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Rapporto Speciale

 

 

La Minaccia di Armi Nucleari di Bassa Potenza 

Penetranti il Terreno per le Popolazioni Civili:  

i “Bruciatori di Bunker” (“Bunker Busters”)  

e le loro Conseguenze Mediche

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          Victor W. Sidel, Medico; H. Jack Geiger, Medico ed Igienista;

               Herbert L. Abrams, Medico; Robert W. Nelson, Fisico; e John Loretz

 

               Edizione Italiana a cura di Michele Di Paolantonio, Medico ed Igienista,

                  Consigliere Internazionale dell’IPPNW

 

                IPPNW

                Internazionale Medici per la Prevenzione della Guerra Nucleare

                   Organizzazione Premio Nobel per la Pace 1985

 

IPPNW

Internazionale Medici per la Prevenzione della Guerra Nucleare

727 Massachusetts Avenue

Cambridge, MA 02139 USA

Telefono: 001 617-868-5050

Fax: 001 617-868-2560

E-mail: ippnwbos.org

Sito Web: www.ippnw.org

 

 

Gli autori sono grati ad Adam Hughes, Programmatore Analista, Physicians for Social Responsibility, per il suo contributo di dati correnti sulle armi nucleari degli Stati Uniti.

 

 

Rapporto disegnato, impaginato ed edito da Lynn Martin, Direttore delle Comunicazioni, IPPNW.

 

 

 

 

 

Notizie sull’IPPNW

 

L’Internazionale Medici per la Prevenzione della Guerra Nucleare (IPPNW) fu fondata nel 1980 in risposta alla crescente minaccia di guerra nucleare. L’IPPNW è una federazione internazionale e non di parte di organizzazioni mediche dedite alla ricerca, all’educazione ed alla divulgazione rilevanti per la prevenzione della guerra nucleare. A questo fine, l’IPPNW cerca di prevenire tutte le guerre, di promuovere la soluzione non violenta dei conflitti, e di minimizzare gli effetti della guerra e dei preparativi di guerra sulla salute, sullo sviluppo, e sull’ambiente.

 

Esistono gruppi affiliati all’IPPNW in 58 Paesi, di medici, operatori sanitari, studenti di medicina, e cittadini di tutto il mondo. Per i suoi sforzi per educare l’opinione pubblica ed i politici sulle conseguenze mediche del combattimento nucleare, l’IPPNW ricevette il Premio Nobel per la Pace 1985.

 

Marzo 2003

Copyright c 2003 International Physicians for the Prevention of Nuclear War

Sommario

 

I proponenti di una nuova generazione di armi nucleari di bassa potenza capaci di penetrare il terreno (EPW), come versioni modificate della B61-11 attualmente negli arsenali degli Stati Uniti, affermarono che tali armi potrebbero essere usate contro i rifugi sotterranei profondamente interrati e rinforzati, con un “minimo danno collaterale”. Anche un ordigno nucleare EPW di potenza molto bassa esploso in un ambiente urbano o vicino ad esso causerebbe, comunque, detriti, polveri ed altro materiale radioattivo che ricadrebbero sopra un’area di diversi chilometri quadrati. Una bomba EPW di potenza inferiore ad un decimo di quella delle bombe nucleari impiegate su Hiroshima e Nagasaki causerebbe dosi fatali di radiazioni su decine di migliaia di vittime. Agenti biologici e chimici custoditi nei rifugi colpiti potrebbero disperdersi nell’atmosfera senza essere stati distrutti da una bomba EPW, ferendo o uccidendo civili non protetti. Il numero di persone colpite da un attacco nucleare con EPW dipenderebbe dalla localizzazione dell’obiettivo, dalla densità di popolazione nei territori circostanti, dalla estensione della dispersione delle polveri, e dalla possibilità di fuga o di evacuazione. In aggiunta alle conseguenze mediche acute e a lungo termine, l’uso di armi nucleari colpirebbe gli stretti controlli contro l’ulteriore proliferazione o l’uso di armi nucleari e supererebbe un limite che è stato mantenuto fin dal 1945, quando gli Stati Uniti fecero esplodere le prime bombe nucleari su Hiroshima e Nagasaki..

 

 

Introduzione

 

L’imminenza di una guerra “preventiva” contro l’Iraq ha sollevato preoccupazioni circa le armi che potrebbero essere usate per distruggere centri di comando sotterranei e siti sotterranei di stoccaggio per armi chimiche e biologiche (1). Tali siti potrebbero essere interrotti profondamente e “rinforzati”, protetti da grandi quantità di cemento armato destinato a resistere agli effetti di bombardamenti aerei con armi convenzionali. Armi penetranti nel terreno – EPW o “bunker buster”, bruciatori di bunker – sono disegnate per colpire il terreno ad alta velocità e per penetrare nella terra prima di esplodere. La penetrazione nel terreno aumenta il danno fatto ad obiettivi sotterranei raddoppiando l’energia di esplosione nel terreno.

 

Gli Stati Uniti attualmente dispiegano sia EPW convenzionali che nucleari. I sistemi convenzionali più potenti ed efficaci (le GBU-28 e le GBU-37) sono disegnate per essere lanciate da un aereo, hanno circa 630 libbre di esplosivo ad alto potenziale, e durante i test si sono rivelati capaci di penetrare fino a 6 metri di cemento o 30 metri di terra. Le EPW costituite di esplosioni convenzionali sono capaci di distruggere strutture corazzate ad una profondità inferiore a 10 metri dalla superficie, ma sono verosimilmente inefficaci nella distruzione di siti interrati e rinforzati più profondamente.

 

Gli Stati Uniti hanno anche circa 50 EPW equipaggiate nuclearmente (le B61 modificate 11) che sono disegnate per essere lanciate da aerei. Gli esperimenti indicano che il disegno attuale penetra per 2-3 metri nel suolo ghiacciato. La potenza di queste testate è indicata compresa tra 0,3 Kilotoni e 340 kilotoni. La produzione di una nuova generazione di armi nucleari disegnata come EPW è stata proposta e viene studiata. Una legge del 1994 tuttora impedisce lo sviluppo di armi di potenza inferiore a 5 kilotoni (informalmente note come “mini-nuke”), ma la Camera dei Rappresentanti, durante questa sessione del Congresso, ha raccomandato che questa restrizione sia eliminata (2,3).

 

Nel gennaio 2002 il Dipartimento della Difesa ed il Dipartimento dell’Energia rilasciarono una nuova Rivisitazione della Dottrina Nucleare (NPR,Nuclear Posture Review). Queste periodiche rivisitazioni, richieste dal Congresso, descrivono le forze nucleari che il Dipartimento della Difesa ritiene necessarie. La NPR (Rivisitazione della Dottrina Nucleare) del 2002 ha aggiunto cinque nuovi Paesi come obiettivi potenziali per le armi nucleari degli Stati Uniti. Oltre alla Russia ed alla Cina, la Repubblica Democratica Popolare di Corea (Corea del Nord), l’Iraq, l’Iran, la Siria, e la Libia sono specificamente elencati come potenziali minacce. La NPR rende chiaro che l’arsenale nucleare potrebbe anche essere usato per la deterrenza e per rispondere a qualsiasi uso da parte di quelle nazioni di armi nucleari, chimiche o biologiche. Il principale obiettivo della nuova visione è attaccare “obiettivi rinforzati profondamente interrati” con EPW nucleari. Il bilancio di previsione 2003 del Dipartimento per l’Energia richiede specificamente fondi per un “Robusto Penetratore Nucleare del Terreno” (RNEP) che sarebbe più efficace della esistente versione modificata della B61. Il dibattito circa l’RNEP si è concentrato su un numero di modifiche per migliorare la B61 e su nuove modifiche sulla B83, la testata nucleare più grande dell’arsenale degli Stati Uniti. Le modifiche includeranno: lo sviluppo di nuovi rivestimenti per le testate così che la velocità all’impatto potrebbe aumentare, permettendo perciò all’arma di penetrare salva più profondamente; il miglioramento dei sistemi di guida per una maggiore accuratezza; una migliore attitudine dei controlli all’impatto per assicurare la penetrazione con una giusta angolazione; e fusibili più intelligenti per controllare la detonazione nel tempo appropriato.

 

Alcuni ufficiali di governo e militari hanno suggerito che queste armi nucleari di bassa potenza penetranti il terreno potrebbero essere usate con un “minimo danno collaterale”. Una semplice analisi basata su stime fisiche e dati provenienti da esplosioni nucleari sperimentali sotterranee indica, al contrario, che anche un’arma nucleare di potenza molto bassa usata in un ambiente urbano rischierebbe di produrre decine di migliaia di vittime da radiazioni tra i civili. Casistiche di questa grandezza soverchierebbero anche il più efficace dei sistemi di assistenza sanitaria.

 

Le conseguenze mediche dell’uso di armi nucleari nell’ordine di potenza del kilotone (come le bombe con una forza esplosiva approssimativamente equivalente a 15mila tonnellate di TNT, tritolo, usate su Hiroshima e Nagasaki nel 1945) e nell’ordine di potenza del megatone (come armi con una forza esplosiva pari a 20 milioni di tonnellate di TNT, tritolo equivalente che sono state sperimentate dagli Stati Uniti e dall’Unione Sovietica) sono state analizzate estensivamente (5-8).

 

 

Caratteristiche delle Esplosioni Nucleari

 

Le analisi degli effetti dell’uso di armi nucleari di più grande potenza hanno fatto distinzione tra gli effetti della loro detonazione come scoppio in aria o come scoppio a terra. La detonazione di un’arma nucleare nell’aria migliaia di piedi sopra il terreno – come nel caso delle bombe usate su Hiroshima e Nagasaki – produce un’estesa area di danno da fuoco e da calore, molto più grandi dell’area danneggiata da un’arma detonata a livello del terreno. Esplosioni in aria espongono anche coloro che sono sul terreno alla malattia da radiazioni causata dall’iniziale flusso di neutroni e raggi gamma prodotti dalla reazione nucleare ed anche dalla conseguente ricaduta radioattiva prodotta da particelle radioattive rilasciate nell’atmosfera dall’esplosione. Uno scoppio sulla superficie del terreno o interrato, invece, produce un’area più piccola di danno da scoppio e termico e meno danni da radiazione gamma immediata. Comunque è quasi certo che per l’esplosione si formi in superficie un largo cratere aperto all’atmosfera. Per un’arma di un kilotone, circa un milione di tonnellate di detriti e polveri scavate dallo scoppio a terra si spargerebbe su una vasta area che circonda l’epicentro dello scoppio. Oltre ai prodotti di fissione della bomba stessa, questo materiale scavato è reso radioattivo dall’iniziale scoppio di neutroni per l’esplosione nucleare e si depositerebbe come ricaduta radioattiva (fallout).

 

 

Caratteristiche delle EPW Nucleari

 

Poiché le EPW sono concepite per essere detonate sotto terra ed hanno potenze sostanzialmente più basse di altre testate presenti negli arsenali degli Stati Uniti, coloro che propongono lo sviluppo e l’uso di simili armi hanno suggerito che le EPW nucleari potrebbero essere usate anche vicino aree densamente popolate con un “minimo danno collaterale”. Come un ufficiale del Pentagono affermò sul Washington Post nel gennaio 2000, “Ciò di cui c’è bisogno ora è qualcosa che minacci un rifugio scavato sotto 300 metri di granito senza uccidere le popolazioni civili presenti nei dintorni”.

 

Un’analisi di uno di noi (RWN) ha dimostrato che le EPW semplicemente non possono penetrare abbastanza profondamente per contenere, sotto la superficie del terreno, l’esplosione nucleare e la radiazione che essa produce. Come i test hanno dimostrato nel Nevada Nuclear Test Site, un’esplosione di un kilotone deve essere interrata ed attentamente sigillata più di 300 piedi (100 metri) sotto la superficie per contenere pienamente i prodotti radioattivi. Già un missile fatto dei metalli più duri non può sopravvivere ad un severo stress causato dall’impatto sul terreno a velocità maggiori di circa 900 metri al secondo senza distruggere se stesso. Questo limita la profondità massima possibile della penetrazione del missile nel cemento rinforzato a circa quattro volte la lunghezza del missile – approssimativamente 12 metri per un missile lungo tre metri. Anche nel caso dei materiali più duri, le velocità di impatto molto più grandi di un chilometro al secondo piegherebbero e distruggerebbero il penetratore e la sua testata. A questa profondità relativamente ridotta, l’esplosione romperà inevitabilmente la superficie del terreno e lancerà in aria detriti e polvere. La risultante ondata di base della ricaduta radioattiva si estenderà sopra un’area di diversi chilometri quadrati. Chiunque rimanesse in quest’area per più di qualche ora riceverebbe una dose fatale di radiazioni ed un’esposizione più breve causerebbe danni significativi, come si potrà notare nei dettagli qui sotto.

 

 

Disseminazione di Agenti Chimici e Biologici

 

Oltre al rischio dell’esposizione alle radiazioni, l’analisi degli effetti delle EPW usate contro siti di deposito sotterranei indica che tutti i materiali pericolosi immagazzinati appaiono difficilmente inceneribili da una EPW. Invece, alcuni possono essere disseminati sulla superficie della terra e nell’atmosfera. Contemporaneamente i rifugi in cui tali materiali vengono immagazzinati tipicamente contengono lunghi e complessi sistemi di tunnel con molteplici canne di stoccaggio. Questa configurazione attenuerebbe lo scoppio e l’energia termica dell’esplosione sotterranea. C’è un’alta probabilità che qualche cisterna di stoccaggio venga rotta dallo scoppio, senza che gli agenti stessi siano distrutti.

 

L’evidenza che viene dalla Guerra del Golfo Persico del 1991 e da altri esempi di distruzione di siti di stoccaggio indica la potenziale disseminazione di agenti con la detonazione di esplosivi (11). In una memoria ai Senatori degli Stati Uniti nel settembre 2002, Mello, Nelson e Von Hippel hanno affermato:”Un attacco nucleare molto più verosimilmente rilascerebbe anziché distruggere ogni agente biologico o chimico presente. Perciò, il risultato più verosimile sarebbe la dispersione di agenti letali nell’atmosfera, uccidendo potenzialmente popolazioni civili non protette in una vasta area sottovento. Le forze militari avrebbero molto più probabilmente protezione.

 

 

Effetti della Radiazione Ionizzante

 

In analisi precedenti delle conseguenze mediche dell’uso di armi nucleari, la considerazione delle lesioni da radiazioni ionizzanti incluse (1) gli effetti sulla popolazione sopravvissuta allo scoppio ed al calore delle radiazioni scaturite dalla detonazione nucleare; e (2) gli effetti della lesione da radiazione causata dalla ricaduta dei radionuclidi prodotti dalla esplosione nucleare. Un esempio del primo tipo di lesione è una persona che si trovava in un rifugio sotterraneo ad Hiroshima al tempo della detonazione e perciò evitò gli effetti dello scoppio e del calore, ma morì per la malattia da radiazioni. Altri sopravvissuti allo scoppio ed al calore ad Hiroshima e Nagasaki soffrirono lesioni da neutroni e raggi gamma nel flusso di radiazione iniziale. Neutroni e raggi gamma sono capaci di penetrare i rifugi e perciò di causare lesioni da radiazioni a considerevoli distanze dalla loro origine. Dosi di radiazioni più grandi di pochi sievert (centinaia di rem) possono causare una malattia da radiazioni caratterizzata da un serio malessere, da disabilità, o anche morte. Dosi più piccole di neutroni e radiazioni gamma possono condurre a successivi cancri, come documentato dalla Commissione sugli Effetti della Bomba Atomica e da ciò che ne è seguita, la Fondazione di Ricerca sugli Effetti delle Radiazioni, in studi di controllo di lungo termine sui sopravvissuti ai bombardamenti nucleari di Hiroshima e Nagasaki (13,14).

 

In aggiunta alla diretta esposizione ai raggi gamma ed ai neutroni prodotti dalla detonazione, la popolazione potrebbe ingerire o inalare radionuclidi provenienti dal fallout sia localmente che a grande distanza dall’epicentro dell’esplosione. Radionuclidi inalati o ingeriti che emettono radiazioni alfa o beta possono seriamente colpire i tessuti vicini alla loro localizzazione nel corpo. L’Istituto Nazionale del Cancro (National Cancer Institute) ha pubblicato informazioni che stimano negli Stati Uniti il numero di cancri della tiroide prodotti dall’assorbimento di isotopi di iodio-131 a breve emivita liberati dai test nucleari in atmosfera condotti da Stati Uniti ed Unione Sovietica (15). La ricaduta dei radionuclidi fu una delle ragioni per la messa al bando dei test nucleari in atmosfera con il Trattato Limitato per il Divieto dei Test Nucleari  (LNTBT). La radioattività a terra dopo un’esplosione interrata di 1 kilotone si distribuirebbe su qualche chilometro quadrato in alta concentrazione. Circa il 60% della radioattività è depositato localmente ad alti valori di dose, e più della metà della radioattività decadrebbe nelle prime 24 ore. Nel frattempo, i venti determineranno la distanza che la ricaduta radioattiva percorrerà, con le polveri verosimilmente distribuite sopra una vasta area.

 

 

La figura 1 mostra la isodose approssimata dei valori di radiazione dovuta alla ricaduta radioattiva di un test nucleare sotterraneo di 0,43 kilotoni (16). La profondità sigillata di 34 metri ha ridotto la radioattività totale rilasciata, ma la popolazione dentro i contorni più interni avrebbe ricevuto cionondimeno una dose di radiazioni di 1000 rad per ore o più, e quelli dentro il secondo contorno avrebbero ricevuto una dose di radiazioni di 100 rad per ora. Una dose di 1000 rad per ora causerebbe una malattia da radiazioni nella maggior parte delle vittime in circa 10 minuti e lesioni fatali in circa 45 minuti. Una dose di 100 rad per ora produrrebbe verosimilmente una malattia da radiazioni in una o due ore e lesioni fatali in quattro o cinque ore. Coloro che sarebbero esposti dovrebbero lasciare l’area di esposizione – o essere evacuati da essa – il più rapidamente possibile. Naturalmente, le vittime possono essere ferite o intrappolate da detriti e polvere prodotti  dal calore e dallo scoppio, o sarebbero impegnate a tentare il salvataggio di altri. Poiché la radiazione è invisibile ed il suo rilevamento richiede dosimetri radiosensibili o altri sistemi di rilevamento, tali vittime potrebbero essere totalmente inconsapevoli della loro esposizione alla radiazione e della sua magnitudine. Se tali persone hanno fatto questo al di fuori dell’area, i loro abiti ed altri depositi di materiale radioattivo dovrebbero essere rimossi e tenuti ad una distanza di sicurezza così da evitare un’esposizione aggiuntiva alla radiazione per le vittime o per altri. Le vittime avrebbero anche bisogno dell’accesso a docce - con drenaggio protetto - che potrebbero rimuovere le particellee radioattive dalla pelle e dai capelli. (Una mappa dei contorni dell’isodose come quella mostrata, sovrapposta su una mappa metropolitana di Bagdad, Pyongyang, Damasco, Teheran, o su qualsiasi altra area urbana potenzialmente mirata, permetterebbe una stima quantitativa approssimata del grande numero di civili colpiti che risulterebbe dall’uso di un’EPW nucleare.

 

 

Conseguenze Mediche dell’Esposizione alla Radiazione

 

La lesione da radiazione colpisce molteplici sistemi d’organo: la variabilità, l’intensità. La progressione e la durata dei sintomi sono funzioni sia della dose di esposizione e del tipo di esposizione – raggi gamma o neutroni, o radionuclidi che colpiscono specifici tessuti in cui essi sono concentrati, come lo stronzio-90 nelle ossa e lo iodio-131 nella ghiandola tiroidea. Queste esposizioni possono causare cancri che diventano evidenti dopo anni dall’esposizione.

Riguardo alla malattia acuta da radiazioni, le cellule in mitosi e quelle con più alti livelli di attività metabolica sono molto più radiosensibili di altri. Quindi, cellule proliferanti rapidamente come linfociti, eritroblasti, e cellule delle cripte intestinali sono colpite più estensivamente di cellule altamente differenziate come quelle muscolari e nervose. Poiché le cellule epiteliali sono particolarmente vulnerabili, i primi sintomi spesso riflettono il danno al tratto gastrointestinale, come vomito protratto, diarrea, e perdita di fluidi e di elettroliti. Il midollo spinale (cellule del midollo bianco) ed altre difese immunitarie sono anche vulnerabili, e profonda anemia, emorragia ed infezione secondaria sono fenomeni comuni. Per coloro che vengono esposti a dosi letali, la morte può impiegare da diversi giorni ad una settimana o più per sopravvenire.

   E’ il danno ai tessuti emoproliferativi ed al tratto gastrointestinale che determina largamente il destino degli individui esposti a dosi moderatamente estese di radiazioni a tutto il corpo. Quando la dose è superiore a 2 sievert (200 rem), nausea e vomito sono virtualmente sintomi immediati, accompagnati dalla perdita di appetito e diarrea in circa un terzo delle persone esposte.

   Dopo i sintomi iniziali – i cosiddetti sintomi “prodromici” – la risposta letale è caratterizzata da tre tipi di morte. Alle dosi comprese tra 20 e 150 sievert, la morte è questione di ore o giorni, per un collasso neurologico e cardiovascolare. A livello di 5-12 sievert, la sindrome gastrointestinale produce un progressivo deterioramento in un periodo di giorni o settimane. Anche ad una dose più bassa, nell’ordine di 2-4 sievert, la morte può sopravvenire in qualche settimana dall’esposizione come risultato della distruzione delle cellule del midollo osseo (17). La reazione immediata non è accompagnata da un cambiamento nel conteggio delle cellule della serie bianca nei primi pochi giorni. Con la distruzione degli elementi cellulari precursori o cellule staminali c’è una diminuzione della quantità delle cellule disponibili della serie rossa, della serie bianca e delle piastrine. Ma l’evidenza reale della malattia da radiazione si manifesta quando le cellule circolanti sono diminuite ed il rimpiazzo non avviene a causa di un midollo inattivo. A questo punto, poche settimane dopo l’esposizione, febbre, brividi, ulcere orofaringee, ed anemia si sviluppano come conseguenza dell’infezione e della depressione del midollo (18).

   Neonati, bambini, adolescenti, malati cronici, e donne in età riproduttiva sono specialmente vulnerabili. Queste popolazioni possono essere già vulnerabili a causa di malattie o malnutrizione, In Iraq infezione e malnutrizione possono essere una conseguenza dell’effetto sull’acqua e sulle risorse alimentari e sulla distruzione delle infrastrutture mediche e sanitarie dei bombardamenti del 1991, oltre che conseguenza della scarsità di cibo a causa delle sanzioni delle Nazioni Unite e delle risposte del governo Iracheno. La lesione da radiazione accompagnata dall’esposizione allo scoppio o al fuoco ha un effetto sinergico. Altri effetti sinergici possono essere causati dalla deleteria combinazione della soppressione della risposta immunitaria causata dalla radiazione e dalla disseminazione di agenti infettivi.

   Non esiste alcuna specifica terapia per la lesione acuta da radiazioni: il trattamento palliativo (fluidi per via endovenosa, trasfusioni di sangue, antibiotici) è tutto quello che si può offrire. Anche con la moderna terapia antibiotica disponibile – ed i farmaci appropriati non sono sempre a portata di mano – l’infezione è un’importante causa di morte. Per coloro che sono esposti a dosi subletali, tali misure possono essere cruciali nel permettere la sopravvivenza alla malattia acuta e nel condurre all’eventuale guarigione. Anche in questi casi, effetti a lungo termine possono aversi successivamente. Nella maggior parte dei casi, non ci sarebbe alcun modo per i medici di determinare il livello ed il tipo di esposizione alla radiazione in ogni singolo paziente. Un’efficace selezione, separando quelli che moriranno certamente da quelli per cui la guarigione è una possibilità, sarebbe perciò impossibile. A meno che ospedali, cliniche, ed altre fonti di assistenza medica abbiano adeguate strutture di decontaminazione, medici, infermieri, ed altri operatori sanitari sarebbero essi stessi a rischio di esposizione alla radiazione da parte degli indumenti contaminati dei pazienti.

   Dato il corso di tempo delle lesioni e della malattia da radiazione, gli effetti di anche una singola esposizione del tipo che risulta più verosimilmente dall’esplosione di una EPW nucleare come descritta sopra accadranno in un periodo di settimane, anziché da un evento acuto, auto limitato. Se sono disponibili risorse per il trattamento, i problemi centrali di infezione ed emorragia possono essere trattati con successo in un numero significativo di pazienti.

 

 

Effetti sinergici e Risposte Mediche

 

E’ importante notare che l’uso di EPW nucleari lanciate su rifugi sotterranei all’interno di o vicino ad aree urbane è probabilmente accompagnato da altre azioni militari – simultanei attacchi aerei convenzionali, assalti di elicotteri armati, o combattimenti di fanteria.

Queste combinazioni sono destinate verosimilmente ad aumentare il panico, a prevenire ogni aspetto di ordinaria evacuazione, ed aumentare ampiamente ferimenti di civili (19). Come conseguenza, ferite traumatiche – oltre agli effetti dell’esposizione alla radiazione – renderanno la domanda di assistenza medica travolgente, la disponibilità di mezzi di assistenza medica, personale, strumenti ed equipaggiamenti, e lo stato funzionale dell’intero sistema di assistenza medica, vengono probabilmente colpiti. Sangue e fluidi di sostegno, inclusi il sangue intero, cellule rosse del sangue concentrato, piastrine, plasma, albumina, e lattato di Ringer, così come bendaggi, soluzioni endovena e set iniettivi, antibiotici, ed anestetici possono rendersi necessari. Gli ospedali possono essere danneggiati dall’interruzione del pompaggio di acqua e di fluidi di scarico, dall’interruzione delle linee telefoniche e di altri sistemi di comunicazione, dall’interruzione della rete di distribuzione dell’energia elettrica, e dal danneggiamento dei sistemi di trasporto, come avvenne durante la Guerra del Golfo nel 1991.

 

 

Fuga ed Evacuazione

 

L’analisi della possibilità e della velocità di fuga e di evacuazione dipende da un numero di fattori: 1) inabilità delle vittime; 2) disponibilità di trasporti; e 3) barriere contro il volo o l’evacuazione causate dal danno fisico alle vittime o ai sistemi di trasporto o dal panico. La maggior parte della dose totale di radiazione ricevuta con la ricaduta radioattiva si ha nelle prime ore dopo la detonazione. A New York City, per esempio, una EPW nucleare a bassa potenza esplosa al confine meridionale di Central Park durante un giorno feriale richiederebbe la rapida evacuazione di milioni di persone. A Bagdad, che ha una densità di popolazione maggiore di quella di New York City, anche più persone dovrebbero essere evacuate da ogni area colpita.

 

Analisi estensive dei problemi di fuga ed evacuazione furono condotte durante gli anni ’50 e ’60 quando si riteneva che la “Difesa Civile” sarebbe stata una efficace risposta all’uso di armi nucleari (20). Tra i risultati di quelle analisi scaturì la predizione che gran parte della “evacuazione” sarebbe spontanea ed incontrollata. L’evacuazione incontrollata dal sito di esplosione di una EPW nucleare potrebbe non solo condurre alla confusione, alla congestione, e a lunghe dilazioni, ma nei casi in cui “bunker buster” fossero usate contro armi biologiche conservate sotto terra, potrebbero possibilmente condurre all’esposizione di un numero maggiore di persone agli agenti biologici capaci di trasmissione interpersonale.

 

 

Indebolimento dei Controlli Contro l’Uso di Armi Nucleari e di Altre Armi di Distruzione di Massa Indiscriminata

 

Lo sforzo che sostiene di introdurre, dal nucleare, nuove armi a bassa potenza nucleare nell’arsenale degli Stati Uniti è parte di una tendenza crescente a rendere più bassa la soglia nucleare e l’uso di armi nucleari più accettabile. I proponenti hanno argomentato che piccole armi nucleari potrebbero essere usate in altri conflitti convenzionali perché esse rendono minimo il danno collaterale. La nostra analisi dimostra che questo non è vero.

 

Inoltre, l’uso di armi nucleari di bassa potenza può condurre all’indebolimento dei controlli contro l’uso di armi nucleari di più grande potenza e in altri ambienti, così come nell’aria, sott’acqua, e nello spazio. Un ulteriore sviluppo di nuove armi nucleari come le EPW da parte degli Stati Uniti potrebbe richiedere la ripresa dei test nucleari sotterranei, interrompendo l’attuale moratoria mondiale e distruggendo le prospettive di una eventuale adesione universale al Trattato Onnicomprensivo per la Messa al Bando dei Test Nucleari (CTBT). Questo alimenterebbe quasi certamente un nuovo ciclo di proliferazione globale di armi nucleari poiché altre nazioni risponderebbero con le loro proprie nuove armi.

 

Gli Stati Uniti attualmente godono di una schiacciante superiorità militare convenzionale, e rimangono la incontrastata superpotenza del mondo. Le armi nucleari hanno ancora la capacità di minacciare grandi numeri di popolazioni degli Stati Uniti. Il CTBT ed altri trattati intesi a limitare la proliferazione di armi nucleari a favore di altri Stati aumenta grandemente la sicurezza degli Stati Uniti. Lo sviluppo di nuove armi nucleari, di nuovo disegno, che debbono essere sperimentate, minerebbe definitivamente non solo la sicurezza nazionale degli Stati Uniti ma anche la sicurezza globale.

 

 

Notizie sugli Autori

 

Victor W. Sidel è Professore Universitario Emerito di Medicina Sociale al Montefiore Medical Center, Albert Einstein College of Medicine. Egli è un ex Co-Presidente dell’IPPNW ed un membro fondatore e passato Presidente della sua affiliazione negli Stati Uniti, Physicians for Social Responsibility (PSR).

 

H. Jack Geiger è Professore Emerito di Medicina delle Comunità nella City University of New York Medical School: Egli è membro fondatore e passato Presidente dei PSR.

 

Herbert L. Abrams è Professore di radiologia, Emerito alla Stanford University e Membro Residente allo Stanford Center for International Security and Cooperation.

 

Robert W. Nelson è fisico teorico al Program on Science and Global Security, Woodrow Wilson School of Public and International Affairs, Princeton University.

 

John Loretz è Program Director dell’Internazionale Medici per la Prevenzione della Guerra Nucleare.

 

 

Michele Di Paolantonio, curatore dell’edizione italiana del Rapporto, Consigliere Internazionale Italiano dell’Internazionale Medici per la Prevenzione della Guerra Nucleare, è Medico di Medicina Generale, Specialista in Igiene e Medicina Preventiva (Orientamento di Sanità Pubblica), Perfezionamento in Diritto Sanitario, e fu membro Italiano della Delegazione dell’Internazionale Medici per la Prevenzione della Guerra Nucleare che il 10 dicembre 1985 fu presente in Aula, ad Oslo, per la consegna del Premio Nobel per la Pace alla organizzazione. E’ iscritto all’Ordine dei Medici Chirurghi e O. della provincia di Teramo.

 

 

Bibliografia

 

1.        Arkin WM. The nuclear option in Iraq: The US has lowered the bar for using the ultimate weapon. Los Angeles Times, January 26,2003.

2.        House Policy Committee Subcommittee on National Security and Foreign Affairs. “Differentiation and Defense: an Agenda for the Nuclear Weapons Program”. Washington, DC: United States Congress, 2003.

3.        Pincus W. Pentagon pursues nuclear earth penetrator. Washington Post, March 7, 2003.

4.        Nelson RW. Low-yield earth-penetrating nuclear weapons. Science and Global Security 2002: 10(1): 1-20.

5.        Nathan DG, Geiger HJ, Sidel VW, Lown B. The medical consequences of thermonuclear war. Introduction, New Eng J Med 1962; 266: 1126-1127.

6.        Ervin FR, Glazier JB, Aronow S. et al. The medical consequences of thermonuclear war. I. Human and ecologic effects in Massachusetts of an assumed nuclear attack on the United States. New Eng J Med 1962; 266: 1127-1136.

7.        Sidel VW, Geiger HJ, Lown B. The medical consequences of thermonuclear war. II. The physician’s role in the postattack period. New Eng J Med 1962; 266: 1137-1145.

8.        Glasstone S, Dolan PJ. Effects of nuclear weapons (3rd ed.) Washington,DC: US Department of Defense, US Department of Energy, 1977.

9.        Pincus W, Senate bill requires study of new nuclear weapon. Washington Post. June 12, 2000.

10.     Mello G, Nelson R, von Hippel F. Can low-yield nuclear weapons destroy biological and chemical weapons storage sites? In preparation (2003).

11.     Fulco C, Liverman CT, Sox HC. Gulf war and health. (Institute of Medicine Committee on Health Effects Associated with Exposures During the Gulf War). Washington, DC: National Academy Press. 2000.

12.     Mello G, Nelson R, von Hippel F. Memo to US senators,  circa September, 2002.

13.     Radiation Effects Research Foundation. US-Japan joint reassessment of atomic bomb radiation dosimetry in Hiroshima e Nagasaki (DS86). Vol. 1 and 2. Hiroshima: RadiationEffects Reserch Foundation. 1987.

14.     Fry HJM. Cancer incidence in atomic bomb survivors. Radiation Research 187 (Suppl.): S1-S112. 1994.

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16.     Williamson MM. Fallout calculations and measurement. In: Engineering with nuclear explosives: proceedings of the third Plowshare symposium, pp.139-152. University of California, Lawrence Radiation Laboratory, April 1964.

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20.     Leaning J, Keyes L. The counterfeit ark: crisis relocation for nuclear war. Cambridge, Mass.: Ballinger Publishing Co. 1984.

 

 

per informazioni:
dott. Michele Di Paolantonio
consigliere internazionale italiano
dell’Internazionale Medica
per la Prevenzione della Guerra Nucleare
(IPPNW)
organizzazione Premio Nobel per la Pace 1985
cell.333/2758176
st.085/9351350
fax 085/9492232
e-mail: [email protected]

 

 

 

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