÒ - Uno che?
PEPPINO - Che è? Che è?
TOTÒ - Scusate se sono poche
PEPPINO - Che è?
TOTÒ - Che è? ... Scusate se sono poche... Ma settecentomila lire, punto e virgola, noi ci fanno specie che quest'anno, una parola, questanno c'è stato una grande moria delle vacche, 
PEPPINO - ... una grande ...
TOTÒ - Come voi ben sapete. Punto!
PEPPINO - Punto.
TOTÒ - Due punti!
PEPPINO - ... due punti...
TOTÒ - Ma sì... fai vedere che abbondiamo... abbundandis in abbundandum. 
Questa moneta servono... questa moneta servono... questa moneta servono a che voi vi consolate... Aoh... scrivi presto!
PEPPINO - ...con insalate... 
TOTÒ - ... Che voi vi consolate...
PEPPINO - ... ah, avevo capito "con l'insalata"...
TOTÒ - E non mi far perdere il filo che ce l'ho tutta qui!...
PEPPINO - Eh, avevo capito coll'insalata!
TOTÒ - Dai dispiacere ... dai dispiacere che avreta... che avreta?... che avreta!! Eh già, è femmina... è femminile... che avreta perché... perché?
PEPPINO - Non so...
TOTÒ - Che non so?
PEPPINO - Perché che cosa?
TOTÒ - Perché che?
PEPPINO - Ahh!
TOTÒ - Dai dispiacere che avreta perché!!! È aggettivo qualificativo no? 
PEPPINO - Ah, io scrivo...
TOTÒ - Perché dovete lasciare nostro nipote che gli zii che siamo noi medesimo di persona... Ma che stai facendo una faticata? S'asciuga il sudore...!
PEPPINO - Ehh...
TOTÒ - Che siamo noi medesimo di persona... vi mandano questo, perché il giovanotto è studente che studia... che si deve prendere una Laura...
PEPPINO - ... Laura...
TOTÒ - Laura! ... che deve tenere la testa al solito posto, cioè sul collo.
PEPPINO - ... sul collo.
TOTÒ - Punto, punto e virgola. Punto e un punto e virgola!
PEPPINO - Troppa roba!
TOTÒ
- Ah, lascia fare! Che dicono che noi siamo provinciali... siamo tirati... 
PEPPINO - Ma è troppo...
TOTÒ - Salutandovi indistintamente... salutandovi indistintamente... sbrigati! Salutandovi indistintamente ... i fratelli Caponi. Che siamo noi. Questa ... apri una parente. Apri una parente e dici: "che siamo noi". I fratelli Caponi. Hai aperto la parente?
PEPPINO - Mm.
TOTÒ - Chiudila!
PEPPINO - Ecco fatto
TOTÒ - Vuoi aggiungere qualcosa?
PEPPINO - Un "senza nulla a pretendere" non c'è?
Totò e il regista Vittorio de Sica

 

 

 

 

 

 

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