Rubrica a cura di Mara Marantonio




MARIE NON RIMASE INCINTA��

Nel ricordo della gloriosa Jewish Brigade

In concomitanza con la celebrazione del 60� Anniversario della fondazione dello Stato di Israele il Museo Ebraico di Bologna, in collaborazione con la Cineteca comunale e l�Ambasciata di Israele, ha organizzato, nei giorni scorsi, un�interessante rassegna del cinema israeliano per conoscere attraverso di esso la complessa realt� di quel Paese.
Negli ultimi tempi il cinema israeliano � andato crescendo d�importanza: ogni anno vengono prodotti nel Paese circa una quindicina di film, che attraggono l�interesse del pubblico, non solo nazionale, e ottengono premi europei; due esempi tra gli altri: �Beaufort� di Joseph Cedar (tratto da �Tredici soldati� di Ron Leshem), Orso d�Argento al 57� Festival di Berlino, e �Meduse� di Etgar Keret e Shira Geffen, Premio �Camera d�Or" al Festival di Cannes 2007.
La rassegna bolognese (14/24 maggio 2008) ha scelto un serie di pellicole, alcune ancora inedite da noi, proiettate con sottotitoli in italiano, che colgono diverse tematiche, una in primo luogo: l�identit� personale e il rapporto con l� �altro�, inteso anzitutto come l� �arabo� o il �palestinese�, ma pure come il �lavoratore straniero�; o anche il parente stretto di una generazione diversa (madre o padre) con il quale si cerca il confronto.
- La Banda (Bikur Ha-Tizmoret; Titolo internazionale The Band�s Visit, Israele /Francia /USA, 2007) di Eran Kolirin
-D�sengagement (Hitnatkoot, Germania/Italia/Israele/Francia, 2007) di Amos Gitai
-Aviva, my Love (Aviva Ahuvati, Israele, 2006) di Shemi Zarhin
-My Father, my Lord (Hofshat Kaits, Israele, 2007) di David Volach
-Sweet Mud (Adama Meshuga�at, Israele/Germania/Giappone, 2006) di Dror Shaul
-What a wonderful Place (Eize Macom Nifla, Israele, 2005) di Eyal Halfon
-Meduse (Meduzot, Francia/Israele, 2007) di Etgar Keret e Shira Geffen
-Souvenirs (Souvenirs, Israele, 2006) di Shahar Cohen e Halil Efrat.
Mi soffermo sull�ultima opera, dal carattere insolito, intimo, ma, nello stesso tempo, collegato ad un�importante, quanto sconosciuta a troppi, vicenda della recente storia ebraica (e non solo). Il film rappresenta l�esordio, toccante e sarcastico, dei giovani Shahar Cohen e Halil Efrat.
Shahar Cohen � un giovane simpatico di circa trentacinque anni, pettinatura �rasta� e aria sbarazzina. Si � brillantemente laureato in cinema, ma, come purtroppo capita, � disoccupato. Suo padre, Sleiman, un ottantaduenne yemenita, gli propone di girare un film sulla gloriosa Brigata Ebraica, nella quale egli milit� durante la Seconda Guerra Mondiale. Sulle prime Sahar � titubante, ma cambia parere quando, in occasione di una rimpatriata tra reduci ai quali partecipa, scopre di avere, forse, un fratello o una sorella in Olanda, che non ha mai conosciuto, lasciati dal padre sul posto come una sorta di �souvenir� del tempo in cui questi era giovane militare.
I due partono alla ricerca: giungono in Italia e, a bordo di un�Autobianchi un po��scassata, iniziano l�avventura.
Fanno tappa a Fiuggi, dove si fermano in un albergo dove Sleiman rievoca persone e vicende diverse; poi giungono in Romagna, nei luoghi che videro la gloriosa �Jewish Brigade� battersi con coraggio, nel marzo/aprile 1945, dapprima contro la 4� Divisione di paracadutisti tedeschi, poi contro i cacciatori della 114 � (Divisione). Molto suggestive e commoventi sono le immagini in cui l�anziano padre ripensa alle drammatiche vicende vissute e piange sulle tombe dei compagni che riposano nel cimitero di Piangipane, vicino a Ravenna, oltre alle scene degli incontri con persone del luogo che, lungo le rive del fiume Senio, ricordano ancora molto bene gli�.Israeliani.
Il viaggio riprende a tappe forzate verso la meta principale, l�Olanda. Sottofondo musicale: la famosa marcetta del film �Il ponte sul fiume Kway�, in una libera interpretazione.
Nella variopinta Amsterdam Shahar, utilizzando i dati fornitigli da Sleiman -tra un sorrisetto e l�altro, tra una battutina e l�altra, con le malizie ed i sottintesi tipici delle persone anziane- prende contatti con la titolare di un�agenzia investigativa ed ecco, forse, c��..una sorella! Un�ancora graziosa signora sessantenne, anno pi� anno meno, capelli grigi a caschetto, occhiali, sorriso contagioso, racconta al giovane (che potrebbe essere suo figlio, pi� che suo fratello) che, s� certo, la propria madre aveva avuto una relazione con un militare della Brigata Ebraica, quell�esercito di prodi col� presente per accogliere i sopravvissuti alle deportazioni. Dall�amore tra i due era nata lei, Franche, il cui pi� grande desiderio era di conoscere finalmente suo padre, o almeno, di averne notizie indirette. Purtroppo si tratta di una falsa pista: non solo Sleiman non � il padre di Franche, ma, a quanto � dato capire, nemmeno ha mai incontrato il giovane amato dalla madre di lei (certo David).
Padre e figlio non si perdono d�animo; si guardano attorno e partecipano, in qualit� di unici rappresentanti della Jewish Brigade, come ironicamente rileva il giovane, ad un�importante manifestazione ufficiale organizzata dal governo olandese in memoria dei liberatori della Seconda Guerra Mondiale, con plotoni di attempati reduci provenienti da diversi Paesi, alcuni �intrepidi- in carrozzella, ma pi� che mai orgogliosi di �esserci�.
Finalmente si trova il bandolo della matassa: Marie!
Da informazioni diverse, fotografie confrontate e altro prende corpo la figura dell�amata di tanti anni prima: una delicata ragazza olandese, dal timido sorriso. L�incontro tra i due, dopo sessant�anni, � toccante ed emoziona sia il regista che il pubblico. E poco importa che la lieve, graziosissima Marie sia ora una olandesona che sovrasta di parecchio, quanto a statura e mole, il suo antico cavaliere! Ella � un tipo gioviale, che ride e scherza, mentre racconta di avere tre figli e un numero rispettabile di nipoti.
No, a seguito della nostra storia d�amore non rimasi incinta, afferma con sicurezza, ma questo non ci interessa,vero? Manteniamoci in contatto, tornate ancora a trovarmi, intesi?
La vicenda si chiude cos�, con un velo di malinconica nostalgia e tanta tenerezza.
Il film ti coinvolge perch� rappresenta un viaggio alla riscoperta di se stessi attraverso il rinsaldarsi del rapporto tra generazioni lontane -tra i due c��, a causa di diverse vicende della vita, una notevole differenza d�et�-: il padre anziano introverso e un po� scaltro, e il figlio giovane, espansivo e a volte ingenuo. A Shahar non interessa che suo padre non sia stato, per la verit�, n� un intrepido combattente -di quelli da assalto alla baionetta, per intenderci!- poich� il suo compito, pur importante, era solo quello di evacuare i feriti; n� un campione di pugilato, come egli riteneva da ragazzo, bens� un volonteroso dilettante. Poco importa: � suo padre, al quale ha regalato un�esperienza indimenticabile, dopo che questi gli aveva suggerito lo spunto per il suo primo, vero film.
Molto interessanti sono i documentari originali che narrano le gesta della Jewish Brigade: un tassello importante, quanto ancora poco conosciuto, nel mosaico della nostra Storia e Memoria.
Mara Marantonio Bernardini, 26 maggio 2008


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